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LA DEMENZA SENILE
(7 settembre 2010)
Con buona pace di don Verzè, amico di Silvio Berlusconi, il quale sta mobilitando la ricerca del San Raffaele per individuare il siero della lunga vita, debbo dire che occorre, per adesso - e cioè fino a quando il siero di lunga vita non sia stato adeguatamente sperimentato - tenere in conto la demenza senile.
E' il primo pensiero che m'è venuto leggendo le cronache della serata di Arcore del 6 settembre 2010 che passerà alla storia per due elementi significativi: la richiesta di dimissioni del Presidente della Camera (richiesta che dovrebbe formulare il Presidente della Repubblica, stando a Berlusconi-Bossi) e le elezioni anticipate.
Non vedo altra causa che motivi queste sconsiderate conclusioni se non, appunto, quella della demenza senile, attesa l'età anagrafica dei due protagonisti.
Come ogni cittadino che ha studiato un po' di Educazione Civica sa, il Presidente della Camera è la terza carica dello Stato. E' eletto dalla Camera dei Deputati in seduta plenaria e ha il dovere grave di vigilare affinchè il ramo del Parlamento che presiede sia libero e sovrano. Il cittadino eletto alla terza carica dello Stato deve essere super partes perchè ha il dovere di garantire il corretto svolgimento dell'iter parlamentare. Nella tanto vituperata Prima Repubblica, con molto far play o spirito bipartisan, questa carica era affidata alle opposizioni e persone come Napolitano, Pertini o Nilde Iotti seppero essere all'altezza della stiuazione. La Seconda Repubblica (nata con il primo governo Berlusconi) ha cambiato le cose: chi vince piglia tutto, sembrò dire il Presidente dell'Azienda Italia, e Presidente della Camera fu nominata una giovanissima Irene Pivetti. Solo en passant ricordo che, in caso di impossibilità di esercitare la funzione di Presidente della Repubblica (allora era Scalfaro) o del Senato (allora era Scognamiglio) la Pivetti (della Lega Nord, separatista) avrebbe dovuto essere garante dell'unità nazionale (ma a questo nessuno pensò). Da allora tutti si adeguarono alla consuetudine di fare il pieno delle cariche, con molto senso di potere e poco di servizio.
Questa lunga premessa per dire che a chiedere le dimissioni o l'impeachment del Presidente della Camera deve essere il Parlamento per motivi molto gravi che non sono certo quelli di dissentire dagli arbitri momentanei del potere politico che, nel caso, sono solo due: Berlusconi e Bossi.
Vengo alle elezioni anticipate. I nostri due le pretendono se Napolitano non induce Fini a dimettersi.
Persone che hanno senso dello Stato e si sentono uomini di Stato, in questa situazione non penserebbero neppure alle elezioni, ma:
- esplorerebbero la possibilità di un patto di legislatura che mantenga questa maggioranza uscita dalle urne
- valutata l'impossibilità di avere la maggioranza esporrebbero al Presidente della Repubblica la possibilità della formazione di un governo di transizione che gestisca l'ordinaria amministrazione e s'impegni a lavorare ad una nuova legge elettorale.
Anche il più sprovveduto degli osservatori politici capisce, infatti, che, rebus sic stantibus, nuove elezioni con questa elegge elettorale potrebbero veder crescere solo, forse, la Lega Nord e in ogni caso dalle urne uscirebbe una maggioranza (di centrodestra o centrosinistra, non importa) che, avendo uno zerovirigolaqualcosa per cento, sarebbe ridotta all'impotenza governativa.
Ma a chi siamo in mano?
Ma possibile che in Parlamento non ci sia nessuno, ma proprio nessuno di buon senso che prenda in mano la situazione con senso dello Stato prima che personale, partitico, settario? | |
ODDIO!:FORSE SONO DI DESTRA!
(6 settembre 2010)
E' l'escalamzione che mi è venuta spontanea dopo aver sentito il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello.
Devo dire che per Gianfranco Fini ho sempre avuto un debole. E' quasi coetaneo, è stato scelto da Giorgio Almirante come suo delfino (e nessuno mai lo definì trota o acciuga), ha saputo sdoganare il vecchio Msi-Dn in An appoggiando Berlusconi, ha avuto momenti duri con gli alleati storici di Berlusconi (la Lega Nord), ebbe un minimo di soprassalto di dignità quando venne a conoscenza del discorso del predellino e sbottò:"Siamo alla comiche".
Non lo votai mai e ne sono contento perchè mi deluse parecchio: passò dal:"Mai più un caffè con Bossi" al solidarizzare con il demagogo padano in tutte le elezioni; parlò di comiche, ma si imbrancò con Berlusconi nel PdL che solo tardivamente riconosce che non c'è di fatto anche se esiste sulla carta; palrò di difesa dei valori cattolici, ma non mostrò mai di creder loro veramente nei fatti.
Ieri l'ho seguito più per curiosità politica che per affetto personale, ma ho scoperto di essere di destra perchè ho sentito parlare:
- di Patria
- di Politica
- di Senso Civico
- di matrimonio fra Capitalismo e Solidarietà
- di attenzione ai ceti deboli
- di revisione delle tasse in base al quoziente familiare...
...tutte cose che penso e scrivo da anni anche ai politici che di volta in volta s'alternano sugli scranni di Montecitorio o di Palazzo Madama.
Il discorso di Mirabello, a parte il preambolo obbligatorio ed un po' noioso e la difesa d'ufficio della famiglia, sembrava il discorso di un esponente della corrente di Donat Cattin della vecchia sinistra Dc nella quale mi sono sempre ritrovato.
Per noi erano e sono valori tutti quelli elencati sopra ai quali aggiungevamo quelli della famiglia e del rispetto della religione cattolica in cui eravamo formati e che volevamo servire "in piedi", diceva Donat Cattin.
Ma forse non sono io che sono di destra (almeno di questa destra), è Fini che ci si è imbarcato per scelte politiche e di carriera e adesso, un po' tardi, dà una spolverata a valori in cui molti che non hanno votato mai questa destra e si sono spostati dall'altra parte magari turandosi il naso, si riconoscono.
Sto a vedere gli sviluppi.
Intanto non mi piace che non abbia staccato la spina a Berlusconi e non abbia fatto un proposta dirompente dal punto di vista politico. Ha entusiasmato il pubblico accorso a Mirabello, ma s'è fermato lì.
Ha detto moltissime cose condivisibili, ma s'è fermato ad un passo dalla rottura con una politica che non c'è.
Anzi...ha lasciato la porta socchiusa: voteranno lo scudo a Berlusconi (vergogna!), si confronteranno con i cinque punti proposti dal premier, non avendo il coraggio di proporre nei fatti quella Politica con la P maiuscola di cui hanno tanto parlato ieri e nei giorni scorsi.
In ogni caso c'è uno scenario nuovo.
Ma gli attori sono sempre gli stessi. | |
L'IMPROVVISAZIONE AL POTERE
(2 settembre 2010)
Si naviga a vista. Siamo in mezzo al mare ed i nocchieri hanno perso la rotta perchè si guardano l'un contro l'altro con benda sull'occhio e coltello fra i denti.
Berlusconi ha il chiodo fisso di non finire processato e ha forzato la mano alla sua maggioranza che, pronube fino ad aprile-maggio, ha avallato quasi tutti i suoi desideri, ma adesso sta a vedere che fa Fini il quale sta a vedere cosa fa Berlusconi. E tutto è in stallo.
Gelmini sa di non avere fondi per la scuola perchè il potentissimo Tremonti è inflessibile: è stata a vedere che sarebbe successo e s'è curata poco dell'inizio dell'anno scolastico. Fra poco iniziano le scuole e ci sono decine e decine di cattadre scoperte con minacce di scioperi prima ancora che la scuola parta davvero.
Sacconi sta nel suo brodo e sa parlare molto bene, ma purtroppo non sa fare altrettanto bene come parla: la disoccupazione è in crescita, i giovani faticano a trovare un posto di lavoro, i conflitti sociali sono dietro l'angolo e non tarderanno a scoppiare. Sempre Sacconi non sa come imporsi nel marasma della Sanità che è affidata alle Regioni, ma stando ai dati di giugno sembra che di regioni virtuose ce ne siano davvero poche.
Qualche certezza sembra che l'abbiano Bossi e Calderoli : il federalismo e la semplificazione vanno avanti. Nessuno capisce come, ma le leggi pare che siano in stato di avanzata (de)composizione.
Rotondi, che dovrebbe attuare il programma, non sa che programma attuare: quello che tutto il PdL e la Lega hanno sottoscritto prima delle elezioni o quello che sta venendo fuori ogni giorno quasi currenti calamo dalla testa di Gianni Letta che a furia di cercare tavole e chiodi per turare le falle non sa più dove trovarne di nuovi?
Si dirà che questo è il governo del "non fare" e che, quindi, l'improvvisazione è al potere.
Concordo.
Mi volto verso l'opposizione che, per cultura, dovrebbe essere quella dell'utopia al potere.
Ma anche l'opposizione naviga a vista.
Bersani, dopo mesi da sor Tentenna, ha finalmente tolto dal cilindro la soluzione: rispolverare il vecchio Ulivo. E' stato applaudito da tutto l'apparatik, Prodi compreso. Non si sa se sarà applaudito dalla base che non vota il centrodestra e sceglie il centrosinistra turandosi il naso. La base non credo che voglia mangiare una minestra riscaldata imbarcando sulla nave che ha perso la rotta altri soggetti che si porteranno il proprio quadrante per individuarne una nuova e quindi creare ulteriore confusione.
Di Pietro ha una rotta che va dritta verso uno scoglio che ha un nome: Berlusconi. Il suo obiettivo è speronare Berlusconi, disintegrarlo, annientarlo. Del resto l'aveva detto in tempi non sospetti, quando era solo un semplice magistrato a Milano nel pool di Mani Pulite:"Io, a quello ,lo sfascio", ripeteva ai colleghi Davigo e Colombo presente il Procuratore Borrelli. E' l'unico caso di utopia al contropotere in un panorama di improvvisazione generale.
Nel panorama c'è Casini: la politica dei due forni per adesso gli giova, ma non sa se cedere alle sirene berlusconiane, a quelle rutelliane, al grande centro in cui c'entrano non si sa chi. E improvvisa un governo di coalizione che fa discutere un po', ma poi rimane sulla carta e forse non è più neppure nella sua testa.
La situazione non è preoccupante, ma tragica se il presidente dell'Unione Europea si disturba a telefonare a Berlusconi con la scusa della legge sui Rom per chiedere se pensa che il suo governo duri.
Non so se si è capita una cosa: a Berlusconi governare piace fino a quando si fa quello che dice lui e come lo dice lui. Se qualcosa va storto, se qualcuno osa pensare che le cose non sono proprio come lui pensa che siano, s'adombra e perde la voglia di fare. L'uomo ha sempre fatto quello che ha voluto e c'è sempre riuscito (pare).
Non si capacita che vi sia qualcuno che nella sua azienda-governo dissenta: lui è il buddha illuminato che riversa luce sui satelliti. Come possono permettersi i satelliti di accendersi di luce propria, anche solo fioca, fioca?
In questi giorni molti mi chiedono se penso che il governo tenga.
Sì. Penso che il governo terrà perchè nessuno vuole le elezioni. Non le vuole Berlusconi perchè sa che se n'avvantaggerebbe la Lega, non le vuole Fini perchè non saprebbe come presentarsi si rimanel nel PdL e sa benissimo che prenderebbe poco più di quattro voti se andasse da solo (pur coalizzandosi con il centrodestra). Non le vuole Bersani perchè il suo nuovo Ulivo sarebbe troppo pianticella che non reggerebbe alle raffiche di vento e non le vuole Casini perchè la sua posizione appare sempre meno chiara.
Non le vuole la Lega che, pur sapendo che potrebbe ricavare qualche vantaggio, non è certa che la maggioranza che uscirebbe dalle urne sarebbe sufficiente per un governo forte. E non le vogliono, infine,i "nanetti" come Sartori definisce i partitini di governo.
L'unico a volere le elezioni è Di Pietro, ma solo a parole: anche lui si dovrebbe porre il problema con chi stare e non si sa se il Pd lo vorrebbe ancora.
E allora?
Allora: viva l'improvvisazione al potere! | |
STO CON MARCHIONNE
(27 agosto 2010)
In merito alla vicenda dei tre operai obbligatoriamente reintegrati per legge alla Fiat, da subito sono stato con Marchionne.
Non entro nel merito della fattispecie del caso: forse hanno ragione i tre quando dicono che Marchionne dovrebbe conoscere bene la dinamica delle cose perchè qualche capo o capetto s'è comportato da caporale, voglio soltanto fare un discorso di principio sia per quanto riguarda Fiat che per quanto attiene il problema delle relazioni industriali.
Anzitutto: Fiat. E' indubbiamente la società che ha scritto un importante capitolo della storia industriale e sociale del nostro Paese dal dopoguerra. In positivo ed in negativo. In positivo perchè la famiglia Agnelli con i propri collaboratori (Valletta...Romiti...Montezemolo...Marchionne) s'è imposta nel mercato automobilistico divenendo la prima industria italiana, dando lavoro e pane a migliaia di persone, diventando ricca, ma anche producendo molta ricchezza. In negativo perchè spesso è stata al centro di infuocate lotte con governi e sindacati, spesso ha preteso aiuti di stato collettivizzando le perdite e privatizzando gli utili, frequentemente non ha saputo valorizzare il proprio patrimonio umano (si ricordi la marcia dei 40.000 colletti bianchi di ormai 20 anni fa).
Il comportamento tenuto da Marchionne nel caso di Melfi non va valutato nella sua singolarità, ma come gesto emblematico: Marchionne intende scrivere un nuovo capitolo del libro delle relazioni industriali italiane e ha mandato un segnale che la sua presidente Marcegaglia ha riassunto nella frase:"Non possono tre persone bloccare il lavoro di altre". Lo sciopero è un diritto sacrosanto, ma anche il diritto del "padrone" non va leso. La recessione economica che stiamo vivendo (e che non se ne andrà con la rapidità prevista dal nostro governo) ci impone una riflessione nei rapporto produttivi: il "padrone" ci mette i soldi, la competenza e la faccia, garantisce un lavoro ed un salario. Fino a quando le cose vanno bene, tutto va bene, ma quando le cose vanno male ed il mercato non gira tutti, ma proprio tutti, debbono capire che non si può tirare la corda e pretendere posto di lavoro e garanzie oltre ogni ragionevole limite. A me, contrariamente a tanti politici e giornalisti, non piace la solita frase:"In tutto il mondo...nei paesi civilizzati...si fa così", ma questa volta voglio proprio ricordare che paesi come la Germania stanno uscendo dalla crisi più rapidamente di noi perchè il conflitto sociale fra imprenditori e dipendenti non s'è risolto a colpi di legge e di scioperi, ma di dialogo. Industrie come la Wolkswagen o la Opel hanno passato estanno passando momenti bruttissimi, ma vi sono dirigenti, quadri, operai che hanno accettato anche la riduzione di stipendio e delle ore di lavoro, pur di mantenere il posto e produrre quel poco che c'è da produrre. Da noi le cose non stanno così: basta un minimo di difficoltà e tutto si straforma in conflitto. Gli imprenditori non vogliono rinunciare ad un pur minimo profitto (cioè si vogliono veder mantenuta e garantita la solita rendita) e i dipendenti sanno solo accusare l'imprenditore di non aver saputo gestire oculatamente l'azienda.
E così scrivendo sono arrivato al secondo punto: le relazioni industriali vanno scritte. Non riscritte, ma semplicemente scritte. Sì perchè nel nostro Paese non abbiamo un vero progetto sul lavoro e per il lavoro. Abbiamo il "welfare" (stupidissimo termine inglese che riempie la bocca e basta), ma non abbiamo il concetto di questo "welfare". Per noi il lavoro è solo profitto (per gli imprenditori) e salario (per i dipendenti); è solo diritto (per gli imprenditori ad arricchirsi sempre più) e solo diritto (per i dipendenti di pretendere di "lavorare meno, lavorare tutti"; di aumento del salario a scatti contingentati ecc.ecc.).
Scrivere un nuovo capitolo significa tenere presente che il capitalismo non può essere cancellato, ma anche che esso non può prescindere dalla solidarietà.
I nostri imprenditori non sono solidali con i loro dipendenti e questi, a loro volta, non lo sono con l'imprenditore.
Avete mai saputo di un imprenditore che, dopo un anno in cui le cose sono andate benissimo, abbia preso una parte (anche piccola) degli utili e l'abbia distribuita come bonus ai dipendenti? Avete mai sentito dei dipendenti chiedere all'imprenditore di studiare assieme un modo per uscire dalla crisi aziendale quando questa si fa dolorosamente presente?
Sto con Marchionne.
La Fiat può tornare ad essere un faro per la nostra economia e il nostro vivere sociale. Ad un patto: che non sia la Fiat che pretende d'arricchire gli azionisti, che non sia la Fiat degli operai imboscati, lavativi e menefreghisti, che non sia la Fiati che non sa dialogare con le parti sociali (governo e sindacati) perchè queste non sanno trovare il modo di dialogare con lei.
Il cammino sarà lungo, ma occorre avere il coraggio di compiere il primo passo. | |
CI SONO DUE COSTITUZIONI?
(23 agosto 2010)
Chiedo scusa, ma non mi ero accorto che avessimo due Costituzioni, una formale e l'altra materiale. Me l'ha insegnato l'on.La Russa. In questi giorni di vacanza non ho letto molto i giornali perché mi sono goduto la mia famiglia ed i miei libri e, nel riprendere in mano lo cronache del tormentone estivo politico (lo scorso anno eravamo impegnati a scoprire quante escort frequentassero palazzo Grazioli e Villa Certosa, quest'anno ci hanno impegnati a sapere dell'appartamento di An a Montecarlo) ho scoperto che vi sono due costituzioni. Quella formale è quella che i Padri Costituenti firmarono nel 1947 e che tuttora si studia, quella materiale è quella "integrativa" di quella formale. Il problema viene alla luce perché sembra che il PdL abbia una maggioranza risicatissima dopo lo strappo finiano e la banda BB (Berlusconi-Bossi) non intende assolutamente stare sulla graticola come accadde con il governo Prodi per cui prospetta due soluzioni: o i finiani accettano a settembre, senza discutere, i cinque punti che Berlusconi ha messo nero su bianco in questo Ferragosto, oppure si va alle elezioni.
Il PdL non prende neppure in considerazione i dettami costituzionali che prevedono che, in caso di crisi di governo, il Presidente della Repubblica espleti un giro di consultazioni fra i presidenti dei due rami del parlamento, gli ex presidenti della Repubblica ed i segretari di tutti i partiti per esplorare se sia possibile la costituzione di una nuova maggioranza, ma sostiene che si debba andare direttamente alle elezioni perché la maggioranza del popolo, nel 2008, votò Berlusconi for president.
E qui i Gasparri, i La Russa, i Cicchitto, i Capezzone ecc.ecc. si sgolano per far capire a noi poveri ignoranti che la Costituzione formale è una cosa, quella materiale (che è quella che si è creata con questa dissennata legge elettorale) e quella formale che prevede che il Presidente della Repubblica si comporti come tutti i suoi predecessori si sono comportati finora. Non solo: gli scherani berlusconiani ricordano come un "golpe" il comportamento di Oscar Luigi Scalfaro che, quando la Lega ritirò il suo appoggio al governo, affidò l'incarico all'allora Governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi.
Mi sono documentato un poco.
C'è una larga giurisprudenza che insiste perché la Costituzione sia modificabile in fieri. Il concetto è: se una carta costituzionale non è più rispondente ai tempi, questa deve essere modificata. Da qui il concetto di Costituzione materiale.
Non nego la bontà del concetto.
Nego che tale concetto debba essere applicato in questo contesto politico italiano estivo e pasticcione.
Penso che:
- la Costituzione possa essere modificata per essere meglio rispondente ai tempi, ma secondo le procedure che la Costituzione stessa prevede
- l'attuale momento politico sia molto delicato perché è giocato solo da due consoli (Berlusconi e Bossi) che non si amano, ma si spalleggiano per i propri interessi personali e che non debbano essere i consoli a stabilire se si debba andare ad elezioni o meno, ma solo il Presidente della Repubblica che deve espletare le procedure rituali
- non possa essere un partito politico (il PdL) a decidere quale parte della Costituzione debba essere formale e quale parte debba essere materiale per una ragione evidente a chiunque: un partito, proprio perché "partito" non è "super partes".
Detto questo rimando all'articolo successivo: LE ELEZIONI DEL PREDELLINO | |
LE ELEZIONI DEL PREDELLINO
(23 agosto 2010)
La frittata è fatta.
Andiamo con ordine.
Anno 2007: il governo Prodi boccheggia da quando s'è costituito e Berlusconi (che è stato sconfitto e odia essere sconfitto perché lui si sente sempre e solo vincente e vincitore su tutti e di tutto), fa una regalo ai suoi fans che l'acclamano per le festa natalizie a Milano: dal predellino della Mercedes dice che si farà un partito unico di centro destra. Fini (che come presidente di An dovrebbe saperlo) apprende la cosa dalla Tv e sbotta:"Siamo alle comiche".
Anno 2008: il governo Prodi langue e Mastella (ministro della Giustizia) adempie al suo compito giustiziandolo: ritira la delegazione dal governo e Prodi andrà in crisi. Siccome non è un uomo che vuole stare in sella ad ogni costo, si dimette e Napolitano deve prendere atto che non c'è una maggioranza alternativa: si va alle elezioni.
Le cose da fare sono tante e il centrodestra – dopo un po' di tira e molla – accetta il partito del predellino e Gianfranco Fini la parte del comico. Si va alle elezioni con simboli distinti, ma con scritto Berlusconi Presidente, poi si fonderà il partito unico.
Anno 2008: il centrodestra stravince alle elezioni nonostante l'UdC di Perferdinando Casini corra per conto proprio e addirittura contro il centrodestra. La Lega va per conto suo, ma in appoggio a Berlusconi.
Il predellino ha vinto.
Tutti sono contenti e tutti hanno le cariche che volevano.
Anno 2009: Berlusconi dà il via al secondo step: fare un partito unico. Sarà il PdL (Popolo delle Libertà) che poi sarà anche il Partito dell'Amore, la Casa delle Libertà…insomma tutta una roba bella, piacevole, serena…non come "quelli là", quei comunisti, cattocomunisti, sinitrorsi, sinistri, odiosi!
Nel pentolino del primo congresso del partito dell'amore si frigge la frittata che dovrebbe essere il capolavoro berlusconiano: Forza Italia ed An che, in sodalizio con la Lega Nord, avranno maggioranze bulgare perpetue in Parlamento anche perché i partiti di Casini e Di Pietro contano come il due di picche, il Partito Democratico frusta Veltroni il quale molla l'interim a Franceschini in vista delle primarie che eleggeranno uno scolorito Bersani e, quasi subito, dal Pd si staccherà Rutelli: uno sfascio.
Ma il predellino comincia a scricchiolare.
Anno 2010: Gianfranco Fini, giubilato Presidente della Camera, non sa stare al suo posto e morde il freno attraverso i suoi nuovi colonnelli (i vecchi, Gasparri e La Russa ormai sono tutti anema e core con il Berlusca) i quali provocano una rissa nel PdL appena costituito e s'arriva dove siamo arrivati.
Bossi e Berlusconi stanno invocando le elezioni e tutti gli altri quaqquaraqquà del PdL e della Lega li sostengono appellandosi alla Costituzione materiale (vedi articolo di sopra).
Ma se fossi Napolitano… (vedi articolo successivo) | |
SE FOSSI NAPOLITANO…
(23 agosto 2010)
… non indirei i comizi elettorali.
Punto e basta.
Perché?
Perché dare retta ai tribuni pasticcioni che sono arrivati in Parlamento a furor di popolo è fare il gioco di questi arruffoni che si sono costruiti una fortuna politica dicendo che usano il tricolore per farsi il bidet (ma poi pretendono di dire la loro sulla nazioni di cui sono ministri) e che fare il nero non è poi un reato (salvo poi a fregiarsi della lotta all'evasione).
Se fossi Napolitano consulterei tutti con un solo obiettivo: governo di ordinaria amministrazione presieduto da un gran commis di Stato di specchiata moralità ed indiscussa autorevolezza che faccia una sola cosa straordinaria: una legge elettorale che non preveda un'instabilità politica cronica e s'affranchi dal bipolarismo tout court.
Il mandato che deve avere il presidente del consiglio deve essere chiaro: non si tocca la finanziaria, si fermano tutte le leggi in ballo proposte da questo governo, si lavora solo ed esclusivamente alla creazione di una legge elettorale degna di tal nome in concerto con tutte le forze istituzionali.
Se fossi Napolitano incaricherei a questa bisogna Giulio Tremonti e caldeggerei Fisichella come presidente della Commissione interparlamentare elettorale.
Se fossi Napolitano me ne fregherei del PdL e della Lega: mi daranno del postcomunista, ma intanto farei il bene del Paese.
Se fossi Napolitano me ne fregherei anche del Pd: mi daranno del berlusconiano, ma intanto farei il bene del Paese.
Il guaio è che…non sono Napolitano, ma solo un povero italiano che ha rubato un po' di tempo al lavoro per pensare sul proprio Paese. E del mio parere Berlusconi, Fini, Bossi, Bersani, Casini, Di Pietro e compagnia…se ne fregano alla grande! | |
POLITOLOGIA VO CERCANDO
(2 agosto 2010)
La crisi del PdL con lo strappo dei cosiddetti "finiani" o "finistei" mi porta ad alcune riflessioni sulla nostra situazione politica in generale.
L'assunto è: ci sarà una politica, ma non c'è una politologia e meno che meno una filosofia politica.
A suffragio dell'assunto porto solo qualche argomentazione attinta dalle ultime notizie.
Beppe Grillo con il suo movimento "Vaffa" ha deciso che si candiderà alle politiche.
Pierluigi Bersani, vista l'aria che tira non solo nel PdL, ma anche nel Pd con Vendola che spariglia la situazione, invoca la soluzione del governo di transizione.
Pierferdinando Casini, dopo aver lasciato credere che Berlusconi lo corteggiasse, ha detto chiaro e tondo che con questa gente non va al governo.
Bossi dal contado padano galvanizza la sua gente dichiarando che il governo non cadrà perchè è l'ultima occasione per fare il federalismo (e la sua gente, ottusa, applaude il demagogo dimenticandosi di chiedergli per quale motivo le occasioni precedenti sono state perse e per colpa di chi).
Antonio Di Pietro terrotizza maggioranza ed opposizione con lo spettro Berlusconi.
I "nanetti" (Rutelli, Rotondi, ecc) si dichiarano disponibili ad incontri ravvicinati di non si sa quale tipo con forze politiche al governo oppure no per programmi concreti.
Le argomentazioni potrebbero continuare, ed ogni osservatore politico potrebbe addurre le proprie, ma il concetto di fondo rimane: non c'è un movimento politico, dico uno, che abbia una chiara linea politologica.
Tutti vivono alla giornata e si dividono sul crinale Berlusconi o sostendolo ad oltranza, o opponendosi senza condizioni, oppure appoggiandolo o contraddicendolo iuxta modum.
Un partito o un movimento politico che abbia una linea che non sia la politica dei due forni, o quella dell'opposizione a tutti i costi non c'è.
Cosa intendo per linea politica, politologia o filosofia politica?
Intendo principi univoci che ispirino l'essere, l'essenza, l'ontologia di un partito.
E' da questi principi che si desumono gli atti politici concreti sia a livello di programma generale che di scelte concrete contigenti quando l'urgenza reclama opzioni operative.
Non è per essere nostalgico, ma la vecchia Dc si ispirava ai principi cristiano-cattolici. Sarà stata spesso pronube e succube del clero (e fu il suo più grande errore), ma certi principi c'erano. Il vecchio Pci si ispirava al marxismo-leninismo. Saranno stati principi mutuati da una filosofia che aveva fatto il suo tempo e seminato il terrore nei paesi dove il regime comunista salì al potere, ma erano principi. Così come lo erano quelli liberali (ricordo Malagodi fra tutti), quelli repubblicani (chi può dimenticare La Malfa Ugo?), quelli socialisti (Nenni e Pertini), della socialdemocrazia di Saragat o della radicalità liberale di Pannella.
Se saremo costretti ad andare alle rune con questa legge elettorale, assisteremo al proliferare di sigle incomprensibili ai più che s'apparenteranno con il centro-destra o il centro-sinistra per poter contare qualcosa, ma questa loro voglia di contare qualcosa (cioè di finire in parlamento) sarà un'arma a doppio taglio: se vorranno continuare a contare dovranno adeguarsi agli ordini di scuderia ed i partitoni che li hanno cooptati saranno ogni giorno tenuti in scacco da costoro che potrebbero, se non ricevono qualche favore, non votare come il partitone vorrebbe.
Beppe Grillo, per esempio, potrà prendere una manciata di voti che potrebbe portare in dote al Pd. Ma il Pd lo vorrebbe?
Rutelli raccoglierà qualcosa che varrà qualche scranno in parlamento, ma poi dove e come si collocherà e a che prezzo?
Conclusione: se qualcuno di autorevole non si muove a dare una sveglia e richiamare alcuni principi...cammineremo sempre più nell'intricata foresta politica piena di insidie ed oscura come la selva dantesca.
Questo qualcuno, secondo me, è una persona sola:il capo dello Stato.
Ma Napolitano... | |
TROPPI DIVORZI PER UN UOMO
(30 luglio 2010)
Il gioco del tira e molla è finito: Berlusconi ha dichiarato anatema Fini.
Come il patriarca di Alessandria Cirillo fece con il vescovo di Costantinopoli Nestorio.
Cirillo divenne santo e Nestorio eretico.
Alla chiesa cattolica, più dedita al potere che al mistero, poco importava se Cirillo non inorridì alla tortura di Ipazia ed i suoi monaci giravano con bastoni per punire corporalmente chi, secondo loro, non era nell'ortodossia decretata da Cirllo.
Agli italiani che votano PdL poco importerà se gli eretici ex aennini avranno vita dura nel partito, alle prossime elezioni saranno ancora con Silvio il grande (si fa per dire).
In poco più di un anno Silvio ha consumato due divorzi, uno familiare ed uno politico. Non male per un ragazzo educato dai salesiani.
Ma due divorzi sono troppi, anche per un uomo che ha la statura (?) di Silvio Berlusconi.
Non tanto perchè costino in termini economici: l'uomo è piccolo di statura, ma è alto in borsa; quanto perchè psicologicamente non regge.
Segni di cedimento psicologico il nostro pluridivorziato li sta già inviando da un pezzo.
Non sta governando. Sì, è vero, lo dico proprio io che ho sempre scritto che non sa governare, ma adesso mostra che non sta governando quel che lui chiama governo.
Ha sbandierato ai quattro venti l'opera gigantesca creata a L'Aquila e quest'opera gli sta crollando sotto i piedi non solo per ragioni giudiziarie, ma soprattutto per ragioni pratiche: gli aquilani non sono per nulla contenti di come stanno andando le cose e, passati gli effetti mediatici, adesso ci sono quelli pratici che sono di gran lunga meno brillanti, più cogenti e molto grigi.
Altri insuccessi li ha colti sulla T.A.V., sul ponte sullo stretto, sulle quote latte, sui ministri nominati un giorno e sfiduciati il giorno appresso, sul valzer dei sottosegretari, sul governo che era nato snello e si sta ingigantendo come un obeso immenso, sulle 50 volte che è andato sotto in parlamento pur avendo una maggioranza bulgara, sulle 64 volte che ha posto il voto di fiducia, sulla finanziaria costosa, frettolosa e pasticciata e, "dulcis in fundo" (ma sarebbe meglio dire "in cauda venenum") sull'incapacità di gestire il problema occupazione trattando con giganti come la Fiat (l'ultimo caso di Pomigliano docet).
Il pluridivorziato familiare e politico è bollito. Gli servono poco i lifting ed i restiling che sapienti mani operano sul suo volto tirato dalle preoccupazioni e sfatto dall'età. La situazione gli è sfuggita di mano da un pezzo e sta vivacchiando tirando a campare appoggiandosi a Bossi (che appoggio di alta qualità politica, ragazzi!) e strizzando l'occhio a Casini (che fino a ieri era il reprobo per eccellenza).
Vivacchia convocando a palazzo Grazioli i nanetti (tipo Dc, Liberali, repubblicani, pensionati...) che ha portato in parlamento ricordando loro che sono lì perchè sono saltati sul carrozzone del PdL e che, quindi, non si sognino di fare scherzi adesso che il PdL s'è sfasciato (avrò modo di dire perchè).
Tira a campare, il grande (?) Silvio fra un taglio del nastro e un po' di shopping all'Ikea sotto casa, fra una laurea di una figlia e un volo a Bruxelles per prendere sotto braccio qualche potente mentre ci sono in giro i fotografi.
Non mi ricordo più chi fosse colui che diceva che un grand'uomo non è mai tale per il suo cameriere.
Credo che il nostro grand'uomo (dico, sempre, per dire) stia rivelandosi per quel che è non solo al suo cameriere. | |
LO STRAPOTERE DI C.L. (25 luglio 2010)
A Parma c'è un po' di fermento. Non ne parlano molto i giornali, ma la cosa è di un certo interesse. C'è un consiglio di amministrazione che deve essere rinnovato e che è a partecipazione pubblica e religiosa. Fino a poco fa era presieduto da Callisto Tanzi (e ti pareva!), ma adesso, dopo le vicende note occorse al per fortuna ex titolare di Parmalat, c'è la corsa ad entrare in questo consiglio che, fra chiese, immobili ecc. gira un bilancio patrimoniale di oltre 600 milioni di euro.
La chiesa parmense vuole dire la sua, ma anche il pubblico vuole dire la sua.
In mezzo ci si sono messi i ciellini con quell'ineffabile Lupi, vicepresidente della Camera, che si presenta sempre così bene, che è sempre così cattolicamente ineffabile, che ricorda semprea tutti che ha tre figli, che mostra di essere sempre così convinto delle stupidaggini che spara che non vuole mollare l'osso ricco di polpa.
Ha nominato un suo uomo in questo consiglio di amministrazione e pare che dalla sua abbia il vescovo della città.
C.L. è da tempo la massoneria della chiesa cattolica militante. Con la scusa che il cristiano deve essere operativo (idea sacrosanta) s'è costruita la Compagnia delle Opere che è il suo braccio secolare e s'è inserita in politica, negli affari, nella sanità, nella scuola...ovunque.
Facendo soldi.
I gerarchi ecclesiastici, poi, sono in buona parte ciellini o vicini a cielle.
Scola, Caffarra, Negri, per esempio, sono di chiara estrazione ciellina, ma non pochi vescovi italiani strizzano l'occhio agli eredi di don Giussani.
E così fra Opus Dei e C.L. la chiesa cattolica cammina per la strade del tempo trovando il modo di continuare a campare facendo soldi e distribuendo favori agli amici.
Gli altri, i non-amici, i non allineati, i non ciellini, i non opusdeiani...sono fuori dal giro, ma vivono ugualmente. Non diventeranno presidenti di regioni, vicepresidenti di parlamenti, cardinali di qualche diocesi, ma saranno contenti di aver servito il vangelo di Cristo con meno intriganza e più autentica povertà. | |
IL SOLIPSISMO DI SILVIO
(25 luglio 2010)
Il solipsismo (dal latino solus (solo) e ipse (stesso), ossia "solo se stesso") è una filosofia secondo cui tutto quello che l'individuo percepisce viene creato dalla propria conoscenza: tutte le mie azioni, in sostanza, sono conseguenza di una morale da me prestabilita. Le leggi del mondo esterno, quindi, non mi interessano, anzi…se mi nuocciono debbo ignorarle, oppure cambiarle.
Tale filosofia ebbe fortuna non solo nel mondo occidentale, ma anche in quello orientale (in derivati della religione Taoista, per esempio) e fu accarezzata da pensatori come Descartes (Cartesio) o avversata da altri come Wiggtestein.
Ciò premesso penso che il nostro presidente del consiglio ne sia incosapevolmente un seguace pervicace.
Il grande - si fa per dire - Silvio è talmente convinto che tutto quello che lui percepisce come buono per se stesso sia buono per tutti che s'adira se qualcuno la pensa diversamente fino a compatirsi ed a farsi compatire dai suoi fedelissimi recitando il karma che ha coniato :"Io sono buono e voglio il bene di tutti, perché gli altri non lo capiscono?"
Oppure inventandosi il partito dell'amore e trovando gente - che poi promuove ministro, tipo la Brambilla - che gli credono ciecamente e senza dubbio anche un po' ciucamente.
Il problema è che molti di questi altri non sono proprio stupidissimi ed hanno perfettamente capito che il bene che lui persegue non è il loro bene, anzi…potrebbe essere il loro male.
Faccio qualche esempio.
A livello familiare Silvio si vuole bene e pensa che quello che ha stabilito sia il bene anche della famiglia che non può non capire che le ville di Macherio, di Arcore e della Sardegna, la Mondadori, Mediaset, Mediolanum ecc. sono il massimo. Ci sono tutti i lussi e tutti i comfort. Fra questo bene che vuole alla sua famiglia, Silvio aggiunge un bene che vuole a se stesso: qualche scappatella con qualche giovane fanciulla che a Veronica…insomma…non è piaciuta molto ed ha chiesto il divorzio. Però…questa Veronica che non capisce tutto il bene che lui fa e che le ha fatto!
A livello aziendale Silvio, sempre volendosi bene, vuole il bene di tutti i suoi collaboratori e subalterni e quindi…quello che stabilisce va eseguito senza battere ciglio e meno che meno discutere. Se qualcuno la pensa diversamente – magari per il bene dell'azienda – sbaglia ed è fuori. I casi di Montanelli e Mentana sono clamorosi, ma, scavando a fondo, se ne troverebbero a decine di casi in cui persone che hanno collaborato con il grande Silvio adesso sono fuori dal giro perché hanno osato contraddire il capo.
A livello politico Silvio si vuole non solo bene, ma benissimo. Il solipsismo berlusconiano tocca, in questo campo, i vertici dell'incarnazione di questa teoria filosofica.
Silvio non sarebbe "sceso in campo" se non avesse capito che lui e solo lui poteva salvare l'Italia dai comunisti, salvando così se stesso. Come fanno gli italiani che non votano PdL a non capirlo? Per forza...sono coglioni! L'ha detto lui, del resto.
Conclusione.
Con un simile soggetto ci siamo abituati a convivere da quasi vent'anni.
Ora...che con lui convivano i suoi fans (che secondo lui sono quasi 38 milioni di italiani) a me può andar bene. Del resto anche con Benito convissero milioni di italiani dal 1922 fino al 1943 (e oggi, 25 luglio, dovremmo ricordarci che 67 anni fa Benito fu defenestrato). Ma che Silvio pretenda che qualche altro italiano debba convincersi che gli deve essere grato per tutta la vita perchè s'è insediato a fare il presidente del consiglio..beh..francamente per me questo è troppo.
Gente come me lo può sopportare in nome degli ideali democratici che a pochi sono rimasti, ma...amarlo...credere alle sue stupidaggini del partito dell'amore e via elencando...solo un solipsista può pretenderlo e i pochi italiani che stanno dall'altra parte i solipsisti li curano, ma non li assecondano. Ma...Silvio è disposto a farsi curare? | |
LA CHIESA BARACCA DI MONS.MANI
(19 luglio 2010)
Ieri, domenica 18 luglio, il vescovo di Cagliari mons. Giuseppe Mani si è recato in una parrocchia della diocesi per giustificare lo spostamento del parroco. Il video girato da un amatore e pubblicato su youtube ha fatto il giro del mondo. Il vescovo, dal pulpito, ha arringato i fedeli dicendo loro che debbono obbedire, altrimenti, ha detto testualmente, questa non è una chiesa, ma una baracca. Non l'avesse mai detto! La tensione, palpabile già dall'inizio, è sfociata in una protesta da comizio di piazza dei bei tempi della politica quando gli onorevoli giravano le piazze della circoscrizione elettorale ed è continuata in sacrestia.
Mons. Mani, apparentemente sereno e sorridente, ha fatto buon viso a cattivo gioco, ma non si è per nulla scusato dell'espressione sconvenientemente usata.
E', questa, la prima protesta di popolo contro un pastore della chiesa italiana documentata con video.
E' una protesta storica.
Non che non ci siano state proteste per spostamenti di preti da parte dei parrocchiani, ma finora tali rimostranze si erano limitate a lettere scritte al vescovo o a incontri molto civili e rispettosi.
La vicenda merita di essere sottolineata anzitutto per l'atteggiamento del vescovo di Cagliari: ha deciso lo spostamento del prete senza tenere conto della sensibilità dei parrocchiani. E' tipico di tutti i vescovi: sono manager e non pastori. Il vescovo di Como, per esempio, ha creato un po' di sconcerto in Sondrio città unificando le due parrocchie (che solo poco meno di 50 anni fa erano state create) in una, pensionando l'arciprete e il parroco dell'altra parrocchia in nome di una pastorale unitaria. Il vero problema è che c'è carenza di clero e i vescovi s'ingegnano come possono, ma da manager e non da pastori. Quando poi si vedono contestati, cosa a cui non sono abituati, reagiscono con piglio decisionale come farebbe qualunque capo di un'azienda.
In secondo luogo vale la pena di commentare questo incidente perchè sarà il primo di una lunga serie. Il popolo di Dio non è più disposto a subire passivamente quanto decidono i pastori contro il sentire comune. Vuole essere coinvolto. E qui siamo al concetto di democrazia nella chiesa che non è propriamente un sistema che va a sangue a chi comanda. Vescovi e preti sono abituati a decidere senza discussioni. In nome del potere che essi ritengono venga da Dio e minacciando scomuniche ai dissenzienti, stabiliscono che una cosa si deve fare così. Punto e basta. A Sondrio il vescovo di allora stabilì che di una parrocchia se ne dovevano fare due, il vescovo di ora stabilisce che di due parrocchie se ne deve fare una. Aveva ragione il vescovo di allora e ha ragione il vescovo di ora? Il popolo di Dio comincia a chiederselo. E se allora pensava che contestare il vescovo poteva rischiare l'inferno, adesso ha la certezza che può contestare le decisioni pretendendo, almeno, la motivazione per cui tali decisioni sono state prese sulla propria pelle. | |
IL GIRO DI BOA DEL POPOLO BUE
(14 luglio 2010)
Anche il popolo bue è al giro di boa. Non lo sa, povero popolo, perchè le sue preoccupazioni non sono quelle di studiare il modo di evitare guai giudiziari o di procurarsi illecitamente guadagni favolosi gonfiando gli appalti, ma è egualmente al giro di boa perchè lo sono i suoi rappresentanti.
Il popolo bue continua ogni mattina a mettersi in auto, in treno, in bicicletta o sul bus per raggiungere il posto di lavoro, dove viene aggiogato da tasse da pagare, produzione da fare, capetti nevrotici e tira l'aratro fino a sera quando, rimettendosi in auto, treno, bus o bicicletta, rientra nella stalla, ingoia la biada e si stende per riposare.
Ma il giro di boa del popolo bue è più importante di quello dei suoi rappresentanti al Parlamento perchè se si rendesse conto che quelli che sono al governo del fare chiaccherano e non fanno e quelli che sono all'opposizione non propongono nulla di nuovo o inciuciano con il potere, comincerebbe lentamente a sollevarsi con un furore che sarebbe pari a quello del 14 luglio 1789 (oggi è il 14 luglio) quando il popolo parigino prese la Bastiglia che era un carcere vuoto (c'era un detenuto), ma rappresentava il potere assoluto di un establishment politico che viveva sulle spalle di una nazione che era alla fame per pagare le tasse.
Se il popolo bue s'accorgesse che è ad un importante giro di boa, cominicerebbe già da oggi a guardare con occhio diverso la coda a cui è costretto ogni giorno per recarsi lavoro, il capetto presuntuoso e lecchino sempre pronube ai voleri del capo, il caffè che rincara, il digitale terrestre che non funziona, il...la...il...la...
Il popolo bue non deve subire questo ennesimo giro di boa a cui lo costringono i suoi rappresentanti da quando è nata questa splendida repubblica fondata sul lavoro, ma sentirsi protagonista del proprio destino, convinto che il proprio destino è quello dei propri figli e che il destino proprio e dei propri figli è quello del proprio comune che è quello della propria provincia, regione e nazione.
E qui casca l'asino.
Il popolo bue non si sente nazione italiana.
Anni di malgoverno democristiano ci hanno abituato a pensare al nostro particulare e vent'anni di turbolenze politiche il cui unico motivo di impegno era ed è essere pro o contro Berlusconi, ci hanno rassegnato a vivere una grigia quotidianità che si chiude sempre più in se stessa e non ci fa sentire popolo neppure quando siamo chiamati a pronunciarci col voto democratico.
Ecco il motivo per cui nessuno s'accorge che siamo al giro di boa.
Il nostro progetto è miope, come la politica. Pensiamo alle vacanze estive ed a fare un finanziamento per non rinunciarvi (Lincoln diceva:"Guai a quell'uomo che fonda la propria sicurezza sul denaro preso a prestito"), pensiamo a come coltivare e tessere rapporti per avanzare nella carriera, guardiamo ad un futuro che è un metro oltre il nostro balcone di casa, abbiamo paura di esporci per non essere derisi, camminiamo rasente i muri per non farci notare, non chiediamo la fattura per non pagare l'IVA (e ci sentiamo furbi), deprechiamo gli Anemone come deprecammo i Craxi (ma solo perchè non facciamo parte della cricca che si spartisce la torta)...
"Non siam popolo, siam divisi", rima una strofa del nostro profetico inno nazionale.
Siamo popolo bue.
Moriremo senza aver vissuto. | |
IL GIRO DI BOA A SINISTRA...
(9 luglio 2010)
Anche la sinistra è al suo giro di boa perchè - le piaccia o meno - fra un paio d'anni deve prepararsi alle elezioni.
Che - se continua così - perderà clamorosamente a meno che le vinca per inettitudine dell'altra parte (il che significherebbe per noi italiani una cosa sola: i peggiori di noi finiscono in politica e ci governano: un harahiri che nessun popolo del globo avrebbe saputo compiere meglio di noi).
La sinistra (che preferirei chiamare opposizione) non c'è.
Sono passati gli anni in cui l'opposizione era agguerrita, polemica, ma con contenuti. I vecchi ricorderanno che alle elezioni del '48 (quando il gioco era fra Dc e Pci) Togliatti diceva nei comizi che s'era fatto preparare dal suo calzolaio delle scarpe appuntite per prendere a calci De Gasperi dopo le elezioni. Quegli anni sono passati e si è scelta la linea morbida volendo tenere il dibattito politico su toni di civile contrasto.
La scelta potrebbe essere condivisa, posto che vi siano dei contenuti.
Al governo del fare l'opposizione dovrebbe proporre il governo dell'essere. Non mi pare di vedere un progetto politico che parta da delle idee guida.
Di fronte alla necessità di un rigore economico non mi pare di intravedere progetti di legge che partano da due principi, quelli della solidarietà e della sussidiarietà.
La medesima cosa va detta sui temi della crescita e dello sviluppo.
L'opposizione ha un solo incubo diurno e notturno: Berlusconi. Su quest'ometto di Arcore abbastanza insignificante ha giocato e gioca il suo ruolo in parlamento. Attacca Berlusconi per i processi e le leggi ad personam, ma non sa attaccarlo per l'incapacità di realizzare un progetto politico. Eppure di argomenti ne avrebbe. Basterebbe che si facesse dare dalla Rai la cassetta di Porta a Porta (fu l'ultima volta che vidi quella trasmissione) in cui un inginocchiato giornalista ascoltava il maestro Silvio che illustrava con tanto di cartina come avrebbe cambiato l'Italia e firmava il contratto con gli italiani.
Ci sarebbero gli spunti per demolire punto per punto le promesse del marinaio Silvio e per avanzare proposte.
Già... avanzare proposte.
Per fare proposte bisognerebbe avere delle idee.
Come può un'opposizione avere delle idee quando è preoccupata di ascoltare solo se stessa dentro il loft veltroniano e cercare equilibri politici e di potere fra l'anima cattolica e quella atea?
Come può un'opposizione come quella di Di Pietro avere delle idee quando è preoccupata solo di fare le pulci al Berlusconi e cercare consensi puntando sulla demgagia? O come quella dei "grillini" che hanno un demiurgo anch'esso demagogo che non accetta il confronto dialogico?
I due poli stanno navigando in acque insidiose e sono al giro di boa.
Il porto è alle viste, ma è ancora lontano. Se avessero voglia potrebbero cominciare a ramazzare la nave e collocare i marinai al punto giusto.
Ma nessuno ha voglia di fare qualcosa di concreto. Sprofondati nelle comode poltrone del palazzo preferiscono la schermaglia politica verbale quando il paese li guarda e i compromessi di potere quando le luci della ribalta sono spente e le porte sono chiuse.
A domani...sì perchè al giro di boa ci siamo anche noi. | |
IL GIRO DI BOA A DESTRA...
(8 luglio 2010)
Sono due anni e mezzo, quasi, che Berlusconi ed il suo staff sono al governo del paese. Dopo l'estate saranno al giro di boa.
Si dice che il governo non arriverà alle vacanze estive, ma non ci credo: come ho già scritto questo governo non è tenuto assieme da interessi di vera Politica, ma da interessi personali e quindi, siccome c'è la "grana" di mezzo, un accomodamento lo troveranno sempre, magari coinvolgendo Casini.
Un signor nessuno come me sente l'esigenza di fare un bilancio di come è stato governato in questi due anni e mezzo e chiedersi che cosa è cambiato in meglio rispetto a prima.
La mia conclusione è che siamo andati di male in peggio.
Il male era il governo Prodi che aveva persone di alto livello (lo stesso Prodi, Padoa Schioppa) che si dovevano accompagnare con piccoli navigatori da diporto napoletano (Mastella, Ferrero) e si trovarono a governare una nave dove i rematori di destra vogavano in senso contrario a quelli di sinistra. Prodi, coerentemente, si dimise e venne il "ghe pensi mi".
E così è arrivato il peggio. Non solo perchè Berlusconi porta un po' di sfiga tutte le volte che va al governo (era al governo quando accadde l'11 settembre famigerato, era al governo quando successe l'alluvione in Piemonte, era al governo quando è successo il terremoto a L'Aquila), ma perchè è solo uomo d'immagine e di nessun contenuto. E Dio sa se proprio in questo momento abbiamo bisogno di contenitori vuoti!
Ma al peggio berlusconiano si unisce il peggio bossiano. Il senatur non sa cosa significhi governare, non ha una formazione politica e ha capito che cavalacando la tigre della protesta e della minaccia, da una parte porta a casa voti, dall'altra tiene in scacco gli alleati. Non a caso ha pensato a suo tempo di trovarsi un interlocutore forte e credibile come Tremonti.
E' un governo, questo, che pur avendo una maggioranza bulgara è ricorso 64 volte al voto di fiducia (la 65esima sarà per il Lodo Alfano e la 66esima sarà per il decreto sulle intercettazioni).
E' un governo, questo, che - come avvenne nell'esperienza precedente - cambia i ministri con la stessa frequenza con cui si cambiano le mutande e che è partito dicendo d'avere un esecutivo snello e nel frattempo ha già nominato tre nuovi ministri e quattro sottosegretari.
E' un governo, questo, che parla di rigore, crescita e sviluppo.
In quanto al rigore non ha saputo far altro che aumentare le tasse locali creando problemi agli amministratori. In quanto a crescita non sa delineare una rotta a lungo respiro che non gratifichi solo quei capitalisti di Confindustria, ma anche artigiani e lavoratori autonomi.
In quanto a sviluppo...beh...ha talmente voglia di sviluppo che da due mesi è senza il ministro per lo sviluppo economico e non sembre che presto ce ne sia alle viste qualcuno.
E' un governo, questo, dove gli ordini del giorno sono il bavaglio alla stampa, la lotta alla magistratura, le proposte di leggi che favoriscano il premier e i suoi scherani.
E' un governo del fare (così dice), ma non fa perchè non sa fare.
Il governo cosiddetto di centro destra è al suo giro di boa. Che torni presto in porto e si fermi.
A domani il giro di boa della cosiddetta sinistra. | |
INTERCETTATE NAPOLITANO
(2 luglio 2010)
Il problema delle intercettazioni telefoniche sta diventando un casus belli nazionale. Berlusconi è fatto così: quello che non gli aggrada, va cambiato. Non si pone neppure il problema che se una cosa non va bene a lui, può andar bene alla maggioranza della gente. A lui dà fastidio e quindi si deve fare una legge come dice lui. Chi la pensa diversamente è comunista e non vuole il bene del Paese.
Purtroppo mi devo tenere questo presidente del consiglio per altri tre anni e me lo devo sopportare.
A proposito di comunisti, però, devo dire che Napolitano (ex comunista) sta facendo di tutto per non mostrare d'essere un presidente di garanzia. Non accetto il falso ed ipocrita teorema in fornza del quale il presidente della repubblica non si tocca e devo dire che l'on. Ghedini (che non mi va proprio a sangue) ieri ha detto ad alta voce quello che moltissimi politici di destra e di sinistra pensano, ma non hanno il coraggio di proferire apertis verbis: se Napolitano vuole dire qualcosa sulla legge, si faccia eleggere e venga in parlamento.
Ma Napolitano non capisce: esercita la moral suasion. Forse ha sempre fatto così, altrimenti non sarebbe rimasto a galla con tutte le traversie che il suo partito di riferimento ha patito in questi ultimi vent'anni.
I politici farebbero bene ad "intercettare Napolitano" suggerendogli di fare solo il presidente della repubblica il quale, oltre a rappresentare l'intero Paese all'interno ed all'estero, a conferire mandati di governo ed annotare possibili fornazioni di maggioranze parlamentari dopo i voti democratici, tagliare nastri e premiare cavalieri e commendatori, ha un'altissima prerogativa: esaminare la costituzionalità di una legge prima di firmarla e promulgarla sulla Gazzetta Ufficiale. Prima...prima...il presidente tace.
Colgo qui lo spunto per rispondere ad una lettrice che mi chiede cosa ne penso sul "casino delle intercettazioni" (sono parole sue).
Sarò sintetico:
- le intercettazioni servono per scoprire i malavitosi e quindi non debbono avere limiti di tempo e di spazio
- le intercettazioni debbono essere affidate a persone serie, di provata moralità e debbono rimanere segrete fino a processo concluso
- se vengono pubblicate a mezzo stampa, la colpa non è del giornalista che è a caccia di notizie, ma di chi fornisce i testi delle intercettazioni stesse
- basta punire chi fornisce i testi
- il sistema di punizione è semplice: se esce il colpevole questi viene licenziato dall'ufficio e non deve essere più riassunto in nessun ruolo dell'amministrazione pubblica; se non esce tutti, ma proprio tutti, i dipendenti di quella procura o di quel tribunale per decreto vengono messi a metà stipendio per tutta la loro carriera lavorativa.
Il resto...sono solo parole che da circa 800 giorni impegnano tempo e denaro del parlamento, dei giornalisti ecc.ecc. | |
UN'EUROPA AL TRAMONTO
(26 giugno 2010)
Stiamo attraversando una crisi economica che coinvolge l'intero pianeta cosiddetto industrializzato (i poveri - che sono i tre quarti della popolazione planetaria - non se ne accorgono perchè sono in crisi perenne) e l'Europa non sa dare risposte serie e rassicuranti. Anzi...in piena crisi, mentre tutti i paesi si danno da fare per riuscire a mettere almeno la testa fuori dal fango, un paese europeo, la Grecia, ha dichiarato praticamente fallimento.
Siamo al tramonto, noi europei. Il bello è che ce ne accorgiamo, ma non sappiamo come tramontare bene. Continuiamo a rivendicare la nostra primogenitura con l'orgoglio e la rabbia di quei principi di sangue reale che s'ostinano a ritenere vive le vecchie dinastie e non si rendono conto che il discorso della corona non interessa più a nessuno.
Tutti auspicano una nuova fase europea, ma perchè essa possa avvenire ed essere gratificante per la grande comunità europea, occorre che i governanti sappiano governare questo tramonto valorizzando le nuove istanze che dal mondo ci vengono prepotentemente sbattute in faccia ogni giorno: le fonti energetiche rinnovabili, la parità dei diritti fra tutti i popoli, la capacità integrativa culturale fra varie etnie, i diritti ed i doveri alla vita, al lavoro, alla dignità umana.
Ma...guardiamo in faccia e la faccia di chi dovrebbe capire queste cose e tradurle nella realtà. Le facce sono quelle di Berlusconi, Sarkozy, Merkel, Cameron, Barroso, Zapatero...
Ho detto tutto. | |
LE CRICCHE E IL GOVERNO
(27 giugn 2010)
E' penoso osservare come in questi giorni in cui moltissimi italiani s'apprestano a compiere il proprio dovere pagando pesanti tasse, altri italiani siano indagati per truffa allo stato ed arricchimento personale.
Non mi riferisco solo alla cricca "Anemone e soci", ma a tutto quel giro d'affari che coinvolge pubblici amministratori e privati cittadini per cui il potere politico è il braccio di sostegno dell'arricchimento personale.
Non c'è comune, provincia o regione che abbia il suo piccolo scandalo in cui qualche pubblico amministratori è indagato per aver favorito qualche privato il quale ha fatto i soldi gonfiando i preventivi o aggiundicandosi appalti sostanziosi senza passare attravero i normali canali previsti dalla legge.
Se le cose non funzionano come vogliono questi affaristi che non compaiono mai sui giornali perchè preferiscono pilotare le cose da sotto il tavolo, le iniziative pubbliche non decollano e rimangono in fase di stallo: un esempio per tutti l'Expo di Milano.
Il malcostume del lucrare sul denaro pubblico avvicinando i potenti di turno non è solo di questi anni, ma affonda le sue radici fin dagli inizi del regno d'Italia e non è comune solo al nostro paese. Detto questo, però, occorre annotare che nessun governo di nessun paese è riuscito a creare un sistema per cui questi scandali che periodicamente s'affacciano alla ribalta della cronaca e che pesano regoalrmente sui bilanci pubblici non solo non possano ripetersi, ma anche siano esemplarmente puniti.
Più che gli scandali oggi tempo l'assuefazione dell'opinione pubblica agli scandali stessi. Chi si ricorda più di Parmalat o di Montedison? Chi ricorda che fine hanno fatto i tangentari di Mani Pulite? Su questo contano i loschi malaffaristi che s'accoppiano con i potenti di turno: sull'oblio.
