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PICCOLO GREGGE
Commenti sulla chiesa contemporanea.
La Chiesa sta divenendo per molti l'ostacolo principale
alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che
l'ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini
che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo
ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito
del cristianesimo".
(Joseph Ratzinger) |
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LA SEZIONE E' DIVISA IN
- PROBLEMI CHE SCOTTANO
- CATECHESI ANOMALA
- ARTICOLI VARI
All'inzio sono riportati gli interventi più recenti | |
SCEGLIERE NOMI CRISTIANI
(10.01.11)
Ieri, festa del Battesimo del Signore, sono stato al battesimo del nipotino di un mio cliente/amico e non ho potuto mancare di riflettere quando ho sentito che uno dei quattro bambini che sono stati battezzati con Giulio è stato chiamato Antony. Il papa ha stimolato ulteriormente la mia riflessione perchè, battezzando, com'è tradizione, nella cappella Sistina adulti e bambini ha richiamato i cristiani al dovere di imporre ai fanciulli nomi di santi del calendario.
Debbo dire che, a parte i gusti personali, il nome che viene imposto ad un neonato è impegnativo: nomina sunt omina, dicevano i latini: i nomi sono auspici.
Un tempo i nomi venivano imposti per tradizione familiare: fui chiamato Ernesto perchè mia nonna si chiamava Ernesta. Qualcuno impose nomi a seconda della moda del momento: ai tempi del trionfo dell'opera non si contavano le Mimì, le Violette, i Germont; poi venne la moda degli eroi: qualcuno si chiama Firmato perchè i genitori pensavano che Diaz non si chiamasse Armando, ma Firmato (scrisse il proclama della vittoria della prima guerra mondiale terminando:"...l'esercito austriaco risale in disordine e senza speranza le valli che aveva disceso con orgogliosa baldanza. Firmato Diaz". Ci fu la moda degli attori: Kevin, Marylin, Melissa, Julia, George; e dei calciatori: Diego Armando, Ferruccio ecc.
I preti volevano, un tempo, che i genitori imponessero nomi cristiani: quando Peppone disse a don Camillo che "c'era roba da battezzare" e gli disse che voleva chiamare suo figlio Libero Lenin, don Camillo rispose:"Vallo a far battezzare in Russia"; poi battezzò ugualmente il figlio di Peppone pretendendo di aggiungervi Camillo in modo che ci fosse il nome di un santo.
E qui rifletto: i santi sono tali perchè ebbero un nome che prima non era di un santo. Giulio, Cecilia, Giuseppe, Pietro, Paolo, Andrea, Giacomo, Tommaso, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Simone, Taddeo, Lino, Cleto, Clemente, Sisto, Cornelio, Cipriano, Lorenzo, Giovanni, Cosma, Damiano, Speranza, ecc.ecc. sono tutti nomi romani, pagani, non cristiani. Abbracciarono la fede cristiana e con la vita pagarono la loro fedeltà a Cristo: divennero santi.
Se un Kevin o una Melissa qualsiasi dessero prova di santità...diverrebbero modello per i cristiani e quindi...sarebbero santi e sarebbero annoverati nel calendario.
Tutto questo per contraddire Benedetto XVI e chi ritiene che i bambini debbano essere battezzati con nomi di santi della tradizione. | |
RELIGIONE:OSTACOLO SOLO SE...
(8.1.11)
Scrisse Bertrand Russell nel suo celebre saggio “Perché non sono cristiano” che siamo potenzialmente alle porte di una nuova era di pace e prosperità, ma che per entrarci dobbiamo prima abbattere il drago che ne ostruisce l’ingresso: la religione.
E' difficile dargli torto: le religioni hanno sempre rappresentato un freno allo sviluppo sociale ed etico delle nazioni, combattendo il libero pensiero e qualunque progresso civile. Basti pensare, tanto per restare a casa nostra, alla religione cristiana e le sue storiche lotte contro le nuove visioni cosmologiche, contro i diritti delle donne, contro l’evoluzionismo di Darwin, contro la scuola obbligatoria, contro i trapianti di cuore, contro i diritti degli omosessuali e contro il nuovo stato di famiglia che negli anni settanta sancì l’uguaglianza dei diritti dei figli legittimi e di quelli nati fuori dal matrimonio.
Il problema è se, nonostante tutto questo ed altro ancora che riguarda le religioni (se poi ci rivolgiamo verso quella musulmana l'elenco sarebbe stralunghissimo!) davvero dobbiamo adoperarci per uccidere il drago.
Il mio pensiero è che il drago non sia da uccidere, ma da ridimensionare. Ogni tanto fa paura e sputa fuoco in nome di un proprio potere che i suoi sacerdoti non vogliono perdere, ma questo drago ha aiutato le nostre strutture sociali a reggere ed a perpetuarsi. Quando abbiamo cominciato - seguendo Russel -a buttare giù ad uno ad uno valori che avevano un fondamento religioso come la famiglia monogama benedetta da Dio, l'onestà nei rapporti sociali (non rubare, non mentire...), il rispetto della vita come dono di Dio, ecc.ecc. abbiamo cominciato ad uccidere il drago, ma anche noi stessi.
Da sempre sono contrario all'integralismo religioso e non condivido posizioni di potere religioso che come cattolici abbiamo mutuato pari pari dalla religione ebraica, ma da qui a buttare via il bambino con l'acqua sporca ce ne corre.
Avanti, quindi, coinvolgendo gli studenti, scrivendo, organizzando eventi e perché no, fondando scuole private laiche di elevata qualità che sopperiscano alle carenze di quelle pubbliche, facciano concorrenza a quelle confessionali, e sfornino una nuova classe dirigente nazionale, degna di questo nome, educata al senso critico e soprattutto a quello civico (nella speranza che questa classe dirigente torni poi a valorizzare una scuola pubblica ormai allo sbando, ripristinando il corretto circolo virtuoso previsto dalla costituzione).
Non penso che la missione dei laici (non dei laicisti) sia quella di uccidere il drago, piuttosto quella di domarlo, accompagnandolo docile in un futuro migliore in cui, che ci piaccia o meno, esisterà sempre per lui un ruolo indispensabile. | |
IL VESCOVO DI NOTO.
INTERESSANTI POSIZIONI
(7.1.11)
Domande spinose, a tratti irriverenti, alle quali il vescovo della Diocesi di Noto, monsignor Antonio Staglianò, non si è sottratto e anzi alle quali ha voluto rispondere in maniera molto chiara e netta per dimostrare le non-contraddizioni della Chiesa.
Pedofilia, fecondazione assistita, celibato dei preti, omosessualità….sul tavolo della Curia.
Papa Benedetto XVI dopo lo scandalo sui preti pedofili ha accusato i sacerdoti e i religiosi che hanno compiuto abusi di aver causato alle vittime «un danno immenso» e di aver perpetrato «un grande danno» alla Chiesa e «alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa».
Secondo lei è così?
“Certamente il danno immenso come ha detto anche il Papa per l'immagine della chiesa è una verità percepibile da tutti. Io non posso immaginare che la gente abbia perso la fiducia nei confronti della Chiesa però la questione dei preti pedofili ha messo la Chiesa in forte rischio di perderla realmente. Questo è un livello della relazione umana che è troppo significativo per noi sacerdoti che lavoriamo nelle parrocchie, sviluppiamo percorsi sistematici di catechesi, iniziamo ad avere contatti quindi con le persone sin da piccole portandoli avanti fino alla cresima, organizziamo percorsi di formazione al matrimonio quindi noi lavoriamo sulla relazione umana a partire dai più piccoli. Che le famiglie possano in qualsiasi modo sospettare problemi del genere danneggerebbe totalmente l'esercizio concreto della pastorale della Chiesa. Però nella fattispecie prendo atto come l’atteggiamento della Chiesa sia di tolleranza zero con un intervento diretto e sospensione dell'attività pastorale. Tuttavia il fenomeno della pedofilia rimane un problema molto più ampio e drammaticamente molto più diffuso e dentro tutte le categorie di persone anche come abuso sessuale delle famiglie stesse. Questo né giustifica né diminuisce l'orrendo delitto per chiunque lo perpetra. Piuttosto ci rimanda ad una questione più grande: cosa dobbiamo fare per il futuro? Dobbiamo bonificare il nostro contesto anche culturale marcatamente improntato ad una certa sesso-idolatria per cui senza regole.”
Secondo i dati Istat dal 1990 al 2006 ci sono stati più di un milione di separazioni e quasi seicentomila divorzi. Numeri importanti di un fenomeno che non può non essere preso in considerazione dalla Chiesa. Anche perché il fatto che la Chiesa vieti a queste persone di poter ad esempio fare la comunione ha come conseguenza che queste persone si sentano lasciate sole ed inoltre questo ha paradossalmente aumentato del 25% le richieste di annullamento del sacro vincolo perché in questo modo non si perde l’accesso ai sacramenti. Ma questo non è secondo lei una contraddizione?
“Innanzitutto bisogna precisare che la Chiesa vieta l'accesso alla comunione eucaristica non tanto ai divorziati ma ai divorziati risposati. Perchè chi ha divorziato sia perchè ha attivamente prodotto il divorzio sia perchè passivamente lo ha subito e poi si è risposato è chiaro che si è risposato non più in Chiesa ma in municipio oppure convive pubblicamente allora in questo caso si determina una condizione piuttosto semplice da descrivere. Due che sono sposati non sono semplicemente sposati per stare insieme ma sono sposati e mentre stanno insieme simbolizzano un mistero molto più grande. Allora c'è un contenuto straordinariamente importante sull'indissolubilità del matrimonio, se uno è cattolico e si sposa non può che sposarsi in Chiesa con il sacramento matrimonio indissolubile, poi ad un certo punto scioglierebbe questo legame e si sposa nuovamente, in un certo senso il nuovo matrimonio contratto in municipio è come un'offesa reale, stabile, al matrimonio indissolubile perchè indissolubile vuol dire non scioglibile. Un matrimonio celebrato in Chiesa non può essere sciolto. Non c'è divorzio nella Chiesa cattolica. Nella Chiesa Cattolica non esiste l'annullamento del matrimonio. Diverso è il riconoscimento di nullità del matrimonio. Riconoscere nullo un matrimonio è possibile ed è doveroso. Immagini due persone che vanno a sposarsi ed una delle due non è libera nel consenso perchè magari teme di essere uccisa. Questo è uno dei tanti casi che rende nullo un matrimonio. Quel matrimonio non c'era mai stato perchè uno dei due non era libero. Allora sarebbe interessante che la gente che si mette dentro questa problematica esaltando a volte la contraddizione della Chiesa sul fatto che annulla i matrimoni a chi pare e piace, capisca che non è così. Piuttosto sarebbe interessante verificare quali sono gli elementi che rendono possibile un riconoscimento di nullità del matrimonio. Ma questa è una cosa seria, c'è un processo canonico con tanto di avvocati, giudici, sedute, con indagini capaci di intravedere le problematiche ed una volta che da un tribunale ecclesiastico venisse fuori che un matrimonio non c'è mai stato non si può dire siccome è stato celebrato in Chiesa dobbiamo continuare, no, se un matrimonio non c'è mai stato, non c'è mai stato, allora riconosciuto che non c'è mai stato la persona è libera anche di contrarre un nuovo matrimonio in Chiesa, non vedo nessuna contraddizione. Non esiste la contraddizione perchè la Chiesa cattolica vive della sapienza di duemila anni altri sono le contraddizioni esistenziali delle persone. Quelle se ne posso registrare all'infinito. Ma sono le contraddizioni di chi predica il Vangelo e non lo vive.
A proposito di matrimonio, quasi periodicamente si parla del matrimonio dei sacerdoti. Benedetto XVI, in un intervento ufficiale, riaffermava con assoluta nettezza l’incompatibilità del sacerdozio col matrimonio. Secondo lei questa importante riaffermazione dottrinaria è oggi anacronistica e può in un certo senso influire su determinati comportamenti distorti dei sacerdoti che comunque sono essere umani e che in quanto tali hanno delle naturali pulsioni che però devono essere soppresse?
"Innanzitutto bisogna dire chiaramente che il matrimonio non risolve il problema delle eventuali debolezze affettive e sessuali di un sacerdote. Come non le risolve per le persone sposate. Perchè dovrebbe esserci tutta questa diffusa prostituzione, tutto questo mondo che si sta presentando all'interno di questa società in cui l'amore coniugale non è più rispettato, in cui l'infedeltà coniugale è una moda quindi lo sposarsi non risolve per nulla tutti i problemi dell'eventuale difficoltà sessuale affettiva o addirittura dell'eventuale perversione sessuale del soggetto. Quindi cominciamo a dire che questo non centra. Sulla faccenda che i preti siano persone umane devo dire non solo i preti sono persone umane ma devono esserlo. Persone umanissime, perchè è l'umanità che caratterizza la possibilità del servizio dei preti a favore della gente. Se non fossero umani non si accorgerebbero nemmeno dei bisogni della gente. Certo se la questione viene posta nel senso che essendo i preti umani avrebbero bisogno come tutti di sposarsi, di avere una donna e quindi una famiglia si accenna ad un concetto di umanità legata alla debolezza. Sbagliare è umano nel senso che gli umani sbagliano ma non credo sia umana l'infedeltà coniugale. Quindi: umanità intesa come bestialità o umanità che splende in pienezza? L'umanità è amore. Dove c'è disprezzo dell'amore non c'è umanità ma perversione, c'è narcisismo e non è certo Narciso il modello da seguire ma è Gesù Cristo il modello perchè dona la vita per gli uomini. Tornando alla faccenda dell'incompatibilità del matrimonio con il sacerdozio non credo che Papa Benedetto XVI abbia mai detto che ci sia incompatibilità tra sacerdozio e matrimonio perchè l'unione tra il carisma ministeriale del sacerdozio e il carisma celibatario che impedisce il matrimonio è una legge della Chiesa voluta intorno al V secolo. Originariamente però non era così. Allora non è incompatibile il sacerdozio con il matrimonio tanto che anche nella Chiesa cattolica abbiamo preti sposati, c'è tutta la tradizione orientale che lo testimonia".
Ci sono altri due temi di grande attualità che vogliamo porre alla sua attenzione. Uno è quello dell'omossessualità.
“La Chiesa poiché è madre ama i suoi figli, qualunque faccia, condizione sociale o esistenziale abbiano. La madre ama tutti non esclude nessuno. Ama anche queste persone che non rientrerebbero nei cosiddetti canoni di quella legge naturale a cui fa riferimento la Chiesa. Oggi della legge naturale si dice cos'è? Molti sostengono che non esiste una legge naturale e quindi la discutono a livello filosofico, giuridico. Volendo tradurre in termini più concreti potremmo dire “maschio e femmina li creò.
L'uomo è creato da Dio maschio e femmina e in questo essere maschio e femmina non c'è semplicemente una caratterizzazione di tipo biologico, uno ha il genitale femminile ed uno maschile ma c'è la possibilità fisica inscritta nei corpi dell'unione delle persone per cui è detto che attraverso l'atto coniugale i due saranno una carne sola come un'unica realtà. E' il grande mistero della comunione addirittura della comunione trinitaria. Nell'amore coniugale l'uomo e la donna non stanno l'uno accanto all'altro ma nell'altro. La nostra fisicità aperta e feconda alla vita dice che maschio e femmina si incrociano e diventano una persona sola. Questo è un problema serio. L'omosessuale supera questo livello di integrazione personale per cui sono una carne sola, ed ecco perchè la Chiesa dice no ad esempio al matrimonio tra omosessuali. Il problema serio è capire se l'omosessualità sia un orientamento o un comportamento sessuale. Su questo la scienza deve dare il suo contributo. Dire orientamento sessuale vuol dire che l'omosessualità è innestata radicalmente, geneticamente dentro e quindi questo è proprio così. Dire comportamento vuol dire che una persona è come orientamento eterosessuale e poi per tante problematiche vissute a livello psicodinamico profondo all'interno della famiglia, sin dall'origine, sin dal grembo materno diventa così. Su questo gli scienziati devono dare una riflessione piuttosto chiara e devono convincerci perchè se ci convincessero che veramente uno nasce nel senso della sua naturalità biogenetica così cambierebbe tutto".
Cosa cambierebbe?
"Dovrebbe inevitabilmente cambiare qualcosa, non so che spettro di problematiche si aprirebbero ma certamente non si potrebbe non riconoscere che queste sono persone umane come di fatto oggi le riconosciamo. Perchè gli omosessuali, gli esseri umani dal comportamento omosessuale restano persone umane e quindi figli della madre Chiesa e io non posso operare nei loro confronti nessun atteggiamento discriminatorio. E la Chiesa non li discrimina per nulla però chiede loro di entrare con loro stessi dentro un processo di auto riflessione invece di sbandierare l'orgoglio gay, andiamo a vedere cosa si può fare insieme. Perchè si può ritenere che chi ha un comportamento omosessuale possa andare alle radici di ciò che ha motivato questo comportamento e cambiarlo”.
Il premio nobel alla medicina è stato attribuito al padre della fecondazione assistita. Oggi questo metodo è sempre più diffuso e numerose coppie anche cristiane ricorrono ad esso per soddisfare il loro desiderio di divenire genitori. Qual è la sua posizione? E’ giusto voler divenire genitori a tutti i costi?
