COMMENTI A FATTI ECCLESIALI

aggiornato: 25.05.2012
MAGGIO

30
DONNE CONTRO IL SILENZIO E’ SU FB
Ausilia Riggi, storica figura di donna in lotta contro le vessazioni sulle donne, ha riaperto in FB una pagina di un sito che dirigeva e che chiuse per ragioni, penso, di salute. Era un sito molto visitato (vi collaboravo anch’io). Improvvisamente Ausilia decise di chiudere il sito che era un punto di riferimento per molte persone.

LA PAGINA FB RIAPERTA E’ UN SEGNO DI RINNOVATA VITALITA’ DI AUSILIA . MI AUGURO CHE QUESTA PAGINA SIA VIVA COME FU IL SITO.

29.
I CATTOLICI SENZA CHIESA
Sono cristiano senza chiesa” disse Ignazio Silone in un’intervista all’Express il 23 gennaio 1961. Il medesimo concetto che ripetono oggi molti cattolici nordamericani i quali, secondo un esplosivo sondaggio che monsignor David O’Connell, arcivescovo di Trenton in New Jersey, ha affidato al gesuita William J. Byron, docente di Affari e finanza alla Saint Joseph University di Filadelfia e a Charles Zech, docente di Economia e direttore del Centro studi per il management ecclesiale alla Villanova University della Pennsylvania, hanno deciso negli ultimi mesi di dire addio alla chiesa. “Siamo cattolici – spiegano – ma non ci riconosciamo più nell’istituzione, nella chiesa in quanto tale. Per questo non pratichiamo più”.
Lo scopo del sondaggio è uno. Chiedere ai cattolici che hanno lasciato perché l’hanno fatto. Le risposte, rilanciate dalla rivista progressista cattolica America – il magazine del quale fu direttore padre Thomas Reese, il teologo gesuita ribelle che il Vaticano costrinse qualche anno fa a dimettersi per le posizioni troppo liberal sui matrimoni gay – hanno fatto scalpore perché entrano a gamba tesa in quello che è il cuore dei problemi del cattolicesimo oggi, e cioè il rapporto in crescente tensione tra la dottrina tradizionale e le domande della contemporaneità.
“Se faccio una domanda a un sacerdote ottengo in risposta una regola da seguire. Mai nessuno che mi dica: ‘Sediamoci e parliamo’”, è la dichiarazione più gettonata che, con parole diverse, i cattolici “fuoriusciti” hanno rilasciato. Una risposta “molto interessante”, sostiene O’Connell commentando il sondaggio. Dice: “Quando sono diventato vescovo di Trenton, nel dicembre del 2010, ho appurato che soltanto il 25 per cento della nostra popolazione che si dice cattolica assiste alla messa domenicale regolarmente.
Questa percentuale si è ulteriormente ridotta nell’ottobre del 2011. Il dato mi ha molto preoccupato e così ho chiesto di investigare. Sapere perché lasciano – “Why they left” è il titolo del sondaggio stesso – può essere utile per prevenire l’emorragia”. E ancora: “Certo, noi non siamo un’azienda. Le aziende quando perdono clienti studiano strategie per cambiare il trend negativo e non c’è scritto da nessuna parte che anche noi dobbiamo arrivare fino questo punto. Ma almeno conoscere il motivo della fuga è un’operazione che possiamo fare e che può rivelarsi utile”.
La cosa sorprendente, sostiene il gesuita Byron, è che la stragrande maggioranza dei cattolici che hanno lasciato la chiesa “si dicono ancora cattolici”. “Dicono di essere cattolici seppure separati dalla gerarchia, seppure non si riconoscono più dipendenti dalla struttura ecclesiastica”. Seppure non più praticanti, insomma. Dice America che c’entra poco con la fuga il relativamente recente scandalo della pedofilia nel clero. Il malessere per l’abito ecclesiale macchiato dagli abusi sessuali commessi su minori c’è, sostiene il sondaggio, ma il problema è più profondo. I cattolici in fuga non sanno più riconoscersi nei dettami della chiesa sui temi più importanti: ciò che, insomma, la chiesa sostiene rispetto alla morale sessuale, alla vita coniugale, alle coppie di fatto, agli omosessuali e al matrimonio omosessuale, al divorzio e ai divorziati risposati, fino al celibato ecclesiastico e all’ordinazione sacerdotale femminile.


28.
PADRE AMORTH: C’E’ UN NESSO FRA IL DELITTO ORLANDI E IL DIAVOLO
Quando tre mesi fa uscì i libro di padre Amorth L’ultimo esorcista, pochi notarono le pagine dedicate alla scomparsa di Emanuela Orlandi. I titoli dei giornali, anche stranieri, furono tutti per l’episodio (per altro notevole) di Papa Ratzinger che in piazza San Pietro benedice due indemoniati.
Ma anche il capitolo dedicato alla Orlandi, la ragazza figlia di un dipendente vaticano e sparita nel nulla il 22 giugno del 1983, è esplosivo. La tesi di Amorth è questa. Emanuela non è vittima di “un complotto internazionale” (come Wojtyla disse alla famiglia poche settimane dopo la sparizione) ma di sfruttamento sessuale con conseguente omicidio avvenuto poco dopo la scomparsa (e conseguente occultamento del cadavere). Amorth ricorda quanto ha dichiarato monsignor Simone Duca, archivista vaticano. A suo dire venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come “reclutatore di ragazze” anche un gendarme della Santa Sede. Un giro nel quale era coinvolto anche personale diplomatico di un’ambasciata straniera presso la Santa Sede In sostanza Emanuela, totalemente estarnea a questi festini, sarebbe stata adescata da persone che conosceva e di cui si fidava, persone che però facevano parte di questo giro di cui parla monsignor Duca.
Amorth ricorda anche che anni dopo uscì un libro che in qualche modo denunciò questi giri strani intorno al Vaticano. Era il 1999 quando uscì “Via col vento in Vaticano”. L’autore, anonimo, era un monsignore della curia romana. Presto tutti seppero il suo nome, Luigi Marinelli.
Racconta Amorth: “Prima della pubblicazione del libro Marinelli venne più volte a confidarsi con me. Era indeciso se pubblicare il libro o meno. Perché questa indecisione? Perché il libro è una collezione di aneddoti piccanti. Storie di carriere, arrivismi, avventure amorose. E anche riti e pratiche poco chiare, che si avvicinano al satanismo. Certo, non tutto di quello che c’è scritto in quel libro è vero, ma in gran parte lo è”.


27.
DON MAURO STEFANONI E’ IN CARCERE
L’ex parroco di Laglio, accusato di pedofilia, è stato condannato definitivamente e si è recato di persona al carcere di Bollate (MI) per essere imprigionato e scontare la condanna.

COMO NON STA VIVENDO UN BEL MOMENTO PER QUANTO RIGUARDA I PRETI. ACCANTO A STEFANONI C’E’ MANGIACASALE ARRESTATO CLAMOROSAMENTE QUALCHE MESE FA.

26.
NOMINE IN VISTA E CURIA IN FERMENTO
Nella curia romana, ma non solo, c’è grande attesa per chi sarà il nuovo prefetto della congregazione per la dottrina della fede. Intanto però sono già scaduti o stanno per scadere parecchi altri incarichi curiali, di minore eco mediatica ma non certo privi di importanza.
In "pole position" sembra essere il vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Müller, curatore della pubblicazione dell'opera omnia di Ratzinger e lui stesso teologo, classificato in Germania come conservatore, ma che alcuni circoli ancor più conservatori romani e latinoamericani guardano con sospetto per la sua antica amicizia, mai rinnegata, con il peruviano Gustavo Gutierrez, il padre nobile della teologia della liberazione. Ma in attesa di sapere se una decisione definitiva in tal senso sia stata presa, in Vaticano sono iniziate anche le procedure per le assegnazioni di vari incarichi, episcopali o non, in dicasteri anche importanti della curia, i cui titolari sono scomparsi, oppure hanno superato o stanno per superare i 75 anni.
- Nella congregazione per l’evangelizzazione per i popoli – da cui dipendono, per la nomina dei vescovi ma anche per i sussidi finanziari, gran parte delle circoscrizioni ecclesiastiche di Africa e Asia – il 4 febbraio ha compiuto 75 anni l’arcivescovo Pierluigi Vacchelli, segretario aggiunto con competenza amministrativa sulle pontificie opere missionarie, che insieme al cospicuo patrimonio immobiliare costituiscono la cassaforte del dicastero. In questo dicastero "de Propaganda Fide" è inoltre rimasta vacante anche la carica di sotto-segretario, per la recente e prematura morte di padre Massimiliano Cenci, sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere e appartenente a Comunione e Liberazione.

- Nella Rota Romana, è ormai dal 1 ottobre 2010 che il vescovo polacco Antoni Stankiewicz, decano del tribunale, ha superato i 75 anni ed è in attesa di un successore.

- Nel dicembre del 2011 ha compiuto 75 anni il cardinale Ennio Antonelli, presidente del pontificio consiglio per la famiglia.

- Inoltre, il 24 settembre prossimo raggiungerà i 79 anni il cardinale archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa Raffaele Farina, vicino quindi a quella soglia massima degli 80 anni prevista per questo ruolo.
Sarà quindi interessante notare se quelli che saranno chiamati a sostituirli (risulta imminente la nomina del successore di Celata) saranno anch'essi italiani o se invece si approfitterà dei ricambi per accentuare l’internazionalizzazione della curia romana. A tal riguardo i numeri dicono che, per quanto riguarda le congregazioni, con il pontificato di Benedetto XVI gli italiani sono leggermente aumentati tra i prefetti (alla morte di Giovanni Paolo II erano due su nove, e ora sono tre) e in compenso sono diminuiti tra i segretari (da cinque su dieci, sono scesi a tre). Complessivamente, dunque, nel computo dei vertici della curia romana propriamente detta – cioè la segreteria di Stato, le nove congregazioni, i tre tribunali, i dodici consigli, i tre uffici – gli italiani erano 7 su 27 nel marzo del 2005 e sono 13 su 28 oggi. Con un forte incremento percentuale: dal 25,9 al 46,4 per cento.


25.
PEDOFILIA: LE VITTIME PARLANO CON LE FORZE DELL?ORDINE
Conferenza unica nel suo genere quella organizzata il 19 maggio dall’Associazione Prometeo onlus, a Bergamo. Una decina di adulti, da piccoli vittime di abusi e di genitori di bimbi abusati in vari contesti (famiglia, scuola, chiesa, sport), oggi parleranno davanti ad una platea di un centinaio di rappresentanti delle forze dell'ordine.
“Scopo di questo incontro” ha dichiarato Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo, “che segue due conferenze tenute insieme agli operatori di Scotland Yard, è quello di fare sì che quando un domani questi agenti si occuperanno di abusi, si ricordino dei bimbi che hanno incontrato oggi. Senza esagerare possiamo affermare che mai prima d'ora al mondo era stata tentata una simile conferenza, che replicheremo sicuramente in tutta Italia nei mesi a seguire".


24.
EMANUELA ORLANDI: MONSIGNORE INDAGATO
Monsignor Vergari è stato iscritto nel registro degli indagati prima dell'apertura della tomba di Enrico De Pedis. L'iscrizione è legata ad una perquisizione presso il suo domicilio nel corso della quale èstato sequestrato un computer.

Concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi l'ipotesi di reato che ha determinato il coinvolgimento dell'alto prelato nell'inchiesta giudiziaria. Vergari fu sentito, in qualità di persona informata sui fatti, nel 2009 dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Simona Maisto, titolari dell'inchiesta sulla sparizione della figlia del dipendente del Vaticano. In quell'occasione descrisse i motivi che avevano determinato la sepoltura di De Pedis a Sant'Apollinare.

Monsignor Vergari: sono tranquillo. «Sono assolutamente tranquillo, non ho nulla da nascondere» ha detto il monisgonre. Vergari - riferisce chi ha avuto modo di avvicinarlo contestualmente al diffondersi della notizia della sua iscrizione al registro degli indagati - ha anche commentato le ispezioni della polizia e della magistratura che hanno aperto la tomba di Enrico De Pedis, sepolto, proprio grazie all'interessamento di Vergari, nella basilica romana. «Non hanno trovato nulla se non appunto il corpo di De Pedis - ha detto l'ex cappellano di Regina Coeli, da tempo ritiratosi in un volontario confino in Sabina -. Tutte quelle ossa ritrovate non sono altro che ossa antichissime, risalenti a secoli fa quando anche i laici venivano sepolti nelle chiese. Ora dicono che faranno indagini approfondite ma non vedo proprio che cosa possano trovare».

23.
PRELATI NON RICONOSCIUTI ORDINANO PRETI
Il vescovo di Fiesole Mario Meini ha sciolto l'associazione privata di fedeli "Clarisse del Cuore Immacolato di Maria" dopo che tra i suoi membri sono stati ordinati 'abusivamente' due diaconi da parte di un prelato non riconosciuto dalla Santa Sede. Monsignor Meini, rende noto un comunicato della Curia, ''ha deciso di chiudere, secondo il dovere di vigilanza che il diritto canonico gli impone, l'associazione privata di fedeli costituita in diocesi il 27 settembre 2008 con la denominazione di Clarisse del Cuore Immacolato di Maria'', con sede presso il convento di San Francesco, in via Montecarlo 1 a San Giovanni Valdarno (Arezzo). Questa decisione, si legge sempre nella nota della Curia di Fiesole, è giunta ''dopo attenta valutazione, tenendo conto delle insistenti proteste di non pochi fedeli, del disagio espresso dalla Provincia Toscana dei Frati Minori Francescani, che gratuitamente aveva messo a disposizione il convento e dei consigli ricevuti in proposito presso la Santa Sede''. L'intervento decisivo del vescovo Meini è stato infine suggellato dal ''fatto gravissimo accaduto nel convento di Montecarlo'' lunedì scorso 14 maggio. Al mattino il vescovo, racconta la Diocesi di Fiesole, aveva telefonato alla comunità del convento, chiedendo se lì fosse in programma una ordinazione ''e, dopo una lunga attesa, gli era stato risposto esplicitamente di no''. Nel pomeriggio, invece, ''contravvenendo palesemente alle norme canoniche, si è proceduto al rito di ordinazione diaconale di Antonio Fabbroni e Michel Upmann''. Il rito è stato ''presieduto dal signor David Bell, che è poi risultato non essere vescovo in comunione con il nostro papa Benedetto XVI''. David Bell fa parte di una Chiesa apostolica brasiliana non i comunione con Roma.
QUANTA CONFUSIONE IN NOME DELL’UNICO DIO!


23.
PRELATI NON RICONOSCIUTI ORDINANO PRETI
Il vescovo di Fiesole Mario Meini ha sciolto l'associazione privata di fedeli "Clarisse del Cuore Immacolato di Maria" dopo che tra i suoi membri sono stati ordinati 'abusivamente' due diaconi da parte di un prelato non riconosciuto dalla Santa Sede. Monsignor Meini, rende noto un comunicato della Curia, ''ha deciso di chiudere, secondo il dovere di vigilanza che il diritto canonico gli impone, l'associazione privata di fedeli costituita in diocesi il 27 settembre 2008 con la denominazione di Clarisse del Cuore Immacolato di Maria'', con sede presso il convento di San Francesco, in via Montecarlo 1 a San Giovanni Valdarno (Arezzo). Questa decisione, si legge sempre nella nota della Curia di Fiesole, è giunta ''dopo attenta valutazione, tenendo conto delle insistenti proteste di non pochi fedeli, del disagio espresso dalla Provincia Toscana dei Frati Minori Francescani, che gratuitamente aveva messo a disposizione il convento e dei consigli ricevuti in proposito presso la Santa Sede''. L'intervento decisivo del vescovo Meini è stato infine suggellato dal ''fatto gravissimo accaduto nel convento di Montecarlo'' lunedì scorso 14 maggio. Al mattino il vescovo, racconta la Diocesi di Fiesole, aveva telefonato alla comunità del convento, chiedendo se lì fosse in programma una ordinazione ''e, dopo una lunga attesa, gli era stato risposto esplicitamente di no''. Nel pomeriggio, invece, ''contravvenendo palesemente alle norme canoniche, si è proceduto al rito di ordinazione diaconale di Antonio Fabbroni e Michel Upmann''. Il rito è stato ''presieduto dal signor David Bell, che è poi risultato non essere vescovo in comunione con il nostro papa Benedetto XVI''. David Bell fa parte di una Chiesa apostolica brasiliana non i comunione con Roma.
QUANTA CONFUSIONE IN NOME DELL’UNICO DIO!


22.
IL SANT’UFFIZIO A PORTATA DI MOUSE E LA LIBRERIA VATICANA

La collana è nata per "corrispondere a un desiderio" espresso da Giovanni Paolo II: quello di instaurare "un dialogo fiducioso e costruttivo tra la curia romana, organismo a servizio del ministero del successore di Pietro, e quanti, vescovi, sacerdoti, fedeli e teologi, sono tenuti, se pure a diverso titolo, ad approfondire l’insegnamento della Chiesa" I primi volumi che sono stati ristampati, con nuove copertine.

LA CONGREGAZIONE DELLA DOTTRINA DELLA FEDE HA GIA’ MESSO ON LINE I TESTI DI DIVERSE DICHIARAZIONI E LA LIBRERIA EDTRICE VATICANA ADESSO LI EDITA.
OTTIMO LAVORO.


21.
DANIELOU:UN MISTERO PER UN GRANDE UOMO DI CHIESA
Finestre aperte sul mistero": è questo il titolo del convegno con cui due giorni fa la Pontificia Università della Santa Croce ha rotto il silenzio su uno dei maggiori teologi del Novecento, il francese Jean Daniélou, gesuita, fatto cardinale da Paolo VI nel 1969. Un silenzio durato quasi quarant'anni e cominciato con la sua scomparsa nel 1974. In effetti, il ricordo di Daniélou si riduce oggi, per tanti, al mistero della sua morte per infarto, un pomeriggio di maggio, nella casa di una prostituta, al quarto piano di rue Dulong 56, a Parigi.
Quando in realtà il vero mistero su cui Daniélou aprì a molti le finestre, nella sua attività di teologo e uomo spirituale, è quello del Dio trinitario. Una delle sue opere maggiori ebbe per titolo: "Saggio sul mistero della storia". Una storia non governata dal caso, né dalla necessità, ma riempita dalle "magnalia Dei", dalle grandiose meraviglie di Dio, una più stupefacente dell'altra. Oggi, pochi dei suoi libri sono ancora in commercio. Eppure sono tuttora di straordinaria ricchezza e freschezza. Semplici eppure profondissimi, come pochi teologi hanno saputo fare nell'ultimo secolo, oltre a lui e a quell'altro campione di chiarezza che ha nome Joseph Ratzinger. Daniélou si accompagna all'attuale papa per l'impianto biblico e storico più che filosofico della sua teologia, per la competenza nei Padri della Chiesa (innamorato l'uno di Gregorio di Nissa, l'altro di Agostino), per il ruolo centralissimo dato alla liturgia. Daniélou, assieme al confratello gesuita Henri De Lubac, fu il geniale iniziatore nel 1942 di quella collana di testi patristici denominata "Sources Chrétiennes" che ha segnato la rinascita della teologia nel secondo Novecento e ha preparato il meglio del Concilio Vaticano II. Un autore, insomma, assolutamente da riscoprire. Ma va sciolto anche il giallo della sua morte e della taciturna squalifica che ne seguì. Mimì Santoni, la prostituta, lo vide cadere in ginocchio col volto a terra, prima di spirare. E per lei "fu una bella morte, per un cardinale". Era andato a portarle dei soldi per pagare un avvocato capace di tirar fuori di prigione suo marito. Fu l'ultima delle sue opere di carità compiute in segreto, per persone disprezzate e bisognose d'aiuto e perdono. I gesuiti fecero indagini serrate, per appurare la verità. Accertarono la sua innocenza. Ma di fatto avvolsero il caso in un silenzio che non fugò i sospetti. La rottura tra Daniélou e altri suoi confratelli gesuiti di Parigi e di Francia fu in effetti la vera origine dell'oblio caduto su questo grande teologo e cardinale. Una rottura che precedette la sua morte almeno di due anni. Dal 1972, infatti, Daniélou non abitava più nella casa di "Etudes", la rivista culturale di punta dei gesuiti francesi, dove aveva vissuto per decenni. Si era trasferito in un convento di suore, le Figlie del Cuore di Maria. A far precipitare lo scontro era stata un'intervista di Daniélou alla Radio Vaticana nella quale criticava duramente la "decadenza" che devastava tanti ordini religiosi maschili e femminili, a causa di "una falsa interpretazione del Vaticano II". L'intervista fu letta come un'accusa portata contro la stessa Compagnia di Gesù, il cui generale era all'epoca padre Pedro Arrupe, che era anche a capo dell'Unione dei superiori generali degli ordini religiosi. Il gesuita Bruno Ribes, direttore di "Etudes", fu tra i più attivi nel far terra bruciata attorno a Daniélou. Le posizioni dei due si erano fatte antitetiche. Nel 1974, l'anno della morte di Daniélou, Ribes schierò "Etudes" in disobbedienza aperta rispetto all'insegnamento dell'enciclica "Humanae Vitae" sulla contraccezione. E collaborò con altri teologi "progressisti" – tra i quali i domenicani Jacques Pohier e Bernard Quelquejeu – alla stesura della legge che in quello stesso anno introdusse il libero aborto in Francia, con Simone Veil ministro della sanità, Valéry Giscard d'Estaing presidente e Jacques Chirac primo ministro. L'anno dopo, nel 1975, padre Ribes lasciò la direzione di "Etudes". E successivamente abbandonò prima la Compagnia di Gesù e poi la Chiesa cattolica.
SOLITAMENTE SINTETIZZO QUANTO SANDRO RIPORTA NELLA SUA RUBRICA DELL’ESPRESSO. QUESTA VOLTA RIPORTO PER INTERO PERCHE’ PER ME LA FIGURA DEL CARD. DANIELOU E’ STATA TROPPO IMPORTANTE. SUI SUI TESTI (COME SU QUELLI DI RAZTINGER, KUNG, DE LUBAC, BEVILACQUA, VON RAD, MOTLMANN, FABRO, LECLERQ, SCHMAUS, BARTH…) MI SONO FORMATO COME STUDENTE DI TEOLOGIA, MA SOPRATTUTTO COME UOMO ALLA RICERCA COSTANTE DELLA VERITA RELIGIOSA E DEL SENSO DELLA VITA GIOCATA SULLA FIGURA DI CRISTO E DELLA SUA CHIESA. DANIELOU E’ STATO EMARGINATO DALLA SUA STESSA COMPAGNIA E PER DECENNI SULLA SUA FIGURA S’E’ ADOMBRATA L’ACCUSA DI UN PRETE CHE AVESSE UNA DOPPIA VITA PER VIA DELLA STORIA DELLA MORTE IN CASA DI UNA PROSTITUTA. ACCUSA CHE HA FATTO IL COMODO DEI SUOI INVIDIOSI DETRATTORI DEI QUALI NESSUNO PIU’ RICORDA IL NOME PERCHE’ NON SEPPERO LASCIARE NEGLI STUDI L’IMPRONTA CHE LUI ED ALTRI LASCIARONO.


20.
PRESCRIZIONE PER IL VESCOVO DI CREMONA
Il vescovo di Cremona è uscito per prescrizione dal processo per non essere intervenuto nei confronti di un prete pedofilo. Dagli atti emerge la sua linea di protezione dell’istituzione a scapito della tutela delle vittime, simile a quella di tanti altri vescovi in situazioni analoghe.
Il portavoce nazionale di “Noi Siamo Chiesa” Vittorio Bellavite ha rilasciato la seguente dichiarazione: «L’Ordinanza dell’otto maggio del GIP di Savona dott. Fiorenza Giorgi ha archiviato, per intervenuta prescrizione, la procedura avviata dal PM nei confronti di Mons. Dante Lafranconi, (vescovo di Savona dal 1992 al 2001 e ora vescovo di Cremona) per avere “coperto” il prete savonese don Nello Giraudo, pedofilo fin della sua ordinazione nel 1980.

EBBI IL VESCOVO DI CREMONA COME INSEGNANTE DI PATROLOGIA E STORIA DELLA CHIESA. NON AVREI MAI DETTO CHE DON DANTE FOSSE UNO CHE COPRE PER CARITA’ DI PATRIA UN PRETE CHE SBAGLIA. IL REATO E’ PRESCRITTO E SOLO LUI SA SE SONO VERE LE ACCUSE MOSSEGLI. LUI E DIO. SE LA SOCIETA’ CIVILE NON E’ RIUSCITA A PRONUNCIARSI PER L’ASSOLUZIONE O LA CONDANNA PIENA, CERTA E CHIARA, LA SUA COSCIENZA SI E’ GIA’ PRONUNCIATA.

19.
MAL DI PANCIA GENERALE SUGLI ACCORDI VATICANO-LEBFEVRIANI
Se da parte dei lefebvriani non c’è la piena accettazione del Concilio, se dovesse trattarsi di un accordicchio o peggio di un accordo fatto da parte di Fellay in malafede, meglio non farne di niente” sostiene deciso l’autorevole e ascoltato teologo-giornalista (collabora a ’Avvenire’, ’La Stampa’, Radio uno) Gianni Gennari, che pure si annovera fra gli ’amici’ di Ratzinger e ne difende senza tentennamenti il pur discusso profilo conciliare. “La verità” aggiunge “è che in Curia c’è tanta gente che non ha ancora digerito il Concilio, e adesso vede l’occasione per la rivincita e spinge per l’accordo comunque”.
Ecco così, dalla lettura degli elementi sul tappeto – anche se le previsioni sono davvero azzardate-emergere un’ipotesi: l’accordo si farà perché Ratzinger si è spinto troppo avanti e tornando indietro sconfesserebbe tutta la strategia fin qui perseguita pervicacemente. Il Concilio dunque verrà formalmente accettato, ma ne sarà messa in luce più la continuità con la tradizione che non la natura dirompente che gli attribuiscono invece correnti cattoliche più innovatrici. Come dire un certo annacquamento che al Papa stesso non dispiace.

DA SOTTOSCRIVERE


18.
LA POLITICA ECONOMICA DI MONTI NEL MIRINO DEI GIORNALI DIOCESANI

"Ascoltare il gemito dei poveri". "Troppo rigore senza sviluppo porta al salasso". "Sacrifici per pochi"."La disumana logica dei numeri". "Primo maggio festa del lavoro che manca". "La disoccupazione oscura ogni futuro". Il peso delle tasse, la crisi economica, i provvedimenti varati dal governo Monti, ma anche lo scandalo dei finanziamenti pubblici ai partiti e la piaga dell'evasione fiscale al vaglio degli editoriali dei settimanali diocesani, la vasta rete informativa dei vescovi formata da 190 testate che distribuiscono ogni 7 giorni oltre un milione di copie nelle diocesi e nelle parrocchie in tutte le regioni italiane. Stando ai commenti più recenti, l'aria che spira tra i cattolici non è per niente tranquilla e, spesso e volentieri, le misure prese dall'attuale compagine governativa vengono apertamente contestate.

ATTACCARE IL GOVERNO MONTI DA PARTE DELLA BASE (?) DELLA CHIESA QUANDO I VERTICI INCIUCIANO CON ESSO E’ IPOCRITA. MA L’IPOCRISIA E’ DI CASA DA QUESTE PARTI.


17.
CRICCA ECCLESIALE SULLA SANITA’
Ci sono nel mondo circa 125mila strutture sanitarie gestite dalla Chiesa cattolica, 40 mila sono concentrate in Europa, e sono variamente articolate fra ospedali, centri di assistenza, dispensari, orfanotrofi centri per la formazione, l'assistenza agli anziani, ai bambini ai disabili". Era il novembre scorso, pochi mesi fa, quando Claudia Di Lorenzi, in rappresentanza del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, leggeva il messaggio del presidente del dicastero vaticano, il vescovo Zygmunt Zimowski, al convengo organizzato alla facoltà di Ingegneria all'università Federico II di Napoli, su "Innovazione e sanità". Presenti, fra i relatori di maggior rilievo, Stefano Bonet, capo della Po.la.re. e Antonio Iuliano responsabile del settore ricerca e sviluppo della stessa azienda.

Curioso: nelle intercettazioni che riguardano Stefano Bonet e i suoi traffici e i legami con l'ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito, a un certo punto si ascolta la seguente frase detta da Bonet a Stefano Lombardelli, della Fincantieri di Genova: "Quello che stiamo facendo sul Vaticano: 123mila cliniche nel mondo sotto il controllo del Vaticano che oggi non controlla niente. Dice: facci l'Osservatorio sull'innovazione e da domani parte l'Osservatorio sull'innovazione delle cliniche vaticane e sono centoventitremila nel mondo, mi spiego?". L'affare era nell'aria. Ma soprattutto colpisce la coincidenza ravvicinata fra le cifre fornite dal dicastero vaticano in un workshop di esperti e i calcoli che si era fatto Bonet.

Don Pino Esposito, il prete che avrebbe fatto da tramite fra Bonet e monsignor Zimowski, dice che ancora nessun accordo era stato sottoscritto fra le due parti, eppure di numeri concreti si era, evidentemente, parlato. Fra l'altro, nel corso dello stesso convegno svoltosi a Napoli - città nella quale la Po.la.re ha una sede, il rappresentante del Vaticano spiegava che, oggi, il problema delle strutture sanitarie cattoliche, è quello della loro "sostenibilità economica", a causa della crisi. Un'ammissione in grado di illuminare forse anche altre vicende. Ma, nel messaggio di monsignor Zimowski diffuso nell'occasione, emerse che il soggetto maggiormente interessato al tema dell'innovazione e della gestione in campo sanitario, era in particolare la Fondazione Buon Samaritano, presieduta dallo stesso vescovo e che ha un proprio consiglio d'amministrazione "presso il Pontificio consiglio". A farne parte leader di grandi gruppi industriali e bancari. Ma c'è un altro capitolo rilevante: nelle indagini in corso su Bonet e Belsito, le ipotesi di reato sono quelle di riciclaggio, corruzione internazionale, finanziamento illecito ai partiti, falso in bilancio, appropriazione indebita e altro.

16.
IRLANDA: VESCOVI CHE S…PARLANO
Dialogo con i preti 'dissidenti' della Association of Catholic Priests, ma nessuna concessione alle riforme "strutturali" da essi invocati, come l'abolizione dell'obbligo del celibato o il sacerdozio femminile. E' la linea esposta dall'arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, che oggi in Vaticano ha presentato il prossimo congresso eucaristico che si svolgerà nella capitale irlandese dal 10 al 17 giugno.
"La Chiesa in Irlanda mostra segni di stanchezza. Ma cambiare le strutture non risolverà i problemi", ha detto Martin, che ha sottolineato, tra l'altro: "Quando vado in chiesa non vedo i giovani. Evidentemnte non trovano idealismo nella Chiesa. I giovani irlandesi sono tra i più catechizzati e tra i meno evangelizzati"


15.
IL SITO PONTIFEX SULLE DIFFICOLTA’ FINANZIARIE DI FAMIGLIA CRISTIANA
Riporto dal sito Pontifex: “San Tommaso d'Aquino diceva: «Sembra che l'eresia non sia una delle specie dell'incredulità. Infatti: L'incredulità, come abbiamo visto, risiede nell'intelletto. Invece l'eresia non sembra appartenere all'intelletto, ma alla volontà. Scrive infatti S. Girolamo: "Eresia in greco significa elezione, o scelta, per il fatto che ognuno sceglie con essa l'opinione che considera migliore". Ora, l'elezione è un atto della volontà, come sopra abbiamo dimostrato. Dunque l'eresia non è una specie di incredulità». «Un vizio viene specificato soprattutto dal fine. Infatti il Filosofo ha scritto, che "chi commette adulterio per rubare, è più ladro che adultero". Ma l'eresia ha come suo fine un vantaggio temporale e specialmente il dominio e la gloria, che rientrano nel vizio della superbia, o della cupidigia.

E COSI’ PONTIFEX PENSA CHE LE DIFFICOLTA’ ECONOMICHE IN CUI VERSA IL PERIODICO DELLA SAN PAOLO CHE SPESSO E’ CRITICO NEI CONFRONTI DI ALCUNE ISTITUZIONI ECCLESIALI SIANO IL GIUSTO CASTIGO PER NON ESSERE ALLINEATO.
VA BEH…

14.
RIFLESSIONI DI UNA TEOLOGA
Riuniti al capezzale della religione, il cui stato di salute appare sempre più preoccupante, i teologi si interrogano sulle possibili cure, riflettendo sulla sua «eventuale rinascita a partire da fonti più creative e attuali». È a questa riflessione che prende parte Ivone Gebara - teologa brasiliana impegnata in un quartiere povero di Camaragibe, in Pernambuco - nell’ambito della Consultazione Latinoamericana sulla Religione realizzata dall’Eatwot (Associazione dei teologi e delle teologhe del Terzo Mondo) dell’America Latina nel settembre del 2011, nel quadro del Congresso Internazionale della Pontificia Università Cattolica di Minas Gerais, a Belo Horizonte. Una consultazione a cui è dedicato il primo numero del 2012 di Voices, la rivista di teologia dell’Eatwot, dal titolo “Verso un paradigma post-religionale?” (v. Adista documenti n. 16/12), in vista di una nuova tappa del processo, in relazione a cui viene offerta nelle pagine della rivista una proposta di studio, di dibattito e di ricerca aperta non solo all’America Latina ma anche agli altri continenti (il numero può essere letto integralmente in inglese e in spagnolo/portoghese sul sito di Voices: http://InternationalTheologicalCommission.org/VOICES)


13.
MUORE EX PRETE: UNA RIFLESSIONE
E' scomparso all'età di 90 anni don Emilio Bonelli, dal 1999 collaboratore parrocchiale a Candiolo, anche se negli ultimi tempi, per motivi di salute risiedeva nella Casa del clero S. Pio X a Torino.
La storia di don Bonelli è singolare. Ordinato sacerdote nel 1946, venne inviato come parroco in una parrocchia in montagna. Attivo e combattivo, oltre che alle proposte spirituali lottò anche per portare alla sua gente quei beni necessari come luce, strade, sanità. Conobbe e si innamorò di una ragazza del posto, Claudia, che nel 1956, con una scelta molto coraggiosa, decise di sposare dopo avere richiesto la riduzione allo stato laicale. Dal matrimonio nacquero due figli e successivamente due nipoti.
Alla morte della moglie il parroco di Candiolo, don Carlo Chiomento, con l'accordo dell'allora card. Saldarini gli propose un eventuale ritorno alla vita sacerdotale. Dopo il suo sì, Giovanni Paolo II lo autorizzò a riprendere il ministero sacerdotale previo un adeguato aggiornamento teologico e spirituale. Riconfermato sacerdote, per oltre dieci anni prestò il suo servizio nella parrocchia di Candiolo, soprattutto nelle confessioni, diventando un apprezzato direttore spirituale.
(da L'Eco del Chisone, 18 aprile)

Diciamo che una strada per ritornare al ministero c'è. Quale? Che muoia la moglie. Penoso o ridicolo?


12.
MONS.PIERRO: DOVE ERAVAMO?
Con Monsignor Gerardo Pierro, arcivescovo emerito di Salerno e Campagna, discutiamo del tema politica, etica e impegno dei cristiani in una fase tanto delicata della nostra storia. Monsignor Pierro, il segretario generale Cei, Monsignor Crociata, relativamente ad aspetti poco limpidi della politica, ha usato la parola scandalo. In che senso, a suo giudizio? "scandalo significa cattivo esempio, non ha tanto una dizione moralista quando, appunto, di fatto negativo, di elemento di involgarimento che può portare ad un degrado della vita e corrompere gli altri. Lo scandalo è ogni cosa che determina clamore, pietra di inciampo, deviazione da sani principi. E chi storna a fini privati soldi pubblici, indubbiamente, è motivo di scandalo". Che esempio da oggi questa nostra classe politica? "le generalizzazioni sono sempre antipatiche come il cadere nella retorica dell'anti politica.

EH, SI’, CARO MONS. PIERRO! DOVE ERAVATE! LEI VUOL FARCI CREDERE CHE NON SAPESSE MAI NULLA DI NULLA? CI E’ UN PO’ DIFFICILE CREDERLE SULLA PAROLA. DOVE ERAVATE QUANDO L’ONOREVOLE DEMOCRISTIANO VI FACEVA ARRIVARE IL DENARO PER QUALCHE VOSTRA INIZIATIVA? DOVE ERAVATE QUANDO I VOSTRI PRETI LASCIAVANO LE PARROCCHIE IN MANO AI CIELLINI E DAVATE AI CIELLINI I LOCALI DELLA PARROCCHIA PER INIZIATIVE RIGOROSAMENTE LORO RISERVATE? DOVE ERAVATE …?

11.
SOCIAL NETWORK PER PREGARE
Una ragazza guarda fissa le telecamera: «Mio padre –dice - è stato licenziato». Poi mostra un piccolo cartello arancione con una scritta che recita: «Prega». Un ragazzo, invece, annuncia: «I miei stanno divorziando». Ricompare il messaggio: «Prega». Tocca a un’altra giovane donna: «Sono incinta e sono stata lasciata sola». Di nuovo il refrain: «Prega».
A guardare il video spot con il quale nei giorni scorsi è stata lanciata in un cinema di Madrid la nuova versione di www.mayfeelings.com, si capisce subito l’idea alla base del social network offerto dalla compagnia spagnola May Feelings S.L.: una sorta di facebook sì, ma per pregare. Nuova versione, perché inizialmente i ragazzi spagnoli che hanno messo in piedi l’iniziativa volevano solo diffondere l’utilizzo del rosario (di qui il riferimento a maggio, may in inglese, mese mariano per eccellenza) attraverso video lanciati sul web.
Il servizio gratuito, disponibile in cinque lingue (inglese, italiano, spagnolo, portoghese e francese) e con la versione per smartphone e tablet, è nato dalla domanda: “Come mai in un mondo pieno di social network c’è ancora della gente che si sente sola?” . Eccola, allora, la sfida del sito spagnolo: collegare le persone in tutto il mondo mediante la preghiera.

SI’, I SOCIAL NEWORK SONO PROPRIO UNA BELLA COSA.


10.
PEDOFILIA IRLANDESE: CRETINATE DI SCICLUNA
Dal Vaticano, e non è poco, è arrivata la difesa del promotore di giustizia, il monsignore maltese Charles Scicluna che ha spiegato come la responsabilità nei confronti del prete pedofilo Brendan Smyth non era del sacerdote, oggi cardinale, Sean Brady, ma dei suoi superiori gerarchici.
Parole importanti che però non sono ancora riuscite a placare il fuoco che da giorni i media anglosassoni hanno aperto contro il primate d’Irlanda, Brady appunto, oggi arcivescovo di Armagh.
Un fuoco che fa male alla chiesa soprattutto perché è proprio sulla questione della pedofilia del clero che i cattolici d’Irlanda vivono, oramai da anni, un’agonia che sembra non avere fine.
L’ultima polemica l’ha fatta scoppiare la Bbc la quale, all’interno del programma televisivo “This World”, ha mandato in onda una puntata intitolata “La vergogna della chiesa cattolica”.

MI SPIACE CHE MONS., SCICLUNA CHE MI SEMBRA UNA PERSONA CORRETTA SIA CADUTA IN QUESTO SCIVOLONE. NON SI GIUSTIFICA UN PRETE PEDOFILO DIVENTATO ARCIVESCOVO DANDO LA COLPA AI SUPERIORI. SCICLUNA SA BENISSIMO CHE PRIMA CHE UN PRETE SIA ORDINATO VESCOVO SI COMPIONO INDAGINI APPROFONDITE E RISERVATE E SOLO DOPO SI CHIEDE AL PRETE SE ACCETTA L’INCARICO EPISCOPALE.


9.
CARRON CHIEDE PERDONO
“Chiediamo perdono se abbiamo recato danno alla memoria di don Giussani con la nostra superficialità e mancanza di sequela”. Lo scrive don Julian Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione.
SI CONTINUA A CHIEDERE PERDONO. MI SEMBRA STRANO CHE CARRON NON SIA AL CORRENTE DEGLI INCIUCI CHE LA SUA C.L. ED IL BRACCIO SECOLARE DELLA COMPAGNIA DELLE OPERE CONTINUANO A REALIZZARE AD OGNI LATITUDINE E LONGITUDINE DEL GLOBO. MI SEMBRA STRANO CHE CARRON NON SAPPIA DELLA MIRIADE DI CENTRI SANITARI CONVENZIONATI NATI IN LOMBARDIA IN CUI MEDICI E PERSONALE SANITARIO IN GENERE NON ENTRANO SE NO NSONO CIELLINI. SUVVIA! SE NON FOSSERO SUCCESSI GLI SCANDALI LE COSE SAREBBERE ANDATE AVANTI E NESSUNO AVREBBE CHIESTO PERDONO!

8.
IL CARD.PIACENZA SUL CONCILIO
"Io credo che si dovrebbe dire basta ai tradimenti del Concilio Vaticano II e spalancare la porta alla obbedienza ai testi del Concilio Vaticano II e a tutto quello che i Papi e il Magistero autentico della Chiesa hanno detto nell`interpretare, nel leggere, nel porgere il Concilio Vaticano II". Il Concilio vaticano II "deve diventare per noi una bussola sicura per orientarci nel cammino, per rispondere alle domande della nostra gente e per organizzarci sulla nuova evangelizzazione", per Piacenza. Esso "ha avuto molte persone che se ne sono riempite la bocca ma poche persone che lo hanno studiato per come è e non lo hanno tirato per i capelli per fargli dire quello che loro volevano che dicesse; quindi, bisogna riscoprire i testi del Concilio, bisogna riscoprire le parole stesse del Concilio, perché quelle sono da leggersi in ginocchio!".

IL CARD. PIACENZA MI SEMBRA UN PO’ LOQUACE ED ANCHE UN PO’ TUTTOLOGO. QUI I CASI SONO DUE: O CE L’HA COL PAPA CHE STA RIACCOGLIENDO I LEBFEVRIANI O VUOLE MANDARE UN MESSAGGIO CHIARO A CHI INTENDE CERCARE DI CAPIRE IL CONCILIO E VORREBBE CHE LO STESSO CONCILIO SI CAPISSE ASSIEME AI PASTORI DELLA CHIESA. LO DICA A MONS. FELLAY DI LEGGERE IL CONCILIO IN GINOCCHIO!

7.
IL CARDINALE PIACENZA SULLA PEDOFILIA
In un'intervista alla Radio Vaticana, il prefetto per il Clero, cardinale Mauro Piacenza spiega che la ricerca della santità sacerdotale, dopo scandali come quello della pedofilia, deve ripartire «anzitutto dal pentimento e dal perdono», «naturalmente, da richiedersi a Dio, prima di tutto, e poi anche a tutte le persone che sono danneggiate e alla stessa immagine di Chiesa che viene deturpata e naturalmente». Piacenza dice comunque di non pensare «soltanto a determinati crimini orribili, quanto anche a tutte quelle omissioni, a tutti quegli intiepidimenti rispetto a quella che invece dovrebbe essere la vivacità del ministero apostolico». La pubblicazione della Lettera ai sacerdoti arriva anche in un momento in cui si torna a parlare diffusamente di pedofilia, alla vigilia della Giornata Nazionale contro questa piaga. Un problema che ha visto tra i colpevoli di gravi abusi anche numerosi membri del clero in tutto il mondo, e che avrà uno scenario di riflessione anche domenica in Piazza San Pietro, in occasione del Regina Coeli di Benedetto XVI, con la presenza dell'associazione Meter di don Fortunato Di Noto, dei volontari e delle famiglie, a conclusione della Giornata annuale per i bambini vittime.«I sacerdoti, per servire la Chiesa e il mondo, hanno bisogno di essere santi», mentre «le colpe di alcuni, a volte, hanno umiliato il sacerdozio agli occhi del mondo».

CHIEDERE PERDONO NON BASTA PIU’, OCCORRE ESSERE RIGOROSI E ALLONTANARE SUBITO I PRETI IN ODORE DI PEDOFILIA E MAGARI RIDURLI ALLO STATO LAICALE ANCHE RISCHIANDO DI RIMANERE SENZA PRETI IN DIOCESI.

6.
GLI ANGLICANI HANNO UN PROBLEMA: IL PRIMATE POTREBBE ESSERE UN NEGRO
Nella Chiesa di Inghilterra c'è una corrente razzista che vuole impedire a John Sentamu di diventare il nuovo primate anglicano». Se si considera che il presule in questione, l'arcivescovo di York, ha la pelle nera perché è nato in Uganda, l'accusa è di quelle pesanti. E domenica a Londra campeggiava in bella evidenza sul Sunday Telegraph. Per di più lanciata non da una voce qualsiasi, ma da Arun Arora, il reverendo che è stato appena scelto come il nuovo responsabile della comunicazione della Church of England. In realtà quelle parole lui le aveva scritte sul suo blog qualche settimana fa, prima di assumere l'incarico; ma destano lo stesso scalpore nel bel mezzo della corsa alla successione di Rowan Williams, l'arcivescovo di Canterbury che qualche settimana fa ha confermato che a fine anno lascerà la su carica.
All'indomani di quell'annuncio John Sentamu, 62 anni, era stato subito dato per favorito per la cattedra primaziale degli anglicani: del resto York è la seconda sede episcopale più importante della Chiesa di Inghilterra. E per di più il presule di origine africana è un personaggio popolarissimo: tiene persino una rubrica sul Sun, uno dei tabloid più venduti. Nato a Kampala, l’allora giovane avvocato Sentamu si è rifugiato in Gran Bretagna nel 1974 per sfuggire alla persecuzione del dittatore Idi Amin. Ha studiato teologia a Cambridge e ha percorso nel Regno Unito tutte le tappe della sua carriera ecclesiastica. È al tal punto british che sul suo profilo twitter non disdegna i commenti sul calcio inglese. Eppure con il passare delle settimane la sua candidatura sembra in declino: i bookmakers - che a Londra sono un'istituzione sacra quasi quanto Lambeth Palace - ora lo danno solo in terza posizione, dietro al vescovo di Coventry Christopher Cocksworth e a quello di Norwich, Graham James. Perché questa marcia indietro?


5.
VATICANO:ASSEMBLEA PLENARIA SULLE SCIENZE SOCIALI
La plenaria delle Scienze sociali in Vaticano volge al termine. Gli interventi sono in programma fino al 3 maggio e ruotano dunque attorno all’importanza e all’attualità dei principi contenuti nella Pacem in terris di Giovanni XXIII. Stefano Leszczynski ne ha parlato con il cardinale Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras, tra i relatori della Plenaria.
R. – E’ stato un documento veramente ispirato dal Signore, a cominciare dalla lettura o meglio dalla rilettura dei diritti umani che ha fatto Giovanni XXIII in una prospettiva cristiana. Nel ’49, quando viene pubblicata la Dichiarazione Onu dei diritti umani, anche la Chiesa ha qualcosa da dire: questa è stata la Pacem in terris. Ma anche riguardo a quei principi fondamentali della libertà, della verità, della giustizia e dell’amore, che sono pilastri ancora necessari come 50 anni fa. Tutto l’influsso che ebbe poi la Pacem in terris nel Concilio Vaticano II è un altro punto molto interessante. Penso inoltre all’approccio di questa Conferenza sull’aspetto della globalizzazione e non semplicemente di una globalizzazione del mercato o della finanza, ma di una globalizzazione in prospettiva cristiana, che deve essere nel senso di quanto detto dal Beato Giovanni Paolo II: la globalizzazione della solidarietà.
D. - Una globalizzazione che ha portato con sé anche un forte impulso alla secolarizzazione: questo ha provocato molti danni, secondo lei, a livello sociale?
R. – Sì, soprattutto perché una globalizzazione soltanto ridotta al livello economico impoverisce l’umanità. Siamo uomini, siamo esseri umani e si deve, quindi, recuperare questa antropologia teologica della Chiesa cattolica, che parla dell’essere umano come di un valore.

4.
PREMIO AI DISSENTI AUSTRIACI
. La Pfarrer-Initiative, l’iniziativa dei preti austriaci promotori nel giugno 2011 di un “Appello alla disobbedienza” (v. Adista nn. 55 e 65/11), ha ricevuto, il 22 aprile scorso, il Premio Herbert Haag 2012 per la libertà nella Chiesa. A ritirare il premio, consistente in 10mila euro e promosso dalla omonima Fondazione – creata nel 1985 dal professor Herbert Haag, docente di teologia all’Università di Tübingen, e attualmente presieduta dal teologo Hans Küng –, è stato il fondatore dell’Iniziativa, p. Helmut Schüller. Motivo del conferimento: aver raccolto l’«emergenza pastorale» derivante dalla sempre più grave carenza di preti nella Chiesa cattolica e «averla affrontata con affermazioni chiare e azioni coraggiose e decise». Qualche giorno prima del conferimento del premio, la teologa tirolese Martha Heizer, che qualche mese fa aveva sposato la proposta dei “disobbedienti” di rendere possibile l’eucaristia senza sacerdoti grazie a forme private di celebrazione (v. Adista n. 67/11) – scontrandosi così con il netto disaccordo del vescovo di Innsbruck mons. Manfred Scheuer che l’aveva condannata come prassi da riferire immediatamente in Vaticano, annunciando inoltre l’avvio di un’indagine preliminare in proposito –, ha deciso di lanciare il guanto della sfida al Vaticano, affermando la propria volontà di andare avanti nel suo progetto, a costo di incorrere nella scomunica. In realtà, Heizer non vuole parlare di «eucaristia privata» ma di «messa nella chiesa domestica», come ha puntualizzato in un’intervista al quotidiano austriaco Der Standard (6/4) in cui annunciava di voler celebrare in questo modo le liturgie del triduo pasquale. Non si tratta, ha sottolineato, di imitazioni dell’Eucaristia, come si vuole far credere: «Siamo cinque ed ogni volta è sempre diverso. Sediamo intorno a un tavolo. È una normale celebrazione dell’Eucaristia, come in parrocchia. Usiamo solo la Bibbia, come testo. Preghiamo spontaneamente e personalmente. Abbiamo pane e vino e chiediamo allo Spirito di trasformarli, e di trasformare anche noi. Mangiamo e beviamo insieme, cantiamo e preghiamo molto». «Non mi importa ricevere un riconoscimento dall’esterno», ha aggiunto. «Per noi si tratta di un’Eucaristia, ne siamo felici e ci fa bene». «Nella Bibbia, Gesù ha detto “Prendete e mangiate”, non “Prendete e mangiate quando c’è un prete”», ha aggiunto. «Il cambiamento viene dal basso». A giudicare da quanto afferma la stessa Martha Heizer, la piccola comunità è già incorsa in un interdetto, ossia una sorta di scomunica comunitaria, con la quale i componenti sono esclusi dalla celebrazione di atti pubblici. Potrebbero, tuttavia, essere individualmente colpiti da scomunica.


3.
UN BUONA PERCENTUALE DI PARROCI E’ LEGHISTA
. Alla radice della questione cattolico-leghista – ovvero le relazioni fra cattolicesimo, Chiesa e Lega Nord – c’è un problema teologico che riguarda soprattutto la Chiesa cattolica. Perché se così non fosse, quasi la metà dei militanti dei militanti leghisti – il 39%, secondo le statistiche più recenti – non potrebbe definirsi senza titubanza, anzi con granitica certezza, «cattolico praticante». Dal momento che invece lo fa, senza peraltro essere smentita da nessuna autorità ecclesiastica, significa che la teologia e l’ecclesiologia cattolica, così come viene declinata da qualche decennio, appare pienamente compatibile con le idee e i princìpi di Bossi, Maroni e dei loro seguaci. «È la tradizione cattolica ad aver prodotto le menti leghiste o sono le menti leghiste ad aver stravolto la dottrina cattolica?». Più probabilmente «è stato l’incontro del cattolicesimo mediterraneo tradizionalista con l’egoismo piccolo-borghese ipermoderno a costruire» questa «miscela infernale» catto-leghista.

SE LE PERCENTUALI SONO VERE E’ UNA VERGOGNA CHE VI SIANO PRETI COSI’ IGNORANTI.

2.
USA: LE SUORE VANNO AVANTI PER LA LORO STRADA
I vertici della Leadership Conference of Women Religious (Lcwr), l’organismo che riunisce l’80% delle superiore delle congregazioni religiose femminili statunitensi, recentemente commissariato dal Vaticano per il suo orientamento femminista e il favore dimostrato alla riforma sanitaria di Barack Obama, si riuniranno alla fine di maggio per discutere «in un’atmosfera di preghiera, contemplazione e dialogo» l’ordine del Vaticano di rivedere statuti e programmi (v. Adista Notizie n. 16/12). «La Conferenza – si legge nel comunicato pubblicato sul sito dell’Lcwr – ha intenzione di muoversi con cautela, senza affrettare le valutazioni. Ci impegneremo nel dialogo laddove possibile e saremo aperte al movimento dello Spirito Santo. Vi chiediamo di pregare per noi e per la Chiesa in questo momento critico».

OTTIMA L’APERTURA AL DIALOGO DA PARTE DELLE SUORE.


1.
SPENDING REVIEW ANCHE IN VATICANO
In Vaticano sono state fatte troppe assunzioni con sistemi discutibili e criteri poco chiari. Ma, quel che è peggio, tra chiamate dirette e finti concorsi, il nepotismo l'ha fatta da padrone. Ora è tempo di tagli...". Primo maggio in tono minore anche Oltretevere, dove la Festa del lavoro tra i dipendenti pontifici si celebra all'insegna delle analoghe preoccupazioni che gravano sui lavoratori di tutto il mondo. Quest'anno, però, a rendere ancora più amara la ricorrenza del primo maggio all'ombra del Cupolone è lo spettro dei licenziamenti a cui le autorità pontificie potrebbero ricorrere per far quadrare i bilanci e fronteggiare in un futuro più o meno prossimo una situazione amministrativa che potrebbe rivelarsi a dir poco critica. Ad essere preoccupati sul futuro del loro posto di lavoro, i circa 3000 dipendenti che attualmente sono impiegati nelle varie amministrazioni pontificie (Governatorato, Fabbrica di San Pietro, Musei, Curia, Osservatore Romano, Radio Vaticana....). Negli ultimi anni - lamenta un cardinale titolare di uno dei più importanti dicasteri della S. Sede - "sono state fatte troppe assunzioni. Basti pensare che una quindicina di anni fa intorno al Governatorato gravavano meno di mille dipendenti. Ora sono oltre il doppio. Molti sono imbucati in uffici a scaldare sedie; è il perverso frutto di mali come carrierismo e nepotismo che hanno creato danni gravissimi all'immagine della Santa Sede e alle casse pontificie. Occorre perciò porre fine a questo andazzo e pensare a tagliare i rami secchi che si sono sviluppati in buona parte delle Congregazioni pontificie. Se si continua a far finta di niente, lo spettro della bancarotta non tarderà a bussare anche al Portone di Bronzo". L'anonimo cardinale non è solo a parlare in questi termini sullo stato di salute del movimento lavorativo vaticano. Nel Collegio cardinalizio, presieduto dal cardinale Angelo Sodano, storico segretario di Stato di Giovanni Paolo II, c'è più di un porporato intenzionato a sollevare in alto loco la necessità di affrontare il problema del sovraffollamento dei dipendenti. Qualche sentore in questo senso si è avuto il 16 febbraio scorso alla riunione cardinalizia dedicata al bilancio preventivo del 2012, quando monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, segretario della Prefettura degli Affari economici, ha parlato della "necessità di adottare ulteriori riflessioni ed approfondimenti" sulle previsioni di spesa della Santa Sede sull'anno in corso. Invito accolto nei loro interventi dagli altri cardinali presenti all'incontro, i quali hanno espresso "preoccupazione per una situazione di crisi generale" che non risparmia nemmeno il sistema economico vaticano nel suo complesso.

NON C’ERA BISOGNO DI ARRIVARE A SENTIRE LA CRISI PER RENDERSI CONTO CHE SI SPENDONO TROPPI SOLDI NON SOLO IN VATICANO. SAREBBE BASTATO CHE IL PAPA PRECEDENTE NON CREASSE LITURGIE SFARZOSE E CHE QUELLO ATTUALE METTESSE MANO DA SUBITO ALLA SPESE. CI SI ACCORGEREBBE CHE NON E’ NECESSARIO SPENDERE CIFRE DA CAPOGIRO PER I FIORI IN PIAZZA E CHE LA BASILICA DI SAN PIETRO POTREBBE ESSERE AMMINISTRATA MEGLIO RIDUCENDO ANCHE IL SERVIZIO DEI SAMPIETRINI CHE NON FANNO UN TUBO PER LA MAGGIOR PARTE DELLA GIORNATA.
APRILE


53
BEATIFICATO TONIOLO
Al tempo di Toniolo il mondo cattolico era attraversato, talvolta dilaniato, da anime diverse spesso in aperta competizione, fra l’intransigenza monolitica dell’Opera dei Congressi di Giovanni Battista Paganuzzi e le impazienze innovatrici dei giovani che mordevano il freno finendo in molti casi per approdare politicamente al murrismo più esasperato e idealmente alla deriva modernista. Consapevole dei pericoli e dei rischi di entrambe le posizioni, Toniolo fece di tutto per promuovere e animare, nella carità, un dialogo franco e schietto fra le parti, rimanendo indefettibilmente fedele alla Chiesa e ai suoi vescovi.
Toniolo ha voluto vivere in comunione con i pastori della Chiesa, di cui spesso era amico e collaboratore; non per proteggersi da possibili fulmini ma per muoversi in un ambiente vitale e nella garanzia della verità.
Eppure, quella di Toniolo è una figura rimossa dalla memoria. Gli esponenti del cattolicesimo democratico lo hanno ricordato sino alla generazione di Alcide De Gasperi e, immediatamente dopo, fra i più giovani, di Amintore Fanfani, cresciuto nell’Università Cattolica di Agostino Gemelli, che a Toniolo doveva buona parte della sua ispirazione. Ma dopo di loro venne il diluvio dell’oblio, quasi che la crisi dello Stato liberale, il fascismo e la guerra mondiale avessero cancellato il profilo di un volto riducendolo a un’immagine svanita, più che offuscata, su un muro consunto dal tempo.
Toniolo è sicuramente colui che più ha fatto per sprovincializzare la cultura cattolica italiana, riscattandola dall’angustia delle risentite rivendicazioni post-unitarie per elevarla al dialogo con i movimenti cattolici europei, con i loro pensatori e con i loro protagonisti; e al tempo stesso esponendola alle sfide del confronto con le altre visioni del mondo, di matrice liberale e socialista.

52
PRO VOBIS ET PRO MULTIS…IN REMISSIONEM PECCATORUM
Che cosa ha fatto il Papa a Castelgandolfo nella settimana dopo la Pasqua? Ha preso carta e penna e ha scritto nella sua lingua una lettera un po’ speciale, diretta ai vescovi tedeschi, che pochi giorni dopo l’hanno pubblicata. Riguarda la traduzione delle parole della consacrazione del calice del sangue del Signore nel corso della messa. La traduzione “per molti”, più fedele al testo biblico, va preferita a “per tutti”, che intendeva rendere più esplicita l’universalità della salvezza portata da Cristo.
Qualcuno penserà che il tema sia solo per raffinati specialisti. In realtà permette di capire che cosa è importante per il Papa e con quale atteggiamento spirituale egli lo affronti. Per il Papa le parole dell’istituzione dell’Eucarestia sono assolutamente fondamentali, siamo al cuore della vita della Chiesa. Con il “per molti”, Gesù si identifica con il Servo di Jahwé annunciato dal profeta Isaia; ripetendo queste parole esprimiamo quindi meglio una duplice fedeltà: la nostra fedeltà alla parola di Gesù, e la fedeltà di Gesù alla parola della Scrittura. Il fatto che Gesù sia morto per la salvezza di tutti è fuori da ogni dubbio, quindi è compito di una buona catechesi spiegarlo ai fedeli, ma spiegare allo stesso tempo il significato profondo delle parole dell’istituzione dell’Eucaristia.
Il Signore si offre “per voi e per molti”: ci sentiamo direttamente coinvolti e nella gratitudine diventiamo responsabili della salvezza promessa a tutti. Il Papa – che già aveva trattato di questo nel suo libro su Gesù - ci dona ora un esempio profondo e affascinante di catechesi su alcune delle parole più importanti della fede cristiana. Una lezione di amore e di rispetto vissuto per la Parola di Dio, di riflessione teologica e spirituale altissima ed essenziale, per vivere con più profondità l’Eucaristia. Il Papa termina dicendo che nell’Anno della fede dobbiamo impegnarci in questa direzione. Speriamo di farlo per davvero.

51
GOSSIP SULLE TALPE VATICANE
Sono state presentate in video alcune lettere riservate indirizzate dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò – oggi nunzio negli Usa, all’epoca segretario del Governatorato vaticano – al Papa e al cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Lettere contenenti pesanti rilievi contro prelati e laici della Santa Sede, accusati di ruberie, e contro laici dell’entourage di Bertone. Il clima avvelenato si è arricchito negli ultimi giorni di nuove puntate: sul quotidiano italiano «Il Giornale» monsignor Viganò è stato pesantemente screditato per un contenzioso giudiziario con i familiari a motivo della gestione dell’ingente patrimonio (30 milioni di euro) condiviso con un fratello sacerdote, che il prelato avrebbe voluto far dichiarare incapace perché manipolato da una sorella. Un anno fa proprio «Il Giornale» aveva pubblicato una serie di articoli anonimi, che esaltavano l’attuale Segretario di Stato, definito «ammiraglio» della «flotta di Benedetto XVI», con parole così smaccatamente elogiative da risultare imbarazzanti per lo stesso interessato. La stessa mano anonima, aveva vergato e fatto mettere in pagina sullo stesso quotidiano anche due articoli contro monsignor Viganò, pronosticandone la cacciata e mettendone in luce il nepotismo (in effetti il prelato ha fatto chiamare in Segreteria di Stato un suo nipote sacerdote). Sabato scorso lo stesso giornale è tornato ad attaccare l’ex segretario del Governatorato con un articolo anonimo, affiancato a quello sopra citato sui guai familiari di Viganò, nel quale si accusa il prelato nunzio negli Usa di essere il regista della diffusione delle lettere ai media presentandolo come uno che ha tradito il Papa.
È ben nota l’esistenza di un’opposizione interna a Bertone, che ha ricompattato «anime» diverse della curia wojtyliana: si sono spesi per cercare di evitare la promozione-rimozione di Viganò i cardinali Giovanni Battista Re e Agostino Cacciavillan, e non si deve dimenticare che il predecessore di Bertone, il cardinale Angelo Sodano, lasciò il suo incarico a 78 anni, dopo essere stato anche lui pesantemente e pubblicamente criticato per una vicenda che vedeva implicato un suo nipote in un giro di compravendite immobiliari delle diocesi statunitensi, insieme al controverso imprenditore Raffaello Follieri. L’attuale Segretario di Stato compirà la stessa età il prossimo dicembre: è risaputa la stima del Pontefice per lui e al momento non appare in agenda una sua sostituzione, ma appaiono enfatiche e sorprendenti certe ricostruzioni secondo le quali Bertone sarà «Segretario di Stato a vita» e anche «papabile».
Un fatto è certo: la divulgazione delle lettere attesta che è in atto uno scontro di potere tra cordate. Nel mirino non c’è il Papa, come vorrebbero far credere coloro i quali, negli ultimi anni si sono sempre fatti scudo di Benedetto XVI per coprire i loro errori. Nel mirino c’è piuttosto il cardinale Bertone, la cui fedeltà a Ratzinger non è mai stata messa in discussione, ma sulla cui gestione della Segreteria di Stato si sono moltiplicate le perplessità anche da parte di molti porporati ratzingeriani. Le vicende dell’ultimo anno – dalla tentata scalata dell’Istituto Toniolo, cassaforte dell’Università Cattolica al tentativo di acquistare l’ospedale San Raffaele di Milano – hanno fatto crescere anche la perplessità su alcuni consiglieri laici di cui si circonda il cardinale.
Si ha comunque l’impressione che tutto ciò non sia percepito Oltretevere nella sua drammaticità, per l’esito devastante sull’opinione pubblica e sui fedeli, sempre più positivamente colpiti dalla profondità del messaggio di Benedetto XVI, ma amareggiati dall’emergere di comportamenti così poco corrispondenti in quanti dovrebbero tradurlo in pratica.


50
GIOVANNI PANETTIERE INTERVISTA MONS GHIRELLI SU PEDOFILIA
http://blog.quotidiano.net/panettiere/2012/04/25/abusi-su-minori-il-vescovo-di-imola-la-chiesa-e-sotto-attacco/

49
VESCOVI “LEGITTIMI” A PECHINO
In questi giorni è riunita in Vaticano la commissione di cardinali e vescovi sulla Cina voluta da Benedetto XVI. E proprio in questi giorni, in Cina, si è tornati a ordinare due vescovi legittimi, cioè riconosciuti dalla Santa Sede e non solo dal governo: Timothy Metodio Qu Ailin, e Shen Guangao. L' anno scorso la «Chiesa patriottica» del regime aveva ordinato tre vescovi illegittimi, senza il mandato del Papa e quindi scomunicati. Ma la linea diplomatica della Santa Sede e l'azione del neo cardinale John Tong Hon, vescovo di Hong Kong , hanno lavorato sottotraccia. In Cina è atteso il cambio al vertice, in autunno Xi Jinping sostituirà Hu Jintao. «Speriamo e preghiamo perché il cambio possa migliorare le relazioni», dice il cardinale. «Nessun problema può essere risolto senza dialogo». Le resistenze nella «vecchia guardia» non mancano. Ma Hong Kong è una «Chiesa ponte» e vuole favorire «in modo prudente e discreto» la «riconciliazione». In Cina ci sono 12 milioni di fedeli, solo a Pasqua ci sono stati 22.104 battesimi. Il cardinale, creato a febbraio, ha incontrato alcuni esponenti del governo. L' espressione chiave è «soluzione win-win», cercare un accordo dal quale tutti escano vincitori: «Se ai cattolici fosse data piena libertà religiosa, potrebbero contribuire con più frutto al benessere della società e farebbero guadagnare alla loro patria una reputazione più alta nella comunità internazionale

NON SONO MOLTO D’ACCORDO SUL “WIN.WIN” PERCHE’ I COMUNISTI MI PIACCIONO POCO, MA…SE PUO’ SERVIRE PER LA DIFFUSIONE DEL VANGELO…

48
LE SUORE AMERICANE SONO SOTTO OSSERVAZIONE
La Congregazione per la dottrina della Fede ha chiesto una profonda riforma della Leadership Conference of Women Religious (LCWR), l’organizzazione che rappresenta la maggioranza degli ordini religiosi femminili negli Stati Uniti. L’iniziativa è della Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dal cardinale statunitense William Levada, che dopo un’indagine ha concluso che “la situazione dottrinale e pastorale attuale della LCWR è grave, e un argomento di seria preoccupazione”. La Congregazione conclude che un intervento del Vaticano è necessario, per riformare il gruppo. L’arcivescovo Peter Sartain di Seattle è stato nominato come delegato vaticano per supervisionare l’opera di riforma. Dovrà aiutare le leader di LCWR a rivedere gli statuti del gruppo, pianificare i programmi, rivedere i testi liturgici e riconsiderare l’affiliazione del gruppo ad altre organizzazioni.
La dichiarazione della Congregazione, basata sui risultati di una visita apostolica compiuta dal vescovo Leonard Blaire di Toledo, Ohio, ha rivelato “seri problemi dottrinali che riguardano molte persone nella vita consacrata”. Molte religiose americane si sono allontanate, secondo la Congregazione per la Fede, “dal centro cristologico fondamentale e dal focus della consacrazione religiosa”. Fra le accuse più pesanti, quella di avere sfidato l’insegnamento della Chiesa in temi quali l’omosessualità e il sacerdozio, e di aver promosso “temi femministi radicali incompatibili con la fede cattolica”.

SU UN PUNTO DO’ RAGIONE ALLA CONGREGAZIONE: LE SUORE HANNO CONTINUATO AD AGIRE AUTONOMAMENTE COME CONFERENZA SENZA COINVOLGERE ALTRI ED IN PARTICOLARE I VESCOVI ED I CONSIGLI PASTORALI DELLE VARIE DIOCESI AMERICANE. PER IL RESTO…LA LORO PRESA DI POSIZIONE E’ PROFETICA.


47
DALLA GREGORIANA ATTACCO A CHI NON LA PENSA…
Dogma o non dogma, questo è il problema. La polemica sulla teologia cattolica sta offrendo diversi spunti al dibattito culturale, in tema di obbedienza al magistero della Chiesa.
LA RIBELLIONE DELLE SUORE USA. Negli Stati Uniti si sono recentemente registrati casi di resistenza da parte di fedeli, laici e religiosi, rispetto ad alcune scelte di dottrina. Per esempio, il Vaticano ha di fatto «commissariato» la Leadership Conference of Women Religious (Lcwr), l’organizzazione che raccoglie la maggioranza delle Superiore delle congregazioni delle suore americane, accusata di non attenersi ai «principi della dottrina in materia di sessualità». E a Seattle intere parrocchie si sono rifiutate di raccogliere firme per il referendum contro i matrimoni gay.
LA POLEMICA ITALIANA. In Italia l'impennata polemica è partita con la presa di posizione di un teologo, monsignor Antonio Livi, che sulla rivista online La bussola quotidiana ha criticato la teologia (che da molti viene definita «light») di Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose.
CONTRO LA «DIFFERENZA CRISTIANA». Livi, docente di Filosofia della conscenza all'università Gregoriana e allievo del grande filosofo Étienne Gilson, ha attaccato Bianchi, e tutta l'onda di teologi che aprono al cambiamento.
Tutta una vague, secondo Livi e altri, «eretica», convinta che alcuni punti fondamentali del magistero cattolico siano modificabili: Bianchi è proprio il teorizzatore della «differenza cristiana», cioè della modificabilità di alcune posizioni della chiesa.
I «CATTIVI MAESTRI» DELLA CHIESA. Ma Livi ha specificato a Lettera43.it che la sua polemica, più che le questioni pratiche, riguarda la «non negoziabilità» dei dogmi della Chiesa.
«Ho parlato di Enzo Bianchi solo ultimamente», ha detto il monsignore, «dopo aver scritto in passato anche di Piero Coda, illustre teologo ed esponente di spicco dei focolarini, di Vito Mancuso, discepolo di Coda, e di David Maria Turoldo. Personaggi che inquadro nella categoria di “cattivi maestri” nell'ambito cattolico: esponenti di una falsa teologia».

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IL VESCOVO DI LIVORNO CONTRO LE CASE SFITTE
Alla base della crisi che sta colpendo il nostro Paese c'è una visione sociale e del lavoro individualistica che punta al profitto e che ha la pretesa di abolire l'altro: bisogna invece collaborare per creare una società orientata al bene comune». Queste le parole del vescovo di Livorno, monsignor Simone Giusti, intervenuto ieri pomeriggio alla Camera di Commercio, durante l'incontro "Lavoro, welfare, volontariato: la risposta dei cattolici" organizzato dall'associazione IdeaLi.
Giusti non si è fermato qui e, nel corso del suo intervento, ha letto alcuni passi del Compendio della dottrina sociale della chiesa, relativi alla proprietà privata considerata una delle caratteristiche dell'individualismo. «La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto il diritto alla proprietà privata come assoluto e intoccabile – dice il testo letto da monsignor Giusti – al contrario, essa l'ha sempre inteso nel più vasto contesto del comune diritto di tutti a usare i beni dell'intera creazione: il diritto della proprietà privata come subordinato al diritto dell'uso comune, alla destinazione universale dei beni».
«Pertanto – dice a sorpresa il vescovo – la proprietà privata e quella pubblica devono essere a disposizione dei cittadini: non è possibile lasciare una casa sfitta, se essa rimane tale, questo è da considerarsi immorale». Parole che non sono passate inosservate in un momento in cui la città vive una drammatica crisi sociale, con un quotidiano allarme sfratti e alloggi che non ci sono a fronte - come denunciato più volte anche dall’assessore al sociale, Gabriele Cantù - di migliaia di seconde case sfitte.


45.
LA MAMMA DI ELISA CLAPS CONTRO LA CURIA
Lei, Filomena Iemma, la mamma di Elisa Claps, accusa: «Nella curia potentina si nascondono pedofili. Il vescovo? Un bugiardo». Lo dice durante la trasmissione «Chi l’ha visto?» e non ne parla con nessun altro. Inutile contattarla per cercare di scavare e spiegare meglio il significato di quelle parole. Lui, il vescovo, vicepresidente della Cei, monsignor Agostino Superbo, replica: «Allo stato attuale non risulta alla curia potentina alcuna denuncia per pedofilia che riguardi sacerdoti della diocesi di Potenza e se ciò avvenisse non esiterei affatto a denunciare episodi di violenza, soprattutto se coinvolgono minorenni». Superbo lo dice all’Ansa. Anche in questo caso non è possibile porre domande. «C’è un comunicato», dicono dagli uffici diocesani.

Il tutto accade mentre in Vaticano stanno preparando un importante documento di condanna della pedofilia

44.
L’OSSERVATORE ROMANO AVRA’ UN INSERTO MENSILE DEDICATO ALLA DONNA
Ci sarà un nuovo inserto dell’Osservatore Romano dedicato alle donne, pagine curate da Lucetta Scaraffia e Ritanna Armeni. La notizia di queste ore è che l’inserto è confermato. Il primo numero esce il 31 maggio, festa della Visitazione. Uscirà ogni ultimo giovedì del mese e avrà un menabò a dir poco sorprendente.Le gerarchie approvano. Vian, il direttore dell’Osservatore a cui il Corriere oggi ha dedicato una paginata very “stand up for” di Francesco Margiotta Broglio, pigia sull’acceleratore dopo 4 anni di direction.


44.
L’OSSERVATORE ROMANO AVRA’ UN INSERTO MENSILE DEDICATO ALLA DONNA
Ci sarà un nuovo inserto dell’Osservatore Romano dedicato alle donne, pagine curate da Lucetta Scaraffia e Ritanna Armeni. La notizia di queste ore è che l’inserto è confermato. Il primo numero esce il 31 maggio, festa della Visitazione. Uscirà ogni ultimo giovedì del mese e avrà un menabò a dir poco sorprendente.Le gerarchie approvano. Vian, il direttore dell’Osservatore a cui il Corriere oggi ha dedicato una paginata very “stand up for” di Francesco Margiotta Broglio, pigia sull’acceleratore dopo 4 anni di direction.


43.
COMMISSARIATE LE SUPERIORI RELIGIOSE D’AMERICA
Il consesso delle superiore religiose americane ha ricevuto una lettera della Congregazione della Dottrina della Fede alla quale deve dare risposta: si contestano prese di posizione sul celibato, sul sacerdozio femminile, sull’omosessualità, ecc.

NON CI SARA’ UN NUOVO SCISMA ADESSO CHE SI RICOMPONE QUELLO DI MONS. LEBFEVRE?

42.
NUOVO WIDGET PER IL SITO DEL VATICANO
Dal 19 Aprile, settimo anniversario dell’elezione di Benedetto XVI, sarà disponibile il widget di www.vatican.va; attraverso questa piccola applicazione, sarà possibile trasportare sul proprio sito, in maniera automatica e dinamica, alcuni dei principali contenuti presenti sul sito istituzionale www.vatican.va. Il Magistero pontificio si arricchisce così di un ulteriore strumento di comunicazione, per la diffusione dei contenuti del sito istituzionale, cogliendo ogni opportunità tecnologica per diffondere la parola del Papa. In particolare, il widget permetterà di esportare le principali novità, gli Angelus della Domenica, le Udienze, il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede. Nell’area “Focus” della homepage di www.vatican.va viene riportata la mail alla quale chiedere il codice da inserire nella Homepage del proprio sito per visualizzare in esso il “widget vatican.va

41.
LEBFEVRIANI VERSO IL REINTEGRO?
La risposta della Fraternità San Pio X è arrivata in Vaticano ed è positiva: secondo le indiscrezioni raccolte da Vatican Insider il superiore dei lefebvriani, il vescovo Bernard Fellay, avrebbe firmato il preambolo dottrinale che la Santa Sede aveva proposto lo scorso settembre, come condizione per arrivare alla piena comunione e all’inquadramento canonico. Una conferma ufficiale dell’avvenuta risposta dovrebbe avvenire nelle prossime ore. Da quanto si apprende, il testo del preambolo inviato da Fellay propone alcune modifiche non sostanziali rispetto alla versione consegnata dalle autorità vaticane: come si ricorderà, la stessa Commissione Ecclesia Dei non aveva voluto rendere pubblico il documento (due pagine piuttosto dense), proprio perché c’era la possibilità di introdurre eventuali piccole modifiche che però non ne stravolgessero il senso. In sostanza, il preambolo contiene la «professio fidei», la professione di fede richiesta da chi assume un ufficio ecclesiastico. E dunque stabilisce che va dato un «religioso ossequio della volontà e dell’intelletto» agli insegnamenti che il Papa e il collegio dei vescovi «propongono quando esercitano il loro magistero autentico», anche se non sono proclamati e definiti in modo dogmatico, come nel caso della maggior parte dei documenti del magistero. La Santa Sede ha più volte ripetuto ai suoi interlocutori della Fraternità San Pio X che sottoscrivere il preambolo dottrinale non avrebbe significato porre fine «alla legittima discussione, lo studio e la spiegazione teologica di singole espressioni o formulazioni presenti nei documenti del Concilio Vaticano II». Ora il testo del preambolo con le modifiche proposte da Fellay, e da lui sottoscritto in quanto superiore della Fraternità San Pio X, sarà sottoposto a Benedetto XVI, che il giorno dopo l’ottantacinquesimo compleanno e alla vigilia del settimo anniversario dell’elezione, riceve una risposta positiva dai lefebvriani. Risposta da lui lungamente attesa e auspicata, che nelle prossime settimane metterà fine alla ferita apertasi nel 1988 con le ordinazioni episcopali illegittime celebrate dall’arcivescovo Marcel Lefebvre. Non è escluso che la risposta di Fellay venga esaminata dai cardinali della Congregazione per la dottrina della fede, nella prossima riunione della «Feria quarta», che dovrebbe tenersi nella prima metà di maggio. Mentre qualche settimana in più sarà necessaria perché avvenga la sistemazione canonica: la proposta più probabile è quella di istituire una «prelatura personale», figura giuridica introdotta nel Codice di diritto canonico nel 1983 e finora utilizzata solo per l’Opus Dei. Il prelato dipende direttamente dalla Santa Sede. La Fraternità San Pio X continuerà a celebrare la messa secondo il messale antico, e a formare i suoi preti nei suoi seminari.

IL CONDIZIONALE E’ D’OBBLIGO, MA SE IL DISCORSO SI CONCLUDE POSSIAMO PER UN VERSO RALLEGRARCI CHE FRATELLI TORNINO ALLA COMUNIONE NELLA CHIESA DI ROMA, PER L’ALTRO VERSO DOLERCI CHE LA CHIESA VADA A DUE VELOCITA’.

40.
CLAUDIA KOLL TESTIMONE DI FEDE
A Chiavari: relatori: monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino Montefeltro e Claudia Koll, attrice. Moderatore il giornalista Alberto Viazzi di Teleradiopace. In un silenzio carico di attenzione i numerosissimi presenti, molti dei quali giovani, hanno ascoltato i relatori che, alla fine, hanno risposto alle domande presentate dal pubblico.
«Gesù di Nazareth è un momento della storia che è il senso della storia - ha esordito il Vescovo di San Marino - non è una mozione di carattere spirituale è l'incontro con Lui e la sequela di Lui». Nella sua profonda e appassionata relazione ha sottolineato come la contemporaneità di Cristo sia confermata dal fatto che «Cristo cambia oggi la vita e la rende più vera, più bella» ricordando che il dilatarsi della fede cristiana è il frutto dello stupore di una vita rinnovata. «Nessuno vuole bene agli altri più di colui che dice la Verità. Se c'è la Verità, nasce la Carità» ha concluso il Presule.
Claudia Koll, a cuore aperto, ha raccontato la propria esperienza: «Il dono che ho ricevuto è troppo grande e non posso non condividerlo» ha esordito l'attrice, con un grande sorriso. Ha quindi ricordato che, quando era lontana dalla fede «Mio papà e mia mamma pregavano per me, perch´ erano addolorati dalle mie scelte di vita. Non capivo perch´ vivevo - ha aggiunto - ero alla ricerca della verità ma non sapevo amare». Nel 2000, un'amica le chiede di accompagnarla a Roma, in San Pietro, alla Porta Santa. Da allora accadrà una serie di avvenimenti che porteranno Claudia Koll a rinascere nella fede. «Questo amore di Dio gratuito mi ha conquistata. Ho cominciato a sostare in Chiesa e ne sentivo il profumo: pace e silenzio. Lo incontravo nella Santa Messa, cui oggi partecipo tutti i giorni…. Sono una figlia della Misericordia di Dio - ha concluso - che mi ha baciata e fatta nuova».

VA BEH…DOPO I FILM CON TINTO BRASS DOVE HA ACQUISTATO UNA CERTA VISIBILITA’ PER IL NUDO, L’ATTRICE – SEMPRE ALLA RICERCA DI VISIBILITA’ – NE HA TROVATA UN’ALTRA, QUESTA VOLTA PER IL VESTITO.

39.
L’AUSILIARE DE L’AQUILA : RITO ABBREVIATO PER PROCESSO
Il vescovo ausiliare dell'Aquila, Giovanni D'Ercole, sara' giudicato con il rito abbreviato per vicenda della tentata truffa con i fondi del sociale, circa 9 dei 12 milioni stanziati ma mai assegnati dall'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, in cui e' coinvolta la Fondazione Abruzzo solidarieta' sviluppo, sodalizio vicino alla Curia. E' stato il prelato, sotto processo per rivelazione di segreto, a chiedere il procedimento speciale prima dell'udienza preliminare.


38.
IL VESCOVO DI ANVERSA ORDINEREBBE UOMINI SPOSATI
Ordinare uomini sposati? Sarebbe un arricchimento per il servizio pastorale. Parola del vescovo di Anversa, in Belgio, mons. Johan Bonny. «L’ordinazione di uomini sposati esiste già nelle Chiese orientali legate a Roma, come in Ucraina o in Romania», ha ricordato il vescovo in un’intervista al giornale belga di lingua fiamminga De Standaard (7/4): «Inoltre la Chiesa cattolica accoglie uomini sposati che erano pastori nella Chiesa protestante prima di convertirsi al cattolicesimo». Mons. Bonny non ne fa una questione di abolizione del celibato sacerdotale, anzi: «In una società come la nostra, in cui la sessualità è a volte banalizzata, il celibato dei preti può rivestire un valore particolare come segno profetico». Ciononostante, prosegue, «mi piacerebbe comunque ordinare uomini sposati, se fosse possibile». Questione più complessa quella del sacerdozio femminile: «Ordinare o meno uomini sposati è una questione di diritto canonico. L’ordinazione delle donne ha implicazioni teologiche. Riguarda l’interpretazione della Bibbia e della tradizione. Nel nostro Paese l’ordinazione femminile sarebbe accettata. Ma su scala mondiale la faccenda è complessa. Le donne chiedono, giustamente, di essere più coinvolte. Nella misura del possibile, cerco di nominare donne impegnate ai posti di responsabilità». Un’apertura che il vescovo di Anversa aveva già avuto modo di manifestare all’inizio di febbraio, in occasione dell’incontro tra una delegazione del gruppo dei disobbedienti austriaci e la Conferenza episcopale belga (v. Adista n. 9/12). La questione dei criteri dell’ordinazione, aveva detto mons. Bonny, è «legittima» anche se «non è da considerare una soluzione miracolosa per la mancanza di preti». (i. c.)


37.
IL PARROCO E’ SORDO:CORRIAMO A CONFESSARCI!
TREVISO – E’ sordo. E proprio perché è sordo e passa la maggior parte del tempo a sistemare un apparecchio acustico che gli fischia in continuazione, il sacerdote di una parrocchia trevigiana è diventato l’ideale confessore di una comunità. Costituita soprattutto da giovani. I ragazzini (sgamatissimi) gli raccontano tutto. Il brutto, il peccaminoso e l’illecito di quanto fanno. Non sono mai stati così tranquilli nel confessare colpe, peccati, piccoli reati. Tanto sanno che lui, il parroco che li “ascolta” e gli dà l’assoluzione, di quello che dicono non sente praticamente nulla.
“Confessarsi – dice un ragazzino – per noi della parrocchia è un’esperienza troppo divertente. Di fronte al prete possiamo raccontare tutto ciò che vogliamo. Con la certezza che lui non sente niente di quello che diciamo. Si siede con noi e si appresta ad ascoltarci, ma dopo qualche secondo il suo apparecchio acustico fischia, così lui se lo toglie dalle orecchie e inizia a sistemarlo con le mani. Noi continuiamo a parlare e, alla fine, quando il parroco si rimette l’apparecchio, lo rassicuriamo di aver riferito ogni peccato. Lui ci assolve, ci dà la mano e via. La confessione è andata.”
I genitori dei ragazzi sono tranquilli e i ragazzi pure. Nella parrocchia dove questo curioso andazzo si ripete da mesi, la vita scorre tranquilla, la coscienza è a posto. E il fatto di avere un parroco quasi ottuagenario, che ha perso l’udito, spinge i fedeli è frequentarlo persino di più.

IL PARROCO SAPRA’ DI ESSERE SORDO SE USA L’APPARECCHIO ACUSTICO E QUINDI E’ SUFFICIENTE CHE RICORDI AI SUOI FEDELI CHE PERCHE’ L’ASSOLUZIONE ABBIA EFFETTO IL MINISTRO DEL SACRAMENTO DEVE CAPIRE IL DISORDINE MORALE PER POTER AIUTARE A CORREGGERE L’ERRORE. PENA L’INVALIDITA’ DEL SACRAMENTO. POI VOGLIO VEDERE SE ACCORRONO IN MASSA A CONFESSARSI ED A DIVERTIRSI COME DICONO.

36.
MONS. MUSER VESCOVO DI BOLZANO SUL TEMA DELLA CONVIVENZA
''Bisogna riscoprire che la convivenza non va vissuta come una sfida, ma come un nostro arricchimento''. Lo ha affermato il vescovo di Bolzano-Bressanone Ivo Muser. In vista della marcia degli Schuetzen, Muser ha proseguito: ''Bisogna essere molto cauti quando si tratta di avere rispetto per la sensibilita' di un altro gruppo culturale''. (ANSA).



35.
BETTAZZI SU RAIDUE PARLA DI POSSIBILI DIMISSIONI DEL PAPA
“Benedetto XVI è molto stanco basta vederlo, è un uno abituato agli studi, non a un ruolo pubblico. E di fronte ai problemi che ci sono, forse anche di fronte alle tensioni che ci sono all’interno della Curia, potrebbe pensare che di queste cose se ne occuperà il nuovo Papa”. Bettazzi ha anche una sua teoria sulle notizie di stampa apparse sul futuro di Ratzinger: “Penso – dice il prelato - sia un sistema per preparare l’eventualità delle dimissioni. Per preparare a questo choc, perché le dimissioni di un Papa sarebbero uno choc, cominciano a buttare lì la cosa del complotto”.

IL PAPA E’ AL SETTIMO ANNO DI PONTIFICATO ED ALL’OTTANTACINQUESIMO ANNO DI VITA. SEMBRA MOLTO LUCIDO ED ABBASTANZA IN GAMBA. HA QUALCHE PROBLEMA DI DEAMBULAZIONE SUI MEDI PERCORSI PERCHE’ USA LA PEDANA MOBILE. NON CREDO CHE PENSI ALLE DIMISSIONI ANCHE PERCHE’ HA UN FORTE SENSO DELLA MISSIONE ECCLESIALE.



34.
SCANDALO SANITA’ IN PUGLIA: VESCOVO E PRESIDENTE REGIONE INDAGATI
Due avvisi di garanzia consecutivi, al governatore della Puglia Vendola, hanno confermato quanto da tempo era sotto gli occhi di tutti. Lasciamo da parte le responsabilità penali che verranno accertate dai giudici e per il momento Vendola ha diritto alla presunzione di innocenza come ogni indagato, tuttavia i vari filoni di inchieste con relative dimissioni, hanno dimostrato che la sanità pugliese (pubblica e malata), è una cloaca. Ovviamente, nessuna colpa a medici e infermieri che fanno più del loro dovere in mezzi e strutture carenti e mal gestite; nondimeno, non è pensabile che manager dai pochi scrupoli, politici dediti solo all'interesse particolare, abbiano potuto speculare per lo meno in termini elettorali, (si vedrà anche se con lucro personale) sulle disgrazie dei malati e della gente povera. Perché, costoro, i danni li hanno fatti ai poveri e non ai ricchi: chi ha denaro, va all'estero in clinica o frequenta facoltosi centri gestiti da ricchi corruttori. ...

VENDOLA SABATO SCORSO A COMO HA DATO UNA GIUSTIFICAZIONE UN PO’ VAGA. E’ SINGOLARE CHE VI SIA ANCHE UN VESCOVO INDAGATO. LA CHIESA ATTRAVERSO I SUOI UOMINI NON CESSA DI SPORCARSI COL DENARO.

32
LOCRI: IL VESCOVO MONS MOROSINI COMMENTA LA CRISI ECONOMICA
Le piccole aziende, che ancora reggono il sistema economico della Locride, avrebbero bisogno di agevolazioni e di un nuovo rapporto basato sulla fiducia e sulla trasparenza tra banche e mondo imprenditoriale (mi informano che qui da noi i tassi dati dalle banche sono elevatissimi). Signor presidente, so che l’angustiano problemi ben piu’ rilevanti di quelli della Locride. Lo so: a chi puo’ interessare il nostro territorio, tristemente famoso per altri problemi piu’ gravi, che si stanno estendendo a macchia d’olio nel nord opulento. Siamo considerati zavorra, peso inutile; forse si gioirebbe se non ci fossimo. Ma, purtroppo per tanti, ci siamo e dobbiamo risolvere i nostri problemi. Percio’ ho sentito il bisogno di scriverle per metterla al corrente. Un vescovo non puo’ fare altro: ascoltare il gemito dei poveri e presentarlo a chi di dovere. E’ necessario dare fiducia ai nostri giovani perche’ non lascino la nostra terra; purtroppo, uno dopo l’altro, stiamo perdendo tutti i giovani laureati, sui quali i genitori hanno investito tutti i loro risparmi: defraudati doppiamente. Signor Presidente sto esortando tutti alla coerenza di vita e all’impossibilita’ di far coesistere illegalita’, crimine e religiosita’. Non e’ difficile a Locri per un vescovo parlare di legalita’ e di condannare la criminalita’; difficile e’ dare speranza“.

31
PAVIA:RUBANO SOLDI ED ANELLI AL VESCOVO GIUDICI
Si è intrufolato nell’ufficio privato del Vescovo e ha rubato quattro anelli e denaro contante. Un furto clamoroso quello messo a segno, ieri mattina verso le 8, nell’ufficio del vescovo Giovanni Giudici che, a quell’ora, stava facendo colazione con il segretario personale. Il ladro è entrato anche nell’abitazione del responsabile della chiesa pavese ma quando si è reso conto di essere stato scoperto è fuggito di corsa. Il valore del bottino non è stato quantificato. Si tratta di tre anelli usati dal vescovo di Pavia e di un quarto dei canonici. Il ladro ha anche preso cinquecento euro in contanti e trecento franchi. Gli agenti della squadra mobile hanno aperto un’inchiesta ma, per il momento, non ci sono tracce del responsabile.

CHE SE NE FA DI QUATTRO ANELLI? MAGARI IL LADRO E’ UNO CHE VOLEVA IMITARE JEAN VAJEAN DE “I MISERABILI”.


30.
ASSEGNO PER OGNI NATO
a legge della montagna è che bisogna produrre ciò di cui si ha bisogno». Don Diego Soravia lo dice con fierezza ma anche con fatalismo: da ventiquattro anni è il parroco della chiesa di Santo Stefano di Cadore, nel Bellunese. Mille metri d’altitudine, duemila anime e pochissimi servizi. Qui, tra il Piave e il torrente Pandola, lontani dalle fabbriche, dalla vita produttiva della pianura e dalle opportunità della città, è ancora più difficile campare. Da quando è scoppiata la crisi, molti hanno lasciato il paese in cerca di fortuna, una sia pur piccola fortuna rappresentata da un qualsiasi impiego, da un pur magro guadagno. Chi però ha deciso di rimanere, chi ha scelto di mettere al mondo un figlio e di farlo crescere a Santo Stefano di Cadore, da due anni può contare sull’aiuto di don Diego: per ogni nascita la sua parrocchia dona 500 euro ai neo-genitori. Che siano sposati o meno. La convivenza, si sa, non rientra nella tradizionale visione che la Chiesa ha del matrimonio, ritenuto il pilastro fondante della famiglia. Ma don Diego ritiene a sua volta che in tempi come questi non si possano fare distinzioni tra chi è sposato e chi, per un motivo o per l’altro, non si sente ancora pronto per le nozze. Un prete controcorrente, quindi? Don Diego rifiuta l’etichetta del ribelle. «La famiglia è importante» spiega «ma in questo momento lo è ancor di più che le coppie e i giovani si aprano alla vita, che tornino a volere figli senza dover guardare al portafogli».

In due anni 14 assegni - Finora è accaduto soltanto una volta, pochi giorni fa, che l’assegno di 500 euro venisse dato a una coppia non ancora sposata. Ma don Diego non si pone limiti. «Penso che in futuro capiterà sempre più spesso, perché mettere su una famiglia nel senso tradizionale del termine sta diventando davvero difficile. In montagna, poi, lo è ancora di più, perché» racconta «qui da noi le nascite si contano davvero sulle dita di una mano». In due anni sono state quattordici le coppie che hanno potuto contare sul sostegno di 500 euro. «So bene che si tratta di una cifra simbolica, ma è un piccolo incentivo per realizzare qualcosa di grande». Altri tre bimbi nasceranno nelle prossime settimane. Ma come fa una parrocchia così piccola ad offrire un servizio del genere alla comunità? «Non è facile» risponde il religioso «però con tanta buona volontà non è certo impossibile».

Prete "imprenditore" - Don Diego è anche un «prete- imprenditore» a servizio dei fedeli. Il meccanismo per racimolare le somme da destinare ai neo-genitori è ormai consolidato. Ogni estate la parrocchia di Santo Stefano di Cadore organizza «il mercatino delle meraviglie», una sorta di bazar dell’usato che porta nella piazza principale vecchie cassapanche, tavolini e altri oggetti finiti nelle soffitte. «Tutte cose di cui la gente non ha più bisogno» dice il parroco. I cittadini di Santo Stefano, ma anche i turisti che nei mesi più caldi cercano refrigerio in altura, fanno un’offerta spontanea per acquistare questi articoli. «Chi dona dieci euro, chi venti, chi cinquanta», dice entusiasta don Diego, «tutti contribuiscono alla causa». Ed ecco com’è possibile il miracolo. Nel 2010 il «mercatino delle meraviglie» ha incassato poco meno di diciottomila euro. Di questi, tremila sono stati destinati al fondo riservato ai neo-genitori. «La scorsa estate invece» precisa il parroco «siamo riusciti a raggiungere i ventimilacinquecentotrenta euro».

Il tesoretto - Ed i soldi che avanzano dal mercatino, dove vanno a finire? «Sono destinati comunque alla comunità», spiega don Diego. «Quest’anno abbiamo donato al Comune quattromila euro per il restauro della cappella del cimitero, l’anno scorso abbiamo destinato i fondi all’arredo urbano del paese». Altri soldi poi sono stati riservati all’acquisto di tre ambulanze. Il «prete-eroe» non solo accorre in soccorso delle coppie che vorrebbero avere figli ma che hanno paura delle spese da capogiro per mantenere il bambino. Don Diego, con il Comune all’asciutto a causa dei tagli statali che si abbattono sulle amministrazioni locali cerca di rimpinguarne le casse. «Il merito non è mio» dice il prete che cerca di dare una speranza a chi ha scelto di non voltare le spalle alla montagna. «Il merito è del mercatino dei miracoli e della generosità della gente».

29.
AL PAPA PIACE POCO LA MESSA NEOCATECUMENALE
Con una lettera autografa al cardinale William J. Levada, Benedetto XVI ha ordinato alla congregazione per la dottrina della fede di accertare se le messe dei neocatecumenali sono o no conformi alla dottrina e alla prassi liturgica della Chiesa cattolica. Una "problematica", questa, che il papa giudica "di grande urgenza" per tutta la Chiesa. Benedetto XVI è da tempo in allarme per le modalità particolari con cui le comunità del Cammino neocatecumenale celebrano le loro messe, il sabato sera, in locali separati.

28.
E RATZINGER DISSE: “NON SAREI FAVOREVOLE AD UN PAPA STRANIERO”
Non sarei favorevole a un Papa non italiano…». L’intervista è stata ripresa nel giugno 1978, poco prima della morte di Paolo VI e del conclave che, il 26 agosto, avrebbe eletto Giovanni Paolo I. A rispondere è un cinquantunenne cardinale tedesco, da un anno arrivato alla guida della diocesi di Monaco di Baviera, Joseph Ratzinger.

EVIDENTEMENTE POI HA CAMBIATO IDEA SE HA ACCETTATO IL PONTIFICATO. IN SAN GIOVANNI IN LATERANO SI E' QUASI GIUSTIFICATO: "In primo luogo occorre ricordare che il Papa è il vescovo di Roma. Egli non riveste soltanto una carica al di sopra di altre cariche, ma è il vescovo di una chiesa locale, in questo caso quella di Roma. Nella sua veste di vescovo di Roma, è contemporaneamente responsabile per la Chiesa nel mondo. A mio avviso è necessario ribadire questa impronta locale della carica papale. Vale a dire: egli è prima di tutto vescovo di una città, e questo va ribadito». FORSE HA MEDITATO SUL CONCETTO DI UNIVERSALITA' DELLA CHIESA.

27.
RESTAURATA LA RESURREZIONE NELL’AULA NERVI
Voluta da Papa Montini per dire al mondo la notizia più importante di tutti i tempi, “Cristo è risorto!”, il restauro conservativo riporta in vita i colori originari e i chiaroscuri dell’opera. La scultura, 20 metri di lunghezza, 7 di altezza e 4 di profondità, vuole rappresentare il momento stesso della Resurrezione di Gesù, che emerge da un intreccio caotico di rami secchi, radici e rocce, simbolo dell’angoscia della morte. Ricorda quanto detto dal Papa la scorsa Pasqua: che “la speranza, in questo mondo, non può non fare i conti con la durezza del male. Non è soltanto il muro della morte a ostacolarla – afferma Benedetto XVI - ma più ancora sono le punte acuminate dell’invidia e dell’orgoglio, della menzogna e della violenza. Gesù è passato attraverso questo intreccio mortale, per aprirci il passaggio verso il Regno della vita”. L’opera di Fazzini è dominata dal vento che muove magistralmente il bronzo rendendolo sinuoso e leggero: è lo Spirito che soffia e libera il Cristo e con Lui tutto il mondo dalle spire della morte.

LA NOTIZIA NON E’ IMPORTANTISSIMA, MA PER ME HA UN VALORE AFFETTIVO. PIU’ VOLTE MI SONO RECATO, DA GIOVANE, NELL’AULA DELLE UDIENZE VUOTA E MI PIACEVA SOSTARE CONTEMPLANDO LA RISURREZIONE DI PERICLE FAZZINI CHE EMANA UNA FORZA COMMOVENTE. LA STESSA FORZA CHE SI COGLIE NEL MONUMENTO CHE FLORIANO BODINI COMUNICA NELLA SCULTURA RAFFIGURANTE PAOLO VI E CHE SI TROVA SULLA PIAZZA ANTISTANTE IL SANTUARIO DEL SACRO MONTE DI VARESE.

26.
58 ANGLICANI DIVENTANO CATTOLICI
Durante la Settimana Santa 58 fedeli di una parrocchia anglicana di Darlington, nel nord dell’Inghilterra, hanno fatto formalmente ingresso nella Chiesa cattolica insieme al loro pastore. Si tratta della parrocchia di St. James guidata da 23 anni dal rev.do Ian Grieves che nei prossimi mesi sarà ordinato sacerdote cattolico. A presiedere la solenne celebrazione nella parrocchia cattolica di St. Anne – riferisce il quotidiano cattolico locale “The Catholic Herald” - c’era mons. Keith Newton, già vescovo in servizio attivo dal 2002 in seno alla Comunione anglicana e nominato da Benedetto XVI primo ordinario del nuovo Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham istituito nel 2011.

IL MOTIVO SEMBRA CHE QUESTI ANGLICANI NON CONDIVIDANO LE DONNE PRETE E QUINDI LE DONNE VESCOVO. E’ UN MONDO UN PO’ STRANO IL NOSTRO: SI CONTINUA A PARLARE DI PROMOZIONE DELLA DONNA, MA LA SI CONFINA SEMPRE COME LA SERVA DEL MASCHIO E LE SI NEGA DI ESSERE CAPACE DI SVOLGERE RUOLI CHE TRADIZIONALMENTE SONO LEGATI ALLA FIGURA MASCHILE.

25.
LA BIBBIA A MILANO AL RITMO DI RAP
Iniziativa interessante quella delle Edizioni San Paolo. Al ritmo del rap giovani credenti hanno girato per Milano invitando giovani come loro a leggere un brano della bibbia. L’iniziativa è riuscita molto bene. In questo i paolini sono maestri.
IL MOTTO DI DON ALBERIONE ERA “PORTARE CRISTO OGGI CON I MEZZI DI OGGI” E IN QUESTO I SUOI FIGLI LO SEGUONO ANCORA ANCHE SE HANNO SPESSO GRANE DA PARTE DI COLORO CHE S’ARROGANO D’ESSERE SUCCESSORI DEGLI APOSTOLI DI CRISTO.

24.
INDOTTO A LASCIARE IL PRETE DELLE IENE
‘Le Iene‘ hanno di nuovo svolto un ottimo lavoro e smascherato un prete pedofilo. Tre ragazzi con telecamere nascoste hanno permesso di rendere pubblica la dipendenza da sesso di Don Francesco De Vivo, Don Franco per la sua comunità religiosa. Giulio Golia lo ha presentato come un uomo “chiodo fisso del sesso” e la costante voglia di vedere i genitali dei professanti, a prescindere dall’età. Era già da diversi mesi che l’uomo era al centro di uno scandalo sessuale ma dopo la messa in onda del servizio si è trovato costretto a rassegnare le proprie dimissioni da parroco della chiesa dello Spirito Santo di Marano.
Nello specifico nel servizio è stato possibile vedere i tre ragazzi, di cui uno minorenne, chiedere aiuto al sacerdote per motivi economici e familiari. In ciascuno dei casi Don Franco ha portato il discorso al sesso fino a chiedere dettagli intimi e a svolgere effusioni di vario tipo. Addirittura in uno dei casi il ragazzo è stato portato in sagrestia dove ha assistito alla scena scioccante del prete che si abbassava i pantaloni.

IL SERVIZIO MANDATO IN ONDA E’ MOLTO FORTE, MA HANNO FATTO BENE A DENUNCIARE.


23.
DA AGORAVOX:DENUNCIA DI PRETE POLACCO
Padre Tadeusz Isakowicz Zaleski è un prete polacco che pare abbia due hobby particolari: investigare e scrivere.
Già noto per aver scovato all’interno della gerarchia ecclesiastica quelle che secondo lui - sostenitore duro e puro di Solidarnošc - erano “spie” del regime comunista, oggi ha puntato i suoi personali riflettori su un altro problema che pare sia anche più diffuso dell’infiltrazione della versione locale del KGB.
La sua ultima fatica si intitola “Mi importa della verità” e contiene una tesi piuttosto provocatoria per Santa Madre Chiesa perché insinua l’esistenza di una lobby omosessuale nella chiesa polacca e, peggio che mai, anche in Vaticano dove pare che garantisca le carriere ecclesiastiche di “certi” prelati.
“Ci sono diocesi - scrive padre Tadeusz - "dove tutti hanno queste tendenze, dal vescovo ordinario fino all'inserviente” e aggiunge “sono cose universalmente note”, ma riservandosi di fare nomi precisi solo di fronte ad apposite commissioni d’inchiesta.
Insomma, pare che lo sappiano tutti - lo dice lui, non io - e la cosa riguarda in particolare la curia romana perché, afferma, “più si va in alto e peggio è”.

IL PRETE POLACCO E’ GIA’ NOTO AGLI OSSERVATORI ECCLESIALI. QUALCHE VOLTA HA CENTRATO GLI ARGOMENTI E FORSE ANCHE QUESTA VOLTA IN PARTE PUO’ AVERE RAGIONE. PERSONALMENTE FATICO A CREDERE CHE VI SIA UNA PLETORA DI OMOSESSUALI CHE SI SPALLEGGIANO A VICENDA PER FARE CARRIERA NELLA CHIESA. ADESSO MI SEMBRA CHE STIAMO UN PO’ ESAGERANDO E TROVIAMO DEL MARCIO DAPPERTUTTO.

22.
IRLANDA: PRETE PROIETTA VIDEO PORNO AI GENITORI DEI RAGAZZI DELLA PRIMA COMUNIONE
E' successo nella scuola elementare St. Mary's, nel villaggio di Pomeroy. Il sacerdote, Martin McVeigh, sostiene di non sapere in che modo i materiali porno siano finiti sulla chiavetta Usb da lui usata. Il Vaticano indaga. I genitori sono sul piede di guerra e hanno subito chiesto in una lettera che il prelato venga sospeso e che gli sia vietato di occuparsi dei preparativi per la prima comunione dei bambini. Quel giorno, hanno scritto i genitori, McVeigh ha tolto la chiavetta e "si è precipitato fuori dalla stanza". Il prete, ha detto il cardinale Sean Brady, sostiene di "non sapere nulla delle immagini oltraggiose" e sta aiutando la Chiesa nelle indagini.

UN PO’ STRANO CHE LA CHIAVETTA USB DI PROPRIETA’ DEL PRETE SIA STATA USATA DA QUALCUN ALTRO PER METTERE UN FILM PORNO. AIUTI PURE LA CHIESA NELLE INDAGINI, MA PRIMA E’ MEGLIO CHE AIUTI SE STESSO.


21.
MILINGO URBI ET ORBI
L'ex arcivescovo Emmanuel Milingo ha impartito ieri una "Benedizione Urbi et Orbi" dalla Sede del Patriarcato di Lusaka in Zambia, dopo essersi autoproclamato"Patriarca d'Africa". Ne da' notizia il sito "sacerdotisposatioraitalia" che riporta anche le parole con le quali l'ex prelato si rivolge "con gioia" ai tutti i fedeli cristiani di tutto il mondo, impartendo "questa speciale Benedizione Urbi et Orbi, per una Santa Pasqua ricca di Grazie e Celesti favori".

HO GIA’ AVUTO MODO DI SEGNALARE IL SITO SACERDOTI SPOSATI ORA ITALIA, UN SITO CHE SI FA PORTAVOCE DI MONS. MILINGO CON IL QUALE RIMANGO IN AMABILE CONTRADDITORIO IN SCAMBIO DI EMAIL. MI SPIACE CHE MONS. MILINGO – CHE POTREBBE FARE MOLTO PER LA CAUSA DEI PRETI SPOSATI ESSENDO RIMASTO L’UNICO VESCOVO SPOSATO (ALTRI CE NE SONO, MA HANNO COMPIUTO ALTRE SCELTE) CHE ESCE ALLO SCOPERTO – SI SIA LASCIATO PRENDERE DA MANIE QUASI PAPALI. PENSO CHE UNA BENEDIZIONE CHE AUSPICHI UNA PASQUA RICCA DI CELESTI FAVORI NON FACCIA MALE A NESSUNO, MA SE AVESSI POTUTO CONSIGLIARLO NON AVREI CALDEGGIATO LA BENEDIZIONE URBI ET ORBI CHE E’ TIPICA DEL PONTEFICE DI ROMA. DA CATTOLICI DOBBIAMO CERCARE QUEL CHE CI UNISCE E NON QUEL CHE DIVIDE E SAREBBE IMPORTANTE CHE IL VESCOVO MILINGO – CHE RIMANE VESCOVO ANCHE SE RIDOTTO IPSO IURE ALLO STATO LAICALE DOPO IL MATRIMONIO – PRENDESSE CONTATTO CON I SUOI CONFRATELLI NELL’EPISCOPATO SIA A LIVELLO LOCALE CHE A LIVELLO DELLA SANTA SEDE. POTREBBE FARE MOLTO PER TUTTI NOI. CREARE OCCASIONI DI POLEMICHE E DIVISIONI NON AIUTA A RIFLETTERE SUL TEMA DEL SACERDOZIO UXORATO ED A RIVEDERNE L’IMPOSTAZIONE.

22.
NUOVO GALATEO PER LE INTERVISTE
Risposte chiare, argomenti concreti, niente giri di parole. Nei Sacri Palazzi a dettare il nuovo «galateo» delle interviste è stato di fatto lo stile essenziale e diretto del «question time» di Benedetto XVI con i giornalisti durante i viaggi apostolici. La messa al bando dell’«ecclesialese» si riflette nel mutato linguaggio adottato recentemente dal’episcopato nei colloqui con i mass media.
Ne è la dimostrazione l’ultima intervista del cardinale Angelo Scola al settimanale dei Paolini, «Famiglia Cristiana». L’arcivescovo di Milano è uno dei presuli più autorevoli a livello mondiale e, all’interno del Sacro Collegio, rappresenta l’ala più vicina al Pontefice. Toni espliciti, contenuti di rilievo da «conservatore creativo», questioni approfondite in maniera comprensibile a tutti. Insomma, un mix di teologia e vita quotidiana come insegna Joseph Ratzinger.
Proprio nell’evoluzione formale dello Scola-style trova plastica rappresentazione il neo «bon ton» mediatico delle gerarchie ecclesiastiche. Già da rettore della Pontifica Università Lateranense e poi da patriarca di Venezia, l’attuale arcivescovo di Milano era tra le voci più ascoltate e prestigiose della Chiesa universale. Talvolta però i suoi interventi pubblici erano così densi di significati e profondi da risultare ostici alla comprensione di massa.
La sua recente intervista a tutto campo a «Famiglia Cristiana» segna una svolta e costituisce una sorta di «manifesto» che sembra archiviare definitivamente ogni concessione all’ecclesialese e al linguaggio troppo tecnico, specialistico, settoriale. Bastano alcuni passaggi del colloquio per cogliere il mutamento stilistico. «L’idea del posto fisso è superata, appartiene al passato». Vanno ripensati i «percorsi lavorativi e garanzie di accompagnamento». Un modo diretto e immediato di prendere di petto questioni concrete come l’occupazione, la crisi sociale, le politiche in favore delle famiglie. «La precarietà lavorativa è distruttiva e la mancanza di prospettive incide sulla volontà di un giovane di fare famiglia, spingendolo a forme più precarie e disimpegnate di convivenza». Nessun giro di parole, quindi. E temi affrontati in prima persona. «Non esiste più idea del posto fisso com’era inteso dai nostri genitori o dalla mia generazione».
Ricette reali, non enunciazioni fumose. Bisogna «riformare il sistema educativo prendendo sul serio un piano di scuola professionale». E cioè «si può fare l’idraulico o il costruttore di sedie in modo culturalmente avanzato e creativo». Senza aggirare i problemi. «Invece che sfornare solo “dottori” a basso prezzo, l’Italia deve pensare a percorsi di istruzione professionale collegati all’università, come si fa in tanti altri Paesi europei». Così si parla nel nuovo «stile» diretto.

BAH…RIPORTO LA NOTIZIA MA CONFESSO CHE NON CAPISCO MOLTO.


21.
OSTENSIONE DELLA SACRA TUNICA
E’ stata pubblicata oggi la Lettera con cui Benedetto XVI ha nominato il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, suo inviato speciale a Treviri, in Germania, per l’apertura del pellegrinaggio alla "Sacra Tunica", nel quinto centenario della sua prima ostensione pubblica
La cerimonia inaugurale dell’ostensione della Sacra Tunica si svolgerà venerdì prossimo 13 aprile nel Duomo di Treviri, dove è conservata la reliquia: questa, secondo la tradizione è la tunica “senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo”, indossata da Gesù prima della crocifissione - come dice il Vangelo di Giovanni - e che i soldati romani si disputarono tirandola a sorte per non stracciarla. Sempre secondo la tradizione, fu poi Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, a venirne in possesso in Terra Santa per consegnarla al quinto vescovo di Treviri. Nel 1512 si svolse la prima ostensione pubblica in occasione della visita nella città dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo.
Nella sua Lettera al cardinale Ouellet, il Papa ricorda che la Sacra Tunica “è visitata e venerata da secoli con grande utilità spirituale dei fedeli”. Rileva quindi che questa tunica “senza cuciture, tessuta tutto d’un pezzo, esprime bene la comunità dei discepoli, per la quale il Signore nell’Ultima Cena pregò con insistenza il Padre perché fosse una cosa sola”.

NON SI SA SE LA TUNICA SIA LA VERA TUNICA SENZA CUCITURE DI CUI PARLA IL VANGELO, MA NON IMPORTA. SECONDO ME IL CULTO DELLE RELIQUIE – CHE NON DEVE MAI DIVENTARE SUPERSTIZIONE – E’ UN MODO PER RIFLETTERE E PREGARE. C’E’ CHI HA BISOGNO DI COSE DA VEDERE E DA TOCCARE PER RAGGIUNGERE LA PROFONDITA’ DELLO SPIRITO. TROVO ECCESSIVO CHE A QUESTO SI DEDICHI UNA MISSIONE PASTORALE CARDINALIZIA.

20.
UN VESCOVO UN PO’ CONFUSO
"I gay si prostituiscono e sono destinati all'inferno". Così l'arcivescovo di Alcalà de Henares (Madrid) Juan Antonio Reig Pla, nel corso dell'omelia del venerdì santo trasmessa in diretta dalla tv pubblica spagnola, ha associato l'omosessualità alla prostituzione.

SE LA NOTIZIA E’ STATA RIPORTATA FEDELMENTE, C’E’ DA PREOCCUPARSI PER LA CHIESA DI ALCALA’ DE HENARES.

19.
MINACCE DI MORTE AL VESCOVO DI PIAZZA ARMERINA
PIAZZA ARMERINA. Una lettera minatoria indirizzata alla Curia di Piazza Armerina e un messaggio dai contenuti inequivocabili postato su Facebook. Sono arrivate nuove minacce di morte per il vescovo Michele Pennisi. Hanno scritto: «Morirai come Gesù Cristo». E per questo la vigilanza nei suoi confronti, in occasione del Venerdì Santo, è stata elevata al massimo, in particolare a Gela: la missiva giunta al prelato reca un timbro postale del Nisseno. La diocesi di Piazza Armerina comprende dodici cittadine a cavallo tra le province di Enna e Caltanissetta. Gli investigatori sembrano scartare piste riconducibili a Cosa nostra. L'autore potrebbe essere una persona disperata, che il vescovo non sarebbe riuscito a aiutare per avere un lavoro. Ma a destare preoccupazioni è l'inquietante precedente del 2008, quando il vescovo fu minacciato di morte da alcuni fedelissimi del boss di Gela Daniele Emmanuello, perché aveva detto di no all'utilizzo della cattedrale per i funerali del capomafia.

NON CONOSCO MONS. PENNISI MA SOLIDARIZZO CON LUI: SE E’ STATO MINACCIATO DALLA MAFIA O DALLA CAMORRA SIGNIFICA CHE STA CREANDO PROBLEMI A QUESTI CRIMINALI. GLI AUGURO DI AVERE SOLIDARIETA’ CONCRETA E TANGIBILE DA PARTE DELLA CEI.


18.
UN FRANCOBOLLO PER GIOVANNA D’ARCO
Emissione filatelica congiunta tra Stato della Città del Vaticano e Francia per celebrare i seicento anni dalla nascita di Giovanna d’Arco: le poste dei due stati hanno prodotto infatti un francobollo che riproduce un’ immagine tratta da una miniatura quattrocentesca conservata a Parigi. La «Pulzella di Orleans» vi compare coperta dall’armatura mentre tiene in mano una spada e uno stendardo con una scena religiosa.
«Al di là delle dispute sulle sue mistiche visioni – afferma tra l’altro l’ufficio filatelico e numismatico vaticano nella presentazione dell’immagine del francobollo - Giovanna vide e indicò ad una Francia confusa e sottomessa dagli Inglesi una via di riscossa». Imprigionata dai Borgognoni e consegnata agli inglesi, Giovanna fu processata per eresia e arsa sul rogo nel 1431. Riabilitata dalla Chiesa il 7 luglio del 1456 da Papa Callisto III, fu beatificata nel 1909 e canonizzata nel 1920.

HO SEMPRE AVUTO GRANDE AMMIRAZIONE PER GIOVANNA D’ARCO CHE CONSIDERO – CHISSA’ PERCHE’ – L’ANTIGONE DELLA CHIESA CATTOLICA.

17.
LA DISOBBEDIENZA E’ UN DIFETTO
Papa Benedetto XVI, nella messa crismale del Giovedi' Santo nella basilica di San Pietro, ha affrontato direttamente la 'sfida' di un gruppo di oltre 400 preti austriaci che da oltre un anno hanno firmato un ''appello alla disobbedienza'' chiedendo riforme nella Chiesa su temi come l'obbligo del celibato e il ruolo dei laici e delle donne. Nell'omelia della messa dedicata al rinnovamento delle promesse fatte al momento dell'ordinazione sacerdotale, papa Ratzinger ha chiesto ''come deve realizzarsi questa conformazione a Cristo, il quale non domina, ma serve; non prende, ma da', come deve realizzarsi nella situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi?''. ''Di recente - ha ricordato con riferimento al gruppo di preti 'ribelli' -, un gruppo di sacerdoti in un Paese europeo ha pubblicato un appello alla disobbedienza, portando al tempo stesso anche esempi concreti di come possa esprimersi questa disobbedienza, che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del Magistero, ad esempio nella questione circa l'Ordinazione delle donne, in merito alla quale il beato Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore''.
''La disobbedienza e' una via per rinnovare la Chiesa'?'', si e' chiesto il pontefice, aggiungendo di voler ''credere agli autori di tale appello, quando affermano di essere mossi dalla sollecitudine per la Chiesa'' e di ''essere convinti che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove - per riportare la Chiesa all'altezza dell'oggi''.