E sull'oblio contano i potenti di turno.
E' un malaffare che si perpetua di generazione in generazione e che spesso fa pentire gli onesti di continuare ad essere tali. | |
EMERGENZA QUOTIDIANA
(10 giugno 2010)
Tornando a casa ho sentito alla radio i titoli dei telegiornali fra i quali vi era l'ultima uscita di Silvio Berlusconi : all'assemblea della Confartigianato ha dichiarato che la Costituzione è vecchia.
Ho spento la radio e non ho potuto fare a meno di pensare che questo signore (che - dice lui - gode del 62 % dei consensi personali) me lo trovo da 16 anni sulla scena politica. Nei pochi anni (purtroppo!) in cui è stato confinato all'opposizione non mi sono quasi accorto che ci fosse. Lui non sa fare opposizione, non sa stare fra i banchi, lui...per DNA deve essere sempre al primo posto e decidere.
Ma quando prende in mano il pallino del comando non ci lascia in pace nemmeno per un istante. Ogni giorno trasforma il governo di questo paese in un casino. Non solo perchè ospita al suo palazzo privato (che però è anche sede di incontri politici) escort di prim'ordine, ma anche perchè non gliene va bene una. I magistrati sono rossi e corrotti e vogliono farlo fuori, la costituzione è vecchia perchè è stata fatta da cattocomunisti, non riesce a lavorare perchè il parlamento è farraginoso, è da solo a tirare la carretta perchè anche i suoi lo lasciano solo...mi sembra, questo Berlusconi, una vecchia suocera brontolona a cui non va mai bene niente. Senza contare che ogni volta che so di qualche visita di stato rimango col patema d'animo per le solite figuracce che fa (e qui me ne importa poco) e che ci fa fare (e qui m'importa un poco).
Da quando è al governo, il Cavaliere non sta fermo un minuto, riempie goni giorno le pagine dei giornali con dichiarazioni che vengono riprese e rilette e reinterpretate...ma in Italia stiamo sempre peggio e le grandi promesse non mi pare vengano mantenute nonostante cia sia un ministro per l'attuazione del programma. Non sarebbe meglio stare un po' più calmi e lavorare di più? | |
LA SQUOLA E LA KULTURA
(5 giugngo 2010)
E' la settimana della volata finale: ragazzi e ragazze delle scuole di ogni ordine e grado, private e pubbliche, s'apprestano a chiudere l'anno scolastico 2009-2010 che non è stato facile per colpa del governo, degli insegnanti, dei genitori e degli alunni.
Il governo Berlusconi ci ha messo del suo per rendere difficile il cammino scolastico. Dopo aver varato la riforma Moratti (sbandierata nel governo berlusconiano precedente come quella che avrebbe portato la scuola italiana a livello europeo), il governo ha cambiato opinione e ha varato la piccola controriforma Gelmini innestando piccole retromarce che hanno costretto presidi, insegnanti, alunni e genitori prima a capire cosa si voleva e poi ad adeguarsi. Non solo: il governo ha tagliato fondi da ogni parte impedendo certo gli sprechi ed i clientelismi, ma anche frenando ricerca e sviluppo.
Presidi ed insegnanti ci hanno messo del loro meglio e del loro peggio. I pochi migliori hanno cercato di vivere la scuola come una missione (del resto si comportarono così in ogni momento procelloso della loro lunga carriera), i molti peggiori hanno mestato nel torbido trovando i motivi per fare sempre di meno il proprio dovere, ma passare all'incasso comunque a fine mese.
Alcuni genitori (pochi) hanno cercato di motivare i propri figli al lavoro scolastico, indipendentemente dalle uzzole di insegnanti frustrati, ma pieni di sè. Altri genitori (molti) hanno giocato al vecchio ruolo del "servo encomio": consci che la promozione del proprio figliolo dipende in massima parte dall'insegnante, hanno cercato di blandire lo stesso o la stessa affinchè usasse un occhio di riguardo al momento opportuno.
E i ragazzi? I ragazzi - che dovrebbero essere i veri protagonisti dell'istituto scuola - si sono gestiti come meglio hanno potuto. I coscienziosi hanno impegnato fruttuosamente il proprio tempo studiando e cercando di apprendere, i furbi hanno cercato di cogliere il massimo rendimento con il minimo sforzo.
E' csì ke vn le cse. Se la sqla era rgrosa mlti nn avevno tmpo x la discoteca e l'happy hour e frse studvno di +. Tranquilli! Non mi sono bevuto il cervello e non ci sono refusi nel periodo precedente a questo che sto scrivendo: ho solo cercato di tradurre in una frase quello che penso sia stato il beneficio scolastico di molti studenti.
Sono un inguaribile pessimista?
Forse.
A me pare che il vero insegnamento scolastico non ci sia più e vada sempre più declinando verso il "laissez faire, laissez passer".
Meglio scrivere scuola con la "q" e cultura con la "k", così chi scrive ancora come gli ha insegnato la vecchia ed indimenticabile maestra, può ritrovare il senso di una scuola che fu poco riformata, ma molto disciplina di vita; il senso di una cultura che sarà stata anche un poco nozionistica, ma fu molto promozionale all'approfondimento delle nozioni; il senso di una vita che vale la pena di vivere non perchè si "ha" o si "appare", ma perchè si "è". | |
UNA FINANZIARIA UGUALE ALLE ALTRE
(1 giugno 2010)
Ancora lacrime e sangue per gli onesti. E' l'unica riflessione che sono riuscito a fare quando ho letto la finanziaria che il governo del fare ha confezionato in tre settimane di lavoro serrato.
Dopo che abbiamo sentito per due anni che siamo un paese che sta meglio degli altri nonostante la crisi e la recessione, adesso ci tocca sentire che, per colpa dell'Europa, dobbiamo ancora mettere mano al portafoglio.
Il governo del fare non ha saputo fare altro che quello che hanno fatto i suoi predecessori: le spese aumentano, quindi le tasse aumentano.
Le spese aumentano. Sì: i boiardi ed i boiardini di stato non rinunciano a prebende da favola per non combinare un tubo se non chiaccherare e promuovere i propri figli, cognati ed agnati a cariche pubbliche (un esempio per tutti: quel "narigiatt" di Renzo Bossi è a carico della regione lombardia per almeno 5 anni)! Sì, le spese aumentano perchè nessun governo ha il coraggio di tagliarle. Sì le spese aumentano perchè l'Europa non ha avuto il coraggio di chiedere le verifiche dei bilanci presentati a chi chiedeva di entrare nell'area euro.
Le spese aumentano ed aumenteranno sempre fino a quando avremo gente come quella che ci governa e ci ha governato sinora che non sa fare altro che improvvisarsi politico.
Ad aumento di spese, quindi, corrisponde un aumento di tasse che pagano sempre quelli. Ci sono migliaia di persone in Italia (lavoratori dipendenti, artigiani e lavoratori autonomi) che pagano le tasse fino all'ultimo cent per mantenere milioni di persone che fanno una vita bellissima evandendo bellamente ogni imposta. Il governatore Draghi ha calcolato che se tutti avessero pagato l'IVA (30 miliardi di euro) avremmo un rapporto deficit-pil del 60% e saremmo davanti alla Germania! Il vero problema è che c'è gente che paga l'Iva regolarmente fino all'ultimo cent e c'è gente che non la paga e rimane impunita perchè, quand'anche la scoprissero, non avrebbe un euro per pagare avendo impegnato i soldi del tributo in vacanze da sogno e cene da mille e una notte.
Berlusconi si è compiaciuto che Draghi e la Marcegaglia abbiano approvato l'azione del governo. Forse non potevano fare altro. Draghi è seriamente preoccupato dei conti (più di Tremonti) e la Marcegaglia con la compagnia degli industriali che contano è impegnata a far girare la sua azienda con commesse di Stato che vuole regolarmente pagate.
A pagare sono ancora quelli.
A pagare saranno sempre quelli.
Ancora una volta mi viene in mente un episodio che ha già citato: un signore onesto fu multato ed imprigionato per una notte a Como perchè era aumentato il prezzo dello zucchero e lui, nel suo botteghino sperduto, non lo sapeva. Scoperto dalla Guardia di Finanza, pagò. In cella trovò un ragazzo che era incarcerato per furto. Provò a far capire a quel ragazzo che non si doveva rubare, che bisognava essere onesti. Quel ragazzo, in dialetto, gli rispose:"E lu? Cusa n'a cavaà a v'ess unest? L'è chi in presun cume mi".
(E lei, cosa ci ha guadagnato ad essre onesto? E' qui in prigione come me). | |
LA RETORICA DEL 2 GIUGNO
(30 maggio 2010)
Quest'anno la celebrazione della festa della repubblica dovrebbe essere più solenne del solito perchè si ricordano i 150 anni dell'unità d'Italia.
Non so se veramente la giornata del prossimo 2 giugno sarà più solenne, so che moltissimi italiani non sapranno neppure perchè si salta una giornata lavorativa.
Il motivo? Siamo un popolo di egoisti: Goffredo Mameli lo ricordava nell'inno nazionale:"Noi siamo da secoli dispersi e derisi perchè non siam popolo, perchè siam divisi" ed aveva un'illusione:"...raccolgaci un'unica bandiera, una speme".
S'illudeva, il Mameli, che lo stivale unito sotto un'unica bandiera diventasse popolo, ma Massimo D'Azeglio, più cinico, ripeteva:"L'Italia è fatta, ora dobbiamo fare gli italiani".
Non c'è riuscito lui come non sono riusciti i Giolitti, i Bonomi, i Mussolini, gli Einaudi, i De Nicola, i De Gasperi e...basta. Terribile! Non ricordo più nessuno che abbia provato ad essere uomo di patria mentre era al governo.
Siamo un popolo di egoisti che ha nel DNA il vecchio adagio dei nostri antenati:"Franza o Spagna, purchè se magna" e così siamo arrivati ai nostri giorni dove irridiamo con sufficienza chi crede ancora a valori quali l'onore, la virtù, il bene comune, il senso della vita e dove l'altro non ci interessa in primis come persona, ma solo come possibile consumatore, sgabello per il nostro avanzare nella società, soggetto che ci può servire in un futuro. Se l'altro non risponde a questi requisiti, è fuori.
Abbiamo passato 150 anni in cui abbiamo visto di tutto: due guerre mondiali ed un po' di guerre fredde e calde, crolli economici e progresso tecnologico, monarchie, dittature, sistemi democratici, corruzioni, scandali finanziari...neppure tutto questo po' po' di roba ci ha aiutato a sentirci popolo italiano.
Al colmo dell'assurdità ci ritroviamo figure istituzionali che partecipano a festa come quella del 2 giugno mostrando il distintivo bolscevico (Bertinotti, il più indegno presidente della camera dei deputati), declinando l'invito a partecipare con la scusa di impegni precedentemente presi (i ministri Bossi, Maroni, Calderoli) e sapendo che ci sono uomini a capo di questa Repubblica che non vogliono la repubblica e mirano a secessione, che mostrano di essere al servizio della democrazia e rimpiangono di non avere il potere forte (Berlusconi), che sanno che questo paese è sul lastrico, ma chiaccherano di riforme e non fanno nulla (destra e sinistra pari sono).
Ci continuano a ripetere che abbiamo una Costituzione fra le migliori del mondo civile. Non m'intendo molto, ma ci credo. Sì, ma...quid leges sine moribus? A che serve una legge se non si ha il senso dell'appartenza ad un paese, senso civile, senso religioso, senso patrio?
Temo che il prossimo 2 giugno sarà ancora un giorno retorico: a Roma si baloccheranno con feste e parate, gli italiani spereranno nel bel tempo per andare a farsi una grgliata. | |
DA CORRUTTORE A MORALIZZATORE
(15 maggio 2010)
Qualche breve premessa:
1. Non credo fino in fondo al listone Anemone che in questi giorni impazza sui quotidiani accomunando gente di ogni ceto.
2. Non credo fino in fondo ai proclami leghisti e di area finiana sulla moralizzazione della politica.
3. Non credo fino in fondo allo stupore, all'amarezza, al piagnisteo del capo del governo sui casi Scaiola, Lunardi, Bertolaso.
E vengo al mio pensiero.
I quotidiani titolano a nove colonne :"Berlusconi: chi ha sbagliato, pagherà" e riportano frasi del presidente del consiglio di ossequio e rispetto per la magistratura di Perugia che debbono essere lette e rilette per convincersi che la persona che le ha pronunciate sia la stessa persona che solo due o tre mesi fa parlava di magistrati di sinistra, di vergogna della magistratura, di bavaglio ai giudici.
Berlusconi non si scopre neanche garantista, ma solo giustiziere. Non ci sono condannati (Scaiola non ha neanche ricevuto un avviso di garanzia, mentre Berlusconi ne ha nel cassetto qualcuno), non ci sono pronunciamenti ufficiali dei giudici, ma solo indagati e il capo del governo parla come Di Pietro.
Ma come, si chiede un povero cittadino che non capisce niente, adesso i giudici stanno facendo il loro dovere contro Scaiola, Bertolaso, Lunardi, Anemone e compagnia bella e prima, quando procedevano (e stanno procedendo) più o meno per gli stessi motivi contro Berlusconi e soci (Mills, Dell'Utri...) erano (e sono) in malafede e scardinatori del buongoverno del fare?
Siamo alle solite della Roma papalina del marchese del Grillo: Berlusconi è Berlusconi e gli altri non sono un c....
Se si tocca lui, l'unto dalle folle, allora si commette un reato di lesa maestà; se per il medesimo reato sono coinvolte altre persone che ledono l'onorabilità del suo governo...queste persone devono pagare perchè l'hanno tradito, non l'hanno ricompensato dei favori che ha fatto loro, ecc.ecc.ecc.
Questo signore che ci governa non mi è mai piaciuto, ma adesso mi piace ancora di meno. Tipi così sono capaci di riempirti d'oro fino a quando servi ai loro scopi e di scaricarti nella prima fogna che incontrano quando a loro serve farlo per mantenere il loro prestigio ed il loro potere.
Nessuno dovrebbe accettare lezioni di moralità pubblica e privata da Silvio Berlusconi e lui stesso non dovrebbe permettersi di impartirne ad alcuno.
E' stato eletto a furor di popolo capo del governo? Bene! (per me: male!). Governi mostrando di saper fare il bene del paese. In questi due anni non credo che in molti si siano accorti di svolte positive o di cambiamenti epocali. Ci dimostri cosa sa fare l'uomo del fare e lasci perdere giudizi severi sulle birichinate che compiono i suoi uomini, gli uomini di chiesa a lui legati ed i soliti faccendieri che mestano nel torbido avvalendosi della politica di destra o di sinistra che sia. | |
LA CHIESA E L'UNITA' D'ITALIA
(4 maggio 2010)
Ieri, 3 maggio, a Genova il vescovo della città (che è anche presidente della CEI), card. Bagnasco, ha indetto una giornata di commemorazione ecclesiale sui 150 anni dell'Unità d'Italia.
Doverosa premessa: non ho partecipato alla giornata e non ho letto nulla del convegno. Ho solo sentito la notizia per radio.
Mi è bastato sentire la notizia per avvertire un moto di ribellione.
Se c'è un'istituzione, in Italia, che non dovrebbe celebrare il 150esimo anniversario dell'Unità Nazionale è proprio la gerarchia cattolica che ha fatto di tutto per avversarla.
La storia del Risorgimento è ritmata dai "non possumus" e dai "non expedit", dalle emarginazioni dolorose vissute da Buoniauti, Murri, Fogazzaro e dal dolore vissuto da veri cattolici senza nome che combattevano per fare di questo Paese una Patria "una d'arme, di lingua, d'altare, di memorie, di sangue e di cor" mentre a Roma il papa (San Pio IX) si trincerava in un rancoroso e sdegnato silenzio fra le dorate mura vaticane, lamentandosi d'aver dovuto cedere a quei massoni dei Savoia il palazzo del Quirinale.
La storia dell'Unità d'Italia è costellata di episodi in cui la gerarchia cattolica non ci fa per nulla una bella figura. Uno per tutti: un Savoia non certo devoto come Vittorio Emanuele II s'è "umiliato ai piedi della Santità di Pio IX", con la famosa lettera il cui incipit rimane nella memoria di ogni studente:"Con affetto di figlio e dignità di RE..."
La Gerarchia cattolica italiana può parlare di Unità d'Italia solo chiedendo scusa a nome di chi l'ha preceduta sul soglio di Pietro ed a guida delle varie diocesi e ricordando che, ancora una volta, solo il popolo di Dio dissenziente dai diktat vaticani ha dato un contributo di sangue e di idee alla costruzione di un Paese che adesso celebra in una retorica poco sentita dalle masse l'anniversario di un'Unità che ancora una volta parecchi scherani della gerarchia cattolica boicottano sotto, sotto simpatizzando, votando e facendo votare per un movimento come la Lega Nord che non fa mistero delle sue idee in proposito.
La storia non ha insegnato nulla al card. Bagnasco? Il presidente della Cei non ricorda nulla del comportamento dei suoi colleghi durante il Risorgimento e, successivamente, durante il regime fascista quando, superati i dissensi con un dissennato Concordato, Mussolini fu indicato come Uomo della Provvidenza mentre cattolici dissenzienti dal regime venivano esiliati ed imbottiti di olio di ricino?
Celebrare l'Unità d'Italia per la gerarchia cattolica ha senso solo se il motto cavourriano "Libera chiesa in libero stato" campeggia come titolo principe di un convegno nazionale in cui si dibatte senza censure sui torti di una chiesa asservita ad un potere politico e, nel contempo, padrona dello stesso e sull'impegno di una catarsi presente e futura in cui il cattocristianesimo sia solo annuncio del Messaggio e imperativo etico del Messaggio stesso.
Molti di noi non vorrebbero più vedere vescovi e preti alla benedizione di una prima pietra o al taglio del nastro (come i loro predecessori benedissero labari e gagliardetti) accanto al potere politico; a molti piacerebbe che, unilateralmente, il Vaticano iniziasse passi diplomatici per cancellare il Concordato e si iniziasse un vero percorso di cattolici liberi in uno stato libero.
Ma questi sono sogni che impegnano solo poche persone nell'attiva catarsi di un cambiamento. La vera realtà, oggi, è che la chiesa gerarchica italiana non si deve per nulla affiancare alle celebrazioni del centenario dell'Unità d'Italia perchè sa benissimo d'averlo avversato in ogni modo. | |
TIMEO DANAOS...
(27 aprile 2010)
Ho letto le concilianti parole di Silvio Berlusconi che, in relax nella sua nuova villa ad Arcore con l'ex capo del KGB Vladimir Putin, ha parlato di riforme condivise, di nucleare e dato un'immagine di sè come persona assolutamente pacifica e conciliante. "Io non litigo mai - ha detto - per litigare si deve essere in due e io non faccio l'altra parte".
Cosa sia successo, allora, negli scorsi mesi fra lui e Fini e nell'ultimo incontro - sconto in diretta tv, forse bisogna chiederlo al fratello gemello di Silvio che, guarda caso, si chiama Silvio.
Ma i toni suadenti del capopopolo del PdL non mi convincono.
Nel II libro dell'Eneide, Virgilio narra il celebre episodio di Laocoonte e dell'augure che sconsigliava i troiani ad introdurre il cavallo entro le mura della città proclamando:"Timeo Danaos et dona ferentes (Temo i Greci anche quando portano doni)".
I toni concilianti di Silvio Berlusconi mi sanno tanto di cavallo di Troia.
Il nostro sa di perdere peso e forza politica. Anche fra i suoi non tutti sono convinti della sua capacità di resistere. Ma il nostro sa che deve raggiungere gli obiettivi che si è posto quando "scese in campo per il bene degli italiani" e ha solo tre anni davanti per finire in bellezza il suo lavoro ad uso e consumo personale. La scaltrezza dell'imprenditore brianzolo gli suggerisce che non è il caso di esasperare gli animi di nessuno.
Un imprenditore, quando vuole fare un affare, è accomodante con l'interlocutore. Cerca di fare al massimo i propri interessi, ma sa che non deve tirare troppo la corda, se no l'affare sfuma.
Ecco perchè temo i toni da padre della patria che Berlusconi ha adottato in Tv sfruttando abilmente i media di cui è signore e padrone (signore perchè ne conosce perfettamente il meccanismo, padrone perchè li possiede).
Sarebbe sciocco, da parte dell'opposizione, sedersi ad un tavolo rilassati e discutere di riforme importanti per il Paese. Bisogna sedersi al tavolo, ma con la mano alla fondina e con la capacità giuridica e dialettica di contrastare i Ghedini incaricati a trattare la cosa.
Alla banda B&B interessa solo continuare a governare per altri tre anni per portare a casa gli obiettivi che si sono prefissati e che non attengono per nulla agli interessi del paese. | |
LA PANCIA DEL PDL
(23 aprile 2010)
Moltissimi lettori del PdL, dopo le sfuriate a cui hanno assistito ieri, avranno tirato un sospiro di sollievo: è finita, avranno detto, se non altro non dovremo più vivere tensioni logoranti.
Mettendomi nei loro panni credo che abbiano ragione: sono stati due anni logoranti con un Berlusconi che sfoderava sempre sorrisi a 32 denti ed un Fini che digrignava ogni volta che l'altro sorrideva. Con un Berlusconi che non cessava di ripetere che"...tutto va bene, madama la marchesa" ed un Fini che rispondeva:"...non va proprio bene niente".
Pranzi pace e cene di riconciliazione hanno sempre avuto il sapore di un armistizio fra due consumati giocatori di pocker che sono seduti al tavolo con la mano sulla fondina.
I pidiellini che esultano perchè finalmente il logorio è terminato sono la pancia di un partito che, purtroppo, ha una testa sola, quella del Capo.
E' questo il PdL: un enorme obeso che aumenta di peso in massa corporea, ma non cerebrale. Alla pancia, del resto, non serve un cervello se non un cervello solo, quello di chi pensa a riempire la pancia, purchè la pancia non si ribelli.
Berlusconi ieri, liquidando Fini, s'è tolto il masso erratico che gli faceva ombra e ha campo libero per continuare a parlarsi addosso da solo facendo le opportune pause per ricevere gli applausi dei suoi. Il Popolo della Libertà è con lui e solo con lui. Non ha neppure paura di essere solo a ricevere le ovazioni delle masse. Pieno com'è si se stesso e solo di se stesso, non s'accorge di essere solo con se stesso quando, la sera, chiude la porta di palazzo Chigi. Si sente l'idolo della folla che blandisce o arringa a seconda degli umori e si compiace degli applausi sempre più fragorosi che silenziano il suo essere egoistico ed il suo piacere all'autocontemplazione.
Ma la pancia, quando è troppo piena, necessita della purga! | |
TRE ANNI CON LA B.B.
(23 aprile 2010)
Il divorzio fra Fini e Berlusconi s'è consumato, ma non cambierà nulla perchè avremo davanti tre anni come i due che sono passati: saremo governati dalla premiata ditta B&B (Berlusconi-Bossi).
I due hanno stretto un sodalizio utilitaristico che andrà avanti finchè durano gli interessi reciproci.
Non è necessario rielencare questi interessi perchè ci sono noti.
E' necessario ribadire che non sono gli interessi del paese.
Immagino l'obiezione: la Lega ha fatto il pieno alle elezioni e il PdL idem.
Sì. Riconosco che la Lega ed il PdL sono al massimo storico e forse cresceranno ancora, ma non credo di essere una Cassandra se ammonisco:"Qui stat, videat ne cadat".
Cadranno. E cadranno miseramente.
Il motivo?
Non cercano il bene del paese, ma il loro bene personale.
Sono due vecchi che riescono ad incantare il popolo, uno con l'immagine delle ricchezze, l'altro con l'immagine delle rozzezze. Il popolo continua a credere in loro perchè ha bisogno di credere in qualcosa ed in qualcuno che incarni questo qualcosa, ma il qualcosa della premiata ditta B&B non è il bene del popolo. Quando il popolo se ne accorgerà volterà loro le spalle, come è sempre avvenuto nella storia politica.
I due lo sanno. Per questo si stanno preparando un immediato futuro che sia anche il loro monumento: il Quirinale l'uno, Palazzo Chigi, l'altro. Per ancora qualche anno i loro deretani e quelli di quella massa di accoliti che ogni giorno passa regolarmente alla loro greppia, saranno al caldo.
La banda Berlusconi-Bossi ha messo a segno il colpo definitivo: estromettere dal PdL, dopo logorio biennale, l'unica anima critica del carrozzone delle Libertà.
Devo ammetterlo: è stato un colpo da maestro, anzi...da strateghi.
Hanno cominciato a trovarsi subito, solo loro due, ad Arcore ogni lunedì.
Il malumore serpeggiava, ma sono andati avanti fino a tendere la corda.
Non era ancora il momento di spezzarla ed allora Berlusconi ha inventato il comitato di direzione: due ex Forza Italia e un ex An.
Subito dopo, ad ogni problema politico, Bossi tranquillizzava tutti pubblicamente:"Io e Berlusconi troveremo una quadra". Sì, lui e Berlusconi. Solo loro. Fini? Beh...lui è presidente della camera!
Adesso hanno deciso che il gioco doveva finire.
E' finito. RImangono solo loro due e non molleranno le poltrone.
Anzi! | |
NON C'E' STORIA
(16 aprile 2010)
La settimana politica italiana è stata segnata da alcuni fatti importanti: la pretesa della Lega di entrare nelle banche, l'ennesima lite Berlusconi-Fini, il sequestro degli operatori di Emergency.
Ho titolato la mia riflessione "non c'è storia". Leggendomi, mi si capirà.
Comincio dal sequestro, perchè solo di sequestro si tratta.
Non c'è storia su questa vicenda perchè è assodato che non siamo in Afghanistan per fare la pace, ma la guerra. Ci siamo da otto anni e non abbiamo saputo fare nulla se non essere la spalla dei veri potenti di turno, gli americani e gli inglesi. Profondiamo soldi pubblici per una missione di pace che fa morire i nostri soldati e non consente loro neppure di proteggere gente italiana che è lì a lavorare in ospedali dove si curano, indifferentemente, talebani, afghani, pakistani... I nostri 3 italiani sono stati intrappolati da milizie afghane che, con il pretesto che vi erano armi in ospedale, li hanno catturati, imprigionati e, a tutt'oggi, non hanno ancora consentito loro di incontrare gli avvocati. In questa storia abbiamo avuto il nostro ministro degli esteri che dapprima ha dichiarato che s'augurava che non fosse vero che avessero delle armi (cioè non ha preso d'ufficio la difesa di tre volontari di pace italiani) e poi ha detto che si stavano attivando i contatti. Non ha neppure preso un'aereo per volare da Karzai e dirgliene quattro in faccia.
Non c'è storia neanche nell'ennesima bega da frati fra i due fondatori di quella roba che dovrebbe essere il polo di centro destra. Ho già scritto altre volte che nella tanto deprecata prima repubblica i presidenti delle camere e quello del consiglio, pur essendo espressione di un partito politico, avevano la consapevolezza di rivestire un ruolo super partes e si tenevano fuori dall'agone partitico, ma questa volta devo dire che Berlusconi, Fini e Schifani hanno superato se stessi nella partigianeria e nelle fraterne pugnalate alla schiena. Berlusconi minimizza (il meglio di tutti è Fede, basta sentire i titoli del suo tg4 che dovrebbe chiamarsi bg4 (berlusconigiornale4) per domandarsi se quello è un giornalista imparziale), Schifani (seconda carica della repubblica) parla come un militante di Forza Italia che pensa con il cervello del capo perchè s'è reso conto che il suo è troppo piccolo, Fini fa le bizze perchè non si sente valorizzato.
Non c'è storia: siamo guidati da omuncoli.
E non c'è storia neppure per il Padano.
Il suo scherano che ha vinto in Piemonte s'è già dato da fare per non confermare la Bresso nella presidenza europea delle regioni e lui, il Capo, vuole entrare nel caveau delle banche. Ne ha il diritto, a suo dire, perchè ha vinto le elezioni.
E gli danno ragione tutti.
A nessuno viene in mente di dirgli che può arrangiarsi da solo e farsi la sua banca, se vuole (ma lui non la fa perchè quando tentò fallì miseramente)! A nessun leghista viene in mente che quello che lui predica da Pontida lo smentisce nei fatti cercando di imporre suoi uomini in ogni punto della pubblica amministrazione ed adesso anche in quella privata.
Non c'è storia per questo nostro Paese che, stanco, si prepara a festeggiare 150 di una Unità Nazionale che è stata travagliata da due guerre, da una dittatura, da una monarchia inetta e da una repubblica che è stata degna di questo nome, forse, dal 1945 al 1970. | |
I LORD DEL TERZO MILLENNIO
(10 aprile 2010)
A Parma si conclude oggi l'assemblea di Confindustria dove sono attesi oltre 5000 imprenditori italiani associati.
La Presidente Marcegaglia ha fatto il solito discorso introduttivo dicendo le solite cose che hanno accontentato gli associati e non hanno scontentato il governo. La dirigenza di Confindustria non mostra molte qualità gladiatorie che sono necessarie in periodi di forte crisi come quelli che stiamo vivendo. Sa suonare una sola corda del violino: la defiscalizzazione per le imprese.
Anche il governo non sa mostrare i muscoli: Tremonti ha tenuto la solita relazione brillante ed applauditissima, ma non defiscalizzerà gli oneri alle imprese perchè non ci sono soldi.
In questo contesto avrebbe potuto inserirsi Bersani con una proposta forte, impegnativa, importante. Non so quale potrebbe essere stata, ma non l'ha saputo fare.
L'opinione di un uomo qualuque che ogni giorno è alle prese con la crisi economica, quale sono io, è molto semplice.
Penso che per aumentare l'occupazione non si debba diminuire il costo del lavoro alle imprese mantenendo invariati gli stipendi ed i contributi perchè i costi si riverserebbero sull'intera collettività.
Penso anche che gli imprenditori dovrebbero cominciare a ragionare in termini un po' più "comunisti". E mi spiego. Gli imprenditori, quando decidono di fare impresa o di continuare a lavorare nell'impresa paterna, assumono un rischio che è il rischio di impresa. Tale rischio deve essere remunerato giustamente: se l'impresa chiude deve poter far fronte ai debiti verso i fornitori, i dipendenti, il fisco, le banche e l'imprenditore deve avere quel reddito che gli consente di vivere. Ma tutti gli imprenditori (tranne qualche raro caso di chi s'è fatto da solo e sa cosa significhi lavorare sodo) in questi periodi non attingono alla loro cassaforte personale per far fronte alle esigenze dell'azienda. Se le cose non vanno e se la legge glielo consente, scaricano i problemi sulla collettività attingendo ai cosiddetti ammortizzatori sociali. Basta osservare i dati dello scorso anno e considerare le migliaia e migliaia di ore di cassa integrazione. Se andiamo ad osservare il tenore di vita degli imprenditori che hanno richiesto la cassa integrazione, ci accorgeremo che non hanno rinunciato alle vacanze nei resorts di lusso, ai week end, alla settimana bianca, alle auto di grossa cilindrata, non hanno venduto una delle loro ville (magari ne hanno acquistata o ne stanno acquistando un'altra)...cioè non hanno rinunciato a nulla del loro status. Non hanno, in buona sostanza, convocato gli operai e fatto un discorso serio:" Ragazzi, qui le cose non vanno bene. C'è il rischio di chiudere. Io ci metto del mio e creo liquidità all'azienda vendendo la villa di Cortina, ma voi dovete metterci del vostro e non mettere in sofferenza l'azienda con scarsa o difettata produzione. Di solito mi prendo uno stipendio di 10.000 euro al mese. Da questo mese me ne prenderò 5.000, ma voi non dovete chiedermi un euro di aumento e venire a lavorare anche se avete un po' di mal di testa".
E' un discorso semplice che tutti i dipendenti capirebbero, i sindacati sarebbero lasciati fuori dal giro, e l'azienda potrebbe continuare a vivere.
Non si farebbe ricorso alla cassa integrazione (che è un costo per tutti, anche per i dipendenti) e s'innescherebbe un meccanismo virtuoso che, alla lunga, produrrebbe i risultati.
Ma i nuovi lord del terzo millennio non sanno rinunciare al loro status, le loro mogli penserebbero con terrore al momento in cui non possono andare dal parrucchiere e dall'estetista due volte la settimana e si sentirebbero delle pezzenti se non riuscissero ad esibire l'ultima borsetta dello stilista di grido.
E così tutti si anestetizzano in dibattiti televisivi e congressi di categoria discettando sulla crisi e sul come uscirne.
Con gente così usciremo dalla crisi tutti col sedere per terra. | |
IL GESTO DI BRENNO
(6 aprile 2010)
L'intervista rilasciata dal ministro dell'Interno in quota Lega, Roberto Maroni, uomo solitamente posato, è preoccupante: rivendica al suo partito il compito di revisionare la Costituzione.
Sono certo che molti commentatori vedranno positivamente che questo impegno sia affidato alla Lega piuttosto che al PdL, ma io mi auguro fortemente che qualche avvenimento esterno (nell'opposizione non spero per nulla!) ritardi questo impegno di almeno tre anni in attesa di tempi migliori.
Molti commentatori argomenteranno che la Lega non è più quel centro sovversivo che abbiamo conosciuto e che dove ha governato ha mostrato equilibrio e saggezza, che è un movimento più di governo che di lotta e che in questo centrodestra arruffato ed arruffone, è il movimento che più sembra equilibrato.
Appoggiata da questa scuola di pensiero, la Lega si prepara a presentare il conto a Berlusconi: non farà un problema se il ministero dell'Agricoltura passerà da Zaia ad un esponente del PdL (ma non avevamo fatto un referendum per abolire questo ministero e hanno vinto i "sì"?), ma rivendicherà a Bossi e a Calderoli il compito di toccare la magna carta dello Stato Italiano.
Se questo succederà mai similitudine sarà più calzante di questa: alla faina viene affidata la guardia del pollaio.
Non si deve dimenticare che la fortuna della Lega si è costruita su una pietra miliare: il disfacimento dello stato italiano. "Roma ladrona, la lega non perdona", "Lega di lotta e Lega di governo", "Dal Po in giù sono tutti terroni", "I nostri soldi devono rimanere in Padania", sono solo alcuni degli slogans che da 25 anni Bossi ed i suoi vanno ripetendo ad ogni comizio, ad ogni adunata a Pontida, ad ogni cerimonia del dio Po, ad ogni rito celtico, aggiungendo che il tricolore va bene per farsi il bidet e che "Fratelli d'Italia" deve essere sostituito con il "Va' Pensiero".
Su queste premesse affidare a Bossi e Calderoli l'impegno di mettere mano alla riforma della Costituzione (che avverrà in tre anni) avremo una sola certezza: uscirà una "Costituzione porcata" che, subito dopo che il Parlamento avrà approvato a colpi di maggioranza, Calderoli s'affretterà a definire tale in qualche talk show, esibendo la solita cravatta verde.
Non oso sperare che si formi una "Commissione Costituente" (farebbe la fine della Bicamerale dalemiana) e quindi mi aspetto l'ennesimo disastro giuridico che questa maggioranza, tutta dedita ai soli affari e poteri, partorirà, davanti ad un'opposizione languente e disarmata, ad un popolo che, da Livigno a Santa Maria di Leuca, assisterà impotente al disfacimento di un'unità nazionale per la quale lottarono e morirono moltissimi italiani ed italiane durante i Risorgimento e la Resistenza.
Dal gesto dell'ombrello (che gli è tanto familiare), Umberto Bossi è passato a quello di Brenno. Gli sono entrambi congeniali e bene s'attagliano a questa persona che ha fatto della menzogna il suo stile di vita cominciando - a quanto dicono - a mentire ai suoi genitori (che sudavano per farlo studiare) su una laurea in medicina che non prese mai.
Si obietterà che il popolo gli ha dato il consenso e che questa è democrazia.
Giusto.
Anche Alcibiade ad Atene e Catilina a Roma arrivarono (quasi) democraticamente al potere. | |
MALA TEMPORA CURRUNT
(3 aprile 2010)
I commenti sulle elezioni regionali si vanne stemperando sempre più fino ad essere assorbiti completamente dalle vacanze pasquali. Gli italiani preferiscono pensare ad organizzare la gita di pasquetta piuttosto che riflettere su recenti fatti nazionali, mostrando così di avere un DNA blasonato: già Orazio invitava al "carpe diem" e Lorenzo il Magnifico dichiarava che "chi vuol esser lieto, sia, del diman non v'è certezza".
Ecco perchè, a mio modesto avviso, "mala tempora currunt".
Mala tempora currunt perchè la politica non c'è, ma ad essa s'è sostituita la banda degli affari. Sembra che fra Bossi e Berlusconi il patto sia: io voglio il federalismo, tu me lo concedi, in cambio io ti appoggio sulle riforme della giustizia e altre cose che ti interessano.
E' il massimo della depravazione dello stato e dell'abbattimento del bene pubblico. C'è gente che è stata eletta non perchè ha un progetto, non perchè pensa che potrebbe migliorare questo paese, ma perchè ha le sue idee e le porta avanti nonostante queste possano nuocere al paese.
Mala tempora currunt perchè un signore pieno di sè e vuoto di senso dello stato conciona nelle piazze aggredendo tutti quelli che non la pensano come lui.
Mala tempora currunt perchè i nuovi governatori leghisti, forti del consenso ricevuto ed ambiziosi d'avere anche quello della chiesa cattolica, appena due giorni dopo l'insediamento hanno dichiarato che la pillola abortiva può marcire negli scantinati e il vescovo Fisichella s'è affrettato a dichiarare il suo plauso.
C'è una consolazione in questi "mala tempora": non tutti gli italiani sono come i loro politici ed i loro vescovi.
Sarà una magra consolazione, ma aiuta a tirare avanti. | |
ELEZIONI 2010
(30 marzo)
Nessuno ha chiesto il mio parere (anche perchè a nessuno "gliene po' fregar de meno"), ma lo esterno ugualmente a me stesso in questo mio angolo cibernetico.
L'esito delle elezioni l'avevo largamente previsto con due buchi sommi che ho preso: il Piemonte alla Lega e Lecco a centrosinistra.
Avrei scommesso che in Piemonte avesse retto Mercedes Bresso e che a Lecco Castelli ce l'avrebbe fatta.
Mi dispiace d'aver cannato le due previsioni, ma sono contento che Castelli non ce l'abbia fatta.
Quanto a Mercedes Bresso (che mi pare una signora seria e professionale) ce l'avrebbe fatta se il suo partito si fosse dato un po' più da fare non a livello piemontese, ma a livello nazionale.
E vengo al mio pensiero.
Una premessa: nell'urna ho segnato una bella croce su Savino Pezzotta e mi sarei aspettato un risultato un po' più soddisfacente. Evidentemente mi sbaglio: il nostro popolo preferisce schierarsi come allo stadio.
Il PdL ha vinto. Si può sfumare l'affermazione dicendo che ha perso se consideriamo i dati nazionali, le europee, le altre regionali...ma si deve ammettere che ha vinto. La cosa non può che far piacere all'Uomo del PdL il quale ha continuato a lamentarsi che tutti gli sono contro. Non mi pare. Ha conquistato regioni importanti come la Campania ed il Lazio e, se consideriamo le altre regioni dove non sono avvenute le elezioni ma che sono rette dal centrodestra, può dire in tutta tranquillità che il paese è in larga maggioranza nelle sue mani.
La cosa mi dispiace non perchè l'Uomo non mi è mai andato giù, ma perchè temo per il nostro Paese. Adesso crederà di essere investito dallo spirito italiano e salirà sul bulldozzer per fare piazza pulita di tutte le cose che lui vuole fare per il bene di se stesso pensando (e qui sta la sua nevrosi ossessiva) che siano il bene dell'Italia.
I moderati si aspettino momenti bui, molto bui.
Il Pd ha perso. E' inutile dire che ha tenuto arginando la débacle che tutti paventavano a gennaio e febbraio. Ha perso perchè è ancora prigioniero dei boss della nomenklatura dell'apparatick che stanno dietro le quinte e ammiccano un sì o un no facendo intendere che se non li si asseconda passano alla seconda fase, la guerriglia. Se il Pd non ha il coraggio di giubilare i D'Alema, le Finocchiaro e via elencando a padri nobili silenziosi, non uscirà dall'impasse in cui si è cacciato.
Ma ci sono due partiti che hanno vinto davvero e che mi preoccupano: la Lega e gli astensionisti.
La Lega mi fa paura perchè non ha una politologia e non ha idee, ma ha moltissima demagogia. Bossi ed i suoi sono degli arruffapopolo che sventolano bandiere e compiono riti celtici parlando alla pancia della gente e non alla testa. Prendo un solo caso: il federalismo. Ma un leghista sa cos'è il federalismo? Ma sappiamo a cosa andiamo incontro con il federalismo che non sappiamo cosa sia? Eppure la Lega ha vinto con percentuali bulgare nel Veneto, di misura in Piemonte, ma ha in mano gran parte del Nord. Sono certo che anche questo movimento passerà (come passò l'Uomo Qualunque di Giannini), ma per adesso è forte e prepotente.
Il secondo partito che ha vinto è quello degli astensionisti. Si saprà più avanti se fra questi vi sono molti giovani, ma una cosa possiamo saperla subito: chi non è andato a votare ha voluto mostrare il menefreghismo o la protesta.
Il menefreghismo perchè "tanto chiunque va su, non cambia niente"; la protesta perchè chi comanda si fa i fatti suoi.
E' preoccupante anche questo fenomeno perchè indica un doloroso sintomo: circa il 40 per cento degli italiani pensa che non possa cambiare le cose esprimendosi democraticamente. | |
RAIPERUNANOTTENOTTEPERUNARAI
(27 marzo 2010)
Ho visto per un poco Rai per una notte. Ieri ho ricevuto un po' di richieste sulle mie impressioni.
Eccole.
Di positivo ci ho visto:
- che nel giro di una settimana oltre 125000 persone hanno dato l'obolo di un euro perchè si potesse realizzare la trasmissione
- che oltre 40 emittenti televisive locali, 38 radio private e oltre 100mila persone si sono sintonizzate su questo evento mediatico
- che alcuni invitati hanno (ad es. Gad Lerner e Floris) hanno detto cose serie ed intelligenti
- che la satira di Cornacchione e il commento di Travaglio sono stati ben fatti.
- il collegamento con chi vede a rischio il proprio posto di lavoro.
Di negativo ho trovato:
- Luttazzi (per fortuna che lo si tiene distante dagli schermi)
- un programma tutto incentrato contro Berlusconi.
Il mio giudizio sarebbe stato positivo se non vi fossero stati questi due elementi negativi che hanno fatto piazza pulita degli elementi positivi del programma.
La mia riflessione, però, vuole spingersi oltre.
Questo programma è stato realizzato perchè questo tipo di informazione televisiva nazionale è stato oscurato da stupide leggi che non sono mai state applicate negli anni addietro. Non alle ultime europee, non alle ultime politiche, non alle ultime amministrative. Se programmi come questi non fossero stati sospesi, non avrei visto Anno Zero e non avrei visto Ballarò o Porta a Porta. E non credo d'essere il solo italiano che si sarebbe comportato così.
Rai per una notte è stata la notte di una Rai che è sempre stata politicizzata e colonizzata dai potenti di turno che s'alternano alla conquista del potere, ma questa volta la colonizzazione ha avuto il sapore della conquista tirannica e ha messo in evidenza, qualora ce ne fosse ancora stato bisogno, che non c'è un media (tv, radio, carta stampata) veramente libero.
E qui sono obbligato a precisare il mio concetto di libertà d'informazione.
L'informazione non può mai essere veramente libera nel senso ontologico del termine perchè è fatta da uomini che hanno una cultura, una sensibilità personale, una formazione diversa l'uno dall'altro, un diverso modo di approcciare lo stesso problema o la medesima notizia.
Perchè un'informazione sia veramente libera, però, è importante che questi uomini non siano condizionati da nessuno. Non dall'editore che li paga, non dal potere politico del momento, non dalle amicizie personali, non dagli affetti.
I giornalisti e gli uomini della comunicazione non devono mai usare lo strumento che hanno in mano per formare, ma debbono solo saper informare e debbono informare bene.
Santoro e Feltri, per esempio, sono due giornalisti di valore, ma di parte. Per entrambi il bene sta dalla parte che loro ritengono sia quella giusta e confezionanono programmi o giornali tenendo presente bene la loro parte.
Sono giornalisti liberi?
A mio avviso assolutamente no perchè alla stessa notizia danno un taglio che avvalori la propria tesi.
Nel mondo dell'informazione contemporanea è difficile essere uomini di comunicazione liberi perchè si ha un editore di riferimento, si ha un pubblico che tira per la giacchetta, si entra nel gioco delle parti anche se non si vorrebbe.
Siamo nella notte dell'informazione. A tutti i livelli.
E la Rai è nella notte più profonda perchè dovrebbe essere un servizio pubblico in quanto si mantiene con i soldi di tutti i cittadini i quali a queste elezioni voteranno Pdl, Pd, Udc, SL, Lega...
Le intercettazioni di Trani avrebbero dovuto consigliare a Minzolini di dimettersi.
C'è una speranza: dopo la notte, viene il giorno. | |
I VESCOVI E LE ELEZIONI
(24 marzo 2010)
Oggi ricorre il trentesimo anniversario della morte di Oscar Romero, il vescovo ucciso dalla politica per il suo amore per la Politica.
E' in corso il suo processo di beatificazione, ma a Oscar Romero non credo che interessi molto, sia perchè è nella pace di Dio, sia perchè vorrebbe che la sua chiesa si occupasse di cose più serie.
Cosa che non fa, per esempio, in Italia.
L'altro ieri il presidente della CEI card. Bagnasco, mi confermo sempre più nella mia impressione che sia un re travicello, ha aperto i lavori ricordando agli italiani che il voto va dato a chi è contro l'aborto. Le reazioni non sono mancate e, pasticcione lui, pasticciona la CEI, ieri ha ricordato che ci sono altri valori.
E' un po' di tempo che chi ricopre responsabilità di governo ad ogni livello non si mostra all'altezza del compito: Berlusconi corre a far firmare decreti inutili per sanare l'incompetenza di alcuni dei suoi scherani, Bagnasco dice e rettifica: non sarebbe meglio che s'accorgessero che non sanno fare il loro mestiere e si ritirassero a vita privata?
Ma non è questo il problema.
Torniamo alle indicazioni politiche della chiesa cattolica che, dimostrando di non capire per nulla in che tempo viviamo, si pronuncia, a tre giorni dalle elezioni, con chiare indicazioni di voto.
La domanda: è legittimo che i preti ed i vescovi orientino l'opinione pubblica appoggiando un partito o un altro?
La risposta è un bel no secco.
E' legittimo che i vescovi ed i preti indichino a chi crede in Cristo la strada per vivere il messaggio evangelico, anche in politica, ma non è corretto nè legittimo che appoggino questo o quel partito, neppure prendendola alla larga come ha fatto Bagnasco.
Una volta i preti, in occasione delle elezioni, predicavano dal pulpito che era bene andare a votare e che bisognava votare Democraticamente e Cristianamente (DC): era l'ipocrisia gesuitica che non hanno ancora abbandonato e che non sanno abbandonare perchè della politica vogliono avere bisogno.
Il vescovo Romero non aveva bisogno della politica e questo dette fastidio ai potentelli del suo paese che lo fecero uccidere.
La maggior parte dei vescovi, invece, con i politici va a braccetto perchè sa che dalla politica può ricevere favori.
Al mattino recitano il salmo che dice, fra l'altro, "...scuote le mani per non accettare regali" e al pomeriggio s'incontrano nei palazzi per gli scambi di favore.
Non compete alla CEI ed a nessun vescovo o prete indicare per chi votare per una serie di motivi che è superfluo elencare. I vescovi ed i preti hanno il dovere PRIMA di vivere il Vangelo e POI di indicare a chi lo chiede come vivere il messaggio cristiano.
Entrando nel merito: Bagnasco ha detto che è bene scegliere chi sceglie la vita e che vi sono altri valori da verificare in un partito quali quelli del lavoro e della solidarietà.
Berlusconi, subito, ha cavalcato la tigre presentandosi ieri a Torino come colui che tutti questi valori li incarna e li difende.
Siamo alla confusione in ogni campo. A nessuno viene in mente che sarebbe meglio tacere e lasciare per una volta che chi ha voglia di partecipare alla vita democratica del proprio paese recandosi a votare compia una scelta autonoma, libera e responsabile. | |
I NUMERI DELLA PIAZZA
(23 marzo 2010)
Sabato 20 marzo scorso piazza S.Giovanni in Laterano era zeppa di elettori del PdL. A parte il fatto che qualche maligno di sinistra, travestito da pidiellino, ha girato fra il popolo osannante e ha scoperto che qualcuno (ma quanti?) era stato pagato per arrivare in piazza, mi vengono spontanee alcune riflessioni.
La prima è sui numeri. Gli organizzatori hanno parlato di un milione di persone e di tremila pulmann. La questura ha dato il numero esatto dei pulmann (730) e delle persone (150.000). Sui pulmann credo alla questura, ma ci credo anche sui numeri in piazza. Conosco molto bene piazza S.Giovanni e se ci fosse stato un milione di persone tutte le vie laterali sarebbero state intasate. Fa veramente pena un movimento politico che perdipiù è anche al governo che dice bugie anche sui numeri.
La seconda riflessione è sullo slogan: l'amore vince l'odio e l'invidia, mi pare che fosse. Il manicheismo che caratterizza questo cosiddetto centro destra mi fa paura. Di qua ci sono i buoni (il partito delle libertà - gli altri sono della schiavitù -, il partito dell'amore - gli altri sono dell'odio -, il partito del fare - gli altri sono dell'ozio -,il partito del bene - gli altri sono del male), di là i cattivi. Se così veramente fosse ogni italiano dovrebbe fare una riflessione: più o meno (se non ci fosse la legge elettorale "porcata" così definita dagli stessi che l'hanno fatta e che sono assieme al partito dell'amore) i risultati delle urne danno un 52 per cento al centro destra, un 10 per cento a chi è andato per conto suo e un 38 per cento al centro sinistra. Significa che se ogni giorno incontro 10 persone, c'è la probabilità che quattro siano perverse e cattive. Sarà vero?
La terza riflessione è sul rito laico che si è consumato alla fine: sul palco, 13 candidati alla presidenza delle regioni, come i cardinali attorno al pontefice, hanno recitato (qualcuno anche con non molto trasporto) il solenne impegno verso gli italiani.
Qui ho avuto la sensazione di assistere ad una scena grottesca. La gigioneria berlusconiana è partita con il patto con gli italiani nel salotto del maggiordomo elevato al rango di giornalista e si è conclusa con la recita corale del salmo dell'impegno di sabato scorso. Compunti come tanti chierichetti i 13 candidati hanno letto quello che il capo ha scritto ricevendo alla fine la standing ovation programmata dagli organizzatori. Ho provato pena per loro, persone serie ridotte a comparse di un gioco teatrale che è stato organizzato in tutta fretta per dire che chi non è con loro è nell'impero del male, chi non la pensa come il capo è amico dei giudici malfattori, chi non sta da quella parte è un giustizialista alla Santoro, alla Travaglio, alla Floris; chi non sta di là è destinato a finire nelle spire del male.
Nessuno di quei 13 ha osato ricordare che lo stesso giudice cattivo che ha incriminato il capo, ha spiccato mandato di cattura per uno che sta dalla parte opposta del capo in una normale dialettica democratica; nessuno ha osato ricordare al capo che le liste non sono state presentate correttamente in alcune regioni, nessuno ha osato scrollare la testa quando il capo ha parlato di valori cattolici da difendere quali quelli della famiglia e della vita. Ho pensato ad un'altra piazza romana che dal 1922 fino al 1943 era piena di gente. Ho pensato ad un balcone che dal 1922 fino al 1943 era occupato da un capo e da tante comparse che si sentivano potenti perchè il capo era potente.
Ho pensato ad un'altra piazza di Milano dell'aprile 1945, anche questa piena, che sputava addosso al capo che osannava.
Quando Guicciardini parlava dei corsi e ricorsi della storia! | |
IL PREVOSTO DEL PDL
(16 marzo 2010)
Ultimamente seguo molto una trasmissione su La7 condotta da Lilly Gruber, "la rossa decisa, con il gomito appoggiato", come la definiva Gaber.
Ieri sera c'era il ministro Bondi in contradditorio con l'eurodeputato dell'Italia dei Valori De Magistris.
Bondi è proprio un prevosto, ha l'atteggiamento del prevosto, l'eloquio prepositurale e, soprattutto, la mens.
Di questa persona mi ha colpito una frase:"Sono in politica in quanto c'è Silvio Berlusconi - ha detto pessapoco - e fino a quando c'è Silvio Berlusconi che è il mio leader ci sarò".
La "rossa decisa " l'ha incalzato:"Si deve dedurre che quando non ci sarà più Berlusconi lei non sarà più in politica". A questo punto, mentre ho subito pregato che Silvio Berlusconi si ritiri (ma Dio non m'ascolta), il nostro prevosto ha teneramente risposto in modo affermativo.
L'ertimologia del sostantivo "prevosto" è latina: prae-positus, cioè posto sopra.
I vescovi, quando la chiesa cominciò ad allargarsi, organizzarono i preti in parrocchie (da cui parroco) e nominarono un prete loro fedele come parroco preposto (prevosto) ai preti. La cosa poi si allargò fino al vicario foraneo e all'arciprete. I titoli, in seguito, sono rimasti onorifici (come quello di arcivescovo), ma il sostantivo, applicato a Bondi, rende bene il concetto: l'uomo pensa come il capo, se viene meno il capo, viene meno l'uomo: si maior cessat, idemque minor, verrebbe voglia di dire.
E qui mi chiedo come una persona così possa essere ministro della repubblica. Mi chiedo se Bondi ha qualche idea sua, un po' diversa da quella di Berlusconi, non solo in politica, ma anche nel privato.
L'assurdo è che, poco prima, dopo aver attaccato De Magistris un po' nervosamente, allo stesso De Magistris che dichiarava illegittima l'incursione degli ispettori di Alfano alla procura di Trani e che sospettava che dietro l'ordine di Alfano ci fosse quello di Berlusconi, Bondi, irritato, ha risposto che Alfano pensa con la sua testa e non con quella di Berlusconi.
A tanto siamo arrivati: l'uomo di Arcore riesce a far credere ai suoi ministri che quello che lui dice è il loro pensiero, che i suoi voleri sono i loro voleri, che il suo bene è il loro bene.
Il prevosto del PdL mi ha fatto tanta tenerezza: legato mani e piedi all'uomo di Arcore, sarà senza idee e senza patria quando quest'ultimo non ci sarà più. Simul stabunt, simul cadent, rispose il card. Gasparri all'emissario di Mussolini che voleva rivedere una parte dei patti lateranensi appena firmati.
Simul stabunt, simul cadent è questo PdL: fino a che ci sarà lui ci saranno i Bondi, gli Alfano, i Fitto, le Carfagna, le Prestigiacomo ecc.ecc. E poi?
Comincio a spiegarmi perchè il governo traballa spesso, ma non crolla mai. Prima pensavo che fosse l'attaccamento del solo Berlusconi al potere di interessi, ma forse non è da trascurare l'idea che tutti i rami della pianta pensino seriamente che se cade la pianta essi non sanno come trapiantarsi e quindi trovino comunque un accomodamento ad ogni cosa.
E' certo che pensare che i Beni Culturali sono in mano a gente come il prevosto Bondi...viene da rimpiangere la prima repubblica! | |
SEMPRE PIU' GLOBALI, SEMPRE PIU' SOLI
(15 marzo 2010)
Siamo sempre più estranei a noi stessi ed agli altri. E' strano in un mondo che il filosofo della comunicazione Mc Luhan definiva "villaggio cosmico".
E' strano, ma è vero.
I media, tutti i media, ci portano in casa in tempo reale le tragedie e le gioie del mondo in cui viviamo, le scoperte scientifiche e le meraviglie della natura, il cammino dell'uomo ed il suo gusto per la vita sociale, eppure siamo estranei.
I personaggi cinematografici e televisivi ci sono vicini perchè entrano nelle nostre case, i grandi autori di letteratura, politica, poesia, musica s'accostano a noi ogni giorno attraverso le pagine dei giornali, gli attori o le soubrettes ci sembra di conoscerli come il vicino della porta accanto, ma ci sono estranei proprio come il vicino che incrociamo sulle scale e che risponde a fatica al nostro saluto.
In pochi anni le scoperte scientifiche ci hanno permesso di conoscere il mondo, di trasvolare in poche ore da casa nostra agli antipodi del globo, di sapere tutto (anche troppo!) di una star o di uno scienziato, di un politico o di un giornalista, dell'amico incontrato sul lavoro o del compagno di studi, eppure...siamo tanti anonimi estranei che stipano gli aereoporti, le stazioni ferroviarie, i bus, i metrò, le strade, i talk show, i luoghi di svago e di tragedia.
Tutto ci scivola accanto e quando crediamo d'aver instaurato un rapporto, ci accorgiamo che questo ci sfugge con la stessa rapidità con cui s'è costruito.
Un tempo - solo poco più di 50 anni fa - l'eco dell'umanità globale ci giungeva in ritardo e le persone che conoscevamo erano poche.
Un tempo i media verificavano la notizia prima di sbatterla in prima pagina, i politici venivano nelle nostre piazze a stringere le nostre mani, incontravamo gli scienziati a spasso pensosi per i vialetti dei giardini pubblici e sentivamo il cuore della nostra città pulsare ogni giorno dal frastuono del ciabattino che riparava il tacco di una scarpa, del liutaio che accordava il violino o la chitarra; avvertivamo gli odori del macellaio che passava rapidamente sul fuoco il pollo appenna spennato, del salumiere che insaccava le salsiccie appena fatte, del lattaio che girava i formaggi appena salati.
Ci dicono che adesso siamo moderni, che i tempi sono questi, che è inutile ricordare con nostalgia quei tempi che non terneranno più. Adesso c'è Internet, c'è Facebook, c'è Twitter e con Skype puoi comunicare in video fino a dove vuoi, senza troppa spesa.
Ma siamo sempre più estranei.
Risolvevamo i problemi quotidiani (il telefono che non va, l'allacciamento del gas e della luce) recandoci di persona all'ufficio competente dove trovavamo il vecchio compagno di scuola o la signora che ogni domenica era accanto a noi a messa. Adesso risolviamo (?) i problemi con i call center e con la spedizione dei documenti a Potenza dove, un estraneo, che cambia di volta in volta, li riceve e li protocolla e ricorda al suo estraneo collega a mille chilometri di distanza che l'estraneo X ha il problema Y.