“Una coppia vuole il figlio a tutti i costi. Anche a fabbricarlo. La posizione della Chiesa è piuttosto chiara, è quella di non accettare la procreazione realizzata attraverso le tecniche che vengono messe a disposizione. Perchè il figlio nasce da un amore coniugale tra marito e moglie, in un matrimonio legittimo ed è frutto d'amore e dono reciproco non semplicemente di progettazione. Per cui se il figlio è frutto del dono di sè all'altro l'aspirazione alla genitorialità è la cosa più bella di questo mondo. Ma non a tutti i costi, cioè non al costo di saltare surrogandolo quel rapporto d'amore che rende possibile il dono, l'accoglienza del dono di un figlio. Anche perchè in questa direzione si va avanti dentro processi che non sappiamo dove possano arrivare. E allora che dire: una coppia che cerca di avere i figli ma non può averli non può essere padre e madre con tutti questi figli che ci sono? Oppure il problema è di avere un figlio tuo, della tua carne? Ci sono tanti spazi di genitorialità, ci sono persone che hanno già 5 figli e adottano altri bambini. Perchè la presenza di una persona adottata riempie di ulteriore vitalità il loro nucleo familiare e compie la loro paternità e maternità. Ci sono tanti figli partoriti all'interno delle famiglie da genitori che rispetto a questi figli non sono per niente genitori perchè non sono né padre né madre e quello sarebbe loro figlio semplicemente perchè lo hanno partorito dentro l'esercizio di un atto che ha determinato un processo di vita e poi ha portato alla nascita. Non basta partorire un figlio per essere padre e madre e questa società oggi lo mostra. La posizione della Chiesa cattolica è chiara. Non è che non considera il bambino che sia uscito da una provetta un essere umano. Quello è un essere umano, una creatura di Dio. Essere figli, essere madri è un'avventura splendida in questo mondo e allora recuperiamo il senso della genitorialità.” | |
NATALE 2010
"Vengo da una famiglia cattolica e penso che i nostri sentimenti non siano una frizione di elementi fisico-chimici, ma che dentro di noi ci sia un'energia spirituale che fa parte dell'universo": così il maestro Riccardo Muti in una recente intervista.
Mi fa piacere che un uomo di cultura non s'accodi alla cultura imperante che vuole razionalizzare tutto ed irride chi non si sente tutto razionale (Odifreddi, per esempio). Il 25 dicembre, come sappiamo, non è il vero giorno del Natale di Gesù Cristo, la data è simbolica, ma rimane un giorno carico di significati che vengono dal mondo cattolico: bontà, verità, attenzione agli altri, doni...C'è gente che non frequenta le celebrazioni liturgiche, non prega mai, ma a Natale...fra gli ingredienti della festa ci mette anche la messa di mezzanotte. E' un tributo che si paga alla tradizione o un modo per tacitarsi la coscienza? Forse. E',comunque, un segno di un anelito di spiritualità che anche l'uomo d'affari più impegnato sente d'avere e di voler vivere.
Non siamo solo un ammasso di cellule chimiche, ma siamo persone che guardano il cielo con stupore, meraviglia, terrore, affetto e pensano a come tutto questo sia possibile. Siamo persone che "sentono" che qualcuno più grande di noi c'è, che qualcosa oltre a noi è percepibile, che sanno (anche se non ce lo sappiamo spiegare razionalmente) che un gesto di bontà, di solidarietà, d'affetto, d'amore non è frutto solo di sintesi fra cellule e molecole.
Questi sono i principi della fede e della religione. Non importa quale fede e quale religione, ma importa il fatto che ci sentiamo vivi e diversi dal sasso, dall'albero, dal leone o dal nostro cagnolino.
La fede cattolica (e la religione che ne consegue) è un modo pregnante di vivere questo "altro" di noi.
Auguri | |
PROBLEMI CHE SCOTTANO
1. SUL TESTAMENTO BIOLOGICO
Poche e sagge parole di Paolo VI:
Pur escludendosi l'eutanasia, cio' non significa obbligare il medico a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza infaticabilmente creatrice. In tali casi non sarebbe una tortura inutile imporre la rianimazione vegetativa, nell'ultima fase di una malattia incurabile? Il dovere del medico consiste piuttosto nell'adoperarsi a calmare le sofferenze, invece di prolungare piu' a lungo possibile, e con qualunque mezzo e a qualunque condizione, una vita che non e' piu' pienamente umana e che va verso la conclusione".
PAOLO VI, LETTERA AL CARDINALE VILLOT – 1970
2.UNA FEDE ADULTA
di Joseph Ratzinger
'Al di sopra del papa, come espressione della pretesa vincolante dell'autorità ecclesiastica, resta comunque la coscienza di ciascuno, che deve essere obbedita prima di ogni altra cosa, se necessario anche contro le richieste dell'autorità ecclesiastica. L'enfasi sull'individuo, a cui la coscienza si fa innanzi come supremo e ultimo tribunale, e che in ultima istanza è al di là di ogni pretesa da parte di gruppi sociali, compresa la Chiesa ufficiale, stabilisce inoltre un principio che si oppone al crescente totalitarismo'.
Fonte: Commentary on the documents of Vatican II, vol. V, pag. 134,
Herder and Herder, 1967-1969, New York)
3. L'HUMANAE VITAE
Da «Renovatio», IV (1969), fasc. 1, pp. 7-8: un commento del card Siri sull'interpretazione dell'HUmanae vitae. LA MIE RIFLESSIONI SONO IN MAIUSCOLO
Nell’interpretazione della Humanae Vitae, agli effetti pratici, si è parlato di «coscienza». Non è mancato chi si è chiesto che ruolo poteva giocare la coscienza nel «dispensare» dal seguire il chiaro dettame del romano pontefice, che esclude i contraccettivi. Tutti sanno che cosa si è ritenuto rispondere da talune parti. Non è mancato chi ha conferito alla coscienza la capacità di decidere, se stare o meno al dettato del Papa. Qualcuno insomma ha «liberalizzato» la coscienza.
Può essere liberalizzata la coscienza?
IL PROBLEMA E' MAL POSTO. NON CI SI DEVE CHIEDERE SE PUO' ESSERE LIBERALIZZATA LA COSCIENZA, MA SE PUO' ESSERE FORMATA E COME DEVE ESSERE FORMATA. LA COSCIENZA E' LIBERA, COME LA PERSONA.
Vediamo.
La coscienza è uno strumento della persona umana. Certo, la persona umana è grande. Alla dimensione terrena si è aggiunta la dimensione della grazia e della destinazione alla «gloria» coll’ordine soprannaturale. Nel Credo si dice: «propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis». La persona ha la autonomia, la libertà. Di grave c’è che alla «persona» ed alla sua libertà vanno sempre unite, per una ragione ontologica inevitabile, due altri concetti: la legge e la sanzione. La persona è libera, ma è moralmente astretta sempre alla osservanza della legge e, se non l’osserva, va soggetta alla sanzione. Sicché la persona è grande, ma è sotto il dominio di Dio che l’ha creata; e se, male usando della sua libertà, offende la legge di Dio o qualunque legge innervata in un modo o nell’altro dalla legge divina, deve aspettarsi la sanzione. È più piccola di Dio, è creata da Dio e, pertanto, né è infinita né può impunemente sottrarsi alla Sua volontà.
IL CARD.SIRI HA SCRITTO UNA SOMMA STUPIDAGGINE CHE MI FA SERIAMENTE PENSARE DELLA SUA TANTO SBANDIERATA INTELLIGENZA. HA CERCATO DI FARE UN RAGIONAMENTO LOGICO, MA DI LOGICA NON C'E' NULLA O QUASI. IL SUO ASSUNTO E':
- LA COSCIENZA E' STRUMENTO DELLA PERSONA
- LA PERSONA E' SOGGETTA ALL'OSSERVANZA DELLA LEGGE DI DIO
- CHI NON OSSERVA LA LEGGE DI DIO O I DERIVATI DA QUESTA LEGGE, VA SANZIONATO.
BREVEMENTE:
- LA COSCIENZA NON E' STRUMENTO, MA PARTE DELLA PERSONA (VEDI LUMEN GENTIUM)
- LA PERSONA E' SOGGETTA ALLA LEGGE SE ACCETTA DI ESSERE SOGGETTA AD UNA LEGGE. POTREBBE ANCHE RIBELLARSI. SE, PER ESEMPIO, VIVESSI IN UN PAESE DOVE MI OBBLIGASSERO AD AVERE UN FIGLIO SOLO E AD ABORTIRE TUTTI GLI ALTRI E IO NON LO VOLESSI, MI RIBELLEREI. SU QUESTO PUNTO (DEI FIGLI E DELL'ABORTO) SAREBBE D'ACCORDO ANCHE IL DEFUNTO CARDINALE, MA SE SI TOCCA LA CONTRACCEZIONE, ALLORA NO. CHE FACCIAMO? SE UNA COSA LA DICE IL CARDINALE ALLORA VA BENE, SE NON LA DICE LUI, ALLORA E' SBAGLIATA?
Sotto questo aspetto, evidentemente, la coscienza non può essere «liberalizzata».
La coscienza è la norma prossima della moralità. La questione è se questa norma prossima possa inventare le leggi, abolirle, sostituirle, deformarle. La coscienza giudica della moralità in concreto. Essa è intelligenza applicata ad un determinato e delicato ufficio. Per giudicare deve avere dei «criteri». Questi criteri li apprende a poco a poco, come apprende tutte le altre nozioni. I criteri sono necessari e, solo quando li ha appresi, la coscienza diviene «formata» ed «informata». Può esistere una coscienza che sia certa e tuttavia non sia «vera». In tal caso essa diventa «erronea» e servirà a scaricare la responsabilità del soggetto, quando esso non porta la colpa di tale errore, ma non sarà mai una coscienza che possa fare testo.
Il passaggio dalla coscienza vera alla coscienza erronea ammette sfumature infinite, come variatissimo può essere il giudizio sullo stato soggettivo della coscienza. Ma la coscienza che conosce la legge chiara e certa non può certo immergersi a bella posta in uno stato di confusione per trovar modo di fare quello che piace, contro la legge. Se lo fa, è colpevole. La coscienza, dinanzi a quello che è chiaro e deciso, è «necessaria» né più né meno dell’intelletto di fronte alla verità. La coscienza può avere degli stati di dubbio ed in tal caso ha il dovere di risolvere in qualche modo il dubbio. Se non lo risolve, il soggetto non può passare all’azione. Tutto questo dice chiaro che la coscienza, questa norma prossima del comportamento, non ê mai arbitraria, non è produttrice delle leggi e queste non può onestamente deformare o adattare ai propri comodi.
Certo, si deve seguire la propria coscienza, ma si deve essere sicuri che la coscienza sia sufficientemente formata ed informata, per avere criteri rispondenti alla verità.
IL CARDINALE DICE IN SOSTANZA: SE LA TUA COSCIENZA E' FORMATA COME DICO IO, ALLORA VA BENE. SE NO…SEI IN ERRORE!
Anche sotto questo aspetto la coscienza non può essere «liberalizzata». Tutti i dati e tutti gli stati soggettivi possono moltiplicarsi all’infinito e potranno servire a scusare un soggetto, non a dire che ha agito in coscienza retta, se così non è.
Esiste una norma morale chiara: le leggi negative agiscono «semper et pro semper». Come può la coscienza cambiare od annullare la norma quando essa è chiara ed è chiaramente espressa dal Magistero?
La coscienza è intrinsecamente legata alla legge e solo l’errore incolpevole o l’ignoranza invincibile potrà scusarla dalla macchia del peccato. Ma tanto l’errore incolpevole, quanto la ignoranza invincibile mai cambieranno la norma.
Ora quando il Papa ha parlato è possibile che la norma sia alterata a piacimento?
SI', E' POSSIBILE PERCHE' IL PAPA NON SI E' PRONUNCIATO EX CATHEDRA (ANCHE SU QUI VI SAREBBE PARECCHIO DA DIRE).
4."S" COME SCOMUNICA
(29 gennaio 2009)
L'argomento della scomunica è tornato d'attualità dopo che i giornali sono usciti con titoloni in prima pagina annunciando che è stata tolta la scomunica ai vescovi ordinati dal dissidente Mons. Marcel Lebfevre.
Qualche giornalista frettoloso e pasticcione (più di uno) s'è affrettato a commentare che in questo modo la chiesa cattolica romana riconosce la Fraternità di S.Pio X e che i sacerdoti ed i vescovi ordinati dal ribelle Lebfevre sono reintegrati a pieno titolo.
Qualche altro giornalista, un po' meno pasticcione, ma sempre frettoloso, ha calcato la mano scrivendo che Benedetto XVI sta facendo del suo pontificato un papato di retromarcia.
Mi sembra giusto, anche perchè sono stato sollecitato da tre amici rete, mettere qualche punto fermo.
Parliamo, anzitutto, della scomunica tolta ai 4 vescovi ordinati da Lebfevre.
Togliere la scomunica non significa dichiarare che essi e la Fraternità di cui sono espressione, siano automaticamente in comunione con la chiesa cattolica romana. Se si fosse meno pasticcioni e frettolosi, si sarebbe potuto facilmente scoprire che Paolo VI (mai abbastanza valorizzato) in accordo con Atenagora, Patriarca di Costantinopoli, tolse le scomuniche alla chiesa ortodossa comminate dai suoi predecessori, così fece Atenagora verso i cattolici romani.
Questo non ha impedito alla chiesa di Roma ed a quella di Costantinopoli di continuare per la propria strada, pensandola diversamente sull'Incarnazione, eleggendo il proprio capo supremo, festeggiando in due date diverse la nascita di Gesù e così via.
I lebfevriani, quindi, non hanno particolare motivo d'esultare dichiarando che così facendo, finalmente Roma ha riconosciuto la legittimità della Fraternità di S.Pio X (già riconosciuta dal Vescovo di Econe) e la bontà delle teorie teologiche e dogmatiche di mons. Lebfevre; ma neppure gli avversari di questo ramo conservatore della chiesa cattolica hanno motivi per dolersi stracciandosi le vesti per questo gesto papale.
Vengo all'istituzione "scomunica" che, si sa, può essere di due tipi: latae sententiae e ferendae sententiae.
Late sententiae è la scomunica che viene comminata automaticamente quando si commette un reato o peccato previsto dal codice di Diritto Canonico (es. aborto, attentato al Papa...); ferendae sententiae è la scomunica che viene comminata dopo che si è preso atto di qualche reato o peccato grave contro la comunità ecclesiale per cui si emette una setenza di scomunica.
A mio modesto avviso questa istituzione è da tempo superata. Sempre a mio modesto avviso non doveva essere neppure contemplata in una comunità ecclesiale fondata sull'amore, come la pensò Gesù Cristo. La scomunica (cioè dichiarare apertamente che una persona o una comunità sono fuori dalla comunione ecclesiale con Roma) è uno strumento di potere (basso potere) di cui i papi-re si sono avvalsi nella storia per affermare più il proprio potere che quello del vangelo.
Sarò ingenuo, ma penso che Benedetto XVI, compiendo questo strano passo, voglia lasciare alla sua chiesa un messaggio: ripensare l'istituzione scomunica fino a toglierla.
Chissà se avrà il coraggio di togliere un'altra scomunica: quella ai preti che lasciano il ministero per sposarsi ed alle loro compagne.
5. UNA PRECISAZIONE INOPPORTUNA
(4 ottobre 2008)
Riporto una notizia di agenzia e la commento.
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha ribadito con forza il ''no'' del Vaticano sull'uso della pillola e di altri contraccettivi, anche se, ha denunciato, molti cattolici nel mondo hanno difficolta' a seguire tali insegnamenti e la Chiesa cattolica deve anzi accrescere i suoi sforzi per far comprendere ''la bellezza dell'amore coniugale''. In un messaggio inviato ad un congresso internazionale sui 40 anni dell'Humanae Vitae (l'Enciclica con cui Paolo VI disse 'no' alla pillola), il Papa ha ribadito con forza che la contraccezione snatura ''la verita' intima'' del matrimonio e un eventuale controllo delle nascite puo' avvenire solo attraverso la conoscenza e l'osservazione dei periodi di fertilita' della donna. ''La possibilita' di procreare una nuova vita umana e' inclusa nell'integrale donazione dei coniugi'', ha scritto il Pontefice. ''Se, infatti - ha aggiunto il Santo Padre -, ogni forma d'amore tende a diffondere la pienezza di cui vive, l'amore coniugale ha un modo proprio di comunicarsi: generare dei figli. Escludere questa dimensione comunicativa mediante un'azione che miri ad impedire la procreazione significa negare la verita' intima dell'amore sponsale, con cui si comunica il dono divino''. Benedetto XVI ha poi ammesso che ''nel cammino della coppia possono verificarsi delle circostanze gravi che rendono prudente distanziare le nascite dei figli o addirittura sospenderle''. ''Ed e' qui - ha sottolineato - che la conoscenza dei ritmi naturali della fertilita' della donna diventa importante per la vita dei coniugi''. Il Papa e' cosciente di come la posizione della Chiesa cattolica in materia di contraccezione sia disattesa tra gli stessi credenti, ma cio' non significa cambiare gli insegnamenti dell'Humanae Vitae. Tutt'altro: occorre fare di piu' per convincere le coppie del ''meraviglioso disegno di Dio''. ''Possiamo chiederci - ha sostenuto Benedetto XVI -: come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta difficolta' a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell'amore coniugale nella sua manifestazione naturale?''. ''Certo - ha osservato il Pontefice -, la soluzione tecnica anche nelle grandi questioni umane appare spesso la piu' facile, ma la tecnica non puo' sostituire la maturazione della liberta' quando e' in gioco l'amore''. ''Per questo - ha concluso il Santo Padre - il servizio che la Chiesa offre nella sua pastorale matrimoniale e familiare dovra' saper orientare le coppie a capire con il cuore il meraviglioso disegno che Dio ha iscritto nel corpo umano, aiutandole ad accogliere quanto comporta un autentico cammino di maturazione''.