MI SPIACE CHE IL PAPA CONSIDERI LE RICHIESTE DI REVISIONE DI ANODINE LEGGI CANONICHE COME DISOBBEDIENZA. E’ TROPPO FACILE. DA UNA PERSONA APERTA ALLE ISTANZE CULTURALI COME CREDO SIA PAPA RATZINGER, MI SAREI ASPETTATO UN CONFRONTO E NON UNA CHIUSURA BOLLANDO COME DISOBBEDIENTI DEI CREDENTI CHE STIMOLANO A RIFLESSIONI PASTORALI PROFONDE E CONCRETE.

16.
SEMPRE MENO PRETI
Costruito 30 anni fa per accogliere 40 giovani aspiranti preti cattolici, il seminario a Villars-sur-Glâne, vicino a Friburgo, attualmente ne ospita cinque. Lo stesso succede nella maggior parte dei centri di formazione di sacerdoti cattolici romani in Svizzera. Ricercatori prevedono che nel 2029 ci sarà un terzo di preti in meno rispetto al 2009. Voci progressiste in seno alla Chiesa chiedono una discussione aperta e onesta sul suo futuro. A Basilea, dei cattolici hanno persino sollecitato l'abolizione dell'obbligo del celibato e chiesto che le donne siano ammesse al sacerdozio. Sulla base delle tendenze attuali, gli autori di un libro pubblicato alla fine del 2011 dall'Istituto svizzero di sociologia pastorale (SPI) di San Gallo tracciano le prospettive del sacerdozio nella Confederazione. Gli autori dello studio prevedono un invecchiamento e una diminuzione dei preti diocesani, parallelamente una certa espansione del ruolo di ausiliari non ordinati.
MA QUANDO SI COMINCERA’ A RIFLETTERE SUL SIGNIFICATO DEL SACERDOZIO NEL MONDO CONTEMPORANEO?

15.
IL PAPA COMMENTA LA DISOBBEDIENZA DEI PRETI
Ne parlo in pusillus grex

14.
IL CARDINALE DI VIENNA E L’OMOSESSUALITA’
E’ una scelta per il popolo, non contro il popolo, alla quale ho dato il mio assenso autonomamente”. Così il cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn difendeva davanti alle telecamere della tv di stato austriaca la decisione, clamorosa per molti, di confermare a capo del Consiglio pastorale di Stützenhofen, a nord di Vienna, Florian Stangl. Chi è Stangl? Una persona come tante la quale, tuttavia, oltre a essere dichiaratamente omosessuale convive col proprio compagno. In Austria non si parla d’altro. I quotidiani lodano il “cardinale generoso”, Schönborn appunto, che nonostante le vibranti proteste di gruppi di cattolici che dai media vengono definiti “tradizionalisti”, ha deciso di “aprire la chiesa al futuro”.
Tra i contrari c’è il parroco di Stützenhofen, padre Gerhard Swierzzek. E’ stato lui a chiedere l’intervento di Schönborn dopo aver dichiarato l’elezione – Stangl è stato eletto capo del Consiglio ottenendo la maggioranza dei voti dei fedeli del posto – “non valida”. Confidava nell’appoggio del porporato, ma così non è stato. Prima di pronunciarsi in favore della decisione Schönborn ha voluto incontrare Stangl e il suo compagno a pranzo. Poi ha detto: “Ora capisco perché la comunità di Stützenhofen l’ha votato. E’ una persona impressionante, un uomo umile e di grande fede”. E ancora: “Conosco le regole, ma so anche che Gesù è venuto per l’uomo e non per le regole. Penso che questo giovane è nel posto giusto e per questo acconsento alla sua elezione”.
Nei giorni scorsi anche in Austria sono rimbalzate le parole che sul Corriere della Sera ha scritto il cardinale Carlo Maria Martini in merito alle coppie gay. “Non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi lo stato potrebbe anche favorirli”, ha detto Martini. Per molti cattolici d’Austria è qui che anche Schönborn “vuole arrivare”. Lui che, nel 2010, aveva affermato che “in tema di omosessualità si deve considerare anche la qualità di una relazione” e che, se questo elemento c’è, “se ne può parlare con apprezzamento”.
Non è facile il magistero di Schönborn a Vienna. Da mesi la “Pfarrer Initiative”, promossa nel 2006 da monsignor Helmut Schüller, pressa il cardinale e il Vaticano per avere riforme: il superamento della separazione strutturale tra chierici e laici per una corresponsabilità nella chiesa; un aperto confronto sulla sacra scrittura per raggiungere la piena partecipazione delle donne ai ministeri ecclesiali; la possibilità per le singole comunità di celebrare l’eucaristia e animare la propria fede in una pluralità non delimitata da regole e canoni storicamente condizionati; l’abolizione dell’obbligo del celibato ecclesiastico; la concessione dell’eucaristia ai divorziati risposati e la fine di ogni discriminazione nei confronti delle persone omosessuali. E il Vaticano? Per ora osserva ogni cosa ma si dice che, in silenzio, mediti contromosse.

L’AUSTRIA STA DANDO GRATTACAPI A NON FINIRE AI TRADIZIONALISTI.


13.
SI SA IL NOME DI MONS. PEDOFILO DA ACIREALE
È mons. Carlo Chiarenza, ex decano della basilica di San Sebastiano ad Acireale, il sacerdote pedofilo denunciato a fine febbraio dal mensile siciliano S (v. Adista n. 11/12). La vittima, Teodoro Pulvirenti, ha scelto la sede della stampa estera di Roma per rivelare la propria identità e per fare pubblicamente il nome del prete, in realtà già circolato su internet, che lo ha ripetutamente molestato quando aveva 14-15 anni. Una testimonianza che al trentasettenne di Catania è costata molto in termini emotivi: una volta riascoltata la registrazione della voce del suo aguzzino, Pulvirenti è infatti scoppiato in lacrime, proseguendo poi per tutta la durata della conferenza stampa a raccontare la propria vicenda con la voce rotta dal pianto. Ad organizzare l’incontro, svoltosi il 22 marzo scorso, è stata l’associazione antipedofilia «La Caramella Buona», che ha seguito ed assistito sin dall’inizio la vittima nella sua decisione di rendere pubblico il proprio caso.


12.
IL VESCOVO FACEVA SOFFIATE AL PARROCO INDAGATO

COSENZA-ADISTA. Cedeva in maniera fraudolenta, per cifre tra i 2mila e i 3mila euro, loculi cimiteriali di proprietà della chiesa, posti all’interno di una cappella del camposanto comunale, per di più riservati agli indigenti e ai ministri di culto. Ad un commercialista torinese, Raffaele Scalabrino, aveva invece venduto confessionali, inginocchiatoi, un crocifisso in argento, che erano patrimonio della sua parrocchia. Ad un restauratore, residente nel capoluogo piemontese ma originario della sua città – Vincenzo Fragale, 44 anni – aveva venduto altri beni di proprietà della parrocchia, tra cui dei calici e dei candelieri d’importante valore storico e artistico. C’erano poi alcuni fondi rustici di proprietà della diocesi, in località Rocca di Neto (Crotone), frutto di lasciti e donazioni venduti a privati con l’obiettivo dichiarato di reperire risorse da destinare ai poveri, ma poi distratti per altre finalità. Protagonista di questa vicenda è don Franco Spadafora, fino al 2006 parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie di San Giovanni in Fiore (ironia della sorte, la città dell’eremita Gioacchino da Fiore, fustigatore, nel XII secolo, della corruzione del clero), diocesi di Cosenza, condannato per truffa e appropriazione indebita adun anno di reclusione (pena sospesa) dal gup di Cosenza, Salvatore Carpino. L’ex parroco 59 anni, attualmente amministratore parrocchiale di S. Pietro Apostolo in Cellara, durante il procedimento a suo carico aveva finito per dichiarare ai magistrati che era colpevole e che era Fragale a ritirare la merce con un furgone, trasferendola a Torino, munito anche di un documento, firmato dallo stesso Spadafora, che doveva servire come giustificativo, in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine durante il trasporto. Don Spadafora aveva inoltre precisato il ruolo avuto dal geometra Tommaso De Marco, di San Giovanni in Fiore, nella vendita del terreno di Rocca di Neto, lasciato in eredità alla Chiesa silana da un possidente locale. Alla fine l’ex parroco aveva chiesto il patteggiamento. La condanna per lui è arrivata il 22 febbraio scorso. La vicenda, di per sé, ha dell’incredibile, se si pensa che i beni alienati (calici d’oro del ‘600, un crocefisso in argento del ‘700, candelieri, inginocchiatoi, un turibolo e altri arredi sacri) supererebbe i 600mila euro. Ancora più incredibile però è che ad essere coinvolto nella vicenda è anche l’attuale vescovo di San Marco Argentano-Scalea, mons. Leonardo Bonanno, 64 anni, accusato di violazione del segreto istruttorio. I Patti Lateranensi stabiliscono infatti che «nel caso di deferimento al magistrato penale di un ecclesiastico o di un religioso per delitto», la Procura «deve informarne immediatamente l’Ordinario della diocesi, nel cui territorio egli esercita giurisdizione; e deve sollecitamente trasmettere di ufficio al medesimo la decisione istruttoria». Bonanno, che nel 2006 era vicario generale dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, oltre che moderatore della Curia metropolitana, canonico del Capitolo della Cattedrale di Cosenza e giudice del Tribunale ecclesiastico regionale calabro, aveva ricevuto l’atto d’indagine su Spadafora dall’arcivescovo, mons. Salvatore Nunnari, con l’incarico di predisporre alcuni documenti richiesti dalla Procura. Secondo l’accusa, Bonanno ne avrebbe indebitamente rivelato il contenuto a Spadafora ed ai suoi legali. Agli atti dell’inchiesta ci sono anche le conversazioni telefoniche intercorse tra Bonanno e Spadafora.


11.
NAPOLI:ALTRO PRETE PEDOFILO SMASCHERATO
"La Curia di Napoli - denuncia il commissario regionale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli - conosceva molto bene tutti gli scandali sessuali di Don Francesco De Vivo da almeno un anno. Da quando cioè io consegnai nelle mani di una persona di estrema fiducia del Cardinale Sepe e davanti a testimoni una cospicua documentazione ed una serie di denunce che erano giunte alla sede dei Verdi della Campania. Mi fu assicurato che ci sarebbe stato un intervento rapido e risolutore che invece devo constatare purtroppo non essere mai avvenuto se non dopo il servizio delle Iene dell' altra sera. Io credo che i preti stupratori o pedofili siano criminali come gli altri se non peggio degli altri e che la Chiesa dovrebbe intervenire con determinazione e rapidamente contro di loro non aspettare che i mass media o l' autorità giudiziaria intervenga. Tra l' altro avevo raccontato dei particolari raccapriccianti su questo parroco che erano facilmente riscontrabili". "Come è successo con il prete che andava con le minorenni mai allontanato dalla provincia di Napoli - conclude Borrelli - anche in questo caso la Chiesa ha perso un' occasione per allontanare e punire in tempi rapidi alcuni suoi esponenti che sono accusati di reati immondi. L' amarezza è nel constatare che preti anticamorra straordinari come Don Aniello Manganiello sono stati esiliati da Napoli con motivazioni a nostro avviso molto discutibili, mentre personaggi come Don Francesco De Vivo hanno potuto operare per 23 anni nella stessa comunità, contro le regole ecclesiastiche, senza nessun intervento nei confronti dei crimini allucinanti di cui sono accusati. Ci auguriamo che almeno la giustizia terrena sia più solerte di quella spirituale".


10.
VIA CRUCIS 2012: AL COLOSSEO SI MEDITERA’ SULLE INFEDELTA’ CONIUGALI
Per il venerdì santo verranno menzionate anche le infedeltà coniugali nella Via Crucis papale in mondovisione. Da Papa teologo e pastore, Joseph Ratzinger unisce nella sua predicazione enunciazione dottrinaria di principi e cura pastorale dei problemi concreti dei fedeli. Ne è una prova la Via Crucis con cui venerdì Benedetto XVI indicherà al mondo le piaghe odierne della cattolicità, attualizzando le ferite dell’umanità. Con un «taglio» particolarmente diretto e vicino alla quotidianità delle persone del terzo millennio globalizzato. «Quante cadute nelle nostre famiglie. Quante separazioni, quanti tradimenti. E poi i divorzi, gli aborti, gli abbandoni». Da qui l’invocazione: «Gesù, aiutaci a capire cos’è l’amore, insegnaci a chiedere perdono». «Anche la famiglia, se vuol seguire Gesù, avrà le sue croci, ma con lo sguardo a Cristo, affronterà in modo diverso la vita». Il tradimento, che rompe il patto di fedeltà nel matrimonio, le incomprensioni, l’aborto, le malattie, i problemi della educazione dei figli.
Queste «croci», possibili per ogni matrimonio saranno rappresentate nella via Crucis al Colosseo, che il Papa presiederà il prossimo venerdì santo, grazie alle meditazioni proposte (e sarà la prima volta) da una coppia di fedeli, scelti a questo scopo.
Altri temi delle meditazioni: il «monito a non restare indifferenti di fronte alle necessità del prossimo» e «l’invito a non lasciarsi anestetizzare dal benessere, a non cercare soltanto ciò che si desidera o appaga».


9.
IL GATTO DEL PAPA.
Don Alfred Xuereb, maltese, 58 anni, lavora accanto al Papa dal 2007. Nei giorni scorsi don Xuereb si è recato in visita a Nichelino: una toccata e fuga, per ricordare il quinto anniversario della morte del suo amico e conterraneo don Joe Galea. Qui ha parlato della sua giornata con il papa ed è stato interpellato sul gatto che il Papa non ha mai avuto.
Ha detto: “Intanto non è vero che in casa abbiamo un gatto, anche se Papa Benedetto ama molto gli animali. Si narra che da cardinale ogni tanto si fermasse per strada per rivolgersi a qualche gatto. Qualcuno chiedeva: scusi eminenza, ai gatti parla in tedesco o in italiano? Loro non capiscono le lingue, ma il tono di voce sì, obiettava lui. Senz’altro il Papa è appassionato di musica; è un eccellente pianista. Qualche volta dopo cena sentiamo che suona il pianoforte. E poi sicuramente ci sono i libri: il suo studio ne è pieno. E’ uno studio arredato in modo molto semplice; gli scaffali e la scrivania sono gli stessi di quando era professore all’università di Tubinga”.

ADESSO SIAMO TUTTI PIU’ TRANQUILLI: NON C’E’ UN GATTO PAPALE CHE DOPO AVER LASCIATO I PELI SULLA TONACA BIANCA SGATTAIOLA SUI TETTI VATICANI ALLA RICERCA DI UNA GATTA.
MA NON C’E’ ALTRO A CUI PENSARE?


8.
DOCUMENTI DEL SANT’UFFIZIO ON LINE
Da un paio di settimane i documenti vaticani riguardanti la dottrina cattolica sono più facilmente accessibili in tutte le maggiori lingue nel mondo. Il 16 marzo, infatti, la congregazione per la dottrina della fede, CDF, pur conservando i propri documenti sul sito ufficiale della Santa Sede, per facilitarne la consultazione ha aperto una nuova pagina web: In essa si possono leggere tutti i pronunciamenti postconciliari della congregazione. In pratica tutti i documenti emanati dopo che essa cambiò nome – con il motu proprio del 7 dicembre 1965 "Integrae Servandae" di Paolo VI – da congregazione del Sant’Uffizio a, per l’appunto, congregazione per la dottrina della fede. Per una più facile consultazione, i link ai documenti sono offerti non solo in una lista generale, ma anche in tre liste tematiche: quelli di natura dottrinale (74 documenti), quelli di natura disciplinare (33) e quelli riguardante i sacramenti (39). I principali documenti sono presenti in otto lingue: oltre alla versione latina, anche in italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco e polacco, e qualche volta anche in ungherese, slovacco, ceco e olandese. Una nota pubblicata dalla CDF il 16 marzo spiega che "si sta procedendo nel completamento della raccolta delle traduzioni" e che "già attualmente ogni documento viene offerto comunque in lingua originale e in qualche traduzione". Solo di 7 documenti su 146 – tutti di minore rilievo e antecedenti il 1981 – non viene, per ora, ancora offerto il testo elettronico ma solo l’indicazione bibliografica. Nella nuova pagina internet si trovano anche informazioni aggiornate circa le pubblicazioni della collana "Documenti e Studi", che ripubblica i più importanti documenti del dicastero "illustrati da commenti di alcuni teologi autorevoli".

7.
CAMBIO DELLA GUARDIA A PONTIFICIO ISTITUTO DI MUSICA SACRA.
IL Pontificio Istituto di Musica Sacra, il conservatorio musicale della Santa Sede, istituito da Pio X un secolo fa per imprimere il giusto indirizzo alla musica sacra nelle chiese di tutto il mondo è presieduto da monsignor Valentino Miserachs Grau, 69 anni, catalano, che è anche direttore della Cappella Liberiana, il coro della basilica papale di Santa Maria Maggiore. Lì egli ebbe come predecessore e maestro Domenico Bartolucci, il più insigne compositore e interprete di musica liturgica che la Chiesa romana abbia avuto nell'ultimo secolo, già direttore del coro pontificio della Cappella Sistina da cui fu brutalmente estromesso nel 1996, fatto cardinale da Benedetto XVI nel 2010.Per la carica di preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra si profila oggi un avvicendamento : don Vincenzo De Gregorio, l'attuale consulente musicale dell'ufficio liturgico della conferenza episcopale italiana. Chi è De Gregorio? Ma prima ancora, come si è arrivati alla sua quasi-nomina? Il Pontificio Istituto di Musica Sacra dipende dalla congregazione vaticana per l'educazione cattolica, il cui prefetto, cardinale Zenon Grocholewski, è anche Gran Cancelliere dell'istituto. L'attuale preside del PIMS, Miserachs Grau, è arrivato nel 2011 al termine del suo mandato. E in quello stesso anno il cardinale Grocholewski, a norma degli statuti, d'intesa con la presidenza del PIMS, ha scelto il successore nella persona dell'abbé Stephane Quessard, riconoscendo in esso l'uomo adatto per assicurare la continuità degli indirizzi dell'istituto, in piena sintonia con la visione di Benedetto XVI.
L'arcivescovo di Bourges, Armand Maillard, oppose quindi un'iniziale resistenza a privarsi di un sacerdote di comprovato valore come l'abbé Quessard. Ma infine accettò – convinto soprattutto dall'amico Jean-Louis Bruguès, arcivescovo segretario della congregazione per l'educazione cattolica – di "offrirlo" a Roma come preside del PIMS alla sola condizione che l'incarico avesse inizio nell'autunno del 2012, non prima. All'inizio dello scorso autunno, la congregazione per l'educazione cattolica trasmise dunque alla segreteria di Stato l'indicazione dell'abbé Quessard come nuovo preside del PIMS, per averne la convalida. Ma passano i mesi e il "nulla osta" non arriva. Anzi, arrivano segnali opposti. In dicembre la congregazione ha notizia di un primo rifiuto opposto dalla segreteria di Stato. La congregazione informa l'arcidiocesi di Bourges del doppio schiaffo ricevuto da entrambe. E intanto trapela la voce che per la segreteria di Stato il dado è tratto: il nuovo preside del PIMS sarà don Vicenzo De Gregorio. Napoletano, organista del Duomo della sua città, già direttore del conservatorio statale San Pietro a Majella, De Gregorio è dal 2010 l'esperto numero uno della CEI per la musica sacra.
I tre godono di sostegno anche agli alti gradi della curia vaticana. Il capocordata, Palombella, è tra i prediletti del cardinale Tarcisio Bertone, che dopo averlo insediato alla direzione della Cappella Sistina continua ad ascoltarne le indicazioni in materia musicale come fosse un oracolo. E anche il cardinale Gianfranco Ravasi, prefetto del pontificio consiglio della cultura, ha un debole sia per Palombella che per Frisina. Con De Gregorio alla testa del Pontificio Istituto di Musica Sacra, al terzetto si aggiungerebbe un quarto uomo, per di più in una carica di grande influenza sulle sorti della musica sacra nelle chiese di tutto il mondo.

CONOSCEVO VINCENZO DE GREGORIO CHE OLTRE A DIRETTORE DEL CONSERVATORIO DI NAPOLI E’ ABATE DELLA CAPPELLA DI SAN GENNARO A NAPOLI. ERA UN OTTIMO CONCERTISTA.

6.
CONTRO IL CARD. MARTINI
Riscossa cristiana riporta questo articolo che commento in maiuscolo.
“Il cardinale Carlo Maria Martini ha di recente pubblicato un piccolo libro sulla figura del vescovo intitolato “Il Vescovo”, Rosenberg & Sellier, pp. 92, E. 8,50, 2012. Ne anticipava l’uscita il laicista Corriere della Sera del 22.1.2012 a p. 28, pubblicando alcuni brevi estratti dell’opera (sul tema dei “non credenti” e dei “poveri”) a fianco di uno sperticato quanto generico elogio della stessa da parte del neoeletto vescovo di Novara. Tralasciamo il tema dei “non credenti”. Il cardinale, a quanto se ne sa, non ha mai convertito nessuno al Cattolicesimo né risulta essersi mai speso per la Missione e la Conversione degli infedeli alla vera religione.
MI SEMBRA PRETESTUOSO ACCUSARE MARTINI DI NON AVER MAI CONVERTITO NESSUNO. CHE NE SANNO QUELLI DI RISCOSSA CRISTIANA? AH, SI’! LORO NE SANNO PERCHE’ NON SI SONO MAI LASCIATI CONVERTIRE DA NESSUNO, LORO SONO NEL GIUSTO. MI PARE CHE LA PENSASSE COSI’ ANCHE IL FARISEO.
Veniamo invece al tema, anch’esso non propriamente nuovo, dei “poveri”. Le aperture del cardinale al “sociale” sono note, quasi quanto le sue esortazioni affinché la Chiesa adotti un atteggiamento più “aperto” nei confronti dell’odierna libertà nei costumi e senza escluderne le forme più variegate, per così dire. ...
... Nell’estratto pubblicato, egli non dice nulla di nuovo se non in una frase che, forse per la prima volta, mostra il tipo di realtà che a lui piacerebbe veder trionfare come soluzione radicale del problema della “povertà”.
Il suo discorso muove dal concetto (nemmeno questo nuovo, lo troviamo già negli eretici medievali) che la Chiesa, per aiutare i poveri, dovrebbe vendere le tante opere d’arte che ha in eredità (come se l’arte sacra non manifestasse con il suo splendore la gloria e l’onore che si devono rendere al vero Dio e come se di quest’arte non si fosse nutrito il genio artistico del popolo italiano). Ma la Chiesa, prosegue, è considerata responsabile di questo “tesoro” artistico e non può alienarlo, anche se costa caro mantenerlo. Bisogna dunque che se lo tenga. Al cardinale, certo, piacerebbe vendere tutto.
FORSE SAREBBE IL CASO DI LEGGERE MEGLIO E CAPIRE QUEL CHE MARTINI SCRIVE. MA…SI SA…NON TUTTI SANNO LEGGERE. QUANTO A CAPIRE,POI!
In queste riflessioni non riluce tanto l’amore per i poveri quanto l’odio del cardinale per la storia e la tradizione della Chiesa e dell’Italia cattolica; alimentato, quest’odio, anche dalla liturgia spoglia, arida, brutta e non cattolica, spopolatrice di chiese, inventata e imposta dai progressisti nell’applicare le “riforme” auspicate dal Vaticano II. Ma vediamo la conclusione cui egli giunge d’un balzo: “Certo non si può dire che nella nostra Chiesa, lungo la storia, ci siamo sempre attenuti con fedeltà al messaggio di Cristo. Il Signore ispirerà a ciascuno come regolarsi. Ma il problema rimane ed è molto grande. Forse sarà necessario attendere una invasione di persone venute da altre civiltà, che distruggano e in qualche modo facciano tabula rasa di tutto il nostro modo di vita. Sappia però ogni vescovo che se non mette in pratica le parole forti di Gesù sulla povertà, non solo riguardo agli edifici ma anche negli stessi metodi di evangelizzazione, non potrà contare sull’aiuto di Dio”.
Come si potrà risolvere il problema della “povertà”? Cercando, forse, di convertire individui e popoli al Cristianesimo, sì che si emendino dai loro vizi e il loro modo di vivere si avvicini il più possibile alla morale evangelica? No. Sarà necessaria un’invasione di “persone venute da altra civiltà”, che distruggano tutto, “facciano tabula rasa di tutto il nostro modo di vita” e quindi del popolo italiano, dell’Italia. Distruzione non semplicemente metaforica, com’è chiaro. Il “forse” è puramente retorico, com’è pure chiaro.
Questo è dunque l’augurio che il cardinale ha fatto agli Italiani per il 2012: un’invasione che, magari gradualmente, spazzi via tutto. Per ricostruire da zero con i nuovi venuti, si capisce, sotto la guida dei vescovi-ajatollah discepoli di Martini.
È questo lo spirito con il quale Martini e quelli come lui tra il clero e il laicato progressista guardano alla valanga che sempre più ampia si sta abbattendo su di noi dal sud del Mediterraneo e dai Balcani?
È questa la carità cristiana che siffatti “pastori” mostrano nei confronti del loro gregge?
Che cosa abbiamo fatto, noi italiani, per meritarci anche questo tradimento da parte di un clero sempre più irriconoscibile?
SIMILI ESPRESSIONI DI CHIOSA ALLA RIFLESSIONE DEL CARD.MARTINI NON MERITANO NEPPURE DI ESSERE CONFUTATE. SOLO UNA RIFLESSIONE IN PIU’: E’ GRAZIE A GENTE COME IL CARD.MARTINI CHE SOGGETTI COSI’ FARNETICANTI POSSONO ESPRIMERSI LIBERAMENTE. SE NON CI FOSSERO PERSONE COME MARTINI, GENTE DEL GENERE SAREBBE FINITA NELLE GRINFIE DI QUELL’INQUISIZIONE CHE CHE VORREBBERO PER CHI NON LA PENSA COME LORO.

5.
IL VESCOVO DI GROSSETO : UNA DISGRAZIA IL FIGLIO GAY
Monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto, a domanda:
Se un ragazzo nasce gay, che cosa ne pensa?
"credo che sarebbe una disgrazia per i genitori, che tuttavia, spesso rinunciano a guarirli, perché è anche possibile guarire, se uno lo vuole quando nasce così. Diverso il caso di chi diventa gay per libera scelta, e si vede che in ambienti malati, questi soggetti aumentano sempre. Attraversiamo un tempo nel quale la sfrenatezza sessuale e regole fuori controllo, fanno scoprire ogni giorno una porcheria diversa e più grossa".

LA PASTORALE E’ GESTITA DA SIMILI PASTORI.


4.
CURIA DI NARDO’ CHIAMATA A RISARCIRE PER MOLESTIE SESSUALI
La Curia di Nardò è stata citata in giudizio in un processo in corso contro un prete accusato di molestie sessuali nei confronti di un giovane immigrato arrivato in Italia dal Marocco. I giudici della prima sezione penale hanno autorizzato la citazione del responsabile civile e per la prossima udienza, fissata per il 6 giugno, e dunque sarà citato anche monsignor Domenico Caliandro, vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli. Caliandro, incassando le dimissioni del sacerdote, aveva parlato di "accuse infamanti e ancora tutte da provare", che rappresentavano "una grave prova per un parroco offeso nella dignità personale e onorabilità sacerdotale mai oggetto di segnalazioni da parte dei fedeli circa comportamenti disdicevoli o immorali".
L'accusa di violenza sessuale è stata mossa nei confronti di un prete di 35 anni, originario di Alliste, nel Leccese, ex parroco della comunità di San Gerardo Majella di Nardò, autosospesosi dopo il rinvio a giudizio. A denunciarlo per un episodio che risale al 14 ottobre del 2010 è stato un ragazzo di 27 anni che si era rivolto al prete per chiedere cibo e vestiti. Una volta giunto nella sacrestia però, il sacerdote - secondo quanto raccontato agli investigatori - avrebbe chiuso porte e serrande e avrebbe cominciato a molestarlo sessualmente.I legali del giovane hanno chiesto ai giudici un risarcimento di danni pari a 20mila euro, chiamando in causa anche la Curia, ritenuta in qualche modo responsabile.


3.
LA CEI SUL TEMA DEL LAVORO
“L’occupazione giovanile è drammaticamente afflitta dalla crisi economica. Occorre fare tutto il possibile per dare accesso al lavoro ai giovani”, ha detto il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Mariano Crociata, illustrando, nel corso di una conferenza stampa presso la sede della Radio Vaticana, l’esito dei lavori della sessione primaverile del consiglio permanente della Cei.
Crociata ha quindi aggiunto: “i vescovi hanno una grande preoccupazione nei confronti della questione del lavoro. Vi è stata una convergenza sostanziale da parte di tutti sul fatto che occorre rilanciare la crescita e l’occupazione guardando in particolare a coloro che sono in entrata sul mercato del lavoro ma anche a quelli che, purtroppo sono in uscita. Ma c’è una grande preoccupazione soprattutto per i giovani. Bisogna scoraggiare il rischio di un collasso strutturale del paese - ha proseguito il vescovo - e, in questo senso, ci deve essere una distribuzione equa delle rinunce e dei sacrifici unendo rigore ed equità”.
"Nessun avallo va dato a chi non vuole cambiare nulla e vuole che le cose restino sempre così", ha detto il Segretario generale Della Cei. "

UNA PRESA DI POSIZIONE FORTE E CHIARA. SECONDO ME L’UFFICIO DELLA PASTORALE DEL LAVORO DEVE IMPEGNARSI E GIOCARSI IN PRIMA PERSONA.


2.
I PARROCI STRESSATI PER IL CAMBIAMENTO DI PARROCCHIA
Cambiare parroco? Una situazione che spesso provoca sconcerto, disagio, reazioni esasperate. Tutte messe a tema dal teologo e pastoralista Luciano Meddi in un libro sul problema. Per dire, in sostanza, che spesso una decisione così importante, presa dal vescovo, apparentemente per migliorare la situazione, produce dei guasti difficili da sanare. Il perché è presto spiegato. Il cambio di parroco è «cosa» del vescovo e quindi il benessere della parrocchia cioè della gente che ne fa parte, non è preso in considerazione o messo al primo posto. E cosa dire dei parroci? Spesso vivono lo spostamento – sia quello che parte sia quello che arriva – senza poterlo discutere, senza averlo scelto, senza potersi organizzare.
In quanti casi, poi, si presenta il vescovo in persona a spiegare il cambio alle due parrocchie – quella che viene lasciata dal parroco e quella che riceve il nuovo? La domanda è retorica e i casi di cronaca indicano che il vescovo arriva quando il disagio dei fedeli esplode. Ed è anche tardi, a volte, per ricucire.
Così tutto si svolge da sempre secondo procedure burocratiche il cui effetto è di non tenere presente che dietro ogni attività pastorale ci sono dei legami e dei forti rapporti umani che si stabiliscono. E reciderli non è mai positivo. Allora perché si continua a procedere così? Di nuovo la spiegazione data da Meddi va cercata nelle procedure: il vescovo decide, poi comunica, infine lascia al nuovo parroco il compito di sbrogliare ogni problema. Conseguenze? Un rilevante «stress» da cambio-parroco. La decisione del vescovo sempre più spesso viene letta come una promozione oppure una rimozione, una emarginazione, da accettare o da subire, a seconda dei casi. Comunque sia è un lutto, una separazione dai propri parrocchiani, dalle attività, dai rapporti costruiti, un peso da affrontare e sopportare dal punto di vista emotivo. E che dire di quando si viene a sapere che il nuovo parroco ha cambiato tutte le attività prima svolte, vanificando un lavoro di anni?
Conclusione: vanno cambiate procedure e mentalità. Per dirla in altre parole: sarebbe ora di mettere al centro al parrocchia e le persone senza più dipendere dalle decisioni del vescovo e dalla sua eventuale mania di protagonismo. In Messico, a Leon, Benedetto XVI ha detto qualcosa del genere. «Non è giusto - ha scandito - che i laici si sentano considerati come persone di poco conto nella Chiesa, nonostante l'impegno che pongono nel lavorare in essa secondo la loro propria vocazione e il gran sacrificio che a volte richiede questa dedizione».

UN PO’ E’ VERO. CI SONO CASI – PERO’ – IN CUI IL PARROCO CI METTE DEL SUO E NON CAPISCE DI ESSERE AL SERVIZIO.
BASTA AVERE IL CORAGGIO DI PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI.


1.
CHIESE IN ASIA ALLA CACCIA DI PRETI
La Chiesa cattolica è interessato a reclutare sacerdoti provenienti dall'Asia per aiutare a superare una carenza di preti in Australia.Greg O'Kelly vescovo della diocesi di Port Pirie in Australia dice che la chiesa ha bisogno anche di ordinare giovani.Dice che solo tre dei 23 sacerdoti della diocesi sono sotto i 50 anni.
Mons. O'Kelly dice che è stato nelle Filippine e ha trovato un forte sostegno per il suo progetto di reclutamento "La Chiesa australiana non ha mai fornito i sacerdoti a sufficienza per le sue diocesi, siamo stati dipendenti dall'Irlanda fino a tempi relativamente recenti," ha detto."Ora che la fonte dall'Irlanda, si è seccata, dobbiamo guardare verso l'Asia credo."
Giuseppe Serrone dell'associazione sacerdoti lavoratori sposati ha commentato le dichiarazioni di Mons. O'Kelly: "Siamo disponibili anche noi sacerdoti sposati ad aiutare le diocesi in difficolta' per la scarsita' dei preti. Siamo gia' formati e abbiamo un'esperienza pastorale pluriennale in servizio alle parrocchie". Serrone ha auspicato la creazione di protocolli di intesa fra sacerdoti sposati e diocesi disponibili ad accoglierli: "I Vescovi diocesani potrebbero, con una dispensa particolare, consentire il ministero sacerdotale attivo, ai preti sposati".

TENTATIVI DEL GENERE SONO GIA’ STATI ATTUATI IN AMERICA DOVE I PRETI SPOSATI SONO COOPTATI PER LA CELEBRAZIONE DEI SACRAMENTALI. HO GIA’ AVUTO OCCASIONE DI ESPRIMERE IL MIO PENSIERO SU QUESTA POSSIBILITA’: E’ UNA STRADA CHE NON MI CONVINCE MOLTO. AVREMMO DEI MEZZI PRETI RIPRESI IN SERVIZIO PER NECESSITA’ E NON PER CONVINZIONE. INSISTO SULLA MIA POSIZIONE/PROPOSTA FORMULATA ORMAI VENT’ANNI FA: LA SANTA SEDE COSTITUISCA UNA COMMISSIONE PARITETICA DOVE IL PROBLEMA SI STUDI E SI SVISCERI E DOVE IL SACERDOZIO SIA CONSIDERATO NEL SUO ASPETTO ONTOLOGICO DI SERVIZIO “PRO HOMINIBUS CONSTITUTUUS IN EA QUAE SUNT A DEO” E DOVE SI CONCENTRI L’ATTENZIONE SULLA PERSONA (MASCHIO E FEMMINA).
MARZO

48.
ALTRO TEOLOGO EMARGINATO
La conferenza del teologo Juan José Tamayo, invitato dall’Università Popolare di Palencia ad illustrare il suo libro “Un’altra teologia è possibile”, «non è stata promossa da questo episcopato, né da nessuna associazione o movimento appartenente alla Chiesa cattolica»; e per chi lo avesse dimenticato, «in una nota della Commissione episcopale per la Dottrina della Fede» del 10 gennaio del 2003 in merito al libro “Dio e Gesù” di Tamayo «si informa che “l’autore, negli ultimi anni, ha seguìto nelle sue pubblicazioni teologiche e manifestazioni pubbliche una traiettoria che lo separa dalla comunione ecclesiale, la qual cosa è incompatibile con la condizione di teologo cattolico”». Di tanto l’Ufficio della Comunicazione della diocesi di Palencia, retta da mons. Esteban Escudero Torre, «si vede in obbligo di avvertire i cattolici».

MA LA TEOLOGIA NON E’ STUDIO, RICERCA, SVILUPPO DI IDEE?

47.
L’ARCIVESCOVO DI CANTERBURY SI DIMETTE
Ha deciso di dare le dimissioni, e non certo per ragioni di età: con i suoi 61 anni, il primate della Chiesa d’Inghilterra, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, leader dei 77 milioni di fedeli della Comunione anglicana, potrebbe ancora fare molto. Il punto è che la stanchezza per le divisioni che ormai da anni lacerano la Comunione – vescovi gay, donne vescovo – è tanta, e le prospettive di un risanamento dei conflitti poche. In un’intervista alla Press Association (16/3), Williams ha annunciato che il prossimo dicembre, dopo dieci anni a capo degli anglicani di tutto il mondo, tornerà ai propri impegni accademici (rettore del Magdalen College di Oxford), lasciando il suo incarico con la sensazione che «ci saranno conflitti che resteranno, per quanto a lungo lotti contro di essi», perché non tutti aspirano ad «evitare lo scisma».
La decisione di ordinare le donne vescovo gli ha inimicato una fetta consistente della Chiesa anglicana e, allo stesso tempo, ha reso più lontana la Chiesa cattolica, ma Williams è sempre stato ottimista sul rapporto con il Vaticano. Nell’insieme, il suo governo è stato valutato positivamente dal pubblico: «Un uomo brillante, anche se non è riuscito a colmare il divario in una Chiesa divisa», titola il Guardian (16/3). «L’annuncio delle sue dimissioni – si legge nell’editoriale – rende chiaro che ha fallito in un compito impossibile che si era dato: tenere insieme la Comunione anglicana. Sia in patria che all’estero, Williams ha fatto sufficienti sacrifici per l’unità da alienarsi i suoi sostenitori progressisti senza soddisfare i suoi nemici conservatori». «Pochi arcivescovi, nei tempi più recenti, hanno guidato una Chiesa mondiale tanto infuriata e dura nel proprio dissenso. Non ho idea di come la sua fede sia sopravvissuta a questa esperienza», ha scritto Giles Fraser sulla stessa testata. Quanto al nuovo arcivescovo, verrà nominato dalla regina ma scelto dal primo ministro Cameron tra due nomi selezionati da una commissione specifica. Le ipotesi si sprecano: i deputati tory stanno già facendo pressioni su Cameron perché scelga un tradizionalista, ed il nome che si fa è quello di John Sentamu, arcivescovo di York, che proprio recentemente ha definito «ingiustificato» il cambiamento legislativo che consentirebbe il matrimonio omosessuale. Il deputato tory Peter Bone lo sostiene perché non vuole «un arcivescovo che dica che il matrimonio gay va bocciato perché non è socialmente accettabile», ma che lo dica perché «è sbagliato»; per la deputata Nadine Dorries, «c’è bisogno di qualcuno che sia preparato a difendere i valori cristiani in cui la maggioranza dei cristiani si identifica»; in questo senso, Sentamu sarebbe «un’ottima sostituzione». Quanto a quest’ultimo, in un’intervista in cui gli è stato chiesto se volesse l’incarico di Williams, ha risposto: «Sta scherzando?». L’altro nome frequentemente citato è quello del vescovo di Londra Richard Chartres: già oppositore dell’ordinazione femminile, col passare del tempo si è poi dimostrato meno intransigente.

46.
EUSEBIO DI CESAREA? GRANDE STORICO? GRANDE VESCOVO?
Eusebio, vescovo e bibliotecario di Cesarea. È un titolo volutamente insolito. Benedetto XVI, nell’udienza generale a piazza San Pietro del 13 giugno 2007, ha voluto riscattare la memoria di questo grande erudito del iv secolo:«Egli fu l’esponente più qualificato della cultura cristiana del suo tempo in contesti molto vari, dalla teologia all’esegesi, dalla storia all’erudizione. Eusebio è noto soprattutto come il primo storico del cristianesimo, ma fu anche il più grande filologo della Chiesa antica».
Quest’ultima frase è pesante, soprattutto per coloro che hanno scritto attorno a Eusebio e lo hanno sbeffeggiato. Quasi a partire da questa frase, un’équipe internazionale di undici giovani ricercatori si è riunita il 3 marzo del 2008 presso il Centro interdisciplinare di studi delle religioni e della laicità, nell’Università Libera di Bruxelles, in un workshop dal titolo «Reconsidering Eusebius».L’obiettivo era di continuare, sviluppare e perfezionare la “riabilitazione di Eusebio” che da qualche anno si notava sempre più apertamente nelle pubblicazioni a partire dal noto volume di Timothy David Barnes,Constantine and Eusebius (Cambridge, Harvard University Press, 1981) fino ad arrivare alla pubblicazione di Anthony Grafton e Megan Williams,Christianity and the transformation of the book (Cambridge, Harvard University Press, 2008; traduzione italiana Carocci 2011).
L’équipe si è proposta, con severa obiettività e criticità, di esaminare per intero la produzione di Eusebio, non come semplice mediatore o compilatore, come è stato spesso considerato, ma nel suo specifico modo di costruire letteratura, storia, politica e teologia, tenendo ben conto del contesto e dell’eredità cristiano-mediterannea che studiava e in cui viveva. I risultati dell’indagine sono straordinari.

SARANNO RISULTATI STRAORDINARI MA NESSUNO RIESCE ANCORA A CONVINCERMI CHE FU GRAZIE A QUESTA PERSONA CHE LA CHIESA SI E’ SEMPRE PIU’ INVISCHIATA COL POTERE.

45.
CONTRO PADRE FALZAGA MA ANCHE CONTRO PONTIFEX
Pontifex contro Radio Maria sulla Madonna di Medjugorie: “Padre Livio Fanzaga va scomunicato, mette in dubbio l’autorità del papa”. Pontifex contro Radio Vaticana. Un match che assomiglia a una rissa tra ultras, considerando l’estremismo di entrambi i contendenti. Pontifex, per chi non lo ricordasse, sostenne che l’incidente del quale rimase vittima un operaio che montava il palco di un concerto di Jovanotti rappresentava una punizione divina per i peccati del cantante. Radio Maria, dal canto suo, aveva interpretato il terremoto che travolse l’Abruzzo nel 2009 come un monito del Signore per l’umanità.

PONTIFEX, IL SITO DELLA PIU’ BECERA DESTRA CATTOLICA, ATTACCA PADRE FALZAGA DI RADIO MARIA CHE E’ UN GRAN CULTORE DELLA MADONNA DI MEDJUGORIE. LO ATTACCA PERCHE’ PADRE FALZAGA PROPAGANDA IL CULTO DI UN SANTUARIO NON ANCORA RICONOSCIUTO DALLA GERARCHIA. MI FANNO PENA SIA PONTIFEX CHE PADRE FALZAGA. SE I PROBLEMI DELLA CHIESA SONO QUESTI…ALLORA SIAMO DAVVERO ALLA FRUTTA.

44.
PARROCO VIOLENTA UNA PROSTITUTA?
Parroco violentò un prostituta e le offrì 3000 euro per ritrattare: condannato. Un'offerta di tremila euro per non testimoniare e poter tornare a casa propria, in Romania, facendo perdere le proprie tracce. Lei è una badante romena di 43 anni, che da tempo ha messo nei guai un parroco di Mantova, a processo nella sua città per violenza sessuale. Il religioso, già condannato in appello a sette anni e mezzo per presunti abusi nei confronti della stessa straniera, è finito a processo anche a Ferrara dove ieri è stato condannato a 8 mesi - con le attenuanti generiche e la sospensione della pena - per subornazione (reato 377 del codice penale).

IL PARROCO HA SBAGLIATO PERCHE’ HA CEDUTO ALLA TENTAZIONE DELLA CARNE, MA CONDANNARLO PERCHE’ HA VIOLENTATO UNA PROSTITUTA MI SEMBRA L’ASSURDO DEL DIRITTO: SUMMUM IUS, SUMMA INIURIA.


43.
IL CASDO VATICANO CONTINUA IN MESSICO

Vatileaks continua in Messico. Lì la pubblicazione di documenti riservati si concentra su uno dei casi più clamorosi di pedofilia, abuso di potere, corruzione, violenze fisiche e psicologiche su seminaristi che siano mai accaduti nella Chiesa, almeno negli ultimi secoli. Si tratta del caso del sacerdote messicano padre Maciel Macial Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. Un capitolo di storia dai risvolti ancora oscuri che indirettamente tira in ballo anche la figura del beato Giovanni Paolo II. Alla vigilia dell’arrivo a Leon, nel centro del Messico, di Papa Benedetto XVI (atteso per il 23 marzo), un settimanale messicano, «Proceso», anticipa il contenuto di un libro contenente una sfilza di carte top secret. Circa 200 tra fogli confidenziali, appunti, lettere alcune provenienti dall’archivio della Congregazione dei Religiosi. Scritti che dimostrerebbero che Papa Wojtyla non poteva non essere a conoscenza della storia del famigerato padre Maciel, morto nel 2008 a 82 anni, con alle spalle una scia impressionante di crimini e misfatti. Compreso quello di avere avuto tre figli, due dei quali abusati. I fogli pubblicati rivelano di come in Vaticano fossero arrivate a più riprese denunce di comportamenti anomali, quali patologici di padre Maciel. Le molestie, l’uso di droga, la corruzione, i fiumi di denaro che spendeva per assicurarsi, chissà, il silenzio. La maggior parte delle carte fanno riferimento ad episodi avvenuti attorno agli anni Cinquanta e Sessanta, in particolare quando padre Maciel fu trovato in condizioni disdicevoli per un ecclesiastico. Ci fu addirittura un cardinale che riscontrò la tossicodipenenda da «Dolantina», un potente farmaco a base di morfina di cui Maciel faceva uso smodato, tanto da essere costretto a ciclici periodi di disintossicazione. Ciò indusse il Vaticano ad aprire un fascicolo anche se dopo qualche anno l’indagine si concluse con una clamorosa archiviazione. Qualcuno lo proteggeva? E perchè? Finora nessuno ha mai fornito risposte esaurienti. Fatto sta che nel 1959 padre Maciel fu rimesso al suo posto, più saldo di prima. Più tardi l’arrivo al Soglio di Pietro di Giovanni Paolo II segnò un salto di qualità: da allora padre Maciel divenne uno dei consiglieri più ascoltati dal Papa sulle questioni riguardanti l’America Latina. Lo aiutò a debellare la Teologia della Liberazione e lo affiancò in tutti i viaggi più importanti. In Messico volò con il Papa, facendo parte della delegazione, nel 1979, nel 1990 e nel 1993. Dato che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, nel 1997, dopo anni di silenzio, un gruppo di vittime, tra cui Josè Barba, decise di uscire dal silenzio e denunciare gli abusi. La denuncia arrivò in Vaticano anche se fino al 2005 restò lettera morta. Giovanni Paolo II all’epoca stava spegnendosi. Il cardinale Joseph Ratzinger riuscì a superare tutte le resistenze interne e convincerlo che era necessario promuovere una inchiesta contro padre Maciel. Nel 2006 Benedetto XVI lo obbligò a ritirarsi a vita privata anche se, per via dell’età e della posizione ricoperta, non venne mai ridotto allo stato laicale. Troppi interrogativi restano aperti. Uno su tutti: Papa Wojtyla sapeva?

PAPA WOYTYLA SAPEVA. SAPEVA E TACEVA PERCHE’ GLI PREMEVA LA LOTTA CONTRO LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE E LA RESTAURAZIONE DEL POTERE GERARCHICO. RAZTINGER, CHE NON SARA’ CERTO UN GRANDE INNOVATORE, ALMENO E’ ONESTO INTELLETTUALMENTE E CON GRANDE SENSO (FORSE TROPPO) DI APPARTENENZA ALLA CHIESA.

42.
DALLA SLOVACCHIA ALTRA RICHIESTA DI RIFORMA
Non solo Austria, Germania, Irlanda, Belgio e pochi giorni fa la Svizzera, ma da oggi anche la Slovacchia. Si allarga a macchia d’olio il fronte dei cattolici che Roma non sa in quale altro modo qualificare se non con l’appellativo di “irrequieti”, semplici fedeli che assieme a diversi sacerdoti chiedono a Roma continue riforme: non soltanto la concessione dell’eucaristia ai divorziati risposati ma anche l’annullamento dell’obbligo del celibato sacerdotale.
Il Forum teologico della Slovacchia è l’ultimo baluardo dell’antagonismo cattolico nato in Europa. Presieduto dal sessantenne Karol Moravcik, parroco a Bratislava, il Forum dichiara di appoggiare in tutto quella Pfarrer-Initiative (PI) – fondata nel 2006 da monsignor Helmut Schüller – che in Austria da tempo tiene sulle spine il primate cardinale Christoph Schönborn proprio sul nodo delicato del celibato: “Comprendiamo il senso e il contenuto del vostro appello alla disobbedienza del 19 giugno 2011 – ha scritto il Forum alla Pfarrer-Initiative il 3 marzo scorso –, come comprendiamo e apprezziamo le iniziative di altri movimenti cattolici di riforma in Austria”. E ancora: “Vi ringraziamo sinceramente per tutte le vostre attività, in quanto sono a favore di riforme nella chiesa secondo il modello del Vangelo. Così voi lottate anche a nostro nome e per noi, per la forza creatrice della chiesa nel mondo di oggi”.
La situazione della chiesa in Slovacchia è diversa da quella austriaca a causa dell’isolamento dal resto del mondo durato parecchi anni (dal 1950 al 1990). Se è dunque vero che molti fedeli sono alieni alle richieste di riforma, è cosa assodata che le giovani generazioni siano oggi molto combattive in merito.
Secondo Moravcik per molti giovani fedeli il rinnovamento “ è un tema importante”. E a chi gli ricorda l’accusa che da più parti viene fatta a movimenti come il suo di tradire la chiesa mondanizzandola, dice: “Come cattolici per la riforma non siamo affatto persone secolarizzate, senza una vera fede. Non ci adeguiamo allo spirito del tempo come ci dicono, ma allo spirito del Vangelo nell’oggi”.
La richiesta del Forum è un lungo documento che molto fa preoccupare il Vaticano

LE SPINTE CHE S’ACCRESCONO SEMPRE DI PIU’ VERSO LE RICHIESTE DI UNA RIFORMA ECCLESIALE, FRA QUALCHE ANNO DIVENTERANNO COME IL VASO DI PANDORA: SI SOLLEVERA’ IL COPERCHIO E CI SARA’ IL DILUVIO. SE ALMENO SI COMINCIASSE AD ASCOLTARE E A CONFRONTARSI!


41
TRAPANI: PRETE AFFARISTA SOSPESO
Don Ninni Treppiedi è stato sospeso a divinis dal Vaticano. A nulla è valso il suo ricorso fatto contro il provvedimento di sospensione del Vescovo di Trapani, Micciche. E' l'ennesimo capitolo della ragnatela di affari, menzogne e calunnie all'interno della Curia trapanese.
A padre Treppiedi si sta interessando anche la Procura della Repubblica di Trapani dopo che il vescovo Miccichè, l’anno scorso lo ha denunciato per una serie di presunte malefatte saltate fuori dopo che i rapporti tra i due si sono fortemente incrinati.
Treppiedi "è stato sospeso da tutti gli atti della potestà di ordine e dall'esercizio di qualsiasi incarico o ufficio ecclesiastico". Nel decreto si fa riferimento alle violazioni, in sostanza una ingente somma di denaro, appartenuta alla Chiesa di Calatafimi-Segesta che non sarebbe stata rendicontata.


40.
L’ASSISTENZA SPIRITUALE NON HA UN PREZZO.
Tagli ai servizi ma l'Asl paga i preti. Anche l’assistenza spirituale agli ammalati ha un prezzo. Chi pensava che le cure dell’anima fossero frutto esclusivo della carità cristiana, di un apostolato spontaneo, istintivo, gratuito, deve ricredersi. La Asl di Lecce sborsa oltre 170mila euro lordi all’anno per assicurare ai pazienti il conforto religioso negli ospedali. «Queste cose mi indispettiscono: si stringono le spese su tanti servizi sanitari essenziali, quindi, anche i sacerdoti dovrebbero fare qualche rinunzia», commenta il coordinatore provinciale del Tribunale dei diritti del malato, Gianfranco Andreano.


39
PRETE PEDOFILO INDIANO BLOCCATO A MALPENSA.
Nelle sue peregrinazioni sacerdotali era stato assegnato anche alla parrocchia di Mallare, don Martin Victor Parappillil, il prete 43enne bloccato all’aeroporto di Malpensa. Il religioso, originario dell’India, è accusato di atti sessuali con una ragazza minorenne. Il fermo è stato disposto dalla Procura della Repubblica di Mondovì.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore Maurizio Picozzi e dal pm Massimiliano Bolla: è iniziata alcuni mesi fa, a seguito di una segnalazione, e da allora il sacerdote, a Murazzano dal settembre 2010, è stato tenuto sotto stretta sorveglianza. Nel momento in cui gli investigatori hanno compreso che stava per fuggire è scattato il provvedimento di fermo.

38
ULTIMATUM AI LEBFEVRIANI
Il Papa dà l'ultimatum ai lefebvriani: chiarimenti entro 30 giorni. I lefebriani hanno un mese di tempo per decidere se rientrare all’ovile e accettare tutti i principi contenuti nel Concilio Vaticano II. Che la strada fosse in salita il Papa lo immaginava, ma forse non così tanto. E così Benedetto XVI, estenuato dai continui tira e molla della Comunità San Pio X, profondamente lacerata al suo interno, ha deciso di dare ai lefebvriani una sorta di ultimatum. A partire da oggi hanno trenta giorni per fornire una risposta chiara e definitiva. Dopo mesi di attesa, di contatti sotterranei, di messaggi e di rametti d’ulivo offerti per arrivare ad una soluzione armonica, non poteva che arrivare una decisione del genere.

PENSO CHE IL PAPA DEBBA ESSERE IL PRIMO A CERCARE L’UNITA’ DEI FRATELLI, MA DEBBA ANCHE ESSERE IL PRIMO A CONSIDERARE “COME IL PAGANO ED IL PUBBLICANO” IL FRATELLO CHE NON SI RAVVEDE.


41
CASTRAZIONE DI MINORENNI
La scandalo dei preti pedofili si estende a macchia d'olio. L'ultima denuncia è arrivata dal quotidiano Nrc Handelsblad, secondo il quale la Chiesa cattolica olandese, negli Anni '50 si sarebbe resa responsabile della castrazione di alcuni minorenni a causa della loro presunta omosessualità e per scoraggiare la denuncia di casi di pedofilia. Informazioni a questo proposito, si legge sul quotidiano, sarebbero state fornite alla commissione Deetman, che fino allo scorso dicembre ha indagato sui casi di pedofilia, anche se della vicenda non si fa cenno nel suo rapporto finale. Il giornale olandese sostiene invece di aver raccolto diverse prove sulla castrazione forzata di un giovane e forti indizi sul fatto che ad almeno altre 10 vittime di abusi siano stati asportati i testicoli.
Intanto, l'osservatore permanente della Santa Sede all'ufficio Onu di Ginevra, monsigno Silvano M. Tomasi, nel suo intervento alla 19/a sessione ordinaria del Consiglio dei diritti dell'uomo ha dichiarato che gli abusi sessuali su minori commessi da membri del clero sono «atti aberranti» contro cui «la Chiesa cattolica ha continuato a sviluppare e ad adottare misure decisive». Il portavoce della rete L'Abuso, Francesco Zanardi, ha annunciato che domenica 18 marzo attenderà insieme a diversi sostenitori il passaggio della processione patronale nel centro di Savona. «Le persone silenziose chiedono conto al cardinal Calcagno. La chiesa le rinnega ma silenziosi e non violenti ci saranno anche loro, quelli coinvolti da 32 anni di abusi sessuali di preti pedofili che ben quattro vescovi savonesi hanno consapevolmente deciso di coprire a danno di decine di bambini». ha dichiarato. E ha aggiunto: «La nostra sarà una presenza silenziosa che non vuole né intralciare la processione, né offendere i cattolici che partecipano. Manifesteremo con una maglietta che riporta i volti dei vescovi ed una scritta 'Hai ancora il coraggio di lasciare i tuoi figli sotto la loro tutela?'».

LA VERA DOMANDA CHE CI SI DEVE PORRE E’ PROPRIO QUES’ULTIMA: COME ESSERE TRANQUILLI LASCIANDO I FIGLI SOTTO LA TUTELA DEL PRETE DELL’ORATORIO?


40.
L’ASL TAGLIA I SERVIZI MA TROVA I SOLDI PER I CAPPELLANI.
Tagli ai servizi ma l'Asl paga i preti. Anche l’assistenza spirituale agli ammalati ha un prezzo. Chi pensava che le cure dell’anima fossero frutto esclusivo della carità cristiana, di un apostolato spontaneo, istintivo, gratuito, deve ricredersi. La Asl di Lecce sborsa oltre 170mila euro lordi all’anno per assicurare ai pazienti il conforto religioso negli ospedali. «Queste cose mi indispettiscono: si stringono le spese su tanti servizi sanitari essenziali, quindi, anche i sacerdoti dovrebbero fare qualche rinunzia», commenta il coordinatore provinciale del Tribunale dei diritti del malato, Gianfranco Andreano.

HA RAGIONE. L’ASSISTENZA SPIRITUALE VA FATTA GRATUITAMENTE.


39
PRETE INDIANO PEDOFILO STAVA FUGGENDO DALL’ITALIA
Nelle sue peregrinazioni sacerdotali era stato assegnato anche alla parrocchia di Mallare, don Martin Victor Parappillil, il prete 43enne bloccato all’aeroporto di Malpensa. Il religioso, originario dell’India, è accusato di atti sessuali con una ragazza minorenne. Il fermo è stato disposto dalla Procura della Repubblica di Mondovì.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore Maurizio Picozzi e dal pm Massimiliano Bolla: è iniziata alcuni mesi fa, a seguito di una segnalazione, e da allora il sacerdote, a Murazzano dal settembre 2010, è stato tenuto sotto stretta sorveglianza. Nel momento in cui gli investigatori hanno compreso che stava per fuggire è scattato il provvedimento di fermo.

38
ULTIMATUM DEL PAPA AI SEGUACI DI LEBFEVRE
Il Papa dà l'ultimatum ai lefebvriani: chiarimenti entro 30 giorni. I lefebriani hanno un mese di tempo per decidere se rientrare all’ovile e accettare tutti i principi contenuti nel Concilio Vaticano II. Che la strada fosse in salita il Papa lo immaginava, ma forse non così tanto. E così Benedetto XVI, estenuato dai continui tira e molla della Comunità San Pio X, profondamente lacerata al suo interno, ha deciso di dare ai lefebvriani una sorta di ultimatum. A partire da oggi hanno trenta giorni per fornire una risposta chiara e definitiva. Dopo mesi di attesa, di contatti sotterranei, di messaggi e di rametti d’ulivo offerti per arrivare ad una soluzione armonica, non poteva che arrivare una decisione del genere.


37
RISSE E PAROLACCE: E’ IL NUOVO CORSO DEI PRETI SPORTIVI
Risse e insulti tra i preti alla Clericus Cup, la Chiesa toglie il patrocinio. Il Vaticano ha deciso di togliere il patrocinio alla Clericus Cup, il campionato di calcio dedicato a preti e seminaristi. Il motivo si deve rintracciare nelle risse e negli insulti tra i sacerdoti e i partecipanti in campo durante le partite.

36.
APPELLO DI MONS MILINGO
L'arcivescovo cattolico romano sposato dallo Zambia, Emmanuel Milingo, sta chiamando preti sposati cattolici di unirsi ai suoi sacerdoti di nuova fondazione * I Married Now! * Movimento. Egli invita non solo i preti sposati, ma anche uomini sposati e donne che vogliono farsi sacerdoti alla celebrazione del Sacerdozio Married. Si terrà presso l'Holiday Inn Conference Center, a Saddle Brook, New Jersey settembre 17-19, 2006. Ogni giornata inizierà con una Messa concelebrata da 120 sacerdoti sposati. Preti sposati e le loro mogli sono provenienti da Perù, Brasile, Messico, Italia e Canada, e da una dozzina di stati.

35.
Preti sul lettino: colpa dello stress. Un interessante servizio dell'Ansa su un convegno certamente inusuale in corso a Roma promosso dall'Istituto di psicologia della Pontificia Università Salesiana. Anche i sacerdoti, come i cittadini comuni alle prese con le tante difficoltà del lavoro e della vita quotidiana, oggi sono sopraffatti dallo stress psico-fisico, tanto che molti rischiano il cosiddetto 'burnout', incapaci di rispondere ai carichi eccessivi di richieste e responsabilità. E anche loro, abituati a spendersi per gli altri, ormai devono ricorrere a forme di aiuto psicologico.

34.
ATTACCO AI CRISTIANI IN NIGERIA, IL VESCOVO INVOCA IL PERDONO
Ancora una volta un kamikaze ha seminato terrore e morte in una chiesa nigeriana. A essere colpita stavolta è stata la parrocchia cattolica di St. Finbar a Jos, dove secondo l’Associated Press un’autobomba ha provocato dieci morti, mentre secondo la Reuters le vittime sarebbero state tre. Tra le persone che hanno perso la vita c’è anche una donna incinta. L’attentato è stato rivendicato da Boko Haram, una setta islamista legata ad Al Qaeda, che lo scorso Natale aveva provocato 44 morti durante la Messa di mezzanotte, mentre il 26 febbraio, sempre a Jos nella Nigeria centrale, aveva colpito una chiesa protestante. Ilsussidiario.net ha contattato l’arcivescovo di Jos, Ignatius Kaigama, secondo cui “l’obiettivo scelto, una chiesa molto vicina al palazzo del governo, dimostra ancora una volta l’imprevedibilità degli attentati di Boko Haram, che fa parte della sua strategia per destabilizzare il Paese. Una persona che decide di uccidersi per fare morire altre persone è veramente malvagia e merita di essere condannata da chiunque. La povertà della Nigeria non può essere usata in alcun modo per giustificare i terroristi, che hanno colpito indiscriminatamente altre persone povere che stavano adorando Dio”.
Arcivescovo Kaigama, come è possibile riuscire a fermare la violenza in Nigeria?
Quello di garantire un’effettiva sicurezza per i cittadini è un compito che spetta al governo e alle forze dell’ordine. Io, in quanto leader religioso, posso solo incoraggiare i cattolici nigeriani a pregare e a non vendicarsi.
Si aspettava questo attacco contro una chiesa della sua arcidiocesi?
Per nulla, l’attentato è giunto del tutto inatteso e per di più ha colpito una chiesa molto vicina al palazzo del governo. Anche l’obiettivo scelto ha dimostrato ancora una volta l’imprevedibilità di Boko Haram, che colpisce in qusto modo per destabilizzare il Paese.


33.
LA CHIESA CHE NON TACE
Dopo il successo editoriale di “Wojtyla Segreto”, scritto a quattro mani con il giornalista d’inchiesta Ferruccio Pinotti, Giacomo Galeazzi, vaticanista de “La Stampa” di orgini jesine, torna nelle librerie con “La Chiesa che non tace”, edito dalla Rizzoli nella collana “Bur-saggi”.
Una lunga intervista di Giacomo Galeazzi al Vescovo di Mazara del Vallo e componente della commissioni per le migrazioni della Cei: Domenico Mogavero. Per circa 15 anni, Mogavero è stato il «numero tre» della Chiesa italiana, affiancando Camillo Ruini come sottosegretario alla Cei.
Un’esperienza che l’attuale vescovo di Mazara del Vallo non rinnega affatto, ma che, al confronto con la realtà dei problemi di una diocesi di frontiera, viene profondamente ripensata e trasformata dal protagonista del libro con accenti di apprezzabile sincerità e di grande apertura, anche autocritica.
In questo libro il Vescovo Mogavero, dalla personalità schietta, forte e combattiva, con il dono di arrivare direttamente al cuore delle persone, stimolato dalle domande tutt’altro che compiacenti di Galeazzi, talvolta consapevolmente provocatorie, si fa portabandiera di «una Chiesa che non tace», ed affronta a viso aperto e criticamente le problematiche dei giorni nostri.


32.
IL VESCOVO DI IMOLA SULLA PEDOFILIA
Intervista a monsignor Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola
“Anche la comunità ecclesiale è fatta di peccatori. Ma non si deve dare l’idea che sia il solo, unico ambiente in cui si nascondono i pedofili”
di Giovanni Panettiere
Stati Uniti, Irlanda, Germania, Belgio, Olanda. Paese su Paese, scandalo dopo scandalo, non si spengono i riflettori sulla pedofilia nella Chiesa. A maggio la Conferenza episcopale italiana approverà le linee guida per contrastare un fenomeno che lacera e indigna la comunità. Ma nell’episcopato non manca chi denuncia una campagna denigratoria ai danni della Chiesa. Sguardo obliquo, voce decisa, monsignor Tommaso Ghirelli, classe 1944, vescovo di Imola, abbozza un sorriso prima di affondare il colpo. «Non nascondo la mia vergogna per quanto è emerso, la mia profonda solidarietà con le povere vittime, ma neanche il mio sdegno per le speculazioni – incalza il presule, cresciuto alla scuola del cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna— ordite da certa stampa, da avvocati americani, che definirei piuttosto avvoltoi, e dai tanti avversari della Chiesa».
Basta un numero per scagionare la Chiesa?
«L’umanità è peccatrice, anche la comunità ecclesiale è fatta di peccatori. Ma non si deve dare l’idea che sia il solo, unico ambiente in cui si nascondono i pedofili».
Generalizzare è scorretto, resta il fatto, però, che in Olanda la commissione indipendente, voluta dallo stesso episcopato locale per far luce sulla piaga degli abusi, ha riscontrato, tra il 1945 e il 2010, ben 800 chierici o religiosi autori di violenze. Non trova normale lo smarrimento dell’opinione pubblica?
«Sì, ma il discorso va completato. Non sono solo i cattolici ad avere questo tipo di problema. Perché non andiamo a vedere cosa accade nelle altre Chiese cristiane?».
Negli ultimi anni i vescovi belgi, tedeschi ed olandesi hanno istituito delle commissioni ad hoc per raccogliere e sondare le varie denunce di abusi sul loro territorio. Può essere una strada applicabile anche in Italia?
«Non credo, i contesti sono completamente diversi. Nel nostro Paese non sarebbe facilmente pensabile quello che è successo due anni fa in Belgio, dove la polizia ha fatto irruzione nella sala nella quale si stava svolgendo l’assemblea dei vescovi e li ha tenuti segregati per ore».
Fino a qualche tempo fa, in alcuni casi, i parroci sospettati di abusi venivano spostati da una parrocchia all’altra. Era un sistema valido per fronteggiare la pedofilia?
«Stando a quanto si racconta del passato, mi sembra che potesse essere utile nel caso di un prete autore incidentalmente di una violenza. In questo modo lo si distoglieva dalla grave situazione che aveva creato, salvo il corso della giustizia. Nell’ipotesi, invece, di un sacerdote affetto da vizio conclamato di pedofilia questo ipotetico sistema non faceva altro che trasferire il danno».
Il diritto canonico non prevede un obbligo esplicito di denuncia, da parte di un vescovo, del prete sospettato di abusi. Come mai?
«Semplicemente, perché il vescovo non è un ufficiale civile. Inoltre, trovandosi a raccogliere informazioni strettamente personali, è tenuto al segreto. Bisogna, però, chiarire un punto».
Prego.
«Quando al vescovo giungesse notizia di qualche sospetto su un prete, significherebbe che il fatto è conosciuto e normalmente in questo caso la magistratura è già stata informata. Se non fosse così, il pastore cercherebbe comunque di convincere in tutti i modi il sacerdote a costituirsi».
E secondo lei un pedofilo va dalla polizia?
«Lo si spera, anche per non aggravare la sua posizione».

AVEVO UN’OPINIONE DIVERSA DI MONS. GHIRELLI. MI SEMBRAVA PIU’ SERIO E MENO PILATESCO.


31.
ANNUARIO PONTIFICIO
E' stato presentato in Vaticano l'annuario Pontificio 2012 e il tomo relativo alle statistiche, con luci ed ombre. Nel 2010 si contavano poco meno di 1.196 milioni di cattolici, a fronte dei circa 1.181 milioni del 2009, con un aumento assoluto di 15 milioni di fedeli pari all’1,3%. Ora i cattolici a livello mondiale crescono ed arrivano complessivamente a 1 miliardo e 196 milioni con un incremento dell'1,3 per cento. Il numero dei fedeli diminuisce nell'America Latina Meridionale (problema grave delle sette) e specialmente in Europa. Considerevole, invece, l'aumento dei cattolici in Asia e specialmente in Africa, continenti della speranza. Cresce anche il numero complessivo dei Vescovi, arrivati a 5104, aumentano i sacerdoti, 412000, e anche i diaconi permanenti, con un incremento pari al 3,7 per cento. Sono state anche create nuove otto sedi vescovili. Insomma, dai dati vaticani, luci ed ombre.
La redazione del nuovo Annuario è stata curata da monsignor Vittorio Formenti, incaricato dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa.



30.
LE FARNETICAZIONI DI UN CATTOLICO PIU’ PAPISTA DEL PAPA
Sintesi:
1) L' "arcivescovo" di Canterbury non è Arcivescovo;
2) Non è possibile riconoscere legittime le ordinazioni anglicane;
3) In caso di riconoscimento delle ordinazioni anglicane - allo stato attuale delle cose (scisma) - il Pontefice sarebbe colpevole di "grande apostasia", quindi non rappresenterebbe più Pietro e la Sede diverrebbe vacante su dichiarazione dei Vescovi rimasti fedeli a Roma;
4) Purtroppo, Dio mi perdoni se sbaglio, ma i frutti sono evidenti, il precedente pontificato ha trascurato troppo la Dottrina, a vantaggio di filosofia e viaggi, ed ha generato "analfabetismo religioso" imperante, gravissimo per la cura pastorale delle anime;
5) Gi unici vincoli che permettono salvezza e Comunione, salvo casi di ignoranza involontaria (invincibile) e buona fede, sono:
- Al di sopra di tutto la carità, che « è il vincolo di perfezione » (Col 3,14), che si manifesta mediante opere e spirito missionario vero, non apostata;
- la professione di una sola fede ricevuta dagli Apostoli;
- la celebrazione comune del culto divino, soprattutto dei sacramenti;
- la successione apostolica mediante il sacramento dell'Ordine, che custodisce la concordia fraterna della famiglia di Dio [9].
6) L'ecumenismo è il dialogo solo con i cristiani e significa, all'atto pratico, che le altre confessioni religiose, pur contenendo qualche concetto vero (anche un orologio finto segna l'ora esatta 2 volte al giorno), sono false ed i loro membri devono entrare in Comunione con Roma.

Alla luce di quanto brevemente esposto, il mio invito è: diffidate dai religiosi che vi insegnano nozioni differenti da quanto è indicato nel Magistero o, per semplicità, nel Catechismo. Lo dico non perché godo di autorità - quella è del Papa - ma perché il Magistero infallibile ha definito, non secondo l'uomo, ma secondo Dio.
« Dove c'è il peccato, lì troviamo la molteplicità, lì gli scismi, lì le eresie, lì le controversie. Dove, invece, regna la virtù, lì c'è unità, lì comunione, grazie alle quali tutti i credenti erano un cuor solo e un'anima sola »
« Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio. Perciò questo popolo, restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l'intenzione della volontà di Dio, il quale in principio ha creato la natura umana una, e vuole radunare insieme infine i suoi figli, che si erano dispersi. [...] Questo carattere di universalità che adorna il popolo di Dio, è un dono dello stesso Signore, e con esso la Chiesa cattolica efficacemente e senza soste tende a ricapitolare tutta l'umanità, con tutti i suoi beni, in Cristo Capo nell'unità del suo Spirito»
Perché fa più danni un prete ignorante che un prete pedofilo?
Perché mentre il prete pedofilo manifesta la sua apostasia e viene automaticamente ignorato e/o escluso, il prete ignorante distrugge le anime e lo fa in maniera silenziosa, nessuno se ne accorge. Costui può essere o realmente ignorante, o un "falso profeta" quindi è eretico e andrebbe scomunicato, oppure un inventore di teologie stravaganti e superbe quindi è ugualmente eretico e la sorte è sempre la stessa.

HO TROVATO QUESTE PAROLE CHE HO COPIATO PARI,PARI NEL SITO PONTIFEX ROMA.
COME MOLTI SANNO , SONO UNA PERSONA RISPETTOSA DELLA LIBERTA’ DI PAROLA E DI PENSIERO, OLTRECHE’ DI ESPRESSIONE ED ARGOMENTAZIONE.
DIRO’ CHE RISPETTARE LE OPINIONI DI PERSONE CHE SCRIVONO SIMILI BALORDAGGINI E’ UNO SFORZO QUARESIMALE CHE MI PORTA A CELEBRARE DIRETTAMENTE LA PASQUA ANTICIPANDOLA DI TRE SETTIMANE


29.
COMO: ALTRO PRETE INDAGATO PER PEDOFILIA.
Don Marco Mangiacasale, economo della diocesi di Como, è stato arrestato e tradotto in carcere dietro accusa del reato di pedofilia.

NON CONOSCEVO DI PERSONA QUESTO PRETE CHE A COMO E’ SEMPRE STATO APPREZZATO.
SI AGGIUNGE ALLA LUNGA LISTA DEGLI INDAGATI. SPERO PER LUI CHE NON SI AGGIUNGA ALLA LISTA DEI CONDANNATI.

28
IL CARD LAIOLO:VIGANO’ HA SBAGLIATO
«Monsignor Viganò partì da sospetti, rivelatisi infondati, e si mise su una pista sbagliata». Lo afferma il cardinale Giovanni Lajolo, già presidente del Governatorato, in un’intervista pubblicata su «Stanze vaticane» il blog di Fabio Marchese Ragona sul sito di Tgcom24.

IL CARDINALE FU PRESIDENTE DEL GOVERNATORATO E QUINDI NON E’ FONTE ATTENDIBILE. FRA VIGANO’ CHE FU PROMOSSO PER ESSERE RIMOSSO DA UNA POSIZIONE SCOMODA E IL SERAFICO CARDINALE, TENDO A CREDERE AL PRIMO.

27.
IOR ECC. A RISCHIO RICICLAGGIO
Vaticano, per gli Usa è uno Stato a rischio riciclaggio. La Santa sede nella lista dei paesi dove viene "ripulito" il denaro sporco. Il Vaticano come la Malaysia, come l’Albania, come lo Yemen. Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti la Santa sede è tra i 67 paesi “a rischio” riciclaggio. Paesi dove è possibile che finiscano, per essere “ripuliti”, i soldi provenienti dal traffico di droga. Il Vaticano compare così per la prima volta nel rapporto sulla strategia per il controllo del narcotraffico, dove è inserito l’elenco dei paesi a "giurisdizioni preoccupanti" come Albania e Corea del Sud. Questa categoria è la penultima in ordine di rischio, un livello sotto a quella con Paesi che destano "estremo allarme".

E SE NE ACCORGONO SOLO ORA? LE STORIE MARCINKUS, SINDONA, CALVI…ECC.ECC. NON HANNO INSEGNATO NULLA A NESSUNO?


26.
ROSARI SATANICI IN VENETO
Camposampiero, il prete brucia i rosari «satanici»: «Ce ne sono centinaia». Don Bruno mette in guardia i fedeli: «Sembrano corone normali, ma le iscrizioni intorno alla croce sono diaboliche». «Solo negli ultimi giorni ne abbiamo ricevute 10. Le ho subito benedette e poi bruciate». Si tratta di corone del rosario “sataniche”, secondo quanto recita un avviso affisso sulla bacheca principale della chiesa di San Marco. L’avviso, autorizzato dal parroco don Bruno Bevilacqua, mette in guardia quanti possiedono un tipo di corona del rosario con croce «dove appaiono simboli sataniti-esoterici-massonici: i 4 soli, il serpente, il sole degli illuminati con impresso un vero sole con i raggi ed i pentagoni alle estremità; tutti con i relativi colori: sono dei macchinari consacrati a satana».

DIETRO OGNI SIMBOLO C’E’ UN MESSAGGIO. SE IL ROSARIO CON QUESTI SIMBOLI MI SERVE PER SGRANARE AVE MARIA E PREGARE…PENSO CHE LA FORZA DEL BENE PREVALGA SU SATANA.


25.
BAGNASCO RICONFERMATO
Benedetto XVI ha confermato il cardinale Angelo Bagnasco alla presidenza della Cei, per un secondo quinquennio. L'arcivescovo di Genova è alla guida della Conferenza Episcopale Italiana dal 7 marzo 2007, dopo le dimissioni per età del cardinale Camillo Ruini. L'annuncio è arrivato dalla sala stampa della Santa Sede. La Cei è l'unica conferenza episcopale il cui presidente sia di nomina papale.

CHE POTEVA FARE IL PAPA? MANTENERE LO STATU QUO. QUALE ALTRO VESCOVO AVREBBE POTUTO PRESIEDERE LA CEI? UNO CE NE SAREBBE STATO, IL VESCOVO DI CAMPOBASSO, MA…NON E’ CARDINALE E NON LO SARA’ MAI. QUINDI…

24.
LUCIO DALLA…I FUNERALI…L’AMICO…IL PRETE…
Abbiamo semplicemente fatto quello che è abitualmente previsto per ogni funerale —sottolinea monsignor Giovanni Silvagni, vicario generale della diocesi di Bologna — Non c’è stata una attenzione particolare, ogni persona ha famigliari o amici molto stretti, che possono portare la loro parola di ricordo e commemorazione. Questo è lo spirito con il quale la Chiesa affronta questi momenti così dolorosi. Abbiamo concordato la celebrazione con le persone che erano più vicine a Dalla, cercando di rispettare una dimensione famigliare, nonostante la folla enorme».

NON ERA MEGLIO DIRE:”CONOSCEVAMO LA SITUAZIONE, MA SAPPIAMO CHE LUCIO DALLA FU CREDENTE E PRATICANTE. IL RESTO E’ NELLE MANI DI DIO E NON SPETTA A NOI GIUDICARE”. FRASE UN PO’ PIU’ CHIARA E MENO IPOCRITA.

23.
FORMIGONI E DON VERZE’
DOCUMENTI SAN RAFFAELE. Verzé e i soldi della Regione. Scambio epistolare con Formigoni in cui chiedeva aiuti economici. Uno scambio epistolare illustre, come ambientazione Milano, come protagonisti due figure chiave del mondo cattolico e politico lombardo: due lettere riservate fra il presidente della Regione Lombardia e il fondatore dell'ospedale San Raffaele, don Luigi Verzé, sono state svelate dal Corriere della Sera in un libro-inchiesta che raccoglie documenti relativi al crac. ll sacerdote chiedeva soldi, mentre il governatore elencava i favori già fatti al San Raffaele. Dalle intercettazioni nell'ufficio del prete-manager è emersa anche una frase di Nicolò Pollari, ex capo del Sismi, che il 13 gennaio 2006 disse a don Verzé: «Ho protetto Cesare Geronzi», presidente di Capitalia e uno dei banchieri più influenti nel mondo finanziario.

E’ UN VERO PECCATO CHE TUTTI GLI ALTARINI DEI POTENTI SI SCOPRANO QUANDO QUESTI SONO MORTI FISICAMENTE O SONO SUL PUNTO DI MORIRE POLITICAMENTE.


22.
SI’ ALLA CREMAZIONE, MA…
La frase chiave è quando si dice: «La cremazione si ritiene conclusa con la deposizione dell’urna nel cimitero». La Cei ha presentato ieri la seconda edizione italiana del «Libro delle esequie» che sancisce un «sì» condizionato alla pratica di cremare i defunti: le ceneri, per la Chiesa, non devono essere disperse in mare o altrove in natura né conservate in casa o in giardino o comunque «in luoghi diversi dal cimitero». La dispersione, infatti, «solleva non poche perplessità sulla sua piena coerenza con la fede cristiana, soprattutto quando sottintende concezioni panteistiche o naturalistiche». L’indicazione è chiara, anche se «il rituale non prende netta posizione sul versante disciplinare». Il testo approvato dai vescovi sarà obbligatorio a partire dal 2 novembre di quest’anno. Rispetto all’edizione del 1974, è stato cancellato il capitolo «Esequie nella casa del defunto» perché «i vescovi hanno ritenuto questa possibilità estranea alla consuetudine italiana» e a rischio di «privatizzazione» del rito. Ma la novità maggiore sta proprio nell’«Appendice» con i testi e i riti che accompagnano la cremazione. La collocazione come «appendice» non è casuale: «Si vuole richiamare il fatto che la Chiesa, anche se non si oppone alla cremazione dei corpi quando non viene fatta in “odium fidei”, continua a ritenere la sepoltura del corpo dei defunti la forma più idonea a esprimere la fede nella risurrezione della carne, ad alimentare la pietà dei fedeli verso coloro che sono passati da questo mondo al Padre e a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e amici ». Di per sé il nuovo testo recepisce quanto la prassi e le regole della Chiesa avevano già previsto nel Catechismo del 1992 (numero 2301: «La Chiesa permette la cremazione, se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi») e prima ancora nel canone 1176 del Codice di diritto canonico («La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana»). Ma le regole andavano precisate nel testo della Chiesa italiana, anche perché la cremazione si fa sempre più diffusa (è intorno al 10 per cento e cresce). I vescovi ne avevano discusso durante l’assemblea di Assisi nel 2009. Tra le altre disposizioni, «la celebrazione delle esequie precede di norma la cremazione». Certo «l’opzione fondamentale della cultura cristiana resta l’inumazione, più congrua rispetto alla fede nella risurrezione », spiega il vescovo Alceste Catella, responsabile Cei della liturgia: «Anche se non è che Dio non sia in grado di far risorgere anche le ceneri… ».

21.
MARGHERITA HAACK: VIETATO PARLARE
Di certo non stupisce più l'estremismo ideologico di alcuni esponenti della Chiesa Cattolica, sia che si parli di cardinali e vescovi che di preti di piccoli paesi. Ma quello che è accaduto a Mezzolombardo, in provincia di Trento, è davvero clamoroso. La parrocchia ha in gestione, grazie ad un comodato gratuito, un teatro comunale per organizzare eventi. Ma una clausola del contratto tra parrocchia e Comune impegna quest'ultimo a non consentire lo svolgimento di spettacoli che possano recare offesa ai valori religiosi e alla dottrina della Chiesa Cattolica Il comitato organizzativo ha deciso a maggioranza (con 4 voti su 6) di sopprimere un evento prestigioso per il piccolo comune trentino quale la presentazione dell'ultimo libro di Margherita Hack. La decisione è stata presa in quanto le affermazioni contenute nel libro "offenderebbero la morale cattolica".

C’E’ SEMPRE LA SOLITA PAURA DI METTERSI IN DISCUSSIONE.

20.
VITALIANO DELLA SCALA E LA BANDIERA NO TAV
La bandiera No-Tav esposta da oggi nella chiesa della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Mercogliano (Avellino). L'iniziativa e' stata annunciata da don Vitaliano Della Sala, sacerdote gia' noto in passato per la sua vicinanza al movimento No global.
In una lettera inviata a ''sorelle e fratelli della Valsusa'', don Vitaliano evidenzia che ''un territorio appartiene soprattutto a chi lo abita e nessuno, nemmeno i rappresentanti dello Stato possono arrogarsi il diritto di decidere, da soli, per quel territorio, senza consultare, discutere e ascoltare chi in quel territorio ci vive''. A suo giudizio ''uno Stato non perde affatto quando, ascoltando i propri cittadini, ha il coraggio di cambiare idea''. La bandiera No Tav in chiesa ricordera' che ''dobbiamo pregare e impegnarci insieme per pretendere che il presidente del Consiglio Monti, passato repentinamente e pericolosamente dalla sobrieta' alla durezza nelle decisioni, visto che non e' stato eletto democraticamente dai cittadini, non cominci a provare gusto a decidere da solo o consultandosi esclusivamente con chi e' d'accordo con lui: non oso pensarci, ma sarebbe l'anticamera di una moderna tirannia''. La richiesta e' di ''sospendere i lavori e le manifestazioni'' e di istituire ''un vero tavolo di confronto''.


19.
IL PRETE SOLIDARIZZA CON GLI EMARGINATI? SI CHIUDE LA CONVENZIONE!
Dal primo marzo la curia di Milano ha sciolto la convenzione con la diocesi sarda di Ales Terralba che permetteva a un sacerdote, don Mario Bonfanti, di svolgere la propria attività nella piccola comunità brianzola di Perego. In particolare, alla curia non sarebbero piaciute le prese di posizione pubbliche di don Mario, che ha sostenuto più volte le unioni gay e si è speso per i sacramenti a favore dei divorziati. Sul suo profilo Facebook il sacerdote - nato 41 anni fa a Pagnano di Merate (Lecco) - il 14 febbraio ha condiviso un link di Amnesty International in cui si legge "ogni giorno, anche in Europa, alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate viene negato il diritto alla libertà di espressione, di riunione e di manifestazione". Laconico il commento di don Mario al link pubblicato sul social network: "Purtroppo questo capita anche in Italia... specie nella Chiesa". Ed è stata probabilmente proprio questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso.Mario Bonfanti era stato nominato vicario della suddetta comunità. A lui - si legge ancora nella nota - si esprime riconoscenza per il ministero svolto in questi anni e l'augurio per i nuovi compiti pastorali che il suo vescovo gli affiderà". La comunità brianzola è ora sul piede di guerra. E i familiari di don Mario hanno scritto una lettera aperta in cui attaccano duramente la Chiesa: "Siamo i familiari di don Mario. Non possiamo tacere - si legge nella lettera - davanti a questa ingiustizia subita da nostro figlio. Neanche il peggior criminale viene condannato negandogli il diritto di difendersi e voi uomini di Chiesa dovreste essere ben lungi da questi comportamenti. Avete, invece, tramato alle sue spalle. Lo avete trattato come un cane senza rispetto e dignità". Lo stesso don Mario ha reagito sdegnato, condividendo i link di 'Merate online' che si occupa della vicenda e scrivendo: "Leggete e diffondete anche l'opinione dei miei familiari. Grazie".

E VAI CON LE IPOCRISIE!


18.
USA: IL SENATO BOCCIA LA LEGGE SULLA LIBERTA’ DI COSCIENZA
Negli Stati Uniti, il Senato ha respinto, con 51 voti a 48, un disegno di legge per la protezione della libertà di coscienza, proposta dal senatore repubblicano del Missouri Roy Blunt. La misura, qualora approvata, avrebbe esentato i datori di lavoro dagli obblighi imposti dalla riforma sanitaria di Obama, che impone anche agli ospedali cattolici la copertura assicurativa per metodi contraccettivi e prodotti abortivi. In un comunicato, dopo la sconfitta al Senato, i vescovi Usa chiedono all’Amministrazione di Washington di cambiare direzione e proteggere la libertà di coscienza. In particolare, il vescovo di Bridgeport, William Lori, presidente della Commissione sulla Libertà religiosa della Conferenza episcopale statunitense, afferma che i presuli “continueranno con forza a difendere i diritti della coscienza attraverso tutti i mezzi legali” possibili. E aggiunge: “Non ci fermermo fino a quando sarà ripristinato il diritto all’obiezione di coscienza e finché non sarà rispettato il Primo Emendamento del Bill of Rights”. Mons. Lori chiede dunque alla Camera dei rappresentanti di sostenere una legislazione a difesa della libertà di coscienza. Inoltre, il vescovo di Bridgeport sottolinea che i vescovi stanno valutando quali vie legali siano percorribili affinché venga ripristinato il diritto fondamentale all’obiezione di coscienza in materia sanitaria.

UNA POSIZIONE MOLTO CORAGGIOSA.

17.
CONTRO LA LETTERA PASTORALE DEL VESCOVO
Così dal Manifesto: “Con enorme stupore abbiamo appreso oggi da notizie di stampa della lettera pastorale per la Quaresima del Vescovo Ghirelli "Il coraggio di procreare" che, partendo dalla difesa della famiglia e della procreazione, finisce per lanciare veri e propri attacchi inaccettabili alla libera scelta e alla procreazione consapevole delle donne. Nella lettera si passa dalla stigmatizzazione dei metodi anticoncezionali e del ricorso alla fecondazione assistita per arrivare a definire ILLECITI sia la sterilizzazione che l’aborto e definire quest’ultimo "un crimine orrendo ed un abominevole delitto"!
Ovviamente non ci viene risparmiato neanche l'invito ai medici a non prescrivere medicinali abortivi quindi ad essere obiettori di coscienza, cosa che ha determinato in molti OSPEDALI PUBBLICI che le donne non possano accedere alla pillola abortiva vedendosi lese in un loro diritto fondamentale!
Insomma una presa di posizione dura, senza appello, giudicante e criminalizzante, che segue solo di una settimana quella del Sindaco Baldazzi (ora capiamo che evidentemente è stato ispirato dalla pastorale del Vescovo, che è del 22 febbraio scorso). Ebbene quando un Sindaco e un Vescovo nel giro di pochi giorni reiterano un simile atteggiamento oscurantista degno del peggior Medioevo, che nega i diritti e l'autodeteminazione delle donne, che le paragona a "grembi permanentemente accoglienti", allora LE DONNE DEVONO REAGIRE e con esse tutti gli uomini che si definiscono progressisti.

NON HO NULLA DA OBIETTARE SU QUANTO SCRIVE IL MANIFESTO, MA MI SEMBRA MOLTO POCO DEMOCRATICO – PER UN GIORNALE CHE FA DELLA DEMOCRAZIA IL PROPRIO PRINCIPIO ISPIRATORE – CONDANNARE UN VESCOVO PERCHE’ RICHIAMA IN UNA LETTERA PASTORALE AI PROPRI FEDELI PRINCIPI DIVERSI DA QUELLI CHE IL MANIFESTO DIFENDE IN MATERIA DI CONTRACCEZIONE E DI ABORTO. NON ENTRO NEL MERITO DEL PROBLEMA MORALE SULLA CONTRACCEZIONE E L’ABORTO, MA RITENGO CHE TUTTI, IN OGNI MATERIA, ABBIANO IL DIRITTO DI POTERSI ESPRIMERE ANCHE DIFENDENDO POSIZIONI DIVERSE DA QUELLE CHE SONO LEGGI DELLO STATO O OPINIONI DIVERSE.

16.
LA BRUTTA ARIA CHE TIRA CONTRO IL CARDINALE SEGRETARIO
Il «primo ministro» vaticano appare sereno, ma ben diversa è l’aria che si respira Oltretevere dov’è continuata la caccia alla «talpa» che ha fatto uscire i documenti riservati finiti sui media: dalle lettere dell’ex segretario del Governatorato Carlo Maria Viganò che denunciava episodi di corruzione nella gestione degli appalti in Vaticano alle note riservate sullo Ior e sul dibattito interno in merito alle norme antiriciclaggio; dall’appunto anonimo sul presunto complotto contro il Papa alla lettera con cui il Segretario di Stato intimava al cardinale Dionigi Tettamanzi di lasciare la presidenza dell’istituto Toniolo – la «cassaforte» della Cattolica – per far posto al bertoniano Giovanni Maria Flick. A crescere negli ultimi giorni è stato soprattutto il malessere percepibile presso importanti episcopati in Europa e nel mondo. Già due anni fa, dopo il caso della revoca della scomunica al vescovo lefebvriano Richard Williamson, negazionista sulle camere a gas, alcuni cardinali italiani ed europei provarono a chiedere al Papa di accettare le dimissioni di Bertone che di lì a poco avrebbe compiuto 75 anni. Un tentativo in questo senso venne fatto dai cardinali Camillo Ruini, Angelo Bagnasco, Angelo Scola e Christoph Schönborn durante un incontro con Benedetto XVI a Castel Gandolfo. Il Papa allora chiuse la discussione prima ancora che questa si aprisse, come aveva già fatto in precedenza di fronte alle critiche verso Bertone espresse da altri porporati, come l’arcivescovo di Colonia Joachim Meisner. Ratzinger conosce Bertone da molti anni, lo ha avuto come numero due alla Congregazione per la dottrina della fede, ne apprezza la fedeltà, ed era ben cosciente, quando l’ha nominato nel 2006, quale successore del cardinale Angelo Sodano, che l’arrivo di un porporato non proveniente dalla carriera diplomatica avrebbe provocato non poche scosse di assestamento. Molti stretti collaboratori del Segretario di Stato leggono quanto sta accadendo come un colpo di coda della vecchia guardia diplomatica.
Due settimane fa, in occasione del concistoro, il malessere di molti cardinali stranieri per la gestione della curia è emerso in modo chiaro in diversi dialoghi a tu per tu. Più d’uno, anche sotto la cupola di San Pietro al termine della cerimonia per la creazione dei nuovi porporati, ha parlato apertamente di possibili candidati al papato per un futuro conclave. Un fatto inaudito. Diversi cardinali hanno chiesto informazioni sui «papabili» e hanno manifestato soprattutto amarezza per la gestione italiana della Segreteria di Stato. Fino a questo momento Benedetto XVI ha continuato a difendere il suo primo collaboratore dagli attacchi e dalle critiche: «Ha dei difetti, come i suoi predecessori ne avevano altri», avrebbe ripetuto, lasciando intendere di voler tenere accanto a sé Bertone, che il prossimo dicembre compirà 78 anni, ancora a lungo. Il Segretario di Stato appare dunque saldo sulla tolda di comando, e c’è chi afferma che stia meditando clamorose contromosse, come quella di un nuovo ricambio al vertice dello Ior.

DA TEMPO SCRIVO CHE BERTONE E’ EBBRO DI POTERE. A QUANTO RIFERISCE LA NOTIZIA AGGIUNGO CHE DA QUANDO E’ SEGRETARIO DI STATO NON SI CONTANO VESCOVI E UOMINI DI POTERE CHE VENGONO DAI SALESIANI. NULLA CONTRO I SALESIANI, MA…SOLO LI’ SI TROVANO UOMINI IN GRADO DI SERVRE BENE LA CHIESA?

15.
I LEGIONARI COMINCIANO A DISERTARE
Da una settimana alla testa dei Legionari di Cristo c'è un uomo nuovo. È giovane, di soli 36 anni. È tedesco della Baviera. Appartiene al nobile casato dei van Zuydtwyck. Ha un fratello religioso e una sorella vergine consacrata. I suoi genitori testimoniarono per lui in piazza San Pietro, alla presenza del papa, nella veglia di chiusura dell'anno sacerdotale, il 10 giugno 2010. Il suo nome è Sylvester Heereman. È lui il nuovo vicario generale della Legione, nel ruolo che in precedenza è stato a lungo di padre Luís Garza Medina, il più potente degli intimi collaboratori e poi successori del famigerato fondatore Marcial Maciel.
La nomina è arrivata improvvisa, il 16 febbraio, con un comunicato del cardinale Velasio De Paolis, il delegato pontificio al quale Benedetto XVI ha dato i pieni poteri per salvare dal naufragio la Legione e il contiguo movimento laicale Regnum Christi con le sue centinaia di uomini e donne consacrate.
Assieme a padre Heereman, il cardinale De Paolis ha promosso al vertice della Legione un altro sacerdote anche lui estraneo alla cerchia di Maciel, padre Deomar De Guedes Vaz, 51 anni, brasiliano.
Sia l'uno che l'altro furono tra i più decisi nel prendere le distanze dal fondatore, quando vennero alla luce le sue incontrovertibili malefatte. E quando la Santa Sede mise sotto inchiesta l'intera Legione, furono tra i più trasparenti nel rispondere agli interrogatori dei visitatori apostolici. Della vecchia guardia entrata in carica nel 2005, vivente ancora Maciel, restano quindi ancora ai loro posti il direttore generale Corcuera, messicano, i consiglieri Ryan, irlandese, e Burtka, statunitense, e l'amministratore generale Vigneaux, cileno.


Tra le consacrate, c'è una febbrile inquietudine. Su circa 800 quasi la metà se ne sono già andate, in maggior numero che tra i sacerdoti e i religiosi. Ultimamente ha fatto particolarmente scalpore la vicenda della loro assistente generale, Malén Oriol Muñoz, di ricca famiglia spagnola, con quattro fratelli sacerdoti usciti dalla Legione l'uno dopo l'altro nei mesi scorsi.

VEDETE UN PO’ COME UNA REALTA’ TANTO OSANNATA SOTTO IL PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO II, SI E’ SQUAGLIATA IN POCHI MESI.

14.
CINQUANTESIMO DI SACERDOZIO DEL VESCOVO DE L’AQUILA. QUALCHE RIFLESSIONE
Sono passati 50 anni da quel 29 giugno del 1962 quando a Scoppito, comune vicino all'Aquila, l'allora arcivescovo monsignor Costantino Stella consacrò sacerdote un giovane del posto, Giuseppe Molinari. Da allora quel giovane prete ha fatto un bel pezzo di strada: parroco e poi vicario dell'arcivescovo monsignor Mario Peressin il presule che, a metà degli anni Novanta del secolo scorso, lo volle vescovo. Come primo incarico, Molinari fu inviato dal Papa alla guida della diocesi di Rieti una città che ha da sempre forti legami con il capoluogo d'Abruzzo. Qualche anno più tardi arrivò la nomina ad ausiliare con diritto di successione a Peressin e nel 1998 il trionfale ingresso all'Aquila, aquilano fra gli aquilani. Per i suoi 50 anni di sacerdozio monsignor Molinari ha scritto una lettera pastorale dal titolo «Tu mi hai sedotto signore» in cui racconta la sua vita sacerdotale. L'incontro del Centro con l'arcivescovo avviene a Onna in un map, una casetta provvisoria, dove il capo della diocesi, in visita pastorale in uno dei borghi simbolo del sisma del 2009, ha portato la comunione a un'anziana donna. Il vescovo parla delle tentazioni del prete: il denaro e il carrierismo.

FORSE PENSAVA ALL’AUSILIARE CHE GLI HANNO IMPOSTO, UN CERTO GIOVANNI D’ERCOLE….


13.
ANCORA PEDOFILIA A CATANIA
Abusa sessualmente dei bambini della parrocchia per "liberarli" e col tempo "ha fatto carriera ". Con la telecamera nascosta nella sagrestia del potente prete pedofilo. Al momento non sappiamo se si tratta di un Monsignore o di un Arcivescovo. E' certo invece che sul prossimo numero del mensile "S", in edicola dal 25 febbraio, verranno pubblicate tutte le registrazioni del porporato catanese mentre tenta di giustificarsi degli abusi commessi parlando con un suo fedele. Esattamente si tratta di un pilastro della diocesi di Acireale, la più importante della Sicilia orientale. Il video di Antonio Condorelli, giornalista catanese di "S" che ha lavorato con Andrea Cottone al servizio, mostra alcune parti delle registrazioni e si sente il prete affermare che abusava sessualmente di un bambino per "liberarlo". Secondo quanto riferito dal portale Livesicilia, Condorelli con le telecamere nascoste ha documentato che questo potente prelato "canta ancora messa circondato da bambini". L'associazione "La Caramella Buona" ha raccolto storie, provenienti dalla stessa parrocchia. A denunciare gli abusi, in questo caso, è una ragazza, che all'associazione ha detto di aver avuto rapporti sessuali completi con lo stesso sacerdote. "Diceva di amarmi - racconta la ragazza -, che quello che aveva provato e provava per me era un sentimento unico, che quello che aveva fatto con me non lo aveva fatto con nessuno, che non poteva fare a meno di vivere senza il mio amore".
E mentre a Roma si discute, il prete resta fra i bambini. Il sacerdote, infatti, continua a celebrare messa. Antonio Condorelli è andato per "S" nella chiesa del prelato accusato dai due ragazzi: la sua attività prosegue senza cambiamenti, e il prete è spesso circondato dai ragazzini. Nel silenzio generale.

NEL SILENZIO E NELLA VERGOGNA!


12.
QUELLA RELIQUIA NON SI SPOSTA
In Molise lo conoscono tutti, è stato a lungo parroco della cattedrale di Bojano e poi vicario per il santuario di Casteletroso. Don Angelo Spina, 57 anni, di Colle d’Anchise, per 27 anni ha insegnato nei licei della regione fino a quando, nel 2007, Benedetto XVI lo ha nominato vescovo di Sulmona. Oggi questo popolare sacerdote è protagonista di un singolare episodio che ha ’conquistato’ le pagine dei giornali nazionali. Contro di lui si è scatenata la protesta dei fedeli di Corfinio, paese della provincia dell’Aquila. Vogliono impedire che il loro vescovo prelevi parte della reliquia di San Pelino, custodita nella omonima chiesa, per portarla nel santuario di Blinisht, in Albania.

CHE PROBLEMI!

11.
COSTRETTI A FIRMARE CONTRO MONS VIGANO’
Vecchi e i nuovi dirigenti del Governatorato furono "costretti" a firmare la dura nota di condanna contro il vescovo Carlo Maria Viganò, l'ex segretario generale dello stesso Governatorato "esiliato" alla nunziatura della Santa Sede di Washington dopo aver denunziato al Papa e al cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone gravi casi di corruzione, malaffare e truffe in Vaticano. Accuse rimbalzate agli onori delle cronache giudiziarie dopo le pubblicazioni di due lettere di protesta nelle quali monsignor Viganò lamentava di essere stato vittima di una sorta di congiura da parte di quanti Oltretevere non hanno mai visto di buon occhio la sua opera di pulizia. La severa presa di posizione dell'ex segretario generale del Governatorato è stata, però, smentita ufficialmente - nel merito, nei contenuti delle lettere e nelle accuse formulate contro i suoi avversari - da una inusuale nota firmata dal nuovo presidente del Governatorato, il cardinale Giuseppe Bertello e dal vescovo Giuseppe Sciacca, attuale segretario generale, ma anche dall'ex presidente, il cardinale Giovanni Lajolo, e dall'ex vice segretario generale , il vescovo Giorgio Corbellini. La nota è stata pubblicata il 4 febbraio scorso dalla Sala Stampa della Santa Sede e dall'Osservatore Romano in prima pagina. Ai 4 firmatari, però, il testo era stato fatto recapitare poche ore prima della pubblicazione. Qualcuno dei monsignori che appare in calce al testo non ha avuto nemmeno il tempo di leggerlo con attenzione e, magari, apportare qualche osservazione. "Siamo stati costretti a firmare a scatola chiusa", confida una dei 4 firmatari.

IL VATICANO DI BERTONE STA VIVENDO MOMENTI MOLTO SCURI CHE APPANNANO L’IMMAGINE DEL PAPATO DI BENEDETTO XVI, MA SOPRATTUTTO DELLA CHIESA CHE E’ POPOLO DI DIO E NON SI CURA DI QUESTE BAGGIANATE CARRIERISTICHE.


10.
IL VESCOVO DI BOLZANO: LA DOMENICA NON SI LAVORA
Un richiamo alla domenica senza lavoro è contenuto in una lettera pastorale del vescovo di Bolzano-Bressanone Ivo Muser in occasione della Quaresima. "Il giorno del Signore - dice il vescovo - sta al primo posto: noi non viviamo per lavorare, ma lavoriamo per vivere". "C'è una grande differenza - afferma il vescovo -. Alcuni pensano che il mondo crollerebbe se per una volta si astenessero dal lavoro: sono lavoro-dipendenti. La voglia di possedere li ha presi talmente che non sono più padroni di sè stessi. La domenica in questo senso è una salutare ed appropriata interruzione terapeutica.

GIUSTO, MA IL VESCOVO DOVREBBE RICORDARE CHE LA SOCIETA’ E’ CAMBIATA E PRIMA DI SACRALIZZARE LA DOMENICA DOVREBBE ESORTARE CHI LAVORA ALLA DOMENICA A PRENDERSI UN GIORNO DI RIPOSO E DI RIFLESSIONE DURANTE LA SETTIMANA.

9.
IL PARROCO NON FA IL SUO DOVERE, NON LO VOGLIONO
. Non ha fatto visita agli ammalati, ha abolito il catechismo per i bambini, arriva spesso in ritardo alle cerimonie religiose e, soprattutto, non muove un dito se non dietro corresponsione di denaro. E’ la storia, raccontata dai fedeli, di don Marek Olswesky, un sacerdote polacco. Il 50enne dal 2008 guida le parrocchie di Stella Cilento, San Giovanni e Pollica, nel cuore del Cilento. I fedeli hanno scritto al vescovo, al cardinale, al Papa, senza avere mai risposta. Solo il neo vescovo di Vallo della Lucania, monsignor Miniero, qualche mese fa, ha incontrato un gruppo di parrocchiani invocando "pazienza e collaborazione". Ma da allora nulla è cambiato. Il parroco polacco, finito agli onori della cronaca già nel 2004 quando fu arrestato su mandato di cattura internazionale per appropriazione indebita, è rimasto al suo posto. E’ così, domenica mattina, l’intera comunità di San Giovanni, frazione di Stella Cilento, è scesa in piazza per protestare pacificamente contro il sacerdote. Decine di fedeli lo hanno aspettato dinanzi alla chiesa del paese. Sul campanile uno striscione: "Signore liberaci dal Malek". Deserta la chiesa, la messa domenicale è saltata. La scena si è ripetuta nel pomeriggio, a Stella Cilento, dove un altro gruppo di fedeli ha protestato contro il sacerdote. Il sindaco, Antonio Radano, ha vigilato affinchè tutto si svolgesse in maniera pacifica. «Quando il 90% della gente - spiega - rifiuta il proprio parroco significa che c’è qualcosa che non va. Don Marek non ha nessun rapporto umano con i fedeli. Litiga continuamente, il vescovo deve intervenire». «Macchè parroco è un dittatore» aggiunge Biagio Gatto, uno dei fedeli. «La domenica, la gente è costretta a spostarsi per andare a messa. Una volta - dice Gatto - è stato capace di far tumulare un defunto alle 22. Per non parlare della sua fissazione di non far suonare le campane durante i funerali».

I PRETI POLACCHI SI SONO RIVERSATI IN ITALIA DOPO IL PONTIFICATO DI WOYTILA E HANNO SAPUTO SFRUTTARE BENE L’IMMAGINE DEL LORO CONTERRANEO.


8.
IL VESCOVO DI TERAMO E LA CRISI DELLE VOCAZION
TERAMO. Far diventare i genitori catechisti dei propri figli, attirare i giovani con attività che li divertano ma li facciano anche crescere come persone, convincere i fedeli che nelle comunità parrocchiali non si può più fare quello che si faceva cinquant'anni fa in modo da approdare a quella che chiama «ragionevolezza della fede». È questa la sfida della Chiesa del terzo millennio secondo Michele Seccia. Il vescovo più moderno che la diocesi di Teramo-Atri abbia mai avuto, un religioso dinamico e immerso nella realtà socio-economica del territorio in cui opera al punto da promuovere progetti per sostenere il lavoro e le fasce sociali svantaggiate, parla delle parrocchie del Teramano, che saranno presto oggetto di una serie di servizi del Centro, e lo fa senza nascondere le criticità. Ne viene fuori un quadro complesso, fatto di grandi slanci e attività intensa ma anche di problemi spesso insormontabili. Problemi legati alla natura stessa del territorio teramano, la cui popolazione - specie nell'interno montano, sempre più spopolato - è frazionata e dispersa in una miriade di centri abitati piccoli se non addirittura minuscoli, ma anche alla crisi di vocazioni che riduce il numero dei sacerdoti e ne allunga all'estremo l'età media.

7.
IMU ALLA CHIESA CATTOLICA: E’ LEGGE
Tra le lobby impegnate ad "annacquare" il testo sulle liberalizzazioni, dovrà essere inserita anche quella dei porporati impensieriti dall'introduzione dell'Imu per le strutture della Chiesa destinate ad attività commerciali. La norma - che dovrebbe entrare in vigore dal prossima 1 gennaio - presenta delle "zone d'ombra" che hanno già messo in allarme alcuni vescovi. Tra i nodi da sciogliere c'è quello sulle scuole cattoliche, per le quali i religiosi rivendicano il mantenimento dell'esenzione. Spalleggiati da molti esponenti politici. La preoccupazione della Cei - "Se le scuole statali sono esentate perché svolgono un servizio pubblico, lo devono essere anche le scuole cattoliche che operano non per fini di lucro e spesso per le fasce più disagiate". A dichiararlo è stato il vescovo Michele Pennisi, segretario della commissione Cei per l'Educazione. "Molte scuole paritarie cattoliche sono a rischio chiusura - ha aggiunto Pennisi - Non sono un lusso, ma un diritto di libertà e sarebbe un paradosso penalizzare le famiglie che lo esercitano, magari a costo di sacrifici". Le parole del vescovo - che ha cercato di ottenere rassicurazioni da parte del governo - hanno trovato sponda nelle dichiarazioni di molti politici, da sempre vicini alle istituzioni vaticane.
Tra i più solerti il pidiellino Maurizio Lupi, che ha fatto suoi gli interrogati posti da Pennisi: "Saranno tassate anche solidarietà e sussidiarietà? - si è domandato il ciellino - Sarebbe inaccettabile che un asilo nido parrocchiale, che svolge da sempre funzione pubblica, pagasse l' Imu". "Sarebbe sbagliato penalizzare chi si occupa di poveri o di educazione", gli ha fatto eco il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasaparri. E all'allarme lanciato dalla Cei non poteva non rispondere Pier Ferdinando Casini, che ha voluto fornire la sua rassicurante risposta. "La norma è chiara: gli edifici della Chiesa adibiti ad attività commerciali - ha spiegato il centrista - è giusto che paghino come tutti gli altri. Molto diverso è il caso degli enti assistenziali, delle scuole, di un servizio straordinario che c'è nei piccoli centri".

IL PROBLEMA E’ DI SEMPLICE SOLUZIONE: EDIFICI DEDICATI AL CULTO ED ALLA SOLIDARIETA’ POSSONO ESSERE ESENTATI PERCHE’ LO STATO RICONOSCE IL SERVIZIO CHE SVOLGONO. LA COSA DEVE VALERE ANCHE PER EDIFICI DI ALTRE RELIGIONI. PUNTO E BASTA.

6.
UCCISO VESCOVO ANGLICANO

Il vescovo anglicano di origini italiane, Edward Robinson de Barros Cavalcanti (68 anni) assieme alla moglie Miriam Nunes Machado Cotias (64) sono stati trovati morti la scorsa domenica, nella loro casa di Olinda città del nordest Brasiliano.
I coniugi presentavano varie ferite da arma da taglio. A sferrare i colpi mortali secondo la polizia locale, sarebbe stato il figlio adottivo Eduardo Olimpio Cotias Cavalcanti, di 29 anni, ritrovato in stato confusionale e con lesioni da arma da taglio che lui stesso si sarebbe inferto. L’altra figli adottiva delle vittime, avrebbe dichiarato alla polizia che avrebbe visto il “fratellastro”affilare il medesimo coltello poche ore prima dal tragico epilogo . Eduardo Olimpio Cotias Cavalcanti, abitualmente residente negli Stati Uniti, era arrivato da poco nella cittadina Brasiliana per passare qualche giorno di vacanza, ha poi tentato il suicidio ingurgitando del veleno ed ora si trova in gravi condizioni nell’ospedale della cittadina.


4.

FESTA DEL CONCORDATO: ABBOCCHI FRA LAICI E PRETI
«capolavoro di concertazione tra Stato e Chiesa». Eppure, dicono, si è discusso della crisi economica che riguarda l' Italia come gli stessi conti del Vaticano - con relativa «preoccupazione» dei cardinali - e ancora di sofferenza delle famiglie e dei più poveri, libertà scolastica, persecuzioni dei cristiani nel mondo eccetera, insomma «di tutto, tranne che dell' Ici». Il cardinale Bagnasco saluta e scivola via, in pura teoria sarebbe il suo ultimo incontro a Palazzo Borromeo come presidente della Cei perché il 7 marzo scade il quinquennio del suo mandato, ma le cose stanno altrimenti: la sua riconferma alla guida dei vescovi italiani è data per scontata Oltretevere. La scelta è del Papa, poiché la Cei è l' unica conferenza episcopale al mondo nella quale il presidente viene nominato dal pontefice in quanto primate d' Italia. Benedetto XVI stima l' arcivescovo di Genova, ne ha apprezzato il lavoro e così gli rinnoverà l' incarico per altri cinque anni. Clima disteso, sobrio, con Mario Monti che saluta per poco i cardinali presenti perché domani è prevista la sua presenza al concistoro nel quale il Papa creerà 22 nuovi cardinali. Il momento non è dei migliori, considerata la sequenza recente di veleni interni e fughe di notizie, ma il Papa è stato chiaro («Preghiamo il Signore perché si parli della fede della Chiesa di Roma e non di tante altre cose») e si cerca di calmare le acque: oggi, con la prolusione del neocardinale di New York Timothy Dolan, il collegio cardinalizio parlerà di «nuova evangelizzazione». Piuttosto, il problema è la crisi finanziaria che colpisce anche il Vaticano. Il Consiglio di undici cardinali per lo studio dei problemi economici ha concluso ieri l' analisi dei preventivi della Santa Sede e del Governatorato e, «pur esprimendo compiacimento per i risultati prospettati», ha manifestato «preoccupazione per la situazione di crisi generale, la quale non risparmia neppure il sistema economico vaticano nel suo complesso». Il che «è evidente soprattutto per la Santa Sede, la cui insostituibile fonte di sovvenzionamento è costituita dalle libere offerte dei fedeli». Calano anche quelle, per la crisi. Alla riunione, tra gli altri, hanno partecipato i presidenti del Governatorato Giuseppe Bertello, dell' Amministrazione del patrimonio Domenico Calcagno e della Prefettura per gli affari economici Giuseppe Versaldi, tre dei neocardinali. Il Collegio, a scanso di polemiche e accuse, ha «riconosciuto l' impegno per il continuo miglioramento dell' amministrazione dei beni e delle risorse della Santa Sede»



3.
A PESCARA: CONCLUSO VERTICE VESCOVI
Con un pellegrinaggio al Santuario del Volto Santo di Manoppello si è concluso il secondo Symposium of Episcopal Conferences of Africa and Madagascar (SECAM) and the Council of Episcopal Conferences of Europe (CCEE). “L’evangelizzazione oggi: comunione e collaborazione pastorale tra l’Africa e l’Europa”, questo è stato il tema del Symposium iniziato il 13 febbraio 2012 a Roma presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum di Roma, con gli interventi dei cardinali Polycarp Pengo e Angelo Bagnasco, rispettivamente, Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SCEAM) e Vice-Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE

2.

VESCOVO CINESE PATRIOTTICO
Uno dei vescovi che non ha chiesto perdono al papa dopo aver preso parte a un'ordinazione illecita e ha persistito nella rottura è quello di Nanchang, John Baptist Li Suguang. È lui il vescovo che la Comunità di Sant'Egidio ha poi invitato con tutti gli onori al meeting interreligioso da essa organizzato in pompa magna a Monaco di Baviera, lo scorso settembre. È lui il vescovo che lo stesso mese ha dato alla rivista cattolica internazionale "30 Giorni" un'ampia intervista nella quale non ha espresso alcun segno di pentimento.
È lui il vescovo che ha dato spunto al cardinale Zen di criticare severamente sia la Comunità di Sant'Egidio sia "30 Giorni", in un fiammeggiante articolo su "Asia News" del 7 febbraio, rilanciato da www.chiesa.

1.
PROVE DI INFEDELTA’ SU FACEBOOK: VALIDE PER NULLITA’ MATRIMONIALE
per controllare la propria dolce metà, lo sapevamo già. Ma che addirittura le prove di infedeltà raccolte sul social network più famoso del mondo potessero bastare ad annullare un matrimonio, non ce lo aspettavamo proprio. Invece, a confermarlo è stato addirittura monsignor Paolo Rigon, vicario generale del Tribunale ecclesiastico della Liguria, in un’intervista al Corriere della Sera.
L’ecclesiastico ha parlato a margine di una prolusione sul tema del dolo e dell’inganno come motivi di scioglimento del matrimonio durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale. ‘Nei nostri fascicoli si stanno moltiplicando le stampate delle pagine di Facebook,’ ha spiegato. ‘Sempre più i coniugi cercano la prova dell’inganno su Facebook e queste pagine entrano a far parte degli atti.’
Il tradimento, però, non basta. Bisogna trovare prova di una malafede, come il fatto di aver nascosto al coniuge la volontà di non avere figli, la propria condizione fisica o mentale oppure la situazione economica. ‘Penso che in certi casi le persone abbiano messo su Facebook alcune informazioni proprio con la volontà di farsi scoprire, per far conoscere al partner la propria vera natura,’ aggiunge il monsignore.
I messaggi privati su Facebook, insomma, valgono per il Tribunale Ecclesiastico come prova, mentre ciò non vale per i Tribunali civili e penali della Repubblica. Diversa è la situazione, per esempio, negli Stati Uniti, dove Facebook è diventato ‘una prova primaria’ nell’81% delle cause.

IL NUOVO CARDINALE COCCOPALMERIO SAPRA’ INTERVENIRE CON SAGGEZZA SU QUESTA “PROVA BUFALA”.
FEBBRAIO 2012

39.
FISICHELLA ELEGANTONE FIRMATO? E’ SOLO BIGIOTTERIA!
Scontro violento tra monsignor Fisichella e Mario Staderini dei Radicali fuori dall'ambasciata italiana presso la Santa Sede. All'uscita di monsignore, i Radicali contestano: «Quanto vale l'oro del tuo crocifisso?». Monsignore replica. Si sfila la catena e risponde: «Con questa non ti ci compri nemmeno un caffè, è bigiotteria». Staderini replica: «Quando smettete di prendere il miliardo dell'8X1000?». Risposta: «Quando smettete di prendere i contributi per Radio Radicale».

RIMASTO FUORI PER LA SECONDA VOLTA A FAR ANTICAMERA PER ENTRARE NEL CLUB PIU’ ESCLUSIVO DEL MONDO, FISICHELLA E’ ANDATO DA QUALCHE RIGATTIERE DI PORTA PORTESE E S’E’ COMPRATO PER POCHI SOLDI UN CROCIFISSONE PETTORALE ASSIEME A GEMELLI PER POLSINI, ANELLO PASTORALE ECC. COSI’ PUO’ RISPONDERE A CHI GLI OBIETTA CHE GRONDA ORO ASSIEME A VANITA’. E MENTE ANCHE NELLA RISPOSTA: DICE CHE NON CI SI COMPRA NEMMENO UN CAFFE’. MA…QUANTO LO PAGA UN CAFFE’ IL SACCENTE, ELEGANTE, FELPATO, ARRAMPICATORE?