Viviamo da estranei fra gli estranei e questa estraneità ci sta diventando sempre più prossima fino ad insediarsi nella nostra famiglia dove i nostri stessi cari ci diventano estranei.
E' il prezzo molto alto e molto caro, molto duro e molto atroce, che paghiamo per essere moderni. | |
NAPOLITANO NON SI TOCCA?
(10 marzo 2010)
Di ipocrisie è piena la nostra vita quotidiana. Chi mi conosce sa che alle ipocrisie ed ai doppi giochi sono allergico. Tollero le ipocrisie negli altri, ma non a me stesso.
Ad ogni tolleranza, però, c'è un limite.
Nel pasticcio politico delle elezioni c'è una somma ipocrisia bipartisan: Napolitano non si tocca.
I due maggiori partiti - divisi su tutto - sono concordi su una cosa: non tocchiamo Napolitano.
Eh, no! Napolitano lo tocchiamo, eccome!
E' il peggior presidente della Repubblica che abbiamo avuto, non tanto per quello che ha fatto, ma per quello che non sa fare:il presidente della Repubblica.
Come tutti sanno il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione e delle Istituzioni. Non ha molti poteri concreti, ma ha molto potere morale.
A questa carica si sono via via succeduti : De Nicola, Einaiudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi e Napolitano.
Non tutti hanno mantenuto un alto profilo istituzionale. Le presidenze Gronchi e Leone hanno lasciato un po' a desiderare, quella di Cossiga si è mantenuta su un alto profilo per circa cinque anni e poi è scivolata nella "picconatura" gratuita. Gli altri presidenti hanno saputo gestire bene il proprio ruolo, conquistando il consenso nazionale ed internazionale al nostro Paese.
Napolitano, a mio avviso, no.
E' salito male al Quirinale, sapendo di essere eletto da una maggioranza risicata e sapendo di provenire da una storia politica che ha fatto solo del male al nostro paese. Il suo primo scivolone: aver accettato la candidatura.
Da allora è solo un vecchio notabile che fa il notaio per non guastarsela con nessuno. Avrei voluto vedere se Ciampi, Pertini o Scalfaro avrebbero firmato il lodo Alfano o il decreto "interpretativo" sulla legge elettorale! Non l'avrebbero mai fatto, neppure dietro le minacce di Berlusconi.
Già. C'è il retroscena delle minacce. Sembra che il capo del governo abbia alzato la voce, minacciando il presidente di schierargli contro il paese.
Se fosse vera questa diceria, un presidente che si rispetti avrebbe consigliato tutti di andare a casa e di tornare quando fossero più calmi.
Napolitano,no. In Belgio, prima di salire sull'aereo, aveva dichiarato pubblicamente che avrebbe valutato con calma perchè non capiva cosa si stesse facendo. Tre o quattro ore dopo aveva firmato il decreto.
E siamo all'assurdo.
Berlusconi ha detto peste e corna di Napolitano in tempi recenti, dandogli del comunista e adesso lo difende.
Spiace scriverlo, ma l'unico coerente in questo casino è Di Pietro. Ieri sera sentivo alla radio un elettore del centro destra che ha dichiarato che non andrà a votare perchè rischia davvero di mettere la croce sul simbolo dell'Italia dei Valori.
Di Pietro è l'unico non ipocrita del momento. Ha chiamato l'impeachment per Napolitano. Saranno i costituzionalisti a verificare se il comportamento del presidente della repubblica deve essere censurato.
I normali cittadini l'hanno già fatto e se potessero parlargli lo inviterebbero a dimettersi.
Lo so che c'è il rischio che al Qurinale salga Gianni Letta e si cadrebbe dalla padella nella brace. Stiamo vivendo momenti molti bui nella nostra storia repubblicana di questi mesi. | |
INSTABILE STABILTA'
(6 marzo 2010)
Oggi s'attendono i responsi dei tribunali competenti a risoluzione del pasticciaccio elettorale lombardo e laziale. Personalmente mi attendo un responso di buon senso che riconosca gli errori formali, ma che consenta che la competizione elettorale avvenga in modo completo, ma, qualunque sia il responso dei tribunali e l'esito della campagna elettorale, c'è già un vincitore, e uno solo, di questa tornata elettorale regionale, provinciale e comunale a cui tutti danno grande importanza politica: Umberto Bossi.
Comunque vadano le cose il vero vincitore è lui con la sua Lega Nord.
Lo scrivo con molta amarezza e grande delusione.
Il mio pronostico è facile: i sondaggi danno la Lega in pole position ovunque al Nord. Ma non m'interessa che la Lega faccia il pieno. E' facile prevederlo. Mi interessa l'adesso e il dopo.
Adesso Bossi ha tessuto la sua tela di Penelope e continua a tesserla. Mezzo malato, rimane segretario della Lega e Ministro del Governo: segno che non si fida del tutto dei suoi pretoriani che sono ridotti a quattro:Maroni, Calderoli, Castelli e Cota. Tiene saldo il comando nel partito e non perde l'aggancio con le stanze del potere dove rivendica e vuole una corsia privilegiata con Berlusconi che neppure gli ex forzisti e gli ex aennini hanno. Fa coppia fissa con Tremonti e sono certo che le vere decisioni non si prendono a palazzo Chigi, ma altrove. Umberto Bossi tesse di giorno la tela di Penelope facendo credere al suo popolo che sta lavorando per il federalismo (che non ha mai fatto veramente in oltre 25 anni di politica e in quasi 8 di governo) e di notte disfa la tela accordandosi con il potere centrale per rafforzare il suo potere.
Dopo le elezioni Bossi uscirà rafforzato. Saprà sfruttare il consenso popolare, ma saprà sfruttare soprattutto il pasticcio elettorale rimproverando a Berlusconi di avere un partito che manca di organizzazione e facendo pesare d'aver schierato i suoi a sostegno dei candidati del PdL che senza la Lega non avrebbero vinto. E alzerà la posta. Non pretenderà le cose serie (?) come il federalismo, ma posti di potere politico ed economico, posti chiave dove un uomo di sicura fede leghista sia al comando. Poco importa se l'uomo sia capace di comandare: a lui importa che faccia quello che gli si dice. A Bossi non piacciono le teste pensanti (Formentini, Pagliarini e Miglio hanno avuto vita breve nella Lega), a lui piacciono le teste che la pensano come lui.
Le cose stanno già andando così e andranno sempre più così fino a quando Dio ci conserverà Umberto.
Ecco perchè sono molto preoccupato.
Avremo un periodo di apparente stabilità che si regge sull'instabilità. Siamo e saremo sempre più una nazione che sta costruendo un grattacielo sulle palafitte. Quando le palafitte crolleranno, il grattacielo rovinerà con esse.
Umberto Bossi, unico vero vincitore a mani basse, sa di essere l'uomo più potente del momento, ma sa anche di essere fragile perchè per primo s'accorge di aver costruito una fortuna politica sul nulla. E' furbo: non ama i primi piani delle TV, ama essere il grande vecchio che sta dietro le quinte. Preferisce essere regista che attore, scenografo che prima donna.
Su grandi temi di politica nazionale che prevedono scenari di ampio respiro per la crescita del Paese, non interviene e non interverrà: non gli interessano e lascerà fare ai pasticcioni del PdL che andranno in TV a farsi belli vantandosi di cose che vivranno l'effimero del momento. I grandi temi seri che riguardano una nazione non gli interessano perchè non ha una cultura politica (di certo non sa chi sia Max Weber), non sa cosa sia la Filosofia politica e si sciacqua la bocca ogni tanto parlando di Carlo Cattaneo che probabilmente non ha mai letto. Stando nel governo s'accorge che i suoi colleghi sono solo dei parvenus ai quali interessa mantenere la poltrona e che il capo del governo ama l'immagine e l'autocompiacimento. L'unica persona con cui ama avere rapporti è Tremonti che contemporaneamente stima e teme. A Bossi interessa il potere spicciolo, il potentato locale, esattamente come succedeva ai Diadochi di Alessandro Magno, ai proconsoli della decadenza romana e ai satrapi dei vari emirati. Dalla storia sappiamo come quelle grandi potenze finirono.
Viviamo sulle palafitte, siamo apparentemente stabili su terreno infido. Prepariamoci al peggio,cioè a una terza repubblica. | |
LA CAMPAGNA ELETTORALE
28 febbraio 2010
A fine marzo si vota e questa campagna elettorale è più fiacca delle altre.
I motivi sono diversi.
Il primo motivo è che il Potere Politico al Governo ha cercato di imbavagliare l'informazione radiotelevisiva e sembra che stia per riuscirci anche per la mancanza di spina dorsale dei vari responsabili di testate giornalistiche.
Il fatto è molto grave, ma sembra che nessuno se ne faccia un cruccio: piuttosto che subire ritorsioni professionali con conseguente precarietà lavorativa, i pennivendoli (non i giornalisti) s'adeguano al massimo inarcando le sopracciglia per lo stupore. Così l'Ometto al Governo può stare tranquillo: ce la farà a far credere si essere il migliore e si sentirà autorizzato a continuare a fare il bello ed il cattivo tempo per altri tre anni almeno.
Il secondo motivo è che tutti chiacchierano di democrazia, ma blindano le liste con i loro favoriti. Basta scorrere le liste di ogni schieramento e, dopo il capolista, non figurano in rigoroso ordine alfabetico soggetti che si dichiarano disponibili a servire il Paese nella propria circoscrizione regionale, ma al capolista seguono i favoriti e le favorite.
E' uno schifo al quale ci aveva abituato la vecchia Dc e che i nuovi volti della politica italiana hanno volentieri assecondato: gli amici e gli amici degli amici debbono essere premiati con prebende pubbliche. Che siano capaci di amministrare...poco importa.
Il terzo motivo per cui questa campagna è fiacca è che nessuno ha novità da proporre perchè non ha idee, ma solo voglia di conquista e di potere. La destra punta a mantenere le proprie posizioni ed a conquistare le regioni che adesso sono rosse (cosa che le riuscirà facilmente), la sinistra punta a perdere augurandosi di perdere il meno possibile.
Il quarto motivo è che i primi a non essere convinti di andare a fare un servizio al bene comune, ma solo a sistemare il sedere al sole sono proprio i candidati che affollano le segreterie dei vari partiti e strusciano accanto al potente di turno cercando il posto. Gente così non è fra la gente per capire i bisogni della gente, ma è nel palazzo per capire dove bisogna collocarsi per piazzarsi.
Io non voterò, in Lombardia, nè Penati, nè Formigoni. Non voterò Penati perchè non mi sembra che abbia dato grande prova di capacità alla Provincia di Milano, non mi pare un fulmine di idee e non credo che sarà capace di amministrare la mia regione. Non voterò Formigoni perchè non mi è mai piaciuto, perchè sta prevaricando candidandosi al quarto mandato (quasi che se non ci fosse lui la regione Lombardia cadrebbe nella catastrofe), perchè è espressione non del centro destra, ma di una parte di questo centro destra ( cielle) dalla quale ho preso da tempo le distanze.
Andrò a votare, ma non so ancora se sceglierò l'annullamento della scheda o Savino Pezzotta. | |
VELENI REPUBBLICANI
(20 febbraio 2010)
L'ultimo in ordine di tempo (ma per quanto tempo ancora?) è il processo mediatico a Guido Bertolaso. Ma appena prima c'è stato il caso di Cosentino, di Vendola, di Cacciari, di Formigoni, di...di...di...per arrivare a Berlusconi. Nel giro di meno di un anno la cronaca ha dovuto occuparsi di vere o presunte corruzioni e liberi costumi da parte dei politici.
Dirò in chiusura cosa ne penso di Bertolaso. Prima mi sembra importante sottolineare un aspetto che accomuna (e purtroppo accomunerà) questi casi: il veleno della nostra Repubblica.
Quando la polis greca cominciò il proprio decadimento il veleno della corruzione si era già inserito nella società peloponnesiaca e quando l'impero romano cadde su se stesso, lo stesso veleno aveva già da tempo ammorbato quella società al punto da far esclamare a Cicerone:"In corruptissima republica, plurimae leges".
Sì, sono le "plurimae leges" che mi preoccupano in questa nostra velenosa Repubblica.
Ieri il Consiglio dei Ministri ha varato un decreto legge (un altro!) che riguarda sanzioni per politici corrotti e blocca candidature di cittadini sotto processo. Questo decreto si aggiunge ad altre leggi simili, ad altri decreti simili, ad altre disposizioni del medesimo tenore che dicono le stesse cose, ma in modo diverso, facendo la gioia non degli avvocati seri, ma degli azzeccagarbugli che vi sguazzano dentro con lo stesso piacere che provano i topi in una forma di grana padano.
Molte leggi non regolano una società civile, ma la avvelenano perchè sono in contraddizione le une con le altre gettando il cittadino normale in una confusione terribile ed offrendo il destro ai mariuoli, sostenuti da avvocaticchi, di fare il comodo loro a danno della collettività e della gente onesta che tira la carretta per arrivare alla fine del mese.
Sono le molte leggi che consentono i doppi, tripli, quadrupli incarichi a politici che sono parlamentari, ministri, sindaci di città, presidenti o membri di società accumulando tre o quattro prebende mentre discettano con una spudoratezza pari solo a quella delle meretrici sulla difficoltà dei giovani di trovare un posto di lavoro o di una famiglia di arrivare alla fine del mese.
Se non si trova l'antidoto a questo veleno, la nostra Repubblica finirà per morire avvelenata delle stesso veleno che si è prodotta.
Vengo a Bertolaso.
Non mi è mai riuscito simpatico e mi è del tutto caduto in disgrazia (ma a lui "non gliene può fregar de meno) dopo la sua infelicissima uscita sul comportamento dell'ammistrazione americana ad Haiti. Sono stato a L'Aquila e ho visto i suoi miracoli: falansteri creati in pochi mesi senza rispetto dell'ambiente e - a mio modestissimo avviso - poco durevoli nel tempo oltrechè appiattiti dal punto di vista urbanistico. Ho sempre messo da parte la mia antipatia, però, rendendo onore al merito: una persona sempre presente nelle difficoltà e sempre pronta sapersi mettere in primo piano assumendosi le responsabilità.
Mi è antipatico, ma è bravo e competente. Il tempo dirà (ci vorrà poco tempo) se quel che ha fatto a L'Aquila l'ha fatto bene, ma in ogni caso ha saputo prendere in mano la situazione con decisione.
Avrebbe cominciato ad essermi più simpatico se, presentate le dimissioni per le accuse mossegli, le avesse fermamente mantenute: il fatto che le ha ritirate dopo che sono state respinte, mi conferma nell'opinione che ho dell'istituto delle dimissioni in Italia: si danno perchè siano respinte.
Non credo che Bertolaso sia coinvolto direttamente in corruzione pubblica.
Credo che si sia fidato troppo di alcuni suoi collaboratori.
E questa non è un'attenuante, ma un errore gravissimo. Non poteva ignorare che i topi si accalcano quando c'è il formaggio e che le grosse pantegane sguazzano nella fogna anche se vestono abiti firmati e guidano auto di lusso.
Bertolaso doveva vigilare sul terromoto del dopo terremoto, sui piccoli cabotaggi che si muovono attorno ai grandi eventi. Non l'ha saputo fare.
Di questo, e solo di questo, è colpevole.
L'aura che gli si è creata attorno di uomo che ha dato un senso ed un'organizzazione quasi perfetta alla nostra Protezione Civile gli ha montato la testa e gli ha fatto credere che a lui, all'uomo che è sempre presente quando c'è una disgrazia nazionale, tutto è concesso e permesso.
No. A lui il popolo ha dato pieni poteri per le emergenze, ma lui - conscio della gravità del mandato ricevuto - avrebbe dovuto saltare un massaggio e controllare un contratto, non presenziare ad una visita di qualche politico di passerella e verificare un costo, rimandare una telefonata per segare il rigonfiamento di un appalto.
Non l'ha saputo fare.
Male. E' un medico. Ogni medico sa che, terminata un'operazione chirurgica, può lasciare al giovane collega il compito della sutura della ferita, ma deve rimanere in sala operatoria a vigilare perchè la responsabilità è sempre sua. | |
AMICI FACTI SUNT IN EADEM DIE
(3 febbraio 2010)
Il pranzo fra Boffo (ex direttore di Avvenire) e Feltri (direttore del Giornale che l'impallinò) avvenuto nei giorni scorsi al famoso ristorante Berti di Milano (crocevia di Vip e politici locali e non) sta tenendo banco occupando pagine di giornali quasi che fosse l'incontro risolutivo fra due importanti uomini di stato che risolvono a tavola una questione avversa di capitale importanza nazionale o internazionale.
Se i due hanno voluto dare rilevanza mediatica alla cosa qualche motivo c'è.
Boffo e Feltri, infatti, avrebbero potuto pranzare discretamente a casa di uno o dell'altro, non pranzare proprio ed incontrarsi nello studio di uno o dell'altro, sentirsi solo telefonicamente...no: hanno voluto far sapere all'Italia che stava col fiato sospeso sul rapporto fra i due che hanno chiarito le cose davanti ad un piatto di risotto alla milanese.
E qui gatta ci cova.
Ricordate l'episodio del processo di Gesù quando Pilato invia Gesù ad Erode per farlo giudicare ed Erode lo rinvia a Pilato? Il Vangelo conclude:"...da quel giorno Erode e Pilato divennero amici"(Amici facti sunt in eadem die).
A spese di Gesù che morì sulla croce.
Io penso che i nostri allegri commensali del ristorante Berti siano diventati amici e che qualcuno fra poco sarà crocifisso.
Chi sia questo qualcuno non lo so ancora, ma basterà attendere un po' di tempo e lo si capirà. Il Vaticano ha ereditato la religione giudaica e con questa anche il Sinedrio dove, molto prima della Passione di Cristo, si decretò che:"...è meglio che uno solo muoia per il popolo".
E dal quel momento gli sherpa manutengoli dei sommi sacerdoti cominciarono a circuire il gruppo dei discepoli fino a quando trovarono Giuda.
E' nel DNA ecclesiale (solo umano, per fortuna, ma anche purtroppo!) trovare un giuda che trovi un cristo da immolare per fare in modo che tutto cambi restando come prima.
Non credo di essere lontano dalla verità se, giocando un po' con la "fantapoliticoreligiosità", dico che c'è di mezzo la politica italiana e l'establishment vaticano.
Andiamo con ordine.
Il direttore Boffo è uomo di Ruini il quale, in pensione per raggiunti limiti di età, non ha digerito la nomina di Bagnasco al suo posto. Ruini pensava ad altri che continuassero la sua strada di "commixtio fori" fra politica di bassa lega e chiesa di sinedrio, ma il segretario di stato vaticano Bertone ha scelto una persona diversa, di basso profilo, ma non "immanicata" con Ruini.
Boffo, uomo di Ruini, probabilmente seguendo le indicazioni di quest'ultimo, non ha mai trattato "male" il presidente del consiglio: non ha criticato il programma, non ha criticato il governo, non ha neppure dato molto seguito alle storielle personali che tutti conosciamo fino a quando, in pieno scandalo escort, ha pure dovuto dire qualcosa per non far passare il giornale dei vescovi come pronube la berlusconismo imperante.
E ci ha rimesso il posto, accusato dal giornale di Berlusconi del peccato più infamante per un cattolico: fare sesso con ragazzini e ragazzine.
Dopo quasi sei mesi di tira e molla, Bagnasco (che non ha saputo gestire la cosa con grinta, anche perchè basta guardarlo per capire che di grinta non ne possiede punto) ha scelto la strada più facile: ha nominato direttore di Avvenire il vice direttore di Avvenire.
I rapporti fra politica italiana e politica religiosa, si sono appianati fino al punto che Bossi (che diceva che i vescovoni non capivano un c....), Calderoli (che ha celebrato nozze celtiche) con qualche altro leghista sono stati a pranzo da Ruini (anche qui con grande rilievo mediatico).
Bertone ha dichiarato a mezza bocca e mezza voce - come s'addice ad uomo del sinderio - che Bagnasco l'ha un po' deluso.
Fra Bertone e Ruini non è mai corso buon sangue, fra Bertone e alcuni esponenti della curia vaticana non corre buon sangue, fra la maggioranza di governo italiana e la Cei non ci sono rapporti paradisiaci (l'ultimo auspicio di Bagnasco di creare una classe politica cattolica è stato da molti letto come una preferenza verso l'UdC di Casini)...insomma...qualche giuda vaticano ha venduto il povero cristo Boffo che, attaccato duramente (ma si voleva attaccare il suo mentore Ruini) ha mollato la presa, ma il vero cristo da immolare non si sa ancora che sia.
Sarà Bagnasco? | |
L'OPPOSIZIONE CHE NON C'E'
(29 gennaio 2010)
Nell'aprire la posta stamattina ho trovato nove email di lettori che mi chiedono perchè non mi sono ancora pronunciato sulle regionali che ci saranno a marzo.
La risposta è semplice e duplice:non ho avuto tempo e non ho le idee chiare.
A parte il fatto del tempo che è sempre tiranno, le idee ce le ho, ma non so se saranno d'aiuto a chi mi chiede cosa ne penso.
Perchè penso una cosa sola: non c'è l'opposizione a questo governo perchè non c'è nemmeno il governo.
Non volendo apparire pessimista, disfattista e negativo in tutto e per tutto, argomento questa mia affermazione.
In Lombardia, per esempio, siamo sicuri che vincerà Formigoni. A molti sembrerà una vittoria del PdL, ma non è così: sarà la vittoria di CL. Chi sa che frequentai GS con don Giussani negli incontri che si facevano a Milano in via Mosè Bianchi, inarcherà le sopracciglia e si chiederà come mai me ne rammarichi. Me ne rammarico per due motivi. Il primo è che quando GS divenne CL, mollai la simpatia non per don Giussani (che fu presto messo ai margini dai don Luigi Negri - ora vescovo - dai Formigoni, dai Robi Ronza, dai Cesana ecc), ma per la piega politico-cattolico-affaristica che prese il movimento che esiste, praticamente, attraverso il suo braccio secolaraffaristico che è la CdO (Compagnia delle Opere).
Non mi sento, pertanto, di affermare che il PdL vincerà in Lombardia perchè se CL scegliesse di appoggiare l'UdC vincerebbe quest'ultima . Cioè: si torna al solito intreccio di politica ed affari, di do ut des che tanto si era deprecato nella prima repubblica con i vecchi Dc, Psi, Psdi, Pli ecc.ecc.
Il secondo motivo è che mi confermo nell'opinione che non c'è un PdL, ma c'è una compagnia di soggetti che sono in politica per farsi gli affari loro e si sono concentrati in un movimento che chiamano partito e che perdipiù sostengono che sia delle libertà. Di quali libertà si tratti non l'hanno mai detto e non lo diranno mai semplicemente perchè non lo sanno nemmeno loro.
Nelle altre regioni c'è il fiato sospeso un po' ovunque.
In ogni caso (cioè in ogni regione in cui si vota) ci sono appendici (o appendiciti?) di maggioranza ed opposizione che risultano determinanti per la vittoria: se buttano il loro grammo di voti sulla bilancia di sinistra, vince l'opposizione, se decidono di buttarlo a destra, vince l'attuale maggioranza di governo.
PdL e Pd lo sanno ed allora frequentano Lega,UdC,IdV e le altre isolette dell'arcipelago di nascosto (come un serio padre di famiglia di una volta che frequentava i bordelli) per trattare voti in cambio di posti, prebende e via elencando.
Ecco giustificata la mia affermazione di cui sopra: non c'è un'opposizione perchè non c'è un governo.
Ma...perchè non c'è un'opposizione?
Perchè chi dovrebbe opporsi non sa a che cosa si deve opporre e, quindi, non ha argomenti per proporre qualcosa di diverso da quello che chi governa propone.
A giustificazione prendo solo due esempi (ma potrei continuare all'infinito): la giustizia e la scuola.
Il malgoverno Berlusconi ha un chiodo fisso: riformare la giustizia. Come? Non semplificando il codice civile e penale, non semplificando le procedure, non cassando codicilli del decreto A che si oppongono a quelli del decreto B, ma dicendo solo che i giudici sono un plotone di esecuzione pronto ad impallinare Berlusconi, che i processi devono essere brevi, che le alte cariche dello stato non sono processabili durante munere. L'opposizione che fa? Gioca su quel terreno sostenendo il contrario. Non sa opporre una vera riforma della giustizia di ampio respiro.
E perchè non sa opporre una riforma della giustizia di ampio respiro?
Perchè non si è mai occupata di prepararla in silenzio, con duro lavoro di analisi e di sintesi che dura da anni.
Sulla scuola, l'ho già scritto, la Gelmini sta disfacendo piano piano quello che la Moratti ha disfatto forte forte.
L'opposizione che fa? Gioca su quel terreno con la palla che il malgoverno Berlusconi le offre.
E perchè?
Perchè - come per la giustizia - non s'è occupata di fare un duro e serio lavoro alternativo con un progetto di lungo respiro.
Chi voleva sapere come mi comporterò alle urne ha capito che non so ancora cosa farò. Per adesso mi suona negli orecchi la vecchia poesia del risorgimento veneto:"...le corde stridono, la voce manca, sul ponte sventola, bandiera bianca". | |
BOCCIA(TO) DELBONO
26 gennaio 2010
L'esito delle primarie del Pd in Puglia era scontato: Boccia è stato bocciato.
L'esito della vicenda bolognese era scontato: Delbono è stato costretto a dimettersi.
Il cosiddetto centro sinistra sta correndo senza meta, in una corsa ad ostacoli sempre più affannosa, incerta e confusa.
Quale volto ci presenta questa politica?
Quale morale indica ai nostri figli questa gente che non sapendo cosa fare nella vita s'infila sul carrozzone di Berlusconi o di Bersani?
Quale futuro vedono per il nostro paese un Boccia, un Delbono, un Bersani, un Marrazzo, un Berlusconi, un Fitto, un Casini, un Cicchitto, un Gasparri?
A queste domande nessuno sa rispondere e nessuno vuole rispondere.
Non solo perchè tutti costoro ed i loro adepti non ci hanno mai pensato, ma perchè tutti costoro ed i loro adepti hanno chiara una sola cosa: il loro futuro personale.
Hanno una convinzione sola: la vita è una sola, conviene cogliere l'attimo fuggente e sfruttare tutto al massimo approfittando spregiudicatamente di ogni opportunità.
Il resto...il popolo che li elegge perchè qualcuno li candida in collegi fortezza...il Paese che dicono di voler riformare...tutto questo resto per questa gente è solo un mezzo per raggiungere il proprio fine privato, personale e particulare.
C'è una riflessione che vado facendo in questi mesi: essi s'impongno a noi, ma la storia li sta bocciando. Berlusconi s'è imposto e la storia quotidiana lo sta bocciando facendo emergere giri di squillo, tangenti favolose, falsi di bilancio. Bersani s'è imposto e la storia lo sta bocciando cogliendo i suoi uomini con le mani nel sacco.
Non ce la facciamo noi a far comprendere a loro che non li vogliamo perchè loro (tutti assieme) si sono blindati in leggi che si sono fatte e votate per perpetuarsi nei secoli, ma il tempo e la storia li stanno maltrattando.
Essi, come il soldato giapponese che non sapeva che la guerra era finita, continuano a sparare inutili cartucce di moralità, di bene paese, di attenzione agli ultimi, di ricupero del lavoro e delle famiglie, di sostegno agli immigrati ed altre fandonie di cui sono soliti riempirsi la bocca per mantenere piena la propria pancia, ma il tempo e la storia li stanno lentamente ed inesorabilmente logorando.
Bisogna solo avere pazienza: ci sarà un altro Risorgimento e ci sarà un altro dopoguerra. Il nostro paese sta incubando uomini migliori di questi chiacchieroni tutti escort e soldi! | |
BERLUSCONI E FINI
(15 gennaio 2010)
E' la terza volta che Berlusconi e Fini si incontrano per rappacificarsi ed è la terza volta che l'argomento finisce sui giornali con la terza, solita conclusione: Fini vuole essere messo al corrente delle decisioni del PdL.
E qui Fini sbaglia.
La terza carica dello Stato è e deve essere super partes. Pertini, Nilde Iotti, Giuseppe Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro, quando furono nominati presidenti dei rami del Parlamento rimisero la tessera del partito.
Gianfranco Fini, invece, vuole contare e cantare in seno al Pdl.
Perchè?
Le risposte sono solo due: o non si fida dei suoi (nel caso: La Russa e Bocchino) o teme di essere fuori dal giro quando la legislatura finirà.
Non sta dando buona prova di sè il Presidente della Camera: non dimostra di essere super partes, ma solo un volpone politico che approfitta della carica che ha per dettare le sue condizioni. Quando si sente escluso emana proclami sulla sovranità del Parlamento che trovano il consenso delle opposizioni, ma i suoi interventi non sono per nulla disinteressati: parla a nuora perchè suocera intenda.
E la suocera Berlusconi fa mostra di intendere. Si reca a palazzo, pranza o cena, rilascia proclami e poi fa ancora quello che vuole fino al prossimo incidente.
Per un po' possiamo stare tranquilli: fino alle elezioni nessuno nel Pdl ha interesse a creare tensioni e quindi ci sarà risparmiata la manfrina che ogni tanto tiene le prime pagine dei giornali, ma, passate le elezioni, il ritornello ricomincerà a suonare.
Tutto questo mi convince che non ci sono più uomini con il senso delle istituzioni e dello stato, ma solo persone che hanno un lavoro: fare politica e carriera e soldi con la politica.
E mi ritorno all'orecchio un altro ritornello, vecchio di 700 anni:"Ahi, serva Italia di dolore ostello, nave sanza nocchier in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!" | |
TASSE PROMESSE
(12 gennaio 2010)
La sortita di Berlusconi sulle tasse ridotte a due aliquote ("Ipotesi interessante a cui ho lavorato", ha detto), sa di nulla, come di nulla sa l'uomo che è insapido ed insipido.
Non sono un economista e non ho intenzione d'esserlo, ma non ci vuole molto a capire che:
1. la riduzione delle tasse a due aliquote farà un favore ai ricchi e solo a loro. L'affermazione che, così facendo, i ricchi hanno più soldi da spendere e così gira di più l'economia, la può fare solo un folle. Non è certo che chi ha più soldi da spendere faccia girare di più l'economia del proprio paese (un esempio fresco è che chi aveva soldi li ha portati all'estero investendo là), mentre è certo che chi ha poco, continuerà ad avere poco.
2. Ridurre le tasse è possibile solo dopo aver ridotto la spesa pubblica. Questo governo non sembra intenzionato a farlo. Tutti sappiamo che il debito pubblico è enormemente aumentato raggiungendo i livelli dei tempi di Craxi (al quale, non a caso, questa politica centrodestrorsa vuole dedicare vie, piazze e parchi). In una famiglia, se si vuole risparmiare, si comincia a non spendere (mia mamma diceva:"I prim danèè risparmiàà in quei minga spendùu").
3. Delle promesse elettorali in materia fiscale, questo governo ne ha mantenuta solo una: l'eliminazione della tassa di successione (attuata nella precedente gestione) che, com'è noto, scivola come l'acqua sul sasso sulle spalle di chi ha una casa sola, ma diventa acqua benefica per chi ha proprietà di ogni sorta.
Continuo a non capire il popolo italiano:
- vota chi promette di ridurre le tasse e non lo fa
- vota chi da oltre 20 anni promette federalismo fiscale e non lo fa (l'unico federalismo pasticciato lo fece il governo Amato prima di cadere)
- vota chi ha dichiarato di aver fatto una legge elettorale "porcata"
- vota chi ha ridotto la scuola a quel che sappiamo e vediamo e rivota chi sta facendo una scuola sconfessando quanto è stato fatto (anzi:disfatto)da un governo di stesso colore solo 5 anni prima
- vota chi parla di sicurezza e di normare l'immigrazione e non sa di quel che succede a Rosarno
- vota chi consente di ampliare le cubature di edifici in barba al rispetto ambientale
- vota chi inaugura in pompa magna termovalorizzatori che non funzionano.
E mi fermo qui.
Fra poco ci saranno le elezioni regionali e in Lombardia risalirà per la quarta volta (a meno che il Padreterno guardi giù bene bene) un governo ciellino (non di centrodestra) che in tutti questi anni non ha saputo fare altro che valorizzare i propri adepti (fra i quali molti sono ciellini e compagni delle Opere solo per convenienza).
Per una volta vorrei un governo che mi promettesse tasse. Un governo che mi dicesse:" Siamo messi male, per tre anni tutti dovrete pagare il 40 per cento del vostro reddito. Noi ci impegnamo a ridurre la spesa pubblica e poi ridurremo le tasse".
Tentò di farlo il povero Prodi con il povero Padoa Schioppa. Ce la fece per meno di un soffio alle elezioni e, dopo due anni, cadde nella polvere. | |
ROSARNO:UNA MINA SCOPPIATA
(9 gennaio 2010)
Prima di dire la mia su quanto sta succedendo a Rosarno, vorrei ricordare ai miei lettori una cosa che forse non sempre tutti hanno presente: dal 1994 (anno della "discesa in campo" del Cav. "ghe pensi mi") la coalizione di quella roba che si chiama centro destra ha governato dal 1994 al 1995, dal 2001 al 2006 ed è al governo dal 2008. Lascio perdere temi sui quali questa coalizione dice di essere la più brava (scuola, federalismo, economia...) e non fa nulla e mi concentro su un tema: quello degli immigrati. Sappiamo che dopo la legge Martelli ci fu la grande riforma che è la legge Bossi-Fini, tuttora in vigore. Sappiamo che il ministro degli interni Maroni disse l'anno scorso (a proposito dei ghetti dove gli immigrati erano stipati) che questa legge era la migliore.
Questa premessa per entrare in argomento: ieri lo stesso Maroni (non era il suo fratello gemello!) ha detto che c'è troppa tolleranza verso gli immigrati.
Allora...la Bossi- Fini non è il massimo delle leggi! Eh,sì...lo so. Io che non sono nessuno lo scrissi quasi subito dopo averla letta.
Vengo a Rosarno: è scoppiata la prima mina del problema immigrati e in questo 2010 ne salteranno altre.
Perchè?
La risposta è semplice: nessuno (neanche il centro sinistra) quando fa una legge pensa in lunga prospettiva ed alita a grande respiro. Le leggi italiane (che sono miriadi e miriadi) nascono per soli due motivi: a causa di un'emergenza o per motivi elettorali.
La legge Martelli nacque sull'emergenza immigrati e la Bossi-Fini pure.
Se aggiungiamo il fatto che i legislatori non conoscono quasi mai il problema per cui legiferano (eh, sì...loro vivono nel palazzo dorato, come fanno a sapere il problema del lavavetri?) abbiamo un quadro chiaro della situazione abissale in cui da anni viviamo e nella quale sprofondiamo sempre più.
A Rosarno la gente comune ed onesta vive nella paura (chiuso per paura, c'è scritto fuori dai negozi), la gente meno onesta (sobillata dalla camorra e dalla mafia) cavalca la situazione per vedere di cogliere qualche elemento a proprio favore, gli immigrati prendono schioppettate, danno botte e si ribellano. Succederà così anche in altre parti d'Italia.
Ogni persona di buon senso si chiede: ma quelle baracche venute su abusivamente non potevano essere fermate prima? I vu cumprà non potevano essere regolamentati prima? La manodopera in nero reclutata ogni giorno dai kapò mafiosi e camorristi dell'edilizia, della agricoltura e via dicendo, non potevano essere fermati prima?
A queste domande nessuno sa rispondere perchè chi aveva allora ed ha oggi responsabilità al riguardo non può che rispondere: era meglio far finta di non vedere.
E a furia di far finta di non vedere e di fare leggi senza criterio, adesso la bomba ci scoppia in mano e di certo farà molti più danni dei petardi del 31 dicembre.
"Il medico pietoso fa la piaga purulenta", recita il vecchio adagio. Ecco: la piaga immigrati sta riempiedo del suo olezzo il nostro paese. Fra poco altri fetori renderanno sempre più mefitica l'aria italica: la scuola, la sanità, la giustizia, il fisco...
E loro? I Berlusconi, i Bersani, i Fini, i Di Pietro, i Cicchitto, i D'Alema, i Casini, i Bossi, i Franceschini, i Calderoli e compagnia del palazzo che fanno?
Beh...hanno il loro da fare! Devono andare da Santoro o da Lerner o da Vespa. Devono tagliare nastri di qui e comiziare di là. Devono scegliere se sostenere la Bonino o no...
Vuoi mettere queste cose con i problemi del paese? | |
ESSERE, AVERE, FARE
(2 gennaio 2010)
Quando era giovane andava per la maggiore un libro di Erich Fromm dal titolo "Essere o Avere". Lo psicanalista tedesco si interrogava sulla nostra società e si chiedeva se fosse una società dell'Essere o dell'Avere dandosi la risposta che tutti possiamo immaginare.
Da allora sono passati molti anni (almeno 30) e non solo le cose non sono cambiate in meglio, ma sono andate in peggio. In questi giorni in cui tutti traggono bilanci di fine anno ho scoperto un articolo in cui si analizza in modo profondo la persona contemporanea e, per quanto riguarda la società a cui apparteniamo, si conclude che siamo malati di stress da tecnologia.
L'articolo non è semplicistico e non si riferisce alla sola mania di articoli tecnologici o al web nelle sue varie componenti fra cui la posta elettronica, le chat, Facebook, Twitter ecc, ma descrive il nostro stress dovuto al telefono ed al cellulare che squillano in continuazione, all'automobile che usiamo che diventa sempre più complicata, ai rapporti interpersonali che sono sempre più tecnologici e sempre meno umani.
Dalla voglia di avere (e quindi sempre meno di "essere") siamo passati alla voglia di tecnica (e quindi l' "essere" è dimenticato del tutto).
Persone come il sottoscritto si trovano sempre più a disagio in una simile società dove una persona conta più per quello che HA che per quello che E' e dove l'efficienza a tambur battente fa premio sulla riflessione.
Nel mio lavoro mi accorgo che tutti pretendono sempre che le cose che vogliono si facciano subito (l'analisi di un cantiere, un preventivo...) dimenticandosi che loro stessi non hanno il tempo di esaminare subito quanto pretendono. Lo scorso anno ho proprio analizzato questo sistema: ho accontentato tutti e poi mi sono tenuto annotato l'iter degli esiti delle "pretese" richiamando al telefono gli interessati: nel solo ultimo trimestre al 90 per cento mi è stato risposto che dovevano prendere in considerazione quanto avevo loro comunicato per iscritto.
Il mio è solo un caso, ma ognuno di noi può verificare quanto è stato "stressato" per compiere subito qualcosa e quanto si è "stressato" per quasi nulla.
La "cultura" del FARE e dell'AVERE è il grande moloch che divora la ricerca dell' ESSERE che è stato declinato in BENESSERE (da qui i centri estetici, le palestre, il fitness ecc.ecc.).
Ogni inizio d'anno si fanno tanti propositi che poi regolarmente non si mantegono. Ne suggerisco uno prima a me stesso e poi ai miei lettori: riscoprire l' ESSERE a scapito di tutto il resto. Dovremo continuare a lavorare, a seguire la famiglia, a compiere le cose quotidiane perchè questa è la nostra vita, ma...tutto questo non deve tornare a nocumento del nostro ESSERE, cioè di noi stessi. Prima di macchine tecnologiche di questa società, siamo persone di questa nostra società. Se saremo persone efficienti ma equilibrate, attive ma non frenetiche, impegnate ma non stressate, oltre che noi stessi, la nostra famiglia, i nostri colleghi ed amici ne guadagnerà la stessa nostra società. | |
UN FINE ANNO IN TRANS
(30 dicembre 2009)
Il 2009 passerà alla storia come l'anno dei trans. Il merito è dell'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che, colto in flagrante, ha ammesso la colpa, ma la cosa non è finita qui. Subito dopo sono cominciate morti misteriose di transessuali legati (o legate) alla vicenda ed è stato un crescendo fino alla morte (o all'omicidio?) di un altro transessuale il 29 dicembre.
I soggetti trans nel nostro Paese sono condannati all’invisibilità più totale, relegati ai marciapiedi di anonimi stradoni di periferia, colpevolizzati per il proprio percorso e nella maggior parte dei casi anche per essere nati nel posto sbagliato del pianeta, ossia clandestine/i illegali.
È proprio quest’invisibilità che rende i soggetti trans troppo facilmente ricattabili, esposti alle violenze, perché impossibilitati a rivolgersi ad un’autorità che li espellerebbe o li chiamerebbe con un nome che essi hanno rifiutato.
In un mondo in cui tutti invocano la trasparenza, tutti si trincerano dietro la storia della privacy quando si tratta di loro vicende legate a queste frequentazioni. Mi piacerebbe rivolgere agli italiani la seguente domanda: di chi sono tutte quelle macchine che di sera, e non solo, si aggirano nelle strade in cerca di acquisti? Chi consulta le migliaia di annunci che ogni giorno compaiono su giornali e siti? Chi sono i clienti? Basterebbe un veloce sondaggio per scoprire che gli italiani alla domanda in blocco rispondono sicuramente non mio figlio, né mio padre, né mio marito, né il mio fidanzato!
Questa cultura del “trasgressivo”, dell’identità deviata è senza dubbio la prima causa dell’invisibilità dei soggetti trans, invisibilità rafforzata poi dal Pacchetto Sicurezza e dalla legge Carfagna sulla prostituzione.
E' il loro anno, dicevo, perchè involontariamente sono usciti dall'occulto.
Ne sono contenti?
Non credo.
L'occulto è il loro mondo ed è il mondo di coloro che li frequentano iprocritamente indignandosi quando qualche storia triste e sporca viene alla luce.
Ma non è che è il nostro mondo ad essere in "trance"? | |
DUE SCRITERIATI PER DUE LEADER
(28 DICEMBRE 2009)
Fra gli auguri natalizi ho ricevuto anche qualche mail che mi chiedeva un parere sull'aggressione a Silvio Berlusconi.
Aggiungo quel che è accaduto a Benedetto XVI e commento.
Non m'interessa polemizzare sulla vigilanza, le guardie, la sicurezza e neppure affrontare il tema delle motivazioni diverse per cui un ragazzo sfregiò il Capo del Governo italiano ed una ragazza fece cadere il Capo della Chiesa cattolica.
Mi interessa capire perchè succedono queste cose.
Sarà semplicistico, ma penso che i due scriteriati siano vittime di una società che istiga alla celebrità attraverso l'immagine.
I due ragazzi protagonisti delle avventure che hanno tenuto banco in questi giorni prenatalizi saranno certo in cura per malattie mentali, prenderanno certo psicofarmaci, ma in fondo sono ragazzi normali che, come tante persone normali, si chiedono perchè quel loro compagno di scuola (che sapevano e sanno soggetto di normale valore) adesso è alla ribalta della cronaca perchè è riuscito ad infilarsi che so...in Uomini e Donne...in politica...nel Grande Fratello o altro ancora.
Poco importa riflettere sul fatto che quel compagno ha un momento di celebrità e poi cade nel dimenticatoio, importa arrovellarsi nel gioco psicologicamente distruttivo di una celebrità che quegli ha raggiunto e che si persegue invano.
Ed ecco la ricerca di qualche gesto che per un momento possa dare celebrità.
Fra qualche mese di Tartaglia ricorderemo solo il Tartaglia matematico bresciano che inventò il triangolo e di Maiolo ricorderemo solo il pubblico ministero dei processi di Mani Pulite, ma per adesso si parla di loro, del Tartaglia che sfregiò Berlusconi e della Maiolo che fece rovinare a terra il Papa.
Una società che istiga alla celebrità attraverso l'immagine non può che produrre tali soggetti che cercano effimeri momenti a danno di personalità in vista in quei momenti.
Il resto, cioè l'odio verso Berlusconi (accreditato da lui stesso e dai suoi scherani), il risentimento verso una chiesa cattolica poco attenta ai poveri ed altre analisi di carattere dietrologico che abbiamo letto e sentito in questi giorni, sono solo parole al vento per riempire tempi televisivi e spazi di giornali.
I due scriteriati alla ricerca di una ribalta, hanno trovato due leader che hanno offerto loro la ribalta. Il papa se l'è cavata con un ruzzolone ed un bello spavento, Berlusconi, purtroppo, con il setto nasale e due denti rotti. | |
LA RIFORMA "GENTILE"
(19 dicembre 2009)
Gira voce che Benedetto XVI abbia attuato e stia attuando nella curia romana una riforma silenziosae felpata che viene definita "gentile", com'è nello stile del papa e del suo segretario di stato.
La più silenziosa è stata quella dello I.O.R., l'Istituto di Opere di Religione che creò Paolo VI e che - guidato per anni dallo scomparso mond. Marcinkus, sostituito da Caiola - rimane il forziere del Vaticano, misterioso ed incontrollabile.
Altre riforme dure, ma avvenute gentilmente sono quelle che riguardano la reintroduzione del latino, la messa "tradizionalista" per chi la vuole, l'avvicinamento ai lebfevriani, il consolidamento del dogma cattolico, il primato del cattolicesimo su tutte le religioni e via dicendo.
Il papa è un "duro", ha un pugno di ferro in un guanto di velluto ed una grinta da pugile dietro lo sguardo celeste ed il sorriso mite e quasi imbarazzato.
E' vero. Chi se n'è accorto solo ora è perchè non ha letto il Ratzinger dei tempi migliori (quelli preconciliari e immediatamente postconciliari) e dei tempi peggiori (dagli anni ottanta in poi).
La gentilezza pontificia fra poco sarà messa alla prova. Ci sono un po' di cardinali che hanno superato i 75 anni e che dovranno essere sostituiti. A parte il segretario di stato Bertone (che il 2 dicembre ha rimesso il mandato, ma è stato subito riconfermato perchè per tradizione il segretario di stato rimane "ad nutum pontificis"), dei vari cardinali a capo di diocesi o dicasteri ce ne sono tre che ci indicheranno cosa vuole il papa dalla chiesa temporale (ripeto: temporale) che sta guidando.
Il primo è Dionigi Tettamanzi. L'arcivescovo di Milano è noto come persona mite, aperta al dialogo con tutti. Gira voce che gli succederà mons. Ravasi. Sarà così? Se sì, il papa mostrerà che a reggere la più grande diocesi del mondo vuole uno come lui: un duro tradizionalista con maschera gentile.
Il secondo è Giovanni Battista Re. Il prefetto della congregazione dei vescovi a me non è mai piaciuto neppure quando era Sostituto alla segreteria di stato. Non so perchè ma la sua faccia non mi convinceva e ha definito per non convicermi del tutto la sua amicizia con l'ex governatore Fazio. Mi sembra più uomo manager che uomo di chiesa e penso che ami dedicarsi di più alla lettura dei bilanci ed alla scrittura delle "raccomandazioni" che alla lettura del vangelo ed a scrivere di spiritualità. Gira voce che a quella carica sarà chiamato un italiano perchè il segretario della congregazione - appena nominato - è uno straniero. Ci vedrei bene mons. Paglia: ma non so se lo vedrebbe bene il papa.
Il terzo è il card. Kasper. Il prefetto della congregazione per il dialogo interreligioso è vecchio amico-nemico di Ratzinger. Entrambi sono stati colleghi di insegnamento di teologia dogmatica nelle università tedesche, entrambi hanno al proprio attivo montagne di pubblicazioni; entrambi hanno vissuto il concilio ed il postconcilio. Visto che ho detto il mio parere su tutti, lo dico anche su Kaspers. Mi è sempre stato simpatico, non solo perchè tarchiatone e con stazza da buon mangiatore di wurstel e bevitore di birra, ma per le sue idee.
Anche qui: sembra che sarà chiamato un cardinale latino-americano. Chi sarà? Lo vedremo.
Queste tre sostituzioni, unite a quella dell'arcivescovo di Bruxelles, ci daranno lo specchio di come Benedetto XVI vuole concludere il suo servizio alla chiesa cattolica. | |
IL CAPO INSANGUINATO
(16 dicembre 2009)
Sono sicuro che Berlusconi guarderà e riguarderà le sue foto della sera di domenica 13 dicembre 2009. Le guarderà e riguarderà da solo: è troppo narcisista per non autocontemplarsi e dirsi che ha dovuto sopportare anche questo per il suo bene. Sì, il suo bene: egli identifica il suo bene con il bene del Paese che governa e di questo ha convinto oltre il 50 per cento degli italiani.
Il capo insanguinato del Capo ha fatto tenerezza alla maggior parte degli italiani, facendo piangere di dolore le donne che lo amano, sdegnare i suoi colonnelli, fremere d'ira il suo popolo, scatenare migliaia di messaggi di solidarietà in un crescendo che culmina nella frase finale del Capo dal capo insanguinato:"L'amore vince sull'odio".
In questo mondo mediatico la frase sarà lanciata e rilanciata da tutti gli Emilio Fede, i Cicchitto, i Capezzone, i don Verzè che ballano virtualmente attorno al capezzale dell'illustre vittima e, ancora una volta, convincerà la maggior parte degli italiani che Silvio è l'uomo giusto, l'uomo della Provvidenza, l'uomo che sa perdonare con un cuore grande e magnanimo.
La mia analisi è un po' diversa.
Anzitutto penso che il gesto di un tipo che le cronache ci riferiscono che non sempre è compos sui, sia un gesto isolato di uno che ha voglia di protagonismo e che, lanciato il sasso (anzi, la statuetta) adesso nasconda la mano chiedendo scusa come gli avranno consigliato i suoi avvocati anche perchè se Berlusconi chiede i danni per lo sfiguramento del suo bel viso credo che la cifra s'avvicinerà a quella che chiederebbe Claudia Shiffer.
In secondo luogo penso, dopo aver sentito le scempiaggini riferite ieri a Montecitorio, che il gesto di uno sconsiderato invece di far riflettere sul clima di tensione (non di odio, come dicono Berlusconi ed i berluscones) che non giova al Paese e che tutta la classe politica contribuisce a mantenere alto debba essere riportato almeno ai livelli di guardia, sia stato strumentalizzato dal centrodestra per rimettere il Capo come vittima di una gogna di cui sono responsabili quelli che non la pensano come lui, i giudici che indagano su presunti illeciti da lui compiuti, i giornalisti che non cantano nel coro come quelli dei media di proprietà della famiglia.
In terzo luogo penso che Di Pietro e Rosi Bindi abbiano detto male quello che molti (anche nel PdL) pensano e che iprocritamente non dicono per non guastarsela con nessuno. Gente come me, moderata, siccome non ha votato Berlusconi o il Pdl s'è presa da Berlusconi del "coglione", senza possibilità di querela perchè...si sa...o si hanno i soldi, tanti soldi, per andare fino in fondo, o è meglio lasciarsi insultare da chi poi altri propri simili hanno votato. Gente moderata come me è stufa di sentire promesse non mantenute, di sentire volgarità e turpiloqui, di leggere di avventure allegre, di vergognarsi d'essere rappresentata da chi dà del kapò, ecc ecc....tutte cose attribuibili a Berlusconi.
Rosi Bindi ha detto che le spiacerebbe che Berlusconi facesse la vittima. E ha detto bene.
Non so se il clima politico tornerà ad essere più civile e democratico di quanto non lo sia ora, ma una cosa so per certo: è Berlusconi che deve attivarsi per questo. | |
ORTODOSSI CONTRO PROTESTANTI.
(14 dicembre 2009)
E' di sabato scorso la notizia che la chiesa ortodossa di Mosca (quella, per intenderci, che se la fa con il regime) prende le distanze dai protestanti (con i quali s'è sempre alleata contro la chiesa di Roma) a causa del problema dell'ordinazione delle donne e, per questo, si sente "più vicina" alla chiesa di Roma.
Siamo alla solite, la storia non ci insegna nulla.
Le varie chiese che venerano lo stesso Cristo si divisero nei secoli per problemi contingenti di tipo dogmatico, morale, pratico e di potere. Chi fu al vertice di quelle chiese (papi, patriarchi, presidenti, ecc.) trovandosi in disaccordo su un tema lanciava la scomunica all'altro e, di scomunica in scomunica, siamo arrivati qui.
Il dialogo fra confessioni religiose diverse credenti nell'unico Dio di Cristo è ripreso per buona volontà della chiesa cattolica che, dopo il Concilio Vaticano II, guidata da un papa della statura di Paolo VI, ha annullato scomuniche, ospitato a Roma esponenti delle chiese sorelle, cercato, seguendo il monito di Giovanni XXIII, quello che unisce piuttosto che quello che divide.
Adesso si torna a cercare quello che divide. E qual'è l'argomento di divisione? La donna!
Stupefacente! Non stiamo parlando di cose, di idee, di dogmi...stiamo parlando di persone create da Dio. Cioè stiamo dicendo che Dio non ha creato l'uomo e la donna come persone complementari, ma come essenze umane in cui un'essenza è ontologicamente più "piena" o completa dell'altra che, per legge divina, deve sottostare alla prima.
A nessuno viene in mente il discorso su condizionamenti culturali, storici, ambientali...no. Tutti concordano sul fatto che Dio (nel cui nome s'arrogano di parlare) non vuole le donne come sue ministre, non può accettare che esse celebrino l'eucaristia, battezzino, confessino e via dicendo.
Il futuro ecclesiale dei credenti nel Dio di Cristo sarà in grande quello che è in piccolo in Italia. Come in Italia non c'è chi è di centrodestra e di centrosinistra, ma chi è con Berlusconi e chi è contro Berlusconi, così sarà nelle chiese cristiane: chi è favorevole all'ordinazione sacerdotale della donna e chi è contro. Il futuro sarà che anglicani, ortodossi e cattolici supereranno gli ostacoli dogmatici e morali che furono all'origine delle loro divisioni e saranno uniti contro quell'essere perfido complementare all'uomo che si chiama donna.
E' così che si ascolta, legge ed interpreta il messaggio del Cristo che non ha cacciato sua madre e le altre donne sotto la croce, che aveva discepole e discepoli, che è morto e risorto per tutti! Sì, per tutti! Anche per le donne! | |
NUDI AL PRESEPE
(8 dicembre 2009)
Com'è tradizione "ab immemorabili" il giorno dell'Immacolata in molte famiglie si è fatto il presepe. Anche nella mia famiglia tutti siamo stati coinvolti nel pensare a fare qualcosa di nuovo con le solite vecchie statue.
Davanti al presepe ogni razionalismo, ogni tecnologia, ogni spinta in avanti, ogni problema di capitale importanza, ogni...ogni tutto, insomma, si smonta.
Si contempla una creatura che la tradizione vuole seminuda gettata in mezzo alla paglia con due animali che le alitano addosso per scaldarla e si pensa alla propria nudità rivestita solo delle nostre supponenze, delle nostre presunte capacità, del nostro immenso ego, del nostro conto in banca che basta un nulla a prosciugare, delle nostre sicurezze che si squagliano come neve al sole proprio quando siamo certi di esserne in pieno possesso meritando il rimprovero che quel Bambino che contempliamo predicherà da grande:"Stolto, questa notte morirai. E tutto quello che hai accumulato di chi sarà?"
Si conclude un anno sociale in cui le sicurezze sulle quali gli uomini contano sono o crollate o stanno per crollare: le borse sono state altalenanti come non mai, i gruppi della finanza creativa americani ed inglesi sono falliti, le grandi società che certificano i bilanci di questi gruppi hanno perso credibilità e la gente sempre più avverte un precariato che basta un terremoto geofisico, politico, finanziario per far crollare un castello di sicurezze che nessuno ha il coraggio di chiamare effimere per non confessare a se stesso la paura di perdere quelle poche che ha.
Che diciamo? Proviamo a recepire la nudità del presepe?
Proviamo a cercare di capire la nullità contingente di un gioco delle parti di alti o medi o bassi livelli che ci crea un'ipocrita maschera che portiamo con sempre maggiore fatica, ma che temiamo di buttare per paura che gli altri ci vedano diversi?
Proviamo a pensare che il nostro razionalismo - per importante che sia - non risolve i nostri problemi esistenziali?
Proviamo a credere che la corsa alla tecnologia ci preclude la sosta per un rientro in noi stessi?
Sì! Proviamo a fermarci in silenzio davanti al presepe ed a fare silenzio dentro di noi.
Quell'altro che c'è in noi può darsi che ci parlerà. | |
GIROTONDI, NO B DAY E...TENIAMOCI VISTI
(7 dicembre 2009)
Sono in molti a scrivermi chiedendomi che ne penso del No B Day, se ci sono andato, ecc.ecc.
No, non ci sono andato perchè avevo un precedente impegno.
Ne pensavo prima e ne penso dopo molto bene. Sono stato fra i primi ad iscrivermi ed a solidarizzare comunicando che non avrei potuto essere presente, ma ne pensai subito bene perchè non mi sembrava la solita manifestazione dei politici. Ebbi qualche dubbio quando m'accorsi che Di Pietro vi aveva attaccato il cappello, ma ebbi anche molta fiducia negli organizzatori che sapevo che non si sarebbero fatti strumentalizzare.
Post eventum ne penso ancora bene: è stata una manifestazione seria, civile, composta, piena di tantissimi giovani.
Qualcuno mi chiede cosa ne penso delle cifre. Secondo me 90.000 sono pochi (versione della questura), quasi un milione sono troppi (versione degli organizzatori). A parte che ogni volta che ci sono manifestazioni di piazza si assiste al solito balletto delle cifre, direi che una via di mezzo che va dai 300 ai 350mila ci sta bene. Non gongolino i soliti Gasparri (ma non possono spedirlo a Panama?), Rotondi (poverino!) e il patetico Bonaiuti: 300mila persone che si pagano di tasca propria il viaggio dal paesello a Roma per dire che sono stanchi di questo primo ministro e dei suoi balletti con i cortigiani e le cortigiane, sono simbolo di un popolo che è davvero al "non ne posso più".
A Roma non hanno chiesto nuove elezioni, ma semplicemente che Berlusconi si dimetta. Perche? Perchè non sa governare.
Qualcuno mi chiede se penso che la cosa avrà un seguito. Mi auguro di sì. Me lo auguro per quei giovani che sono il futuro del nostro paese.
Ho una disillusione che mi rode. Vi ricordate il "teniamoci visti" dei girotondi di Moretti?