In occasione del 40esimo anniversario dell'Humanae Vitae, Benedetto XVI ha tenuto a precisare la totale chiusura della chiesa cattolica verso ogni metodo artificiale della regolazione delle nascite mostrando due cose:
- l'incapacità della gerarchia di ascoltare i segni dei tempi
- il rifiuto delle posizioni di molti autorevoli esponenti della gerarchia stessa che - come si sa - già 40 anni fa consigliarono a Paolo VI di mostrare maggiore apertura.
Quando ero nel ministero e confessavo ricordo che al mio confessionale ricorrevano diverse persone alle quali i colleghi preti negavano l'assoluzione perchè il penitente o la penitente s'accusava di fare ricorso a metodi contraccettivi artificiali. L'imbarazzo era ancora maggiore perchè il collega chiedeva espressamente se il penitente facesse uso di contraccettivi anche quando questi non faceva cenno alla cosa, mostrando di non aver neppure rispetto non solo per l'intimità, ma anche per la coscienza del soggetto.
Ho sempre assolto tranne nei casi noti: aborto, IUD, legatura delle tube, vasectomia.
Non mi pare, riferendomi al kerygma, che la tradizione ecclesiale abbia dichiaratamente scelto che, per fedeltà al messaggio del Cristo, ogni atto coniugale debba essere aperto alla vita. Mi pare anche più ipocrita che, se si vogliono escludere i figli in un rapporto di coppia, si faccia ricorso ai cosiddetti metodi naturali che, oltre ad aver mostrato spesso la loro inefficacia, sono più immorali dell'uso del preservativo o della pillola o del diaframma o di quant'altro.
E' chiaro per ognuno, infatti, che una coppia di coniugi egoisti che non vogliono figli dal proprio matrimonio e in cui la donna alterna i periodi di fertilità con la precisione di un orologio svizzero, questi possano stare tranquilli in coscienza perchè fanno l'amore senza Control e senza controlli ecclesiali, non contravvenendo ad alcuna norma.
A mio modesto avviso Benedetto XVI questa volta non ha centrato il problema che non è quello che ribadire la posizione anodina del no ad ogni forma di contraccezione artificiale, ma quello di pensare che la vita è un dono di Dio che va qualitativamente vissuta. E come qualitativamente vivano la vita le migliaia di bambini che ogni giorno muoiono di fame, razzolano fra l'immondizia cercando granchi che ingoiano vivi e che sono generati dallo sterco loro o dei loro compagni di sventura, lo lascio immaginare a chiunque.
Chiunque può anche immaginare come si senta una donna che non ha la fortuna di aver sposato un uomo che la rispetta e che la prende come e quando vuole come il gallo fa con la gallina.
Chi ha un po' di dimestichezza con coppie in crisi o matrimoni sulla borderline, sa cosa significhi un rapporto coniugale vissuto a metà per paura di concepire un figlio che, se il matrimonio si spezza del tutto, sarà sballottato tra un padre ed una madre che si possono definire tali solo perchè lo spermatozoo di uno s'è incontrato con l'ovulo dell'altra.
Mi spiace dell'inopportuno intervento papale su un tema tanto serio, delicato, intimo e naturale. Anche perchè gli specialisti sanno che i nn. 12-14 dell'enciclica di Paolo VI hanno lasciato un piccolo spiraglio alla vexata quaestio.
6. L'INFALLIBILITA'
Nella mia corrispondenza quotidiana ho trovato una richiesta di un lettore che vorrebbe sapere che ne penso dell'infallibilità papale.
Egli mi chiede se sia un dogma e in quali sanzioni si incorre se non vi si crede.
Sì, l'infallibilità pontificia è un dogma della chiesa cattolica codificato da Pio IX nel Concilio Vaticano I.
Il dogma sostiene che il papa di Roma è infallibile quando parla "ex cathedra" in materia di fede o di morale. Faccio un esempio: Pio XII, nel 1954, annunziò come dogma l'Assunzione di Maria. Fino ad allora era possibile credere o no che Maria fosse stata assunta in cielo con il corpo. Da allora è una verità di fede obbligatoria: se non ci si crede si è scomunicati.
Così è per l'infallibilità del papa: per chi non ci crede o non l'accetta vi è la scomunica.
Il mio pensiero.
Si sa dalla storia che l'infallibilità pontificia fu voluta strenuamente dal papa Pio IX (canonizzato da Giovanni Paolo II), ma che non trovò l'unanimità dei consensi dei vescovi a Roma convenuti. Gli eventi storici del tempo (la minaccia dei piemontesi con la breccia di Porta Pia) giocarono un ruolo abbastanza decisivo: la minaccia dell'invasione di Roma fece chiudere il Concilio Vaticano I in fretta ed in furia e con le stesse modalità fu approvata l'infallibilità pontificia.
Va detto che i papi successori di Pio IX non fecero abuso di questa prerogativa, ma bisogna riconoscere che questo dogma è un freno notevole verso il cammino dell'unità dei cristiani come ebbero a riconoscere Giovanni XXIII prima e Paolo VI, poi.
Il dogma è, a mio modesto avviso, l'espressione di una chiesa temporale che intendeva rafforzare il proprio potere, a scapito di una reale ricerca di autenticità. Moltissimi cattolici si ribellarono a questo dogma e nacque la cosidetta chiesa vetero-cattolica che esiste tuttora e che è preconciliare al Vaticano I (accetta il sacerdozio uxorato, non riconosce l'infallibilità, l'Assunzione ecc). Questa chiesa, come si sa, ha propri vescovi e preti in linea con la successione apostolica.
Non credo che Benedetto XVI (anche se dovesse condividere la linea dell'assurdità dell'infallibilità pontificia) abbia la forza di fare retromarcia. Vedo questo pontificato più orientato al mantenimento dello statu quo, piuttosto che a slanci innovativi. Del resto, da Cardinale Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, fece ricorso a proclami dogmatici facendoli avallare da Giovanni Paolo II (ricordo, una per tutti, la Dominus Jesus).
Concludo: io non credo che il papa sia infallibile neppure in materia di fede e di morale.
Perchè?
Perchè in materia di fede è già stato detto tutto e si continua a studiare tutto ed il contrario di tutto.
In materia di morale: la morale è da adeguare ai tempi. Bisogna tener fermi i principi, ma calarli nella realtà.
Il mio professore di dogmatica raccontava un aneddoto: ad un suo allievo che gli chiedeva come saranno la fede e la morale nel regno dei cieli, San Tommaso diceva: la fede? Sarà taliter qualiter. E la morale?,incalzava l'allievo. Totaliter aliter, rispondeva il santo.
7. LA RISURREZIONE
Mi rendo conto che affrontare in due righe un tema del genere mi espone al rischio dell'accusa di semplicismo, se non di essere ridicolo.
In venti secoli si sono riversati fiumi di inchiostro e riempite biblioteche per dare risposta alla domanda di fondo: Cristo è davvero risorto dai morti con il suo corpo, oppure è un'invenzione, anche in buona fede, della chiesa primitiva?
Vorrei affrontare il problema con un solo scopo : aiutare ad approfondire il discorso con chi me l'ha posto.
Vado per punti:
-il problema della risurrezione si è posto subito. I Vangeli canonici ci parlano del dubbio di Tommaso, della Maddalena che ben tre volte dice che hanno portato via il suo Signore e non sa dove l'hanno posto, dei sacerdoti che implorano Pilato di mettere una guardia al sepolcro perchè non vorrebbero che i discepoli nottetempo trafugassero il corpo e dicessero che Cristo è risorto creando una menzogna che sarebbe peggiore della menzogna della vita di Gesù
- anche i primi autori cristiani si pongono il problema: Origene (Contra Celsum), San Giovanni Crisostomo, Eusebio di Cesarea
- gli autori pagani del tempo (Sallustio, Plinio il Giovane, Tacito, Giuseppe Flavio) parlano del Cristo e della sua risurrezione dai morti riferendone agli imperatori
- da sempre, quindi, ci si pone il problema: Cristo risorse davvero oppure il suo corpo fu trafugato e si mise in giro la storia della risurrezione?
Tre sono le risposte:
- Cristo non risorse dai morti, il corpo fu trafugato dai discepoli, oppure dall'ortolano, oppure da Giuseppe d'Arimatea...insomma...da qualcuno e poi si montò la storia della risurrezione
- Cristo risorse davvero dai morti con il suo corpo e salì al cielo
- Cristo morì, fu sepolto e poi il cadavere fu spostato non si sa dove, ma la forza del suo messaggio d'amore fu tale che la sua presenza si sentì subito viva e continua nella prima comunità cristiana che si seppe organizzare e diffuse il messaggio cristiano nel mondo.
Queste, in sintesi, le risposte alla domanda fondamentale che tiene in piedi il cristianesimo.
8. MIO FRATELLO GIUDA
Ho preso in prestito il titolo da una celebre omelia di don Primo Mazzolari, un prete che ormai è dimenticato, ma che andrebbe rivalutato.
La domanda: quando Cristo scelse gli apostoli, non poteva non sapere che Giuda l'avrebbe tradito. Ma Giuda non sapeva che avrebbe tradito Gesù.
Allora: perchè Giuda Iscariota ha avuto questo brutto ruolo nella storia del mondo?
8. EUTANASIA ATTIVA O PASSIVA?
Il caso è quasi semplice: quando la vita di una persona è allo stato terminale, vale la pena continuare a tenerla in vita con mezzi artificiali come sondini nasogastrici, ossigeno, terapie intensive di ogni genere quando, ragionevolmente messe in atto tutte queste terapie, lo stato vegetativo della persona si prolungherebbe sine die?
A questa domanda ne segue un'altra: staccare la spina sarebbe omicidio? E se fosse la stessa persona a chiedere - in tempi non sospetti - di staccare la spina, sarebbe suicidio?
Chiariamo un primo passo: eutanasia passiva significa che, espletati tutti i doveri dell'assistenza medica - anche intensiva - valutato che il paziente è in fin di vita, lo si accompagna fino alla morte, cercando di farlo soffrire il meno possibile. Eutanasia attiva significa che prevedendo che il paziente soffrirà a lungo prima di morire, si aiuta il paziente stesso a morire con mezzi medici (iniezioni o altro).
La mia posizione: sono favorevole all'eutanasia passiva e contrario a quella attiva.
9.I MIRACOLI
Il termine deriva dal greco "PARADOXON" (da cui il nostro italiano "paradosso") che letteralmente significa "vicino alla somiglianza", cioè cosa anormale, ma verosimile, ma anche "dimostrazione stupefacente".
Molti non credono ai miracoli dei vangeli. E con questo dicono che Gesù e tutto il resto sono una bufala.
Vedo se ce la faccio ad essere chiaro e semplice.
1. I miracoli non sono esercitazioni di magia. La moltiplicazione dei pani, per esempio, non ha fatto di Gesù il mago fornaio o il mago pescatore: ha semplicemente stimolato una società egoista a condividere. Molti avevano da mangiare, ma non volevano condividerlo con altri. Gesù ha fatto questo miracolo che è molto più importante dell'aver moltiplicato pani e pesci.
2. I miracoli sono segni dell'amore di Dio per l'uomo. Gesù che guarisce il cieco nato o lo zoppo o il lebbroso è un segno dell'amore di Dio per l'uomo. Può essere che non abbia guarito i lebbrosi in senso vero, ma li abbia esortati all'igiene (Lavatevi e poi andate dai sacerdoti) e che la lebbra sia sparita: si sa che una delle cause della lebbra è la carenza di igiene.
3. I miracoli dei santi sono da prendere un po' con le pinze. Ma non è da prendere con le pinze la loro totale dedizione a Dio.
10.MARIA MADDALENA
Era l'amante del Cristo? Hanno avuto figli?
Le risposte sono pericolose da dare.
Perchè Gesù non avrebbe potuto avere una donna? E perchè non dei figli?
Il vangelo su questo aspetto è reticente.
Perchè?
Perchè edulcorato successivamente o perchè veramente Gesù non ebbe una donna e non ebbe dei figli?
Ci ho pensato spesso e a me non cambierebbe nulla se Gesù avesse avuto una donna e dei figli.
Non amo Cristo perchè fu celibe, ma perchè ebbe il coraggio di dare un messaggio sconvolgente che tuttora fa riflettere a distanza di oltre duemila anni.
Non amo Cristo perchè si astenne dai rapporti carnali (anzi...mi sembrerebbe strano che non avesse avuto delle pulsioni sessuali), ma perchè morì sulla croce fra infinti dolori subendo un processo ingiusto inscenato da un potere sacerdotale egoista e bugiardo.
Non amo Cristo perchè non è stato papà di qualche bambino o bambina, ma perchè ha saputo con la sua vita far capire che chi sta bene deve solidarizzare con chi sta male.
Non m'interessa un Cristo perfetto perchè non è andato a letto con nessuna donna e non s'è sporcato le mani lavando il sedere dei suoi bambini piccoli. Mi interessa un Cristo che è stato perfetto perchè onesto, perchè uomo di Dio, perchè amante dell'umanità, perchè fedele al suo pensiero sulla società e sul modo di cambiarla ha dato la vita, senza paura.
Se Maria Maddalena è stata la sua compagna di vita...beh...è stata fortunata.
11. LA VERGINITA' di MARIA
La verginità di Maria " prima del parto " (ossia il concepimento verginale) per molti dev'essere negata, perché sarebbe stata introdotta nella Chiesa nel secolo II, sotto l'influsso dei Doceti i quali negavano la realtà dell'umanità di Cristo . Oppure perché, anziché un fatto storico, non sarebbe altro che un " mito ", del quale han cura di indicare persino i vari stadi che avrebbe percorso.
La teologia liberale o razionalistica, nega il concepimento verginale di Cristo non già per motivi di scienza biblica, ma unicamente perché ritiene impossibile qualsiasi prodigio. Per spiegare poi in che modo, per quale via, un tale concepimento verginale è penetrato nei Libri sacri del Nuovo Testamento, ha proposto due soluzioni: 1) esso è sorto - dicono - nell'ambiente palestinese, sotto l'influsso di Isaia, 7, 14: " Ecco che una vergine concepisce e partorisce un figlio... ";
2) esso è sorto sotto l'influsso della mitologia pagana. La prima soluzione è stata sostenuta da Adolfo Harnack.
S. Matteo infatti (1, 22) si rifà esplicitamente al celebre testo di Isaia del quale vede una realizzazione della nascita di Gesù.
San Luca (1, 31) poi allude allo stesso testo di Isaia.
È ben noto però come nell'Antico Testamento il testo di Isaia non fu affatto interpretato nel senso di un concepimento e di un parto verginale; una tale idea era del tutto estranea al giudaismo, e perciò non poteva venire dal giudaismo. Per S. Matteo infatti non è il testo di Isaia che lo guida alla comprensione della realizzazione del parto verginale, ma è la realizzazione del parto verginale che lo guida alla comprensione del testo di Isaia, il quale solo per ispirazione profetica divina (non già da miti orientali preesistenti) potè avere l'idea di un concepimento e di un parto verginale.
Altri razionalisti, messa da parte questa prima soluzione, danno la seconda, ossia, ritengono che il concepimento verginale sia stato originato da idee mitologiche pagane (ossia, dalla mitologia babilonese, egiziana, persiana, e, specialmente, greca). La storia delle religioni pagane, infatti, ci parla del mito dell'unione di qualche dio con qualche donna, dalla quale unione sono nati gli uomini grandi, divini (filosofi, re, imperatori, eroi, ecc.).
Da qui l'idea mitica delle dee-madri. Così, per esempio, secondo il mito, sarebbero nati Platone, Pitagora, Alessandro, Augusto, ecc. Essi sarebbero figli di un padre celeste e di una madre terrena. Ciò posto, i cristiani di formazione ellenistica provenienti dal paganesimo - secondo i razionalisti - avrebbero ammesso una simile origine divina, una origine verginale anche per Cristo.
Una discreta eco ha avuto anche fra i cattolici " progressisti ", la cosiddetta " demitizzazione " proclamata dal protestante evangelico RUDOLF BULTMANN che parte dalla constatazione che una delle maggiori fonti di difficoltà incontrate dall'uomo contemporaneo (formatosi alla scuola della scienza e della tecnica) è dovuta al fatto che le varie confessioni religiose gli impongono una specie di " sacrificio dell'intelletto " (sacrificium intellectus) che, in realtà, non è affatto necessario, poiché il Nuovo Testamento espone il Kerigma divino in forma di mito, ossia, quel modo di rappresentare il divino come umano, l'al di là come l'al di qua
I miracoli, secondo lui" non sono affatto qualcosa di eccezionale...: sono" elementi mitologici, i quali non possono essere credibili per l'uomo d'oggi.