38
UN VESCOVO SI RIDUCE LO STIPENDIO

Qualcuno, con ogni probabilità, lo accuserà di demagogia. Ma lui, Xavier Novell, il vescovo più giovane di Spagna (42 anni) e anche il più corteggiato dai giornali femminili, tira dritto. “Mi riduco lo stipendio del 25 per cento: da 1200 a 900 euro mensili. Lo faccio per manifestare la mia solidarietà concreta a coloro che sono stati colpiti dalla crisi”.
Monsignor Novell ha spiegato, come riferisce l’agenzia cattolica Aci Prensa, i motivi del gesto: “I cattolici non possono rimanere impassibili di fronte al bisogno, non possiamo passare oltre come i viandanti della parabola del Buon Samaritano. Tutti – ha scandito nella giornata di ieri presentando il suo documento pastorale sulla crisi - possono fare qualcosa. La causa della crisi va ricercata proprio nel fatto che ognuno di noi ha voluto vivere al di sopra dei propri mezzi. Se ne esce solo tutti insieme: noi, nella nostra Diocesi, cominciamo con questo piccola rinuncia…”.

IL VESCOVO E’ SPAGNOLO. CHISSA’ SE CONOSCE UN COLLEGA ITALIANO CHE SI CHIAMA FISICHELLA?

37
CACCIA ALLE TALPE IN VATICANO
La prima lettera, quella in cui monsignor Viganò chiedeva di restare al suo posto per combattere "corruzione e prevaricazione", risulta uscita dalla II sezione della Segreteria di Stato vaticana. Ufficio addetto ai Rapporti con gli Stati esteri. La seconda invece, il memo "riservatissimo" sullo Ior, in realtà un appunto di discussione sulle richieste provenienti dalla magistratura italiana, è stata estratta dagli archivi della I sezione. Ufficio per gli Affari generali interni. Accertato anche chi avrebbe diffuso la terza missiva, partita da un amico tedesco del cardinale Castrillon, e inviata da sua eminenza al Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, riportando il viaggio del collega porporato Romeo in Cina. E il cui contenuto su un fantomatico attentato a Ratzinger è ormai motivo di dileggio nelle Segrete stanze. Il cerchio si è stretto in Vaticano attorno a chi ha passato le lettere alla stampa. Sono stati prima controllati gli originali dei documenti, e si è poi risaliti a chi li ha trattati. In questi giorni il comandante Domenico Giani, direttore dei Servizi di sicurezza e del corpo della Gendarmeria vaticana, è in Messico e a Cuba per i sopralluoghi in vista del viaggio del Papa a fine marzo. Ma i suoi uomini hanno setacciato le carte, messo gli occhi sui sospettati e infine individuato.

DA SQUALLORE IN SQUALLORE. SI DICE IN GIRO CHE DIETRO TUTTO QUESTO CI SIA LA VENDETTA DI SODANO CHE SI E’ VISTO IN POCO TEMPO SPAZZARE I SUOI PROTETTI DAGLI UFFICI CURIALI.

36.
SULLA PIECE DI CASTELLUCCI UN VESCOVO FUORI DAL CORO
Moltissime sono state le voci di intellettuali cattolici che, in questi due anni di fitte repliche, hanno sostenuto lo spettacolo di Romeo Castellucci. Ultima ma non meno importante giunge la lettera del vescovo di Anversa Johann Bonny, pubblicata sui due principali quotidiani belgi, De Standaard e De Morgen, in occasione delle rappresentazioni dello spettacolo al Teatro deSingel. Il vescovo, dopo avervi assistito di persona, scrive: "È la realtà quotidiana di tante famiglie dove si vive la dolorosa realtà della vecchiaia, e dove con pazienza si aiutano gli anziani a sopportarla. È questa per me la prima immagine di Cristo. Il figlio che s'inginocchia per lavare la schiena e le gambe del padre fa quello che fece anche Cristo quando in ginocchio lavò i piedi degli apostoli.

DI CERTO AVRA’ QUALCHE GRANA QUESTO VESCOVO DI ANVERSA.

35.
CONTI IN TASCA ALLO IOR
Il Consiglio d'Europa fa i conti in tasca allo Ior. Sono 33 mila i titolari di depositi presso l'Istituto per le opere di religione, la maggior parte dei quali residenti in Europa, per un totale di 5 miliardi di euro.
Due su tre sono italiani, poi vengono Polonia, Francia, Spagna e Germania. Sono 2.700 i fondi di congregazioni africane e dell'America del Sud. Lo ha riportato l'Espresso che ha anticipato un'inchiesta sul documento inviato alla Moneyval commitee, l'organo del Consiglio d'Europa che sta verificando gli enti del Vaticano per decidere se ammetterlo o meno alla white list dei Paesi virtuosi.
All'interno delle 250 pagine di dossier sono contenute informazioni importanti sullo Ior: le norme sui conti correnti, i controlli anti-riciclaggio e le procedure riservate dell'istituto.
CONTI APERTI DA PRETI, SUORE E DIPENDENTI DEL VATICANO. Non tutti possono aprire un conto nell'Istituto per lo opere di religione. Per farlo bisogna essere un prete o una suora, un nunzio o un dipendente (anche pensionato) della Città del Vaticano, un diplomatico presso la Santa sede o essere entrato a far parte della 'famiglia' del Pontefice dopo aver ricevuo onorificenze pontificie.
Circa metà dei depositi, 15 mila, sono intestati a sacerdoti, oltre 1.600 a vescovi e la maggioranza dei cardinali (circa 210) è cliente, secondo quanto scrive l'Espresso.
Papa Ratzinger non ha un conto personale. L'aveva come cardinale, ma l'ha chiuso non appena è salito al soglio pontificio, seguendo la norma che prevede che il pontefice debba rinunciare ai beni terreni

34.
IL VESCOVO DI VERONA…LEGHISTA?
Sulle simpatie politiche del vescovo Zenti nessuno nutriva dubbi. Dal giorno della sua investitura Sua Eccellenza non ha mai fatto mancare il sostegno della Curia alle camicie verdi.
Ci tiene a specificare, il nostro prelato, che la sua pastorale sociale non è esattamente in linea con il pensiero del gerarca padano Borghezio, ma, caso mai, con quello del sindaco di Verona.
E qui emergono le prime perplessità, perché Tosi non può essere certamente definito un bell’esempio di democrazia e di coerenza con i principi evangelici.
La sua simpatia per i gruppi dell’estrema destra è arcinota e la sua vicinanza a Miglioranzi è confermata ed esibita in ogni occasione.
Anche la sua pratica politica da amministratore ha messo in evidenza come la partecipazione democratica non sia una delle sue priorità e l’attenzione ai poveri e ai derelitti si eserciti sopratutto attraverso i manganelli delle forze dell’ordine.
Tutto questo trova riscontro in uno dei pilastri della dottrina tradizionalista cattolica: quello che fonda l’autorità sul mandato divino, che vede con sospetto qualsiasi forma di democrazia e che considera il protestantesimo una eresia da combattere col ferro e col fuoco.
Non ci siamo fatti mancare, nella storia recente della nostra città, neppure la cacciata dei protestanti dalla chiesa di San Pietro Martire, giusto per far piacere ai cattolici tradizionalisti.
Sarà tutto il clero veronese su queste posizioni?
Tutti certamente no, ma don Fasani e don Zenti di sicuro e si può realisticamente pensare che non siano i soli. Il Concilio non ha mai suscitato gli entusiasmi del clero nostrano e, dopo la cura Ratzinger, Papa Giovanni XXIII è più vicino all’Indice che alla santità.
Ma non ci sono solo questioni dottrinali.
Quanti soldi ha versato la società civile nelle casse della Curia negli ultimi anni? Se sommiamo gli importi erogati dalla Fondazione Cariverona per il restauro del Seminario Maggiore, del Duomo e di numerose altre chiese ed opere religiose, arriviamo a qualche centinaio di milioni di euro, mentre, nella sola trasformazione del Seminario Minore in Ecoborgo di Mezzacampagna (alias Borgo Paradiso), il valore dei terreni si è miracolosamente centuplicato, altro che pani e pesci. Sorvoliamo su 8 per 1000 e ICI sugli edifici religiosi. Il costo dell’enorme apparato ecclesiastico è altissimo ed è fondamentale tenere bene aperte le condotte che travasano i finanziamenti dalle casse della società civile a quelle delle istituzioni religiose.
La corrispondenza di amorosi sensi tra Berlusconi e la Chiesa Cattolica è stata illuminante da questo punto di vista.
Così ora preti, frati, suore e parrocchiani dovrebbero votare compatti per il simbolo padano, anche perché sono facilmente controllabili e rintracciabili.
Eppure non è tutto così scontato.
Molti veronesi, credenti, religiosi e miscredenti, sono persone perbene, fondamentalmente oneste, piene di buon senso e di sano realismo.
A tutti costoro le macchiette, anche se ammantate di paramenti verdi, non hanno mai fatto un grande effetto.


33.
IL PAPA VUOLE DIMETTERSI?
ROMA – Papa Benedetto XVI è “stanco” e sta “pensando alle dimissioni”. E’ l’opinione non di uno qualsiasi ma di Monsignor Luigi Bettazzi, Vescovo Emerito di Ivrea. Opinione espressa pubblicamente, in radio, nel corso della trasmissione “Un giorno da pecora”.
Secondo monsignor Bettazzi, in ogni caso, non c’entra il presunto complotto per ucciderlo denunciato negli scorsi giorni da Il Fatto Quotidiano. Almeno non direttamente.
Anzi, per il Vescovo, il complotto non esiste: ”No, non credo. Fosse stato il Papa precedente lo capirei, ma questo Papa qui mi sembra così mite, religioso. Non troverei i motivi per attentarlo”. Eppure il complotto, in qualche modo, potrebbe essere uno strumento in mano a Ratzinger: ”Penso sia un sistema per preparare l’eventualità delle dimissioni. Per preparare questo choc, perché le dimissioni di un Papa sarebbero un choc, cominciano a buttare lì la cosa del complotto”.
“Io – spiega Bettazzi dicendosi convinto che Benedetto XVI stia considerando la possibilità di dimettersi – penso che lui si senta molto stanco, basta vederlo, è un uno abituato agli studi. E di fronte ai problemi che ci sono, forse anche di fronte alle tensioni che ci sono all’interno della Curia, potrebbe pensare che di queste cose se ne occuperà il nuovo Papa”.

VUOI VEDERE CHE DAVVERO IL PAPA HA LETTO IL MIO ARTICOLO SU QUESTO MIO PICCOLO SITO?


32.
LA CEI VUOLE UN’INDAGINE SULLA PEDOFILIA
La Conferenza Episcopale Italiana vuole avere un'idea precisa delle proporzioni del fenomeno degli abusi nella Chiesa italiana. A questo scopo, ha inviato un questionario a tutte le diocesi della penisola per sapere quanti preti sono stati indagati e condannati nei vari gradi di giudizio per reati sessuali contro minori.
A rivelare l'iniziativa è stato don Fortunato di Noto, sacerdote fondatore dell'associazione anti-pedofilia Meter, in un incontro con i giornalisti durante i lavori del simposio sugli abusi nella Chiesa dell'Universita' Gregoriana “Verso la guarigione e il rinnovamento”.
Don di Noto ha spiegato che al momento non ci sono dati precisi sull'ampiezza del fenomeno. Una stima fornita dalla Cei in più occasioni parla di 100-125 casi, con circa 300 vittime, registrati negli ultimi dieci anni. Ma il sacerdote auspica che anche nel nostro Paese venga condotto uno studio scientifico come è stato fatto negli Stati Uniti, dove la Conferenza episcopale ha commissionato una ricerca pluriennale al John Jay College.
Per il sacerdote, da decenni impegnato nel combattere la pedofilia e la pedopornografia in tutta la società, il dato di fondo rimane comunque che “il passato ormai è passato”: “Se oggi un vescovo per sue decisioni non ascolta le vittime e non prende provvedimenti, è contro la Chiesa. Ma una vittima di 30 anni fa non può chiedere giustizia in Italia”, perché il crimine è prescritto, ha spiegato.
In rappresentanza della Cei, al simposio ha partecipato monsignor Lorenzo Ghizzoni, vescovo ausiliare di Reggio Emilia che ha paragonato ad una “rivoluzione copernicana” per la Chiesa italiana la determinazione emersa dal convegno di “mettere al primo posto le vittime”.

MEGLIO TARDI CHE MAI

31.
CHIESA ANGLICANA: LE DONNE PRETE SUPERANO GLI UOMINI
Maggioranza rosa nella Chiesa d’Inghilterra. Per la prima volta tra gli anglicani del Regno Unito le vocazioni delle donne prete superano quelle dei loro «colleghi» uomini. Un buon viatico al sì definitivo all'episcopato femminile da parte del Sinodo convocato per luglio. «I dati ufficiali mostrano che 290 donne sono state ordinate nel 2010, l’ultimo anno per la quale sono disponibili dati ufficiali- riferisce il quotidiano britannico “The Telegraph”-. A fronte delle 290 nuove donne-prete, appena 273 uomini sono entrati nel sacerdozio».

NOTIZIA PROFETICA. MI AUGURO CHE IL DIALOGO ECUMENICO CON QUESTI NOSTRI FRATELLI PIU’ VICINI CONTINUI FINO AD ARRIVARE A QUESTO PUNTO ED AL SACERDOZIO UXORATO.

30.
INIZIATIVA ECCLESIALE PER VITTIME DELLA PEDOFILIA
La Chiesa cattolica vuole diventare un punto di riferimento a livello globale nella tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili contro ogni tipo di abuso. Il primo strumento concreto ed immediatamente operativo in tal senso è stato presentato proprio al termine dei lavori del Simposio svoltosi a Roma sugli abusi sessuali compiuti su minori da parte di membri della Chiesa. Il Centro per la protezione dei bambini, con sede a Monaco, è stato costituito in collaborazione tra l’Istituto di psicologia della Pontificia Università Gregoriana e il Dipartimento di psichiatria e psicoterapia del bambino e dell’adolescente di Ulm. L’obiettivo è quello di avviare un percorso di apprendimento a distanza per le professioni pastorali per fornire una risposta ai casi di abuso sessuale sui minori. L’iniziativa ed i suoi obiettivi sono stati presentati dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, che parlando con la stampa ha sottolineato gli errori commessi in passato nella gestione degli abusi e la scarsa attenzione rivolta al dramma vissuto dalle vittime.

UN BELLISSIMO GESTO: MEGLIO AIUTARE LE VITTIME DELLA PEDOFILIA CLERICALE E NON SOLO CHE RISARCIRE A FONDO PERSO MIGLIAIA DI DOLLARI CHE MANDANO IN FALLIMENTO LE DIOCESI PER COLPE DI UN SOLO PRETE.

29.
IL CARDINALE ZEN CONTRO CL E SANT’EGIDIO
"In dialogo con la Comunità di Sant'Egidio e con Gianni Valente di '30 Giorni'". È un sottotitolo che dice subito qual è il doppio bersaglio della polemica del cardinale. Alla Comunità di Sant'Egidio il cardinale Zen imputa di aver invitato con tutti gli onori al meeting interreligioso di Monaco di Baviera – organizzato in pompa magna da questa comunità dall'11 al 13 settembre 2011 – un vescovo cinese in grave disobbedienza col papa per aver partecipato il 14 luglio precedente all'ordinazione illecita di un nuovo vescovo non approvato da Roma ma imposto dalle autorità di Pechino. Alla rivista "30 Giorni" e al suo specialista in affari cinesi, Gianni Valente, il cardinale Zen imputa di aver intervistato – senza nulla obiettare alle sue affermazioni – questo stesso vescovo "che gravemente ferisce l'unità della Chiesa" e che per di più "non è libero di dire quello che pensa", in quanto legato a filo doppio al regime comunista. La rivista "30 Giorni" ha un notevole raggio di ascolto. È pubblicata in sei lingue ed è inviata gratuitamente a numerosi vescovi e superiori religiosi di tutto il mondo. È diretta dal senatore a vita Giulio Andreotti, già primo ministro e ministro degli esteri di numerosi governi italiani. Ed è scritta da appartenenti a Comunione e Liberazione. Comunità di Sant'Egidio e Comunione e Liberazione: entrambi questi movimenti sono noti per il loro impegno su scala internazionale. Il primo si è addirittura guadagnato l'epiteto di "ONU di Trastevere", dal nome del quartiere di Roma in cui ha sede. Ma ciò non significa che la diplomazia vaticana giudichi sempre positivamente l'attivismo di queste due diplomazie parallele. Tutt'altro. I dirigenti vaticani che oggi si occupano della Cina giudicano le azioni della Comunità di Sant'Egidio e di "30 Giorni" relative a quel paese più di danno che di aiuto, troppo succubi alla politica di Pechino. Per la Comunità di Sant'Egidio questa sudditanza al regime c'è sempre stata, da quando si occupa della Cina. Per la rivista di Comunione e Liberazione, invece, è una novità di questi ultimi anni.

NON SO QUANTO LE ESTERNAZIONI DEL CARDINALE DI PECHINO POSSANO AVERE INFLUENZA IN VATICANO E SU QUESTI MOVIMENTI ECCLESIALI. STA DI FATTO CHE SUONA ABBASTANZA STRANO CHE REALTA’ COME C.L. E LA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO SI ATTIVINO A FAVORE DI UN VESCOVO CINESE DI REGIME.
AL CARDINALE, PERO’, MI SENTO DI RIMPROVERARE IL FATTO CHE RAMPOGNA UN SERVIZIO FATTO SU UN SUO CONFRATELLI CREDENTE NEL CRISTO COME LUI, ANCHE SE ASSERVITO AD UN REGIME FRA I PEGGIORI AL MONDO.

28.
MARIO MONTI: ELOGIO DA “LA CIVILTA’ CATTOLICA”
La nota politica pubblicata sull’ultimo fascicolo de "La Civiltà Cattolica", in data 4 febbraio, ha come conclusione un superlativo elogio del presidente del consiglio italiano Mario Monti, un elogio che segna il culmine degli apprezzamenti ecclesiastici che il nuovo premier ha collezionato da quando è sceso in campo con un governo "tecnico" fortemente voluto dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano. La nota, dopo aver illustrato e analizzato il cosiddetto decreto “Cresci-Italia”, sostiene enfaticamente che "sarebbe sufficiente la realizzazione di un decimo soltanto del programma previsto per dover ringraziare il 'Professore' a motivo del lavoro che sta compiendo, anche sul piano internazionale". "Da più di vent’anni si attendevano questi provvedimenti, indispensabili al paese", prosegue la nota. Che subito aggiunge: "Provvedimenti che nessun partito politico, anche tra quelli attualmente più critici nei confronti del governo, è stato in grado di realizzare, perché essi sono eccessivamente attenti agli spiccioli di voto che possono conquistare alle prossime elezioni e sembrano molto meno sensibili e attenti al bene comune dei cittadini". Una sonora bocciatura, insomma, di tutte le parti politiche protagoniste della fase finale della prima e di tutta la cosiddetta seconda repubblica. Dopo aver evidenziato come i sondaggi manifestino un "significativo consenso" nei confronti di Monti, la nota termina ricordando e quasi facendo proprio l’invito del presidente della Repubblica alle forze politiche presenti in parlamento di operare "un efficace e produttivo confronto sulle questioni più mature di riforma degli assetti istituzionali, dei regolamenti parlamentari e della legge elettorale". "Finora tale appello però – conclude un po’ sconsolata "La Civiltà Cattolica" – non ha avuto fondato riscontro tra i partiti". La nota è firmata da padre Michele Simone, il vicedirettore della rivista, ma le bozze, come di norma, sono state riviste dalla segreteria di Stato vaticana. E forse nel corso di questa revisione è stata accorciata e modificata la frase finale. Infatti nel riassunto dell’articolo che si trova in apertura del fascicolo la frase conclusiva è più lunga di quella che appare nell'articolo stesso. E dice: "Non ci nascondiamo che questo appello [del Quirinale per una riforma del sistema elettorale - ndr] per ora è rimasto inascoltato, tanto che molti osservatori si vanno convincendo che i partiti non cambieranno il cosiddetto 'porcellum'". Il 23 gennaio anche il presidente della conferenza episcopale italiana, l'arcivescovo di Genova cardinale Angelo Bagnasco, aveva valutato positivamente il governo Monti, definendolo "esecutivo di buona volontà". Una promozione sostanziale, anche se con toni meno enfatici di quelli usati dalla Santa Sede. "L’Osservatore Romano", infatti, fin da subito ha seguito con forte simpatia l’operato di Monti. Basti pensare che in due mesi la sua foto ha fatto spicco ben sei volte sulla prima pagina. La prima volta nell’edizione del 14-15 novembre 2011 sotto il titolo “Mario Monti al lavoro per il nuovo governo” e la seconda il 17 novembre sotto il titolo “Varato in Italia il nuovo governo”. Il 19 novembre poi è apparsa sulla prima pagina del quotidiano vaticano la foto di Monti, in carica da soli tre giorni, all'aeroporto di Fiumicino per salutare il papa in partenza per il Benin. Al ritorno di quello stesso viaggio, ad accogliere il papa è stato invece il titolare degli esteri Giulio Maria Terzi di Sant'Agata. Quando il vescovo di Roma parte o ritorna da una visita pastorale fuori d'Italia è prassi, infatti, che un rappresentante del governo in carica si rechi in aeroporto per salutare o accogliere l’illustre viaggiatore.
Benedetto XVI ha compiuto 21 viaggi all’estero. Sette di questi viaggi sono stati effettuati quando a palazzo Chigi c’era il "cattolico adulto" Romano Prodi. In questi casi l’onore di salutare il papa è caduto quattro volte su Prodi stesso, tre su Francesco Rutelli, due volte ciascuno su Giuseppe Fioroni e Rosy Bindi, una volta ciascuno su Arturo Parisi, Clemente Mastella ed Enrico Letta. Decisamente meno pluralista è stato l'avvicendamento in occasione dei tredici viaggi papali con Silvio Berlusconi premier. A salutare o accogliere Benedetto XVI è stato quasi sempre lo zio di Enrico, Gianni Letta. Uniche eccezioni: Carlo Giovanardi il 15 settembre 2008, e lo stesso Berlusconi il 26 settembre 2009, quando in Italia era esploso il caso di Dino Boffo, il direttore di "Avvenire" pesantemente attaccato, con accuse poi rivelatesi false ma che lo costrinsero alle dimissioni, proprio da un quotidiano di proprietà del fratello del premier.
Dopo quella apparsa il 5-6 dicembre sotto il titolo “Varato il decreto salva Italia”, la foto di Monti è riapparsa sul "L'Osservatore Romano" datato 15 gennaio 2012 in occasione dell’udienza avuta da lui il giorno prima con Benedetto XVI. Un'udienza concessa meno di due mesi dopo l'insediamento, con notevole rapidità ma non da record. Il primato in questa speciale classifica rimane infatti appannaggio di Berlusconi, che nel 2001 venne ricevuto da Giovanni Paolo II il 3 luglio, appena tre settimane dopo il suo giuramento al Quirinale, e che nel 2008 visitò papa Ratzinger il 6 giugno, dopo neanche un mese di permanenza a Palazzo Chigi. Romano Prodi nel 2006 giurò al Quirinale il 17 maggio e venne ricevuto in udienza circa cinque mesi dopo, il 13 ottobre. A parte la tempistica, la prima volta di Monti premier da papa Ratzinger ha più analogie con l’udienza concessa a Berlusconi che con quella accordata a Prodi. Basta scorrere i titoli dei quotidiani del giorno dopo. "La Stampa" del 15 gennaio: “Soddisfazione in Vaticano: ‘Persona seria e credibile’”. Il "Corriere della Sera": “E con il Papa sintonia sulla crisi”. "Il Sole 24 Ore": “L’elogio del Papa: avete cominciato bene”. "Il Manifesto": “Monti benedetto subito”. "Il Messaggero": “Il Papa incoraggia Monti, crisi ardua ma siete partiti bene”. Il 7 giugno 2008, dopo l'udienza a Berlusconi, la musica era la stessa. "Il Giornale" titolò: “Il Vaticano ora conta su interlocutori affidabili”. Il "Corriere" parlò di “asse governo-Papa”. "Europa": “Poco santa ma molto solida l’alleanza fra destra e papa”. "Il Manifesto": “Berlusconi e Benedetto XVI coppia di fatto”. "Il Messaggero": “Ratzinger dà la benedizione al nuovo ‘governo amico’”.
Diverso invece era stato il clima registrato nel 2006 dopo l'udienza a Prodi, quando il "Corriere" del 14 ottobre scrisse di "differenze" tra "l’agenda del Pontefice e quella del governo" e di "cordialità" ma "non ancora sintonia" tra il governo di sinistra e la Santa Sede. Incombevano infatti divergenze, mai definitivamente sanate, su temi eticamente sensibili come la questione del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Da notare poi che Berlusconi, caso più unico che raro, nelle sue udienze pontificie ha sempre ottenuto di poter essere accompagnato, anche nei colloqui a tu per tu col papa, da Gianni Letta, che ha avuto sempre una funzione di plenipotenziario berlusconiano nei confronti del mondo ecclesiastico.
Invece Monti nella sua visita a papa Ratzinger ha preferito portarsi al seguito non ministri cattolici conclamati come Lorenzo Ornaghi, Renato Balduzzi o Andrea Riccardi, ma quelli degli esteri e degli affari europei, più istituzionalmente dedicati ai rapporti con la Santa Sede. Quasi l'attuale premier voglia avocare a sé la piena titolarità di tali rapporti, senza nulla concedere a mediazioni terze ad opera di altri membri del governo presumibilmente con più contatti oltre Tevere. La sesta volta di una foto di Monti sulla prima pagina del foglio vaticano è stata il 19 gennaio, quando "L’Osservatore Romano" ha pubblicato l’intervista realizzata, "in coordinamento" col quotidiano, da due giornalisti della Radio Vaticana, Luca Collodi e Alessandro Guarasci, presente il direttore padre Federico Lombardi. Anche nel 2008 con Berlusconi ci fu un'intervista con i media vaticani, in quel caso prima e non dopo l’udienza pontificia. Quella volta il colloquio col premier venne realizzato da Marco Bellizi de "L'Osservatore" e da Collodi della Radio. E i loro nomi furono messi in evidenza sulla prima pagina del quotidiano vaticano, che invece questa volta ha inspiegabilmente omesso di indicare gli autori dell’intervista a Monti. Quella intervista a Berlusconi in concomitanza con l'udienza papale fece innanzitutto notizia in sé, visto che non aveva precedenti, nemmeno con Prodi nel 2006. Ma ebbe rilievo anche per la promessa del nuovo premier, mai mantenuta, di introdurre il quoziente familiare. Argomento sfiorato anche da Monti, che però si è sobriamente trattenuto dal promettere qualcosa. Aldilà delle valutazioni più propriamente politiche espresse da "La Civiltà Cattolica" e da alcuni passi dell’intervista di Monti ai media vaticani – in cui egli dimostra una conoscenza non superficiale dei testi di papa Ratzinger, compresa l’espressione “non fuggire per paura davanti ai lupi” pronunciata dal pontefice poco dopo la sua elezione –, ciò che ha più colpito la sensibilità vaticana sembra essere stata la visita informale e "senza alcun protocollo" compiuta dal nuovo premier con famiglia – moglie, figli, nipotini – il pomeriggio del 1° gennaio al presepe allestito in piazza San Pietro e alla basilica vaticana, "sostando per alcuni momenti dinanzi alla tomba del beato Giovanni Paolo II".
Una visita tanto informale che persino "L’Osservatore Romano" l'ha "bucata" nella prima sua uscita successiva, ripescandola solo nell'edizione del 4 gennaio. Con l’aggiunta di una doppia notizia inedita: che cioè Monti per Natale e per la giornata mondiale della pace del 1° gennaio aveva trasmesso al cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone due messaggi augurali per Benedetto XVI.

UNA NOTIZIA UN PO’ LUNGA DI GOSSIP VATICANO-POLITICA ITALIANA, MA MOLTO COMPLETA. AIUTA A COGLIERE IL CLIMA CHE GIRA.

27.
MONS PLOTTI: I POLITICI VADANO A CASA
"non sono tanto ingenuo da credere alla politica come una volta, quando era davvero servizio e quasi compito di una elite ricca che poteva dedicarsi anima e corpo al governo, ma questi hanno... superato ogni immaginazione e limite". Eppure sono pagati bene, godono di tanti e troppi privilegi, e a volte rubano:
"sa, l'appetito vien mangiando e davanti a quello che è diventato il re di oggi, il denaro, chi non sa resistere si abbandona ad ogni tipo di malefatta, a scapito dei governati,ovviamente".
Poi aggiunge: "non è che i politici della cosiddetta prima repubblica fossero molto meglio, ma per lo meno avevano maggior senso dello stato e in quell'epoca vi erano scuole di partito che forgiavano uomini e ideologie. Oggi mancano anche quelle e dunque ci si improvvisa politici, con i risultati che vediamo".
Che farebbe di questi politici di oggi?


"li rispedirei a casa molto volentieri. Vadano a casa e a lavorare davvero. Il vero nodo è che alle loro spalle non vedo quarantenni capaci. Penso che colpa sia anche della Chiesa che nelle parrocchie non ha affrontato il tema politico per paura di divisioni all'interno".

PLOTTI HA DETTO AD ALTA VOCE QUELLO CHE MOLTI CATTOLICI CHE VORREBBERO IMPEGNARSI IN POLITICA PENSANO.


26.
FUCILATE BENEDETTO!
Forse è inutile riportare la notizia: Il Fatto Quotidiano pubblica un documento in cui sono coinvolti cardinali e monsignori: il papa è a rischio, si vuole ucciderlo.
Il documento è in tedesco ed è stato consegnato al papa dal card. Castrillon in un’udienza riservata.

LA NOTIZIA E’ UNA BOMBA CHE MICHELE SANTORO HA FATTO SCOPPIARE NELLA SUA TRASMISSIONE SERVIZIO PUBBLICO DEL 9 FEBBRAIO. QUANTO CI SIA DI VERO, NON LO SO. OCCORRE ATTENDERE SVILUPPI.

25
MATRIMONIO GAY? IL CARDINALE INTERVIENE.
“Una grave ingiustizia che non tiene conto del fatto che il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna”. Con queste parole il cardinale designato Timothy Dolan, arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha espresso il disappunto dei vescovi americani per la sentenza della Corte d'appello federale di San Francisco che ha dichiarato ieri l’incostituzionalità della cosiddetta “Proposition 8”. Si tratta dell’iniziativa approvata dai cittadini della California con un referendum nel 2008 per inserire nella Costituzione la clausola che riconosce solo i matrimoni tra persone eterosessuali. “La Costituzione degli Stati Uniti certamente non vieta la tutela giuridica del perenne significato del matrimonio, che costituisce uno dei pilastri della società”, rileva la nota dell’arcivescovo Dolan, secondo il quale “il popolo americano merita di più”. Alle sue parole hanno fatto eco quelle di mons. Salvatore Cordileone, vescovo di Oakland e presidente del sotto-comitato dei vescovi per la promozione e la difesa del matrimonio: “La nostra società – ha dichiarato il presule – non opera in un vuoto amorale di valori. Per fiorire ha bisogno di una direzione morale basata sulla verità. Certo – ha aggiunto - l’autentico significato del matrimonio, come il dono della vita umana, non può essere oggetto di un voto o di una sentenza. Ma in California, come in tutti gli Stati in cui la definizione del matrimonio è stata messa al voto, la gente ha giustamente difeso la verità del matrimonio ed è veramente un peccato per la California e per tutto il Paese che questo giudizio illuminato sia stato ignorato”. Dello stesso tenore la valutazione dell’arcivescovo di Los Angeles, mons. José H. Gomez, secondo il quale la decisione della Corte d'appello “riflette una confusione di fondo sulla natura e lo scopo dell’istituto matrimoniale e sui motivi per cui il governo ha interesse a promuovere e rafforzare il matrimonio”. Prima di essere dichiarato fuorilegge nel 2008 – lo ricordiamo - il matrimonio tra persone dello stesso sesso era stato brevemente consentito in California.

24
IL PAPA, IL SINODO E LA PEDOFILIA
Messaggio di Benedetto XVI al simposio internazionale "Verso la guarigione e il rinnovamento", apertosi oggi a Roma. La cura per chi ha subito gli abusi deve andare di pari passo con un "profondo" cambiamento a tutti i livelli. Il cardinal Levada: "Oltre 4.000 casi negli ultimi dieci anni"
La cura e la "guarigione" delle vittime degli abusi compiuti da religiosi su minori sia una "preoccupazione prioritaria per la comunità cristiana" e vada di pari passo con un "profondo rinnovamento della Chiesa a tutti i livelli". Così il Papa nel messaggio al Simposio internazionale apertosi oggi alla Pontificia università Gregoriana a Roma con il significativo titolo "Verso la guarigione e il rinnovamento". Benedetto XVI incoraggia quindi la Chiesa e i suoi leader a "proseguire nel costruire un ampio ventaglio di esperienze per promuovere in tutta la Chiesa una cultura vigorosa di effettiva salvaguardia e supporto alle vittime".

Il messaggio, scritto dal segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone a nome del Pontefice, è stato letto dal rettore della Gregoriana, Francois Xavier Dumortier, nella sessione d'apertura del simposio. Assicurando "la sua preghiera per questa importante iniziativa", il Papa "chiede al Signore che, attraverso le vostre deliberazioni, molti vescovi e superiori religiosi in tutto il mondo possano essere aiutati a rispondere adeguatamente alla tragedia degli abusi sui minori".

SPERIAMO CHE L’INCONTRO SORTISCA EFFETTI POSITIVI PER LA CHIESA, MA SOPRATTUTTO PER LE VITTIME DELLA PEDOFILIA.

23.
SINODO CHIESA ANGLICANA. C’E’ UN PROBLEMA…LA DONNA!
Comincia alla Church House di Londra, il Sinodo generale della “Chiesa d’Inghilterra” che durerà fino a giovedì 9. Si tratta di un incontro chiave perché rappresenta l’ultima possibilità di cambiare la legislazione sulle donne vescovo, una misura controversa che sta dividendo questa fede, sia in Gran Bretagna sia nel resto del mondo. L’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e quello di York John Sentamu, vogliono garantire che le parrocchie contrarie all’ordinazione delle donne vescovo possano automaticamente essere amministrate da un vescovo uomo, perlomeno per alcuni settori della loro vita. La proposta dei due arcivescovi era però stata bocciata durante il Sinodo del luglio 2010, una scelta che ha senza dubbio contribuito all’esodo di decine di pastori e centinaia di fedeli che hanno deciso di passare alla Chiesa cattolica, grazie all’ordinariato avviato dalla costituzione “Anglicanorum coetibus” approvata da papa Benedetto XVI. Il Sinodo di questo febbraio è stato eletto nel novembre 2010 e potrebbe quindi decidere di essere più favorevole ai fedeli che si oppongono alle donne vescovo. Il voto sulla questione avverrà nel tardo pomeriggio di mercoledì, ma l’ultima parola verrà detta al Sinodo del prossimo luglio, dopo che la legislazione è stata considerata dalla camera dei vescovi. Se il Sinodo decidesse di affidare a vescovi uomini le parrocchie contrarie all’ordinazione delle donne all’interno della “Chiesa d’Inghilterra” si formerebbe una nuova categoria di vescovi uomini ai quali tocca la responsabilità delle parrocchie contrarie alle donne vescovo. Secondo Steve Jenkins, portavoce della Chiesa inglese, “una situazione simile esiste già per quanto riguarda i fedeli contrari alle donne pastore che, da anni, hanno il diritto di chiedere di essere affidati alla cura di vescovi uomini, i cosiddetti ‘flying bishops’, vescovi volanti perché non hanno una diocesi territorialmente definita ma si occupano di fedeli presenti in diocesi diverse”. (Sir)

COME SI VEDE I PROBLEMI NON LI HA SOLO LA CHIESA CATTOLICA.

22.
VESCOVO IN DISCOTECA
Non sappiamo se sia stata la prima volta di un vescovo in discoteca. Sicuramente coraggiosa e, come tale, degna di rispetto e ammirazione, l’iniziativa del vescovo di Caserta, monsignor Pietro Farina, il quale ha incontrato, giovedì sera, i giovani casertani nei locali de “La storia” di San Leucio, nell’ambito della seconda edizione del Festival della Vita. Si temeva un’accoglienza tiepida nei confronti dei massimo rappresentante della Diocesi di Terra di Lavoro, per questo evento sicuramente inconsueto, non solo per la città di Caserta. Nulla di tutto ciò. Accompagnato dall’organizzatore del festival Raffaele Mazzarella, al suo arrivo, intorno alle 22.30, c’erano ad attenderlo Don Ampelio Crema, presidente nazionale del CCP San Paolo onlus e il direttore artistico M° Gaetano Maschio, ma c’erano soprattutto tantissimi giovani, provenienti da differenti realtà religiose e non, i quali, sulle note di “La vita è bella” di Nicola Piovani, lo hanno accolto con un lunghissimo applauso. Ai giovani, il vescovo si è rivolto con poche e semplici parole, incentrate su pochi, ma chiari concetti. “Se sono qui stasera” - ha detto Farina - “è solo per dimostrarvi che la Chiesa vi vuole bene”. Per parlare dell’unità della famiglia, il presule ha poi utilizzato la metafora del carro in difficoltà, che a qualcuno avrà forse ricordato le carovane del Far West. “Quando il carro, trainato dai cavalli, non riesce ad andare avanti per il peso del carico o la strada sconnessa, i passeggeri scendono a spingere, mentre il cocchiere tira i cavalli per le briglie. Così dobbiamo fare noi. Scendere dal carro e tutti insieme spingere in un’unica direzione. E’ questo il segreto dell’unità, di cui la famiglia è il massimo esempio”. Il vescovo si è poi intrattenuto brevemente sul significato della Quaresima, che non deve essere vista come un tempo di tristezza e privazioni, ma come sinonimo di speranza e di rinascita. Al termine del suo applauditissimo intervento, Farina si è intrattenuto a lungo con i giovani, i quali hanno fatto a gara per una foto ricordo. In conclusione, una serata all’insegna della semplicità e della gioia che, unendo anche sulla pista da ballo giovani e meno giovani, laici e sacerdoti, ha riconciliato con la vita, che poi è il principale messaggio di questo festival.


21.
SI REPLICA A VIGANO’.
Nel comunicato, i firmatari - il vescovo presidente Giuseppe Bertello e il suo predecessore, il cardinale Giovanni Lajolo - esprimono "grande amarezza" e bollano le accuse del neo nunzio apostolico Usa come "asserzioni frutto di valutazioni erronee" o che "si basano su timori non suffragati da prove, anzi apertamente contraddetti dalle principali personalità invocate come testimoni" dallo stesso Viganò in due lettere scritte a Benedetto XVI il 27 marzo 2011 e al cardinale Bertone l'8 maggio successivo. Scritti - usciti misteriosamente dal Palazzo Apostolico -e resi noti rispettivamente nei giorni scorsi dalla trasmissione televisiva "Gli intoccabili" su La7 e dal quotidiano Il Fatto Quotidiano.
Per Bertello e Lajolo - che definiscono "abusive" le pubblicazioni delle due lettere - le accuse portate all'attenzione del Papa e del Segretario di Stato da monsignor Viganò "non possono non causare l'impressione che il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, invece di essere uno strumento di governo responsabile, sia un'entità inaffidabile, in balia di forze oscure". In realtà - si legge nel documento - "dopo attento esame del contenuto delle due missive", la presidenza del Governatorato ritiene "suo dovere" dichiarare pubblicamente che "le dette asserzioni sono frutto di valutazioni erronee". In sostanza, stando alla nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede, in Vaticano non ci sono stati casi di corruzione, di truffe, di appalti truccati o di bilanci gonfiati. Smentito anche il ruolo svolto da Viganò nell'opera di risanamento dei bilanci, che secondo l'ex segretario generale sarebbero passati da un buco di circa 8 milioni di euro del 2009 ad un attivo di circa 35 milioni dello scorso anno. Monsignor Viganò viene, in definitiva, smentito ufficialmente su tutti i fronti dai vertici pontifici e a questo punto resta difficile immaginare come possa continuare a svolgere la sua missione diplomatica in rappresentanza del Papa presso il governo degli Usa. Non a caso in Vaticano già qualcuno incomincia a scommettere su quanto tempo potrà continuare a reggere la nunziatura di Washington. Il Governatorato replica che "i bilanci preventivo e consuntivo, dopo essere stati approvati dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, vengono regolarmente sottoposti alla Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, la quale li esamina nei propri uffici e li fa esaminare anche dal suo collegio di revisori internazionali. La Prefettura stessa ha, del resto, la possibilità di esaminare in ogni momento, senza preavviso, la documentazione di tutti gli Uffici del Governatorato nello stesso iter della sua produzione". Inoltre, "gli investimenti finanziari del Governatorato, affidati a gestori esterni, subirono rilevanti perdite durante la grande crisi internazionale del 2008. Secondo criteri contabili stabiliti dalla Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede in aderenza ai criteri stabiliti in Italia, dette perdite vennero distribuite anche sull'esercizio del 2009, che segnò quindi un passivo per 7.815.000 euro. Va per altro rilevato che, a prescindere dalle perdite finanziarie, la gestione economico-funzionale del Governatorato restò in attivo". Quanto al passaggio dal risultato negativo di 7.815.000 euro del bilancio consuntivo del 2009 al risultato positivo finale di 21.043.000 euro del 2010, "fu dovuto principalmente a due fattori", precisa il Governatorato Vaticano, ovvero "alla gestione degli investimenti finanziari del Governatorato e in misura ancor maggiore agli eccellenti risultati dei Musei Vaticani".
La replica a monsignor Viganò riguarda anche gli appalti per nuove opere di un certo rilievo, come il restauro in corso del Colonnato di piazza san Pietro, la manutenzione dei giardini vaticani e delle Ville Pontificie o la costruzione della fontana di san Giuseppe, che ricordano Bertello e Lajolo, "vengono assegnati con regolare gara e dopo esame da parte di una commissione ad hoc", mentre per i lavori di non grande entita', "la direzione dei servizi tecnici si avvale del proprio personale o anche di ditte esterne qualificate, ben conosciute, sulla base di prezzari in uso in Italia". La presidenza del Governatorato Vaticano esprime dunque "piena fiducia e stima agli illustri membri del comitato Finanza e gestione" confidando di "poter continuare ad avvalersi del loro consiglio anche in futuro"; e conferma la sua "piena fiducia nelle Direzioni e nei vari collaboratori, essendosi rivelati infondati, dopo accurato esame, sospetti e accuse, come del tutto infondata sino ad apparire risibile la notizia, debitrice di un certo giornalismo assai poco serio, secondo la quale sarebbero state effettuate intercettazioni telefoniche e ambientali all'interno di un procedimento meramente amministrativo e disciplinare". Fin qui, la nota del Governatorato. Ma monsignor Viganò non è detto che dalla nunziatura di Washington faccia finta di niente. A meno che Oltretevere non si decida di metterlo definitivamente a tacere con un preventivo altolà.

20.
PEDOFILIA: CONVEGNO E PREGHIERE
110 rappresentanti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, dieci cardinali e piu' di 40 relatori altamente specializzati: sono alcuni dei numeri di ''Verso la Guarigione e il Rinnovamento'', il simposio organizzato dall'Universita' Gregoriana a Roma per aiutare i vescovi a prevenire e contrastare gli abusi sessuali sui minori nella Chiesa. Il simposio durera' quattro giorni e affrontera' il tema da molteplici punti di vista, dal diritto canonico alla psicologia, dando anche la parola a una vittima, l'irlandese Mary Collins.
All'interno del simposio e' anche prevista una ''liturgia penitenziale'' nella Chiesa di Sant'Ignazio a Roma, presieduta dal card. prefetto della Congregazione dei vescovi, durante la quale sette rappresentanti di gruppi che hanno commesso abusi o li hanno coperti chiederanno perdono alle vittime. Quindi, una vittima chiedera' a Gesu' la forza per concedere il perdono. La liturgia sara'' preceduta da quindici di minuti di silenzio e di buio. Papa Benedetto XVI inviera' ai partecipanti un messaggio a firma del Segretario di Stato vaticano, card.Tarcisio Bertone. Alla presentazione della conferenza alla stampa, mons.
Charles Scicluna, il 'pubblico ministero' del Vaticano nei casi di abusi su minori commessi da preti, ha spiegato che ''la protezione dei bambini deve essere un principio e una preoccupazione permanenti in ogni decisione'' della Chiesa.

19.
IL NUOVO LIBRO DI PADRE AMORTH
Fa caldo in piazza San Pietro. La primavera è oramai inoltrata. Il sole picchia sulla piazza dove una folla di fedeli aspetta il Papa. È mercoledì, il giorno dell’udienza generale. I fedeli sono arrivati da tutto il mondo.
Dal fondo della piazza entra un gruppetto di quattro persone. Due donne e due giovani uomini. Le donne sono due mie assistenti. Mi aiutano durante gli esorcismi, pregano per me e per i posseduti e assistono per quanto è loro possibile i posseduti nel loro lungo e difficile percorso di liberazione.
I due giovani uomini sono due posseduti. Nessuno lo sa. Lo sanno soltanto loro e le due donne che li «scortano».
Quel mercoledì le donne decidono di portare i due all’udienza del Papa perché pensano che potrebbero trarne giovamento. Non è un mistero che molti gesti e parole del Papa facciano imbestialire Satana. Non è un mistero che anche la sola presenza del Papa inquieti e in qualche modo aiuti i posseduti nella loro battaglia contro colui che li possiede.
I quattro si avvicinano verso le transenne in prossimità del palco da dove Benedetto XVI di lì a poco è chiamato a parlare. Le guardie svizzere li fermano. Non hanno i biglietti per proseguire oltre. Le due donne insistono. È importante per loro riuscire a portare i due posseduti il più possibile vicino al Papa.
Le guardie svizzere non ammettono deroghe e intimano loro di allontanarsi. Così una delle due donne fa finta di sentirsi male. La sceneggiata ottiene un risultato. I quattro vengono fatti accomodare oltre le transenne, nei posti riservati ai disabili. «Avete visto, Giovanni e Marco?» chiedono le due donne ai due posseduti. «Ce l’abbiamo fatta. Tra poco arriverà il Papa e noi siamo qui vicini a lui». I due non parlano. Sono stranamente silenziosi. È come se coloro che li possiedono (si tratta di due demoni diversi) stiano cominciando a capire chi di lì a poco arriverà in piazza.

E’ UNO SCAMPOLO DEL LIBRO DI AMORTH. VA LETTO. E MEDITATO.


18.
BERTONE: SEMPRE PIU’ SOLO
In Vaticano non ci si combatte con camion e forconi, ma a colpi di carte. Sabato 28 gennaio il consiglio dei ministri della curia romana, presente il papa, ha dedicato parte della sua riunione a studiare come mettere un argine alle fughe dei documenti. Ed erano passati solo tre giorni dall'ultima clamorosa fuga: un blocco di lettere confidenziali scritte a Benedetto XVI e al cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone dall'allora segretario del governatorato della Città del Vaticano, oggi nunzio a Washington, l'arcivescovo Carlo Maria Viganò. Queste lettere – più altre carte scottanti che minacciano anch'esse di uscire allo scoperto sulla stampa o in tv – sono un atto d'accusa contro una persona su tutte: quel cardinale Bertone, 78 anni il prossimo 2 dicembre, che ha introdotto la citata riunione dei capi dicastero spiegando come elaborare e pubblicare i documenti della Santa Sede senza più gli infortuni che ne hanno costellato la storia recente. Ci vogliono, ha detto, più competenza, più collaborazione, più fiducia reciproca, più riservatezza.
Benedetto XVI ascoltava in silenzio. Gli veniva in mente la peggior prova di malgoverno curiale da lui patita da quando è papa: la valanga di proteste che lo investì non per colpa sua all'inizio del 2009 dopo la revoca della scomunica a quattro vescovi lefebvriani tra i quali uno che negava la Shoah. Poco dopo quell'incidente, in una lettera aperta ai vescovi di tutto il mondo, papa Ratzinger non esitò a scrivere che gli era venuto più sostegno da "amici ebrei" che da tanti uomini di Chiesa e di curia più interessati a far terra bruciata attorno al papa. E nel finale citò questo terribile monito dell'apostolo Paolo: "Se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri".
Di morsi, nelle lettere di Viganò ce ne sono in abbondanza. Prima come direttore del personale della curia vaticana, poi come segretario del governatorato, questo settantenne prelato lombardo ha aggredito molte cose che non funzionavano e si è fatto un gran numero di nemici. Quando, per cominciare, impose a tutti in curia una tessera elettronica di identificazione e localizzazione, la rivolta in difesa della vita privata si levò universale, ma lui tenne duro. Bertone stava allora dalla sua parte. Anzi, assicurò a Viganò, passato al governatorato, la vicina promozione a governatore dello Stato della Città del Vaticano e a cardinale.
Sono nomine che solo il papa può fare, ma che Bertone usa dispensare in proprio con disinvoltura, come fossero cosa sua. Una volta, ad esempio, garantì con tale granitica sicurezza a monsignor Rino Fisichella la sua promozione a numero due della congregazione per la dottrina della fede che questi preparò il trasloco e congedò il proprio segretario, salvo poi scoprire che il nominato dal papa era un altro.
L'invasione di campo è una nota costante dell'operato del cardinale Bertone, gran tifoso di calcio.
Nell'autunno del 2006, da poco nominato segretario di Stato, si mise subito in azione per rifare a suo piacimento il vertice della conferenza episcopale italiana. Pur di impedire al cardinale Angelo Scola di succedere al presidente uscente Camillo Ruini, Bertone candidò a nuovo presidente un uomo di secondo piano a lui docile, l'allora arcivescovo di Taranto, il cappuccino Benigno Papa. E tanto martellò la cosa che la stampa nazionale in coro la diede per fatta. Mancava solo il "placet" di Benedetto XVI, al quale soltanto spettava la nomina e che invece designò l'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco.
Ma Bertone non rientrò affatto nei ranghi. Il giorno dell'insediamento del nuovo presidente della CEI, il 25 marzo 2007, indirizzò a Bagnasco un messaggio di saluto – scritto tutto di testa sua, di nascosto anche dal papa – nel quale rivendicava alla propria persona, in quanto segretario di Stato, la "guida" della Chiesa italiana per quanto concerne i rapporti con le istituzioni politiche. Tra i vescovi fu una sollevazione. E da allora non li ha più abbandonati il sospetto che Bertone riprovi ogni volta ad invadere il loro campo. Il contrasto tra la segreteria di Stato e la CEI è ormai il ritornello obbligato di ogni analisi dell'azione politica della Chiesa in Italia. Ma anche con Benedetto XVI Bertone oltrepassa di frequente la linea. Ratzinger ne sperimentò le doti quando entrambi erano nella congregazione per la dottrina della fede. Al dinamico salesiano dava da sbrogliare le matasse più intricate: dal segreto di Fatima alle bizzarrie del vescovo africano Emmanuel Milingo. E in entrambi i casi Bertone sembrò cavarsela con successo, anche se poi alla lunga entrambi gli riesplosero in mano: nel caso di Fatima con l'accusa mai sopita di aver tenuta nascosta una parte del segreto e nel caso di Milingo con la fuga rocambolesca del personaggio dal confino in cui Bertone l'aveva relegato. Sta di fatto che, nominando Bertone segretario di Stato, Benedetto XVI pensò di avvalersi della sua sincera devozione e del suo instancabile attivismo per fargli svolgere quei compiti pratici di gestione da cui lui, il papa teologo e dottore, voleva tenersi lontano. Bertone accettò entusiasta, ma interpretò il compito a modo suo. Il papa viaggiava poco? E lui si mise a girare il mondo al suo posto. Il papa se ne stava chino sui libri? E lui si mise freneticamente a tagliar nastri, a incontrare ministri, a benedire folle, a tener discorsi ogni dove e su tutto. Col risultato che la segreteria di Stato lavora più per l'agenda di Bertone che per il papa. E nella sua agenda il cardinale infila, sempre di testa sua, operazioni anche molto ambiziose e azzardate. L'ultima ha avuto per obiettivo la conquista del San Raffaele, il polo ospedaliero d'eccellenza creato a Milano dal discusso sacerdote Luigi Verzé e schiacciato da un miliardo e mezzo di euro di debiti. Per salvarlo ed annetterlo alle proprietà della Santa Sede, Bertone ha compiuto all'inizio della scorsa estate una mossa fulminea. Ha lanciato un'offerta di 250 milioni di euro, messi a disposizione dall'Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana, e da un industriale di Genova suo amico, Vittorio Malacalza. E per molti mesi l'offerta è rimasta l'unica sul campo, senza contendenti, impegnando il Vaticano a tenervi fede. Ma in Vaticano, al vertice, il papa non era affatto d'accordo. Il San Raffaele è un ospedale nel quale si praticano e si progettano biotecnologie contrarie al magistero della Chiesa. L'ordine di Benedetto XVI fu quindi da subito: non comprare. Ma era come se parlasse a dei sordi. Bertone lasciava fare al suo fiduciario, il manager ospedaliero Giuseppe Profiti, vero stratega dell'operazione, che tutto voleva tranne che rinunciare al San Raffaele. Provvidenzialmente, a fine anno arrivò un'altra offerta, più alta, di 405 milioni di euro, da parte di un gruppo ospedaliero concorrente, quello di Giuseppe Rotelli, e il Vaticano potè ritirarsi dal gioco. Con quante macerie, però, attorno a Bertone. Anche alcuni che gli sono stati vicinissimi non lo seguono più. Malacalza è infuriato per quello che considera un voltafaccia ai suoi danni. Ettore Gotti Tedeschi, il banchiere che proprio Bertone aveva voluto a capo dello IOR, dopo l'iniziale disponibilità ha fatto muro contro l'acquisto del San Raffaele, sposando in pieno le ragioni del papa.
Sul versante amministrativo e finanziario, in Vaticano si ridisegnano i poteri. Ed è l'esperto e taciturno cardinale Attilio Nicora la nuova stella, nella sua qualità di presidente dell'Autorità di Informazione Finanziaria creata in curia un anno fa per consentire l'ingresso del Vaticano nella "white list" degli Stati con i più alti standard di correttezza e trasparenza nelle operazioni. Lo scorso novembre in Vaticano c'è stata la visita di sette ispettori di Moneyval, l'organismo internazionale di controllo delle misure antiriciclaggio. E l'esame ha imposto modifiche ancor più restrittive alle leggi vaticane, che il cardinale Nicora ha immediatamente introdotto ma che ancora non sono state rese pubbliche. Tra queste c'è la facoltà per l'AIF non solo di ispezionare ogni operazione di qualsiasi ente collegato con la Santa Sede, compresi lo IOR e il governatorato, ma anche di punire ogni singola violazione con multe fino a 2 milioni di euro.
Bertone fece di tutto perché alla testa dell'AIF fosse nominato dal papa non Nicora ma un suo fiduciario, uno dei pochissimi che gli sono rimasti vicini, il professor Giovanni Maria Flick. Nemmeno questa gli è riuscita. La sua parabola è al tramonto.

17.
PECHINO: DUE VESCOVI SPARITI NEL NULLA
Non si sa dove sono, se sono morti o vivi, l'unica informazione che trapela è che sono stati condannati a 40 e 51 anni di prigione. Continua la guerra silente fra Vaticano e governo di Pechino su chi e come deve rappresentare la fede cattolica in Cina. A farne le spese sono due vescovi da decenni non graditi alle autorità cinesi: interrogati su dove sono i due prelati, le autorità rispondono: non lo sappiamo. I due uomini spariti nel nulla si chiamano James Su Zhimin e Cosma Shi Enxiang, due vescovi nel mirino di Pechino da decenni. I due perseguitati sono fedeli alla Chiesa di Roma, per questo clandestini in patria. Shi Enxiang è stato condannato ai lavori forzati nei campi e nelle miniere di carbone dal 1957 al 1980. Dopo una libertà durata solo 3 anni, è stato condannato dal 1983 agli arresti domiciliari. È stato arrestato di nuovo nel 1989 ed è rimasto in prigione nel 1993.

SULL’ALTRO NON SI SA PROPRIO NULLA. E’ STRANO CHE LA DIPLOMAZIA PONTIFICIA NON SI SIA MOSSA PER OPPORTUNI ACCERTAMENTI ANCHE A LIVELLO INTERNAZIONALE. MA…QUESTI SONO VESCOVUCCI E NON HA IMPORTANZA SE SARANNO SACRIFICATI SULL’ALTARE DI ALTRI INTERESSI.


16.
MONS. FELLAY E IL VATICANO
Mons. Bernard Fellay, ha detto durante un'omelia tenuta nel seminario tradizionalista San Tommaso d'Aquino a Winona, Minnesota, negli Stati Uniti, che la Societa' Sacerdotale San Pio X ''e' obbligata a dire no'' alla proposta di riconciliazione arrivata dal Vaticano. L'omelia e' stata pubblicata sul sito del seminario.
Mons. Fellay spiega ai suoi confratelli che la Santa Sede ''ha accettato tutte le nostre richieste'' dal punto di vista organizzativo e pratico, migliorando l'offerta fatta il 14 settembre scorso, ma che rimane ancora una distanza profonda dal punto di vista dottrinale. Il problema, per il superiore lefebvriano, e' che come esempio di continuita' tra la dottrina tradizionale della Chiesa e gli insegnamenti del Concilio il Vaticano presenta proprio le questioni dell'ecumenismo e della liberta' religiosa ''cosi' come vengono intepretati dal Catechismo della Chiesa cattolica, che sono esattamente i punti che non rimproveriamo al Concilio''.
''Penso che non ci potrebbe piu' confusione di cosi''', commenta il leader tradizionalista, che ironizza sul fatto che le parole ''tradizione'' e ''coerenza'' abbiano un significato per la gerarchia cattolica rispetto a quello loro attribuito da lefebvriani. ''E' per questo - tira le somme Fellay - che siamo obbligati a dire. Non firmeremo. Siamo d'accordo sul principio ma vediamo che le conclusioni sono opposte''.


15.
CONTINUANO LE INDAGINI SULL’ERCOLE MEDIATICO
Secondo la Procura dell'Aquila, dietro una onlus sponsorizzata dalla Curia dell'Aquila e dal vescovo ausiliare Giovanni D'Ercole (indagato per favoreggiamento) c'era una truffa. Una truffa per mettere le mani su una parte dei 12 milioni di euro di fondi pubblici destinati ai danni del sisma. Si tratta di fondi gestiti dall'allora sottosegretario Carlo Giovanardi (Pdl) che al momento non risulta indagato. In questa intercettazione del luglio 2010, del sito di Repubblica.it, il vescovo D'Ercole chiama Giovanardi per "raccomandare" i progetti della Onlus.
«Non ho rivelato alcun segreto», è tornato a dire in una intervista a LA7, «verrà dimostrato così come è stato dimostrato che non è vera l’accusa di falsa testimonianza che mi era stata contestata. Se tutto sarà dimostrato… quando tutto sarà finito… quando non ci sarà più alcun reato da contestare allora sì che bisognerà vedere chi mi ha attaccato e perché».

CARO ERCOLINO…TI AUGURIAMO SI STARE SEMPRE IN PIEDI COME IL TUO OMONIMO PUPAZZO!

14.
CHIESA: CALO DEI FEDELI E GIOVANI IN FUGA
«La messa è finita. Andate in pace». Il sacerdote congeda i fedeli. Ma quelli radunati sotto le volte della basilica medievale di San Paolo, sulla collina che domina Cantù, non riempiono che le prime panche. «Sono sempre meno. La fede non è più quella di un tempo», mormora don Lino Cerutti. E le sue parole immortalano un crollo: quello dell' affluenza alla messa non solo in Brianza, ormai ex sacrestia della Diocesi ambrosiana, ma in tutta la Lombardia. «Nella società di oggi - incalza il prevosto emerito -, giovani, famiglie e pensionati assediano i nuovi santuari. Quei centri commerciali fioriti ovunque e che non chiudono mai, neanche nel dì di festa». La perdita d' appeal della Chiesa denunciata dal vecchio curato è confermata dai numeri. Le cifre dell' Istat fotografano che, dal 1995 al 2010, alla messa domenicale c' è stata un' emorragia di circa mezzo milione di fedeli, pari al 5,6% (dal 29,5% al 23,9% degli abitanti). A certificare, invece, la fuga dalle funzioni c' è l' aumento dei lombardi che ammette che in chiesa non ci va mai: dal 17,8 al 20,8, con un più 3%. Così come è cresciuta quella di coloro che ci vanno solo qualche volta all' anno: dal 27,7% al 29,1%. Questi numeri, però, per quanto preoccupanti, non spaventano la Curia di Milano. Da piazza Fontana, don Davide Milani analizza le statistiche e mette in guardia: «Quei dati vanno interpretati. Perché un conto è l' aritmetica, un altro è la realtà». Spiega: «E' vero, le chiese sono più vuote rispetto a dieci, venti anni fa; è altrettanto vero però che l' affluenza alla messa non è uniforme nelle dieci diocesi lombarde». Meno affluenza alla messa, meno matrimoni all' altare, meno vocazioni. Il rovescio della medaglia sono più separazioni, più libertà nella morale sessuale, più spirito anticlericale. L' allarme risuona soprattutto a Mantova. «In quella zona della diocesi che si incunea fra l' Emilia e il Veneto, ci sono piccole parrocchie in cui meno del 10% degli abitanti va a messa - constata il vescovo Roberto Busti -. E se i giovani oggi mostrano indifferenza, ci sono ancora anziani che non solo non vanno in chiesa, ma al prete non aprono nemmeno la porta di casa».

BENE. CONSTATATO QUESTO CHE SI FA?

13.
STRONCATA UNA SUORA E IL SUO LIBRO
Falsità, toni provocatori, discorsi populisti. Sono solo alcune delle accuse piovute su suor Marie-Paul Ross, della congregazione delle Missionarie dell’Immacolata Concezione, rea di aver dato alle stampe un volume – Je voudrais vous parler d’amour… et de sexe (per l’editrice canadese Michel Lafon, 2011) – in cui, tra le molte altre cose, afferma che circa l’80% di preti, religiosi e religiose si discostano nel corso della loro vita dagli impegni derivanti, in materia di sessualità, dal loro status. Le conclusioni che la sessuologa – fondatrice dell’Iidi (Institut International de Développement Intégral) in Québec e inventrice del Migs (Modèle d’Intervention Globale en Sexologie), una forma di terapia integrale –, ha tratto da ricerche effettuate a livello internazionale e sotto la supervisione di un comitato scientifico non sono piaciute alla diocesi del Québec che, preoccupata, forse, più che da alcuni passaggi del libro dal rilievo mediatico che ha assunto la vicenda, le ha sferrato un duro contrattacco. Scrive p. Mario Côté, rettore del Grande seminario del Québec :”suor Ross fa un discorso quasi populista che moltiplica le affermazioni dal dubbio fondamento». «Affermare che l’80% di preti, religiosi e religiose non adempie ai propri impegni mi sembra non rifletta la realtà e apra le porte a false interpretazioni e a supposizioni di ogni tipo».
Ma suor Ross respinge al mittente ogni addebito con una lettera (4 gennaio) pubblicata sul sito di Pastorale-Québec, in cui replica punto per punto e si lamenta che non le abbiano dato modo di replica. «Non posso che constatare un attacco alla mia persona e dunque un attacco alla mia integrità religiosa e scientifica». «Sono religiosa e sono cattolica e non ho alcuna intenzione di abbandonare la Chiesa. È comprensibile che il disordine sessuale di chi ha la missione di testimoniare il messaggio evangelico (l’amore autentico) sia un fattore inquietante. Provo tanta pena quando sento colleghi del mondo religioso dire che “questo disordine c’è anche nel mondo laico”. Questa risposta non fa che dimostrare la mancanza di trasparenza nell’affrontare realtà sconvolgenti che minacciano la credibilità pastorale».
Quanto alle accuse di confusione circa i termini di questo “discostamento” dagli impegni derivanti dal celibato, suor Ross specifica che consiste in una «varietà di condotte e atteggiamenti sottostimati ma che nuocciono comunque al celibato». Come l’attaccamento eccessivo a una persona o a un luogo di missione, l’autoerotismo, la visione di film porno, flirt, dipendenza da internet e social network e via dicendo.

QUANDO SI TOCCA L’ARGOMENTO DEL SESSO, NELLA CHIESA TUTTI SI SCATENANO SENZA PIETA’. FOSSERO ALTRETTANTO ZELANTI ED OSSERVANTI QUANDO SI TRATTA DI MANEGGIARE DENARO!


12.
ORDINARIATO CATTOLICO PER EX EPISCOPALIANI
Gioia e gratitudine» è stata espressa negli Stati Uniti dagli ex episcopaliani convertitisi al cattolicesimo, per la nascita, il primo gennaio scorso, dell’ordinariato cattolico Usa, una sorta di diocesi a livello nazionale. Il provvedimento era stato adottato dal Vaticano nel 2009 con la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus per venire incontro alle ripetute richieste di gruppi di componenti tradizionalisti della Comunione anglicana intenzionati ad entrare in piena comunione con il papa a titolo personale e collettivo in seguito al disaccordo rispetto agli ultimi sviluppi della Chiesa anglicana, soprattutto alla consacrazione episcopale delle donne e alla benedizione delle unioni omosessuali (v. Adista nn. 108, 123/09 e 93/10).
L’ordinariato, con sede a Houston, è guidato da Jeffrey N. Steenson, ex vescovo episcopaliano, teologo, divenuto cattolico insieme alla moglie nel 2007; ordinato prete nel 2009, oggi insegna in due istituzioni cattoliche di Houston. Essendo sposato, non può essere consacrato vescovo, ma fa parte, in quanto capo dell’ordinariato, della Conferenza episcopale statunitense; guiderà più di 100 preti episcopaliani e circa 1.400 laici che stanno effettuando il passaggio alla Chiesa cattolica. Vicario generale è stato nominato un altro prete episcopaliano, Scott Hurd, attualmente attivo in una parrocchia di Washington.
Con l’istituzione dell’ordinariato, gli ex anglicani hanno la possibilità, pur integrati nella Chiesa cattolica, di continuare a fare riferimento al Book of Common Prayer, il testo devozionale al centro del loro culto, che è stato solo lievemente adattato per conformarsi alla liturgia cattolica; i nuovi preti cattolici sono formati presso il St. Mary Seminary di Houston.
L’inizio dell’anno ha anche segnato il primo anniversario della nascita del primo ordinariato creato da Roma, per Inghilterra e Galles, intitolato a Nostra Signora di Welsingham, ed è probabile che prossimamente ne siano istituiti altri, in particolare per Canada e Australia. La ricorrenza è stata celebrata con una solenne funzione (caratterizzata da una liturgia tipicamente anglicana) svoltasi a Londra, nella chiesa di St. James, a cui hanno preso parte circa 500 persone; a presiederla, l’ordinario mons. Keith Newton. «Questa sera abbiamo molti motivi per cui essere felici e rendere grazie», ha detto nell’omelia, esprimendo la propria gratitudine anche a Benedetto XVI. (ludovica eugenio)


11.
UN NUOVO CONCILIO?
Con l’arrivo del 2012, la Chiesa festeggia il cinquantesimo anniversario del Concilio ecumenico Vaticano II. Mezzo secolo dall’apertura (1962) dell’ultima assemblea dei vescovi del mondo. Quella che ha ritratto la Chiesa come popolo di Dio, accolto la piena partecipazione dei fedeli alla messa, sancito la centralità della libertà religiosa.
Ne sono passati di inquilini nel palazzo apostolico da quei giorni. Anche la comunità ecclesiale, nel frattempo, ha cambiato volto. Ora che la memoria del Concilio è immortalata in scatti e video in bianco e nero e i protagonisti di quella stagione vanno spegnendosi come fiammelle della speranza, nell’episcopato si leva la voce di chi chiede la ripresa del cammino di riforme. «Comunione, condivisione, corresponsabilità: la Chiesa va aggiornata», ha detto di recente monsignor Francesco Ravinale, vescovo di Asti. E monsignor Giovanni Giudici si spinge oltre: «Un nuovo concilio ecumenico? Le porte non vanno chiuse». Non è un caso che lo scatto arrivi dal pastore di Pavia, 71 anni. Cresciuto alla scuola del cardinale Carlo Maria Martini, Giudici è il vescovo più martiniano dei martiniani. Già nel '99 proprio Martini propose l’indizione di un Vaticano III. «In verità, l'arcivescovo pose semplicemente il problema di come affrontare le sfide della Chiesa in un contesto diverso dal Vaticano II, con un numero di vescovi ben superiore a quello che partecipò nel 1962, e con un laicato più frammentato in diverse appartenenze».
«Le porte non vanno chiuse. Capisco che ci sono istanze alle quali dobbiamo dare delle risposte e occorre che siano date assieme, da una comunità di credenti».

SE NE PARLA DA TEMPO. FORSE, PRIMA DI UN NUOVO CONCILIO, CI VOGLIONO NUOVI PASTORI

10.
RENATO PIERRI E LE RISPOSTE SU “OGGI”
Teologi e studiosi biblici, per giustificare gli episodi di violenza o immoralità contenuti soprattutto nei primi libri della Bibbia, e non volendo ammettere che nelle Scritture possano esserci parti (abbondantissime parti) non ispirate da Dio (tesi condannata dalla Chiesa), si arrampicano sugli specchi adducendo che il Signore “si adatta allo stadio dell’umanità, alle lentezze della miseria umana, come una madre amorosa che non si meraviglia delle lenti tappe di maturazione del figlio” (cf Antico Testamento, Benito Marconcini, pag. 18). Per esempio: prima Dio permette la legge del taglione, poi esige l’amore verso il prossimo, fino a includere i nemici. Oppure: prima permette la poligamia, e poi addita l’ideale della monogamia. Dio, insomma, sarebbe come una mamma amorosa la quale prima lascia che i figlioletti si cavino gli occhi a vicenda, e poi, quando sono più maturi, raccomanda loro di amarsi e di perdonare. E questo spiega perché oggi la Chiesa continui a commettere gravissimi errori, ad accumulare “tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano” (Mt 6,19), a discriminare le donne, gli omosessuali, le coppie di fatto, i divorziati risposati, i sacerdoti sposati e via di seguito. Lo Spirito Santo, che la guida, si adatterebbe alle lentezze della miseria umana.

RENATO PIERRI DOVREBBE DOCUMENTARSI: NON C’E’ BIBLISTA CHE SOSTENGA IN TOTO L’ISPIRAZIONE DIVINA DELLA BIBBIA. MA PIERRI AVREBBE DOVUTO LEGGERE ALMENO LA DEI VERBUM, PRIMA DI SCRIVERE. COSA CHE NON HA FATTO. TROVARE LE CONTRADDIZIONI NELLA BIBBIA E’ FACILISSIMO, SOPRATTUTTO SE CI SI RIFA’ AD ESSA PER TROVARE CONFORTO SU PROPRIE POSIZIONI ETICHE.

9.
IL CONSERVATORE CREATIVO
Conservatore creativo" è un termine coniato negli Stati Uniti. Sono una nuova leva di presuli, conservatori perché fedeli alla dottrina della Chiesa ma nello stesso tempo creativi e cioè capaci di innestare la stessa dottrina nella modernità senza tradimenti, senza cedimenti di sorta.
«A conservative bishop for Los Angeles», titolarono i giornali Usa quando ad aprile 2010 monsignor José H.Gomez venne indicato come successore del cardinale «liberal» Roger Mahony. Nell'identikit del "conservatore creativo" si riconoscono figure di primo piano della Chiesa mondiale come il ministro vaticano dei vescovi Ouellet, l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, il cardinale di Budapest Erdo, Scoenborn, il primate del Belgio Leonard, il capo della chiesa cattolica inglese Nichols, Dolan, Di Nardo,il neo-arcivescovo di Filadelfia Chaput, Wuerl, George, il prossimo patriarca di Venezia, Moraglia, il vescovo di Bolzano e Bressanone, Ivo Muser, l'arcivescovo polacco Budzik.

LE ETICHETTE, SECONDO ME, NON VANNO MAI BENE. UN VESCOVO DEVE ESSERE SEGNO DEL VANGELO DI CRISTO. PUNTO E BASTA. ESSERE CONSERVATORE CREATIVO E’ UNO STATUS CHE LIMITA E CHE CONDIZIONA.

8.
I VESCOVI E LO IUS SOLI
"Garantire la cittadinanza italiana a chiunque nasce nel nostro Paese sulla base dello ius soli è un diritto di civiltà. Un sacrosanto diritto che va riconosciuto a tutti, a partire dai figli degli immigrati che vengono al mondo in Italia, ma nello stesso momento è un diritto che riguarda soprattutto noi italiani". Parla monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, giurista, presidente emerito del Consiglio per gli Affari giuridici della Cei (Conferenza episcopale italiana), presule tra i più impegnati sul fronte dell'antimafia e dell'accoglienza ai migranti che arrivano nel nostro Paese per sfuggire a fame, guerre e persecuzioni. Uno dei pochi vescovi che, comunque, ha sempre condannato senza esitazioni la politica dei respingimenti adottata dal precedente governo Berlusconi definendola "immorale e che non va assolutamente assecondata". Condanna ribadita proprio oggi, a Pantelleria, alla presentazione del suo nuovo libro ''La Chiesa che non tace''.

ADESSO I SOLITI LEGHISTI DIRANNO CHE I VESCOVONI NON DEVONO PARLARE E FARSI GLI AFFARI LORO.

7.
ANDREA RICCARDI E IL POTERE VATICANO
Il ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione Andrea Riccardi estende il suo potere. La comunità di Sant'Egidio ha espresso «soddisfazione e gioia» per la nomina di Matteo Maria Zuppi, assistente ecclesiastico della stessa comunità, nella funzione di vescovo ausiliare della diocesi di Roma. In una nota, la comunità ha fatto «tanti auguri al nuovo vescovo eletto di cui conosce il grande amore per la città di Roma».
SARA’ CHE A ME ANDREA RICCARDI NON HA MAI ISPIRATO MOLTO, MA NON MI PIACE PER NULLA UN VESCOVO DI SANT’EGIDIO NOMINATO VICEGERENTE.


6.
IL VATICANO SPIONE E…SPIATO
Per più di quattro mesi in Vaticano si è svolto in grandissimo segreto una sorta di maxi-processo canonico che aveva al centro proprio le accuse e gli accusati citati nelle clamorose lettere di monsignor Carlo Maria Viganò inviate al Papa e al cardinale Tarcisio Bertone fra il mese di marzo e quello di maggio 2011.(VEDI NOTIZIA N.1) C’erano episodi di malversazioni, nomi citati di detrattori, segnalazioni sulle intromissioni poco limpide di alcuni personaggi che avevano libero accesso alla Santa Sede pur non avendone titolo ufficiale. Tutte le accuse, e addirittura molto di più, sono state al centro del maxi processo canonico. Monsignori, cardinali, sacerdoti, vescovi e semplici dipendenti del Vaticano sono sfilati nelle aule dei sacri tribunali per testimoniare in un modo o nell’altro su capi di accusa da fare tremare la pelle: certo corruzione e malversazione, ma perfino pederastìa e appartenenza alla massoneria.
L’accusa è stata verificata nei confronti di gran parte dei nomi citati nelle lettere riservate da monsignor Viganò, poi l’indagine si è estesa. La sorpresa - anche degli stessi imputati- è stata nella notevole produzione del materiale processuale, che nulla aveva da invidiare a quello che appare nelle aule di giustizia e nei faldoni dei pubblici ministeri in Italia.
C’erano trascrizioni di intercettazioni ambientali (effettuate tramite microspie) e telefoniche, produzione di corrispondenza a mano e perfino elettronica ordinaria e riservata. Si è quindi scoperto che, al di là delle mura leonine, la Gendarmeria guidata dall’ispettore generale Domenico Giani è in grado di effettuare indagini assai simili a quelle dei corpi di polizia giudiziaria dello Stato italiano. Più di un monsignore ha appreso solo in aula che le sue conversazioni private erano state intercettate, così come tutte le comunicazioni elettroniche o amanuensi. C’erano i brogliacci di alcune telefonate, i testi delle e-mail inviate, copia di qualche lettera non protocollata. D’altra parte Giani, che nasce poliziotto italiano, ha lavorato praticamente in ogni corpo prima di entrare in Vaticano: con la guardia di Finanza, con la polizia giudiziaria al ministero di Giustizia, perfino con il Sisde, il servizio segreto civile di cui è stato a lungo collaboratore. Oltre Tevere ha assunto superpoteri che in Italia sarebbero inimmaginabili nelle mani di una sola persona, modernizzando la gendarmeria, aumentandone la dotazione tecnologica e la formazione, facendola entrare in Interpol. I suoi poteri eccezionali dervano anche dalla concentrazione nelle sue mani di compiti di sicurezza, di polizia giudiziaria, di antiterrorismo e perfino di istruttoria processuale. È stato lo stesso Giani a svolgere il compito di pubblico ministero nel maxi-processo canonico sulle denunce di monsignor Viganò. Resta da capire perché dopo molti mesi quelle due lettere sono uscite dalle mura leonine, e quali mani le hanno accompagnate. È naturalmente questo - più dello scandalo già conosciuto da tempo ed esaminato nel maxiprocesso - ad agitare più i sonni oltre Tevere. Una certezza ormai è stata raggiunta: nelle missive prodotte dalla stampa appare il timbro di ricezione degli uffici della segreteria di Stato. Non può quindi essere stato il mittente (monsignor Viganò) a divulgarle. Devono essere uscite dalla segreteria di Stato. Ovviamente non possono essere stati i collaboratori più fedeli al cardinale Bertone a farlo. I sospetti ricadono sul personale di segreteria più legato alle precedenti gestioni, ed essenzialmente a quella del cardinale Angelo Sodano. Qualche indizio sembra che sia stato raccolto, ed è ormai iniziata la caccia al colpevole.

CHE SQUALLORE!


5.
IL PARROCO LASCIA LA PARROCCHIA IN PROFONDO ROSSO
Siamo a Sondalo (SO), alta Valtellina. Dopo il saluto inaspettato alla comunità da parte di don Carlo Radrizzani - che era giunto alla guida della parrocchia di Santa Maria Maggiore solamente lo scorso 4 ottobre - domenica mattina è arrivato in paese il vescovo, monsignor Diego Coletti, per portare elementi di chiarificazione sulla situazione pastorale e finanziaria della parrocchia.
Dopo la celebrazione della Messa, si è svolto un incontro con la comunità parrocchiale, durante il quale monsignor Coletti è stato affiancato dall'economo generale della Diocesi, monsignor Marco Mangiacasale. Assieme hanno espresso gratitudine a don Carlo Radrizzani «per la sua generosità nel mettersi a disposizione di una situazione difficile e complessa - si legge in un comunicato diffuso ieri dalla Diocesi - e hanno condiviso il rammarico di tutti per l'improvvisa interruzione di questo servizio, dovuta a un imprevedibile malessere che ha consigliato di chiedere a don Carlo stesso di interporre un breve periodo di riposo prima di assumere un altro servizio in Diocesi».
Nel corso dell'incontro sono state espresse stima e riconoscenza pure nei confronti di don Michele Parolini e di don Gianni Sala Peup, fino alla scorsa estate rispettivamente vicario e parroco.
Proprio il parroco - hanno spiegato il vescovo e l'economo diocesano - «si è congedato dalla comunità parrocchiale rivelando un passivo la cui entità ha sorpreso tutti, organismi diocesani compresi. Fatta salva la dedizione al servizio della comunità, forse non coadiuvato a dovere da chi godeva della sua fiducia, non è riuscito tenere sotto controllo il dilatarsi delle spese per impreviste complicazioni di cantiere, emorragia resa più acuta da una diminuzione delle risorse disponibili a causa della sopravvenuta crisi economica».
Di fronte all'attuale situazione, con la parrocchia sprovvista di una guida, monsignor Coletti ha voluto rassicurare i sondalini circa il futuro della comunità, gettando le basi di una progettualità di percorso sia a livello pastorale che economico amministrativo.

E’ GIUSTO CONFIDARE NELLA PROVVIDENZA, MA CI VUOLE ANCHE IL BUON SENSO NEL GESTIRE LE COSE ECONOMICHE!

4.
OSCAR LUIGI SCALFARO: MORTE DI UN CATTOLICO IN POLITICA
Si sono svolti nella chiesa di Santa Maria in Trastevere i funerali, in forma privata, dell’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, scomparso ieri all’età di 93 anni. Un lungo applauso ha accompagnato l’ingresso del feretro in chiesa, seguito dalla figlia del presidente, Marianna Scalfaro.
Nella sua omelia monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni, ha ricordato le ultime parole dell’ex presidente della Repubblica: ‘sto bene’ e “oggi dice anche a noi ‘sto bene’”, ha aggiunto. “Ci mancherà il suo rigore, la sua profonda umanità e il suo amore per questo Paese. Grazie”, ha sottolineato.
“Andando da lui, nel suo comodino c’erano la Bibbia, le fonti francescane, la Costituzione e il rosario. Ecco: Scalfaro era tutto qui”, ha continuato mons. Paglia. “Quando sono andato a trovarlo – ha detto – lui era consapevole che la morte stava per arrivare. La morte è arrivata, dolce e senza traumi”. Scalfaro, ha aggiunto, era “innamorato della vita e del suo Paese”.

UN PRESIDENTE NON AMATO UN PO’ PER LA SUA INTRANSIGENZA, UN PO’ PER L’ATTACCO DI CUI FU FATTO OGGETTO DAI MEDIA BERLUSCONIANI. MA UN CATTOLICO CHE S’IMPEGNO’ IN POLITICA. NON FU UN POLITICO CATTOLICO!

3.
INUTILE AUTODAFE’ DI SCOLA
Essere un vescovo che ha militato in Comunione e liberazione è come «avere due peccati originali». Lo ha detto il cardinale Angelo Scola durante il tradizionale «Dialogo sul giornalismo e la comunicazione», l'incontro con la stampa in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.
E ha fatto una serie di esempi: «Siccome il vescovo ha militato in Comunione e liberazione, non sarà possibile che in quello che fanno non sia coinvolto? Siccome con Formigoni si conoscono, vengono tutti e due da Lecco eccetera eccetera, è possibile che il vescovo non c'entri con quello che Formigoni fa? È possibile perché con Formigoni negli ultimi vent’anni ci siamo visti una volta all’anno se va bene» ma «posso dire che non ho più partecipato a incontri di Cl da vent’anni, ma per molti di voi questo non serve a niente. “

INFATTI, CARO CARD SCOLA, NON SERVE A NIENTE CHE LEI E FORMIGONI VI VEDIATE UNA VOLTA L’ANNO. BASTA CHE VI SENTIATE TUTTI I GIORNI E BASTA CHE IL SODALIZIO CONTINUI…
EXCUSATIO NON PETITA…ACCUSATIO EST.


2.
IL NUOVO PATRIARCA DI VENEZIA
Benedetto XVI ha scelto il successore del cardinale Angelo Scola sulla cattedra di San Marco: è il vescovo di La Spezia, Francesco Moraglia, di origini genovesi. Si conclude così l’attesa durata sette mesi, dopo la nomina di Scola a Milano. La «macchina» delle consultazioni per la scelta del successore si è messa in moto con notevole ritardo, complice anche il fatto che dopo l’estate è cambiato il nunzio apostolico in Italia: l’arcivescovo Giuseppe Bertello, che aveva gestito il dossier Milano, è stato promosso alla guida del Governatorato e ora diventerà cardinale, mentre al suo posto di ambasciatore vaticano presso il Quirinale è stato scelto il nunzio in Argentina Adriano Bernardini. Moraglia è nato a Genova, il 25 maggio 1953 ed è stato ordinato sacerdote dal cardinale Giuseppe Siri il 29 giugno 1977. Dottore i teologia dogmatica, è stato direttore dell’ufficio per la Cultura e l’Università della diocesi genovese; assistente diocesano del Meic; docente di cristologia, antropologia, sacramentaria e di storia della teologia alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale; preside e docente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Ligure. Nominato vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato nel dicembre 2007 da Benedetto XVI, ha ricevuto l’ordinazione dal cardinale Angelo Bagnasco nel febbraio 2008. Attualmente ricopre l’incarico di presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione «Comunicazione e Cultura», che sovrintende ai media della Conferenza episcopale italiana.

IL NUOVO PATRIARCA PUÒ ESSERE CONSIDERATO UN RATZINGERIANO, SIA DAL PUNTO DI VISTA TEOLOGICO CHE LITURGICO. LE CRONACHE SPEZZINE HANNO PIÙ VOLTE REGISTRATO LE SUE PRESE DI POSIZIONE IN FAVORE DEGLI OPERAI DISOCCUPATI: IL VESCOVO MORAGLIA SI ERA INFATTI INTERESSATO PERSONALMENTE DELLA SITUAZIONE DEI DISOCCUPATI DELL’EX FABBRICA DI ELETTRODOMESTICI SAN GIORNO. MENTRE NEI GIORNI SCORSI È STATO PRESENTE ALLA MANIFESTAZIONE DEI SINDACATI DI LA SPEZIA CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO, MANIFESTANDO VICINANZA E DICENDO LORO DI CONDIVIDERE «LA PREOCCUPAZIONE DEI LAVORATORI» IN UN MOMENTO IN CUI È A RISCHIO «LA COESIONE SOCIALE». QUANDO LO SCORSO OTTOBRE ALCUNI CENTRI DELLA DIOCESI SPEZZINA – MONTEROSSO, BRUGNATO E BORGHETTO VARA – ERANO STATI TRAVOLTI DAL FANGO DELL’ALLUVIONE., MORAGLIA HA ANNULLATO OGNI IMPEGNO IN AGENDA E HA PERCORSO IN LUNGO E IN LARGO TUTTE LE ZONE ALLUVIONATE. LA SEDE VENEZIANA È UNO DEI TRE PATRIARCATI DELLA CHIESA LATINA, INSIEME A GERUSALEMME E LISBONA. LA NOMINA DI MORAGLIA NON È STATA OGGETTO DI DISCUSSIONI NELLE RIUNIONI ORDINARIE DELLA CONGREGAZIONE PER I VESCOVI, PERCHÉ, COME ACCADUTO IN MOLTI ALTRI CASI, IL PAPA AVEVA GIÀ A DISPOSIZIONE UNA DOCUMENTAZIONE SUFFICIENTEMENTE COMPLETA.

1
TANGENTI IN VATICANO

Furti nelle ville pontificie coperti dal direttore dei Musei Vaticani, monsignor Paolo Nicolini. E poi fatture contraffatte all’Università Lateranense a conoscenza addirittura dell’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per l’evangelizzazione. E ancora: interessi del monsignore in una società che fa affari con il Vaticano ed è inadempiente per 2,2 milioni di euro. Ammanchi per centinaia di migliaia di euro all’Apsa – rivelati dal suo stesso presidente – e frodi all’Osservatore, rivelate da don Elio Torregiani, ex direttore generale del giornale. I toni e i contenuti sono sconvolgenti per i credenti che hanno apprezzato gli appelli del Papa. “Maria ci dia il coraggio di dire no alla corruzione, ai guadagni disonesti e all’egoismo” aveva detto nel giorno dell’Immacolata del 2006 Ratzinger. EPPURE il Papa non ha esitato a sacrificare l’uomo che aveva preso alla lettera quelle parole: Carlo Maria Viganò, l’arcivescovo ingenuo ma onesto, approdato alla guida dell’ente che controlla le gare e gli appalti del Vaticano. La lettera di Viganò è diretta a “Sua Eminenza Reverendissima il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Città del Vaticano”, praticamente al primo ministro del Vaticano. Quando scrive a Bertone è l’8 maggio del 2011, Viganò è ancora il segretario generale del Governatorato. Ed è proprio dopo questa lettera inedita, e non dopo quella del 27 marzo già mostrata in tv da Gli intoccabili, che Viganò viene fatto fuori. L’arcivescovo-rinnovatore aveva trovato nel 2009 una perdita di 8 milioni di euro e aveva lasciato al Governatorato nel 2010 un guadagno di 22 milioni (34 milioni secondo altri calcoli). Nonostante ciò è stato fatto fuori da Bertone grazie all’appoggio del Papa e del Giornale di Berlusconi.

LA STORIA DI MONS. VIGANO’ – GIA’ NOTA IN SORDINA DAL MOMENTO IN CUI FU “PROMOSSO” NUNZIO IN AMERICA – STA FACENDO IL GIRO DEL MONDO. SI’: CI SONO COSE SPORCHE ANCHE IN VATICANO, MA NON DA OGGI, DA SEMPRE. QUANDO SI TRATTA DI DENARO, GLI UOMINI DI DIO SI LASCIANO TENTARE PIU’ CHE DAL SESSO. E SI SPORCANO LE MANI OLTRE AD INFANGARE IL MESSAGGIO DEL CRISTO CHE PREDICANO.
GENNAIO 2012

44.
CERCANO UN NUOVO CARD MARTINI?
Notizie importanti oggi dalla rassegna stampa. Il Corriere della Sera ha trovato il nuovo Carlo Maria Martini: “I martiniani sono tornati” scrive in un editoriale Massimo Tedeschi, “e hanno trovato, forse, un nuovo punto di riferimento”.
Chi? Si tratta del vescovo di Brescia Luciano Monari, di origini modenesi (nato a Sassuolo 69 anni fa), biblista allievo di Martini che da quattro anni guida la diocesi che ha dato i natali a Paolo VI: “Un vivaio del cattolicesimo liberale e democratico, un possibile snodo del nuovo protagonismo dei cattolici nella vita pubblica italiana”.
Monari ha rilasciato ieri un’intervista all’edizione bresciana del Corriere, “quasi un manifesto” dice oggi Tedeschi. E ancora: “Se non è un manifesto poco ci manca”.
Perché Monari come Martini? Cosa lo avvicina al biblista meneghino? Il Corriere è esplicito sopratutto nell’indicare da chi, Monari, si distanzia: egli “non usa la clava ruiniana dei ‘valori non negoziabili’”. Piuttosto “parte dall’osservazione del reale per ‘cogliere le possibilità di bene che la società offre’. Là dove sono in gioco valori evangelici, la presa di posizione del vescovo di Brescia è netta”.


43.
NUOVA COMMISSIONE RAPPORTO FEDE SCIENZA

Un inedito strumento per la promozione del dialogo tra scienza, teologia e filosofia: è quanto si propone la nuova “Fondazione Scienza e Fede – Stoq”, costituita da Benedetto XVI su richiesta del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Sulla Fondazione - che ha sede in Vaticano ed è stata presentata stamani alla stampa - Fabio Colagrande ha intervistato il sottosegretario al dicastero della cultura, mons. Melchor José Sánchez de Toca y Alameda


42.
CHE SUCCEDE A SANT’EGIDIO?
(da adista)
Come fa la Comunità di Sant’Egidio ad organizzare una marcia per la pace quando la sua solidarietà va a braccetto con la vendita delle armi, accettando finanziamenti da una azienda come Finmeccanica?». È la domanda diretta ed esplicita che alcuni fiorentini, cattolici e no – fra cui lo studioso del pacifismo Alberto L’Abate, don Alessandro Santoro della Comunità delle Piagge, la consigliera comunale della lista civica perUnaltracittà Ornella De Zordo e il giornalista Lorenzo Guadagnucci –, hanno rivolto alla Comunità di Sant’Egidio, anche in seguito all’articolo di Adista (n. 1/12) in cui si rilevavano le contraddizioni del movimento fondato da Andrea Riccardi, “diviso” fra armi e solidarietà: l’impegno per la pace e la solidarietà, unito alle sponsorizzazioni assai discutibili di aziende armiere come Finmeccanica, “banche armate” come Unicredit e Intesa-San Paolo, industrie farmaceutiche più attente al profitto che alla salute.
Risposte dalla Comunità di Sant’Egidio, come era prevedibile – anche perché di queste stesse contraddizioni Adista parlò già nel 2007 (n. 21/07) –, non sono arrivate, ma le domande, e le contraddizioni, rimangono tutte.
Pubblichiamo di seguito il testo integrale della lettera. (l. k.)


Lettera alla Comunità di Sant’Egidio

Carissime amiche e carissimi amici della Comunità di S. Egidio,
abbiamo visto che avete organizzato per il primo gennaio 2012 una Marcia per la pace in varie città d’Italia; a Firenze in particolare è stata legata al problema del razzismo, in solidarietà con la comunità senegalese, colpita recentemente, dal barbaro assassinio che ha portato alla morte di due dei suoi membri ed al ferimento di altri tre.
Ma questa volta ci viene un dubbio. Come fa la Comunità di Sant’Egidio ad organizzare una marcia per la pace e la solidarietà quando, come risulta dalla stampa, la sua solidarietà va a braccetto con la vendita delle armi, accettando finanziamenti da una azienda come Finmeccanica? O quando il suo fondatore, Andrea Riccardi, come ministro dell’attuale governo, ha approvato il totale rifinanziamento delle nostre missioni e spese militari, e se ne è fatto addirittura il portavoce presso la stampa?
In questo momento la crisi economica viene fatta pagare ai più poveri, e non si approfitta, invece, di questa crisi per ridurre almeno del 5% ogni anno, come richiesto da varie organizzazioni nonviolente italiane, queste spese che, investite nella società civile, porterebbero sicuramente un maggiore sviluppo ed una maggiore occupazione. Sarebbe importante che si ricordasse ai ministri, colleghi del governo, la frase di Bonhoeffer: «Le armi uccidono anche se non vengono usate». Come può un membro di un ente religioso come il vostro approvare che il governo italiano continui a spendere enormi cifre per le armi e per le guerre (ad esempio in Afghanistan) e non le riduca invece per investirle nella società civile?
Perché, invece di approvare il mantenimento delle spese militari attuali, non ci si adopera, all’interno del governo, perché questo prenda coscienza dell’assurdità di seguire questa strada, cercandone piuttosto di radicalmente alternative?
È questo che chiede il mondo del volontariato e della solidarietà cui ci si vanta di appartenere. Solo se ci fosse stato un impegno in questo senso ci saremmo sentiti di partecipare, con gli amici senegalesi, alla marcia per la pace e la solidarietà da voi promossa a Firenze. La vostra comunità cristiana ricorda le parole di Gesù: «Sia il vostro parlare sì, sì; no, no»? Alla guerra noi possiamo dire soltanto No ed essere duri come pietre. In attesa di un riscontro a questa nostra vi salutiamo cordialmente.

Alberto L’Abate, Carlo Maria Boni, Tiziano Cardosi, Pietro Maffezzoli, Pierluigi Ontanetti, Mariapia Passigli (ulteriori firmatari: Myriam Bartolucci, Francesco Benvenuti, Moreno Biagioni, Franca Bonichi Rastrelli, Ornella De Zordo, Tommaso Grassi, Lorenzo Guadagnucci, Isabella Horn, Camilla Lattanzi, Luca Lovato, Lapo Miccinesi, Roberto Pelozzi, Luisa Petrucci, Mariateresa Saltarelli, Alessandro Santoro, Sandro Targetti, Riccardo Torregiani).

41.
D’ERCOLE A PROCESSO
L'AQUILA. Il pm è pronto a chiedere il processo per il vescovo ausiliare dell'Aquila monsignor Giovanni D'Ercole. La procura dell'Aquila ha chiuso l'inchiesta riguardante la tentata truffa aggravata ai danni dello Stato per i fondi destinati alle attività sociali. L'accusa per il vescovo ausiliare resta quella di rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale mentre non figura, nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari in corso di notifica in queste ore, l'altro capo d'imputazione, relativo alle false informazioni al pubblico ministero. Il pm vuole il processo anche per gli altri indagati Fabrizio Traversi, Gianfranco Cavaliere, Silvano Cappelli e Nicola Ferrigni. Esce di scena, invece, l'ex assessore regionale e provinciale Mahmoud Srour detto Mimmo, per il quale si va verso la richiesta di archiviazione.In particolare, a D'Ercole il pm titolare dell'inchiesta ha contestato l'aver divulgato all'indagato Traversi l'esistenza dell'inchiesta, peraltro coperta da segreto istruttorio nell'ambito della quale il presule era stato ascoltato quale persona informata dei fatti; Traversi, Cavaliere, Cappelli e Ferrigno sono accusati di falso "poiché Traversi e Cavaliere per avere un ingiusto profitto avrebbero tratto in errore tramite raggiri, la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le politiche della famiglia ed il Commissario delegato per la ricostruzione al fine di ottenere inizialmente la somma di 12 milioni di euro, in seguito ridotto a cifre minori ma comunque dell'ordine di milioni di euro relativi ai fondi per il sociale".

40.
ANCORA PROBLEMI DI SCOMPENSI SESSUALI NEL CLERO
Prima le mance, poi i massaggi sempre più espliciti e infine la violenza sessuale. È quanto ha raccontato ai carabinieri un ragazzo di 20 annipuntando il dito contro un religioso che fino a pochi giorni fa svolgeva la sua funzione ecclesiastica in una parrocchia del Vicentino. La vittima della presunta violenza sessuale ha riferito ai militari di aver accettato di svolgere piccoli lavori per la parrocchia, alla ricerca di qualche soldo in un periodo di disoccupazione. In questo modo sarebbe entrato in confidenza con il religioso che, di tanto in tanto, avrebbe aggiunto qualche decina di euro al compenso pattuito.

In seguito il prete avrebbe trovato un pretesto per eseguire un massaggio al giovane. La situazione sarebbe in breve degenerata, con ripetuti toccamenti al termine dei quali il sacerdote avrebbe sempre aggiunto soldi ai compensi pattuiti. Improvviso, un pomeriggio, sarebbe arrivato l'assalto vero e proprio.
Ora la vicenda è passata attraverso un primo interrogatorio del sacerdote, ascoltato in curia alla presenza di un legale dal pm berico Antonella Toniolo. In seguito alla denuncia le autorità religiose hanno deciso il suo allontanamento dalla parrocchia.

39.
LA CHIESA CONTRO
Due sono state le grandi rivoluzioni degli ultimi decenni: quella dei costumi sessuali e quella biologica o bioetica. La prima ha rimesso in discussione il rapporto tra i sessi, la struttura della famiglia e la sua stessa esistenza. La seconda ha offerto alla società umana nuovi modi per procreare, nascere e morire. Così come gli Stati europei cercano di adattare la loro legislazione a questi cambiamenti radicali, anche la Chiesa cattolica è direttamente impegnata in queste battaglie giuridiche e scientifiche perché vede in esse una minaccia alla sua funzione e alla sua missione. Il matrimonio fra omosessuali, la crisi del celibato sacerdotale, la contraccezione, l'aborto, la procreazione assistita, la clonazione, il trapianto di organi e il testamento biologico rimettono in discussione il suo insegnamento morale, le sue tradizioni e la sua funzione di «notaio» nelle tappe fondamentali della vita. Non sorprende quindi che in queste nuove sfide della modernità, che rischiano di ridurre la sua autorità e il suo ruolo, la Chiesa si ponga come una forza frenante e di opposizione di cui tutti gli Stati, anche se in misura diversa, dovranno e devono tenere conto.
In questo libro, Sergio e Beda Romano, oltre a risalire la corrente del lungo fluire dei rapporti tra la Chiesa e gli Stati europei, ripercorrendone le tappe storiche fondamentali, ne esplorano anche la foce, individuando gli attuali argomenti di frizione e raccontando le vicende sia di quei paesi in cui la Chiesa, travalicando, esonda, sia di quelli in cui governi fermamente laici riescono a porle solidi e invalicabili argini.

38.
LA MORTE DI MONS. MISTRORIGO
È morto il 15 gennaio scorso monsignor Antonio Mistrorigo, vescovo emerito di Treviso. Il prossimo 26 marzo avrebbe compiuto 100 anni. La notizia della scomparsa del prelato è stata comunicata dal vicario generale, monsignor Giuseppe Rizzo. Mistrorigo aveva guidato la diocesi di Treviso per trent'anni "come un pastore e come un padre" sottolinea una nota dell'episcopato. Le comunità cristiane della diocesi ricorderanno la figura di Mistrorigo nelle messe di oggi. Nato a Chiampo (Vicenza) nel 1912, Mistrorigo era stato ordinato sacerdote nel luglio del 1935. A Treviso arrivò nel giugno 1958 e fu poi nominato assistente al Soglio pontificio il 20 settembre 1980. Era vescovo emerito di Treviso dall'11 febbraio 1989. Dal 1962 al 1965 aveva preso parte al Concilio Vaticano II e fu tra i promotori della riforma liturgica, che si proponeva di favorire la partecipazione dei fedeli ai riti. La data del funerale non è ancora stata fissata.


37.
C’E’ GENTE CHE PAGA CON LA VITA MENTRE I CURIALI VATICANI SI BALOCCANO…
Il vescovo John Wang Ruowang insieme ad altri preti sono stati costretti a partecipare a delle ”sessioni di studio”. Lo rivela il sito di UCA news. Il prelato, un cinquantenne appartenente alla chiesa clandestina vicina al pontefice, ordinato segretamente lo scorso anno, sarebbe stato prelevato lo scorso 30 dicembre da alcuni funzionari dalla chiesa di Taijing e portato in una residenza a Tianshui, nella provincia settentrionale del Gansu. Contattato telefonicamente da fonti dell’UCA, il vescovo, che sembra essere in buona salute sia fisica che mentale, ha detto di essere stato sottoposto a ”classi di educazione e conversione” e ha aggiunto di aspettarsi che lo stesso trattamento sarebbe stato riservato a tutti i sacerdoti ”clandestini” sia pure in tempi diversi. Dal 4 gennaio, sette preti sono gia’ stati portati via per partecipare alle classi di studio. Due sono stati mandati a casa ma gli sono stati forniti documenti da leggere e studiare a casa. Questa di fine anno e’ la seconda detenzione di massa di sacerdoti cattolici a fini ”rieducativi”. La prima risale allo scorso mese di agosto.

36.
CRISI MONETARIA: IL VATICANO PUO’ STARE TRANQUILLO
Il Vaticano sembra potersi permettere, in questi tempi inquieti, di guardare con una certa serenità alla crisi dei mutui e alle tempeste finanziarie: sta infatti seduto - rivela il settimanale britannico Tablet - su una “roccia d’oro” perché già nel 2007, e su consiglio di abili consulenti finanziari, aveva trasformato i suoi investimenti azionari in lingotti, oltre che obbligazioni e contanti. La rivista del Regno Unito ha fatto esaminare ad un analista economico i dati contenuti nel rapporto annuale sulla gestione delle finanze vaticane relativa allo scorso anno, preparato dalla Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede e reso pubblico già nel luglio 2008. Non si tratta di cifre nuove, ma dalla lettura degli esperti emerge ora che la Santa Sede, sapientemente consigliata, aveva fiutato in anticipo i venti avversi del mercato e convertito i propri investimenti azionari, come un novello “re Mida”, in tanto metallo prezioso. La Santa Sede possiede una tonnellata di oro che può valere circa 19 milioni di euro. ’’I risultati del primo periodo del 2008 sono preoccupanti e non inducono all’ottimismo’’: le preoccupazioni per la situazione finanziaria della Santa Sede arrivano da mons. Vincenzo Di Mauro, segretario della Prefettura vaticana degli Affari Economico, in un documento riservato pubblicato dal settimanale cattolico inglese ’The Tablet’. Il settimanale riporta pero’ anche l’opinione di un esperto finanziario, di cui non fa il nome, secondo il quale la Santa Sede ’’appare finanziariamente ben posizionata per raccogliere profitti, anche nell’attuale tempesta finanziaria’’. Secondo il documento, la Santa Sede disporrebbe di 340 milioni di euro in valuta, di 520 milioni in obbligazioni e azioni, e di 19 milioni in oro in lingotti. ’’Si rende sempre piu’ necessario - afferma ancora mons. Di Mauro nel rapporto citato dal ’Tablet’ - il richiamo alle Amministrazioni della Santa Sede ad operare con prudenza e con la massima oculatezza nella gestione operativa delle spese e nell’assunzione di nuovo personale’’. L’anno scorso, secondo i dati resi noti dalla Santa Sede questa primavera, gli investimenti finanziari, per l’influenza della crisi e del calo del dollaro, avevano portato profitti di 1,4 milioni di euro, contro i 14 milioni di euro dell’anno precedente, provocando il primo ’rosso’ nel bilancio del Vaticano da tre anni a questa parte. Il documento pubblicato dal ’Tablet’ risulta pero’ molto piu’ dettagliato. Secondo i dati rivelati dal settimanale, il patrimonio immobiliare della Santa Sede ammonterebbe infatti a 424 milioni di euro, mentre il valore totale dei beni (immobiliari, finanziari e altro) vaticani sarebbe di oltre 1,4 miliardi di euro. ’’Complessivamente - conclude l’esperto consultato dal ’Tablet’ - la Santa Sede e’ stata ben consigliata e non ha probabilmente perso molto nella crisi. Hanno abbandonato man mano le azioni e nel tempo si sono concentrati su investimenti obbligazionari e monetari’’.
35.
PRETE PEDOFILO : PORTAVA IN VACANZA I BAMBINI A DISNEYLAND
Ha ammesso di avere abusato di quei tre bambini per 280 volte nell’arco di otto anni. Un prete cattolico tedesco di 46 anni imputato presso la corte di Braunschweig, in Bassa Sassonia, ha confessato sperando in una sentenza più clemente . AndreaS L., questo il nome dell’uomo, ha raccontato alla corte che le violenze sui minori, di età compresa tra i nove e i quindici anni, si sono ripetute a partire dal 2004. Le tre vittime, due fratelli e un altro bambino che si preparavano alla prima comunione, sono state abusate in numerose occasioni. Compresi alcuni viaggi che il prete aveva organizzato al parco di divertimenti di Disneyland, vicino Parigi, a Salisburgo e in Egitto. Ma la maggior parte delle violenze sarebbero avvenute nella parrocchia dei Santi di Salzgitter-Lebenstedt – anche immediatamente prima della messa -, dove il prete cattolico era impegnato e dove, in alcune occasioni, le giovani vittime avevano trascorso la notte.
DI SQUALLORE IN SQUALLORE.


34.
GERMANIA: MIGRAZIONI DAL CATTOLICESIMO AL PROTESTANTESIMO
Berlino - Forte balzo in avanti delle conversioni dal cattolicesimo al protestantesimo in Germania, aumentate di quasi il 25% nel corso del 2010. Lo rivela la 'Frankfurter Allgemeine Zeitung' (Faz), che pubblica i dati resi noti dalla Chiesa evangelica tedesca (Ekd), secondo i quali il numero di cattolici passati al protestantesimo e' cresciuto da 9.612 nel 2009 a 12.530 nel 2010. La spiegazione del fenomeno, secondo la Faz, andrebbe soprattutto cercata nello scandalo dei preti pedofili. Le conversioni in senso contrario dalla Chiesa protestante a quella cattolica, che nel 2009 erano state 4.009, sono invece scese a 3.576 nel 2010. Aumento di un terzo anche dei cattolici che hanno definitivamente voltato le spalle alla Chiesa di Roma, con 181.193 uscite nel 2010.

I DATI FANNO RIFLETTERE. MA…I PASTORI LO FARANNO?


33.
IL VATICANO S’E SFILATO DA SAN RAFFAELE PER COLPA O PER MERITO DI…
La spinta decisiva che ha convinto il Vaticano a uscire dal San Raffaele l’hanno data due cardinali lombardi di peso, espressione all’interno della curia romana della cosiddetta “finanza bianca”: il cardinale varesino Attilio Nicora, presidente dell’Aif, la nuova authority incaricata di controllare l’attività finanziaria di tutti gli enti del Vaticano, e il cardinale bresciano Giovanni Battista Re, ex capo dei Vescovi.
I due porporati, nei giorni scorsi, hanno fatto sapere all’appartamento papale, tramite l’invio di una nota scritta, che non era il caso che la cordata guidata dal manager Giuseppe Profiti, dal presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e dal finanziere Vittorio Malacalza confermasse il proprio impegno. E il Papa, forte anche del parere divenuto, alla fine, negativo dello stesso segretario di stato Tarcisio Bertone, ha deciso per l’uscita. Così la Santa Sede non ha pareggiato l’offerta di 405 milioni di euro che l’imprenditore della sanità Giuseppe Rotelli ha messo sul piatto per acquistare l’ospedale che fu di don Verzé.
Nicora e Re hanno valutato ogni cosa. Il rischio che nell’affare si replicassero gli errori commessi ai tempi del crac del Banco Ambrosiano sono stati ritenuti reali. Il buco finanziario dell’ospedale, infatti, è un’entità difficilmente quantificabile. Lo Ior chiuse la vicenda dell’Ambrosiano versando 406 milioni di dollari a titolo di “contributo volontario”. Ma oggi un nuovo e ingente esborso per un fallimento del quale la Santa Sede non ha responsabilità non sarebbe tollerabile. Non solo: esiste anche un intoppo giuridico. Lo Ior non può, per statuto, impegnarsi in un’operazione del genere. Gotti Tedeschi ha fatto notare più volte la cosa all’interno dei sacri palazzi, tanto che si dice sia lui oggi il più sollevato per il dietrofront. Nei mesi passati erano stati anche l’arcivescovo di Milano Angelo Scola e il presidente della Cei Angelo Bagnasco a esprimere a Bertone riserve sull’operazione, anche per il fatto non secondario che l’ospedale di Verzé non aveva poi molto, nei suoi statuti e meno nelle sue prassi, che lo legasse alla chiesa: dal ricorso alla fecondazione artificiale alle ricerche svincolate dai criteri etici del magistero. Un accordo non scritto fra i tre porporati sanciva la possibilità di abbandonare la partita entro sei mesi. Così è stato.
Il progetto di un grande polo sanitario d’eccellenza, dunque, con il San Raffaele, il Bambin Gesù, la Casa Sollievo di San Giovanni Rotondo e il Policlinico Gemelli sembra accantonato.

BERTONE HA PERSO.


32.
SUORE AMERICANE RIBELLI
Tre anni fa l’allora cardinale Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, avvio’ un’ispezione per indagare sugli «stili di vita» delle suore degli Stati Uniti. Dopo che erano stati denunciati in Vaticano gravi problemi di disobbedienza dottrinale e disciplinare e di mancata osservanza del magistero, il cardinale Rodè aveva affidato il compito di far chiarezza alla superiora generale delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù, la statunitense Mary Clare Millea. Come prova della deriva «ultraprogresista» nei conventi Usa veniva indicato il «via libera» di gruppi di religiose alla riforma sanitaria di Obama che includeva il ricorso all’aborto. Mentre la visitazione procedeva tra le proteste di alcune associazioni di suore che lamentavano perdita di autonomia dei loro ordini religiosi sottosposti alla «moderna Inquisizione della Santa Sede», a Roma cambiavano i vertici della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata. Prima è arrivato come nuovo segretario del dicastero vaticano monsignor Joseph William Tobin, 59 anni, originario di Detroit, già superiore generale dei padri Redentoristi.
E da subito ha tranquillizzato le religiose Usa sugli effetti della visitazione in corso, così depotenziandola di fatto prima della sua conclusione. Poi il cardinalè Rodè ha ceduto il posto a João Braz de Aviz, ex arcivescovo di Brasilia. Ed ora che l’ispezione è terminata sembra emergere la volontà della Congregazione di legare con le religiose, aiutarle costruttivamente a migliorarsi e di non apparire come un censore esterno intenzionato soltanto a correggere gli errori. Nonostante questa nuova impronta data alla visitazione, pare che non tutto sia filato via liscio: sembra infatti che almeno un terzo dei conventi femminili statunitensi non abbia aperto le porte al Vaticano che ha iniziato la sua il 22 dicembre 2008 tramite, appunto, la Congregazione vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

INVECE DI FARE I CENSORI…IMPARIAMO AD ASCOLTARE E DIALOGARE!

31.
EMILIO FEDE E PAPA GIOVANNI PAOLO II
Emilio Fede è stato interpellato da cronisti del sito Pontifex Roma in merito a Giovanni Paolo II e ricorda così il suo primo e fondamentale incontro personale con il grande papa polacco: “ io non avevo affatto cercato un appuntamento con lui, tanto meno una visita privata. Allora, ero direttore del Tg Uno.”. Tanto per meglio comprendere, di che anno stiamo parlando?: “ del 1981”,precisa. E aggiunge: “ era esattamente il 22 dicembre del 1981, io,lo ripeto, non avevo sollecitato, tanto meno richiesto,alcun incontro personale col Papa. Con mia somma meraviglia, fui raggiunto da una telefonata del Segretario personale del pontefice, don Stanislao che mi invitava,a nome del Papa, ad una messa privata nella sua cappella, proprio per il 22 dicembre di quell’anno”. Lei ci andò: “ certo che ci andai ed ero anche molto emozionato. Intanto perché non capita ogni giorno di partecipare ad una messa privata nella cappella personale del pontefice, poi perché si trattava di un evento di grande rilevanza”. Dunque lei andò alla Santa Messa: “ inutile dirle che fu davvero una esperienza straordinaria. Assistetti commosso alla messa e ricevetti la comunione dalle mani del Pontefice. Insomma, un giorno senza alcun dubbio, indimenticabile”. Ma il Direttore, senza comunque trarre conclusioni di alcun tipo, ricorda che deve anche molto ad un sacerdote dell’Opus Dei, che lo ha rinforzato nella fede con modi amabili: “ non le rivelo il nome del prete,perché sarebbe inutile, poco cortese, non avrebbe senso. Tanto meno questo particolare è indicativo o autorizza illazioni o conclusioni di qualsiasi tipo, a buon intenditore…”.

FU DA QUELL’INCONTRO STRAORDINARIO CHE EMILIO FEDE TRASSE LA FORZA PER GIOCARE ED INDEBITARSI AI TAVOLI VERDI FINO AD ESSERE DEFENESTRATO DALLA RAI PER CATTIVA CONDOTTA. SEMPRE DA LI’ TRASSE FORZA PER DEDICARE (STAVO PER SCRIVERE VENDERE) IL SUO CERVELLO A BERLUSCONI CHE GLI INGIUNSE E GLI INGIUNGE DI ATTACCARE E DEMOLIRE TRAMITE IL TG4 (CHE PER FORTUNA E’ POCO SEGUITO) CHI NON LA PENSA COME LUI (MEMORABILE, PER SQUALLORE, L’ATTACCO A MONTANELLI) ED E’ ANCORA IN MEMORIA DI QUELL’INCONTRO CHE PROCURA METEORINE ED OLGETTINE PER FESTINI HARD AD ARCORE … CIOE’ AD HARD..CORE.
FORSE GIOVANNI PAOLO II LO INVITO’ PERCHE’ DI COGNOME FA …FEDE E…SI SA…NOMINA SUNT OMINA.


30.
MONS GIUDICI CONTRO I CACCIAMOBARDIERI
E’ un vescovo di origini varesine il “capo della protesta” contro la produzione dei cacciabombardieri F35.
IL vescovo di Pavia e presidente nazionale di Pax Christi, Giovanni Giudici, nato a Varese nel 1940, si è PRONUNCIATO PER il taglio delle spese militari e lo stop ad alcune produzioni: «In particolare il dito è puntato sull’enorme costo dei 131 cacciabombardieri F35, aerei di attacco che costano quasi 150 milioni di euro ciascuno. Un investimento di oltre 15 miliardi.
Nella sua nota il vescovo ricorda che «Sempre più palese è l’assurdità di produrre armi investendo enormi capitali mentre il grido dei poveri, interi popoli, ci raggiunge sempre più disperato». E come «In questa festa dell’Epifania i Magi, ci racconta il Vangelo, “per un’altra strada fecero ritorno”. Anche per noi vale l’invito a intraprendere una strada diversa orientando ogni scelta alla via esigente e necessaria della pace - prosegue monsignor Giudici - Per questo esigiamo un ripensamento di queste spese militari con un serio dibattito in Parlamento

IN MOLTI DI NOI HANNO SOTTOSCRITTO L’APPELLO. CI ASCOLTERANNO?


29.
ALTRO PRETE A GIUDIZIO PER MOLESTIE SESSUALI
Abusi e molestie tentate e consumate tra le mura della parrocchia. Sono queste le gravi accuse da cui dovrà difendersi un sacerdote, 35enne originario di Alliste e, da più di un anno alla guida di una parrocchia di Nardò. Il parroco è stato rinviato a giudizio al termine dell'udienza preliminare che si è tenuta dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia. Ad accusare il giovane sacerdote un giovane marocchino di 26 anni. La presunta vittima ha denunciato di aver subito gli abusi nella parrocchia. Lì dove il 26enne si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale si trovava una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. E proprio quel parroco nel quale avrebbe visto il suo aiuto, si sarebbe invece trasformato nel suo aguzzino. E' questo che il 26enne di nazionalità marocchina ha riferito agli inquirenti, quando ha denunciato gli abusi sessuali ai suoi danni da parte del parroco 35enne. I fatti contestati sarebbero avvenuti lo scorso 15 ottobre. In particolare il ragazzo di origini marocchine sarebbe stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale. Nella denuncia la presunta vittima avrebbe fatto riferimento a fatti e luoghi ben circostanziati. Il processo nei confronti del sacerdote si aprirà il prossimo 28 marzo. Il vescovo di Nardò-Gallipoli, monsignor Domenico Caliandro, ha accolto le dimissioni del parroco della chiesa di Nardò. In una nota il vescovo esprime «sconcerto e profondo dolore per la notizia del rinvio a giudizio». «La vicenda che tanto clamore ha destato negli organi di stampa - afferma - rappresenta una grave prova per il parroco, colpito e offeso nella sua dignità personale e onorabilità sacerdotale dalle accuse, così infamanti e ancora tutte da provare». La Curia esprime quindi solidarietà alla comunità parrocchiale e esprime piena fiducia nella magistratura «e auspica che la vicenda giudiziaria possa concludersi nel più breve tempo possibile, dimostrando la totale estraneità ai fatti e tutelando l'onorabilità del sacerdote chiamato in giudizio. Alla Curia Vescovile, infatti - è detto ancora - non è mai pervenuta alcuna segnalazione o denuncia da parte di fedeli circa eventuali comportamenti disdicevoli o immorali di don Quintino. Al contrario si ricorda che il suddetto sacerdote è stato sempre conosciuto come presbitero esemplare, generoso nell'impegno pastorale e vicino ai bisognosi».