Se finirà così... | |
FUORIONDA ANOMALO
(2 DICEMBRE 2009)
A quasi un mese di distanza (è successo il 6 novembre) esce con clamore un fuorionda di Gianfranco Fini che, ad un convegno nazionale, parlando con un magistrato si lascia andare a non lunsinghieri apprezzamenti sul presidente del consiglio.
Sarò un tipo sospettoso, ma questo fuorionda ritardato mi sembra anomalo e non vorrei che fosse lo tsunami che tira la volata al giro di boa che per Berlusconi è, a mio modesto avviso, iniziato da un po', da quando, cioè, la moglie chiese apertamente il divorzio.
Mi sembra abbastanza strano, infatti, che la caccia agli scoop di cui è infarcita l'informazione nostrana non sia stata da tempo a conoscenza della cosa e mi sembra anche abbastanza strano che i politici del sottobosco (di cui ogni movimento politico è pieno) non avessero conosciuto da tempo (cioè dal giorno stesso o al massimo il giorno dopo) le dichiarazione di Fini.
Il fuorionda, però, esce adesso. Come sono usciti a tempo debito (cioè quando qualcuno l'ha deciso) il caso Marrazzo, il caso Boffo, il caso Mussolini (per quanto riguarda storie di politica, informazione e sesso) e il caso Finivest-De Benedetti, il caso Tanzi-Berlusconi ecc.ecc. (per quanto riguarda storie di politica, informazione e soldi).
C'è una cosa vera fra tutte le menzogne che Berlusconi propina ogni giorno agli italiani: la storia della bomba ad orologeria. Lui, per la verità, sostiene che questa bomba la inneschino i giudici ad intervalli regolari contro di lui, ma penso che la bomba ad orologeria la usino tutti (Berlusconi compreso) quando serve e quando fa comodo.
A chi fa comodo disinnescare la bomba del fuorionda anomalo di Fini?
A Berlusconi stesso.
L'uomo è stretto fra la sua immensa ambizione che lo vorrebbe portare ad essere annoverato negli annali della storia patria come un Padre della Patria e il suo senso realistico che gli suggerisce (quando è solo, davanti allo specchio) che è incapace di governare.
L'uomo è stretto fra il grande respiro che serve ad un vero uomo di governo per governare un paese e l'affanno di una moglie che denuncia il suo fedifraghismo coniugale, le sentenze sfavorevoli che gli pendono sulla testa come una spada di Damocle, l'incapacità di mediare fra alleati di governo che pubblicamente lo tengono in scacco.
Ma ha un grande potere, quello mediatico.
E come ha saputo tenere a freno i video di Marrazzo fino al momento in cui riteneva che dovessero uscire, così ha saputo tenere a freno il fuorionda di Gianfranco, fino a questo momento.
Che non è un momento buono per lui.
Ho scritto che è al suo giro di boa da almeno sei mesi.
L'ha capito e non vuole morire.
Attenzione! Non dico che vuole morire in piedi, ma che non vuole morire proprio!
Berlusconi non sopporterebbe un Berlusconi serie 1994 (quando se n'andò dalla poltrona di palazzo Chigi dopo soli sei mesi) e lo sa. Come un pitbull da combattimento morde alla gola tutti gli avversari interni ed esterni, incitato dagli spettatori che hanno scommesso su di lui.
Nella battaglia per la sopravvivenza politica tutto è lecito.
E' lecito mettere in piazza i vizietti di Marrazzo e Mussolini (sono i soli? possibile?), è lecito dire ai deputati che chi non vota per il processo breve è fuori dal PdL, è lecito telefonare allo staff del PdL e dichiarare che se Fini non fa pubblica ammenda è fuori, è lecito, insomma, costringere tutti ad arrivare alla conta minacciando:"Se affondo io, sarò il nuovo Sansone che farà morire con sè tutti i Filistei".
E i suoi filistei lo sanno.
E i suoi filistei...non vorranno morire con lui. | |
C'ERA UNA VOLTA...
ADESSO C'E'
(27 novembre)
C'era una volta...
- Togliatti che, al rientro dall'Urss per assumere la carica di Ministro della Giustizia, fu apostrofato da un comunista:"Compagno Palmiro, dicci com'è la Russia!" E lui, gelido: "Compagno, mi dia pure del lei".
- De Gasperi che, da presidente del consiglio, si astenne dallo sponsorizzare la candidatura dell'amico di partito Gronchi a presidente della repubblica
- Pertini che quando fu eletto presidente della camera (non della repubblica!) consegnò la tessera del Partito Socialista di cui era cofondatore
- Donat Cattin che quando Cossiga (allora ministro degli Interni) gli fece sapere che suo figlio Marco era ricercato perchè brigatista rosso, non fece nulla per favorire il figlio...
...e si potrebbe continuare.
Adesso c'è...
- un presidente della camera che pretende di partecipare ai vertici di Arcore con Tremonti e Bossi per definire la linea strategica del PdL
- un presidente del senato che si permette (assente il presidente della repubblica) di ipotizzare elezioni anticipate se non si segue la linea di Berlusconi
- un presidente del consiglio che convoca il PdL e dice che chi non vota con il governo è fuori dal partito...
...e si potrebbe continuare.
Gli uomini di una volta, protagonisti di passionale (ed anche aspra, accesa, violenta) vita politica, quando assumevano una carica istituzionale, toglievano la giacca politica e, come scrive Machiavelli nella lettera all'ambasciatore Francesco Vettori, "...indossavano i panni curiali".
Gli uomini di adesso, quando assumono una carica istituzionale, sempre come scrive Machiavelli in quella lettera, s'ingaglioffano nella vita politica e non sono capaci di svestire i panni dell'agone partitico.
Non occorre essere profeti per capire che andando avanti di questo passo il nostro Paese democratico, costruito con fatica da una generazione da poco passata, è destinato al declino. Basta leggere un po' di storia degli imperatori romani del basso impero.
Un consiglio: noi che tiriamo la carretta tutti i giorni, siamo migliori di quelli che ci governano.
Non pensiamo di sostituirli. Continuiamo a tirare la nostra carretta e il nostro Paese ce ne sarà grato. | |
EMERGENZA GIUSTIZIA?
NO!!!EMERGENZA BERLUSCONI!!!
(24 novembre)
Siamo in molti a pensare la stessa cosa, ma nessun grande giornale o opinion leader ha la voglia di scriverla: l'emergenza giustizia nel nostro paese c'è sempre stata, ma non è da confondere con quella che adesso viene sbandierata dal malgoverno di centrodestra che, pronube al sommo capo, si schiera compatto nel difendere una tesi che fa acqua da tutte le parti, che è già stata stigmatizzata dalla Suprema Corte Costituzionale e che viene riproposta come legge per i processi brevi.
L'emergenza giustizia, in Italia, c'è sempra stata: i processi civili e penali sono lunghi come la fame, il cittadino onesto non ricorre alla giustizia ma vi viene trascinato da chi ha torto (perchè poi tutto si concluda con una transazione), non vi è la certezza della pena, amnistie e condoni svuotano le carceri sempre più affollate, ma non sanano il senso di giustizia che un paese che è patria del diritto dovrebbe avere.
A queste emergenze un governo serio dovrebbe mettere mano neppure lontanamente pensando che si risolvono con leggi o decreti legge che si fanno in 25 giorni.
Un governo serio...appunto!
Ma il governo Berlusconi non è serio, almeno su questo tema.
Il capo ha deciso che bisogna fare leggi che lo tutelino dai giudici che dal 1979 (e non dal 1994, signor ministro Alfano!) ed allora...tutti compatti a parlare di emergenza giustizia, tutti uniti a creare una legge sui processi brevi, tutti concordi nel dichiarare che le alte cariche dello stato non possono essere processate "durante munere".
Ma va là!
A nessuno viene in mente che Berlusconi (per fortuna!) non è l'Italia e che l'Italia c'era prima di Berlusconi e sicuramente ci sarà anche dopo che il presidente "ghe pensi mi" sarà tumulato nel mausoleo di Arcore?
A nessuno viene in mente che se si deve mettere mano ad una riforma dei codici ci vuole una riforma di ampio respiro?
A nessuno viene in mente che il ministro fascista Rocco, per riformare il codice penale, ci mise sei anni?
I vecchi consiglieri di Berlusconi (penso a Urbani, Dotti...) non sono capaci di riportarlo con i piedi per terra e suggerirgli di governare, governare bene, se è il caso anche di mettere mano alla giustizia, ma senza alcun riferimento ai suoi casi personali?
Nessuno pensa che, passata a colpi di magigoranza questa legge ad personam (o quasi), fra qualche anno si dovrà rimetterci mano per sistemare le cose e che, nel frattempo, ci saranno italiani che sono stati discriminati?
La giustizia, come l'istruzione, la sanità, il lavoro, sono organi vitali dello stato e non possono essere toccati da chirurghi che al massimo sanno operare bene un'appendicite! | |
EMERGENZA DEMOCRATICA
(20 novembre 2009)
Il monito ufficiale che il presidente del Senato Schifani ha rivolto al paese dicendo che se non si trovano accordi nella maggioranza su temi di governo, si deve tornare alle urne, mi ha confermato nell'opinione che ho di colui che attualmente ricopre la seconda carica dello stato.
Come tutti sanno, il presidente del Senato è il facente funzioni del presidente della Repubblica quando questi è all'estero o fosse impedito all'esercizio delle sue funzioni (memorabile fu la reggenza di Bucciarelli Ducci quando Antonio Segni fu colpito da ictus). Schifani non era adatto a ricoprire questa carica.
Il motivo è uno solo: si riprendano tutte le sue interviste quando era capogruppo di Forza Italia al Senato nelle passate legislature. Non c'è una volta che abbia mostrato equilibrio. Come una mitraglietta sparava sentenze contro chi non la pensava come il Capo.
E non credo d'essere lontano dal vero se penso che quello che ha detto sulla minaccia di elezioni anticipate (dimenticandosi che Napolitano era assente e quindi il facente funzioni era lui) sia tutta farina del suo sacco: Berlusconi potrebbe averlo consigliato.
Salvo, poi, a smentirlo dopo.
E lui, buono, buono, ha incassato.
Nel nostro paese c'è, obiettivamente, un'emergenza democratica.
Il presidente del consiglio sembra un asso pigliatutto che s'adombra se qualcosa non va come lui vorrebbe che andasse o se qualcuno pensa diversamente da quel che pensa lui; l'opposizione sembra un mazzo di carte unto e scolorito che si raccoglie e fa quadrato solo se si tratta di contrastare non il centro destra, ma Berlusconi come persona.
Vuoi vedere che a difendere la democrazia rimangono Bossi con la sua Padania, Di Pietro con il suo che c'azzecca, Casini con il suo bell'eloquio e Rutelli con il suo bel faccino? | |
EMERGENZA GIUSTIZIA
(17 novembre 2009)
Sembra che tutti - maggioranza ed opposizione, grandi firme dei quotidiani e piccoli politici nostrani - siano d'accordo che l'emergenza primaria del nostro paese sia quella della giustizia.
Io non la penso così perchè per me l'emergenze sono altre, ma mi adeguo e dico la mia.
Da 15 anni a questa parte (cioè da quando il Silvio nazionale è sceso sul metaforico tappeto verde - come le tasche di gran parte di noi - del campo italiano) si parla di giustizia, di giudici corrotti, di lentezza dei processi ecc.ecc.
E' vero: i processi durano troppo, non c'è la certezza della pena, ogni legge ne contraddice un'altra.
Ma è anche vero che l'emergenza giustizia mi sembra un'emergenza berlusconi (lo scrivo con la b minuscola apposta), cioè mi sembra un fatto privato del più ricco uomo d'Italia che non ha mai fatto mistero di darsi alla politica per tutelare i suoi interessi (lo disse a Montanelli che lo riferì pubblicamente e non fu mai smentito dall'interessato che avrebbe avuto facile modo - con la schiera degli avvocati che si ritrova - di farlo condannare per calunnia).
Adesso tutti si danno da fare, visto che è stato bocciato il lodo Alfano, per proporre nuovi lodi, rispolverare immunità parlamentari, studiare nuove forme per le alte cariche dello stato.
Da ignorante, a me, la cosa sembra molto semplice e dico come mi comporterei io se fossi nei panni del Presidente del Consiglio.
1. Si accerta da parte della Magistratura che ho commesso un reato.
2. Convoco i miei collaboratori che dovrebbero conoscere a fondo la dinamica per cui mi viene contestato il reato ed appuro che reato non è: i giudici - in buona fede - hanno preso un abbaglio.
3. Convoco i miei avvocati e spiego loro la cosa, dando loro mandato di difendermi.
4. Mi dichiaro a disposizione dei giudici e per questo, quando convocano l'udienza, se ho impegni di governo, li disdico, li procrastino o li delego perchè m'interessa dimostrare che non ci fu dolo, che non sono colpevole.
5. Mi assolvono: che bello! Mostro al popolo italiano che sono sempre stato pulito e che bisogna aver fiducia nella giustizia.
6. Mi condannano: mi spiace. Io sono convinto della mia correttezza e quindi mi dimetto da presidente del consiglio, chiedo al presidente della Repubblica di non convocare nuove elezioni, ma di nominare un altro presidente che porti avanti il progetto politico per cui la maggioranza degli italiani ha scelto il PdL e mi metto a disposizione per i ricorsi.
E' troppo semplice?
No. A me pare che sia semplicemente giusto!
Così dovrebbero fare tutti i parlamentari indagati.
Il messaggio che passerebbe sarebbe ottimo: il potere legislativo e quello esecutivo hanno fiducia del potere giudiziario.
Hanno sbagliato i giudici? Pagheranno i giudici!
Hanno sbagliato i politici? Pagheranno i politici! | |
MENO MALE CHE SILVIO NON C'E'
(14 novembre 2009)
In questi giorni ho vissuto qualche momento di pace al punto da cominciare a pensare che forse non sono più in Italia.
Non sentivo più parlare di Berlusconi, non vedevo più lunghi telegiornali su di lui e sui giornali ho visto solo qualche notizia di sfuggita: il divorzio dalla moglie Veronica e la sonnolenza al vertice europeo.
Meno male che Silvio non c'è, mi dicevo, quando ho scoperto la motivazione: il presidentissimo è impegnato con i suoi avvocati su due questioni, quella del divorzio da Veronica (dove c'è di mezzo il patrimonio personale) e quella della riforma della giustizia (dopo la bocciatura del lodo Alfano).
Benedetta Veronica e benedetta bocciatura del lodo!
Il governo va avanti ugualmente anche perchè i ministri sono meglio del loro presidente; l'Italia prosegue a lottare contro la crisi, perchè gli italiani non hanno ville e prebende; il fegato di chi è stufo marcio di vedere la comparsa di un "ghe pensi mi" tutti i giorni ne beneficia largamente.
Proporrei di lasciare a Berlusconi la presidenza del consiglio a vita, basta che lasci fare gli altri. I suoi ministri non gli faranno leggi ad personam perchè a loro preme di poter continuare a governare anche post mortem Silvii, gli italiani che l'hanno votato continueranno a votarlo perchè a loro sembrerà che lui tiri sempre le fila del discorso, gente come me che ha sempre ritenuto che fosse una iattura per l'Italia se ne farà una ragione e continuerà a sopportare questo governo che impropriamente e beffardamente si chiama di centro destra, ma che non ha nulla a che vedere sia col centro che con la Destra storica.
Mi piacerebbe moltissimo che le cose andassero così per diversi motivi.
Avrei almeno tre anni di pax berlusconiana.
Mi divertirei a vedere come sanno giostrarsi l'opposizione (?) del nuovo Pd ed il giro dei vari Casini, Rutelli, Di Pietro.
Probabilmente qualche riforma seria si farebbe (giustizia, fisco, istruzione, sanità) senza fibrillanti ed inutili polemiche e tutti lavoreremmo più tranquilli e sereni.
Ma...ce la farà il nostro Silvio a stare buono? | |
L'ITALIA CHE STRISCIA
(7 novembre 2009)
L'Italia striscia.
Striscia coca (siamo fra i maggiori consumatori europei),
striscia la notizia (destra e sinistra si contendono ogni tipo di media dividendo i giornalisti fra i due schieramenti),
striscia l'economia (i poveri "tirano" da matti per arrivare alla fine del mese, i ricchi"tirano" dall'altra parte per non perdere un cent),
striscia la politica (i ministri strisciano in TV a tutte le trasmissioni: ma non possono impegnarsi al ministero?), striscia nella gestione della cosa pubblica (Moratti e Formigoni strisciano nei palazzi romani per catturare qualche milione per Milano e Prestigiacomo e Miccichè strisciano dall'altra parte per la Sicilia)
striscia sesso (una cosa bella come la sessualità viene vissuta - con la presuzione di liberazione da recessi tabuistici - come gioco erotico fra etero ed omo, trans e viados senza più rispetto di un valore come quello della fedeltà coniugale).
L'Italia striscia su tutto, in tutto, dappertutto.
Siamo un popolo di striscioni.
Non solo perchè non c'è corteo, partita, comizio, assemblea in cui non s'esibisca uno striscione, ma anche perchè strisciamo davanti a chi ha più potere, più arroganza, più soldi; strisciamo davanti a chi può decidere del nostro posto di lavoro;
strisciamo davanti alle nuove modernità (i programmi televisivi più gettonati, le mode dei pantaloni a vita bassa con mutande ed ombelico in bellavista, gli happy hours della sera, le post serate in cui ci facciamo e ci disfiamo a base di moijti e chupiti...),
strisciamo lungo le mura scavalcando i cadaveri (in senso reale e figurato) per non comprometterci...
strisciamo...strisciamo...strisciamo...
Si direbbe che l'allegoria del serpente dell'Eden sia stata pensata dall'autore biblico per il popolo italiano.
Questa nostra Italia non è certo quella che s'è cinta la testa dell'elmo di Scipio, che cerca la chioma della vittoria che Dio creò schiava di Roma, che giura "...o compagni sul letto di morte, o fratelli sul libero suol" (Berchet, Giuramento di Pontida - che non ha nulla a che vedere con le "cacchiate" di Bossi e della Lega).
Preferiamo essere serpenti striscianti, piuttosto che leoni orgogliosi, accomodanti piuttosto che spigolosi, servi degli altri (della politica potente ed arrogante, del manager pieno di se stesso, della pubblicità, della moda...) piuttosto che padroni di noi stessi.
Sembra che la parola d'ordine sia "non avere grane".
Siamo un popolo nato con la testa curva nel cui cervello c'è la chip che ripete fino alla nostra morte: fatti gli affari tuoi, passa dove l'acqua è bassa.
E così ci cerchiamo un lavoro il più possibile vicino a casa e con stipendio fisso, non contestiamo i prof. dei nostri figli che non conoscono la materia che insegnano o l'insegnano male perchè poi...non si sa mai, lasciamo la gestione della cosa pubblica ad affaristi rampanti o demagoghi che hanno sono saliti al volo sul treno del vincitore o ripetono lo slogan vincente, ci lamentiamo se si lamentano tutti, ci incolliamo davanti al video perchè tutti vedono Annozero, Ballarò, Amici, Uomini e Donne, il Grande Fratello...e insegnamo ai nostri figli a fare lo stesso.
C'è chi obietta che una volta c'era la stessa uniformità che era dettata dalla Dc, dalla chiesa cattolica, dal nuovo boom economico...
Convengo. Ma la vecchia Dc o il vecchio Pci erano costituiti da uomini che asservivano lo Stato all'ideologia, la vecchia chiesa cattolica attraverso il catechismo ed il prete un po' saccente ed arrogante faceva passare alcuni principi ed alcuni valori, i vecchi potentati economici erano sempre potentati, ma con un po' di etica.
Meglio quella uniformità o questa?
Nel mio piccolo preferisco continuare a non strisciare (anche se pago di persona) e continuo a sognare un'Italia che alzi la testa.
Nel progetto educiativo con i miei figli, mia moglie ed io preferiamo dare esempio di schiena dritta e testa alta.
Siamo in una nuova giungla più pericolosa di quella della lotta per la sopravvivenza. Nella giungla classica si sa chi è il nemico e i casi sono solo due: lo si affronta (sapendo di poter perdere) o lo si evita. Questa giungla è più sottile. E' educata, perbenista, benpensante, conformista. E ti frega perchè te ne accorgi quando è troppo tardi. | |
I SIMBOLI CANCELLATI
(4 novembre 2009)
La Corte europea ha deciso che il crocifisso nelle scuole di tutta Europa vada tolto adducendo il motivo più becero e più banale del mondo: in un mondo pluriculturale e plurireligioso il crocifisso è propaganda per un'altra religione.
Sarei d'accordo a patto che si togliessero le bandiere di ogni nazione, i monumenti che ricordano un evento felice o triste di un paese o di una piccola comunità civile...in una parola: si spazzassero i simboli umani, civili, religiosi di ogni sorta e qualità.
Il crocifisso si può anche togliere dalle aule scolastiche, dai tribunali e da altri luoghi pubblici, non ne faccio un dramma, ma mi chiedo se togliere questo simbolo serva a rendere più laica l'immagine di una società plurilingue, plurirazziale, globalizzata.
Non mi straccio le vesti perchè si mette nel cassetto il crocifisso, ma mi chiedo, allora, perchè la stessa comunità europea e i singoli stati locali nonchè le amministrazioni regionali, provinciali e comunali stanzino continuamente fondi per non perdere la memoria di un evento, di un episodio, di una lingua, di un costume.
Stracciare i simboli è cancellare la memoria. Riporre in una soffitta polverosa un simbolo è lasciare che quella polvere cada spessa e grigia su un passato ed un presente che rimangono paradigma di un futuro.
Un laico come Benedetto Croce ammetteva a malincuore che "non possiamo non dirci cristiani". Non gli piaceva essere cristiano, ma riconosceva che non poteva prescindere da quel Dio crocifisso per le sue considerazioni storico-filosofiche sull'Italia e sul mondo.
Lo so che quel Dio crocifisso rimane nel cuore di ognuno, ma so anche che l'immagine aiuta a ricordare.
Un simbolo (dal greco: sun-ballo) è sintesi di realtà profonde, ampie, grandiose che stimola la riflessione e l'approfondimento.
Un simbolo può essere brutto o bello, scarno o decorato (l'Europa stanzi fondi per una pubblicazione sulla storia dell'arte dei crocifissi!), piccolo o grande, ma rimane richiamo a valori che non possono essere sopiti e che fanno parte della storia di ognuno e della memoria di un popolo.
O si vuole cancellare la storia di ognuno e la memoria di un popolo? | |
GLI SCANDALI VERI E FALSI
(31 ottobre)
Perbenismo e falso moralismo che hanno preso le prime pagine dei giornali dall'estate fino all'autunno inoltrato, mi inducono a qualche riflessione su quello che non va nel nostro paese.
Ho già scritto che curiosare nella vita privata di una persona (sia essa presidente del consiglio o di una regione) è mestiere squallido che è indice del degrado della categoria alla quale anch'io appartengo, quella dei giornalisti. Ho già anche scritto che il lato B dell'Italia e quello M della regione Lazio avrebbero dovuto dimettersi non per i vizietti personali (vergognosi, costosi, protervi soprattutto perchè i loro "guidati" non arrivano a fine mese), ma perchè sono menzogneri, corruttibili, corruttori e concussori.
Non ho detto che i veri scandali - di cui i colleghi non parlano (o, se lo fanno, non con la stessa enfasi) - sono altri.
Non so voi, ma a me piacerebbe che i nostri politici non siano giudicati per le loro debolezze private ma per quello che fanno politicamente nell’ambito istituzionale.
Se Marrazzo è infedele alla moglie è inadatto a guidare la regione Lazio?
Se Berlusconi va a letto con tre donne contemporaneamente diventa incapace a guidare l’Italia?
Perché la politica è caduta così in basso da dover ridursi a un pedinamento del vizio privato invece che ad un confronto aspro sui FATTI politici?
Perchè non si sottolinea da nessuna parte l’ipocrisia di chi approva leggi contro la prostituzione (quella dei poveracci intendo, che non possono pagarsi l’escort da migliaia di euro a notte), mentre è il primo a farne ampio uso nella sua vita privata? Mara Carfagna non ha fatto questa riflessione dopo che si è lanciata nella guerra alle prostitute?
Gli scandali degli appalti pubblici pilotati, delle promesse elettorali non mantenute, dei voti di scambio, degli aumenti di stipendio di una casta mentre oltre 600mila italiani hanno perso il posto di lavoro, della sanità che funziona a spizzichi e bocconi e via elencando...tutti questi scandali... perchè non sono denunciati con la medesima enfasi?
Scandalo è parola che deriva dal greco, skandalòn, che significa intoppo, inciampo.
Per un politico che si dice al servizio della gente, l'intoppo, l'inciampo non è quello che fa fra le sue lenzuola, ma quello che non fa o non sa fare per il bene pubblico. | |
PIERO HA PERSO LA GUERRA
(28 ottobre)
Al contrario di Emilio Fede che ha dichiarato che non ne parlerà più nel suo silviogiornale, io voglio parlarne ancora.
Di chi?
Ma di Piero Marrazzo che si è dimesso, finalmente, dalla carica di presidente della regione Lazio ed ora è in ritiro spirituale a Montecassino!
Le bocce sono ferme e ci consentono un'analisi di quanto avvenuto.
1. Marrazzo è arrivato a quel posto dando il cambio a Badaloni. Entrambi sono giornalisti Rai. Sono professionisti che si sono fatti conoscere attraverso il video e come altri loro colleghi (Santoro, Gruber, Taiani, Sassoli...) si sono dati alla politica. Il posto in Rai viene loro mantenuto (a meno che non facciano scelte diverse tipo Lilli Gruber) con tutti i diritti del caso e lucrano altre prebende da politici. Questa è la prima cosa che non mi va giù.
2. Marrazzo ha dichiarato d'essere distrutto dalla vicenda. Ha trovato molta comprensione umana ed ha riscosso il plauso bipartisan dei suoi colleghi politici. Questa è la seconda cosa che non mi va giù.
Se non l'avessero incastrato, avrebbe continuato questa doppia vita sborsando 5000 euro a botta, utilizzando l'auto di servizio per recarsi a squallidi appuntamenti, mantenendo il rapporto con la famiglia (la moglie sta dando prova di altissima serietà) come se nulla fosse.
Marrazzo avrebbe continuato ad essere la persona che, da presidente regionale, avrebbe dovuto firmare ordinanze di polizia per pattugliamenti contro la prostituzione nella regione Lazio; avrebbe continuato ad essere la persona che, chiamato ad intervenire su aziende in crisi, avrebbe dichiarato che è una vergogna che un operaio non riesca ad arrivare a fine mese; chiamato ad inaugurare una Onlus per l'Africa avrebbe dichiarato che è una vergogna che la nostra società opulenta sprechi mentre la gente muore di fame; chiamato a .... ognuno faccia un po' di sforzo di fantasia e può continuare queste considerazioni.
Ma l'hanno beccato fra sesso e droga e allora...è stressato, ammalato, demotivato, necessitante di ritiro.
Quando tornerà sano, la Rai gli affiderà ancora "Mi manda Raitre" ed egli continuerà la sua battaglia contro gli sprechi, la corruzione, la gente che paga in nero, ecc.ecc.?
3.Mi chiedo:quanti Marrazzo ci sono ai piani alti?
4. Un lettore mi chiede se è giusto che Marrazzo abbia dovuto dimettersi, mentre Berlusconi - dopo le storie di Noemi, Daddario ecc. - non l'ha fatto.
Il mio parere è molto semplice: entrambi avrebbero dovuto dimettersi, ma non per le storie personali (che sono comunque scandalose perchè un uomo pubblico ha il dovere di vivere alcuni valori), ma perchè hanno mentito all'opinione pubblica quando i fatti scabrosi sono venuti alla luce. A proposito di Noemi, Berlusconi ha detto che conosceva il papà, poi che il papà era autista di Craxi, poi che è stato invitato alla festa come amico...a proposito della Daddario che non la conosceva neppure... Marrazzo è partito dichiarando che erano falsità e che avrebbe sbugiardato i colpevoli, poi che è stata una debolezza...
No! Non si mente! Se si mente su questo si può mentire su altro! E un politico non deve mentire. Mai! | |
GRAZIE, MA...
(26 ottobre)
Ringrazio tutti i lettori che mi hanno inondato di mail di consenso e di dissenso per quanto ho scritto ieri sulla INUTILE GUERRA DI PIERO (vedi editoriali) e rispondo a braccio ad alcuni quesiti.
1. A chi mi chiede se sono contento del successo delle primarie, rispondo di sì. Sarei stato felice se avessimo raggiunto i 2 milioni di voti. Li abbiamo superati con presenze importanti in Lombardia. E' un segno importante che abbiamo dato a chi ha il compito di fare opposizione. Adesso guardo, però, il bicchiere mezzo vuoto: mi attendo da Bersani un programma ed una guida. Non avrei mai scelto Bersani perchè viene dall'apparatik, ma è stato eletto democraticamente e quindi deve essere rispettato e seguito. Posto che sia capace di farsi rispettare e seguire. Cosa di cui dubito perchè non mi sembra che si sia mai sbilanciato con un progetto serio in alternativa a Berlusconi e dintorni.
2. C'è chi mi scrive che se si vuole mandare a casa Berlusconi bisogna fare vera opposizione. Qui considero un po' di cose:
- cos'è la vera opposizione? Quella di Di Pietro?
- come si fa vera opposizione? Facendo il verso contrario ad ogni legge o sparata che fa Berlusconi o qualcuno dei suoi?
Risposte mie.
Berlusconi ha dei mezzi che l'opposizione non ha: soldi, giornali, settimanali e TV dove ci sono persone che sono pagate per fare quello che lui o i suoi vogliono e dicono di dover fare.
Così raggiunge moltissime persone.
Il Pd non ha questi mezzi e quindi deve fare più fatica. Per raggiungere tutte le persone che raggiunge Berlusconi ha bisogno di sherpa che camminino ogni giorno fra la gente. Sherpa onesti, persuasivi, che non si ficcano nel Pd per avere un posto di lavoro o una prebenda a vita. Mi domando: ci sono?
A livello locale la rete del centro destra è ben organizzata: al Nord c'è una forte alleanza con la Lega. Al Sud con realtà locali tipo quelle di Mastella. Lo so benissimo che sono alleanze opportunistico-tatticistiche, ma ci sono e si fondano sul potere. Il Pd ha rifiutato questo modo di vedere e ha fatto bene. Ma...qua'è il progetto alternativo? Non lo vedo. | |
L'INUTILE GUERRA DI PIERO
(25 ottobre)
Proprio mentre il popolo (quel poco di popolo) del Pd che crede ancora alla partecipazione democratica s'appresta a cercare un seggio elettorale per andare a votare per il segretario (come vorrei che si passassero i 2 milioni di voti!), un esponente del Pd, il Presidente della Regione Lazio, si autosospende (spero che si dimetta a breve) perchè colto a pagare (cioè a cedere ad un compromesso) per non far girare foto compromettenti che trattano di sue relazioni con un transessuale.
A parte il fatto che mi chiedo davvero come mai queste persone (Berlusconi, Marrazzo...) trovino il tempo per frequentare giochi erotici strani quando potrebbero impiegarlo a risolvere i problemi del paese, mi viene spontanea una riflessione: ma l'incorruttibile giornalista di Mi manda Raitre non ha pensato che un politico perde totalmente credibilità se si lascia corrompere? (Tralascio il fatto che sembra che abbia pagato addirittura con assegni, roba che neppure il più ingenuo degli ingenui avrebbe fatto!).
Piero - che non ha la stoffa dello stesso Piero della guerra di De Andrè - adesso si autosospende: cioè non si dimette e non continua a governare.
Nel Pd, per adesso, non c'è ancora nessuno che gli abbia detto chiaro e tondo di fare le valigie e che abbia preso le distanze da un siffatto figuro.
Devo dire che Marrazzo a me non è mai piaciuto neanche quando prese in mano il programma che fu di Lubrano, ma le questioni di pelle, si superano se c'è una persona che mostra seriamente di saper fare il proprio lavoro spendendosi per il bene del paese e facendo così capire che il Pd è costituito da soggetti che non hanno per la testa escort, trans, giochini erotici ed altre stupidaggini del genere!
Mi sembra anche iprocrita la classe politica di destra e di sinistra che non invoca le sue dimissioni, che professa rispetto per la sua vicenda umana, che sostiene che nella sfera privata non si entra.
Ma come? Berlusconi fu vivisezionato, fu messo alla berlina, girarono su Youtoube video del bagno del palazzo e Marrazzo va rispettato?
Eh,no! Se Marrazzo è un perverso sessuale sono affari suoi, ma se per non far sapere le sue perversioni paga anche ... sono affari di tutti. E se il Pd ha una mela marcia in casa, la deve buttare fuori, subito. Lo so benissimo che questo costerà al centro sinistra anche la regione Lazio perchè m'immagino già gli Storace, le Mussolini, i Gasparri (gasp! m'accorgo che mi è sempre più antipatico!), i Bocchino e i Cicchitto (meno male che il più antipatico di tutti, Schifani, l'hanno giubilato presidente del Senato) che andranno giù piatto, ma se non abbiamo toccato ancora il fondo ci conviene correre verso di esso, perchè solo dopo averlo toccato si potrà cominciare a risalire.
Marrazzo, va detto, lo volle Veltroni, altro invertebrato che fra we can e sepofà non sa cosa vuole, se non cinema, Africa e fare comparse ogni tanto e va anche detto che Marrazzo arrivò alla poltronissima laziale senza troppi sforzi per cui si sentiva in una botte di ferro.
E adesso prende botte da orbi. | |
UN PAPA NERO?
E...IL GIALLO DEI PAPI
(16 ottobre 2009)
Si sta concludendo il Sinodo per l'Africa, un incontro in Vaticano voluto dal papa in cui si affrontano i problemi del continente nero.
I temi affrontati sono stati diversi: metodi per l'evangelizzazione, controllo delle nascite, celibato del clero, criteri di scelta dei vescovi, promozione umana per liberare il popolo dalla fame, ma un tema ha catturato i media di tutto il mondo: il papa negro.
Sì, ho scritto negro e non nero.
Per due motivi: negro non è aggettivo spregiativo (dal latino: niger...) e "papa nero", in linguaggio curiale, è il superiore dei gesuiti, ai tempi potente come o più del papa "bianco" (i gesuiti, si sa, vestono di nero).
Il tema del papa negro o di colore mi sembra una delle tante fisime di cui si occupa un a stampa che non ha proprio nulla da fare. Sembra che sia stato lo stesso Sinodo per l'Africa a sollecitare la curiosità dei cronisti accreditati perchè un vescovo o un cardinale ha detto che è giunto il momento per un papa di colore.
Se è vero, quel vescovo o quel cardinale non ha proprio nulla da fare e da pensare. Ai cattolici di tutto il mondo non interessa se il papa sia di carnagione bianca, nera, gialla, olivastra...interessa che il papa sia una persona di fede che raccolga integralmente l'annuncio di Cristo.
Colgo qui l'occasione per rispondere a due sollecitazioni che mi sono venute dai miei lettori e che riguardano la famosa data del 12.12.2012 e dei posti che nella basilica di San Paolo fuori le mura a Roma sono riservati ai ritratti dei pontefici.
Secondo me entrambe le cose sono bufale. La data del 12.12.12 è una data come tante (come il 09.09.09-dove non è successo nulla- il 10.10.10 ecc.ecc.). Il riferimento all'Apocalisse è solo frutto di una cabala ebraica buona per chi crede.
La stessa cosa si deve dire per i due posti mancanti ai ritratti dei papi nella basilica di S.Paolo. Stando ad una leggenda quando sarà occupato l'ultimo posto, finirà il mondo.
Per tornare al papa negro: l’elezione di un Papa di colore al timone della chiesa non sarebbe un unicum (almeno così tramanda la tradizione). Gelasio I, infatti, Papa parecchi secoli fa, dal 492 al 496, era sì “romanus natus”, come egli stesso dichiarava in una lettera all’imperatore Anastasio (Epistola XII, numero 1). Ma, secondo il Liber Pontificalis, era “natione afer”.
E poi, Gelasio I a parte, c’è quella profezia (l’unica andata perduta) di Malachia che parla di un “caput nigrum” per la chiesa cattolica.
La profezia di Malachia sui Papi è cosa nota: un elenco di 112 brevi frasi in latino che pretendono di descrivere tutti i Pontefici della chiesa cattolica romana a partire da Celestino II (eletto nel 1143), fino ad arrivare ad un Papa ancora di là da venire, descritto nella profezia come “Pietro il Romano”, il cui pontificato finirà con la distruzione di Roma e con il giudizio universale. Stando all’elenco di Malachia l’ultimo Papa dovrebbe arrivare dopo quello denominato “de gloria olivae”, un Pontefice, quest’ultimo, che seguendo la cronologia delle 112 frasi in latino dovrebbe essere Benedetto XVI. Ma c’è, appunto, una profezia perduta (dunque tra la 111 e l’ultima, che diverrebbe la 113), ed è quella che vuole che tra il “de gloria olivae” (Benedetto XVI) e l’ultimo Papa, ve ne sia un penultimo: un “caput nigrum” dice la frase, appunto un guida della chiesa, un Papa, dalla pelle scura.
I veri problemi sono altri che quelli del colore della pelle del papa o che ne manchino solo due alla fine del mondo.
La chiesa risolva i problemi dell'Aids (senza demonizzare il preservativo), della fame (senza essere pronube alle grandi multinazionali ed ai capitalisti sfruttatori), della promozione umana (lottando contro la schiavtù), della pace (adoperandosi per il superamento delle discordie fra etnie e tribù).
I papi, bianchi o negri, ultimi o penultimi della serie prima della fine del mondo, sono questioni di sesso degli angeli da lasciare a chi non ha altro da fare. | |
LE VERGOGNE DI UN PRESIDENTE
(10 ottobre)
Silvio Berlusconi non fa che ripeterci che è il miglior presidente che abbiamo avuto. Sono d'accordo con lui: in quanto a "miglior peggiore" non ha eguali. Rimpiango Gronchi (presidente della Repubblica che era un po' allegro nella gestione della cosa), Leone ed i suoi tre monelli, Craxi e le sue tangenti, Forlani ed Andreotti con i loro compromessi non certo "storici".
In questa settimana il miglior presidente ha infilato un po' di roba del suo repertorio migliore.
La prima: ha definito di sinistra i giudici della corte che hanno giudicato illegittimo il lodo confezionatogli su misura dal suo pretoriano Alfano. Per Berlusconi "sinistra" è un sostantivo o un aggettivo che è sinonimo di perverso, cattivo, sporco, bugiardo, truffatore, ecc.ecc. Forse ricorda che sua mamma non voleva che usasse la mano sinistra per scrivere, mangiare, ecc.ecc. e lo esortava ad usare "la mano bella", cioè la destra. Dopo aver detto che questi giudici sinistri, sinistrosi e sinistrorsi gli hanno dato - sbagliando - torto marcio, ha detto che andrà in tribunale e dimostrerà la sua innocenza.
Ma scusi, signor miglior presidente, non era quello che tutti volevamo? Perchè ha impegnato un parlamento ed un ministro a fare a spron battuto una legge a suo uso e consumo per poi dire che avrebbe mostrato la sua innocenza? Se lei sa di essere innocente, perchè non va in tribunale? Dubita dei giudici? Allora vada e dimostri che i giudici sono corrotti! Lei può farlo! Noi, no!
La seconda: il "migliore" (chissà perchè mi ricorda un altro Migliore che era di sinistra!) se l'è presa anche con il Corriere della Sera, obbligando il suo direttore a chiarire le posizioni del giornale. Per il nostro presidente chi non la pensa come lui è un infame, un ingrato, un sinistro soggetto di sinistra.
La terza: i giudici sono coalizzati contro di lui perchè oltre a dichiarare illegittimo il lodo Alfano, hanno anche chiuso il lodo Mondadori multando le sue aziende di 750 milioni di euro.
Tutti 'sti lodi si stanno trasformando in nodi per il miglior presidente che abbiamo avuto! Che bello avere a che fare con una vittima al vertice dello stato!
La quarta: a Rosi Bindi ha detto che è più bella che intelligente, pensando di spiazzarla. Ma la toscana di Sinalunga, tosta come i suoi conterranei, gli ha dato una risposta in diretta che l'ha fatto allibire e tacere e s'è presa i complimenti di mezza Italia. (Piccola nota: la trasmissione era Porta a Porta, non era in diretta, ma registrata, Berlusconi non era invitato, ma ha potuto telefonare in diretta. Come mai? Mistero. Ma la TV non è di sinistra? Ah, già...Porta a Porta è gestita dal maggiordomo melanomico !)
La quinta: ha definito di sinistra Napolitano perchè non ha esercitato la sua influenza sulla corte costituzionale facendo dichiarare legittimo il lodo Alfano e dando luogo così all'ennesimo conflitto istituzionale. Pochi sanno che c'è stata una cena riservata fra i giudici "amici" qualche sera prima.
I titolo dei giornali della stampa straniera di ieri e di oggi ci fanno fare meschine figure, ma al nostro miglior presidente non importa. A lui importa che i suoi affari vadano bene, che le leggi lo favoriscano.
Oggi su "Il Corriere" sua figlia Marina fra geremiadi e piagnistei, ha dichiarato che vi sono due finanze: quella buona (di suo padre che dà posti di lavoro a tutti e produce ricchezza per tutti) e quella cattiva (quella di De Benedetti che fa ricchezza solo per sè). Eh, sì. Tutti, ma proprio tutti, i lavoratori di Berlusconi hanno una villa da sogno per ogni figlio che hanno, un po' di dividendi in aziende varie, un aereo personale, un atollo nel Pacifico e possono permettersi una volta al mese un po' di shopping in via Margutta per acquistare qualche anellino, qualche collier, qualche borsetta firmata, qualche paio di scarpe da 500 euro per piede...
Grazie, Silvio, se non ci fosse lei non potrei permettermi i travasi di bile e le scariche di adrenalina che quasi ogni sua dichiarazione mi provoca !
Secondo la medicina, ogni tanto, fanno bene.
Sì, ma ogni tanto! | |
LIBERTA' DI STAMPA
(5 ottobre)
Il secondo argomento (dopo il parere che mi è stato chiesto sul Pd) che i miei lettori chiedono che sviluppi è quello della libertà di stampa.
"Crede lei - scrive con sussiego Giovanni - che la libertà di stampa sia davvero minacciata in Italia"?
La mia risposta è sì.
Non da adesso e non solo da Berlusconi ed i suoi lacchè.
Da sempre.
Ricorro ad un ricordo personale: quando lasciai il ministero sacerdotale, avevo un solo titolo per poter svolgere una professione, quello di giornalista iscritto all'albo regionale lombardo.
La professione mi piaceva e tentai tante strade fra cui quella di partecipare ad un concorso che vinsi.
Fui chiamato dal direttore dell'ente in cui vinsi il concorso il quale mi diede un numero telefonico riservato e mi raccomandò:"Dica al suo referente di telefonare a questo numero, io mando oggi gli esiti". Alla mia risposta che non avevo alcun referente, chiamò la segretaria e si rifece dare tutto l'incartamento. Naturalmente sviluppò una reprimenda contro questo sistema che non premia i migliori, ecc.ecc.ecc.
Ero troppo depresso per poter ingaggiare una lotta ed avevo bisogno di trovare un lavoro per mantenere la famiglia, per cui lasciai perdere.
La libertà di stampa in Italia c'è, a patto che si faccia quello che vuole l'editore per cui lavori.
La libertà di stampa esiste, a patto che non scontenti chi la pensa diversamente da te in redazione.
Qualche esempio?
Ricordate cosa successe a Montanelli?
Principe del giornalismo italiano, se ne venne dal Corriere perchè stava prendendo una piega troppo sinistrorsa e fondò Il Giornale. Bravo con la penna su foglio bianco, non lo era altrettanto nell'usarla per fare bene i conti (si parva licet componere magnis...mi ci trovo!) e si trovò in difficoltà economiche. Intervenne Berlusconi che lo lasciò fare fino a quando non decise di darsi alla politica e gli chiese di appoggiarlo. Montanelli si rifiutò e Berlusconi lo scavalcò andando direttamente alla redazione. Si sentì in mobbing e se ne andò fondando La Voce (anche qui...pressapoco una cosa del genere accadde anche a me).
Montanelli voleva essere libero...Berlusconi lo lasciò libero finchè gli faceva comodo.
Ricordate Minzolini al TG1 l'altra sera?
Da direttore ha parlato con un editoriale dicendo la sua opinione sulla manifestazione di Roma per la libertà di stampa. Era un'opinione. E' scoppiato un caso nazionale! Giornalisti del TG1 che non condividono quel che ha detto il loro direttore gli si sono schierati contro.
Questa è la libertà che c'è in Italia per quanto attiene la carta stampata ed i media in genere.
Lascio perdere Emilio Fede ed altri che (a sinistra o a destra) hanno affittato clamorosamente il cervello a chi li paga, ma, in genere, in Italia si è liberi di non andare troppo contro chi ti paga.
Ultimo caso: Anno Zero.
Santoro fa una trasmissione subdolamente faziosa. E questo è chiaro. Ma è accettabile che tutto il centro destra si pronunci contro dicendo che non è tollerabile che la TV di stato parli contro il governo?
Travaglio non è tenero con Berlusconi. E' vero. Ma è accettabile che la Rai non gli dia una risposta sul contratto?
Per onestà intellettuale devo dire che si tratta di giornalisti favorevoli al centro sinistra che il governo di centro destra cerca di soffocare. Non mi risulta che durante i governi di centro sinistra siano successi episodi così clamorosi. Ma il punto non è il colore del governo o dell'editore, il punto è che la libertà di stampa intesa in senso lato c'è a patto che non si scontenti chi ti paga.
Allora...allora...allora...beh...lascio tirare a voi le conclusioni. | |
MASSIMO PERICOLO
(2 ottobre 09)
Lo so, sono assente da più di una settimana dal sito. Non è colpa mia, ma del lavoro che mi sta pressando non poco.
Ieri ho riletto tutte le mail che mi sono arrivate in questi giorni e prometto che affronterò gli argomenti uno per volta.
Oggi comincio dal Pd.
Preciso: NON sono iscritto al Pd. Se andrò a votare alle primarie voterò Marino.
Vengo al nocciolo della questione.
Il Pd, come il PdL, sono nati da un'accozzaglia di anime politiche diverse. Ci vorrà del tempo prima che abbiano una propria fisionomia ed identità politica e quindi sono comprensibili le diatribe interne non solo per i posti di potere (questi sono problemuncoli di omuncoli che si trovano in politica come nelle aziende), ma per la ricerca di un'identità del partito.
Il Pd ha cercato una propria strada su proposta di uno statista che è finito prima alle corde come un pugile suonato e poi è stato giubilato come padre nobile: Romano Prodi.
L'autore del misfatto, per quel che posso capire io, ha un solo nome: Massimo D'Alema.
Veltroni, Bertinotti (ma...c'è ancora?) ed altri uomini e donne non c'entrano quasi nulla. E' il potente ex comunista (siamo sicuri che sia davvero ex?) della Puglia che non vuole il Pd come lo pensa Prodi e lo pensano altre persone di buona volontà che si danno da fare nel partito.
Massimo D'Alema, se ci facciamo caso, non è mai nessuno, non fa mai nulla, non ha mai un ruolo...ma pontifica su tutto con quella sua sferzante ironia demolitoria che disarma e blocca ogni iniziativa nuova e diversa che non gli vada a genio.
E' Massimo l'eminenza grigia del massimo disastro in cui versa il Pd.
Perchè?
Semplicemente perchè a parole vuole il Pd, ma nei fatti vuole che le cose rimangano come furono. Da buon meridionale ha imparato a memoria la lezione di Tomasi di Lampedusa che è la strategia del gattopardo.
Franceschini, Bersani e Marino si candidano per la guida del partito, lui no. Per un po' tace e poi comincia a far intendere che propenderà per Bersani e la sua macchina oliatissima si mette in moto: Bersani sta volando oltre il 50 per cento.
Si pensava a primarie vere, come quelle che indisse Prodi, dove non fosse necessario essere tesserati per contare qualcosa. D'Alema dapprima tace, poi dice che è importante che chi crede nel partito si iscriva e abbia diritto di voto. Si arriva alla conclusione: chi è iscritto e vota, lo fa a tutti gli effetti, chi non è iscritto, ma voterà ha solo potere consultivo. Nessuno ha ancora posto la domanda che gira nella testa di tanti di noi: se per caso il voto consultivo fosse un plenum per Marino, che si fa? Il segretario sarà Bersani o Marino?
Massimo tace quando succede l'eccidio in Afghanistan e lascia andare avanti gli altri: lui sa che fu promotore della missione "di pace" nel Libano e sa anche tenersi questa carta nella manica quando - a riflettori spenti - incontra esponenti dell'opposizione per concordare voti, leggi...
L'eminenza grigia è diventata troppo grigia, è vecchia, rappresenta un modo di intendere e fare politica che nessuno vuole più e che nessuno è più disposto ad avallare. Massimo lo sa e per questo tiene duro perchè, pur essendo vecchio di mentalità, è ancor giovane d'età e vede drammaticamente il suo futuro senza lo scranno a Roma. Non si vede proprio in una masseria in Puglia a curare gli ulivi, come nonno Libero di Un medico in famiglia.
E allora tiene duro. S'ammanta di un'aura autorevole ed importante, avendo poche idee ha capito che è meglio far ricorso all'ironia ed alla battuta per non rispondere e non affrontare i problemi.
E così...lui va avanti, il resto del paese sta immobile. Ma chissenefrega? | |
CHI SBAGLIA NON PAGA
(24 settembre 09)
Due fatti.
1. Vedi "pensieri impuri"
2. Ieri il Senato ha dato via libera alla nuova finanziaria 2009. Tre articoli. Uno di questi allarga lo scudo fiscale: non solo saranno beneficiati coloro che hanno capitali all'estero e li fanno rientrare, ma anche coloro che hanno dichiarato bilanci falsi. La spudoratezza di questo governo, però non ha raggiunto l'improntitudine di sospedere o addirittura annullare i processi in corso per chi ha dichiarato il falso in bilancio.
Chi sbaglia NON paga.
Meglio ancora: chi sbaglia grosso, non paga nulla.
Sì, perchè se un artigiano viene pizzicato a fare 2000 euro di nero, quasi, quasi viene trasferito in manette in caserma. Chi ha portato capitali all'estero, chi ha dichiarato falso in bilancio per incamerare centinaia di migliaia di euro in nero, se paga il 5 per cento entro la fine dell'anno, si può sentire in regola con lo stato.
Ma lo stato non siamo noi?
Immagino per un momento di trovarmi davanti un creditore che mi deve dei soldi per della merce che gli ho dato. Lo incontro per caso mentre parcheggia la sua BMW nuova di pacca. Mi viene o non mi viene rabbia sapendo che gira con quell'auto che ha preso anche con i soldi che mi deve?
La stessa cosa deve valere per chi ha evaso capitali o dichiarato falso in bilancio. Quel tipo è un mio creditore perchè ha fatto i soldi anche con i mei soldi, con i soldi che ha evaso, con le tasse che non ha pagato e che gravano anche sulle mie spalle.
Ma la cosa non è così, perchè le persone che ho delegato a governarmi, hanno deciso che quell'evasore e falsificatore di bilanci è a posto. Basta che paghi il 5 per cento.
Eh, no!
Prima chi evadeva tasse, costruiva abusivamente, compiva altre irregolarità contro lo stato (cioè anche contro di me) poteva sistemare la cosa con il condono fiscale parziale o tombale. Adesso sistema la cosa con un 5 per cento.
Ma quando potrò vedere le cose fatte bene? Quando potrò sapere che tutti pagano, che nessuno evade, che ... chi sbaglia, paga?
La verità vera è un'altra.
Questo governo, come TUTTI gli altri precedenti, non sa fare quello che ogni buon padre di famiglia ed ogni imprenditore serio fa quando i conti non quadrano: tagliare i costi.
Se i soldi non girano non si va a mangiare la pizza, non si va in vacanza, non si compra un abito nuovo,ecc.ecc.ecc.
Se lo stato (c he siamo noi) non ha mai soldi, chi deputiamo a gestire i nostri soldi, la deve smettere di dire con la sua "r" moscia che ha ereditato un debito a voragine (anzi...vovagine) idrovora (anzi...idvovova) e che sta mettendo a posto i conti.
Se li mette a posto così...con la finanza creativa (anzi...cveativa) di cui sappiamo che è maestvo...padron! maestro...beh... | |
E' STATO UN FLOP?
(17 settembre 2009)
Stamattina ho aperto la mia posta e ho visto, fra l'altro, 19 lettere di persone che commentano e chiedono un parere su Porta a Porta dell'altra sera.
Sarò schematico.
1. Non ho visto la trasmissione (da quando Vespa si trasformò in lacchè di Berlusconi facendogli firmare in diretta il famoso contratto con gli italiani, peraltro poco rispettato nel precedente governo) ho collocato il melanomico giornalista fra i sagrestani del Palazzo e quindi non lo seguo.
2. Il dato di fatto è che quelle case sono state donate all'Abruzzo dalla regione Trentino Alto Adige, con contributo della Croce Rossa. Il Governo, tramite il Sottosegretario Bertolaso, ha consentito che fossero realizzate in tempi brevissimi e questo mi pare sia l'unico suo merito.
3. Berlusconi non ha perso l'occasione per cavalcare la tigre. Non lo posso dire con certezza perchè non ho informazioni di prima mano, ma credo di non essere lontano dal vero se affermo che ha messo il pepe nel sedere a Buonaiuti (anche qui: nomina sunt omina!) affinchè si organizzasse un evento televisivo in cui fossero celebrate le sue capacità, secondo il collaudato copione mussoliniano, hitleriano, saddamiano, gheddafiano, bokassiano ecc.ecc. del culto della personalità.
4. La Rai, adesso filocentrodestra come fu filocomunista, ha "attaccato l'asino dove vuole il padrone", come si diceva in un vecchio proverbio milanese e, prostrata, ha cancellato trasmissioni, spostato palinsesti, modificato programmi perchè il meno possibile si facesse ombra al "divo" che non ha perso occasione per dare del farabutto a chi non la pensa come lui e meno che meno l'omaggia ogni giorno dopo la preghiera del mattino e lo ringrazia - sempre dopo Dio - dopo le preghiere della sera.
Che dire?
Questa politica e questa informazione sono riuscite a fare di una cosa bella, di un'iniziativa di solidarietà , di un cammino di impegno da parte di moltissimi italiani una cosa polemica, bellicosa, sporca. Anche in questo caso la politica e l'informazione asservita al potere (di centrodestra o di centrosinistra) hanno contribuito non ad unire, ma a dividere il Paese.
Leggo sui giornali che Porta a Porta è stato un flop.
Anche qui: non è vero. Lo share del melanomico Bruno Vespa (si vada a vedere i dati su Televideo) ha un range che va dal 10 al 18 per cento. La sinistra gongola perchè non ha fatto il massimo? Ma si preoccupi di fare serie proposte di governo e di coalizione che è meglio che rincorrere queste sciocchezze!
La destra derubrica il poco audience confrontandolo con le partite ed altri programmi? Ma non si nasconda dietro un dito! Non nasconda dietro una foglia di fico che si chiamano Gasparri o Capezzone o Emilio Fede il vero flop di una coalizione governativa che è formata da un partito brancaleone ostaggio di una lega di ignoranti!
Non so se ho risposto a chi mi ha scritto. Ho, però, risposto a me stesso. | |
PARLIAMO DI SOLDI
(12 settembre 09)
Sono certo che chi frequenta questo piccolo sito e mi conosce di persona inarcherà le sopracciglia fino all'estremità della fronte e si chiederà:"Ma come? Parla di soldi? Proprio lui che ripete da una vita che i soldi non sono importanti, non servono se non per vivere ecc.ecc.ecc.?"
Sì. Parlo di soldi, ma a modo mio e non so se riesco a parlarne seriamente.
Parlo di soldi prendendo spunto da due episodi occorsimi questa settimana.
Il primo.
Come molti sanno mi occupo della gestione di un punto vendita che tratta prodotti di edilizia specializzata. Il punto vendita non è mio, ma di una persona che ha molteplici interessi finanziari, un imprenditore di mezza età, sodo, un po' rude, ma leale, che possiede un fiuto per gli affari e li sa concludere dove semplicemente con uno sguardo ed una stretta di mano e dove con i dovuti crismi di questa società composta per larga parte di sodomizzatori. Da questa persona ho carta bianca, anche per la gestione dell'aspetto amministrativo ordinario del suo punto vendita: incassi, pagamenti,ecc. In questa settimana ho dovuto occuparmi di incassi di clienti che non hanno potuto pagare le scadenze di fine agosto. Fra questi vi è una persona che non ha mai mandato una ricevuta bancaria insoluta fino al 31 agosto 09. Ieri si è presentato, verso mezzogiorno, rosso in volto, con l'atteggiamento di un colpevole, mi ha dato il libretto degli assegni e chiesto di compilare l'assegno. Si è scusato mille volte, ha detto che aveva vergogna di venire a comprare e che ha lavorato questa settimana raspando ogni cosa dal magazzino.
Il secondo episodio.
Ieri, a Como, la Ibs Forex SpA è stata perquisita. E' una finanziaria (vedere il sito) che in agosto ha azzerato il consiglio di amministrazione, ha preso i soldi dei risparmiatori e si sarà volatizzata verso qualche paradiso lontano ed introvabile.
Che c'entrano questi due episodi con i soldi?
Molto. Molto.
Il primo mi ha fatto riflettere: anch'io sono come quella persona. Ma siamo pochi e siamo sempre di meno. Siamo persone che lavorano sodo, non pretendiamo più del nostro dovuto, pensiamo a mantenere la nostra famiglia e ad educare i nostri figli a lavorare per vivere essendo attenti a chi ha più bisogno di noi. Gente così è facile preda di imbroglioni. Lavori e non ti pagano. Se hai una piccola attività che hai costruito, ti può succedere che qualche sciacallo famelico ti circuisca per partecipare al tuo lavoro e poi ti freghi.
Il secondo episodio mi fa pensare a quanto siamo ipocriti per i soldi. La Ibs Forex era una società certificata Vision 2000 ed omologata (ecco perchè ho sempre pensato che tutte queste certificazioni sono solo macchine per far soldi e buttare fumo negli occhi), aveva promotori finanziari in giacca e cravatta firmate, gentili, apparentemente competenti...
I soldi...i soldi...hanno un odore di morte...puzzano del cadavere di gente onesta raggirata...grondano sangue di famiglie ridotte sul lastrico da abili ed astuti raggiratori...i soldi!