Conseguentemente, la predicazione del Nuovo Testamento, presentata in forma mitica, se si vuole che sia valida per l'uomo d'oggi,dev'essere "demitizzata ",attraverso l'interpretazione esistenzialistica del mito.
Tra questi " miti " vi è anche, ovviamente, il prodigio del concepimento verginale di Cristo. Anche questo " mito " perciò dovrebbe essere sottoposto al trattamento della demitizzazione: un tale prodigioso concepimento non esprimerebbe altro che la trascendenza del Figlio (la sua origine dal Padre) e la perfetta santità della Madre (la sua purezza morale totale), dimenticando – evidentemente - di riflettere che un tale concepimento verginale è un'esigenza sia della trascendenza del Figlio, sia della perfetta santità della Madre.
Queste idee, espresse da Campenhausen, da Dibelius e da Bultmann, hanno esercitato un influsso nefasto sopra alcuni cattolici "progressisti ". Per questo la S. Congregazione per la Dottrina della Fede, in una Lettera in data 14 luglio 1966, tra i punti ai quali chiedeva alle Conferenze Episcopali delle varie nazioni una risposta intorno agli " errori " che circolano nei vari paesi, elencava anche quello della " concezione verginale " di Cristo, ridotta - secondo la suddetta Lettera - a " fatto puramente naturale ". È nota la risposta data a tale domanda dall'Episcopato Olandese:
" Per quanto concerne la concezione verginale di Cristo da Maria si deve stabilire anzitutto che tutti coloro che accettano il significato singolare e unico di salvezza di Gesù, ne vedono un'espressione nei racconti dell'Annunciazione di Luca 1 e Matteo. Questi difatti devono essere valutati anzitutto come una confessione di Cristo da parte della novella Chiesa, come anche l'articolo del simbolo apostolico "che è concepito dallo Spirito Santo, nato da Maria Vergine".
" Benché sia significativo che i racconti così differenti di Mt. e Lc. sull'infanzia descrivono ciascuno nel proprio modo la nascita verginale di Cristo, questa tradizione non sembra però farsi strada in tutto il Nuovo Testamento. In favore di una interpretazione letterale dei racconti si ha il fatto che le genealogie di Gesù evitano di nominare Giuseppe padre di Gesù (Mt. 1, 16; Le. 3, 23); contro di essa si sa che la paternità di Giuseppe è espressa altrove senza riserva anche se sempre sulla bocca di altri e non dell'evangelista (Lc. 2, 48; 4, 22 contro Mc. 6, 3; Gv. 1, 45; 6, 42). Ciò che restava indeciso dentro la tradizione biblica e non del tutto deciso anche nella tradizione post-biblica.
Secondo gli autori del Catechismo Olandese " la verginità di Maria, come è stata espressa fino ad oggi dalla Chiesa, dev'essere riveduta e corretta. Le parole del Simbolo della fede " Nato dalla Vergine Maria " applicate a Gesù non sarebbero altro che un'espressione poetica, usata per significare che Egli è venuto al mondo come un singolare " dono " della grazia di Dio.
Si usa dire che i genitori "hanno avuto" un bambino, più che non lo abbiano "fatto".
" Fra tanti figli della promessa di Israele, Gesù è il più eccelso. Quando venne al mondo, era stato implorato da tutto un popolo, promesso da tutta una storia. Figlio di promessa come nessun altro, Oggetto del più profondo desiderio di tutta l'umanità. Nacque per pura grazia, per sola promessa, "concepito di Spirito Santo". Il dono di Dio all'umanità.
C'è una bella riflessione teologica di P. PIET SCHOONENBERG S.J. che, in una intervista radiofonica, osservava che per una retta interpretazione del cosiddetto " Vangelo dell'Infanzia " (Mt. 1, Le. 1-2) andava tenuto presente il "genere letterario ". " Basandoci - diceva - su questa nuova (...) comprensione (del Vangelo), possiamo domandarci se il racconto dell'annunciazione tramandatoci da Luca (1, 26-38) e da Matteo (1, 20-25) debba intendersi in senso letterale (proprio) o figurato " (cfr. I grandi temi del Catechismo Olandese, Brescia, Queriniana, 1968, p. 131-136).
Secondo Schoonenberg, la verginità corporale di Maria non è da ritenersi come dogma, ma come " questione aperta ". " II Nuovo Testamento - secondo lui - nel suo insieme, da l'impressione che la nascita verginale (di Gesù) sia un modo di parlare poetico " (cfr. " De Tijd ", 17 dic. 1966).
IN SINTESI:
Alla base di questa odierna contestazione della verginità di Maria " prima del parto ", stanno le seguenti ragioni:
1 ) vi è la difficoltà di riconoscere il miracolo, ossia, un intervento miracoloso di Dio, al quale " nulla è impossibile " (Lc. 1, 37) nell'ordine della natura corporea: per questa gente il " mito " si identifica col " miracolo ";
2) vi è la tendenza a rendere l'incarnazione più umana, a sottolineare in modo particolare, in Cristo, l'uomo, l'umanità, onde renderlo il più vicino possibile agli uomini, ossia, più umano: un Cristo infatti concepito come tutti gli altri uomini, sarebbe un Cristo più vicino all'umanità; ma costoro finiscono con lasciare nell'ombra la divinità di Cristo, o col negarla;
3) vi è la tendenza a svalutare la verginità, a valorizzare la sessualità, ad esaltare esageratamente l'unione coniugale da parte dell'uomo d'oggi; il quale - a differenza dell'uomo di ieri - vede nel matrimonio un istituto ingiustamente abbassato per elevare lo stato verginale: per il fatto stesso - dicono - che Cristo è il frutto del matrimonio e della procreazione umana, si ha un'esaltazione dello stato matrimoniale.
11. Il Testamento biologico.
Un amico, Nicola Martinelli, assistente sociale, scrive per il sito degli assistenti sociali. Ho letto un suo articolo e gli ho chiesto di poterlo pubblicare qui. Egli ha preferito inviarmene uno che riporto.
Precari fino alla fine
Di Nicola Martinelli
Assistente sociale
niki28173@yahoo.it
Forse non ci abbiamo mai pensato a sufficienza, ma siamo precari in tutte le fasi della vita, compresa quella finale. Il tema che propongo in questo articolo non è molto allegro, speriamo ci accada il più tardi possibile, prima o poi però ci toccherà.
Se qualcuno di noi si riducesse per incidente o grave malattia all’incapacità di intendere e di volere è probabile che altri, medici, parenti, decidano per lui, magari contro la sua volontà. Stiamo parlando di un argomento da parecchi mesi al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e della politica. Indicato con l’espressione inglese living will, è tradotto con molteplici forme: testamento biologico, testamento di vita, direttive anticipate, volontà previe di trattamento. Il tutto per indicare come una persona possa autodeterminarsi, prima che particolari situazioni mettano a rischio la propria vita. Il testamento biologico vuole essere un documento scritto per garantire il rispetto della propria volontà, in caso di incapacità di intendere e di volere, in materia di trattamento medico: somministrazione di farmaci, sostentamento vitale, rianimazione. Nonostante la legge ordinaria italiana non abbia ancora sancito la validità di questo documento, un fervoroso movimento culturale, politico, filosofico, sociale, religioso, medico sta esercitando una notevole pressione affinché venga ratificato.
Sono in discussione sia alla camera sia al senato rispettivamente cinque e otto proposte di legge sulle direttive anticipate di fine vita. La Costituzione riconosce a ciascuno di poter esprimere le proprie idee e di affermare la propria libertà, ma l’esercizio di questo diritto in particolari situazioni non è riconosciuto alla persona. Così recita all’art. 32
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
Il testamento biologico non è un argomento facile, a nessuno fa piacere doversi occupare dei dettagli della propria dipartita da questo mondo. Eppure il modo in cui vorremmo lasciare questo mondo prima o poi ci toccherà da vicino, per questo una legge è necessaria al di là degli orientamenti politici o ideologici o religiosi, unicamente nell’interesse della persona, della sua dignità e dei suoi diritti civili.
Tutti noi ci aspettiamo una legge che serva a rendere effettivi i diritti di chi si trova alle frontiere della vita, ad alleggerire le spalle dei familiari dal peso di decisioni gravose e a tutelare l’operato dei medici. Una legge non solo è utile ma indispensabile. Ciò che si deve garantire è il diritto dei cittadini a decidere per se stessi, all’autodeterminazione, vero antidoto alla precarietà. Se non esiste la possibilità di dare delle indicazioni sulle terapie che siamo disposti ad accettare nel caso in cui non ci potessimo esprimere, corriamo il rischio di essere sottoposti a cure che non condividiamo, che non avremmo voluto per noi stessi, ad una precarietà per di più inconsapevole.
Credo che l’ultima parola debba averla la persona: per questo è necessaria una legge che chiarisca bene i termini e consenta a tutti di decidere della propria vita, anche a chi è non più nelle condizioni di esprimersi.
Il diritto di decidere della propria vita è parte integrante il corpus fondamentale dei diritti individuali: il diritto di formarsi o non formarsi una famiglia, il diritto alle cure mediche, il diritto a una giustizia uguale per tutti, il diritto all’istruzione, il diritto al lavoro, il diritto alla procreazione responsabile, il diritto all’esercizio del voto, il diritto di scegliere il proprio domicilio.
A mio avviso quando sarà approvata la legge, speriamo in tempi brevi, almeno nella fase finale della vita usciremo dalla precarietà, e prenderemo decisioni stabili affinché nessuno scelga per noi.
12.Mauro Borghesi ha un dono: scrivere semplice e chiaro anche di cose un po' complicate.
Ho visto questo suo articolo sul come essere nella chiesa.
Glielo saccheggio a piene mani.
Voler cambiare la Chiesa
Ovvero
Il modo migliore per non cambiarla affatto
Quando ho lasciato la veste da sacerdote Dio ha raccolto i miei pezzi e mi ha fatto un dono grande: mi ha permesso di lavorare coi matti e con gli handicappati.
E’ stato il rapporto con loro che mi ha fatto capire meglio la mia fede ed il mio nuovo posto nella Chiesa.
Parto da questa mia esperienza personale, ma non intendo scrivere una testimonianza. Accenno ad alcuni fatti solo per spiegare cosa intendo per “essere cattolico” oggi.
Ricordo che da prete avevo uno spirito guerriero, un combattente che non temeva il nemico, un fiero denunciatore di ingiustizie, uno di quei preti giovani consacrato al proprio gruppetto di giovani, più che alle esigenze dell’intera parrocchia, uno che si spezza, ma non si piega, e infatti…
Questo mio carattere ovviamente mi ha seguito anche dopo aver lasciato la parrocchia. In quel periodo sulla Chiesa ne ho dette di tutti i colori, ma l’effetto è stato quello di non essere più ascoltato, né cercato, né menzionato, neppure nell’annuario diocesano. Questo isolamento mi inaspriva ancora di più in un circolo vizioso di reazioni di allontanamento reciproco dal quale non riuscivo a uscire. Ciò che è peggio è che anche nel mio nuovo lavoro continuavo a sentenziare e a dividere il mondo tra buoni e cattivi, insomma non me ne accorgevo, ma continuavo a pensare da prete.
Poi è successo qualcosa tra me loro, i matti. E lì ho toccato con mano il limite della mia impostazione. Più ero rigido e più si allontanavano, più correggevo e più persistevano nello sbaglio, più alzavo la voce e più ottenevo la stessa cosa dall’altra parte. Notare che questa cosa non me l’hanno fatta capire i libri di teologia o di pastorale, ma alcuni colleghi non praticanti e libri di pedagogia.
Allora mi son detto, non sarò sbagliato io? E non sto forse facendo con loro quello che certi superiori della Chiesa hanno fatto con me?
Ho studiato, ho guardato come facevano alcuni colleghi, mi sono confrontato e ho cominciato a mettermi nei loro panni. Una fatica boia. Te ne torni a casa che ti rovistano dentro, nel cervello e nel cuore e non escono in nessun modo. Li sogni di notte, ne parli con gli amici. Cominci ad accorgerti che stai male come loro. Una sensazione davvero strana.
Ma sono arrivati anche i primi risultati. Qualche sorriso. Qualche apertura. Qualche spiraglio d’intesa per poter dire “ehi, se hai bisogno ci sono”. Come d’incanto eccomi riconosciuta anche l’autorevolezza che non necessita più di autoritarismo, la stima dei colleghi, la sensazione di riuscire a cambiare qualcosa, sentirsi utile e non indispensabile.
Allora ho ripensato al mio rapporto con il vescovo, con i preti più “maturi”, al mio rigetto categorico verso alcuni documenti del Magistero. Ricordo le mie battaglie su questioni di principio, le mie ribellioni, la mia presunzione di essere nel giusto, di essere una vittima innocente, un perseguitato, un incompreso.
Ho pensato che, senza nulla togliere alle colpe degli altri, forse qualche colpa l’avevo avuta anche io. Quanta rabbia nelle mie proteste, quanta fretta di vedere cambiare tutto! Nello scontro frontale tra me ed un colosso come la Chiesa vecchio di duemila anni, ovvio che mi sono fatto male io. Ho dato una testata pazzesca e l’unica cosa che ho ottenuto è stata quella di andarmene con tanta rabbia in corpo e sentimenti di vendetta. Ma quando ho capito che la Chiesa è voluta da Cristo, - questa Chiesa, fatta da questi uomini, è proprio la stessa che Lui ha fondato, - allora ho deciso di riprovare. Non a fare il parroco, ma a sentirmi parte di lei. Se la carta di “mettermi nei tuoi panni” ha funzionato con i matti, perché non dovrebbe funzionare anche con i vescovi?
Non lo dico per sfottere, né è mia intenzione dare del matto ai Pastori. Penso di aver imparato che tutti, persone con problemi e non, credenti e non credenti, troviamo una maggiore intesa quando non ci sentiamo aggrediti dall’altro. Come i miei pazienti, come me, anche il Vaticano di fronte ad attacchi rabbiosi si sente appunto attaccato e reagisce di conseguenza: parata di scudi e minacce d’inferno.
Basta leggere i giornali di questi mesi. Da una parte chi parla degli “attentati della Chiesa” al Parlamento, al pensiero laico, alla scienza, alla libertà di coscienza… e dall’altra le stesse contro accuse in direzione opposta visti come “attentati alla Chiesa”: non c’è giorno in cui Avvenire o l’Osservatore Romano non denuncino subdoli attacchi, o disegni diabolici contro di lei. Questi meccanismi sono molto umani e abbastanza prevedibili, anche se difficili da dominare.
Starci
La sfida non è più, allora, cambiare la Chiesa. Essa resterà sempre peccatrice anche quando l’avremo cambiata. Mettiamo che arrivi un bel Concilio Vaticano III che conceda il celibato opzionale, il sacerdozio alle donne, i sacramenti agli omosessuali e alle coppie con un primo matrimonio alle spalle, ecc…Pensiamo forse che all’improvviso basti questo per non soffrire più a causa della Chiesa? No. Si aprirebbero nuove questioni, nuove sfide, nuovi motivi di incomprensione e di sofferenze.
La sfida non è quella di ottenere a tutti i costi dei cambiamenti, ma è starci dentro.
Vi è oggi un pensiero monolitico che esce dal Vaticano e che riscontriamo anche in molti fedeli. Un pensiero secondo il quale, di qualunque questione si stia parlando, “se la pensi diversamente dal papa non sei cattolico”, anzi sei uno che “attacca la Chiesa”. Noi che la pensiamo diversamente su tante questioni e che allo stesso tempo non vogliamo fondare un’altra Chiesa, abbiamo davanti la sfida di stare in questa Chiesa. Sentirci Chiesa, sì, anche con i papi tedeschi che pensano in tedesco, anche con i vescovi carrieristi che curano l’apparenza, anche con quei preti che si sono macchiati di colpe orribili verso minorenni.
Perché in fondo la vera rivoluzione non sta nel mettere insieme una comunità di simili, ma di diversi. La sfida è lasciar fare allo Spirito, non far passare le nostre idee, ma farle convivere con le altre. Io sogno una Chiesa non dove tutti la pensino come me, ma dove senza scandalo il mio pensiero possa stare accanto a quello di Ruini (ad esempio), ed essere preso in considerazione come il suo.
Quando noi delusi, feriti, ingannati… ce ne andiamo e sbattendo la porta diciamo “non ne voglio più sapere”, facciamo esattamente quello che loro desiderano e quello che prima di noi hanno fatto ortodossi, anglicani, protestanti creando divisione e confusione tra i cristiani. Loro nella fede cercano sicurezze indiscutibili, non fermento. E allora è restando che saremo utili. Senza rabbia, senza sensi di colpa, senza le loro certezze, guardando negli occhi le persone, senza fretta di avere risultati, senza la presunzione di essere sempre nel giusto. Questa presenza umile e fastidiosa è la nostra missione, il nostro servizio profetico.