ANNOTO IL FATTO. MI CHIEDO: MA TUTTO STA SCOPPIANDO SOLO IN QUESTI ANNI?


28.
IL VESCOVO DI SOISSON SU TWITTER
In fondo anche le giaculatorie sono preghiere-spot di poche sillabe o, se così possiamo definirle, tweet ante litteram: perché allora non fare la stessa cosa con i commenti alla Scrittura, lanciando in rete messaggi non più lunghi di 140 battute? A chiederselo è stato monsignor Hervé Giraud, vescovo di Soissons, una delle più antiche città della Piccardia, e presidente del Consiglio per la comunicazione della Conferenza episcopale francese.
In mezzo al cinguettio dei social network, le sue micromélies hanno attirato l’attenzione della stampa, ma la notizia è meno bizzarra di quello che può sembrare a un primo sguardo: in fondo il compito più urgente di un sacerdote è annunciare il Vangelo, «niente è più importante di questo» ha ribadito il vescovo di Soissons, Laon e Saint-Quentin a «Le Monde» che gli ha recentemente dedicato un articolo, pubblicato nel numero di Natale.
La Parola di Dio deve essere divulgata eukàiros akàiros, cioè opportune et importune

SONO D’ACCORDO: EUKAIROS KAI AKAIROS. FUGGIRE I MEDIA COME PRODOTTI DEL DIAVOLO E’ QUANTO DI PIU’ IMBECILLE SI POSSA PENSARE DI FARE. ANCHE IL CARD RAVASI E’ DA TEMPO SU TWITTER.

27.
UN VESCOVO CHE PARLA CHIARO
Lo Stato riconosca le unioni omosessuali. La Chiesa si riservi invece il giudizio morale. È l’auspicio espresso dal vescovo di Ragusa, Paolo Urso, in una lunga intervista alla testata on-line «Quotidiano.net» che compare anche nel sito di informazione della curia «Insieme».
«Quando due persone decidono, anche se sono dello stesso sesso, di vivere insieme - afferma - è importante che lo Stato riconosca questo stato di fatto. Che va chiamato - precisa – con un nome diverso dal matrimonio, altrimenti non ci intendiamo».
Monsignor Urso parla di una chiesa dalle «porte aperte» e affronta temi cruciali come l’immigrazione, il pacifismo, le convivenze, la fecondazione assistita. Ma è soprattutto sulle unioni tra gay che monsignor Urso esprime il giudizio più impegnativo. C’è - viene chiesto al vescovo - un ritardo su questi temi? «Uno Stato laico come il nostro - è la risposta - non può ignorare il fenomeno delle convivenze, deve muoversi e definire diritti e doveri per i partner. Poi la valutazione morale spetterà ad altri».
Nel 2005, in occasione del referendum sulla fecondazione assistita, mons. Urso dichiarò al Corriere della Sera che sarebbe andato a votare, lasciando libertà di coscienza ai fedeli. Si pose quindi in contrasto con l’allora presidente della Cei, cardinale Camillo Ruini, che aveva invece richiamato la Chiesa all’astensione. Rifarebbe quella scelta? «Senza dubbio la rifarei» risponde. «Sono stato educato - aggiunge - alla laicità dello Stato e al rispetto delle leggi civili. Quando il cittadino è chiamato a compiere delle scelte concrete, il compito della Chiesa è quello di offrire ai fedeli strumenti per decidere in autonomia e consapevolezza. Per questo ho detto alla mia gente: “Informatevi, documentatevi, vedete se questo tipo di soluzioni sono giuste e giudicate voi».
Quella di Ruini fu, secondo il prelato, «un’azione di strategia politica». «Ma io credo - conclude - che i vescovi con la politica e le sue logiche non debbano avere nulla a che fare».

IL MIO COMMENTO IN PUSILLUX GREX


26.
SE ATENE PIANGE…SPARTA NON RIDE
ZUGO - Boris Becker ha parzialmente vinto la causa che l'opponeva al pastore Brent Fisher che il 12 giugno 2009 lo ha sposato a St. Moritz (GR) con la modella olandese Sharlely «Lilly» Kerssenberg: il Tribunale cantonale di Zugo ha infatti condannato l'ex campione di tennis a pagare 3400 franchi per la cerimonia, invece dei 9600 chiesti dall'uomo di chiesa. Quest'ultimo dovrà inoltre versare quasi 4000 franchi al vip tedesco quale partecipazione alle spese legali. Concretamente, per la celebrazione del matrimonio, Becker riceverà un compenso netto di soli 465 franchi. L'ex tennista sosteneva che un preventivo presentatogli dal pastore prima del matrimonio prevedeva un onorario tra i 1750 e i 2100 franchi. L'ecclesiastico gli ha però inviato in seguito una fattura di 9600 franchi. I due non sono riusciti a trovare un'intesa amichevole e si è passati alle vie giudiziarie

E POI IO PONTIFICO CONTRO IL CLERO CATTOLICO CHE SI FA PAGARE A TARIFFA PER CELEBRARE I SACRAMENTI! COME AVEVA RAGIONE IL FOSCOLO CHE, NE “I SEPOLCRI” DEFINI’ LA MESSA “…LA VENAL PRECE DEL SANTUARIO”!

25.
PRETE A 74 ANNI
Il vescovo di Carpi, Elio Tinti, ha celebrato l'ordinazione del sacerdote Gianni Zini, vedovo di 74 anni nel Duomo di Mirandola. Zini era diacono permanente da 18 anni. E’ stato dirigente amministrativo presso l’Ausl locale ed e’ in pensione. Ha tre figli e sei nipoti.
‘’Questa chiamata - afferma in una nota - e’ giunta dopo una vita dedicata alla famiglia, al lavoro e al servizio come diacono in Diocesi e in parrocchia. Pensando alla parabola del padrone della vigna che assume lavoratori a giornata anche alle 5 del pomeriggio, mi piace considerarmi un prete dell’ultima ora’’.
La richiesta di diventare sacerdote gli e’ arrivata nella primavera scorsa dal vescovo Tinti.
‘’Dato che vocazione significa chiamata, per me - spiega Zini - la vocazione al sacerdozio ha coinciso con la richiesta del vescovo, di fronte alla quale ho offerto la mia disponibilita’, nonostante i miei limiti. Mi metto totalmente nelle mani di Dio. Spero, anzi sono sicuro che mi aiutera’ perche’ il mio desiderio e’ compiere la sua volonta’. In questo trovo la mia pace’’.

IN SE’ LA COSA E’ BUONA, MA SE UNO DEVE ASPETTARE CHE GLI MUOIA LA MOGLIE PER DIVENTARE PRETE…BEH…LA COSA SI COMMENTA DA SOLA.

24.
SEMPRE MATTIAZZO: SI PRENDE DEL COMUNISTA
«Spero che monsignor Mattiazzo non si offenda, ma penso che per Padova avere un vescovo comunista sia una fortuna». Così Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione italiana allenatori calcio. Nella sua lunga carriera è stato anche il tecnico del Padova: nel 2004 in serie C1 arriva a stagione in corso (chiude 7°) e guida i biancoscudati nel successivo campionato (6° posto).
Ulivieri, toscano doc, è abituato a ragionare a voce alta. Anche sulle affermazioni di monsignor Mattiazzo dopo il trasferimento di Ancelotti al Paris St Germain: «Un allenatore che in Francia prende 500 mila euro (al mese, ndr)sono un’ingiustizia sociale»
Anzi, il mister (nato a San Miniato il 2 febbraio 1941) commenta: «Quella di Mattiazzo, oltre che una riflessione dal carattere universale, mi sembra una visione di sinistra. Anzi, direi comunista. Ecco, mi sembra di leggere così le sue parole. Rappresentano un richiamo non tanto all’ambiente calcistico, quanto all’intera umanità».
E il tecnico succeduto ad Azeglio Vicini al vertice dell’Aiac aggiunge: «Non è giusto che ci siano bambini che muoiono di fame e quindi tanta disparità. A qualsiasi livello, non solo nel mondo del calcio».
«Credo il vescovo Mattiazzo, scegliendo quelle parole durante la sua omelia – precisa Ulivieri – abbia voluto sottolineare come le ricchezze del mondo debbano essere divise in modo equo, e non appannaggio di una ristrettissima minoranza. Da questo punto di vista il suo è un messaggio dall’ampio respiro universale. Ed è proprio questa l’idea che la Chiesa dovrebbe rappresentare. Un’ideale comunista».

CREDO CHE I VESCOVI DOVREBBERO LASCIAR PERDERE DI SPUTARE SENTENZE SUI COMPENSI DI GIOCATORI E GUARDARE IN CASA PROPRIA DOVE NON CI FANNO UNA BELLA FIGURA. NON RICORDO BENE LA DINAMICA DEI FATTI, MA SO CHE SANTE SGUOTTI EBBE PROBLEMI CON LA CURIA ANCHE PER RAGIONI DI SOLDI.

23.
LA NIPOTE DI MONS MATTIAZZO POSA UN PO’ DISCINTA
Che una bella ragazza posi per un calendario è più o meno cosa normale. Ma se questa bella ragazza è la nipote di Mattiazzo, la curiosità diventa doppia. Francesca Mattiazzo, 25 anni di Ponso (nella foto), ha posato per il calendario Bellezze venete 2012 (mese di aprile). La giovane, gioca a pallavolo nella Beng Volley di Rovigo ed è, appunto la nipote di monsignor Mattiazzo. La venticinquenne si è laureata alla facoltà di Chimica del restauro a Ca’ Foscari a Venezia

NON SAREBBE UNA NOTIZIA SE NON CHE LA MODELLA E’ NIPOTE DEL VESCOVO DI PADOVA NON CERTO TENERO CON I PRETI CHE LASCIANO IL MINISTERO (NELLA SUA DIOCESI SI E’ CONCENTRATO UN BEL NUMERO) .
MEDICE! CURA TEIPSUM!


22.
AL LAVORO PER BATTERE CASSA ANCHE IN CHIESA
Un’ “operazione-Cortina” anche per scovare gli enti ecclesiastici che non pagano l’Iva. Se i Comuni, assistiti dalle agenzie governative, prendessero in mano seriamente la faccenda, si assisterebbe a belle sorprese. A Roma, tanto per fare un esempio concreto, la giunta Alemanno ha portato alla luce evasioni ecclesiastiche per quasi 10 milioni di euro. E nella capitale non è finita! Immaginiamo quanto una ricerca su tutto il territorio italiano potrebbe portare alle casse pubbliche. Il premier Monti andrà in Vaticano entro la fine del mese (o al massimo ai primi di febbraio) per un incontro con Benedetto XVI. Successivamente la delegazione italiana avrà un colloquio con il Segretario di Stato cardinale Bertone. “Gli sherpa sono già al lavoro”, spiegano negli ambienti governativi. I tecnici ministeriali stanno preparando i dossier bilaterali e internazionali. Il nuovo governo ha deciso recentemente che i proventi dell’8 per mille dell’anno 2011, destinati dai contribuenti allo Stato, non saranno più distribuiti a pioggia (magari tornando a coprire spese ecclesiastiche) ma finalizzati a due obiettivi precisi: la protezione civile e l’edilizia carceraria. Un’innovazione importante perché dà un senso alle scelte dei cittadini. Se il governo annuncerà in anticipo la destinazione dei fondi della tassazione del 2012 avrà compiuto una rivoluzione a costo zero. Stimolando il contribuente a indirizzare la sua quota Irpef per l’ambiente, la cultura, la situazione carceraria ecc. Le autorità vaticane hanno sempre impedito finora che lo Stato annunciasse in anticipo cosa farà dei soldi, considerandolo una “concorrenza illecita” nei confronti dell’8 per mille che va alla Chiesa. Mesi di discussione sull’evasione dell’Ici hanno chiarito alcuni fatti precisi. Esistono enti ecclesiastici (o non profit di vario indirizzo) che godono dell’esenzione legittima per edifici destinati esclusivamente a uso di culto o “attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive” come dall’art. 7 della legge del 1992. Tuttavia è noto e provato che esiste una “zona grigia” di enti che evadono l’Ici giocando sull’equivoco della legge del 2006, la quale estende l’esenzione anche a immobili “sedi di attività che non abbiano fini esclusivamente commerciali”. L’8 per mille alla Chiesa cattolica è chiaramente deragliato dagli obiettivi previsti dalla riforma del Concordato del 1984. Lo scopo, a suo tempo, era di garantire alla Chiesa più o meno quello che lo Stato pagava con le “congrue” ai parroci. Il sistema adottato, falsando il peso delle scelte dei contribuenti, ha portato la Cei a incassare cinque volte di più. Nel 1989 la Chiesa otteneva 406 miliardi di lire all’anno: oggi il miliardo di euro, che incassa, equivale a quasi 2000 miliardi di lire.

LE COSE VANNO FATTE SERIAMENTE, SENZA ANIMOSITA’ O PRECONCETTI.

21.
CHI VA ALLA CONGREGAZIONE DELLA DOTTRINA DELLA FEDE?
La possibile candidatura di Gerhard Ludwig Müller, vescovo di Ratisbona, quale nuovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede al posto del cardinale William Joseph Levada, ha suscitato qualche perplessità all’interno della curia romana per via dei suoi legami con il fondatore della teologia della liberazione, il prete peruviano domenicano Gustavo Gutiérrez.
Il vescovo Müller, che vanta nel suo curriculum la cura dell’“Opera omnia” del teologo Ratzinger, ricorda che proprio all’interno della prossima uscita in Germania (febbraio 2012) del volume dedicato all’Escatologia saranno pubblicati due testi di Ratzinger nei quali egli, oltre a enucleare i “pericoli” insiti nel movimento teologico ne mostra anche “i princìpi positivi”.

CHE SI DEVE DIRE? CHE ALL’INTERNO DELLA CONGREGAZIONE SIA IN ESSERE UNA RIVALUTAZIONE DI UN TEOLOGIA TANTO VITUPERATA NEGLI ANNI ADDIETRO?
VA DETTO CHE A ROMA C’E’ MOS. BRAZ DE AVIZ CHE E’ CAPO DELLA CONGREGAZIONE DEI RELIGIOSI E CHE VIENE DA AMBINETI VICINI ALLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE.

20.
L’ANNO DELLA FEDE
La Sala stampa della Santa Sede ha reso noto la Nota della Congregazione per la Dottrina della fede che offre indicazioni pastorali per l’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI dall’11 ottobre prossimo al 24 novembre del 2013. Un anno che cade nel 50° dell’apertura del Concilio Vaticano II e del 20° del Catechismo della Chiesa Cattolica
La riforma veramente necessaria, oggi, nella Chiesa è il rinnovamento della fede. Molti parlano del Vaticano II, ma quando poi si scende un po’ più approfonditamente, ci si accorge che pochi conoscono veramente i testi di questo grande e ultimo Concilio. Quindi penso che sia veramente molto importante riscoprire il tesoro di tutto questo.
La Nota offre tante proposte: sono 40 e vengono proposte a livello di Chiesa universale, a livello di Conferenze episcopali, a livello poi delle diocesi, delle parrocchie, delle comunità, delle associazioni e dei movimenti. Per quanto riguarda le proposte della Chiesa universale saranno ovviamente caratterizzate da molti eventi che vedranno la partecipazione del Santo Padre: l’apertura dell’Anno della Fede, ad esempio, sarà una solenne celebrazione in ricordo del 50.mo di apertura del Vaticano II; ricordo poi il Sinodo dedicato alla nuova evangelizzazione, all’inizio di questo Anno della Fede, che rappresenterà un momento molto importante; ricordo anche i simposi e i convegni che si terranno qui a Roma a livello internazionale, per riscoprire proprio il significato del Vaticano II. Sempre a livello di Chiesa universale sono anche previste celebrazioni ecumeniche per promuovere l’unità dei fedeli: un punto forte, questo, del Concilio. Ci sarà una solenne celebrazione con tutti i cristiani per riaffermare la fede comune in Cristo.
Il Vaticano II ha voluto aprire le finestre affinché lo Spirito del Signore potesse penetrare il mondo: ma, in realtà, in molte parti purtroppo è lo spirito del mondo che è entrato nella Chiesa. Dobbiamo quindi ritornare ai testi del Concilio per riscoprire di nuovo le grandi intenzioni e il vero significato di questi testi.

19.
ICI: L’AVVENIRE ANCORA ALL’ATTACCO
Il ''movente autentico, ancorche' dissimulato'' dietro lo ''sdegno'' per l'esenzione degli edifici della Chiesa dal pagamento dell'Ici, bollata come un ''intollerabile privilegio'', sta nella ''ferma volonta' di colpire l'impegno caritativo della Chiesa'', scrive Avvenire, il giornale della Cei, in un editoriale di Giuseppe Dalla Torre intitolato ''C'e' del vecchio nelle falsita' dell'Ici''.Per il quotidiano, si tratta di una ''tornante tentazione di casa laicista'', che parte dalla legge Crispi del 1890 sulle Opere pie.

Secondo Avvenire, l'obiettivo della campagna e' quello di ''scalzare la Chiesa dai profondi radicamenti che ha nella societa' attraverso scuole, oratori, istituzioni di assistenza, strutture sanitarie e quant'altro, per ricondurre finalmente i credenti nel privato delle sacrestie, cioe' la' dove non danno fastidio a nessuno''. ''Insomma - prosegue Dalla Torre -, siamo dinanzi a un aspetto della complessa questione se la religione debba avere o no un rilievo anche pubblico, se la liberta' religiosa sia solo la liberta' di culto o non anche la liberta' di pubblica testimonianza del valore di quanto professato, se la laicita' dello Stato comporti l'astensione delle istituzioni pubbliche ovvero, tutto al contrario, un loro impegno per rimuovere gli ostacoli che impediscono alla societa' civile, e quindi alle comunita' religiose che in essa vivono, di esprimersi''. Per Avvenire, ''la questione non tocca solo i cittadini credenti, ma tutti gli italiani, giacche' pone in discussione le basi stesse della casa comune, i valori sui quali abbiamo convenuto di fondare la pacifica coesistenza nel rispetto delle diversita'''.

C’E’ DEL VERO IN QUEL CHE SCRIVE IL GIORNALE DEI VESCOVI, MA SE NON CI SI FOSSE COLLUSI COL POTERE NON SI SAREBBE ARRIVATI A QUESTO.

18.
NUOVI CARDINALI
Il Concistoro, il quarto del Pontificato di Ratzinger, è previsto per il 18 e 19 febbraio prossimi. Le nomine attese, e fortemente volute da Papa Ratzinger, sono quelle dei cardinali residenti a Roma e in Italia: Mons. Fernando Filoni (Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli); Mons. Joio Braz de Aviz (Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica); Mons. Manuel Monteiro de Castro (Penitenziere Maggiore della Penitenzieria Apostolica); Mons. Giuseppe Bertello (Presidente del Governatorato del Vaticano); Mons. Domenico Calcagno (Presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica); Mons. Giuseppe Versaldi (Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede); Mons. Santos Abril y Castello (Arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore); Mons. Edwin Frederik O'Brien (Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme); Mons. Antonio Maria Vegliò (Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti); Mons. Francesco Coccopalmerio (Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi); Mons. Giuseppe Betori (Arcivescovo di Firenze).
Ad essi si aggiungono i Cardinali ultraottantenni, residenti a Roma: Padre Prosper Grech, docente emerito di varie Università romane, esercita ancora la funzione di Consultore presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e Padre Karl Josef Becker, docente emerito della Pontificia Università Gregoriana, per lunghi anni Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Quanto ai nuovi Cardinali residenti all'estero, si tratta di: Mons. George Alencherry (Arcivescovo Maggiore dei Siro Malabaresi); Mons. Thomas Christopher Collins (Arcivescovo di Toronto); Mons. Willem Jocoby Eijk (Arcivescovo di Utrecht); Mons. John Tong Hon (Vescovo di Hong Kong); Mons. Rainer Maria Woelki (Arcivescovo di Berlino); Mons. Timothy Michael Dolan (Arcivescovo di New York); Mons. Dominik Duka (Arcivescovo di Praga).
Ad essi sono da aggiungere i Cardinali ultraottantenni, residenti fuori Roma: Lucian Muresn (Arcivescovo di Fggik-a9 - Alba Iulia Romania); Mons. Julien Ries (sacerdote della Diocesi di Namur e Professore emerito di storia delle religioni presso l'università Cattolica di Louvain).

IL COMMENTO IN “PUSILLU GREX”

17.
BRUXELLES: ALTRA VERGOGNA
«Vi chiedo perdono». A bilancio del «doloroso» 2011 e in apertura di un 2012 di «purificazione», il primate cattolico del Belgio e arcivescovo di Bruxelles, André-Joseph Lèonard fa «mea culpa» per gli abusi sessuali del clero. A nome di una delle Chiesa nazionali più colpite dallo scandalo dei preti pedofili, monsignor Leonard si fa carico delle colpe di sacerdoti e religiosi «infedeli», mentre le gerarchie ecclesiastiche vivono in Belgio un momento particolarmente difficile anche per la contestazione interna dei «dissidenti». Il «mea culpa» di Leonard, presule di forte sensibilità ratzingeriana, arriva in un momento in cui le gerarchie della chiesa belga sono particolarmente sotto pressione.
Dopo lo sventramento avvenuto nel 2010 da parte della polizia belga della tomba del prestigioso cardinale Léon-Joseph Suenens alla ricerca di carte segrete, un clamoroso sfondamento della cultura secolarista all’interno della cattolicità, le sortite sono continuate costanti fino all’ultima, lo scorso settembre: una settantina di vittime di preti pedofili aveva denunciato pubblicamente al tribunale di Gand la Conferenza episcopale belga e il Vaticano per non aver fatto nulla per prevenire i presunti crimini avvenuti nella diocesi di Bruges.
La chiesa del Belgio fino a pochi mesi fa era in mano al cardinale Godfried Danneels, prestigioso primate divenuto in poco tempo «il grande orco» che i mass media vogliono abbia lavorato per offrire copertura ai preti pedofili. E’ anche in forza di queste accuse che parte del clero e dei fedeli chiede riforme: il celibato sacerdotale, in particolare, è visto come la molla scatenante degli abusi. Il Vaticano chiede a Léonard fermezza ma non è facile. Due mesi fa fu il “New York Times” a riportare la notizia secondo la quale a Buizingen, a sud ovest di Bruxelles, era nato un movimento alternativo alla chiesa ufficiale dove a dire messa non ci sono più i preti ma i laici. Nella chiesa di don Bosco, infatti, deceduto il parroco, non si è trovato alcun giovane sacerdote in grado di sostituirlo. E così i fedeli hanno dato vita a un nuovo movimento cattolico, in cui a celebrare le funzioni sono i laici. Intanto nel paese un tempo cattolicissimo sono più di duecento i preti ribelli che, supportati da migliaia di fedeli laici, hanno firmato un documento per chiedere l’ammissione dei divorziati risposati alla comunione, l’ordinazione di donne e uomini sposati e prediche affidate ai laici.

E’ MOLTO DIFFICILE SCERNERE IL GRANO DAL LOGLIO. CHI AVREBBE DETTO CHE SUENES, IL GRANDE CARDINALE RIFORMISTA FRA I PROTAGONISTI DEL VATICANO II, SAREBBE STATO L’UOMO CHE COPRI’ SCANDALI DI PEDOFILIA? CHI NON RICORDA IL SUCCESSO DEL SUO VOLUMETTO:” VITA QUOTIDIANA, VITA CRISTIANA?” O I SUOI INTERVENTI A FAVORE DEI PRETI OPERAI?. E CHE DIRE DI DANNEELS? ALTRO CARDINALE CHE S’E’ SEMPRE DISTINTO PER LA RIFORMA DELLA CHIESA?



16.
UN VESCOVO SI DIMETTE…UN ALTRO E’ CONDANNATO…
Condannato a 15 mesi Raymond Lahey, ex vescovo cattolico della diocesi di Antigonish in Canada dimessosi dal suo incarico nel 2009, dopo che nel suo pc erano stati scoperti centinaia di immagini e video pedopornografici, tra cui diversi a sfondo bondage e ‘religioso’. La scoperta, durante un controllo nel suo pc portatile all’aeroporto di Ottawa. Il prelato, che ha 71 anni, ha ammesso il reato nel maggio del 2011, parlando di una dipendenza da porno-pedofilia. Ha già passato otto mesi in cella prima della sentenza e per questo non sarà carcerato di nuovo, ma gli sono state imposte restrizioni, come il non poter avere più contatti coi bambini. Lahey ha chiesto al Vaticano di essere ridotto allo stato laicale ma il Vaticano non è ancora pronunciato.
Ma il religioso viene accusato anche di abusi sessuali. Un uomo, Roger Touchette, denuncia di essere stato violentato all’età di 11 anni in una macchina parcheggiata nei dintorni dalla cattedrale di Notre Dame. Anche altre persone, ospiti in un orfanotrofio negli anni Ottanta, sostengono di aver subito abusi da Lahey quando questi era ancora prete, ma lui respinge le accuse. L’orfanotrofio in questione è stato chiuso nel 1990, dopo che erano stati scoperti casi di violenze sistematiche. Poco prima del suo arresto, l’allora vescovo aveva proclamato in tv che la diocesi avrebbe risarcito le vittime di abusi sessuali da parte del clero.

SUNT LACRIMAE RERUM…


15.
VESCOVO DI LOS ANGELES SI DIMETTE: HA DUE FIGLI
Si è dimesso il vescovo ausiliare di Los Angeles Gabino Zavala, esponente di spicco dell'episcopato statunitense, presidente di Pax Christi Usa, noto per le sue battaglie in favore degli immigrati e degli omosessuali, e per l'abolizione della pena di morte. Il Papa, in conformità al diritto canonico e alla propria determinazione di rafforzare il rispetto del celibato e stili di vita irreprensibili del clero, ha accettato la rinuncia del presule che gli ha confessato di avere due figli adolescenti.
La vicenda è emersa quando il Vaticano ha pubblicato l'accettazione delle dimissioni anticipate, e la diocesi di Los Angeles ha diffuso una nota dell'arcivescovo, José Gomez, che afferma di avere "tristezza e notizie difficili da condividere": mons. Zavala "mi ha informato ai primi di dicembre che è padre di due figli adolescenti, che vivono con la madre in un altro Stato", mons. Zavala non esercita più il ministero e si ritirerà a vita privata. L'arcidiocesi di Los Angeles, inoltre, ha raggiunto un accordo con la madre e i ragazzi per assicurare loro "assistenza spirituale" e assisterli nelle spese per gli studi universitari. L'identità della famiglia non è pubblica, e la diocesi desidera rispettarne il diritto alla privacy. Il vescovo dimissionario ha 60 anni, è nato in Messico, a Guerrero, ma ha studiato a Los Angeles ed è stato ordinato prete nel 1977. E' una voce influente tra i cattolici americani di origine "latina". Ha condotto campagne per i diritti degli immigrati, degli omosessuali, e contro la pena di morte.

MONS. ZAVALA NON È IL PRIMO VESCOVO CHE LASCIA PER QUESTO MOTIVO. SUCCESSO ANCHE AL VESCOVO DI BASILEA, HANSJOERG VOGEL, CHE NEL '95, 44/ENNE, SI DIMISE ANNUNCIANDO LA PATERNITA' IMMINENTE DI UNA BIMBA. NEL '90 AVEVA FATTO PARLARE DI SE' L'ARCIVESCOVO DI ATLANTA EUGENE MARINO, DIMESSOSI DOPO CHE VENNE RESA PUBBLICA LA SUA STORIA D'AMORE CON UNA DIACONA.
NEL MAGGIO '92 ESPLOSE IL CASO DEL VESCOVO IRLANDESE DI GALWAY, EAMONN CASEY, CHE AMMISE PUBBLICAMENTE DI AVERE UN FIGLIO VENTENNE. NEL MARZO '93 ERA TOCCATO AL SEGRETARIO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEGLI STATI UNITI, L'ARCIVESCOVO DI SANTA FE ROBERT SANCHEZ, TRAVOLTO DALLO SCANDALO PER AVER AVUTO CINQUE AMANTI. LA VICENDA DI UN VESCOVO INFLUENTE CON UNA DOPPIA VITA CHE DURA DA OLTRE UN DECENNIO METTE COMUNQUE ALLA PROVA SIA LA GRANDE DIOCESI DI LOS ANGELES, SIA LA CHIESA DEGLI STATI UNITI, IMPEGNATA DALL'INIZIO DEL SECOLO IN UN'OPERA DI RICOSTRUZIONE DOPO LO SCANDALO DELLA PEDOFILIA CHE L'HA TRAVOLTA IN PARTICOLARE DALLA FINE DEGLI ANNI NOVANTA.

14.
ECUMENISMO: REALTA’ ANCORA SOPITA
Seppure diffuso in tutte le Chiese, l’ecumenismo resta in posizione minoritaria: dal Concilio Vaticano II ad oggi non sembra aver fatto passi significativi. Ripartire da qui per dargli nuovo impulso è quanto hanno tentato il teologo protestante Paolo Ricca e il teologo cattolico Carlo Molari nel corso dell’incontro “Il Concilio, il Kairos per l’oggi” promosso l’11 dicembre scorso dal gruppo Segretariato Attività Ecumeniche (Sae) di Roma nell’ambito del ciclo di formazione ecumenica 2011-2012 sul tema “1962-2012 - 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II. Per una ecumene rinnovata”. Quattro sono i passi che Ricca – «convinto che almeno in questo tempo non ci si possa aspettare niente dalle autorità ecclesiastiche» – indica come necessari per far smuovere l’ecumenismo. Innanzitutto «l’estensione della pratica dell’ospitalità eucaristica», distinguendo ciò che è essenziale da ciò che è secondario, in un duplice senso: innanzitutto individuando gli elementi costitutivi della comunione eucaristica, vale a dire «il pane, del vino e la parola di Cristo» e «non l’interpretazione che ne diamo». «Non è questa a costituire il vincolo tra i cristiani». In secondo luogo riconoscendo «i cristiani presenti nella loro diversità»: «ci si riconosce in quanto aspiranti cristiani». Questo è l’ecumenismo: «Ti riconosco nella tua diversità e non perché sei come me», accettando dunque «la diversità come costitutiva della comunità cristiana».

RIMARRA’ SEMPRE UNA REALTA’ IN POSIZIONE MINORITARIA, QUELLA DELL’ECUMENISMO, PERCHE’ AD ESSA I GERARCHI DI OGNI RELIGIONE NON CREDONO NEL PROFONDO.

13.
DIECI "PRETI DI FRONTIERA" DEL NORDEST: «CHIESA, APRI A DONNE E SACERDOTI SPOSATI»

L’atrio della stazione ferroviaria, pur capace, non basta ad accogliere i fedeli. Giovani, giovanissimi, coppie, famiglie: alle 22 si celebra la messa notturna di Natale, fra display pubblicitari e annunci sonori dei treni in arrivo. Presto però il coro e le chitarre hanno ragione dei rumori fuori scena. Il via vai continua ma diventa uno sfondo. Sul palco, ad officiare, una rappresentanza dei “preti di frontiera del Nordest”.
Dieci parroci, da sempre a contatto con gli emarginati e spesso balzati alle cronache per posizioni eterodosse rispetto al Magistero. Sono Albino Bizzotto (Padova),Pierluigi Di Piazza (Udine, Franco Saccavini (Udine), Mario Vatta (Trieste), Giacomo Tolot (Pordenone), Piergiorgio Rigolo (Pordenone), Alberto De Nadai (Gorizia), Andrea Bellavite (Gorizia), Luigi Fontanot (Gorizia) e Antonio Santini (Vicenza). La Lettera di Natale che hanno sottoscritto chiede una Chiesa «che apra le porte alle donne prete e ai preti sposati»; una Chiesa «povera, senza titoli nobiliari, senza paludamenti e libera dai vincoli di potere»; una Chiesa «che paghi le tasse e chieda perdono agli omosessuali e alle vittime di pedofilia»; una Chiesa più democratica, «luogo di perdono che accolga tutti».
Non sono ribelli ostili, i preti di frontiera. E rivendicano, anzi, l’appartenenza alla comunità ecclesiale. Che vorrebbero diversa, però. Più in sintonia con l’annuncio del Vangelo, più vicina agli ultimi. «La nostra lettera è ispirata al Concilio Vaticano II», spiegherà don Di Piazza «l’abbiamo scritta per comunicare ciò che le persone comunicano a noi, un modo per mantenere vive le sollecitazioni e continuare il dialogo».
Quest'anno il messaggio è incentrato sulla Chiesa «cui siamo profondamente grati», si legge «ed è questa gratitudine che ci sostiene nel considerare le ombre e i tradimenti al Vangelo. Quando la Chiesa riceve potere perde la forza di denunciare l'illegalità, l'ingiustizia, l'immoralità, il razzismo, come avviene nella nostra Regione a livello politico e legislativo».
Parole come pietre, senza enfasi, tuttavia. Quasi la naturale conseguenza di un cammino cristiano che ha come interlocutori privilegiati coloro che meno hanno e meno contano. Così, nell’omelia, la parola corre subito «ai fatti di Firenze e di Torino», l’assassinio degli ambulanti senegalesi e la caccia selvaggia ai rom, lampi di orrore per i quali viene chiesto perdono. Poi l’odissea degli immigrati, i rifugiati in attesa di asilo, i nati in Italia ancora privati («Crudele ingiustizia») dei diritti di cittadinanza. Rimbalzano temi d’attualità, dal ripensamento dell'ora di religione (che dovrebbe diventare «studio del fenomeno religioso») al nodo dei cappellani militari («Perché resta l’incompatibilità tra Vangelo e armi»).
Ma anche la congiuntura sociale e il rapporto Chiesa-politica: «Una Chiesa che tace di fronte alle tragedie del mondo è lontana anni luce da Gesù. La crisi attuale è etica e culturale prima che economica. I cristiani devono impegnarsi per un mondo nuovo, ma non è pensabile un partito di cattolici». La folla dei fedeli annuisce, scambia pensieri, si stringe ai celebranti. Adulti di colore e ragazzine con piumino e piercing, madri di famiglia. E quando una giovane coppia alza sull’altare Ginevra, neonata in fasce, l’applauso scroscia liberatorio



12.
TUTTO IL CONCILIO IN UN BLOK NOTES

L’Editrice Bautz ha pubblicato l’ultima parte del diario conciliare del gesuita Sebastian Tromp, segretario della Commissione De fide et morbus del concilio Vaticano II. Non mancano pure riferimenti ad altri diari di personaggi impegnati in concilio (da monsignor Gérard Philips a Henri de Lubac). Oltre ai testi in latino, il libro, per il primo volume di questo secondo tomo, offre la versione in tedesco a opera di Bruno Wegener; vi è inoltre riferimento da parte della von Teuffenbach alle Congregazioni generali del sinodo. L’immagine che si ha dalla attenta lettura dell’opera è impressionante e la mole di lavoro a cui si sottomise il padre Tromp si può ben dire titanica e compiuta con grande precisione, anche tenendo in conto i due volumi precedenti sullo stesso . L’ultimo documento qui riportato è una lettera di monsignor Pericle Felici al cardinale Alfredo Ottaviani (non si danno i riferimenti delle pagine in cui appare il suo nome poiché è presente in quasi tutte), del 16 settembre 1963, nella quale gli si chiede di designare il relatore per la Congregazione del 30 settembre affinché illustri lo schema de Ecclesia e le proposte di modifica al testo già avanzate per iscritto dai padri conciliari.
Sia in relazione al de Ecclesia che per il documento de laicis, Tromp fornisce nel suo diario utili elementi circa la Commissione mista concernente il laicato; vi risulta una buona intesa. Pure per il de Religiosis, sia per l’inserimento di un apposito capitolo nelde Ecclesia che per un documento a sé stante, il diario fornisce notizie e spunti per la comprensione delle difficoltà che sorsero specialmente per una conclusione ex abrupto descritta da Tromp rispetto a quella regolare; in ogni caso è riportato un giudizio di insoddisfazione di Papa Paolo VI sul capitolo de Laicis.
Sempre con legame al de Ecclesia, in prospettiva futura certamente, rilevo l’edizione segnalata dello schema dal titolo in questo caso, de B.M.V. matre Ecclesiae, il 6 maggio 1963.
Il diario è ricco di notizie anche sul formarsi di quella che sarà, alla fine, la costituzione pastorale Gaudium et spes, per la quale opera un’altra commissione mista composta da membri di quelle Dottrinale e dei Laici chiamata de ordine sociali et internationali. Dalla trattazione risulta evidente il crescere del ruolo di monsignor Garrone nel procedere dello schema. In effetti su di lui, in seguito, punterà Paolo VI per la realizzazione del, particolarmente «suo», progetto contro venti e maree. Tromp nel suo diario riassume anche qualche intervento dei padri; cita ad esempio monsignor Guerry: il «modo di parlare pastorale in nessun modo va contro la dottrina. Non vi può essere [infatti] opposizione tra essa e la pastorale. Non si tratta di dottrina, ma del modo di presentarla»; nella stessa linea va anche il desiderio di Papa Giovanni affinché lo schema de Deposito sia accorciato. Largo spazio è dato da Tromp allo schema De fontibus Revelationis, alla relativa votazione e decisione pontificia di istituire una Commissione mista speciale per la sua revisione e all’emergere della questione relativa al rapporto Scrittura-Tradizione.
In ogni caso il Papa indicò alcuni principi per l’opera di emendamento prevista e scelse lui i cardinali membri di tale commissione. Un altro tema di grande interesse è certamente il procedere del deOecumenismo. Nel diario di Tromp appare subito evidente la difficoltà della reductio ad unum dei tre schemi iniziali sullo stesso tema, pur con le caratteristiche proprie a ciascuno, su cui «impera» il segretario di Stato, Cicognani, che riesce a mantenere uno schema a parte per le Chiese Orientali e ciò in fatto di ecumenismo (cosa di cui Tromp si meraviglia).
In tale contesto possiamo ricordare i riflessi, nel diario, della questione sulla libertà religiosa, con attenzione alla relativa Commissione mista e l’affiorare della tensione a proposito del de Judeis, inserito dal cardinale Augustin Bea nello schema del de Oecumenismo, in consulta Comm. Doctrinali.
Da tutto il diario comunque si può avere conferma del fondamentale ruolo per il destino del Concilio avuto dalla commissione di coordinamento, presieduta dal segretario di Stato, fin dalla sua istituzione. Ruolo di rilievo e positivo hanno avuto anche le Commissioni miste, che certamente rendevano più difficile e lungo il procedere sinodale ma bloccarono l’egemonia iniziale della commissionede Doctrina fidei. Comunque esse hanno obbligato le due anime, diciamo così, del cattolicesimo (di fedeltà alla Tradizione e di rinnovamento) a dialogare, anticipandosi in tali commissioni quanto risulterà infine dai testi conciliari. Per la linea generale di andamento sinodale, Tromp ricorda i nuovi indirizzi di Paolo VI, dopo un cenno di giudizio su Giovanni XXIII. Egli peraltro, a poco a poco, rivela nel suo diario segni di stanchezza, di infermità e di declino. Ma rimane uomo di valore e instancabile; questi suoi scritti lo confermano. A conclusione dell’analisi del primo volume qui recensito, bisogna ricordare un significativo cambio fra i periti impegnati nel de Ecclesiae cioè la sostituzione di Daniélou con il Congar, per volontà del primo, che voleva dedicarsi anima e corpo a quello che finalmente sarà la Gaudium et spes.Il secondo volume ci conferma nel vivo apprezzamento del lavoro di Tromp e anche della curatrice dell’opera, Alexandra von Teuffenbach.

IN MOLTI SI SONO AUGURATI CHE VENGA LA TRADUZIONE IN ITALIANO.

11.
IL PAPA A CUBA E NEL MESSICO
Messico e Cuba, dal 23 marzo prossimo, attendono il Papa che compirà il suo 23esemo viaggio. Il Pontefice, informa una nota dell’episcopato messicano, arriverà il pomeriggio di venerdì 23 marzo all’aeroporto di León nello Stato di Guanajuato, nel nord del Messico. Qui si svolgerà la cerimonia di benvenuto con il presidente Felipe Calderón. Quindi, il Papa si recherà alla residenza “Colegio Miraflores” dove soggiornerà durante la permanenza in Messico. Sabato 24, dopo la visita di cortesia al presidente, il Papa saluterà e benedirà i bambini messicani raccolti nella “Plaza de la Paz” nella città di Guanajuato. Momento culminante del viaggio la Messa - nella mattinata di domenica 25 marzo - nel Parco Bicentenario di León. Quindi nel pomeriggio, nella Cattedrale cittadina, il Papa celebrerà i Vespri assieme ai vescovi messicani e ad una delegazione di presuli latinoamericani e dei Caraibi.
La mattina dopo, il Papa volerà dunque alla volta di Cuba. Il Pontefice sarà ricevuto dal presidente Raul Castro a Santiago de Cuba, quindi si recherà nella sede dell’arcivescovado. Nel pomeriggio, nella Festa dell’Annunciazione, il Papa celebrerà una grande Messa nella Piazza della Rivoluzione “Antonio Maceo”. La mattina del 27 marzo, si recherà dunque in visita privata al Santuario della “Vergine della Carità” per un momento di preghiera, poi si trasferirà in aereo all’Avana dove sarà ricevuto dal cardinale arcivescovo della città, Jaime Ortega Alamino. Nel pomeriggio, colloquio ufficiale con il presidente cubano Raul Castro, infine l’incontro con i vescovi cubani nella nunziatura. Il 28 marzo, ultimo giorno del viaggio, il Papa presiederà la Messa nella Piazza della Rivoluzione “José Marti” dell’Avana, quindi nel pomeriggio si trasferirà all’aeroporto per fare ritorno a Roma.

UN VIAGGIO DENSO DI SIGNIFICATO CHE SARA’ DA SEGUIRE!

10.
UN LIBRO SU UN PRETE GIOVANE
Coinvolge, fin dalle prime righe, ed è difficile sospendere la lettura. È una bella sorpresa letteraria il primo romanzo del comasco Silvio Bernasconi, "Il prete giovane". L'autore va dritto alla complessità della vita dalla prospettiva di uno speciale rapporto generazionale: quello tra un sacerdote a fine "carriera" e un vicario alla prima esperienza pastorale, seguiti nei dieci anni della loro collaborazione.
Siamo in un'epoca non così lontana, forse gli anni Settanta-Ottanta, il contesto è quello del lago. Di Como? L'autore guarda certamente al Lario (alcuni riferimenti farebbero pensare a Cernobbio), ma senza fornire dettagli toponomastici, facendone piuttosto emergere i tratti metaforici. In quelle acque avviene il primo contatto diretto con la morte da parte del prete giovane davanti al suicidio di una madre di famiglia.
Le robuste corde a cui sono assicurate le barche consentono invece al parroco un'acuta lezione sull'anima umana e la possibilità di recupero («non conta lo stato dell'acqua, ciò che conta è che le funi siano sane e non marce… Se l'anello si stacca dal muro o la fune si sfilaccia, la barca rischia di perdersi definitivamente»). L'incontro tra l'anziano e il vicario ragazzino si rivela da subito uno scontro. Quanto il primo appare antico nello stile pastorale, bizzarro e trasandato, tanto il secondo brilla per curiosità intellettuale, spendendosi specialmente per i giovani e non deroga all'esercizio della critica. Bernasconi ne tratteggia con maestrìa il reciproco cambiamento. L'anziano prete lascia affiorare dai caratteri bozzettistici un talento a leggere nell'animo umano («Ti sentivi a disagio camminando in un ambiente così, accanto ad un vecchio con la tonaca da prete e con due ciabatte comode da passeggio?») e una sincera autoanalisi. «Noi preti», dice, «a volte penso che assomigliamo in tutto agli uomini sposati… ciò che ci preme veramente è che le persone accanto siano a servizio», per poi concludere: «diamo lezioni agli altri e siamo i primi analfabeti dell'amore». L'evoluzione del giovane, la sua maturazione sacerdotale, con il riconoscimento dei propri limiti (la stanchezza nel confessionale), si misura con la routine pastorale del luogo. Si sorride quando, nel mese mariano di maggio, il vicario ha la sensazione che le prediche del vecchio prete contengano frecciate verso di lui. O quando il cane del collega arriva sul pulpito, lasciando senza parole il monsignore di passaggio, ma consegnando una lezione di vita («ha insegnato più cose lui di quello che il predicatore ha detto in tre prediche»).
Da ricordare anche l'evoluzione della sorella del parroco, che da serva ritrova la propria identità di donna, compreso il piacere di vedersi ringiovanire grazie a una permanente, oltre a far affiorare una delicata sensibilità di amica verso il prete giovane.

CONOSCO BENE L’AUTORE: E’ UN PRETE DELLA DIOCESI DI COMO CON APPENA QUALCHE ANNO IN PIU’ DI ME.

9.
NOVE FIGLI E UNA MOGLIE
Crescete e moltiplicatevi». C’è qualcuno, in Inghilterra, che ha preso maledettamente sul serio l’antica esortazione biblica. Si chiama Ian Hellyer e con sua moglie Margaret condivide la nobile impresa di tirar su la bellezza di nove figli. Del resto Hellyer è uno che di Sacre Scritture se ne intende: Ian, infatti, è un prete di Santa Romana Chiesa. Proprio così: genitore e sacerdote, ma senza scomuniche vaticane in vista. La storia è apparsa qualche giorno fa sul quotidiano inglese The Guardian. Attenzione, però, nella vicenda di padre Ian non c’è nessun corto-circuito teologico. Già, perché il papà 45enne fino all’anno scorso era un pastore anglicano. Poi, dopo un itinerario spirituale e un percorso di studi, si è convertito al cattolicesimo.
Padre Ian appartiene all’Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham in Inghilterra e Galles. Due anni fa, infatti, la Santa Sede ha istituito appunto gli Ordinariati: in pratica nuove organizzazioni, strutture canoniche che consentono agli anglicani “transfughi” verso la chiesa di Roma di mantenere alcune tradizioni liturgiche. Ma, soprattutto, l’Ordinariato prevede per gli ex pastori sposati uno speciale “permesso” che li autorizza a mantenere il vincolo coniugale. Ad oggi, secondo i dati raccolti da Vatican Insider dall’Ordinariato e dalla conferenza episcopale inglese, sono 57 gli ex pastori anglicani accolti dalla Chiesa cattolica. Quarantadue, fra di loro, sono sposati. Hellyer è uno di questi.

SONO CONTENTO DI QUESTO E VORREI CHE QUESTA FOSSE UNA BELLA TESTIMONIANZA CHE AIUTASSE I GERARCHI CATTOLICI A RICONSIDERARE IL PROBLEMA DEL CELIBATO

8.
PAGARE CON LA VITA PER IL VANGELO
Secondo i dati raccolti dall'agenzia, negli ultimi 12 mesi sono stati uccisi in totale 26 operatori pastorali, vale a dire uno in più rispetto al 2010. Si tratta di 18 sacerdoti, 4 religiose e 4 laici. Con 15 vittime - 13 sacerdoti e 2 laici - l'America si rivela per la terza volta consecutiva il continente più pericoloso, seguita dall'Africa, con 6 operatori pastorali uccisi (2 sacerdoti, 3 religiose e 1 laico). Al terzo posto c'è l'Asia con 4 morti (2 sacerdoti, 1 religiosa, 1 laico). A chiudere il triste elenco è l'Europa, con 1 sacerdote ucciso.
Essere operatore pastorale è un mestiere “a rischio” in due Paesi latinoamericani, Colombia e Messico. Nel primo Paese sono stati uccisi in modo violento nel 2011 ben 6 sacerdoti ed un laico. Quest'ultimo, Luis Eduardo Garcia, che era membro della Pastorale Sociale e leader del gruppo di Popayan, è stato rapito ed ucciso da guerriglieri nell'ottobre scorso. In Messico le vittime sono state 5, cioè 4 sacerdoti ed una laica, María Elizabeth Macías Castro. La donna trentanovenne, la quale lavorava per un giornale ed era membro del Movimento Laico Scalabriniano (MLS) di Nuevo Laredo, è stata sequestrata da un gruppo di narcotrafficanti e brutalmente uccisa. In un conflitto a fuoco tra militari ed un gruppo armato nello stato di Tamaulipas, ha trovato la morte anche uno dei quattro sacerdoti messicani uccisi, don Marco Antonio Duran Romero, 48 anni.
Anche l'India è un Paese pericoloso. Tre operatori pastorali sono hanno perso la vita in modo violento nel colosso asiatico. Si tratta di don G. Amalan, ucciso nella sua stanza da un giovane ladro, di suor Valsha John, anche lei uccisa nella sua casa, e del catechista ed attivista dei diritti umani Rabindra Parichha, sequestrato ed ucciso nello Stato dell'Orissa, noto per i frequenti e gravissimi episodi di violenza anticristiana.


7.
IL PROSSIMO CONCISTORO
Nell'anno che viene è previsto il quarto concistoro di Benedetto XVI, con la creazione di nuovi cardinali. E grazie a queste nuove immissioni il numero dei porporati votanti di nomina ratzingeriana supererà per la prima volta quelli di nomina wojtyliana nel collegio degli elettori del papa. La data sarà annunciata in gennaio. Finora Benedetto XVI ha creato 62 cardinali, 12 dei quali al momento di ricevere la porpora avevano già superato gli ottant'anni. Attualmente ne sono in vita 57 e quelli con diritto di voto sono 46, che diventeranno 45 il 13 gennaio prossimo, quando il cinese Joseph Zen supererà l’età che non consente più a un cardinale di partecipare a un conclave.
Attualmente i cardinali sono 192. Quelli con meno di ottanta anni ammontano a 109, che scenderanno a 107 il 19 febbraio (oltre a Zen, infatti, avrà compiuto 80 anni, il 6 gennaio, anche il portoghese José Saraiva Martins). Questo vuol dire che al prossimo concistoro i nuovi porporati saranno almeno 13, ma più probabilmente 15 e più, visto che nei mesi successivi del 2012 altri 11 porporati compiranno 80 anni.
Nel concistoro del 2010 metà dei posti cardinalizi venne assegnata ai dirigenti della curia e di altri uffici ecclesiastici romani che prevedono un porporato nell’incarico. Per il 2012 le nomine attese riguardano gli italiani Fernando Filoni (prefetto di Propaganda Fide), Domenico Calcagno (presidente dell’APSA), Giuseppe Versaldi (presidente della prefettura degli affari economici della Santa Sede) e Giuseppe Bertello (presidente del governatorato dello Stato della Città del Vaticano), il brasiliano João Braz de Aviz (prefetto della congregazione per i religiosi), lo statunitense Edwin F. O’Brien (pro-gran maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro) e lo spagnolo Santos Abril y Castello (arciprete della basilica papale di Santa Maria Maggiore). A questi potrebbero essere aggiunti Francesco Coccopalmerio (presidente del pontificio consiglio per i testi legislativi) e/o Rino Fisichella (presidente del neonato consiglio per la nuova evangelizzazione). Per quanto riguarda le diocesi tradizionalmente guidate da un cardinale, sembra che verrà rispettata la prassi che prevede di non crearne uno nuovo laddove sia presente un emerito che non ha ancora superato gli ottant’anni. Un'eccezione, se vi sarà, potrebbe essere fatta per Timothy Dolan, a New York, e per il domenicano Dominik Duka, a Praga, i cui emeriti compiranno 80 anni, rispettivamente, il 2 aprile e il 17 maggio prossimi. Nella lista dovrebbero entrare i nuovi arcivescovi di Berlino (Rainer Maria Woelki), di Toronto (Thomas C. Collins) e di Utrecht (Willem J. Eijk), il vescovo di Hong Kong (John Tong), nonché in Libano il nuovo patriarca maronita Bechara Rai e in India il nuovo arcivescovo maggiore dei siro-malabaresi George Alencherry. Più complessa la questione delle sedi vescovili il cui cardinale emerito non è andato in pensione ma è stato chiamato a un altro incarico nella curia romana. È il caso di Firenze, di Toledo e del Quebec, i cui "arcivescovi emeriti” (così definiti nell’Annuario pontificio) sono ora, rispettivamente, presidente del pontificio consiglio per la famiglia (Ennio Antonelli), prefetto della congregazione del culto divino (Antonio Cañizares) e prefetto del dicastero per i vescovi (Marc Ouellet). Nel 2010 la prassi di escludere la presenza in una medesima sede di due cardinali votanti venne applicata rigorosamente anche in simili casi. Per il 2012 non sarebbe stata presa ancora una decisione definitiva, anche se sembra prevalere l'idea di confermare questa applicazione rigida. Dovranno attendere un altro turno gli arcivescovi di Los Angeles, Filadelfia, Westminster, Malines-Bruxelles, Torino, Siviglia, Rio de Janeiro, São Salvador da Bahia, Santiago del Cile, Bogotà, Quito, Giakarta, Manila. Aldilà dei nomi prescelti, rimane il fatto che nel corso del 2012 – con il nuovo concistoro e con i 13 cardinali che supereranno gli 80 anni, due soli dei quali creati durante l’attuale pontificato (Zen e il filippino Gaudencio Rosales) – il collegio degli elettori del papa sarà per la prima volta composto da porporati in maggioranza creati da Benedetto XVI. Resta fermo, naturalmente, che papa Ratzinger potrà creare il 19 febbraio anche uno o più cardinali “ad honorem”, che cioè hanno già superato gli 80 anni.

6.
UN LIBRO DI LOMBATTI: IL VANGELO DEL SANTO GRAAL
Benché il cristianesimo si fosse allontanato dalla conoscenza segreta e dalle rivelazioni tipiche dello gnosticismo nei primi secoli, l’idea di un culto che, in qualche modo, avesse scalzato l’aspetto patriarcale del cristianesimo fu abbracciato dai sostenitori delle teorie del complotto. La questione del matrimonio di Gesù con la Maddalena, che avrebbe scosso le fondamenta della cristianità, ha sempre distratto il lettore da temi rilevanti come il ruolo della donna nella Chiesa. Sono in particolare gli scritti di San Paolo a ricordare importanti donne missionarie come Priscilla o i primi padri della Chiesa a citare le diaconesse, che presiedevano alcune nascenti comunità cristiane. Gli apostoli erano sposati e il Vangelo di Marco (1,30) parla della suocera di San Pietro. Racconta Clemente di Alessandria (150—215) in Stromata (III, 4) che il primo papa ebbe anche dei figli. La tradizione apocrifa avrebbe anche dato il nome ad una delle sue figlie: Petronilla. In 1 Corinzi (9,5), Paolo fa un parallelo citando la situazione degli apostoli e dei fratelli di Gesù che erano accompagnati da mogli credenti. Martin Lutero era convinto che il «fedele collaboratore» in Filippesi (4,3) fosse la moglie di San Paolo, un’idea questa già avuta da Eusebio nella Storia Ecclesiastica (III, 30). L’affermazione nella Prima Lettera a Timoteo (3,2-4) che un vescovo si deve sposare «una sola volta» dimostra come la prassi fosse proprio quella del matrimonio. Il canone 33 del Concilio di Elvira (ca. 306) dichiarava: «Vescovi, presbiteri, diaconi e altri con una posizione nel ministero si devono completamente astenere dai rapporti sessuali con le loro mogli e dalla procreazione di figli». Ciò significa, ovviamente, che era normale, almeno fino al IV secolo, avere preti e vescovi sposati. Lo stesso fu ribadito nel Concilio di Cartagine (ca. 390). L’imperatore Giustiniano I dichiarò «illegittimi» i figli di preti, diaconi e vescovi nel 595 a testimonianza di come, ancora nel VI secolo, gli uomini di chiesa fossero sposati. (p. 139)

5.
FORSE IN GENNAIO IL NUOVO PATRIARCA DI VENEZIA
POTREBBE essere nominato entro gennaio il nuovo patriarca di Venezia. La consultazione dei vescovi del Triveneto è ormai in dirittura d’arrivo e tra qualche settimana la terna dei candidati arriverà sul tavolo della Congregazione per i vescovi.
A spiegare la lentezza della procedura concorre anche la decisione del pontefice di prendersi tutto il tempo necessario per scegliere il vertice di uno dei cinque patriarcati cattolici in Occidente. Venezia non è una nomina come le altre: è tradizionalmente sede cardinalizia e nel XX secolo è stata diocesi di provenienza di ben tre pontefici (Giuseppe Sarto, Angelo Roncalli e Albino Luciani). Girano voci su: l'attuale vescovo di Trieste, Gianpaolo Crepaldi, 64 anni; il nunzio apostolico in Venezuela, Pietro Parolin, classe 1955; il vescovo di La Spezia, Francesco Muraglia, genovese (58 anni); il vescovo di Piacenza, Gianni Ambrosio (68) e monsignor Francesco Lambiasi, nato nel 1947 e vescovo di Rimini.


4.
PRETE MUORE D’INFARTO…IN MODO STRANO
La storia ai limiti dell'estremo è stata pubblicata da quotidiano Bild. Il 48enne prete Gerald Pointer è stato trovato morto in una stalla a Seattle. I medici hanno dovuto constatare che il religioso è morto per aver riportato lesioni all'intestino crasso, lesioni causate da un rapporto sessuale avuto con uno stallone.
La conferma è arrivata dal camionista James Tait, 54enne, che ha filmato l'amplesso.
Il prete frequentava spesso la stalla e ogni volta si faceva filmare, secondo le dichiarazioni del camionista.
James Tait ora dovrà pagare una multa di 5.000 dollari per mancato soccorso, l’unico reato contestabile.
Il sesso con animali nello Stato Federale di Washington non è proibito. La grottesca storia sta rapidamente facendo il giro del mondo.

NON SI POTRA’ CERTO SCRIVERE SULLA SUA LAPIDE “DALLA STALLA ALLE STELLE”.

3.
NUOVO VESCOVO PER GLI ANGLICANI CATTOLICI
Il primo ordinariato negli Stati Uniti per gli anglicani divenuti cattolici è stato eretto dal Vaticano. La Congregazione per la Dottrina della Fede, a norma della Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus, ha infatti eretto l'Ordinariato Personale di The Chair of Saint Peter nel territorio della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d'America. Un centinaio di pastori e 2.000 fedeli ex anglicani potrebbero essere i primi membri a essere accolti nell’Ordinariato, in base alla costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, appositamente predisposto per gli ex anglicani che vogliono entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica. Nel primo giorno del 2012 il Papa ha nominato primo ordinario il reverendo Jeffrey Steenson. Già vescovo episcopaliano, il reverendo Steenson ha 59 anni, è sposato e ha tre figli. Nel 2009 è stato ordinato sacerdote cattolico. Padre Jeffrey Steenson è stato determinante nei mesi scorsi nell’impostazione del programma che si è tenuto presso il Saint Mary’s Seminary di Huston per il clero anglicano che intenda diventare cattolico. Una formazione di nove mesi concentrata sulle “aree delle storiche divergenze teologiche" tra la Chiesa cattolica e quella anglicana.



2.
IL VESCOVO DI RIETI NON VUOLE IL PRESEPE
Nella cattedrale di Rieti quest’anno il presepe non s’è approntato. Il vescovo ha comandato di evitare la preparazione del presepe motivando ragioni di austerità.

AL DI LA’ DELLE CRITICHE ABBASTANZA POLEMICHE APPARSE SU MOLTI GIORNALI, MI PARE CHE IL PRESEPE SIA UN GESTO DI TRADIZIONE NATALIZIA CHE POSSA AIUTARE A COGLIERE MEGLIO QUESTA PARTE DI MISTERO DELLA REDENZIONE.

1.
E’ MORTO DON VERZE’
Il 31 dicembre dello scorso anno, stroncato da infarto cardiaco, è morto don Luigi Verzè, fondatore dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Aveva 91 anni.

LE CRONACHE E GLI OPINIONISTI SI SONO SPRECATI A COMMENTARE IL FATTO. DON LUIGI NON SEMBRAVA PARTICOLARMENTE PROVATO O, SE LO E’ STATO, SICURAMENTE NON L’HA FATTO INTENDERE. PER SINGOLARE COINCIDENZA PROPRIO IL 31 DICEMBRE 2011 SCADEVANO I TERMINI PER LA PRESENTAZIONE DI OFFERTE PER L’ACQUISIZIONE DEL SAN RAFFAELE CHE, CON UN DEBITO DI OLTRE 1 MILIARDO E MEZZO DI EURO, ERA ALLA BANCAROTTA CHE SI IPOTIZZA ADDIRITTURA FRAUDOLENTA.
DON LUIGI HA RAGGIUNTO LA CASA DEL PADRE E SARA’ IL PADRE A GIUDICARLO COME HA GIA’ FATTO CON IL SUO COLLABORATORE PRINCIPALE CHE NEL LUGLIO DEL 2011 SI E’ TOLTO LA VITA. LA VITA DI DON VERZE’ E’ STATA RICCA DI LUCI E DI OMBRE. INDUBBIAMENTE HA FATTO DEL BENE CREANDO UNA SERIE DI ATTIVITA’ MIRANTI ALLA SALUTE UMANA, MA NON SEMPRE TUTTO E’ STATO CHIARO E NON SEMPRE TUTTO E’ STATO FATTO NELLO SPIRITO DELLA CARITA’ EVANGELICA PIU’ PURA.
DICEMBRE 2011

IL FATTO DEL MESE

I PRETI E LE SUORE SPOSATE?
LEBBROSI!LEBBROSI! LEBBROSI!

Il quotidiano di Como "La Provincia", riporta il seguente articolo.

"Una nuova figura si prepara nella Chiesa comense: il "ministro della Parola".
La delinea il vescovo nel piano pastorale stilato per il prossimo biennio: «Non ci sfugge la necessità e il compito di preparare idonei ministri della Parola - scrive monsignor Diego Coletti - per la celebrazione della Parola di Dio nelle comunità in cui non si riesce più a celebrare la Messa di ogni giorno feriale; o addirittura non è possibile garantire sempre il sacrificio eucaristico nei giorni di precetto festivo» e ricorda che il Papa chiama queste comunità «assemblee domenicali in attesa di sacerdoti».
In pratica, un diacono o un laico, catechista, lettore, salmista, condurrà le preghiere e le letture delle Sacre Scritture, Epistola e Vangelo, e le commenterà. Non potrà certo consacrare il pane e il vino, poiché solo un sacerdote può farlo, ma il "ministro dell'Eucaristia", figure laiche già presenti nella nostra Diocesi, potrà poi distribuire la Comunione.
Il ministero della Parola è un'esperienza già in corso, per esempio, nella vicina Svizzera, in certi villaggi dove il sacerdote arriva a celebrare la Messa due volte al mese; da noi, la preparazione passa dalla Scuola diocesana di teologia e dai vicariati, le nuove zone pastorali omogenee in cui è stata suddivisa la diocesi, per una miglior collaborazione tra le parrocchie e per azioni comuni, in raccordo con le associazioni. Ma il vescovo, nel piano pastorale, afferma che tutti i cristiani devono diventare «esperti del primo annuncio», cioè portare la Parola di Dio a tutti, «a chi è in ricerca, a chi è cresciuto fino ad una certa età frequentando la catechesi e i sacramenti e poi ha lasciato la vita della Chiesa» e perfino ai lontani. E dove la porta? «Nelle chiese e nelle case - esemplifica Coletti - nei luoghi di divertimento e di lavoro» e «nelle situazioni che toccano il cuore dell'esistenza quotidiana: la nascita di un figlio, una decisione importante, l'incontro con la morte di una persona cara, la scelta di vivere insieme, la fragilità, la sofferenza, la povertà».

Sono sobbalzato.
Ma come? Adesso c'è il ministero della Parola affidato ai laici che appositamente si preparano frequentando una scuola creata ad hoc e a nessuno è venuto in mente di interpellare, per una disponibilità in proposito, preti o suore che hanno lasciato il ministero attivo e si sono sposati?
Ma come? Ci sono risorse sparse su tutto il territorio nazionale che potrebbero essere disponibili e sono volutamente e bellamente ignorate?
Non solo.
Nel rescritto di dispensa dagli oneri sacerdotali che RIDUCE (questo, detto per inciso, è il concetto che la gerarchia cattolica ha dei laici: sono SOTTO il clero: infatti il clero è ridotto allo stato laicale) i preti allo stato laicale vieta tassativamente a codesti soggetti di insegnare in ambienti religiosi cattolici e di predicare, assolvere e celebrare ad eccezione dei casi previsti dal C.I.C. e poi si cooptano laici per predicare e presidere la liturgia della Parola?
Siamo alla confusione totale.
I preti cattolici che lasciano il ministero per contrarre matrimonio sono diventati i paria della situazione. In questa "societas perfecta christianorum" che si arroga il diritto di chiamarsi chiesa (ecclesìa, assemblea universale) e perdipiù cattolica (catholikòs, universale) per fare numero si cooptano soldati dal clero sposato anglicano, si delegano laici a celebrare la liturgia della Parola con distribuzione dell'Eucaristia, ma si continua a sputare (sì, a sputare!) addosso a chi ha scelto (o anche è stato costretto) a lasciare il ministero attivo per amore, contraendo matrimonio.
Questa società perfetta dei cristiani anzitutto non è società nel vero senso etimologico, di perfetto ha poco o nulla e di cristiano nulla del tutto.
Il motivo?
E' sessuofaba e sessuofaga.
Sessuofaba perchè come un prete ritiene di poter vivere la propria testimonianza di annunciatore della Parola e di Vita accanto ad una donna con cui intende percorrere la vita che Dio ha donato ad entrambi, viene ostracizzato perchè si è lasciato prendere da quella cosa sporca che è il sesso.
Sessuofaga perchè nel silenzio delle sacrestie e nelle tenebre del nascondimento e dell'anonimato dà libero sfogo agli istinti sessuali stuprando innocenti e coinvolgendo in sordide storie donne che poi si trovano a vivere momenti di vita drammaticamente dolorosi.
Non conosco il percorso compiuto dal vescovo di Como Mons. Coletti per arrivare a questa decisione. Può darsi che abbia interpellato sacerdoti sposati in diocesi (ce ne sono!). Io so di non essere stato nè coinvolto, nè interpellato in proposito. Al di là della risposta che io o molti di noi avrei o avremmo potuto dare, sarebbe stato un gesto lodevole di un pastore che conosce ed ama il suo gregge.
Vogliamo la prova che per molti pastori (intesi come vescovi) il ruolo è solo carrieristico e per nulla di servizio?
Eccola!
Gente così continua ad allungare le proprie filatterie e ad amare i primi seggi (anzi il primo seggio!) nelle sinagoghe (o nelle cattedrali, fa lo stesso) ed i saluti nelle piazze. Gente così ama comparire in vesti filettate a tagli di nastri e sedersi a tavola nei Rotary e nei Lions. Il resto... cioè la condivisione della vera vita del pastore che è quella di stare con TUTTO il gregge...il resto...questo resto a loro non importa un bel nulla!

18.
POLITI E LA CRISI DI QUESTO PAPATO

È difficile, forse impossibile, guardare e immaginare il futuro per la Chiesa cattolica quando le preoccupazione prevalenti sono la difesa e la conservazione dell’esistente. Anzi, in questo caso, l’esito non è nemmeno la conservazione e l’immobilismo, ma la restaurazione e un «ritorno al passato» dettato dalla paura che genera un inevitabile riflesso identitario. È la chiave di lettura con cui Marco Politi – vaticanista del Fatto quotidiano, dopo un ventennio trascorso alla Repubblica – interpreta i primi 6 anni e mezzo di pontificato di Benedetto XVI nel suo saggio Joseph Ratzinger. Crisi di un papato, appena pubblicato da Laterza (pp. 328, euro 18, acquistabile anche presso Adista: tel. 066868692, e-mail: abbonamenti@adista.it). Volume documentato e puntuale, ma non per questo di lettura difficile o noiosa, che ricostruisce le tappe del “regno” di Benedetto XVI, dal Conclave che lo ha eletto papa nell’aprile 2005 fino agli ultimissimi atti.

17.
GLI ITALIANI DISAFFEZIONATI VERSO LA CHIESA
Strumento sempre più utile (ma ancora in gran parte ignorato dai grandi organi di informazione) per monitorare e misurare il grado di adesione della popolazione italiana alla Chiesa cattolica ed alle pratiche religiose, il Rapporto annuale sulla Secolarizzazione in Italia, presentato a Roma lo scorso 12 dicembre presso la Facoltà Valdese di Teologia, è giunto quest’anno alla sua settima edizione. Curato dalla Fondazione Critica Liberale e dalla Cgil-Nuovi Diritti, il Rapporto di quest’anno è stato accompagnato da altri due fascicoli, che ne rendono più completa e chiara la panoramica su Chiesa e società. Il primo è un ampio dossier (alla sua prima edizione) sulla presenza delle Chiese nei media televisivi, attraverso i talk show, le fiction (come “Don Matteo”), le cerimonie religiose trasmesse in tv. Il secondo è un dossier (giunto alla seconda edizione) sui tempi di notizia e di parola di Benedetto XVI e dei soggetti confessionali, che riguarda gli anni che vanno dal 2008 al primo trimestre del 2011. La lettura complessiva dei dati (riferibili ormai a ben 19 anni) porta sempre alle stesse conclusioni, ogni anno semmai più evidenti a causa della mole e della ampiezza dei dati a disposizione che indicano un trend che non accenna a modificarsi: gli Italiani mostrano una crescente disaffezione rispetto alla Chiesa, alle sue pratiche, ai suoi dettami ed evidenziano contestualmente una crescente autonomia rispetto alle indicazioni e alle direttive (morali, di costume, politiche) provenienti dalle gerarchie cattoliche. Una realtà che il mondo politico, sempre più attento a mantenere stretti rapporti con le istituzioni religiose, stenta a comprendere. Ma che la Chiesa cattolica ha chiara ormai da anni ed a cui ha cercato di porre rimedio da una parte attraverso una presenza organizzativa che riesce ad essere ancora molto forte e capillare nel Paese; dall’altra, considerando ormai l’Italia (e più in generale l’Europa tutta) “terra di missione”, tanto da aver dedicato un dicastero pontificio alla “rievangelizzazione dell’Occidente”; infine, cercando di essere presente in maniera massiccia nei media ed in tutti i luoghi dove si forma e l’opinione pubblica e il senso comune.

I DATI DELL'OSSERVATORIO VANNO TENUTI IN CONSIDERAZIONE ANCHE SE OCCORRE PRECISARE CHE LA DISAFFEZIONE E' RIVOLTA ALL'ISTITUZIONE ECCLESIALE E NON AL MESSAGGIO EVANGELICO CHE CONTINUA AD ATTIRARE PERSONE DI OGNI ETA' E DI OGNI CULTURA.
16.
MORTO IL CARD. FOLLEY

Si sono svolti ieri a Filadelfia, negli Stati Uniti, i funerali del cardinale John Patrick Foley, spentosi l’11 dicembre scorso all’età di 76 anni in seguito alla leucemia. Le esequie sono state presiedute dall’arcivescovo di New York, Timothy Dolan, nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo. Il cardinale Foley, che aveva lasciato lo scorso agosto l’incarico di Gran maestro dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, per tanti anni è stato presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.

15.
LE COMUNITA' DI BASE

Una forte autocritica per uscire veramente dal "berlusconismo" e un passo indietro delle gerarchie: per “Noi Siamo Chiesa” queste sono le precondizioni per un nuovo apporto di valori evangelici alla società italiana Il cambiamento, prevedibile ma repentino della situazione politica, ha posto il problema di un nuovo possibile ruolo dei cattolici e di cattolici in politica. Se ne sta discutendo molto e questo è un bene, dopo anni in cui, conclusasi finalmente l’unità politica nella Democrazia Cristiana, un esasperato bipolarismo e un protagonismo politico indebito della Conferenza episcopale nei confronti delle istituzioni e della società, hanno messo ai margini la questione.”Noi Siamo Chiesa” (NSC) si ritiene partecipe da sempre di questa problematica che, nel nostro paese, è fortemente intrecciata con quella stessa della riforma della Chiesa nella linea del Concilio Vaticano II, che di questo nostro movimento ecclesiale è la stella polare. Il punto di vista di base di NSC è semplice: “il fine di ogni credente e della comunità cui appartiene, la Chiesa, deve essere sempre quello della testimonianza del Vangelo, nella vita di fede e nella pratica di vita, per farlo conoscere agli altri coi fatti e in ogni forma, nel pieno rispetto delle altrui coscienze e di ogni altro credo religioso”.Convinzione del movimento è che “almeno in questo momento storico e nel nostro paese, le gerarchie ecclesiastiche, salvo qualche rara eccezione, nel rapporto con la politica e con le istituzioni, hanno fornito una controtestimonianza. Troppo spesso il Vangelo di Gesù è conosciuto attraverso il filtro oscurante di interventi e di politiche che appaiono troppo mondane e poco evangeliche, anche se sono coperte da tante parole”.


14.
UNA DONNA QUASI AL VERTICE DELLA CHIESA SUDAFRICANA
Una nomina signirficativa per la chiesa africana è stata ufficializzata dal presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Johannesburg, Buti Tlhagale, lo riferiscono le agenzie MissiONline e CISA News. Da marzo l’assemblea episcopale dei vescovi cattolici del Paese, che ha sede a Pretoria, avrà un nuovo segretario generale. Suor Hermenegild Makoro, che negli ultimi sei anni ha lavorato come segretario associato, diventerà segretaria generale della SACBC, il l coordinamento ecclesia Southern African Catholic Bishops' Conference (Sudafrica, Swaziland e Bostwana). Nata il 7 dicembre del 1951 a Koeqana, località rurale nel distretto di Mount Fletcher nella provincia del Capo Orientale, suor Makoro è la seconda di quattro figli. Cresciuta in una famiglia cattolica praticante, ha frequentato corsi per il catechismo nella parrocchia di Mariazell, prima di entrare a far parte delle Sorelle Missionarie del Preziosissimo Sangue nei primi anni Settanta. La sua prima professione religiosa risale al 1976.

12.
ANCORA SOLLECITAZIONI ALLA RIFORMA ECCLESIALE

Notizia inviatami dall'amica Patrizia Vita che la trae da Adista.

Un vento di contestazione soffia sulla Chiesa cattolica in Europa. Dall’Austria al Belgio, si va allargando la schiera di sacerdoti e laici che chiedono a Roma riforme sostanziali, per consentire la sopravvivenza di comunità ormai prive di pastori a causa del calo delle vocazioni e dell’invecchiamento dei preti.
Mentre in Austria l’appello alla disobbedienza continua a raccogliere adesioni, in Belgio alcuni preti e laici fiamminghi hanno sottoscritto un documento, I credenti si fanno sentire, nel quale si chiede che in assenza dei preti i laici possano guidare le parrocchie, distribuire la comunione e predicare, che si pensi seriamente di ammettere al ministero sacerdotale uomini sposati e donne e che i divorziati risposati possano accostarsi alla comunione.
I promotori tengono a sottolineare di non sentirsi contestatori, ma credenti a pieno titolo, che vogliono rivitalizzare le comunità in presenza di un immobilismo romano che non vuole prendere atto della realtà.
La Chiesa belga, sconvolta dallo scandalo degli abusi sessuali, è ormai in stato comatoso. Il quadro delineato dai promotori del manifesto è sconfortante: «Parrocchie senza prete, eucaristia a ore assurde, liturgie senza comunione: ciò non deve accadere». «Che cosa ritarda la necessaria riforma della Chiesa? Noi, credenti fiamminghi, chiediamo ai nostri vescovi di superare lo stallo in cui siamo bloccati. Abbiamo bisogno della parola di Dio!».
Intanto in Austria il parroco di Probstdorf Helmut Sculler, già vicario generale dell’arcidiocesi di Vienna e principale rappresentante della Pfarrer Initiative che nei mesi scorsi ha invitato alla disobbedienza nei confronti di Roma, annuncia una nuova offensiva per i primi mesi del 2012. «Chiediamo anche una discussione tra il popolo della Chiesa e i vescovi, i quali non possono comportarsi come se fossero chiamati solo ad applicare ordini. I nostri vescovi non sfruttano fino in fondo le loro possibilità».
Secondo un sondaggio, l’ottanta per cento dei preti in Austria chiede la fine del celibato obbligatorio. Non perché si pensi che soltanto in questo modo si possa risolvere il problema della mancanza di vocazioni, ma per «portare maggiore esperienza nella vita pastorale» senza nulla togliere a chi vuole scegliere la via celibataria.
La Pfarrer Initiative, che ha ricevuto di recente il premio della Fondazione svizzera Herbert Haag per la libertà nella Chiesa, ha stabilito inoltre un contatto con l’Acp, l’Association of catholic priests fondata a Dublino con lo scopo di sottoporre a verifica la dottrina della Chiesa sulla sessualità, nuovi modi di scegliere i vescovi e la possibilità di conferire l’ordinazione a uomini sposati e a donne. Negli ultimi trent’anni, sostengono i membri dell’Acp, la Chiesa istituzionale in Irlanda si è ritirata in un ghetto per difendere strutture superate.
Di recente le inquietudini della Chiesa austriaca sono emerse anche da una ricerca di due teologi, Paul Zulehner e Petra Steinmair-Poesel, che su incarico della rivista Welt der Frau, Mondo delle donne, hanno dimostrato come larga parte delle donne cattoliche si senta trattata ingiustamente dalla Chiesa. Pur essendo in maggioranza nel lavoro svolto in parrocchie e comunità, difficilmente occupano posti di responsabilità e raramente hanno la possibilità dei decidere. Dalla ricerca risulta poi che dalla Chiesa si stanno allontanando sempre di più le donne istruite.

13.
TEOLOGI PROMOSSI
È uscito quest'anno in Italia un libro sulla teologia del Novecento scritto da un teologo protestante, il valdese Fulvio Ferrario, che colpisce non solo per la rara chiarezza e ricchezza dell'esposizione e per l'efficacia narrativa, ma anche per il rilievo dato ad alcuni grandi teologi che sono, tra i non cattolici, proprio i più vicini alla visione e alla sensibilità dell'attuale papa, lui stesso teologo.
Il primo è Oscar Cullmann (1902-1999), nato a Strasburgo, vissuto a Basilea e ospite a Roma, negli anni del Concilio Vaticano II, della stessa facoltà teologica valdese nella quale Ferrario insegna.
Un secondo grande teologo messo in primissimo piano da Ferrario è il tedesco Wolfhart Pannenberg, luterano, 83 anni In lui il nesso tra teologia e filosofia è strettissimo. Il Cristo crocifisso e risorto è l'evento capitale – raggiungibile anche dalla scienza storica – che consente di afferrare il senso della storia universale dell'uomo e del mondo. La rivelazione di Dio è storia; e lo smarrimento di questo orizzonte è la radice della crisi della cultura contemporanea. "È abbastanza facile notare – scrive Ferrario – le obiettive convergenze di questa impostazione con molte tesi del magistero cattolico romano".
Una terza personalità messa in forte rilievo da Ferrario nel capitolo dedicato alla teologia delle Chiese ortodosse è Ioannis Zizioulas, metropolita di Pergamo. Zizioulas è il vescovo-teologo più autorevole del patriarcato ecumenico di Costantinopoli ed è amico di lunga data di Joseph Ratzinger. "Egli sviluppa – scrive Ferrario – l'idea della Chiesa come comunità che scaturisce dall'eucaristia. E in quanto tale essa è, non in senso teorico ma altamente realistico, corpo terreno del Risorto e partecipazione alla vita trinitaria".Non meraviglia, quindi, che "l'ecclesiologia eucaristica di Ioannis di Pergamo è assai utilizzata e apprezzata in ambito ecumenico. Essa è infatti molto organicamente, ed elegantemente, legata all'insieme della visione teologica e permette una comprensione della Chiesa in chiave anzitutto mistico-sacramentale, contro una deriva giuridica della quale, a volte, gli stessi cattolici romani evidenziano almeno alcuni limiti". Una comprensione della Chiesa alla quale, riconosce Ferrario, "la mentalità protestante reagisce per contro in modo ambivalente".

NO COMMENT.

12.
MILINGO DESTITUITO IN TOTO.
La lunga storia di Milingo, ex arci-vescovo di Lusaka, famoso per i suoi esorcismi, per l'improvvisa rottura del celibato e il matrimonio celebrato nel 2001 con la coreana Maria Sung, l'adesione al movimento a sostegno dei preti sposati e infine con la scomunica da parte della Santa Sede, arrivata per aver continuato ad ordinare dei vescovi, pur senza il mandato ufficiale della Chiesa, si conclude oggi con un distacco definitivo e la riduzione allo stato laicale da parte del Papa. Dopo le ripetute fughe, i suoi vari ritorni e pentimenti, le disobbedienze ai precetti previsti dalla religione cattolica, Milingo oggi è un uomo sposato qualunque che non può più rappresentare la Chiesa. Già nel 2007 gli era stato ritirato il passaporto della Città del Vaticano, che gli consentiva di mantenere lo status di diplomatico della Santa Sede. Oggi Benedetto XVI ha messo la parola fine a questa complicata vicenda.

HO RIPRESO LA NOTIZIA DA UN SITO, MA NON CAPISCO IL TENORE: MILINGO FU GIA' SCOMUNICATO A SUO TEMPO. OLTRE A QUESTO LA CHIESA GERARCHICA NON PUO' ANDARE.

11.
NUOVO SITO DELL'ASSOCIAZIONE DI MILINGO

E' aperto un nuovo blog: sacerdotisposatioraitali.myblog.it. E' il nuovo modo di essere presente in rete da parte dell'associziano fondata da mons. Milingo.

10.
IL VESCOVO EFFETTIVO DI COIRA
Il vescovo di Coira Vitus Huonder non le manda certo a dire: in un'intervista alla "NNZ am Sonntag", il prelato respinge l'idea che anche le coppie omosessuali possano adottare bambini e critica l'invadenza dello Stato nella sfera educativa dei genitori in particolare per quanto riguarda l'educazione sessuale. A tale riguardo, secondo Huonder i genitori dovrebbero poter dispensare i propri figli da simili lezioni. Stando al vescovo, la decisione della commissione giuridica degli Stati di permettere agli omosessuali l'adozione non è che la logica conseguenza della "tattica dei piccoli passi" inaugurata quando si discusse la legge sul partenariato registrato, dalla quale venne esclusa una simile possibilità. Il fatto poi che diversi bambini crescano in famiglie omosessuali non significa a suo avviso che tale situazione sia eticamente accettabile. Per Huonder, ogni bambino ha diritto a una padre e una madre, diritto che gli viene precluso se vive con persone del medesimo sesso. Inoltre, la presenza di un uomo e di una donna permette ai piccoli di sviluppare una "sicura identità sessuale".
In merito all'educazione sessuale nelle scuole dell'obbligo, Huonder ha indicato al settimanale di non avere nulla da eccepire se tale insegnamento si limita agli aspetti tecnici, per esempio che cosa è l'Aids e come di trasmette. Non accettabile, a suo avviso, è invece quando tale insegnamento invade o collide con le convinzioni religiose dei genitori.
È il caso, per esempio, di quando si consiglia ai giovani l'uso del preservativo.

FORSE LA PENSA DIVERSAMENTE DAL VESCOVO EMERITO DI IVREA.
9.
IL VESCOVO EMERITO DI IVREA

Luigi Bettazzi è il vescovo emerito di Ivrea, ha 88 anni e si dimostra più moderno e contemporaneo di tantissime altre figure religiose più giovani. Ecco cosa ha dichiarato, in un’intervista a Radio2 nel programma “Un giorno da pecora”. A partire dai diritti:"Credo che su un piano laico bisognerebbe riconoscere i diritti, sapendo distinguere ciò che è convinzione religiosa e ciò che non lo è. I matrimoni vanno distinti: non ha senso dire “matrimonio gay”. Ma alle coppie dovrebbe essere riconosciuto il diritto di stare insieme. Per esempio: se uno dei due muore, che l’altro possa avere diritto all’eredità o a stare nella stessa casa. Cosa c’è di male?”
I Dico non erano per nulla condannabili e benedirebbe due gay:
“I Dico come erano stati presentati erano accettabili. Dopotutto anche i conventi religiosi sono abitati da tutte persone dello stesso sesso […] Non sposerei due gay, potrei al massimo dargli una benedizione […] La CEI andrebbe svecchiata almeno di spirito…”

E' RIMASTO SOLO LUI A PENSARE QUESTE COSE COME VESCOVO?

8.
ACCUSATO EX ARCIVESCOVO DI DUBLINO
L'ex arcivescovo di Dublino John Charles McQuaid, e stato accusato di abusi sessuali su bambini, riporta oggi il quotidiano Irish Times. McQuaid e' considerato il prelato cattolico pu' importante nella recente storia irlandese.
Due accuse specifiche e una piu' generica ''preoccupazione'' sono state riferite alla Murphy Commission, un'inchiesta sponsorizzata dal governo irlandese sui casi di pedofilia da parte del clero in Irlanda.
L'arcivescovo e' morto nel 1973. La commissione ha fatto rapporto nel 2009, ed e' stata molto critica dell'arcivescovo affermando che ''non aveva alcuna preoccupazione per il bene dei bambini'', ma le ultime accuse, a causa di un ''errore umano'', sono emerse solo ora. Le accuse non nominano l'alto prelato ma l'Irish Times e' ''sicuro'' che si tratti di lui.
McQuaid non divenne mai cardinale ma il suo potere era immenso dalla consacrazione nel 1940 come arcivescovo di Dublino al ritiro un anno prima di morire.


7.
LETTERA IN VATICANO SUL CELIBATO
Un gruppo di donne italiane che affermano di aver avuto relazioni con i funzionari della Chiesa cattolica ha inviato una lettera aperta a Papa Benedetto XVI chiede la fine del celibato sacerdotale. Un prete "ha bisogno di vivere con gli altri esseri umani, i sentimenti di esperienza, amare ed essere amati", dice la lettera, secondo The Guardian. La lettera respinge celibato sacerdotale come una legge "man-made" che dovrebbe essere adattato ai tempi moderni. La lettera è stata approvata da una dozzina di donne, ma solo tre effettivamente attaccato il loro nome ad esso. Una di queste donne è stata Stefania Salomone, il quale afferma di aver avuto cinque anni di relazione con un sacerdote, secondo la CNN. Il rapporto era platonico e le due non fanno sesso. La coppia era in amore, ma quando il prete ha ammesso il suo amore, ha concluso il rapporto, secondo Salomone. E 'stato molto doloroso per essere "mettere da parte a causa di un senso di vergogna" sentito dal sacerdote, Salomone ha detto alla CNN. Salomone dice che sa 40 donne che sono impegnati nei rapporti con i sacerdoti, che vanno dai rapporti sessuali di "amici speciali".La lettera di supplica per la comprensione per le donne che "vivere in segreto quei pochi momenti il prete riesce a concedere [ci] e l'esperienza su base giornaliera i dubbi, le paure e le insicurezze dei nostri uomini," The Guardian. Un portavoce del Vaticano, Federico Lombardi, non ha voluto commentare .

GIA'. COSA AVREBBE POTUTO DIRE? IL MIGLIOR COMMENTO SAREBBE CHE CHI DI DOVERE PRENDESSE IN CONSIDERAZIONE LA COSA ED INVITASSE QUELLE DONNE - IN FORMA RISERVATA - AD UN CONFRONTO.

6.
CINA:ORDINATO VESCOVO PRESENTE VESCOVO SCOMUNICATO
Mons. Peter Luo Xuegang è stato ordinato vescovo coadiutore della diocesi Yibin nel sud ovest della provincia di Sichuan oggi. Il papa ha approvato la sua ordinazione. Tuttavia, il vescovo scomunicato Paolo Lei Shiyin ha partecipato alla cerimonia andando contro la volontà espressa della Santa Sede, Mons. Luo, 47 anni, è il terzo vescovo ordinato con l'approvazione papale. Nel mese di giugno e luglio, due ordinazioni sono state effettuate senza mandato pontificio, provocando le ire del Vaticano.

5.
ESSERE LAICI VA BENE, MA LAICISTI...
I vescovi se vorranno da ora in poi potranno recarsi in visita pastorale nelle scuole pubbliche senza avere il timore di essere denunciati da qualche genitore anticlericale. Proprio come è successo alcuni anni fa al vescovo di Grosseto, monsignor Franco Agostinelli che dopo aver salutato i bambini e le maestre della scuola elementare statale del terzo circolo didattico della sua città, si è visto al centro di un caso giudiziario nazionale destinato a fare giurisprudenza. A stabilire che le visite pastorali negli istituti pubblici sono legittime è stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che attraverso un decreto ha rigettato il ricorso straordinario presentato dal padre di un alunno.

SIAMO ALLA FOLLIA.

4.
BRUNO FORTE SUGLI IMMIGRATI

Monsignor Forte si schiera con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che pochi giorni fa ha proposto la cittadinanza per gli immigrati di seconda generazione. «L'Italia», dice il presule «era un Paese di migranti e nei miei viaggi all' estero incontro spesso le comunità italiane. Oggi c'è un rovescio della medaglia, ma chi guarda allo straniero come a una minaccia, o è cieco o è in malafede».

IL VESCOVO STA CON IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.
3.
FINTO VESCOVO BLOCCATO IN VATICANO
-Appartiene con ogni probabilità a una piccola setta "ortodossa-cattolica" un altoatesino di 40 anni, bloccato in Vaticano, dove si era presentato travestito da vescovo. S.R. sostiene di essere stato consacrato prete nel 1998 e di essere stato nominato vescovo in Liguria nel 2010. Ha poi spiegato di essersi pentito, avendo esagerato con il travestimento."Se mi fossi vestito da semplice prete non sarebbe successo nulla".Pare che l'abito sia stato acquistato poco prima in un negozio della zona

2.
SGARBI CONTRO VESCOVO
Beni confiscati alla mafia, è botta e risposta tra il sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, e il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. La scorsa settimana l'Agenzia nazionale per i confiscati alla criminalità organizzata ha revocato il trasferimento al Comune di Salemi di alcuni lotti di terreno e fabbricati confiscati al boss Salvatore Miceli e alla moglie Veronica Dudzinski. Il Comune non era riuscito ad affidarlo in gestione. Sgarbi, plaudendo all'iniziativa dell'Agenzia di assumersi direttamente l'impegno di assegnare i terreni confiscati a chi sia in grado di occuparsene, aveva auspicato «che non si ripetesse l'esperienza di affidamenti di comodo ad associazioni religiose che accumulano senza alcun esito attivo e produttivo». A queste affermazioni aveva replicato Mogavero accusando Sgarbi di gettare discredito nei confronti di associazioni ecclesiastiche.
E Sgarbi «Le parole con cui lei ha risposto alle mie affermazioni e alla mia piena soddisfazione che la futura assegnazione dei terreni sia stabilita direttamente dall'Agenzia, riproducono luoghi comuni nei quali si accomodano giornalisti conformisti e diffamatori. Ho individuato in Slow Food, l'istituzione più adatta alla gestione, ma, nonostante la lunga trattativa, non c'è stata la disponibilità se non molto remota e condizionata a una dotazione di 50 mila euro che il Comune non aveva. Se anche al vescovo di Mazara del Vallo piace giocare a guardia e ladri», aggiunge, «lo lascerò nella sua convinzione e lo affiancherò a quelle autorità, dal prefetto al questore, ai magistrati, al maresciallo dei carabinieri che hanno fatto un'opera di falsificazione della verità che io non sono disposto ad accettare».

1.
BEGHE FRA PRETI

Due preti, l'uno contro l'altro in tribunale. Come testimone, arriva il vescovo. Monsignor Marcello Semeraro, ex vescovo di Oria, oggi a capo della diocesi di Albano è comparso nell'aula del tribunale di Francavilla Fontana, paese natale dei contendenti per dire la sua sulla disputa che vede imputato per calunnia don Franco Galiano, capo della fondazione dedicata al beato Bartolo Longo, "colpevole" di aver dato del bugiardo al querelante don Rocco Leo, parroco della chiesa dei Sette Dolori di Francavilla Fontana. Non era la prima volta che i due si vedevano in tribunale. Don Rocco Leo aveva già testimoniato in un processo civile per mobbing contro lo stesso don Galiano, poi condannato. Aveva confermato le "persecuzioni" nei confronti di una dipendente della fondazione che si occupa di anziani, malati psichiatrici e tossicodipendenti. Accuse che don Franco Galiano ha sempre respinto. La testimonianza del vescovo è stata invocata per stabilire quale delle due versioni fornite dai sacerdoti sia quella vera.
Rispondendo a una delle domande del giudice, il vescovo ha dichiarato anche di avere conferito incarico a don Rocco Leo di mediare fra don Franco Galiano e la donna, provando a mettere pace. E' questo uno dei punti cruciali della questione, dato che la controversia fra i due sacerdoti è nata dal fatto che l'imputato sostiene al contrario del querelante che il vescovo è sempre rimasto estraneo alla vicenda. Don Rocco Leo, dal canto suo, ha invece raccontato di aver assolto meglio che poteva al suo compito. Fino ad una sera in cui la donna, in lacrime, lo aveva chiamato, dicendogli di aver visto don Galiano che la aspettava sotto casa intorno alle 23, e di non avere il coraggio di rincasare per evitare l'incontro con il sacerdote. Don Leo sostiene di essersi precipitato presso l'abitazione della donna, e di avere trascorso con don Galiano le ore successive fino alle tre del mattino, nel tentativo di rappacificarne l'animo. Fatti dei quali aveva puntualmente informato il vescovo, punto per punto. Monsignor Marcello Semeraro ha parlato per un'ora un quarto circa. I due sacerdoti hanno ascoltato la testimonianza in silenzio. Al termine dell'udienza si sono allontanati a loro volta senza rivolgersi il saluto.

...O BEGHE DA FRATI
NOVEMBRE 2011

45.
IL CARD. GANTIN:GIUDIZI OPPOSTI
"Un grande amico" e "un grande rappresentante dell’Africa cattolica e dell’Africa umana e civile": così Benedetto XVI ha definito il compianto cardinale Bernardin Gantin durante il suo recente viaggio in Benin, l’ex Dahomey.

Ai giornalisti in volo sull'aereo papale il pontefice ha ricordato di aver conosciuto Gantin a Monaco nel 1977: "questo giovane vescovo africano, pieno di fede, di gioia e di coraggio".

Da quell'anno in avanti – ha aggiunto – "abbiamo collaborato moltissimo, soprattutto quando lui era prefetto della congregazione per i vescovi, e poi nel sacro collegio".

"Lui è negro, è stato arcivescovo di Coutounou [sic!]. Questa sostituzione è di una evidenza chiara, secondo me: vuol dire mettere [a capo della congregazione per i vescovi] ancora un uomo più estraneo e più direttamente irresponsabile. Perché nonostante Baggio, o chi per lui, fosse stato di estrazione europea o italiana, era ancora un filtro per una conoscenza più profonda delle cose. Adesso mi hanno detto, ma non so se sia vero, che Gantin stesso è affiliato o amicissimo dell'Opus Dei. Quindi il fenomeno di Comunione e Liberazione io lo inquadro in un problema più grande che riguarda tutta la Chiesa e che investe proprio le fondamenta della visione ecclesiale".

RATZINGER GIUDICA GANTIN IN UN MODO, GIUSEPPE DOSSETTI IN UN ALTRO.
COME GIUDICHERA' DIO?

44.
VESCOVO AFRICANO NEL MIRINO DELL'INTERPOL
Sta acquisendo dimensione internazionale lo scandalo a base di pedofilia che coinvolge il vescovo olandese Cornelius Schilder: il prelato è ormai sotto attenzione dalle forze dell’ordine di almeno tre istituzioni, ovvero: quelle irlandesi, quelle olandesi e l’Interpol a coordinare le operazioni. Il tutto per una brutta storia di violenze sessuali perpetrate in Kenya negli anni ’50: il prelato, in effetti, è stato in servizio in Africa fino al 2009. Le informazioni che hanno portato alla riapertura del caso su Schilder sono arrivate all’Interpol dalla divisione “crimini sessuali” della polizia irlandese, divisione sorta all’indomani dell’esplosione dello scandalo della pedofilia nel clero. Le informazioni sono state passate al coordinamento della polizia internazionale dunque dalle forze dell’ordine di Dublino; l’Interpol ha così ufficialmente chiesto ad Amsterdam di aprire un’inchiesta sul vescovo in possesso di passaporto olandese. Ad accusarlo “un seminarista kenyota, Emmanuel Shikuku”, appartenente alla tribù Masai e quattordicenne al tempo delle presunte violenze.”Le dichiarazioni fatte da questo aspirante prete coinvolgono alcuni appartenenti alla società missionaria inglese “Mill Hill”, scrive Vatican Insider, organo di informazione religiosa della Stampa. L’episcopato olandese ha già da tempo aperto un’inchiesta, che si definisce “aperta, indipendente e completa” sul dossier abusi nel clero; secondo l’autorità ecclesiastica è più che sufficiente. Secondo quella civile, in effetti no: anche perché le confessioni del seminarista fanno il paio con quelle di un anziano olandese di 63 anni che solo in tarda età ha raccontato le violenze che ha subito dai sacerdoti in un istituto cattolico nel sud dell’Olanda. Le inchieste sul vescovo Schilder sono state dunque aperte. Il prelato si è dimesso dalla diocesi di Ngong nel 2009, “per motivi di salute”, ufficialmente. “Ma voci dal Vaticano parlano di una richiesta di dimissioni, e l’ordine Mill Hill lo ha sospeso dal ministero”, il che dona solidità alle accuse nei suoi confronti.

43.
PROMOSSO MONSIGNORE. MAH...
Il minutante Cesare Burgazzi, sacerdote della diocesi di Cremona, è stato promosso capo ufficio nella sezione Affari generali della Segreteria di Stato. La nomina papale è degna di nota perché Burgazzi nel maggio 2006, quando già lavorava in Vaticano, venne fermato da alcuni poliziotti in borghese che stavano facendo dei controlli contro la prostituzione minorile. Il monsignore aveva infatti non si era fermato ed era scappato in auto. Una volta raggiunto, aveva reagito contro i poliziotti in borghese: tre degli agenti coinvolti, quella sera avevano dovuto ricorrere alle cure mediche. Per questo era stato denunciato e rinviato a giudizio per danneggiamento, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Accuse dalle quali è stato prosciolto nell’ottobre 2009 dal Tribunale di Roma, assolto dal giudice Ettore Pedicini «perché il fatto non costituisce reato». Burgazzi si è difeso affermando che aveva avuto paura di essere rapinato – aveva subito una rapina pochi mesi prima – e di non aver riconosciuto i poliziotti come tali

SECONDO ME IL NOSTRO HA AVUTO DEI BUONI AVVOCATI E UN GIUDICE MOLTO CONDISCENDENTE.

42.
LA LEZIONE DEL CARD.MARTINI
«Viviamo in una società di orfani, e in una scuola della vita nella quale i maestri sono rari quando non assenti. Ci sentiremmo più soli e disorientati, ancora più orfani e sperduti, se non avessimo trovato lungo il nostro cammino – io, Aldo Maria Valli, cui si deve questo viaggio così profondo e partecipato, e tanti altri – la luce intensa di un padre spirituale, dal rigore pari alla dolcezza, di Carlo Maria Martini». Queste parole di Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, si trovano nella prefazione al libro «Storia di un uomo. Ritratto di Carlo Maria Martini», scritto dal vaticanista del Tg1 Aldo Maria Valli per Àncora editrice. Dopo averlo conosciuto e frequentato per lunghi anni, Valli racconta la vita e le opere del cardinale Carlo Maria Martini attraverso le tappe che ne hanno scandito e segnato il cammino umano e spirituale: da Torino a Roma, da Milano a Gerusalemme a Gallarate. Ne emerge un ritratto profondo e completo, che racchiude l’uomo, il religioso, il pastore. E il suo amore assoluto e infinito per Dio e per la Chiesa, che da sempre lo illumina e lo ispira, e che lo ha reso un testimone straordinario in cui il rigore nello studio delle Scritture si unisce e si armonizza con la passione, anche civile, per le vicende culturali, sociali e politiche.

41.
LA NUOVA CATTEDRALE DI REGGIO EMILIA
LA NUOVA Cattedrale dell’umiltà ieri è stata svelata ai reggiani dopo aver avuto il placet di papa Ratzinger, che in un messaggio inviato dal segretario Tarcisio Bertone ha lodato l’«accresciuto decoro» del Duomo.
Da ieri - al termine, forse, di una scia di durissime contestazioni - il rapporto tra vescovo e fedeli a messa cambia in modo assolutamente radicale. E’ la rinuncia al potere temporale e un nuovo modo di comunicare il potere spirituale. Diventa un guardarsi negli occhi sullo stesso piano, umili davanti a umili. Non c’è più un alto (il sacerdote) e un basso (la gente in preghiera). C’è il nuovo altare bianchissimo del luzzarese Claudio Parmeggiani, due blocchi quadrati di marmo grezzo e rugoso con incisa una scritta di epoca romana, «Caesar», trovati abbandonati in un magazzino della cava di marmo di Carrara, dove andava a rifornirsi Michelangelo.

ANDREBBE VISITATA PER CAPIRE MEGLIO L'INSIEME, QUESTA NUOVA CATTEDRALE DI REGGIO EMILIA. A ME, IN OGNI CASO, L'ESSENZIALITA' E' SEMPRE PIACIUTA.

40.
IL NUOVO VESCOVO DI BOLZANO E LA CREMAZIONE
Il vescovo di Bolzano e Bressanone, Ivo Muser, dopo che il consiglio provinciale ha deciso di snellire le pratiche per le cremazioni, si è dichiarato contrario alla custodia in casa delle urne con le ceneri dei defunti o a forme di immediata dispersione. Rileva che tali pratiche sono vicine a un «sentire esoterico», anche se il Concilio Vaticano II ha accettato la cremazione. La quale non nega la vita eterna.

A ME SEMBRA CHE IL VESCOVO ABBIA SEMPLICEMENTE RICHIAMATO UN RISPETTO PER I MORTI SIA INUMATI CHE CREMATI. SECONDO ME SE UNA PERSONA DECIDE DI FARSI CREMARE E' COMUNQUE BENE CHE L'URNA SIA A DISPOSIZIONE IN UN LUOGO ACCESSIBILE A TUTTI. SE UNO VOLESSE RECARSI A VISITARE L'AMICO DEFUNTO E RECITARE UNA PREGHIERA, CHE FA? SUONA IL CAMPANELLO DI CASA TUTTE LE VOLTE?

39.
LAW SOLLEVATO DALL'INCARICO
Il card. Law, già arcivescovo di Boston, giubilato arciprete di Santa Maria Maggiore a Roma dal defunto papa Woytila dopo che in quella diocesi scoppiò lo scandalo della pedofilia, è stato sollevato dall'incarico di arciprete della basilica.

LA MOTIVAZIONE UFFICIALE E' CHE HA COMPIUTO 80 ANNI. I MALIGNI VEDONO LA COSA COME UNA PUNIZIONE. IO PENSO CHE LA VERA PUNIZIONE SAREBBE STATA QUELLA DI SOLLEVARLO DALLA RESPONSABILITA' DIOCESANA E FARSI RESTITUIRE IL GALERO CARDINALIZIO. L'AVVICENDAMENTO LO LEGGO PIU' COME UN GIOCO DI PEDINE ALL'INTERNO DEL VATICANO.

38.
I DEHONIANI SONO PRUDENTI SU TODI.
per il Regno, sull'incontro di Todi ''va mantenuto sospeso il giudizio'', nella consapevolezza che ''e' dalla conclusione della vicenda politica che giungera' la risposta. Ma in quella sospensione emerge interamente l'insufficienza della riflessione culturale e politica dei cattolici italiani di fronte alla transizione del nostro sistema democratico''. Insomma, ''la stagione democristiana e' finita da un ventennio, ma noi non abbiamo ancora trovato il modo di fuoriuscire dalle conseguenze e dalle necessita' di quella fine, rispondendo adeguatamente ai temi e alle forme della democrazia nel nostro paese. Il rischio e' che si riapra la 'questione cattolica'. Todi non basta''.

CONCORDO. TODI NON BASTA. E FORSE NON CI DOVEVA ESSERE, VISTO CHE TRE PERSONE INVITATE A QUELL'EVENTO SONO FINITE NEL GOVERNO "TECNICO"

37.
GAY IN CONSULTA CATTOLICA SULLA FAMIGLIA? IL NO DI BOLOGNA
Nella vicenda della Consulta delle associazioni familiari di Bologna, «c'è un problema di coerenza». È quanto si legge su 'Bologna Settè, inserto domenicale di 'Avvenirè, quotidiano che fa capo alla Cei, in merito all'ingresso nella stessa Consulta di due associazioni - 'Famiglie Arcobalenò e 'Agedò - vicine alla realtà gay. «Al di là del percorso formale richiesto dalle procedure» per l'ingresso delle due associazioni nella Consulta, percorso «nel quale non entriamo ma a nostro avviso piuttosto tortuoso - si legge - ci pare ora debba prevalere quel buon senso comune che è patrimonio della gente comune, della nostra gente. La quale - viene osservato - sa benissimo che cosa è matrimonio e che cosa è famiglia, perche a dirglielo è la stessa legge naturale, cioè quella legge che è connaturata alla persona umana». A giudizio dell'inserto del quotidiano curato dal centro servizi generali dell'Arcidiocesi di Bologna, «è questa fiducia nel patrimonio di buon senso naturale e comune che ancora connota la nostra società a farci sperare, qui poi a maggior ragione, che le numerose associazioni cattoliche che già fanno parte della Consulta agiscano sempre ma specialmente nei momenti decisivi della loro identità - si legge ancora - in coerenza con i loro valori di riferimento. In argomento - conclude l'articolo - ricordiamo che questi sono magistralmente riassunti nella nota dottrinale 'Matrimonio e unioni omosessualì del nostro cardinale arcivescovo».

MI SEMBRA LOGICO. ESSERE APERTI E' UNA COSA, ESSERE SBRACATI E' UN'ALTRA.

36.
UNA SUORA MARTIRE
Era un delle tante religiose che dal Kerala (stato nel Sud dell’India, fiorente di vocazioni) si sono sparse in India e nel mondo come missionarie: suor Valsha John, 53 anni, delle “Suore della Carità di Gesù e Maria”, è stata uccisa la notte del 15 novembre nella sua casa, in circostanze non ancora chiare, nel villaggio di Pachwara, distretto di Pakur, nello stato di Jharhkand (India settentrionale). La religiosa svolgeva da 20 anni la sua opera pastorale soprattutto fra i poveri, gli emarginati, i tribali nel distretto di Pakur, nel territorio della nella diocesi di Dumka. Questa mattina, informano fonti locali di Fides, si sono tenuti i funerali nella Cattedrale di Dumka, alla presenza di oltre 700 fedeli, fra preti, religiosi, laici e tribali provenienti dallo Jharhkand e dal Kerala. Il celebrante principale, il gesuita p. Varkey Chenna, ha ricordato “il discepolato e la missione della religiosa”, affermando: “ha dato la vita per Cristo, da autentica discepola.


35.
A CATANIA: BASTA CON LE MESSE TRIDENTINE!
L’Arcivescovo di Catania batte i pugni: basta con Messe tridentine, inchini e baciamano! E’ infuriato l’Arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, che in una recente riunione di clero ha manifestato apertamente il suo dissenso verso la celebrazione di Messe tridentine che proliferano in Diocesi ad opera di “Gruppuscoli”.
“Basta – ha detto con rabbia battendo i pugni sul tavolo – con queste messe tridentine, inchini e baciamano”. Nelle sue parole il monsignore ha fatto riferimento alle celebrazioni che si sono svolte nell’estate scorsa tra Catania e Messina (a Biancavilla e Santa Teresa di Riva) che hanno visto la presenza di don Nicola Bux. Un parroco della Diocesi di Catania, che aveva accolto l’istanza presentata da numerosi giovani, è stato duramente richiamato.

NON SAREBBE MEGLIO PORRE IL PROBLEMA NELLA PROSSIMA COFERENZA EPISCOPALE ITALIANA BATTEDO LA' I PUGNI SUL TAVOLO?

34.
IN VISTA DEL PROSSIMO CONCISTORO
Nei palazzi vaticani circola la voce che nel febbraio del 2012 potrebbe tenersi un nuovo concistoro per la creazione di nuovi cardinali, il quarto del pontificato di Benedetto XVI. Quella dei nuovi porporati è scelta personalissima del papa. Ma grandi e piccole manovre per cercare di intrufolarsi in questo riservatissimo processo decisionale non mancano mai. Nemmeno questa volta. Plateale quella dello storico Alberto Melloni, capofila della celebre scuola storiografica di Bologna che ha dato alla luce la storia più letta in tutto il mondo del Concilio Vaticano II, interpretato come rottura e "nuovo inizio" rispetto alla precedente epoca della Chiesa. Commentando sull'edizione fiorentina del "Corriere della Sera" l'attentato subito lo scorso 4 novembre dall’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, col ferimento del sacerdote suo segretario particolare, Melloni ne ha tessuto un accorato elogio, lamentando che "a causa di una gherminella canonistica usata a corrente alternata" Betori e la chiesa di Firenze ancora "devono attendere la porpora che riconosca a questa Chiesa il rango che le spetta". In effetti, nell’ultimo concistoro del 20 novembre 2010 Betori non fu fatto cardinale perché venne applicata anche a lui la regola – a dire il vero empirica e non "canonistica" – in base alla quale non si dà la porpora al vescovo di una diocesi che abbia ancora in vita un porporato emerito con meno di 80 anni, anche se non più residente nella città perché impegnato in incarichi nella curia romana, come è il caso, per Firenze, del suo arcivescovo emerito Ennio Antonelli, 75 anni, attuale presidente del pontificio consiglio per la famiglia. Sembra ancora presto per dire se questa regola applicata lo scorso anno sarà riutilizzata a febbraio, escludendo di nuovo Betori dalla porpora.Intanto però un vero allievo della scuola di Bologna, non italiano, è già in "pole position" per esser fatto cardinale nel prossimo concistoro.
Si tratta di Luis Antonio Tagle (nella foto), 54 anni, nominato lo scorso 13 ottobre arcivescovo di Manila, la capitale delle Filippine, una delle due diocesi cardinalizie del più cattolico dei paesi asiatici.

CHE DIRE? ANCHE QUI: MISERIE DELLA GERARCHIA.

33.
IL PAPA IN BENIN
Mentre il mondo è già in attesa dei viaggi in Messico e a Cuba che papa Benedetto XVI ha ancora in cantiere, Ratzinger parte per la seconda volta con destinazione Africa. Questa volta è il Benin ad accoglierlo. Giovanni Paolo II era stato nel paese africano nel 1993, mentre ancora si attuava il passaggio alla democrazia dopo il colonialismo e la fase marxista. Dal 18 al 20 novembre papa Benedetto sarà in una nazione che può essere considerata un modello per l’intero continente. E questo anche grazie alla Chiesa cattolica.

ATTERRERA' ALL'AEREOPORTO GANTIN: GANTIN E' IL PRIMO VESCOVO NEGRO CHE DIVENNE CARDINALE. FU PER ANNI PRESIDENTE DELLA CONGREGAZIONE DEI VESCOVI. MORI' NEL 2008. ERA UN VECCHIO VESCOVO CONSERVATORE, MA CON FORTE SENSO DELLA TESTIMONIANZA EVANGELICA.

32.
VECCHIO PRETE OLANDESE COSTRETTO A...
Ultimatum del vescovo al prete convivente. Entro il 1° dicembre don Jan Peijnenburg, 81 anni, deve interrompere la relazione che dura da 46 anni con la signora Threes van Dijck, 85 anni, oppure verrà sospeso dall’ufficio sacerdotale. La decisione è stata ufficializzata dalla diocesi di Hertogenbosch, la più grande dei Paesi Bassi. Il sacerdote svolge la sua missione pastorale nella città di Eindhoven, nel sud-est dell’Olanda. Quindi, dopo quasi mezzo secolo di convivenza, don Jan ha un mese di tempo per scegliere tra l’amor sacro e l’amor profano, tra i doveri del suo ministero e un legame «clandestino» che lo ha accompagnato per una vita.

SARA' INTERESSANTE SAPERE CHE FARA' QUESTO PRETE DEL CAVOLO CHE NON HA AVUTO IL CORAGGIO DI PRENDERE LE DECISIONI GIUSTE: O DENTRO O FUORI. LA GERARCHIA OLANDESE CI HA MESSO 46 ANNI, PERO' POTREBBE ESSERE DI ESEMPIO AD ALTRE GERARCHIE: PRETI CONVIVENTI, PRETI CHE HANNO RELAZIONI OMOSESSUALI...DEBBONO SOLO SCEGLIERE: IN QUESTA CHIESA CELIBATARIA E VERGINE PER LORO NON C'E' POSTO. QUINDI: O DI QUI, O DI LA'. COME HANNO FATTO MOLTI DI NOI, RIFACENDOSI UNA VITA. LE PROPRIE IDEE SI DIFENDONO PAGANDO DI PERSONA E NON IMBOSCANDOSI.

31.
LINZ: CONTINUA IL DISSENSO
Il 6 novembre a Linz, e cioè in quel territorio ostile che tre anni fa costrinse Roma a revocare la nomina di vescovo ausiliare a Gerhard Wagner perché “troppo conservatore”, la Pfarrer-Initiative si è riunita coinvolgendo altri quattro gruppi cattolici (oltre a Wir Sind Kirche e alla Pfarrer-Initiative, LaienInitiative, Priester ohne Amt e Taxhamer Pgr-Initiative) che da tempo chiedono a Roma analoghe riforme (eliminazione dell’obbligo al celibato, sacerdozio femminile e di uomini sposati, piena accoglienza dei divorziati risposati), e ha minacciato l’imminente celebrazione di messe senza la presenza del prete se non verrà concesso il sacerdozio a donne e uomini sposati. Già oggi in molte parrocchie si svolgono funzioni guidate da laici, ma nessuno si è spinto a celebrare il rito eucaristico senza un sacerdote

FRA POCO SUCCEDERA' ANCHE CHE UN LAICO O UNA LAICA PRESIEDANO L'EUCARISTIA. E SARA' SEMPRE PIU' SCISMA.

30.
ORDINARIATO PER CATTOLICI ANOMALI NEGLI USA
Sarà eretto il 1° gennaio 2012, negli Stati Uniti, l’Ordinariato per accogliere in piena comunione con la Chiesa cattolica le comunità di ex religiosi e fedeli episcopaliani, sulla base della costituzione apostolica Anglicanorum coetibus : lo ha annunciato il cardinale arcivescovo di Washington, Donald William Wuerl, in occasione della plenaria autunnale della United States Conference of Catholic Bishops, che si è conclusa a Baltimore, specificando anche che l’erezione dell’Ordinariato è stata approvata dalla Santa Sede. Il porporato ha il compito di guidare l’incorporazione dei gruppi di pastori e fedeli anglicani nella comunità cattolica, un percorso di accoglienza che prevede la possibilità di conservare la tradizione liturgica. Il cardinale Wuerl - riferisce L'Osservatore Romano - ha confermato inoltre che sarà il vescovo di Fort Worth, Kevin William Vann, il delegato ecclesiastico della Usccb incaricato del processo di ammissione nella Chiesa cattolica degli ex membri sposati del clero episcopaliano.

A QUANDO UN ORDINARIATO PER PRETI E SUORE SPOSATI?

29.
UN LIBRO CORAGGIOSO
All’occasione del suo 80no compleanno Helmut Krätzl già vescovo di
Vienna all’era del cardinale König di cui è stato pure il segretario durante il
Concilio, pubblica un libro autobiografico molto coraggioso. « La mia vita
per une Chiesa al servizio della gente. » È una testimonianza in prima
persona per uno che ha vissuto í retroscena e gli intrighi che hanno portato
ad una nomina catastrofica di un card. Groer e un vescovo Krenn.
Per risolvere i problemi articolati pure dalla “Iniziativa parroci” avanza
alcune proposte per rilanciare il dialogo con Roma, incominciando
coll’ammissione alla comunione di divorziati et risposati si sofferma poi a
lungo sulla mancanza di clero per prospettare alcune vie di uscita. Da
un’inchiesta sociologica condotta in Austria dal prof. Zulehner risulta che
su circa 1000 iscritti a teologia oltre la metà sono donne e quindi escluse da
ogni ordinazione, dalla parte maschile sono ben pochi quelli che pensano al
sacerdozio.
Krätzl propone alcune soluzioni possibili :
1. Ordinazione presbiterale per i diaconi specie se questi, gia sposati, sono anche insegnati di religione e cosi
potrebbero enere preti come secondo impregno e gratuitamente
2. Per noi preti sposati prospetta che, “dopo un periodo di provo” , potremmo venir riamessi. Egli critica inoltre
il centralismo romano che provoca un disinteresse dei vescovi verso Roma non sentendosi più coresponsabili
per il bene di tutta la Chiesa. I vescovi ignorano Roma et Roma ignora le differenze
geografiche dell’episcopato mondiale. I vescovi dovrebbero intervenire più uniti tra loro e con più
insistenza.
Il libro termina con questa costatazione che è pure una diagnosi. “La Chiesa ha perso nel mondo molta fiducia,
molti cristiani hanno la netta sensazione che la Chiesa agisce oggi al di fuori dalla vita reale.”

NON E' ANCORA USCITO IN ITALIANO, PURTROPPO.

28.
COMO, POLEMICHE SULLE DIMISSIONI DEL DIRETTORE DEL SETTIMANALE
Il Direttore del Settimanale della Diocesi di Como, don Agostino Clerici, da questa settimana non firma più l'organo ufficiale della diocesi. Don Agostino ha rilasciato interviste a quotidiani locali, riprese dalla stampa nazionale, in cui manifesta la propria amarezza e polemizza con il vescovo Coletti che la stampa nazionale definisce "progressista". Al suo posto firmerà il giornale un giornalista dell'Eco di Bergamo e la curia comasca sarà presente con il vicario episcopale per la pastorale mons. Riva, un quarantenne rampanete.