Non parliamone più!
Usiamoli per vivere, farci una vacanza, comprare un buon libro...i soldi... | |
QUALCHE DUBBIO
(10 settembre)
Il Giornale (glorioso foglio fondato da Montanelli che se ne venne da "Il Corriere" che tirava a sinistra portandosi l'argenteria di famiglia) sta attaccando in questi giorni il PDL il cui esponente maggiore è il Presidente del Consiglio che, come si sa, tramite il fratello Paolo, è proprietario di questa testata.
Molti che votano a destra non se ne stupiscono e sostengono le opinioni di Feltri - tornato direttore dopo la gestione antipatica di Belpietro e quella pallida di Giordano - condividendolo quando afferma che non gl'importa nulla se le sue opinioni non collimano con quelle dei Berlusconi e che non gli spiace se i suoi fondi provocano qualche terremoto nel centrodestra.
Anch'io credetti a Feltri dopo la vicenda Boffo. Ma adesso comincio ad avere qualche dubbio.
Mi spiego.
Quando Berlusconi nel 1994 decise di entrare in politica, fece un colpo di mano: si presentò una domenica pomeriggio nella redazione de "Il Giornale" e disse ai redattori (assente Montanelli) che avrebbero dovuto seguirlo e sostenerlo nell'avventura. Se l'avessero fatto, avrebbero avuto mezzi tecnologici più all'avanguardia e più soddisfazioni. Montanelli, furioso, se n'andò e fondò "La Voce".
Berlusconi voleva che i suoi "media" lo sostenessero in toto perchè voleva vincere (e vinse quelle elezioni anche se rimase al governo solo sei mesi).
E così vuole ancora (basta guardare il TG di Fede per rendersi conto dello squallore servilistico di certa stampa).
Feltri continua a ripetere che il presidente del consiglio non sa nulla di come imposta il giornale e di quello che scrive.
E gli credo. Dice la verità.
Berlusconi non sa nulla di come la redazione imposta il suo "Il Giornale".
A lui basta sapere che Feltri segua l'input che gli avrà certamente dato quando questa felice penna del giornalismo italiano ha accettato di tornare a sedere su quella poltrona che occupò qualche giorno dopo che Montanelli se n'andò.
L'input - a mio avviso - era uno solo: nel PDL debbono capire che comando io.
Perchè scrivo questo?
Perchè se credetti a Feltri per la vicenda Boffo, fatico a credere dopo il fondo contro Fini, dopo il fondo contro l'ala di An del Pdl, ecc.ecc.
Beh...una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze mi lasciano perplesso, ma tre o quattro e chissà quant'altre ne seguiranno...mi confermano in questo mio pensiero cattivo ( di cui non sento l'esigenza di andare a confessarmi).
Sì...ho qualche dubbio sulla verità delle dichiarazioni di indipendenza di Feltri.
Continuo a stimarlo come penna brillante e graffiante, ma mi piaceva continuare a pensarlo con libero pensatore del centrodestra, libero come il titolo che volle dare alla testata che fondò dopo che lasciò "Il Giornale", libero...libero...libero.
Adesso non mi pare che lo sia.
Mi dispiace per lui, ma anche per quel "Il Giornale" di cui fui lettore assiduo fin dal primo numero e che lasciai quando se n'andò il grande Indro. | |
LIBERTA' VO CERCANDO
(6 settembre)
La vicenda Feltri-Boffo che ha tenuto le pagine dei giornali per tutta la settimana appena trascorsa, mi induce ad una riflessione più profonda sulla stampa libera.
Mi chiedo se in Italia vi sia libertà di stampa in generale. Mi chiedo, cioè, se quando acquisto un giornale, un settimanale, seguo un TG o un Radiogiornale, sono veramente informato sui fatti, oppure ricevo informazioni "ad usum Delphini".
E mi vengono forti dubbi.
Ogni giornale o telegiornale o radiogiornale è di proprietà di qualcuno o di un insieme di persone le quali non sono per nulla "mecenati", non sono persone che mettono a disposizione denaro sic et simpliciter, ma finanziano perchè passino le loro idee, perchè si scriva quello che vogliono loro, perchè si orienti l'opinione pubblica sui loro desiderata.
In questi giorni di vacanza ho potuto vedere come vari giornali hanno trattato la vicenda Feltri-Boffo e mi sono ancor più convinto di quanto ho sopra affermato.
Viviamo in un paese che solo apparentemente è libero.
Certo! Siamo liberi di parlare, di fare impresa, di cambiare il telefonino, di andare in vacanza, di fare tante altre cose, ma...se ci pensiamo bene moltissime delle scelte che riteniamo di compiere liberamente sono scelte alle quali siamo stati subliminalmente orientati.
Non c'è più onestà intellettuale e questo mi fa paura. Non più dialettica fra le forze storiche in sana competizione programmatica e questo mi preoccupa molto, soprattutto quando si tratta del pensiero.
Sembra che questi grandi vecchi che tirano le fila del discorso ci dicano, sempre subliminalmente:" Ma come? Con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di pensare?" | |
SPIGOLATURE DI FINE ESTATE
(30 agosto)
ANNULLATA CENA
Non ho visto di buon occhio la programmata cena fra Bertone e Berlusconi a coronamento della festa della Perdonanza di L'Aquila e - so di essere un gufo - mi auguravo qualche incidente diplomatico che c'è stato.
La gerarchia deve tenere le distanze dal potere politico di qualunque colore esso sia.
BOFFO E FELTRI
Conosco Dino Boffo da anni. Mi sembrava impossibile l'accusa di omosessualità e di molestie. Mi lasciò perplesso quando preferì patteggiare piuttosto che andare fino in fondo per dimostrare la sua innocenza.
Conosco Vittorio Feltri anche se solo per corrispondenza e lo so giornalista d'assalto, ma serio.
Che un direttore di giornale ne attacchi un altro alla vigilia di un vertice importante fra chiesa e stato (e qui non credo che Berlusconi non sapesse cosa avrebbe titolato il suo giornale) mi sembra un gioco di potere che trascende i direttori stessi. C'è sotto di più e questo di più è un malessere di una parte della gerarchia verso questo governo, ma anche verso i propri capi imposti e mai eletti. Bagnasco non è molto gradito a diversi vescovi. Gli sviluppi si vedranno fra qualche mese.
SCUOLA PRECARIA
Non credo che il ministro Gelmini sia un fulmine di capacità culturali (dopotutto: è andata da Brescia a Crotone per abilitarsi in giurisprudenza) e penso che sia la persona sbagliata collocata al vertice di un punto nevralgico dello stato. Del resto a Berlusconi della scuola non importa molto, nel precedente governo ci mise la Moratti che fece solo danni!
Le operazioni di cosmesi che sta facendo il ministro Gelmini hanno un pregio:serviranno a far decantare stupide idee populiste sulla formazione scolastica e ridimensionare spinte di retroversione che sono pericolose.
IL GOVERNO
Esce con le ossa rotte da quest'estate afosa. Il suo capo ha scelto il riserbo per un po' di giorni (e non sa quanto gliene sia grato! Non ne posso più di vederlo e sentirlo sproloquiare su tutto), ma continua a dare l'impressione di non saper guidare democraticamente una barca in cui il nostromo (Bossi) corregge la rotta quando l'ammiraglio dorme e il cambusiere (Tremonti) non sa governare la cucina.
L'OPPOSIZIONE
In vista del congresso (che non mi pare molto atteso da nessuno) i capi affilano in silenzio i coltelli. Come succedeva nella vecchia Dc.
Sono talmente occupati nell'affilare i coltelli che non riescono a mettere in fila quattro semplici, ma forti idee su come gestire il proprio ruolo all'interno del Parlamento.
FINI
E' sempre stato un bel volpone.
Me lo ricordo quando fece lo strappo di Fiuggi; quando disse:"Mai più un caffè con Bossi"; quando silurò Tremonti nel penultimo governo Berlusconi; quando stigmatizzò il discorso del predellino e poi l'avallò...
Al congresso del Pd a Genova ha detto cose che ad un moderato come me piacciono, ma...timeo Danaos et dona ferentes.
Un conclusione: l'estate afosa e calda è finita.
Nonostante i problemi economici tutti o quasi si sono fatti un breve o lungo periodo di riposo (qualcuno ha anche lasciato debiti da pagare prima di andare in ferie).
I problemi del Paese sono rimasti.
(vedi la rubrica Strada Facendo) | |
MATTI DI STATO
(23 agosto 09)
"Il manicomio racchiude un certo numero di persone, non tutte meritevoli del sistema carcerario, mentre gli altri, numerosi, che ci starebbero bene, occupano posti strategici nella società di tutti i giorni. Meglio: certi grandi malati gestiscono la loro megalomania, la loro isteria, la loro paranoia in attività socialmente rispettabili. Persone di ordine, di autorità, politici di professione, istrioni della società e dello spettacolo, isterici della scena culturale planetaria permettono sublimazioni utili ad evitare ai loro protagonisti le gioie della reclusione".
(Michel Onfray, La potenza di esistere, Ponte alle grazie - 2009, pg.92).
Dopo le ultime esternazioni di Umberto Bossi, mi sono ricordato di quel che avevo letto qualche mese fa in questo interessante libro di Onfray e mi rilasso. Sì, mi rilasso perchè non ne posso più di prendere rabbia con me stesso e con la serie di invertebrati che ci governa.
In uno stato serio, le prime quattro cariche, dopo aver ascoltato le ultime sparate estive di questo pericoloso signore e l'esegesi fatta dai suoi accoliti, avrebbero fatto una cosa sola: si sarebbero incontrati ad otto occhi ed avrebbero deciso di inviare un richiamo ufficiale firmato Napolitano, Schifani, Fini, Berlusconi ricordando a Bossi, Calderoli, Maroni, Cota e compagnia che essi sono Ministri della Repubblica Italiana e Parlamentari della stessa Repubblica e che la misura è colma. O si comportano come tali o è in discussione la loro presenza al Governo (non al Parlamento perchè purtroppo qualcuno li ha eletti).
Ma lo Stato non c'è, o, se c'è, è debole, come nel 1922 e questa gente lo sa e si permette di gridare a Ponte di Legno le solite idiozie che un popolo sempre meno numeroso (per fortuna) applaude. Al Tonale ci è toccato ancora sentire che Roma è ladrona (e loro sono lì a prendere 22mila euro al mese), che ricordare il centenario dello stato è una cretinata (mentre flop come il parlamento del Nord, il rito del Po, i matrimoni celtici e via elencando sono roba intelligente), che il tricolore non serve e che accanto a questo si deve prescrivere per legge la bandiera della regione, del comune e del comprensorio; che l'inno nazionale non lo sa nessuno mentre il "Va Pensiero" lo conoscono tutti.
Dal Tonale a Vicenza: quel che la chiesa ha detto sulla strage avvenuta nel canale di Sicilia è una stupidaggine; per le elezioni regionali vogliono un po' di presidenze...
Il ridicolo è che tutte queste scempiaggini sono commentate con ampio eco dai media che si affrettano a richiedere dichiarazioni dai soliti Lupi, Gasparri, Bersani, Casini, Cesa, Giovanardi ecc.ecc.
Stiamo rotolando sempre più un basso e non abbiamo ancora toccato il fondo.
Il Corriere di oggi ha un editoriale di Galli della Loggia che non condivido del tutto, ma che un problema l'ha centrato: chi riesce ad arrivare al potere ci fa fare quello che vuole, poi ci precipita nel baratro da cui usciamo con le nostre forze. A questo punto altri furbi (o matti?) si sistemano in quelle stanze e il gioco (sulla nostra pelle) continua.
Qualche ricordo in proposito: la cassa del Mezzogiorno, la nazionalizzazione dell'energia elettrica e delle telocomunicazioni (e poi la privatizzazione), la riforma della scuola, l'ordine fascista e gli immancabili destini della patria, le baby pensioni, "lavorare meno, lavorare tutti", il 6 politico, Mani Pulite, Alitalia...vogliamo continuare?
GOdiamoci questa fine estate! | |
REGIO e RELIGIO
(15 agosto 09)
Il Tar del Lazio ha accolto un ricorso per l'annullamento di un'ordinanza per gli esami di stato 2007/2008 adottata dall'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni sotto il governo Prodi, che prevedeva che a determinare il credito scolastico per gli esami di maturità potesse concorrere anche la valutazione dell'insegnante di religione. Con questa sentenza, la frequenza dell'ora di religione cattolica non concorrerà all'attribuzione del credito e i docenti di religione non potranno partecipare alle deliberazioni del consiglio di classe. Secondo il Tar, infatti, "sul piano giuridico un insegnamento di carattere etico-religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico".
Diego Coletti, vescovo di Como e Presidente della Commissione per l'Educazione Cattolica della C.E.I., al riguardo ha dichiarato alla Radio Vaticana che "…la laicità è danneggiata da questa sentenza perché per laicità si intende la giusta neutralità di una comunità civile che però dovrebbe valorizzare tutte le identità, ciascuna secondo il proprio peso e rilevanza culturale. Così invece si cade nel più bieco e negativo risvolto dell’illuminismo che prevede che la pace sociale sia garantita dalla cancellazione delle diversità e delle identità".
Il Ministro Gelmini, dalla spiaggia di Positano dove si trova in vacanza con il suo compagno Giorgio Patelli, ha annunciato che farà ricorso contro la sentenza del T.A.R. laziale al Consiglio di Stato.
Questi i fatti.
Veniamo ai misfatti (nel senso di mistificazione dei fatti).
L'ora di religione cattolica nelle scuole è un "non senso" che lo stato italiano si porta dietro dal 1929, quando il card.Gasparri, tramite l'avvocato Pacelli, fratello del futuro Pio XII, la pretese quale prova dell'affermazione concordataria della religione cattolica come "…fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica". "Non senso" che il fascista Mussolini accettò (proprio lui che pochi anni prima, in Svizzera, in un comizio estrasse l'orologio dal panciotto e declamò:"Se Dio esiste gli do due minuti per fulminarmi" e si mise lì, istrionico e corrucciato, ad aspettare un evento che molti rimpiangono che non si sia verificato, ben sapendo che Dio non avrebbe mai assecondato tali stupide sfide) e che il socialista Craxi assecondò nel 1984. "Non senso"(per questo "misfatto") perché uno stato laico – e qui rispondo a mons.Coletti – ha rispetto per tutte le religioni e non ne conculca né privilegia alcuna. Secondo il vescovo di Como, invece, uno stato laico deve porsi in una giusta neutralità, ma avere attenzione "al peso ed alla rilevanza culturale": gesuitica affermazione che lascia intendere che, siccome in Italia la stragrande maggioranza della popolazione si riconosce nel cattolicesimo…intelligenti pauca. Coletti rincara la dose affermando che così si cade nel più bieco illuminismo che prevede che la pace sociale sia garantita dalla cancellazione delle diversità e delle identità.
So che Coletti è laurato in filosofia, ma credo che qui spinga un po' troppo sull'accelleratore del Cicero pro domo sua. A me non pare che Diderot e D'Alambert (tanto per citare due illuministi) abbiano affermato quel che sostiene il vescovo di Como, mi pare – piuttosto – che, sostenendo l'illimitato uso della ragione, pensino ad una concezione cosmopolita, che prende in considerazione anche le civiltà extraeuropee, e laica della storia, che ne amplia l'orizzonte rispetto a quella cristianocentrica e di ispirazione teologica. E che c'è di male? Non ci siamo – come seguaci del Cristo – inseriti in un contesto ebraico, greco, romano dove altre erano le spiritualità ed altre le etiche e non siamo stati, secondo l'esortazione del Maestro, "…lievito che fermenta la pasta"? Solo dopo (313 d.C.) abbiamo cominciato a cercare alleanze fra trono ed altare, appoggi al braccio secolare, terreni, prebende e via elencando, dimenticando l'esortazione:"…non prendete né bastone, né bisaccia, né sandali…mangiate quel che vi vien posto dinanzi…".
Tornando all'ora di religione: il vero misfatto è che gli insegnanti di religione, designati dalla curia, siano diventati di ruolo scavalcando graduatorie, precariati e sofferenze dei loro colleghi (regalo del centrodestra al card.Ruini); il vero misfatto è che può succedere che a tale insegnamento siano deputate persone che non hanno una preparazione pedagogica o che si freghino dietro al Direttore dell'Ufficio catechistico diocesano per avere qualche ora in modo da guadagnare qualcosa (si veda la dichiarazione dell'on.Lupi su "Il Corriere" del 14 agosto); il vero misfatto è che nessuno ha il coraggio di rivedere il Concordato e di dichiarare che tale ora debba essere obbligatoria, ma in questa si deve insegnare storia delle religioni e l'insegnante deve superare un esame di stato esibendo titoli adeguati e non essere designato dalla Curia locale.
Il mio parere sulla sentenza del T.A.R. laziale? Assolutamente favorevole. Gli alunni i crediti debbono guadagnarseli sul campo.
Un consiglio a chi si straccia le vesti per questa sentenza: si faccia una verifica su come viene condotta l'ora di religione nelle scuole di ogni ordine e grado, sul gradimento degli insegnanti, sulla loro preparazione ad affrontare temi importanti, sull'uso che si fa del testo di religione che si deve obbligatoriamenti acquistare nel caso in cui ci si avvalga dell'insegnamento, poi ci si stracceranno le vesti, ma non certo per la sentenza del T.A.R. del Lazio! Anche qui: intelligenti pauca. | |
NON POSSIAMO ACCETTARE...
(8 agosto 09)
"Non possiamo più accettare..." ha ripetuto più volte il Presidente del Consiglio ieri nella conferenza stampa prima delle vacanze estive. Il suo "non possumus" era riferito a servizi televisivi non osannanti il governo, in particolare ha stigmatizzato il TG3, ai tempi di Curzi definito Telekabul.
Berlusconi è aduso a queste uscite: ieri ha stangato la giornalista del TG3, pochi mesi fa ha avuto lo stesso atteggiamento con un giornalista de "La Repubblica" e del "Time".
Anch'io "Non posso più accettare..." un simile presidente del consiglio che considera oltraggio tutto quel che non gli è d'omaggio. Non posso più accettare un signore che non accetta chi la pensa diversamente da lui e con questi non dialoga, ma, facendosi scudo della carica che ricopre, bacchetta sulle dita come una vecchia maestra acida ed arrugginita.
Non posso più accettare di finire su tutti i giornali del mondo per le vicende personali (notti brave, conflitti di interessi, guasconate istituzionali e via elencando) di un soggetto che crede d'essere il primo della classe, che pontifica in continuazione, che grida che non si lascia intimidire, che sostiene d'aver fatto e di fare sempre e solo il bene del Paese perchè ha identificato i suoi interessi come tale.
Non posso più accettare il silenzio pronubemente colpevole delle tre cariche istituzionali che lo sovrastano e che tacciono dopo l'ennesima uscita di tentativo di bavaglio alla stampa ed all'informazione in genere.
Non posso più accettare che il governo del mio paese, attraverso alcuni suoi ministri, irrida il tricolore, l'inno nazionale, la lingua italiana.
Non posso più accettare che mi si presenti l'accordo appena concluso con l'affarista Putin in merito al gas russo come un'alta operazione diplomatica italiana quando tutti sanno benissimo che tale accordo ci mette per i prossimi anni ai piedi dei russi per l'energia, come ora siamo ai piedi degli arabi per il petrolio. | |
UNA MORTE SILENZIOSA
(6 agosto 09)
Trentun anni fa - la sera del 6 agosto, festa cattolica della Trasfigurazione del Signore - nella residenza pontificia di Castelgandolfo moriva Paolo VI.
Solo qualche giorno prima, recandosi a pregare sulla tomba del card.Pizzardo che fu suo superiore quando Montini lavorava in Segreteria di Stato - e che gli procurò non poche noie - aveva dichiarato:"...la morte per Noi non può essere lontana".
Consiglio di leggere l'ultimo volume molto ben fatto di Andrea Tornielli, vaticanista de "Il Giornale" in cui emerge la figura del papa così com'ebbi la fortuna di conoscerlo: un uomo semplice, attento alle persone, ricco di angosciata umanità.
Fu l'unico papa con il quale parlai seriamente due volte. Nel 1974 avevo appena terminato il liceo e passai qualche giorno in Vaticano. Nei pressi della stazione ferroviaria, nel pomeriggio, passeggiavo in direzione della grotta di Lourdes quando incontrai il Papa. Mi tenni a distanza, come era prescritto e m'inginocchiai. S'accostò, mi chiese qualcosa di me e fra le altre cose gli dissi che avevo appena terminato il liceo classico e che, ad ottobre, avrei iniziato la facoltà di teologia con lo scopo d'essere ordinato prete. Mi chiese com'era andata la maturità, si complimentò per il voto conseguito ed alla sua domanda su quale materia m'ero fermato con maggiore interesse, risposi che m'aveva colpito la letteratura greca ed in particolare l'Antigone di Sofocle.
Il papa mi salutò e se n'andò. Lo reincontrai qualche giorno dopo e mi sorprese che si ricordava di me, dell'Antigone e di tutto il resto. Mi congedò esortandomi ad affrontare con serietà gli studi teologici.
Questo incontro mi è rimasto nel cuore come un geloso e prezioso ricordo.
M'appassionai a Paolo VI e lo seguii in tutto, anche quando si pronunciava su temi che mi lasciavano perplesso.
Mi appassiona ancora oggi questo papa perchè mi accorgo che dopo di lui i suoi successori non hanno detto nulla di nuovo. Giovanni Paolo II ha continuato i viaggi (troppi!) che Paolo VI aveva inziato con lucido programma per portare il papa fuori dal Vaticano. Fu Paolo VI che per primo parlò di economia e di problemi sociali (Popolorum Progressio, Octogesima Adveniens), di dialogo col mondo (Ecclesiam suam), di riforma della chiesa (dalla liturgia alla curia), di attenzione alla cultura, di riscoperta della figura di Cristo. Gli altri, anche il teologo Ratzinger (che fu premiato con la porpora cardinalizia proprio da Montini), non hanno detto nulla di nuovo.
E poi...il suo funerale e la sua tomba!
Volle cose semplici, lineari, essenziali.
Per tutto il pontificato indossò sempre e solo una mitria ed imbracciò sempre e solo un pastorale. Dal 1978 ad oggi siamo tornati indietro di almeno 50 anni nella chiesa, mentre il mondo va avanti e la chiesa gerarchica, a questo mondo, non sa più parlare. Sa solo organzizare kermesse giovanili in ogni parte del globo, feste di famiglie, raduni oceanici che fanno immagine, ma che non lasciano sostanza. | |
UN MONDO DI PILLOLE
(4 agosto 09)
Non è per fare della facile ironia, ma da un po' di mesi a questa parte si parla solo di pillole. Pillole per la virilità, pillole per scongiurare sgraditi eventi dopo aver provato la virilità, pillole per sembrare più giovani e pillole per non invecchiare.
Tutti questi fruitori e fruitrici di pillole sono alla ricerca di qualcosa che li faccia sembrare diversi da quelli che sono. Gli uomini che s'accorgono di non possedere più le prestanze sessuali di quando erano un po' più giovani non vogliono sentirsi vecchi e trangugiano pillole miracolose per soddisfare i propri appetiti, le donne che frequentano questi uomini trangugiano altre pillole per non rimanere incinte, maschi e femmine s'imbottiscono di altre pillole per avere una pelle giovane, un'abbronzatura uniforme, una muscolatura perfetta, una resistenza alle feste notturne dove c'è la bella gente che conta e tira mattina fra un mojto e cento chupiti.
E siamo sempre più soli.
Le pillole ci danno una carica per un tot, ma...dopo il" tot" rimaniamo noi, soli, davanti allo specchio del bagno, con i nostri anni, le nostre contraddizioni, i nostri difetti, le nostre ansie e paure...tutte cose che non vorremmo avere perchè questa nostra società dell'immagine ci vuole perfetti, efficienti, belli, abbronzati, eleganti, prestanti. Tutte cose che le pillole non sanno risolvere.
Gli anni li contiamo sempre a salire, mai a scendere.
La pelle si raggrinzisce ogni giorno che passa e quell'antiestetica ruga diventa sempre più un pesante solco.
In questo mondo di pillole della virilità e dell'annullamento del frutto della virilità, dell'estetica e della ricerca dell'effimero benessere, manca una pillola che è quella del buon senso.
Ma i chimici non si danno la pena d'inventarla: nessuno la comprerebbe. | |
BOSSI VUOLE QUALCOSA
(29 luglio 09)
Ringrazio i lettori di questo spazio che ieri mi hanno inviato una mail dicendomi che avevo ragione quando scrivevo che il vero capo del governo è quel rusticone di Umberto Bossi.
La riprova, se mai ce ne fosse bisogno, l'abbiamo sotto gli occhi ieri ed ieri l'altro: Bossi ha lasciato intendere che non condivide in tutto il decreto anticrisi e le misure sull'Afganistan e adesso pretende il dialetto nelle scuole.
Non è necessario essere politologi o soggetti addentro le stanze del potere per operare certe analisi e trarne delle conclusioni. Basta osservare come vanno le cose.
Riassumiamo.
Il governo Berlusconi s'è appena insediato e fra le varie attività mette mano alla riforma della scuola. Il ministro Gelmini dice che una scuola così non va. Nessuno si ricorda che questa scuola la riformò (meglio sarebbe scrivere la distrusse del tutto) il ministro Moratti con il precedente governo Berlusconi, ma non fa nulla. Bossi a Ponte di Legno rilascia dichiarazioni poco rassicuranti sul lavoro del ministro Gelmini. Passa un po' di tempo e si parla del decreto contro gli immigrati. La Lega dà il via libera alla riforma della scuola (che, en passant, devo dire che condivido e che vorrei ancor più rigorosa).
Scoppia il caso del "Berlusconi-Viagra". La Lega tace. Nessun esponente discetta sul modo con cui il premier passa le serate libere.
Il motivo c'è: Tremonti sta lavorando alla finanziaria e la Lega preme per avere soldi al Nord, suo tradizionale feudo elettorale. E li ha.
Ma c'è un altro motivo: la Lega vuole mettere l'ipoteca sui presidenti di alcune regioni del Nord. E ha la rassicurazione del capo dei capi: avrà almeno due presidenti.
Adesso...mi chiedo...Bossi cosa vuole ancora?
Perchè qualcosa deve volere se arriva ad esternare sul decreto anticrisi e sull'insegnamento del dialetto nella scuola.
Aspettiamo...lo sapremo.
Lo sapremo perchè l'avrà.
Bossi ha capito una cosa che pochissimi hanno capito: a Berlusconi non frega niente dell'Italia. A Berlusconi importa moltissimo il suo potere, la sua immagine, i suoi interessi. E per questo...cede su tutta la linea.
Attenti a questi due, scrivevo qualche mese fa. Lo ripeto: sono un pericolo per il nostro paese. A loro non interessa l'Italia perchè non sono persone da grandi visioni e prospettive politiche. Sono solo uomini di marketing politico che hanno saputo capire dove tira il vento e tengono spiegata la vela per far filare la loro barca. Sottolineo: la loro barca. Non quella del Paese e non quella degli italiani che li hanno votati o non votati. Questi due non hanno un senso dello Stato, ma sono sensibili al mantenimento del loro stato vita che è piccolo, come loro; arruffone, come loro; meschino, come loro.
Il vero problema è che ce li dovremo tenere perchè l'opposizione non sa presentare serie alternative che abbiano il respiro di una politologia lungimirante e gli uomini che sappiano essere all'altezza della situazione. | |
CHARITAS IN VERITATE
(21 luglio 09)
Ho terminato la lettura della terza enciclica di papa Ratzinger e devo dire che non vi ho trovato nulla di nuovo o di originale sullo sviluppo integrale della persona umana che non sia già stato scritto nei documenti conciliari e nelle due magistrali encicliche di Paolo VI, Populorum Progressio e Octogesima Adveniens.
Il che non è un male, intendiamoci. Rivisitare pensieri ed intuizioni un po' datate e riproporle all'attenzione degli uomini di buona volontà è un modo per aiutare a vivere con rinnovata energia il messaggio cristiano.
"La verità va cercata, trovata ed espressa nell'« economia » della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità. In questo modo non avremo solo reso un servizio alla carità, illuminata dalla verità, ma avremo anche contribuito ad accreditare la verità, mostrandone il potere di autenticazione e di persuasione nel concreto del vivere sociale. Cosa, questa, di non poco conto oggi, in un contesto sociale e culturale che relativizza la verità, diventando spesso di essa incurante e ad essa restio."
Mi sembra questa la frase maestra che guida l'enciclica: capovolgendo l'esortazione di Paolo (veritatem facientes in chiaritate), il papa sembra che sottilizzi bizantinamente dichiarando che la carità aiuta la verità.
Non è un'affermazione da poco perchè pronunciata da un pontefice che per quasi 25 anni è stato il difensore strenuo della verità ecclesiale , poco curandosi della carità necessaria a certe prese di posizione che ha dovuto assumere.
Detto questo vorrei osservare che si parla molto di progresso e di sviluppo citando Paolo VI, ma non c'è una seria autocritica: la chiesa non ha fatto abbastanza per debellare piaghe come la fame e la malattia nei paesi del terzo mondo. Il messaggio di Cristo non è giunto ai nostri fratelli affamati e malati come un messaggio di speranza concreta in un futuro migliore e in un progresso sociale. Essi non hanno visto cambiata la propria esistenza e quella dei propri figli che vedono ancora morire di fame, stenti, malattie che il mondo progredito ha debellato.
E' vero che esorta ad aiutare i paesi poveri soprattutto inserendo i loro prodotti nel mercato internazionale, ma non basta a tranquillizzare la coscienza di una chiesa che è sempre opulenta.
C'è un altro silenzio che pesa su questa enciclica che parte da buonissimi presupposti: la carità nel dialogo ecclesiale. Non se ne accenna punto. Ed è un male. E' necessaria maggiore carità da parte dei pastori verso i fedeli che cercano la verità insieme e non contro l'istituzione.
Se indicazioni in tal senso fossero state date nell'enciclica, questa avrebbe avuto un sapore più universale ed ecumenico. | |
UN TETTO PER I "LIBERI E FORTI"
(18 luglio 2009)
Don Sturzo, fondatore del Partito Popolare, padre della troppo prestamente liquidata DC, mentre stava prendendo piede la dittatura fascista, scrisse un appello rimasto memorabile dal titolo "A tutti gli uomini liberi e forti".
Sto seguendo con interesse il dibattito precongressuale e "pre-primarie" che appassiona il PD e sono deluso.
Per adesso ci sono sul tavolo tre candidature: Franceschini, Bersani, Marino.
Tutte e tre sono persone serie, preparate e rispettabili.
Franceschi e Bersani hanno presentato il loro programma, Marino lo farà la settimana prossima.
Il clima, però, è quello da "famiglia in trasloco".
C'è confusione. Si vorrebbe collaborare con PDL, Sinistra radicale e IDV, ma si distintgue su questo sì e quello no; si annunciano riforme, ma si distingue su quali riforme e sul come attuarle.
I primi ad essere confusi sono gli stessi candidati ed i loro adepti che si danno un gran da fare per raccogliere consensi attorno al loro leader, ma non per convincere le persone che vorrebbero uno politica lontana dalla nomeklatura a credere in una nuova politica per gli uomini "liberi e forti".
L'uomo libero non ama essere incasellato come "uomo di Bersani, di Franceschini, di Marino...", ma ama credere alle idee che una parte politica propone e, se si impegna per queste, non gli garba che vi siano compromessi per accontentare qualcuno o salvare il sedere di qualcun altro.
L'uomo forte non cerca il proprio tornaconto in politica, ma solo il bene comune.
Di fronte all'attuale crisi economica (che a mio avviso si farà sentire per la maggior parte degli italiani da settembre in poi), gli uomini liberi e forti propongono un progetto che superi le clientele, il rispetto delle convenzioni delle parti sociali, le meschine convenienze politiche, i "do ut des" di un perbenismo sociale ipocrita e vecchio e s'adoperano perchè gli schemi siano superati in favore di un rilancio dell'economia. Per esempio: l'uomo libero e forte non accetterebbe la cassa integrazione, ma proporrebbe ai propri operai per un certo periodo di tempo, di guadagnare di meno, di fare meno ferie e certo non finte malattie, mettendoci tutto il proprio per far rifiorire la propria azienda. Se questi concetti dovessero incontrare l'ostilità dei sindacati o degli stessi operai, l'uomo libero e forte se ne frega e va avanti per la sua strada a costo di pagare di persona (cosa che non avverrebbe se vi fosse una politica con la P maiuscola).
Di fronte ad un PDL fatto di gente che continua a buttare sabbia negli occhi della gente (chi ha votato PDL vada a leggere il programma dello scorso anno e veda se è stato rispettato!) l'uomo libero e forte avrebbe il coraggio di proporre in Parlamento poche e chiare leggi che contrastino un'azione di governo disastrosa e non starebbe nelle commissioni a disquisire su questioni di lana caprina modificando il comma x dell'articolo y del capitolo z.
Quindi...quindi...quindi...fino a quando non si troverà un uomo libero e forte, mi dovrò accontentare del berlusconismo, del leghismo, del dipietrismo e della "cosa" che si chiama PD. | |
PERPLESSITA'
(11 luglio 09)
Il G8 de L'Aquila si è chiuso, a mio modesto avviso, con un fallimento rispetto agli obiettivi prefissati.
Sulla lotta ai cambiamenti climatici i Paesi più industrializzati non sono stati in grado di produrre un'offerta convincente, così da coinvolgere le economie emergenti, mentre in ambito economico e finanziario non si è riusciti a far avanzare misure concrete in vista del prossimo G20 di Pittsburgh.
I grandi si sono poi ritrovati a prendere nuovi vaghi impegni per l'Africa e contro la fame nel mondo. Impegni verbali che fanno immagine, ma sono incredibili dal momento che furono presi anche in passato con promesse che non sono state mantenute.
Berlusconi, grande stregone come Topolino nel film Fantasia di Disney, ha impotizzato - con il consenso di tutti - che si passi dal formato attuale a un ipotetico G14 : embè? Cambia qualcosa?
Il G8 non ha alcuna intenzione di rimettere in discussione il fallimentare modello di sviluppo imposto al resto del pianeta negli ultimi decenni. Oggi la crisi economica generata dal ricco Nord ha impatti devastanti sui Paesi più poveri e il G8, dopo aver snobbato la conferenza ONU sulla crisi di due settimane fa, manda segnali contraddittori e poco chiari ai più poveri.
Da un lato parla per la prima volta di un maggior sostegno ai piccoli contadini africani ed ai mercati locali per far fronte alla crisi alimentare, dall'altra chiede maggiori liberalizzazioni proprio alle realtà del Sud del mondo e promuove sempre più gli investimenti delle proprie multinazionali in nome del rafforzamento del mercato globale oggi in crisi.
Questo forum mondiale, a mio avviso,è arrivato al capolinea : i giornali si sono occupati delle mises delle signore e dei gusti gastronomici dei grandi. Mentre la signora Brown fa sapere su Facebook che non ne può più di vitello alla glassa o alla menta, suo marito era a discutere sulla povertà e sulla fame di gente che avrebbe volentieri raccolto da terra il vitello che la signora disdegna.
Sono molto perplesso su questa ipocrisia mondiale che non risolve i problemi.
O meglio, uno l'ha risolto: far gongolare il Grande Narcisista che si chiama Silvio Berlusconi. | |
UN SUSSULTO DI DIGNITA'
(8 luglio)
Da cittadino qualunque e normale, da signor nessuno che paga le tasse e lavora mediamente 12 ore al giorno, chiedo alle istituzioni (o alle persone che rivestono cariche istituzionali) un sussulto di dignità e d'amore patrio.
L'ennesimo episodio del parlamentare Salvini non è che l'ultimo anello di una catena infinita: Umberto Bossi ha applaudito, in Svizzera, al rogo del Tricolore; Roberto Castelli cantava "chi non salta, italiano è"; sempre Umberto Bossi ha dichiarato che usa il Tricolore per asciugarsi dopo il bidet...la catena delle bifolcate di esponenti di questo movimento che siede in parlamento da oltre 20 anni e non ha fatto nessuna delle riforme per cui ha chiesto agli elettori di andarvi è lunghissima.
Eppure nessuno ha mai avuto il coraggio di mettere al bando queste persone che insultano il paese di cui sono ministri e governanti sia a livello nazionale che locale.
Non un presidente della repubblica, della camera, del senato, di corte costituzionale che ravvisi un reato da interdizione di pubblici uffici o che, perlomeno, alzi la voce definendo intollerabili ed al limite della decenza queste dichiarazioni da trivio.
Nessuno che preghi gentilmente i signori Bossi, Castelli, Salvini, Borghezio ecc. di accomodarsi a casa e di non sedere in consiglio dei ministri, in parlamento, in assemblee istituzionali.
Hanno paura dell'impopolarità?
Anche Vittorio Emmanuele III ebbe paura dell'impopolarità ed affidò a Mussolini l'incarico di formare il governo. E sappiamo come finì (non solo Mussolini, ma il Paese).
La base fascista era fatta di olio di ricino e manganello; la base leghista è fatta di insulti alla Patria e violenze verbali.
Oggi si tace come si fece nel 1922 e si derubricano tali intemperanze come momenti goliaridici emergenti da raduni di popolo dopo una tazza di vino o di birra.
Un partito che prende il 10% alle elezioni non solo tiene in scacco una maggioranza facendo votare a tambur battente leggi come quella sulle ronde, ma addirittura manda al mondo l'immagine di un paese incivile, intollerante e razzista (si veda, in proposito, l'ultima dichiarazione del ministro Calderoli sulla regolarizzazione delle badanti).
Quando ad un popolo manca la dignità di essere tale, manca tutto e la strada del declino è già cominciata. Non è l'economia che va male che fa star male un popolo, ma la mancata coscienza d'essere tale. Se le cose vanno male economicamente, ma si ha senso di appartenza all'azienda per cui si lavora, si stringono i denti e la cinghia e si va avanti; così è per un paese.
Stiamo davvero vivendo momenti da basso impero quando i barbari erano alle porte ed i romani li blandivano perchè troppo deboli, demotivati e debosciati per combatterli. | |
FELICI D'ESSERE CRISTIANI
(2 luglio 2009)
La riflessione di Bagnasco che espongo sopra, mi porta a riflettere sul tema della felicità.
Mi chiedo: cosa significa essere felici?, come e quando si è felici?, è possibile essere religiosamente felici?
Essere felice è una condizione a cui tutte le persone aspirano. Ognuno, però, ha un proprio concetto di felicità. C'è chi è felice perchè s'accontenta del poco che ha, è realizzato nel proprio lavoro, ha vinto alla lotteria, i figli hanno ottenuto lusinghieri risultati in campo scolastico o sportivo...
La felicità è sempre percepita soggettivamente e tutte le religioni e le filosofie se ne sono sempre occupate.
Anche la religione cattolica che ha indicato nell'ascesi il cammino per giungere alla felicità.
Cos'è l'ascesi?
E' un "ascendere" verso gradini superiori al sentire comune, è un sentirsi "diversi" rispetto...rispetto a chi e a che cosa?
Vediamolo.
La religione cattolica non nega la felicità di una vincita al superenalotto, MA insegna che per essere davvero felici quella vincita non devi tenerla tutta per te e la tua famiglia.
Insegna che è bene essere felici per risultati conseguiti in ambito lavorativo o familiare MA non basta: occorre condividere quei risultati.
Ognuno può continuare la riflessione rapportando a se stesso il concetto di felicità cristiano-cattolica.
E' corretto essere felici così?
Perchè per essere felici bisogna...non godere di momenti della vita senza essere angosciati dal fatto che si potrebbe essere felici se...?
Un uomo ed una donna sono felici quando si amano. Non vorrebbero responsabilmente dei figli e quindi ricorrono a strumenti per evitare una gravidanza (pillola, IUD, preservativo...). Godono quel momento di intimità, ma, da buoni cattolici, si sentono felicemente monchi (o moncamente felici).
Gli esempi potrebbero continuare.
Mi interessa il concetto: Gesù Cristo non ha predicato nè vissuto un'ascesi in negativo. Non s' è preoccupato del vestire, del mangiare, di come vestono o mangiano gli altri...ma solo di far sentire Dio vicino all'uomo. La sua felicità è consistita nel sanare i lebbrosi, annunciare e vivere l'amore di Dio, senza mortificare o esortare a mortificare le istanze umane che ognuno possiede.
Se uno seguisse le indicazioni di Bagnasco o del clero, non sarebbe felice, oppure sarebbe felicemente monco.
Non sarebbe un cattolico contento di essere tale, ma sarebbe un cattolico contento di seguire le indicazioni dei capi del momento.
E non avrebbe la faccia di un salvato.
Gandhi soleva ripetere:"Mi farei cristiano se i cristiani avessero la faccia di gente salvata". | |
MIRACOLI, SEGNI E DINTORNI
(30 GIUGNO 09)
Ieri ho ricevuto un bel po' di mail che mi rimproverano una cosa: non parlo quasi più di fatti di chiesa. E me ne chiedono un'altra: cosa ne penso dell'annuncio ufficiale dell'autenticità delle ossa di San Paolo.
Anche se non è vero che non parlo quasi più di fatti di chiesa, rispondo alla seconda domanda.
Non metto in discussione le prove scientifiche su questo o su altri simili argomenti. La cosa non mi è mai interessata.
Ciò che mi ha sempre stupito della Chiesa anche quando ero nel ministero attivo è il fatto che abbiamo bisogno di prove per credere, di santi da venerare, di reliquie da toccare o baciare, di prodigi per comprovare una fede.
A nessuno viene in mente che il vero prodigio è GesùCristo il quale non s'è molto preoccupato di essere venerato, toccato o baciato, anzi...quando lo cercavano, fuggiva e l'unico bacio che ha ricevuto...beh...gli ha portato un po' male.
Gesù Cristo s'è preoccupato di far sentire Dio vicino all'uomo, di far capire all'uomo che la divinità non sta ascosa nei cieli, che il Dio creatore è un Dio Padre e Madre, Fratello e Sorella, Amico e Vicino.
Questa deve essere la grande testimonianza che dà la chiesa e non preoccuparsi di cercare prove che lasciano il tempo che trovano e che possono essere confutabili.
Il vero segno di una fedeltà al Cristo che si annuncia è un continuo annuncio di quello che lui fece per tre anni su questa terra.
E, secondo me, questo la chiesa gerarchica lo fa poco, molto poco.
Si preoccupa di cercare prove e glorificare santi, ma non si preoccupa di far sentire Dio vicino all'uomo. | |
LA BANDA B&B
(27 giugno09)
C'è una cosa che mi stupisce nella lettura della politica italiana: non ho letto nessun commento critico sul sodalizio Berlusconi-Bossi che chiamerò la banda B&B.
Forse sono io che arzigogolo troppo di fantapolitica, ma penso che si debba stare attenti a quei due, per rubare il titolo ad un film di successo.
Berlusconi e Bossi non hanno nulla in comune. Il primo è stato (ed è) un imprenditore rampante, spregiudicato e di successo. Il secondo nella vita non ha fatto nulla, non riuscendo neppure a laurearsi in medicina.
Il primo ha costruito con i suoi soldi ville e aziende, il secondo possiede una bella casa di proprietà a Gemonio e basta.
Una cosa potrebbero avere in comune: la politica.
Ma non hanno neppure questa perchè per il primo la politica è stata un modo di continuare a fare affari, per il secondo la politica è stata un modo per fare qualcosa nella vita.
Però sono legati a doppio filo.
In politica, s'intende.
Mi chiedo che cosa spinga l'uno a spalleggiare l'altro.
Ho trovato il denominatore comune: il potere.
Entrambi sono uomini che hanno il gusto, la voglia, il senso del potere, del comando, dell'imporre sugli altri la propria volontà.
Entrambi hanno capito che gli italiani hanno bisogno di essere comandati, di affidarsi a qualcuno che pensi per loro e su questo hanno costruito entrambi le loro fortune (politiche, s'intende).
Ma gente così non fa il bene del paese, cerca solo il proprio bene, la propria gratificazione, il proprio autoconsolatorio piacere.
Ho già scritto altre volte che non mantegono le promesse fatte agli elettori (una per tutte:la Lega è da 25 anni in parlamento, è stata tre volte al governo e non è riuscita a fare il federalismo fiscale che, malamente, è stato fatto dal centrosinitra con il governo Amato), ma sanno blandire gli elettori o con i comizi di Pontida o con le scelte del predellino.
Il potere cementa questi due personaggi strani, uno po' guascone, l'altro che vuole fare il duro; uno amante dell'immagine, l'altro incurante della stessa; uno piccolotto, grassottello e ben azzimato, l'altro ascetico, arruffato e un po' sciupato.
Attenti a questi due! | |
AHI, SERVA ITALIA !!!
(23 giugno 2009)
Gli esiti del ballottaggio delle elezioni e dei referendum di domenica 21 giugno scorso ci dicono un po' di cose.
1. La Politica è sempre più lontana dal Paese. Non c'era bisogno di queste consultazioni per sincerarcene, ma è una riflessione che si deve fare e ribadire.
2. Nel Paese c'è sempre qualcuno che ha bisogno di sentirsi dire cosa deve fare e che si sente in colpa se non fa quel che dice quel qualcuno. Accadeva ai tempi della Dc (pronube anche un certo clero), accade oggi dove il popolo della Lega ha disertato i referendum perchè l'ha detto Bossi ed è andato a votare per i ballottaggi dove Bossi ha indicato di andare.
3. Franceschini esulta perchè il Pd ha tenuto (io non me ne sono accorto), ma non si rammarica perchè i referendum non hanno raggiunto il quorum. Anche qui viene spontaneo chiedersi quanto il Pd abbia creduto ai referendum e si sia speso perchè la consultazione avesse successo.
4. Considero i referendum. Sono andati male, saranno buttati nel cestino, ma la maggioranza di chi è andato a votare ha espresso larghissimo consenso verso la soppressione del Porcellum. Io ho annullato le prime due schede e ho votato sì alla terza (per vietare che un candidato si presentasse in più collegi). Mi chiedo se i signori di Roma terranno conto di queste piccole indicazioni che vengono da una piccola parte del popolo o se archivieranno la cosa come un episodio e nulla più.
I referendum danno fastidio alla classe politica e questo il popolo l'ha capito. S'è sentito turlupinato quando ha votato "sì" (io votai no, ma è mio destino ululare da solo) alla soppressione del Ministero dell'Agricoltura e s'è ritrovato quello delle Politiche Agricole. Ecco perchè il popolo non perde tempo per i referendum. Ci perde solo i soldi.
5.Vediamo i ballottaggi. Il centro destra ha fatto il pieno. Basta. Ogni alchimia su percentuali e votanti, scarti e vincite o perdite di misura sa solo di biazantinismo: questa roba che si chiama centro destra ha il consenso del Paese. Ed è un consenso vasto.
Da tempo so che quando cammino per la strada, incontro un cliente in ufficio, mi trovo a parlare con qualcuno...non posso discutere con onestà intellettuale perchè fatico a trovare persone che abbiano la passione della politica. Berlusconi ha ridotto questo paese a due squadre: chi la pensa come lui deve combattere ed annientare chi non la pensa come lui. Bossi, in questo, gli dà manforte.
Alla squadra vincitrice (che s'ingrossa sempre più) non importa se non s'arriva alla fine del mese, se le tasse non sono diminuite, se la soppressione dell'Ici sulla prima casa ha impoverito i comuni che cercano disperatamente altre risorse, se a Napoli la spazzatura c'è ancora (meno, ma c'è), se questo governo che ha maggioranza bulgara in parlamento in un anno ha fatto ricorso alla fiducia nello stesso numero di volte in cui ha fatto ricorso Prodi, se alcune accise sulla benzina non vengono tolte, se la disoccupazione cresce...non importa: va bene così. L'importante è non "essere comunisti" come vuole il capo.
Mi torna alla mente il rimprovero di Dante nel canto VI del Purgatorio:" Ahi, serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchier in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!".
Sento il mio paese servo, servitore ed asservito. Sento che il mio Paese ha un nocchiero virtuale, ma poco pratico che non saprà portarlo fuori dalle procelle economiche e sociali che s'abbattono.
E mi rincresce molto. | |
QUOUSQUE TANDEM...
(18 giugno)
La deputata Deborah Bergamini del PDL ha pubblicato una lettera su "Il Corriere" di oggi che è l'esatto contrario di quanto in questi giorni stavo scrivendo sullo stesso argomento. Consapevole che raggiungerò solo i miei 24 lettori e non gli oltre 800mila del Corrierone, pubblico il mio editoriale.
Nell'antica Roma c'era un soggetto controverso che si chiamava Catilina. La storia ci consegna di lui un'immagine ambigua: soggetto amato dal popolo, teorizzava la fragilità della respublica e i "poteri forti" di allora si affidarono al miglior oratore ed avvocato del tempo, Marco Tullio Cicerone, che, in Senato, pronunciando l'orazione Pro Murena (Murena era il candidato al consolato che s'opponeva a Catilina) accusò Catilina di ogni malefatta (fra cui rapporti incestuosi, latrocini...) e concluse con la celeberrima frase:" Quousque tandem Catilina abutere patientiae nostrae"? (Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?).
Corsi e ricorsi della storia, per dirla con il Guicciardini: abbiamo un Catilina (Berlusconi), abbiamo un avvocato che pronuncia orazioni Pro Silvio (Ghedini), abbiamo un Repubblica.
Dico subito che non credo alle storie del giro di ragazze di Berlusconi. Non lo ritengo un frate cenobita, ma neppure un satiro assatanato di sesso.
Ma sono stanco di questo modo di vivere la politica incentrato su un personaggio ambiguo, che ha fatto tanti soldi e che s'è messo in politica per difendere il suo patrimonio facendo credere a molti che sta facendo solo il bene del paese, che affida ad un avvocato che ha promosso parlamentare le sue difese.
E quindi dico, con Cicerone...quousque tandem...
Fino a quando Silvio abuserà della pazienza di una parte di un popolo che lo sopporta, non lo segue per nulla, non lo condivide?
Fino a quando questa Repubblica continuuerà ad assomigliare a quella repubblica dell'ultimo secolo prima di Cristo?
Fino a quando dovremo continuare a sopportare inutili talk show dove un conduttore pronube al potente di turno gli lasciare dire quello che vuole ed un altro avverso al potente di turno costruisce ad arte trasmissioni demolitrici?
Fino a quando questi politici di destra e di sinistra di centro e di periferia abuseranno della nostra pazienza? | |
SE RAGIONA LA PANCIA
(11 giugno)
Ieri e l'altro ieri sono stato presissimo dal lavoro e stamattina, aprendo la posta, ho trovato un bel po' di e-mails di persone che si stupiscono che non abbia scritto nulla sulle elezioni.
Le accontento e mi accontento subito.
I dati certi sono:
- il PD ha perso
- il PDL ha vinto
- la Lega ha vinto
- l'UDC ha vinto
- l'IDV ha vinto
- l'MPA ha vinto
- le sinistre hanno perso.
Ma chi ha veramente vinto?
La pancia della gente, cioè Lega e IDV.
Se visitiamo FB o Skype o My Life o leggiamo i giornali ci accorgiamo subito di un dato: la Lega ha vinto perchè ha fatto una politica parallela al PDL, non congiunta. Al punto che moltissimi leghisti dichiarano che votano Bossi e non Berlusconi.
La stessa cosa si può dire per l'IDV. Chi non si ritrova in un PD annacquato, ha votato Di Pietro, contro Berlusconi.
La prima conclusione: in Italia si ragiona con la pancia e non con la testa. In questo paese o si è con Berlusconi o si è contro Berlusconi. Non importa se Berlusconi abbia un progetto politico (che non ha, basta vedere l'accordo che ha fatto con Bossi pur di rimanere al potere contro i referendum). Importa essere pro o contro.
Lo stesso cavaliere ha improntato così la sua discesa in campo 15 anni fa: arrivo io per mettere a posto le cose, o siete con me o siete contro di me. Da qui le geremiadi ogni volta che non è omaggiato e le invettive contro la stampa, i giornalisti e le TV che si permettono qualche critica: sono tutti comunisti.
Seconda riflessione: i grandi partiti perdono. Uno clamorosamente (PD), l'altro un poco (PDL). Vincono le vie di mezzo, Lega, IDV, UdC. A parte le dichiarazioni patetiche di Franceschini che si rallegra che PDL e Lega non abbiano il 51%, con conseguente folle deduzione che il governo non ha più la maggioranza, la riflessione da fare è: in Italia non c'è voglia di "grosse koalition" per dirla con la Merkel.
Meditino i dirigenti di PD e PDL!
Terza considerazione: se ragiona la pancia della gente e non la testa è perchè qualcuno ha portato la gente stessa a ragionare così. E questo qualcuno è colpevolissimo! Brucia i prossimi venti anni di serio discorso politico!
Terza considerazione: in Europa hanno vinto le coalizioni che hanno messo nel programma il bando agli immigrati. E' assurdo: un'Europa che si è data una moneta unica, che lavora per un commercio unico, che ha un parlamento, che si sta dando una costituzione...questa Europa è aperta su se stessa e chiusa verso il mondo. Questa Europa non sa mettere in campo una forza che sgomini, catturi e spedisca a Guantanamo gli scafisti e chi fa i soldi sui poveracci che vengono lasciati alla deriva sui barconi e sa difendersi solo ricacciando in mare persone che viaggiano con la speranza di migliorare il proprio futuro.
Anche qui...pancia e non testa!
Concludo: temo moltissimo per il futuro. E' confuso non solo dal punto di vista economico, ma anche politico e culturale. | |
CONIUNCTIO OPPOSITORUM
(5 giugno 2009)
Si va a concludere la campagna elettorale per le elezioni europee che, a detta di tutti, è stata stanca, farraginosa, confusa e complessa.
I motivi sono diversi: i due grandi schieramenti non hanno le idee chiare non solo per l'Europa, ma neppure dentro se stessi; i piccoli schieramenti non sanno cosa fare in Europa (infatti si combattono qui per avere voti e mandare qualcuno a Bruxelles, ma una volta giunti là, confluiranno, per esempio, l'Udc di Casini con il PPE - dove c'è il PDL -, l'IDV di Di Pietro forse nel PSE - dove, forse, confluirà il PD-); i nuovi schieramenti per adesso hanno solo un problema: superare la soglia del 4%.
In questa confusione c'è un denominatore comune a tutti i partiti che in Italia corrono per l'Europa, ma anche ai partiti che nelle altre nazioni europee stanno lavorando per aggiudicarsi il seggio a Strasburgo o Bruxelles.
Qual'è questo denominatore comune?
Il rifiuto del "non" europeo.
Oggi i primi exit poll delle votazioni avvenute in Olanda ci dicono che il partito che non vuole gli extra comunitari ha tallonato il partito di maggioranza.
I sondaggi per l'Italia danno vincente il PDL che è comunque preoccupato (anche se Berlusconi minimizza) perchè sembra che la Lega faccia il pieno (ecco perchè Berlusconi si è sbilanciato sulla possibilità che due regioni del Nord siano presiedute dalla Lega). E la Lega, si sa, con il suo ministro degli Interni, ma più ancora con il suo leader Bossi, ha centrato non solo questa campagna elettorale, ma la stessa azione di governo sulla lotta agli extracomunitari.
Ma non basta: nello stesso PD c'è chi (es.Fassino) condivide - mutatis mutandis - l'idea di Bossi. A "sinistra" c'è l'IDV che è radicale su questo punto.
Ecco il motivo del titolo di questa mia riflessione: gli estremi si toccano.
Sì, ma si toccano o si incontrano su che cosa?
Sull'escludere il diverso, il non europeo, il povero che bussa alla porta.
Non si incontrano per affrontare il problema di petto e cioè per creare una forza europea che si metta a disposizione per colpire, ammanettare e spedire a Guantanamo i magnaccia che organizzano queste spedizioni dall'Africa spellando fino all'ultimo penny le famiglie che cercano un futuro migliore in un'Europa che vedono come l'Eldorado; i protettori che illudono le ragazze che troveranno un lavoro in Europa (per la verità un lavoro lo trovano e sappiamo quale); i trafficanti di carne umana che incassano la quota e poi imbarcano su mezzi bucati intere famiglie mandandole letteralmente alla deriva...no, gli europei si trovano d'accordo nel respingere chi ha bisogno.
E qui, la conunctio oppositorum raggiunge il suo apice: nel nome degli ideali di un'Europa unita, dove i popoli di ogni nazione e lingua si incontrano, collaborano per scambi culturali e commerciali, dove ci si riunisce per cercare di capire le culture dell'Est europeo, della Middle Europa, del Sud o dell'Ovest di questo grande continente...qui - dicevo - proprio qui ci si trova accomunati nello sforzo comune di respingere il non europeo sic et simpliciter.
Va bene...
Andrò a votare. | |
CHIAGNE E FOTTE
(1 giugno 2009)
A Napoli c'è un modo di dire che perfettamente s'attaglia al nostro presidente del consiglio che non perde occasione per cercare di stare sulla bocca di tutti ogni giorno, ogni ora e con qualsiasi mezzo. Il modo di dire napoletano è "chiagne e fotte". I partenopei l'usano per indicare un soggetto che è un "piangina" (come diciamo noi lombardi) , ma sa farsi i fatti suoi in genere a spese degli altri.
Ieri sera, vedendo i telegiornali, ho pensato che Berlusconi sia il perfetto ritratto di questo detto napoletano.
"Chiagne" sui gossip che lo riguardano, "fotte" sul resto.
Piange in Puglia perchè è stata tirata in ballo la sua famiglia. Ma chi l'ha tirata in ballo? Chi ha consentito che Signorini (che è direttore di uno dei suoi media) pubblicasse le foto dell'escursione a Casoria con ciondolo in omaggio per il 18esimo compleanno di Noemi che non s'aspettava il suo "papi"?
Chi ha consentito che si pubblicassero le foto di feste con vulcano a villa Certosa? Chi ha organizzato aerei privati per il trasporto di fanciulle per feste esclusive con conseguenti donazioni di ciondoli e budget di euro 2000 da spendere nei negozi della zona? Si potrebbe continuare nel gossip. Andiamo alla morale: lanciare il sasso e poi nascondere la mano, non è da gentiluomini. E, parafrasando Franceschini (che ha avuto un'uscita molto scivolosa) chiederei:"Vi piacerebbe essere governati da uno che non è un gentiluomo?" Sì, lo so, dove troviamo un gentiluomo?