Diceva B. Haring “Chi non soffre con la Chiesa, a causa della Chiesa e per la Chiesa, non potrà dire una parola valida”.
Mauro Borghesi, 17/11/07
13.CHIESA ANTIILLUMINISTA
Nel 1793 Kant, filoso tedesco, pubblica "La religione entro i limiti della sola ragione" e l’anno successivo (è già uscita una seconda edizione) riceve un rescritto regio che, accusandolo di proporre una lettura distorta della verità cristiana, gli proibisce di trattare ancora in futuro temi religiosi. C’era da aspettarselo: ormai da alcuni anni, infatti, morto un sovrano illuminato come Federico II, il successore Federico Guglielmo II aveva inaugurato in Prussia una politica fortemente repressiva della libertà di pensiero.
In questa opera, infatti, Kant sottopone il messaggio cristiano al vaglio di una ragione che, pur consapevole dei propri limiti, ha fiducia in se stessa e non esita a presentare un’interpretazione del vangelo che, se è contrastante con l’ortodossia delle chiese cristiane, è però ricca di suggestioni di grande attualità. Come Kant aveva già affermato nel 1784, l’uomo deve uscire da quello stato di minorità che consiste nella “incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro e quest’atteggiamento adulto è particolarmente importante proprio nelle questioni religiose, perché “la minorità in cose di religione è fra tutte le forme di minorità la più dannosa e anche la più umiliante”(ivi).
Kant comincia dunque col distinguere un modello ideale, una chiesa invisibile concepita come una società composta da “tutti i giusti sotto il governo immediato e morale di Dio dalle comunità effettivamente esistenti, le chiese visibili che riuniscono “gli uomini in un Tutto che concorda con questo ideale”(ivi).
Riconosciuta la necessità di queste chiese, che si rifanno a questa o quella rivelazione storica per sostenere la vita morale degli uomini i quali, per la loro costitutiva fragilità, hanno bisogno di supporti sensibili e di conferme empiriche dei “concetti e dei principi razionali più elevati” Kant si preoccupa però di indicare subito i contrassegni dell’autentica chiesa visibile, davvero in sintonia col modello ideale: la volontà di perseguire la crescita dell’uomo e di favorire il rigore morale, evitando “sciocche superstizioni e deliranti fanatismi”, la capacità di costruire una società libera, sia al suo interno che nelle relazioni “con il potere politico” e fondata su principi essenziali certi e non su “simboli arbitrari che, mancando di autenticità, sono contingenti, soggetti a contraddizione e variabili”
Kant sostiene quindi che “tutte meritano un uguale rispetto, in quanto le loro forme sono tentativi coi quali i poveri mortali hanno voluto rendersi sensibile il regno di Dio sulla terra, ma tutte meritano uguale biasimo se identificano se stesse con quel regno.
Concentrando, quindi, l’attenzione sulle chiese cristiane, Kant si mostra sinceramente convinto della bontà della rivelazione cui esse si richiamano: la Scrittura è infatti un libro che contiene “la più pura dottrina morale della religione”.
È però ovvio che, essendo il miglioramento morale dell’uomo il fine proprio della vera religiosità, sarà appunto questo “il principio supremo di ogni interpretazione della Scrittura” Come i Greci e i Romani hanno saputo reinterpretare la loro mitologia mettendola in consonanza con la ragione, così è compito dei cristiani interpretare la loro tradizione religiosa “in modo che concordi con le regole pratiche universali di una religione razionale pura”.
Mauro Borghesi è un amico che abita a Rimini. Gli rubo questa riflessione che mi affascina.
Faccio solo una premessa che riguarda l'Italia: Letizia Moratti, quando era ministro (per me un po' nefasto) della P.I. ha proposto di togliere la teoria evoluzionistica dai libri di storia.
Mauro Borghesi non ha certo scritto questo articolo per confutare la Moratti, ma ... le sue riflessioni aiutano
14.SCIENZA E FEDE
Il sillogismo è semplice
1. c’è una sola verità sulle cose
2. fede e scienza cercano la verità
3. ovvio che prima o poi si dovrebbero incontrare
Perché non accade?
La prima cosa che mi vien da dire è che forse abbiamo troppa fretta e prima o poi si capiranno, ma ancora c’è tanta strada in mezzo. Sono due cose troppo distanti per incontrarsi con facilità, e forse è un bene che non si incontrino mai del tutto, perché in tal caso la fede smetterebbe di essere fede e sarebbe evidenza, e la scienza non avrebbe più nulla da cercare.
Un’altra considerazione a mente fredda è che la scienza è nata come figlia ribelle di una religione che non riusciva a domarla. Con un simile fresco passato è difficile che si riconcili in tempi brevi. Ricordiamo il processo a Galileo, non tanto per assolutizzare un caso, ma perché le motivazioni che vengono portate contro il suo nuovo metodo scientifico, (lui non doveva permettersi di fare affermazioni contrarie a quelle bibliche e a quelle dei Santi Padri), sono emblematiche di un atteggiamento difficile da superare ancor oggi.
Scienza e fede potrebbero darci luci diverse su una medesima realtà, senza entrare in competizione e senza invadere l'una il campo dell'altra. Qualche tempo fa mi è capitato di ascoltare alla radio un esorcista che metteva in guardia dal rivolgersi a psichiatri non credenti, solo un'ora più tardi in televisione uno scienziato parlava delle religioni come di realtà che inevitabilmente prima o poi portano gli uomini alla guerra. Finché scienza e fede continuano questo braccio di ferro e si offendono reciprocamente, perdono di vista la propria singolare missione, e non ci aiutano a crescere, né laicamente, né religiosamente.
La scienza risente ancora molto di uno spirito “scettico”, antireligioso, positivistico, che si porta dietro dalla sua nascita ; la fede, quella cattolica nel nostro caso, è a sua volta ancora troppo timorosa delle ingerenze della scienza, dei suoi studi, dei suoi approfondimenti storici, fisici, archeologici, su questioni che ritiene di sua esclusiva appartenenza, come ad esempio l'interpretazione dei vangeli.
C’è un fatto che mi consola: i grandi credenti ed i grandi scienziati non hanno mai aggredito l’altra parte. Gli attacchi principali vengono sempre o da predicatori fondamentalisti o da scienziati atei che amano più la rissa in televisione che il proprio umile e prezioso lavoro.
Resta comunque il fatto che mentre si discute e si filosofeggia sul rapporto tra fede e religione, qualcuno procede indisturbato sulla strada della clonazione, della fecondazione tra uomo e animale, delle cellule staminali prelevate da embrioni umani appositamente fecondati e conservati in frigo…
Sì, discutiamo pure. Ma la ricerca però non può andare avanti senza regole, guidata unicamente dalle richieste di mercato. Su questo credo che i richiami della Chiesa Cattolica abbiano un senso. Se anche non si vogliono accettare i valori cristiani, si stabiliscano comunque dei valori, un comportamento morale valido per tutti (su questo dovremmo costruire l’Europa, non sull’euro…) come si è fatto ad esempio per il principio della democrazia. Anche la democrazia ha faticato ad imporsi nell’Occidente, mi pare fosse condannata anche nel Sillabo a metà ‘800, però ce l’ha fatta, ed oggi, dopo l’esperienza della seconda guerra mondiale nessuno intende metterla in discussione.
Se questo processo è riuscito per le regole del vivere civile, forse potrà accadere anche per le regole sulla vita che nasce e che muore.
Per quanto risulti “bacchettone” questo intervento, mi rendo conto che non si può prescindere da una morale che regoli anche quello che si può fare con la scienza e la tecnologia.
La scienza in sé è aperta a mille strade del sapere e inevitabilmente qualcuno la deve indirizzare, le deve dire: ricerca in quella direzione e non perdere tempo in quelle altre. Questa è già una scelta etica, anche se non si vuole parlare di etica. Infatti per quale motivo si ricerca in una direzione piuttosto che un’altra? Perché qualcuno ha fatto quella scelta e se anziché uno Stato democratico è una multinazionale che fa capo ad un privato, allora possiamo legittimamente temere, che il suo scopo sia principalmente di profitto economico.
Perché, ad esempio, negli ultimi anni si è sviluppata così tanto la tecnologia dei telefoni cellulari, e così poco quella delle automobili con un propellente alternativo al petrolio? Forse proprio perché non si è voluta fare una scelta etica, e così facendo la scelta l’ha fatta chi ha soldi da investire nei propri affari. La scienza, ci permette di comunicare con facilità a qualunque distanza, ma non si preoccupa dei tralicci di alta tensione che servono per far funzionare il tutto, non si occupa delle onde elettromagnetiche che ognuno incassa tenendo l'apparecchio incollato all'orecchio. La scienza oggi costruisce lo scudo stellare, e non inventa un vaccino per combattere una cosa banale e diffusa come la carie dei denti. Inventa le bombe intelligenti e non sa sfamare i continenti che non hanno da mangiare a sufficienza. Va ad atterrare con le sonde sulle comete per capire come può essere iniziata la vita sulla terra, e produce automobili, fabbriche e sistemi di riscaldamento che distruggono la terra.
Dall’altra parte questo discorso non significa lasciar entrare le religioni nel Parlamento, né pensare da parte della Chiesa, di aver capito tutto, sapere tutto, e non aver più nulla da imparare fuori dalla Scrittura e dal Magistero.
“Compito dell’etica teologica non è solo quello di mantenere precetti divinamente rivelati ma anche quello di indicare come meglio l’uomo può realizzare concretamente il progetto divino per lui, per l’umanità e per il cosmo. (…) Adeguare la valutazione dei comportamenti umani, e la conseguente normativa, all’approfondirsi delle conoscenze scientifiche non è né relativismo, né soggettivismo etico (come molti nella Chiesa temono): è invece l’unico oggettivismo disponibile all’uomo. (…) Chi si acquieta e si appiattisce su quel poco di verità che già crede di conoscere è perduto, come uomo e come cristiano: la verità unica e suprema, non lo interessa”. (E. Chiavacci, libro citato in fondo)
Mauro Borghesi
• Consiglio di leggere una bella riflessione all’indirizzo http://www.dm.unipi.it/~granieri/scienza-fede.html
• Dal mio sito: http://web.tiscali.it/chiesalternativa/viero.htm
• Consiglio anche la lettura di “Lezioni brevi di bioetica” di Enrico Chiavacci, Cittadella 2003. € 9,00, pagine 120.
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15.RIFLESSIONI DI BERNARD HAERING SUL PAPATO
Di Bernard Haring
Dilette sorelle e fratelli!
Nel suo pellegrinaggio la cristianità entra (e’ gia’ entrata) nel terzo millennio. Essa si trova di fronte a problemi grandi e scottanti. Ma riponiamo la nostra speranza nel Signore della storia e ci apriamo con umiltà al suo Spirito Santo.
Con Giovanni XXIII e con il Concilio da lui convocato, in cui per la prima volta era rappresentata tutta la terra, un'alba luminosa è spuntata. La chiesa cattolica è entrata nell'era dell'ecumenismo. Paolo VI, il suo venerando successore, continuò con tenacia la sua opera. Egli ebbe anche il coraggio di esprimere, davanti al consiglio ecumenico delle chiese il proprio timore che il papato, nella sua forma storica, sarebbe potuto divenire un grande ostacolo sulla via della riunificazione della cristianità. Il suo amabile successore Giovanni Paolo I affermò con chiarezza profetica che la collegialità fra i vescovi ed il papa costituisce la prova ed il sigillo della cattolicità. E aveva anche coraggiosamente riflettuto su ciò che questo dovrebbe significare, per esempio per il modo dell'ufficio dell'esercizio petrino.
Ora è giunto il tempo di fare subito dei passi decisivi.
Il passo più importante consiste anzitutto in una rivisitazione umile e coraggiosa della storia del papato.
In secondo luogo dobbiamo dare chiari segni che sappiamo imparare dalla storia e che vogliamo lasciarci illuminare dalla parola di Dio. Riflettiamo sull'ufficio petrino, così come esso fu delineato da Gesù e si espresse nella tradizione più antica.
Il secondo millennio è l'era delle tristi divisioni della chiesa. Una delle cause furono l'irretimento dei vescovi, in particolare dei vescovi di Roma, in lotte mondane di potere, nonchè idee troppo mondane circa l'esercizio dell'autorità ecclesiale e del potere. Questo provocò una cecità incomprensibile. Con sgomento pensiamo alla tortura, ai roghi degli eretici e delle streghe. I metodi dell'Inquisizione impedirono il dialogo sano e franco nella ricerca di una maggior luce in questioni dottrinali, morali e di disciplina ecclesiastica. Malgrado tutto Dio continuò a far dono alla chiesa romana anche di buoni vescovi. Ma la loro santità e sapienza non riuscì a imporsi in misura sufficiente in seno a strutture fossilizzate. Le chiese si difesero e difesero la loro dottrina e prassi con una specie di mentalità da fortezza assediata. Ogni parte, ed in particolare i papi, rivendicarono una specie di monopolio sul possesso della verità. E così si smise in larga misura di cercare insieme.
Oggi volgiamo comunque il nostro sguardo al futuro, pur nella piena consapevolezza del passato che rimane ancora da superare. Mi limito a menzionare i punti più importanti del programma immediato:
1. Poichè il trono, la corona ed i titoli pomposi sono sintomi patologici, proibisco energicamente di chiamare i vescovi di Roma con titoli antievangelici come "Sua Santità", "Santo Padre"; così infatti Gesù chiama Dio il solo Santo prima della sua dipartita. Ci vergognamo del fatto che il papa abbia permesso ai suoi cortigiani di chiamarlo "Sanctissimus" e "Beatissimus". Non vi saranno più "prelati domestici di sua Santità", nè "porporati". Nè in Vaticano si parlerà più di Eminenze, Eccellenze e cose del genere. Perchè il punto di incontro con Dio, che in Gesù si è rivelato come umiltà, è la coscienza del nostro nulla.
2. Faremo nostri, quanto prima, i risultati sorprendenti dei dialoghi bilaterali e multilaterali e li porteremo al sospirato traguardo. Simbolo di ciò sarà il fatto che il "Segretariato per l'unione dei cristiani" diventerà d'ora in poi una delle autorità principali e sarà trasformato nella Congregazione per l'unione dei cristiani. Per quanto riguarda la ricezione dei risultati, competente non sarà più la Congregazione per la dottrina della fede. Sotto la guida della Congregazione testè menzionata per l'unione dei cristiani si procederà a stabilire strutture corrispondenti, le quali garantiscano che tutto il popolo di Dio, in particolare i vescovi, le conferenze episcopali e le facoltà teologiche, intervengano fattivamente in questo processo importante.
3. Il papa si lega a strutture precise, che esprimono e favoriscono la collegialità. Ciò significa fra l'altro che il sinodo dei vescovi, che si raduna a intervalli regolari, svolgerà più che una funzione di consulenza. Il papa accoglierà le sue conclusioni e di norma le approverà. I punti controversi saranno chiariti con un dialogo paziente e schietto.
4. Per quanto riguarda la scelta e la conferma dei vescovi di tutto il mondo torniamo decisamente alla prassi del primo millennio. Al riguardo possiamo sicuramente molto imparare dalla prassi ininterrotta delle chiese ortodosse e dalle chiese nate dalla riforma protestante, nostre sorelle. Il vescovo di Roma, in corrispondenza al suo compito ecumenico, sarà eletto dai suoi rappresentanti delle conferenze episcopali, secondo modalità che saranno stabilite dal prossimo sinodo dei vescovi. Quanto prima, un sinodo dei vescovi dovrà similmente procedere alla riforma del cosiddetto corpo diplomatico. Già il semplice nome è inaccettabile, perché ricorda troppo strutture del potere statale.
5. Un'accurata interpretazione dei documenti del Concilio Vaticano I e II alla luce della parola di Dio e della tradizione ha sufficientemente dimostrato che l'esercizio della suprema autorità magisteriale del vescovo di Roma è completamente inserita nel tutto della chiesa. Egli non è, per così dire, un maestro che parla dall'alto e dal di fuori, ma è inserito in maniera particolare nel processo di apprendimento con le sue dimensioni ed i suoi organi ecumenici. Suo compito è quello di confermare, mediante l'esempio ed il modo di esercitare la prorpia autorità, la fede del Servo di Dio e Figlio dell'uomo umile e non violento accreditato dal Padre e di contribuire così ad esprimere la fede di tutta la chiesa. Egli fa parte sia della chiesa discente e ascoltante, sia della chiesa docente; con tutti gli altri deve tendere soprattutto l'orecchio alla parola di Dio, osservare e cercare di decifrare i segni dei tempi.
Il vescovo di Roma non può assolvere fecondamente e con fiducia questo compito, in collaborazione con i suoi confratelli nell'episcopato, se in tutta la chiesa non c'è veramente posto per un dialogo sincero.
5. In comunione e con il consenso universale di tutti I successori degli Apostoli abroghiamo le disposizioni del diritto canonico (CIC c. 1371, 1), secondo le quali qualsiasi manifestazione di dissenso nei confronti di dottrine non infallibili del papa è un delitto. Al di fuori dei nostri voti battesimali e della comune professione della nostra fede non esiste d'ora in poi alcun giuramento di fedeltà al papa. "Sia il vostro parlare sì, sì; no, no. Il di più viene dal maligno" (Mt 5,37).