MISERIE DI CHIESA LOCALE. DEFINIRE PROGRESSITA IL VESCOVO COLETTI CHE HA RIPRISTINATO L'ACCOGLIENZA ALLA PORTA DEL DUOMO DA PARTE DEL CAPITOLO DELLA CATTEDRALE (ABOLITA CON BUON SENSO DAI SUOI PREDECESSORI FERRARONI E MAGGIOLINI), CHE INDOSSA LA DALMATICA SOTTO LA CASULA E NON SI VEDE MAI FRA LA GENTE (MAGGIOLINI E FERRARONI SPESSO S'INCONTRAVANO IN CITTA' E SOSTAVANO VOLENTIERI CON LE PERSONE) E' UN'OFFESA ALL'AGGETTIVO. PIUTTOSTO LO DEFINIREI AFFARISTA: DA QUANDO E' ARRIVATO HA CHIUSO IL CONVENTO DI COLDA, HA DEMOLITO IL SANTUARIO DEL SEMINARIO MAGGIORE, HA RIFATTO EX NOVO I PROPRI APPARTAMENTI NEL PALAZZO VESCOVILE (ED E' IN DIOCESI DA QUATTRO ANNI! CHISSA' CHE ALTRO HA IN MENTE!). PIUTTOSTO LO DEFINIREI MANAGER DI DIO: SPOSTA PRETI COME PEDINE, ACCORPA PARROCCHIE (UN CASO FRA TUTTI: L'INTERVENTO A SONDRIO), PROGETTA RISTRUTTURAZIONI. MA VENIAMO AL CASO: STORIA DI ORDINARIA MISERIA ECCLESIALE GERARICHICA. FORSE SOTTO LA RIMOZIONE DI DON AGOSTINO C'E' UN GIOCO DI POTERE LOCALE FRA PRETINI CHE SI SENTONO PADRETERNI, MA DON AGOSTINO AVREBBE POTUTO RITIRARSI IN BUON ORDINE E CONTINUARE A SERVIRE IL REGNO DI DIO, COME SCELSE DI FARE QUANDO DIVENNE PRETE, NEL NUOVO INCARICO ASSEGNATOGLI O CHE GLI SARA' ASSEGNATO.
27.
PEDOFILIA IN IRLANDA:ALTRE DIMISSIONI.
Anche il vescovo di Derry, mons. Seamus Hegarty, ha lasciato il suo incarico. Si è dimesso per gravi motivi di salute: è settimo vescovo che dà le dimissioni. La Chiesa locale è in forte imbarazzo da quando è scoppiato lo scandalo pedofilia e proprio il Vaticano ha invitato alcuni prelati a dimettersi. Ufficialmente, le richieste sono state avanzate per limiti di età. Hegarty, durante il suo incarico come vescovo di Raphoe, è accusato di aver spostato in varie parrocchie un prete noto per aver commesso abusi sessuali, padre Eugene Greene. Il sacerdote, condannato a dodici anni di carcere nel 2000, ne ha scontati solo otto.

UN AMICO - MAURO BORGHESI - TEMPO FA SCRISSE UN LIBRO: CHIESA DOVE VAI? IL CONTENUTO E' RICCO. PRENDO SOLO SPUNTO DAL TITOLO: CHIESA! DOVE VAI?, COSA FAI? MA TI RENDI CONTO?

26.
SESSO E MORTI IN CATTEDRALE
Dopo la condanna a 30 anni di Danilo Restivo, continuano le indagini su chi ha permesso che il corpo di Elisa Claps sia rimasto nascosto fino al 27 marzo 2010, quando il clero potentino ha denunciato la scoperta del corpo.
Già ci sono due denunce: un sacerdote potentino ed un avvocato nolano, denunciati per associazione segreta, ma ci sono anche altre circostanze sulle quali gli inquirenti vogliono indagare, come uno strano giro di numeri di telefono che hanno coinvolto il vescovo di Potenza, Agostino Superbo ed il viceparroco don Wagno, il sacerdote che trovò i resti di Elisa Claps. In pratica, i due prelati avrebbero utilizzato delle utenze diverse da quelle abituali. Forse, si trattava di uno stratagemma per evitare le intercettazioni? Non è chiaro, ma , secondo la Dia di Salerno e la Squadra Mobile di Potenza è una circostanza di cui “prendere atto”.

VERGOGNA.VERGOGNA.VERGOGNA.

25.
IL FUTURO VESCOVO DI LUGANO
Secondo il settimanale Il Caffè il futuro vescovo di Lugano potrebbe essere l’uomo di Opus Dei don Arturo Cattaneo, o in alternativa il ciellino Patrizio Foletti. Siamo alla vigilia di un’ulteriore svolta a destra della Chiesa ticinese. Mentre la Chiesa cattolica perde sempre più consenso e credibilità presso i propri fedeli, anche per i molti scandali subiti negli ultimi anni, i vertici vaticani si chiudono sempre di più nel conservatorismo, a volte integralismo, cattolico, nel disperato tentativo di porre un argine alla secolarizzazione della Chiesa.

NELLA NOTIZIA C'E' GIA' IL COMMENTO CHE CONDIVIDO.

24.
PREMI A CARDINALI: UNA ROBA...FRA DI LORO
Sono i Cardinali Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, e Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo, i vincitori, rispettivamente, dei Premi Internazionali ‘Testimoni di Santità’ e ‘Veritas in Charitate’, gli ambiti riconoscimenti che ogni anno l’Associazione Cattolica Internazionale ‘Tu es Petrus’ attribuisce alle personalità del mondo ecclesiastico che si sono particolarmente distinte per la loro fedeltà alla Chiesa e al Papa. La cerimonia di conferimento si terrà Sabato 19 Novembre 2011, alle ore 17.30, presso il Santuario ‘Santa Maria della Speranza’ di Battipaglia.

NULLA DA RIDIRE SU DE GIORGI CHE S'E' FATTO LA SUA CARRIERA DA FOGGIA IN SU. MA SU KOCH! I SUOI SCRITTI PROGRESSISTI QUANDO ERA TEOLOGO SONO STATI DA LUI RINNEGATI COME E' STATO NOMINATO VESCOVO.
QUESTO PREMIO, DEL RESTO, E' UNA ROBA FRA LORO!

23.
L'AZIONE CATTOLICA CONFERMA LA SCELTA RELIGIOSA
Fu più di quarant’anni fa che Vittorio Bachelet traghettò l’Azione cattolica (Ac) da un regime di cristianità e di confusioni tra fede e politica a un modello che abbandonava vecchie sicurezze e vecchi privilegi per fare spazio all’essenziale. Venne chiamata scelta religiosa: “Nel momento in cui l’aratro della storia scavava a fondo rivoltando profondamente le zolle della realtà sociale italiana che cosa era importante? Era importante gettare seme buono, seme valido. Riscoprire la centralità dell’annuncio di Cristo, l’annuncio della fede da cui tutto il resto prende significato… questa è la scelta religiosa”, diceva Bachelet.
E ancora: “Una scelta a cui tornare ogni qual volta la tentazione della mondanità e di poco evangeliche trame riaffiora insidiosa ai vari livelli della chiesa”. Oggi però i tempi sono cambiati. La Dc non c’è più da un pezzo e ai rischi del collateralismo politico ne sono subentrati altri. Su tutti la parola sussurrata con maggiore timore al raduno di Todi dove le principali associazioni cattoliche hanno ragionato su come muoversi di qui in avanti: irrilevanza. Per questo l’Ac – l’annuncio viene dato sul mensile Segno da un dossier tutto dedicato alla necessità di “una nuova politica” – chiama i suoi a un nuovo impegno: “Non un nuovo, improbabile, ‘partito dei cattolici’, ma un ritrovato, propositivo e doveroso protagonismo dei credenti per la costruzione della polis”, scrive il direttore Gianni Borsa.

RICORDO BENE QUEL CHE ACCADDE TRENT'ANNI FA. E SOFFRII PER QUESTO. MESSA AL BANDO ANCHE DA CERTE GERARCHIE A FAVORE DI C.L., L'A.C. SI TROVO' QUASI SOLA. SONO CONTENTO CHE QUEGLI IDEALI NON SIANO SOPITI.

22.
LA CHIESA NON E' CONTRO LA RICERCA
Bisogna sgomberare il campo dal pregiudizio che la Chiesa sia contro la scienza: cosi il vescovo Ignacio Carrasco de Paula, presidente della Pontifica Accademia per la Vita, aprendo stamane nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano la Conferenza internazionale su “Le cellule staminali adulte: la scienza e il futuro dell’uomo e della cultura”, promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura e dalla Fondazione “Stem for life”. Più di 30 i relatori tra medici e pazienti, esperti di varie discipline, politici, diplomatici, imprenditori ed esponenti della cultura chiamati a confrontarsi nei tre giorni dei lavori. Il servizio di Roberta Gisotti:

Dialogare con la scienza è un ambito fondamentale del nostro Dicastero, ha esordito il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, spiegando le ragioni di questo Convegno, collocato al crocevia di una ricerca medica alleata con i pazienti, che risponda all’etica della persona, attenta ai risvolti antropologici, specie in un ambito tanto complesso come quello della medicina rigenerativa. La Chiesa non è certo contraria alla scienza - ha puntualizzato il vescovo Carrasco de Paula, presidente dell’Accademia per la Vita nella sua prolusione - non condanna ciò che è in natura ma l’operato dell’uomo se non sorretto da fini etici volti al bene comune

E CI MANCHEREBBE CHE LA CHIESA FOSSE CONTRO LA SCIENZA. NESSUNO DICE QUESTO.. MA TUTTI DICONO CHE ESSA HA LA PRETESA DI REGOLAMENTARE NON SECONDO I CRITERI DELLA RICERCA, MA QUELLI DEL POTERE.



21.
RAVASI: LA PAROLA E' TRADITA
«La parola è in sofferenza. Anche per la comunità ecclesiale, la Chiesa e la sua comunicazione. La parola è tradita e umiliata». Anche dal pulpito. È dura la critica che arriva dal card. Gianfranco Ravasi e chiama in causa direttamente i sacerdoti. Perchè «spesso le predicazioni sono così incolori, insapori, inodori da essere irrilevanti». Invece «bisogna ritrovare la parola che 'offendè, ferisce, inquieta, giudica», la «parola sana, autentica che lascia il segno». E non dimenticarsi che oggi, piaccia o no, chi ascolta «è figlio della tv e di internet». Il 'ministrò vaticano della Cultura è stato invitato, nella sua veste di biblista e intellettuale, ad aprire, alla Pontificia Università Gregoriana, un corso sulla parola.

GIUSTO. PERO' BISOGNA OSSERVARE CHE LA PAROLA NON PASSA SOLO ATTRAVERSO LE OMELIE. iNOLTRE: I PRETI NON SONO FORMATI E VANNO A RUOTA LIBERA. ASCOLTO CERTE OMELIE CHE MI FANNO RABBRIVIDIRE.

20.
L'OSSERVATORE SI INTERROGA SU ERRORI DI COMUNICAZIONE
Ieri, durante tutta la giornata, si svolto nell’Aula vecchia del Sinodo un convegno a porte chiuse organizzato per celebrare i centocinquant’anni di quel “singolarissimo giornale” che è L’Osservatore Romano. Per iniziativa del direttore, Gian Maria Vian, storici (Lucetta Scaraffia e Andrea Riccardi) e illustri giornalisti e vaticanisti (Jean-Marie Guenois, Antonio Pelayo, Paul Badde, John Hooper e John Allen, quest’ultimo assente giustificato ma comunque presente con un intervento scritto) si sono confrontati sull’incomprensione tra il Papa e i media, analizzando alcune delle “crisi” che hanno caratterizzato i pontificati precedenti e soprattutto quello di Benedetto XVI.

SEMBRA CHE SIA STATA DATA LA COLPA AI GIORNALISTI CHE ENFATIZZANO OGNI COSA. E' VERO. NON SOLO IN QUESTO CASO.

19.
BERTONE INCAVOLATO
Proprio mentre a Cannes il G20 si avviava alla sua debole e incerta conclusione, quello stesso venerdì 4 novembre, in Vaticano, un piccolo summit convocato in segreteria di Stato cercava di porre rimedio a un ennesimo momento di confusione della curia romana. Sul banco degli accusati c'era il documento sulla crisi finanziaria mondiale diffuso dieci giorni prima dal pontificio consiglio della giustizia e della pace. Un documento che aveva sconcertato molti, fuori e dentro il Vaticano. Il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, lamentava di non averne saputo nulla fino all'ultimo. E proprio per questo aveva riunito quel vertice in segreteria di Stato. La conclusione del vertice è stata di trasmettere a tutti gli uffici della curia romana questo ordine tassativo: non far più uscire da lì in avanti nulla di scritto che non abbia il preventivo controllo e l'autorizzazione della segreteria di Stato.

MI SEMBRA STRANA QUESTA COSA. DI SOLITO IN VATICANO NON ESCE FOGLIA CHE LA SEGRETERIA DI STATO E QUELLA PARTICOLARE PAPALE NON VOGLIA. DELLE DUE, L'UNA: O LE LOTTE INTESTINE SONO GIA' COMINICIATE IN VISTA DEL PROSSIMO CONCISTORO, O C'E UN PO' DI MARETTA FRA LE DUE SEGRETERIE.

18.
L'ARCIPRETE DI MONZA SI INTERROGA SULLA CRISI DEL CLERO
L’incertezza per il futuro, il legame alle cose materiali, il timore della rinuncia e del celibato. È crisi delle vocazioni a Monza, con un decanato fatto di 24 parrocchie e quasi 170mila abitanti. Diminuiscono sacerdoti e religiosi mentre aumenta l’età media, a dimostrazione che i preti in pensione non vengono sostituiti da parroci giovani. Cinque anni fa i sacerdoti a Monza erano 57 (54 italiani e 3 stranieri), con un’età media di 59 anni, e il più giovane di 28 anni. Frati e diaconi, invece, erano 42, con un’età media di 62 anni (27 anni il più giovane). Mentre le suore nel 2005 hanno raggiunto quota 273: la più giovane di 27 anni fra religiose con un’età media di 69 anni. Si tratta per lo più di italiane ma anche con 9 straniere provenienti da Brasile, Filippine, India e Kenia. Oggi, però, questi numeri sono calati e la prospettiva è che continuino a scendere ulteriormente nei prossimi anni. Se da una parte i sacerdoti sono rimasti 57, è però aumentata l’età media (passata a 67 anni) come anche l’età del prete più giovane (32 anni). Frati e diaconi sono scesi a 39 con un’età media di 66 anni (31enne il religioso più giovane). Calo maggiore anche nelle vocazioni per le suore: oggi residenti a Monza sono 245, con un’età media di 69 anni (25enne la più giovane). Aumenta, però, in proporzione il numero di religiose straniere (14), arrivate in Italia non più soltanto da Brasile, Filippine, India e Kenia ma anche dalla Birmania. Insomma, ci sono sempre meno preti in un territorio che fino a poco tempo fa riusciva a donare alla Diocesi uno o più sacerdoti novelli ogni anno. Ora l’ordinazione sacerdotale è diventata quasi un’eccezione.

MA NON SA DARE UNA RISPOSTA.
MALE. MOLTO MALE.


17.
NUOVO VESCOVO AD AOSTA
Il Papa ha nominato monsignor Franco Lovignana nuovo vescovo di Aosta, dopo aver accolto le dimissioni di monsignor Giuseppe Anfossi. Il nuovo vescovo è nato nel ’57 ad Aosta, è sacerdote dal 1981, direttore dell’ufficio per i beni culturali ecclesiastici, dal 2004 era vicario della diocesi che da oggi guiderà. Giuseppe Anfossi nella sua veste di vescovo di Aosta ha accolto sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI negli anni in cui hanno scelto Les Combes di Introd come luogo per trascorrere le vancanze estive.

16.
E' MORTO MONS. CORTESE
È morto improvvisamente stamattina a Roma monsignor Domenico Tarcisio Cortese. Il vescovo emerito è stato trovato esanime alle prime luci dell'alba nel suo letto nella camera dell'istituto religioso delle Oblate del Sacro Cuore dove era ospite da quando si era trasferito nella Capitale. A piegare la sua forte fibra è stato con ogni probabilità un infarto.
Il presule era stato vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea dal 1979 al 2007. Avrebbe compiuto 81 anni il prossimo febbraio. Ma lui era un prete senza età e senza tempo, ma soprattutto era un uomo sulle vie del mondo e della Chiesa, alla quale ha dedicato tutta la sua vita, con generosità e impegno; un francescano, amatissimo da tutti per le sue doti di grande comunicatore, cresciuto nel rigore e nella gioia di predicare la fede, con lo stile di chi è abituato a fare le cose sul serio, ma senza prendersi mai troppo sul serio.

CORTESE DI COGNOME E DI FATTO. EBBI LA FORTUNA DI CONOSCERLO E PER UN PO' INTRATENNI ANCHE CORRISPONDENZA CON LUI. DI LUI SAN PAOLO DIREBBE:"APPARUIT BENIGNITAS ET HUMANITAS".

15.
I TRADIZIONALISTI SI DEFILANO
Santa Toscana addio. I tradizionalisti cattolici, in aperta polemica con il vescovo, fanno sapere che non collaboreranno più alle celebrazioni della messa in latino secondo il rito tridentino, precedente cioè il Concilio Vaticano II.
«Questi riti», afferma Maurilio Cavedini, presidente di Una voce Verona che ieri ha reso noto lo strappo insieme a Maurizio Cavedini, Pierluigi Bellè e al vicentino Lorenzo Magnabosco, «non danno più garanzie di rispecchiare integralmente la spiritualità, la dottrina e il culto tradizionali». Una clamorosa rottura, dopo 17 anni di presenza nell'antica chiesa dei Cavalieri di Malta, contrassegnati, spesso, da scontri con la Curia e da rapporti difficili con i parroci. Tanto più inaspettata questa rottura dopo la recente nomina a rettore di don Gino Oliosi che aveva annunciato l'intenzione di «ritrovare l'armonia con i gruppi cattolici tradizionalisti». Gli esponenti di Una Voce assicurano di non avercela con lui, tuttavia lo additano come «vicino agli ambienti carismatici e medjugorjiani e noto per le sue preghiere di guarigione».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, sostengono i tradizionalisti, sarebbe il rifiuto, anzi il «nyet», del vescovo Giuseppe Zenti a trasformare in «monorituale» la rettoria di Santa Toscana. In parole povere che vi si celebrino le messe, i funerali, i matrimoni e le altre funzioni seguendo solo il messale preconciliare. «A Venezia lo si fa nella chiesa di San Simon piccolo, perché non qui? E potrebbe venire a celebrare un prete della Fraternità San Pietro, formato in quella diocesi». I tradizionalisti si dicono disposti anche a comprarla una chiesa: «Abbiamo intavolato una trattativa con la Curia per Santa Maria Rocca Maggiore, ma il costo è troppo alto». A gettarli nello sconforto, inoltre, è stata la «fuga» di don Vilmar Pavesi, il prete italo-brasiliano giunto nel 2005 dalla Spagna «soltanto con una talare sdrucita indosso, una valigia e pochi soldi» rilevano, al quale l'allora vescovo Flavio Carraro per un periodo proibì di celebrare messa ma che fu poi inserito nel clero diocesano da monsignor Zenti, con l'incarico di celebrare la liturgia antica nel frattempo «liberalizzata» da Benedetto XVI. Le ultime apparizioni pubbliche di don Vilmar risalgono alle contestate rievocazioni delle Pasque veronesi a Villafranca, al fianco dei comitati antirisorgimentali, per «benedire» le truppe antifrancesi. Don Vilmar è inoltre noto per l'anatema lanciato contro gli amministratori comunali intervenuti su Porta Palio, dove era in programma una messa per i martiri delle Pasque, pretendendo che venisse lasciato al suo posto il tricolore.
Ma dopo una «trattativa privata con il vescovo Zenti, senza dir nulla ai fedeli», accusa Cavedini, il battagliero don Vilmar si è arreso, per trasferirsi a Roma «a seguire corsi di studio in una università pontificia a spese della diocesi con il risultato che nessun prete tradizionale resta in diocesi come volevano i cattocomunisti compromettendo catechismo per i bimbi, prime comunioni, e cresime more antiquo con grande rischio per le anime».
Ed è rottura. «Abbiamo già provveduto a riprenderci l'organo, i paramenti, gli oggetti liturgici, il ritratto e la reliquia del beato Carlo d'Asburgo», fa sapere Cavedini, «e il risultato è che tanti di noi ormai sfiduciati verso l'autorità si recano a messa in altre chiese fuori Verona dove si celebra in rito tridentino o fuori provincia, da don Abrahamowicz».

QUESTA NOTIZIA E' SOLO UNA DELLE TANTE SUL TEMA DELLA CORRENTE TRADIZIONALISTA CATTOLICA CHE MI SEMBRA CIECA, OLTRECHE' CIUCA. IL PROBLEMA E' DA RISOLVERE E SEMBRA CHE QUESTO PAPA ABBIA LE SUE IDEE IN MERITO. NE PARLO IN PUSILLUS GREX

14.
INDAGATO L'AUSILIARE DE L'AQUILA
Invito a seguire la vicenda di mons. Giovanni D'Ercole sull'intrallazzo con Giovanardi. Le cose si stanno mettendo molto male per la star priest televisiva. Lo so: ce l'ho con questo prete carrierista. Non lo conosco di persona, non mi ha fatto nulla, ma mi sta sul piloro ugualmente perchè credo che sia il simbolo più alto del mite apparente che ti scava la fossa senza che te ne accorgi per arrivare dove vuole lui.

13.
VESCOVI DEL SUDAN
Un appello alla comunità internazionale per l’invio di aiuti umanitari in Sudan al fine di scongiurare una guerra civile e di porre un freno alle violenze nelle regioni centrali e orientali del Paese. È quanto espresso dai vescovi del Sudan in una nota ufficiale di cui da notizia l'agenzia Zenit. Nel comunicato la Conferenza episcopale sudanese – che include sia il Sudan che il Sudan del Sud – descrive il conflitto nello stato del Nilo Azzurro, nel Kordofan meridionale e nell’Equatoria orientale in termini simili al conflitto in corso in Darfur. La richiesta dei vescovi sudanesi di un intervento immediato è motivata dal fatto che il conflitto nella regione ricca di petrolio dell’Abyei si è “militarizzato”. La Conferenza episcopale ha denunciato anche le violenze in corso nell’Equatoria occidentale e nel Bahr el Ghazal occidentale, causate dal gruppo ribelle Lords Resistance Army (LRA). Nella loro nota i vescovi hanno ammonito che i due Sudan corrono il rischio di tornare ad un conflitto su larga scala. Il comunicato episcopale teme il ritorno a violenze simili a quelle della guerra civile del 1983-2005 che provocò due milioni e mezzo di morti e cinque milioni di profughi.

SARA' RACCOLTO QUESTO APPELLO?

12.
INCONTRO DEI VESCOVI EUROPEI
L’incontro annuale dei vescovi cattolici orientali in Europa ha radunato quest’anno a Oradea (Romania) circa 70 partecipanti tra vescovi ed esperti, su invito del vescovo di Oradea-Mare, mons. Virgil Bercea. Tema dei lavori è stato il contributo delle Chiese orientali cattoliche in Europa alla nuova evangelizzazione. L’incontro, si legge in una nota diffusa dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa) e ripresa dall'agenzia Sir, è stato “un momento di discernimento comunitario finalizzato a individuare gli stimoli adeguati per rispondere alla sfida dell’annuncio di Cristo nell’attuale contesto socio-culturale”. I risultati dei lavori confluiranno in un rapporto che verrà consegnato alla segreteria del Sinodo dei vescovi in vista della 13a assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi (Roma, 7-28 ottobre 2012). All’incontro hanno preso parte anche i vescovi di rito latino della Conferenza episcopale rumena. Nel corso dei lavori, i vescovi hanno ringraziato il Santo Padre per la sua iniziativa di indicare nell’intenzione generale per l’apostolato della preghiera, le Chiese orientali cattoliche “affinché la loro venerabile tradizione sia conosciuta e stimata quale ricchezza spirituale per tutta la Chiesa”. Sulla nuova evangelizzazione due ordine di riflessioni sono stati al centro dei lavori: “Da un lato, il fatto che le Chiese orientali cattoliche in Europa hanno un contributo specifico ed unico a dare alla riflessione in corso nella intera Chiesa cattolica e al processo, già in atto, della nuova evangelizzazione”; dall’altro lato, prosegue il comunicato, “si è visto come anch’esse devono essere consapevole delle sfide che il mondo attuale porta alla missione”. La crisi che il mondo vive oggi è “essenzialmente di carattere antropologico, in parte frutto del secolarismo che ha provocato un’ingiustificata emarginazione di Dio, tanto nella sfera pubblica che in quella privata delle persone, comportando così un forte disorientamento dell’identità personale, per cui l’uomo moderno diventa spesso incapace di giustificare se stesso e l’orientamento della propria esistenza”. Anche “le Chiese cattoliche orientali si sentono confrontate a questi problemi e, dopo la vitalità dimostrata all’indomani della libertà ritrovata, circa due decenni fa, si sentono interpellate da questi fenomeni globali specie perché toccano molti dei loro fedeli immigrati ponendo così alle loro rispettive Chiese, questioni pastorali inedite che necessitano soluzioni adeguate ed originali”. L’incontro 2012 si svolgerà a Zagabria dall’8 al 11 novembre, in occasione del quarto centenario dell’unione della Chiesa cattolica di rito bizantino croata con Roma, su invito di mons. Nikola Kekić, vescovo di Križevci

11.
SERVIZIO ECUMENICO A HONG KONG
Rispondere alle sfide poste dalla società odierna al matrimonio con i valori cattolici di questo sacramento. L’incoraggiamento di mons. John Tong, vescovo di Hong Kong, ai membri del Consiglio consultivo del matrimonio cattolico (The Hong Kong Catholic Marriage Advisory Council), radunati per l’Assemblea annuale. Il Consiglio, nato nel 1965 ad opera di un missionario gesuita, offre servizio gratuito di consulenza e mediazione matrimoniale, educazione pre-matrimoniale, sostegno al progetto familiare, oltre che gestire un centro femminile. Il suo obiettivo è la promozione della famiglia secondo i principi cattolici, senza distinzione di fede.

MI HA COLPITO"SENZA DISTINZIONE DI FEDE". E' UN SEGNO CHE QUALCUNO DELLA GERARCHIA STA CAPENDO IL MESSAGGIO CRISTIANO: CRISTO S'E' RIVOLTO A TUTTI.

10.
LEVADA...LEVERA' LE TENDE
Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale statunitense William Levada, parla apertamente di lasciare il suo posto subito dopo la conclusione delle feste natalizie, nel gennaio del 2012 (come scritto da Vatican Insider). Levada è nato il 15 giugno del 1936; ha compiuto 75 anni nel giugno di quest’anno, e quindi si avvia al primo anno di “prorogatio” nel ruolo che fu di Joseph Ratzinger fino all’elezione dell’aprile 2005. Potrebbe restare certamente, ma sembra che all’origine della sua decisione vi siano problemi di salute fisica, legati sia allo stato dei polmoni che alla schiena.

ALCUNI NOMI GIRANO. SI PARLA DEL VESCOVO DI RATISBONA MULLER CHE DI RECENTE S'E' PRESO UN PERIODO DI TEMPO PER STUDIARE LA LINGUA ITALIANA (NON CREDO PER AMORE DI DANTE). MA ANCHE L'UNGHERESE PETER ERDO E' VALUTATO BENE.

9.
IL NUOVO EVANGELIARIO AMBROSIANO
Il cardinale Angelo Scola sposa l’idea del suo predecessore, il cardinale Dionigi Tettamanzi, di dare forma a un nuovo Evangeliario Ambrosiano, “un’espressione significativa che parla simultaneamente ai fedeli della nostra realtà diocesana, ma anche a quanti sono diversamente credenti, a quanti si dicono agnostici e a quanti dicono di essere atei nella società plurale”.
A circa un mese dal suo primo discorso alla città di Milano – cadrà come ogni anno a inizio dicembre, nella ricorrenza di sant’Ambrogio, patrono della città insieme a san Carlo Borromeo – Scola presenta il più solenne dei libri liturgici: l’Evangeliario è infatti il libro che incorpora le letture evangeliche delle domeniche, delle feste e delle solennità. Accanto ai testi evangelici è previsto che sei artisti contemporanei realizzino delle tavole, un tentativo per riproporre l’originario legame tra immagine e parola attraverso un linguaggio attuale: assieme a Giovanni Chiaramonte, Nicola De Maria, Mimmo Paladino ed Ettore Spalletta, gli emergenti Nicola Samorì e Nicola Villa.


8.
AGGREDITO MONS. BETORI, MA FERITO IL SEGRETARIO.
E’ giallo sull’aggressione nell’episcopio di Firenze. Gli investigatori lavorano su varie piste per cercare di decifrare l’attentato di venerdì sera. Dopo aver esploso un colpo contro don Paolo Brogi, l’aggressore ha afferrato per un braccio l’arcivescovo Giuseppe Betori (ex segretario generale della Cei) e gli ha puntato la pistola alla nuca. E’ scappato quando si è accorto che, nel cortile del palazzo arcivescovile, il cancello automatico stava per richiudersi. La Procura di Firenze ha aperto un fascicolo per il reato di tentato omicidio e gli agenti stanno anche visionando le riprese effettuate da alcune telecamere della zona alla ricerca di informazioni utili all’arresto del responsabile. Al momento non si esclude alcuna ipotesi.
Firenze, tra dissenso cattolico e scandali sessuali, ha un recente passato di diocesi particolarmente difficili.

SEMBRA CHE IL VESCOVO NON VOLESSE PARLARE CON L'INDIVIDUO CHE POI HA SPARATO, VOGLIO VEDERE SE INVECE DI QUESTO QUIDAM DE POPULO CI FOSSE STATO FUORI DALL'EPISCOPIO RENZI, BERLUSCONI...ALLORA CON QUESTI AVREBBE PARLATO!


7.
IL VATICANO AL G20
Sul tavolo del G20 a Cannes arriva, forse per la prima volta, anche un documento vaticano. Con una proposta concreta: regole condivise e un’autorità pubblica che le garantisca. La nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace è un’applicazione di quello che i Papi, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI, hanno detto nelle loro encicliche sociali. Occorre riportare il diritto nel mondo che lo dimentica troppo spesso, che fa guerre che si ammantano di idealismo e manovre finanziarie spregiudicate spacciate per risanamenti. Insomma se globalizzazione deve essere, ci vuole anche un diritto che la gestisca.

QUANDO CI SONO DI MEZZO I SOLDI CHE STANNO PER SALTARE (E SE SUCCEDESSE QUELLI DEL VATICANO SONO TANTI!) ALLORA ANCHE LA GERARCHIA SI SPORCA LE MANI CON LO STERCO DEL DIAVOLO, COME VIENE DEFINITO IL DENARO DAI PURI MONSIGNORI,

6.
LA CATTOLICA E VERDE IRLANDA...
La decisione dell’Irlanda di cancellare la propria ambasciata presso la Santa Sede, oltre a quelle in Iran e Timor Est, ha il sapore del paradosso storico. Una nazione che ha sempre puntato moltissimo sulla propria identità cattolica e sullo storico legame con la Santa Sede – anche in opposizione alla protestante corona inglese che per secoli l’ha dominata non senza vessazioni – si trova oggi ad avere un legame diplomatico con il Vaticano di rango inferiore rispetto a quello intrattenuto dal Regno Unito, che solo nel 1982 ha stabilito pieni rapporti con la sede di Pietro. E così mentre lo scorso 10 settembre il nuovo ambasciatore inglese Nigel Marcus Baker, già consigliere privato del principe Carlo, consegnava le lettere credenziali nelle mani di Benedetto XVI definendo "eccellenti" i rapporti tra Buckingham Palace e il papato, la splendida Villa Spada sul Gianicolo (nella foto), acquistata nel 1946 dal governo irlandese per essere la residenza ufficiale a Roma del proprio ambasciatore presso il papa, dovrà cambiare la propria storica destinazione d’uso.

FU TRA LE PRIME A CREARE RAPPORTI DIPLOMATICI COL VATICANO ED E' TRA LE PRIME AD ANDARSENE. PROFETICO!

5.
LA COMPAGNIA DELLE OPERE
Fare un estratto conto preciso al centesimo dei soldi a disposizione di questa lobby politico-finanziaria non è facile. La Cdo è una nebulosa proteiforme posizionata nell’area grigia tra profit e noprofit dove i dati pubblici sono merce rara. L’unica certezza è che negli ultimi anni, crisi o non crisi, ha continuato a crescere. Le aziende iscritte (prezzo attorno ai 300 euro l’anno) sono 36.600, il 10% in più del 2010, per un giro d’affari complessivo attorno ai 70 miliardi. L’elenco ufficiale dei soci non esiste, ma solo in Lombardia, feudo del governatore Roberto Formigoni, sarebbero 6mila, più di quelli di Assolombarda. I documenti depositati sulla galassia si contano sulla punta delle dita. E raccontano solo una porzione infinitesimale del potere dell’armata ciellina. C’è un’Associazione Compagnia delle Opere con 4 milioni di attivi e 137mila euro di utile nel 2009. Sotto il suo cappello ci sono Cdo Net (servizi, 9 milioni di ricavi), la misteriosa Magifyng films negli Usa e Bps (consulenza finanziarie 5,5 milioni di fatturato). Dove tra gli azionisti spuntano alcuni degli uomini forti del gruppo come Graziano Tarantini presidente di A2a, membro della potentissima Fondazione Cariplo e consigliere di Akros e Bpm e Paolo Fumagalli, presente in alcuni cda in orbita IntesaSanpaolo. Ma si tratta solo di una goccia nell’oceano degli interessi della Compagnia.

VEDO CON PIACERE CHE DOPO IL SAN RAFFAELE, L'OPUS DEI ECC.ECC. ANCHE QUESTA LONGA MANUS FINANZIARIA STA CROLLANDO. EH SI'...TUTTE LE OPERE DEL DEMONIO CROLLANO, ANCHE SE SONO RICOPERTE DEL PIVIALE DI DIO

4.
PAPA LUCIANI SANTO?
SOS, l’oblio e le «lentezze burocratiche vaticane» minacciano Luciani. Presto beato il papa «ingiustamente dimenticato» Giovanni Paolo I. «Benedetto XVI ha il potere di impedire il venir meno della luce di Albino Luciani se canonizzerà questo straordinario Pontefice», si legge nell’appello rivolto a Joseph Ratzinger dalla prestigiosa rivista newyorchese della Compagnia di Gesù, «America». L’occasione indicata è il centenario della sua nascita (17 ottobre 2012). Secondo i gesuiti Usa «la causa di canonizzazione dovrebbe procedere a ritmo più sostenuto» perché «a un mondo lacerato Luciani potrebbe fornire una guida morale».I suoi 33 giorni fugaci di pontificato «sono stati eclissati dal pontificato di Giovanni Paolo II, che, coi suoi 27 anni di permanenza in carica ha registrato un’impressionante durata che va ad aggiungersi a ripercussioni storiche di grande portata».

I 33 FUGACI GIORNI DI GIOVANNI PAOLO I SONO STATI OSCURATI DAI 22 ANNI DI PONTIFICATO WOITYLIANO. SI SA CHE LA LONGEVITA' DI UN PAPATO NON E' SINONIMO DI SANTITA' DEL PAPA LONGEVO, MA PARE CHE NELLA CHIESA SI RAGIONI COSI'


3.
AMMISSIONI VATICANE UN PO' TARDIVE
Dopo i casi di pedofilia nella Chiesa, esce un altro scandalo che scuote il Vaticano. Il National Catholic Reporter è in possesso di documenti (non smentiti dalle autorità della Chiesa) che proverebbero come certi preti avrebbero violentato e in certi casi messo incinta delle suore. Suore che poi sarebbero state costrette ad abortire. Nella giornata di ieri, la Chiesa Cattolica Romana ha ammesso di essere stata a conoscenza di abusi sessuali e violenze di suore da parte di preti in almeno 23 paesi. La maggior parte degli abusi sessuali, secondo il Vaticano, si è svolta in paesi africani, in cui dei preti celibi avrebbero abbandonato i servizi delle prostitute per paura di contrarre l’Aids e avrebbero così iniziato a violentare le suore.

QUESTE STORIE SONO NOTE DA TROPPI ANNI.

2.
LA CHIESA CHE NON TACE
Il card. Tettamanzi ha presenziato con il giornalista Galeazzi alla presentazione del libro del vescovo Mogavero: La chiesa che non tace.

UN LIBRO DA LEGGERE, TOSTO E PROVOCATORE.

1.
IL VESCOVO MOLINARI E' L'AQUILA
''Sentiamo ogni giorno parlare di ricostruzione. E sembra che il discorso possa essere racchiuso unicamente nei soldi, nelle ordinanze, nei progetti, nei tecnici, nelle decisioni politiche e nel superamento della burocrazia. Certo tutto questo e' parte importante nel processo di ricostruzione. Ma non basta. Non basta perche' la citta' rischia di perire, se, come insegna sant'Agostino, periscono gli stessi cittadini''. Cosi' l'arcivescovo dell'Aquila, mons.

Giuseppe Molinari, dalle pagine del periodico diocesano ''Vola''. ''I cittadini periscono - dice Molinari - se si lasciano guidare solo da interessi egoistici e scelgono la via della menzogna, del compromesso, della rinuncia dalla liberta' per essere schiavi del padrone di turno. I cittadini periscono quando credono piu' all'economia che alla cultura, piu' alla tecnica che all'arte, piu' al pettegolezzo che alla verita'''.

QUESTO SIGNIFICA CHE MOLINARI HA DOVUTO PRENDERE IN MANO LA SITUAZIONE DI L'AQUILA CHE AVEVA DELEGATO AL QUEL CHIACCHIERONE DEL SUO AUSILIARE. BENE. SONO CONTENTO CHE LA STORIA SAPPIA METTERE I PUNTI AL POSTO GIUSTO. ORMAI LA FRITTATA E' FATTA E GIOVANNI D'ERCOLE E' VESCOVO DI SANTA ROMANA CHIESA. CI SARA' CERTAMENTE UN POSTO IN CURIA ROMANA PER GIUBILARLO E CHIUDERE LA VICENDA.

IL FATTO DEL MESE

SE IL MATRIMONIO SACRAMENTALE VIENE SVILITO A FICTION
Parole testuali del vampiro Robert Pattinson a proposito di una scena di nozze girata con Kristen Stewart sul set di "Breaking Down", che potrebbe gettare i prodromi di quanto potrebbe accadere nella realtà: "La scena del matrimonio è stata divertente perché abbiamo usato un vero prete. Quindi, tecnicamente, siamo già sposati, perché ha fatto tutto quello che si fa in una cerimonia normale. Non siamo una coppia unita civilmente, ma credo che per la chiesa siamo davvero sposati".

Quando ho letto la notizia sono allibito per vari motivi. Il primo è che il sacerdote che s'è prestato a compiere la cerimonia è un vero bamba fatto e finito e dovrebbe essere ipso facto non solo ridotto allo stato laicale, ma defenestrato dalla parrocchia. Il secondo è perchè il vampiro - idolo delle ragazzine - è un cretino che non conosce nulla del sacramento del matrimonio cattolico in particolare e cristiano in generale. Il terzo è perchè se cominciano a girare queste idee senza che nessuno metta freno all'idiozia imperante, siamo non solo alla frutta, ma al dopo cena e dopo una ventina di limoncelli ingoiati.
Nessuno, ripeto:nessuno, è obbligato a contrarre matrimonio religioso. Se lo fa è perchè vi sono motivazioni che non sono certo quelle di girare un film.
OTTOBRE 2011

IL FATTO DEL MESE

In verità il fatto del mese riguarderebbe settembre perchè nel mese scorso è successa la bagarre successiva al pronunciamento del card. Bagnasco che, nella prolusione al consiglio permanente della Cei, ha stigmatizzato comportamenti immorali troppo evidenti nel nostro paese.
Era ovvio che la stampa si scatenasse ad interpretare il monito del cardinale riferendolo a Berlusconi e, chi ha voluto andare oltre, ha anche ipotizzato sia lo smarcamento della Cei da questo governo, sia la benedizione con viatico per il passaggio ad un gruppo politico cattolico. Mons. Crociata, segretario generale della Cei, s'è affrettato, in conferenza stampa, a ricordare iprocritamente che la chiesa non fa politica. Ma la bagarre rimane.
A bocce quasi ferme dico il mio pensiero.
Il richiamo ai valori morali da parte del card. Bagnasco è legittimo e doveroso.
A patto che "agere sequitur esse".
La chiesa italiana ha tante cose da nascondere in quanto a connivenza col sistema politico. In primis per quanto riguarda il concordato (1929 e 1984), in secundis per quanto riguarda l'appoggio politico dato a questo governo sia da parte di movimenti ecclesiali come C.L. che da parte di preti che hanno dichiarato apertamente di votare la Lega. Potrei continuare ricordando che la chiesa invocò una legge ad hoc quando si trattò del caso di Eluana Englaro e che il presidente Berlusconi disse che in una settimana si poteva fare la legge (ma come? per far contenti i vescovi si fa una legge in una settimana e per le cose più urgenti, no?). Ma soprattutto: giusto richiamare il valore morale del rispetto del sesto comandamento, ma occorre prima viverlo. E non mi sembra che preti concubini e pedofili abbiano dato un buon esempio.

58.
I PRETI FANNO SOLDI COL PORNO
Il sasso, pesante, l'ha lanciato Die Welt, serioso e conservatore giornale tedesco, qualche giorno fa: «La Chiesa cattolica guadagna un capitale grazie al porno». Un'accusa che ha destato grande scandalo in Germania. I fatti: la Weltbild, una delle più grandi case editrici tedesche, è posseduta al 100% dalla Curia. Ebbene, nel suo portfolio, non si annoverano solo bibbie e testi sacri, ma testi sull'esoterismo e la magia o bestseller come Il Codice da Vinci di Dan Brown, mai troppo amato negli ambienti clericali per le sue interpretazioni eterodosse. Ma c'è (ben) di più: nel catalogo dell'editrice ci sono 2.500 titoli erotici ( Sesso per intenditori, Storie sporche o La puttana dell'avvocato), con copertine non troppo pudiche. I numerosi fedeli di Germania avevano già espresso la loro riprovazione, nel 2008, inviando un documento di settanta pagine in cui veniva fortemente criticata la linea della casa editrice. Ma dagli ambienti ecclesiastici non è arrivata alcuna risposta. Ora Weltbild è passata al contrattacco, minacciando azioni legali per diffamazione: le pubblicazioni non sarebbero «pornografiche, ma erotiche e incidono per una quota minima sul bilancio dell'azienda».

NON COLGO MOLTO LA DIFFERENZA FRA PORNOGRAFICO ED EROTICO, MA SI SA: NON SONO STATO GESUITA. SOLO UNA COSA NON MI VA IN QUESTA NOTIZIA: SIA PARLA DI CHIESA CHE FA SOLDI. NO LA CHIESA SIAMO TUTTI NOI, I PRETI SONO LORO. E SONO LORO CHE FANNO SOLDI COL PORNO.

57.
SENZA LIBERTA’ RELIGIOSA
Nel mondo – secondo i dati di un sito inglese – vi sono ancora milioni di persone che non possono manifestare liberamente la propria fede religiosa.
Trovo la cosa semplicemente assurda: inibire la fede religiosa è segno di paure e di incapacità di governo. Un sistema politico che impedisce ad un popolo o ad un gruppo di esprimere la propria fede mostra debolezze strutturali.

56.
GLI ANGLICANI RESPINGONO EDUCAZIONE RELIGIOSA PLURICONFESISONALE
All’unanimità il Sinodo anglicano ha votato una risoluzione: l’educazione religiosa deve essere di rigorosa osservanza anglicana.

CON TANTI SALUTI AI DIALOGHI INTERCONFESSIONALI

55.
SULLA FINANZA:IL PAPA E’ A SINSITRA
I gesuiti americani non hanno dubbi. Sulle questioni economiche e finanziarie Papa Benedetto XVI sta “più a sinistra di Barack Obama e persino di Nancy Pelosi”, il leader democratico alla Camera che incarna le posizioni più liberal del suo partito. Lo scrive l’ex direttore del settimanale America, Thomas Reese, proprio nelle ore in cui il Pontificio consiglio Iustitia et Pax, guidato dal cardinale ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson, pubblica una nota nella quale, oltre a chiedere la creazione di un’autorità pubblica universale – già Papa Giovanni XXIII la propose nella sua enciclica “Pacem in terris” – che riformi drasticamente il sistema finanziario e monetario internazionale, denuncia duramente il liberismo perché colpevole di “aver causato la crisi”.
La nota vaticana era molto attesa soprattutto negli Stati Uniti. Era girata voce, infatti, che avrebbe toccato molti dei temi che sono più caldi della campagna presidenziale americana, come quell’aumento delle tasse sui ricchi per promuovere la crescita che è stato radicalmente avversato da tutti i candidati repubblicani.
In questo senso Turkson e il salesiano Mario Toso, segretario del “ministero” vaticano, non hanno deluso. La nota da loro redatta, infatti, chiede “misure di tassazione delle transazioni finanziarie, mediante aliquote eque, ma modulate con oneri proporzionati alla complessità delle operazioni, soprattutto di quelle che si effettuano nel mercato secondario. Una tale tassazione sarebbe molto utile per promuovere lo sviluppo globale e sostenibile secondo principi di giustizia sociale e di solidarietà”.

MI FA PIACERE. MA … AGERE SEQUITUR ESSE…OPPURE ESSE SEQUITUR AGERE.

54.
LA PEDANA MOBILE DEL PAPA
Due parole sull'uso della pedana mobile (il "carrelletto", come lo chiama una mia amica romana) da parte di Benedetto XVI domenica scorsa.
Perché questa scelta? Il papa, ha detto il portavoce padre Lombardi, sta bene e non ha problemi nel camminare, vogliamo soltanto evitargli alcune fatiche.
Ma, domando, se davvero sta bene, come può essere per lui un compito improbo coprire pochi metri all'inizio e alla fine di una celebrazione? Se si è deciso di usare la pedana mobile vuol dire che il papa non sta proprio bene. Ma allora perché non dire semplicemente che il papa fa fatica a camminare? Perché trincerarsi sempre dietro questa ideologia del segreto che non fa altro che alimentare voci, creare sconcerto e diffondere interpretazioni distorte? Perché non ricorrere alla trasparenza)

LA NOTIZIA E’ TRATTA DAL BLOG DI ALDO MARIA VALLI. E’ INIZIATO IL CAROSELLO DEI COMMENTI SULLA SALUTE DEL PAPA CON LE RELATIVE SMENTITE DI PADRE LOMBARDI.
QUANDO HO VISTO IL PAPA SULLA PEDANA HO PENSATO A PAOLO VI: AVEVA UN’ARTROSI DEVASTANTE E FINO ALL’AULA DELLE UDIENZE VENIVA PORTATO IN CARROZZELLA O SOSTENUTO. MONTINI NON VOLEVA CHE IL PAPA SEMBRASSE AMMALATO. SE BENEDETTO XVI HA PENSATO DI FAR RICORSO ALLA PEDANA MOBILE E’ PERCHE’ FATICA A CAMMINARE. C’E’ QUALCOSA DI MALE?

53.
ESISTONO ANCORA DON CAMILLO E PEPPONE
Se il prelato entra nella sala del consiglio comunale, la sinistra esce. Non si tratta di un racconto del Guareschi, ma di un fatto realmente accaduto in terra emiliana, a Spilamberto, nel modenese. L'arcivescovo di Modena, monsignor Antonio Lanfranchi, era stato invitato a partecipare ad una seduta del Consiglio comunale straordinario di due giorni fa per concludere gli eventi del «Settembre pedagogico». In tutta risposta l'assessore Pdci, in accordo con i vendoliani di Sel e con i consiglieri della Sinistra hanno deciso di lasciare l'aula per contestare la decisione di «invitare l'esponente di una confessione religiosa a concludere i lavori del consiglio». Evidente l'imbarazzo degli alleati Pd che non hanno nascosto il forte disappunto: «È inopportuno che i partiti intervengano sugli invitati a un consiglio straordinario». Il Pdl ha insistito: «Per gli alleati del Pd, la libertà di parola è solo parziale».

DA QUI SI CONFERMA LA REGOLA CHE QUANDO SI VA A VOTARE SI DEVE PENSARE ALLE PERSONE A CUI SI DA IL VOTO. GLI IGNORANTI NON POSSONO SEDERE SU SCRANNI PUBBLICI E DEI BEOTI CHE SE NE VANNO PERCHE’ COLUI CHE PARLA DI EDUCAZIONE E’ UN VESCOVO…SONO SOLO BEOTI.

52.
I VESCOVI EUROPEI E LA CRISI
La crisi finanziaria e il futuro dell'integrazione europea”, è il tema che scandisce i lavori dell’Assemblea plenaria autunnale della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (Comece), che si aperta ieri a Bruxelles alla presenza di 23 vescovi membri dell'organismo. Secondo quanto riferisce l'agenzia Zenit, in questa tre giorni che si chiude domani la Comece raccoglie il dibattito sul processo politico dell'Unione Europea e informa la Chiesa sugli sviluppi della legislazione e delle politiche europee, oltre ad animare la riflessione, basata sulla Dottrina Sociale della Chiesa, sulle sfide che pone la costruzione di un'Europa unita. Aprendo i lavori della plenaria, mons. Adrianus van Luyn, vescovo emerito di Rotterdam e presidente della Comece, ha affrontato i temi della crisi finanziaria nel mondo, il dialogo fra le Chiese europee e la recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Ue che riconosce l'embrione come essere umano fin dal concepimento. Nell'assemblea, i vescovi europei analizzano anche le ragioni economiche e politiche della crisi del debito nel continente, così come gli strumenti adottati per affrontare la crisi, riflettendo anche sulla “fiducia” come fatto fondamentale per risolverla crisi in un contesto politico, economico e societario. Il confronto su queste tematiche è arricchito dagli interventi di diverse personalità laiche del mondo dell’economia fra i quali, Peter Wagner, responsabile dell'unità Task Force per la Grecia della Commissione Europea; Lans Bovenberg, dell'Università di Tilburg (Paesi Bassi); Emmanuel van der Mensbrugghe, direttore dell'Ufficio per l'Europa del Fondo Monetario Internazionale (Fmi); Jean-Pierre Jouyet, presidente dell'Autorità dei mercati finanziari di Francia. Nella sessione di apertura è stata la volta Peter Wagner che ha illustrato la “Missione e le prime esperienze della nuova Task Force per la Grecia”. IL professor Lans Bovenberg affronterà “Le ragioni economiche e politiche della crisi del debito in Europa”, e del dottor Emmanuel van der Mensbrugghe che parlerà degli “Strumenti adottati per affrontare la crisi. Prospettiva del Fmi”. Jean-Pierre Jouyet parlerà invece de “La 'fiducia', fattore cruciale per risolvere la crisi? Il fattore psicologico della crisi nel contesto politico, economico e societario”. Dopo un dibattito, si analizzerà il tema “Economia sociale di mercato europea. Una dichiarazione dei vescovi della Comece”. Interverrà mons. Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa, e verranno esposte anche le iniziative e attività del segretariato della Comece.

L’ASSEMBLEA E’ MOLTO QUALIFICATA. MI AUGURO INDICAZIONI PROGRAMMATICHE DI LUNGO RESPIRO.

51.
IL VESCOVO DI NOVARA SULLA CASA
Si intitola “E’ sempre tempo di prossimità” e affronta il drammatico problema dell’emergenza abitativa che riguarda il nostro territorio la nuova lettera alla diocesi scritta dal vescovo di Novara, monsignor Renato Corti.
Nel testo, rivolto ai fedeli della diocesi, il vescovo fa un appello alla comunità ecclesiale affinché metta in atto iniziative a favore di chi vive situazioni di disagio a causa di uno sfratto. Monsignor Corti fa due proposte concrete per il prossimo tempo di Avvento: un’offerta mensile per gli sfrattati o coloro che rischiano uno sfratto e l’adozione “a vicinanza” di una famiglia con bambini.
LE PAROLE DEL VESCOVO – «In questo momento – scrive Corti – viene posta in primo piano la questione della casa e si fa riferimento con preoccupazione al fenomeno degli sfratti. Molte famiglie ne soffrono e spesso non sanno proprio come trovare la soluzione al loro problema». «Nel modo di affrontare la questione – prosegue il vescovo – certamente si deve trovare il sostegno delle istituzioni pubbliche, tenendo conto delle loro responsabilità e delle loro concrete possibilità. Ma è certamente necessario che guardiamo anche in casa nostra e verifichiamo se non esistano delle valide occasioni in favore di questi nostri fratelli».

COMPLIMENTI DAVVERO!


50.
I NUMERI DELLA CHIESA CATTOLICa
Come è consuetudine, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale l’Agenzia Fides presenta alcune statistiche scelte in modo da offrire un quadro panoramico della Chiesa missionaria nel mondo. Le tavole sono tratte dall’ultimo «Annuario Statistico della Chiesa» pubblicato (aggiornato al 31 dicembre 2009) e riguardano i membri della Chiesa, le sue strutture pastorali, le attività nel campo sanitario, assistenziale ed educativo. Tra parentesi viene indicata la variazione, aumento (+) o diminuzione (-) rispetto all’anno precedente, secondo il confronto effettuato dall’Agenzia Fides.
Popolazione mondialeAl 31 dicembre 2009 la popolazione mondiale era pari a 6.777.599.000 persone, con un aumento di 79.246.000 unità rispetto all’anno precedente. L’aumento globale riguarda anche quest’anno tutti i continenti: Africa (+19.983.000); America (+8.744.000); Asia (+47.702.000); Oceania (+967.000); Europa (+1.850.000).
Cattolici Alla stessa data il numero dei cattolici era pari a 1.180.665.000 unità con un aumento complessivo di 14.951.000 unità rispetto all’anno precedente. La percentuale dei cattolici è cresciuta globalmente dello 0,02%, attestandosi al 17,42%.
Circoscrizioni ecclesiastiche e stazioni missionarie. Le circoscrizioni ecclesiastiche sono 11 in più rispetto all’anno precedente, arrivando a 2.956, con nuove circoscrizioni create in Africa (+3), America (+2), Asia (+6). Le stazioni missionarie con sacerdote residente sono complessivamente 1.850 (185 in più rispetto all’anno precedente) e registrano aumenti in Africa (+280) e America (+94). Diminuzioni in Asia (-69), Europa (-110) e Oceania (-10).
Vescovi. Il numero totale dei Vescovi nel mondo è aumentato di 63 unità, raggiungendo il numero di 5.065. Complessivamente aumentano sia i Vescovi diocesani che quelli religiosi. I Vescovi diocesani sono 3.828 (42 in più rispetto all’anno precedente) mentre i Vescovi religiosi sono 1.237 (21 in più).
Sacerdoti. Il numero totale dei sacerdoti nel mondo è aumentato di 1.427 unità rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 410.593. A segnare una diminuzione è ancora una volta l’Europa (-1.674), mentre gli aumenti sono in Africa (+1.155), America (+413), Asia (+1.519) e Oceania (+14).
Diaconi permanent. I diaconi permanenti nel mondo sono aumentati di 952 unità, raggiungendo il numero di 38.155. L’aumento più consistente si conferma ancora una volta in America (+552) e in Europa (+326), seguite da Oceania (+57) ed Asia (+23).
Religiosi e religiose. I religiosi non sacerdoti sono diminuiti globalmente di 412 unità arrivando al numero di 54.229. Si conferma la diminuzione globale delle religiose (–9.697) che sono complessivamente 729.371.
Missionari laici e Catechisti. Il numero dei Missionari laici nel mondo è pari a 320.226 unità, con un aumento globale di 3.390 unità ed aumenti in Africa (+736), Asia (+3.774) ed Europa (+428). Diminuzioni si registrano in America (-1.531) ed Oceania (-17). I Catechisti nel mondo sono aumentati complessivamente di 68.515 unità raggiungendo quota 3.151.077. Gli aumenti si registrano in Africa (+19.538), America (+36.319), Asia (+13.365) e Oceania (+287). Unica a diminuire è l’Europa (-994),
Seminaristi maggioriIl numero dei seminaristi maggiori, diocesani e religiosi, anche quest’anno è aumentato: globalmente sono 954 in più i candidati al sacerdozio, che hanno così raggiunto il numero di 117.978. Gli aumenti, come già avvenuto negli anni precedenti, si registrano in Africa (+565), Asia (+781) e Oceania (+15), mentre diminuiscono anche quest’anno America (-60) ed Europa (-347). I seminaristi maggiori diocesani sono 71.219 (+43 rispetto all’anno precedente) e quelli religiosi 46.759 (+911). Per i seminaristi diocesani gli aumenti interessano Africa (+425) ed Asia (+121), le diminuzioni sono in America (-353), Oceania (-14) ed Europa (-136).

LA NOTIZIA E’ UN PO’ LUNGA. SOLO UNA BREVE RIFLESSIONE. C’E’ UNA CRESCITA GLOBALE DEL CATTOLICESIMO NEL MONDO, MA C’E’ UN FORTE CALO NEI PAESI COME AMERICA ED EUROPA.
ALTRA RIFLESSIONE: CRESCONO CATECHISTI, DIACONI PERMANENTI ECC. , MA CALANO PRETI E SUORE.
NON E’ IL CASO DI PENSARCI UN POCO?

49.
SHACKESPEARE ERA CATTOLICO
Cattolico o non cattolico, questo è il problema, verrebbe da dire parafrasando il suo Amleto. In realtà la tesi che da anni ormai vuole il grande William Shakespeare (1564-1616) fedele della Chiesa di Roma oggi è molto più di un’ipotesi. La conferma arriva da un sorprendente numero di libri pubblicati di recente. E se perfino un popolare autore laico inglese come Peter Ackroyd lo ammette nel suo Shakespeare. Una biografia (Neri Pozza), convincente e ben ponderato è l’ultimo volume dell’anglista Elisabetta Sala L’enigma di Shakespeare. Cortigiano o dissidente? (Ares)

CHE IL PIU’ GRANDE POETA INGLESE FOSSE CATTOLICO I GESUITI NON AVEVANO DUBBI E SPIEGARONO IL FATTO CHE NONOSTANTE FOSSE CATTOLICO FOSSE STATO TOLLERATO A CORTE CON LA MOTIVAZIONE CHE SHAKESPEARE TENESSE CELATA LA PROPRIA FEDE RELIGIOSA E PARTECIPASSE AI RITI DELL’ANGLICANESIMO PER CONTINUARE AD ESERCITARE LA PROPRIA ARTE. NON VEDO QUINDI LA RAGIONE DEL CLAMORE DI QUESTA NOTIZIA.

48.
VENEZIA PUO’ ASPETTARE
la nomina dell'arcivescovo Giuseppe Bertello a nunzio di Roma è solo questione di formalità, ma difficilmente avverrà entro la fine dell'anno, tanto che ci sta già organizzando a un Natale senza 'guida'. Nemmeno un'organizzazione come la Chiesa può bruciare facilmente i tempi della nomina del nuovo vescovo di Venezia, come vorrebbe Tarcisio Bertone. 'Vatican Insider' rivela infatti che il segretario di stato del Vaticano sta facendo pressione perché il successore di Angelo Scola sia il 57enne Aldo Giordano, rappresentante della Santa sede a Strasburgo e vicino al movimento dei Focolari. Giordano era già stato nominato nella terna milanese, proprio insieme a Scola, e negli ultimi anni ha acquisito influenza presso i piani alti di San Pietro, al punto che lo stesso Bertone vorrebbe saltare la prassi delle consultazioni e procedere per nomina diretta.
Benedetto XVI, però, ha dimostrato di preferire il processo democratico e quindi sarà difficile sfuggire alle procedure classiche di nomina. Il nome di Giordano comunque non è l'unico che circola in questi giorni. Negli ambienti romani si parla del 58enne vescovo di La Spezia Francesco Moraglia, del vescovo di Terni Vincenzo Paglia e dell'arcivescovo di Chieti Bruno Forte, raffinato teologo. Nella terna di nomi che il nunzio apostolico dovrà presentare al Papa verso la prima metà di gennaio potrebbero esserci anche due vescovi del Nord Est: Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine e prima alla guida della Chiesa trevigiana, e Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste. E infine quello che potrebbe essere il più probabile Patriarca di Venezia, l'arcivescovo di Camerino-San Severino Marche Mons. Francesco Giovanni Brugnaro: nato a San Donà di Piave e vissuto a Padova, è uno delle persone più vicine al Cardinale.

NON SEMBRA CHE SI ABBIA FRETTA. ANCHE PERCHE’ LA PICCOLA DIOCESI VENETA IN QUESTI ULTIMI DECENNI HA AVUTO PASTORI CHE SONO ENTRATI CARDINALI IN CONCLAVE E NE SONO USCITI PAPI: PIOXI, GIOVANNI XXIII, GIOVANNI PAOLO I. QUINDI…MEGLIO PONDERARE.

47.
ANCORA DON GIOVANNI D’ERCOLE
La sospetta truffa sui fondi del dopo terremoto in Abruzzo, che vede coinvolta la diocesi de L’Aquila, ha messo in imbarazzo la Chiesa locale. Soprattutto per il coinvolgimento del vescovo ausiliare del capoluogo abruzzese, mons. Giovanni D’Ercole. Diverse intercettazioni, pubblicate dal giornale Il Centro, hanno fatto emergere l’attivismo del prelato e del suo entourage contro la stampa avversa e i suoi affanni “poco spirituali” ma “molto temporali”. Ora diversi parroci e fedeli, soprattutto su Facebook, fanno sentire la propria voce e chiedono un confronto con le gerarchie. Ad esempio secondo don Antonio Giuliano, “tacere è peccato di omissione” e ora “l’immagine della Chiesa agli occhi della gente ne esce devastata”. Dal canto loro i sindaci delle zone colpite dal sisma vogliono costituirsi parte civile in caso di processo. Francesco Di Paolo, primo cittadino di Barisciano, si mostra deluso: “ci siamo fidati anche e soprattutto per il fatto che le riunioni” per organizzare la ricostruzione “avvenivano all’interno della Curia diocesana”. Da segnalare anche una lettera del responsabile Idv a L’Aquila, Lelio De Santis, all’arcivescovo Giuseppe Molinari, dove si chiede ”un’autocritica seria”. “Invece lei, caro arcivescovo, va all’attacco della stampa e di chi ha informato su questo scandalo”, scrive De Santis. “Sono sicuro che la Chiesa aquilana non ripeterà le cattive frequentazioni e starà solo dalla parte della gente per bene, per affermare solo i valori della giustizia sociale e del rigore morale”, conclude nella missiva pubblicata da Il Centro.

L’HO GIA’ SCRITTO: D’ERCOLE FRA POCO SARA’ PROMOSSO E LUI SARA’ APPAGATO NELLA SUA CARRIERA E GLI AQUILANI RIMARRANNO COL DUBBIO.

46.
E’ MORTO DON ENZO MAZZI
E' morto a 84 anni Don Enzo Mazzi, "prete del dissenso". Nel 1968 il sacerdote fu rimosso dalla sua parrocchia dell'Isolotto dal card. Ermenegildo Florit e da allora ha guidato la comunità di base del popolare quartiere fiorentino. La rottura con la Chiesa avvenne per la solidarietà data da Don Mazzi agli occupanti del duomo di Parma.

QUELLO DI DON ENZO MAZZI FU IL PRIMO E FORSE PIÙ FAMOSO ATTO DI RIBELLIONE ALL'INTERNO DELLA CHIESA. FU LUI IL 31 OTTOBRE 1968 A RENDERSI PROTAGONISTA DEL PRIMO ATTO DI 'RIBELLIONE ECCLESIALE' IN ITALIA APRENDO, DI FATTO, LA STAGIONE DEL DISSENSO. PARROCO DEL POPOLARE QUARTIERE DELL'ISOLOTTO DAL 1954, MAZZI SI SCHIERÒ A FIANCO DI UN GRUPPO DI GIOVANI CHE A PARMA AVEVA OCCUPATO LA CATTEDRALE CONTRO LA COSTRUZIONE DI UNA CHIESA FINANZIATA DALLA LOCALE CASSA DI RISPARMIO. IL CARDINALE ERMENEGILDO FLORIT CHIESE AL SACERDOTE DI "RITRATTARE LA LETTERA O DI DIMETTERSI" DA PARROCO E, PER TUTTA RISPOSTA, MAZZI CONVOCÒ I SUOI PARROCCHIANI IN ASSEMBLEA IN PIAZZA E, DAVANTI A LORO, RISPOSE "NO" AL VESCOVO. PER LUI SCATTÒ LA RIMOZIONE DA PARROCO E LA CHIESA FIORENTINA SI SPACCÒ TRA COLORO CHE CERCAVANO UNA SOLUZIONE PIÙ MORBIDA, CHE IN QUALCHE MODO FACESSE TORNARE INDIETRO IL CARDINALE FLORIT E LO STESSO MAZZI. TRA I DUE, PERÒ, NON CI FU DIALOGO, NONOSTANTE GLI INVITI RIVOLTI AD ENTRAMBI DA UNA PARTE DEI PRETI FIORENTINI, TRA CUI IL FUTURO ARCIVESCOVO SILVANO PIOVANELLI, CHE FU TRA I FIRMATARI DI UNA LETTERA CHE NON EBBE RISPOSTA. L'ARCIVESCOVO FLORIT DOPO AVER FATTO SGOMBERARE LA CANONICA, NOMINÒ UN NUOVO PARROCO ALL'ISOLOTTO E DON MAZZI DETTE VITA ALLA COMUNITÀ DI BASE CHE DA ALLORA, E FINO AD OGGI, HA CONTINUATO A RIUNIRSI OGNI DOMENICA PER UNA CELEBRAZIONE NEI PREFABBRICATI COSTRUITI VICINO ALLA CHIESA. QUALCHE ANNO PIÙ TARDI, NEL 1974, PER ENZO MAZZI ARRIVÒ LA SOSPENSIONE A DIVINIS. FU PROPRIO PIOVANELLI A CERCARE UN RIAVVICINAMENTO, IN PARTICOLARE DURANTE IL SINODO DELLA CHIESA FIORENTINA NEL 1992, MA SENZA RIUSCIRE A RICONDURRE L'EX SACERDOTE ALL'INTERNO DELLA CHIESA.

45.
ANCORA I LEBFEVRIANI CONTRO GLI EBREI
Richard Williamson, uno dei quattro vescovi lefebvriani ai quali è stata tolta la scomunica nonostante le sue idee negazioniste sugli Ebrei ha dichiarato che essi sono responsabili di deicidio, sono loro ad avere ucciso nostro Signore Gesù Cristo. Sbaglia chi dice il contrario. Monsignor Williamson in un libro apparso in questi giorni in Gran Bretagna «relativo alla problematica del rifiuto del Messia da parte degli Ebrei antichi e moderni» se la prende anche con Benedetto XVI per avere affermato nel suo secondo volume sulla vita di Gesù, pubblicato alcuni mesi fa, che «gli Ebrei non devono più essere ritenuti responsabili di deicidio, cioè dell'uccisione di Dio.

MI STUPISCO CHE SI VOGLIA CERCARE OSTINATAMENTE IL DIALOGO CON QUESTI FRATELLI E NON SI APRA NEMMENO UNA PORTICINA A CHI NON PROTESTA TOUT COURT, MA INSISTE PER AIUTARE I PASTORI NELLA RIFORMA DELLA CHIESA CHE E’ PIU’ NECESSARIA DI SPINTE ALL’INDIETRO.

44.
IL VESCOVO NON VUOLE GLI IMMIGRATI?
Sono basito. E non posso tacere. Quello che ho appena letto nell’editoriale dell’ultimo numero di Piazza Maggiore, a firma di Mons. Fausto Bonini, arciprete del duomo di Mestre e delegato patriarcale per la terraferma, è sconvolgente: “Ma le porte della nostre città non possono essere aperte sempre e per tutti… Siccome anche gli immigrati… devono dormire la notte e mangiare qualcosa nel corso della giornata, hanno diritto di avere una risposta su questo terreno. Nell’impossibilità di farlo è meglio chiudere la porta e riconoscere l’impossibilità di accogliere”. Dunque, se ho ben capito, nel numero di Piazza Maggiore dedicato al fenomeno dell’immigrazione nella nostra comunità (“A Mestre una città fatta di 23.000 nuovi cittadini” il titolo in prima pagina), il più alto rappresentante della Chiesa nella nostra comunità sosterrebbe l’aberrante politica dei cosiddetti respingimenti, condannata anche dallo stesso Consiglio d’Europa e dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Dopo averli colonizzati, schiavizzati, sfruttati, impoveriti – fisicamente e culturalmente – oltre ogni limite, dopo aver esportato la nostra democrazia a suon di bombe e vittime civili, ovviamente dopo avergli venduto le nostre armi, adesso dovremmo dire a chi sfugge da tale miseria, semplicemente, che qui da noi non c’è da mangiare e un posto dove dormire per loro, convincendoli così a ritornare ai luoghi d’origine. Contro questa “procedura” c’è un’alternativa che si chiama, da duemila anni, carità cristiana.

QUALCHE VOLTA I VESCOVI PRIMA DI SCRIVERE E DI PARLARE DOVREBBERO PREGARE.

43.
LA CHIESA UMBRA E LA SOLIDARIETA’
In questi due anni e mezzo, da quando è attivo il fondo di solidarietà , la chiesa umbra ha assistito 988 famiglie che versavano in gravissime difficoltà economiche. Il 51% di esse erano famiglie italiane. Sono state aiutate attraverso canoni mensili che variavano dai 350 ai 500 euro. Famiglie rimaste senza lavoro , senza alcun reddito e con nessuna copertura sociale. Complessivamente, le 8 diocesi dell'Umbria hanno erogato 1 milione 816 mila euro a fronte di 1 milione 826 mila euro raccolti. In cassa è rimasta la sola disponibilità di poco più di 10 mila euro. Per questo la chiesa umbra si appresta a riavviare un nuovo fondo di solidarietà a favore della famiglie colpite dalla crisi. Il Vescovo di Terni, Vincenzo Paglia, Presidente della conferenza episcopale umbra , ha annunciato che l'obiettivo che la chiesa si è prefissato è quello di raccogliere 500 mila euro.

MONS. PAGLIA E’ DIVERSO DAL SUO COLLEGA AQUILANO. NON COMPARE IN TV A TUTTI I COSTI, MA COMPARE DOVE SERVE, CIOE’ DOVE LA GENTE HA BISOGNO.

42.
VOCAZIONI IN IRLANDA
La Chiesa Cattolica d'Irlanda ha lanciato un'applicazione per ragazzi che stanno pensando di diventare sacerdoti, tentando cosi' di impedire con la tecnologia, il calo di vocazioni. L'applicazione 'vocations' e' gratis ed e' stata progettata per aiutare a riflettere sulla vita clericale e include domande sul celibato e sulle relazioni. L'autore dell'applicazione, il vescovo Donal McKeown ha ammesso che la gente potrebbe pensare che si tratta di un trucco per dare un aspetto moderno a qualcosa che e' superato.
"So che per molti giovani la parola vocazione non vuol dire nulla - ha spiegato - e non hanno idea di cosa i sacerdoti facciano tranne che per un'ora o due la domenica. Ma i social network sono dove sono i giovani". Il numero di nuovi sacerdoti e' calato negli ultimi 40 anni, non aiutato dagli scandali sessuali che hanno coinvolto alcuni sacerdoti e che hanno scioccato le comunita' cattoliche d'Irlanda e del mondo. La nuova applicazione non offre solo interrogativi sulla potenziale vocazione, ma anche informazioni sulla vita da sacerdote e i contatti delle diocesi.

A ME SEMBRA UNA CAVOLATA. MA…NON SI SA MAI. PUO’ DARSI CHE ANCHE LE APPLICAZIONI DI FB POSSANO AIUTARE.

41.
NO AL CORO DEGLI ALPINI IN DUOMO
Il vescovo di Treviso non concede che in Duomo venga cantato l'inno "Signore delle Cime", durante la funzione religiosa per i 90 anni della locale sezione degli Alpini, e il vicesindaco leghista Giancarlo Gentilini reagisce, promettendo che nessuna messa verrà più organizzata dalle "penne nere" nell'edificio sacro.

IL VESCOVO DI TREVISO E’ PIU’ PAPISTA DEL PAPA. ABBIAMO ASSISTITO A CELEBRAZIONI PONTIFICIE CON IL “SANTO SUBITO” CHE ERANO VERI E PROPRI FESTIVAL DELLA CANZONE E DEL FOLCLORE PRONUBE IL VESCOVO MARINI CHE PER FORTUNA E’ STATO GIUBILATO IN QUALCHE DICASTERO DOPO ESSERE STATO CREATO VESCOVO QUANDO ERA CERIMONIERE PONTIFICIO, COSA CHE NON E’ MAI ACCADUTA SOTTO NESSUN PONTIFICATO. MA GIOVANNI PAOLO II NON POTEVA AVERE UN SEGRETARIO ED UN CERIMONIERE CHE NON FOSSERO VESCOVI! LUI MICA ERA UN PAPA COME UN ALTRO! IL CANTO SIGNORE DELLE CME E’ UNA VERA PREGHIERA. MI AUGURO CHE IL VESCOVO BLOCCHI CANTI MUSICALMENTE ORRENDI E CON TESTI IMPEGNATIVI COME – IL PRIMO CHE MI VIENE IN MENTE -:”IMPARERO’ A GUARDARE TUTTO IL MONDO CON GLI OCCHI TRASPARENTI DI UN BAMBINO”.

40.
BERTONE NON HA GRADITO
Il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone questa volta non ha proprio gradito. Ma nessuno nei piani alti dei Sacri Palazzi vaticani osa farne cenno pubblicamente perché la causa del nuovo disappunto che ha colpito il primo collaboratore di Benedetto XVI sta tutta nella relazione tenuta a todi dal cardinale Angelo Bagnasco. Da giorni, l'entourage di Bertone aveva fatto garbatamente notare che Oltretevere in pochi avevano apprezzato l'annunciata presenza del presidente della Cei ad una assise di laici cattolici indetta per parlare di politica. Un garbato, ma puntuale, appunto colto nei conciliaboli dei monsignori di Curia perché la Segreteria di Stato era stata, praticamente, messa davanti al fatto compiuto quando le scorse settimane fu ufficialmente annunciata la presenza di Bagnasco a Todi. Un appuntamento visto da non pochi osservatori come l'avvio di un processo fondativo di una nuova aggregazione partitica sul modello della ex Dc. Eventualità non auspicata dalle gerarchie pontificie e, tantomeno, da non pochi settori della stessa Conferenza episcopale italiana, specialmente quelli ancora sotto l'influenza del cardinale Camillo Ruini, ex presidente dei vescovi italiani ed attualmente autorevole presidente del Progetto Culturale della Cei.
Riserve e velate critiche che, forse, hanno suggerito al presidente della Cei di tenere una prolusione, tutto sommato, di profilo "scontato", dove il punto centrale del discorso è stata la difesa ad oltranza di quei "valori non negoziabili" come la difesa della vita, la famiglia, la scuola, a cui ogni cattolico che si ritiene tale deve far riferimento. Un discorso giudicato "ovvio" tra gli osservatori della Curia pontificia e che alla fine non ha irritato ulteriormente il cardinale Bertone, al quale - non si stancano di rammentare i collaboratori del Segretario di Stato della Santa Sede - compete la titolarietà dei rapporti con le istituzioni socio-politiche italiane, come lo stesso porporato ricordò nella famosa lettera scritta all'indomani della ascesa di Bagnasco al vertice della Cei.

RUINI SARA’ IN PENSIONE, MA CONTINUA A LAVORARE INFATICABILMENTE PER FARE LA SUA POLITICA CHE NON E’ QUELLA DEI CATTOLICI MATURI. PER RUINI, INFATTI, I CATTOLICI MATURI NON DEVONO ESISTERE. ESISTE IL CATTOLICO CHE FA POLITICA IN GINOCCHIO DAVANTI ALLA GERARCHIA E NON ALLA CROCE.

39.
ANCHE UN VESCOVO FRA I CLIENTI
Attori, cantanti, calciatori, un regista e personaggi del mondo televisivo, un ex vice ministro e persino un vescovo sono i personaggi citati, come clienti, nella bozza di un libro che l'ex pornostar trevigiana Lea Di Leo (il vero nome è Sonia Faccio) avrebbe voluto pubblicare affidandosi alla casa editrice di Marsala (Trapani) "Imart Edizioni".

BEH…SE IL VESCOVO SOFFRIVA DI LOMBOSCIATALGIA…CHE DOVEVA FARE?

37.
DONNE VESCOVO: GLI ANGLICANI A MAGGIORANZA FAVOREVOLI.
La maggioranza delle diocesi e dei parroci anglicani si è espressa a favore dell’ordinazione a vescovo delle donne, nonostante le critiche dei settori più tradizionalisti, con tanto di abbandoni per tornare nella Chiesa cattolica. Ora la decisione deve essere ratificata dal Sinodo generale, il prossimo anno. L’arcivescovo e primate della Chiesa anglicana, Rowan Williams, deve scontrarsi infatti con i settori che si oppongono all’ordinazione delle donne, riuniti nel gruppo Forward in Faith.

CREDO CHE LA CHIESA ANGLICANA SIA PROFETICA.

36.
IL VESCOVO DI TRAPANI SI DIFENDE
Una conferenza stampa anomala, quella del Vescovo di Trapani, Francesco Miccichè, convocata nel Salone dei Vescovi del Palazzo Vescovile, dopo che è stata resa pubblica la notizia di una indagine aperta dalla Procura di Trapani contro 13 persone che, a vario titolo, avrebbero messo in campo una vera e propria “macchina del fango” contro di lui, accusandolo di aver sottratto fondi a due fondazioni della Diocesi.
Una conferenza stampa anomala, perché il Vescovo di Trapani non ha parlato, ma ha consegnato ai giornalisti una breve dichiarazione: “Non sono stato mai indagato – spiega Miccichè – ma sono state create notizie false e ad arte, che a volte hanno sfiorato il grottesco”. Miccichè parla di una “violenza mediatica senza pari contro la Chiesa trapanese, con la reiterata pubblicazione di notizie prive di fondamento, ed attacchi personali di una volgarità inaudita”. Addirittura, per Sua Eccellenza, si è trattato di una “barbarie”.

IL BENEFICIO DEL DUBBIO (E “IN DUBIO FAVENDUM EST REUM”) VA SEMPRE CONCESSO. MI SEMBRA STRANO CHE LA PROCURA SI SIA MOSSA APRENDO UN FASCICOLO A CARICO DI PERSONE LEGATE ALLA DIOCESI.

34.
PROTESTA DEI FEDELI PER TRASFERIMENTO DEL PARROCO
“Dopo lunga agonia è deceduta la comunità parrocchiale di Caprile, uccisa dal vescovo per mano del suo vicario generale”. E’ il testo del manifesto listato a lutto che da ieri mattina campeggia sui muri della piccola frazione collinare di Gragnano. Lo hanno affisso i fedeli della parrocchia di San Ciro, dopo lo “sciopero della messa” attuato giovedì sera e che continuerà a tempo indeterminato. Alla base della protesta c’è il trasferimento di don Franco Vanacore, formalizzato dall’ arcidiocesi Castellammare – Sorrento con la nomina a nuovo parroco di don Antonino Lazazzera. A nulla è valso il tentativo di mediazione del vicario generale don Catello Malafronte, il quale pur ascoltando le ragioni dei manifestanti, è rimasto irremovibile nelle decisioni prese dalla Curia.

SONO LE SOLITE STORIE: I FEDELI S’AFFEZIONANO AL LORO PRETE E QUESTI A LORO. QUANDO VIENE SPOSTATO S’INSCENANO PROTESTE CHE IL PIU’ DELLE VOLTE LASCIANO IL TEMPO CHE TROVANO PERCHE’ SE LA CURIA CEDESSE ED ACCONDISCENDESSE AI DESIDERATA DEI FEDELI S’APRIREBBE UNA FALLA NEL SISTEMA. QUANDO TOCCO’ A ME, IO CONSIGLIAI SEMPRE IL SACERDOTE DI PERSUADERE I FEDELI E DI NON ACCODARSI AD ESSI.


32.
ANCORA SCANDALO PEDOFILIA

È uno dei più gravi scandali di pedofilia che si ricordino in Canada, con decine di scolari coinvolti. Dopo aver negato per anni, oggi la Congregazione cattolica della Santa Croce e Nôtre Dame del Québec ha ammesso l'esistenza di abusi sessuali verificatisi in tre dei suoi istituti tra il 1950 e il 2001. Ed è pronta a pagare a titolo di risarcimento una cifra record: 18 milioni di dollari. Finora mai - nonostante le accuse e le testimonianze - i religiosi avevano confermato le violenze subite da molti bambini nel corso di quarant'anni. Oggi però la congregazione ha dovuto ammettere i fatti compiuti al suo interno e, oltre al risarcimento riconosciuto alle vittime, si è dovuta scusare pubblicamente per gli atti compiuti dagli insegnanti e dagli impiegati delle scuole coinvolte. Una scelta oramai inevitabile, dopo la causa aperta nei mesi scorsi dai familiari delle vittime. Secondo quanto citato dalla Gazzetta di Montréal, quando tre anni fa il quotidiano chiese spiegazioni sugli abusi a Padre Jean-Pierre Aumont, il superiore dell'ordine religioso, prove in mano, questi tagliò corto, parlando di intimidazioni ed estorsione da parte di un ex religioso scontento dei soldi ricevuti prima della sua partenza. Ma documenti interni, inclusi alcuni giunti dal Vaticano, mostrano che non era così.

NO COMMENT

31.
IL LIBRO DI DON GALLO.
Basta maestri, servono testimoni. E basta prediche, servono esempi alle nuove generazioni. È il grido di Don Gallo nel suo nuovo libro 'Se non ora, adessò che esce per Chiarelettere con prefazione di Moni Ovadia, in cui il prete racconta episodi di vita vissuta e ricorda che «il messaggio di Gesù - prima della fede viene l'etica - è completamente disatteso, tradito». «Ascolta Gesù: se Montezemolo si accontentasse di ricevere 10.000 euro al giorno e Marchionne si accontentasse di riceverne 9100 si potrebbe dare lavoro a cento operai in più» dice Don Gallo, che sarà ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, in questo libro dedicato alle donne, ai giovani («sono addolorato per l'assenza di futuro cui sembrano condannati»), alla liberazione sessuale, alla pedofilia, alla prostituzione e omosessualità. Particolare attenzione, il prete da marciapiede, come lui stesso si definisce, la riserva alle donne e al sesso che non deve essere un'arma del potere per discriminare, complici la Chiesa e questa politica, ma una spinta a essere se stessi e a stare bene con l'altro. «La donna - dice - non deve fare del sacrificio familiare un culto religioso, non deve lasciarsi usare per essere consolazione di una condizione di vita che non si deve cambiare, o per placare le ansie e le delusioni maschili; deve inventare alternative, anche nel rapporto di coppia». E non risparmia attacchi alla Chiesa: «quando mi hanno chiesto se avessi partecipato alla beatificazione di papa Wojtyla ho risposto di no. Wojtyla sarà stato uno statista, ma non ha difeso le donne e ha decapitato almeno 150 cattedre di teologia , a cominciare da quella di Hans Kung».

DA LEGGERE.


30.
LA CURIA ROMANA…STA TORNANDO ITALIANA?
Con Benedetto XVI la curia romana starebbe tornando ad essere "troppo" italiana? Il grido d’allarme è stato lanciato dal settimanale inglese progressista "The Tablet" e ripreso qua e là. Lo storico della Chiesa Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio anch'essa con fama progressista, ha difeso una simile evoluzione. Ha più volte spiegato che la Santa Sede non può uniformarsi ad una qualsiasi grande organizzazione internazionale: "La curia non può divenire una specie di ONU, perché fa parte della Chiesa romana e deve intrattenere con quest'ultima un legame ecclesiale, umano e culturale particolare".
Con papa Joseph Ratzinger c'è comunque una congregazione vaticana – e tra le più importanti e delicate – che oggi risulta totalmente de-italianizzata nella sua leadership, rispetto all'organigramma lasciato da Giovanni Paolo II. È la congregazione per i vescovi, il dicastero che collabora più da vicino col papa per le nomine di gran parte dei vescovi della Chiesa cattolica: in pratica della quasi totalità dei vescovi dei paesi del mondo occidentale. Nel 2005 questa congregazione era guidata da tre ecclesiastici italiani, unico caso tra i dicasteri curiali. Il cardinale Giovanni Battista Re ne era prefetto dal 2000. L’arcivescovo Francesco Monterisi ne era segretario dal 1998. Monsignor Giovanni Maria Rossi ne era sottosegretario dal 1993.
Ma con l'attuale papa, man mano, i tre hanno ceduto il passo a stranieri. Nel luglio 2009, compiuti i 75 anni, Monterisi è stato nominato arciprete della basilica papale di San Paolo fuori le Mura e poi creato cardinale. Al suo posto è stato chiamato un portoghese, l’arcivescovo Monteiro de Castro, fino a quel momento nunzio apostolico in Spagna. A fine giugno 2010 il cardinale Re, a 76 anni e mezzo, ha visto accettate dal papa le dimissioni da lui presentate al compimento dei 75. E al suo posto Benedetto XVI ha chiamato il canadese Marc Ouellet. Che a fine 2010 ha ottenuto la nomina a sottosegretario aggiunto (una novità per la congregazione) di un suo connazionale di fiducia, monsignor Serge Poitras. La scorsa settimana, infine, ha lasciato l’incarico monsignor Rossi, al compimento dei 70 anni che è l’età di pensione per i sottosegretari (a meno di una proroga di due anni che può essere concessa solo con il "placet" del prefetto del dicastero).
Così ora, per trovare nella congregazione per i vescovi l’italiano più alto in grado, bisogna scendere al terzo dei tre capi ufficio, monsignor Fabio Fabene, che è anche sostituto della segreteria del collegio cardinalizio.
Insomma, la curia Romana con Benedetto XVI sarà forse più italiana di prima. Ma la “fabbrica dei vescovi” lo è certamente molto di meno. Anche perché nei primi giorni di settembre un altro addetto italiano da nove anni in questa congregazione, monsignore Giulio Dellavite – ecclesiastico di fiducia dell'ex prefetto Re – a 39 anni è tornato nella diocesi di origine, Bergamo. Nominato segretario generale della curia di questa diocesi dal vescovo Francesco Beschi, nato nella vicina Brescia, diocesi natale dello stesso cardinale Re.

CHE PROBLEMI CHE SI PONGONO GLI OSSERVATORI VATICANI! NON SAREBBE MEGLIO CHE SI OCCUPASSERO DI COSE PIU’ SERIE?

29.
DANZE IN CATTEDRALE A BARI
E così accade che, nella Cattedrale di Bari si giunga a permettere ad una ballerina di mettere in scena danze indiane come "espressione di preghiera alle divinità indù". La performance é stata organizzata dall'Arcidiocesi di Bari con il patrocinio di Provincia e Comune di Bari nell'ambito dell'edizione 2011 "Notti Sacre" in programma dal 24 settembre al 2 ottobre 2011. La ballerina risponde al nome di Roberta Arinci, danzatrice e coreografa, diplomata a Madras, di quattro tipi di danza sacra indiana e non nuova a queste esibizioni. Infatti, con il benestare delle gerarchie materiali attualmenti occupanti le Sedi Episcopali, segnaliamo - a puro titolo informativo - un "Corso di Danza Liturgica" promosso ed organizzato presso la Chiesa di San Fedele a Milano da maggio a giugno 2007. Naturalmente, in una visione ecumenista e proletaria, il corso era aperto a tutti. Ma come tutti i corsi seri che si rispettino al termine dello stesso era consentito l'ingresso nel "gruppo di danza liturgica di Roberta Arinci" Sul volantino che sponsorizzava l'evento si poteva leggere che "le danze liturgiche sono state composte da Roberta Arinci appositamente per accompagnare la Santa Messa. Attingono al ricco repertorio delle movenze e della gestualità della danza classica indiana per ammorbidirsi nell'espressione del sentimento di devozione. Il repertorio comprende Kyrie, Gloria, Alleluia, Offertorio, Sanctus, Padre Nostro, Agnus Dei, Salmo 51 (Miserere), Magnificat, Ave Maria, Via Crucis".

I CATTOLICI TRADIZIONALISTI SI SONO STRACCIATE LE VESTI.
LA BALLERINA…NO ANCHE PERCHE’ NON ERA VESTITISSIMA.


28.
TRONO E ALTARE: DISTINTI, MA…
monsignor Gerardo Pierro, arcivescovo emerito di Salerno afferma che trono e altare devono essere sempre distinti, paralleli e mai convergenti. Ciascuna delle due categorie, deve rimanere al suo posto, senza ogni tentazione di sopraffazione reciproca. Insomma, evitare quello che accadeva col cesaropapismo". Poi precisa: "purtroppo nel tempo, sia la chiesa che l'impero, non hanno dato esempi del tutto coerenti". Tuttavia, la chiesa ha sempre il diritto di richiamare i fedeli a non scantonare dai valori non negoziabili.

EH SI’…NON SEMPRE LA CHIESA HA DATO ESEMPIO DI COERENZA…PERO’…SE SI IMPEGNA DA ADESSO IN POI…CE LA PUO’ FARE.

27.
E ADESSO? DON ROCK E’ ANCHE PADRE NATURALE
È' di don Paolo Spoladore, prete padovano soprannominato "don rock" per la sua passione per la musica, il bimbo nato nove anni fa da una relazione con una psicologa: a stabilirlo, secondo quanto anticipato da "Panorama", il giudice del tribunale per i minori di Venezia, Maria Teresa Rossi. La sentenza, emessa il 28 settembre scorso, stabilisce che il bambino assuma il cognome del padre in aggiunta a quello della madre e lo affida alla stessa, disponendo per il padre l'obbligo di mantenimento oltre al rimborso delle spese processuali.
La causa per il riconoscimento della paternità era stata intentata dalla donna all'inizio dello scorso anno e la prima udienza si era svolta alcuni mesi dopo, il 24 maggio, con l'audizione della stessa psicologa che aveva confermato la relazione amorosa e chiesto il mantenimento e il riconoscimento del figlio da parte del sacerdote. Nelle fasi successive era stato chiesto a carico del prete un test del Dna, al quale però non si sarebbe sottoposto. Un test fatto in casa, però, avrebbe assunto valore indicativo per giungere al riconoscimento della paternità.
Don Spoladore - sempre secondo l'anticipazione del settimanale - non si è mai presentato davanti al giudice e la relazione segreta sarebbe durata tre anni a partire dal 1999 e dopo il parto prematuro, nell'aprile del 2002, era andato a trovare il bambino all'ospedale, lo aveva battezzato e poi non si era più fatto vedere. Nel corso della causa, nel frattempo, il vescovo di Padova, Monsignor Antonio Mattiazzo, nel giugno dello stesso anno aveva deciso la sospensione dal ministero sacerdotale con effetto immediato di don Spoladore "in attesa di ulteriori determinazioni". Il vescovo aveva anche preso le distanza dall'attività musicale di «don rock», precisando che i corsi di formazione e l'attività in ambito musicale da lui svolta "sono iniziative in cui il sacerdote risponde personalmente e non hanno alcuna approvazione da parte dell'autorità ecclesiastica".

BENE. ADESSO ATTENDIAMO GLI SVILUPPI.

26.
I PRETI AUSTRIACI PERSISTONO NEL RIFIUTO ALL’INVITO DI CAPITOLARE
I membri dell'Iniziativa dei preti austriaci, guidati dall'ex vicario generale di Vienna, mons. Helmut Schüller, hanno dichiarano che non intendono revocare il loro "Appello alla disobbedienza" pubblicato il 19 giugno scorso. Nella loro ultima newsletter 407 preti e diaconi scrivono: "Ci è stato chiesto di revocare il nostro “Appello alla disobbedienza”, ma in coscienza non possiamo farlo, finché si continua a lasciare in stand-by il suo contenuto". I preti chiedono una riforma o almeno l’apertura di un dialogo su temi come l’obbligo del celibato sacerdotale, il ruolo delle donne, la comunione ai divorziati risposati. E chiedono anche il rafforzamento del ruolo dei laici nella Chiesa. "Disobbedire ad alcune regole e norme restrittive in vigore nella Chiesa fa parte ormai da anni della nostra vita e della nostra missione di preti. Se fossimo qui a professare pubblicamente che lo facciamo senza riflettere ciò potrebbe solo aggravare ulteriormente il dissenso interno alla Chiesa e minare il lavoro pastorale", hanno detto nella loro lettera. Essi si dichiarano pienamente consapevoli che la "disobbedienza" potrebbe essere un termine capace di infiammare gli animi, ma sottolineano: "Noi non intendiamo una disobbedienza generalizzata per amor di contrapposizione, bensì un’obbedienza progressiva che in primo luogo dobbiamo a Dio, poi nei confronti della nostra coscienza e in ultima istanza alle leggi della Chiesa”.

“SE SI DEBBA OBBEDIRE AGLI UOMINI PIUTTOSTO CHE A DIO…GIUDICATELO VOI”. MI PARE CHE SIA LA RISPOSTA CHE UN CERTO PIETRO CHE FU INCARICATO DI FARE IL PRIMO PAPA, DIEDE A DEI PONTEFICI EBREI QUALCHE SECOLO FA. ERA UNA BELLA RISPOSTA. NON MOLTO TEOLOGICA, FORSE UN PO’ DA IGNORANTE PESCATORE, MA…SAGGIA.



25.
IL MESSALE TRADIZIONALE RIMANDATO A PASQUA.
C’è un gran fermento: il papa ha autorizzato la pubblicazione del messale tradizionale del 1962 e i cattolici tradizionalisti sono alle stelle. Il messale doveva uscire adesso, in vista del nuovo anno liturgico, ma il diavolo ci ha messo la coda e il tutto è rinviato a Pasqua. Rammarico generale nel mondo tradizionalista…

BEH…OGNI TANTO BELZEBU’ AZZECCA LE SUE CODATE. VA DETTO CHE IL MESSALE DI PAPA GIOVANNI PUBBLICATO IN FRETTA E FURIA DA UNA CURIA TRADIZIONALISTA CHE AVEVA UNA PAURA BIRBONA DEL CONCILIO IN ESSERE, NON FU MAI ABOLITO. PAOLO VI – CHE ERA UN PAPA SERIO, POCO MEDIATICO, POCO TEOLOGICO, POCO CASINISTA, POCO…TUTTO, MA SERIO – EMANO’ IL SUO MESSALE PER RISPONDERE ALLE ESIGENZE DEL RINNOVAMENTO LITURGICO, MA NON ABOLI’ NULLA. IL PAPA SAPEVA CHE OMNIS SPIRITUS LAUDET DOMINUM. PECCATO CHE I RIFORMISTI AVANGUARDISTI E I CONSERVATORI RESTROMARCISTI NON L’ABBIANO ANCORA CAPITO.

24.
MONS.GIOVANNI D’ERCOLE…ANCORA???
Nel vangelo di Luca, Gesù rivolto ai suoi discepoli chiede: «Chi dicono che io sia?». La replica che il vescovo ausiliare Giovanni D’Ercole ha diffuso alla stampa per, a suo dire, mettere un argine a quella che ritiene una campagna mediatica contro di lui sembra una «sua» risposta a una domanda che oggi molti - compreso chi scrive - all’Aquila si fanno: ma con chi abbiamo a che fare? Con un uomo di Chiesa capace di ascolto, attento alle fasce deboli della società, vicino a chi soffre, portatore autentico del messaggio evangelico o un amico - più o meno consapevole - di intrallazzatori senza scrupoli?

IL DILEMMA CHE SI STA PONENDO LA CHIESA AQUILANA E’ FACILISSIMO DA RISOLVERE: BASTA AFFERRARE IL SECONDO CORNO. IL VECCHIO VESCOVO MOLINARI BEN LO SA E PER QUESTO – DOPO ESSERI VISTO IMPOSTO IL CARRIERISTA TELEVISIVO PROMOSSO ALL’EPISCOPATO, AVER SOPPORTATO LO SHOW DEL SUO COLLABORATORE CON ZUCCHETTO IN TESTA E PALA IN MANO A FAR FINTA DI SPALARE MACERIE E CHISSA’ COS’ALTRO ANCORA – HA FATTO L’UNICA COSA IN SUO POTERE: NOMINARE IL SUO SEGRETARIO VICARIO EPISCOPALE PER I BENI CULTURALI. SE CONOSCO BENE LA CHIESA I CASI SONO DUE: O MONS MOLINARI FRA POCO DARA’ LE DIMISSIONI E L’OMETTO TELEVISIVO RICEVERA’ IL PASTORALE AQUILANO O L’OMETTO SARA’ PROMOSSO A QUALCHE DICASTERO. CATTIVERI: POTREBBE FINIRE A COLLABORARE CON IL CARD. RAVASI…

23.
IL BRASILE …IL BRASILE…

Trent’anni fa oltre il 90% dei brasiliani si definiva cattolico, adesso la soglia è scesa al 68%, il dato più basso dal 1872. L'allarme è scattato in perchè nel più grande paese cattolico del mondo (140 milioni di fedeli) sempre più persone recidono i legami con Roma.
Altro che Sud-America terra di speranza per il cattolicesimo mondiale. I dati dicono altro. Secondo quelli resi noti dalla fondazione «Getulio Vargas», nell’ultimo decennio, a causa della secolarizzazione e del boom delle sette evangeliche, diminuiscono continuamente i cattolici brasiliani mentre aumentano a dismisura le decine di denominazioni evangeliche. Una ricerca condotta dal principale istituto di ricerca del Brasile sulla base di 200mila interviste fotografa un progressivo allontanamento dalla Chiesa soprattutto delle nuove generazioni.
E significativamente la Santa Sede ha scelto proprio Rio de Janeiro come prossima sede della Gm, per rilanciare la pastorale giovanile in Sud America. Negli ultimi dieci anni, milioni di brasiliani hanno lasciato la comunità cattolica più numerosa del pianeta per entrare nelle congregazioni pentecostali. Il 2010 è stato l’anno nero della Chiesa cattolica in Brasile. Il numero di «under 20» che dichiarano di non seguire alcuna religione è salito tre volte più velocemente di quello delle persone con più di 50 anni. Il 9% dei giovani brasiliani è privo di appartenenza religiosa. Una tendenza simile a quella degli abbandoni della Chiesa.

IL DISCORSO E’ MOLTO SEMPLICE: LA CHIESA NON PERDE I FEDELI, MA I CATTOLICI. NESSUNO O POCHISSIMI ABBANDONANO – CON LA CHIESA – LA FEDE NEL CRISTO. ABBANDONANO LA CHIESA E BASTA. E’ DI QUESTO CHE DEBBONO RENDERSI CONTO I PASTORI.

22.
IL VESCOVO DELL’HONDURAS CANDIDATO COI PROGRESSITI
Due anni fa la conferenza episcopale si dichiarò "super partes". Ora invece in Honduras il «vescovo rosso» Luis Santos Villeda si candida alle elezioni perché «la politica trascura i poveri» e in Vaticano scatta l'allarme. Il capo della diocesi di Santa Rosa de Copan, ha infatti annunciato ufficialmente la sua discesa in campo per la presidenza della nazione centro-americana. Il presule ha chiesto l’autorizzazione a Benedetto XVI ed è in attesa di una risposta formale da Roma.
A novembre il vescovo raggiungerà i 75 anni di età ed è intenzionato a presentare subito le proprie dimissioni alla Santa Sede come richiesto dal codice di diritto canonico. Alla lettera, spiega monsignor Luis Santos Villeda, unirà la richiesta di «immediata accettazione» in modo da non avere più la responsabilità di vescovo quando sarà designato come candidato dall’ala progressista del Partito Liberale.

IL VESCOVO HA SCELTO LA PRASSI CORRETTA: SI LIBERA DA OGNI IMPEGNO ECCLESIALE E SI CANDIDA. SE SARA’ ELETTO BISOGNERA’ VEDERE SE E’ CAPACE DI FARE DA PRESIDENTE QUEL CHE SEPPE FARE DA PASTORE.

E'MORTO MONS.CHARRIER
Ho appreso la notizia pochi minuti fa. Mi rincresce moltissimo. Fu uno dei vescovi più sensibile al problema delle Comunicazioni Sociali. Con il compianto prof. Luigi Grisoni (anch'egli deceduto 10 anni fa) ci siamo incontrati più volte sul tema del significato della presenza della chiesa nelle comunicazioni sociali. Era molto preparato e sensibile.
Nota personale: i miei capelli stanno diventando proprio bianchi. Se penso alle tante persone incontrate sul mio cammino e con le quali ho avuto l'onore di collaborare che ora non sono più, significa che anche la mia strada si sta accorciando.

21.
BREGANTINI CONTINUA A PARLARE
E' in uscita un libro che costituisce un'occasione di dibattito e intervento, data l'imminenza del viaggio in Calabria del Papa. Piemme sta per pubblicare il libro di Giancarlo Bregantini, ex vescovo di Locri-Gerace e attuale vescovo di Campobasso. Il suo impegno civile e apostolico contro l'ndranghreta è ben noto ed è diventato un simbolo della lotta alla mafia nella Chiesa e nel mondo laico. Questo in uscita con il titolo "Non possiamo tacere", in libreria dal 14 di ottobre, è il suo libro-testimonianza che restituisce la drammaticità e nello stesso tempo il coraggio di un uomo impegnato nel sociale e nella fede. In generale, in molte parti del libro, monsignor Bregantini fa una coraggiosa autocritica sul ruolo, talvolta inadeguato, della Chiesa nella lotta contro la mafia, con cui spesso rischia di essere connivente. Mentre le gerarchie ecclesiastiche concedono ai boss di mafia gli onori pomposi di funerali religiosi, la stessa Chiesa nega diritto a personalità sofferenti e impegnate come Piergiorgio Welby, la consolazione di funerali cristiani. O ancora l'abbraccio letale della massoneria, a cui Brigantini sembra ascrivere un ruolo influente e decisivo nel suo trasferimento da Locri a Campobasso, negli stessi giorni in cui De Magistris veniva sollevato dal suo incarico.


20.
SEMBRA CHE IL PAPA ABBIA FERMATO UN ABORTO
Quando poco meno di una settimana fa la Suprema corte di giustizia messicana ha comunicato di aver respinto il ricorso presentato dal giudice José Fernando Franco Gonzáles-Salas che invocava l’incostituzionalità degli emendamenti in difesa della vita dal suo concepimento inseriti nelle Costituzioni degli stati di Baja California e di San Luis Potosí – il ricorso chiedeva la possibilità di abortire nel corso di tutti e nove i mesi di gravidanza – il vescovo di Mexicali José Isidro Guerrero Macías è entrato nella sua chiesa e, microfono alla mano, ha annunciato trionfante che a convincere i giudici era stata “una telefonata del Papa”. A chi? “Non lo so – ha detto il vescovo – ma ha cambiato il risultato”. Un’ora dopo in diverse piazze del paese è successo il finimondo: i pro life esultavano e ringraziavano Benedetto XVI per l’intervento risolutorio mentre i pro choice denunciavano l’invadenza di campo da parte della chiesa. Punto sul vivo ha voluto dire immediatamente la sua il ministro della Corte José Ramón Cossío Díaz: “E’ stata una vertenza molto rispettosa, non ho percepito pressione da nessuna parte”. In seguito, la stessa Corte ha emesso un comunicato dove dice di “negare categoricamente di aver ricevuto una chiamata dall’autorità ecclesiastica e da nessun’altra di alcun genere e ancor meno che ciò abbia influito nella decisione dei ministri sull’azione di incostituzionalità promossa dalle riforme alle Costituzioni della Bassa California e San Luis Potosí” Tutto finito? No, perché sulla vicenda è dovuto intervenire con uno statement anche il portavoce vaticano padre Federico Lombardi. Incalzato dai media messicani ha detto: “La versione non ha nessun fondamento. In ogni caso è molto strano che il Papa abbia fatto pressione per telefono”.


19.
IL LIBRO DI DE MATTEI SUL CONCILIO

Il premio Acqui Storia è ormai il più importante riconoscimento dedicato alla storia, non solo in Italia ma in tutta Europa, ed è diviso in tre sezioni: storico scientifica, storico divulgativa e romanzo storico.
Premesso che come assessore alla Cultura di Acqui Terme, a cui compete l’organizzazione del premio, non faccio parte di nessuna delle tre giurie del premio, vorrei precisare che, per quanto riguarda la vittoria in una delle sezioni del volume di Roberto de Mattei Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta (Lindau), su cui c’è stata una fuga di notizie di un componente della giuria prima della proclamazione ufficiale del verdetto (la conferenza stampa per la proclamazione ufficiale del vincitore avverrà giovedì 6 ottobre ad Alessandria), la decisione è stata presa all’unanimità da parte dei giurati presenti ad Acqui. Come per tutte e tre le giurie, anche in questa circostanza è stata pienamente rispettata la prassi consolidata e costantemente seguita.

E’ UN BELLISSIMO LIBRO CHE CONSIGLIO DI LEGGERE


18.
PRETE UCCISO A NAIROBI
Un altro sacerdote cattolico è stato ucciso, questa volta a Nairobi, capitale del Kenya.
La vittima è padre James Awuor Kisero, fratello dell’Arcivescovo della città kenyota di Kisumu, monsignor Zacchaeus Okoth.
Padre James, è stato aggredito lunedì sera da quattro uomini e ucciso in un quartiere povero di Nairobi. Era tornato da pochi giorni in Kenya dopo un periodo di studi in Italia.
Il sacerdote è stato colpito al petto da un'arma da taglio. Trasportato subito alla clinica di Kayole, è morto durante il trasferimento al Kenyatta National Hospital, dove i medici della clinica avevano consigliato di ricoverarlo.
Padre Paolino Twesigye, missionario comboniano parroco nella zona, ha riferito A MISNA che “padre James Awuor Kisero è stato aggredito la notte di lunedì mentre stava andando a trovare un parente”.

AD DI LA’ DEL MOTIVO DELLA MORTE, MI PREME SOTTOLINEARE CHE VI SONO ANCORA PRETI, VESCOVI, SUORE, LAICI…CREDENTI NEL CRISTO…INSOMMA CHE PAGANO CON LA VITA LA PROPRIA TESTIMONIANZA CRISTIANA.

17.
NO AI PRETI SPOSATI DI RITO ORIENTALE
Citta' del Vaticano, 30 set - I cattolici di rito oriental in Italia non potranno avere preti sposati per l'assistenza spirituale delle loro comunita'. Lo ha ribadito il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, al termine del Consiglio Permanente dei vescovi. Anche se le Chiese cattoliche orientali prevedono per i preti la possibilita' di sposarsi, la Cei fino ad oggi non ha permesso loro di inviare preti uxorati per occuparsi delle comunita' di immigrati presenti in Italia. Una decisione che non e' destinata a cambiare malgrado le proteste arrivate da parte dei vescovi: ''Riguardo alla cura pastorale dei fedeli orientali, il Consiglio Episcopale Permanente - ha detto mons. Crociata - ha confermato l'impegno a seguire con grande premura pastorale queste comunita' coordinando i cappellani etnici. Ma per noi vale l'indicazione vaticana di accogliere sacerdoti non uxorati, per salvaguardare il nostro contesto pastorale''.

LA CEI S’ERA GIA’ PRONUNCIATA IN TAL SENSO MOTIVANDO CHE L’AMMISSIONE DI QUESTI PRETI SPOSATI AVREBBE CREATO SCONCERTO FRA I FEDELI.
SOLITA IPROCRISIA.

16.
CONTRATTO PER SPOSARSI MA SENZA RICEVUTA FISCALE
Anche i sacramenti hanno un prezzo. E per celebrarli serve un contratto. Accade nella chiesa-convento Maria santissima della Croce dei frati minori devoti a San Francesco, a Francavilla Fontana, dove la benedizione dall'altare per gli sposi costa 200 euro: 170, più 30 per l'organista. Prima del sì, il parroco frà Milko Gigante sottopone alla coppia un prestampato da firmare con cui lui e lei si impegnano a versare il "compenso" richiesto per ricevere il sacramento. E a pagare "possibilmente prima del matrimonio". I prezzi praticati nella chiesa francavillese, per inciso, sono raddoppiati rispetto a quelli stabiliti nel tariffario fissato dalla Conferenza episcopale pugliese nel 2006, che per i matrimoni stabilisce una "offerta" e non un "compenso" di 103 euro, organista compreso

VISTO CHE IL PRESIDENTE DELLA CEI HA RICHIAMATO AL DOVERE DI PAGARE LE TASSE, SAREBBE BENE CHE IL FISCO METTESSE IL NASO ANCHE QUI.

15.
EXCUSATIO NON PETITA…
«Sono venuto volentieri qui in mezzo alla gente, perché mi sembra giusto venire a parlare coi cittadini, anche se dentro di me c'è tanta sofferenza, perché trovarsi sbattuto sul giornale in questo clima a me fa male». È l'appello accorato che il vescovo ausiliare Giovanni D'Ercole ha fatto ai cittadini, gli stessi con cui nella primavera del 2010 lavorò con pala e carriola per rimuovere le macerie di piazza Palazzo.
L'inchiesta sulla tentata truffa sui fondi per il sociale e il colloquio coi magistrati lo hanno «provato e addolorato». E come per togliersi un macigno dal cuore, D'Ercole ha voluto chiarirsi con gli aquilani, scegliendo, per farlo, il luogo simbolo della partecipazione post-sisma, il tendone di piazza Duomo dove ieri mattina si parlava di ricostruzione in un dibattito promosso dall'assemblea cittadina.

LE MIE OPINIONI SUL CLERIC MAN GIOVANNI D’ERCOLE SONO NOTE. NON VALE UN CAVOLO E SA SOLO PARLARE BENE DA PERFETTO INTEGRATO UOMO CARRIERISTA. NON ERA NECESSARIO CHE SI SPIEGASSE. A CREDERGLI SARANNO SOLO I SUOI FANS. SI PRESENTO’ CON IL PICCONE IN MANO E LO ZUCCHETTO IN TESTA PER PULIRE L’AQUILA DOPO IL TERREMOTO E EPOI?

14.
E…BENEDETTO XVI CONTINUA A CERCARE DI FAR FINTA DI NIENTE
I lefebvriani francesi faranno celebrare mille messe ''in riparazione'' dello ''scandalo'' dell'incontro interreligioso convocato da papa Benedetto XVI per il prossimo 27 ottobre. Lo rende noto il superiore per la Francia del gruppo tradizionalista, l'abate Regis de Cacqueray. Inoltre i lefebvriani hanno annunciato la celebrazione di altre 330 messe in riparazione di ''rappresentazioni blasfeme della Passione'' programmate in diverse citta' francesi. ''Invitiamo - scrive de Cacqueray - tutti i cattolici a entrare in uno spirito di espiazione, penitenza e riparazione per questi terribili peccati pubblici. Non e' certo la pace quella che l'incontro di Assisi portera' al mondo''.

VOGLIAMO SMETTERLA DI RINCORRERE QUESTI SOGGETTI PIENI DI SE STESSI E PENSARE DAVVERO A RIFORMARE LA CHIESA?

13.
LEHEMANN CHIOSA BENEDETTO XVI
È stata un’intervista del cardinale Karl Lehmann ha riportare alla luce tutta l’amarezza dei vertici della Chiesa di Germania per le parole di Benedetto XVI nel suo recente viaggio. Invece di lodare le iniziative di una Chiesa ricca – grazie anche alla Kirchensteuer, la tassa sulla religione inventata da Hitler che impone a qualunque cittadino austriaco o tedesco di pagare un’altissima imposta alla sua religione di appartenenza, altrimenti non può nemmeno avere un funerale nella sua confessione – Benedetto XVI ha puntato su quanto l’eccedenza di strutture possa far perdere di vista l’obiettivo principale della Chiesa, cioè di Dio. Ha fatto di più: ha affermato che la secolarizzazione è persino provvidenziale, perché restituisce la Chiesa alla sua novità missionaria.
Lehmann non attacca direttamente le parole di Benedetto XVI. Però allo stesso tempo fa notare che c’è stata “una certa amarezza” nei confronti delle parole del Papa. Una critica velata e sofisticata, che racconta molto dell’umore con cui le parole di Benedetto XVI sono state accolte dalla parte alta della Chiesa di Germania, e non solo. Le sue parole hanno graffiato anche lo Zdk, il Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, di fatto il “braccio armato” di una lobby che in Germania spinge la Chiesa verso un forte progressismo, caratterizzato dalle parole d’ordine: revoca del celibato sacerdotale, sacerdozio femminile, comunione ai divorziati risposati e coinvolgimento del popolo nella scelta dei vescovi. Zdk al quale lo stesso Lehamann è indirettamente legato.

LA STORIA DI QUESTO CARDINALE E’ INTERESSANTE. ESCLUSO DAL CONCISTORO DI WOYTILA QUANDO TUTTI S’ATTENDEVANO CHE FOSSE CREATO CARDINALE, FU RICUPERATO IN EXTREMIS DUE GIORNI DOPO. ELETTO SEMPRE PER ACCLAMAZIONE PRESIDENTE DEI VESCOVI TEDESCHI, QUANDO RAGGIUNSE L’ETA’ PENSIONABILE, FU SUBITO DIMESSO, NONOSTANTE FOSSE ANCORA EFFICIENTISSIMO…MAH!!!


12.
AD ASSISI : NON S’INVOCA IL NOME DI DIO
Il nome di Dio non verrà invocato. Stavolta niente preghiere ad Assisi: i leader religiosi invitati dal Papa a riunirsi sulla tomba di San Francesco per riflettere sul tema della pace non pregheranno nè da soli, nè collettivamente. La «Giornata di riflessione, dialogo e preghiera» ideata da Papa Wojtyla 25 anni fa sarà solo una «Giornata di riflessione e dialogo» tra diverse fedi. In questo modo Benedetto XVI vuole evitare ogni possibile rischio di sincretismo religioso, confondendo i fedeli; e così nella cittadina umbra, il 26 ottobre prossimo, non si invocherà il nome del Signore. Anche da cardinale Papa Ratzinger aveva manifestato qualche perplessità al suo predecessore proprio su questo punto, pur condividendo ovviamente l’importanza di un momento di dialogo.

IL RISCHIO DI SINCRETISMO CE’ QUANDO C’E’ COMMISTIONE FRA CHIESA E POTERE.


11.
BAGNASCO VICEPRESIDENTE DEI VESCOVI D'EUROPA.
C’è anche il cardinale Angelo Bagnasco tra i nuovi vertici delle conferenze episcopali europee. I presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa, membri di diritto del Ccee (Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa), hanno eletto la nuova Presidenza Ccee per il quinquennio 2011-2016. Alla presidenza è stato riconfermato per un secondo mandato, il cardinale Peter Erdo, arcivescovo di Esztergom-Budapest, Primate d’Ungheria e presidente della Conferenza episcopale ungherese. Alla carica di Vice-Presidenti sono stati eletti, invece, il cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana e mons. Jozef Michalik, arcivescovo di Przemysl e presidente della Conferenza episcopale polacca. I due vice-presidenti vengono così a sostituire i cardinali Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria.


10.
PETTEGOLEZZI SUL PROSSIMO CONCISTORO
Il quarto concistoro di Benedetto XVI per la creazione dei nuovi cardinali sarà un rebus di non facile soluzione. Negli ultimi giorni in Vaticano sono circolate voci insistenti sulla possibilità che il Pontefice fosse sul punto di annunciare una nuova «infornata» di berrette rosse, per celebrare il concistoro in occasione della festa di Cristo Re, in novembre, come accaduto l’anno scorso, ma sembra che il tutto slitterà al giugno prossimo. Al di là dei cardinali con diritto di voto (113 oggi e quindi 7 posti vacanti, se si facesse il concistoro a giugno i posti diverrebbero 18), si apre il problema degli italiani. Chi si è già preparato la berretta? Di sicuro uno che l'aveva già ordinata ed è rimasto al palo: Fisichella (e mi piacerebbe che rimanesse al palo ancora). Ci sono Betori (Firenze) e Nosiglia (Torino) che ne avrebbero diritto. Poi ci sarà il nuovo vescovo di venezia. Poi c'è Filoni (Propaganda Fide), Calcagno (presidente patrimonio sede apostolica), Bertello (Governatorato) e Versaldi (Affari economici). Coccopalmerio (candidato alla penitenzieria apostolica ed attuale prefetto per l'interpretazione dei testi giuridici) è rimasto al palo la volta scorsa.
Mi sa che Bertone, questa volta, ha un bel rompicapo.

9.
IL PAPA E MOSCA
Benedetto XVI ha ricevuto il metropolita Hilario, responsabile delle relazione esterne del patriarcato di Mosca.

E' LA SECONDA VOLTA CHE IL PAPA RICEVE IL METROPOLITA. FORSE TENTA DI RIUSCIRE A COMPIERE IL PRIMO PASSO CHE NON RIUSCI' AL SUO PREDECESSORE: ANDARE IN URSS.

8.
IL PAPA E "NOI SIAMO CHIESA"
Quando diciamo: 'Noi siamo Chiesa', sì, è vero: siamo noi, non qualunque persona. Ma il 'noi' è più ampio del gruppo che lo sta dicendo. Il 'noi' è l’intera comunità dei fedeli, di oggi e di tutti i luoghi e tutti i tempi. E dico poi sempre: nella comunità dei fedeli, sì, lì esiste, per così dire, il giudizio della maggioranza di fatto, ma non può mai esserci una maggioranza contro gli apostoli e contro i santi: ciò sarebbe una falsa maggioranza. Noi siamo Chiesa: siamolo! Siamolo proprio nell’aprirci e nell’andare al di là di noi stessi e nell’esserlo insieme con gli altri!".

LA FRASE E' STATA PRONUNCIATA NELL'INCONTRO A FRIBURGO CON I SEMINARISTI. E' INTERESSANTE PERCHE' IL PAPA ASSUME LA FRASE DEL NOTO MOVIMENTO DISSENTE ECCLESIALE PER SOTTOLINEARE L'UNIVERSALITA' DELLA COMUNIONE ECCLESIALE.
NON SAPREI INTERPRETARLA.