"Fotte". Dalla sua posizione si fa i fatti suoi. Del resto è coerente: fin da quando "scese in campo" nel 1994 a Montanelli che lo dissuadeva, rispose:"Se non vado al governo, le mie aziende non sono tutelate". Montanelli scrisse queste cose e Berlusconi non lo smentì mai. I fatti suoi lo sappiamo quali sono: tutelarsi da ogni problema giudiziario con leggi ad hoc (e con l'accusa ai giudici di essere di sinistra), allargare e sistemare le sue proprietà in barba alle leggi alle quali sono costretti i comuni mortali (ma lui è un mortale non comune), far vedere che da quando è al governo ha fatto solo gli interessi del paese (ma a Napoli il problema spazzatura non è risolto e ieri sera ci siamo dovuti anche sentir dire che i sacchetti che sono in giro per le strade sono "sacchetti elettorali"; le tasse non sono diminuite; la gente non arriva alla terza settimana ecc.ecc.).
"Chiagne" perchè incompreso e vittima della sinistra, della stampa che è tutta di sinistra (ma non sono sue case editrici come Mondadori, TV come quelle del gruppo Mediaset,ecc.ecc.?); dei giudici che sono di sinistra; dei comunisti (ma con quelli d'Oltralpe fa affari e feste); e dei..."coglioni", come lui ha definito gente come me che non è mai stata di sinistra, ma che non lo voterebbe mai. Ultimamente non sa più come "chiagnere" ed allora ha trovato il modo di definirsi vittima anche per quanto riguarda la sua sfera privata, coinvolgendo anche i suoi figli (che ne starebbero volentieri fuori).
"Fotte" perchè il lodo Alfano è andato avanti, i reati per i quali è condannato sono caduti in prescrizione, la faccenda Mills è finita come se fosse una montatura dei giudici di sinistra... "Fotte" perchè 15 giorni fa dichiarava che puntava ad avere 6 milioni di preferenze personali alle prossime europee, poi ha puntato a 4 milioni, ieri sera ha dichiarato che è certo di prendere 3 milioni e mezzo di preferenze personali.
In conclusione mi pongo sempre la solita domanda, per la quale diversi lettori mi scrivono essendo di parere contrario:"Ma fino a quando saremo così ciechi da continuare a credere a questo bravissimo venditore di fumo?". | |
EUROPA, EUROPA
(23 maggio 2009)
Fra tre settimane si vota anche per il parlamento europeo.
La sfida fra centro destra e centro sinistra, fra centro e centro destra, fra centro e centrosinistra, fra sinistra e centrosinistra, fra sinistra e centrodestra, fra .... ma come? Non dovevamo semplificare il sistema?
Se voto IDV voto per il centro o per il centrosinistra? E se voto Sinistra e Libertà voto per il centrosinistra o per la sinistra? E se voto UDC? E se voto MPA ?
Ho scoperto che molti, non sapendo cosa fare, si orienteranno verso i partiti maggiori. Piuttosto che fermarsi, documentarsi e pensare, tracceranno una croce su PD o su PDL e poi...che se la sbrighino loro!
A questo s'è ridotta la politica.
A questo ha ridotto la politica la partecipazione alla vita politica di tutti i cittadini, principio fondamentale per la democrazia.
Il senso del sentire comune, del partecipare assieme alla vita di uno stato o di un grande continente che tende verso un cammino comune, il senso del sentirsi protagonisti di un progetto, si annacqua in un rinunciatario percorso di scelta poco democratica e molto demagogica.
Non si va divisi alla meta, peggio...si cammina ciechi verso una meta che non sa bene quale sia e che si delega ad altri di cercare, ben sapendo che i delegati non la cercheranno e si limiteranno a partecipare ogni tanto, ma a riscuotere regolarmente la lauta prebenda.
Ieri un lettore mi ha chiesto previsioni di esito elettorale. Mi sembrano scontate. Con due incognite: Radicali e Sinistra e LIbertà. Forse riescono a superare la soglia del 4%, ma il bacino da cui ruberanno sarà il centro sinistra. E mi sta bene perchè finalmente potrà muoversi qualcosa: essere contro questo centrodestra con compagni di viaggio come D'Alema, mi infastidisce non poco. | |
I COSTI DELLA CULTURA
(19 maggio 09)
I giornali da qualche tempo si stanno dedicando ad un impegno strano: prendono di mira le università italiane, esaminano le discipline proposte, calcolano il numero degli allievi iscritti e i costi che si debbono sostenere per quei corsi. Desolati concludono che in questa università ci sono 46 corsi da tagliare, in quell'altra 32, nella terza 27 e via dicendo.
Che strano.
Quando subimmo tutti noi italiani (anche quelli che votarono Forza Italia) la riforma Moratti, ci furono pochissime persone (fra le quali il sottoscritto) che non solo non l'approvarono, non solo ne lumeggiarono i disastri culturali che ne sarebbere seguiti, non solo si posero il problema dei costi, ma la paragonarono al demagogismo di sinistra che negli ultimi vent'anni proponeva un'università in quasi ogni città.
Ma i pochissimi non furono ascoltati. Non è per autocitarmi, ma un mio articolo apparso allora su un quotidiano on line, suscitò echi e proteste di politici locali.
Allora i pochissimi dicevano pochissime cose:
- l'università è un luogo di studi serio con indirizzo di approfondimento specifico
- per rimanere tale deve essere radicato nel luogo dove vi è una lunga tradizione universitaria
- se si devono impegnare risorse economiche essi vanno indirizzate lì per finanziare la ricerca, pagare i migliori insegnanti, creare infrastutture per studenti (che spesso sono letteralmente spennati da gente che affitta appartamenti in nero), aumentare le borse di studio, ecc.ecc.
- i corsi di laurea debbono rimanere di cinque anni (la laurea breve è una cavolata)
- allargare l'offerta culturale non significa creare nuove facoltà con nuovi presidi, nuove segreterie (cioè nuovi costi), ma sviluppare i programmi delle facoltà già esistenti con adeguate specializzazioni post laurea.
I fanatici della riforma Moratti (la signora sarà certo una brava imprenditrice, ma essere bravi imprenditori non qualifica per essere gestori della cultura) bollarono tali affermazioni come "roba dell'ottocento".
A parte che l'Ottocento è stato un secolo abbastanza prolifico culturalmente anche in Italia (ci beccammo qualche premio Nobel), non vedo perchè chi la pensa diversamente dai padroni del potere politico ed esprime le proprie idee, non sia controbattuto con un dialogo, piuttosto che liquidato con sufficienza.
Adesso...le idee dei pochissimi sono patrimonio di molti.
Chissà perchè in questo nostro paese va sempre così.
La Moratti, allora, era intoccabile.
"Ha fatto la migliore riforma della scuola possibile che segnerà la storia", disse Berlusconi che poi non la volle in questo governo, ma la giubilò sindaco di Milano.
Gli imprenditori sono persone serie, che sanno fare bene il loro lavoro, ma raramente sanno fare cultura.
Per il mio lavoro collaboro con due imprenditori di successo, ma non mi sognerei mai di sostenere la loro candidatura ad un progetto di impostazione culturale. Non perchè non li stimi, ma perchè l'approccio con cui s'accosterebbero al problema non sarebbe da uomini di cultura, ma da imprenditori. E per gli imprenditori, si sa, se una cosa non rende...non serve. | |
IPOCRISIE ECCLESIALI
(11 maggio 09)
Dico subito il mio parere in merito al comportamento del governo sugli immigrati: sono d'accordo con Maroni.
Primo perchè una linea dura serve a far capire che non siamo un paese groviera, secondo perchè la voce si spargerà anche fra coloro che stanno per partire e non è un male, terzo perchè accogliere qualcuno significa anche saper ospitare.
E dico anche che non mi piace la posizione della chiesa cattolica. I vescovi che si stracciano le vesti perchè questi poverini sono riaccompagnati a casa (dopo accordo con il dittatore Gheddafi), non mi convincono. Questi vescovi, se fossero coerenti, dovrebbero fare subito una proposta al governo: facciamoli entrare, accogliamoli. Noi mettiamo a disposizione le nostre curie vuote, le mille case parrocchiali vuote, i nostri palazzi apostolici e ci impegnamo a seguirli, ad integrarli ed a vigilare che non divengano criminali.
Sarebbe una proposta seria che segue una protesta vacua, sarebbe un gesto di alta testimonianza evangelica, sarebbe un segno (o un sacramento) della riconciliazione di Dio con l'uomo.
Le parole pronunciate in TV con croci pettorali auree, anelli con diamante incastonato e gemelli d'oro ai polsi, meritano solo il rimprovero del Cristo ai farisei:"Guai a voi...imponente pesanti fardelli sulle spalle della gente, fardelli che non vi sognate nemmeno di toccare con un dito".
La chiesa italiana ha testimoni viventi di persone che stanno accanto ai poveri: don Ciotti, i seguaci di fratel Ettore, don Gelmini, i seguaci di don Oreste Benzi...tanto per citare qualche nome famoso. Accanto ai nomi famosi vi sono decine di persone che sono meno famose agli occhi umani, ma lo sono agli occhi di Dio. Nessuno, sottolineo nessuno, di questi è un gerarca della chiesa. I capi stanno nei loro palazzi dorati, al caldo d'inverno e al fresco d'estate; occupano i primi posti nelle chiese e nei Rotary; amano essere chiamati "eccellenza" dalla gente e predicano un Cristo che rendono incredibile con la loro testimonianza di vita.
Conosco già l'obiezione: alla chiesa spetta richiamare i valori!
Certo! Ma i valori si vivono con la vita! "Mostrami la tua fede senza le opere e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede", dice la Scrittura. | |
BERLUSCONI-ITALIA: 76 a 0
(4 maggio 09)
La partita è vinta dal nuovo dittatore moderno: i sondaggi riferiscono che Silvio Berlusconi gode del 76% della fiducia degli italiani. Chi sperava che un'overdose di berlusconismo avrebbe potuto far ricredere qualcuno sulla reale e seria possibilità che questa nanotecnologia in sembianze umane potesse giovare al Paese, deve arrendersi: Silvio ha stravinto la partita. Meno male che Silvio c'è.
C'è Silvio il "papino" di una sconosciuta 18enne napoletana, c'è Silvio che mostra in conferenza stampa che la data per le case ai terremotati aquilani è fissata in ottobre, c'è Silvio che ci assicura che siamo fra quelli messi meglio nella crisi mondiale, c'è Silvio che è addolorato come ogni marito che si trova abbandonato dalla moglie, c'è Silvio che tesse relazioni internazionali, c'è Silvio che sa piangere ai funerali di Stato, c'è Silvio...c'è Silvio...c'è Silvio...per tutto.
E' sceso in un campo zappato e sconnesso 15 anni fa in maglietta e pantaloncini azzurri con scritto Forza Italia per combattere la sua battaglia per il "suo"Paese (perchè tutto ciò che riguarda i suoi interessi è suo) e questa battaglia l'ha vinta 76 a 0.
Gli italiani possono dormire sonni tranquilli: lavorino, si godano le reti RAI e Finivest ed il satellitare, consumino, vadano in vacanza, siano senza pensieri...i problemi li risolve lui. Panem et circenses.
La droga berlusconiana ha ipnotizzato il 76 per cento di un Paese che ha un lungo e storico passato di creatività e di intelligenze che il mondo ci invidia. Adesso c'è un'intelligenza sola, quella di Silvio...basta!
Un Silvio buono (basta che Casini voglia e noi lo accogliamo a braccia aperte), un Silvio ironico (ogni volta che Franceschini parla cresco di un punto nei sondaggi), un Silvio che considera oltraggio tutto ciò che non gli è omaggio (Di Pietro? Chi è?), un Silvio genio (il G8 lo facciamo a L'Aquila, così vedono come siamo messi), un Silvio imprenditore (agli imprenditori:"Sono uno di voi"), un Silvio operaio (agli operai:"Sono uno di voi"), un Silvio...tutto, architetto, giardiniere, costruttore...perfino casalinga. Enzo Biagi diceva che se avesse un paio di tette farebbe anche l'annunciatrice.
Silvio ha vinto. Il Paese ha perso. | |
IL CORAGGIO DI GIORGIO
(23 aprile 09)
Non apprezzai la scelta bipartisan di votare Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica. Non l'apprezzai, come scrissi, per una serie di motivi: ex comunista e ministro degli esteri di un governo ombra tacque colpevolmente sull'Urss; ministro degli interni del governo nazionale fece poco o nulla; come presidente della Camera si diportò da notaio; infine mi sembrò un colpo di mano di una maggioranza traballante di centro sinistra scaturita da elezioni velenose ed avvelenate.
La sua uscita di ieri a Torino, però, mi ha fatto ripensare: forse un ex comunista ha qualche sussulto di amor patrio.
Ha richiamato la Costituzione e ha messo alcuni paletti: no ai decreti omnibus (l'ha fatto alcuni giorni fa), ha rivendicato la centralità del parlamento nella vita democratica e ha richiamato al senso di responsabilità il governo ricordando, in soldoni, che governare un paese non è governare un'azienda.
Berlusconi per ora non ha replicato, ma ha lasciato che lo facesse il sagrestano dell'ex Forza Italia, l'ex comunista Bondi.
Devo dire che Napolitano ha avuto coraggio, il coraggio che non ebbe il Re Vittorio Emanuele III di fermare Mussolini. Napolitano ha avuto il coraggio di ricordare a Berlusconi che il Parlamento non è una palla al piede, ma la sede della democrazia di un Paese. Ha avuto il coraggio di mettere le mani avanti chiedendo che le leggi siano serie, pensate, durature e condivise e non sfornate a colpi di decreti o di maggioranze blindate dai voti di fiducia (a proposito: in meno di un anno di governo Berlusconi - che gode di una maggioranza bulgara - ha fatto ricorso al voto di fiducia lo stesso numero di volte di Prodi in due anni, ma questo non frega a nessuno).
Non so come interpretare questo coraggio. Potrebbe essere il canto del cigno di una repubblica destinata a finire nel presidenzialismo (in Italia noi cerchiamo sempre un uomo forte), oppure il segno di un soprassalto di dignità di istituzioni che si sentono minacciate, oppure un semplice mettere le mani avanti...
Non so. Però...mi è piaciuto il coraggio di questo ultraottantenne. | |
25 ANNI....DI COSA?
(18 aprile 09)
I giornali di questa setttimana hanno quasi passato sotto silenzio il centesimo compleanno del Nobel Rita Levi Montalcini, ma hanno enfatizzato il 25esimo compleanno della Lega Nord sottolineando, sostanzialmente, due cose: è l'unico partito rimasto in parlamento da così lungo tempo e le capacità del leader, Umberto Bossi.
Mi chiedo: 25 anni di Lega prima Veneta, poi Lombarda, poi Nord, hanno portato qualche beneficio all'Italia?
Più precisamente: gli ideali (?) per cui il millantato medico Umberto Bossi ha costruito la sua (e non solo sua) fortuna politica (e non solo politica) si sono realizzati.
Vediamo.
1. I soldi devono rimanere al Nord che produce e lavora e non finire a ingrassare Roma ladrona e i terroni.
Bossi ed i suoi sono da 25 anni in parlamento e i soldi non sono rimasti al Nord, il federalismo fiscale è rimasto solo una bella (per me brutta) idea. Però Bossi i soldi li ha fatti: ha una bella casa a Gemonio, ha sistemato il cognato ciclista ed il figlio come assistenti al Parlamento europeo (in nome di quali competenze non è dato di sapere) e i leghisti sono presidenti di municipalizzate ed altri enti locali o statali che venivano e vengono ancora indicati come luoghi di spreco.
2. Roma ladrona, la Lega non perdona. Slogan d'effetto che ha portato a creare il parlamento della Padania a Pontida (a proposito: c'è ancora?) e il governo del Nord sempre a Pontida (chi sono i ministri e chi è il presidente?). Ma Bossi & C. sono nella Roma ladrona, hanno un sicuro scranno nel Parlamento Nazionale (ma non doveva essere macroregionale, come presentò il prof:Miglio?) e continuano a galvanizzare il popolo del Nord con il solito slogan.
3.Extracomunitari ladroni, fuori dai c.... Altro slogan d'effetto che è risuonato a Pontida. Gli extracomunitari ci sono, arrivano sempre più clandestinamente passando il colabrodo delle nostre frontiere, c'è un ministro leghista che fu al dicastero del lavoro e adesso è agli interni...ma il popolo della Lega continua a credere allo slogan.
4. Il rito del Po. Dal Monviso a Venezia, in battello, con l'ampolla delle acque della sorgente. Il rito catalizzava non solo i creduloni, ma riempiva le pagine dei giornali e aveva l'onore dei telegiornali nazionali. Si svolge ancora, ma....catalizzava...aveva.
5. Berluskaiser, Berluscazz...così veniva chiamato Berlusconi, oltre che piduista, sporco capitalista borghese....Bossi & C. sono al governo con lui, lo ricattano (vedi ultimo caso date del referendum), ma....
6. Con il tricolore mi faccio il bidet. Altro slogan d'effetto. Bossi & C. hanno giurato sul tricolore come ministri nella Roma ladrona. Non solo...anche sulla Costituzione che "...è carta per cesso".
Di una sola cosa mi rammarico: fra i leghisti ci furono persone perbene che se ne andarono o furono messi da parte (Formentini, Pagliarini...) e ci sono persone perbene che conosco e per le quali voterei (penso ad un assessore del comune di Como).
Queste persone perbene, non s'accorgono della ciarlataneria del loro capo? Non s'accorgono che sono stati 25 anni buttati via? | |
TERREMOTO INFORMATIVO
(15 aprile 09)
La mia casella postale è stata inondata da rimproveri perchè non ho commentato il casino uscito dopo la puntata di Anno Zero sul terremoto.
Raccolgo la provocazione di un lettore che non conosco che mi chiede:"E' troppo rischioso per lei pronunciarsi sull'argomento?"
E rispondo.
Ho smesso da tempo di vedere trasmissioni talk show. Però ho visto un pezzetto di Anno Zero e poi me ne sono andato a leggere un bel libro di Michel Onfray. Perchè?
Perchè fare informazione non è fare controinformazione. Controinformazione si fa quando il regime (e l'attuale governo di centro destra per me è quasi regime) fa i comodi suoi come, ad esempio, la legge Alfano, la legge sulla casa, l'allargamento della compagine governativa (qualcuno si è accorto che il governo è un po' più largo di un anno fa?) e via dicendo.
Fare controinformazione a tre giorni di un disastro immane dove c'erano 68000 persone da sistemare eda sfamare e da soccorrere e da aiutare e da organizzare mi sembra sparare sulla croce rossa. Raccogliere malumori perchè i bagni chimici non sono a posto, le cucine da campo funzionano lentamente e si devono attendere 45 minuti per un pasto e via dicendo, rilevando disguidi, problemi ed incongruenze, mi sembra fin troppo facile e comunque non costruttivo.
Detto questo preciso:
1. Raramente Santoro cerca di costruire qualcosa. La sua specialità è demolire e provocare casini. Da Samarcanda fino ad Anno Zero passando per Aldebaran, il Rosso e il Nero, Moby Dick i suoi programmi sono sempre stati così. Ha sempre cavalcato quest'onda e lo scivolone del Cavaliere di bandirlo dalla TV con il famoso editto bulgaro ha consacrato l'immagine di un giornalista "contro e libero", ma a mio avviso non è nè contro, nè libero. In un paese democratico, però, bisogna riconoscere anche a queste persone il diritto di fare informazione.
2. La levata di scudi da parte degli organi istituzionali e di governo con conseguente richiesta di verifica della trasmissione è stata l'ennesima messe positiva di Santoro. Ha gettato l'amo ed i pesci hanno abboccato. Egli sarà ancora vittima di un regime e consacrerà meglio l'aura di unico uomo che sa fare informazione seria. Se non fosse successo questo polverone, Santoro si sarebbe chiesto arrovellandosi:"Ma dove ho sbagliato? Volevo fare casino e non m'è riuscito!" E forse avrebbe cominciato a pensare che deve dimettersi.
Tanto...da campare trova sempre. | |
BUONA SETTIMANA
(4 aprile)
Domani, domenica delle Palme, ha inizio per i cattolici la Settimana Santa. Accanto a cerimonie che la tradizione ha consolidato nei secoli (baci di crocifissi, processioni ecc.) vi sono tre misteri della fede cattolica che sono sostanziali: l'Eucaristia, la Passione, la Risurrezione di Cristo.
Sono tre miracoli (nel senso di prodigi che sono un segno per vivere un mistero) che passano quasi inosservati.
L'Eucaristia è il miracolo quotidiano di un Dio che si fa presente e cammina accanto alla sua creatura.
La Passione è il miracolo di un Dio incarnato che soffre per amore della propria creatura e paga con la vita il riscatto della creatura stessa non solo dall'offesa primordiale al Creatore, ma dalle offesa che altre creature giunte al potere perpetrano ogni giorno verso altre creature.
La Risurrezione è il miracolo di un Dio che indica che si può vincere la morte.
Questi tre segni sono diventati talmente consueti che non sconvolgono più nessuno. Dopo gli adempimenti dei precetti tradizionali, i cattolici si preparano al pranzo di Pasqua ed alla gita fuori porta di pasquetta. E tutto finisce lì.
E tutto riprende come se nulla fosse.
Il cammino quotidiano con Dio (l'Eucaristia) sembra roba per preti e suore, la sofferenza per un mondo diverso e migliore (la Passione) sembra roba per qualche ingenuo idealista, la vincita sulla morte (la Risurrezione) sembra roba a cui dire di credere tanto per tenersi buona una divinità che, se c'è, dopo la morte...tutto sommato...non mi frega mandandomi all'inferno.
Un augurio ai miei lettori: non buona Pasqua, ma buona Settimana Santa.
In questo schifoso mondo frenetico (dove lavorare per fare fatturato sembra il leitmotiv principale di ogni persona, manager o operaio) i veri cattolici dovrebbero avere il coraggio di sospendere l'attività fregandosene dei loro capi e dei loro clienti per riflettere sui tre miracoli e riprendere con nuova lena e nuovi princìpi dal martedì di Pasqua in poi. Ma non lo farà nessuno (io per primo che, se guardo l'agenda della mia settimana santa, mi prenderei a schiaffi) perchè la vita "quotidiana" è più importante della VITA sic et simpliciter.
Uno spazio, però, se si vuole, sempre fregandosene di capi, clienti, cellulari che squillano e urgenze impellenti, si può ancora trovare.
Quindi: ancora buona Settimana Santa. | |
PER CHI SUONA LA CAMPANA ?
(2 aprile 2009)
A Como c'è una facoltà universitaria che rischia di chiudere. Non solo. Gira voce che alcuni corsi in altre facoltà comensi siano stati ridotti perchè sono stati ridotti i fondi e quindi gli stipendi dei docenti i quali insegnano per quanto sono pagati. Sono pagati di meno, quindi insegnano di meno. Qui - sia chiaro - non si tratta di qualità (sulla quale non ho elementi per giudicare), ma di quantità.
A farne le spese sono sempre i più poveri, gli ultimi anelli della catena, cioè gli studenti. Decurtate le ore di insegnamento o accorpati ad altri corsi che risultano sovraffollati con conseguenti problemi di capienze delle aule, gli studenti dovranno arrangiarsi a studiare da soli se vorranno essere in pari con gli esami.
Mi farebbe comodo (e non nascondo che mi piacerebbe) dare la colpa alla Gelmini, a Tremonti, a Bondi e, quindi, a Berlusconi.
Ma non è così. O è così solo in parte.
Questo governo ha una colpa sola: aver tagliato i fondi per l'università e la ricerca. Non so neppure se sia una colpa: se i soldi non ci sono, non ci sono.
La colpa va ricercata nei demagoghi che non so più nemmeno se siano di sinistra o di destra anche perchè a Como la sinistra praticamente non c'è.Questi demagoghi hanno fatto di tutto per seguire la moda del momento di 15-20 anni fa: ogni città doveva avere un'università.
Le motivazioni erano nobili: allargare il diritto allo studio, venire incontro alle esigenze delle famiglie che non potevano permettersi di pagare soggiorni a Milano, Pavia, Bologna, Venezia, Torino, Trento..., consentire a tutti di conseguire il pezzo di carta che si chiama laurea, chiave indispensabile per adire al mercato del lavoro. Ma i demagoghi non hanno tenuto conto di due problemi: i costi ed il livello di insegnamento.
Mi fermo a Como e considero i costi dell'ateneo comense che è una succursale di quello di Varese (qui sono un po' partigiano: Varese non ha una storia plurisecolare, Novum Comum, sì, ma ragioni politiche consigliarono di fare un'università a Varese). Como, dicevo, ha un'università che offre poche discipline tutte e solo scientifiche (legge, scienze, chimica e matematica, ingegneria). La sede? No! Le sedi! Gli studenti devono migrare in 17 località della città per seguire i corsi, fare gli esami, adire la biblioteca, andare in segreteria. Quanto costano queste sedi? Al popolo bue non viene ancora detto. Non si sa. Forse non lo sanno neppure gli addetti ai lavori. Facciamo che ogni sede tra personale, manutenzione ordinaria, beni mobili, internet, telefoni, luce, riscaldamento ecc.ecc. costi un milione di euro annui? Sono 17 milioni di euro che si devono trovare per andare almeno a pari. E qui non mi si venga a dire che prima si deve guardare la cultura. Il primo a dire che la cultura non ha prezzo, sono io, ma una buona amministrazione pubblica non può evitare di considerare il prezzo della cultura.
Sempre a Como considero l'offerta dell'ateneo che, come ho detto, è solo giuridico-scientifica. Anche qui sono di parte: a me piacciono di più le lettere, la filosofia, la musica, l'arte. Preferisco incontrami con uno scrittore, un filosofo, un musicista, piuttosto che con un avvocato, un commercialista o un ingegnere. Ma la domanda è un'altra e vale sia per le facoltà scientifiche che per quelle umanistiche. I demagoghi di cui parlavo sopra, hanno considerato che l'offerta fosse QUALITATIVA? In parole povere: siamo sicuri che i docenti siano preparati per gestire corsi universitari? Non m'interessa se hanno i titoli, mi interessa se hanno la cultura, la capacità didattica, la preparazione pedagogica ecc.ecc. Non giudico quelli di Como, ma applico un principio generale: non sempre allargare l'offerta corrisponde a mantenere qualitativa l'offerta stessa.
I problemi rimangono.
Anche oggi la campanella suonerà. | |
IL PROSSIMO PARTITONE
Con la fusione di fine settimana il Pdl manterrà le quote elettorali attuali?
Le prossime elezioni amministrative ed europee lo premieranno o lo penalizzeranno?
Le domande mi vengono da un amico che ho incontrato su Facebook e mi invitano a riflettere.
La mia risposta: no.
Il PdL non ce la farà a mantenere le quote, ma non me ne rallegro, nè me ne rammarico.
Non ce la farà perchè è fisiologico che un partito di governo sconti un po' di impopolarità.
Ci saranno elettori che votarono Forza Italia o An lo scorso anno e per le prossime elezioni o sceglieranno di non andare a votare, oppure voteranno Casini o Di Pietro (non credo il Pd).
Un po' perchè saranno delusi dalla politica del governo (la tanto sbandierata novità non s'è, obiettivamente, vista); un po' perchè ci saranno votanti An che non simpatizzano per FI e viceversa. Per non parlare dei partitini nanetti tipo Dc di Rotondi o Pri di La Malfa che non solo non avranno più visibilità (anche se modesta), ma addirittura saranno annacquati nel partitone.
Non ce la farà anche perchè sconterà quello che scontò il Pd un anno fa: i boss dei vari partiti non si lasceranno certo sopraffare dal boss del partito avverso.
A questa obiezione rispondono, con il candore del neofita e la sicumera del venditore di fumo, i maggiorenti di FI e An : la leadership di Berlusconi non è quella di Veltroni.
Vero. Verissimo.
Ma non si considera che Berlusconi non è eterno e ha un incarico di governo che già svolge male perchè non è uomo di democrazia, ma di azienda (ecco il motivo delle sue lagne sulla lentezza del Parlamento) e non ha la vocazione di occuparsi delle beghe da frati che già sorgono.
Al di là, quindi, delle professioni di fede di facciata, il tetto del 51% a cui punta Berlusconi nelle sue troppe chiacchiere quotidiane, non sarà raggiunto e qualche punto in percentuale è destinata a perdersi lungo il cammino.
Dicevo che non mi rallegro della cosa e non me ne rammarico.
Non me ne rallegro perchè mi piacerebbe vedere un partito serio e forte. Anche se non condivido il leader.
Non me ne rammarico perchè vorrei davvero che i partitoni (Pd e PdL) prendessero una bella sberla dall'elettorato.
C'è un problema: ho troppa fiducia nell'elettorato. Lo so. Rimango un ostinato difensore della democrazia partecipata che non è fatta di spot pubblicitari, di spazio su giornali e TV, ma di interesse del popolo per la Res Publica.
Appendice: il PdL farà il pienone alle prossime europee ed amministrative?
Penso di no. Però sono convinto che manterrà la maggioranza. Favoriti saranno Casini e Di Pietro. Il Pd forse guadagnerà qualcosa dall'elettorato ex Dc. | |
PRESERVATIVI AFRICANI
(20 marzo 2009)
Credevo che la visita di Papa Ratzinger in Africa sarebbe passata alla storia della chiesa per alcune gesta importanti. Mi aspettavo che il papa da lì lanciasse un appello alla cristianità dei paesi ricchi affinchè uscisse dal proprio torpore ed aiutasse i paesi africani (se ogni diocesi italiana, aiutasse due villaggi africani in termini di persone, pochi soldi, adozioni, scuole, ecc, un po' di problemi si risolverebbero), avrei apprezzato un appello all'Onu (che lanciato da Yaoundè ha in significato diverso se lanciato dalla finestra della terza loggia) ad Amnesty International, all'Unicef e ad altre organizzazioni mondiali perchè "guardino" al Continente Nero.
No. Il papa si è occupato di preservativi. Non so chi gliel'abbia consigliato, ma è stato consigliato male. Prima di tutto perchè non sembra che gli africani ne facciano molto uso attesa la mortalità per virus Hiv, gonorrea, sifilide ecc.ecc, in secondo luogo perchè non mi sembra che l'Africa sia il pulpito più adatto per predicare su come ci si deve comportare a letto.
Ho sempre sostenuto che la chiesa ha assoluta libertà di espressione e di pensiero e quindi per me il papa, i vescovi, i sacerdoti ed i laici ossequienti, possono continuare a credere che l'uso del preservativo nel rapporto di coppia sia immorale. Ma penso che il luogo per annunciarlo clamorosamente, sia stato clamorosamente sbagliato. Quando una donna africana come modo per dare da mangiare ai suoi figli ha solo la strada di concedersi a qualche arrapato connazionale o europeo in cerca di sesso, non starà certo a sentire il papa! Le ragazzine che sono a disposizione dei turisti europei benpensanti, bencattolici e benpienidisoldi, hanno un solo modo per evitare una gravidanza indesiderata e portare qualche dollaro a casa:questo!
E noi stiamo a far loro una lezione di morale e a predicare l'astinenza?
Penso che la chiesa debba smetterla di collocarsi fra le lenzuola delle coppie e debba pensare di più a "volere la misericordia, piuttosto che il sacrificio". | |
LA BIANCA LETTERA
(14 marzo2009)
Avrebbe dovuto rimanere "sub secreto", ma non è andata così: anche il mitico ambiente vaticano ha le sue falle e la lettera che Benedetto XVI aveva preparato prima in tedesco e poi in italiano, mentre era in attesa di essere tradotta in latino (lingua ufficiale della chiesa cattolica), è finita in mano ai media. (Se fossi il card.Bertone cercherei la talpa nell'ufficio dei traduttori).
Spiace che non ci si possa più fidare neanche degli uomini del Vaticano, ma non è questo l'argomento del mio editoriale: mi interessa il contenuto della lettera che è estremamente interessante per una serie di motivi.
Anzitutto: Benedetto XVI mette in evidenza l'umanità del papa con la signorilità che lo contraddistingue e con uno stile molto diverso dal suo predecessore "santo subito". Non avrebbe ostentato coram populo il suo dispiacere per alcuni problemi in seno alla chiesa, ma l'avrebbe fatto solo con i vescovi di tutto il mondo che considera fratelli nel collegio apostolico. Si rivela così un aspetto della personalità del papa del quale non ho mai dubitato: il suo forte senso della collegialità. Del resto si sa che fu lui (con il card. Bevilacqua) ad ispirare a Paolo VI lo sviluppo del tema della collegialità.
In secondo luogo la bianca lettera ci mostra un papa che sa spiegarsi quando deve dare spiegazioni. Motiva le ragioni che l'hanno indotto a togliere la scomunica ai vescovi ordinati da mons. Lebfevre e si stupisce dell'eco mediatico sproporzionato all'entità del gesto compiuto. Mi sarebbe piaciuto, qui, che avesse approfondito il non senso della scomunica in genere. Non l'ha fatto. Pazienza.
In terzo luogo scopro un uomo non lagnoso, ma dispiaciuto, seriamente rammaricato per non essere riuscito a farsi comprendere. Papa Ratizinger non tira dritto per la sua strada, ma - fedele al suo mandato, cultura e formazione - cerca di coniugare la tradizione con l'innovazione conciliare e si rammarica di non riuscirvi appieno. Come il suo grande predecessore che lo volle vescovo di Monaco e, appena tre mesi dopo, lo nominò cardinale: Paolo VI, il papa del tormento e del dubbio che sentiva sempre più pesanti le chiavi di Pietro.
La lettera di Benedetto XVI ci dice molte cose, anche se non sono esplicitate. Ci dice che il papa si sente sempre meno monarca e sempre più chiamato all'unitatis redintegratio. Ci dice che Benedetto XVI soffre quando non è capito e quando alcuni suoi gesti sono fraintesi.
Il suo non sarà un pontificato sconvolgente per le riforme ecclesiali che molti di noi si attendono. E' anziano, timido e forse stanco : gli pensano sulle spalle oltre trent'anni di posizioni di responsabilità ecclesiale ai massimi livelli, con tutte le contraddizioni che questo comporta. In più è un uomo molto colto nella dottrina e storia dei dogmi e non si può pretendere da un uomo con tutte queste caratteristiche di essere anche profeta. La profezia richiede capacità di rischio (può un ultraottantenne rischiare?), gesti di rottura (non ha il carattere per essere uomo dirompente), salti nel buio e senso della precarietà (la sua cultura e la sua storia non l'hanno formato per questo).
Non sta conducendo una battaglia di retrovia (come appare, invece, a molti), ma di moderata conservazione (com'è nel suo carattere di disciplinato uomo di chiesa) e di timido progresso (com'è nella natura di un uomo di cultura). Penso che anche per lui le chiavi di Pietro divengano sempre più pesanti e che gli faccia paura gettare la rete nell'acqua scura perchè non sa cosa avverrà al ritiro della rete. Ma è il successore di Pietro che lo Spirito ha suscitato. A volte lo critico, ma non smette di piacermi perchè lo conobbi quando era solo un professore (celebre, ma semplice ed umile), quando era cardinale (ci vedemmo e corrispondemmo più volte e ci ricevette con mia moglie) e lo sento ancora vicino.
LA BIANCA LETTERA UN PO' SCARLATTA
(17 marzo2009)
Avrebbe dovuto rimanere "sub secreto", ma non è andata così: anche il mitico ambiente vaticano ha le sue falle e la lettera che Benedetto XVI aveva preparato prima in tedesco e poi in italiano, mentre era in attesa di essere tradotta in latino (lingua ufficiale della chiesa cattolica), è finita in mano ai media.
Ho ripreso l'incipit dell'editoriale precedente per continuare la riflessione sulla lettera di Benedetto XVI. Concludevo il mio ragionamento dicendo che lo sento vicino, ma in una cosa lo sento lontano: la sensibilità verso TUTTE le anime diverse della comunità cristiana. Per stringere il discorso: Benedetto XVI ha motivato il ritiro della scomunica ai vescovi lebfevriani con un'alta argomentazione: si poteva rimanere insensibili verso una comunità che conta oltre 400 sacerdoti e migliaia di fedeli?
No, non si poteva rimanere insensibili. Mi chiedo: insensibili no, ma incoerenti sì?
L'argomentazione del papa varrebbe anche per...che so...i preti sposati?
Se la sua sollecitudine pastorale l'ha portato a riflettere sul tema di una comunità dissenziente su verità stabilite da un Concilio Ecumenico, non può spingere la sua riflessione verso persone della comunità cristiana che non eccepiscono nulla o quasi sul Concilio Vaticano II, ma solo (o quasi) su una disciplina che, peraltro, ebbe vita per il primo millennio della comunità cristiana?
I preti sposati sono - mille più, mille meno - quasi centomila. Che con le loro mogli diventano duecentomila. Mettiamoci un figlio per coppia e siamo a trecentomila.
D'accordo: non sono organizzati, non hanno seminari per il mondo, non hanno finanziamenti da enti progressiti (i lebfevriani attingono in ambienti conservatori), non hanno vescovi (ci sarebbe mons. Milingo che sogna una prelatura personale), non hanno parrocchie (tranne qualche caso in cui si sono fatti una comunità)...insomma...non sono una chiesuola nella chiesa. Sono solo credenti nel Dio di Cristo che hanno incontrato un amore lungo la strada della vita. Ci hanno sofferto per questo amore e hanno sofferto insieme a quella che poi è diventata la loro compagna di vita e la madre dei loro figli. Fino a quando non hanno ottenuto la dispensa per celebrare il matrimonio sacramentale, hanno frequentato la celebrazione eucaristica con la propria moglie, ma non si sono accostati al sacramento dell'Eucaristia. Hanno chiesto di battezzare i loro figli (e glieli hanno battezzati, ma a porte chiuse). Hanno continuato a pregare con i salmi, riflettere sulle grandi verità insegnate da Cristo e cercato di praticarle nella vita perchè non hanno dimenticato l'esortazione del loro vescovo che, ordinandoli diaconi, consegnò loro il Vangelo esortandoli:"Credi a ciò che leggi, insegna ciò che credi, pratica ciò che insegni".
Non si deve essere sensibili verso queste famiglie che vivono una vita di fede e cercano di testimoniarla nella vita dimenticando e perdondando gesti matrigni ricevuti proprio da persone della comunità alla quale hanno appartenuto? Meglio ignorarli, fare finta che non esistano, confinarli in un limbo silenzioso ed ostracistico?
Benedetto XVI prende in considerazione solo istanze che pervengono da comunità organizzate e che, come Brenno, fanno pesare con numeri e soldi la bilancia dalla loro parte? Ma è lo stile del Maestro, questo?
Sì, la bianca lettera si tinge di scarlatto. E' il sangue dell'anima di molte coppie cristiane che hanno un marchio d'infamia: lui è stato un prete, lei l'ha distolto dalla sua missione, i loro figli hanno il marchio della colpa del sesso. E' il sangue di chi suda ogni giorno per mantenere la propria famiglia e bussa sommessamente a quella porta fino a spellarsi le nocche delle dita. E' il sangue di una comunità di migliaia e migliaia di persone che soffre perchè chi ritiene di possedere la verità del Cristo, nega un ascolto, rifiuta un contributo, ignora un appello. | |
SOGNI DI FINE INVERNO
(11 marzo 2009)
La giornata del 10 marzo 2009 è stata interessante da punto di vista della politica italiana perchè ha messo in luce dove vuole andare una parte (per fortuna solo una parte) di questo governo.
Non mi riferisco alle battute di Berlusconi su Frattini o sul Pio Albergo Trivulzio (quando non scade nel banale tipo corna in foto ufficiali o altre scemate del genere, le battute o gag di Berlusconi vanno prese per quelle che sono: gag... appunto... e non vale la pena ricamarci sopra), ma mi riferisco alla sortita sul voto in Parlamento che può essere delegato ai capigruppo.
Anche se molti suoi lecchini si sono sforzati di derubricare il pensiero del Capo indiscusso definendolo semplicemente una battuta, si deve ammettere che battuta non è, anche perchè ha trovato immediata eco di consenso nel capogruppo al Senato del Pdl, lo strabico Maurizio Gasparri.
La cosa mi preoccupa alquanto perchè mi conferma nell'opinione che per Berlusconi governare l'Italia non significa fare politica, ma solo azienda. Il governo è un consiglio di amministrazione di cui lui è presidente, il parlamento è costituito dagli azionisti che, a seconda delle quote elettorali o dei voti che portano, contano dal due di picche alla donna di fiori.
In genere gli azionisti si radunano in assemblea annuale, ascoltano la relazione del presidente e passano all'incasso dei dividendi.
Così vorrebbe il parlamento il presidente del consiglio (ma non solo lui). Battuta mia: se i voti dei capigruppo contano per numeri e non per peso...mi va bene perchè la maggioranza ha due capigruppo alla Camera e due al Senato (Pdl e Lega) e l'opposizione ne ha tre alla Camera e tre al Senato: ogni volta il governo andrebbe sotto.
Il presidente della Camera frenato il presidente del Consiglio e io non avrei mai pensato di essere difeso democraticamente proprio da Gianfranco Fini che non ha proprio un passato di democrazia e libertà.
Il motivo per cui Berlusconi e qualche altro vorrebbero che votassero solo i capigruppo è semplice: le leggi in parlamento subiscono itinerari troppo lunghi.
A parte il fatto che qualcuno potrebbe ricordare a Berlusconi che così prevede la nostra Costituzione (ah già...dimenticavo: per lui la Carta Costituzionale è comunista!), con la maggioranza bulgara che si ritrova, le leggi potrebbero essere approvate senza lungaggini e senza fare ricorso alla fiducia (43 volte in quasi un anno di governo Berlusconi, 23 volte in quasi due anni di governo Prodi). Ma c'è un'altra cosa che Berlusconi dovrebbe ricordare che si chiama volontà politica del governo.
Vi ricordate quando poco più di un mese fa si trattava di approvare a tambur battente una legge sul testamento biologico sollecitati dala caso Eluana?
Non disse Berlusconi che "in tre giorni si faceva la legge?" E non s'attivarono subito in questa direzione i presidenti dei due rami del parlamento con i rispettivi capigruppo? La cosa poi decadde perchè Eluana morì, ma questo procedente dovrebbe far capire a tutti gli italiani (presidente del consiglio compreso) che se c'è la volontà politica di fare...si fa.
Forse, siccome sta finendo l'inverno e le giornate cominciano ad allungarsi, Berlusconi, Gasparri, Cicchitto, Buonaiuti, Bocchino, Rotondi ecc si svegliano un po' prima e, nel dormiveglia, sognano...sognano...sognano...i bei tempi in cui "quell'aula sorda e grigia poteva essere trasformata in un bivacco di manipoli"(Mussolini) | |
POSSIAMO FARE A MENO DELLO SCONTRO?
(8 marzo 2009)
Ho letto un libro "Elogio del conflitto" (Feltrinelli) scritto da una filosofa (Angelique Del Rey) e da uno psicanalista (Miguel Bensayag) il cui succo è l'ipotesi che gli individui possano praticare quotidianamente un sano conflitto consapevole, un conflitto indirizzato contro l'omologazione culturale, il "politicamente corretto", i modelli emozionali imposti dai consumi.
Viviamo in un mondo in cui il conflitto è esasperato in ogni campo. Lascio perdere la politica (ci vuole poco per fare qualche sempio) e affronto il mondo commerciale che - pur non essendomi congeniale - è purtroppo il mio pane quotidiano. Ogni giorno mi trovo a dover lottare con la concorrenza (che è molto sleale), con clienti che mentono per continuare ad avere credito, con fornitori nei confronti dei quali Giuda è un educando delle canossiane.
A me non fa paura la lotta, ma deve essere ad armi pari. Se perdo...ammetto la sconfitta. Se vinco non faccio il Maramaldo con il vinto.
Questo libro mi ha aperto la considerazione ad una prospettiva diversa nel conflitto contemporaneo: l'ambiguità. Di persone ambigue ne trovo ogni giorno sulla strada della mia vita e non mi vanno a sangue perchè passano dove l'acqua è bassa, non stanno mai o da una parte o dall'altra, ma preferiscono nuotare nel guano, loro piscina preferita, pur di non guastarsela con nessuno.
Nel mio settore commerciale il consumo non è più visto come realtà di prodotto che deriva da un servizio, ma come prodotto a sè stante: devo riempire il cliente di merce, portare a casa i soldi e fine della storia.
Poichè il mio lavoro non l'ho mai impostato così, vivo nel conflitto generale fra la mia etica e l'etica di questo mercato, da cui derivano conflitti particolari quali le ambiguità a cui accennavo sopra.
Penso che non si possa fare a meno del conflitto, il pericolo di questi conflitti, però, è che devi studiare bene l'avversario: non illuderti d'averlo disarmato. Se t'avvicini quando è a terra per aiutarlo, ti butterà una manciata di sabbia negli occhi e t'infilerà una stilettata nel fianco. | |
MI SPIEGO MEGLIO
(8 marzo 2009)
Devo delle spiegazioni ad un po' di lettori che hanno letto l'editoriale I PARTITI DEL DISASTRO LIBERO. Anzitutto ringrazio: non sapevo d'avere una tale sequela di persone. Da giovedì pomeriggio a stamattina ho avuto la casella di posta intasata.
Vado per punti:
- a chi obietta che avrò anche ragione, ma non si può fare a meno di avere due partiti, rispondo che basta andare a votare per i referendum a giugno (questo governo li ha voluti staccati dalle elezioni europee ed amministrative proprio perchè fallissero, con spesa aggiuntiva di 400 milioni di euro) e il problema è risolto. Se passa il referendum (cosa che temo non avvenga), il gioco è fatto: non sarà più il soviet dei vari partiti ad imporre la nomenklatura, ma saremo noi a scegliere chi mandare a Roma e chi lasciare a casa.
- all'obiezione che io scrivo, ma me ne sto con le mani in mano: è vero. Ma è anche vero che partecipo alla vita democratica e - come altri - non sono ascoltato dalla nomenklatura. Cosa posso farci?
- a chi mi chiede di smetterla di avercela con Berlusconi perchè Veltroni non sarebbe stato migliore, rispondo che è vero che Veltroni non sarebbe stato migliore: infatti non volevo che cadessi Prodi. Ce l'ho con Berlusconi perchè è al governo per i suoi interessi e non per quelli del Paese. Vuole un esempio, caro sig. Maurizio? Guardi quanto stabilito venerdì in Consiglio dei Ministri. Basterà un tecnico che con perizia giurata dichiari che si può aumentare la cubatura di un edificio già esistente e la licenza edilizia va a farsi benedire! Se lei mi obietta che così si sveltisce la burocrazia, le rispondo che non conosce la pubblica amministrazione e, se vuole, personalmente le rispondo facendole casi concreti.
- a chi mi dà ragione in tutto e per tutto, ma mi chiede che soluzione propongo, rispondo con Virgilio: Labor omnia vicit, improbus et duris urgens in rebus egestas (traduco: il lavoro improbo che urge nelle vicende difficili vince ogni difficoltà). Lavoriamo noi, come singoli cittadini per un mondo migliore, ogni giorno, con impegno. I nostri figli vedranno un futuro migliore. | |
SEGRETARI DEL PARTITO DISASTRO (LIBERO)
(5 marzo 2009)
PD, Partito Disastro. Romano Prodi non me ne vorrà: sa che lo stimo troppo per insultare lui attraverso una sua creatura, ma credo che un'operazione politica più impura non si poteva fare. Lo dissi e lo scrissi a suo tempo, quando suonare campane a morto per un partito nascente equivaleva ad essere apprezzati come quando si va vestiti da becchino alla nursery di un ospedale e lo ripeto ora quando sono in molti a darmi ragione.
Silvio Berlusconi non può volermene se scrivo che anche il nascente Partito delle Libertà viene alla luce già abortito:lui è un ottimista e i gufi come me li impallina.
Per quali motivi penso che i due PD (uno con l'aggiunta di una L) siano Disastri, Disastrosi e Disastrati?.
Anzitutto perchè nascono da compromessi fra ideologie. Le ideologie non scendono a compromessi perchè nascono da ideali e gli ideali si perseguono in spe contra spem. E' dall'ideologia che nasce una politologia.
In secondo luogo perchè nella macedonia, ognuno vuole mantenere il proprio ruolo e la propria autonomia. Se il segretario viene dai DS, il vice dovrà venire dalla Margherita; se il segretario viene da Forza Italia, il vice dovrà essere di An. Sbagliato! Sbagliatissimo!
In terzo luogo perchè sento dire spesso: largo ai 40enni, ai volti nuovi e non compromessi. Questa cosa mi stufa un po' e non perchè io abbia 55 anni e voglia fare il segretario di qualche partito, ma perchè da oltre 20 anni non ci sono più scuole che formano. In campo cattolico c'era l'Azione Cattolica che adesso fa poco o nulla (a far qualcosa è rimasta CL); in campo "sinistro" c'era la scuola delle Frattocchie e in campo "destro" c'era quella della Magliana. Adesso non c'è più nulla e 20 anni fa, quelli che adesso hanno 40 anni ne avevano 20. Non sono stati formati! Sono arrivati alla politica all'inizio, forse, per ideali, ma poi hanno capito presto come gira il fumo e si sono adeguati.
In quarto luogo i membri dei partiti che confluiscono nella macedonia non sono disposti a rinunciare alla presidenza dell'ente X, al consigliere nell'ente Y, alla raccomandazione nell'ente Z. Per cui il partito unico rimane un'operazione di facciata, ma all'interno le divisioni rimangono con gli odi tipici dei Soviet e dei Sinedri.
Da ultimo va considerato l'elettorato. Chi votava Dc ha faticato a votare per la Margherita, ha creduto nell'Ulivo perchè c'era Prodi, ma alle ultime politiche piuttosto che votare Veltroni ha scelto Casini o Di Pietro.
L'elettorato non ama la macedonia, se non a tavola.
Ultimissima: i partiti disastro producono uomini disastro che finiscono in posti chiave dell'ammistrazione pubblica. | |
NUOVE MORTI MODERNE
(10 febbraio 09)
Ci sono nuovi modi di morire nel terzo millennio che si chiamano stupri di gruppo, investimenti su strada, spettacolarizzazioni della morte. Questi modi si aggiungono a nuove morti che sono già vecchie: per droga, per AIDS, per mafia e camorra.
Tutte morti tragiche, tutte irrispettose della vita individuale, tutte che sanno di nuova giungla.
Nuova giungla o...solita vecchia giungla umana che faceva dire ad Hobbes:"Homo homini lupus?"
Questi nuovi modi di morire non sono necessariamente legati alla morte fisica.
La ragazzina 14enne stuprata dal branco non muore fisicamente, ma muore "dentro".
Eluana non è morta fisicamente ieri, ma è morta "dentro" da quando i suoi simili si sono accaniti su di lei, spettacolarizzando la sua morte.
Il ragazzo che è stato recentemente investito da un suo simile ubriaco che con nonchalance è sceso zoppicando non per prestare soccorso, ma per andare al bar a bere una birra, non è morto solo fisicamente, ma è morto "dentro" perchè in quella frazione di vita che gli è rimasta avrà pensato che non si può vivere così e la sua ragazza che si è salvata è morta "dentro" perchè un sogno di vita non si stronca così.
Le nuove morti moderne sono un segno di una civiltà che corre verso un benessere ed una tecnologia che più sono forti, più la fanno decadere.
A quando rifletteremo su nuove vite moderne?Inserire testo | |
GIUBILO INGIUSTIFICATO
(6 febbraio 2009)
Fra le moltissime leggi che ogni Parlamento sforna e che fanno la gioia dei parlamentari (perchè parlano, parlano, parlano), degli avvocati (perchè così possono continuare a campare) e l'afflizione degli italiani (perchè ci capiscono sempre meno), c'è quella approvata ieri fra l'esultanza dei parlamentari della Lega Nord (movimento che non ho mai capito fin dalle sue origini e di cui capisco sempre meno il crescente consenso): i medici devono denunciare i clandestini che ricorrono alle loro cure.
Detta così (perchè così viene presentata) mi fa sobbalzare sulla sedia. Ma come? E dove sta il segreto professionale? E che fine ha fatto il giuramento di Ippocrate? E la legge sulla privacy?
Allora ho cercato di capire meglio e sono andato a cercarmi con un po' di fatica l'emendamento. Pur non essendo un giurista, ho capito che motivo per esultare non c'è: il testo invita il medico che cura un clandestino a denunciare il fatto (non il soggetto) alle autorità qualora riscontrasse pericolo di contagio per la salute pubblica.
Esattamente come dovrebbe fare il mio medico se, visitandomi, riscontrasse che ho la peste bubbonica.
Tutto si ridimensiona, quindi.
Ma la cosa mi rattrista molto.
Per una serie di motivi.
Anzitutto penso che anche questa legge sia sfrutatta dalla Lega Nord per far vedere ai propri elettori che a Roma ci sono e ci lavorano facendo gli interessi del Nord e del loro elettorato che non vede di buon occhio immigrati di vari paesi come non vedeva di buon occhio, oltre vent'anni fa quando nacque la Lega Lombarda, i "terroni" che dal Sud migravano al Nord. Gravissimo: persone serie non scherzano su nulla per fini elettorali, ma sulla salute...debbono proprio non scherzare, nè strumentalizzare!
In secondo luogo la cosa mi rattrista perchè ho scoperto che un clandestino può essere curato e guarito gratis, mentre io (che sono italiano) e l'immigrato regolare che paga i contributi dobbiamo pagare il tiket. Vergogna!
In terzo luogo mi metto nei panni del medico e sono ancora più preoccupato. Il medico ERA una missione, prima che una professione. Come quella del prete e dell'avvocato, del giornalista e del fiscalista. Chi sceglie queste professioni e le esercita è tenuto al segreto professsionale (celebre, a tale proposito, è il film "Il Processo" di Hitchock). Un medico non deve divulgare notizie sulla salute del paziente, il prete non deve denunciare quanto sente in confessionale, così l'avvocato o il fiscalista. A costo della vita e della reputazione. Un caso personale: non esercito più il ministero sacerdotale attivamente, ma non mi sogno di rivelare nulla delle confidenze avute in confessionale a suo tempo e tale formazione mi è rimasta. Come è possibile pretendere che un medico denunci un paziente che si rivolge a lui per delle cure? Diverso è il caso di rischio di contagio! Ma, anche qui, un paziente può essere messo in quarantena, si avvisano le autorità competenti, ma la discrezione è d'obbligo!
Infine penso che l'animo xenofobo che alberga in ognuno di noi quando entriamo in contatto con lo straniero o comunque la persona diversa da noi, abbia il sopravvento al punto da farci dimenticare ogni regola umanitaria. | |
ALTRI TEMPI
(4 febbraio 09)
Come alcuni amici sanno, in questi periodi non sono stato tanto bene di salute e, costretto a letto o a riposo, ho avuto modo non solo di leggere, ma anche di pensare.
Fra i tanti pensieri, mi sono fermato a riflettere su alcuni particolari del mio modo di vivere quotidiano e concludevo che questo è sempre più un mondo diverso da quello che mi hanno educato a vivere. Io sono un tipo schietto, abituato a non fuggire davanti ai problemi, a dare una parola e mantenerla, a dare una mano se posso, ad essere serio nel mio lavoro e nel rapporto con gli altri.
Mi accorgo sempre più non è così. Si parla a vanvera, si dice una cosa e se ne fa un'altra, ci si fa un baffo della parola data e la stretta di mano per siglare un patto è cosa d'altri tempi. Se si subisce un'ingiustizia palese, quasi mai si ottiene giustizia perchè arzigogoli legali determinano illegalmente il tuo ingiusto torto.
Pensavo, nelle mie riflessioni, che - dovendo vivere comunque in questo mondo ancora per un po' - non defletterò mai dal mio modo di vivere, ma, facendo tesoro dell'insegnamento di Gesù, cercherò di essere in questo mondo sempre semplice come una colomba, ma prudente come un serpente.
In questi giorni, però, mi sono accorto, esternando le mie riflessioni, che non sono quasi da solo a pensarla così. C'è gente come me, di ogni età e di ogni ceto sociale, che quando affronto l'argomento non solo mi dà ragione, ma vive il mio stesso dramma. Voglio dire che non mi sento rispondere:"Eh, va be'...lei pensa giusto, ma sa...questa società..."
Mi scappa di pensare, allora, che siamo in tanti a cercare di vivere come si viveva in altri tempi, che siamo in molti ad avere l'orticaria davanti alle ingiustizie che subiamo, che non siamo pochi a voler tornare alla stretta di mano franca e cordiale e che quando troviamo persone così sulla nostra strada della vita, non ce le lasciamo scappare.
Meno male, mi dico fra me e me. La fatica di vivere ci sarà ancora, ma sarà un po' più leggera. | |
FEDERALISMO
(23 gennaio 1009)
In questi giorni ho ricevuto parecchie emails da parte di lettori che mi chiedono perchè non ho mai scritto nulla sul federalismo, in particolare dopo quanto ho scritto sulla pagine di Facebook di Pierferdinando Casini.
Rispondo a tutti qui, ben sapendo di andare controcorrente (ma è nella mia natura).
Sono contro il federalismo (ogni tipo di federalismo, fiscale, governativo, amministrativo), contro l'abolizione delle Province, contro la gestione del particulare.
Il motivo di fondo è solo uno: penso che ogni divisione, non unisca e noi abbiamo bisogno di essere un Paese unito da Livigno a Capo Passero. Non siamo mai stati uniti. Dopo l'unità d'Italia (1860), Massimo D'Azeglio disse: "Ora l'Italia è fatta. Dobbiamo fare gli italiani". Questa frase è stata dimenticata da tutti. Al Nord hanno continuato a pensare ai terroni borbonici, al Sud hanno continuato a parlare di polentoni inseguendo il mito del Nord e trasferendovisi in massa creando i problemi che adesso in tutto il Paese creano gli immigrati.
Nessun governo (tranne il primo governo De Gasperi) ha pensato di fare gli italiani.
Ecco perchè è nata la Lega, movimento brancaleonico, arruffatore, senza un preciso disegno politico globale, ma con un unico obiettivo: cavalcare una protesta legittima e sacrosanta (troppi soldi prodotti dal Nord finivano e finiscono in sinecure clientelari e mafiose del Sud), ma senza incanalarla (la protesta legittima) verso un far sentire tutti Popolo di un Paese.
Le idee giuste le aveva Gianfranco Miglio (chi si ricorda di lui?) che per un po' Bossi ha cooptato fra le proprie file, ma che ha scaricato quando si è accorto che Miglio aveva ideali di lungo respiro che mal s'addicevano alla corsa al potere che questo pasticcione aveva in mente.