6. Le scottanti questioni ora emergenti, come ad esempio quella del ruolo della donna nella chiesa e della sua eventuale ordinazione sacerdotale, non saranno d'ora in poi più tabù. Esse vanno chiarite nel dialogo intraecclesiale e con disponibilità ecumenica ad imparare, fin quando non saranno mature per essere risolte. Risoluzioni che il papa non prenderà da solo, ma in piena collegialità.
7. La chiesa deve essere luce del mondo e sale della terra. Essa deve e vuole divenire una specie di sacramento della salvezza, della guarigione, della pace e della giustizia universale. Per questo percorriamo il nostro cammino con profonda e sentita solidarietà con tutta la famiglia del genere umano, con tutti i popoli e tutte le culture, non da ultimo anche con le grandi religioni mondiali dell'Oriente.
8. Tutta l’amministrazione dei beni materiali della Chiesa sia completamente e giuridicamente messa nelle mani di Ministri (Deacons) propriamente qualificati ed eletti dalla comunita, con responsabilita’ e trasparenza completa.
9. Sia eliminata ogni segretezza su tutto quello che in qualche modo ha relazione con il ministero la comunita’.
10. Le residenze, costumi, e tutti gli altri spetti esterni dei ministri siano confacenti ed uniformi ai normali e decenti costumi della comunita’. Vestimenti e distinzioni siano ridotte al minimo. I paramenti dei ministri nello svolgimento delle loro ministero dimostrino, non tanto il livello gerarchico, ma la dignita’ e rispetto dei riti e dei sacramenti medesimi.
In unione con tutti intendiamo imparare, vigilare, pregare e lavorare per la soluzione dei problemi più scottanti, affidatici anche dal vangelo come la pace e il lavoro per la pace nello spirito della non violenza evangelica e dell'amore riconciliatore, la giustizia e la conservazione della creazione affidata agli uomini.
Raccomando me stesso e il mio servizio in seno alla chiesa alle vostre preghiere, così come raccomando voi alla grazia e all'amore di Dio nostro Padre e del nostro Signore Gesù Cristo.
Tratto dal libro "Perchè non fare diversamente?"
di B. Haering, ed Queriniana. pg 79-86 |
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CATECHESI ANOMALA
WORK IN PROGESS
Questo articolo è in continuo e progressivo aggiornamento perchè è frutto di riflessioni che sto maturando in questi mesi e che provo a mettere per iscritto per dare maggiore ordine. So che vi sono molti lettori del mio sito interessati a queste riflessioni e sarò lieto di condividere via mail, nella solita riservatezza, opinioni convergenti o divergenti.
DIO E' CATTOLICO?
E' da tempo - da almeno 30 anni - che nel mondo cattolico sentiamo l'esigenza di una fede adulta, di un cattolicesimo non baciapile, di una gerarchia di servizio e non di potere, ma non troviamo il modo di dare un "sistema" ai veri pensieri che circolano numerosi e fecondi in tutto il mondo cattolico. Molti di noi, in sintesi, si chiedono se Dio sia cattolico.
Voglio provarmi a sintetizzare il mio pensiero che, lo ripeto, è sempre "in fieri".
Dio non è cattolico, come non è protestante, anglicano, musulmano, ebreo...Dio è Dio e basta.
Questa prima affermazione mi porta ad una riflessione più profonda: so che parto dal postulato che Dio esista.
Dio esiste come essere supremo, come qualcuno che sta sopra la natura in genere (natura umana compresa) e che è punto di riflerimento non solo del pianeta Terra, ma dell'Universo in cui questo pianeta è inserito.
Sì, lo so: per molti filosofi Dio è un'invenzione dell'uomo.
Molti ritengono che Dio (che potrebbe essere Jawhè, Zeus, Giove, Allah, il Grande Spirito, l'Essere Supremo...) in realtà non ci sia mai stato. Sono gli uomini che si sono inventati una persona (o più persone) che esiste nel cielo e che governa il mondo.
Si rincara e s'aggrava l'affermazione sostenendo che Dio è un'invenzione della casta sacerdotale che, sfruttando la superstizione o comunque il senso di mistero che circonda la vita di ognuno, s'è inventata un Qualcuno di cui essa diventa tramite. Le conseguenze sono inevitabili: la casta tiene in pugno il villaggio, il popolo, la nazione, il mondo e va spesso a braccetto col potere politico che la blandisce quando trova il modo d'accordarsi, la vessa e la persegue quando l'accordo non si trova. Esempi che confortano questa tesi se ne possono trovare a iosa sia nella Bibbia che in altre storie di religioni.
Il "Dio invenzione dell'uomo" sarebbe una "comodità" per tutti. Per l'uomo stesso che lo prega nelle varie forme e secondo le liturgie delle diverse religioni; per la casta sacerdotale che su questo ci campa; per il potere politico che ha costruito le sue fortune sia appoggiandosi su Dio che combattendolo.
Per me Dio esiste. Non l'ho incontrato personalmente perchè finora non mi si è mai materilizzato davanti alcunchè di roveto ardente, vergine piangente, Cristo sanguinante ed altre visioni mistiche del genere, ma lo sento come parte della mia vita quotidiana. A me basta il Cristo di Dio che si è incarnato e che, in tre anni, vagando per le strade della Palestina, ha rivoluzionato il mondo e tuttora sa dare una risposta ai problemi di ogni uomo.
Se di tutti i vangeli, canonici e non canonici, facessimo un libro solo, basandoci sull'essenzialità cristiana, forse verrebbe fuori un volumetto di 30 pagine, ma sarebbe un condensato di spiritualià e di etica tale che farebbe venire la voglia di mandare al macero intere biblioteche.
IL GIOVEDI SANTO
(9 aprile 2009)
E' con profonda nostalgia che parlo di questo giorno che la religione cattolica dedica al sacerdozio. Oggi, infatti, avvengono due celebrazioni solenni: al mattino, nella cattedrale - chiesa madre di ogni diocesi - il vescovo raduna tutti i presbiteri e consacra gli oli del crisma, dei catecumeni e degli infermi. Alla sera, in ogni comunità, viene celebrata la messa "In coena Domini" in cui si ricorda l'istituzione dell'Eucaristia.
Ricordo con nostalgia questo giorno perchè per anni - da cerimoniere maggiore - fui regista di queste celebrazioni, poi vi partecipai da sacerdote, quest'anno - ricorrendo 30 anni della mia ordinazione sacerdotale - avrei voluto essere presente in cattedrale, ma pressanti impegni di lavoro m'impediscono di realizzare il desiderio.
Allora rifletto su alcune cose.
Gli Oli Sacri.
La cerimonia della consacrazione è acocmpagnata da un antichissimo canto:"O Redemptor, sume carmen, temet concinentium" (O Redentore, accogli il canto di coloro che cantano proprio Te). Fra gli oli si consacra il Crisma che serve per ungere e battezzati (segno di partecipazione al sacerdozio di Cristo) e le mani dei diaconi che saranno consacrati preti e dei preti che saranno consacrati vescovi (segno che questi fratelli partecipano più intimamente al sacerdozio del Cristo). Mi viene spontaneo pregare perchè il sacerdozio ministeriale sia svestito dall'aura sacrale che lo avvolge. Oddio! A pensarci bene i preti ci mettono del loro per svestirsi dall'aura sacrale: vestono molto laicamente (quando non sciattamente), infilano parolacce nei loro eloqui (quando non pesanti volgarità) e sembrano spesso più funzionari del sacro che testimoni viventi di una Santità. Ma queste sono derive impazzite di un concetto più profondo che fatica a maturare: il sacerdozio è un dono che Cristo ha fatto a chi sceglie di credere nel suo messaggio perchè si perpetui la memoria di un Dio Incarnato che riscatta la persona dalle grandi contraddizioni e dai cocenti conflitti che l'attanagliano. Così inteso, il sacerdozio perde la propria aura sacrale d'incomprensibile mistero e s'avvicina ad un popolo che crede nel messaggio di Cristo che indicò le contraddizioni che distinsero la sua esistenza: solo chi muore, dà la vita; solo chi sa perdere, ama; solo chi serve, è Signore; essere liberi è farsi schiavi fino alla morte per la persona che si ama.
Così inteso il sacerdozio dei fedeli non sarà più solo e rigorosamente maschile, solo e rigorosamente celibe, solo e rigorosamente sacrale. Il Crisma, con il quale si unge la testa di un battezzato a simbolo della sua partecipazione al sacerdozio del Cristo, diventa segno di un dono che è per tutti coloro che si sentono vocati a spezzare per i fratelli il Pane della Parola e della Vita.
L'Eucaristia.
Per me cattolico è segno della presenza viva del Cristo e non solo ricordo di una Cena. Ma è anche segno di comunione con i fratelli. Mi duole vivere una realtà eucaristica dove m'accorgo che - siccome non la penso con chi pensa di detenere il potere ecclesiastico - posso essere messo fuori dalla comunità. Salvo poi (casi tipo Galileo, Bruno ecc.ecc.) riconoscere post mortem che non ero così fuori dalla comunione.
Proprio la sera del giovedì santo si canta un antico inno: Ubi charitas et amor, Deus ibi est.
Mi basta
Da IL TIMONE.
CONFUSIONI FRA VERGINITA' E CASTITA'?
E' un articolo da leggere per la capacità dell'articolista di arrampicarsi sui vetri per sostenere il suo argomento : il celibato è e deve restare obbligatorio.
Mi fa tenerezza vedere come ci siano ancora persone così bolse.
"C'è una parola che, al di fuori degli ambienti strettamente religiosi, suscita insieme curiosità e diffidenza, stupore ma anche perplessità. Ed è "castità". Non me ne meraviglio, anzi credo che queste reazioni siano normali. La castità come scelta di vita, cioè la rinuncia a sposarsi e ad una propria famiglia per dedicare interamente la propria vita a Dio e, di riflesso, ai fratelli è effettivamente uno scandalo perché è qualcosa che sembra andare contro la stessa natura umana. Eppure, pur con modalità diverse, è una scelta che accomuna parecchi percorsi spirituali anche non cristiani. Perché, come dice Gesù di questo stato di vita: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini; e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei Cieli. Chi può capire, capisca» (Mt 19,11-12).
Chiariamo subito una cosa. In realtà, a proposito di questa scelta di vita sarebbe meglio parlare di "verginità", essendo in qualche - modo la castità (intesa più in generale come custodia del cuore, come purezza da applicare ad ogni atto della vita) un impegno e un atteggiamento che dovrebbe riguardare chiunque creda e si sforzi di seguire gli insegnamenti evangelici e l'esempio di Gesù. E anche per restare al campo più strettamente sessuale, non è che agli sposati o ai non sposati in attesa di trovare un partner sia concessa ogni libertà. La sessualità, infatti, va comunque vissuta in modo ordinato e conforme al disegno di Dio sull'uomo perché possa trovare la sua migliore realizzazione.
Se, dunque, dopo questa precisazione, impieghiamo il termine un po' improprio di "castità" è perché questo è l'uso invalso nella Tradizione. D'altra parte, sempre nella stessa Tradizione, la castità non viene mai considerata da sola, ma strettamente unita ad altri due elementi che la accompagnano, cioè la "povertà" e "l'obbedienza". Questo perché si è sempre reputato che questi tre aspetti si aiutino e si sostengano a vicenda: non può reggere a lungo una vera castità chi non sia anche povero nello spirito e, quantomeno, parco nella vita, come chi non sia davvero obbediente e disponibile alla volontà di Dio anzitutto, ma anche alla materna guida della Chiesa ed, eventualmente, alla comunità nella quale è inserito.
Ma perché questa scelta - così anticonformista soprattutto oggi - che, proprio perché tale, non a tutti è dato capire? Che cosa c'è dietro, che cosa la muove e la sostiene? C'è l'intuizione - ma forse sarebbe meglio dire l'illuminazione - che Dio è Tutto e che, al contempo, è Amore. Un Tutto, un Amore che già di per sé riempie in modo così pieno la vita al punto che quest'ultima gli può essere, fin da qui, interamente dedicata. «Dio sarà tutto in tutti" ci dice s. Paolo riferendosi al Paradiso. Ecco. il vergine è stato così folgorato da questa rivelazione da volerla anticipare, da cercare di viverla con la maggior pienezza possibile fin da ora. La sua è, dunque, al contempo, una scelta e una testimonianza: quella che si può vivere di Dio rinunciando anche a gioie terrene lecite e giuste come quelle che nascono dall'amore di una famiglia umana. Non rinunciando, invece, a praticare un amore casto verso i fratelli in umanità, anzi dedicandosi totalmente ad essi come è più facile fare, con cuore indiviso, nella verginità e nel celibato.
Si tratta di una vocazione di minoranza. La chiamata al matrimonio è la più diffusa ed è altrettanto nobile e importante, dal momento che è attraverso di essa che vedono la luce i nuovi figli di Dio. Però è una vocazione preziosa perché, anche attraverso lo scandalo che suscita, ma pure per i frutti spirituali che produce. è una testimonianza e al contempo un simbolo molto forte. Una sorta di piccolo faro che illumina e fa pensare.
Una vocazione che nel tempo ha assunto forme diverse. Monaci e monache ritirati nei loro monasteri, dai quali ci garantiscono un ricordo costante nella preghiera. Solo in Cielo sapremo quanto dobbiamo a questi fratelli che vegliano lodando e impetrando Dio per noi così indaffarati in tutti i nostri numerosi impegni. Religiosi e religiose di vita attiva dediti alle più varie opere sociali e di apostolato. E, da ultimo, laici che in forme diverse e spesso non rinunciando ad una professione testimoniano in mezzo a tutti questa loro scelta portandola, come testimonianza umile ma preziosa. fin dentro agli ingranaggi della vita. Confusi in mezzo agli altri, professionalmente impegnati ma, al contempo.
presenza che richiama alla consapevolezza che tutti. vergini e non vergini. siamo incamminati verso una meta preziosa. Una meta dalla quale a essi viene speranza e linfa e che, proprio per questo, dimostra come non tutto si esaurisca nei gesti e negli eventi di questa vita.
Forse a questo punto ci è più facile capire perché la Chiesa latina insista - anche contro una opinione pubblica spesso contraria - nel mantenere il sacerdozio ministeriale legato ad una scelta di verginità. Non sarebbe indispensabile. Si tratta infatti di una legge ecclesiastica e non di diritto divino. Tuttavia - al di là dei problemi pratici che il matrimonio comporterebbe per un prete: il mantenimento di una famiglia. la cura da dedicare a moglie e figli, che molto toglierebbero alla disponibilità di tempo per i fedeli - ciò che la Chiesa ha voluto sempre sottolineare è la testimonianza di un cuore sacerdotale che. similmente alla scelta fatta da Gesù, si offre totalmente a Dio ed ai fratelli con cuore indiviso, in un servizio di dedizione generosa e piena. Certo, molti di loro potranno qualche volta cadere, come del resto può succedere a tutti noi. ma è la meta che conta.
La misericordia di Dio è a loro disposizione come per ogni cristiano. Per questo possono rialzarsi anch'essi e ripartire con coraggio e speranza. È segno di poca comprensione delle radici profonde della scelta della Chiesa affermare, per esempio. che se i preti si sposassero sarebbero più equilibrati sessualmente e tra loro ci sarebbero meno pedofili. Occorre scegliere bene i candidati. questo sì, escludendo ovviamente le patologie. Occorre seguire bene la formazione dei sacerdoti - ma più in generale di chi abbia questa vocazione alla verginità - perché maturino la loro umanità in modo giusto e diventino capaci di fare una corretta sublimazione della loro energia sessuale e affettiva. Ma pensare che il rimedio alle difficoltà sia abbassare la grandezza della meta è togliere speranza alla fede e a tutta la lunga e gloriosa esperienza della Chiesa. Lo Spirito, che aiuta tutti a santificarsi nel modo più adatto a ciascuno, non può certo abbandonare questi suoi figli che ha chiamati ad un ruolo e ad una testimonianza speciali. Coraggio. dunque, a tutti loro. che oggi più che mai remano contro corrente, e a noi, chiamati a stimarli profondamente e a sostenerli con la nostra preghiera.
La cultura di oggi vuole convincerci che rinunciare al sesso, al denaro. ad una libertà quasi senza limiti sia una scelta assurda, incomprensibile, addirittura malata. E qualche volta rischia di riuscirci o, quanto meno, di insinuarci dei dubbi. È un fatto che oggi. anche in famiglie di credenti, spesso si lotta contro eventuali vocazioni verginali dei figli.
Eppure, al di là di ogni ragionevole aspettativa. ad ogni generazione, anche oggi, si ripete questo meraviglioso evento, quasi un miracolo che sempre provoca stupore: che un giovane (o anche un meno giovane) rispondano "sì" alla chiamata divina a seguire Gesù in povertà. castità, obbedienza. A seguirlo per testimoniare di un Amore che ha O;) illuminato il loro cuore e che lo ha totalmente conquistato. Nuovi figli di Dio che vanno ad unirsi alla schiera dei vergini che nella Chiesa, pur con i loro limiti, cercano di anticipare coraggiosamente il Regno e aiutano tutti noi a ricordare la giusta gerarchia delle cose, il primato di Dio su tutto, la speranza che nasce dalla fede, la meta che ci attende.