7.
MONS. GIOVANNI D'ERCOLE, UN CARRIERISTA SOFT
Il vescovo ausiliare Giovanni D'Ercole si raccomandava al sottosegretario Carlo Giovanardi per ottenere i fondi del terremoto. Una intercettazione tra lo stesso vescovo D'Ercole e Giovanardi lo fa capire in modo chiaro. Si tratta di un colloquio telefonico registrato il primi luglio dello scorso anno. In un convegno che si teneva a Campobasso erano presenti sia l'uomo di governo che Cavaliere il quale tramite il suo telefonino mette in contatto l'onorevole Giovanardi con il numero due della curia aquilana.
Giovanardi, nella telefonata, informa il vescovo che anche al parlamentare Pierluigi Mantini piace il progetto voluto dalla Curia. D'Ercole (che al momento insieme allo stesso Giovanardi è parte offesa), dichiara i suoi intenti. «Abbiamo creato questo», dice alludendo alla fondazione, «per fare in modo che qui si faccia qualcosa altrimenti non si fa nulla». «Volevo soltanto dirti questo» aggiunge «è ovvio che con il nostro progetto probabilmente daremo fastidio a qualcuno, faranno un po' di questioni. Mi raccomando: tieni la barra ferma» chiede D'Ercole. «Ma ti immagini!», replica, «ma io ho solo bisogno che voi... cioè, che chi mi può dare il disco verde che è il commissario di governo mi dica "spendi" e io vengo lì con i soldi cash...».

GIOVANNI D'ERCOLE NON MI E' MAI PIACIUTO. EPPURE E' RICERCATISSIMO. MI PARE PROPRIO UN SOGGETTO CHE CERCA SOLO SE STESSO E LA SUA IMMAGINE E BASTA.

6.
CHE VESCOVI ABBIAMO?
L'ex vescovo di Grosseto Giacomo Babini che spiega che «Vendola pecca molto più di Berlusconi» per la sua omosessualità; e il ministro Gianfranco Rotondi conia per il Cavaliere l'appellativo di «santo puttaniere».

NON SONO UN FAN DI NICHI VENDOLA, MA APPLAUDIREI SE RISPONDESSE AL VESCOVO COME HA RISPOSTO A EMILIO FEDE CHE GLI HA DATO DEL GAY:"SONO GAY, MA NON SONO UN PORCO".

5.
IL DOCUMENTO SULLA PEDOFILIA ARRIVA ALLA CEI
Le linee guida anti-pedofilia dei vescovi italiani passano al primo vaglio ufficiale dopo le indicazioni dettate dalla Santa Sede a tutte le conferenze episcopali mondiali. Quattro i capitoli su cui si sta lavorando: fermezza nelle conseguenze penali, più rigore nella formazione dei sacerdoti, ascolto delle vittime, accompagnamento dei sacerdoti coinvolti. La bozza del testo è stato esaminata oggi dal Consiglio episcopale permanente, l'organo direttivo della Cei, riunito in questi giorni a Roma e aperto lunedì dalla prolusione del presidente, cardinale Angelo Bagnasco. Quest'incontro era, di fatto, la prima riunione operativa del vertice della Conferenza episcopale italiana dopo l'input arrivato dal Vaticano a metà maggio attraverso un documento stilato dalla Congregazione della dottrina della fede.

4.
VESCOVO E SUORE IN LOTTA
Due religiose protestano contro la vendita del loro monastero, e la diocesi utilizza ogni mezzo per sconfiggerle
La lotta tra il Vescovo di Aquisgrana e due suore di 40 e 60 anni sta diventando sempre più dura. La diocesi renana ha venduto un monastero, ma le due religiose si rifiutano di abbandonarlo. Nelle ultime settimane lo scontro ha subito un’ulteriore escalation: il vescovo ha deciso di togliere i soldi alle due suore, costrette a chiedere l’elemosina ai loro concittadini, che però sono schierati tutti con loro.

STORIE DI ORDINARIO SQUALLORE ECCLESIALE. POSSIBILE CHE IL VESCOVO NON ABBIA PENSATO ALLA SISTEMAZIONE DELLE SUORE?

3.
ARS:CONGRESSO SUL CELIBATO SACERDOTALE

Dal 23 al 25 gennaio prossimo ad Ars avrà luogo un convegno non solo francese sul celibato sacerdotale.

IL CONVEGNO SCATURISCE DALL'ANNO SACERDOTALE INDETTO DAL PAPA IN COMMEMORAZIONE DEL SANTO CURATO D'ARS. SARA' INTERESSANTE CONOSCERE SE VI SARANNO VOCI CHE DISSENTONO DAL CELIBATO

2.
IL VESCOVO LUIGI NEGRI: UN CIELLINO PRESTATO ALLA CHIESA
La Chiesa battista italiana scrive al vescovo di San Marino, il ciellino mons. Luigi Negri, dopo che questi ha definito la conversione di un parroco della sua diocesi dal cattolicesimo alla Chiesa evangelica un'opera del ''padre delle tenebre e della menzogna'', un ''avvenimento tremendo e terribile prova'' e una ''offesa alla chiesa''.
Parole, quelle del presule, contrarie alla liberta' di coscienza e ai documenti della Chiesa cattolica, ricorda il presidente dell'Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia (Ucebi), Raffaele Volpe, che ha informato anche il presidente del Pontificio consiglio per l'unita' dei cristiani, card. Kurt Koch, perche' ricordi al vescovo di San Marino che il suo linguaggio da''non fa piu' parte, per bonta' di Dio, del vocabolario ecumenico''.

CI SI POTEVA ASPETTARE QUALCHE DIVERSA DICHIARAZIONE DA PARTE DI UN CIELLINO?

1.
ANCORA UN CORVO IN VATICANO
Il corvo in Vaticano è tornato a colpire, solo che stavolta la missiva arrivata quattro giorni fa a tutti i capi dicastero d’Oltretevere non è anonima ma siglata: «I sacerdoti di Roma». Anche Papa Ratzinger l’ha
ricevuta sulla sua scrivania essendo lui stesso il primo destinatario («Santità, questa è una lettera aperta e non di quelle che circolano in curia in queste settimane»). La sua copia rispetto a quella arrivata a cardinali e arcivescovi sembra avere a corredo le firme di chi contesta l’operato svolto sino ad oggi dal cardinale Agostino Vallini, vicario della diocesi capitolina. Si tratta di due pagine scritte al computer, suddivise in otto paragrafi in cui traspare insofferenza, delusione e per certi versi esasperazione per un clima venato da «autoritarismo impressionante». Il porporato - già prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica, scelto dal pontefice a sostituire Camillo Ruini nel 2008 - è accusato di manifestare «comportamenti degni di un maresciallo dei carabinieri, non di un vescovo». Lo scontento serpeggia all’interno del clero diocesano e forse, vista l’iniziativa, non da ieri. In curia non si parla d’altro. Gli autori della lettera si rammaricano di non poter avere colloqui sereni col proprio superiore per colpa di un «clima di sospetto su tutto e su tutti» che col tempo si è venuto a creare. Morale: il palazzo del Laterano viene dipinto non come un luogo di dialogo ma un «luogo infelice dove non ci si fida più di nessuno e si è costretti al silenzio».

SARA' CATTIVERIA, LA MIA, MA PENSO CHE L'ISPIRATORE DELLA LETTERA SIA RUINI. IL PEGGIOR SEGRETARIO DELLA CEI CHE ABBIAMO AVUTO NON CI STA A STARE IN PENSIONE. NON CONOSCO PERSONALMENTE VALLINI, MA POSSO DIRE CHE QUANDO HO AVUTO BISOGNO MI HA ASCOLTATO E HA DATO SEGUITO ALLE MIE RICHIESTE.
SETTEMBRE 2011

SETTEMBRE: IL FATTO DEL MESE

PERCHE' LA CHIESA ITALIANA SBAGLIA.

C'è molto imbarazzo negli ambienti della CEI ed anche vaticani: le ultime intercettazioni pubblicate dai giornali sul tema della vita sessuale del presidente del consiglio (?!?) e delle sue opinioni in materia, hanno creato un problema di comportamento politico. Il dilemma per parecchi cardinali e vescovi è: ignorare o stigmatizzare?
Se ignorano sanno benissimo che una parte dei cattolici che guarda ancora alla chiesa gerarchica come riferimento anche politico li giudicherà servi del potere; se stigmatizzano sanno benissimo che gli inciuci romani e nazionali di "do ut des" subiranno una battuta d'arresto.
Non sanno come uscire dal cul de sac in cui si sono volutamente infilati quando hanno pensato (povere sentinelle dormienti!) che fra un centrosinistra che propugna libertà di comportamento su valori che i cattolici ritengono non negoziabili (divorzio, aborto, contributi ad istituzioni ecclesiastiche...) ed un centrodestra che difende ad oltranza questi valori, la scelta di campo non poteva essere che una: sostenere (seppure a latere, felpatamente com'è d'uso) il centrodestra berlusconiano.
Centrodestra che ha intruppato - oltre ad un presidente del consiglio di liberissimi costumi sessuali e non solo che però s'accosta alla comunione - gente come Berlusconi Fini, Casini ecc. che sostengono a parole l'indissolubilità matrimoniale, ma che di fatto non la praticano; centrodestra che intruppa gente come Bossi che si dà ai riti celtici del dio Po e che se la prende con i "vescovoni".
Il maldestro tentativo di Bertone che, tramite un suo fedelissimo, ha convocato segretamente uomini bipartisan della vecchia Dc per esplorare un possibile partito dei cattolici, è stato stoppato da Bagnasco che si è sentito scavalcato.
La chiesa italiana e vaticana ha sbagliato e continua a sbagliare: non si inciucia con lo Stato, mai!
Libera chiesa in libero stato è il motto che dovrebbe essere scritto nell'auletta della CEI dove si trattano i problemi politici. Non ci si può esimere dal rapporto con la vita politica del paese in cui si è chiamati ad essere testimoni del Vangelo, ma non si deve mai - MAI - lasciarsi prendere dalla politica o dai politici.
I cattolici hanno in questo un maestro: Alcide De Gasperi non accettò il diktat vaticano di Pio XII che faceva sapere di non gradire una collaborazione con i socialisti al governo. Poco dopo chiese udienza al papa per il suo 25esimo di matrimonio. Il papa rifiutò. Al nunzio apostolico il grande De Gasperi disse:" Come cattolico accetto l'umiliazione, ma come uomo di governo chiedo spiegazioni". Spiegazioni che furono date dall'unica persona che era in grado di essere diplomatico, ma serio: il segretario per gli affari interni Giovanni Battista Montini.
Erano altri tempi. Erano tempi seri.

35.
CURIOSITA’ VATICANE

“L’attività della Santa Sede” è un corposo volume che anno per anno dà il resoconto degli atti compiuti dal papa e dalla curia romana. È una “pubblicazione non ufficiale”, come specificato nel frontespizio, ma nonostante ciò contiene non poche informazioni, a volte anche curiose, che non sono reperibili in altre fonti vaticane. Per verificarlo basta sfogliare l’ultima edizione, riguardante le attività del 2010, che è stata stampata da poco dalla Libreria Editrice Vaticana (pp. 1343, euro 80,00). In essa apprendiamo ad esempio:

– che lo scorso anno l’ufficio disciplinare della congregazione per la dottrina della fede ha aperto 643 pratiche, delle quali l’82 per cento riguardano i "delicta graviora" (all’interno dei quali è compreso l’abuso sessuale di minori compiuto da chierici), l’8 per cento i "delitti contro la fede", il 3 per cento "casi di apparizioni" e il 7 per cento altre questioni di vario genere.

– che nello stesso periodo la congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha trattato alcune centinaia di casi riguardanti la richiesta di dispensa papale a potersi risposare dopo un matrimonio "rato ma non consumato". Dispensa che è stata concessa in 301 casi e respinta in 2.

– che la congregazione per l’evangelizzazione dei popoli ha concesso, attraverso la pontificia opera della propagazione della fede (il cui fondo di solidarietà però risulta ridotto "notevolmente" a causa della recessione economica), oltre 85 milioni di dollari di aiuti alle diocesi in territorio di missione. Altri 30 milioni e più sono stati inoltre distribuiti tramite la pontificia opera San Pietro Apostolo. E oltre 19 milioni tramite la pontificia opera dell’infanzia missionaria.

– che la Rota Romana, la cui giurisprudenza fa da modello per tutti i tribunali ecclesiastici del mondo, nell’anno giudiziario 2010 ha emesso 175 sentenze definitive riguardo alla nullità matrimoniale, la maggioranza delle quali (93 contro 82) a favore della nullità.

– che il pontificio consiglio per i testi legislativi, su indicazione del papa, ha costituito quattro gruppi di studio in vista di una possibile revisione di alcune materie del codice di diritto canonico, riguardanti questioni di diritto penale, diritto processuale, diritto matrimoniale e diritto patrimoniale, e i rapporti tra il codice della Chiesa latina e quello delle Chiese orientali.

– che è stata costituita una commissione mista, con esperti della commissione "Ecclesia Dei" e della congregazione del culto divino, per l’"aggiornamento" delle memorie dei santi e il "possibile inserimento di nuovi prefazi" nel messale romano preconciliare del 1962, al quale Benedetto XVI ha dato piena cittadinanza nel 2007.

– che l'elemosineria apostolica, in risposta a quasi settemila lettere di richiesta di aiuto provenienti da singoli e famiglie, ha elargito "con discrezione" e "nella quotidianità", a nome del papa, una somma "vicina al milione di euro". Somma interamente coperta con i contributi ricevuti per le pergamene con benedizione apostolica richieste dai fedeli: 115.500 le pergamene rilasciate direttamente dall’elemosineria e 112.000 quelle distribuite attraverso quasi ottanta enti convenzionati.



34
NUOVE NOMINE EPISCOPALI
Tra le nomine chiave che hanno contrassegnato la fase recente del pontificato di Benedetto XVI, alla testa di diocesi importanti, non ci sono solo quella di Angelo Scola a Milano, di Charles J. Chaput a Filadelfia, di Rainer Maria Woelki a Berlino, di André-Joseph Léonard a Malines-Bruxelles, di Timothy M. Dolan a New York. Tre delle nomine citate riguardano la leadership della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, che è ormai un paese guida del cattolicesimo mondiale, per quantità e qualità. I cattolici negli Stati Uniti sono oggi 77,7 milioni. Ma con le dinamiche in corso si è calcolato che saranno alla metà del secolo 110 milioni.
Una di queste dinamiche è quella migratoria. Già oggi un cattolico su tre, negli Stati Uniti, proviene dall'America latina, parla spagnolo o portoghese e frequenta preferibilmente le chiese dove trova fedeli anch'essi venuti dal sud. L'attuale arcivescovo di Los Angeles è lui stesso uno di questi. È messicano, nativo di Monterrey. È membro dell'Opus Dei. È stato in precedenza arcivescovo di San Antonio, nel Texas.

SARA’ IN GAMBA IL NUOVO VESCOVO DI LOS ANGELES. MA E’ DELL’OPUS DEI E NON MI PIACE.

33.
GLI USA RISCOPRONO IL LATINO
L'arcivescovo di Los Angeles polemizza con le posizioni di Samuel Huntington, che nel suo ultimo libro aveva definito incompatibile con la cultura anglo-protestante dei padri fondatori il cattolicesimo latino dei nuovi immigrati.

È vero il contrario, sostiene Gómez: "Credo che i nostri fratelli e le nostre sorelle immigrati siano la chiave del rinnovamento americano e sappiamo tutti che l’America ha bisogno di un rinnovamento economico e politico, ma anche spirituale, morale e culturale".

Quella che segue è una sintesi della conferenza, redatta dallo stesso Gómez per "L'Osservatore Romano", che l'ha pubblicata nella sua edizione dell'11 agosto.

Dalla sua semplice lettura si intuisce il vigore "affermativo" che distingue il magistero di alcuni vescovi americani di recente nomina, quando parlano ai cattolici

BENE.BENE…MOLTO BENE! CHE BELLO AVERE RAGIONE DOPO ANNI ED ANNI!!!


32.
IL PAPA: COMPRENDO CHI LASCIA LA CHIESA A CAUSA DELLA PEDOFILIA
In volo per Berlino il papa commenta l'aumento delle uscite dalla Chiesa cattolica
Benedetto XVI e lo scandalo pedofilia
«Comprendo chi lascia la Chiesa»
Sua Santità: «Le pagine oscure del passato in Germania danno impulso per il presente»
«Posso capire che, di fronte a crimini come gli abusi su minori commessi da sacerdoti, se le vittime sono persone vicine uno dica: questa non è la mia Chiesa, la Chiesa è una forza di umanizzazione e moralizzazione e se loro stessi fanno il contrario io non posso più stare con questa Chiesa». Così, sul volo che lo ha condotto a Berlino, Benedetto XVI ha risposto a una domanda dei giornalisti sull'aumento delle uscite dalla chiesa cattolica in Germania, anche in relazione allo scandalo pedofilia. «Il Papa ha parlato di vergogna e di umiliazione della chiesa e della sua compassione per la sofferenza delle vittime»ha detto il portavoce del Vaticano, Padre Lombardi alla Bild. «La sua linea è chiara - ha aggiunto - per tutti quelli che lo ascoltano. Ora è importante che la Chiesa dia un contributo affinchè questi crimini siano impediti in tutti i settori della società.
PAROLE MOLTO FORTI E MOLTO CHIARE. E’ POSSIBILE CHE SIA LA STESSA PERSONA CHE SI VUOLE DEFERIRE ALLA CORTE DELL’AIA?

31
Stola con foglie d'oro del Giappone e 60 limousine
Per la messa a Friburgo, in Baden-Württemberg, Benedetto XVI indosserà una veste di cotone verde, venata di foglie d’oro di seta cinese fatte arrivare dal Giappone. La stola è stata confezionata dalle suore del monastero francescano di Gegenbach, che non hanno voluto svelare il segreto: «Quanto è costato l’oro? Per Dio, il meglio non è mai abbastanza». In Germania, il papa era già arrivato nel 2005, per la giornata mondiale della Gioventù a Colonia, e nel 2006, a visitare il suo paese natale di Marktl, sul confine con l’Austria. In entrambe le occasioni giocava in casa, nella cattolica Baviera e alla manifestazione internazionale di giovani fedeli.
Stavolta, invece, il pontefice ha scelto di affrontare tappe più ardue, con l'obiettivo ecumenico di aprire un tavolo di dialogo con le diverse confessioni religiose dei Land tedeschi.
LA SCORTA SPECIALE. Per spostarsi da una città all’altra (Berlino, Erfurt e Friburgo), Benedetto XVI avrà a disposizione la scorta speciale “Mitra”, che finora la polizia tedesca ha messo in campo solo per i capi di Stato di Usa, Russia, Afghanistan e Israele. E sarà accompagnato da un seguito di 60 limousine e 13 elicotteri.

PER DIO IL MEGLIO NON E’ MAI ABBASTANZA. E’ VERO. IL PROBLEMA E’ SAPERE SE IL MEGLIO PER DIO SONO LE FOGLIE D’ORO SULLA STOLA O IMPIEGARE QUEL DENARO PER ESEMPIO PER GLI ASSETATI IN SOMALIA.

30.
PRETI CATTOLICI GAY CELEBRANO MESSA
Una coppia di sacerdoti cattolici gay, sospesi dalla loro funzione a causa della loro dichiarata omosessualità, celebrerà una Messa in una chiesa protestante questa sera a Berlino. Un’iniziativa che ha scatenato le ire dell’arcivescovo di Berlino, che nei giorni scorsi aveva cercato di mostrare un volto più tollerante incontrando le associazioni LGBT della capitale tedesca in relazione alla visita del Papa. Ma una Messa celebrata da due preti gay non può svolgersi quando arriva Benedetto XVI in città.Christoph Schmidt e Norbert Reicherts sono due ex sacerdoti che sono stati sospesi a causa della loro relazione. La coppia vive a Colonia e da sei anni la loro relazione è stata ufficializzata con una partnership registrata, istituto molto simile all’unione civile britannica o i Pacs francesi. I due non possono più esercitare le loro funzioni sacerdotali, per esempio dire Messa, ma hanno deciso di celebrare una funzione in una chiesa protestante nel quartiere di Kreuzberg, l’area più multietnica e progressista di Berlino, dove i Pirati prendono più voti di tutto il centrodestra al governo in Germania. Il cardinale della capitale tedesca ha però reagito con grande durezza a questa funzione eucaristica a suo avviso molto peccaminosa, giudicandola un pesantissimo attacco contro l’unità della Chiesa. La coppia di ex sacerdoti è stata minacciata di scomunica dal cardinale di Colonia nel caso dovessero procedere nei loro intenti, ma entrambi hanno dichiarato alla stampa che non si lasceranno intimorire dalle minacce della Curia tedesca. Non temono ulteriori conseguenze giuridiche ed eventuali azioni da parte della Chiesa. “Faremo lo stesso la Messa. Il mio compito di cristiano è di amare il prossimo e non escludere nessuno. Purtroppo nella Chiesa cattolica questo è possibile solo in modo limitato”. Schmidt e Reicherts rimarcano come hanno deciso di vivere la loro vita superando i “limiti imposti dal cattolicesimo.” Il pastore protestante della comunità di San Tommaso ha ribadito che nessuno può limitare l’accesso ad una celebrazione eucaristica.
MI SEMBRA UNA PRESA DI POSIZIONE ABBASTANZA SCIOCCA SIA DA PARTE DEI PRETI GAY CHE DEL PASTORE PROTESTANTE.

29.
NUOVO PRESIDENTE FINANZE VATICANE
Sarà l’attuale vescovo di Alessandria, Mons. Giuseppe Versaldi, a sostituire il cardinale Velasio De Paolis (“dimissionario” per limiti di età) nella presidenza della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. Il passaggio di testimone verso il nuovo incarico è stato accolto ed approvato da Papa Benedetto XVI in persona. Considerato molto vicino al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, Mons. Versaldi (ora assurto alla carica di Arcivescovo) è stato nel 2010 uno dei cinque vescovi commissionati da Ratzinger per investigare e sottoporre a perizie psichiatriche alcuni membri dell’apparato sacerdotale sospettati di pedofilia; è stato- inoltre- strenuo difensore, attraverso le pagine de “L’Osservatore Romano” e di “Avvenire”, delle politiche e della gestione della Curia Romana portate avanti da Joseph Ratzinger. La nomina di Versaldi arriva nello stesso giorno di quella di un altro arcivescovo vicino al cardinale Bertone: Domenico Calcagno, ora Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede. Un ruolo d’altissima caratura, quello appena affidato a Versaldi: la Prefettura è Ufficio della curia Romana a cui spettano la vigilanza ed il controllo sulle Amministrazione che dipendono dalla Santa Sede o che ad essa fanno riferimento. La Prefettura è composta da un collegio di cardinali il cui compito è esaminare le relazioni dello stato economico e patrimoniale delle amministrazioni ecclesiastiche, nonché dei loro bilanci consuntivi e preventivi.

28.
NON E’ IL CELIBATO LA SOLUZIONE ALLA PEDOFILIA
Da un articolo su Avvenire di Lunedì 19 settembre scorso:
“I preti non sono angeli caduti dal cielo durante un acquazzone. I canditati al sacerdozio sono i nostri figli, uomini di questo tempo, di questa società. Nel bene e nel male. La barca di Pietro – la Chiesa – naviga nel mare della storia. Occorre, quindi, impegnarsi, lavorare, sudare, studiare nuovi cammini, nuovi itinerari, per i nostri giovani, siano essi canditati al sacerdozio o alla vita matrimoniale. Ma, soprattutto, occorre che gli adulti – genitori, preti, insegnanti, politici – siano di esempio nel vivere i valori che intendono insegnare.
No, non è il celibato a creare problemi al prete – chi scrive è un prete – come non è il vincolo del matrimonio a creare problemi alla coppia. Celibato e matrimonio sono due differenti vocazioni alle quali solo chi è chiamato può rispondere. Ambedue necessitano della fedeltà alla parola data, all’impegno preso. La fedeltà costa ma è indispensabile per vivere una vita gioiosa, trasparente e piena di senso. Ma questo vale per tutti, non solo per i preti.”

VERISSIMO

27.
IN VATICANO IN BUS TURISTICO
Per secoli sono stati il luogo in cui i Papi venivano per cercare un attimo di quiete dalle cure del governo della Chiesa e le folle della Basilica di San Pietro. Sono i Giardini Vaticani, un'oasi verde nel cuore di Roma nascosta dalla mole imponente delle Mura Leonine, che nasconde alberi secolari e piante esotiche, grotte artificiali, edifici storici e ben 100 fontane.Leone XIII, ad esempio, preferiva starsene seduto davanti alla sua casetta sulla collina mentre il genovese Benedetto XV sostava volentieri davanti l'edicola della Madonna della Guardia. Pio XII vi passeggiava ogni giorno, col sole o con la pioggia, mentre Giovanni XXIII preferiva starsene seduto in compagnia del suo segretario in un padiglione cinese.
D'altra parte, l’acqua che zampilla dalle fontane e l’ombra di antichi plurisecolari pini, creano un luogo ideale per vincere il caldo delle estati romane. Nei Giardini, ai primi del Novecento, c'era anche un piccolo zoo e oggi ci sono moltissimi animali, tra cui anche picchi, upupe e coloriti e vivaci pappagalli parrocchetti che allietano i visitatori con il loro canto. Alla fine del XIX secolo, Leone XIII vi fece portare daini, gazzelle e caprioli giunti dall’Africa che potevano correre liberamente per il giardino. Si racconta che un giorno una gazzella si gettò su di lui. Il papa, per nulla spaventato, tranquillizzò i suoi accompagnatori dicendo: «Un leone non può aver paura di una gazzella!». Fino ad oggi, i Giardini erano visitabili solo organizzando in anticipo una visita. Ma da quest'estate, grazie alla collaborazione tra il Governatorato dello Stato di Città del Vaticano - l'ente che gestisce lo Stato più piccolo del mondo - e l’Opera Romana Pellegrinaggi, il “cuore verde” del Vaticano si apre a turisti e pellegrini che potranno accedervi a bordo di mini open bus a metano, da 28 posti ciascuno, a basso impatto ambientale e dotati di navigatore GPS. L'itinerario di visita permette di ammirare scorci panoramici della cupola della Basilica di San Pietro e prevede anche una breve sosta di fronte alla fedele riproduzione della Grotta di Lourdes, donata a papa Leone XIII dal vescovo di Tarbes – dove sorge il santuario mariano – nel 1902. Il percorso, che inoltre annovera tra le fermate anche il Palazzo del Governatorato, la sede della Radio Vaticana e la stazione della Ferrovia Vaticana, l'eliporto, è anche un’occasione per conoscere come è strutturato e funziona lo Stato della Città del Vaticano.
UNA BELLA INIZIATIVA CHE – COME AL SOLITO – HA UN COSTO: 15 EURO.
26.
CELIBATO: GLI IRLANDESI SI MUOVONO
Un altro gruppo di preti, questa volta irlandese, chiede l'abolizione del celibato. L’Associazione dei sacerdoti cattolici ha preso posizione pubblicamente a favore dell’abolizione del celibato obbligatorio ricevendo il supporto del vescovo emerito di Derry, Edward Daly. «A spingerci in questa direzione è sia la crisi delle vocazioni sia un impegno di fondo - spiega padre Brendan Hoban, fondatore dell’associazione -. Nei prossimi dieci-quindici anni si verificherà una drastica riduzione del numero di sacerdoti e non esiste un “piano B”. Se il Vaticano crea una nuova prelatura personale per i preti sposati anglicani, perché non estendere all’intero clero questa possibilità?»
L’AVEVO SCRITTO, IO, CHE L’ANGLICANORUM COETIBUS AVREBBE CREATO UNA FALLA SUL TEMA DEL CELIBATO!
25.
STA PER SCOPPIARE UNO SCISMA?
“E’ il momento della verità”, scrive il settimanale cattolico inglese Tablet in merito alle proteste dei 329 preti austriaci (tanti sono diventati da inizio luglio, quando erano soltanto in 150, a oggi) che ancora minacciano, a pochi giorni dall’arrivo di Papa Benedetto XVI nella vicina Germania, di uscire dalla chiesa cattolica se non vedranno Roma cedere alle loro richieste: sì alle donne prete, basta col celibato sacerdotale e con le misure restrittive per i divorziati risposati. Il rischio è niente meno che uno scisma, uno strappo contro il quale il cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn, sta cercando di opporre tutta l’arte diplomatica di cui è capace. Ma non è facile. L’antiromanità da sempre presente in parte del cattolicesimo di area tedesca, e spinta con forza dai settori protestanti, è viva e decenni dopo decenni non promette di diminuire. Uno dei più influenti abati dell’Austria, Martin Felhofer dell’abbazia di Schlägl, ha detto nelle scorse ore che lo scisma “è vicino” e che per scongiurarlo Schönborn può fare ben poco a meno che vescovi, religiosi e preti del paese non si siedano attorno a un tavolo e trovino una soluzione. Per tutti il pericolo maggiore è uno: che i 329 arrivino alla rottura definitiva il prossimo 22 settembre, ovvero il giorno in cui Benedetto XVI atterrerà nella sua terra natale. I 329 hanno ricevuto recentemente una lettera dell’arcivescovo di Vienna che chiedeva loro di obbedire a Roma. La risposta altro non è stata che un rinnovato appello alla disobbedienza, con richiesta esplicita che di qui in avanti siano i laici a guidare le parrocchie. A loro dire altra soluzione non vi è per contrastare il disastro della carenza generalizzata di vocazioni sacerdotali. Secondo un sondaggio effettuato nei giorni scorsi in Austria circa il 76 per cento degli interpellati (cittadini austriaci di diversa estrazione) vede con favore le rivendicazioni dei ribelli
DIO SA SE ABBIAMO BISOGNO DI UN ALTRO CASINO NELLA CHIESA. MA PERCHE’ I PASTORI NON SANNO ASCOLTARE E AGIRE? PERCHE’ SONO ARROCCATI NELLA LORO TURRIS EBURNEA DI SICUREZZE CHE CROLLANO?
24.
CONTI SULLA CURIA DI RATZINGER
Se Giovanni Paolo II è stato accusato di creare una ‘mafia’ polacco-slava durante il suo lungo regno, la stessa cosa non la si può dire di Benedetto XVI. Il Papa tedesco non ha nominato nessuno del suo paese natale in un incarico importante della curia romana”, a eccezione “del cardinale svizzero Kurt Koch, capo del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani”.Parte da questa considerazione il settimanale cattolico inglese Tablet per spiegare in un articolo intitolato “benedict papacy” la “romanità” delle nomine di Benedetto XVI, nomine che hanno portato la curia a essere fortemente “romana” (di più, in sostanza, di quanto già per forza di cose non lo sia), e dunque antagonista delle correnti teologiche più aperte. Quelle, spiega il Tablet, alla Hans Küng. Sono 47 gli italiani portati in posizioni di rilievo nella curia. Ratzinger ha cambiato 99 dei 127 “dirigenti” della stessa curia. 99 su 127 non sono pochi e dicono che Benedetto XVI, a suo modo, governa.
SI. IL PAPA HA LE IDEE CHIARE. NON FA CASINO, MA USA IL PUGNO DI FERRO NEL GUANTO DI VELLUTO, COME DEL RESTO E’ SEMPRE STATO NEL SUO STILE. DEL RESTO…I CARDINALI CHE L’HANNO ELETTO HANNO MANIFESTAMENTE VOTATO PER UN GIRO DI VITE A DESTRA.


23.
LA MORTE DI ZIZOLA
Il vaticanista Giancarlo Zizola è morto improvvisamente il 14 settembre a Monaco di Baviera, dove si trovava per aver seguito il meeting interreligioso promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Si è sentito male in albergo ed è arrivato già senza vita all’ospedale.

MI SPIACE MOLTISSIMO. SIAMO STATI IN RAPPORTO DA QUANDO SCRISSE: QUALE PAPA PER QUALE CHIESA. UNA VOCE ONESTAMENTE CRITICA DELLA RIFLESSIONE SUL RUOLO DELLA CHIESA CATTOLICA NEL MONDO CONTEMPORANEO, SE NE VA E SARA’ DIFFICILMENTE SOSTITUITA.

22.
SPADARO NUOVO DIRETTORE DELLA CIVILTA’ CATTOLICA
Il gesuita Antonio Spadaro, 45 anni, esperto di letteratura e scrittore, è da una settimana il nuovo direttore de "La Civiltà Cattolica". Ha sorpassato in dirittura d'arrivo il candidato che sembrava meglio piazzato di lui, padre Michele Simone, vicedirettore e notista politico della rivista, considerato però dalle autorità vaticane più vicino, forse troppo, allo schieramento di centrosinistra del quadro politico italiano. Padre Spadaro ha preso il posto di padre GianPaolo Salvini, 75 anni, che dirigeva "La Civiltà Cattolica" dal 1985, quando sostituì padre Bartolomeo Sorge che l’aveva guidata per dodici anni.

E’ UN MIO AMICO IN FB. GLI AUGURO UNA FECONDA MISSIONE

21.
MONS. LAFRANCONI:IL CELIBATO E LA PEDOFILIA
"Comunico che è stato depositato presso la Procura della Repubblica di Cremona un esposto conoscitivo nei confronti di Mons. Dante Lafranconi, ex Vescovo di Savona. All’esposto ho allegato diversa documentazione in formato elettronico. Lo stesso esposto sarà depositato per conoscenza anche alla Procura della Repubblica di Savona. Ricordiamo che il presule nel periodo in cui era a Savona ha permesso consapevolmente l’apertura di ben due comunità per minori a due sacerdoti pedofili, il cui vizio era ben conosciuto dal clero savonese già dagli anni 80. Si tratta di Giorgio Barbacini, condannato in terzo grado a tre anni e sei mesi e a Nello Giraudo, per il quale sono già state ascoltate, presso la Procura di Savona diverse vittime compreso il sottoscritto.

STRANA VITA DI QUESTO VESCOVO CHE FU IL MIO INSEGNANTE DI MORALE: RILASCIA INTERVISTE CHE CORREGGE SUL TEMA DEL CELIBATO (IN PROPOSITO HO SCRITTO IN CELIBI PER LEGGE) E CONSENTE APERTURE DI COMUNITA’ A PRETI PEDOFILI…
20.
SUORA LICENZIATA VA ALLA CGIL
Una suora di Treviso, dipendente di una scuola cattolica paritaria, ha chiesto di essere tutelata dalla Cgil nell'ipotesi di aprire un contenzioso lavorativo per la perdita del posto di lavoro. La religiosa ha incontrato i responsabili sindacali del settore competente per sottoporre il caso del suo licenziamento ed è tornata una seconda volta per consegnare la documentazione in suo possesso. La presenza ha destato tanta curiosità da aprire addirittura un dibattito in Facebook, innescato da una persona che l'aveva vista passare nella sede sindacale.

MA TOH’! CHI L’AVREBBE MAI DETTO?

19.
IL PAPA AI NUOVI VESCOVI
Accogliere i carismi che si presentano è un atto di “gratitudine verso lo Spirito Santo, che opera anche oggi tra noi”. Un discernimento “ che è proprio della missione del Vescovo, come ha ribadito il Concilio Vaticano II, che ha affidato al ministero pastorale il giudizio sulla genuinità dei carismi e sul loro ordinato esercizio”. Benedetto XVI, leggendo la Lumen Gentium e la Christifideles laici ha detto: “mi sembra importante da una parte non estinguere, ma dall'altra parte distinguere, ordinare e ritenere esaminando. Per questo deve essere sempre chiaro che nessun carisma dispensa dal riferimento e dalla sottomissione ai Pastori della Chiesa”. Naturalmente questo ministero richiede da parte del vescovo” di alimentare con cura la propria vita spirituale. Solo così cresce il dono del discernimento.”

BENEDETTO XVI NON HA CHIARITO IL CONCETTO DI CARISMA SECONDO IL SUO PENSIERO. L’ETIMO GRECO DEL SOSTANTIVO E’ “KARIS” CHE SIGNIFICA “GRAZIA”. IL CARISMA E’ UN DONO DELLA GRAZIA. GIOVANNI BOSCO – PER ESEMPIO – EBBE IL CARISMA DELL’EDUCAZIONE DEI RAGAZZI ABBANDONATI O IN DIFFICOLTA’. SEGUI’ IL CARISMA E NACQUERO I SALESIANI. LO STESSO GIOVANNI BOSCO FU OSTEGGIATO DAI PASTORI DELLA CHIESA, COME LO FU DON GUANELLA E MOLTI ALTRI CHE ADESSO SONO INDICATI DAGLI STESSI PASTORI COME PERSONE DA AMMIRARE. SE IL PAPA SOSTIENE CHE I VESCOVI DEBBONO PROMUOVERE I CARISMI MA CHE NESSUN CARISMA DISPENSA DAL RIFERIMENTO E SOTTOMISSIONE AI PASTORI DELLA CHIESA, SI TROVA IN EVIDENTE CONTRADDIZIONE IN TERMINI. E MI SEMBRA UNA COSA STRANA PER UN RIGOROSO TEOLOGO COME RATZINGER

18.
IL VESCOVO DI BRESCIA PROVA LA VITA DEI PENDOLARI
A bordo del regionale delle 7.27 Brescia-Milano prende posto Monsignor Luciano Monari. «La condizione del pendolare è stressante — racconta Luigi Barbieri del comitato In Orario — l’altro giorno il treno delle 18.15 da Milano non partiva, così tutti sono saliti su quello delle 18.25 sovraffollato per il raddoppio dei passeggeri. Risolto il guasto, il treno delle 18.15 è poi partito semivuoto perché nessuno ci ha avvisato».

DISAGI DI NORMALE AMMINITRAZIONE PER CHI NON E’ VESCOVO, NON E’ POLITICO, NON E’ VIP, NON E’….

17.
ALTRA MADONNA CHE PIANGE
I carabinieri, infatti, sono stati chiamati dal vescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, per analizzare un dipinto raffigurante la Madonna con il Bambino.
Dal volto della Vergine Maria, infatti, sembrano scendere lacrime di sangue. Il dipinto era stato acquistato da una coppia di Licata nei giorni intorno a Ferragosto ed era stato appeso a una parete della camera da letto. Dopo pochi giorni, però, i coniugi si sono accorti che qualcosa non andava: dagli occhi della Madonna sgorgavano lacrime rosse, come di sangue.
Come sempre accade in questi casi, la voce del presunto miracolo si è sparsa velocemente, fino ad arrivare all'orecchio del parroco di Licata, don Tonino, che si è recato a casa della coppia per vedere il quadro. «Non ho visto lacrimare il dipinto - ha detto il sacerdote -, ma passando la mano sopra l'immagine ho sentito che il quadro era bagnato. Ho anche verificato che dietro non ci fossero meccanismi tali da far pensare a un trucco».
Dopo aver accertato che nemmeno sulle pareti ci fossero tracce di umido o di infiltrazioni, il parroco ha deciso di rivolgersi al vescovo di Agrigento, che si è subito mobilitato per chiarire la faccenda. Monsignor Montenegro ha preso in consegna il quadro, ma non ha gridato al miracolo. Anzi, ha chiamato i Ris di Messina chiedendo loro di fare delle analisi per svelare il mistero.
«Non ci era mai successo di ricevere una richiesta del genere - ha dichiarato il comandante Schiavone -. Innanzitutto cercheremo di capire la natura di questo liquido e, se realmente si dovesse trattare di sangue, estrarremo il Dna da mettere a disposizione per eventuali comparazioni».




16.
CONFERENZA EPISCOPALE SVIZZERA: UN SEGRETARIO LAICO
Per la prima volta, la carica di segretario generale della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) è stata attribuita ad un laico: riunita in assemblea ordinaria a Givisiez (FR), la CVS annuncia di aver designato a quest'alta funzione il giurista e teologo Erwin Tanner.
Nato a San Gallo, il 44enne subentra a Felix Gmür, ordinato vescovo della diocesi di Basilea lo scorso gennaio. Già collaboratore al segretariato della CVS dal 2006 e vice segretario generale dal 2007, il neoeletto è sposato ed ha un figlio.

15.
NON ACCETTEREMO MAI IL CONCILIO
Se il loro obiettivo rimane ancora quello di far accettare il Vaticano II, le discussioni sono stato abbastanza chiare per mostrare che non abbiamo l'intenzione di percorrere quella».
É un Bernard Fellay deciso a non cedere a nessun compromesso con il Vaticano ma allo stesso tempo prudente, quello che lo scorso 15 agosto ha parlato a tutto campo dei colloqui tra i lefebvriani e la Santa Sede durante la “Universitá estiva” della Fraternitá Sacerdotale San Pio X fondata da monsignor Lefebvre.
La trascrizione dell'intervista pubblica al superiore dei lefebvriani – realizzata dall'addetto stampa della Fraternitá, l'abate Alain Lorans – è stata diffusa pochi giorni fa, alla vigilia dell'incontro a Roma tra Fellay e il cardinale William Levada, prefetto della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, che dovrebbe tirare le somme di due anni di 'colloqui dottrinali' tra Roma e i tradizionalisti.
Il giudizio del superiore lefebvriano sui colloqui é tutt'altro che tenero: «Non portano un gran bene nell'immediato, perché é l'incontro di mentalitá che si scontrano... In ogni caso, nessuno può dire che siamo d'accordo. Se siamo d'accordo su qualcosa, é sul fatto che non siamo d'accordo su nulla».

BENE. SI SPERA CHE IL CONCILIO CONTINUI A NON ACCETTARE LORO.

14.
BAGNASCO SULLA POLITICA
E’ su tutte le pagine dei giornali, ma in effetti non ha detto nulla di nuovo, solo che troppi fanno finta di non saperlo. Domenica 4 settembre il Presidente della Conferenza episcopale italiana il Cardinale Angelo Bagnasco ha partecipato alla Summer School di Magna Carta, l’associazione di formazione politica di riferimento del PDL. Il suo è stato un intervento basato sulla teoria del rapporto Chiesa-politica, ma leggendo bene, diverse erano anche le indicazioni più concrete per affrontare il momento presente, un momento di transizione che però non trova alcun candidato forte su cui la Chiesa cattolica italiana o il Vaticano possano puntare.
Tant’è che alcuni, proprio oltre Tevere, pensano che bisognerà affrontare un inevitabile bagno di “zapaterismo” e risalire la china formando nuove leve politiche. Ma ci vuole impegno e buona volontà per sconfiggere la più comoda “soluzione tampone” proposta dai più anche dentro la Chiesa. Altri ancora, soprattutto alcuni vescovi, pensano che la cosa migliore sia proseguire con la “diaspora” dei cattolici in politica per avere degli “uomini di riferimento”. E’ chiaro che questi tatticismi, anche se interni alla compagine ecclesiale, non possono essere risolutivi. E soprattutto non devono avere lo scopo di “mettere a tacere la Chiesa” e lasciarla in sagrestia, come ha detto domenica il Cardinale Bagnasco. I temi sono conosciuti a chi segue la dottrina sociale: la Chiesa non è una “agenzia politica”, ma la fede ha una ricaduta sull’intera vita degli uomini. La missione della politica poi, ha detto il Cardinale, non è registrazione di ciò che accade, ma dovrebbe essere guida ed educazione, e la mancanza di un’anima fa dimenticare di essere popolo, di avere una cultura di riferimento, insomma lascia quel vuoto che porta a “concepire l’esistenza come una spasmodica spremitura di soddisfazioni e godimenti fino all’estremo”. Così si svaluta la vita, la famiglia, la stessa etica sociale, che pure ha radici antiche perché fondata sulla legge naturale insita nel cuore dell’uomo.
La Chiesa allora dev’essere nel mondo attraverso i suoi figli, senza fondamentalismi, ma basandosi sui valori condivisi, sui principi “non negoziabili” perché non solo illuminati dalla fede, ma anzitutto “bagaglio della buona ragione”. E Bagnasco a tal proposito cita Tomas Eliot e Karl Lovith che riconoscono al cristianesimo la capacità di rendere l’uomo pienamente umano. Insomma il Cardinale chiama all’appello i giovani che vogliono fare politica, e anche se una Summer School di parte davvero non basta per formare una nuova generazione di La Pira e De Gasperi, almeno qualcuno potrà rileggere la definizione che Bagnasco fa del politico: “colui che per amore si dedica alla giustizia”. Davvero un’utopia?

IL TESTO E’ DI ANGELA AMBROGETTI. LO CONDIVIDO.


13.
WIKYLEAKS SULL’ULTIMO CONCLAVE
Tra gli ultimi file desecretati da Wikileaks pochi giorni fa ce ne è uno rimasto finora inedito e che reca la data 18 aprile 2005. E’ il giorno prima che i cardinali riuniti in conclave eleggano il cardinale Joseph Ratzinger successore di Giovanni Paolo II . Il segretario di stato americano Condoleezza Rice chiede se davvero quanto l’ambasciata statunitense presso la Santa Sede guidata da Jim Nicholson ripete con insistenza, e cioè che Ratzinger non abbia chance, corrisponda al vero.La risposta del file del 18 aprile è lapidaria: “Nonostante una settimana di speculazioni da parte dei media che suggeriscono che il cardinale tedesco e stretto collaboratore di Giovanni Paolo II, Joseph Ratzinger, sia vicino ad avere la maggioranza di voti, pare gli manchi il sostegno sufficiente per ottenere i voti dei due terzi dei partecipanti al conclave a motivo della forte opposizione nei suoi confronti da parte delle fazioni che vedono in lui una figura troppo rigida e gelosa delle prerogative di Roma”.
A dispetto dei file pubblicati da Wikileaks nei mesi passati, quest’ultimo dispaccio mostra con maggiore forza quanto i diplomatici statunitensi residenti a Roma ritenessero non fosse il 2005 l’anno giusto per l’elezione di un Papa valutato, sulla carta, troppo conservatore.
Piuttosto, rivelano i diplomatici, potrebbe affermarsi un candidato che rifletta in qualche modo il pensiero dell’arcivescovo emerito di Milano Carlo Maria Martini. Chi? Il cardinale gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio arcivescovo di Buenos Aires (che poi risulterà il cardinale più votato dopo Ratzinger) oppure il cardinale arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi.
Scrisse in proposito pochi giorni dopo il conclave su Limes il vaticanista Lucio Brunelli che è proprio il nome di Tettamanzi a dimostrare quanto la gran parte dei pronostici pubblicati sui media erano dei “wishful thinking” lontani dalla realtà. Tettamanzi, in conclave, raccolse soltanto due voti.
Certo, ammettono i diplomatici americani anche qui sbagliando pronostico, se invece dovesse prevalere la linea più conservatrice, allora i candidati sarebbero due italiani, Camillo Ruini o Angelo Scola.
Secondo le comunicazioni dell’ultima ora l’idea del ritorno di un Papa italiano dopo i ventisei anni e mezzo di un Pontefice polacco resta comunque altamente improbabile.

MENO MALE CHE LO SPIRITO DI DIO SOFFIA DOVE VUOLE.

12.
VENTI DI DISSENSO A BERLINO IN ATTESA DEL PAPA
Mancano poco più di due settimane al discorso del Papa davanti al Bundestag di Berlino (dal 22 al 25 settembre Benedetto XVI sarà per la terza volta nella sua terra natale) e già il dibattito nella chiesa cattolica si è fatto acceso Pochi giorni fa è stato direttamente il capo dei vescovi tedeschi e arcivescovo di Friburgo, monsignor Robert Zollitsch (73 anni, membro dell’Istituto di sacerdoti diocesani di Schönstatt, dal 12 febbraio 2008 guida dell’episcopato tedesco al posto del cardinale Karl Lehmann), a soprendere tutti dichiarando al settimanale Zeit che una delle priorità della chiesa tedesca nei prossimi anni dovrà necessariamente essere la riforma dell’atteggiamento nei confronti dei credenti divorziati e risposati i quali, oggi, non sono ammessi a ricevere l’eucaristia. Le spinte perché la chiesa abbracci riforme su vari campi, non solo sui divorziati risposati ma anche sul celibato sacerdotale e sulla questione dell’ordinazione femminile, sono notevoli in Germania. Zollitsch ha mostrato un certo malumore per la lentezza con la quale il governo centrale della chiesa in Vaticano intraprende la strada del rinnovamento: “A volte anch’io rischio di stancarmi e penso: perché non si va più velocemente? A volte devo infondere a me stesso la necessaria pazienza”.L’accusa di Zollitsch è esplicita contro Roma: ci sono ambienti che “subodorano subito l’apostasia quando in Germania discutiamo in modo un po’ più controverso”. Qui, però, “dibattiamo le questioni di fede in modo diverso che in Italia. Quest’apertura alla discussione che abbiamo in Germania non viene capita facilmente a Roma”, ovviamente “non dal Papa” quanto da “alcuni cardinali.
Benedetto XVI è al corrente di tutto. Lo scorso 13 agosto ha ricevuto a Castel Gandolfo due cardinali e due vescovi tedeschi che, a seguito dello scandalo dei preti pedofili in Germania – i casi verificatisi nel collegio Canisius di Berlino sono una ferita che ancora sanguina –, hanno spinto per l’apertura di “un ampio processo di dialogo e riflessione” tale da traghettare la chiesa cattolica in Germania oltre la crisi. Era dai tempi del Sinodo di Würzburg (1971-1975) che la chiesa cattolica tedesca non decideva di aprire un processo sinodale.
Würzburg non finì bene: l’assise, che tra l’altro venne abbandonata dall’allora semplice teologo Ratzinger, generò aspettative di riforme “liberal” nella chiesa tanto rumorose quanto finite nel nulla. Del nuovo sinodo apertosi l’8 e il 9 giugno scorso a Mannheim hanno riferito a Castel Gandolfo lo scorso agosto Zollitsch, il cardinale monacense Reinhard Marx, i vescovi Franz-Josef Overbeck di Essen e Franz-Josef Bode di Osnabrück. Usciti da castello i quattro hanno parlato di un incontro “cordiale” e di un Pontefice “molto disponibile e interessato”.

LA RICHIESTA DI RIFORME HA AVUTO UN SUO APICE LO SCORSO FEBBRAIO QUANDO FU JUDITH KÖNEMANN, PEDAGOGA DELLE RELIGIONI DI MÜNSTER, A SCRIVERE ASSIEME AD ALTRE OTTO PERSONE UN APPELLO PER UNA “PROFONDA RIFORMA DELLA CHIESA CATTOLICA” (S’INTITOLAVA “CHIESA 2011: UNA SVOLTA NECESSARIA”). IN POCHI GIORNI I TEOLOGI FIRMATARI, PER LA MAGGIOR PARTE TEDESCHI, AUSTRIACI E SVIZZERI, DIVENNERO 143, POI SUPERARONO LE 200 UNITÀ. CHIEDEVANO LA FINE DELL’OBBLIGO DEL CELIBATO, L’ORDINAZIONE DI DONNE PRETE, PIÙ PARTECIPAZIONE DEL POPOLO NELLA SCELTA DEI VESCOVI, LA FINE DEL “RIGORISMO MORALE” CHE ATTANAGLIA IL VATICANO E LE GERARCHIE. MA PIÙ CHE L’APPELLO, LA NOTIZIA LA FECERO I VESCOVI: NESSUNO DI LORO PRESE POSIZIONE. NESSUNO RISPOSE NULLA. L’UNICO A REAGIRE FU IL PAPA CHE, POCHI GIORNI DOPO L’USCITA DELL’APPELLO, DURANTE L’ORDINAZIONE EPISCOPALE DI CINQUE PRESBITERI NELLA BASILICA DI SAN PIETRO, TENNE UN’OMELIA DEDICATA ALLA FIGURA DEL VESCOVO IL CUI TESTO, NON A CASO, VENNE DIFFUSO DA SUBITO DALLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE SOLTANTO IN TEDESCO. IL PAPA INSISTETTE SUL FATTO CHE L’EPISCOPATO È UNA CHIAMATA A NON CEDERE ALLO SPIRITO DEL MONDO


11.
CANCELLARE A.C. E D.C.
A.C e d.C (avanti Cristo e dopo Cristo, in inglese rispettivamente B.C. – Before Christ – e A.D. – Anno Domini), suonano troppo “identitarie”. È vero, si dirà, che si tratta ormai solo di iniziali, di sigle. Ma vuoi mettere il disagio nel leggerle, facendo riferimento a una data? Costretti a pronunciare quel nome… «Cristo».
Così, in ministero della Pubblica istruzione australiano ha pensato bene, in nome del politicamente corretto, di stabilire – la decisione finale non è però ancora stata presa in via definitiva, visto il clamore suscitato – un adeguamento dei testi scolastici di storia, per evitare che i ragazzi e i giovani studenti nel grande Paese che sta ai nostri antipodi siano costretti a imbattersi in quelle siglette e debbano forzatamente imparare che B.C. sta per Before Christ mentre A.D. sta per Anno Domini.
Le soluzioni proposte? Molto neutre, molto politicamente corrette, in qualche modo già diffuse tra chi preferisce non nominare «Cristo»: BCE (Before Common Era, prima dell’era attuale), BP (Before Present, da utilizzarsi secondo le indicazioni per la storia molto antica e l’archeologia), CE (Common Era, era attuale).

OGNI TANTO IL VEZZO RITORNA. PUO’ PIACERE O NON PIACERE CHE GESU’ CRISTO SIA UN PUNTO DI RIFERIMENTO, MA RIMETTERE IN DISCUSSIONE UN SISTEMA DI COMPUTO DEL TEMPO ORMAI CODIFICATO NEGLI ANNI, PER ME E’ DEMENZIALE.

10.
LA CANTATA PREDILETTA DA RATZINGER
Nell'udienza dello scorso mercoledì ai pellegrini e ai fedeli raccolti nella piccola piazza di Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha parlato della bellezza dell'arte come "vera strada verso Dio, la Bellezza suprema".
Non è la prima volta che papa Joseph Ratzinger indica nell'arte e nella musica "la più grande apologia della nostra fede". Al pari della "scia luminosa" dei santi e più degli argomenti di ragione. Questa volta, però, il papa ha aggiunto un ricordo personale: "Mi torna in mente un concerto di musiche di Johann Sebastian Bach, a Monaco di Baviera, diretto da Leonard Bernstein. Al termine dell’ultimo brano, una delle Cantate, sentii, non per ragionamento, ma nel profondo del cuore, che ciò che avevo ascoltato mi aveva trasmesso verità, verità del sommo compositore, e mi spingeva a ringraziare Dio. Accanto a me c'era il vescovo luterano di Monaco e spontaneamente gli dissi: Sentendo questo si capisce: è vero; è vera la fede così forte, e la bellezza che esprime irresistibilmente la presenza della verità di Dio". Quale fu la Cantata di Bach che toccò così profondamente nel cuore il futuro papa? Fu quella che Bach compose per la messa della ventisettesima domenica dopo la Trinità, l'ultima prima dell'Avvento nell'anno liturgico luterano.

ANCH’IO PREDILIGO QUESTA CANTATA DI BACH. SOTTOLINEO, PERO’, QUANTO IL PAPA HA DETTO SULL’ARTE COME VERA STRADA VERSO DIO.




9.
SETTIMANA TEOLOGICA A PISTOIA

Si è svolta, a Pistoia, la XXV settimana teologica intitolata “Una Chiesa in cammino”. Dal 5 al 9 settembre nell’aula magna del Seminario Vescovile di Pistoia si sono alternati vari relatori :Saverio Xeres (Facoltà Teologica Italia settentrionale) “I sentieri interrotti del post-Concilio italiano”; Serena Noceti (Facoltà Teologica Italia centrale) “Per una Chiesa sinodale e partecipata”; Giordano Frosini “Alla ricerca del Dio vivo” ; Filippo Pizzolato (Università di Milano) e Simone Morandini (Facoltà Teologica del Triveneto): “La Chiesa nella storia: riflessioni attuali sul pensiero sociale cristiano”; “Creazione ed evoluzione: senza Dio?”.

SARA’ INTERESSANTE POSSEDERE GLI ATTI

8.
GIRI DI VALZER ENTRO LE MURA VATICANE
In un solo giorno, Benedetto XVI ha cambiato i vertici del Governatorato (l’organismo che esercita il potere esecutivo e si occupa dei problemi gestionali, ndr), nominando un nuovo presidente – il nunzio apostolico in Italia Giuseppe Bertello, che però prenderà possesso del nuovo ufficio solo il 1° ottobre – e un nuovo segretario – il canonista Giuseppe Sciacca, che entra invece immediatamente in carica. Si conclude così una storia durata mesi, con il braccio di ferro che ha visto contrapporsi l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, segretario uscente del Governatorato, al Segretario di Stato Bertone. Un braccio di ferro infarcito di lettere, dossier, scambi d’accuse, commissioni d’inchiesta, e «condito» dal prezzemolo – piuttosto usuale nei sacri palazzi – delle lettere anonime vergate da qualche «corvo» interno, intenzionato a rimestare le acque. Oggi la Santa Sede ha annunciato le decisioni di Papa Ratzinger, che accetta le dimissioni per raggiunti limiti d’età del cardinale Giovanni Lajolo, stimato diplomatico di lungo corso, già «ministro degli Esteri» vaticano. E nomina al suo posto l’arcivescovo Giuseppe Bertello, che negli ultimi anni ha gestito la nunziatura in Italia. Bertello – il cui nome era stato fatto negli ultimi due anni anche per altri importanti incarichi – diventa così candidato ad entrare d’ufficio tra i nuovi cardinali del prossimo concistoro, che secondo diverse fonti si dovrebbe tenere nel 2012. Le quattro settimane che separano la nomina dalla presa di possesso dell’incarico si spiegano con la necessità per il nuovo presidente del Governatorato di congedarsi dal governo italiano e da quello della Repubblica di San Marino, nonché dagli altri ambasciatori.
Nel bollettino della Sala Stampa vaticana si annuncia quindi la nomina del nuovo segretario, il numero due, del Govenatorato, monsignor Sciacca, prelato uditore del della Rota Romana, che diventerà arcivescovo titolare di Vittoriana. Nato a Catania il 23 febbraio 1955, laureato in diritto canonico presso la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino in Roma e in filosofia presso l'Università Statale di Catania. Ordinato, è sacerdote dall’ottobre 1978 e appartenente al clero della diocesi di Acireale. Ha insegnato filosofia e storia nei licei statali e diritto canonico presso l’Istituto Teologico di Acireale. Dal marzo 1999 è uditore della Rota Romana. Oltre ad essere esperto di diritto canonico, Sciacca è anche un apprezzato latinista. Monsignor Sciacca è stato presentato in Governatorato dal cardinale Lajolo, che la letto le bolle di nomina. «Sono sicuro — ha detto, riferendosi al nuovo segretario — che la collaborazione sarà proficua e piacevole, e troverete in lui più che un superiore: un amico e un sacerdote». Sciacca prendendo la parola ha ringraziato anzitutto Benedetto XVI, al quale «siamo legati da vincoli di profonda fedeltà in ragione del servizio nella diversità dei compiti». Ha quindi detto di essere contento e onorato di poter operare come numero due di Lajolo fino al 1° ottobre. E ha concluso ricordando una frase di Alberto Arborio Mella di Sant’Elia — maestro di camera di Pio XI e poi di Pio XII — il quale era solito affermare: «Qui tutto è grande e quindi anche il nostro comportamento deve modellarsi a questa grandezza».Attira infine l’attenzione il fatto che nel bollettino non si dica nulla del segretario uscente, che dunque torna nei ranghi della diplomazia pontificia, da dove proveniva e che con ogni probabilità sarà nominato nunzio apostolico negli Stati Uniti. La nomina sarà resa nota non appena il governo di Washington concederà il necessario gradimento.





7.
DON MAZZI E I SEMINARI
Don Mazzi, fondatore di Exodus, ha dichiarato l'inutilità dei seminari minori.

E S'E' SCATENATO IL PUTIFERIO. A ME PERSONALMENTE IL SEMINARIO MINORE HA FATTO BENE, NON HO AVUTO PROBLEMI O TRAUMI SESSUALI (PEDOFILIA O ALTRO), HO STUDIATO...HO CONSERVATO AMICI...FORSE LE COSE POTREBBERO ESSERE RIVESTE...MA DA QUI A CANCELLARE TUTTO!

6.
IL PAPA A BERLINO: UNA VISITA NON FACILE
La Germania e il mondo tedesco si preparano alla visita pastorale di Benedetto XVI, dal 22 al 25 settembre, in un clima di rivolta e di protesta. Ovunque sono stati annunciati cortei per la riforma della Chiesa e una Messa sarà officiata da due sacerdoti gay sposati con rito civile e sospesi a divinis a Berlino. In Austria un manifesto è stato firmato da più di trecento religiosi per il sacerdozio delle donne e per un rinnovamento del Cattolicesimo.

Secondo lo "Spiegel online" le autorità a Berlino hanno proibito la dimostrazione alla Porta di Brandeburgo e a Friburgo e a Erfurt le manifestazioni non sono state ancora autorizzate. I due sacerdoti sposati, Norbert Reicherts e Christoph Schmidt, alla vigilia dell'arrivo di Benedetto XVI, vogliono dire Messa e impartire il sacramento della Comunione a chiunque, nella chiesa protestante di San Tommaso a Kreuzberg, il quartiere multietnico di Berlino. In Austria, invece, la Priesterinitiative (Iniziativa dei sacerdoti) chiede riforme di fondo della Chiesa cattolica nel suo manifesto. I firmatari, tra cui padre Helmut Schueller, ex vicario generale dell'arcivescovado di Vienna e direttore della Caritas, che negano apertamente obbedienza al Papa, auspicano l'ordinazione di donne-sacerdote, la possibilità che anche credenti laici predichino e dicano la Messa, la riammissione all'Eucaristia di divorziati risposati, il ritorno nella Chiesa dei sacerdoti cacciati perché hanno una compagna o una moglie e figli con lei.

SE FOSSI BENEDETTO XVI LI RICEVEREI E PARLEREI NON SOLO CON LORO, MA CON TUTTI I DISSIDENTI. MA NON SONO IL PAPA E NON HO I COLLABORATORI TIPO BERTONE ET SIMILIA. QUINDI...LA PROTESTA RIMARRA', ENTRAMBI - PAPA E DISSIDENTI - RIMARRANNO SULLE LORO POSIZIONI.


5.
ANCHE IL VATICANO HA IL SUO CORVO?
Una serie di lettere anonime, con minacce nei confronti del cardinal Bertone e pure estremamente e riccamente particolareggiate. Tanto da far pensare che siano opera di sacerdoti. Il Vaticano trema, e la polizia indaga, nei confronti di ignoti per minacce di morte. Ne parla Marco Ansaldo di Repubblica:Lo scritto si apre con una minacciosa citazione di don Giovanni Bosco, fondatore dei salesiani, lo stesso Ordine di appartenenza di Bertone: “Grandi funerali a corte!”. E nella lettera l’anonimo prosegue accusando Bertone di scegliere i collaboratori solo sulla base di simpatie personali. Concludendo con la decisione del cardinale di “defenestrare” il segretario generale del Governatorato vaticano, monsignor Carlo Maria Viganò. In Vaticano c’è più irritazione che preoccupazione per l’episodio. Bertone ha mostrato il messaggio alla Gendarmeria vaticana, recapitandolo nelle mani accorte del comandante Domenico Giani. E la sicurezza si è subito attivata aprendo la caccia al “corvo” tra le mura dei Sacri palazzi.L’incipit dello scritto, che richiamava la profezia di don Bosco, non ha potuto non sorprendere il salesiano Bertone.

IL VATICANO HA SEMPRE AVUTO CORVI: GENTE CHE S'E' FATTA PRETE PER FAR CARRIERA E NON PER SERVIRE IL SIGNORE E S'E' INFOGNATA IN VATICANO PER SALIRE I GRADINI. QUANDO NON SI VEDE PROMOSSA O GRATIFICATA QUESTA GENTE SEMINA CATTIVERIE. SUCCESSE ANCHE IN PASSATO E POSSO DIRE CHE DI ALMENO DUE CASI CONOSCO SCENE, RETROSCENE, CONTROSCENE...
E' LO SQUALLORE DELLA MISERA UMANA.


4.
UN PRETE CATTOLICO SI FA PROTESTANTE
DON LUCA DE PERO, il parroco 45enne di Monte Cerignone in provincia di Pesaro Urbino che ha lasciato la Chiesa cattolica per passare alla Chiesa evangelica protestante di Cesena sarà in città nel prossimo a fine settimana. Domenica con ogni probabilità parteciperà al rito religioso nella chiesa che la comunità di Cesena ha allestito in Sobborgo Federico Comandini 82. Si tratta quindi precisamente della Chiesa evangelica Battista che a Cesena ha un pastore di origini brasiliane, Fabiano Nicodemo.
La scelta di don Luca ha provocato aspre polemiche. Il vescovo del Montefeltro Luigi Negri ha duramente condannato il suo ex sacerdote. Racconta come ha incontrato la comunità cesenate lo stesso Luca De Pero, che è nato a Lonato di Brescia l’11 novembre 1965 ma che poi ha passato tanti anni in una località sul lago di Garda.

IL VESCOVO CIELLINI LUIGI NEGRI HA AVUTO PAROLE MOLTO DURE CHE NON FANNO ONORE AL RUOLO DI CUI E' INVESTITO.
SULLA SCELTA DI LUCA...NON MI PRONUNCIO ANCHE SE FATICO A RISPETTARLA.

3.
IL VESCOVO RIFLETTE...I COMUNISTI SPARANO

" Un futuro per il quale questo territorio deve saper guardare in ogni direzione, deve saper stringere alleanze senza preclusioni che non hanno più ragione di essere coltivate, e senza fedeltà che spesso non sono che il frutto di convenienze di breve periodo o di sudditanze non più giustificate . " Vale la pena di abbandonare per sempre i vecchi miti, da quello della piccola dimensione come culla del buon vivere a quello della città regione, mito dirigista e centralista. Troppo piccoli per contare e troppo soli per competere. Terni, Narni e tutto il nostro territorio hanno bisogno di fare sistema con alcuni dei territori contigui. Con lucidità e spregiudicatezza. Occorre liberarsi degli accordi imposti gerarchicamente e procedere ad un rimescolamento dal basso.Il paese è in un momento difficilissimo e scelte dolorose sono necessarie. Queste scelte debbono però riguardare tutti " .
Queste la parole di mons.Paglia, vescovo di Terni e Narni.
"In primo luogo, chiede PRC , cosa pensa il Vescovo dell'esenzione dall'Ici di cui gode la Chiesa?" In secondo luogo riteniamo che la crisi globale sia cosa troppo seria e troppo grande per ridursi ad una discussione incentrata solamente sulle istituzioni o, peggio, sul prestigio di singole individualità".

COSA C'ENTRI LA RISPOSTA DI PRC A QUANTO AFFERMA MONS. PAGLIA...MI RISULTA DIFFICILE CAPIRE.

2.
NUOVA D.C.? FRENATA GERARCHICA!
Non suscita eccessivi entusiasmi Oltretevere il ventilato tentativo di dar vita ad un nuovo partito cattolico italiano "benedetto" dal segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Ne è prova la sostanziale frenata che dietro le quinte vaticane ha subito in questi giorni l'iniziativa varata ai primi di luglio da monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace - un salesiano di lungo corso molto vicino al cardinal Bertone, salesiano anche lui - che riunì i leader cattolici di quasi tutti gli schieramenti politici, insieme ai rappresentanti dell'associazionismo ecclesiale (Acli, Azione cattolica, Rinnovamento, Movimento dei lavoratori) per dar vita ad una sorta di tavolo permanente incentrato sulla formazione della dottrina sociale della Chiesa. In realtà, un malcelato tentativo di sondare il terreno per tentare di "resuscitare" una nuova formazione politica nazionale ispirata ai valori cristiani. Una sorta di "nuova" Dc promossa dall'ala della segreteria di Stato più vicina a Bertone, ma non dalla Cei, la Conferenza episcopale italiana, che negli ultimi anni ha sempre rivendicato il diritto ad avere l'ultima parola in questioni politiche nazionali. Una prerogativa voluta e cercata con forza sia dall'ex presidente Cei, cardinale Camillo Ruini, che dal successore cardinale Angelo Bagnasco, malgrado il segretario di Stato Bertone all'inizio del pontificato di Benedetto XVI abbia avallato a sé, in una lettera ai vertici della Cei, il delicato compito di supervisore dei rapporti con le istituzioni italiane, a partire dai palazzi della politica. L'iniziativa di monsignor Toso andava proprio in questa direzione. Ma in Vaticano non ha avuto vita facile. Dopo gli incontri di luglio - ai quali parteciparono noti parlamentari e sindacalisti cattolici, da Fioroni (Pd) a Pisanu (Pdl), da Cesa, Buttiglione e Binetti dell'Udc, a Bonanni (Cisl), Pezzotta - era stata avanzata l'idea che il "tavolo" cattolico si sarebbe dovuto rivedere a settembre per mettere a fuoco una sorta di road map che avrebbe dovuto gettare le basi per la "cosa" cattolica. Ma, stando a quanto è trapelato Oltretevere, tutto è slittato a tempo indeterminato, anche per le riserve avanzate in proposito dalla Cei che però - significativamente - non ha fatto mancare il suo appoggio ad un'altra iniziativa socio-politica di stampo cattolico che ha tutta l'aria di essere stata concepita in alternativa agli sforzi di monsignor Toso. Si tratta di un convegno in programma nel corso del XXV Congresso eucaristico nazionale che si svolgerà ad Ancona dal 3 all'11 settembre prossimi, nell'ambito del quale il 9 settembre è in programma un incontro su politica e dottrina sociale aperto a tutte le sigle cattoliche aderenti a Reti in Opera. All'incontro è previsto l'intervento del cardinale Bagnasco.

A PENSAR MALE SI FA PECCATO, MA SI INDOVINA. C.L. E' PRATICAMENTE STATA ESCLUSA DAL GIRO E - SI SA - I CIELLINI NON SONO ZUCCHERINI. SI SA ANCHE CHE IL PAPA GUARDA CON OCCHIO BENEVOLO A C.L., MENTRE BERTONE NON MOLTO. BAGNASCO SI E' SENTITO SCAVALCATO DALL'INIZIATIVA VATICANA E NON HA DATO IL SUO PALESE APPOGGIO.
A ME L'IDEA DI UN PARTITO POLITICO CHE S'ISPIRI AI VALORI CATTOLICI PIACE E LA PARTEREI AVANTI, SE POTESSI.

1.
SVOLTA AL VERTICE DELL'A.T.I.

Passaggio di consegne alla guida dell’ATI, l’Associazione Teologica Italiana. Nel corso di una delle giornate del congresso nazionale in corso ad Alpignano (Torino), l’assembla generale ha infatti eletto con voto unanime don Roberto Repole. Repole, nato nel 1967 a Givoletto (Torino), è il più giovane presidente nella storia dell’associazione nata come frutto del Concilio vaticano II e succede a Mons. Piero Coda. “Con una votazione unanime – si legge in una nota - l’assemblea elettiva ha così voluto dare un segno forte di profonda continuità con il lavoro condotto sin qui dal consiglio di presidenza, dove Repole ha avuto modo di farsi apprezzare per competenza teologica e capacità di dialogo; ma insieme esprime un coraggioso passo in avanti, per l’apertura e la speranza con cui i teologi guardano al futuro”. L’associazione accoglie oltre 300 esperti di tutte le regioni italiane; più di un centinaio erano direttamente presenti ai lavori del congresso a condividere questa svolta. La scelta è il frutto maturo di un lavoro di collaborazione maturato in questi anni ed esprime una chiara volontà di guardare con coraggio al futuro: una speranza per la chiesa italiana. Uno stile che ha unito tutte le generazioni presenti: dai fondatori (ancora presenti come Carlo Molari, Ermanno Roberto Tura, Giovanni Ferretti, Severino Dianich; ai presidenti precedenti (il già citato Severino Dianich, Giacomo Canobbio, Piero Coda), ai molti giovani, laiche e laici. La stima e il rispetto reciproco che li contraddistinguono presentano un terreno fecondo per il prossimo cammino”.Un’altra importante novità è la nomina alla vicepresidenza della teologa fiorentina Serena Noceti. Per la prima volta, dunque, una donna ai vertici dell’ATI. : “Una teologia – conclude il comunicato - non più clericale ma che dà voce coralmente a laici, laiche e religiosi. Insieme, un fattivo riconoscimento della presenza delle donne nella vita della chiesa italiana”.

CREDO CHE SIA UNA SCELTA IMPORTANTE, SEGNO DI VITALITA' DI UNA PARTE DI CHIESA, QUELLA CHE SI DEDICA ALLO STUDIO DELLA TEOLOGIA.
AGOSTO 2011

28.
LEBFEVRIANI VERSO UN ORDINARIATO?

Il vescovo Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità San Pio X fondata da monsignor Lefebvre, è stato convocato in Vaticano per il prossimo 14 settembre. È il primo incontro di vertice dopo i colloqui dottrinali che nell’ultimo anno hanno visto confrontarsi a Roma le delegazioni della Santa Sede e dei lefebvriani. Come si ricorderà, dal 2009 la Commissione Ecclesia Dei, che si occupa del rapporto con la Fraternità San Pio X è stata inglobata nella Congregazione per la dottrina della fede ed è stata affidata alla guida di monsignor Guido Pozzo. I colloqui dottrinali, che hanno affrontato tutti i nodi considerati problematici dai lefebvriani, i quali ritengono che in alcuni punti il Concilio Vaticano II abbia rappresentato una rottura con la tradizione della Chiesa, si sono conclusi nei mesi scorsi. Ora il Vaticano dovrebbe sottoporre a Fellay dei protocolli d’intesa che chiariscono i punti dottrinali leggendo il Concilio secondo quell’ermeneutica della continuità nella riforma suggerita fin dal dicembre 2005 da Benedetto XVI quale interpretazione più autentica dei testi del Vaticano II. Soltanto se saranno superate le difficoltà dottrinali, sarà sottoposta alla Fraternità una proposta di sistemazione canonica, che risolva la situazione in cui si trovano le comunità lefebvriane. Come si ricorderà, anche se il Papa, con un gesto di benevolenza, nel gennaio 2009 ha tolto la scomunica ai quattro vescovi ordinati da Lefebvre, i vescovi e i sacerdoti della San Pio X vivono ancora in uno stato di irregolarità canonica.La proposta che è stata studiata dal Vaticano prevede per i lefebvriani l’istituzione di una ordinariato simile a quello che il Papa ha offerto agli anglicani intenzionati a rientrare nella comunione con la Chiesa di Roma. In questo modo, la Fraternità dipenderebbe dalla Santa Sede (e precisamente dalla Commissione Ecclesia Dei) e potrebbe mantenere le sue caratteristiche senza dover rispondere ai vescovi diocesani.

FORSE PER OTTENERE UN DIALOGO ED ESSERE RISPETTATI QUELLI CHE VOGLIONO UNA RIFORMA DELLA CHIESA "IN AVANTI" E NON "IN RETROMARCIA" DOVREBBERO CREARSI UN VESCOVO, FARSI UNA CHIESA, PRENDERSI LE SCOMUNICHE E POI...OTTERREBBERO QUELLO CHE VOGLIONO. SE LA COSA DOVESSE ANDARE IN PORTO MI SECCHEREBBE MOLTO
27.
UN NUOVO DOTTORE DELLA CHIESA
San Giovanni d’Avila (1499-1569) sarà il 34mo dottore proclamato dalla Chiesa cattolica, il primo sotto il pontificato di Benedetto XVI. Lo ha annunciato il papa al termine della messa celebrata la mattina di sabato 20 agosto nella cattedrale di Madrid con i seminaristi lì convenuti per la Giornata Mondiale della Gioventù.
Il titolo di dottore della Chiesa torna così ad essere assegnato ad un uomo, dopo che per tre volte consecutive, le prime nella storia, era stato concesso a donne: Paolo VI ne insignì santa Teresa d’Avila e santa Caterina da Siena nel 1970; Giovanni Paolo II santa Teresa di Lisieux nel 1997.
Attualmente le pratiche riguardanti i nuovi dottori della Chiesa vengono esaminate congiuntamente dalla congregazione delle cause di santi e da quella per la dottrina della fede.


26.
CONSENSI E DISSENSI IN SPAGNA DOPO LA GMG
Si tratta di un messaggio “Arcaico” quello del Papa hanno detto alcuni teologi spagnoli vicini alla chiesa di base. La critica si incentra soprattutto sul fatto che il Pontefice «quasi abbia trascurato di parlare della disoccupazione, che invece è la prima preoccupazione dei ragazzi: Joseph Ratzinger si è chiuso in difesa rispetto a nuove generazioni che sono sempre più secolarizzate e permissive». Insomma «un Papa a dir poco astratto, distaccato ed estraneo alla realtà e agli autentici problemi dei giovani», secondo i teologi e i rappresentanti dei movimenti cristiani di base spagnoli che fanno riferimento alla cattolica Fondazione Santa Maria e al Centro di ricerche sociologiche. «Benedetto XVI ha calcato la mano sulle posizioni più ortodosse e conservatrici della Chiesa cattolica per consolidare il suo seguito», accusano. Eppure il gradimento è stato pressoché totale. Quella che si è appena conclusa a Madrid è stata, scrive la stampa spagnola, la più grande concentrazione cattolica nella storia del Paese. La maggior parte erano giovani pellegrini arrivati nella capitale spagnola da 193 paesi del mondo a Madrid per la Gmg. Prima della messa conclusiva del Pontefice hanno trascorso una notte praticamente insonne, dopo una giornata di attesa nell’afa, senz’ acqua, nell’enorme distesa brulla attorno alla base aerea aspettando il ritorno del Papa, dopo la Veglia di Preghiera di sabato sera. E molti erano i fedeli spagnoli che hanno voluto partecipare a quella che El Pais ha definito la grande «festa dell’orgoglio cattolico» di Madrid. La passione suscitata dal Papa durante il viaggio nella capitale iberica, sembra indicare che la Spagna «bianca» sta rialzando la testa dopo otto anni di zapaterismo e di sperimentazione sociale che hanno fatto rabbrividire il Vaticano. I sondaggi danno il Partido Popular del cattolico Mariano Rajoy vincente alle politiche di novembre. In primavera alle regionali e amministrative la Spagna ha già abbandonato Josè Luis Zapatero (che non si ripresenta in novembre) dando al partito di Rajoy buona parte del potere locale. A Madrid la folla sterminata di ragazzi che ha circondato Benedetto XVI di passione e affetto è stata invitata dal Papa a guidare la Chiesa di domani (gli «apostoli della nuova evangelizzazione»).


25.
VESCOVI CINESI IN CARCERE
Restano agli arresti il vescovo emerito e alcuni sacerdoti e fedeli cattolici della diocesi di Tianshui, fermati dalla pubblica sicurezza lo scorso fine settimana. Lo riferisce Radio Vaticana, sottolineando che tra essi vi sono l'amministratore della diocesi, il vescovo emerito, molti sacerdoti e decine di responsabili laici. Il vescovo e due sacerdoti sono fratelli: sono detenuti in luoghi diversi e vengono sottoposti a sessioni di rieducazione politica.

LA DIPLOMAZIA PONTIFICIA CERCA IL DIALOGO E RICEVE AMBASCIATORI CINESI. SU QUESTO PUNTO DEVE ESSERE IRREMOVIBILE: PRIMA DI OGNI ALTRO DIALOGO VA RISOLTO IL PROBLEMA DELLA CHIESA DI REGIME E DI QUELLA CHE LE AUTORITA' CINESI VOGLIONO RIDOTTA AL SILENZIO.

24.
STRIGLIATE VESCOVILI TARDIVE
monsignor Domenico D’Ambrosio è concreto e attuale, non usa giri di parole, e al termine della processione per i Santi patroni di Lecce, Oronzo, Giusto e Fortunato, riserva una lunga stoccata alla politica italiana. Contro i vantaggi goduti da pochi che oscurano il futuro delle nuove generazioni e annichiliscono il Paese. Chiedendo misure coraggiose e senso di responsabilità, e scagliandosi contro lo “sperpero del denaro pubblico garantito in misura indecorosa a pochi privilegiati che molto spesso ne fanno un uso maldestro”. Ma non solo. D’Ambrosio, non temendo di apparire “scomodo” (e sono parole sue) si chiede se non sia doverosa più moderazione, a costo, per i pubblici amministratori, di perdere popolarità. “E’ corretto, è giusto, è onesto a fronte delle emergenze e povertà in vertiginoso aumento, investire e detrarre milioni di euro dai sofferti bilanci delle pubbliche amministrazioni per i tanti spettacoli, sagre, che affollano piazze, angoli, vie, viuzze della nostra città e dei nostri paesi nelle settimane estive?”

E' COMODO CAVALCARE LA TIGRE DEL FUSTIGATORE DEI COSTUMI QUANDO E' POPOLARE FARLO.

23.
CONVEGNO DELLE SUORE LAICHE
Un esercito di laiche consacrate da tutta Italia si darà appuntamento a Bergamo dal 27 al 29 agosto in occasione dell’incontro nazionale dell’Ordo Virginum delle diocesi italiane. Tra gli interventi si segnala quello di mons. Antonio Donghi, docente di Liturgia e consultore della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e la professoressa Caterina Ostinelli, consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Como. Molti i vescovi che parteciperanno: da mons. Coletti, vescovo di Como a mons. Beschi, vescovo di Bergamo, senza dimenticare mons. Cantoni, vescovo di Crema e membro della Commissione Episcopale per il Clero e la Vita Consacrata, segno della grande attenzione ed accoglienza della Chiesa nei confronti di questo antico germoglio di vita consacrata.




22.
WEB TV PRETI SPOSATI.
www.livestream.com/sacerdotilavoratorisposati è il link dove si trova la web tv.

L'IDEA E' BELLA. AUGURO CHE SIA BEN SVILUPPATA.
21.
PROSSIMA GMG A...
Rio del Janeiro

20.
ZERO DELLE MIE TASSE AL PAPA
E' lo slogan delle varie associazioni laiche che sono scese in campo durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid.
L'evento internazionale, che si ripete da anni, si sta celebrando in una Spagna colpita fortemente dalla crisi e che contesta le spese per la manifestaione.

C'ERA UN VECCHIO PRECETTO CHE DICEVA:"SOVVENIRE ALLE NECESSITA' DELLA CHIESA SECONDO LE LEGGI E LE USANZE". IL PRECETTO SOTTINTENDEVA UNA VERITA': IL CULTO E' PERSONALE E NON VA CONFUSO CON LO STATO.

19.
GMG: ASSOLUZIONE PER ABORTO
Assoluzione dell'aborto, remissione della scomunica. Solo, ovviamente, in presenza di un reale pentimento, ossia di una presa di coscienza testimoniata di fronte al confessore e con una 'conversione' nel comportamento. E' quanto prevede una speciale disposizione, stabilita dall'arcivescovo di Madrid, cardinale Antonio Maria Rouco Varela, in occasione della Gmg. Quanti confluiranno nella capitale spagnola per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù e si confesseranno, potranno essere assolti anche dal peccato legato all'interruzione volontaria di gravidanza, che prevede la scomunica. Una scomunica non pubblica, ma per così dire automatica, nel senso che interviene per il fatto stesso di aver commesso il peccato. In base alle norme del diritto canonico, solo un vescovo, il suo vicario o il penitenziere della chiesa cattedrale possono rimettere il peccato di aborto e la scomunica. Un sacerdote può farlo solo se un fedele è in pericolo di morte, a meno che non intervenga a un preciso decreto del vescovo, che in circostanze particolari e per un dato periodo, delega questa facoltà ai suoi preti. Da 16 al 22 agosto i preti potranno assolvere chi, tra i fedeli giunti a Madrid per la Gmg, confesserà di aver abortito, togliendo la scomunica ai fedeli davvero pentiti e imponendo loro una penitenza appropriata, cioé proporzionata alla gravità del peccato e di aiuto a un'autentica conversione.

E' UN SEGNO PASTORALE MOLTO IMPORTANTE NELLA SPAGNA DI ZAPATERO.

18.
ROBA DA AGOSTO!!!
Centinaia di donne hanno manifestato all’esterno della cattedrale di San Josè in Costa Rica, per la prima “Marcia Delle Sgualdrine”. Le manifestanti si sono riunite per protestare contro l’appello fatto dal vescovo José Francisco Ulloa, diretto alle donne. Il religioso ha invitato il genere femminile a smettere di imitare gli uomini e a vestirsi con modestia, tra le persone c’erano anche alcuni uomini.Tutti insieme hanno sfilato per il centro cittadino, mostrando striscioni e cartelli, con scritte contro la Chiesa e a favore dei diritti delle donne. Molte di loro hanno indossato, con intento provocatorio delle calze a rete nere, minigonne e stivali con tacchi alti. Una donna semi nuda si è fatta legare per protestare contro i commenti di Ulloa.
La prima marcia delle sgualdrine, si è tenuta a Toronto in Canada, dopo che un ufficiale di Polizia aveva detto che donne avrebbero dovuto vestirsi in modo più pudico, per evitare di essere stuprate e da allora si sono diffuse in tutto il mondo.

A VOLTE ESAGERA UN PRETE CHE MANIFESTA DISAPPUNTO PER COME S'ABBIGLIA UNA DONNA, MA CI SONO DONNE CHE GIRANO METTENDOSI IN MOSTRA UN PO' STUPIDAMENTE, PIU' CHE PROVOCATORIAMENTE.

17.
E' MORTO IL CARD. NOE'
Il 26 luglio scorso, a 89 anni, è morto il card. Noè.

L'HO SAPUTO SOLO OGGI E ME NE RAMMARICO. CONOBBI VIRGILIO NOE' QUANDO ERO IN VATICANO. SUGGERII DI INVITARLO A COMO- GIA' CARDINALE - AL CONVENGNO DIOCESANO DELLE CORALI. LO VIDI L'ULTIMA VOLTA IN SAN PIETRO QUANDO, TROVANDOMI A ROMA, PARTECIPAI ALLA MESSA FUNEBRE DI DON VIRGILIO LEVI. ANDAI IN SACRESTIA DI SAN PIETRO A SALUTARLO E FU GENTILE E CORDIALE.
SE NE VA UN PEZZO DI STORIA DELLA LITURGIA POSTCONCILIARE. FU GIUBILATO CARDINALE (E' PRASSI CHE IL NUOVO PAPA NOMINI CARDINALE IL MAESTRO DELLE CERIMONIE PONTIFICIE PRECEDENTE - MENO MALE CHE QUESTO PAPA NON HA ANCORA NOMINATO CARDINALE QUELL'IMPIASTRO DI MARINI E L'HA LASCIATO VESCOVO CHE E' GIA' TROPPO) E FU MESSO IN UN CANTO DAL NUOVO CORSO WOYTILIANO.
LO RICORDO E PREGO PER LUI

16.
ALLORA E' VERO: SI STA FORMANDO IL PARTITO DEI CATTOLICI.
Il sogno di una nuova Democrazia cristiana è ancora vivo oltre Tevere. Ho già scritto che, a inizio luglio, il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone aveva chiesto maggiore prudenza al segretario del dicastero vaticano di Giustizia e pace, Mario Toso, il quale, per sondare il terreno in vista dell’apertura dei lavori volti alla formazione di una nuova Balena bianca, aveva convocato esponenti politici diversi nella parrocchia salesiana del Sacro Cuore del Bambino Gesù a Roma. Ma le ultime notizie dicono che il piede sul freno Bertone l’ha messo soltanto per poche settimane, giusto per il mese di agosto. A inizio settembre Bertone tornerà in campo: a Castel Gandolfo, Bertone per la prima volta andrà ad aprire l’annuale incontro di studi delle Acli (dall’1 al 4 settembre). Mentre proprio Toso sarà l’esponente vaticano che li chiuderà. Tra i due, gli interventi di diversi politici di peso tra i quali Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi e il leader della Cisl Raffaele Bonanni. L’attivismo di Bertone e Toso lasciò a inizio luglio l’amaro in bocca alla Conferenza episcopale italiana la quale, lavorando per un futuro in cui i politici cattolici continuino a contare pur frammentati nei due poli, vedeva che con il timbro della Santa Sede c’era chi lavorava ad altri progetti. Nella parrocchia salesiana, Toso non convocò quei politici più ostili all’idea di una nuova Dc: la dirigenza dell’Università Cattolica di Milano, il mondo vicino a Comunione e liberazione e alla Compagnia delle opere (Cdo). C’erano, invece, le Acli, i Focolarini, il Rinnovamento nello Spirito, gli Scout, l’Agisci e la Comunità di Sant’Egidio. Non si tratta di associazioni e movimenti scelti a caso. L’asse che il Vaticano sta cercando di promuovere, infatti – l’appuntamento di fine settembre è un chiaro segnale in questo senso – è con il mondo dell’associazionismo che più di altri in questi ultimi anni ha sofferto la premiership berlusconiana e insieme ha sognato l’inizio di una nuova fase. Gran promoter di questa nuova area di pensiero e di azione benedetta dalla segreteria di stato vaticana è Andrea Riccardi, storico di prestigio e di valore, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, il quale sul Corriere della Sera lo scorso febbraio, pur non parlando esplicitamente di una nuova Dc, ha detto: “I due poli non sono la soluzione. E il Terzo polo, allo stato, è un cartello elettorale. C’è molto cammino da fare. Forse è tempo di costruire un centro, ma non solo per aggregazioni. I cattolici sono chiamati a elaborare visioni. A pensare di più. A costruire una nuova idea dell’Italia, una missione per l’Europa. Ci sono tante energie nel paese”. Un concetto che lo stesso Riccardi ha poi ripreso, sempre sul Corriere, il 15 luglio, dove si è domandato se l’idea della nuova Dc sia davvero soltanto una boutade “di mezza estate”.I vescovi italiani ovviamente non stanno a guardare. La loro leadership pare ancora fortemente convinta dell’inutilità di una nuova Dc e, insieme, della necessità di mantenere il sistema bipolare. Il laico a cui la Cei guarda in vista del futuro è Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica e membro del comitato permanente dell’Istituto Toniolo la cui presidenza passerà presto nelle mani del cardinale Angelo Scola, chiamato sempre più a giocare nelle retrovie della politica cercando di influenzarla.
Domenica 24 luglio è stato Marco Tarquinio, direttore del quotidiano della Cei Avvenire, a intervistare Ornaghi sul tema dell’apporto dei cattolici al rinnovamento della politica in Italia. Ornaghi ha spiegato di optare decisamente per un sistema bipolare, con “due partiti forti o due altrettanto omogenei e forti aggregati di partiti”. Perché “nostalgie o fughe in avanti non servono”.

BENE AD UNA NUOVA "DC", MALE CHE NASCA DALL'ALTO DEL VATICANO. E DIRE CHE I POVERI STURZO E DE GASPERI EBBERO DEL FILO DA TORCERE PROPRIO A CAUSA DEGLI UOMINI DEL VATICANO DI ALLORA!
15.
GIALLO SU SCOLA A MILANO
Sul Venerdì di Repubblica un osservatore di cose vaticane, don Filippo Di Giacomo, esperto canonistA e collaboratore della Rai e dell’Unità, fa propria la tesi espressa a suo tempo sul quotidiano Europa da un altro autorevole vaticanista, Aldo Maria Valli, del Tg1.
Valli, osserva Di Giacomo,”ha riepilogato non smentito” che non è vero che il Papa volesse Scola a Milano. “E’ vero il contrario. Da fonte vaticane risulta infatti che per ben tre volte, davanti a una maggioranza di vescovi che, riuniti nella plenaria della Congregazione, indicavano una terna di nomi con Scola come candidato più forte per Milano, il Papa ha rimandato indietro la proposta“.

A ME QUESTA STORIA SEMBRA UN GOSSIP DI MEZZA ESTATE. IL PAPA NON E' IL TIPO CHE NON SA IMPORSI E, SOPRATTUTTO, CHE SUBISCE. QUELLA DEL VESCOVO DI MILANO E' UNA SCELTA TROPPO SERIA PER LASCIARLA DELEGARE AD ALTRI. IL PAPA HA VOLUTO SCOLA A MILANO, PUNTO E BASTA. SE POI LA SUA SCELTA SI RIVELERA' OCULATA, LO VEDREMO.

14.
GMG:ATTESI UN MILIONE DI GIOVANI
Il servizio d'ordine è imponente e la organizzazione sembra impeccabile: è atteso un milione di giovani per la prossima giornata mondiale della gioventù a Madrid.
Il costo va dai 60 agli 80 milioni di euro che la Spagna ha cercato di ricuperare affidando la manifestazione a sponsor vari.



13.
NOVITA'ALLA TERZA LOGGIA VATICANA
Ogni anno, a luglio, nelle rappresentanze pontificie di tutto il mondo vengono ufficializzati i cambiamenti di sede del personale subalterno. Tra le novità di questa estate ce n'è una che riguarda la nunziatura in Italia. Se ne va lo spagnolo monsignor Luis Miguel Munoz Cardaba, destinato all'Australia. Lo sostituisce l'italiano Luca Lorusso, pugliese, proveniente dalla nunziatura in Canada. Ciò significa che la rappresentanza della Santa Sede in Italia torna ad essere l’unica nella quale lavorano esclusivamente ecclesiastici “autoctoni”. Monsignor Cardaba era stato il primo e finora unico non italiano a prestarvi servizio.
Un'altra novità è l’arrivo nella seconda sezione della segreteria di Stato, quella che si occupa dei rapporti con gli stati, di monsignor Andrea Ferrante, che prima di entrare nella diplomazia vaticana, con ultimo incarico in Uganda, era stato segretario particolare, in curia, dell’allora arcivescovo titolare Crescenzio Sepe – poi cardinale prefetto di "Propaganda Fide" e attualmente arcivescovo di Napoli –, all’epoca responsabile organizzativo del Grande Giubileo del 2000. In segreteria di Stato, monsignor Ferrante prende il posto di monsignor Luigi Accattino (inviato a Washington), il quale aveva in cura alcuni paesi latinomaericani tra cui Cuba (in questa veste il suo nome era comparso nei dispacci diffusi da Wikileaks) e l’Ecuador (dove si è occupato anche del virulento contrasto tra Araldi del Vangelo e Carmelitani nel vicariato apostolico di Sucumbios).
Con l’arrivo di Ferrante nella "Terza Loggia", sale a tre il numero di ecclesiastici appartenenti a Comunione e liberazione in forza nel ministero degli esteri vaticano. Gli altri due sono il monsignore spagnolo Alberto Ortega Martin (che segue il delicato scacchiere del Medio Oriente) e don Massimiliano Boiardi, della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, strettamente collegata al movimento fondato da don Luigi Giussani. L’incremento della presenza di Comunione e liberazione nella curia romana (cui vanno aggiunte le quattro Memores Domini che prestano servizio nell’appartamento pontificio) rimane comunque poca cosa rispetto alle cariche occupate da appartenenti al movimento dei Focolarini. Nel giro di pochi mesi, infatti, al cardinale Ennio Antonelli, presidente del pontificio consiglio per la famiglia, si sono aggiunti in curia altri due ecclesiastici anch'essi figli spirituali di Chiara Lubich: l’arcivescovo, e prossimo cardinale Joao Braz de Aviz, brasiliano, nominato in gennaio prefetto della congregazione per i religiosi (che ha impresso al dicastero una svolta rispetto alla conduzione molto conservatrice del predecessore, il porporato sloveno Franc Rodé) e l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu chiamato in maggio a ricoprire il delicato incarico di sostituto alla segreteria di Stato, ruolo chiave nel governo della curia romana.


12.
ASSOLTO MONS.RIGON
La Procura della Repubblica di Genova ha chiesto l’archiviazione, per infondatezza della notizia di reato, per monsignor Paolo Rigon. Il caso scatenò accese polemiche tra il mondo gay e la diocesi: il presidente del Tribunale ecclesiastico della Liguria era stato denunciato dalla Casa della Legalità per violenza privata e diffamazione aggravata nei confronti degli omosessuali. In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario ecclesiastico, lo scorso febbraio, sostenne che l’omosessualità è «un problema che si risolve se la psicoterapia viene affrontata nella prima adolescenza». Nei confronti dell’alto prelato erano stati presentati esposti da alcune associazioni omosessuali Arcigay, Arcilesbica Genova e Gaylib Liguria anche all’ ordine dei medici e degli psicologi.

L’avvocato Michele Ispodamia, difensore di monsignor Rigon, all’epoca aveva affermato che il suo assistito «aveva parlato di omosessualità come di un problema per le famiglie nel momento in cui si manifesta in uno dei due coniugi, ovvero quando una persona già omosessuale contragga matrimonio con una persona eterosessuale». Il legale aveva sostenuto che «non era configurabile alcun reato nelle frasi dette dal vicario giudiziale», sottolineando che non voleva offendere alcuno. «Non avevamo dubbi sull’esito della vicenda processuale - ha detto oggi - poiché le parole di monsignor Rigon non possono integrare alcun reato».

L'ASSOLUZIONE ERA ATTESA. MONS, RIGON NON INTENDEVA OFFENDER NESSUNO, MA HA SEMPLICEMENTE ESPRESSO IL SUO PARERE, CONDIVISIBILE O MENO.

11.
VESCOVO ALLA CONSOLLE
Un monsignore alla consolle: non è la scena di un film americano modello Sister Act, ma l'interno di una discoteca, l'Aqua Village. Il vescovo di Gubbio, Mario Ceccobelli, per una sera si è calato nei panni di un deejay, invitato dagli animatori: quale migliore occasione, spiega, di conoscere un ambiente amato dai giovani?Monsignor Ceccobelli arriva intorno alla mezzanotte: la pista si anima dalla mezz'ora successiva. È tempo di salire in consolle. I ragazzi apprezzano, Ceccobelli parte con la sua playlist.Le note sono quelle di "Diana" di Paul Anka: una canzone, dice il monsignore, che ha segnato la sua gioventù: e in pista si scatenano. Si prosegue con classici italiani come "24mila baci", "Cuore matto", "Stasera mi butto", "I Watussi", "Fatti mandare dalla mamma", e stranieri come "Yellow submarine" dei Beatles per finire in bellezza con "Cuando calienta el sol". La serata è un successo.

SE SERVE PER PARLARE DI DIO E FAR GIRARE MENO PASTICCHE E ALCOOL...


10.
POGGIO SANNITA:CONTESTAZIONE ALLA VISITA PASTORALE

Affronto al vescovo Scotti: chiesa deserta per l'apertura della visita pastorale.
Forse una eclatante contestazione contro il parroco o contro la stessa curia, per motivazioni che al momento restano oscure, perché i "disertori” non hanno rivendicato il gesto.
«Poggio Sannita fa parlare ancora di sè. - commenta amareggiato uno dei residenti - Il primo giorno, l'apertura della visita pastorale è stata clamorosamente snobbata dal popolo di Poggio Sannita: appena 23 persone e una Chiesa di Santa Vittoria vuota hanno accolto l'arrivo del Vescovo. Imbarazzato il discorso del Sindaco, data la situazione. Eppure, da un mese vi sono i manifesti nella cittadina, più volte sono stati fatti annunci della visita, il periodo è fissato da tempo. Un chiaro messaggio al Vescovo e al Parroco?».
Domande che per il momento restano senza risposta. Probabilmente la contestazione, se di questo si tratta, andrà avanti anche nei prossimi giorni.

E IL VESCOVO CHE HA FATTO? E' ANDATO A CERCARE SPIEGAZIONI OPPURE SI E' LIMITATO A DIRSI ADDOLORATO PER LA MANCANZA DI FEDELI?



9.
VESCOVI TAROCCHI...
Ebbene, sì! Alla fine sono riusciti a taroccare anche un titolo episcopale, ad innalzare un laico al ruolo di vescovo di Santa Romana Chiesa. Probabilmente saltando tutti i passi intermedi: prete, parroco ed altri titoli che non conosco. Il tutto all’insaputa o comunque contro il mandato del Vaticano e dello stesso Papa. Finora avevano falsificato, copiato, contraffatto qualunque oggetto, ma taroccare un religioso privo di tutti i requisiti richiesti legali e riconosciuti dal Diritto Canonico, nominandolo abusivamente ipso facto vescovo cattolico, oltrepassa ogni azione di contraffazione. E pare che non sia nè il primo e né l’ultimo. Tutto questo è successo nella provincia di Shantou e il vescovo clandestino risponde al nome di Giuseppe Huang Bingzhang, che segue gli altri vescovi Paolo Lei Shyin e Giuseppe Guo Jincai. Tutti vescovi Made in China in modo non conforme alle regole della Chiesa Cattolica.

TUTTO NEL NOME DI CRISTO, NATURALMENTE!

8.
ALTRO DlSSENSO PUBBLICO..
Santo Padre si desidera far sapere,non senza sofferenza,che nella nostra Chiesa di Sorrento-C.mmare gia'da moltissimo tempo regna un grande malcontento, sopratutto tra i meno abbienti verso il Vescovo Felice Cece,dimissionario per raggiunti limiti di eta',in quanto a lui sopratutto si fa risalire il clima di individualismo e di anarchia esistente da noi nonche'l'eccesso di manifestazioni camorristiche di stampo ecclesiale. Il nostro Vescovo.Perche'e'stato mandato da noi? Occorre,forse,che cambi qualcosa nella elezione dei Vescovi.Va dicendo cio'da molto tempo anche il Cardinale Martini.Alla guida,poi,delle congregazioni romane non ci starebbe forse meglio un laico o una laica adulti nella fede? Non si troverebbe piu'a suo agio un laico o una laica in Vaticano o altrove quando i compiti di rappresentanza venisse chiamato a trattare di questioni che attengono piu'alla vita civile che non a quella ecclesiastica dei comuni battezzati o della gerarchia ecclesiastica? Gli stessi ecclesiastici numerosi che circondano il Papa durante le sue celebrazioni non starebbero meglio in un confessionile o meglio fuori di esso in atteggiamento di accoglienza dei penitenti? Intanto posso senz'altro dire che il comportamento del nostro Arcivescovo era pienamente condiviso dal neoVescovo Arturo Aiello,Vescovo di Teano-Calvi,quando era Parroco di Piano di Sorrento,dove anch'io avrei dovuto officiare nel 2004 e precisamente nella chiesetta della suddetta Parrocchia ma,stando alla lettera vescovile che mi riguardava, senza alcun coordinamento col parroco e i parrocchiani e senza poter operare pastoralmente all'esterno della chiesetta coi catechisti del cammino neocatecumenale o dell'azione cattolica la cui sede era proprio a pochi passi dalla chiesetta di Madonna di Rosella. Resta un mistero per la gente comune,quella gente che capisce qualcosa di Chiesa,come si sia potuto pensare a lui per colmare il vuoto nella Chiesa di Teano.

...'STI PRETI CHE HANNO VOGLIA DI PROTAGONISMO...

7.
AUMENTANO I PRETI "CONTRO"
per rispondere a un mondo sempre più inferocito per i peccati commessi dai preti che 157 sacerdoti statunitensi chiedono al Vaticano la “liberalizzazione” del sacerdozio: sì alle donne prete e stop al celibato sacerdotale. A loro dire, a scatenare le peggiori depravazioni è la “sessuofobia” che impregna chi guida la chiesa. I 157 si schierano dalla parte di un prete, Roy Bourgeois, il cui ordine missionario minaccia di dimetterlo dopo che, in disobbedienza alle autorità, ha benedetto l’illecita ordinazione sacerdotale di una donna della Roman Catholic Womenpriests. I 157 dicono di essere dalla parte dei 300 preti austriaci di “Iniziativa parroci” che con un manifesto chiamano alla disobbedienza sul sacerdozio femminile, sul celibato sacerdotale e sulla comunione ai divorziati risposati. A loro ha risposto via lettera l’arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn che ha parlato della necessità dell’“unità con il Papa” e ha ricordato che “l’obbedienza cristiana è palestra di libertà”. Quella stessa libertà che rivendicano oggi in Vaticano coloro che intendono entrare anima e corpo nel mega progetto dell’ospedale San Raffaele di don Luigi Verzé. La missione dichiarata di don Verzé era ai limiti del possibile: non curare ma guarire, costi quel che costi, comprese, come ha scritto Sandro Magister, le “ricerche svincolate dai criteri etici affermati dal magistero”. Il Vaticano comprando il San Raffaele insegue il sogno del più grande polo ospedaliero cattolico del mondo. I dubbi di parte delle stesse gerarchie risiedono proprio qui, se sia possibile far divenire cattolico il San Raffaele.

SECONDO ME AD UN PRETE E' LECITO IL DISSENSO MA NEL RISPETTO DELLE GERARCHIE. ALTRIMENTI E' MEGLIO CHE LASCI E VIVA IL PROPRIO DISSENSO AL DI FUORI DELLA CHIESA ISTITUZIONE.

6.
INDAGATO IL VESCOVO DI TRANI
Il vescovo dell’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e Nazareth, monsignor Giovanni Battista Picchieri, di Sava, già arciprese e parroco della chiesa S.S. Trinità di Manduria (chiesa matrice), è indagato dalla Procura della Repubblica di Trani per usura reale. Stesso reato viene contestato anche al vicario generale dell’arcidiocesi, monsignor Savino Giannotti, e all’economo, monsignor Angelo Di Pasquale. Nei giorni scorsi il pubblico ministero Antonio Savasta, che ha diretto le indagini, ha fatto notificare agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. L’accusa si riferisce all’acquisto a Trani, nell’ottobre del 2006, del palazzo nobiliare Broquier d’Amely, adiacente alla sede della Curia.

SEMPRE SOLDI, SEMPRE COSE MATERIALI, SEMPRE PROBLEMI DI POSSEDIMENTI...CHE SQUALLORE.
5.
APERTURE SUI DIVORZIATI?
L’irritazione per la posizione della Chiesa riguarda in effetti molte persone: «Nel primo incontro con il mio gruppo di divorziati risposati», dice don Marco Morrone di Taranto, «le persone scaricano sempre il loro disappunto contro la Chiesa per l’esclusione dall’Eucaristia o perché non possono fare il padrino o la madrina». La posizione della Chiesa d’altronde è nota. Il Direttorio di pastorale familiare chiarisce che chi si risposa civilmente dopo un matrimonio religioso, non essendo «nella pienezza della comunione ecclesiale», non può accedere alla Confessione e alla Comunione, né può essere padrino o madrina per i sacramenti o svolgere alcuni servizi in parrocchia. Princìpi duri, che però non significano affatto “scomunica”, anzi: le comunità cristiane sono chiamate a «considerarli ancora come loro figli», a «non giudicare l’intimo delle coscienze» e a porre in atto percorsi “inclusivi”. Diversa è la situazione di chi invece, separato o divorziato per una giusta causa, decide di vivere fedele al primo matrimonio senza risposarsi: queste persone hanno pieno accesso ai sacramenti.

SE NE PARLA DA TEMPO, MA E' DA RIVEDERE LA TEOLOGIA SACRAMENTARIA.

4.
STIPENDI DEI VESCOVI
C'è chi si chiede cosa prenda un vescovo al mese. La cifra di solito va dai 2500 fino a scendere a 1300 euro (stipendio del vescovo di Bolzano).

IN TEMPI DI CONTI IN TASCA A PARLAMENTARI E SOTTOBOSCO POLITICO QUESTO E' UN SEGNO DI AUSTERITA'.

3.
SE ANCHE MONS.PAGLIA...
Dall'archivio di Diego Anemone, figura centrale della cricca degli appalti per i grandi eventi, prodigo di regali a ministri, alti funzionari, generali e prelati, spunta il nome di Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e Presidente della Conferenza episcopale umbra. Tra il 2002 e il 2007 l'alto prelato ha ricevuto in dono, a Natale e Pasqua, cesti ricolmi di leccornie e un accapatoio in morbida spugna. A meno di imperdonabili sviste non ci risultano commenti in merito da parte del vescovo, pur grande esternatore nel sacro e nel profano. Leggiamo invece le dichiarazioni di uno degli investigatori: "Regalare un accappatoio è indizio di un'intimità, di un rapporto di consuetudine, che non è esattamente la caratteristica del regalo di cortesia". Niente di male ricevere regali, più imbarazzante per un prelato figurare in elenchi insieme agli amici della cricca.

NO COMMENT.

2.
LETTERA AL VESCOVO DI AREZZO
...caro Vescovo Riccardo, lei che solo pochi giorni fa (a San Severo di Poti) ricordava che le chiese sono dei fedeli; lei che è un grande estimatore delle cose belle, perché non batte un colpo, magari sul fondoschiena (he, he...) del parroco di Loro?

SI TRATTA DELLA CHIESA DI GROPINA, BEL MONUMENTO STORICO CHE E' SEMPRE CHIUSO.
DI SIMILI LETTERE APERTE NE ANDREBBERO SCRITTE A TUTTI I VESCOVI E NON SOLO PERCHE' I MONUMENTI SONO CHIUSI, MA PERCHE' TROVARE UNA CHIESA APERTA PER PREGARE E' UN PROBLEMA, COME TROVARE UN PRETE...PER CHIACCHIERARE...PER DIRLA CON CELENTANO.

1.
DUE PRETI SPOSATI A RADIO 24
Intervista interessante a due preti sposati. Si illustra in particolare la situazione del nord-est italiano, in cui il fenomeno degli abbandoni è particolarmente presente, come è anche presente quello delle relazioni segrete. Certo, auspichiamo che prima o poi si riesca a superare questi aspetti, concentrando l'attenzione proprio sull'utilità (non-utilità) e sulla funzione del ministero ordinato, così come lo si definisce anche all'interno dell'intervista.
(Da Radio24 rubrica "Italia in controluce )

HO ASCOLTATO IN DIFFERITA L'INTERVISTA. E' STATA UNA BELLA TESTIMONIANZA. COME AL SOLITO L'ASSOCIAZIONE SACERDOTI SPOSATI HA RIPETUTO IL REFRAIN:"...NON RAPPRESENTANO I SACERDOTI SPOSATI".
IO MI CI SONO RITROVATO.

IL FATTO DEL MESE
(23.8.2011)

I fatto del mese sono due: le GMG e il Meeting di CL a Rimini.

a) le GMG
Giunte alla loro ottava edizione, le Giornate Mondiali della Gioventù di questo 2011 sono state precedute da polemiche che riguardavano la scarsa adesione, la mancanza di organizzazione, l'elevato costo e l'età dei partecipanti.
Si sono concluse e si deve annotare che le adesioni hanno sfiorato i due milioni di partecipanti (fra cui 800 vescovi e 14000 preti: cifra mai raggiunta prima!), la mancanza di organizzazioni c'è stata (ma si sa che gli spagnoli non brillano per capacità organizzativa), il costo è stato alto (contestabile il fatto che si sia ricorso agli sponsor), l'età dei partecipanti è stata stimata sui 28 anni (un po' alta, ma non altissima per essere le giornate dedicate alle gioventù. Se fosse stata attorno ai venti anni penso che avremmo dovuto definirle le giornate mondiali degli adolescenti).
Non sono mai stato un fanatico di questo tipo di appuntamenti: le manifestazioni di massa non mi sono mai andate a sangue. Ciò non toglie che messaggi forti, dal punto di vista cristiano, siano passati e abbiano lasciato il segno.

b) Il meeting di CL
Mi pare che sia alla trentesima edizione. CL non mi piace (la frequentai quando era GS con don Giussani, ma poi ebbi l'impressione che i capi di allora - Luigi Negri, per esempio, adesso vescovo) ne stessero facendo una società per affari ecclesiastici) e quindi ho sempre visto con occhio molto critico il meeting di Rimini.
Quest'anno in particolare.
L'astro mai tramontato, il bel Roberto, s'è presentato abbronzatissimo e decississimo ad essere la star del momento. Da anni - supportato da CL - calca la scena politica e passa indenne attraverso scandali finanziari. Adesso è il suo momento, l'ha capito. Può fare il gran salto e puntare dalla regione Lombardia al Governo del Paese o addirittura alla Presidenza della Repubblica. Il PdL glielo deve. Dopo l'ultima débacle è stato l'unico a metterci la faccia da Gad Lerner, da Floris, da Santoro e chissà in quale altra trasmissione televisiva. Una faccia rassicurante, bella e triste al punto giusto: è colpa nostra - ha ripetuto - se non siamo stati capaci di catturare il consenso. Lui e solo lui poteva dirlo perchè solo lui può disporre della valanga di voti del popolo ciellino che vota compatto i suoi come ha fatto a Como con Bruni e Tambini. Non importa se non sanno fare nulla, importa che CL sia al potere. Questo è il senso del meeting: una muscolosa presentazione del potere del movimento di don Giussani che intende far sapere a chi deve saperlo che non si possono fare i conti senza di loro, senza la loro Compagnia delle Opere (D'Agospia ha ribattezzato CL in Comunione e Fatturazione), senza i loro uomini e le loro donne.
LUGLIO 2011

1.
VICARIO GENERALE SPOSATO
E’ la Sicilia la regione che, per la prima volta in Italia, eleva all’interno della Chiesa Cattolica al ruolo di Vicario diocesano un prete sposato. Accade nell’Eparchia cattolico-bizantina di Piana degli Albanesi: papas Janni (Giovanni) Pecoraro, prete sposato e padre di due ragazze, finora parroco della Cattedrale di San Demetrio è stato nominato con decreto a firma di Mons. Sotir Ferrara, l’eparca dei greco-bizantini di Sicilia, alla funzione di Vicario diocesano, o per dirlo in linguaggio più appropriato –come vuole il Codice delle Chiese Orientali- “Protosincello.

BENE. NULLA DI ANORMALE PERCHE' SI SA CHE IL CLERO CATTOLICO DI RITO ORIENTALE SI PUO' SPOSARE, MA FINO AD ORA NON ERA MAI ACCADUTO CHE IN ITALIA VI FOSSERO VICARI GENERALI SPOSATI. ANCHE LE EPARCHIE RISPETTAVANO UNA CERTA POLITYCALLY CORRECT.

2.
CONCLAVE GAME
“Vatican Wars”: si chiama così l’ultima applicazione di Facebook, un gioco virtuale tutto nuovo che chiama i partecipanti a prendere parte ad un conclave virtuale per eleggere un successore di San Pietro tra i candidati della propria squadra. Tutto sul social network. Se a spopolare fino a qualche tempo fa erano stati i più semplici “Cityville” e “Farmville”, che richiedevano la costruzione di una città e di una fattoria, “Vatican Wars” promette di impegnare i suoi giocatori anche sulla discussione di temi etici e morali.

TANTUM RELIGIO POTUIT SUADERE LUDORUM!

3.
ANCORA ABUSI COPERTI DA CARDINALI
Il cardinale di Vienna Christoph Schönborn è stato denunciato insieme a due altri religiosi della Chiesa cattolica austriaca in merito ad alcuni abusi sessuali che il porporato avrebbe coperto. L’avvocato della vittima, Werner Schostal , lo ha annunciato alla stampa, spiegando come l’arcivescovo di Vienna avrebbe impedito di far intervenire la magistratura per punire un prete ed un frate francescano che avevano violentato ripetutamente una donna.

4.
PRETE SPOSATO ORDINATO VESCOVO: VALIDE SED ILLICITE
Peter Paul Brennan, dell'Ordine Reunion Corporate, è stato il consacrante principale di William Manseau. Un legame tra due entita' disomogenee. Corpus e l'autoproclamata prelatura Married Priests (collegata all'altra autoproclamata prelatura di Milingo. Brennan e gli altri vescovi ordinati da Milingo nel 2007 si erano distaccati successivamente da Milingo stesso).

SI AGGIUNGE CONFUSIONE A CONFUSIONE. POI AD UN CERTO PUNTO CI SARA' UNA SANATORIA COME AVVIENE PER GLI ABUSI EDILIZI.

5.
LASCIA SAN FRANCESCO PER ...
A 56 anni decide di cambiare "Chiesa" perché non è d'accordo con le gerarchie ecclesiastiche in materia di celibato: ecco perché Georg Reider ha deciso di abbandonare il ruolo di Padre provinciale dei Francescani per passare alla Chiesa evangelica.
La vicenda è venuta a galla dopo la diffusione della notizia che il religioso è stato esonerato dall'ultimo incarico che gli ora rimasto, quello di responsabile di un centro di accoglienza dei Francescani ad Appiano, vicino a Bolzano. Il religioso aveva conservato l'incarico nonostante il fatto che avesse segnalato ai suoi superiori la decisione di passare ai protestanti perché la Chiesa cattolica aveva giudicato incompatibile con la sua posizione di religioso il fatto che egli intrattenesse una relazione con una donna.

OMNIA MUNDA MUNDIS

6.
ANCORA ARRESTI PER PEDOPORNOGRAFIA

Don Franco Zaghini, l'abate di San Mercuriale fino all'aprile scorso finito al centro del caso di estorsione a sfondo sessuale che ha portato all'arresto di due giovani di 24 e 25 anni, è stato indagato dalla Procura distrettuale antimafia di Bologna con l'accusa di detenzione di materiale pedo-pornografico. La notizia è stata riportata martedì dall'edizione forlivese del "Corriere Romagna". Un autentico terremoto per la Diocesi forlivese.

7.
60 ANNI DI SACERDOZIO PAPALE
La festa dei santi Pietro e Paolo, "colonne" della Chiesa, è coincisa quest'anno con il sessantesimo anniversario dell'ordinazione di Benedetto XVI al sacerdozio. Anche questa volta papa Joseph Ratzinger, nell'omelia della messa, ha insistito sulla missione di chi è chiamato a guidare la Chiesa come successore di Pietro. Un motivo in più per tentare una interpretazione di questo pontificato, ormai entrato nel settimo anno, da un'angolatura particolare: quella del governo. A una prima impressione, Benedetto XVI non sembra brillare come uomo di governo. Il disordine della curia vaticana ne è prova. D'altra parte, però, il pontificato di papa Benedetto si caratterizza per una serie importante di provvedimenti normativi, tipici di un'azione di comando:
- nel 2007 il motu proprio "Summorum pontificum" sull'uso del messale romano di rito antico;
- nel 2009 la costituzione apostolica "Anglicanorum coetibus" sul passaggio alla Chiesa cattolica di comunità anglicane;
- nel 2010 le nuove norme sui "delicta graviora" e in particolare sugli abusi sessuali;
- ancora nel 2010 la creazione di un nuovo ufficio della curia romana: il pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione;
- sempre nel 2010 il motu proprio per la prevenzione dei reati finanziari in tutti gli istituti della Santa Sede o ad essa connessi;
- nel 2011 l'istruzione "Universæ Ecclesiæ" ad integrazione delle norme sulla messa in rito antico.
Si tratta di norme con elementi fortemente innovativi, alcune accolte da vivaci resistenze, tali da smentire per l'ennesima volta che Benedetto XVI sia un papa di pura conservazione dell'esistente.
Al contrario. Il criterio che più identifica questo pontificato sotto il profilo del governo è quello della "riforma nella continuità": lo stesso criterio che egli ha adottato per interpretare le novità Concilio Vaticano II e in genere i cambiamenti nel magistero della Chiesa nel procedere della storia.