Ancora due parole per spiegare perchè sono contro il Federalismo e l'abolizione delle Province.
Il Federalismo non risolve i problemi nè del Nord, nè del Sud. Se il soldi rimangono in Lombardia, per esempio, va da sè che la Lombardia si creerà spese che aumenteranno la sperequazione fra essa e la Calabria. Il vero federalismo potrebbe essere che vi sia una Corte dei Conti con un rappresentante serio (cioè non designato dai partiti, ma eletto dal popolo ad hoc) per ogni regione, con funzione di vigilanza, con idee di ampio respiro e con serie capacità discrezionali.
Le Province non vanno abolite, perchè sono l'unico modo diretto di far sentire il governo centrale presente nel territorio provinciale. Andrebbero abolite le Regioni che sono solo un carrozzone clientelare e che sono un elemento burocratico in più. Tutti noi sappiamo che se un Comune deve rimettere mano al Piano Regolatore deve prima passare in Provincia e poi in Regione con i tempi che si allungano e con gli ostacoli burocratici dovuti non solo all'ottusità di qualche funzionario, ma anche a politici che, in quel Comune, hanno qualche cliente.
Un vero governo che abbia a cuore il Paese, deve pensare a fare gli italiani.
Ma...c'è stato e c'è un governo che abbia a cuore gli interessi del Paese?
C'è stato e c'è un governo che pensa al bene degli italiani? | |
SOLDI ALLA FIAT
(27 gennaio 2009)
Adesso, basta! Veramente, basta! Per una volta sono d'accordo con Calderoli che non fa che riprendere quanto noi popolo bue ripetiamo da anni:"Privatizzare gli utili e collettivizzare le perdite non va bene".
Ma come? Fino all'anno scorso il mercato Fiat era in crescita, c'erano dividendi, c'erano utili, c'era questo e c'era qell'altro e adesso occorrono gli aiuti di stato?
No. La cosa non può continuare a funzionare così.
Venerdì scorso Berlusconi ci dice che se non si interviene sono a rischio 100.000 posti di lavoro, oggi Marchionne - bontà sua - li riduce a 60.000.
Ma non si deve intervenire. Punto e basta.
Non si deve intervenire perchè non si è intervenuto e non s'interverrà ad aiutare quei piccoli artigiani e commercianti che pagano le tasse e che alla sera si ritrovano sì e no 100 euro in cassa. Se mettiamo assieme tutti questi - che faticano da tempo a tirare la fine del mese - sono altro che 100.000.
Non si è intervenuto e non s'interverrà mai ad aiutare lavoratori autonomi che pagano le tasse finno all'ultimo cent e si ritrovano ogni anno balzelli diversi. Anche questi, da anni, faticano a tirare avanti, ma lo fanno, ogni giorno, con costanza, pregando Dio che doni loro la salute e lavorando 12-13 ore al giorno, sabato compreso.
Non me ne vogliano i dipendenti Fiat. Non ce l'ho con loro, anche se fra loro ci sarà qualche lavativo che non rende al punto giusto per l'azienda. Ce l'ho con questo capitalismo nostrano che non solo è sempre autoreferenziale, ma anche assistenzialstatale.
Quando un'azienda non va bene, si mette mano al proprio portafogli. Nel mio piccolo l'ho fatto anch'io. Nel suo grande lo facciano la Fiat e tutti quelli che hanno soldi, ville, case, barche ed altri vizi che non vado qui a descrivere.
Già stiamo tirando tutti la cinghia, già stiamo facendo salti mortali! Ci manca che altri fondi che non ci sono vengano dirottati per lasciare intatto il capitale della famiglia Agnelli!
No! Basta!
Non so se ci sarà la rivolta di popolo che ha pronosticato Calderoli, ma se ci sarà, salterò volentieri (per la prima volta da quando lavoro!) una giornata di lavoro per protestare. Non servirà a nulla perchè politici e capitalisti sono culo a camicia, ma lo farò ugualmente | |
PIETA' PER VILLARI
(11 gennaio 09)
Adesso è solo. Villari - epatologo di fama campana, presidente della Commissione di Vigilanza RAI eletto con i voti della maggioranza, ma militante nelle file dell'opposizione - avrà un travaso di bile: è solo. Non lo sostenevano i suoi (che candidarono Leoluca Orlando e poi gli contrapposero Zavoli), non lo sostengono ora quelli che l'hanno eletto.
Quanto sono ridicoli questi parlamentari. Vi ricordate lo strabico Gasparri che martellava in TV che Villari era stato eletto regolarmente e che il problema era all'interno dell'opposizione? Sì? Bene! Ora lo stesso firma la sfiducia all'uomo che ha votato. Sfiducia sottile perchè non lo sfiducia: solo lui e la compagnia hanno fatto sapere che non parteciperanno più alle riunioni della commissione fino a quando sarà Villari a presiederla.
Il Pd - nelle cui liste è stato eletto - l'ha già espulso costringendolo ad iscriversi al gruppo misto.
Nessuno ha più pietà per quest'uomo che si è trovato per un paio di mesi una celebrità.
Un po' di pietà ce l'ho io.
Gli suggerisco di tenere duro. Non solo perchè sembra che tecnicamente non sia possibile dimetterlo se egli non lo vuole, ma perchè almeno i cittadini vedono come si conclude la farsa.
Perchè di farsa si tratta: lo cacciano i cieli per non esser men belli, non lo riceve il profondo inferno perchè non avrebbero alcuna gloria quei rei...allora?
Allora...va' avanti, Villari. Lascia risolvere il problema a chi l'ha creato, cioè ai Gasparri, ai Fassino, ai Cicchitto, ai Veltroni, ai Bossi ed ai Casini.
Vediamo cosa succede!
Non lasciarti tentare dal altre presidenze o prebende o sinecure varie!
Va'avanti e aspetta cosa decidono lor signori.
Convocherai la commissione e non ci sarà la maggioranza per deliberare? Beh! Che importa? Chi ha creato il casino? Tu? No! Loro!
Loro non volevano Leoluca Orlando perchè era un candidato di Di Pietro.
Adesso...
Qualcuno ti dirà che così paralizzi l'attività di una commissione?
Poco male!
La Rai sta andando avanti lo stesso.
Magari farà meglio.
Ho pietà per te, caro Villari, nel senso latino di pietas, solidarietà, vicinanza e...anche un poco di sornioneria. | |
POLITICA L'E' MORTA
(17 dicembre 2008)
Un amico abruzzese mi ha telefonato esordendo:"Tu che sei sempre così lucido e spietato nelle valutazioni, che ne pensi delle elezioni in Abruzzo?"
Esterno qui quello che ho risposto.
Penso che sono elezioni sempre più stanche, che era scontato che vincesse il PDL, che mi aspettavo che fosse più premiato Casini, che i veri vincitori sono due: l'astensionismo e DI Pietro.
Che le elezioni siano sempre più stanche è un dato di fatto: il sistema elettorale non fa sentire i cittadini partecipi della vita pubblica, ma solo ratificatori di scelte che altri compiono per loro. E siccome in Italia ci sono ancora cittadini seri (che s'aggirano attorno al 50 per cento della popolazione, i non seri vanno in politica), questi cittadini seri non vanno a votare, ma al mare, a fare le compere natalizie o una gita sulla neve con la famiglia.
Che fosse scontata la vittoria quasi di misura del partito (o dell'accozzaglia di interesse vari) che adesso governa, era sotto gli occhi di tutti e non perchè Berlusconi si sia speso in prima persona andando tre volte in Abruzzo a propagandare se stesso ed i suoi accoliti, ma semplicemente perchè sui politici che reggevano la regione hanno cominciato a piovere pietre giudiziarie grosse o piccole che hanno insinuato negli onesti cittadini abruzzesi il sospetto che alla regione c'era il solito mangia-mangia. E qui mi pare giusta una digressione: è ora di finirla di credere e pensare che la cultura e l'etica siano a sinistra. I sinistri non sono mai stati colti ed etici. Montanelli diceva che il comunista che stimava di più era Stalin perchè aveva fatto fuori più comunisti lui di chiunque altro. A sinistra, come a destra, ci sono persone di perfetta ed integerrima moralità, ma queste persone non fanno politica e, se la fanno, sono emarginati dagli apparatik.
Per tornare all'assunto: Casini, a mio avviso, meritava di più. Non conosco la regione abruzzese, pensavo che fosse moderata e che Casini potesse avere più chances. Mi sono illuso e qui il mio amico è smentito: non sono lucido nelle valutazioni.
Vengo ai vincitori.
Il vero vincitore è stato l'astensionismo che, se analizziamo con cura i risultati di ogni competizione elettorale da 15 anni a questa parte, tranne alle politiche del 2006, è sempre stato il protagonista di ogni campagna elettorale. Il motivo? La stanchezza da parte delle persone serie di compiere un rito che pur essendo altamente politico e democratico nella sua essenza, è stato svuotato di significato proprio da coloro che avrebbero dovuto essere i gendarmi di tale gesto.
Vince Di Pietro. Cioè vince il giustizialismo, cioè vince la voglia di fare pulizia, cioè vince il nuovo epurator che ha una sola bandiera: combattere Berlusconi che si è fatto leggi ad hoc, che ha fatto della politica un proprio regno come se fosse la propria azienda.
Tale è l'Italia stanca di una politica stanca che naviga su una nave "sanza nocchier in gran tempesta". | |
NATALE IN CINA
(7 dicembre 2008)
La crisi è la crisi, ma Natale è Natale: come la mamma, gli spaghetti e il calcio, in Italia non si tocca né si discute, ma a pochi giorni dal 25 dicembre, Contribuenti.it ha svolto una nuova indagine nelle principali città italiane per verificare quanto e come spenderanno i cittadini alle prese con i regali.
Dall'inchiesta dell'associazione è emerso che il 59% degli italiani acquisterà rigorosamente prodotti "made in China", il 26% riciclerà i regali ricevuti nel corso dell'anno e solo il 15 acquisterà prodotti italiani.
Saranno regali tanto per non dire che non si è fatto il regalo e così succederà che chi lo riceve non saprà che farsene e lo riciclerà ad un altro.
La lontana Cina farà soldi a spese dell'opulento occidente che chiamava sprezzantemente limoncini i piccoli cinesi che sbarcavano sui propri litorali.
Alla faccia di chi insiste che dobbiamo essere ottimisti (fra un po' ci sentiremo dire che l'ottimismo è il profumo della vita) questo Natale sarà povero e cinese.
Povero...mi sta bene (è una vita che lo vorrei così).
Cinese...beh...cinese un po' meno: non so perchè ma mi sono antipatici quasi quanto gli americani. | |
I NOMI DEI BAMBINI
(1 dicembre 2008)
Il Vescovo emerito di La Spezia ha appena rilasciato una dichiarazione sui nomi che i genitori affibbiano ai bambini:
''Un nome non e' un suono, ha un significato profondo. E mamme e papa' dovrebbero sceglierlo per cio' che dice, ritornando a scegliere nomi come Maria, che si ispirano alla Vergine, anziche' nomi esotici o strani, che poi fanno vergognare''.Monsignor Bassano Saffieri, risponde cosi' al fatto che ,a La Spezia, sui 500 nomi ufficializzati quest'anno all'anagrafe del Comune, nessuna bimba sia risultata chiamarsi Maria. C'e' stata, infatti, un'unica Gaia Maria Carmela. ''Non credo sia la fede che vacilla. Forse il problema e' che non si pensa piu' abbastanza a quel che si fa: perche' bisognerebbe richiamarsi al vero significato di un nome prima di imporlo al proprio bambino. Oggi, spesso, ci si limita a sceglier un suono. Ma quando sara' grande, questa creatura che ora si affida in tutto ai genitori, dovra' potersi sentire rafforzata dal suo nome, nella sua individualita' e non doversi, al contrario, sentire a disagio perche' si chiama in modo strano, non in sintonia con la sua tradizione''. ''Fra i nomi dei maschietti, dopo tanti anni di mode strane, siamo ritornati alla tradizione - osserva il prelato - e' un gran bene. Per le bambine, invece, non e' ancora cosi'. Sarebbe bene, se proprio non si resiste a questa lusinga, aggiungere almeno il nome di Maria: un nome tradizionale, che puo' rassicurare. E che puo' consentire un domani alle giovani donne, una volta cresciute, di avere una scelta piu' familiare''.
Mi permetto qualche commento anche perchè era un po' che volevo parlare di nomi, ma non mi si presentava l'occasione. Il vescovo Bassano, con la sua dichiarazione, mi offre il destro per dire qualcosa.
Io mi chiamo Ernesto non perchè i miei genitori avessero pensato che Ernst significa serio, severo, deciso e che un Abate morì in odore di santità e divenne sant'Ernesto, ma semplicemente perchè mia nonna paterna si chiamava Ernesta.
Se volessimo divertirci un poco, potremmo scorrere anche solo l'elenco telefonico della nostra città dove scopriremmo nomi "anziani" tipo Violetta (in omaggio alla poveretta dell'opera), Libero (di chiaro sapore socialcomunista, come Benito, Fidel ecc.), Firmato (molti pensavano che Armando Diaz si chiamasse Firmato perché concluse il proclama della vittoria della prima guerra mondiale con "firmato Diaz") o nomi "giovani" tipo Kevin (la mamma avrà pensato che il suo figlio primogenito sarebbe stato bello e sexy come Kevin Costner), Nicole, Maicol (s', non Micael, ma Maicol), Brad (inutile spiegare) o, ancora, nomi quantomeno strani come Didio, Assetato, Fortunato (che abbinato al cognome Scalogna è il massimo) o Giuda (abbinato al cognome Salvatore),il punto della questione è: perché battezzare chi nasce alla vita e si desidera rinasca alla fede cattolica con nomi non "cristiani"; e ancora: è giusto che il parroco si rifiuti di battezzare un bambino che non abbia un nome "cristiano" e faccia come don Camillo che, a Peppone che gli chiedeva di chiamare il suo primogenito Libero Lenin, rispose:"Vallo a far battezzare in Russia"?
Il mio parere è che ogni genitore possa scegliere per il figlio il nome che vuole. E che il prete debba battezzare senza far storie. Perché i nomi "cristiani" prima erano "pagani". Cesare, Claudio, Cecilio e via elencando (fate pure il femminile) erano nomi romani; Ernesto e Alcide erano nomi germanici e via dicendo. I Cesari e le Cesare, i Claudi e le Claudie, ecc.ecc., credettero nel messaggio di Cristo e lo vissero con tale intensità da diventare "modelli di vita cristiana" (prefazio della Solennità di Ognissanti).
E chi ci dice che non potrà esserci un san Kevin o una santa Nicole?
L'esortazione del vescovo Bassano (S.Bassano è stato vescovo di Lodi nel IV sec. d.C. ed era figlio di un pagano) è quindi importuna ed impertinente. Importuna perchè i problemi sono ben altri; impertinente perchè non si è mai trovato a dover scegliere il nome del proprio figliolo.
Se proprio voleva pronunciarsi in merito, era meglio che avvertisse i genitori d'essere accorti fra l'abbinamento nome e cognome (Immacolata non sta bene con Lafica, Domenica non sta bene con Melalavo, Addolorata non si sposa con Gioia….).
Nomina sunt omina, dicevano i latini...i nomi sono presagi. | |
TRAGICA FATALITA'
(24 novembre 2008)
Mettermi alla tastiera per difendere Berlusconi, mi costa un po', ma lo voglio fare per onestà intellettuale.
Chi mi conosce sa che l'uomo non mi è mai piaciuto e non mi piace tuttora, soprattutto dopo che ieri ha dato ancor più prova, se ce ne fosse stato bisogno, di quanto sia pieno di se stesso accusando i conduttori televisivi di sbeffeggiarlo (anche Emilio Fede?, anche Floris che a Ballarò ci fa ascoltare un Rotondi che ore rotundo ci dice"Meno male che Silvio c'è?), ma il coro che si sta levando contro di lui da questa opposizione invertebrata che strumentalizza il crollo di una scuola dando la colpa al governo e facendo eco alla sua espressione che "è stata una tragica fatalità", mi dà il voltastomaco.
Non è colpa del governo o di Silvio Berlusconi se è crollata una scuola ed uno studente ci ha rimesso la vita ed un altro è in coma.
Non è colpa di Berlusconi, come non lo è di Prodi che l'ha preceduto.
E' una tragica fatalità.
Quell'edificio, come mille altri in Italia, richiedeva manutenzione. Manutenzione che non è stata fatta.
Punto e basta. | |
GIOCHI E SOGNI
(17 novembre 2008)
Vediamo qualche fatto:
- il ministro Brunetta si è reso meritevole per aver applicato la Bassanini 2 in uffici pubblici dove l'assenteismo per malattia fasulla era indecente, ma poi è scivolato dicendo che i fannulloni sono a sinistra
- l'ex ministro Bassanini è stato coinvolto come presidente della Cassa Depositi e Prestiti. E' un Pd e dal suo partito gli hanno dato del trasformista e del venduto
- il sen. Villari del Pd ha accettato l'incarico di Presidente della Commissione di Vigilanza RAI che notoriamente viene affidata all'opposizione, ma l'hanno votato quelli dell'altra parte perchè non volevano un uomo di Di Pietro (l'ex Sindaco di Palermo Leoluca Orlando) e i suoi compagni a lui hanno dato del venduto e a Berlusconi del corruttore
- il ministro Gelmini ha poche, buone e semplici cose per la scuola. L'hanno contestata e a Brescia, domenica scorsa, ha detto che la sua è una politica di sinistra.
Mi viene voglia di continuare,ma mi fermo qui per commentare.
Mi sembra che i nostri politici (non importa di che colore) siano dei bambini che stanno giocando sull'orlo di un burrone. C'è un'economia che è già in pezzi da un bel po' e questi si trastullano su veti incrociati, sparate stupide ed incosistenti, accuse reciproche e sputi di veleno.
Giocano e sognano che la crisi passerà.
Sognano e giocano con le istituzioni a cui noi le abbiamo DEPUTATI a reggere e migliorare.
Con tutta la mia buona volontà di essere intellettualmente onesto nel valutare come sta andando la politica, non riesco a trovare un uomo o una donna, da una parte o dall'altra, che mi sembra serio, impegnato, responsabile, lavoratore e poco chiacchierone.
Si va per immagini e colpi di scena. Ci si dice che la finanziaria è stata approvata in 9 minuti e poi si ricorre a tagli ed emendamenti e si sta valutando come fare per gli aiuti sociali.
Ci si dice che è stato fatto un governo snello e "magro" e si sono già aggiunti 4 sottosegretari ed un viceministro.
Ci si dice che l'Alitalia doveva rimanere italiana e si sente parlare di un socio importante straniero.
Ci si dice che le provincie andavano abolite e si stanno finanziando quelle appena costituite.
Ci si dice che la spesa sanitaria va ridotta e si aprono nuove ASL senza chiudere ospedali già chiusi.
Ci continuano a dire tante cose...come si fa con i bambini per tenerli buoni giocando con loro e sognando con loro un mondo che non c'è.
In questo gioco noi italiani tutti, sia quelli che hanno votato Berlusconi, Casini, Veltroni, Bertinotti che quelli che non hanno proprio votato, siamo perdenti.
Loro, tutti loro, continuano a giocare ed a vincere riempiendo i salotti TV e le tasche di soldi. | |
LA FESTA E' FINITA
(14 ottobre 2008)
Non sono euforico come le borse di ieri che, dopo gli annunci dei governi europei ed americano, hanno registrato salti in avanti come non succedeva dal 1994.
Non sono euforico perchè la vera crisi è appena cominciata.
Da cosa lo deduco?
Anzitutto dal mio portafoglio: sono un lavoratore autonomo e il mio reddito è più o meno sempre quello, le mie spese anche, ma fatico da un paio d'anni ad arrivare a fine mese.
Poi dai miei clienti: gente seria ed affidabile fa sempre più fatica a pagare le ricevute bancarie.
Quindi dal costo della vita: una pizza, mezzo litro d'acqua minerale, un caffè ed un limoncello s'aggirano sui 14 euro, le vecchie 28mila lire.
Ma soprattutto da un'analisi che stava facendo fra me e me (che non sono un economista) in questi giorni sui crolli delle borse. Mi chiedevo quale soluzione sarebbe uscita dal cilindro dei ministri economici e pensavo: non credo che garantiranno le perdite dei privati con il denaro dello stato, se no andremo ad avvitarci in un cul de sac da cui non usciremo più. Invece è stato proprio così: le banche centrali di ogni nazioni hanno garantito i fondi perduti o che si perderanno.
E le borse hanno tornato a volare alto.
La festa è davvero finita perchè se le cose andranno male (e andranno male!) i ricchi staranno sempre bene ed i poveri staranno ancor più male.
Garantire fondi perduti con denaro pubblico non va bene: quel denaro è di tutti e non serve per garantire i pochi che si sono arricchiti speculando, ma per far fronte ad emergenze nazionali.
Mi chiedo: si deve tagliare la spesa sanitaria, quella scolastica e quella per la ricerca perchè non ci sono fondi. Va bene. Spiace, ma se si deve fare...
Allora, allora...perchè quando c'è il fallimento di banche e fondi di investimento i soldi si trovano? Perchè per là non ci sono e per qua, sì?
Da quando in qua in una famiglia si vende l'argenteria perchè un figlio si è comprato una Ferrari? Un padre ed una madre seri, responsabili, dicono al figlio: "Hai voluto la Ferrari? Non hai soldi? Lavora per pagarla o rivendila! Noi non possiamo ridurci sul lastrico per pagare i tuoi capricci!"
La festa è finita e si dovrà cominciare a tirare la cinghia. Oddio, un po' noi ultracinquantenni siamo abituati. Quando ero ragazzo il prosciutto crudo (che mi piaceva molto) era un piatto che si serviva a Natale e come regalo per il mio compleanno. Mettavamo insieme 50 lire faticosamente risparmiate per comprarci collettivamente le sigarette che consumavamo parsimoniosamente (e di nascosto!). Per acquistare i libri dell'università c'ingegnavamo con lavoretti fra i più disparati.
Sì, forse noi ultracinquantenni ce la faremo a tirare un po' la cinghia.
Ma chi non è ancora arrivato a questa età farà fatica e non capirà | |
IMPUTATO SCUOLA, ALZATEVI !
(12 ottobre 2008)
Sono giorni convulsissimi per la scuola italiana: da ogni parte d'Italia si levano cortei di protesta contro il ministro Gelmini colpevole...colpevole...di che cosa?
Già..di che cosa?
Di una sola cosa è colpevole la Gelmini: aver accettato di fare il ministro di un dicastero di cui non solo non ha alcuna competenza, ma che ha dimostrato di beffeggiare andando a prendere il diploma di avvocato dove era più facile.
Basta. Di altro la Gelmini non ha colpa. Lei è avvocato e sa benissimo che l'ignoranza dei reato scusa il reo.
E' la scuola che si deve mettere sul banco degli accusati e che deve difendersi, portando le prove, delle accuse di:
- progressiva scarsa preparazione degli alunni
- facile reclutamento degli insegnanti che non sanno insegnare
- parcheggio di bidelli che, vergognandosi di chiamarsi tali forse perchè nell'etimo del sostantivo si richiama la parola bidet, hanno preferito chiamarsi dapprima"non docenti" e poi personale ATA, parcheggio di bidelli, dicevo, che non fanno un tubo dalla mattina alla sera
- luogo di indisciplina invece che di educazione civica. Si vada in qualunque scuola e si osservino i bagni, i banchi, le pareti divisorie...
La scuola si difenda da queste accuse, sia condannata a non essere più tale e riparta com'era almeno dal 1960.
La Gelmini è un accidente, non la sostanza del problema | |
IL BUGIARDO
(9 ottobre 2008)
Un grandissimo magliaro sta sulla scena politica da oltre vent'anni e, nelle ultime elezioni, ha riscosso un eccesso di consensi: Umberto Bossi.
Mi spiego.
Il giovane Umberto era un laureando in medicina di belle speranze e frequentava l'università di Pavia. Ma dava pochi esami, non si è mai laureato anche se si dice che per un po' abbia fatto credere ai suoi genitori (che probabilmente faticavano duro per mantenerlo) che si era laureato.
Aveva un'altra vocazione: medicare i mali dell'Italia e, per questo, aderì ad un movimento autonomista della Valle d'Aosta che era spiantato quanto a quattrini. Capì che poteva cominciare da lì a cavalcare una tigre che l'avrebbe portato lontano e in alto, molto in alto, la tigre della protesta contro Roma, contro lo stato centrale, contro quell'idra dalle mille teste che disperde in mille rivoli i soldi di gente che lavora sodo, che vuole pagare le tasse (ma non troppo), che vuole uno stato che funzioni.
Il punto di partenza e l'intuizione (legittima e sacrosanta, condivisibile da moltissimi) sono stati la sua idea vicente di un pianificato marketing elettorale e di potere politico.
E' nata la Lega. Prima Lega Lombarda (che molti politici di allora, mostrando di non capirne la carica eplosiva, liquidarono come Bega Lombarda), poi la Lega Nord.
Da allora, se ci penso, è stato tutto un dosaggio di passi avanti e passi indietro, come solo un abile magliaro sa fare.
- chi non ricorda il Giuramento di Pontida? Da perfetto tribuno rispolverò quello che il Berchet immortalò in una poesia e ne fece il punto di partenza per la propria carriera. Pontida fu per un po' la sede dei suoi bagni di piccola folla lombarda dove, dalle tribune, lanciava bordate contro Roma ladrona. Poi basta.
- chi non ricorda il Parlamento Lombardo con una specie di governo ombra? Fu un fallimento operativo, ma un secondo slancio verso la vetta. Divenne l'unico deputato della Lega Lombarda. Alle elezioni successive portò in Parlamento un altro deputato, l'arch.Leoni. Alle elezioni successive l'Umberto si candidò al Senato e alla Camera andarono ben cinque deputati. Ne frattempo la Lega conquistava piccoli e grandi comuni del Nord. Memorabile la vittoria di Marco Formentini che divenne sindaco di Milano.
- dalle seconde nozze con una signora del Sud, nacque un figlio al quale (poverino lui) appioppò un nome pesante: Eridano. Molti leghisti e non solo scoprirono che era il nome del fiume Po. Fiume che divenne il simbolo della terza sceneggiata nazionale che, questa sì, continua ancora anche se in tono minore: la raccolta nell'ampolla dell'acqua della sorgente del Po e il percorso lungo tutto il fiume (che molti pensano debba essere il confine fra il Nord operoso e Roma ladrona) fino a versare l'acqua dell'ampolla nel mare della laguna veneta.
- volle darsi anche una veste culturale e coinvolse un serio professore comasco che da poco era pensionato dell'Università Cattolica: Gianfranco Miglio. Il sodalizio durò poco perchè Miglio si accorse dello scarso spessore politico del movimento e Umberto lo scaricò.
- ma la strada era ormai aperta: lui che era contro il governo di Roma entrò nel primo governo Berlusconi. Da tribuno che fiuta gli umori della plebe, capì che il suo elettorato rimaneva perplesso davanti ad un leader che diceva di combattere Roma e si sedeva negli stalli del parlamento romano. Con il patto della sardina (D'Alema e Buttiglione), scaricò Berlusconi dopo appena sei mesi di governo e si alleò con la cosiddetta sinistra che scaricò ancora subito dopo.
- si rimise definitivamente con Berlusconi non perchè creda in Forza Italia, ma perchè ha capito il punto debole dell'imprenditore: gli lascia fare quel che vuole, ma in cambio vuole potere.
Non ha fatto nulla quando aveva il potere: era ministro di quella che lui chiama la Devolution e, in cinque anni, non ha fatto il federalismo non solo fiscale, ma neanche un poco locale. Il suo successore (Calderoli) rimarrà nella piccola storia di questi brutti anni della nostra repubblica solo per la legge "porcata".
- perse contro Prodi, ma subito si è rifatto. Non gli interessa nulla del Paese che governa e sulla Costituzione del quale ha giurato fedeltà. Gli interessa mantenere il suo potere da una parte incitando i molti ingenui che gli credono alla rivolta (con le belle balle delle pallottole e della rivoluzione padana) che non arriva mai, dall'altra tenendo sotto ricatto Berlusconi del quale ha capito una cosa: piuttosto che perdere la faccia e avere una crisi di governo gli concede tutto.
Persone così, a mio avviso, sono una brutta pagina della storia di ogni democrazia. | |
UNA GIORNATA NORMALE
(23 settembre 2008)
Ho provato a pensare ad una mia giornata normale.
Come salgo in auto devo verificare:il funzionamento corretto di tutte le luci, lo stato degli pneumatici, assicurarmi d'aver allacciato la cintura di sicurezza, ricordare se l'estintore è revisionato e se dalla cassetta del pronto soccorso non manca nulla, ricordare se il bollino verde è a posto.
Finalmente parto.
Lungo la strada devo badare a non superare i 50 quà, i 30 là, i 70 costì e gli obblighi strani colà.
Finalmente arrivo al lavoro.
Siccome fumo (è una colpa contro la mia salute, lo so), debbo badare di non fumare in ufficio, in magazzino e in ogni posto chiuso dove mi reco.
Il magazzino deve essere a posto: estintori revisionati, operai con abbigliamento di sicurezza, automezzo a posto, muletto revisionato.
Se compilo un DDT debbo assicurarmi che siano corretti i colli e l'ora di partenza e le firme del cliente.
Se incasso un assegno debbo verificare l'importo trascritto correttamente, la scritta della clausola "non trasferibile" apposta davanti e dietro.
Quando vado a pranzo debbo badare a farmi rilasciare fattura o ricevuta e controllare che l'importo scritto corrisponda esattamente a quanto ho pagato al gestore.
Se mi reco in un cantiere per visionare un lavoro debbo badare ad avere il casco di protezione.
Debbo controllare che la spazzatura sia divisa fra cartoni e carta, merce da sacco nero e accantonare gli spurghi delle vernici come rifiuti speciali.
Mentre raggiungo un cliente (mi capita 4 o 5 volte al giorno) salendo e risalendo in auto debbo riverificare tutto quanto ho fatto al mattino e ricordarmi di tenere accese le luci anabbaglianti anche se c' è un sole accecante.
Potrei continuare...
...non continuo perchè...non ne posso più! | |
PROFEZIE A VANVERA
(10 settembre 2008)
Stanotte ho dormito poco a causa di un fastidioso mal di schiena.
Mi sono venuti in mente un po' di pensieri.
-Alitalia:si dovrebbe concludere il contratto con la nuova compagnia. Non ho capito perchè non si è concluso prima con il governo Prodi, visto che le proposte erano le stesse e furono rifiutate per cui ci si rivolse ad Air France. Ma Prodi doveva cadere.
Penso che fra un anno si scoprirà che qualcuno ha privatizzato gli utili e socializzato le perdite. Ci sarà polemica, ma non ci si potrà fare nulla.
- Ici. E' stata abolita totalmente. Prodi l'aveva fatto con maggiore saggezza, andando oculatamente a sgravare chi ne aveva bisogno. Ma Prodi doveva cadere. I comuni si trovano già in cattive acque per improvvisa mancanza di gettito erariale.
Fra un anno aumenteranno altre tasse o ci saranno nuove imposte locali. Ci sarà polemica, ma non ci si potrà fare nulla.
- Federalismo. Non ho capito bene il disegno di legge, ma ho capito che aumenterà l'autonomia delle regioni e dei comuni. Fra un anno ci si accorgerà che si è moltiplicata la burocrazia. Ci sarà polemica, ma non si potrà farci nulla.
- Scuola. Gli esuberi degli 87.000 docenti, andranno ad aggiungersi ai 3 o 4000 esuberi di Alitalia. Con il federalismo - dovendosi creare nuove strutture e dovendo, per legge, non lasciare a piedi nessuno del pubblico impiego - si potranno collocare gli "esuberati". Aumenterà la spesa pubblica. Ci sarà polemica, ma non si potrà farci nulla. (Anche qui: Prodi - con Fioroni - stava arginando il disastro Moratti senza ricapovolgere tutto: ma Prodi doveva cadere).
- Spazzatura napoletana. Il problema è stato solo in parte risolto. Molta spazzatura sta venendo al Nord. Anche Prodi propose la stessa cosa,ma...Prodi doveva cadere. I termovalorizzatori si faranno,ma le popolazioni del luogo insceneranno manifestazioni per ottenere risarcimenti e sgravi. Ci sarà polemica, ma non ci si potrà fare nulla.
-Esteri. L'Italia tornerà ad essere il paese della pizza e degli spaghetti. Invitare Bush o Putin a Villa Certosa e scambiarsi pacche sulla spalle servirà a mantenere rapporti personale, ma non a risolvere problemi internazionali. La nostra credibilità sta già cadendo (vedi Georgia). Ci sarà polemica, ma - questa volta - non gliene fregherà a nessuno (o a pochi che sanno guardare oltre il proprio giardino).
Va beh...i miei 5 lettori mi scuseranno delle profezie a vanvera. | |
UOMINI LIBERI E FORTI
(8 settembre 2008)
Giusto 65 anni fa il gen. Castellano firmava a Cassibile (che è in Sicilia, lo scrivo perchè ho sentito giornalisti televisivi italiani anglofili oltrechè ignoranti pronunciare Kaessibol) l'armistizio. Da lì riprese la lenta conquista della libertà italiana che - fra sangue anche innocente sparso da ambo le parti - culminò il 25 aprile di quasi due anni dopo con la Liberazione dal giogo nazifascista e la nascita della nostra Repubblica.
La cosa fu possibile perchè vi erano uomini con ideali. Vi erano uomini con ideali socialisti (Nenni, Pertini, Saragat...), comunisti (Togliatti, Paietta...), repubblicani (La Malfa...), liberali (Malagodi...), cristiani (De Gasperi, Scelba, Taviani....).
Erano uomini che provenivano da esperienze e fedi diverse, ma avevano in comune due cose: il coraggio del carattere e l'amore per la propria Patria.
Nei due anni di lotta per la Liberazione non andarono per il sottile ed accomunarono le proprie forze per darci quella Repubblica democratica che adesso viene tanto vituperata come "prima repubblica" da guru del pensiero che corrono in TV a sdottorare su tutto, sapendo poco o nulla.
In quel manipolo di uomini si distinsero non solo per numero, ma anche per qualità persone che si ispiravano all'ideale cristiano e che aderirono all'appello di un pretino siciliano che fondò il partito popolare chiamando all'appello "tutti gli uomini liberi e forti".
Il pretino siciliano passò momenti duri. Incompreso dal potere gerarchico ecclesiale che lo sacrificò sull'altare del Concordato mussoliniano, dovette emigrare; tornò al suo paese e fu rispettato come si venera un vecchio nonno, ma non fu quasi ascoltato. La stessa sorte seguì un "trentino prestato all'Italia" che fu presidente del consiglio e ministro degli esteri. A lui toccò andare a Parigi alla Conferenza di Pace dove i vincitori non l'ammisero, gli fecero fare anticamera e gli diedero solo una manciata di minuti per parlare. Fece un discorso con il cappello in mano, sommesso, ma dignitoso che gli strappò l'applauso dell'assemblea e le congratulazioni personali di qualche plenipotenziario che non aveva la puzza sotto il naso.
Quegli uomini non ci sono più.
Benedetto XVI, ieri, a Cagliari, ha richiamato la necessità che vi siano cristiani impegnati in politica. Cristiani, aggiungo io, non annacquati in partiti unici di questa cosiddetta destra o pretesa sinistra, ma in un unico movimento che non appoggino i tromboni che da quasi vent'anni ci riempiono la testa di ricette incasinate per sistemare la nostra Patria.
Cristiani che si riconoscono nel messaggio di Cristo, autentico e vero, non pronubi verso nessun potere (meno che meno a quello ecclesiastico), forti di essere in politica per servizio e non per potere, espressione di una comunità che li elegge e dà loro fiducia pronta a revocarla se le sirene romane si fanno troppo ammaliatrici.
Vorrei davvero che questo 8 settembre generasse un nuovo centro di uomini liberi e forti che non hanno fretta di raggiungere gli scranni romani, ma cominciano il duro lavoro nelle periferie, nei propri paesi, nelle proprie comunità.
Perchè non fare un partito, IL P.U.L.F., il partito degli uomini liberi e forti, che non si confronta con nessuno, che non chiede nulla a nessuno, che ha un solo ideale, quello del servizio?
Ci vorranno un po' di anni?
Va bene!
Ma...mai si comincia, mai si produce qualcosa! | |
UN PO' DI DECENZA...SUVVIA!
(4 settembre 2008)
Il ministro della Pubblica Istruzione Maristella Gelmini, si è distinta in questi giorni a ridosso dell'apertura dell'anno scolastico per un richiamo a valori che molti come me - che pure sopportano questo governo ed in particolare il suo presidente - hanno salutato con gesti di cauta approvazione.
I provvedimenti che ha enunciato, in buona sostanza, rispondono ad un criterio di fondo: la scuola deve tornare ad essere maestra della vita e per la vita. Insomma: sta cercando di mettere delle pezze al disastro Moratti.
Ma...oggi leggo su "Il Corriere" un articolo di quella linguaccia di Gianantonio Stella che ha scoperto che la nostra Maristella si è laureata in Giurisprudenza a Brescia, ma per diventare avvocato ha sostenuto gli esami a Catanzaro, nota sede in cui gli iscritti vengono promossi con percentuali bulgare (roba da oltre il 90 per cento contro il 30-40 della media nazionale).
Eh, no! E' troppo!
Ma come?
Una che si presenta rigorosa, una che parla di disciplina, una che pontifica sulla qualità dello studio, una che sostiene che i docenti debbono avere cultura e continuare ad aggiornarsi...insomma...una così corre a prendere il diritto a scrivere sul biglietto da visita "Avvocato" a Catanzaro perchè...beh...il perchè si sa?
Non vale la sua giustificazione: dovevo lavorare e non volevo restare sulle spalle dei miei.
Motivazione lodevole, ma non abbastanza per giustificare la scelta di passare dove l'acqua è più bassa.
Come farà adesso ad intervenire a Catanzaro?
Ma...lasciamo perdere Catanzaro e guardiamo il panorama totale: come farà a sostenere il rigore, adesso che è venuta fuori questa storia?
Avrà la decenza di dimettersi? Magari lei,sì, ma il suo capo non glielo permetterà per non creare una minicrisi dopo solo quattro mesi di governo.
E' vero che lui è abituato a far girare le poltrone: dopo sei mesi saltò Ruggero agli Esteri, dopo quasi un anno Scaiola agli interni, poi saltarono Taormina, Sgarbi, Tremonti, Frattini, Siniscalco, Urbani e altri e il governo durò comunque cinque lunghissimi anni dai quali non ho neppure fatto in tempo a riprendermi con la meteora Prodi.
La Gelmini non si dimetterà, ma come potrà essere credibile?
Povera squola. Sì, con la "q". | |
IL COLORE DEL GOVERNO
(31 agosto 2008)
Sono passati 120 giorni da quando s'è insediato il nuovo (si fa per dire) governo sancito dalla volontà popolare (anche qui...si fa per dire) delle elezioni primaverili e mi sembra lecito chiedermi di che colore sia questa coalizione. Non che me ne importi moltissimo (da tempo vado scrivendo che il bipolarismo che molti auspicavano come panacea di tutti i mali del proporzionalismo, ha prodotto due armate Brancaleone divise - al loro interno - su tutto, ma unite da un cemento:la voglia di potere), ma alcuni fatti accaduti mi fanno riflettere.
Comincio dall'ultimo: Alitalia. Non sto a descrivere le vicissitudini della nostra compagnia aerea, vicissitudini che sono conosciute da tutti, mi limito alla conclusione della vicenda: una compagnia di privati ha creato una "Company" (non una Public Company) assorbendo gli utili e lo Stato ha affidato ad un Supercommissario (già ministro del primo governo Prodi), Fantozzi, il compito di gestire le perdite. E' brutale mettere le cose così, ma - in sostanza - è così. In buona sostanza sono d'accordo tutti (Sindacati, Governo, Imprenditori...) perchè tutti ci guadagnano. Il Governo che acquista in immagine dicendo (dovrei scrivere "mentendo") che Alitalia rimane italiana; gli Imprenditori della cordata perchè - se va male - al minimo, fra 5 anni, ricuperano i loro capitali; i sindacati perchè sanno già che gli esuberi (anche qui...erano 3000, poi 3500, poi addirittura 7000, adesso sono 5000...ma qualcuno sa fare i conti?) saranno riassorbiti parte nella nuova gestione, parte nella Pubblica Amministrazione (Brunetta potrà protestare quanto vuole), parte in aziende consociate o controllate dalla Pubblica Amministrazione. In sostanza: i soldi hanno avuto la meglio.
Altro fatto: la Libia. L'accordo con Gheddafi è stato fatto. Cioè si è fatto quello che lui voleva. Chi ha seguito le vicende fin dai tempi dei governi democristiani (i vari ministri degli Esteri erano: Saragat, Colombo Emilio, Andreotti, De Michelis) sa che Gheddafi ha sempre chiesto quello che ieri ha ottenuto. Con minacce e blandizioni, con la frusta e la carota, sotto la tenda beduina o nel palazzo da noi costruito quando colonizzammo la Libia, ma ha sempre voluto: soldi, autostrada ed accordi commerciali. E noi gli abbiamo dato soldi, autostrada ed accordi commerciali. Anche qui: i soldi hanno prevalso.
C'è poi la storia della scuola. Fra una settimana iniziano le scuole e la riforma del nuovo (si fa per dire) governo consiste nel ritorno al grembiulino (ci mancava, il grembiulino!...chissà se al Liceo Volta di Como lo commissioneranno a Versace...costerà un po', ma...vuoi mettere!), al taglio del personale e delle università prolificanti su tutto il territorio repubblicano e a generiche esortazioni sui costi altissimi dei libri di testo. C'è bisogno, anche qui, di dire che si tratta di soldi?
Veniamo alla spazzatura di Napoli: Berlusconi ha pulito Napoli. Sì, solo Napoli centro e firmato contratti per costruzioni di termovalorizzatori e rigassificatori. Soldi? Sì, assolutamente sì.
Ci sarebbe una cosa: la possibilità di rinegoziazione dei mutui ipotecari. "Udite, udite - aveva detto Tremonti - potranno essere rinegoziati senza costi per l'utente". Peccato che poco dopo agenzie internazioni (Moody e Standard & Poor) abbiano calcolato che tali rinegoziazioni in alcuni casi (100.000 euro di mutuo) può arrivare a costare il 12 per cento in più. Mi pareva strano che le banche facessero qualcosa gratis! Anche qui: soldi.
Il colore di questo governo?
Ha il colore dei soldi.
Del resto...non è presieduto da uno che ha fatto dei soldi il suo primo obiettivo di vita?
Che squallore!
Ma...in quanti siamo rimasti a credere negli ideali della Politica, della Patria, della Scuola, della Solidarietà, del vero Capitalismo e...ecc.ecc.ecc....anzi Ecc.Ecc.Ecc.? | |
TREMONTI E I VALORI
(28 agosto 2008)
Al Meeting di C.L. a Rimini (tradizionale appuntamento che sta perdendo un po' di risonanza mediatica, ma che è ancora abbastanza frequentato), il ministro dell'Economia Tremonti - intervenuto con Giulio Andreotti -ha detto un paio di cose dalla quali dissento.
La prima: che il governo ha ereditato un buco economico stratosferico e due grossi problemi: la spazzatura di Napoli e Alitalia. Il primo problema è in fase di soluzione, il secondo è stato risolto e il terzo pure.
Applaudito (senza che l'altro Giulio facesse alcuna obiezione) ha continuato la requisitoria per dimostrare quanto sono bravi.
E qui dissento: il governo Berlusconi non ha ereditato nessun buco. Le prove? La certificazione internazionale di istituti quali Satandard & Poor e Moody's e i complimenti dell'Europa.
Il governo Berlusconi ha ereditato la spazzatura di Napoli e NON ha risolto il problema semplicemento perchè era già stato risolto dal governo precedente (la costruzione di termovalorizzatori fu deliberata prima). Ha risolto il problema manu militari facendo spazzare la città ed i dintorni con la forza. SOLO la città e dintorni. Per il resto il problema rimane.
Alitalia: il governo Prodi aveva risolto il problema creando contatti con Air France. Berlusconi si era opposto. Aveva detto che c'era già pronta una cordata di imprenditori (falso) e che la compagnia doveva rimanere italiana. Come ha risolto il problema è sotto gli occhi di tutti (se è stato risolto). La cordta di imprenditori s'è creata con una nuova società che prenderà solo gli utili e lascerà le perdite all'erario e lo stato si impegna ad assumere gli esuberi (le cifre ballano da 4000 a 7000 persone) di personale nei vari enti statali. Se questo è risolvere il problema!....
La seconda cosa che ha detto Tremonti: bisogna puntare sui valori che sono Dio, Patria e Famiglia. A parte il fatto che questa trilogia l'aveva inventata il Duce, non mi trovo d'accordo su Dio, Dio lo lascerei stare. Troppe volte nella storia l'hanno invocato i potenti e tutte le volte che l'hanno fatto è andata male (a loro, non a Dio). Dio non c'entra perchè è Creatore di tutti, "fa piovere sui giusti e sugli ingiusti", ama il buono ed il cattivo. Dio è il Dio dei cristiani, lo Jahvè degli ebrei, l'Allah dei musulmani...tutti questi hanno uno stato, uno stile di vita, un modo di vivere personalmente la propria spiritualità. | |
EUTANASIA DI UNO STATO
(31 luglio 2008)
Non so perchè, ma mi sembra di stare vivendo un momento epocale per la mia Patria (sono ancora uno di quelli che usa la maiuscola quando scrive questa parola e che si commuove a sentire l'inno nazionale).
Mi sembra che la giovane e fragile democrazia italia stia avviandosi lentamente ed inesorabilmente verso una dolce morte. Il dottor morte che inietta lentamente il veleno nelle vene di un'Italia mollemente stesa sul letto del Mediterraneo è impersonato da diversi attori.
- Berlusconi Silvio: da imprenditore si è fatto gli affari suoi cercando frequentazioni politiche e lobby che lo agevolassero e creando la mentalità diffusa che in affari (come in amore) tutto è lecito. Quando si è messo in politica (per non veder cadere il suo impero), ha proclamato come bene comune leggi che erano il suo bene personale (depenalizzazione del falso in bilancio, lodi Schifani ed Alfano, leggi in deroga alla protezione dell'ambiente...)
- Bossi Umberto: mi sembra il cavallo di Troia della Repubblica. Sta nel ventre di essa a Roma, ma la scardina pian piano con sparate che tutti si affrettano a legittimare come intemperanze comiziali.
- D'Alema Massimo: ex comunista da scuola delle Frattocchie, si presenta sempre come il nuovo, come uno che ..."lui sì capisce come vanno le cose e che cosa si debba fare". Non fa mai nulla, ma sembra che abbia la soluzione per ogni problema e così si annida una volta in un posto di potere qua, un'altra volta in un posto di potere là...
- Di Pietro Antonio: sembra il pulito della situazione, il cavaliere senza macchia e senza paura che combatte il Cavaliere nero, ma quando deve salire a cavallo davvero...trova sempre un motivo per non farlo
- Napolitano Giorgio: anch'egli ex comunista, ex ministro degli esteri del governo ombra ai tempi di Berlinguer, a conoscenza dell'orrore e degli orrori perpetrati nei paesi di riferimento dell'allora Pci (URSS ecc.) ha saputo ammantarsi del bon ton inglese e così è finito prima presidente della Camera e poi della Repubblica. L'unica cosa che sa fare è chiedere di moderare i toni. Così passa il lodo Alfano, così un ministro della Repubblica può permettersi di fare gestacci contro la capitale e dire che usa la bandiera italiana per farsi il bidet
Poi ci sono gli infermieri che aiutano lo staff ad iniettare lentamente il Pentotal nel giovane corpo della mia Nazione: tutti quei politici e comici e giornalisti che sono contro o a favore a seconda della propria convenienza.
E la mia Patria, lentamente, muore.
Muore perchè non ha più soldi.
Muore perchè non ha più un progetto per la scuola e l'istruzione.
Muore perchè il lavoro è sempre più precario, introvabile e tartassato.
Muore perchè il suo paesaggio è bruciato, deturpato, inquinato.
Muore perchè i capillari del suo bel Corpo sono in lento processo di necrosi a causa della criminalità organizzata impunita, dei funzionari che non vogliono o non sanno fare il loro mestiere.
Muore perchè tutti, come al letto di Pinocchio, accorrono sputando sentenze inefficaci.
Mi chiedo se anch'io non sia anche solo il barelliere della mia Patria. Forse sì: preso come sono dal lavoro, dalle preoccupazioni familiari, dalla "quotidianità" e dal mio "particulare", potrei fare qualcosa per non far morire la mia Patria.
Ma non lo faccio. | |
RISPETTO ELUANA
(24 luglio 2008)
C'è una cosa che non mi è mai piaciuta della nostra società: l'invadenza dei media nelle sfere personali. Secondo me la notizia è la notizia, la guardoneria non è notizia.
Nel caso concreto di cui voglio parlare la notizia che la Corte di Cassazione ha dato via libera alla scelta di Eluana di lasciarsi morire senza accanimento terapeutico, è una notizia. Punto e basta. Dove concluderà la sua morte, come e quando...è guardoneria.
Sta di fatto che gli sciacalli della notizia, i bulli che hanno bisogno di ogni pretesto per mettere in mostra se stessi, i noiosi soloni del moralismo giornalistico nostrano, non hanno perso l'occasione per cercare una visibilità mediatica, sfruttando il dramma di una persona e dei suoi congiunti.
Eluana va rispettata, punto.
In questo contesto di rispetto mi pare che altre persone vadano rispettate:
- i suoi familiari che assecondano la scelta
- i vescovi cattolici che proclamano la difesa della vita,
- i laici cattolici e non che pensano che Eluana abbia compiuto la scelta migliore.
Anch'io mi sono fatto un'opinione sul caso.
In linea di fatto:
- penso che Eluana, avendo scelto di non vivere a tutti i costi se per caso le fosse occorso di dover scegliere di campare di vita vegetativa, ha scelto che le si staccasse la spina. E la sua scelta va rispettata perchè è lei arbitro della propria esistenza (se non è credente nel Dio di Cristo). Ma va rispettata anche se è credente: lei ha scelto di vedersela con Dio.
In linea di principio ( o di diritto):
- mi trovo spesso a chiedermi se il progresso tecnologico che continua a fare passi da gigante nella medicina, sia un aiuto o piuttosto un danno. Si dà il caso, infatti, che chi è fortunato e nasce in Europa, possa vivere più a lungo grazie alla tecnologia medica, chi è sfortunato e nasce in Africa, muoia come un cane per una banale infezione virale.
- penso inoltre al fatto che si chiacchiera molto sugli investimenti da realizzare per i paesi poveri, ma di fatto si faccia molto poco: se metà dei soldi investiti per la ricerca qua, fossero spesi per migliorare le condizioni sanitarie là, non sarebbe un male.
Concludo: il caso Eluana mi porta a pensare che tenere a tutti i costi in vita una persona che è destinata a vivere di vita vegetale non è rispetto per la vita, ma paura della morte. Morte che inesorabilmente verrà anche per quella persona. Morte che sarebbe avvenita se quella persona avesse avuto lo stesso incidente nella foresta equatoriale piuttosto che alla periferia di Milano.
C'è un'altra cosa: coloro che si ritengono depositari del messaggio cristiano, sentenziano che la vita è un dono di Dio e che vada difesa ad oltranza. Giusto. Ma sono sicuri che Dio voglia quella vita? Sono sicuri che Dio non voglia piuttosto chiamare alla comunione con sè quella persona? Come fanno ad essere così sicuri? | |
IMMUNITA' DI PIAZZA
(15 luglio 2008)
Della piazzata di piazza Navona si perderà presto il ricordo. Non solo perchè è stato un basso episodio di democrazia di piazza, non solo perchè i protagonisti hanno mostrato che si può essere immuni da ogni repressione insultando e proferendo slogans pesanti, ma soprattutto perchè la piazzata non è servita a nulla. E in Italia si perde in fretta la memoria delle cose che servono, figurarsi di quelle che non servono!
Ma ci sono alcune cose che debbono far riflettere la classe politica.
La prima è che, ancora una volta, c'è un uomo che divide il paese. A mia memoria politica non ricordo che il paese si sia diviso pro o contro Berlinguer, De Gasperi, Fanfani, Moro, Craxi, Togliatti e via elencando, ma contro Berlusconi, sì. Oddio, non che le divisioni non ci siano state, intendiamoci! E' che furono divisioni "politiche", non "personali".
Questa cosa deve far riflettere. In primis Berlusconi. Se fossi al suo posto, avrei l'intelligenza di capire che il problema sono io, non la gente che è con me al governo. E mi ritirerei. Infatti nessuno manifesta contro Tremonti, Bossi, Brunetta o Maroni (cito i quattro uomini di peso di questo governo), ma contro Berlusconi. Anche a destra non si hanno perplessità contro uomini di governo, ma contro Berlusconi. Ma lui questo non lo capisce o non lo vuole capire: tira dritto per la sua strada, sfoderando sempre un forzato sorriso a trentadue denti anche nei consessi internazionali dove (si veda l'ultimo G8) è sempre lasciato solo e cerca di distinguersi facendo altre piazzate tipo quella di tirare per la giacca Sarkozy perchè si unisca a lui nel mandare baci alle ragazze dell'hotel.
La seconda riflessione che farei, se fossi un politico, è che non riuscirei a collaborare per la crescita del paese con persone che hanno in mente solo sesso e sulla bocca solo volgarità. Lasciamo perdere Sabina Guzzanti (che in nome della satira - e con l'impunità della satira - è stata un po' troppo pesante), e prendiamo le telefonate piccanti che (anche qui:era necessario?) sono state rese pubbliche. Prendiamo anche il turpiloquio che è stato eletto a sistema di comunicazione. Prendiamo, infine, il modo di vivere che non è certo esemplare (che la terza carica dello Stato si faccia fotografare a prendere il sole con le mani fra le cosce della nuova, giovanissima compagna, non mi sembra edificante).
La terza riflessione (sempre se fossi un politico): questi compagni di viaggio non rispecchiano il paese che governano. E quindi non sono capaci di governarlo. Il paese Italia è fatto da gente che lavora e tira la carretta, che cerca di campare con poco più di 700 euro al mese, che ha in mente come tirare su i figli bene, che si concede qualche pausa dal duro lavoro pensando a come potrà lavorare bene poi, che non insulta nessuno e cerca di rispettare tutti. E via dicendo.
Ma la classe politica questa riflessione non la compie. Non può compierla perchè è ancorata tremendamente a quello scranno che prega duri cinque anni per poter fare un po' di soldi ed avere un poco di potere. Una classe politica che non gliene frega nulla se "Saguntum expugnatur" e preferisce il "Romae consulitur".
Ultimissima riflessione: non manifestai sensi di gioia quando Napolitano fu eletto presidente della repubblica. Scrissi che mi sembrava una soluzione di ripiego e che un vecchio comunista insipido non avrebbe giovato al paese. Non mi sbagliavo: Napolitano non ha saputo governare la crisi del governo Prodi e non sa governare la crisi del governo Berlusconi. Non ha polso. Ma c'è uno slogan che, questo sì, è bipartisan: la presidenza della repubblica non si tocca. Perchè non si tocca? Non si sa. Nessuno lo sa. Ma è così.
E succede che una piazza che ha un'immunità congenito-istituzionale, manifesti volgarmente contro tutti e tutti per rimanere fedele al tema della piazzata: la immunità per le alte cariche dello stato.
Confusione, solo confusione. | |
GLI INVERTEBRATI
(12 luglio 2008)
Penso che la gente perbene sia stufa di vedere ai posti di governo o di responsabilità gente che non sa decidere, che si lascia intimorire da chi fa la voce grossa, che abdica velocemente a favore di una tesi per non scontentare chi in quel momento sembra il più forte. Il mondo è pieno di invertebrati, di don Abbondi che tengono - fra due litiganti - al più forte, cercando di far capire al più debole che, se fosse stato lui il più forte, sarebbero stati con lui.
Siamo alla farsa della Repubblica: c'è un capo del governo che sta suonando tutte le grancasse possibili per evitarsi i processi, che non ha neppure il senso istituzionale del ruolo che ricopre al punto che va all'assemblea della Confesercenti a vomitare i suoi problemi, che si sceglie come sottosegretario alla giustizia il suo avvocato personale, che non perde occasione per dire che i giudici sono tutti comunisti mangicapitalisti e mangiabambini, che dopo due mesi di governo non ha risolto i problemi per i quali s'era impegnato da subito quali la crisi dell'Alitalia e dei rifiuti campani perchè indaffarato a spiegare a tutti e da tutti i pulpiti che i giudici ce l'hanno con lui...e...le istituzioni tacciono.
Tace il presidente del Senato che dovrebbe avere la decenza di sentirsi seconda carica dello stato e garante della legge, tace quello della Camera che dovrebbe tenere bordone a quello del Senato, tace il presidente della Repubblica che non fa neppure osservare che un avvocato del premier (e poi di questo premier) non dovrebbe almeno occupare alcun posto di governo (meno che mai alla giustizia), tacciono tutti. Duri coi molli e molli coi duri.
Tace il principale leader dell'opposizione che preferisce argomentare di lana caprina, piuttosto che documentarsi seriamente e condurre una seria battaglia a livello istituzionale sollecitando il Capo dello Stato affichè preghi il premier di lasciar fare alla giusitizia il suo corso.
C'è un silenzio vero assordante nel chiasso delle vacue chiacchiere che riempiono giornali e telegiornali.
Che pena! | |
I NODI DI UN LODO.
(9 luglio 2008)
La prima tappa è stata raggiunta:il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto salvapremier. Il Presidente della Repubblica lo firmerà e comincerà l'iter esaminatorio alle Camere dove si prevede, attesa la larga maggioranza e gli ordini di scuderia che saranno impartiti, che per la fine di luglio potrà diventare legge.
A colpi di maggioranza, Berlusconi ed i suoi scherani continuano a farsi dapprima i fatti loro, poi, forse, avranno tempo di fare gli interessi del paese.
Il D.L. sul blocco dei processi alle alte cariche dello Stato, sul blocco delle intercettazioni ecc, è un attentato alla democrazia perchè viola il principio fondamentale non solo della nostra carta costituzionale, ma delle democrazie in genere, che sancisce che i tre poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario) debbano essere indipendenti. Come si sa, in una vera democrazia, il Parlamento fa le leggi, il Governo ha il dovere ed il potere di far rispettare le leggi, la Magistratura di punire chi non rispetta le leggi.