LE FESTE DEI SANTI
E' giusto esporre un cadavere sull'altare?, mi chiede un lettore.
Messa così, direi di no.
Ma la domanda è opportuna per capire il senso delle feste dei santi o dei beati e, comunque, della venerazione che nel mondo cattolico si dedica a chi in particolare modo ha vissuto radicalmente il Vangelo.
Cominciamo a distinguere tre modi di venerazione che forse nessuno più conosce:
- la latrìa: (dal greco) è il culto di adorazione che si deve solo a Dio
- la dulìa. (dal greco) è il culto di venerazione (non adorazione) che si deve ai santi
- l'iperdulìa: è la venerazione che si deve alla Madonna.
Detto questo veniamo ai "cadaveri esposti in teche", per usare l'espressione del visitatore del mio sito.
Fin dalle origini i cristiani - riprendendo una tradizione del culto dei morti - seppellivano i morti senza cremazione in omaggio alla credenza (per fortuna smontata e smentita) che il corpo doveva riposare in attesa della risurrezione. Nacque poi una forma di venerazione che rasentava la superstizione: sembrava che persone che particolarmente si erano distinte in vita nel seguire e praticare il messaggio evangelico, continuassero, anche dopo la morte, dal sepolcro, ad emanare particolare energia...come dire? ... edificante. Non solo avevano il potere di suggerire di imitare il loro stile di vita, ma anche...in certi casi... di aiutare "materialmente" chi s'affidava a loro (per es. sopportando più serenamente le prove della vita, una malattia...).
Da qui il culto presso queste tombe.
Da qui il passaggio-facile-all'attribuzione di determinati poteri di "ascolto" presso Dio.
Da qui...il passaggio - a volte commerciale - allo stato di culto che arrivava ad esumare il cadavere, imbalsamarlo, operare interventi di maquillage (maschera di cera,ecc) ed esporlo alla venerazione.
Nei secoli, poi, le cose sono degenerate. Si è data maggiore importanza al fatto miracolistico più che alla sostanza della testimonianza della persona e si è arrivati ad una vera e propria "latrìa" che ha pregiudicato la stessa vita di fede.
Rispondo alla domanda iniziale: per me non ha senso esporre la salma di un santo o di una santa. Come non ha senso insistere il fatto che la salma - dopo anni - non ha visto la corruzione, quasi che questo fosse un segno di Dio.
Ha senso riportare il culto della persona a quello che fu: un esempio di vita evangelica vissuta.
A me non sono mai piaciute faraoniche cerimonie con il deus ex machina che fa scendere o salire l'effige del santo o del beato nella gloria del Bernini in San Pietro.
Il messale - più sobrio - ci ricorda, nel prefazio del giorno di Ognissanti, che essi furono "modelli di vita". Basta.
La chiesa gerarchica indica alla chiesa militante alcune persone (intendiamoci: ce ne possono essere moltissime altre che non hanno avuto la fortuna di avere una congregazione o un patrocinatore della causa e che pertanto rimangono sconosciute) che hanno cercato di vivere fino in fondo, con la Grazia di Dio, il messaggio evangelico. Rimangano tali: amici e modelli di vita.
Il resto? E' solo - duole dirlo - commercio del sacro.
I TEMPI LITURGICI
I tempi liturgici sono :Avvento, Natale, Quaresima, Pasquale e "Per Annum" (durante l'anno).
Sono stati creati più o meno dal IV secolo in poi (Pasquale e Natale) e poi aggiornati lungo il percorso della chiesa "militante" per aiutare a vivere meglio la riflessione sul mistero di Cristo.
Dico subito una prima cosa: per me non esistono i "TEMPI FORTI" (tradizionalmente l'Avvento e la Quaresima). Prima di tutto perchè secondo me se c'è un tempo forte è quello pasquale (la mia fede si centra tutta sul Cristo morto e Risorto), ma poi perchè tutti i tempi debbono essere vissuti in perenne assetto di "testimonianza cristiana".
AVVENTO
1. Il fatto.
Consta di 4 domeniche, con dentro una festività che è quella dell'Immacolata Concezione.
E' considerato tempo forte per l'attesa del Salvatore.
2. Commento flash
- è considerato tempo forte perchè si comincia a correre per i regali di Natale e si pensa al primo ponte sciistico dell'Immacolata. Preti e vescovi lo sanno, ma fanno finta di non sapere.
- delle quattro domeniche, la terza è considerata "Gaudete", perchè una volta si faceva seriamente la penitenza (magro, digiuno...) e si interrompeva la penitenza una domenica in mezzo per non soffrire troppo. I sacerdoti, che alla messa per tutto l'avvento usano il paramento viola, segno di penitenza, la terza domenica ne vestono uno rosato per far capire che si può "staccare" dall'austerità. Ma...per piacere!
- in avvento si medita sulla venuta del Cristo Salvatore. Cioè non si medita. Le messe sono uguali alle altre. Solo cominciano gli sforzi di chiedere qualche soldo in più per essere buoni a Natale con i poveri, ecc.ecc.
- una volta in questo periodo c'erano due novene, cioè nove giorni in preparazione di una festa. La prima era la novena dell'Immacolata e la seconda era quella del Natale. Adesso le novene ci sono ancora, ma non ci va nessuno. Si preferiscono altre novene ed altri pellegrinaggi: negozi, centri commerciali...
NATALE
1.Il fatto
E' il tempo più breve.
Parte dalla vigilia di Natale e si conclude con la domenica del Battesimo del Signore.
2.Commento.
E' tempo pieno di feste solenni ed importanti che però sono scivolate nel consumismo più sfrenato
PER ANNUM (o tempo ordinario)
1.Il fatto
E' un tempo che è diviso in due parti: dalla festa del battesimo di Gesù fino al mercoledì delle Ceneri. Riprende dalla domenica della S.S. Trinità fino alla domenica di Cristo Re.
2.Commento
E' considerato il tempo della quotidianità. Il sacerdote veste i paramenti di colore verde, non ci sono momenti "forti" se non le solennità che vi accadono (es.Assunta, Ognissanti).
QUARESIMA
1.Il fatto.
Inizia il mercoledì delle Ceneri e si conclude la sera del mercoledì santo quando ha inizio (il giorno dopo) il Triduo Pasquale.
E' composto da 5 domeniche più la domenica delle Palme che introduce nella settimana santa.
2. E' considerato (a torto) il tempo più forte dell'Anno Liturgico. A torto perchè secondo me il tempo forte non è quello della Penitenza, ma quello della gioia (cioè i tempi di Natale e di Pasqua) in cui si è felici di essere inseriti nel progetto salvifico di Dio. In questo tempo di Quaresima si è invitati a riflettere e fare penitenza per i propri peccati.
TRIDUO PASQUALE
Il Fatto.
Un tempo liturgico brevissimo: Giovedì, Venerdì e Sabato Santo.
Il giovedì vi sono due momenti principali: al mattino in ogni cattedrale il Vescovo riunisce tutti i preti e celebra la Messa Crismale (si consacrano gli oli dei catecumeni, degli infermi e il crisma), la sera in ogni comunità si celebra la Messa che ricorda la Cena del Signore.
Il venerdì non si celebra la messa, ma si compie una liturgia che ricorda la Passione del Signore.
Il sabato si celebra la Veglia Pasquale.
Il commento.
E' il tempo forte per eccellenza di tutta la chiesa cattolica. Nei tre giorni si vive attraverso il rito il mistero della istituzione dell'Eucaristia, della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. E' vissuto malissimo. La frenesia del lavoro e della società tecnologica impedisce di prendersi gli adeguati spazi per vivere appieno questo mistero.
TEMPO PASQUALE
Il fatto.
Inizia la domenica di Pasqua e si conclude con la domenica di Pentecoste da cui riprende il tempo "per annum".
Il Commento.
Tempo in cui vi sono le domeniche "in albis deponendis" (anticamente i battezzati la notte di pasqua deponevano la veste bianca, simbolo di purezza e di lavacro dal male), le feste dell'Ascensione, di Pentecoste.
Il commento.
E' un tempo che dovrebbe ricordare e far approfondire il mistero centrale del cristianesimo.
Dovrebbe...
VERITA' DI FEDE
CRISTO
1. Cristo è Redentore dell'Uomo. L'affermazione è scontata verbalmente. Non so quanto lo sia praticamente. Penso che per molti cristiani lo sia pochissimo.
2. Cristo ha sconvolto gli schemi del perbenismo di tutti i tempi. Ecco perchè affascina, ma anche viene lasciato ai margini. Come un bel quadro: lo si contempla, ma lo si lascia al museo. Lì non dà fastidio.
3. Cristo ha lasciato un messaggio:il Vangelo. Sulla storicità del personaggio non vi sono dubbi. Sulla storicità di alcune affermazioni attribuite a Cristo, sì. Ma è importante il nucleo del messaggio, l'Amore. Si dice che solo chi muore,dà la vita; solo chi si fa schiavo, è libero; solo chi sa perdere, guadagna; solo chi serve è signore.
4.Postilla: e CRISTO RE? Cristo re è una festa istituita dalla chiesa per significare la sovranità spirituale di Cristo sul mondo. E' un po' anacronistica, ora, ma per molti esercita ancora un suo fascino. Conclude l'anno liturgico e in genere avviene alla fine di novembre
LA CHIESA
1. E' mistero.
Il dono di un Dio che si fa carne e lascia in sua memoria la celebrazione del suo sacrificio per la redenzione umana, è una realtà che trascende i meri calcoli umani.
2. E' dono di Cristo
Cristo ha voluto la chiesa? Sì. Con il collegio apostolico.
3. E' segno di comunione
Perchè le chiese si sono divise? Perchè sull'agape ha vinto l'egoismo.
4. I suoi problemi
Sono tanti:
- attenzione ai segni dei tempi
- vita di comunione
- riunione con i fratelli separati
- teologia e bibbia
5. La riforma
Molti che mi leggono mi chiedono cosa ne penso di una chiesa che fatica a trovare il dialogo con il mondo.
Non so se è del tutto vero: penso che la chiesa sia ingessata, ma anche il mondo non voglia dialogare con la chiesa.
IL NATALE
Si sa che Cristo non nacque il 25 dicembre e si sa che il 2006 non è l'anno corretto dalla nascita di Cristo. La cosa deve importare a livello storico-critico e scientifico. Un po' meno da punto di vista della fede. Per la fede importa che Cristo sia nato, vissuto, morto e risorto.
Nell'interessante libro di Shurè si narrano nascite miracolose come quella di Cristo anche presso altre religioni. Questo non inficia per nulla la fede cristiana.
LA RISURREZIONE
Non si sa di altri profeti rispettabili che abbiano vinto la morte risorgendo. Quando mi dicono che Dio è una finzione per poveracci come me, rispetto l'affermazione, ma penso che se questa forza superiore ha vinto la morte facendo risorgere suo figlio, allora è LUI la vera fonte della vita.
L'ASCENSIONE
Dopo la risurrezione dai morti, Cristo - vi sono testimonianze non sospette - apparve non solo agli apostoli, ma a molte persone. Quindi salì al cielo, dove - come si recita nel Simbolo della fede cattolica - siede alla destra del Padre. Un modo figurato per dire che vive, con il corpo, in comunione con Dio.
LA PENTECOSTE
Davvero scesero lingue di fuoco sulla testa degli apostoli e di Maria nel Cenacolo di Gerusalemme o nella casa dove erano radunati per paura dei Giudei?
La mia risposta è NO.
E allora non ci fu il boato, il vento impetuoso? NO
Cosa accadde?
Accadde quello che ogni annunziatore autentico di un messaggio in cui crede, avverte dentro di sè: un fuoco che lo divora e non si estingue fino a quando non ha annunciato a tutti il messaggio; un vento che lo spinge fuori dalla cerchia dei propri affetti e delle proprie sicurezze; un boato che sconvolge modi di pensare perbenisti.
Questa fu la Pentecoste e questa deve essere la quotidiana Pentecoste della chiesa.
DOMANDE CHE GIRANO
1. QUANDO RISORGEREMO DAI MORTI, IL NOSTRO CORPO COME SARA' IN CIELO ?
Non sarà il nostro corpo in carne ed ossa come ora. Vivremo la nostra dimensione corporea assolutamente unita a quella spirituale senza il conflitto fra corpo e spirito che spesso avvertiamo. Sarà un corpo che ci permetterà di riconoscerci, ma non "ingombrante". Ecco perchè non è un problema se chiediamo di essere cremati dopo la nostra morte.
2. I SANTI SONO SOLO QUELLI DEL CALENDARIO?
Anzitutto diciamo che tutti siamo santi perchè santificati dalla morte e risurrezione di Cristo. Diciamo anche che è nostro dovere tendere alla santità. La Chiesa ha pensato, nel periodo medioevale, di indicare alcune persone che si sono distinte per virtù come modelli di vita. L'inflazione di santi che ha voluto il papa Giovanni Paolo II ha creato non pochi dubbi e molta confusione.
3. IL PAPA VA CREDUTO SEMPRE?
Il papa è ritenuto da noi cattolici il vescovo di Roma, successore di Pietro al quale Gesù disse di pascere il suo gregge. Il papa ha il dovere di proteggere il nucleo centrale del messaggio cristiano e custodire i fratelli. Alcuni suoi pronunciamenti in materia di fede e morale, vanno ritenuti degni di fede. Va detto che nei secoli molti papi non si sono comportati in modo da essere credibili.
4.QUESTO PAPA?
A me piace perchè è colto, schivo e comprensivo per come lo conobbi di persona quando era cardinale.
5.
CENNI DI SPIRITUALITA' QUOTIDIANA
1.Pregare ogni giorno.
Molti mi chiedono cosa significhi pregare. E' difficile dare una risposta semplice. Pregare può voler dire recitare le preghiere che abbiamo imparato a memoria (e che oggi non si insegnano più). Può voler dire fermarsi e rivolgersi a Dio parlandogli con le nostre parole. Può voler dire prendere la Bibbia ed usare le parole di chi ha pregato prima di noi(es.I Salmi).
2. Spazi di preghiera
La nostra vita affannata ci impedisce di pregare ogni giorno come vorremmo.
3. La confessione
Fra poco è Pasqua e molti s'accosteranno al sacramento della Penitenza. Non deve essere un obbligo o un momento di vergogna. Ma un vivere la grande misericordia di Dio. Io non mi confesso a Pasqua, ma all'inizio della quaresima, come non mi confesso a Natale, ma all'inizio dell'avvento. Così faccio all'inizio di agosto e alla fine di ottobre. Sono momenti importanti di verifica della vita. Li dovremmo attuare ogni giorni quando siamo in auto, quando siamo un momento soli... Dio deve essere sempre il centro della vita. A molti non va d'andare davanti ad un prete. Lutero diceva: pecca fortiter, se crede fortius: pecca fortemente, ma credi ancor di più e Dio ti perdona. Io penso che sia vero, ma confrontare la propria vita con un uomo come noi che ci dona la misericordia di Dio è un segno del grande amore del padre.
4.La Penitenza e il Digiuno.
Sono due pratiche spirituali consigliate ad un cattolico e rese obbligatorie (ma disattese dalla maggioranza) nei periodi liturgici di Avvento e Quaresima. Il digiuno è obbligatorio il mercoledì delle ceneri e il sabato santo.
Non credo che queste pratiche debbano essere rese obbligatorie. Tutto sta nel proprio modo di sentire le cose. Se il dietologo impone il digiuno, lo si osserva scrupolosamente perchè gli si crede. Intelligenti pauca.
MORALE E CATECHESI:
PROBLEMI CHE SCOTTANO
- SACRAMENTI
Sembra che si continui a sacramentalizzare più che ad evangelizzare. I sacramenti sono intesi das questa società laica e sazia come riti di passaggio e non come momenti di Grazia vissuti in comunione con la chiesa. Ma è la stessa gerarchia che preferisce questa strada. Forse perchè contano più i numeri che la sostanza?
LA PENA DI MORTE
E' vessatoria e non rende giustizia neppure alla società che è stata offesa da colui che viene giustiziato. Il più celebre condannato a morte della storia, Cristo, subì un processo ingiusto. Altri celebri condannati a morte come Socrate, non furono quasi neppure processati.
Alcuni dittatori furono giustiziati dal furore della folla.
Il credente che sa che Dio è il signore della vita, lascia a Dio la vita di ognuno.
LA CONVIVENZA
In un recente dibattito televisivo una donna mi ha chiesto perchè non può partecipare ai sacramenti in quanto è convivente. E' semplice: vivere la cristiani significa accettare anche delle norme che la società cristiana ritiene derivate dal vangelo.
RIFIUTO FUNERALI
Vi sono motivi precisi per cui è semplicemente inutile celebrare funerali religiosi: manifesto desiderio del defunto, appartenenza ad altra confessione religiosa...per il resto...a mio avviso non tocca al sacerdote decidere.
EUTANASIA
Il card.Martini ha ben espresso il pensiero di un credente. Un suo collega (si fa per dire) mons.Maggiolini, ha detto che non basta avere la porpora per parlare a nome della chiesa. Mons.Maggiolini ha sempre cercato di far parlare di sè (al contrario di Martini). Io penso che sia lecita l'eutanasia passiva e che l'accanimento terapeutico e l'eutanasia attiva vadana contro l'uomo.