8.
OTTO PER MILLE TROPPO SOCIALE
Anche quest’anno si sta concludendo la campagna pubblicitaria per l’8 per mille alla Chiesa Cattolica, pubblicità commissionata dalla Conferenza Episcopale Italiana. Nulla da dire sul fatto che un organismo della portata di una Conferenza Episcopale possa decidere di utilizzare i mezzi d’informazione per sensibilizzare su un aiuto “materiale” alla Chiesa.
Nulla da dire, perché, da che mondo è mondo, è bene utilizzare tutto ciò che è moralmente lecito per invitare i cristiani a far del bene e per aiutare chi si consacra nel far del bene. Ciò che però rende perplessi è altro. Mi riferisco al tipo di messaggio che si è voluto utilizzare per la realizzazione della pubblicità. Si tratta di un messaggio esclusivamente impostato sulle opere di misericordia corporale. Bisogna aiutare la Chiesa cattolica perché nella Chiesa cattolica vi è don Tizio che aiuta i poveri, suor Sempronia che dà da mangiare ai barboni, fratel Caio che coordina il collocamento degli immigrati nei campi di raccolta dei pomodori, ecc… e non don Tizio che dona soprattutto la grazia santificante nel confessionale, suor Sempronia che dinanzi al Tabernacolo prega per la conversione dei peccatori, fratel Caio che annuncia il Vangelo agli immigrati. Intendiamoci, il don Tizio che aiuta i poveri, suor Sempronia che aiuta i barboni e fratel Caio che aiuta gli immigrati sono tutte cose bellissime.
Tutte cose che da sempre hanno fatto grande la Chiesa. Tutte cose che costituiscono un dovere per ogni cristiano, tanto è vero che le opere di misericordia corporale sono un dovere non certo un optional per il seguace di Cristo. Cose che però, prese da sole, esclusivizzate, non unite alle opere di misericordia spirituale, finiscono per ridurre il Cristianesimo ad una sorta di manuale di educazione civica e la Chiesa ad una sorta di “ente morale”; dimenticando che la ragion d’essere della Chiesa è prima di tutto quella di salvare le anime donandole Cristo, unica verità e unico salvatore della storia.

9.
E ADESSO? CHI VA A VENEZIA?
I giochi per la successione di Angelo Scola a Venezia sono stati aperti quest’oggi dal Corriere della Sera, edizione del Veneto. Che però ripertica i nomi dei soliti noti:

“I rumours curiali mettono in prima fila il nunzio, veneto, in Venezuela, Pietro Parolin. Altre voci ricandidano alcuni autorevoli esponenti dell’episcopato italiano usciti di scena nella corsa per Milano: il vescovo-teologo Bruno Forte (di Chieti), intimo amico di Massimo Cacciari, Francesco Lambiasi di Rimini, già assistente nazionale dell’Azione cattolica, lo stesso cardinale Gianfranco Ravasi, «ministro» della cultura in Vaticano.

10.
ORDINAZIONI FEMMINILI CHIESTE DAI PRETI AUSTRIACI
Un anno fa fece parecchio scalpore una notizia proveniente dall’Austria, la terra del cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn, discepolo e amico di Papa Benedetto XVI: non era semplicemente una minoranza a chiedere che i preti potessero sposarsi e avere una loro famiglia, o che persone sposate potessero diventare preti. Era ben l’80 per cento dei parroci del paese a dichiararsi favorevoli all’abolizione del celibato ecclesiastico.
Un anno dopo la notizia è ancora più dirompente e molto sta facendo preoccupare la curia romana. Helmut Schüller, il portavoce del movimento “Iniziativa parroci”, ha dichiarato che in Austria più di 250 preti hanno firmato un appello nel quale chiedono che le donne possano accedere al sacerdozio.

Insieme i parroci hanno voluto sfidare apertamente il Vaticano su un terreno delicato, ovvero la comunione ai divorziati. Ha detto Helmut Schüller, portavoce di “Iniziativa parroci”, che il Vaticano “non può imporre le proprie convinzioni ai preti austriaci”.

QUALCOSA CONTINUA A MUOVERSI.

10.
PADRE KIZITO ACCUSATO DI STUPRO

Il sacerdote più famoso del Kenya che ha creato un centro per ragazzi bisognosi ed è molto impegnato nella promozione umana e nell'evangelizzazione è stato accusato di stupro e di sodomia plurima.

NON HO PAROLE. NON AVREI MAI PENSATO QUESTO DI PADRE KIZITO. L'HO SEMPRE AMMIRATO.

11.
SUORA (O NO?) SCAPPA DAL CONVENTO
Madonna mia! Mi sono allontanata dopo avere appreso tutte quelle schifezze". A parlare è Ida Bernabei, una suora di 41 anni che ha denunciato in diretta tv quanto scoperto nel convento di San Domenico, dove viveva da 20 anni. La suora, ai microfoni dell'emittente locale "Teledauna", ha raccontato di aver trovato nel computer del convento una serie di film pornografici, scaricati da Internet. Non solo, lascia anche intendere che quel convento sia abitato da preti pedofili.
"Chi vuole la verità la trova" dichiara la monaca "Non voglio diventare una diva". Poi ammette un po' preoccupata: "Temo per la mia incolumità. Vogliono farmi passare per pazza. Niente nomi". Silenzio da parte del vescovo del convento, monsignor Tamburrino. A parlare è don Stefano Caprio, il portavoce della diocesi: "La Bernabei non è stata mai una suora. Piuttosto, una laica che collaborava con le Figlie della chiesa. C'è un documento che lo dimostra. Ha sempre desiderato avere un ruolo nella vita ecclesiastica, ma non ci è riuscita. Ora rischia una denuncia per frasi gravemente diffamatorie".

NON E' CHE SIA DIVENTATA UNA MODA PRURIGINOSA CAVALCARE LE STORIE DI SESSO DI PRETI, SUORE E CONVENTI PER CHI SI SENTE RIFIUTATO DA UNA COMUNITA' A CUI VORREBBE APPARTENERE?

12.
PAPA CONFESSORE
Nella XXVI Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà nella capitale della Spagna, il papa amministrerà in pubblico il sacramento della confessione, per un'ora, prima di celebrare la messa nella cattedrale.

BELLO!

13.
CALCAGNO ALL'APSA
Monsignor Domenico Calcagno, per quattro anni vescovo della diocesi di Savona-Noli, di cui ora è arcivescovo emerito, è stato nominato da Papa Benedetto XVI presidente dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica). Un incarico di prestigio, ai vertici del Vaticano, che prelude a una prossima nomina a cardinale. Don Calcagno è stato fra i principali artefici della storica visita di Papa Ratzinger a Savona del 17 maggio 2008.

14.
ASSOLTO IL MONSIGNORE ARMATO

È stato assolto per incapacità di intendere e volere al momento dei fatti monsignor Fernando Mariotti. La consulenza medica lo ha salvato dall’accusa di detenzione illegale di armi. Si chiude così l’ultima vicenda che vede protagonista questo bizzarro prete di provincia. Un don Camillo sui generis che sommava sopra l’abito talare più cariche di Marcinkus. Monsignore con 50 anni di sacerdozio alle spalle, ma anche senatore del Parlamento mondiale per la sicurezza e per la pace, priore della delegazione di Ferrara dell’Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme, archimandrita della Chiesa Melchita d’Oriente, ambasciatore della Santa Sede a Mogadiscio e presidente dell’Accademia Tiberina. Queste solo alcune delle cariche di cui si fregiava il sacerdote di 77 anni nato a Cremona che da decenni operava a Ferrara.

FU DENUNCIATO DA UN PRETE DELL'ISTITUTO DICOESANO DEL SOSTENTAMENTO DEL CLERO E DA LI' PARTI' IL SUO CALVARIO.
BEH...OGNUNO HA IL SUO CALVARIO

15.
CINA, VERSO UNO SCISMA?
Nemmeno l’irrituale appello del cardinale Joseph Zen al presidente Hu Jintao e al premier Wen Jiabao affinché fermassero i loro «funzionari canaglia» che aiutano «la feccia della Chiesa» è servito a scongiurare l’ennesima, annunciata ordinazione illegittima del nuovo vescovo cattolico di Shanthou, nella provincia del Guandong. Stamattina alle nove, come da programma, il 44enne Joseph Huang Binzhuang è stato consacrato vescovo con l’approvazione del governo, ma senza il consenso del Papa e contro le indicazioni provenienti dalla Santa Sede. Anche per lui è già pronta la nota vaticana che ne proclama la scomunica automatica. Gli otto vescovi che hanno preso parte alla consacrazione sono tutti riconosciuti dal Papa e finora erano in piena comunione con la Sede apostolica di Roma. Nei giorni scorsi alcuni di loro erano stati prelevati dalle ripettive sedi su indicazione degli apparati che gestiscono la politica religiosa del regime, per indurli a partecipare al rito contrario alle leggi canoniche della Chiesa cattolica.

A ME NON PIACE CHE SI CREINO OCCASIONI DI ROTTURA DELLA COMUNIONE ECCLESIALE PER RAGIONI POLITICHE.

16
MONS. MAGEE ANCORA NEL MIRINO
Il governo irlandese accusa, in un documento ufficiale, il Vaticano di aver dato indicazione, nel 1996, ai vescovi del Paese, di non applicare una serie di misure severe destinate a contrastare il fenomeno degli abusi sessuali nel clero. E’ questo il dato forse più clamoroso che emerge dal nuovo rapporto del Ministero degli Interni di Dublino sullo scandalo degli abusi sessuali nella chiesa irlandese. Questa volta nell’occhio del ciclone è finita la diocesi di Cloyne, nella Contea sud-orientale di Cork. A presiedere la diocesi in questione c’è stato, nell’arco di tempo oggetto dell’indagine, il vescovo John Magee, ex segretario di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Un uomo che conosce da vicino i sacri palazzi e le sue istituzioni e che fu allontanato da Wojtyla proprio per i sospetti che già gravano su di lui. Ma una volta tornato in Patria, Magee, ha costruito una rete di coperture e silenzi a protezione di almeno 19 sacerdoti finiti sotto inchiesta.

RIBADISCO IL MIO DISPIACERE:EBBI L'0CCASIONE DI CONOSCERE MAGEE E MI SEMBRAVA DAVVERO UNA PERSONA A POSTO, NON CARRIERISTA, SERIO...

16.
RADIO 24 SUI PRETI SPOSATI
Daniele Bianchessi, giornalista di Radio 24, ha effettuato un bel servizio sul tema dei preti sposati prendendo spunto dall'ultimo caso di un prete che ha lasciato il ministero nella diocesi di Padova.
Il servizio è del 14 luglio e si può risentire in podcast sul sito di Radio 24.

17.
CALANO LE OFFERTE PER L'OBOLO DI SAN PIETRO
Crollano le offerte dell’Obolo di san Pietro e i contributi delle diocesi di tutto il mondo per il papa. Sono questi i dati maggiormente significativi del bilancio consuntivo 2010 del Vaticano, reso noto al termine della riunione di due giorni (lo scorso 30 giugno-1 luglio) dal Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede, presieduta dal segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e di cui fanno parte, fra gli altri, l’arcivescovo opusdeista di Lima Juan Luis Cipriani e Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e principale oppositore delle politiche laiche del premier spagnolo Zapatero. Il portavoce vaticano, p. Federico Lombardi, spiega l’emorragia con «la fase di difficoltà economica» globale, ma in realtà il motivo è un altro: il 2010 è stato l’anno in cui lo scandalo della pedofilia del clero è emerso a livello mondiale, soprattutto in Usa e Germania – non a caso due fra gli Stati più generosi – e di conseguenza le offerte dei fedeli sono diminuite vertiginosamente.

18.
LEBFEVRIANI E VATICANO
Dopo che Benedetto XVI ha ammorbidito le posizioni cattoliche verso gli eredi di mons.Lbfevre, questi continuano imperterriti sulla loro strada ad ordinare nuovi preti.Il 17 giugno scorso, inoltre, il successore di mons. Marcel Lefebvre alla guida della Fraternità, mons. Bernard Fellay, nel corso dell’omelia per l’ordinazione di 5 preti avvenuta a Winona, negli Usa, ha affermato, parlando della crisi della Chiesa, che il segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, il gesuita mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, gli avrebbe confessato, nel 2009, che «ci sono i preti, i vescovi, le università cattoliche che sono pieni di eresie»; una dichiarazione di fronte alla quale Ladaria non ha ancora preso posizione ma che serve a Fellay per dimostrare che anche Roma sarebbe consapevole «che la situazione della Chiesa è drammatica». Fellay ha comunque negato che siano imminenti nuovi sviluppi per la reintegrazione della Fraternità nella Chiesa ed ha detto di essere stato invitato a Roma per un incontro con il prefetto per la Dottrina della Fede, card. William Levada, a metà settembre.

19.
BERTONE, IL SAN RAFFAELE, L'ISTITUTO TONIOLO E...
Riporto dal blog di Magister:

Mentre Benedetto XVI è nella quiete di Castel Gandolfo, nella segreteria di stato vaticana si susseguono giornate febbrili. A far salire la febbre non sono soltanto le ordinazioni episcopali illecite in Cina. La segreteria di stato è impegnata allo spasimo anche in quello che considera il suo cortile di casa, l'Italia. Il cardinale Tarcisio Bertone vuole creare in Italia un polo cattolico di eccellenza nel campo della sanità. Riunendo sotto il controllo e la guida del Vaticano tre ospedali di avanguardia quali il Bambino Gesù, il Gemelli e il San Raffaele. Il Bambino Gesù, ospedale specializzato in pediatria con sede centrale a Roma, il segretario di stato l'ha già sotto controllo dal 2008, da quando ha collocato alla sua presidenza un manager di sua stretta obbedienza, Giuseppe Profiti, da lui già apprezzato come vicepresidente di un altro importante ospedale, il Galliera di Genova, negli anni in cui lo stesso Bertone era arcivescovo di quella città e quindi, per statuto, anche presidente di quell'ospedale. Ma il Gemelli e il San Raffaele no. Non dipendono in nulla dalla segreteria di stato vaticana. Per ora.
L'attività frenetica che Bertone sta sviluppando punta precisamente alla loro conquista. E il successo o no dell'operazione ha tempi strettissimi, sul filo dei giorni. Il policlinico Agostino Gemelli – famoso in tutto il mondo perché ospitò e curò Giovanni Paolo II dopo avergli salvato la vita dal terribile attentato del 1981 – è l'ospedale e la facoltà di medicina dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. La sua conquista passa quindi per il controllo dell'istituto fondatore e promotore di questa università: l'Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori. Il Toniolo è composto da undici membri. Una decina di anni fa vi comandavano due politici di lungo corso, Emilio Colombo, già presidente del consiglio, e Oscar Luigi Scalfaro, già presidente della repubblica. Il loro patrono ecclesiastico era il segretario di stato dell'epoca, il cardinale Angelo Sodano, mentre il loro manager di riferimento era il direttore amministrativo dell'Università Cattolica, Carlo Balestrero. La svolta si ebbe tra il 2002 e il 2003, con la nomina a rettore della Cattolica del professor Lorenzo Ornaghi e con la nomina a presidente del Toniolo dell'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi: quest'ultima nomina voluta da Giovanni Paolo II in persona.
Grazie a questa svolta e all'uscita di scena di Colombo e di Scalfaro, il controllo del Toniolo passò di fatto alla conferenza episcopale italiana, all'epoca presieduta dal cardinale Camillo Ruini. Nel Toniolo entrarono successivamente altre personalità a lui legate, tra cui, nel 2004, l'allora direttore del quotidiano della CEI "Avvenire", Dino Boffo. Come direttore amministrativo dell'università, a Balestrero subentrò Antonio Cicchetti, il creatore del Gemelli. Ornaghi fu poi per altre due volte confermato rettore. Gli sconfitti però non si diedero per vinti. Contro Cicchetti, Ornaghi e Boffo cominciarono a circolare delle carte diffamatorie, spedite anonimamente, a più riprese, a cardinali, a vescovi, ad autorità civili, a giornalisti. Una di queste carte false, contro Boffo, il 28 agosto 2009 uscì clamorosamente sulla prima pagina de "il Giornale". E né la segreteria di stato vaticana retta dal cardinale Bertone, né il quotidiano che da essa dipende, "L'Osservatore Romano" diretto da Giovanni Maria Vian, fecero alcunché in difesa del diffamato. Anzi, proprio in quei giorni Vian, in un'intervista al più diffuso giornale italiano, il "Corriere della Sera", imputò a Boffo d'essere un cattivo direttore. Colpendo Boffo e "Avvenire", era evidente che il bersaglio ultimo era la CEI di Ruini e del suo successore, il cardinale Angelo Bagnasco; così come il "progetto" da essi perseguito di una Chiesa molto presente e attiva nella società e nella cultura. Che il cardinale Bertone volesse – e voglia tuttora – essere lui la guida della Chiesa italiana "per quanto concerne i rapporti con le istituzioni politiche" non è un segreto.
Quando, il 25 marzo del 2007, Bagnasco entrò in carica come presidente della CEI, fu lo stesso Bertone a scriverglielo nero su bianco, in una lettera pubblica. Di quella lettera, Bertone neppure aveva avvertito al papa. L'aveva scritta tutta da solo, incurante di contraddire il documento pontificio "Apostolos suos" del 1998, che attribuisce non alla segreteria di stato ma alle conferenze episcopali "i rapporti con le autorità civili, la difesa della vita umana, della pace, dei diritti umani, anche perché vengano tutelati dalla legislazione civile, la promozione della giustizia sociale, l’uso dei mezzi di comunicazione sociale". Nel 2010, l'offensiva contro il Toniolo si sviluppò in tre lettere indirizzate al cardinale Tettamanzi e fatte trapelare sulla stampa, firmate dal professor Alberto Crespi, già preside della facoltà di giurisprudenza dell'Università Cattolica. Nelle lettere si accusava di "cattiva gestione" il Toniolo e si lamentava, tra l'altro, che avesse cooptato tra i suoi membri Boffo invece del professor Giovanni Maria Flick, già presidente della corte costituzionale, uomo di fiducia del cardinale Bertone.
Nel 2011 è lo stesso Bertone ad agire in prima persona. Il 18 febbraio scorso, il segretario di stato scrive al cardinale Tettamanzi per rinnovargli le critiche e per chiedergli di dimettersi dalla presidenza del Toniolo, di farvi entrare al suo posto Flick e di accelerare la sostituzione di altri tre membri del comitato. Il tutto in tempi strettissimi, prima del cambio di arcivescovo a Milano, previsto per fine giugno.
Tettamanzi risponde inviando una memoria scritta a Benedetto XVI, nella quale respinge punto per punto le accuse di cattiva gestione e anzi, mette in luce le iniziative adottate a sostegno dell'Università dallo stesso Toniolo e dal nuovo direttore amministrativo della Cattolica, Enrico Fusi. Il 30 aprile, Benedetto XVI riceve in udienza Tettamanzi. Lo ascolta, fa entrare Bertone e ordina che nel Toniolo nulla si cambi fino a dopo l'arrivo a Milano del nuovo arcivescovo, che sarà il cardinale Angelo Scola, notoriamente inviso allo stesso Bertone. Ma il segretario di stato non si arrende e – con Scola già nominato arcivescovo di Milano ma non ancora entrato in diocesi – chiede di nuovo a Tettamanzi di farsi da parte, in nome di un necessario e urgente "rinnovamento" che comprenda anche la riscrittura degli statuti del Toniolo e della stessa Università Cattolica, con l'attribuzione al Vaticano di poteri di guida che oggi non ha. Boffo, nel frattempo diventato direttore generale di TV 2000, la tv di proprietà della CEI, interpellato dai giornalisti, il 7 luglio dice: "La logica della lotta di potere mi sembra sia avulsa da questo pontificato e quindi mi auguro che le indiscrezioni vengano smentite". Ma una "fonte vicina alla segreteria di stato", anonima ma riconoscibilissima, gli replica l'indomani, sul "Corriere della Sera", chiamando a sostegno proprio il pontefice: "Il cardinale Bertone si identifica con il papa, è Benedetto XVI a volere il cambiamento e la trasparenza; chi distingue tra il pontefice e il suo segretario di stato o è in malafede o non ha capito nulla".
I fatti dicono l'opposto, In ogni caso, l'arrivo di Scola a Milano, il 25 settembre, scriverà la parola fine sulla fallita campagna di Bertone per la conquista del Toniolo, e quindi del policlinico Gemelli.
Ancor più incerto, poi, appare l'esito dell'altra campagna in cui Bertone si è impegnato allo spasimo, quella per la conquista del San Raffaele. Il San Raffaele è un grandioso polo ospedaliero d'avanguardia, fondato e presieduto a Milano da un sacerdote, Luigi Maria Verzé, 91 anni, che però non ha nulla nei suoi statuti che lo leghi alla Chiesa, e ha poco di cattolico anche in quello fa. Basti dire che vi si pratica la fecondazione artificiale, condannata dalla Chiesa, e che nei suoi modernissimi laboratori si compiono ricerche svincolate dai criteri etici affermati dal magistero.
Non solo. Nell'annessa Università Vita-Salute, dedicata agli studi umanistici, vi insegnano filosofia, teologia e materie scientifiche docenti in plateale contrasto con la visione cattolica, da Emanuele Severino a Massimo Cacciari, da Roberta De Monticelli a Vito Mancuso, da Edoardo Boncinelli a Luca Cavalli-Sforza. Lo stesso don Verzé ha più volte impensierito le gerarchie cattoliche, con dichiarazioni confusamente favorevoli all'eutanasia o all'utilizzo degli embrioni. Ciò non toglie che il San Raffaele, guardato all'inizio con forti sospetti da un arcivescovo di Milano come Giovanni Battista Montini, abbia poi raccolto consensi e simpatie da parte soprattutto di un altro arcivescovo, Carlo Maria Martini. Oggi a concentrare l'interesse sul San Raffaele è il cardinale Bertone. Che ha pensato addirittura di annetterne la proprietà. L'occasione è data dal colossale debito, di quasi un miliardo di euro, che ha portato il San Raffaele sull'orlo della bancarotta. Nei mesi scorsi si erano affacciate diverse ipotesi di salvataggio. Queste però si sono ritirate quando sono entrati in campo, a fine giugno, Bertone e lo IOR, Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana. Lo IOR si è detto pronto a versare subito 200 milioni di euro, mentre un miliardo in 3-5 anni lo assicurerebbe una "charity" internazionale finora avvolta nel mistero (il finanziere George Soros ha smentito di essere parte dell'affare).
In cambio, il cardinale Bertone ha preteso l'ingresso nel consiglio d'amministrazione della Fondazione Monte Tabor, che governa l'intero complesso, di quattro suoi fiduciari: Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR, Giuseppe Profiti, presidente dell'ospedale Bambino Gesù, Giovanni Maria Flick, aspirante presidente, come s'è visto, dell'Istituto Toniolo, e l'industriale genovese Vittorio Malacalza. Riunitosi con i suoi fedelissimi il 7 luglio, don Verzé si è detto pronto ad accettare l'offerta di salvataggio vaticana e l'ingresso dei quattro fiduciari di Bertone nel consiglio della Fondazione. Con loro, entrerebbero anche Massimo Clementi, preside della facoltà di medicina e chirurgia dell'Università VIta-Salute, e il professor Maurizio Pini, dell'Università Bocconi, in rappresentanza della "charity". A don Verzé i nuovi arrivati conserverebbero il ruolo di presidente onorario. Lui però insiste a volere di più, a mantenere tutti i poteri e ad aumentare da sette a nove il numero dei consiglieri, per far posto a due sue fedelissime, Gianna Maria Zoppei e Raffaella Voltolini. I tempi per il salvataggio sono strettissimi. Tutto si deciderà nei prossimi giorni. Ma se l'operazione è già piena di incognite sul terreno finanziario, ancor di più lo è su ciò che dovrebbe più stare a cuore alle autorità della Chiesa. Infatti, se la Santa Sede diventasse proprietaria del San Raffaele, non potrebbe accettare che lì si continuino ad insegnare e a praticare cose contrarie al magistero cattolico.
Incredibilmente, però, risulta che il cardinale Bertone non abbia soppesato questo problema, né che ne abbia discusso con i suoi uomini di fiducia, prima di avventurarsi nella conquista del San Raffaele. Solo in questi ultimissimi giorni la questione è stata posta per la prima volta all'attenzione del segretario di stato. Quella che egli ha concepito come una "rivoluzione epocale" rischia così di trasformarsi, se non fermata in tempo, in un costoso e disastroso boomerang. Perché rifondare da capo, su basi cattoliche, un complesso come il San Raffaele che cattolico non è mai stato, è semplicemente un'impresa impossibile.

20.
IL CARDINALE DI VIENNA SCRIVE AI RIBELLI

Il testo qui sotto è una lettera che il cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn ha scritto nell’edizione estiva del periodico “thema kirche” in risposta all’“Appello alla disobbedienza” della “Pfarrer-Initiative”, un gruppo di circa 300 preti austriaci. Nell’Appello la “Pfarrer-Initiative” sfidava apertamente il Vaticano chiamando tutti alla disobbedienza nel nome della libertà di coscienza. I campi sui quali disobbedire sono vari, tra questi il “no” del Vaticano all’ordinazione sacerdotale femminile e il “no” alla concessione della comunione ai divorziati risposati. Ha detto Helmut Schüller, portavoce di “Iniziativa parroci”, che il Vaticano “non può imporre le proprie convinzioni ai preti austriaci”.

Care collaboratrici e collaboratori, e questa volta in particolare, cari confratelli nel servizio sacerdotale, i vertici della “Pfarrer-Initiative” hanno pubblicato il 19 giugno un “Appello alla disobbedienza” (www.pfarrer-initiative.at). Ho aspettato a replicare, non volevo che la mia risposta fosse dettata dalla rabbia e dal dispiacere che questo appello ha suscitato in me. Ma questo appello alla disobbedienza mi ha atterrito. E mi chiedo, che ne sarebbe delle famiglie in questo paese se la disobbedienza diventasse virtù? Molti lavoratori si chiedono come sia possibile che la chiesa inciti a propagare e a praticare la disobbedienza, quando sanno per certo che se lanciassero un appello simile sui luoghi di lavoro avrebbero da tempo perso il loro impiego. Nel momento dell’ordinazione, noi sacerdoti abbiamo promesso, liberamente e senza costrizione, nelle mani del vescovo “rispetto e obbedienza”, a voce alta e chiara abbiamo detto davanti a tutta la comunità dei fedeli: “Si, lo prometto”. Ma questo impegno verrà osservato? Nella mia veste di vescovo ho promesso anche al Papa fedeltà e obbedienza. Io voglio onorare questa parola data anche se ci sono stati momenti in cui non è facile. L’obbedienza cristiana è una palestra di libertà. L’attuazione nella vita reale di quello che noi recitiamo nel Padre nostro, quando preghiamo che la sua volontà sia fatta, in cielo così come in terra. Questa preghiera si riempie di significato e di forza, attraverso la disponibilità interiore di chi prega, di accettare la volontà di Dio, anche nei casi in cui questa volontà si discosti dal proprio modo di vedere. Questa disponibilità si concretizza inoltre attraverso l’obbedienza ecclesiastica verso il Papa e il vescovo. E a volte può richiedere uno sforzo doloroso. Anche il “masterplan” per la nostra diocesi, il processo avviato dall’Apostelgeschichte 2010 e il piano di sviluppo diocesano si concentrano sulla volontà del Signore. Ma cos’è questa volontà di Dio oggi, in tempi di grandi mutamenti, per noi, per l’arcidiocesi? Pregando insieme, celebrando insieme la festa dell’eucarestia, studiando le sacre scritture, osservando lo sviluppo della nostra società ci sforziamo di riconoscere la volontà di Dio. Il “masterplan” vuole essere il piano del maestro, del Signore. E proprio qui si inserisce l’“Appello alla disobbedienza”, mettendosi però di traverso. Visto che le riforme chieste dai promotori della “Pfarrer-Initiative” fino a oggi non sono state attuate, e i vescovi, così dicono, non hanno fatto nulla, c’è chi si vede ora costretto “a seguire la propria coscienza e muoversi autonomamente”. Ma se la disobbedienza al Papa e al vescovo diventano una questione di coscienza, questo significa che si è saliti un altro gradino, un gradino che costringe a prendere una decisione chiara. Perché alla coscienza va sempre dato ascolto, quando si tratta di una coscienza formata e autocritica. Il beato Franz Jägerstätter aveva deciso in piena solitudine e rispondendo alla propria coscienza di non servire nell’esercito di Hitler, e aveva accettato di pagare questa decisione con la vita. Il beato John Henry Newman era giunto, dopo anni di profondo tormento interiore, alla certezza che la chiesa anglicana si era allontanata dalla verità, e che la vera chiesa di Gesù Cristo continuava a esistere in quella cattolica. Per questo abbandonò la propria e divenne cattolico. Da ciò consegue che, chi in piena e provata coscienza e convinzione, pensa che Roma abbia imboccato una strada sbagliata, una strada che contraddice gravemente la volontà del Signore, dovrebbe trarne, nel caso estremo le conseguenze estreme, e cioè non percorrere più la via della chiesa romana. Spero e credo però che questa caso estremo non si verifichi. Non è necessario essere sempre d’accordo con ogni decisione ecclesiastica, soprattutto in ambito disciplinare; ed è anche lecito prendere in alcuni casi decisioni diverse da parte della curia. Ma quando il Papa ripetutamente indica chiare linee guida, ricordando anche l’insegnamento in vigore – per esempio per quel che riguarda i ruoli – allora l’appello alla disobbedienza mette di fatto in discussione la comunità ecclesiastica nel suo insieme. Perché in ultima analisi, ogni sacerdote, così come tutti noi, dobbiamo decidere se vogliamo continuare a percorrere la strada insieme al Papa, al vescovo e alla chiesa oppure no. Certo, è sempre difficile rinunciare ad alcune idee e visioni. Ma chi dichiara nullo il principio dell’obbedienza, dissolve l’unità. Nella mia lettera pastorale ho sollecitato una via comune. Ho indicato una via molto concreta: che si metta l’evangelizzazione al primo posto, che ci si impegni con tutte le forze, cominciando con l’essere, il diventare, noi stessi discepoli nuovi e migliori di Gesù. Perché è alla luce di questo esempio che “il mondo” riconoscerà se vale la pena seguire Gesù; se essere chiesa di Gesù Cristo ha veramente qualcosa di salvifico. Ed è sotto questa egida che si pongono anche gli sforzi di una riforma strutturale. Proprio in questa luce non reputo l’“Appello alla disobbedienza” un passo utile. Non appena possibile mi incontrerò per un dialogo costruttivo con i rappresentanti della “Pfarrer-Inititiative”. Farò notare loro alcune contraddizioni insite nel loro “Programma di disobbedienza”, tra queste per esempio il concetto di una “festa dell’eucarestia senza sacerdote” e ancora la definizione sprezzante di “festival liturgici” per gli aiuti sacerdotali. Solo un confronto basato sul reciproco rispetto, come l’abbiamo vissuto con grande soddisfazione durante le tre riunioni diocesane, può aiutarci ad andare avanti. Sono vescovo da ormai quasi venti anni. Il compito del vescovo è quello dell’unità: l’unità nella propria diocesi, l’unità con il Papa, l’unità con la chiesa. E io assolvo questo compito con grande felicità. Vivo molti momenti belli, ma anche momenti di dolorose ferite. Una di queste ferite è l’“Appello alla disobbedienza”. Io faccio invece appello all’unità, quell’unità chiesta da Gesù Cristo al Padre, e per la quale Gesù fu disposto a sacrificare la vita. Che mi assista ora nel mio compito di mantenere l’unità nell’amore e nella verità. Un’estate benedetta vi augura il vostro
cardinale Christoph Schönborn

21.
Due preti di Pescasseroli sono venuti alle mani e successivamente sono stati portati al pronto soccorso per questioni di precedenza in un corteo ecclesiastico.

SIAMO NEL 2011 E CI SONO ANCORA QUESTI PROBLEMI.

22.
PHILADELFIA:CARDINALE SE NE VA
Il National Catholic Reporter scrive che presto il Vaticano annuncerà le dimissioni dell’arcivescovo di Philadelphia, il cardinale Justin Rigali e il nome del suo successore. Il cardinale Rigali ha dovuto affrontare pesanti critiche da febbraio, quando un report del Grand Jury aveva lanciato l’accusa secondo cui l'arcidiocesi di Philadelphia non era riuscita a fare chiarezza su accuse di abusi sessuali accuse contro 37 sacerdoti e a punire i responsabili. Dopo aver inizialmente sostenuto che i sacerdoti colpiti da “accuse credibili” non erano più attivi nel ministero,il cardinale Rigali è stato costretto a fare marcia indietro, e a collocare in congedo 24 sacerdoti, mentre si esaminavano le accuse rivolte contro di loro.
La gestione maldestra del Report esplosivo del Grand Jury e l'età avanzata del cardinale (che ha 76 anni) rafforza le voci di una sostituzione imminente. Non è dato di sapere chi possa essere il suo successore.

SAREBBE INTERESSANTE UNO STUDIO CHE SINTETIZZASSE TUTTI I IPROBLEMI NATI NELLA CHIESA DA QUANDO E' SCOPPIATO LO SCANDALO PEDOFILIA.

23.
IL NUOVO VESCOVO DI FILADELFIA
La nomina di Charles J. Chaput a nuovo arcivescovo di Filadelfia è un ulteriore passo avanti nel cammino compiuto da Benedetto XVI per rimodellare sulla sua misura la leadership della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, come già in altri paesi. Con Chaput a Filadelfia, sede tradizionalmente onorata anche dal cappello cardinalizio, il vertice dell'episcopato degli Stati Uniti è così sempre più saldamente occupato da persone molto in sintonia con papa Joseph Ratzinger e da lui conosciute e stimate. Basti citare, tra questi, l'arcivescovo di New York, Timothy Dolan, e quello di Los Angeles, José H. Gómez, quest'ultimo legato da forte amicizia con Chaput. Dallo scorso autunno Dolan è anche presidente della conferenza episcopale. E per la sua elezione, nel voto finale, sono stati determinanti i voti raccolti in precedenza dallo stesso Chaput.

AGGIUNGIAMO SCOLA A MILANO ED ALTRI VESCOVI NOMINATI IN SVIZZERA, FRANCIA, OLANDA...E POSSIAMO DIRE CHE RATZINGER COL SUO GUANTO DI VELLUTO S'IMPONE COME FECE DA PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE DELLA DOTTRINA DELLA FEDE.
MI PARE, PERO', CHE NON CE LA FACCIA IN GERMANIA. O MI SBAGLIO?

24.
DIALOGO SBAGLIATO
La polizia ha arrestato 15 cristiani di Shouwang che domenica 19 giugno 2011 hanno tentato di riunirsi nella piazza Zhongguancun (Pechino) per pregare. Il Movimento patriottico delle tre autonomie visita le stazioni di polizia per aiutare ad “ammonire” e “rieducare” questi cristiani e convincerli ad unirsi alla Chiesa ufficiale riconosciuta dal Partito comunista.

LA NOTIZIA, AGGIUNTA ALLA CONSACRAZIONE EPISCOPALE DI VESCOVI FEDELI AL REGIME, MI CONFERMA NELLA MIA OPINIONE: IL DIALOGO CON IL POTERE POLITICO CHE VUOLE ASSERVIRE AL PROPRIO SCOPO LA RELIGIONE E' SEMPRE DA RIFIUTARE.

25.
PADRE GHEDDO E MONTANELLI
“Era un uomo assetato di Dio, voleva capire qualcosa del creatore e del Signore di cui sentiva la presenza ma non riusciva a parlarci e ad avere risposte ai suoi interrogativi. Il 22 aprile 1989 sono andato a fargli gli auguri per i suoi ottant’anni e mi dice: ‘Fra me e te il fortunato sei tu che hai ricevuto la fede. Io invece non ce l’ho. Tu sai perché vivi, io ancora non lo so. Infatti sei sempre sereno e sorridente, mentre io soffro di insonnia e depressione”.

A raccontare Montanelli a dieci anni dalla morte è su Avvenire padre Piero Gheddo, missionario del Pime che conobbe Montanelli nel 1972. Montanelli era presidente del premio giornalisti italiani “Campione d’Italia”. Gheddo vinse il premio per “Terzo Mondo perché povero”. Gli disse Montanelli: “Hai vinto il premio perché sei un missionario e scrivi di missionari, raccontando le loro esperienze… Se eri un prete e parlavi dei preti in Italia, il premio te lo sognavi”.

Evidentemente per Montanelli c’era differenza tra essere prete ed essere prete-missionario. Dopo quel premio Gheddo iniziò a collaborare con il Giornale. A lui Montanelli chiedeva lumi sulla chiesa e le sue decisioni.

A DIECI ANNI DALLA MORTE DEL GRANDE INDRO LE RIFLESSIONI DI PADRE GHEDDO - ALTRO GRANDE MISSIONARIO - LUMEGGIANO MEGLIO LA FIGURA DI UN VERO LAICO CHE SI TORMENTAVA PERCHE' NON RIUSCIVA A CREDERE. MA IO PENSO CHE INDRO FOSSE CREDENTE. NON NELLA RELIGIONE, MA NELLA FEDE.

25.
MOSCHEA DEDICATA A GESU' CRISTO
Una moschea che prende il nome dalla figura centrale del cristianesimo vuole essere una pietra miliare della convivenza interreligiosa in Giordania. Sia i leader musulmani che cristiani hanno espresso la loro soddisfazione quando è stata aperta qualche tempo fa la Moschea di Gesù Cristo. Il luogo di culto è stato inaugurato nella città di Madaba, a 30 chilometri a sud della capitale, Amman.
“Questo è un messaggio al mondo che i musulmani considerano Gesù Cristo come loro profeta, proprio perché ha informato l'umanità in anticipo che il profeta Maometto stava arrivando” ha dichiarato l’imam della moschea, Belal Hanini. “E questo dimostra anche che l'Islam è una religione di tolleranza e non ha nulla a che fare con l'estremismo”.

26.
GIUGNO 2011

1.
IL BLOG DI STEFANIA
È facile ingannare una donna (e se stessi) con la scusa dell’obbedienza». Il blog che un po’ spaventa tutte le curie ha l’aspetto familiare d’una comunità... Ed è un forum che raggruppa un popolo di reietti. Si sentono parte della Chiesa, ma ne sono stati esclusi. E ora si battono per cambiarne le regole, in particolare una: il celibato, «la dura legge che vieta l’amore». Sono ragazze (almeno due genovesi fra le più “presenti” online) che si sono innamorate di preti, come Stefania, che ha avuto due relazioni con altrettanti uomini di chiesa, e sacerdoti che hanno messo su famiglia, più o meno apertamente. Hanno affidato a internet le loro storie, come una sorta di muro del pianto, un mare in cui lanciare un messaggio in una bottiglia. Un gesto che aiuta a darsi forza e a contarsi. A scrivere sono soprattutto donne.

DOPO I RECENTI EPISODI SOPRATTUTTO GENOVESI, LA STAMPA HA SCOPERTO IL BLOG DI STEFANIA (LA DURA LEGGE CHE VIETA L'AMORE) E NE PARLA.
SONO CONTENTO. E' UN ALTRO MODO PER FAR SENTIRE AI PASTORI CHE IL POPOLO DI DIO SU QUESTO E SU ALTRI TEMI HA IDEE UN PO' DIVERSE.
NON ASCOLTERANNO?
BEH...IL PROBLEMA E' LORO!

2.
QUALE RIFORMA PER LA CHIESA?
L'istruzione "Universæ Ecclesiæ" dello scorso 30 aprile, festa di san Pio V, non ha placato lo scontro tra i paladini più accesi della messa in rito antico e di quella in rito moderno, tentati gli uni e gli altri di ritenere valido e legittimo soltanto il proprio rito. Ma lo scontro è di portata più vasta. Riguarda il criterio generale con cui l'attuale pontefice vuole guidare la Chiesa fuori dall'attuale crisi. È il criterio della "riforma nella continuità" affermato da Benedetto XVI nel memorabile discorso alla curia romana del 22 dicembre 2005, sull'interpretazione del Concilio Vaticano II.

E' DIFFICILE DISCERNERE, MA E' OBBLIGATORIO FARLO.
LA LINEA DI BENEDETTO XVI, RIFORMA NELLA CONTINUITA', MI PIACE, MA NON VORREI CHE FOSSE UN PO' PILATESCA: SE SI DEVE ROMPERE CON UNA CERTA CONTINUITA' CHE SI FA'

3.
LA PRIMA MARCIA PER LA VITA

Erano in tanti sabato scorso a Desenzano alla prima Marcia per la Vita italiana. La piccola e tranquilla cittadina sulle sponde del lago di Garda si è riempita improvvisamente di una giovane folla gioiosa e festante che voleva esprimere il suo “sì” alla vita ma un altrettanto chiaro “no” alla cultura di morte che sempre di più si diffonde nel Paese. La manifestazione, promossa dal Movimento Europeo Difesa Vita (MEDV) e dall’Associazione Famiglia Domani, si inserisce nella lunga scia di marce nazionali che ogni anno si svolgono in vari Paesi del mondo. Ma in Italia era la prima volta da quel lontano 17 maggio 1978 quando venne promulgata la terribile legge 194. E da quella data, in Italia sono stati eliminati più di 5 milioni di bambini… Ma una nazione senza bambini è una nazione senza futuro, destinata a perire. E per opporsi a questo tante associazioni hanno aderito all’appello: le Sentinelle del Mattino, il Comitato Verità e Vita, la Fondazione Lepanto con le sue numerose bandiere, la rivista Radici Cristiane, Militia Christi con il suo striscione contro l’aborto, Scienza e Vita di Pontremoli e di Pisa-Livorno, l’associazione Libertà e Persona, il Movimento con Cristo per la Vita, il Movimento mariano Regina dell’Amore, l’Associazione Ora et Labora in difesa della vita, l’Associazione «Italia Cristiana» e vari gruppi locali del Movimento per la Vita. Ma anche due istituti religiosi erano ben presenti: i Francescani dell’Immacolata tra i quali i padri Massimiliamo De Gasperis e Serafino Lanzetta e numerose suore del Verbo Incarnato.

SI', LA VITA VA DIFESA FIN DAL SUO CONCEPIMENTO.

4.
IL NUOVO SOSTITUTO
In Italia già da qualche giorno, ieri il nuovo Sostituto della Segreteria di Stato vaticana, l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, ha preso formalmente possesso del nuovo incarico. Il cardinale Tarcisio Bertone – informa il quotidiano Avvenire – ha dato lettura della bolla di nomina in latino e ha anticipato al nuovo Sostituto gli auguri per il 63° compleanno, che cade domani. Il Segretario di Stato ha lodato la «grande esperienza» maturata da Becciu nel servizio diplomatico vaticano, e la sua «solida spiritualità». Il quotidiano cattolico, nel breve articolo siglato dal vaticanista Gianni Cardinale, informa anche che il Sostituto «è molto vicino ai focolarini». Come si ricorderà, il suo predecessore, il neo-Prefetto di Propaganda Fide, Fernando Filoni, era considerato invece vicino al movimento neocatecumenale.
Nel saluto a monsignor Becciu, che da poco meno di due anni risiedeva a l’Avana dopo essere stato a lungo ambasciatore del Papa in Angola, il cardinale Bertone ha sottolineato come Benedetto XVI lo abbia apprezzato durante la visita a Luanda, nel marzo 2009. Il nuovo Sostituto ha ringraziato confidando sull’aiuto di tutti. Il suo arrivo, nelle intenzioni dei superiori, dovrebbe contribuire a riequilibrare i poteri tra la prima e la seconda sezione della Segreteria di Stato e a favorire un clima di maggiore collaborazione con gli officiali.

5.
IL NUOVO ARCIVESCOVO DI MILANO
Giovedì 16 giugno in sessione plenaria i venti cardinali membri della Congregazione dei vescovi si riunieranno per la nomina del nuovo arcivescovo di Milano. Il sabato successivo il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione, salirà dal Papa e gli consegnerà i tre nomi ritenuti idonei all’elezione. Quindi Benedetto XVI deciderà e l’annuncio del successore di Dionigi Tettamanzi verrà dato dalla Santa Sede di lì a pochi giorni. C’è chi dice prima della festa di san Pietro e Paolo, il 29 giugno.
Il candidatissimo è il card. di Venezia, ma altri nomi sono in circolazione, soprattutto dopo le elezioni. Gira voce che si cerchi di controbilanciare la vittoria di Pisapia.

SI SA CHE A MILANO I CATTOLICI SI SONO DIVISI PER LA CAMPAGNA ELETTORALE:I CIELLINI HANNO SOSTENUTO LA MORATTI, MENTRE PISAPIA E' STATO SOSTENUTO DAGLI EREDI DEI CATTOLICI DEMOCRATICI CHE UNA VOLTA SI CHIAMAVANO CATTOCOMUNISTI:LINO DUILIO, MARIA PIA GARAVAGLIA, PATRIZIA TOIA, FABIO PIZZUL, FRANCO MONACO...

6.
E' NATO IL SITO TU ES PETRUS
Il nuovo sito www.tuespetrus.it è stato pregevolmente realizzato dalla Esse-W-Emme.net di Sara Marchetti. Il portale si prefigge lo scopo di diventare un punto di riferimento per i navigatori cattolici della Rete. Nella testata, dove campeggiano le immagini del Santo Padre Benedetto XVI e del dipinto del Perugino raffigurante la consegna delle chiavi da parte di Nostro Signore Gesù Cristo a Pietro, è bene impressa la celebre frase di San Pio X: ‘Vi chiameranno papisti, retrogradi, clericali, intransigenti: siatene fieri!’. Il lettore che si collega al portale viene inoltre accolto dall’incantevole ‘Tu es Petrus’ di Giovanni Palestrina eseguito dal Coro della Cattedrale di Westminster.

UNO DEI TANTI...UNO DEI TROPPI...

7.
LA LIGURIA SOTTO TIRO
- SAVONA, 5 GIU - Il vescovo di Savona, monsignor Vittorio Lupi, ha inviato una lettera ai parrocchiani di San Pietro in Noli e sant'Ignazio in Tosse, nel savonese, per comunicare le avvenute dimissioni del parroco ed ex economo della diocesi don Carlo Rebagliati, il sacerdote che si dimise dall'incarico in diocesi perche' sosteneva di aver ''intuito l'esistenza di troppi casi di pedofilia'' nella chiesa savonese, accusato di induzione alla prostituzione. Don Rebagliati e' accusato di aver avuto rapporti sessuali in cambio di favori con un maggiorenne che frequentava la sua parrocchia che lo ha poi denunciato. Per il sacerdote l'accusa e' di induzione alla prostituzione. (ANSA).

NON C'E' PACE : FRA GENOVA E SAVONA CONTINUANO AD ARRIVARE NOTIZIE DI PRETI COINVOLTI IN STORIE DI SESSO.

8.
SUORA"CONTRO"
Suor Elizabeth A. Johnson ha inviato alla commissione dottrinale della Conferenza episcopale degli Stati Uniti una lunga lettera con lo scopo di difendere dalla censura il suo ultimo libro “In cerca del Dio vivente”. Il libro, nonostante il notevole successo fuori e dentro la Fordham University, l’ateneo dei gesuiti dove suor Elizabeth insegna, è stato giudicato dalla commissione presieduta dall’arcivescovo di Washington, il cardinale Donald Wuerl, “non conforme alla dottrina” in più punti. Tra questi, la buccia di banana sulla quale scivolano la maggior parte dei teologi cosiddetti eretici, ovvero la negazione che la strada per la salvezza dell’uomo sia solo e soltanto Gesù Cristo. Una tesi che cozza con il granitico paletto che nel Duemila la Dottrina della fede mise sul tema, la ratzingeriana dichiarazione “Dominus Iesus”.

NON HO LETTO IL LIBRO, MA DAI COMUNICATI SEMBRA CHE IL TEMA DELLA SALVEZZA TORNI AD ESSERE DI MODA. VA SOLO DISTINTO IL FATTO CHE CRISTO SIA LA SALVEZZA DA QUELLO DELLA SALVEZZA NELLA CHIESA. NE PARLO IN "PUSILLUS GREX"

9.
SI SPOSA IL FIGLIO DI MACIEL
Oggi, 10 giugno, alle 18, nella chiesa barocca del convento de Las Salesas Reales di Madrid si sposano con rito canonico Juan María Piñero de Miguel e Norma Hilda Rivas Baños. La sposa è figlia dello scomparso fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Lo sposo ha fatto il noviziato tra i Legionari e, dopo aver lasciato, ha proseguito gli studi al Centro Universitario Francisco de Vitoria di Madrid, anch’esso di proprietà della Legione, dove ha incontrato la futura sposa.

LA NOTIZIA NON SAREBBE TALE: NON E' COLPA DELLA RAGAZZA ESSERE FIGLIA DI MACIEL, MA MI OFFRE IL DESTRO PER RIFLETTERE: LA LEGIONE E' COMMISSARIATA DAL VATICANO EPPURE GARZA MEDINA, CORCUERA, E SADA (PERSONE CHE CPRIRONO LE MALEFATTE DI MACIEL) SONO ANCORA AI VERTICI. NON SOLO: DAL 16 AL 18 GIUGNO IL CARD BERTONE APRIRA' UN SYMPOSIUM ORGANIZZATO PROPRIO DALL'ATENEO DEI LEGIONARI.

10.
CRISTO: AFFASCINA SEMPRE
I muri e le fiancate degli autobus di Londra sono tappezzati di manifesti sui quali si legge uno slogan che forse a qualcuno potrà sembrare eccessivamente magniloquente o addirittura blasfemo, ma che certo non può passare inosservato: "La vera storia di Gesù Cristo!". Si tratta della pubblicità di un libro, un saggio destinato a lasciare un segno duraturo nell'immaginario collettivo, anche se a scoppio ritardato. In The Holy Blood and the Holy Grail (tradotto in italiano nello stesso anno come Il Santo Graal, Mondadori, Milano) infatti Henry Lincoln, Michael Baigent e Richard Leigh avanzano, mediante un'analisi storiografica e documentale imponente e molto dettagliata, l'ipotesi che le vicende narrate nel Nuovo Testamento abbiano avuto un esito molto diverso da quello tramandato per millenni dalla Chiesa cattolica: secondo i tre studiosi britannici il giovane leader religioso e politico ebreo di nome Gesù, perseguitato e condannato a morte per crocefissione dagli occupanti romani con la complicità del clero locale, riescì a sfuggire ai suoi carnefici grazie all'aiuto dei suoi discepoli. Lui e la moglie Maria di Magdala, fuggiti in Europa, nel sud della Francia, avrebbero fondato la dinastia merovingia, la stirpe reale che i cristiani venerano come Sangue Reale, Sang Real (contratto nei secoli in Sangraal, il Santo Graal). Questa tesi storica ha implicazioni enormi che metterebbero in crisi praticamente tutte le forme di Cristianesimo.
Allo stato attuale, è opportuno sottolinearlo con forza, non esiste alcuna prova documentale definitiva né a sostegno della tesi di Lincoln, Baigent e Leigh né a sostegno della tradizione cattolica. Arriviamo così al famoso romanzo di Dan Brown Il Codice Da Vinci, che prende sì spunto dalle scoperte contenute nel saggio "Il Santo Graal", ma le inserisce in un filone particolarmente controverso tra queli emersi in periodi successivi: un filone cha fa capo al cosiddetto tesoro di Rennes-Le-Chateau. In questo piccolo centro francese, nel 1917, moriva di infarto un bizzarro parroco di campagna, Berenger Saunière, molto chiacchierato a causa del suo tenore di vita troppo elevato. La leggenda vuole che nel paese di Rennes-le-Château sarebbe rimasto nascosto per millenni un tesoro merovingio. E che a scoprirlo sia stato proprio l’abate Saunière durante i lavori di ristrutturazione effettuati dal 1887 al 1897. Perché però l’abate spese enormi quantità di denaro per costruire una serie di edifici incongrui, come ad esempio una torre-biblioteca? Negli anni '60 il controverso Pierre Plantard inizia a far circolare la voce che dietro a tutta la vicenda ci sia il misterioso Priorato di Sion, una società segreta cristiana di derivazione templare perennemente in in guerra con la Chiesa cattolica per riportare i merovingi (e quindi la progenie di Cristo) alla guida dell'Europa. Leonardo Da Vinci, assieme ad altri illustri personaggi della cultura e della scienza tra i quali Isaac Newton, Jean Cocteau, Victor Hugo e Claude Debussy, sarebbe stato per un periodo alla guida del Priorato di Sion. Ciò che si sa è che una Abbazia di Nostra Signora del Monte Sion fu fondata nel 1099 a Gerusalemme da Goffredo da Buglione dopo la Prima Crociata. La comunità di monaci dell’abbazia è sopravvissuta fino al XIV secolo con alterne vicende, ma non ha nulla a che vedere con complotti e saperi esoterici. L'unico Priorato di Sion esistente è stato fondato il 7 maggio 1956 ad Annemasse proprio da Pierre Plantard con il nome completo di Priorato di Sion - C.I.R.C.U.I.T. (Cavalleria di Istituzione e Regola Cattolica e di Unione Indipendente Tradizionalista). Il problema è che Dan Brown ha inserito nel suo libro una pagina con la dicitura "Informazioni storiche" (eliminata in circostanze poco chiare in alcune edizioni del libro in Italia) nella quale si afferma che "nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets", pergamene che conterrebbero le prove del'esistenza del Priorato di Sion. È invece stato appurato che Les Dossiers secrets sono in realtà documenti falsi compilati nel 1967.

11.
SOLO LA BELLEZZA CI SALVERA'
I l professor Enrico Maria Radaelli, filosofo dell'estetica, discepolo di colui che è stato uno dei più grandi pensatori tradizionalisti del Novecento, lo svizzero Romano Amerio (1905-1997) ha scritto un libro: "La bellezza che ci salva". Redaelli è sicuramente uno dei più "delusi" dal magistero dei papi del Concilio e del dopoconcilio, compreso l'attuale. A questi papi e alla gerarchia cattolica nel suo insieme, egli imputa di aver abdicato da un esercizio pieno del magistero, fatto di chiare definizioni e condanne, in nome di una vaga "pastorale" che avrebbe lasciato libero campo a confusione ed errori.
Questa delusione non vieta tuttavia a Radaelli di continuare a sperare in un ritorno della Chiesa alla pienezza del suo "munus docendi", per merito in primo luogo proprio di papa Joseph Ratzinger.
Nello scritto Radaelli condensa sia la sua diagnosi dei mali della Chiesa d'oggi, sia la "via soprannaturale" che li può sanare, con una precisa proposta fatta al "Trono più alto", cioè al papa.
È una proposta che egli definisce insieme "di Tradizione e di audacia" e che farà entrare d'ora in avanti nel suo libro "La bellezza che salva", come sua integrazione essenziale.

CONDIVIDO L'APPELLO AL MUNUS DOCENDI. PURCHE' NON SIA TRASFORMATO IN MUNUS CONDANNANDI.

12.
IGNORANTI PROFANATORI
Statue prese a martellate. Profanazioni. Murales dissacratori. Non sono atti vandalici casuali, quelli che negli ultimi giorni hanno scosso il Venezuela. L’obiettivo sono sempre immagini sacre, simboli della religione cattolica. L’ondata vandalica sembra essersi accanita in modo particolare contro le raffigurazioni della Madonna.

L’ultimo episodio avvenuto nello Stato di Lara: un affresco della “Divina Pastora” è apparso macchiato di rosso. In meno di quindici giorni, la storia si è ripetuta in più regioni. Mercoledì scorso dei vandali hanno mozzato le mani della statua della Vergine di Coromoto, nello spazio di Portuguesa. «Questi orribili eventi offendono il sentimento cattolico della gente venezuelana», lamenta monsignor Jesús González de Zárate (“Avvenire”, 4 giugno 2011).
In un Paese con un’ampia maggioranza di fedeli cattolici – come tutto il resto dell’America Latina – in tanti si chiedono quali siano le origini di questo misterioso vandalismo anticlericale. Gli attacchi contro le raffigurazioni cattoliche alimentano le polemiche politiche e le accuse incrociate fra il governo socialista di Hugo Chávez e l’opposizione di centrodestra. Il Ministro degli Interni Tareck El Aissami ha assicurato che i colpevoli verranno catturati. Poi, ricordando gli attacchi contro i simboli sacri che la dittatura cilena di Augusto Pinochet addebitava alla sinistra, ha aggiunto: «Storicamente queste sono azioni dell’estrema destra fascista». Al contrario, l’opposizione venezuelana è convinta che dietro ai murales e alle profanazioni si nasconda l’ala più radicale dei sostenitori di Chávez.

SIAMO ALLE SOLITE: LA MAMMA DEI CRETINI E' SEMPRE INCINTA.

13.
RATZINGER: 60 ANNI PRETE
Centottantaseimila ore di adorazione eucaristica in pochi giorni, per festeggiare il Papa e chiedere al cielo il dono di preti santi e di nuove vocazioni. È lo speciale regalo in occasione del sessantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Joseph Ratzinger che la Congregazione del clero ha sollecitato ai cattolici di tutto il mondo, chiedendo a ogni vescovo delle 3100 diocesi della Chiesa di promuovere 60 ore di adorazione, una per ogni anno di sacerdozio di Benedetto XVI. Da giorni si moltiplicano gli avvisi e gli annunci nelle varie diocesi per iniziative di preghiera e di adorazione del Santissimo Sacramento in vista dell’anniversario. Il 29 giugno 1951, festa dei santi Pietro e Paolo, Joseph Ratzinger, insieme al fratello maggiore Georg e a una quarantina di altri candidati, ricevette l’ordinazione sacerdotale.

RISCOPRIRE L'ADORAZIONE EUCARISTICA AIUTA NON SOLO A PREGARE, MA A COGLIERE IL PROFONDO SENSO DEL MISTERO CHE ANIMA LA RELIGIONE CATTOLICA

14.
MEETING DI NOBILI DELLA TEOLOGIA
Tutto iniziò nel XVII secolo. L’assolutizzazione del sapere a solo sapere scientifico destituì la teologia d’ogni consistenza scientifica, delegittimandola. Tanto che ancora oggi reagire non è facile, perché le grandi domande attorno alle quali la teologia indaga (amore, nascita, morte) continuano a non avere diritto di sussistenza, almeno a livello accademico. In controtendenza prova ad andare il Papa che non solo ha voluto che prendesse corpo una Fondazione per la promozione e la conoscenza della teologia nella realtà contemporanea, ma ha dato il proprio placet anche a una sorta di “Nobel della teologia”, un Premio Ratzinger (50 mila euro ciascuno) da conferire ogni anno a tre teologi d’eccezione scelti in tutto il panorama mondiale. Il prossimo 30 giugno la Fondazione, del cui comitato sceintifico fa parte il cardinale Camillo Ruini, premierà i primi tre studiosi, uno esperto di patrologia, gli altri due di teologia dogmatica e insieme fondamentale: l’italiano Manlio Simonetti, docente di Storia del cristianesimo, lo spagnolo don Olegario González de Cardedal, docente di Teologia dogmatica, e il tedesco padre Maximilian Heim, cistercense, docente di Teologia fondamentale. Dice Ruini che, nonostante una certa emarginazione dalle principali università, “la teologia ha molto ascolto anche oggi, e non sono affatto pessimista sul suo futuro. Come si può notare semplicemente leggendo i giornali, i teologi sono assai letti e anche molto discussi. I dibattiti sulle materie teologiche sono molto vivaci, dopo che in Italia per lungo tempo si è spesso cercato di relegare la teologia in ambito ecclesiastico. Questo premio intende proiettare la teologia ulteriormente nel mondo della comunicazione e favorire i suoi rapporti con la gente”. Simonetti è un luminare nel suo campo. Per molti è il più grande esperto vivente dei padri della chiesa. Ha diretto la Biblioteca patristica, la Corona Patrum e l’Enciclopedia dei Papi della Treccani. Tra i suoi allievi c’è anche il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian. Olegario González de Cardedal è una star nel panorama teologico spagnolo, da sempre impegnato su fronti diversi come testimonia la scuola di teologia fondata a Santander e dedicata a Karl Rahner e a Hans Urs von Balthasar. A soli 35 anni ebbe accesso al “gotha” della teologia vaticana, ovvero alla commissione Teologica internazionale.
Infine Maximilian Heim. Il più “intimo” del Papa fra i tre. Non solo, infatti, dal 2009 fa parte del Circolo di allievi di Ratzinger (s’incontrano ogni fine agosto a Castelgandolfo: quest’anno il tema è “la nuova evangelizzazione” e interverrà la filosofa tedesca Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz) ma è anche consulente della sua opera omnia.

IL PAPA FINANZIA LA RICERCA TEOLOGICA. E FA BENE.

15.
IL MEETING DI RIMINI
La XXXII edizione è pronta dal 21 al 27 agosto, ovviamente nella cittadina rivierasca: “E l’ esistenza diventa una immensa certezza”. Questo è il tema del 2011. A dare il via all’evento il presidente della Repubblica Napolitano. Anche perché tra le certezze che offre il Meeting 2011 c’è una mostra dedicata ai 150 anni della unità politica italiana. Altra certezza è la presenza di politici e intellettuali, giornalisti e uomini di Chiesa. Un po’ come succeda da qualche anno alla presentazione ufficiale che avviene nella cornice di Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’ Italia presso la Santa Sede, e ormai luogo di incontro vip della capitale.

CHE L'ESISTENZA SIA UNA CERTEZZA PIU' CHE UN'AFFERMAZIONE E' UN'EVIDENZIA.
VEDREMO COME IL TEMA SARA' SVILUPPATO.

16.
ATTACCANO TETTAMANZI
Ormai è vero e proprio scontro tra Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, e Il Giornale per i ripetuti attacchi di quest'ultimo al cardinale arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi. L'ultimo «casus belli» è l'articolo scritto ieri sul quotidiano di Paolo Berlusconi dall'ex direttore Mario Giordano, richiamato in prima pagina sotto l'occhiello «Sermoni rossi» e titolato a tutta pagina con «Tettamanzi benedice il compagno Pisapia».Secondo Il Giornale, quello del cardinale di Milano nella festa a San Siro con 50 mila cresimandi è stato «un comizio», in cui Tettamanzi ha «gettato la maschera» esaltando l'elezione di Pisapia come una «primavera». E giù duri commenti su come possa la diocesi ambrosiana schierarsi con «chi sostiene coppie di fatto e eutanasia». «L'unica speranza è che arrivi presto il successore - chiosava Il Giornale -.Scola in pole position».Quella del quotidiano milanese contro il cardinale uscente, peraltro, appare come una vera campagna, dopo l'editoriale del 23 maggio scorso, in piena campagna per i ballottaggi, in cui il direttore Alessandro Sallusti aveva scritto che «non contento di aver quasi distrutto la diocesi, oggi Tettamanzi e compagni cercano di distruggere anche la città, tanto lui, il cardinale, tra pochi mesi andrà, finalmente, in pensione e i cocci saranno tutti nostri».E come già successo in quel caso, anche oggi è arrivata la durissima replica di Avvenire, stavolta per mano del direttore Marco Tarquinio, che a proposito del nuovo attacco di ieri parla di «un nuovo stordente caso di capovolgimento e mistificazione della realtà gabellato per esercizio della professione giornalistica e del diritto di critica» e di «una pagina di insensata enormità polemica, che potrebbe risultare ridicola se non esibisse una tragica e tristissima maliziosità». «L'incontro dei cresimandi con il 'lorò cardinale - scrive Tarquinio - è diventato l'argomento centrale di una livorosa e a tratti letteralmente insolente ricostruzione che lo ha sfigurato in comizio politico, nel quale il rosso della porpora e quello delle bandiere comuniste si sarebbero fusi e confusi, e in culmine di un magistero presentato addirittura come nemico della fede cattolica». «Una guerra più che mai senza senso», la definisce Tarquinio, che dimostra da parte di chi la conduce l'incapacità «di ascoltare e capire chi gli è cristianamente padre e maestro».Per parte sua, Il Giornale affiderà ad una sua firma di punta la controreplica che sarà pubblicata sul quotidiano in edicola domani.L'asprezza con cui il quotidiano della Cei reagisce in questa circostanza ricorda i picchi toccati durante il «caso Boffo».Ma la nuova polemica si inserisce anche nella delicata fase in cui si sta per decidere la nomina del successore di Tettamanzi, vescovo spesso preso di mira dagli ambienti politici di centrodestra per le sue posizioni sui temi sociali, alla guida della diocesi di Milano, la più grande d'Europa. E il fatto che a Palazzo Marino sia ora un'amministrazione di centrosinistra crea ulteriore fibrillazione anche in vista della decisione sul nuovo vescovo, che Benedetto XVI dovrebbe prendere entro dine mese. A giorni, tra l'altro, si riunirà in Vaticano la Congregazione per i vescovi, dopo di che il cardinale prefetto Marc Ouellet consegnerà al Papa la «short list» dei tre nomi ritenuti idonei. È noto, comunque, che Ratzinger, come è sua abitudine fin da quand'era all'ex Sant'Uffizio, ascolta tutti i pareri, per poi decidere in perfetta solitudine. E non è detto che alla fine non spunti il nome di un outsider.Attualmente il più accreditato per succedere a Tettamanzi è il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia.

QUESTO NON E' GIORNALISMO. E' SOLO VOGLIA DI PROTAGONISMO.
SEMBRA CHE IL FAVORITISSIMO A MILANO SIA SCOLA. DOPO QUESTE NOTE SE FOSSI IL PAPA CI RIPENSEREI.

17.
A VOLTE...RITORNANO
Una denuncia contro gli influenti ambienti culturali e mediatici che accusano la Chiesa di aver favorito l’arretratezza dell’Italia. Ma anche un appello a fare più figli per invertire la tendenza di una crisi demografica impressionante in uno Stato dove quella dell’immigrazione non è una soluzione. In mezzo il riconoscimento che l’Unità d’Italia è prim’ancora che nazionale, culturale e linguistica, con il merito della Chiesa e del cristianesimo che ha fatto da propulsore. E’ questa la visione offerta dal cardinal Camillo Ruini sul 150esimo dell’Unità, a Reggio Emilia sabato scorso. Ospite all’inaugurazione della mostra “l’Italia s’è desta” curata dal presidente del Comitato Primo Tricolore, l’ex deputato del Pci, Otello Montanari, Ruini ha parlato del ruolo dei cattolici nel processo di unificazione. Quella di Montanari con Ruini è un’amicizia che affonda le radici nei lontani anni ’60. Anni in cui l’allora professore di filosofia veniva letteralmente inviato “in armi” dal vescovo Gilberto Baroni a rimettere al centro la barra del timone, nel corso dei tanti incontri tra studenti che in quegli anni si organizzavano sul dialogo tra marxisti e cattolici e che sfioravano a volte l’eresia. A fare da contraltare per conto del Pci, Ruini trovava proprio Montanari CHE è considerato da 20 anni a Reggio un comunista dissidente dopo il suo famoso appello, il “Chi sa parli”, che mirava a fare chiarezza sui tanti delitti impuniti del Triangolo della morte e che consentì di trovare a 45 anni di distanza i responsabili dell’assassinio di don Umberto Pessina, ucciso nel 1946 da ex partigiani comunisti, da sempre coperti dal partito. Ruini ha spiegato che anche oggi permangono due diverse maniere di intendere e valutare la presenza in Italia della Sede di Pietro. Una di esse risale a Niccolò Machiavelli che riteneva la Chiesa la vera causa della disunione e della debolezza dell’Italia. «Oggi - ha spiegato alla platea del conservatorio Peri - specialmente in ambienti che hanno non poca influenza culturale e mediatica la sostanza rimane e in certo senso si aggrava, poiché si fa risalire alla grande rilevanza della Chiesa in Italia, in particolare per la presenza del Papa, e al fatto che il cattolicesimo sia la religione che ha plasmato i modi di pensare e di vivere degli italiani, l’origine della presunta debolezza e arretratezza dell’Italia come nazione, specialmente in confronto ad altri paesi europei, ritenuti più moderni e avanzati».

L'ANALISI PUO' ESSERE VISTA DA DESTRA O DA SINISTRA. CHE IL PAPATO SI SIA OPPOSTO ALL'UNITA' D'TALIA E' UN FATTO. CHE LA CHIESA CERCHI IL POTERE E ADULTERI CON QUESTO E' UN ALTRO FATTO.
MA DA RUINI NON CI SI POTEVA ASPETTARE ALTRO.

18.
LA CHIESA A DETROIT
Detroit - A Detroit, in questo fine settimana, cattolici da tutto il paese chiedono un cambiamento della chiesa cattolica nell'ambito di una tre-giorni.
Più di 2.000 persone sono intervenute al Cobo Center for the American Catholic Council per spingere la chiesa a importanti cambiamenti, come ad esempio permettere ai preti di sposarsi ed incrementare il ruolo delle donne nella chiesa. La conferenza è incominciata venerdì sera e terminerà domenica con la messa.
L'obiettivo è insegnare alle persone ad accogliere i feedback delle chiese locali, degli amici e dei vicini, sostiene Janet Hauter, moderatrice dell'evento.
"Non vogliamo nulla più che tornare ad avere una chiesa forte", ha detto la Hauter. L'arcidiocesi di Detroit ha minacciato il gruppo di cattolici progressiti che avrebbe "sospeso i preti o i diaconi" che avessero accettato di celebrare la messa al Cobo Center per l'occasione.
L'arcivescovo Allen Vigneron ha aggiunto che non sarebbe stato possibile celebrare una liturgia domenicale "col suo permesso, come si conviene secondo la legge, nell'interesse del Popolo di Dio".
La Hauter riferisce di aver consultato un avvocato esperto in diritto canonico e che li ha rassicurati sulla loro conformità alle leggi canoniche.
Per ora l'evento è stato pacifico, dice la Hauter. Membri del servizio d'ordine erano ovunque visibili con giubbini giallo fosforescente.
C'erano anche vescovi e preti tra i partecipanti, che si sono registrati con nomi fittizi o con titolo differente.
"Cercano di non avere guai, di non perdere il lavoro. Si tratta di un ambiente tossico".Evelyn Decherski di Southgate sostiene che i preti non dovrebbero subire ripercussioni per la scelta di partecipare a questo raduno.
"Se esprimi nell fede che ami, non dovresti subire sanzioni ecclesiastiche".
Le alte cariche cattoliche ha chiesto al Catholic Council di annullare la sua conferenza e ha inviato una diffida al clero e ai fedeli della ACC (American Catholic Council) lo scorso autunno, secondo l'arcidiocesi di Detroit. Il portavoce Ned McGrath ha denunciato che il gruppo non ha mai chiesto il permesso dell'arcivescovo per celebrare la liturgia.
"L'arcidiocesi di Detroit è ed è stata turbata da un incontro che presenta relatori in aperto contrasto con la chiesa cattolica", ha dichiarato oggi McGrath. "Purtroppo, l'ACC si dipinge come qualcosa di diverso da ciò che è realmente, affidandosi a esperti la cui credibilità è rivolta solo all'interno. C'è grande preoccupazione per i partecipanti esposti ad argomentazioni che li confondono o, ancor peggio, danneggiano la loro fede".
Rita Untener-Dwyer, residente a Saginaw, ha dichiarato che vorrebbe vedere le donne prete e il diritto al matrimonio dei preti riconosciuto.
"Hanno bisogno di compagnia", afferma laa Untener-Dwyer. Suo fratello, Keneth Untener, era stato vescovo della Diocesi di Saginaw. E' morto nel 2004, ma lei afferma che avrebbe certamente partecipato alla conferenza se fosse stato in vita.Ed e Anne Wilson vengono da Brooklyn, New York, per mostrare il loro desiderio di cambiamento nella chiesa cattolica. Se da un lato molti cattolici lasciano, loro sono tra quelli che intendono restare e spingere per la riforma.
Tra i vari cambiamenti che Ed Wilson auspica c'è il diritto dei laici ad avere voce in capitolo per la selezione dei vescovi.
"Riteniamo che il popolo debba avere il diritto di parola, vogliamo tornare a quella tradizione".
(dal sito:www.ildialogo.org)

19.
COMPLEMENTARIETA' FRA CELIBI E SPOSATI
La «vocazione al celibato» dei sacerdoti e la «chiamata al matrimonio» non sono due realtà «in opposizione» l'una con l'altra o «di difficile composizione», come «sovente vengono percepite»: hanno invece importanti elementi in comune, dal momento che «l'amore verginale e l'amore coniugale non possono che attingere a un'unica fonte e avere un unico modello che è Cristo». È quanto scrive sull'Osservatore Romano, nell'edizione di domani, il vescovo di Alessandria mons. Giuseppe Versaldi

IL CONCETTO E' IMPORTANTE: IL VESCOVO TRATTA L'ARGOMENTO IN UN CONTESTO PIU' AMPIO, MA IL FATTO CHE NON DISGIUNGA I DUE ARGOMENTI E' BUONA PREMESSA PER APPROFONDIRE IL DISCORSO

20.
ANGLICANI: VESCOVI ANCHE SE OMOSESSUALI
La Chiesa Anglicana di Gran Bretagna è pronta ad autorizzare l'ordinazione a Vescovo dei preti omosessuali. Il provvedimento è stato preso in oggetto e valutato dopo che il sacerdote Jeffrey John, celibe e omosessuale, che viveva con un altro religioso, ha visto respinta la sua richiesta per la diocesi di Southwark (Londra) dopo essere già stato costretto a rinucniare all'incarico di Arcivescovo di Reading nel 2003. Nella documento di consenso si legge che l'orientamento sessuale di una persona è irrilevante per stabilire la sua idoneità, l'unica condizione imposta è il celibato. La Chiesa si riserve comunque il diritto di bloccare la nomina se questa porta divisione e conflitto nella diocesi

SONO D'ACCORDO PURCHE' LA VITA SESSUALE NON SIA QUALCOSA DI DISORDINATO.

21.
FIDES ET RATIO: MONS. GEORGE PREMIATO
Fede e ragione ma soprattutto gioia perché la fede non è un fardello ma un aiuto nella quotidianità.La sintesi del pensiero di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, è del suo segretario particolare.Monsignor Georg Gänswein in uno dei suoi rari interventi pubblici ha spiegato così il rapporto fede e ragione “una colonna, un pilastro del pensiero di papa Benedetto, già del professor Ratzinger, e poi del cardinale Ratzinger e adesso anche di papa Benedetto.”Occasione la festa della Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma il 17 giugno. Un appuntamento che si rinnova ogni anno dal 1984 e associa festa popolare con la presenza di personaggi di rilievo.Quest’anno a ricevere la targa il segretario di papa Benedetto e il professor Giulio Tremonti ministro dell’ economia ma soprattuto, come si legge nella motivazione del premio, sostenitore di una economia a servizio dell’uomo.

E' IL SECONDO RICONOSCIMENTO CHE IL SEGRETARIO DEL PAPA RICEVE IN ITALIA. DELLE DUE, L'UNA: O IL SUO ARGOMENTARE E' COSI' PREGNANTE, O SI DA' UN GRAN DA FARE PER FARSI RICONOSCERE.

22.
I NUOVI MARTIRI CRISTIANI
1) Ogni cinque minuti un cristiano è ammazzato a causa della sua Fede;
2) Ogni anno, 105mila cristiani sono martirizzati nel mondo;
3) In molti Paesi a maggioranza musulmana la Chiesa è a rischio di estinzione.
Il 20 dicembre 2010, in un discorso alla Curia Romana, Benedetto XVI utilizzava per la prima volta il termine "cristianofobia" , a segnalare la gravità di un fenomeno su cui troppe volte si è preferito chiudere gli occhi: la feroce persecuzione che colpisce i cristiani nel mondo di oggi, specie nei Paesi a maggioranza musulmana. Meno di un mese dopo, il 10 gennaio, in occasione dell'udienza al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il Pontefice lanciava un severo appello alla comunità internazionale affinché si impegni con più decisione a difendere le minoranze religiose minacciate, a cominciare da quelle cristiane.

ESSERE CRISTIANI RIMANE UN MARTIRIO. SIA PERCHE' IN CERTE REGIONI DEL MONDO C'E' IL PERICOLO DELLA VITA, SIA PERCHE' IN ALTRE C'E' LA CERTEZZA DI ESSERE SNOBBATI

23.
CE' UNA FASE DUE SULLA PEDOFILIA?
la chiesa cattolica intende passare alla “fase due”, e cioè la prevenzione. Non è semplice per i superiori degli ordini religiosi, i vescovi, tutti coloro che hanno la responsabilità della formazione dei preti, accorgersi per tempo di avere in casa candidati potenzialmente pedofili. Come non è semplice avere a che fare con queste persone una volta che già hanno avuto accesso all’ordinazione..

NE PARLERANNO IN CONFERENZA STAMPA ALLA CONGREGAZIONE DELLA DOTTRINA DELLA FEDE.
VEDREMO

24.
UN NUOVO SITO SUL VATICANO

E' www.vaticanisider/lastampa.it.
Vale la pena di darvi un occhio. E' gestito da giornalisti.
C'è molto interesse sulle vicende vaticane che, da sempre, affascinano.

24.
IL PAPA VUOLE L'IBRIDO

Attento al rispetto dell'ambiente, come più volte ha ricordato ,il papa ha voluto che la papamobile fosse un ibrido.
E' un buon esempio.
E' solo un inizio, d'accordo, ma rimane un buon esempio.

24.
SCOLATO A MILANO
(28.6.11)

Oggi il papa proclamerà il nuovo arcivescovo di Milano che, dopo la ridda di nomi circolanti di cui ho dato notizia anche in questa pagina, è il card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia.
Voci malevoli intra moenia ecclesiae dicono che sia un promoveatur ut admoveatur: a Venezia - piccola diocesi di grande tradizione - il vescovo Angelo (oggi si usa chiamare così i vescovi!) non s'è particolarmente distinto per iniziative pastorali come i suoi predecessori Cè e Luciani. Ha vivacchiato, dedicandosi ai suoi studi e girando molto per conferenze e visite di cortesia.
Angelo Scola è ciellino e la sua ascesa nella carriera ecclesiatica è sicuramente dovuta alla sua intelligenza e preparazione, ma anche al debito che il papa Giovanni Paolo II dovette pagare al potente don Giussani che gli dette una mano, con il suo movimento ecclesiale e con il braccio secolare della Compagnia delle Opere, a realizzare gli indirizzi conservatori che Woytila volle imprimere al suo lungo pontificato. Cielle ebbe posizioni sempre più in vista e sempre più importanti - durante lo scorso pontificato - anche grazie all'allora card. Ratzinger che guardava con occhio benigno Giussani ed il suo movimento (non si dimentichi che fu proprio il card. Ratzinger a presidere ai funerali di don Giussani, scavalcando il cardinale arcivescovo di Milano!). Giussani riuscì ad infilare i suoi uomini nella carriera politica (Formigoni ecc.) e in quella ecclesiastica (Scola, Negri...). Sempre le voci intra moenia ecclesiae dicono che la scelta del papa sia caduta su un uomo di sua fiducia con il quale ha rapporti di collaborazione da oltre quarant'anni, ma che è di basso profilo in quanto al carattere: Scola si è sempre distinto per la scienza, ma non per capacità di iniziativa. Si dice che fosse riluttante ad accettare Milano anche perchè sarebbe una "deminutio": il Patriarca di Venezia si muove da lì solo per traslocare a Roma dopo il Conclave, ma che abbia obbedito per la stima e la familiarità che da lunga pezza condivide con Benedetto XVI.
Voci malevole laiche dicono che Scola sia il giusto correttivo alla disastrosa pastorale di Martini e Tettamanzi: una pastorale di sinistra che non ha favorito politicamente Milano.
Io penso che in tutto questo ci sia qualcosa di vero, ma penso che Scola sia stato scolato a Milano per lasciar decantare una diocesi (la più grande del mondo) in cui parecchi conflitti sociali, politici ed ecclesiali hanno bisogno di una persona che non s'appassioni ad essi come fecero Montini, Martini e Tettamanzi. Penso che Angelo Scola sia il card. Giovanni Colombo della situazione: un pastore che ama la chiesa ed ama i suoi studi, sia fedele alla chiesa ed alle sue ricerche scientifico-religiose. Penso, cioè, che difficlmente si lascerà coinvolgere da chi gli tira la tonaca e che userà quei sei o sette anni che gli rimangono prima di andare in pensione da vescovo a pascere il gregge di Dio che è in Milano senza preoccuparsi di condurlo ad acque tranquille o di stimolarlo su sentieri impervi. Scola mi sembra la persona del queta non movere. E a Milano ci vuole una persona così: sei o sette anni di tranquilltas magna servono ai politici, ai religiosi, alle forze sociali, ai cattolici milanesi progressisti e conservatori...servono a tutti per lasciar decantare la dialettica delle forze storiche.
Un lettore mi ha chiesto se la decisione del papa è stata saggia.
Sì, penso di sì.
MAGGIO 2011

1.
VESCOVO SVIZZERO E SACERDOZIO DELLE DONNE
Riparte il dibattito sul sacerdozio per le donne. Tema tabù tra i vertici del cattolicesimo, ma molto sentito nella base, visto che l’impossibilità di diventare prete per chi non è un maschio viene spesso interpretata come una forma di discriminazione. A rilanciare il tema è stato un monsignore cattolico, il vescovo della diocesi di San Gallo, in un’intervista al giornale pastorale.
“Se in un certo periodo si è potuto dire che il sacerdozio per le donne non fosse un tema di discussione, ora questo punto di vista non è più difendibile”. “La Chiesa cattolica”, prosegue il vescovo, “ non può più ignorare un tema così sentito nella società civile. E in questa ottica, il diaconato femminile potrebbe essere un primo passo nel cammino verso il sacerdozio per le donne”.

LA NOTIZIA NON PUO' CHE FARMI PIACERE PERCHE' NON E' DA OGGI CHE NE PARLO E NE SCRIVO.

2.ANCORA CONTRO LA BEATIFICAZIONE DI PAPA WOITYLA
«Santo non Subito! come potete essere un santo se non avete protetto bambini innocenti?»: una delle editorialiste di punta del New York Times, Maureen Dowd, una delle penne più velenose d'America, sferra un pesantissimo attacco contro Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI, dicendosi decisamente contraria alla beatificazione di papa Wojtyla per il suo atteggiamento durante lo scandalo dei preti pedofili. La Dowd, di origini irlandesi cattoliche, aveva incontrato Giovanni Paolo II in Vaticano e ne riconosce il carisma e il ruolo nella difesa delle democrazie. Ma, secondo la columnist del Nyt, «tanto era progressista su quegli argomenti, quanto era pesantemente retrogrado sui temi sociali... E, senza alcun dubbio, Giovanni Paolo II ha rinunciato al suo diritto alla beatificazione quando non è stato in grado di stabilire uno standard legale per allontanare i pedofili dal sacerdozio, semplicemente non occupandosene per diversi anni». La columnist del Nyt ce l'ha anche con l'attuale papa. «Papa Benedetto XVI ha voluto beatificare Giovanni Paolo, che ha protetto pedofili - prosegue la Dowd - e Papa Pio XII, che è rimasto silente sull'Olocausto mentre era in corso. Nel frattempo Dorothy Day non è stata beatificata». La Day, una giornalista pacifista americana convertitasi al cattolicesimo, è Serva di Dio in quanto Papa Wojtyla ha autorizzato nel 2.000 l'apertura di un processo di beatificazione. La Dowd, infine, suggerisce al Papa di rinunciare alla beatificazione di Giovanni Paolo II, inviando «un messaggio molto più forte delle scuse ad hoc e dei risarcimenti alla vittime». Il timore dell'editorialista più famosa degli Stati Uniti è che il Vaticano sia diventato come Wall Street, «dove le società danno agli amministratori delegati più contestati paracaduti dorati per risarcirli dallo stress provocato dagli attacchi esterni. La differenza è che il Vaticano offre aureole dorate».

TROPPE TESTIMONIANZE CONTEMPORANEE MI FANNO PENSARE CHE QUESTA CANONIZZAZIONE SIA STATA TROPPO FRETTOLOSA.

3.
CONFESSIONE VIA I-PHONE
Da qualche giorno gira la notizia di una nuova applicazione che permetterebbe la confessione.

NON SO QUANTO SIA VERA QUESTA NOTIZIA, MA SE LO FOSSE RIMARREI DI STUCCO. LA CONFESSIONE NON E' UN SACRAMENTO DA ESPLETARE VIA E-MAIL COME SE FOSSE LA TRATTATIVA DI UN AFFARE.

4. VESCOVO AUSTRALIANO PREPENSIONATO...PERCHE'...
William Morris, vescovo di Toowoomba, è stato “cacciato” dalle autorità ecclesiastiche centrali. Motivo del pre-pensionamento del prelato, da quel che si sa, sarebbe un documento che il vescovo aveva scritto addirittura nel 2006, invocando apertura e riforma della chiesa, con l’ordinazione di donne e di uomini sposati, con l’apertura delle porte per il rientro dei potestanti e degli anglicani, dunque delle altre confessioni cattoliche.

IN GENERE I VESCOVI VANNO IN PENSIONE A 75 ANNI. MORRIS NE HA 67. LA NOTIZIA CHE GIRA E' QUELLA CHE HO RIFERITO. IL PROBLEMA E' SAPERE SE I VERI MOTIVI SONO QUESTI O CE NE SIANO ALTRI CHE UFFICIALMENTE NON CONOSCIAMO.

5.
SE ANCHE I PRETI PERDONO LA TESTA...
Meglio essere puttanieri che bestemmiatori“. Come è possibile che essere disinvolti nei costumi sessuali aanche se sposati e con prole sia meglio che bestemmiare? E a chi si riferisice il giudizio?
Il giudizio è di un prete e si riferisce a Silvio Berlusconi. Don Giovanni Bellò, parroco di Semonzo del Grappa in provincia di Treviso dice: «Non so se certe accuse siano davvero così gravi. So che i magistrati hanno formulato centinaia di pagine. Lo vogliono far fuori, è un complotto. Lui è una vittima di questo sistema, è un povero diavolo e anche sfortunato. Qualcuno dovrebbe andare a confessarsi».

LA NOTIZIA E' PRESA DAL SITO DEL GAZZETTINO VENETO.
NO COMMENT...

6.
600 FOTO PORNO IN COMPUTER DI UN VESCOVO
Un vescovo cattolico si è dichiarato colpevole a Ottawa di possesso di materiale pornografico infantile. Monsignor Raymond Lahey, che è stato alla guida della diocesi di Antigonish, in Nova Scotia, è stato accusato dopo che gli ispettori doganali hanno esaminato il suo computer portatile mentre ritornava in Canada da un viaggio all’estero nel 2009: hanno trovato 588 immagini grafiche dei bambini, 33 video e testi di racconti che parlavano di bambini schiavizzati. Un mese prima del suo arresto, il vescovo Lahey aveva negoziato 15 milioni di dollari di risarcimento con persone che erano state abusate sessualmente da preti della sua diocesi nel lontano 1950. Il Vescovo Lahey, che ha lasciato il suo posto in Antigonish, è uscito su cauzione, ma mercoledì ha chiesto di essere arrestato immediatamente. Rischia da uno a 10 anni di carcere.

LA NOTIZIA GIRAVA DALLO SCORSO ANNO.
CHE STRANO: UN VESCOVO AUSTRALIANO CHE OFFRE UN CONTRIBUTO PER LA PASTORALE ECCLESIALE VIENE DIMESSO D'UFFICIO; UN VESCOVO CANADESE CHE DA 20 ANNI SI "OCCUPA" DI PORNOGRAFIA INFANTILE...LASCIO A VOI LE CONCLUSIONI.

6.
IL TERZO SEGRETO DI FATIMA
Nei giorni della beatificazione di Giovanni Paolo II, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha rilasciato due interviste – a Bruno Vespa per Porta a Porta, e al direttore del Gr1 Antonio Preziosi – nelle quali ha toccato il tema di Fatima e del famoso Terzo segreto.
Papa Wojtyla – ha spiegato il cardinale a Vespa – “mi disse: Qui c’è una grande domanda di pubblicazione di questo segreto, la terza parte di questo segreto come è giunta a noi dallo scritto autografo di suor Lucia. Però io sarei contento che venisse interpellata suor Lucia sulla autenticità del testo che possediamo qui in Vaticano e anche, se è possibile, sulla sua interpretazione, perchè io penso di interpretare questo testo come un evento che mi ha toccato attraverso l’attentato. Anche se il Papa non è morto”. Bertone, che all’epoca era il Segretario della Congregazione per la dottrina della fede e dunque, come oggi, il principale collaboratore di Ratzinger, raggiunse Suor Lucia. “Mi disse – ha riferito il cardinale – che quando ebbe notizia dell’attentato al Papa, lei stessa pensò che questo fosse l’evento previsto dal segreto”.

PENSO CHE I SEGRETI DI FATIMA NON SIANO SEGRETI, MA ISPIRAZIONI CHE LA MADONNA DIEDE AI TRE VEGGENTI E CHE ABILMENTE LA CHIESA GERARCHICA ABBIA SECRETATO PER CREARE SUSPENCE.
QUEL CHE C'ERA DA DIRE E' STATO DETTO. IL RESTO...IL RESTO LO DOBBIAMO FARE NOI PREGANDO E VIVENDO IL VANGELO.

7.
SIAMO GIA' AL TOTOPAPA
Il papa sta bene fisicamente, ma c'é già chi pensa al dopo. Sul National Catholic Reporter in un articolo intitolato “Three Possible Popes”, la maggior parte dei giornalisti stranieri presenti a Roma per la beatificazione di Giovanni Paolo II era “ansiosa” di aggiornare il proprio taccuino in vista di un futuro conclave. E così ecco, secondo il vaticanista americano, tre nomi di possibili futuri Pontefici:
- il cardinale franco canadese Marc Ouellet (66 anni), prefetto dei Vescovi.
- il cardinale italiano Gianfranco Ravasi (68 anni) a capo della Cultura.
- il cardinale argentino Leonardo Sandri (67 anni) prefetto delle Chiese orientali.

IL GOSSIP, COME SI VEDE, NON RIGUARDA SOLO GLI EVENTI MONDANI.
O ANCHE IL CONCLAVE E' UN EVENTO MONDANO?

8.
LA CHIESA ED I BLOGGER
La Chiesa ha qualcosa da imparare dai blogger", da quanti cioè comunicano attraverso la rete, a cominciare "dal loro modo di esprimersi libero e con un linguaggio attuale". Lo ha detto l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, nell'intervista rilasciata all''Osservatore romano' a margine del primo 'Blog Meet', un incontro dedicato ai blogger, cattolici e non, che, ideato dal Pontificio Consiglio della Cultura e organizzato insieme al dicastero delle Comunicazioni Sociali, si è svolto il 2 maggio scorso in Vaticano con la partecipazione del portavoce vaticano Federico Lombardi. "Noi invece - ha aggiunto il presule - ancora risentiamo delle difficoltà di un certo tipo di linguaggio ecclesiale che spesso le nuove generazioni fanno fatica a capire.

E' UN PRIMO PASSO VERSO UN CAMMINO CHE A MIO AVVISO SARA' ANCORA MOLTO LUNGO.
IL LINGUAGGIO ECCLESIALE FELPATO E PALUDATO PUO 'ESSERE RESO PIU' IMMEDIATO

9.
ANCORA SCANDALI
L’inchiesta fiorentina per gli abusi sui minori da parte dell’ex parroco di Rifredi è archiviata. Accuse provate ma prescritte, si è detto. Ora, quella vicenda ha uno strascico e questo non è ancora archiviato. Uno strascico con possibili risvolti morali, etici, anche se non penali: un presunto festino gay sadomaso nella canonica della chiesa Cristo nostra pace, a Marina di Bibbona.

Festino che, stando a un testimone, sarebbe stato organizzato da don Giuliano Giovannini. Accusa infamante, tutta da dimostrare, negata dal parroco, su cui la Congregazione per la dottrina ha aperto un’indagine in modo da fare piena luce. A tirare in ballo don Giuliano è un omosessuale fiorentino di 44 anni, Paolo Chiassoni, la cui deposizione si era inserita in una costola delle indagini avviate nel 2007 dalla Procura di Firenze sulle violenze sessuali e morali (almeno dal 1973 all’87) a danno di minori perpetrate dall’ex parroco don Lelio Cantini. Per questi abusi il sacerdote è stato punito dal Vaticano con la dimissione dallo stato clericale nel 2008.

Le indagini. L’inchiesta della Procura, condotta dal pm Paolo Canessa, si è appena chiusa con l’accoglimento da parte del gip Paola Belsito della richiesta d’archiviazione perché i fatti riscontrati arrivano «al più tardi al 1993 e quindi risultano prescritti al 2007».

Ma cosa c’entra Bibbona con il caso fiorentino? Nel pieno delle indagini, nel maggio 2007, il gruppo delle «vittime di don Cantini», accusò a più riprese l’attuale vescovo ausiliario di Firenze Claudio Maniago - di cui Cantini era padre spirituale e maestro - di aver saputo degli abusi e di non averli mai segnalati. In quei giorni la foto di Maniago venne pubblicata dai giornali e Chiassoni riconobbe nel religioso una delle persone che avrebbe partecipato a un festino al quale sarebbe stato invitato a Marina di Bibbona. Da qui, la deposizione che tira in ballo don Giuliano.

GUAI A QUELL'UOMO CHE E' CAUSA DI SCANDALO!

10.
VIDEO SUL TEMA DELLA OMOSESSUALITA'
Parto da una riflessione: la pedofilia è brutta. Anzi: “brutta brutta brutta”. E quando è commessa da un prete è ancora più che “brutta brutta brutta”, è “brutta brutta brutta ad libitum”. Quando un Vescovo la copre, invece, è accettabile. Cioè: qualcuno non l’accetta, ma quel qualcuno è minoranza rompicoglioni, la maggioranza dei vescovi toscani sostanzialmente sembra concordare con il vescovo nel video: “Non raccontarlo neanche alla tua fidanzata, non raccontarle delle violenze subite dal tuo parroco. Anzi: stai attento che non possa comunque scoprirlo entrando nel tuo computer; sei sicuro che non conosca la password, vero?”

Una maggioranza di vescovi toscani per niente silenziosa, tutto sommato compatta, con pochissime eccezioni (una, forse due), tace e invita a tacere sulla violenza subita. In particolare: ho scritto una lettera ai vescovi delle diciotto diocesi toscane. Una lettera raccomandata, con ricevuta di ritorno. Nella lettera spiegavo tre punti:
a) mi sento attratto dagli uomini;
b) sto per sposarmi con una donna;
c) credo che la mia omosessualità sia da attribuirsi alle violenze subite da piccolo, da parte del prete della mia parrocchia, vivo e ancora in attività.
I tre punti (a-b-c) aprirebbero un calderone di possibilità di risposte. Un mondo e mezzo, a volerlo vedere. A volerci entrare. Eppure, su diciotto vescovi, undici non hanno risposto. Sette, invece, mi hanno riscritto. Il primo si è dichiarato disponibile a incontrarmi. “Bene”, gli ho scritto “quando?” E lui non mi ha più risposto. Il secondo mi ha invitato a rivolgermi al mio parroco, o alla Curia. (Oppure sentire Pinco, oppure no, meglio parlare con Pallo).
Il terzo, invece, mi ha invitato a parlarne con il Penitenziario della Cattedrale, aggiungendo che avrebbe pregato per me, bontà sua, aggiungo io. Gli altri quattro vescovi, invece, hanno accettato di incontrarmi. E in due casi l’ho fatto.

Il risultato complessivo è questo: sono stato trattato peggio di un appestato, forse perché un appestato non è in grado di rivelare il nome dell’untore, ma il violentato (cioè il personaggio di cui nell’inchiesta ho preso la camicia), invece sì; e con questo atteggiamento di fuga dalla notizia, di reclusione del violentato e della sua storia nello sgabuzzino del dimenticatoio, la quasi totalità dei vescovi toscani ha di fatto contribuito a coprire una storia di violenza, questa volta inventata ma ricalcata sul modello delle sue cento sorelle (vere).
In altre parole: la storia che ho interpretato non me la sono inventata, io mi sono limitato a interpretarla, perché chi l’ha subita non ne ha avuto, e c’è da capirlo, la forza. Non ho preso in giro i vescovi con una balla, io ho interpretato il racconto di una, due, decine di persone che raccontano di violenze e plagi, coperture e silenzi.
Perché l’ho fatto? Perché sono un uomo e non uno spettatore. In questa società vivo, non sopravvivo. Voglio apportare il mio tassello al mosaico della costruzione di un’altra società, di un’altra Italia. E una chiesa oscurantista, chiusa, silenziosa, permissiva con i suoi dipendenti e feroce con i suoi fedeli, non è Chiesa.
Lo dico per chiarezza, non ritengo sia un aspetto di cui vantarmi e certamente non è un valore aggiunto, è un fatto: io credo. Credo nel vangelo, non nel Vaticano, troppe volte incompatibile con le parole di chi il vangelo lo ha vissuto. Si può cambiare? Sì, possiamo. L’ultimo vescovo, nel video che vi propongo, reagisce (più o meno) come avrei potuto reagire io. Diamogliene atto. E’ una mosca bianca. Una giraffa con il collo corto. Un lupo senza zanne. Un delfino che parla. Un vescovo che non tace. Per gli altri propongo la sospensione a divinis. Sarà d’accordo Ratzy?

Video:

http://www.youtube.com/watch?v=e5pzazH5nyk&feature=player_embedded

11.
ALTRO ARRESTO IN LIGURIA
Il parroco della chiesa di Santo Spirito di via Calda di Sestri Ponente, don Riccardo Seppia, 50 anni, è stato arrestato questa mattina con l'accusa di violenza sessuale. L'arresto è stato effettuato dai carabinieri su richiesta della procura di Milano e sottoscritto dal gip di Genova Annalisa Giacalone. Sulla vicenda filtrano al momento poche informazioni. A quanto si è appreso si tratterebbe di violenza nei confronti di minorenni. E questo pomeriggio, contrariamente a quanto programmato, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha deciso di celebrare messa proprio nella chiesa il cui parroco è stato arrestato.

L'indagine che ha portato in prigione il sacerdote è stata condotta dai carabinieri del Nas, Nucleo antisofisticazione di Milano, che hanno operato in coordinamento con il comando centrale di Roma. Dalle indiscrezioni si è saputo che l'indagine avrebbe anche un filone che riguarda un giro di prostituzione all'interno di saune. Altre voci, ma assolutamente ancora prive di conferme, parlano anche di consumo di cocaina.

L'inchiesta è coordinata dal pool di magistrati di Milano che si occupano di reati contro la famiglia e in particolare di violenze a danno di donne e minori. Stamani, i carabinieri del Nas, accompagnati da una pattuglia del territoriale genovese, hanno raggiunto il sacerdote nella sua abitazione adiacente la parrocchia e lo avrebbero poi accompagnato a Marassi. La notizia dell'arresto è stata comunicata alla Curia genovese e all'arcivescovo Angelo Bagnasco in particolare. Per ora dall'Arcivescovado non sono ancora arrivati commenti ufficiali.

MI CHIEDO SE TUTTO STIA SALTANDO FUORI IN QUESTI ANNI O SE I PROBLEMI CI SIANO SEMPRE STATI E SIANO ATTENZIONATI SOLO ORA. SE COSI' FOSSE, CI SAREBBE DA CHIEDERSI CHE TIPO DI MAGISTRATURA ABBIAMO

12.
PRECISAZIONI SULLA NOTIZIA N 4
1993, febbraio. Morris è insediato come vescovo di Toowoomba. Immediatamente sostituisce il proprio collare con una cravatta nera sulla quale è applicato lo stemma della diocesi, e sollecita anche i suoi preti a vestire così.

1993-2005. Generalizza l’assoluzione collettiva invece della confessione individuale. Dal Vaticano gli ordinano di smettere, ma lui non demorde. Senza risultato anche l’intervento del cardinale Francis Arinze, all’epoca prefetto della congregazione per il culto divino.

2006, novembre. Morris pubblica una lettera pastorale nella quale scrive d’aver intenzione di ordinare delle donne al sacerdozio e di chiamare a dir messa dei pastori protestanti, per sopperire alla mancanza di propri preti.

2006, dicembre. Dal Vaticano chiedono a Morris di recarsi a Roma entro febbraio, per incontrare i cardinali Giovanni Battista Re, William Levada e Arinze. Lui risponde che per “motivi pastorali” potrà recarsi a Roma solo nel maggio del 2007.

2007, gennaio. Il cardinale Arinze insiste perchè l’incontro avvenga in febbraio. Morris s’impunta: no, solo a maggio.

2007, marzo. La congregazione per i vescovi informa Morris che presto arriverà nella sua diocesi un visitatore apostolico.

2007, aprile. Il visitatore arriva. È l’arcivescovo di Denver, Charles J. Chaput. Si ferma in diocesi dal 23 al 28 aprile. Consegnerà il suo rapporto alle autorità vaticane.

2007, maggio. Morris si reca a Roma, ma non incontra nessun cardinale. I preti della sua diocesi, tutti meno tre, firmano e inviano a Roma una lettera a suo sostegno.

2007, 28 giugno. La congregazione per i vescovi chiede a Morris di dimettersi. Questi avverte che darà una risposta dopo le vacanze, in ottobre.

2007, ottobre. La congregazione per i vescovi insiste. E comunica a Morris che la richiesta di dimettersi è fatta a nome del papa.

2007, novembre. Morris scrive al cardinale Re, prefetto della congregazione per i vescovi. Offre “collaborazione e dialogo” e chiede un incontro a Roma in gennaio. Re fissa l’appuntamento per il 19 gennaio.

2007, dicembre. Morris affida a un gruppo di esperti, che consultano dei “canonisti di fama internazionale”, la preparazione della propria difesa.

2008, 19 gennaio. Morris incontra a Roma i cardinali, Re, Levada e Arinze. Questi insistono nel dirgli che il papa in persona gli ha chiesto di dare le dimissioni. Il 24 gennaio Morris scrive ai tre cardinali di non sentirsi pronto a compiere questo passo.

2008, febbraio. Il cardinale Re risponde alla lettera di Morris del 24 gennaio. Gli chiede di nuovo di dimettersi. Morris convoca il suo gruppo di esperti, che gli preparano uno “Statement of Position” a sostegno del suo rifiuto.

2008, marzo. Morris consegna lo “Statement of Position” ai cardinali Re, Levada e Arinze. Scrive anche al supremo tribunale della segnatura apostolica, chiedendo che gli accordi la facoltà di difendersi, e al pontificio consiglio per i testi legislativi, perché definisca quali siano le “gravi cause” che il diritto canonico prevede per la rimozione di un vescovo (§ 401, 2).

2008, aprile. La segnatura apostolica risponde che il caso non è di sua competenza.

2008, settembre. Il pontificio consiglio per i testi legislativi scrive che la determinazione delle “gravi cause” spetta alla congregazione per i vescovi.

2008, ottobre. Il cardinale Re invia un’altra lettera a Morris chiedendogli le dimissioni. In caso di rifiuto, gli prospetta che sarà rimosso.

2008, dicembre. Il 19 Morris scrive a Re che non intende dimettersi. E il 24 scrive a Benedetto XVI chiedendo un’udienza, che gli verrà accordata per il 4 giugno.

2009, 4 giugno. Morris incontra il papa. È accompagnato dall’arcivescovo Phillip Wilson, presidente della conferenza episcopale di Australia. Il papa reitera la richiesta di dimissioni. Morris non risponde. Uscendo, dice all’arcivescovo Wilson che non ha alcuna intenzione di obbedire.

2009, luglio. Il cardinale Re invia a Morris un’ennesima lettera con la richiesta di dimettersi.

2009, novembre. Morris scrive al papa che non si dimetterà, invocando ragioni di coscienza.

2009, dicembre. In una lettera datata 22 dicembre, Benedetto XVI risponde a Morris. Gli ricorda che non c’è appello contro le decisioni papali. Torna a dirgli che ciò che preoccupa sono le posizioni adottate dal vescovo sull’ordinazione delle donne e sulla validità degli ordini dei ministri anglicani e protestanti.

2010, gennaio. Il presidente della conferenza episcopale australiana, Wilson, comunica a Roma che Morris potrebbe lasciare la diocesi al compimento dei 70 anni, nell’ottobre del 2013.

2010, febbraio, Il cardinale Re risponde che il papa accetterebbe di aspettare per le dimissioni fino al maggio del 2011, non oltre.

2010, dicembre. Morris scrive al papa di voler rimanere al suo posto anche dopo il maggio del 2011, dovendo trattare un caso di presunto abuso sessuale compiuto da un ex maestro di una scuola cattolica di Toowoomba.

2011, febbraio. Il nunzio apostolico in Australia, Giuseppe Lazzarotto, scrive a Morris ingiungendogli le dimissioni immediate. Lo avverte che il Vaticano darà l’annuncio delle dimissioni il 2 maggio.

2011, marzo. Morris risponde al nunzio di non volersi dimettere e di preferire che il Vaticano il 2 maggio parli di “ritiro anticipato”.

2011, aprile. Morris convoca il suo gruppo di esperti, che unanimemente gli consigliano di dare lui per primo l’annuncio alla diocesi, proclamando la propria innocenza e lamentando che gli sia stato impedito di avere giustizia. È ciò che Morris farà, facendo leggere una sua lettera in tutte le chiese della diocesi, il 30 aprile e il 1 maggio.

2011, 2 maggio. Le autorità vaticane comunicano che “il Santo Padre Benedetto XVI ha sollevato dalla cura pastorale della diocesi di Toowoomba, Australia, S.E. Mons. William M. Morris”.

SOLO DUE NOTE: SE IL VATICANO VOLEVA LIBERARSI DI MORRIS, POTEVA SOLLEVARLO DALL'INCARICO SENZA QUESTO TIRA E MOLLA.
MORRIS MI SEMBRA UN TIPO UN PO' SUI GENERIS ED ANCHE UN PO' INVERTEBRATO.

13.
NUOVA CATECHESI DI PAPA BENEDETTO XVI
A sorpresa, Benedetto XVI, ha inaugurato mercoledì 4 maggio, una nuova serie di catechesi. Aveva cominciato, nel 2006, con gli apostoli e i primi discepoli di Gesù. Aveva proseguito con i Padri della Chiesa occidentali e orientali. Aveva continuato con i grandi teologi del Medioevo. E poi con le grandi donne fino a Santa Teresa del Bambino Gesù. Adesso annuncia che vuol chiamare tutti a una “scuola di preghiera”. Imparando anzitutto da Gesù, ma anche dalla Sacra Scrittura, dai Padri, dai maestri di spiritualità, dalla liturgia.
La prima lezione, quella introduttiva, Benedetto XVI l’ha però dedicata agli esempi di preghiera dell’antichità pagana: in Egitto, in Mesopotamia, in Grecia, a Roma. Ha citato Platone, Socrate, Euripide, Marco Aurelio, Proclo, Apuleio. Per ricavarne che:
“L’uomo di tutti i tempi prega perché non può fare a meno di chiedersi quale sia il senso della sua esistenza, che rimane oscuro e sconfortante, se non viene messo in rapporto con il mistero di Dio e del suo disegno sul mondo. La vita umana è un intreccio di bene e male, di sofferenza immeritata e di gioia e bellezza, che spontaneamente e irresistibilmente ci spinge a chiedere a Dio quella luce e quella forza interiori che ci soccorrano sulla terra e dischiudano una speranza che vada oltre i confini della morte. Le religioni pagane rimangono un’invocazione che dalla terra attende una parola dal Cielo”.

GRANDE RATZINGER! MA GRANDE DAVVERO!

14.
IL NUOVO SOSTITUTO E' BECCIU.
Il card.Tarcisio Bertone ha annunciato in Segreteria di Stato la nomina del Sostituto Fernando Filoni a Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (Propaganda Fide), al posto del dimissionario cardinale indiano Ivan Dias. Al suo posto viene nominato Giovanni Angelo Becciu, nunzio apostolico a Cuba. Filoni lascerà subito la Segreteria di Stato per insediarsi nella nuova congregazione di piazza di Spagna. Becciu arriverà fra un mese, in tempo per accompagnare il Papa nel viaggio in Croazia e nelle prossime settimane gli affari correnti saranno sbrigati dall’assessore, monsignor Wells. La nomina del nuovo Sostituto dovrebbe portare a un riequilibrio di poteri tra la prima e la seconda sezione della Segreteria di Stato. Sembra che Becciu, conosciuto dal Papa e da Bertone durante il viaggio in Angola nel marzo 2009, sia stato individuato su una rosa di nomi alla quale aveva lavorato il Segretario per i rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Dominique Mamberti. La partenza di Filoni dalla cabina di regia della Curia romana rafforza in questo momento la figura del cardinale Bertone. Anche se è noto che lo stesso Bertone avesse un altro candidato italiano, che però non è stato approvato. Il nuovo Sostituto, che non ha mai lavorato in Segreteria di Stato, sarebbe stato scelto perché slegato da ogni cordata.

AUGURI A BECCIU.

14.
IL PRIMO SOTTOSEGRETARIO LAICO IN VATICANO
La notizia è importante: il sottosegretario del Pontificio Consiglio per i laici Guzmán Carriquiry, è stato nominato dal Papa Segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina. Il professore uruguayano, che Ratzinger conosce bene da molto tempo, è uno dei più grandi conoscitori della Chiesa latinoamericana. Un segno dell’attenzione con cui Benedetto XVI guarda ai laici e al loro contributo nella vita della Chiesa.

E' UN PASSO AVANTI. SOLO MASCHILE, MA...

15.
LA NUOVA ISTRUZIONE SULLA CELEBRAZIONE DELLA MESSA.
Scrive Lombardi: “A lettura compiuta, rimane l’impressione di un testo di grande equilibrio, che intende favorire – secondo l’intenzione del Papa – il sereno uso della liturgia precedente alla riforma da parte di sacerdoti e fedeli che ne sentano il sincero desiderio per il loro bene spirituale; anzi, che intende garantire la legittimità e l’effettività di tale uso nella misura del ragionevolmente possibile. Allo stesso tempo il testo è animato da fiducia nella saggezza pastorale dei vescovi, e insiste molto fortemente sullo spirito di comunione ecclesiale che deve essere presente in tutti – fedeli, sacerdoti, vescovi – affinché la finalità di riconciliazione, così presente nella decisione del Santo Padre, non venga ostacolata o frustrata, ma favorita e raggiunta”.

Il rito romano è uno. Ma questo stesso rito si può “usare” secondo due forme diverse, quella del messale romano fino all’ultima edizione di Giovanni XXIII, nel 1962, e quella del nuovo messale approvato da Paolo VI nel 1970 a seguito della riforma liturgica del Concilio Vaticano II.

Il rito romano è uno come una è la chiesa. Pertanto, recita l’istruzione, i fedeli che chiedono la celebrazione in forma extraordinaria non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestino contrari alla validità o legittimità della forma ordinaria e/o all’autorità del Papa come pastore supremo della chiesa universale. Ciò sarebbe infatti in palese contraddizione con la finalità di “riconciliazione” del motu proprio stesso.

Troppe volte coloro che difendono il rito antico rigettano quello nuovo e la chiesa che nel post Concilio ha continuato a rinnovare se stessa nella fedeltà a Pietro. Insieme, troppe volte coloro che rigettano il rito antico osteggiano la ricchezza di una grande tradizione che in nessun modo va persa.

VETERA ET NOVA: LO DICEVA GIA' GESU'

16.
50 ANNI FA LA MATER ET MAGISTRA
Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace commemora il 50.mo anniversario della Mater et Magistra con un Congresso internazionale, a Roma, dal 16 al 18 maggio, sul tema “Giustizia e globalizzazione: dalla Mater et Magistra alla Caritas in veritate”. Con la promulgazione dell’Enciclica, avvenuta il 15 maggio 1961, nel 70.mo della Rerum Novarum, il Beato Giovanni XXIII offriva una profonda riflessione sui “segni dei tempi”, con particolare riferimento all’universalizzazione della questione sociale, riflessione illuminata dal magistero della Chiesa, mossa in ogni tempo dal compito di santificare gli uomini e dalla sollecitudine per le esigenze del vivere quotidiano dell’umanità.

16.VIDEO SULLA PEDOFILIA
http://domani.arcoiris.tv/perche-tacere-parliamo-dei-vescovi-pedofili-toscani/

HO INCOLLATO QUESTO LINK CHE MI HA INVIATO PATRIZIA VITA DEL QUOTIDIANO ON LINE IL DIALOGO PERCHE' MI SEMBRA CHE AIUTI A RIFLETTERE SUL TEMA CHE ANCORA TIENE BANCO IN QUESTI GIORNI DOPO IL CASO DI DON SECCHIA.

17.
LAVERITA' E LO SCANDLO.
In risposta all’articolo diffuso dalla ‘Civiltà Cattolica’ dal titolo “La verità e lo scandalo” a firma del padre Giandomenico Mucci s.j., il prof. Roberto de Mattei, vice-presidente del CNR, dichiara quanto segue: “La ‘Civiltà Cattolica’ è stata smentita dal Papa nello stesso giorno in cui mi attacca”. Il prof. de Mattei cita il discorso di Benedetto XVI sulla preghiera di intercessione di Abramo per Sodoma e Gomorra tenuto all’udienza generale del 18 maggio. “In questo discorso il Papa ha affermato tra l’altro che ‘non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell’amore che porta già in sé il castigo’. L’esistenza di un castigo, sia sul piano individuale che su quello collettivo, come manifestazione di un Dio infinitamente misericordioso ma anche infinitamente giusto, sta nel cuore della rivelazione biblica e cristiana”, aggiunge il prof. de Mattei, affermando che “probabilmente il padre Giandomenico Mucci non conosce il testo dei miei interventi a Radio Maria: tutto ciò che ho affermato, infatti, è basato, parola su parola, sul Catechismo della Chiesa Cattolica, sulla teologia di sant’Agostino e di san Tommaso d’Aquino e sulle parole di innumerevoli santi. Se c’è qualcuno che deride ed espone incautamente ad essere diffamata la dottrina cattolica, è quindi proprio l’estensore dell’articolo della ‘Civiltà Cattolica’”.

L'ARGOMENTO, INTERESSANTE, ANCORA UNA VOLTA E' RIDICOLIZZATO E RIDIMENSIONATO DAL BATTIBECCO FRA INTELLETTUALI.

19.
VESCOVO A MILANO:SLITTA DI UN MESE
La decisione sul nuovo arcivescovo di Milano non sarà presa in questi giorni, come inizialmente previsto, ma fra qualche settimana, verso la metà di giugno. Il motivo? Le consultazioni – amplissime, con più di cento lettere inviate dalla nunziatura in Italia – non sono state considerate sufficienti e così si sono messe in moto ben due consultazioni supplementari, l’ultima delle quali, in questi giorni, sta sondando gli umori su una rosa ben precisa di candidati, una “cinquina”. Questi i nomi: Angelo Scola, patriarca di Venezia; Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura; Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa; Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini; Pietro Parolin, nunzio apostolico in Venezuela.

GLI EQUILIBRI DA ACCONTENTARE SONO MOLTI, NON ULTIMI QUELLI POLITICI. NON SI VUOLE UN NUOVO TETTAMANZI A MILANO PERCHE' I CIELLINI HANNO GIA' SOPPORTATO MARTINI E TETTAMANZI.
LA ROSA SI RESTRINGE. SE IL PAPA ACCONTENTERA' CIELLE HA SOLO UN NOME: ANGELO SCOLA. LA SCELTA SAREBBE PILATESCA: SCOLA HA 70 ANNI, E' CIELLINO, E' CONOSCIUTO AB IMMEMORABILI DAL PAPA, MA FRA 5 ANNI DOVREBBE MOLLARE E...CHI VIVRA', VEDRA'.
SE SI VUOLE ACCONTENTARE LA POLITICA DI MORATTI E BERLUSCONI, LA SCELTA E' UNA SOLA: RAVASI.
SE SI VUOLE DARE UN SEGNO DI SERIETA' PASTORALE SAREI PER GIORDANO.

20.
LITURGIE PAPALI
Nella curia romana di Karol Wojtyla monsignor Piero Marini non è stato semplicemente il maestro delle cerimonie pontificie. E’ stato il continuatore di una scuola che negli anni del post Concilio ha riformato al liturgia spingendola oltre i canoni e le regole dell’antica tradizione. In sostanza quanto iniziò il padre lazzarista Annibale Bugnini sotto Paolo VI, Marini continuò nell’era del Papa polacco.
Marini dedica ampie pagine alla controversia che l’ha investito negli anni addietro fino a dire che le spinte in avanti delle liturgie papali erano volute da Wojtyla il quale, anzi, “avrebbe voluto qualcosa di più” nella strada che portava le sue celebrazioni a inglobare elementi appartenenti alle diverse culture del mondo ma estranei ai rigidi canoni romani. Questo, dice Marini, è stato Wojtyla: un Papa che ha spezzato la rigidità della liturgia romana introducendo nel suo recinto sacro nuove culture.

Ogni viaggio una nuova liturgia. Ogni viaggio i mugugni del seguito papale. E’ il 1991. A San Luis de Maranhao, in Brasile, il vescovo del luogo propone di introdurre nella messa papale una danza. Al momento del Vangelo escono due ballerine in abiti fini, forse di seta. Danzano. Il vento scompiglia i vestiti e scopre molte delle rispettive nudità.

In sagrestia i cardinali commentano: “Possibile che debbano accadere questi fatti?”. Dice Marini che così commentò il presidente dei vescovi brasiliani, Luciano Mendez de Almeida: “Ma io ho visto gli angeli della risurrezione”. E che più volte il Papa si girò dicendo: “Bello, bello”. Come a dire: il Papa sapeva delle novità e approvava. In molti mugugnavano. Tra questi, forse, anche Joseph Ratzinger che oggi, divenuto Papa ad altre liturgie sta abituando la sua chiesa.