Ad essere sinceri, nel nostro paese, da tempo non è così: ancor prima del berlusconismo ci fu il craxismo e il democraticocristianesimo che pilotava le leggi in Parlamento. La cosa, però, si sta facendo grave con l'avvento al potere di Berlusconi il quale, considerando un oltraggio tutto ciò che non gli è d'omaggio, persegue come un bulldozer i suoi obiettivi particolari e non ha per nulla senso dello stato e del suo status di presidente del consiglio quando, come avvenne qualche giorno fa all'assemblea della Confesercenti, invece di parlare dei progetti del governo per il risanamento dell'economia, si sfogò contro i giudici che, secondo lui, sono di sinistra e sono suoi persecutori.
Se passerà il lodo Alfano (riedizione del lodo Schifani), si faranno un bel po' di nodi alla corda della Giustizia.
Il primo è che gli italiani non sapranno mai se il loro presidente del consiglio è colpevole di corruzione o no. Perchè? Perchè il processo si ferma in attesa che il premier decada. Poi Berlusconi si candiderà alla Presidenza della Repubblica (e ce la farà). Poi morirà. Ma se non dovesse succedere che muoia (dopo Dio ed il Budda egli pensa all'immortalità), il processo dovrà riprendere con nuovi collegi giudicanti i quali dovranno acquisire nuove prove, ecc.ecc.
Il secondo nodo è che moltissimi italiani (sembra attorno a 100.000 persone) che attendono giustizia, non potranno avere giustizia in tempi ragionevoli (e Dio sa quanto questa giustizia sia già lenta di suo!) perchè i processi in essere saranno bloccati e dovranno riprendere ex novo con nuove regole.
Il terzo nodo è che il blocco delle procedure contro le alte cariche dello Stato, istituisce una casta di intoccabili che fa ritornare una democrazia al tempi pre rivoluzione francese dove c'erano i nobili, il clero (improcessabili) ed il terzo stato (in genere colpevole di tutto).
Il quarto nodo è che il nostro Paese avrebbe una legge che è in contrasto con quanto previsto dalla non ancora approvata (e Dio solo sa quando sarà approvata) Costituizione Europea.
Ce n'era abbastanza perchè Berlusconi riflettesse prima di partire con questa legge che considera emergente e prioritaria? Sì. Ce n'era abbastanza. Ma Berlusconi, oltre che piccolo di statura, è anche miope e, si sa, i piccolini miopi prima vedono se stessi e poi,poi, poi...vedono ancora se stessi. | |
LA MESSA E' FINITA
(1 luglio 2008)
L'editoriale di Famiglia Cristiana (anonimo e quindi da attribuire al Direttore don Sciortino) che invita - praticamente - i cattolici del Pd a confluire nel centrodestra in quanto nel Pd non hanno visibilità, suggella a distanza di poco più di un mese, quello che noi cattolici dicevamo già qualche mese fa, come al solito profeti inascoltati: non ci si annacqua in una cosa che non si capisce bene cosa sia e che non ha riferimenti ai nostri valori.
Se la sostanza di quanto scrive Sciortino è condivisibile, meno condivisibile è la proposta di soluzione. Anzi...totalmente da rigettare.
Dalla padella in cui si frigge e non si è mai cotti, si finirebbe nella brace e si sarebbe carbonizzati.
Il Pd, è meglio dirlo subito, non ha una tradizione democratica: chi ha una cultura di sinistra comunista, può fare ogni sforzo, ma non non ce la fa ad essere democratico. E chi non è democratico non sa accettare chi la pensa diversamente. Potrà imbarcare altri che la pensano diversamente solo per fini utilitaristico-elettorali, ma tutto finisce lì. Del resto basta guardare le primarie del Pd: molti di noi andarono a votare non per le primarie in sè, ma per dare un segnale di presenza votando Rosy Bindi.
I vincitori non tennero conto del segnale che veniva dalla base. Il quasi mezzo milione di voti per la Bindi, fu aggiunto ai voti di Veltroni e lo slogan fu: un grande popolo ha scelto democraticamente il proprio capo. Poi il nulla. Nelle liste elettorali i cattolici non furono interpellati, non ebbero visibilità e non avranno spazi.
Molti di noi lo intuirono e scelsero Udc, come minor male.
Ma sempre molti di noi non vogliono assolutamente portare acqua al mulino berlusconiano che macina di tutto e trita ogni cosa per gli interessi del capo il quale considera oltraggio tutto ciò che non è omaggio alla sua leadership e premia solo yesmen o yesgirls.
A Berlusconi non gliene frega dei nostri valori cattolici (la famiglia, l'onestà, il vangelo e via elencando sono solo cose che gli servono per stare sul predellino), a lui importa solo avere consensi, da qualunque parte vengano. E' un ottimo venditore, un grandissimo venditore e, si sa, un venditore non guarda a chi piazza la merce: basta che gliela compri e gliela paghi.
Noi minoranza cattolica rimproveriamo a Franceschini, Bindi, Binetti ed a tutti coloro che sono confluiti nel Pd di essersi fatti fregare o, quantomeno, di essere stati degli ingenui.
Ma vogliamo dire con forza a Sciortino che non traghetteremo all'altra sponda e non accettiamo che lui sia il nostro Caronte perchè siamo sicuri che finiremmo in "tenebre etterne, in pianto ed in gelo".
A meno che...a meno che quella di Sciortino sia una bella provocazione che rintuzza l'orgoglio di chi, da cattolico, ha scelto di fare politica.
Se è così...chapeau!
Una cosa ci è chiara: la messa è finita e non abbiamo molta voglia di andarcene in pace. I nostri valori sono per noi importanti e seri, qualificanti e validi, perennemente scomodi e eternamente provocanti. Ci riammarica vederli imbarcati su zattere in balia delle onde. | |
FAO e FAME
"6 giugno 2008)
In questi giorni, attorno a tavole ben imbandite, signori in frac e signore in lungo, discutono di chi ha fame, accompagnate da funzionari, dipendenti della Fao, che prendono circa 8.000 euro al mese.
I pasciuti cardinali e vescovi, contornano la cerimonia del problema della fame del mondo disquisendo se sia fame del o fame nel.
Intanto chi ha fame continua a morire di fame. E mangerebbe volentieri gli avanzi di quelle tavole.
Noi ricchi possiamo fare ben poco per i nostri poveri. Anzi non facciamo nulla.
Presi come siamo dai nostri piccoli problemi quotidiani, dal fatturato che non cresce, dalla crisi economica in essere, dalle automobili che non si vendono, dal costo del gasolio e via dicendo, sappiamo che da qualche parte del mondo c'è gente che muore di fame, ma non facciamo nulla. Anzi...avanziamo la pizza e buttiamo il pane, sprechiamo l'acqua potabile che usiamo persino per lo sciacquone del water e ci facciamo un pacchetto di Marlboro al giorno, ci sembra che i nostri vestiti siano da cambiare e siamo alla ricerca della vacanza in.
Loro, i poveri, ci guardano stupiti: non capiscono le nostre esigenze. A loro basta un pezzo di pane.
Finirà il congresso della Fao, tacerà il coro di opinioni su questo fatto di moda e di cronaca e chi prende 8.000 euro al mese per essere funzionario della Fao, continuerà a prendere questi soldi, i ristoranti continueranno a buttare gli avanzi, i grandi cuochi continueranno ad inventare nuove ricette da nouvelle cuisine per catturare i nostri stanchi palati. E loro continueranno a morire.
Il saluto del card.Bertone al congresso della Fao, sarà archiviato fra gli atti, il cardinale continuerà a cambiare le sue camicie ed i gemelli d'oro ai polsi. E loro continueranno ad avere lo stesso sgualcito vestito.
"Avevo fame...e mi avete dato da mangiare...avevo sete...e mi avete dato da bere...ero nudo...e mi avete vestito...malato ed in carcere...e mi avete visitato..."
Riusciremo a fare qualcosa per questi piccoli? | |
MORIRE COSI' SI PUO'.
(31 maggio 2008)
E' con vivo sentimento di cordoglio verso i genitori della giovane Lorena che scrivo queste due righe. La ragazza di appena 14 anni, è stata strangolata e bruciacchiata da tre ragazzi non ancora ventenni perchè aveva annunciato che era incinta di uno di loro tre.
Voglio stare crudamente (non crudelmente) ai fatti. E i fatti sono questi:
- la ragazza ha avuto rapporti intimi con tutti e tre questi giovani. E' stata consenziente.
- ad un ritardo del ciclo ha fatto il test di gravidanza che sembra sia risultato negativo, ma ha annunciato ai tre che poteva essere incinta
- i tre hanno perpetrato l'assassinio, dopo averla seviziata e brutalizzata.
Scandalizzata, l'opinione pubblica si chiede se si può morire così, a 14 anni.
Si può.
Si può perchè questa nostra società che vive di sesso (non di sessualità) e che proclama libertà sessuale a tutti i livelli (cinema, teatro, tv, libri, rotocalchi ecc.ecc.) è la prima colpevole di questa come di altre morti.
Si può perchè la mentalità comune in termini di educazione dei giovani ha un sacro principio inviolabile: il non controllo dell'azione dei figli, il vietato vietare, il privilegiare la serata davanti alla tv piuttosto che il dialogo, il consenso a tutto piuttosto che il dissenso su qualcosa.
Si può perchè in questa nostra società qualche stupido psicologo ha dichiarato che i genitori debbono essere amici dei figli. E molti stupidi genitori si sciacquano la bocca pontificando:"Io sono più amico che padre dei miei figli".
Si può morire come Lorena perchè si sa che ci sarà sempre qualcuno pronto a giustificare gli assassini arzigogolando su defectus discretionis, su momenti di pazzia e via dicendo.
E' atroce scriverlo: Lorena non è stata vittima di se stessa, ma è stata uccisa da questa nostra opulenta società che rincorre benessere effimero ed irride valori perenni.
E' impopolare scriverlo, ma tante Lorene già uccise non c'insegnano a far sì che non ci siano mai più altre Lorene.
A chi tocca il compito di impedire altre simili morti?
A ciascuno di noi.
Non aspettiamoci che lo stato emani qualche decreto ad hoc, che qualche psicologo di fama c'inviti a riscoprire valori emarginati ed ostracizzati, che qualche papa levi la sua voce contro i programmi televisivi tipo Uomini e Donne o i film tipo Notte prima degli esami o le fiction tipo I Liceali o I Cesaroni o i rotocalchi o le soap opera. Partiamo da noi.
NOI dobbiamo avere il coraggio di dire un bel NO ai nostri figli e sopportarne non solo i mugugni, ma anche le recriminazioni presso gli amici.
NOI dobbiamo avere il coraggio di non fare sconti buonistici a chi bigia la scuola, arriva in ritardo al lavoro, non dà gli esami alle scadenze universitarie, perde le serate in birreria o discoteca...
NOI genitori, educatori, insegnanti, pubblici amministratori dobbiamo agire in prima persona, senza tema di essere smentiti da qualche opinion leader di turno che fa il controcanto.
La strada non solo è tutta in salita, ma anche irta di ostacoli. Il rischio di sentirsi soli è reale e tremendo.
Ma...diceva Shakespeare:"Il medico pietoso fa la piaga purulenta". | |
...E NOI CREDIAMO IN DIO.
(ma anche: Timeo Danaos et dona ferentes)
(26 maggio 2008)
Durante l'epoca fascista, il Duce amava far scrivere frasi ad effetto ai crocicchi delle vie in modo che i viandanti, potessero riflettere su temi a lui cari che servivano per la propaganda del regime.
Ancora oggi si legge qualche vestigia di quelle frasi: Dio, Patria, Famiglia; Il fascismo non è plutocrazia... e via elencando. Una di queste recitava: Solo Dio potrà piegare la volontà fascista: gli uomini e le cose mai.
Una simile frase, fatta scrivere da uno che solo qualche anno prima, durante la sua fuga in Svizzera, in un comizio popolare sfidò Dio dandogli 5 minuti per incenerirlo, intenendo così dimostrarne l'inesistenza, era già un passo avanti verso la fede.
Ma una perfida mano scrisse sotto la frase...e noi crediamo in Dio.
Mai professione di fede fu più dimostrativa dell'esistenza del Creatore: Dio annientò il fascismo (nonostante papi, cardinali e vescovi) e guidò molti uomini probi (altri no) a fondare la Repubblica Italiana.
Tutto questo preambolo per commentare il discorso di ieri alla Camera del nuovo (?) presidente del consiglio italiano che ha concluso di fidare in Dio per la sua opera di riforma del nostro Paese.
Tutto questo preambolo per dire che ci rimane solo Dio (e, per la verità, un po' anche Di Pietro).
Ci rimane solo Dio per liberarci di Berlusconi e del berlusconismo.
Con un discorso da trasformista (degnissimo di vecchi notabili Dc - mi viene in mente Mariano Rumor), Berlusconi ha fatto credere ad un parlamento che in larga maggioranza è a lui asservito ed in larga minoranza gli è succube, che lui non è più quello di una volta, che non è lì per fare i suoi interessi, che gli preme davvero il bene del paese.
Ha anche legittimato il governo ombra veltroniano che potrà, a suo dire, dargli una mano per fare dell'Italia un nuovo Paese, moderno, mitteleuropeo e competitivo.
Maggioranza ed opposizione si sono spellate le mani in applausi (27 applausi in 27 minuti di discorso) ed il coro di consensi bipartisan si è sprecato.
Credo in Dio da sempre e mi spiace invocarlo in queste questioni di bassa lega. Ergo non lo farò.
Mi affido a Virgilio che nel II libro dell'Eneide, fa pronunciare a Laocoonte una frase rimasta celebre: timeo Danaos et dona ferentes, temo i greci anche quando portando regali.
Com'è noto, si trattava del cavallo pregno di soldati, che i greci, su consiglio di Ulisse, lasciarono davanti alle mura di Troia, fingendo di abbandonare la guerra.
Mi affido a Virgilio per ricordare all'opposizione che la piovra berlusconiana ha capito che se vuole mangiare il dissenso, deve blandirlo. Deve fingere di coinvolgerlo per poi incolparlo della non collaborazione e quindi annientarlo. Fu la tecnica politica dei Metternich, dei Bismarck, dei Mitterand e dei Kissinger.
Non oso pensare che Berlusconi conosca queste persone (lui è uomo di danèè e non di cultura politica), ma so che l'animale politico - imprenditoriale che è in lui ha capito che se vuole ottenere quel che vuole ottenere, deve farsi amico l'avversario.
E l'avversario è cascato o sta cascando nella rete.
Forse l'economia si riprenderà (ed è questo che conta per la magigoranza delle persone), forse il governo durerà 5 anni, forse qualcosa di buono si farà. Ma c'è una cosa che morirà subito, se qualcuno non si accorge per tempo e per tempo si attiva: la libertà. | |
VOGLIA DI CERTEZZA
(13 maggio 2008)
Molti continuano a domandarsi il motivo per cui alle passate politiche la Lega Nord e Di Pietro abbiano raccolto così tanti voti.
A me sembra che i motivi siano solo due: il rifiuto di molti di collocarsi a destra o a sinistra obbligatoriamente (da qui anche il successo dell'UdC) e, soprattutto, il fatto che la gente abbia voglia di certezze.
Considerando, infatti, quel che dicevano in campagna elettorale i due schieramenti (Lega e Italia dei Valori), sembra di cogliere un comune filo rosso: certezza della pena, sicurezza del lavoro, redditività del proprio stipendio.
Si potrebbe dire che questi temi erano presenti in tutti i programmi elettorali. Ma la Lega e Italia dei Valori hanno preso voti per questo.
Perchè?
Perchè hanno detto le stesse cose con il linguaggio della gente.
Da molto tempo c'è un rifiuto da parte della gente che ogni giorno si alza per andare a lavorare della criminalità diffusa, dell'insicurezza del reddito e degli investimenti e delle parole magniloquenti a cui non fanno mai seguito i fatti.
Il governo Berlusconi sconfitto da Prodi aveva detto molte cose, ma ne ha fatte poche. Il governo Prodi aveva un programma di oltre 200 pagine che nessuno ha letto e non ha attuato nulla, se non il risanamento di bilancio che è pesato sulle tasche di tutti.
E tutti abbiamo paura di uscire la sera, rimaniamo in apprensione quando i nostri figli sono fuori, continuiamo a risparmiare, ma ci accorgiamo che il nostro denaro vale sempre di meno, siamo stufi di vedere che esistono categorie privilegiate. Gli imprenditori, grandi e piccoli, non vedono nei sindacati degli interlocutori per la crescita, ma solo delle palle al piede; tutti coloro che hanno figli in età scolare vedono l'inefficienza della scuola; e via elencando sui mille problemi che tutti incontriamo ogni giorno e di cui ci angosciamo perchè non abbiamo certezze di soluzione.
Sì, c'è voglia di certezza e non più di sole chiacchiere. | |
IO NON PENSO CHE BERLUSCONI...
(8 maggio 2008)
...farà un governo e governerà meglio di quello che ha fatto e meglio di come ha governato. Non farà neppure peggio.
Berlusconi secondo me vale come imprenditore rampante che ha un solo obiettivo:fare soldi. E ci è riuscito. Non riesco neppure ad apprezzarlo per questo perchè credo in altri valori.
Di certo non vale un tubo come uomo politico. Non ha la statura di uno statista (è piccolo in tutto) e le capacità di un uomo di governo serio. Nel suo passato mandato era prigioniero dei suoi forzisti, della Lega e dell'UDC. Adesso sarà prigioniero della sua voglia di essere il primo della classe, prima che dei suoi forzisti e della Lega. Ho dimenticato AN? No. AN è un bel pezzo che non c'è. E' un bel pezzo che si è stemperata nell'acqua di rose di un centro destra che non si capisce fino a dove sia centro e fino a dove sia destra.
I nomi che circolano per il nuovo governo non sono preoccupanti. Non più di tanto. Non faranno del male, ma non credo che facciano neppure del bene. L'unico che fa veramente paura per le sue decantate capacità e dimostrate incapacità è Giulio Tremonti. L'inventore delle cartolarizzazioni (peccato che non riesco a scriverlo come lui pronuncia). Con la rabbia ed il veleno in corpo degli ex preti rifiutati dalla chiesa, come loro sa parlare bene e razzolare male. Senza concludere nulla, se non lasciare un buco nei conti che per due anni TUTTI (chi ha votato di qua e chi di là) abbiamo pagato. Avremo cinque anni di stabile basso profilo governativo, con qualche sparata di Bossi e qualche intemperanza di qualche forzista scontento. Berlusconi vanta amicizie internazionali e i suoi buoni rapporti con...con chi? Con Putin? Ma lo sanno tutti che Putin cerca di accreditarsi in occidente e non lo vuole nessuno (tranne Berlusconi)! Con Zapatero? No. Con Barroso?(ma non fu Barroso che disse che per fortuna l'Italia era governata da un vero statista, quando Prodi vinse - si fa per dire - le elezioni? Non era certo un complimento a Berlsuconi!). Con Bush? Sì. Con Bush forse sì. Ma Bush è in discesa libera.
A qualche mio lettore s'insinuerà un dubbio:non è che preferiva Veltroni?
No. Perchè Veltroni è il negativo di Berlusconi e perdipiù non è neppure imprenditore rampante. Solo un politico che fiuta il vento e spiega le vele verso il maestrale più favorevole.
Sono entrambi uomini d'immagine.
A me la fiction piace (poco,anzi pochissimo) solo in TV. Un paese non si governa con l'immagine, ma con i progetti seri. Non è necessario fare il primo consiglio dei ministri a Napoli, raduni a Villa Certosa o ad Arcore. Ci sono le sedi istituzionali (dove si pagano persone che quando i vip sono fuori non fanno nulla) e lì si prendono decisioni. Ci sono un paio di cosette che vorrei vedere risolte subito (o quasi): i rifiuti di Napoli, il caso Alitalia, la Sanità, l'Istruzione e il precariato dei giovani. Naturalmente le vorrei vedere risolte bene.
Ma...io non penso che Berlusconi... | |
RIALZATI,ITALIANO.
(aprile 2008)
L'esito del voto era scontato e nessuna persona ragionevole pensava che vincesse la sinistra o che ci fosse un sostanziale pareggio.
Le bocce, adesso, sono ferme e i dati di fatto sono:
- abbiamo un Parlamento in cui non siederanno nè l'estrema sinistra, nè l'estrema destra
- la classe operaia per una sua larga parte ha votato Lega Nord (vedasi risultati in paesi piemontesi e veneti)
- la novità è che vi è uno sparuto gruppo di italiani che crede che i valori cattolici debbano avere ancora uno sbocco politico e ha dato fiducia all'UdC di Tabacci e Pezzotta a cui si è aggiunto Casini.
Il nostro Paese è stato consegnato a due persone, Berlusconi e Bossi, che lo rappresenteranno anche all'estero.
E' facile, per loro, dire che si sono presi una pausa di riposo di due anni e che adesso riprendono il discorso da dove l'hanno lasciato, magari titolando sui loro giornali:heri dicebamus.
Ma la democrazia è questa. E va rispettata.
Da tempo non mi riconosco nel mio Paese. E l'esito di queste elezioni mi ha ulteriormente confermato nella mia opinione.
Le legittime voglie di sicurezza, di tranquillità economica, di progresso sociale, di ricerca del posto di lavoro, sono state consegnate a chi parla di fucili, di mandare i non italiani nelle riserve, di evadere le tasse e fare un po' di nero se no non ce la si fa a campare, di creare faraonici ponti sullo stretto di Messina e via dicendo.
La grande maggioranza dei miei connazionali ha voluto questo e io che vivo in questo Paese, li devo rispettare, come rispettai chi a suo tempo votò per il divorzio e per l'aborto.
La responsabilità di tutto questo è anche mia. Preso dalle mie cose, dal mio lavoro, dagli impegni familiari, non ho dedicato mai un minuto del mio tempo (da ormai vent'anni) alla politica.
Non impegnandomi da nessuna parte, ho consentito che chi ha più lingua, più mezzi, più savoir faire, più capacità di inserirsi nei posti giusti al momento giusto, ha potuto farsi strada.
Il guaio è che ne vedo parecchi come me. Non siamo in pochi a pensare che la politica è "cosa loro". Ma non facciamo niente.
E' tanto vero che, stamattina, per esempio, sono venuto a lavorare più presto del solito e finirò stasera. Domani - come ieri, l'altro ieri, la settimana ed il mese scorsi - ho l'agenda piena. E sarà sempre così.
Forse è il caso che il sottoscritto e molti come me comincino a pensare che è meglio fare qualcosa.
Senza offesa per Berlusconi e Bossi, ma penso che in Italia ci sia gente migliore di loro e di Calderoli, Borghezio, Tremonti ecc. In Italia c'è gente che pensa che se tutti pagassero le tasse fino all'ultimo cent, tutti pagheremmo di meno. In questo Paese che ha prodotto i De Gasperi, i Nenni, i Saragat, i La Malfa, gli Almirante, gli Scelba e via elencando, ci sono persone che si vergognano di un presidente del consiglio che fa le corna alle foto istituzionali, che dice che le veline servono per fare altre cose e che sostiene - creando incidenti diplomatici - che ha dovuto ricorrere al suo sex appeal per convincere il ministro degli esteri svedese e ha dato del kapò ad un europarlamentare tedesco.
In questo Paese c'è gente che non crede che i problemi si risolvano con i fucili e le pallottole, che siano una cosa seria i matrimoni celtici, che i firmatari di leggi dicano subito dopo la firma che hanno firmato una "porcata".
A me stesso, prima che agli altri, devo dire:rialzati, Italiano! | |
PERCHE' VOTO.
(7 aprile 2008)
Sabato scorso, 5 aprile, un visitatore ha compilato il form del sito e mi ha chiesto se vado a votare.
Sì, vado a votare. All'inizio non volevo andare, poi avevo deciso di andare ed annullare la scheda. Adesso ho deciso che andrò a votare e, tanto vale che lo scriva, voterò per Tabacci (cioè barrerò il simbolo che indica Casini come candidato presidente).
Perchè andrò a votare?
Per una sola ragione: per partecipare democraticamente alla vita del mio Paese.
So già da ora che la mia partecipazione democratica non interessa a lorsignori, neanche a Casini, Pezzotta e Tabacci. Ma a me interessa sentirmi parte di un grande paese che nel passato è stato il faro della cultura e della civiltà e che ha prodotto uomini come De Gasperi e Sturzo, don Bosco e don Guanella, Zichichi e Rubbia, Montale e Deledda, Pirandello e Fermi, Paolo VI e don Milani e...basta perchè l'elenco sarebbe lungo.
Voglio partecipare a questa vita democratica, conscio che non vivo in una vera democrazia. Basterebbe la polemica di uno suonato come Bossi che dice dagli spalti che se non si cambiano le schede imbraccerà i fucili. Peccato che non ha il coraggio di dire al suo popolo (per fortuna sembra che la lega nord sia in discesa libera) che queste schede sono state fatte sulla base di una legge che un suo ministro ha fatto e che lo stesso ministro ha definito una porcata.
Non vivo in una vera democrazia perchè in una democrazia seria gli uomini politici non fanno gli istrioni, noin contano balle al popolo, non girano in pulmann e in camper e non affittano spazi televisivi, ma vivono in mezzo alla gente. In una demcorazia seria non viene candidato in una circoscrizione elettorale uno che non sa nulla di quella parte del territorio, ma deve essere per forza in parlamento perchè altrimenti non saprebbe cosa fare. In una democrazia seria si dice cosa si farà in politica estera (per esempio se si sarà ancora a fianco dell'America nelle guerre assurde che sterminano popoli), come si aggiusterà il servizio sanitario, come si pensa di fare cultura nella scuola e come si vorrebbe impostare l'ordine pubblico con la certezza del rapido processo e dello sconto della pena.
Casini garantisce tutto questo?
No. Assolutamente no. Casini è come gli altri. Cioè come Veltroni, Berlusconi, Bossi, Fini, Bertinotti, Di Pietro, Lombardo, Boselli ecc.
Ha solo un pregio: non sta con quelle robe che chiamano centro destra e centro sinistra. Ha un progetto nuovo?
No. Assolutamente no. Non potrebbe averlo perchè, per non perdere la seggiola, ha dovuto all'ultimo momento mettersi con i suoi stessi amici che solo qualche giorno prima si erano dimessi dal suo partito.
Qual'è il suo pregio?
Solo uno. Che sta al centro. A quel centro che per me ha il valore di non essere a sinistra e a destra. Che si ispira ai valori cristiani e cattolici in cui credo.
Lo so che non ce la farà e che forse non arriva al 10 per cento.
Ma non m'importa.
Mi importa solo che poi, per stare in sella, non s'apparenti con qualcuno. | |
AH...LITALIA...LEXPO E...
(1 aprile 2008)
Festa grande, ieri, 31 marzo, a Milano: l'Italia s'è aggiudicata l'Expo Internazionale 2015.
Grande insuccesso,ieri, 31 marzo, a Roma: Alitalia perde muore ogni giorno di più e non vuole vivere.
Magnifica deludente recita, ieri, 31 marzo, in Italia:i politici fanno a gara per ascriversi il merito dell'Expo, per rimpallarsi le colpe del disastro Alitalia e si spendono in promesse elettorali da marinaio.
E' questo il mio Paese.
Sì, lo scrivo ancora con la maiuscola perchè il mio Paese mi piace. Mi delude in tante cose: nella giustizia che non funziona, nel battibecco di politici istrioni che non sanno fanno nulla, ma mostrano di sapere tutto; nel garantismo ad oltranza; nella scuola che non sa essere tale; nel furbo della porta accanto...ma è il mio Paese.
Il mio lavoro mi porta spesso in giro:non c'è angolo che non sia bello.
Sì. Accanto alla montagna di spazzatura di Napoli, c'è la cappella del palazzo restaurato. Vicino al politico chiacchierone,inaffidabile ed inconcludente, c'è lo scienziato che scopre qualcosa di nuovo. Dietro l'angolo di una fabbrica fallita per colpa dei suoi "furbi" titolari, c'è la bottega del mio amico macellaio che sgobba ogni giorno per offrire la carne migliore.
Mi piace il mio Paese. Mi fanno arrabbiare quelli che si ritengono grandi e potenti perchè hanno i soldi, sono tutti i giorni in TV e sulle pagine dei giornali, ma ho imparato a farmi una corazza ed a guardarli dall'alto in basso.
Mi consola sapere che in questo fazzoletto di terra del mondo, c'è il più grande tesoro di arte del pianeta e ho imparato ad apprezzarlo ignorando le voci chiassose delle TV, dei giornali e degli uomini di spettacolo o di politica.
Due parole sull'EXPO: è una conquista? Sì. A patto che poi nel piatto ricco non ci si ficchi la mafia, l'imprenditore truffaldino, il furbo di turno.
Due parole sull'Alitalia:sembra che la colpa sia di tutti, tranne che degli amministratori delegati che hanno preso prebende da favola, del personale che ha sempre cercato di avere il piatto più pieno, dei sindacati garantisti.
Allora...allora...penso una cosa:i politici chiacchieroni, gli amministratori incapaci, gli imprenditori truffaldini...insomma...i furbi ci sono sempre stati in questo Paese. Ma sono pochi. Lo so che creano grossi problemi. Ma sono sempre pochi. I più siamo noi che abbiamo idee, ma non contiamo nulla; che sappiamo lavorare, ma non ce la tiriamo; che preferiamo un buon libro ad una serata davanti ad insulsi programmi TV; che sappiamo che non saremo mai nessuno, ma rimaniamo noi stessi. | |
I COLOSSEI
Il venerdì Santo, com'è tradizione, in tutto il mondo cattolico si è celebrato il rito della Via Crucis. Il più famoso è, naturalmente, quello che ha avuto luogo a Roma dove, al Colosseo, la lungimiranza di una papa dimenticato, Paolo VI, si radunano centinaia di fedeli a meditare, sotto la guida del Successore di Pietro, sul percorso compiuto da Gesù fino al Golgota.
Paolo VI volle che la via Crucis si celebrasse al Colosseo perchè, com'è noto, nell'anfiteatro Flavio ebbero luogo le carneficine di coloro che professavano la fede nel Cristo risorto volute dagli imperatori romani.
Quanti Colossei ci sono stati e ci sono nel mondo?
Senza pretesa d'esaustività - in quanto non ho il tempo di documentarmi - ne ricordo qualcuno dividendolo in due grandi aree, l'area cristiano-cattolica e l'area avversa al cristianesimo-cattolicesimo.
Nell'area cristiano-cattolica ci fu il Colosseo dell'Inquisizione, quello degli Scismi e quello delle verità evangeliche imposte manu militari. C'è il Colosseo degli emarginati dalla vita comunitaria perchè dissenzienti su questioni di mera disciplina ecclesiale (i preti anticelibatari, per esempio), o nella ricerca teologica (penso a Kung, Balasurya, Sobrino, Barbero, Boff....) o, ancora, perchè viventi una realtà umana con connotazioni "immorali" (separati, coniugi innocenti, donne che vivono in silenzio il dramma di un aborto procurato...).
Nell'area avversa al cristianesimo- cattolicesimo vi sono i Colossei degli Oscar Romero (in questi giorni ricorre l'anniversario dell'assassinio), del vescovo iraqueno appena ucciso, delle migliaia di martiri della fede uccisi nel progredito ventesimo secolo perchè annunciavano un solo messaggio:quello dell'Amore.
La mia riflessione è semplice: ogni anno si celebra un rito, in un luogo reso suggestivo da giochi di luce e di fuochi e, alla sua conclusione, l'indomani le cose rimangono come sono. Sia da una parte, sia dall'altra.
Perchè?
Perchè non si ha la volontà di gridare:"Mai più martiri!"?
Perchè il papa, invece di limitarsi a considerazioni di alto valore spirituale, non attualizza il messaggio che viene dal Colosseo cominciando a non fare più martiri nella sua chiesa?
La risposta è una sola:siamo al sonno della fede.
Da anni!
Il messaggio di Cristo non è più rivoluzionario, ma è diventato un rito. Come i riti pagani che si celebravano periodicamente per ricordare il mito.
Ma Gesù non è un mito! La Via Crucis è un fatto storico!
La chiesa, succube della più pericolosa delle tentazioni, quella della sicurezza materiale che dà il potere, ha suggestivamente ritualizzato un mistero che, invece di essere costantemente provocatorio, diventa anestetico letale per un'eutanasia di una fede che 2000 anni fa ha sconvolto le sicurezze di un mondo radicato su una pax romana impiantata sulla forza e sulla paura.
La perenne novità di un messaggio di un Dio crocifisso è diventata arte preziosa da ammirare nei quadri di pittori famosi, nelle croci pettorali tempestate di gemme, nell'espressione artistica di scultori di ogni tempo.
Un Cristo inchiodato alla croce dell'espressione artistica (musicale, architettonica, scultorica, pittorica, cesellatoria, filmica e letteraria) non disturba più di tanto. Anzi! Sollecita infiniti vaniloqui di pseudointellettuali di ogni latitudine e cultura.
Alla fine della Via Crucis, sul Golgota, non si realizzò una scena da sacra rappresentazione, ma una drammatica e dolorosa morte di un innocente che fino all'ultimo respiro ebbe solo parole d'amore e di perdono. | |
UNA SOCIETA' DI VALORI OCCULTATI
Ieri mi ha scritto una mail un signore di Frosinone che non conosco, ponendomi una domanda: cosa ne penso della società in genere, ma, precisa, di tutta la società. Ha aggiunto: da quel che leggo mi sembra intelligente, per cui capirà cosa intendo dire.
Gli rispondo qui: la nostra società occulta i valori.
Ma a quale società mi riferisco?
A quella italiana, europea, mondiale. A tutta la società. Compresa quella ecclesiale.
I valori ci sono, ma sono occultati.
Chi nega il valore dell'onestà? Nessuno. Chi lo pratica? Solo pochi signor nessuno.
Potrei continuare sostituendo alla parola "onestà" quella di cultura, dovere, religiosità, correttezza, bontà, rispetto...
Le persone che incontriamo ogni giorno non negano nessuno di quei valori, ma non li praticano nel concreto.
In campo commerciale tutto è lecito pur di fare businnes, in campo culturale tutto è lecito pur di apparire e fare cassa, in campo religioso tutto è lecito pur di trovare nuovi adepti. E potrei continuare all'infinito.
Il bello è che quando si affronta seriamente uno di questi argomenti a tu per tu con qualcuno, questi riconosce che i valori sono occultati, ma sembra rispondere:" Eh, sa...così va il mondo".
Già, così va il mondo.
E va male.
Non che non si sopravviva, per carità. Ma si sopravvivive male. Si vive nel sospetto, nella diffidenza, nella precarietà esistenziale che è molto più grave e problematica di quella lavorativa.
Ci si potrebbe interrogare sulle soluzioni possibili a questo problema.
Anzitutto va evitato l'errore di ritenere che i valori siano cosa d'altri tempi perchè la società di oggi non ha più la sensibilità verso queste cose.
Il secondo errore che va evitato è quello di reputare che siamo in pochi a credere all'onestà, alla sincerità, alla correttezza dei rapporti umani e via dicendo.
Il terzo errore da fuggire è di non provarsi a vivere i valori in cui crediamo incarnandoli nella vita di ogni giorno.
Per esperienza personale posso dire che da anni mi sforzo di vivere questi valori: ho preso anche delle solenni fregature, è vero, ma ho sempre trovato il modo di continuare, non solo attingendo agli stessi valori, ma incontrando solidarietà presso molte persone che ho conosciuto.
Se i valori umani (non cristiani, il messaggio di Cristo è molto più totalizzante) ci sono, ma sono occultati, forse vale la pena che siano spolverati.
E qui il quarto errore: tutti pensiamo che a togliere la polvere debba essere qualcun altro come, per esempio, un'istituzione, la politica, il nostro sindaco... Ma anche le istituzioni, la politica, il sindaco, la chiesa...pensano la stessa cosa. Cioè pensano che debba cominciare l'altro.
E' sempre così: le cose difficili, impopolari e un po' scontate si preferisce lasciarle appannaggio dell'altro. E rimane lo statu quo.
Non solo, ma peggio: trionfa il disonesto, l'arrogante, l'incolto, il buzzurro, il donnaiolo, l'arraffone, il chiaccherone, l'affabulatore, la banderuola...con la conseguente inibizione del normale cittadino che in cuor suo disprezza queste persone, ma se le trova sempre fra i piedi perchè magari sono anche in posizione superiore nella scala sociale o lavorativa.
Qualcuno per queste elezioni politiche ha coniato uno slogan che invita l'Italia a rialzarsi. Lo parafraso volentieri: cittadino che credi nei valori occultati: rialzati! | |
LASCIATE STARE LA VITA
Non voglio entrare nella campagna elettorale che è partita in grande per il PD, in tono minore per i minori (Rosa, Ferrara...) e in tono da sordina per il PDL. Voglio solo riflettere su un punto: la vita umana.
A me Giuliano Ferrara non è mai piaciuto, non per il suo fisico s'intende, ma per il peso intellettuale che s'ascrive d'ufficio e che è il quadruplo del suo peso corporeo.
Questo signore è migrato dall'estrema sinistra alla cosiddetta destra e ogni volta ha sostenuto tutto e il contrario di tutto sapendo vendersi bene. Anche perchè dall'altra parte ha trovato chi comprava la sua merce.
Lascio perdere quel che disse e fece e mi concentro su quel che dice e fa.
Si erge a paladino della difesa della vita nascente nel grembo di una madre, lui che, se ho ben letto e capito, non ha avuto il coraggio di accettare tre figli.
Ma anche questo è un problema suo.
Un problema del nostro Paese, invece, è avere in parlamento, posto che ce la faccia a superare il quorum, un movimento politico che pescherà voti solo in tre o quattro regioni, che corre solo per il senato e che ha come obiettivo unico quello della lotta contro l'aborto.
Immagino già gli occhi sgranati dei miei tre lettori: ma come? Proprio tu che nel 1984 hai percorso la provincia di Como per promuovere il referendum contro la 194? Sì, proprio io.
Ma io non sono cambiato. Io sono ancora contro l'aborto (e non perchè sono cattolico e me lo dice il papa) e contro la 194 (non perchè sono un ex Dc), ma sono contro le strumentalizzazioni politiche di un valore così alto come è quello della vita.
L'argomento più semplice contro questa lista pro life è che se prende anche l'8 per cento sarà facile per gli abortisti argomentare che solo l'8 per cento dei votanti pensa che la vita vada difesa fin dal suo concepimento. Ma vi sono altri argomenti un po' più corposi che trascendono il mero calcolo percentuale e sono contro il fatto che la difesa della vita umana fin dal suo concepimento debba diventare oggetto di agone politico-elettorale.
Il primo è che questo argomento è trasversale ad ogni concezione politica e sociale. Non so se andrò a votare e se vi andrò non so ancora cosa voterò. Ma so che sono contro l'aborto e contro la 194. Non voterò certamente la lista di Ferrara. Mi domando: chi voterà Pd o Pdl o Lega o Rosa bianca o altri schieramenti, significa che è per l'aborto? Primo argomento e primo equivoco.
Secondo argomento (e secondo equivoco). La soppressione del feto nel ventre materno è un omicidio? Per me,sì. Per altri non lo è perchè la sembianza umana prende forma verso il terzo mese. Sarebbe come dire che una mela non è una mela quando comincia il fiore della mela che poi porterà il frutto:si vada a dirlo ad un contadino della Val di Non e gli si strappi i fiori! La donna, davanti ad un concepimento che avverte dentro di sè, magari indesiderato per le più svariate ragioni, vive momenti drammatici. Spesso è sola con se stessa...Può la politica dire quel che deve fare? Può la politica o un movimento politico dirle se deve abortire o meno? A mio avviso, no.
Terzo argomento.La vita non si difende circoscrivendola in una campagna elettorale, ma mettendo in atto tutti i possibili meccanismi perchè tale vita sia accolta: asili nido, scuole materne e centri di accoglienza CHE FUNZIONINO, offrendo alle madri la tranquillità che il nascituro vivrà in una società civile seria, disciplinata, organizzata e promozionale.
Chi vuole candidarsi alla guida del paese o a legiferare per il paese Italia, lasci perdere argomenti sacri quali la vita e la morte. Questi valori, per credenti e non credenti, non possono essere riducibili a slogans elettorali. | |
RIFLESSIONI DI UN SIGNOR NESSUNO SULLE PROSSIME INUTILI ELEZIONI
La legge elettorale riformata dall'ultimo governo di centro destra e definita dallo stesso presentatore (Ro- berto Calderoli) "porcata", per cui soprannominata "porcellum", ha prodotto quel che ha prodotto. Adesso si va alle elezioni. In questi giorni ci sono stati dei colpi di scena:
- Walter Veltroni (già prima che il governo crollasse) ha detto che non avrebbe corso con la coalizione di centro sinistra, ma si sarebbe presentato da solo.
- Silvio Berlusconi (ancora prima di Walter Veltroni) con il discorso "del predellino di S.Babila", ha fondato il Partito delle Libertà.
- Questi colpi di scena hanno sparigliato gli avversari, ma anche i compagni di cordata. Nel centro destra Gianfranco Fini ha detto peste e corna e Casini non ha risparmiato critiche. Nel centro sinistra Diliberto ha detto quel che sappiamo e Giordano pure.
Ad ogni buon conto, visto che i due capipopolo Berlusconi e Veltroni, se pure in modo diverso, hanno tenuto duro, agli alleati ed ai "nanetti" (La Malfa, Dini, Pensionati, Rc, C.I…) non è rimasto che fare buon viso a cattiva sorte con due strade da percorrere: entrare nel sistema del Partito delle Libertà (nel caso del centro destra) o cercare di fare aggregazione con altri (come è successo subito nel centro sinistra con la cosiddetta Sinistra Arcobaleno che ha candidato Fausto Bertinotti a premier). Il signor Nessuno ha capito una cosa: il Sistema Bipolare, tanto decantato come soluzione a tutti i mali dell'ingovernabilità italiana, non esiste più.
Non esistono più, di conseguenza, le coalizioni elettorali così come le abbiamo conosciute dalle Politiche 1994 alle Politiche 2006 perché il PdL (acronimo di Partito della Libertà) sarà una lista unitaria con Berlusconi candidato Premier che convoglierà non solo le candidature dei principali politici di Forza Italia e Alleanza Nazionale, ma anche quelle dei cosiddetti partiti minori (o nanetti) che sono sempre orbitati dentro la coalizione di Centro-Destra ( il PLI di De Luca, i PRI di La Malfa, la lista di Alessandra Mussolini, La Destra di Francesco Storace, forse anche l’Udeur di Mastella e i Liberaldemocratici di Lamberto Dini). La Lega Nord di Bossi non si è sciolta come neve al sole nel PdL, ma si presenterà con una propria lista soltanto nelle regioni del nord Italia e solamente nelle circoscrizioni elettorali dove è molto radicata e forte.
Il signor Nessuno si chiede: e tutti gli altri? Cioè…se volessi votare La Malfa perché mi è simpatico o Dini perché è un bell'uomo…essi saranno rappresentati in Parlamento oppure no? Il mio voto andrà a segno o sarà sprecato? No. Il voto non dovrebbe (uso il condizionale) andare sprecato perché il grande Berlusca abbraccia tutti. A tutti offrirà un posto nelle liste sia per la Camera dei Deputati e sia al Senato; nel caso non dovessero essere eletti, in caso di vittoria del PdL, ci potrà essere la possibilità per alcuni di loro di accedere in Parlamento tramite un posto in Tribuna, ovvero tramite i seggi che verranno assegnati alla lista vincente (premio di maggioranza).
Infatti, l’attuale legge elettorale prevede che se nessuna delle liste o coalizioni raggiunge con il calcolo dei seggi quota 340 (pari al 55%) dei seggi disponibili, si dispone che la lista o coalizione che avrà raggiunto il miglior risultato elettorale nazionale (maggioranza relativa) riceverà i 340 seggi ed i restanti 277 seggi verranno ripartiti a tutte le altre liste; ultimeranno l’assegnazione dei seggi della Camera dei Deputati i 12 seggi da attribuire alle circoscrizioni Estero e il seggio da assegnare alla Regione Valle d’Aosta che adotta il sistema maggioritario. Stessa identica cosa per il Senato, anche se nella Camera Alta, conterà soprattutto il risultato su base Regionale e non Nazionale. Questo significa, che la lista del PdL è capace di raggiungere il 55% di voti e quindi, più incamera partiti e partitini e più possibilità avrà di raggiungere un risultato elettorale maggiore dell’avversario principale, e cioè il Partito Democratico di Veltroni. Tutti questi partitini non faranno altro che i " gregari ” di Berlusconi e Fini, in cambio di un ipotetico posto al sole.
Il signor Nessuno continua la sua riflessione ed esamina Silvio Berlusconi come persona prima di parlare del suo Programma Elettorale.
- Si candidò per la prima volta nel 1994, vinse le elezioni, ma governò poco tempo perché ricevette un bello sgambetto dagli alleati e l'avviso di garanzia durante il vertice del G7 di Napoli; nel 1996, alle elezioni anticipate di aprile, perse contro Romano Prodi, leader dell’Ulivo. Si presentò nel 2001 nuovamente come candidato Premier, vinse le elezioni grazie alla legge elettorale maggioritaria (Mattarellum); governò per cinque anni ininterrotti con una buona maggioranza in entrambe le Camere, ma soprattutto con promesse a destra e a manca nel Sinedrio di Palazzo Chigi per restare in sella (vado solo a memoria: dopo sei mesi perse il ministro degli Esteri Ruggero, dopo un anno perse il sottosegretario agli Interni Taormina e quello ai Beni Culturali Sgarbi, dopo un anno e mezzo perse il ministro dell'Interno Scaiola, dopo due anni il ministro degli Esteri Frattini, dopo tre anni quello dell'Economia Tremonti che sostituì con Siniscalco e risostituì con Tremoni, dopo tre anni fece un rimpasto offrendo la vicepresidenza a Follini che rifiutò e se ne andò dalla coalizione….).Nelle elezioni del 2006 uscì sconfitto ancora da Romano Prodi (ecco perché lo odia così tanto: è l'unico che è riuscito a metterlo sempre in un angolo e Berlusconi non sopporta chi lo fa perdere, lui o è il primo della classe o non è) leader dell’Unione di Centro-Sinistra. Adesso si ripresenta per la quinta volta alle elezioni politiche come candidato alla Presidenza del Consiglio, a s 70 anni suonati, continuando a ripetere lo slogan che dall'altra parte ci sono i comunisti .In questi 14 anni che fa politica:
o non si è mai permesso di prendere in seria considerazione la necessità di risolvere i conflitti d’interesse che continua a difendere con una decisa e diabolica arroganza.
o Ha chiacchierato a lungo sulle sue capacità di lanciare l'Italia, ma il centro sinistra ha trovato un buco di bilancio che fa paura e che per risanare ha dovuto far stringere la cinghia a tutti noi
o Ha parlato di Inglese, Internet, Impresa nella scuola e ci ha lasciato la peggior legge sulla scuola (la Moratti) che fa rimpiangere le riforme (già strapenose) dei governi democristiani.
o Non ha risolto il problema della Sanità
o Non ha risolto il problema dell'enorme evasione fiscale
o Ha fatto cose buone: la legge sul lavoro, iniziato le liberalizzazioni (solo iniziato,però), le grandi opere (che però non sono mai partite), la riforma delle pensioni e un rilancio che ha portato a maggiore occupazione soprattutto per i giovani
Il signor Nessuno si augura che nessuno lo voti, anzi che queste elezioni politiche anticipate segnino la sua definitiva morte politica e che all’indomani della sconfitta sua e del Popolo della Libertà, si metta da parte, se ne vada in pensione (può scegliere fra 5 ville in Italia, un paio di atolli nel Pacifico) perché l’Italia è in una situazione grave e Silvio Berlusconi non ha saputo fare bene nei 5 anni in cui ha governato, quindi…perché dovrebbe fare bene adesso?
Ora il signor Nessuno considera il programma elettorale del Popolo della Libertà:
- Non c'è ancora, ma Berlusconi (sempre lui, ma gli altri dove sono?) ha tirato fuori la solita menata sui comunisti (qualcuno ricorderà che aveva detto che aveva detto che davvero mangiavano i bambini), sulla Magistratura corrotta (Mastella , che fino a due mesi fa era ministro della giustizia ed era il principale accusato, adesso sta con lui), sulle tasse (che è meglio non pagare). Insomma il programma elettorale che tirò fuori sia nel 1994 e sia nel 2001.
Vediamo il programma elettorale del PD (cioè del Partito Democratico). Già tra PDL e PD c'è qualcosa in meno: la differenza di una "L". E la differenza si vede:
- Veltroni ha dichiarato che farà un governo con 12 ministri. Buona cosa. Aspettiamo di contare quanti viceministri, sottosegretari e collaboratori vari….
- Veltroni dovrebbe essere il "nuovo". Ma dove? Ma chi? Veltroni viene dalla scuola di partito (il Pci) e non credo che abbia mai lavorato ( al contrario dei moltissimi signor Nessuno). Veltroni – al contrario di Berlusconi – non sa cosa significhi avere problemi di bilancio, cercare un lavoro, penare perché non ti risponde nessuno ai currucula inviati…E poi…che nuovo è? Non aveva detto da Fabio Fazio che terminata la sua esperienza politica come sindaco di Roma per la seconda volta, non avrebbe più fatto politica? Adesso è passato dall' "I care" al "We can": non c'è dubbio che questo sia un nuovo modo di fare politica.
- Veltroni stava tendendo la mano a Berlusconi per fare le riforme. Cioè avrebbe fatto le riforme con una persona che le riforme non le vuole (ha avuto 5 anni per farle e non le ha fatte!). Sarebbe il nuovo?
Il signor Nessuno si augura che nessuno lo voti. Un posto per campare Veltroni lo troverà, magari facendo il commissario straordinario dell'Onu per l'Africa.
Il signor Nessuno si chiede: come andranno le cose?
L’Italia, nonostante sia in parte contro Prodi e in parte delusa dal governo di Centro-Sinistra, rimarrà comunque spaccata in due. Questa netta divisione di credo politico, non si manifesterà nella Camera dei Deputati, ma piuttosto al Senato e, anche se nessuno lo dice,si potrebbe verificare, alle prossime elezioni, che il Centro-Destra abbia la maggioranza a Montecitorio, ma sia risicato, quanto a maggioranza, a Palazzo Madama. Il signor Nessuno, alle elezioni di due anni fa, propose da questo sito e da altre parti che Prodi, vista la situazione, si presentasse al Paese e dicesse:"Grazie per la fiducia, ma con questa maggioranza al Senato, io non governo. Si rifacciano le elezioni al Senato". Ma…il signor Nessuno…è, appunto, un signor Nessuno.
Colpa della legge elettorale che non hanno voluto riformare neppure dopo che è stato approvato il referendum abrogativo (noi signori Nessuno non contiamo mai nulla per LorSignori)?
Sì, ma non solo: è un problema sociale, anzi sociopolitico oltre che culturale. Infatti, anche se viviamo in un sistema parlamentare bicamerale “perfetto”, le due Camere presentano caratteristiche molto diverse tra loro: alla Camera dei Deputati si vota per la prima volta a 18 anni, mentre al Senato bisogna aver compiuto 25 anni.
Cosa faranno i giovani? Anche se votassero metà per un blocco e metà per un altro, faranno crescere il quorum dell'uno o dell'altro a Montecitorio (grazie al premio di maggioranza e il conteggio su base nazionale), ma non possono fare la medesima cosa al Senato dove i voti si conteggiano su base regionale. In più, c’è da aggiungere che al Senato incombe la presenza dei Senatori a Vita che in questa legislatura morente hanno dato man forte al governo di centro sinistra, ma che in genere votano per senso di responsabilità (quando c'era il centro destra votarono a favore per non far cadere il governo, ma allora i voti dei "senatori pannoloni" non facevano schifo). Cioè…è possibile che si torni alla confusione di adesso.
Ancora : con la legge elettorale attuale gli elettori non hanno la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti che sono presentati dai partiti. Quindi è il partito che manda al Parlamento chi vuole, cioè chi è fedele al capo o ai luogotenenti del capo in zona. I Deputati vengono eletti in rapporto alla popolazione su base nazionale, mentre i Senatori sempre in rapporto alla popolazione, ma su base regionale..
Di più: il signor Nessuno è scontento perché non può scegliere. Sia che voti Berlusconi, sia che voti Veltroni, si trova liste già fatte. Sia che voti Bertinotti, sia che voti Casini o Santachè (stando alle cose come sono oggi, 11 febbraio 2008) non solo si trova liste già fatte anche qui, ma poi si chiede: quale ricatto metteranno in atto per appoggiare Veltroni o Berlusconi? E se non voglio Veltroni e poi me lo trovo al governo grazie a Bertinotti? E se non voglio Berlusconi e poi me lo trovo al governo grazie a Casini o Santachè?
Il signor Nessuno ha un sogno: che tutti vadano a votare e che pasticcino la scheda. Attenzione: pasticcino la scheda, non votino scheda bianca. Così la scheda è nulla. Sarebbe un bel segnale da mandare alla Casta del Palazzo. Capirebbero che hanno un solo dovere: rimanere in carica approvando una legge elettorale che non fanno loro, ma delegano tre o quattro esperti super partes a fare, aprire le porte dei partiti a molti che potrebbero candidarsi senza dover ringraziare nessuno se non il proprio elettorato di riferimento (al quale non faranno favori, ma solo renderanno periodicamente conto), gestire provvisoriamente lo stato (e qui sì che bastano 12 ministri) senza collocare nessuno dei propri protetti da nessuna parte.
Ma è un sogno. E i sogni, si sa, muoiono all'alba. | |
OSSERVANDO IL CASINO
In questi giorni ho ricevuto diverse lettere in cui mi si chiede un'opinione su quanto sta accadendo in politica. Ringrazio i lettori (alcuni dei quali non conosco personalmente) e azzardo qualche mia considerazione.
1. Veltroni ha liquidato l'accordo Berlusconi - Fini come operazione di maquillage politico. Ha ragione, ma solo in parte. Perchè ha dimenticato di dire che anche lui ha fatto la stessa cosa. Sì perchè questo comunista filoamericano (ricordate l' "I care"?, adesso c'è il "We can"), non ha compiuto un gesto coraggioso come tutti dicono. Si è limitato, da buon opportunista politico, secondo solo a Berlusconi, a prendere atto che se fosse andato alla urne a capo dell'armata Brancaleone che va dalla Bindi a Diliberto, da Bianco a Caruso, avrebbe tirato a casa sì e no il 15 per cento di voti.
2. Perchè dico che Veltroni è secondo a Berlusconi? Perchè Berlusconi ha capito subito che se ci fossero state le elezioni avrebbe dovuto presentare una faccia diversa e la sera del 2 dicembre 2007, in piazza S.Babila, con il discorso detto "del predellino" ha annunciato che ci sarebbe stata una nuova cosa che era il partito delle libertà. Fini allora disse quel che tutti sappiamo, ma adesso...adesso...beh..dovrà pur mantere la piccolina appena nata!
3. Dalla mia finestra vedo troppo casino. Cerco di capire. Andando a votare con questa legge elettorale, vince la coalizione che ha il 50,1 di voti. Le coalizioni sono due: centro- destra e centro-sinistra. Ma nel centro-sinistra ci sono due aspiranti alla poltrona di presidente del consiglio: Veltroni e Bertinotti. Nel centro destra, per adesso, ci sono due aspiranti: Berlusconi e Casini. Faccio qualche supposizione:
a) vince il centro destra e Berlusconi prende il 20 per cento, Casini prende il 12 per cento. La lega il 10 per cento e Storace, Dini....un altro 10 per cento. Che fanno? Si metteranno d'accordo per spartirsi le poltrone. Esattamente come avrebbero fatto se fossero stati assieme nella roba che loro chiamano casa delle libertà. La stessa cosa va detta nel caso che a prendere il 20 per cento sia Veltroni e il 12 per cento Bertinotti.
b) Berlusconi e Fini prendono il 20 per cento. Casini con Mastella, Dini, Storace (facendo gli accordi di desistenza) prendono il 20 per cento e la Lega il 12 per cento.Chi sarà il presidente del consiglio? Faranno la staffetta Berlusconi e Casini? E il povero Fini? E se la stessa cosa dovesse succedere di qua?
Allora...allora...allora: per questa volta io sto a guardare. Lorsignori non mi fregano. Sulla mia pelle, come altre volte, hanno fatto un bel gioco e io non voglio giocare con le loro bocce.
Quando mi faranno vedere che sono capaci di fare qualcosa di buono...allora...allora...allora. | |
NON MI SENTO ITALIANO
Non capisco la scelta del capo dello stato Napolitano (che, contrariamente alla stragrande magigoranza degli italiani non stimo affatto) di affidare un incarico esplorativo al Presidente del Senato Marini per verificare...verificare cosa?
A me, semplice ed ignorante signor nessuno, la cosa sembrava semplice.
1. Il governo Prodi è caduto perchè il Parlamento (un ramo di esso, il Senato) l'ha sfiduciato. Siccome Prodi (dopo De Gasperi) è stato l'unico che ha per le uniche due volte che ha governato, gestito la cosa a livello parlamentare e non nel sinedrio dei partiti, la soluzione era: o si rivotava subito per il solo Senato o si andava alla urne per rifare il Parlamento.
2. C'era una possibilità che forse il Capo dello Stato avrebbe potuto attuare (ma non so se costituzionalmente era possibile): proporre a tutti i partiti che Prodi gestisse un'ordinaria amministrazione mentre tre o cinque saggi (mi vengono in mente currenti calamo: Sartori, Ostellino, Giavazzi, Della Loggia, Ichino, Panebianco....) si chiudessero per un paio di settimane a formulare una nuova legge elettorale che, se il Parlamento avesse approvato, avrebbe fatto cadere il referendum (per il quale io ho firmato) e ci avrebbe portato alle elezioni.
Ma per far questo ci vuole un soggetto che abbia spina dorsale, autorevole, che sappia imporsi sugli interessi di Veltroni e Berlusconi e che abbia il coraggio di dire in faccia a Fini, Mastella e Maroni che sono un po' ondivaghi, che inviti Bertinotti a fare solo il presidente della camera (altra sciagura che mi è capitata votando contro Berlusconi) e
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