PADRINI DI BATTESIMO
E' un impegno perchè significa seguire il proprio figlioccio nella crescita di fede. Ecco perchè alcune situazioni tipo divorzio, convivenza...non consentono di essere padrini | |
ARTICOLI VARI
1. IL PRESERVATIVO PAPALE
(22 novembre 2010)
Il libro- intervista di papa Ratzinger ha scatenato un putiferio mediatico/ecclesiale per colpa del preservativo, cioè di un oggetto in poliuretano che evoca da sempre qualcosa di proibito, di peccaminoso, di eccitante e di immorale.
Sembra che il papa abbia dichiarato al giornalista amico che in alcuni casi il preservativo potrebbe essere lecito, raddrizzando il tiro sulla polemica che aveva suscitato quando andò in visita pastorali in Africa ed affrontò il medesimo tema rispondendo altrimenti.
Non entro nel merito della dichiarazioni papali, mi limito solo a dichiarare la mia posizione sul tema.
Non credo che la morale cattolica debba generalizzare e dichiarare morale o immorale un oggetto, un comportamento o un singolo gesto, senza essersi prima interrogata su come avrebbe risposto Gesù.
L'unica risposta che ha dato Gesù è:"L'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna ed i due saranno una carne sola. Ciò che Dio ha unito, l'uomo non lo può dividere".
Il fondatore del cristianesimo non s'è occupato per nulla di come, quando, dove e perchè l'uomo e la donna debbano essere una carne sola.
Il resto, quindi, è esegesi sul pensiero di Gesù, ma non il suo pensiero.
La chiesa cattolica sul tema dell'atto coniugale ha sempre avuto i seguenti punti fermi:
- deve essere compiuto fra un uomo ed una donna stabilmente uniti in matrimonio sancito pubblicamente da un rappresentante della comunità cristiana
- deve essere aperto alla vita e quindi al possibile concepimento di un figlio.
Punto.
Da qui è nata la casistica morale che tanto fa gioire i moralisti cattolici ed i contromoralisti laici e fa soffrire cattolici che seguono o vogliono seguire in tutto e per tutto la morale indicata da coloro che predicano (e, si spera, vivano) il vangelo di Cristo.
Non mi dilungo sulla casistica, ma mi fermo al principio n.2: ogni atto coniugale deve essere aperto alla vita.
Qui entra la coscienza dei coniugi che hanno contratto matrimonio religioso, convinti della forza della Grazia di Dio nel loro cammino coniugale.
Non sono forse aperti alla vita dei coniugi che hanno dei figli e li educano il meglio possibile secondo le proprie capacità, cultura, disponibilità?
Non sono forse aperti alla vita dei coniugi che con i loro figli sono attenti a chi nella vita è meno fortunato dal punto di vista economico, spirituale e fisico?
Domande retoriche che sfociano in una risposta non retorica: se i coniugi decidono che il proprio atto coniugale completa la propria donazione reciproca, ma responsabilmente riconoscono di non potersi permettere una nuova vita da assistere per ragioni economiche, educative, di spazi nella casa ecc., non può essere certo il moralista la persona che condanna.
Anche perchè lo stesso moralista dichiara che se l'atto coniugale si compie nei periodi infecondi, allora è lecito.
Il resto...cioè il preservativo usato per prevenire l'Aids, per evitare gravidanze extraconiugali, per divertirsi con il sesso ecc.ecc.non è un problema di morale cattolica. E' solo un problema di chi teme di non salvarsi attraverso la pratica religiosa, ma non vuole rinunciare a nulla.
Infine: di preservativi ce ne sono tanti in giro e non parlo di quelli stimolanti, ritardanti o di altro genere (non sono un grande esperto di questi oggetti), ma dei preservativi finanziari (lo speculatore cattolico che mette in croce un suo debitore, ma fa un'offerta generosa alla chiesa del paese); dei preservativi sulla Verità (il cattolico osservante che mente per proprio interesse danneggiando altri); dei preservativi sulla pratica religiosa (andare a messa a Natale e Pasqua per tener buono il Padreterno perchè...non si sa mai)...
Ognuno, se ha voglia di farsi un breve esame di coscienza, ha il proprio preservativo.
2. GLI AFFARI DI C.L.
Chiarelettere pubblica un testo (nella collana dove già fu pubblicato Vaticano SpA ecc.) su Comunione e Liberazione e sulla storia religioso/economica del movimento che don Giussani fondò nel 1954. Il taglio del volume è naturalmente indirizzato più all'aspetto affaristico/economico che (attesa la tipologia della collana) a quello che C.L. fu e significò agli inizi.
Dirò che il volume è molto interessante, di facile lettura e accattivante. Da ciellino "pentito", però, vorrei spezzare una lancia a favore di questo movimento che non mi appartiene più da moltissimi anni (da quando Gioventù Studentesca divenne Cielle), ma che fu non solo per me un punto di riferimento importante.
Adesso Cielle è più nota per gli affari, la politica e il potere religioso (Formigoni, Lupi, mons. Negri..sono nomi che non rimandano certo alla spiritualità), ma quando nacque e per almeno una decina d'anni non fu così.
Don Giussani non cercava il potere, ma il servizio; non parlava fumosamente, ma chiaro; non era interessato ai consnsi della gerarchia ecclesiale, ma all'autenticità di vita del messaggio cristiano nel mondo di allora. E' così che molti di noi giovani negli anni settanta ci appassionammo a questo prete con la voce roca perchè rotta da migliaia di discorsi che pronunciava in un anno e sentimmo d'aver trovato una "casa" in un mondo che stava correndo verso la contestazione tout court, era disorientato dalla messa in discussione di valori umani e cristiani, non sapeva più riconoscere il grano dal loglio.
Spesso volte s'andava la domenica pomeriggio a Milano, in via Mosè Bianchi, nella sede del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) e ci si ritrovava in numero sempre maggiore ad ascoltare, dibattere e cantare canzoni di Chieffo per tornare a casa caricati e con in testa criteri di valutazione per capire la realtà.
Don Giussani non ha mai parlato apoditticamente, non ha mai fatto calare il verbo della verità indiscussa ed indiscutibile, ma ha sempre cercato di fornire piste di riflessione per valutare la realtà e le verità per capire e trovare la Realtà e la Verità.
Poi le cose cambiarono e quasi subito nacque il braccio popolare che dapprima si orientò verso il mondo politico (Formigoni fu tra i primissimi) e poi verso quello economico.
Cielle divenne un punto di riferimento per cattolici che si sentivano soli in un mondo di lupi e per vescovi e preti che si sentivano persi in una realtà che non era più graniticamente sicura come quella preconciliare.
Uno piscologo recentemente ha scritto che i ciellini frequentano il movimento, si sposano fra loro, fanno figli ciellini, frequentano gruppi ciellini, si iscrivono alla CdO...insomma...si sentono sicuri nel caldo nido di Cielle.
E' vero. Ed è qui che si deve cercare il tarlo del movimento che fatalmente lo corroderà.
Gli ideali ci sono ancora, ma sono appannati da kermesse di massa, da compagnie di solidarietà che diventano luoghi per incontri d'affari sicuri con la protezione di banche in cui gli amici sono assurti ai massimi vertici.
E così le autenticità delle origini s'annacquano, ancora una volta, nel concreto affarismo quotidiano.
3.
INFEDELTA'PREMATRIMONIALE
(9 novembre 2010)
I giornali di oggi, non avendo forse altri argomenti più importanti, riportano articoli da prima pagina la cui sostanza è: se il coniuge dichiara prima del matrimonio cattolico che potrebbe non essere fedele, questo è motivo per cui il matrimonio sia nullo e quindi si può divorziare.
Il concetto viene ripreso in quanto una coppia di Modena ha potuto divorziare perchè la moglie ha dichiarato al tribunale ecclesiastico che non ha mai inteso essere fedele per sempre al marito, neppure prima delle nozze religiose.
Messa così, la notizia, crea il solito equivoco ed il solito stupore.
Ma sono i soliti equivoci e stupori di chi non è mai informato bene.
Due sono le verità da lumeggiare.
La prima: chi contrae matrimonio cattolico sa che vi sono elementi fondamentali ed irrinunciabili: il bonum fidei, il bonum sacramenti, ed il bonum prolis.
Il bonum fidei (il bene della Fede e quindi della Grazia e quindi della fedeltà) che esclude l'adulterio; il bonum sacramenti (e quindi il bene del Sacramento, cioè della Grazia e quindi dell'unità inscindibile e quindi NO al divorzio), il bonum prolis (e quindi il bene dei figli e quindi l'apertura dell'atto coniugale alla trasmissione della vita). Se vengono meno questi beni, tutti assieme o solo uno dei tre prima o durante il matrimonio, questo non c'è più, semplicemente NON ESISTE.
La seconda verità: in Italia c'è il Concordato fra la S.Sede e l'Italia.
Fra gli articoli v'è n'è uno che riconosce che il matrimonio cattolico celebrato da un minsitro di culto ha valore anche civile (per cui il parroco è anche ufficiale di stato civile quando celebra il matrimonio) e ve n'è un altro per cui se un matrimonio viene annullato per motivi validi per il Diritto Canonico è sufficiente trasmettere la notifica al comune ove è stato celebrato il matrimonio che il sindaco deve procedere ad annotare sul registro comunale che il matrimonio fra Tizio e Caia non è più tale (la procedura si definisce: delibazione).
Tutto qui. Tutto semplicemente qui. Da sempre, o almeno fin dal 1929 quando il cav.Benito Mussolini ed il card. Gasparri firmarono il Concordato ed il Trattato.
Quindi...molto rumore per nulla.
4.
CHIAREZZA SULLO I.O.R
Oggi, 26 ottobre 2010, i giornali riportano una notizia importante: lo I.O.R. ha aderito alla "white list", la lista sulla trasparenza delle operazioni bancarie che è nata una decina d'anni fa a Bruxelles ed alla quale molti istituti di credito di alto livello hanno aderito. La procedura è abbastanza complicata e non sto a descriverla. Mi basta cogliere il nocciolo della notizia: lo I.O.R. è per la trasparenza.
L'Istituto Opere di Religione (I.O.R.) fu istituito da Pio XII agli inizi degli anni '40, ma veramente regolamentato da Paolo VI, quando cercò di modernizzare l'istituto cooptando tre laici: Spada, Mennini e De Strobel. Fino ad allora le finanze vaticane erano un po' misteriose e confuse. Governate dalla Segreteria di Stato, ebbero travagli un po' burrascosi. Sotto Giovanni XXIII il segretario di Stato card. Tardini teneva strettamente controllato il tutto, ma c'erano due parti che gli sfuggivano: il Governatorato Vaticano (presieduto da un cardinale) e la "Speciale", l'ente finanziario che amministratva il patrimonio personale del Pontefice (elemosine pervenute direttamente al papa tramite l'obolo di San Pietro ed altre donazioni). Nella "Speciale" chi faceva il bello ed i cattivo tempo, in genere, era il segretario personale del papa (mons. Capovilla con Giovanni XXIII, mons. Macchi con Paolo VI). Questi segretari si scontravano con i cardinali presidenti (memorabile fu l'abbandono in un mese di un vescovo che poi fu giubilato ad una diocesi asiatica: non ricordo il nome del vescovo e della diocesi; come fonte di chiacchere senza fine furono le alternanze fra i cardinale Guerri e Di Iorio e la presidenza dello I.O.R. affidata a Marcinkus).
Paolo VI volle porre ordine, memore dei problemi che ebbe quando fu sostituto alla segreteria di stato per gli affari ordinari sotto il pontificato di Pacelli. Ci riuscì solo in parte. Di Iorio era uomo di forte potere e forte personalità. Poi scoppiò lo scandalo Marcinkus e papa Woytila affidò la soluzione dei problemi al segretario di stato card. Casaroli il quale fece emigrare Marcinkus nel suo paese di origine (l'Ohio) e affidò l'organo finanziario al un collegio di persone.
Ricordiamo tutti gli scandali in cui lo I.O.R. fu coinvolto: Banco Ambrosiano, Enimont, furbetti del quartierino ecc.ecc.
Lo I.O.R. è sempre stato avvolto nel mistero sia per quanto riguarda il flusso di denaro che per la partecipazione in quote di maggioranza o minoranza a società finanziarie, immobiliari ecc. italiane e straniere.
Benedetto XVI ascrive a suo merito due operazioni: la rinascita dello I.O.R. in cui una commissione cardinalizia ha compito di vigilanza ed una di laici ha compiti operativi e questa dell'iscrizione della banca vaticana alla "white list".
E' tardi? Sì. Ma...meglio tardi che mai.
C'è una postilla, anzi un neo: la storia dei 23 milioni di euro migrati dallo I.O.R. al Credito Artigiano il cui presidente De Censi (e non De Cenzi, come scrive sempre il Corriere) è anche membro dello I.O.R. Non si sa ancora come andrà a finire. Auguro a Benedetto XVI (che non mi pare un gran mostro di capacità finanziarie) di saper risolvere il problema nel migliore dei modi.
5.
PIETA’ PER I CARDINALI: SONO SOLO UOMINI.
Benedetto XVI, il 20 e 21 novembre prossimi, terrà il suo terzo concistoro e ha comunicato i nomi dei 24 cardinali (di cui 4 ultraottantenni e quindi non papabili) .
Qualche considerazione: 10 nuovi porporati (di cui 8 elettori) sono italiani, quattro africani, uno solo asiatico, gli altri nove sono sparsi un po’ per il pianeta.
Il collegio sfora di una unità (i cardinali diventano 121, contro i 120 stabilita da Paolo VI), ma ben presto il papa dovrà indire un nuovo concistoro sia per rimpiazzare i cardinali che nel 2011 compiranno 80 e quindi non saranno convocati in conclave (fra questi ci sarà anche il card. Ruini e molti miei lettori sanno quanto sia io felice di non trovarmi papa questo soggetto), sia per regalare il galero cardinalizio ai vescovi di Firenze e di Torino, di New York, Baltimora, Rio de Janeiro, Bruxelles, Westminster, Siviglia, Praga e Utrecht; a mons. Fisichella (ci sarà rimasto male, il damerino, non vedendosi incluso nella lista) e ad altri curiali.
Non mi permetto di criticare le scelte del Papa: come si sa il collegio cardinalizio è di competenza sua, ma mi permetto di analizzare i criteri che, secondo me, hanno portato a questo concistoro. Sono essenzialmente due: valorizzazione della Curia Romana ed esaltazione della cultura. Della pastorale, poco o nulla.
Nel collegio cardinalizio, infatti, con le nuove nomine sono entrate molte persone che non sono espressione di chiese locali, ma della curia romana e della cultura (non avrei dato la porpora a Bertolucci e Sgreccia, perché mi sembra una premiazione senza molto senso) e questa è una controtendenza abbastanza evidente se analizziamo gli ultimi quarant’anni di concistori. Valorizzare la Curia (peraltro alcuni dicasteri richiedono tradizionalmente la porpora) e la cultura è una scelta che il papa può liberamente compiere e che ci porta a considerare come Benedetto XVI intenda la sua missione ecclesiale: la pastorale non è più solo legata alle circoscrizioni territoriali diocesane.
Vengo all’ultima considerazione. I cardinali sono solo uomini.
Quando è proclamato un concistoro, vaticanisti e non si affrettano a congratularsi o meno con gli eletti ed a giudicare un eletto o alcuni eletti.
A me piace ricordare che tali persone sono solo uomini. Gesù Cristo non pensò il collegio cardinalizio, ma solo quello apostolico (e forse neanche quello). Il cardinalato fa parte dell’immagine ecclesiale che la chiesa temporale (primo organo di comunicazione del mondo da venti secoli a questa parte) ha saputo creare e difendere nei secoli dandogli il carattere di club esclusivo, un po’ segreto, un po’ mistico, un po’ potente, un po’ godereccio, un po’ snob. Solo i cardinali possono avere uno stemma con un galero con 32 fiocchi e solo loro vestono la porpora, segno della totale dedizione a Cristo fino al versamento del sangue. Poi succede che nella chiesa temporale vi siano vescovi, preti, suore, laici e laiche che muoiono per Cristo senza vestire la porpora mentre il cardinale di quel territorio sta tranquillo nel palazzo, ma questo è un dato poco importante per il club: l’importante è essere nel club per poter commentare il fatto e rilasciare autorevoli dichiarazioni. Solo i cardinali hanno diritto ad essere cittadini vaticani, al passaporto vaticano, a targare l’automobile con SCV (Se Cristo Vedesse…!!!) , ad entrare nella Cappella Sistina per eleggere il papa secondo un rito pluricentenario che tiene incollati agli schermi televisivi milioni e milioni di uomini di ogni latitudine e longitudine del globo.
Sono solo uomini, con pregi e difetti come tutti gli altri uomini e, a volte, con meno fede nel Cristo per il quale vestendo la porpora dovrebbero dare la vita di tanti semplici amanti del Cristo che su di lui giocano ogni giorno la propria vita, fregandosene del potere che nel nome di Cristo molti cercano e scalano. | |
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