MARINI - NON L'ATTUALE CERIMONIERE PONTIFICIO, MA IL PRECEDENTE - SCRIVE QUESTE COSE IN UN LIBRO. A ME SEMBRA UN PO' STRANO ATTRIBUIRE A WOYTILA LA PATENTE DI INNOVATORE NELLA LITURGIA COME AUSPICAVA MONS. BUGNINI CHE EBBI LA FORTUNA DI CONOSCERE PERSONALMENTE E CHE PAGO' PER LE SUE RICERCHE IN CAMPO LITURGICO. BUGNINI NON HA NULLA A CHE FARE CON LE LITURGIE FARAONICHE WOYTILIANOMARTINIANE.

21.
VATICANO E CRIMINALI NAZISTI
( dal sito: www.giornalettismo.com)

Sono migliaia i criminali nazisti che non hanno pagato per quanto commesso, o al massimo, lo hanno fatto in età molto avanzata. E i sospetti che molti di essi furono aiutati nella fuga da personaggi o Istituzioni insospettabili, è più di un’ipotesi. Lo studio del professor Gerald Steinacher, ricercatore all’Università di Harvard, getta altra benzina sul fuoco del sospetto.

L’AIUTO RICEVUTO DALLA CROCE ROSSA - La Croce Rossa ha in realtà già ammesso in passato di aver aiutato molti criminali di guerra nazisti a fuggire perché gli amministratori sono stati indagati; ma la ricerca di Steinacher suggerisce che il numero di fuggitivi erano molto più alto di quanto si pensasse. Egli ha avuto accesso a migliaia di documenti interni agli archivi del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), i quali gettano una nuova luce significativa su come e perché gli assassini di massa come Adolf Eichmann, Josef Mengele e Klaus Barbie e migliaia di altri, sono riusciti a sfuggire alla cattura da parte degli alleati. Confrontando le liste dei criminali di guerra ricercati coi documenti di viaggio rilasciati, Steinacher sottolinea quanto la sua ricerca riveli che tale era il caos dopo la fine della guerra, che già le sole Gran Bretagna e Canada hanno inavvertitamente ospitato circa 8.000 ex membri delle Waffen-SS nel 1947.

L’INDULGENZA DEL VATICANO - I documenti – che sono discussi nel libro di Steinacher “Nazis on the run: How Hilter’s henchmen fled justice” – sono particolarmente significativi per far comprendere il pensiero del Vaticano su di loro, perché nel suo archivio oltre 1.939 documenti sono ancora chiusi. E il Vaticano ha sempre rifiutato di commentare i fatti. Steinacher crede che il Vaticano abbia voluto aiutare tutti quei gerarchi nazisti con la speranza che essi un domani avessero potuto sostenere un risveglio del cristianesimo europeo. Oltre per la rinomata paura dell’Unione Sovietica. Ma mischiandoli tra i rifugiati, la Commissione del Vaticano e alcuni sacerdoti e vescovi, hanno graziato i criminali di guerra anche non in cerca di perdono, fornendo loro false identità.

LE CIFRE E I LUOGHI DELLA FUGA – Steinacher dice che i documenti indicano che la CICR, per lo più a Roma e a Genova, ha rilasciato almeno 120.000 permessi ai nazisti in fuga, e il 90% di essi è scappato in Spagna, Nord e Sud America; soprattutto in Argentina. Gli ex membri delle SS spesso si sono mescolati con i veri rifugiati ed erano in grado di presentarsi come “stateless” tedeschi etnici per ottenere documenti di transito. Addirittura ebrei che tentavano di raggiungere la Palestina attraverso l’Italia si sono mischiati a questi nazisti. Steinacher dice che singole delegazioni delLA CICR hanno rilasciato documenti “per simpatia, atteggiamento politico, o semplicemente perché erano sovraccarichi”. Afferma Steinacher: ” E ‘stato difficile per loro sbarazzarsi del lavoro compiuto. Nessuno voleva farlo…”. Meno male aggiungiamo noi.

LA CROCE ROSSA SI ASSUME TIMIDAMENTE LE PROPRIE RESPONSABILITA’ – La CICR ha rifiutato di commentare direttamente gli accertamenti del professor Steinacher. Tuttavia, l’organizzazione ha dichiarato sul proprio sito: “La CICR ha già deplorato il fatto che Eichmann e altri criminali nazisti hanno abusato dei suoi documenti di viaggio per nascondere le loro tracce e coprire la propria fuga”. Dopo questa notizia, vedere una foto di un giovane Ratzinger con la divisa della Hitler Jugend farà venire ancora di più i brividi.

E' SICURAMENTE DEPLOREVOLE IL FATTO CHE IL VATICANO ABBIA AIUTATO I CAPI NAZISTI A SCAMPARE DAL GIUSTO PROCESSO INTERNAZIONALE. MI SEMBRA AZZARDATO AGGIUNGERE CHE IL GIOVANE RATZINGER IN DIVISA SIA ROBA DA BRIVIDO.
IL PAPA HA GIA' SCRITTO CHE FU ARRUOLATO NELLA WERMACHT, COME MOLTI GIOVANI DELLA SUA ETA' E, SE ANDIAMO A FONDO, CI SONO ALTRI PERSONAGGI NOTI E MENO NOTI CHE ADESSO SONO SU POSIZIONI DI SINISTRA CHE ALLORA FURONO BALILLA O AVANGUARDISTI O NELLA G.U.F.
APRILE 2011

1. ACQUA SULL'ALTARE
A Maccio di Villaguardia (CO) da tempo succedono fenomeni strani: l'altare produce acqua di fonte senza che vi sia umidità di risalita o falda sotterranea. Un insegnante di musica ha visioni. Giovani voglio abbracciare il servizio sacerdotale .

IN ALTRA PARTE DEL SITO (PUSILLUS GREX) COMMENTO MEGLIO QUESTO FATTO. MI LIMITO, QUI, AD OSSERVARE CHE I FENOMENI SOPRANNATURALI NON VANNO MAI TRASCURATI

2. BAGARRE SUL PARROCO
A Rebbio (CO) il parroco, don Giusto Della Valle, ha scritto un pensiero sul giornale dell'oratorio in merito al comportamento mantenuto dal nostro governo sulla guerra di Libia.
Il PdL locale s'è scagliato contro, l'opposizione, invece, approva.

UN ESPONENTE DEL PDL DICHIARA CHE LA CHIESA NON DEVE FARE POLITICA. MA COME? SE NEL PDL CI SONO IN MASSA I CIELLINI!
L'OPPOSIZIONE RICORDA CHE E' UN DOVERE DELLA CHIESA INTERVENIRE NEI FATTI DI VITA SOCIALE. MA COME? NON DOVEVA TACERE SUL DIVORZIO, SULL'ABORTO, SUL CASO ENGLARO?

3. CHIESA GIOVANE MA NON PER FACOLTATIVITA' DEL CELIBATO
Una Chiesa ''giovane'' - 35 anni l'eta' media dei suoi preti - perche' recente e' la sua ''resurrezione'' dal buio del totalitarismo: il nuovo primate della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, neo-eletto arcivescovo maggiore di Kiev, ha voluto cosi' presentare la 'sua' comunita' di fede durante un incontro in Vaticano con i giornalisti. D'altra parte, lui stesso ha appena 40 anni. Mons. Shevchuk e' a Roma dove e' stato ricevuto da papa Benedetto XVI, che ha dato la sua approvazione all'elezione. La ''giovinezza del clero'', pero', non si spiega dal fatto che i preti greco-cattolici, come quelli di tutte le Chiese orientali, non hanno l'obbligo del celibato, ma al ''grande fermento che e' conseguito alla caduta dei regimi comunisti''. Nei primi anni '90, infatti, ''i giovani erano in cerca di valori forti e hanno riscoperto le radici cristiane restandone attratti'' e cosi' le vocazioni ''sono ''esplose', nei seminari e anche nei monasteri''.

SANTE PAROLE. CONDIVISIBILISSIME FINO IN FONDO!

4.IL PRETE E LA SEGRETARIA SPOSATA

Protagonisti della vicenda il parroco della chiesa di Santa Barbara di Kappel a Soletta, Paul Okeke, anni 32, e la segretaria della diocesi, una donna di 39 anni. Una conoscenza nata a livello religioso, e che in pochi mesi si è trasformata in una relazione clandestina. Oggi non più clandestina, perché dalle chiacchiere di paese si è arrivati agli articoli sui giornali. Ed è lo stesso parroco ad ammettere l'amicizia particolare con la segretaria. Lo ha fatto dalle pagine del quotidiano svizzero-tedesco Blick.

"Sì, ho avuto una relazione con la segretaria. È stato uno sbaglio". Padre Paul Okeke,è un prete nigeriano. Da dieci anni vive in Europa. Il suo primo arrivo nel vecchio continente è stato in Austria dove ha studiato Teologia e Filosofia. Dal 2009 è parroco di Kappel. Qui ha conosciuto la segretaria della curia. È già sposata e ha due bambini.

IL SACERDOTE SI E' INCONTRATO ANCHE CON IL MARITO CORNUTO E HA CHIARITO LA COSA, MA NON VUOLE LASCIARE LA PARROCCHIA E TANTOMENO IL MINISTERO.
BELLA COERENZA!

5.IL PARROCO TRANS
Il Pastore Malcolm Himshoot è stato scelto come guida della Parker United Church of Christ. Cosa c'è di strano, chiederete? Che Malcolm Himshoot è, in realtà un transgender, o meglio un ex transgender perché, dopo avere affrontanto l'intera transizione da donna a uomo, adesso è ufficialmente un uomo, felicemente sposato e padre di due gemelli di 3 anni. Domenica scorsa, durante un rito apposito, Himshoots si è insediato come leader spirituale della congregazione il cui motto è "Diamo il benvenuto a chiunque dia il benvenuto a chiunque altro".

OMNIA MUNDA MUNDIS.

6.RELAZIONE EXTRACONGIUGALE IN CHIESA
«Fiducia piena nella magistratura in attesa che venga definitivamente chiarito l'accaduto e che siano precisate le responsabilità. Resta inteso che fino a quando questo non accadrà nessuno può essere ritenute colpevole». È quanto fa sapere l'ufficio comunicazione dell'arcidiocesi di Potenza. La notizia di un sacerdote alla sbarra con l'accusa di aver stuprato in chiesa una fedele, averla molestata squillando a tutte le ore sul cellulare e il telefono di casa, minacciandola di rivelare la loro relazione alla suocera e al marito, ha sollevato uno scandalo che era stato a lungo sopito negli ambienti della curia. La data della prima udienza in Tribunale è già decisa, e tra qualche giorno avvocati e magistrati cominceranno a esaminare le evidenze che sono state raccolte nel corso delle indagini.
Non è una bella storia. Comunque vadano le cose alla fine ci sarà un uomo di chiesa responsabile di un incubo durato cinque mesi, o una madre colpevole di calunnia. Tutto all'ombra del campanile di una splendida cappella della diocesi del capoluogo.
Lui è un giovane sacerdote nato e cresciuto in questa terra. Lei è una sposa che a un certo punto si dev'essere accorta di non amare più il suo uomo. I due avrebbero intrecciato una relazione clandestina durata più di un anno, da febbraio del 2007 a aprile del 2008. Un rapporto appassionato fatto di sesso e di parole, scritte in alcune lettere d'amore che sarebbero diventate l'arma di un ricatto osceno con cui lui cercava di riprendersi il trastullo dagli affanni della preghiera.

QUI NON E' PROPRIO IL CASO DI DIRE "OMNIA MUNDA MUNDIS".

7.KASPER E LE DICHIARAZIONI FUORI TEMPO
Sono più che preoccupato per l'evoluzione che la nostra Chiesa ha avuto negli ultimi anni. È giusto parlare di una “crisi di Dio” (cardinal Kasper), ma è solo una parte della verità. Lasciano la nostra Chiesa molte persone che credono davvero in Dio, ma che pensano di poter vivere meglio la loro fede al di fuori della nostra Chiesa. Il modo in cui la nostra Chiesa nella maggior parte dei casi reagisce ai suoi problemi non può continuare. Il modello di soluzione che io privilegio è molto conservatore: propendo per le tradizioni dei primi secoli della nostra Chiesa. Là c'erano molti presbiteri e vescovi con professioni civili – sposati e strettamente legati alle loro comunità. La nostra Chiesa dovrebbe convertirsi a queste strutture dei primi tempi. Il mio ex professore di teologia a Tubinga, Joseph Ratzinger, già nel 1970 aveva scritto come prognosi per il 2000 che la Chiesa del futuro avrebbe avuto preti con professioni civili: “In molte comunità minori, specificamente in gruppi sociali uniti, la normale cura d'anime sarà attuata in questo modo.” Allo stesso tempo resterebbe “indispensabile come prima il prete 'a tempo pieno'” (Joseph Ratzinger, Glaube und Zukunft, München 1970, 122 ss.) Se si fosse seguito allora il consiglio di Joseph Ratzinger, oggi la nostra Chiesa non si troverebbe in questa crisi.

MOLTISSIMI DI NOI CONDIVIDONO QUESTE DICHIARAZIONI. CI SAREBBE PIACIUTO CHE ALLA DICHIARAZIONE FOSSERO SEGUITI I FATTI SOPRATTUTTO QUANDO IL CARDINALE AVEVA RESPOSNABILITA' DI DICASTERO.

8. RUINI CON I CIELLINI
A Desenzano del Garda c'è la riunione del gruppo guidato da Formigoni e Lupi. E' il tradizionale convegno annuale dove i ciellini lombardi si danno appuntamento per riflettere sul senso della loro presenza in politica. Il convegno di apre sempre con la relazione di un principe della chiesa (in passato furono invitati Scola e Bertone). Quest'anno il card. Ruini ha detto nella prolusione:"Per fare politica da cristiani bisogna essere cristiani".

E BRAVO CARDINALE! HA FATTO UN'AFFERMAZIONE LAPALISSIANA MA MOLTO CHIARA. HA RICORDATO AI CIELLINI CHE DEBBONO ESSERE CRISTIANI. PECCATO, ANCHE QUI, CHE GLIELO RICORDA QUANDO ORMAI LUI E' FUORI DAL GIOCO.

9.I CATTOLICI TEDESCHI SI SBATTEZZANO
Un grande segno di sfiducia. Dopo i casi di abusi sessuali compiuti da sacerdoti, la Chiesa tedesca ha subito un’ondata di sbattezzi: 180 mila persone non hanno pagato la tassa di finanziamento al clero cattolico tedesco. Per la prima volta nella storia della Germania gli sbattezzi cattolici hanno superato quelli protestanti. La cifra però potrebbe essere ancora più alta, perché questo dato è calcolato tramite l’iscrizione formale. I dati sono stati calcolati da un’indagine di un inserto di Die Zeit nelle ventisette diocesi presenti in Germania. 24 di loro hanno comunicato le cifre degli sbattezzi, mentre solo tre no. Una crescita di uscite dalla Chiesa pari al 40% rispetto al 2009, un incremento in numeri assoluti di 50 mila fedeli in meno.La Chiesa tedesca cattolica batte per la prima volta quella protestante, che ha subito una flessione di circa 150 mila fedeli. La pubblicazione di numeri così negativi non ha però scosso più di tanto le gerarchie. “Ogni uscita è prima di tutto una perdita sul piano umano”, ha rimarcato il portavoce della conferenza episcopale tedesca, Matthias Kopp. La crisi dell’anno scorso non può essere sottaciuta, ma “bisogna guardare avanti”. La Chiesa cattolica vuole recuperare la credibilità persa. “E’ doloroso per noi, perché molte persone hanno utilizzato lo sbattezzo come la loro forma di protesta a causa dello scandalo”, ha detto all’inserto di Die Zeit il vicario generale di Colonia Dominik Schwaderlapp.

NON E' SOLO PER IL CASO DI PEDOFILIA CHE I CATTOLICI LASCIANO LA CHIESA, MA I PASTORI - SENTINELLE DORMIENTI - NON VOGLIONO ACCORGERSI.

10.
A SAVONA INDAGATO ANCHE IL VESCOVO
Savona, indagato anche il vescovo Lupi per omesso controllo.
I soldi regionali finiti altrove. Bufera sulla curia. Parroci accusati di truffa e falso
Nuova bufera giudiziaria sulla Curia savonese. Una decina tra preti e responsabili di circoli cattolici ha ricevuto un avviso di garanzia per aver utilizzato fondi regionali destinati al recupero degli oratori per realizzare altre opere: dovranno rispondere di truffa e di falso. Ma questa volta nel fascicolo è finito anche il nome del vescovo Vittorio Lupi, che, come previsto dal bando regionale, ha firmato alcune delle richieste di finanziamento presentate dalle parrocchie e finite nel mirino dei magistrati: per lui l’accusa sarebbe di omesso controllo, un obbligo previsto dagli accordi stipulati tra Stato e Chiesa nei Patti Lateranensi.
L’inchiesta intende fare luce sui contributi pubblici distribuiti dalla Regione tra il 2007 e il 2009, destinati agli oratori e ad altre attività connesse a favore di disabili (legge regionale numero 6 del 9 aprile del 2009) su ”valorizzazione e funzione degli oratori”. Alcuni sacerdoti avrebbe invece realizzato interventi interni ed esterni alla rispettive sedi parrocchiali, dai parcheggi sino alla ristrutturazione di immobili.
A dare via all’inchiesta è stato l’esposto del parroco di Lavagnola, don Giovanni Lupino, stanco di vedersi respingere la propria domanda. Il sacerdote ha scritto alla procura di Savona: «Leggere sui resoconti regionali, presenti sul sito della Regione Liguria, che i soldi sono andati a parrocchie che non hanno un oratorio ricreativo, indigna e offende ogni cristiano onesto, poiché significa che non si sono usati criteri di correttezza e trasparenza. L’uso scorretto del denaro pubblico è un reato da perseguire». La richiesta non è caduta nel vuoto. Nei mesi scorsi gli agenti di polizia giudiziaria sono andati a bussare alla porta delle parrocchie che avevano ottenuto i soldi. Hanno sentito i parroci, hanno scatto foto per documentare le opere realmente realizzate. Poi hanno bussato alla porta della Curia.

E' UNA BELLA SETTIMANA SANTA.
DIO NON VOGLIA CHE SI SCOPRA CHE IL PRETE CHE HA DATO IL VIA ALL'INCHIESTA L'ABBIA FATTO SOLO PERCHE' ESCLUSO DALLA TORTA!

11.
MILINGO RICOMPARE
A volte ritornano.
Anche il discusso, scomunicato ed oramai da tempo "ex" arcivescovo della Chiesa cattolica Emmanuel Milingo.
Nonostante la Santa Sede lo abbia estromesso dalla Chiesa nel 2001 Milingo continua a comportarsi come fosse un sacerdote, arrivando anche ad ordinare vescovi per quella che lui stesso definisce una nuova Chiesa: la Restored Universal Apostolic Church della quale fanno parte tutti preti sposati.
La notizia del nuovo exploit dell'ex arcivescovo arriva attraverso diverse fonti (ad esempio dal sito delle news Kenya Broadcasting Corporation) ed è corredata anche dalle immagini di Milingo che indossa la mitra e regge il bastone pastorale.
Sabato scorso Milingo ha officiato una cerimonia allo stadio di Ruringu nella regione di Nyeri in Kenya per ordinare un nuovo vescovo, Peter Njogu Kibutu, che è sposato ed ha già tre figli.
Il vescovo apparteneva alla Chiesa cattolica e proprio per il fatto di essersi sposato avrebbe deciso di aderire a questo nuovo movimento religioso che ammette il matrimonio per i sacerdoti.
Milingo quando era arcivescovo aveva raccolto un enorme seguito tra i fedeli cattolici di tutto il mondo anche per la sua attività di esorcista.
Suscitò dunque grande sgomento la sua decisione di aderire alla setta del reverendo Sun Myung Moon e soprattutto il suo matrimonio, nel maggio del 2001 con Maria Sung Ryen, in una cerimonia con altre cinquantanove coppie aderenti a religioni differenti.
Matrimonio finito sulle prime pagine di tutti i giornali e che ovviamente gli costò la scomunica da parte della Chiesa.
Ma Milingo anche durante questa ultima cerimonia officiata in Kenya continua sostenere di non essere fuori dalla Chiesa cattolica ma di voler invece tornare ai tempi della fondazione della Chiesa e degli Apostoli, quando il matrimonio non era proibito ai sacerdoti.
Il movimento dei preti sposati secondo Milingo sta diventando sempre più forte e conterebbe oramai più di 150.000 membri in tutto il mondo.

CHE CONTI PIU' DI 150.000 PRETI IN TUTTO IL MONDO, HO QUALCHE DUBBIO.
RIMANGO NELLA CERTEZZA CHE, COME SCRISSI A SUO TEMPO A MILINGO, IL SUO RUOLO DI VESCOVO AVREBBE GIOVATO MEGLIO ALLA CAUSA SE FOSSE RIMASTO DENTRO E NON AVESSE FATTO I COLPI DI TESTA DI ORDINAZIONI EPISCOPALI E PRESBITERALI.

12.
VESCOVI USA DENUNCIANO AUMENTO DI ABUSI SESSUALI
I vescovi cattolici americani hanno reso noto che nel 2010 le accuse di abusi sessuali da parte di preti cattolici sono aumentate, e che gli ispettori hanno accertato che 57 diocesi non seguono le direttive della Chiesa riguardo alla protezione dei bambini, a quanto riferisce l’agenzia Religion News Service (RNS) ripresa dall’Huffington Post.
Nel suo rapporto annuale sulle accuse di molestie sessuali, la conferenza dei vescovi informa che nel 2010 le accuse nei confronti di preti sono aumentate da 286 a 345. Gran parte di queste accuse sono state mosse da adulti rimasti vittime di abusi decenni orsono. Ma sette denunce di molestie sono state sporte per fatti avvenuti nel 2010.

Nel 2010 i costi relativi agli abusi sessuali sono aumentati di 19 milioni di dollari, per un totale di 70,4 milioni, gran parte dei quali spesi per compensare le vittime delle molestie.

Nelle diocesi esaminate dall’organizzazione Gavin Group di Boston sono stati riscontrati problemi con i programmi di ”ambiente sicuro” raccomandati dalla Chiesa, oltrechè inadeguatezze nell’addestramento dei bambini, dei pastori e dei direttori dei settori di istruzione religiosa. Due diocesi, una a Lincoln, Nebraska, e l’altra a Baker, Oregon, si sono addirittura rifiutate di cooperare con gli ispettori.

La ”Carta per la Protezione dei Bambini e dei Giovani”, varata dai vescovi nel 2002, richiede corsi di istruzione per la tutela dei minori e accertamenti annuali nelle diocesi, che però non sono obbligatori anche se 188 di esse vi aderiscono.

Ma l’effettiva efficacia degli accertamenti è stata messa in dubbio dopo che un rapporto della magistratura ha accusato l’Arcidiocesi di Filadelfia, che gli ispettori avevano trovato in regola, di non aver rimosso 37 preti accusati di molestie. I vescovi si propongono di modificare la ”Carta per la Protezione dei Bambini e dei Giovani” nel giugno prossimo.

CHISSA' SE QUESTE DENUNCE FARANNO RIFLETTERE!

13.
IL VESCOVO DI BRUGES DI RIFUGIA IN AMBASCIATA
L'ex-vescovo di Bruges,mons.Roger Vangheluwe, che ha confessato di aver abusato sessualmente di suo nipote quando questi era minore,ha lasciato il Belgio su ordine della congregazione vaticana per la dottrina della fede, rende noto la nunziatura vaticana a Bruxelles in un comunicato.

Inseguito dall'indignazione popolare per gli atti di pedofilia dei quali fu protagonista, l'ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, ha chiesto asilo diplomatico riparando nell'ambasciata della Santa Sede a Bruxelles. Il suo nome non era stato dimenticato dall'opinione pubblica, che si attendeva di vederlo processato per quanto compiuto sui bambini circa trent'anni fa e svelato ad aprile dello scorso anno. Quando si è saputo che i reati sono stati prescritti, la voce della rabbia popolare si è fatta sentire fin dentro le stanze della remota abbazia nelle Fiandre in cui l'anziano prete, 74 anni, si era ritirato dopo aver confessato almeno un abuso ed essersi dimesso dall'incarico. Il caso di Vangheluwe fu uno di quelli sollevati dalla commissione d'inchiesta voluta dal Vaticano e presieduta dallo psichiatra per l'infanzia Peter Adriaenssens. Il rapporto della Commissione fa luce su almeno 450 casi di pedofilia nella chiesa, avvenuti tra il 1960 e il 1985. Tredici delle vittime degli atti sessuali, sottolinea il rapporto, si suicidarono.

IL CARD. MINDSENTY SI RIFUGIO' IN AMBASCIATA U.S.A. A BUDAPEST PER MOTIVI MOLTO MA MOLTO PIU' NOBILI!

14.
NUOVA AMBASCIATRICE SPAGNOLA IN VATICANO. AMMICCAMENTI...
Ma quale imbarazzo. Se davvero in Vaticano si dovessero agitare per un cognome dal suono poco elegante, forse nei secoli la diplomazia della Santa Sede avrebbe smesso di funzionare. Insomma la provocazione c’è ma è ben più seria che quella del nome. L’imbarazzo il governo Zapatero l’ha creato oltretevere per ben altre questioni che non il cognome del rappresentante diplomatico. Maria Jesùs Figa, questo il nome che, semmai, farà un po’ sorridere anche nei Sacri Palazzi dove, tutto sommato, l’umorismo romanesco è di casa da secoli. Più interessante è sapere qual è la missione della nuova ambasciatrice. Una diplomatica di carriera che sostitutisce un politico, cattolico e chiaramente contro nozze gay, aborto ed eutanasia. Ed è proprio questo il nodo. Nell’anno che manca per la fine della legislatura, Zapatero vuole fare approvare la legge sull’eutanasia. Sarà presentata dal Ministero della Sanità a maggio. E con l’ambasciatore Vazquez in Vaticano sarebbe stato molto difficile.

15.
NUOVI BLOGGERS IN VATICANO
C’è grande fermento sotto il cielo della multimedialità vaticana. Non solo oggi l’Osservatore Romano mette in rete il suo nuovo sito web: “Pubblichiamo quello che gli altri ignorano e ignoriamo molto di quello che gli altri pubblicano”, si legge nella home bianca e gialla (i colori ufficiali). Non solo un nuovo portale vaticano nascerà presto, nel tentativo di accorpare tutto il settore news (Osservatore, Radio Vaticana e agenzia Fides) garantendo a ognuno “autonomia e individualità”. C’è di più. Ed è l’arrivo, previsto per il 2 maggio, di 150 blogger entro le mura leonine. Convocati per la prima volta dalla Santa Sede per “favorire un dialogo con i rappresentati della chiesa, condividere esperienze e capire meglio le esigenze di questa comunità”. Insomma, per parlare. Promotori dell’iniziativa il cardinale Gianfranco Ravasi e l’arcivescovo Claudio Maria Celli, coraggiosi nel chiedere il confronto con un mondo, quello dei blogger, che spesso più dei media tradizionali svolge il ruolo non sempre gradito di watchdog della vita della chiesa.

UN'APERTURA...CAUTA...MA PUR SEMPRE APERTURA. QUALCUNO CHE HA FATTO RICHIESTA E' STATO ESCLUSO!

16.
YOU CAT...E LE TRADUZIONI BIRICHINE.
Come si sa è uscito il nuovo catechismo per giovani in vista della giornata mondiale di Madrid.
La traduzione in italiano è un po' birichina: sembra che la chiesa ammetta la contraccezione.

SI E' CORSI AI RIPARI IRITIRANDO LE COPIE E RISTAMPADONE ALTRE.
NON VORREI ESSERE NEI PANNI DEL CORRETTORE DI BOZZE!

17. ANCORA SUL CELIBATO
Il libro di Cattaneo, Preti sposati?, 30 commenti sul celibato sacerdotale, continua ad essere presentato dai media con recensioni favorevolissime.
Riporto uno stralcio di quanto pubblica il primate di Ungheria Peter Erdo sull'Osservatore Romano:
"La lettura di questo libro è sicuramente di grande aiuto per comprendere come le profonde ragioni teologiche a favore del celibato sacerdotale non possano venire minimamente intaccate né dalla carenza di vocazioni sacerdotali, né dall’eventuale diffondersi di fallimenti o di alcuni comportamenti gravemente scandalosi — e assolutamente deplorevoli e intollerabili — da parte di alcuni preti. Il libro mette inoltre bene in evidenza il valore — oggi forse specialmente attuale — del celibato. Più che del Dio dei filosofi e dei teologi, il nostro mondo ha bisogno del Dio degli apostoli, dei discepoli di Gesù Cristo, nei quali Lui continua a rendersi presente e ad agire. Nelle conclusioni, il cardinale Piacenza scrive: «Non dobbiamo perciò lasciarci condizionare o intimidire da un mondo senza Dio che non comprende il celibato e vorrebbe eliminarlo, ma al contrario dobbiamo recuperare la motivata consapevolezza che il nostro celibato sfida il mondo, mettendo in profonda crisi il suo secolarismo e il suo agnosticismo e gridando, nei secoli, che Dio c’è ed è Presente!». Con il cardinale Piacenza, ci auguriamo quindi che questo libro trovi la più ampia diffusione, contribuendo a rendere il celibato sacerdotale sempre più apprezzato come dono prezioso dello Spirito di Cristo, che continuamente rinnova e santifica la sua Chiesa."

TUTTO VERO. MA TUTTA VERITA' PARZIALE.

18. NUOVO SOSTITUTO IN VISTA
L’attuale Sostituto, Fernando Filoni, dovrebbe essere promosso nei prossimi giorni alla guida della congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli (Propaganda Fide). Al suo posto, nella “cabina di regia” curiale, potrebbe arrivare il nunzio apostolico a Cuba, Giovanni Angelo Becciu, 62 anni.
L’avvicendamento, salvo sorprese dell’ultima ora, è in programma entro maggio. Becciu, originario di Pattada, nel sassarese, è diventato sacerdote per la diocesi di Ozieri nel 1972 e dal 1984 fa parte del servizio diplomatico della Santa Sede. Ha lavorato nelle nunziature in Africa , Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti. Nell’ottobre 2001 Giovanni Paolo II l’ha nominato nunzio apostolico in Angola. Qui a Luanda, nel marzo 2009, ha ricevuto e ospitato Benedetto XVI durante la seconda tappa del suo viaggio africano. Ratzinger, quattro mesi dopo, l’ha nominato suo ambasciatore a Cuba, destinazione non certo facile per un diplomatico vaticano: una scelta che attesta la stima di cui Becciu gode nei sacri palazzi. Se l’indiscrezione sarà confermata, significherà che la scelta del Papa e del cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone è caduta su un prelato piuttosto defilato, al di fuori delle tradizionali cordate del potere vaticano.

UNA CURIA CHE STA TORNANDO ITALIANA ?

19. MORTO PAGLIALUNGA
E’ morto il più anziano dei vaticanisti italiani, Arcangelo Paglialunga, autorevole osservatore di cose vaticane. Un ictus lo ha colpito mentre si trovava per strada alle 12, è stato ricoverato al Santo Spirito, è morto alle 17.30. Aveva 91 anni.

UN GIORNALISTA SERIO, UN PO' TIROSO, MA ABBASTANZA PROFESSIONALE.

20. DAI GESUITI AMERICANI PERPLESSITA' SULLA CANONIZZANZIONE
Nel mondo del cattolicesimo americano ci sono diverse voci contrarie alla stretta sui tempi voluta dal Vaticano per portare Giovanni Paolo II alla beatificazione. Tra queste i gesuiti i quali, sulla prestigiosa rivista America, non mancano di argomentare non solo le luci ma anche le ombre che si sono proiettate nei ventisei anni e mezzo di pontificato wojtyliano. Ma, scrive in queste ore su America James Martin, adesso basta. Martin non è una voce qualunque. Le sue idee l’hanno portato a essere spesso in feroce contrasto con Roma. Basti ricordare l’endorsement per i sacerdoti omosessuali quando, un anno fa, il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone durante un viaggio in Cile legò il problema della pedofilia nel clero a quello dell’omosessualità. “Sono un cattolico liberale ma sono anche un ammiratore del beato Giovanni Paolo II nonostante lui non sia stato un grande fan di noi gesuiti” scrive. Perché è vero, “ci sono state lamentele per un pontificato non esente da errori”.

21.
MARZO 2011

1.
CAPOVILLA SU ROCALLI
Il novantacinquenne Arcivescovo Loris Francesco Capovilla parla di Papa Roncalli, in un libro-intervista: RICORDI DAL CONCILIO, a cura di Ernesto Preziosi, Editrice La Scuola.
Raccoglie i ricordi di oltre mezzo secolo di storia dell'ex segretario del Pontefice del Concilio.

UN LIBRO DA LEGGERE.

2.
MESSA DI PERDONO PER LA PEDOFILIA
Perdono per le colpe commesse e gratitudine per la verita': e' il sentimento espresso dal vice presidente della Conferenza episcopale irlandese, l'Arcivescovo di Dublino, Monsignor Diarmuid Martin, nell'omelia per la liturgia penitenziale concelebrata nella pro-cattedrale di Saint Mary, assieme al visitatore apostolico per l'Arcidiocesi di Dublino, il Cardinale Arcivescovo di Boston, Sean Patrick O'Malley, alla quale ha partecipato un numeroso gruppo di fedeli, accompagnati dai loro familiari, vittime di abusi sessuali avvenuti all'interno di comunita' religiose.

ALTRO PASSO CONCRETO VERSO LA CHIAREZZA. MA...IL CAMMINO E' ANCORA LUNGO

3.
STRONCATA L'ARTE SACRA ITALIANA
Su "L'Osservatore Romano" il cardinale Ravasi e l'"archistar" Paolo Portoghesi criticano i nuovi edifici sacri costruiti in Italia col patrocinio della conferenza episcopale. Perché rompono con la tradizione e deformano la liturgia.

SPESSO NON SONO D'ACCORDO CON ALCUNE RICERCHE ARCHITETTONICHE, MA MI CHIEDO SE AI TEMPI DELLE CATTEDRALI GOTICHE QUALCHE RAVASI DI ALLORA NON DICESSE LE STESSE COSE.

4.
PEDOFILIA PERSEGUITA PENALMENTE IN U.S.A.
la diocesi di Philadelphia, governata da uno dei cardinali tra i più influenti, Justin Francis Rigali, turba i sonni delle gerarchie vaticane. Qui, infatti, il procuratore distrettuale Seth Williams ha appena annunciato l’incriminazione penale da parte del Grand Jury della città per un alto funzionario della diocesi, monsignor William Lynn, 60 anni, accusato di aver coperto negli anni passati diversi casi di abusi perpetrati ai danni di minori e di aver trasferito, proteggendoli, i preti colpevoli. E’ la prima volta che un funzionario della chiesa viene perseguito penalmente per aver coperto abusi. E’ la prima volta ma il caso potrebbe rappresentare un giro di boa importante: in futuro potrebbero essere perseguiti con la medesima accusa anche vescovi, cardinali, perfino il Pontefice.

COME DICEVO SOPRA...IL CAMMINO E' ANCORA LUNGO.

5.
IL PAPA "VERDE"
Che papa Benedetto XVI abbia una particolare attenzione ai temi ambientali è un fato noto. Del resto un papa, come ogni cristiano, vede il creato come espressione del Creatore e quindi degno di rispetto. E così pare che abbia chiesto di rendere elettrica anche la papabile, la vettura panoramica che usa in Piazza San Pietro e nei viaggi. Un modo anche per rispettare chi segue i suoi spostamenti da vicino e non divrà più respirare dannosi gas di scarico. Qualcuno in effetti lo ha già chiamato il “papa verde” e in effetti sotto il suo pontificato il Vaticano ha avuto un netto impulso ambientalista. Pannelli solari ormai son un pò dovunque nel piccolo stato a cominciare dal tetto dell’ Aula Nervi che è completamente coperto di cellule energetiche.

E' UNA BUONA NOTIZIA. NE ASPETTO ALTRE...UNA, AD ESEMPIO: ACCOGLIENZA IN STRUTTURE ECCLESIALI PER PROFUGHI

6. A MILANO SI VUOLE...
Girano i nomi sui candiati a Milano e i più gettonati a sostituire Tettamanzi sono Ravasi e Scola.

NON SO SU DOVE CADRA' LA SCELTA DEL PAPA. PARE CHE LA TERNA GLI SIA STATA GIA' PROPOSTA. DICO LA MIA: NON SCEGLIEREI NE' L'UNO, NE' L'ALTRO NON PERCHE' NON SIANO PERSONE VALIDE, MA PER L'ETA'. FRA 5 O 6 ANNI DOVREBBERO DIMETTERSI. SAREBBE MEGLIO CHE SI INVIASSE UN GIOVANE 55ENNE CHE ORA NON E' NE' VESCOVO, NE' CARDINALE. COME FECE PIOXII CON SCHUSTER E CON MONTINI E WOITYLA CON MARTINI.

6.
RUBY E LA CHIESA
Un mese fa aveva denunciato con una lettera aperta il silenzio «degli uomini credenti» di fronte alla vicenda Ruby, oggi suor Rita Giaretta è tornata a puntare il dito contro i cattolici che tacciono. «Guardando ogni sera in televisione questo spettacolo, mi sono chiesta dov’è la mia Chiesa? Dove sono i cattolici?», ha raccontato la religiosa orsolina della comunità Rut di Caserta intervenendo al seminario ’Donne protagoniste del futuro del paesè organizzato a Roma dalle parlamentari ex popolari ora nel Pd.«Come si può andare in chiesa, fare una battaglia per i crocefissi» e poi tacere, ha insistito. Suor Rita ha fatto poi un riferimento diretto alla Lega. «Mi hanno riferito che al Nord i suoi esponenti hanno girato tutte le scuole per verificare se c’erano i crocefissi», ha spiegato, «perchè tutto questo? Ci appelliamo a Cristo e lasciamo questi scempi, lasciamo che i veri crocefissi siano fracassati».Da qui l’appello della religiosa. «Servono leggi che promuovano la vita e la famiglia», ha detto, «c’è una grande sfida educativa. Non possiamo scimmiottare il Vangelo. Gesù ci direbbe ’Guai a voi ipocriti, fariseì. Tocca a noi risvegliarci». E il suo messaggio è stato diretto soprattutto alle donne. «Se il corpo oggi è mercificato, continua però ad avere la capacità di generare», ha detto, «allora, se abbiamo profonda
sfiducia nel senso della vita, bisogna ripartire per dare coraggio. Bisogna essere meno lamentosi e dare speranza».

CONCORDO CON LA SUORA.

7.JESUS VON NAZARETH
E' uscito il libro del papa Gesù di Nazareth.

COMMENTI POSITIVI DA PARTE DI TUTTI.

8.
MONS NEGRI E LA VITA POLITICA
Il vescovo di San Martino-Montefeltro, Luigi Negri, presidente della fondazione per il Magistero sociale della Chiesa, in un’intervista alla “Stampa” (28 febbraio 2011), ha affermato che «da sempre alla Chiesa interessa ciò che un governante fa per il bene comune.

Sul piano della condotta individuale indirizziamo a Berlusconi le stesse raccomandazioni rivolte a chiunque altro. Sui comportamenti personali il giudizio spetta solo a Dio». Secondo mons. Negri esistono «le condizioni per orientare cattolicamente la restante parte della legislatura verso i principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di istruzione». Il “no” del premier alle adozioni dei single e alle unioni gay sono «segnali positivi di disponibilità alla cooperazione per l’interesse generale dell’Italia» e «le incoerenze etiche di un governante non distruggono il benessere e la libertà del popolo, gli attacchi alla famiglia e alla sacralità della vita devastano la vita sociale». «Ci sono margini – ha aggiunto – per un’azione più incisiva dei cattolici nella vita pubblica. La democrazia non si fa con l’ingegneria costituzionale.

Manca un rapporto equilibrato tra la politica e un apparato giudiziario autoreferenziale e indipendente nei suoi atti. Le priorità sono la salvaguardia della vita dal concepimento alla fine naturale, della famiglia eterosessuale (l’unica feconda), della possibilità per la Chiesa di svolgere l’azione formativa e culturale tra la gente».

Quanto agli scandali del premier, mons. Negri ha spiegato che «se esistono reati tocca alla legge stabilirlo» e non si può condannare a priori.

IL VESCOVO CIELLINO SAREBBE UNO DEI PAPABILI A MILANO.
MI AUGURO CHE IL PAPA SCELGA BENE PER LA DIOCESI PIU' VASTA DEL MONDO.

9.
STA PER USCIRE IL MANUALE ...
Sarà pubblicata nelle prossime settimane, probabilmente agli inizi di aprile, l’istruzione della Pontificia Commissione Ecclesia Dei – firmata dal cardinale Levada, dal segretario Guido Pozzo e approvata da Benedetto XVI – che stabilisce alcuni criteri applicativi del motu proprio Summorum Pontificum. Come si ricorderà, il motu proprio, promulgato da Papa Ratzinger nel 2007, aveva sancito la liberalizzazione dell’antico messale e la possibilità per gruppi di fedeli di chiedere direttamente ai parroci la celebrazione della messa secondo il rito precedente alla riforma conciliare (con il messale romano del 1962, e non con quelli precedenti.

ATTENDO CON IMPAZIENZA L'EDIZIONE DEL MANUALE ANCHE SE A MIO AVVISO NON SE NE SENTIVA L'ESIGENZA

10.
SUSANNA TAMARO SUL SUO VESCOVO INNAMORATO
“Niente provoca più invidia dell’amore. Padre Giovanni ha amato questa diocesi e la sua gente in modo particolare. Per troppo amore oggi viene dimesso e questa cosa mi fa molto soffrire”.

Susanna Tamaro abita nella diocesi di Orvieto-Todi il cui vescovo, il piemontese monsignor Giovanni Scanavino, sabato scorso è stato dimesso dal Vaticano e riconsegnato ai suoi abiti di monaco agostiniano. Così si è presentato ai fedeli due giorni fa. Così tra pochi giorni lascerà la diocesi. Andrà in ritiro in un convento dell’ordine religioso a cui appartiene, probabilmente a Cascia vicino a Norcia, dove secondo quanto lui stesso ha spiegato si dedicherà a pregare, confessare e aiutare coloro che hanno bisogno. Il 30 novembre il segretario di padre Giovanni, il diacono Luca Seidita, si è suicidato dopo che Roma gli aveva negato il permesso di essere ordinato prete.

Su don Seidita da tempo circolavano in diocesi maldicenze legate alla sua presunta omosessualità. Mentre su Scanavino alcuni preti della diocesi facevano circolare il sospetto che fosse un vescovo non all’altezza del compito affidatogli, “protettore degli omosessuali”, hanno detto alcuni, e, di più, dei preti in odore di pedofilia. Ma alle dimissioni arrivate da Roma ha reagito il popolo, schierato con forza inaspettata in difesa del suo vescovo, pronto a scendere per le strade e a disertare la prima messa della domenica celebrata in duomo senza padre Scanavino all’altare: domenica scorsa si dice ci fossero soltanto venti fedeli in un duomo solitamente gremito in tutte le sue tre grandi navate.

Susanna Tamaro trova squallida la maldicenza. Il chiccchierare dietro le persone per il solo gusto di farlo. Dice: “Non mi stupisce la reazione della gente, del popolo. Padre Giovanni da quando è qui ha ribaltato una chiesa che prima del suo arrivo era implosa in se stessa. C’era un vescovo del posto. E’ stato in diocesi venticinque anni, tutti sostanzialmente all’insegna del senza infamia e senza lode. Le parrocchie erano vuote. Deserte. L’arrivo di padre Giovanni ha cambiato la vita della gente. Con lui si sono verificate tante conversioni, anche radicali. Prima tabula rasa, dopo una fioritura miracolosa. Padre Giovanni ha fatto quello che ogni vescovo dovrebbe sempre fare: ha amato la gente. Girava per le strade. Parlava con tutti. Ascoltava i problemi di tutti. Entrava nelle case. E forse ha rotto uno status quo. Forse il suo troppo amore ha scombussolato certi equilibri interni. Padre Giovanni è stato come una ventata d’aria fresca a cui probabilmente non tutti, anche a Roma, erano preparati. Qual è il suo principale difetto? L’eccesso di bontà. Quella stessa bontà che don Luca ha sperimentato su di sé e che poi, all’improvviso, non ha più trovato”.

Le dimissioni di Scanavino arrivano dopo mesi non facili per la chiesa cattolica e il Vaticano in particolare. Le accuse contro il Papa e i vescovi che avrebbero protetto e nascosto, soprattutto negli anni in cui Pontefice era Giovanni Paolo II, la pedofilia tra coloro che indossano l’abito sacro hanno fatto sì che la linea della “tolleranza zero” prendesse il vantaggio. Una linea nuova entro le mura leonine, alimentata e suffragata dall’appoggio di non pochi cardinali di peso dentro e fuori il Vaticano. Scanavino è stato dimesso a 72 anni. A nulla è valsa la constatazione che fra tre anni, in ogni caso, sarebbe andato automaticamente in pensione.

Dice Tamaro: “Non tutti i casi sono uguali. La chiesa dovrebbe sempre guardare i singoli casi e mai calare dall’alto sentenze definitive. Ricordo un giovane prete accusato di pedofilia solo perché aveva negato a un gruppo di persone la possibilità di accedere a un salone della parrocchia per una festa. E’ facile far nascere scandali, sospetti, equivoci. Più difficile è amare le persone, aiutarle a crescere. Trovo molto indelicato, ad esempio, e anche poco amorevole nei confronti della diocesi di Orvieto, che si sia deciso di dimettere padre Giovanni pochi giorni prima che iniziasse la quaresima. I tempi liturgici per Roma non contano più nulla? Non si poteva dimetterlo dopo Pasqua? La gente qui era tornata in chiesa grazie a padre Giovanni. Adesso dove andranno? Andranno ad ascoltare la messa di quei preti che l’hanno diffamato? Roma dovrebbe chiedersi come deve essere un vescovo. Chi è il vescovo? Un padre che ama i suoi figli, tutti i suoi figli, o un burocrate magari appassionato di carrierismo? Padre Giovanni ci lascia perché l’amore crea sempre confusione. Il suo amare ha confuso. Ma non è di questo amore, di questa testimonianza che abbiamo bisogno? La vicenda di Padre Giovanni mi ricorda quella di don Tonino Bello. Anche lui in fondo incompreso. E poi, a posteriori, definito da tutti ‘santo’”.

NO COMMENT

11.
IL PAPA IN DIRETTA TV
Il Papa partecipera' ad un programma televisivo, "Domande su Gesù", lo speciale del Venerdi' Santo della trasmissione "A Sua Immagine" di Rai Uno. Una decisione, della quale ha dato notizia il conduttore Rosario Carello al ‘Corriere della Sera’, che rappresenta una assoluta novita' anche rispetto all'unico precedente, la partecipazione dello stesso Benedetto XVI alla lettura in diretta della Bibbia promossa due anni fa dal vaticanista Giuseppe De Carli, il direttore di Rai Vaticano scomparso da qualche mese. Il Pontefice, infatti, questa volta ha accettato di entrare in un format gia' collaudato e di successo come quello degli speciali che la rubrica religiosa della prima rete realizza ogni anno per offrire ai telespettatori la possibilita' di formulare liberamente le proprie domande - inerenti alla "Passione" - ed ottenere risposte da grandi teologi e altri qualificati esperti (il tutto viene trasmesso in un orario non particolarmente felice: le 14,15).

QUALCUNO DIMENTICA CHE LA SERA DEL PRIMO CORPUS DOMINI DA PAPA, BENEDETTO XVI SI FECE INTERVISTARE IN DIRETTA DA RAGAZZI IN PIAZZA SAN PIETRO.
LE DOMANDE SONO COMUNQUE PREDISPOSTE.
E' UN'APERTURA AI MEDIA?
FORSE SI'.
SECONDO ME SAREBBE MEGLIO SE IL BOTTA E RISPOSTA NON FOSSE PREPARATO.

12.
NOI SIAMO CHIESA SUL TESTAMENTO BIOLOGICO
La Conferenza Episcopale Italiana, a partire dai casi Welby ed Englaro, ha fatto sulla questione del fine vita una vera e propria “svolta” rispetto alla linea della Chiesa cattolica, che è ben definita in più documenti e, in particolare, nel Catechismo del 1992.

Sulla base di questi testi :

•la volontà del paziente, privo in modo permanente di coscienza, qualora essa sia stata preventivamente e adeguatamente espressa, non può essere contraddetta dalla volontà del medico (come prevede invece il ddl Calabrò).
•la nutrizione e l’alimentazione di persona in stato vegetativo permanente possono essere considerate procedure mediche “sproporzionate rispetto ai risultati” (art. 2278 del Catechismo) e, quindi, la loro interruzione legittima.
La gran parte degli operatori sanitari condivide queste posizioni. Nel mondo cattolico italiano iniziano a manifestarsi posizioni diverse rispetto a quelle ufficiali. I vescovi tedeschi hanno da tempo adottato una linea diversa da quella dei vescovi italiani e coerente con la dottrina tradizionale.

“Noi Siamo Chiesa” nel documento allegato motiva quanto sopra.

“Noi Siamo Chiesa” dissente dalla “campagna” della CEI che è ora ripresa in vista del dibattito alla Camera di settimana prossima sul testo Calabrò, che è diventato, di fatto, un disegno di legge Calabrò/Governo/Conferenza Episcopale Italiana. I vescovi lo appoggiano a causa della loro ossessione per una ipotetica “deriva eutanasica”, che non ha fondamenti nella realtà.

“Noi Siamo Chiesa” invita tutti i cattolici a intervenire contro l’aspro bipolarismo etico in corso, che è dannoso alla Chiesa e alla società. Di conseguenza si abbandoni, nel breve periodo, questa controversa soluzione legislativa del problema e si apra una riflessione a tutto campo che preveda un nuovo dialogo con la cultura “laica”.Tra i cattolici prevalga la consapevolezza che il fine vita non deve essere violentato da macchine che ne modifichino l’esito naturale nel momento dell’incontro dell’anima con il suo Creatore e che è compito di tutti, famigliari e operatori sanitari, fare in modo che esso avvenga nel modo più normale e più sereno possibile.

La “campagna” ideologica, e dallo sfondo tutto politico, della Conferenza Episcopale, per ottenere questa legge, concentra energie e mobilitazioni che potrebbero essere molto più evangelicamente impegnate sia in trattamenti sanitari per prevenire e lenire le sofferenze dei malati, sia in interventi di ogni tipo a favore di chi, per le più diverse cause materiali o spirituali, soffre durante il corso della vita, sia nel nostro paese che nel mondo

13.
GESU' NON ERA OSTILE AL SESSO COME IL PAPA.
Signor Küng, lei rimprovera alla curia romana e a Papa Benedetto XVI l’assolutismo, il culto della personalità, la censura, di instupidire della popolazione e la propaganda. Si potrebbe dire che lei descrive una dittatura.
E‘ una formulazione molto forte. Nel mio libro descrivo la verità della chiesa cattolica in tutta la sua ambivalenza.

Non è un’espressione troppo forte?
Non si può smentire che questa forma di direzione della chiesa sia più una dittatura spirituale che la collegialità ispirata al secondo Concilio Vaticano. Ora coma come ora decide tutto un solo uomo, se gli anticoncezionali sono permessi, se decine di migliaia di preti si possono sposare, se milioni di cristiani possono festeggiare insieme l’eucaristia o meno. Un simile processo minaccia la chiesa, e non possiamo permetterlo.

Si può ancora salvare la Chiesa?
Solo se la Chiesa riesce a superare il sistema medioevale dove tutto viene deciso a Roma. Non è facile, ma alcuni lo hanno fatto. Nel frattempo la media dei fedeli cattolici è andata verso la parte dei riformatori.

Non i vescovi però. La sua lettera aperta, indirizzata a tutti i vescovi del mondo, nella quale li invitava ad una riforma, non ha ricevuto alcuna risposta.
Hanno paura, della curia, del Papa, dei loro colleghi, delle sette fondamentaliste interne alla Chiesa. Ma quei vescovi, che non vogliono alcun cambiamento, si trovano oggi in una situazione di grande pressione. Devono rendersi conto, che centinaia di migliaia di fedeli abbandonano la chiesa. Questo non può non essere percepito a lungo da nessun vescovo. E quando alla fine non ci sarà più alcun prete che li sostiene, diventerà molto difficile proseguire in questo modo.

Lei sostiene che la Chiesa cattolica deve essere guarita. Ma quando mai è stata diversa? La Chiesa è sempre stata gerarchica e conservatrice, questa è la sua essenza.
I primi cristiani non erano nè gerarchici nè conservatori. L’essenza della Chiesa è in primo luogo la cristianità e l’umanità. Nell’undicesimo secolo si è verificata una rivoluzione dall’alto, che ha portato all’assolutismo del Papa, ad un clericalismo nemico dei laici, alla sessuofobia e alla misoginia. La riforma protestata provò a contrastare questo modo di essere, anche l’Illuminismo, e poi il Concilio Vaticano Secondo ha riformato qualcosa, ancora troppo poco.

UNA LUNGA INTERVISTA AD HANS KUNG SUL FRANKFURTES ALLEGMEINE. MOLTO INTERESSANTE.

13.
LIBRO SUL CELIBATO

E' uscito il libro di Cristian Cochini sul celibato, edito da Millennium Romae.

14.
VIOLENZE CLERICALI SULLE SUORE.
Il Vaticano: “Sì, sapevamo dei preti che violentavano le suore”
4 marzo 2011
Drammatiche rivelazioni: religiose messe incinta da sacerdoti venivano costrette ad abortire. Da Roma, nulla.

Tutto il marcio nascosto fra le pieghe della Chiesa Cattolica sta venendo fuori ogni giorno di più: dopo la tragedia dei preti pedofili, altri casi di violenza sessuale all’interno dei sacri palazzi scuotono l’opinione pubblica. Soprattutto perchè il Vaticano sta venendo costretto ad ammettere che sapeva tutto, e non ha fatto nulla.

VIOLENZE ALLE SUORE – La vicenda è drammatica, ed arriva dall’America. Il National Catholic Reporter sarebbe venuto in possesso di documenti che proverebbero come alcuni sacerdoti avrebbero violentato e, in alcuni casi, messo incinta delle suore che sarebbero poi state costrette ad abortire (documenti però non reperibili online, ma rilanciati da blog molto attendibili sulle notizie dal Vaticano).

La Chiesa Cattolica Romana ieri ha ammesso di essere stata a conoscenza degli incidenti in almeno 23 paesi riguardanti abusi sessuali e violenze di suore da parte di preti. Secondo il Vaticano, la maggior parte degli abusi sessuali e delle violenze è stato perpetrato in paesi africani, in cui sedicenti preti celibi avrebbero abbandonato i servizi delle prostitute per paura di contrarre l’Aids e avrebbero iniziato a violentare le suore. Documenti confidenziali sono filtrati la settimana scorsa al National Catholic Reporter, e non sono stati smentiti dalle autorità della Chiesa.

Come dicevamo, si tratterebbe di autentiche violenze a danno di religiose, perpetrate da chi avrebbe dovuto condividere la propria scelta di vita. E come ripiego rispetto al sesso a pagamento, per di più.

ABORTI – In casi estremi, arrivando fino a dover praticare aborti di urgenza. Il che, per chi fa capo alla Chiesa che chiede al mondo di proibire la pratica, è invero abbastanza curioso.

Molti dei cinque rapporti sono stati in circolazione per più di sei anni, mentre altri sono relativamente più recenti, ma in ogni caso i preti avrebbero chiesto sesso in cambio di favori. In casi estremi, le suore sarebbero state messe incinta e costrette ad avere aborti.

Si tratterebbe di rivelazioni davvero in grado di mettere in imbarazzo il Vaticano, che sapeva ma non ha fatto niente. I casi sono dei più disparati e curiosi, e davvero non gettano una buona luce sulla gerarchia cattolica: inoltre, mettono in seria difficoltà gli sforzi di Papa Ratzinger per recuperare il dialogo col mondo dopo lo scandalo dei preti pedofili su scala globale. Ora, avrà un altro fronte da tappare.

TUTTO BENE – Le autorità vaticane interrogate in merito, nicchiano.

Le autorità della Chiesa, apparentemente, avrebbero fatto ben poco per affrontare il problema, anche se i documenti citano innumerevoli casi di violenza ed abuso sessuale da parte di membri del clero. In un caso, una suora incinta sarebbe morta per colpa di un aborto; in altri 29 le suore in una congregazione sarebbero tutte rimaste incinte per mano di preti della stessa chiesa. Obbligati a riconoscere la portata del problema, dal Vaticano cercano di tenere bassa l’attenzione. Un portavoce, ieri, ha attribuito il problema “ad un area geografica ristretta” e ha ricordato ai reporter del buon lavoro effettuato dalla stragrande maggioranza delle suore e dei preti.

Insomma, sarebbero le solite mele marce a rovinare il lavoro di tutti i bravi operatori della Chiesa: il che, seppure vero, non rimuove il problema. Da Roma sapevano e non hanno agito, pur potendo. Perchè?

LA STORIA – La questione appare ancora più grave se, come detto peraltro dagli stessi portavoce vaticani, ci si rende conto che l’intera vicenda sarebbe centralizzata nelle diocesi africane, le più povere ma anche le più importanti per il futuro della Chiesa. Molti anni fa, 10 ormai, c’era stata una suora che aveva deciso di uscire allo scoperto per raccontare del prete che la violentava.

Laura entrò nella vita religiosa nell’Africa occidentale con tante speranze ed ideali, in un convento della diocesi nonostante le obiezioni del padre che voleva che si unisse ad un ordine internazionale. Aveva 17 anni quando è entrata, 27 quando è stata violentata da un prete.

Si tratta stavolta di un reportage dal National Catholic Reporter. E racconta uno spaccato della vita di una novizia, che viene letteralmente assaltata dalle avances sessuali più che esplicite dei preti. Che le chiedono, in maniera cristallina, di avere rapporti sessuali con lei. E dire che aveva voluto farsi suora per rinunciare ad una vita che comprendesse vicende del genere.

Nonostante gli avvertimenti della madre superiora, Laura non era preparata a ciò che sarebbe avvenuto dopo aver preso i voti definitivi. “Non ho realizzato quanto brutto sarebbe stato”, ha detto. “Appena sono uscita dal noviziato, era come un incubo. I preti ci chiedevano sempre sesso, non solo i preti diocesani ma anche quelli africani membri di ordini internazionali. Gli dicevo: “Ma sono una suora”, ho preso i voti; e loro dicevano: “Va tutto bene fino a che non facciamo figli”.

Tutto questo era noto fin dal 2001. E da Roma nessuno fece niente: centinaia di donne – prima che suore, donne – venivano violentate nelle parrocchie e nei conventi. Oggi escono i rapporti segreti, e dal Vaticano non riescono nemmeno a chiedere scusa.

MI HA PASSATO L'ARTICOLO PATRIZIA VITA DE IL DIALOGO.
E' ALLUCINANTE!

14.
IL GREGORIANO IN TV
IL 12 marzo il gregoriano sbarca stabilmente in televisione grazie a “La domenica con Benedetto XVI”, in onda su Tv 2000 ogni sabato alle 17.30. Mezz’ora di trasmissione in cui i “Cantori Gregoriani” diretti dal maestro Fulvio Rampi eseguiranno i canti della liturgia domenicale: accompagneranno il meglio della predicazione del Papa (omelie, Angelus, discorsi) illustrata anche dallo storico dell’arte Timothy Verdon.

BELLISSIMO!!!
NON SIA, PERO', UN REVIVAL DI NOSTALGICI!

15
ALTRO PRETE PRESTO PAPA'
“So che questa notizia vi lascia sconcertati o addirittura scioccati”, ha detto rivolgendosi ai fedeli il prete, che ha conosciuto la futura madre di suo figlio oltre sei anni fa. “So che non avremmo mai dovuto avvicinarci tanto”, ha riconosciuto.
Il curato aveva precedentemente informato il vescovo della diocesi di San Gallo, Markus Büchel, che, a suo dire, lo ha sostenuto in un periodo di "vergogna e disperazione". Il sacerdote ha tenuto a esprimere pubblicamente gratitudine per la comprensione dimostrata al vescovo, che da parte sua ha chiesto ai parrocchiani di non giudicare né il prete, né la donna.
In estate il curato si prenderà un periodo di riflessione, per decidere sul proprio avvenire privato e professionale, in accordo con le autorità ecclesiastiche.

MI CONGRATULO CON IL VESCOVO CHE HA VOLUTO PERSONALMENTE ANNUNCIARE LA COSA AI FEDELI. C'E' SOLO UN NEO NELLA NOTIZIA: LO STESSO PRETE HA DICHIARATO CHE IL PERIODO VISSUTO E' STATO DI VERGOGNA E DISPERAZIONE. I SOSTANTIVI POSSONO ESSERE LETTI SUL VERSO E SUL DRITTO, DIPENDE DAI PUNTI DI VISTA

16
SUICIDIO DI UN PRETE
Per tutti era il «prete del sorriso». Da ieri, don Enzo Fiore, 43 anni di Altamura, da nove anni sacerdote e da sei mesi alla guida della parrocchia di Maria Santissima Addolorata a Poggiorsini, non c’è più. Lo hanno trovato morto ieri mattina i genitori, impiccato a una fune nella tromba delle scale che dalla parrocchia portano alla sua casa. Sui motivi del gesto, nessuno sa darsi spiegazioni. Anche perché don Enzo non lasciato un biglietto e, soprattutto, nulla nei suoi atteggiamenti poteva far pensare alla depressione. I genitori erano preoccupati perché l’altra sera don Enzo sarebbe dovuto essere ad Altamura per un sinodo. Ma ad Altamura, dove vive la sua famiglia, il sacerdote non c’è mai arrivato: dietro la piccola chiesa di Poggiorsini è stata trovata anche la sua auto, una Lancia Y che senza dubbio dall’altra sera non si è mai spostata di lì, come hanno potuto testimoniare diversi parrocchiani. Inutile il tentativo degli stessi genitori di contattarlo: intorno alle 23 c’è stato un collegamento - secondo quanto riferito dalla madre - ma dall’altro capo del telefono non si sentiva la voce del 43enne, ma suoni confusi. Poi, i genitori non hanno più ricevuto risposta, anche se il telefono ha continuato a squillare. Per questo ieri mattina si sono precipitati a Poggiorsini, fino alla macabra scoperta.
Gli ultimi a vedere vivo don Enzo erano stati alcuni ragazzi che frequentano la parrocchia, poco prima delle 18. Per i carabinieri della piccola stazione, coordinati dal capitano Giangabriele Affinito della compagnia di Altamura, non ci sono dubbi: nessuna traccia di violenza sul cadavere e nessun segno di effrazione alla porta che conduce sia all’abitazione che alla sacrestia della Madonna Santissima Addolorata, che possano far pensare a un omicidio a seguito di rapina. Don Enzo si è suicidato. Ieri, il pm di turno della procura di Bari, Giuseppe Dentamaro, ha dato già in tarda mattinata l’autorizzazione al seppellimento e la salma di don Enzo è stata subito composta nella bara, lasciata aperta per consentire ai parrocchiani di guardarlo ancora una volta. I funerali si terranno oggi pomeriggio alle 15.30.
Vi prenderà parte anche il vescovo di Altamura, monsignor Mario Paciello. «Non ci sono perché», ha detto la Diocesi in una nota ufficiale. «Anche questo fa parte dei misteri della fede», ha detto don Nunzio Falcicchio, l’addetto stampa. Cordoglio è stato espresso anche da Mario Stacca, sindaco di Altamura, la città di origine del sacerdote. Prima di arrivare a Poggiorsini, don Enzo era stato un religioso della comunità di Casa Betania a Terlizzi. Poi, in accordo con il vescovo, era rientrato in Diocesi: a giugno scorso era stato vice parroco di Santa Teresa ad Altamura, poi era arrivato a Poggiorsini. A giorni avrebbe assunto le funzioni ufficiali di parroco.

NO COMMENT

16.
NUOVI ESORCISTI
Una nuova giovinezza sta nascendo per gli esorcisti sotto il pontificato di Benedetto XVI. Tra pochi giorni tanti di loro si ritroveranno, non senza la benedizione vaticana, all’Ateneo pontificio Regina Apostolorum per un nuovo corso loro dedicato. Tema: “Gli esorcismi e le preghiere di liberazione”. I principali esperti del settore mettono in comune le proprie esperienze nella speranza che nuove leve di esorcisti nascano nelle diocesi del mondo che ancora ne sono sprovviste.
Il Papa sa e approva.

IL MALE E' SEMPRE TRA NOI.

17.
UN LIBRO SU GIOVANNI PAOLO II ITINERANTE


Il prossimo 23 marzo alle 17.30 presso la Radio Vaticana in Piazza Pia a Roma, viene presentato "Compagni di viaggio - Intervista al volo con Giovanni Paolo II". É il frutto di un lungo lavoro di ricerca che ho fatto nei preziosi arichivi della Radio del papa.
Il direttore della radio emittente vaticana e portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, guiderà una tavola rotonda con la qualificata partecipazione del cardinale Roberto Tucci S.J., organizzatore dei viaggi internazionali di Papa Wojtyla, la giornalista e scrittrice spagnola Paloma Gómez Borrero (la prima donna ad essere ammessa fra i giornalisti a seguito del Papa nei suoi viaggi fuori dall'Italia), don Giusppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana (che pubblica il volume) e Gian Franco Svidercoschi, scrittore e vaticanista.

L'IDEA E' ORIGINALE.

18.
ANDARE A MESSA E PERDERE LA FEDE?
Si può andare a Messa e rischiare di perdere la fede? La provocazione è di monsignor Nicola Bux che ha deciso di intitolare il suo ultimo libro: “ Come andare a Messa senza perdere la fede.” Per ora il libro è stato pubblicato in Italia dalla Piemme, ma certamente presto ci saranno edizioni in altre lingue. Perché il tema è caldo. Lo ha dimostrato il dibattito che si è svolto a Roma lo scorso 2 marzo per la presentazione del volumetto. Due cardinali, Raymond Leo Burke, prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica e Antonio Cañizares Llovera Prefetto della Congregazione per il culto divino ne hanno parlato con il professor Ettore Gotti Tedeschi presidente dello Ior. E il suo è stato un intervento che ha riportato il punto di vista dei Christifideles, dei laici che leggono gli eventi alla luce della fede.

IL TEMA E' INTERESSANTE

19.
PRETE ABORTISTA
Rischia la scomunica il ’prete operaiò catalano Manuel Pousa Egrenat, per avere aiutato una ragazza a fare ricorso all’aborto in un centro specializzato.L’arcivescovado di Barcellona ha avviato una procedura nei suoi confronti dopo la pubblicazione di una biografia del sacerdote, noto per l’impegno in favore degli abitanti dei quartieri più poveri della metropoli catalana, nella quale l’autore, lo scrittore Francesc Buxeda, riferisce che ’Parè Manel ha aiutato una giovane ad abortire in una clinica per impedire che, disperata, lo facesse da sola in casa rischiando di morire dissanguata. Il religioso si dichiara però
’anti-abortistà.L’arcivescovado di Barcellona ha ricordato che secondo il codice di diritto canonico la partecipazione ad un aborto è punita con la scomunica. La procedura avviata dalle autorità religiose punta per ora a verificare se quanto riferito nel libro di Buxeda corrisponda a realtà

E CI MANCHEREBBE!!!

20.
OTTO PER MILLE IN UN LIBRO
JHS, acronimo di Jesus Hominum Salvator, fu il primo brand della Chiesa Cattolica, e San Bernardino dopo l'omelia lo faceva baciare ai fedeli: per questo, e perchè era un grandissimo predicatore, è il patrono della pubblicità». A svelare le origini dell'antico legame tra Chiesa e pubblicità è il docente e critico televisivo Aldo Grasso, che oggi ha presentato in Laterano il nuovo libro di Dario E. Viganò, Chiesa e pubblicità - Storia e analisi degli spot 8x1000, edito da Rubbettino, con prefazione di Matteo Calabresi, responsabile Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. «Un bel libro, non solo per specialisti, che getta uno sguardo profondo e lungimirante sull'8x1000», afferma il Rettore della Pontificia Università Lateranense Enrico Del Covolo, sottolineando sulla scorta del De civitate Dei di Sant'Agostino come «oggi a cielo e terra si sono affiancati i non luoghi, figli della postmodernità». Per il sottosegretario CEI Mauro Rivella, viceversa, l'8x1000 «è il termometro dell'apprezzamento degli italiani per la Chiesa, un referendum che si ripete ogni anno». «Dobbiamo esplorare - prosegue - nuove modalità di comunicazione e nuovi canali: se in 20 anni abbiamo utilizzato la tv con coraggio, ugualmente sapremo vincere le prossime sfide». Con il sine qua non evidenziato da Grasso: «Nel mondo della comunicazione il fine non giustifica mai il mezzo, ovvero il medium. Se con la presunzione di avere valori forti da comunicare non si presta attenzione al modo, si fallisce: non a caso, la Pubblicità Progresso è la peggiore».

IL MIO CONVINCIMENTO RIMANE SEMPRE QUELLO: NON SI PRELEVA IN CONCERTO CON LO STATO. L'OBOLO E' LIBERALE, AUTONOMO E SPONTANEO.
COSI' SIAMO ALLA MASSIMA MEDIOEVALE:GESTA DEI PER FRANCOS

21
IN VATICANO TORNA IL CARCERE
Dall'inizio di aprile la Santa Sede tornerà a dotarsi di una sanzione che nella prassi giudiziaria canonica era praticamente caduta in disuso: il carcere. A comminare questa pena è la legge n. 127 dello stato della Città del Vaticano promulgata lo scorso 30 dicembre, che entrerà in vigore il 1 aprile prossimo. Una legge che colpisce il riciclaggio di denaro sporco e il finanziamento del terrorismo.
"Beneficerà" di questa legge anche lo IOR che, come si sa, è sempre stato un organismo "absolutus" da vincoli.

SEGNO DI UNA VOLONTA' PRECISA DEL PAPA CHE NON TOLLERA GIRI STRANI. PER APRIRE UN CONTO ALLO IOR DI DOVEVE ESSERE "CONOSCIUTI", QUASI COME COSE FATTE IN FAMIGLIA E QUESTO ERA UN VANTAGGIO PER TUTTI QUELLI CHE VOLEVANO FARE QUALCOSA DI STRANO. PRESIDENTE DELLA NUOVA AUTORITA' SARA' IL CARD. NICORA - MILANESE - CHE E' ANCHE PRESIDENTE DELL'AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO DELLA SANTA SEDE.

22.
HANS KUNG SULLA CHIESA
Il teologo ribelle Hans Küng, in una lunga intervista concessa alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro “Si può ancor salvare la Chiesa?”, spara a zero sulla direzione della Chiesa cattolica che definisce “una dittatura spirituale” non più ispirata alla collegialità del Concilio e prigioniera di un sistema medievale dove tutto è deciso da Roma. Küng denuncia una Chiesa ormai autoreferenziale, ostentatamente sfarzosa ed incapace di frenare un esodo inarrestabile di fedeli che non si riconoscono più in una istituzione che ha perso lo spirito originario, quando la chiesa era comunitaria e aperta ai laici e non conservatrice. Secondo il teologo la responsabilità di questo declino è da attribuire soprattutto alla linea preconciliare degli ultimi due papi. A proposito di Giovanni Paolo II – che
ricordiamo è l’autore del provvedimento che impedì a Küng di potere insegnare teologia cattolica – Küng definisce la sua
canonizzazione “una farsa”. Quanto a Benedetto XVI “parla bene della libertà della chiesa nel mondo, ma verso l’interno non mantiene quello che dice. Roma continua ad esercitare repressione ed inquisizione verso vescovi, preti, teologhi e suore” non allineati. Uno stoccata Küng la riserva anche allo scandalo degli abusi sessuali che coinvolge la Chiesa cattolica, attribuibile al fatto di aver reso tabù la sessualità: “Noi non troviamo questa sessuofobia e questa misoginia in Gesù, e San Paolo disapprovava chi voleva vietare il matrimonio”. Infine Küng, se da una parte fa appello affinché la Chiesa
Cattolica si apra alle sollecitazioni venute dalla Riforma e dall’Illuminismo, non si augura che diventi “protestante” – secondo il teologo le chiese evangeliche oggi soffrono del problema opposto ovvero di poca coesione e dell’assenza di una guida unitaria – parimenti deve liberarsi da una cappa fatta di autoritarismo, disciplina e mancanza di creatività, vittima di un papa, Ratzinger, che “per molti aspetti è un uomo che conosce il mondo molto superficialmente, e che nel suo modo di pensare rimane imprigionato nella Baviera barocca e nel Medioevo. E da tre decenni vive nella corte vaticana”.

23.
SAVONA COOPTA LAICI
Savona - La Chiesa spalanca le porte ai laici. Sia per sopperire al calo dei religiosi, sia perché in alcuni settori (come gli uffici che si occupano di famiglia o di cultura), il contributo e le competenze dei laici possono essere più significativi di quelli dei religiosi. Per questi due motivi i laici, già presenti a centinaia nelle diverse parrocchie e in alcuni uffici diocesani, avranno in futuro un coinvolgimento maggiore. La situazione pastorale e la relativa distribuzione del clero in diocesi nei prossimi anni saranno affrontate nuovamente dal Consiglio presbiterale, che il 6 aprile si riunirà in Seminario. Nella riunione dell’8 marzo, dopo aver distribuito l’elenco del clero diocesano - 62 preti diocesani e 18 religiosi incardinati in diocesi o svolgenti funzioni - il vescovo Vittorio Lupi ha chiesto una riflessione comune sulla situazione pastorale diocesana.

«È un momento da vivere come occasione per un maggiore coinvolgimento della corresponsabilità del laicato e nell’impegno per una formazione dei laici nella Chiesa - ha detto monsignor Lupi - Proposte verranno anche chieste al Consiglio pastorale diocesano e a tutto il clero». Nell’incontro è stata evidenziata la necessità di un collegamento maggiore tra la diocesi e le parrocchie. In futuro ai laici potrebbero essere affidati in diocesi la conduzione degli uffici beni culturali, pastorale familiare e pastorale scolastica. È stato anche ipotizzato un ufficio diocesano che, nel campo dell’amministrazione, supporti le parrocchie anche attraverso il lavoro retribuito di alcuni laici.

E' UNA COSA UN PO' SQUALLIDA COOPTARE LAICI PERCHE' MANCANO PRETI. O NO?

24.
FEBBRAIO 2011

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NICHI VENDOLA “AUCTOR PROBATUS”
Nel sussidio pastorale per la Quaresima le edizioni Paoline hanno introdotto un testo di Nichi Vendola che prende spunto dal vescovo don Tonino Bello.
Ho trovato in proposito il seguente commento:
“Come noto, nel sussidio liturgico- pastorale della Quaresima, alla prima domenica, fa capolino uno scritto del Governatore della Puglia Vendola che prende spunto da alcuni brani di don Tonino Bello. Certo, con un colpo solo, il maldestro politico, ha inferto due autogol: non crediamo che questa sviolinata a settori catto- progressisti della chiesa piaccia a gran parte della base del suo partito. Poi ha inferto un bel colpo alla reputazione di don Tonino se questi viene elogiato proprio da lui.
Di tanto parliamo col noto e qualificato sociologo cattolico professor Massimo Introvigne.
Professor Introvigne, trova normale questa iniziativa dei paolini?:
"… la apprendo la lei in quanto sono occupato in altre cose, ma mi pare sconcertante, da sbigottire, ma ormai dai paolini ci sta da aspettarsi di tutto, pur di vendere copie, visto che sono in crisi, si inventano di tutto, la sua firma in uno scritto che girerà tra i banchi di chiesa, incompatibile con la stessa chiesa".
Spieghi meglio:
" Vendola, col suo stile barocco e si comprende solo lui e quattro esaltati, si proclama cattolico. Ma un cattolico come dice il Papa deve rispettare i principi non negoziabili, ossia difesa della vita dal momento iniziale sino alla fine naturale, dunque dire di no ad aborto, eutanasia, pillola del giorno dopo e mi pare che la sua giunta faccia il contrario. Poi deve difendere la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio sacramentale tra un uomo e una donna e non lo fa, essendo a favore delle coppie di fatto, in fine il suo stile di vita personale, e avrei detto oggi la stessa cosa per Berlusconi, é di scandalo ed incomprensibile per un cattolico vero".
Lei farebbe circolare e distribuire quel libretto?: " no, oggi sarebbe di scandalo e incomprensibile ai cattolici, con conseguenze pericolose e bene farebbe l' autorità ecclesiastica a provvedere e evitare questa cosa con qualsivoglia mezzo".
Crede che i cattolici reagiranno?: " il cattolico può essere sconcertato da quel libretto e da Vendola e ricavare cattiva impressione della chiesa ed é questo il motivo per il quale io ne vieterei la diffusione. Poi trovi sempre il prete stravagante che fa il contrario. Ma certamente non diamo un buon esempio e ritengo che la chiesa e i cattolici debbano protestare. Tutto sommato, i cattolici sono adulti e vaccinati, ne hanno viste tante e alle tante aggiungeranno questa baggianata e sanno valutare. Non a caso, famiglia Cristiana va a picco e Radio Maria o il Timone vanno avanti bene".

NO COMMENT

2.
APPELLO PER ABOLIZIONE CELIBATO
Alcuni esponenti di primo piano della comunità cattolica tedesca hanno scritto una lettera aperta al Papa affinchè ponga fine al celibato per i sacerdoti se non vuole che la Chiesa resti a corto di preti. La lettera, pubblicata sull'autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung, è opera, tra gli altri, del presidente del Bundestag, Norbert Lammert e il minsitro dell'Istruzione, Annette Schavan, entrambi esponenti della Cdu del cancelliere Angela Merkel. Secondo i vescovi tedeschi nel 2020 due terzi delle parrocchie saranno prive di sacerdoti. Secondo gli autori della lettera la sostenere il celibato non è «un necessità pressante come quella di aver parrocchie senza preti». Il suggerimento è quello di cordinare «uomini pii sperimentati sposati con donne cattoliche che abbiano superato l'età della fertilità».

UN APPELLO UN PO’ IPOCRITA MA E’ SEMPRE MEGLIO DI NIENTE.

3.
LO IOR VERSO LA TRASPARENZA
Da una settimana l'Autorità di Informazione Finanziaria, il nuovo organismo vaticano creato per vigilare affinché in enti legati alla Santa Sede non si compiano operazioni di riciclaggio di proventi criminosi e di finanziamento del terrorismo, ha un presidente nella persona del cardinale Attilio Nicora, che resta anche presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Il primo obiettivo che Nicora intende raggiungere è l'iscrizione della Santa Sede nella "White List", cioè la lista degli stati più impegnati nel prevenire e contrastare i citati crimini finanziarI.

INIZIATIVA ENCOMIABILE CHE PUO’ PORTARE SOLO EFFETTI POSITIVI.

4.
SIAMO AL DELIRIO.
L'associazione religiosa Legio Mariae ha dato mandato a un legale di presentare una denuncia contro Dante Svarca, ex dirigente del Comune di Ancona e membro dell'Unione atei e agnostici razionalisti, che ha provocatoriamente segnalato alla Procura l'arcivescovo di Ancona mons. Edoardo Menichelli per abuso della credulità popolare in relazione alla somministrazione, come 'corpo di Cristo, dell'ostia consacrata, chiedendo l'esame del dna per dimostrare la «presenza effettiva» nell'eucarestia della vera e viva carne di Gesù«. La contromossa dell'associazione religiosa si basa sull'ipotesi di »offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio«. Le affermazioni di Svarca, spiega la Legio Mariae in una nota, sono »assolutamente inesatte, dal punto di vista storico culturale, circa i fondamenti della religione cristiana cattolica: infatti, la consacrazione del pane e del vino, in corpo e sangue di Cristo, non vuole rappresentare per i sacerdoti e per i fedeli un atto di scienza umana bensì un atto di fede«. In altri termini, il reato di abuso della credulità popolare »non risulta in alcun modo configurabile per il semplice fatto che nessun sacerdote afferma che l'ostia ed il vino sono, rispettivamente, il corpo ed il sangue 'biologico di Cristo ma sono il corpo ed il sangue 'spirituale che nessuno strumento tecnico-scientifico (nella fattispecie l'accertamento del Dna) può rilevare«. Al contrario, »le gravi affermazioni, pubblicamente rese dallo Svarca, oltre a poter perpetrare il reato di calunnia e di diffamazione, sicuramente configurano il reato, tuttora vigente, di offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio«.

MA NON C’E’ NIENTE DI MEGLIO A CUI PENSARE?

5.
RILASCIARE INTERVISTE E’ PERICOLOSO.
L’ arcivescovo breasiliano Joao Braz de Aviz, chiamato poche settimane fa da Benedetto XVI a guidare la Congregazione per i religiosi, ha rilasciato un’intervista all’Osservatore Romano e ha detto parole che molto fanno pensare: la teologia della liberazione, ha detto, “non è solo utile ma anche necessaria’”. Tanto che ha permesso alla chiesa di scoprire ”l’opzione preferenziale per i poveri”, che è una ”opzione evangelica”. “L’opzione preferenziale per i poveri è un’opzione evangelica dalla quale dipenderà, prima di tutto, la nostra stessa salvezza. La sua scoperta e la sua costruzione da parte della teologia della liberazione hanno significato uno sguardo sincero e responsabile della chiesa al vasto fenomeno dell’esclusione sociale”.Braz de Aviz ha ricordato anche una lettera che Giovanni Paolo II scrisse nel 1986 alla conferenza episcopale brasiliana nella quale disse che “la teologia della liberazione non è solo utile ma anche necessaria”.

E’ UNA CARATTERISTICA DI DIVERSI NEO PREFETTI DELLE CONGREGAZIONI VATICANE QUELLO DI RILASCIARE DICHIARAZIONI ESPLOSIVE APPENA ARRIVATI A ROMA PER ASSUMERE I PROPRI NUOVI INCARICHI. NEL 2006 FU L’ALLORA NEO PREFETTO DEL CLERO, IL BRASILIANO CLAUDIO HUMMES, A DIRE AL QUOTIDIANO BRASILIANO ESTRADO DO S. PAULO CHE IL CALO DELLE VOCAZIONI POTREBBE INDURRE IL VATICANO A RIDISCUTERE IL TEMA DEL CELIBATO SACERDOTALE CHE IN REALTÀ “NON È UN DOGMA MA SOLO UNA NORMA DISCIPLINARE”. UNA DICHIARAZIONE DI PER SÉ OVVIA – CHE IL CELIBATO NON È UN DOGMA È DIFFICILMENTE CONFUTABILE – MA CHE PRONUNCIATA ALL’INIZIO DEL MANDATO DI HUMMES ALLA GUIDA DEL CLERO SUONÒ COME UNA SORTA DI DICHIARAZIONE PROGRAMMATICA (E PER QUESTO PROVOCÒ DIVERSI MALUMORI SOPRATTUTTO ALL’INTERNO DELLA CURIA ROMANA). QUANTO A GIOVANNI PAOLO II POCO DA DIRE. NESSUNO PUÒ CONFUTARE CHE WOJTYLA DISSE QUELLE PAROLE NEL 1986. MA CERTO APRIRE ALLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE IN OCCASIONE DELLA PRIMA USCITA PUBBLICA DA PREFETTO DI UN’IMPORTANTE CONGREGAZIONE VATICANA RESTA UN SEGNALE CHE SUONA, ANCHE QUI, COME UN PROGRAMMA. ANCHE PERCHÉ WOJTYLA ELOGIÒ SÌ LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZONE, MA SOLTANTO QUELLA CAPACE DI SMARCARSI DALL’IDEOLOGIA MARXISTA CHE DI FATTO L’HA SEMPRE PERMEATA. PER IL PAPA ERA CHIARO CHE LA SALVEZZA DELLA CHIESA NON VENIVA ANZITUTTO “DALL’OPZIONE PER I POVERI”, MA DA CRISTO. FU ANCHE PER SOTTOLINEARE QUESTO CONCETTO CHE NEGLI ANNI OTTANATA DIVERSI PROTAGONISTI DELLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE FURONO PROGRESSIVAMENTE ALLONTANATI DAI VERTICI DELLA GERARCHIA, COME AVVENNE PER LEONARDO BOFF CHE SUBÌ DIVERSI PROCESSI ECCLESIASTICI PER POI ABBANDONARE, NEL 1992, L’ORDINE FRANCESCANO.

6.
IL PAPA ED I MEDIA NEL MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE
Il Papa sdogana Facebook, ma "il contatto virtuale non puo' e non deve sostituire il contatto umano diretto". Nel Messaggio per la 45esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (5 giugno 2011), sul tema "Verita', annuncio e autenticita' di vita nell'era digitale", Benedetto XVI invita tutti i cristiani a "unirsi con fiducia e con consapevole e responsabile creativita' nella rete di rapporti che l'era digitale ha reso possibile. Non semplicemente per soddisfare il desiderio di essere presenti, ma perche' questa rete e' parte integrante della vita umana". La riflessione del Pontefice si sofferma in modo particolare sulle "inedite opportunita' di stabilire relazioni e di costruire comunione" rese possibili dai "social network". Non cita la piattaforma creata da Mark Zuckerberg, ma il riferimento e' chiaro: "Nella ricerca di condivisione, di 'amicizie', ci si trova di fronte alla sfida dell'essere autentici, fedeli a se stessi, senza cedere all'illusione di costruire artificialmente il proprio 'profilo' pubblico". Qui sta la questione - sottolinea il Papa -: il coinvolgimento in queste reti "conduce a nuove forme di relazione interpersonale, influisce sulla percezione di se'" e "pone quindi, inevitabilmente, la questione non solo della correttezza del proprio agire, ma anche dell'autenticita' del proprio essere. E i credenti devono contribuire "affinche' il web non diventi uno strumento che riduce le persone a categorie, che cerca di manipolarle emotivamente o che permette a chi e' potente di monopolizzare le opinioni altrui". Un Papa che non naviga in Rete, non usa il computer, e che i suoi discorsi li scrive a penna, anzi preferibilmente a matita, ma che allo stesso tempo e' sicuramente affascinato dalle potenzialita' delle tecnologie digitali. Ma anche in tempi di Web 2.0, tutte le opportunita' vengono sfruttate. Nel maggio 2009 la Santa Sede e' approdata su Facebook, con una pagina di Benedetto XVI a cui mandare messaggi ricevendo discorsi e fotografie, mentre il link dedicato soprattutto ai giovani, cui ci si collega anche con l'I.Phone, e' all'indirizzo www.pope2you.net. Altri servizi vaticani di comunicazione via Internet sono all'indirizzo www.resources.va, mentre sono attivi sei canali Twitter multilingue, di cui quello italiano e' news_va_it. L'ultima novita', grazie a un accordo con Telecom Italia, e' stata la possibilita' di vedere le celebrazioni di Natale in diretta audio-video sia sul computer che sugli I.Phone, attraverso i siti della Radio Vaticana, del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali (www.pccs.va) e del collaudato Pope2you.net. Per la prossima Pasqua, infine, ha annunciato Monsignor Claudio Maria Celli, dovrebbe essere inaugurato il nuovo portale multimediale di notizie vaticane. Inizialmente sara' in italiano e in inglese, poi in tutte le altre lingue.

7.
CONTINUA L’ESODO DEGLI ANGLICANI
Circa 50 preti e laici anglicani australiani dissidenti, che si oppongono a liberalizzazioni come l' ordinazione femminile e intendono accettare l'offerta di papa Benedetto XVI di unirsi alla Chiesa cattolica, sono riuniti da oggi in un collegio della Gold Coast nel loro primo incontro nazionale. All'ordine del giorno l'adesione al nuovo Ordinariato anglicano, l'organizzazione extra-geografica simile a una diocesi, costituita questo mese per decreto dal Vaticano, che permetterà loro di mantenere il clero sposato, la liturgia e le strutture della Chiesa anglicana.L'autorevole giurista John McCarty ha l'incarico di consigliare i convenuti su questioni costituzionali e legali che sorgeranno dallo storico passo. L'arcivescovo australiano John Hepworth, primate della Comunione anglicana tradizionale nel mondo, si è detto fiducioso che il patrimonio del gruppo, come proprietà immobiliari e fondi fiduciari, non sarà sottratto quando l'Ordinariato diverrà ufficiale nei prossimi mesi.La ri-ordinazione di quattro vescovi della Comunione anglicana tradizionale australiana, di un vescovo anglicano in pensione, di un vescovo giapponese e di 24 preti anglicani è prevista per il 12 giugno. Secondo il primate della Chiesa anglicana d'Australia, Phillip Aspinall, l'Ordinariato australiano avrà poca conseguenza sulla Chiesa principale, dato che «la maggior parte di coloro che desideravano lasciare la Chiesa anglicana lo hanno già fatto».

NON RITENGO POSITIVO PER L’ANNUNCIO DEL MESSAGGIO CRISTIANO PASSARE DA UNA CHIESA ALL’ALTRA SOLO PERCHE’ NON SI CONDIVIDONO LE POSIZIONI DI UNA DI QUESTE. MI SEMBRA UN CAMBIO DI CASACCA E BASTA.

8.
ANCHE IN SVIZZERA SOSPESI PRETI PEDOFILI

Una diocesi cattolica nella Svizzera occidentale ha sospeso i due sacerdoti dopo le accuse che hanno abusato sessualmente di minori. La diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo informa che accuse su un sacerdote nel cantone di Ginevra sono state presentate ai locali pubblici ministeri.
Si dice che il secondo caso in accuse di preoccupazioni adiacenti da cantone Vaud che hanno superato i termini di prescrizione. Il Vicario generale Nicolas Beticher ha promesso di fornire ulteriori dettagli sui casi come ad esempio il numero di minori abusati, l'anno di presunti reati o l'età dei sacerdoti. Molti cattolici negli ultimi anni i sacerdoti in Svizzera sono stati accusati di abuso sessuale di minori.

NO COMMENT

9.
GLI EGIZIANI NON SONO TROPPO DEMOCRATICI

Buona parte della popolazione egiziana che in questi giorni si è ribellata al trentennale regime di Hosni Mubarak dice di preferire la democrazia ad ogni altra forma di governo. Nello stesso tempo, però, e in maggioranza schiacciante, vogliono che sia lapidato chi commette adulterio, che siano tagliate le mani ai ladri e che siano messi a morte coloro che abbandonano la religione musulmana.
È ciò che risulta da un'indagine condotta in Egitto e in altri sei paesi a maggioranza musulmana dal Pew Forum on Religion & Public Life di Washington, numero uno al mondo per quanto riguarda le ricerche in questo campo. Gli altri sei paesi indagati sono la Turchia, il Libano, la Giordania, il Pakistan, l'Indonesia e la Nigeria. Circa i rapporti tra politica e religione, quasi la metà degli egiziani pensano che l'islam influisca già ora fortemente sulla politica. E tra quelli che la vedono così, il 95 per cento giudicano che ciò sia un bene.

QUANDO POLITICA E RELIGIONE SI SOSTENGONO A VICENDA, NON E’ MAI UN BENE PER L’UOMO.


10
CATECHISMO PER GIOVANI IN VISTA DI MADRID
La scrittura e la pubblicazione di un "Catechismo della Chiesa cattolica" è stata una delle più grandi imprese del pontificato di Giovanni Paolo II. A quell'impresa l'allora cardinale Joseph Ratzinger diede un contributo decisivo. E da papa, uno dei suoi primissimi atti è stato, il 28 giugno 2005, proprio la pubblicazione di un Catechismo bis: il "Compendio", una versione più breve dell'opera maggiore, concentrata in 598 domande e risposte. Ora Benedetto XVI ci riprova. Si appresta a pubblicare una terza versione del Catechismo, diretta ai giovani tra i 14 e i 20 anni, in un linguaggio previsto più adatto a loro. Il volume ha per titolo "YouCat", acronimo di "Youth Catechism", catechismo dei giovani. Il suo progetto è nato in Austria, con la supervisione del cardinale di Vienna, Christoph Schönborn. La lingua originale del volume è quindi la tedesca. Sono in corso traduzioni in altre dodici lingue, che usciranno man mano nei vari paesi a partire dal prossimo mese di marzo. L'edizione italiana è stata curata dal patriarca di Venezia, Angelo Scola, ed è stampata da Città Nuova, l'editrice dei Focolarini. Il lancio in grande stile di "YouCat" avverrà con la Giornata Mondiale della Gioventù in programma a Madrid dal 16 al 21 agosto. In quell'occasione, ciascun giovane troverà una copia del volume nella sua "sacca del pellegrino".

11.
ANCORA CRITICHE ALL’INCONTRO DI ASSISI
Tali critiche potrebbero essere riassunte in questi termini: l’incontro di Assisi annunciato da Benedetto XVI potrà anche non piacerci; tuttavia non si può criticare un Papa per ciò che ha fatto (Giovanni Paolo II nel 1986) o per ciò che ha intenzione di fare (Benedetto XVI nel 2011), pretendendo di spiegargli ciò che è bene per la Chiesa. Pontefice. La risposta a questa critica ci viene dal Catechismo, dalla tradizione teologica, dalla storia della Chiesa e dall’Insegnamento pontificio. Il Catechismo ci insegna che il sacramento del Battesimo ci incorpora alla Chiesa, facendoci partecipi della sua missione (n. 1213) e quello della Confermazione obbliga tutti i battezzati «a diffondere e a difendere con la parola e con l’opera la fede come veri testimoni di Cristo» (n. 1285). La promessa della divina assistenza dello Spirito Santo, più volte ripetuta dal Signore agli Apostoli (Gv. 14, 16-17; 26-26); non si manifesta solo attraverso il Magistero, ma anche attraverso il consenso dell’universitas fidelium, come hanno spiegato, contro i protestanti, il grande teologo domenicano Melchior Cano nel De Locis theologicis e san Roberto Bellarmino nel De ecclesia militante.

LA CRITICA VIENE DAL SITO PONTIFEX ROMA. VA DETTO CHE L’ATTUALE PONTEFICE, QUANDO ERA CARDINALE, PRESE LE DISTANZE PUBBLICAMENTE DALL’INCONTRO DI ASSISI.
NON SO CHE ESITI IMMEDIATI POSSANO AVERE QUESTI INCONTRI CHE PERSONALMENTE REPUTO PLEONASTICI. MA … LO SPIRITO SANTO SA AGIRE OLTRE I MIEI GRETTI CONFINI DI VEDUTA.

13
RIFORMA DELLA CONGREGAZIONE DEL CULTO DIVINO.
Sarà pubblicato nelle prossime settimane un documento di Benedetto XVI che riorganizza le competenze della Congregazione del culto divino affidandole il compito di promuovere una liturgia più fedele alle intenzioni originarie del Concilio Vaticano II, con meno spazi per i cambiamenti arbitrari e per il recupero di una dimensione di maggiore sacralità.
Il documento, che avrà la forma di un motu proprio, è frutto di una lunga gestazione – lo hanno rivisto dal Pontificio consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi e gli uffici della Segreteria di Stato – ed è motivato principalmente dal trasferimento della competenza sulle cause matrimoniali alla Rota Romana. Si tratta delle cause cosiddette del «rato ma non consumato», cioè riguardanti il matrimonio avvenuto in chiesa ma non compiutosi per la mancata unione carnale dei due sposi. Sono circa cinquecento casi all’anno, e interessano soprattutto alcuni Paesi asiatici dove ancora esistono i matrimoni combinati con ragazzine in età molto giovane, ma anche i Paesi occidentali per quei casi di impotenza psicologica a compiere l’atto coniugale.
Perdendo questa sezione, che passerà alla Rota, la Congregazione del culto divino di fatto non si occuperà più dei sacramenti e manterrà soltanto la competenza in materia liturgica. Secondo alcune autorevoli indiscrezioni un passaggio del motu proprio di Benedetto XVI potrebbe citare esplicitamente quel «nuovo movimento liturgico» del quale ha parlato in tempi recenti il cardinale Antonio Cañizares Llovera, intervenendo durante il concistoro dello scorso novembre.
Cañizares aveva detto: «La riforma liturgica è stata realizzata con molta fretta. C’erano ottime intenzioni e il desiderio di applicare il Vaticano II. Ma c’è stata precipitazione… Il rinnovamento liturgico è stato visto come una ricerca di laboratorio, frutto dell’immaginazione e della creatività, la parola magica di allora». Il cardinale, che non si era sbilanciato nel parlare di «riforma della riforma», aveva aggiunto: «Quello che vedo assolutamente necessario e urgente, secondo ciò che desidera il Papa, è dar vita a un nuovo, chiaro e vigoroso movimento liturgico in tutta la Chiesa», per porre fine a «deformazioni arbitrarie» e al processo di «secolarizzazione che purtroppo colpisce pure all’interno della Chiesa».
È noto come Ratzinger abbia voluto introdurre nelle liturgie papali gesti significativi ed esemplari: la croce al centro dell’altare, la comunione in ginocchio, il canto gregoriano, lo spazio per il silenzio. Si sa quanto tenga alla bellezza nell’arte sacra e quando consideri importante promuovere l’adorazione eucaristica. La Congregazione del culto divino – che qualcuno vorrebbe anche ribattezzare della sacra liturgia o della divina liturgia – si dovrà quindi occupare di questo nuovo movimento liturgico, anche con l’inaugurazione di una nuova sezione del dicastero dedicata all’arte e alla musica sacra.

ATTENDO IL MOTU PROPRIO. LO LEGGERO’ CON GLI OCCHIALI DI UN VECCHIO LITURGISTA.


14
CONFESSIONI ON LINE.
Da qualche giorno gira la notizia di una nuova applicazione che permetterebbe la confessione ono Hi Phone.

SARO’ TRADIZIONALISTA MA CREDO CHE IL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE DEBBA OBBLIGATORIAMENTE PASSARE ATTRAVERSO IL SACERDOTE. E’ UN CONFRONTO, UN’ANALISI DI VITA, UN IMPEGNO A VIVERE IL VANGELO E L’ASSOLUZIONE NON E’ UN GESTO MAGICO.

15
UNA NUOVA PROPOSTA PASTORALE PER SEPARATI E DIVORZIATI.
Prende il titolo da una domanda tratta da una lettera di San Paolo apostolo ai Romani («Chi ci
separerà dall'amore di Cristo?») ed è una iniziativa offerta, in tandem, da due diocesi toscane (Pistoia e Pescia) tramite i rispettivi uffici per la «pastorale con la famigla». È un cammino triennale dedicato al vastissimo universo di famiglie separate, divorziate, risposate e conviventi che manifestano -precisano gli organizzatori-«il desiderio di tenere comunque contatti con la comunità ecclesiale sulla base della fede in Gesù Cristo». Si tratta di incontri formativi (il primo si è già svolto lo scorso 15 gennaio) a cadenza mensile ospitati nei locali della parrocchia pesciatina di Castellare: prossimo appuntamento sabato 19 febbraio. Seguiranno, sempre alle 16 e fino alla cena compresa, altri tre appuntamenti: 19 marzo, 16 aprile, 21 maggio. Durante il percorso, e con l'aiuto di esperti, vengono affrontati -aggiunge Piero Pierattini che con la moglie Paola dirige l'ufficio «famiglia» della diocesi di Pistoia- diversi profili: biblico-teologici ma anche giuridici, legati all'educazione dei figli e al magistero della Chiesa, al servizio nella Chiesa e alla dimensione relazionale del perdono. Tengono molto, gli organizzatori, a ricordare cosa San Paolo colloca subito dopo la domanda che dà titolo all'iniziativa. «Io sono infatti persuaso -scrive San Paolo- che nè morte nè vita, nè angeli nè principati, nè presente nè avvenire, nè potenze, nè altezza nè profondità, nè alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro
Signore».

OTTIMA INIZIATIVA. CONTINUA UN PERCORSO CHE E’ BENE TENERE VIVO IN VISTA DI UN MODO NUOVO DI VIVERE IL VANGELO.


16
MILANO NON E’ MAI STATO COSI’ NEL MIRINO
È stato avviato l’iter per la successione al vertice della Chiesa ambrosiana del cardinal Dionigi Tettamanzi. Anche se non vi è alcuna certezza sui tempi sulla nomina del nuovo arcivescovo di Milano, secondo quanto si è appreso ai vescovi di tutte le diocesi della Lombardia sono giunte dalla Nunziatura Apostolica in Italia le lettere con le “terne” sulle quali i porporati dovranno esprimere il loro gradimento.
Le “terne”, come è noto, sono coperte dal segreto apostolico e sarebbero giunte nei giorni scorsi al vaglio dei porporati lombardi. L’arcivescovo di Milano è in prorogatio da due anni e il suo incarico al vertice della Chiesa ambrosiana, la diocesi più grande del mondo, dovrebbe “scadere” la prossima primavera.
Tettamanzi è rimasto al vertice della diocesi di Milano su indicazione del Papa che nel giugno 2012 ha scelte proprio la diocesi ambrosiana come sede dell’Incontro mondiale delle famiglie.
Dalla Curia del capoluogo lombardo non è giunto alcun commento in merito all’iter per la successione di Tettamanzi.
Tra i nomi dei possibili nuovi Arcivescovi di Milano si fanno quelli del Patriarca di Venezia Angelo Scola, del neo Cardinale Gianfranco Ravasi, e del vescovo metropolita di Chieti-Vasto Bruno Forte.

RAVASI HA GIA’ ESCLUSO DI PENSARE A MILANO. SCOLA TORNEREBBE A CASA FRA I SUOI CIELLINI (E SAREMMO MESSI DAVVERO MALE, NOI LOMBARDI), LA STESSA COSA SI DOVREBBE DIRE SIA DI FORTE, CHE DI NEGRI, CHE DI FISICHELLA (QUEST’ULTIMO E’ POCO GETTONATO, MA CI PENSA DA SEMPRE…).
SAREBBE BELLO CHE IL PAPA FOSSE INNOVATIVO: NON NOMINASSE, MA SCEGLIESSE DA UNA TERNA PROPOSTA DALLA COMUNITA’ AMBROSIANA.
GIA’…SAREBBE BELLO, MA..

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RAVASI PARTE IN GRANDE…IL CORTILE DEI GENTILI ALLA SORBONA.
L'universita' della Sorbona, l'Unesco, l'Accademia di Francia e la piazza di fronte a Notre Dame saranno i suggestivi luoghi parigini dove sara' inaugurato a marzo il 'Cortile dei Gentili', la nuova struttura vaticana permanente voluta da Benedetto XVI per favorire lo scambio e l'incontro tra credenti e non credenti. "Varie personalita' del mondo della cultura francese", ha spiegato il Cardinal Gianfranco Ravasi alla Radio Vaticana, "saranno protagoniste di questa inaugurazione assieme al Papa, che interverra' in videoconferenza". E il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ha aggiunto: "L'interesse che l'iniziativa sta registrando nel mondo della cultura laica e' veramente sorprendente. E' gia' previsto un preludio a Bologna il 12 febbraio e altri incontri in autunno a Tirana e Stoccolma. Quello a cui puntiamo non e' un dialogo accademico per trovare un minimo denominatore comune. Vogliamo affrontare questioni di antropologia radicale come il bene e il male, la vita e l'oltre vita, il dolore, ma anche il valore della teologia".

QUESTA STORIA DEL CORTILE DEI GENTILI MI SEMBRA UN PO’ UNA BUFALA.
STAREMO A VEDERE.

17.
MATRIMONI RELIGIOSI PER GAY A LONDRA
Sul tema delle unioni gay si avvicina una rivoluzione nel Regno Unito. Potrebbe cambiare il concetto stesso del matrimonio e potrebbero innescarsi dei contrasti con la Chiesa cattolica. Ma la coalizione Libdem di Nick Clegg tira dritto e la prossima settimana potrebbe varare una legge di riforma in tema di unioni civili. Omosessuali e lesbiche potranno sposarsi nei luoghi di culto: è questo il progetto di legge. Una riforma che revocherà il divieto vigente di svolgere cerimonie per le unioni civili tra omosessuali in chiesa. Il piano annunciato dal ministro per le pari opportunità Lynne Featherston prevede che le cerimonie potranno contenere elementi religiosi come inni e letture di brani della Bibbia e potranno essere officiate da preti o altre figure religiose e svolgersi nelle chiese anglicane, sinagoghe e moschee. Una scelta osteggiata dai politici conservatori e destinata a creare non pochi contrasti, in primo luogo con la Chiesa d’Inghilterra che ha già fatto sapere che non autorizzerà cerimonie simili nei propri edifici religiosi. Papa Benedetto XVI, parlando dei matrimoni fra omosessuali, li definì tra le "sfide più insidiose e pericolose che oggi affrontano il bene comune". Al contrario, altri gruppi religiosi, come i quaccheri, i protestanti unitari, gli ebrei Liberali britannici appoggiano la proposta e hanno espresso la loro disponibilità a ospitare queste cerimonie nei propri luoghi di culto.

CHE CONFUSIONE!!!!


18
AUMENTANO I PRETI? SI’ MA…
Mentre i giornali italiani hanno quasi tutti titolato "Aumentano i preti" secondo l'annuario, non hanno messo in evidenza che aumentano solo i preti nei paesi poveri!!!
Nel resto del mondo la situazione è a dir poco allarmante!!!
Questa non è corretta informazione, è semplicemente essere servi del potere gerarchico che non vuole fare cattiva figura con l'Italia!!!

VEDI NOTIZIA N.22

19
LAICI NEL COLLEGIO CARDINALIZIO? MAGARI!
Ammettere dei laici all'interno del Collegio dei cardinali: e' la proposta di riforma della Chiesa lanciata oggi dal settimanale dei gesuiti statunitensi 'America', la piu' prestigiosa rivista cattolici d'Oltreoceano, nell'editoriale del suo ultimo numero. L'analisi dei gesuiti Usa parte dalla constatazione che ''mentre il pontificato di papa Benedetto XVI ha certamente registrato importanti successi, quali la visita dello scorso autunno in Gran Bretagna per la beatificazione del card. Newman, le crisi che hanno condotto allo svuotamento dei banchi delle chiese parrocchiali cattoliche in Inghilterra, Europa e Stati Uniti, non accennano a diminuire''. Per i gesuiti Usa, ''esistono altri modi per riformare le strutture della chiesa e permettere alle donne e agli uomini coniugati di partecipare alle responsabilita' del governo della chiesa''.
Allargando il collegio cardinalizio anche ai laici, ''la Chiesa potrebbe continuare nella tradizione di un sacerdozio tutto maschile, ma trasformare, pero', questa sorta di 'club per soli uomini' in una chiesa che abbia un volto che assomigli di piu' a quel popolo di Dio, come viene delineato dal Concilio Vaticano II''.

UNA BELLA PROPOSTA. MA I GESUITI DEVONO STARE ATTENTI: COME ALZANO LA TESTA LI COMMISSARIANO.

20
BEGHE DA FRATI FRA I PRETI SPOSATI
Attualmente sono tutte e tre "commissariate" dalla Santa Sede le realta' cattoliche di rito bizantino del nostro Paese, due delle quali hanno nelle loro file preti sposati, come previsto dal diritto canonico orientale, documenta l'Agi. L'eparchia di Lungro, in Calabria, e' affidata ad un amministratore apostolico, l'arcivescovo di Cosenza Salvatore Nunnari, l'eparchia di Piana degli Albanesi a un delegato apostolico, mons. Francesco Pio Tamburrino, arcivescovo di Foggia, dal quale dipende anche il monastero basiliano di Grottaferrata (i cui monaci sono ovviamente tenuti al celibato). La lunga attesa per vedere riconosciuti i propri diritti di appartenenti al rito bizantino ha lasciato cicatrici nelle comunita' italo-albanesi e oggi c'e' turbamento per il fatto che sia l'amministratore apostolico Nunnari che il delegato Tamburrino sono vescovi di rito latino. L'eparca di Lungro Ercole Lupinacci ha compiuto 75 anni nel novembre 2008 e per due anni si e' tentato inutilmente di individuare un successore, impresa rivelatasi impossibile per l'esistenza di fazioni contrapposte nel clero locale, con conseguenti veti reciproci che si aggiungono alla difficolta' di scegliere in una rosa ristretta di candidati perche' il diritto canonico esclude dall'episcopato i preti sposati che nell'eparchia sono invece la maggioranza.

CHISSA’ PERCHE’ IL CELIBATO RIMANE UN PROBLEMA ANCHE PER I PRETI CHE POSSONO SPOSARSI.
MA QUANDO USCIREMO DA QUESTO GAP?

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DA PASTORE PROTESTANTE A PASTORE CATTOLICO

Un padre di famiglia con due figli adulti è stato ordinato sacerdote a Colonia dal cardinale Joachim Meisner in seguito all'autorizzazione papale. Harm Klueting, 61 anni, professore di Storia all'università di Colonia e nell'università di Friburgo, in Svizzera, era stato ordinato pastore protestante nel 2000, ma nel 2004 si era convertito alla fede cattolica insieme alla moglie, entrata nell'ordine delle Carmelitane. L'ordinazione di Klueting è stata possibile grazie all'autorizzazione di Benedetto XVI, che ha fatto uso di una prassi introdotta nel 1950 da Pio XII, in base alla quale i ministri di un'altra religione possono diventare sacerdoti dopo essersi convertiti alla fede cattolica. Di norma questi nuovi preti non vengono assegnati a una parrocchia, ma esercitano la loro missione sacerdotale sotto altre forme. Harm Klueting si occuperà della cura spirituale degli studenti nelle università in cui insegna. In passato c'erano stati ad Amburgo e Ratisbona altri casi di uomini sposati ordinati sacerdoti con la stessa procedura ecclesiastica.

ALTRO PASSO SULLA STRADA DI UN NUOVO MODO DI INTENEDERE IL SACERDOZIO O SOLO GESTO CHE FA DI NECESSITA’ (MANCANZA DI PRETI) UNA VIRTU’?



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COSA DICE L’ANNUARIO STATISTICO DELLA CHIESA
I cattolici nel mondo sono passati, tra il 2008 e il 2009, da un miliardo e 166 milioni a un miliardo e 181 milioni, con una crescita dell'1,3 per cento. Lo registra l'Annuario Pontificio 2011. Il volume si sofferma anche sulla distribuzione dei cattolici nei singoli continenti, che "differisce notevolmente - spiega - da quella della popolazione". In sostanza, nel 2009, in America e' stata riscontrata la presenza della meta' (49,4 per cento) della popolazione cattolica mondiale. La restante meta' e' risultata distribuita tra Europa (24 per cento), Asia (10 per cento), Africa (15,2 per cento) e Oceania (0,8 per cento). Un dato analogo riguarda l'aumento dei vescovi, passati nello stesso arco di tempo da 5002 a 5065 (+1,8 per cento in Africa, +1,5 per cento in Oceania, +1,3 per cento in America +1,2 per cento +0,8 per cento in Asia) mentre la popolazione sacerdotale, rimane sul trend di crescita moderata inaugurata nel 2000, dopo un lungo periodo di risultati piuttosto deludenti. Dal 2000 al 2009, infatti, il numero dei sacerdoti, sia diocesani che religiosi, e' cresciuto di un +1,34 per cento a livello mondiale, ovvero si e' passati da poco piu' di 405 mila a circa 410 mila 600. Restringendo l'esame al periodo 2008-2009, l'aumento dei sacerdoti e' stato di un +0,34 per cento, in gran parte determinato, rileva la pubblicazione, dalla crescita del clero diocesano - in tutti i continenti eccetto l'Europa - mentre quello religioso, "tranne che nell'Asia e nell'Africa e' ovunque diminuito". Anche il numero dei candidati al sacerdozio nel mondo e' lievemente cresciuto, tra il 2008 e il 2009, dello 0,82 per cento, passando da 117 mila unita' a 118 mila. "Gran parte" di questo specifico aumento, afferma l'Annuario Pontificio, "e' attribuibile ad Asia e Africa, con ritmi di crescita del 2,39 per cento e del 2,20 per cento, rispettivamente", mentre l'Europa e l'America hanno registrato nello stesso periodo "una contrazione, rispettivamente, dell'1,64 per cento e 0,17 per cento". In "flessione", invece, le suore, passate dalle 740 mila del 2008 alle 730 mila del 2009. "La crisi quindi rimane - riconosce l'Annuario - nonostante l'Africa e l'Asia, dove invece c'e' un loro aumento". Sono cresciuti di oltre il 2,5 per cento infine i diaconi permanenti (dai 37.203 del 2008 ai 38.155 del 2009). La presenza dei diaconi, osserva l'Annuario, migliora in Oceania (+19 per cento) e in Asia (+16 per cento) "a ritmi elevati" e soprattutto aumenta, si osserva, "anche in aree dove la loro presenza e' quantitativamente piu' rilevante". Anche in America e in Europa, "dove al 2009 risiede circa il 98 per cento della popolazione complessiva dei diaconi", la crescita e' passata dal 2,3 per cento al 2,6 per cento.

I DATI STATISTICI SONO SEMPRE INTERESSANTI. IL PROBLEMA E’ CHE POI DEBBONO ESSERE UTILIZZATI PER DELLE RIFLESSIONI CHE NON MI SEMBRA SIANO ALL’ORDINE DEL GIORNO NEI SACRI PALAZZI.
I CATTOLICI CRESCONO OVUNQUE SOLO NEI CONTINENTI COME ASIA ED AFRICA, CIOE’ QUEI CONTINENTI CHE NON STANNO MOLTO BENE ECONOMICAMENTE. E NON MI SI VENGA A DIRE CHE LA CINA E’ LA SECONDA POTENZA MONDIALE CON 201 MILIONI DI RICCHI! LA CINA E’ SOLO UNA PARTE DELL’ASIA E I 201 MILIONI DI CINESI RICCHI SONO SOLO UNA PARTE DI TUTTI I ICINESI.
SECONDO ME NON DOBBIAMO PORCI IL PROBLEMA DI QUANTI SIAMO, MA “CHI” SIAMO.
TUTTI I CATTOLICI SONO VERAMENTI CATTOLICI?

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PRETE BELLUNESE UN PO’ GIGOLO’ RICATTATO
Aveva scoperto, leggendolo sulle loro lettere appassionate, il flirt amoroso tra la madre ed un sacerdote e senza tanti scrupoli un 38enne bellunese aveva cercato di ricavarci qualche soldo: una lettera di ricatto al prete, cui aveva chiesto 700 euro per il suo silenzio. Ora la storia finirà davanti ad un tribunale, perché il sacerdote non ha ceduto all'estorsione, ha raccontato tutto alla polizia e ha fatto arrestare il suo ricattatore, un uomo con problemi di dipendenza dalla droga. Nei giorni scorsi il gip del tribunale di Belluno ha rigettato la richiesta di scarcerazione per l'indagato, ed ha firmato l'ordinanza di custodia in carcere. Nel fascicolo del giudice sono finite sia la corrispondenza amorosa tra il prete e la madre dell'indagato, sia le altre fonti di prova - tra cui le fotocopie dei numeri di serie delle banconote preparate per la finta consegna del denaro -. Il pm Simone Marcon ha chiesto e ottenuto il processo con rito abbreviato, che potrebbe celebrarsi entro questo mese.

HA FATTO BENE A NON CEDERE AL RICATTO, MA ADESSO CHE FARA’? CONTINUERA’ IL MINISTERO? IL SUO VESCOVO CONSIDERERA’ LA COSA COME UNA DEBOLEZZA PASSEGGERA?
GENNAIO 2011

1.
MILINGO SI SCUSA?

Secondo l’agenzia Adnkronos il vescovo mons. Milingo avrebbe scritto al papa: “Santo padre, le ho dato tanti grattacapi”. L’ex arcivescovo africano, ridotto allo stato laicale dalla Santa Sede, si è sposato nel 2001 con rito Moon con l’agopunturista coreana Maria Sung, ha poi ordinato vescovi quattro preti sposati, è stato scomunicato e dopo un periodo in cui sembrava essersi riavvicinato alla Chiesa, ha perseguito il suo cammino da “separatista”. Dopo il matrimonio a New York nel maggio di nove anni fa l’esorcista si è apertamente schierato contro le norme del codice di diritto canonico che impongono il celibato ai sacerdoti cattolici, fondando l’associazione ‘Married Priest Now’. Ora la missiva al Pontefice in cui Milingo, oltre a scusarsi per i “tanti grattacapi”, rivolge un interessamento al Papa e ai suoi “tanti impegni”, formulandogli “sinceri auguri” per il nuovo anno.

MI SPIACE PER MONS. MILINGO. SIAMO IN CORRISPONDENZA E PIU’ VOLTE GLI HO SCRITTO DI LASCIAR PERDERE LE POLEMICHE E DI USARE IL SUO RUOLO DI VESCOVO DELLA CHIESA CATTOLICA PER AGIRE IN VATICANO A FAVORE DELL’ABOLIZIONE DEL CELIBATO OBBLIGATORIO. A VOLTE MI HA RISPOSTO POSITIVAMENTE, ALTRE VOLTE E’ STATO UN PO’ POLEMICO. FORSE SI SENTE SOLO ED ABBANDONATO DA TUTTI, ANCHE DALLA MOGLIE CHE MI SEMBRA UNA SANTIPPE CHE NON AUGUREREI A NESSUNO.
ATTENDIAMO GLI SVILUPPI AL CASO.

2.
ALTRO PRETE INDAGATO PER ABUSI SESSUALI
Don Giovanni Usai, cappellano del carcere di Oristano e fondatore del centro di recupero dei detenuti “Il Buon Samaritano”, è stato arrestato dai Carabinieri perché accusato dal magistrato di non aver esercitato il necessario controllo sugli ospiti della Comunità, in particolare sulle donne, che erano detenute in affidamento e dovevano rispettare precisi obblighi imposti dal Tribunale di sorveglianza. Secondo i Carabinieri il via vai di persone estranee nei locali del Samaritano era molto intenso e la cosa, che andava avanti almeno dal 2005, non sarebbe dovuta sfuggire al religioso. Don Usai deve rispondere anche di un'accusa particolarmente infamante per un sacerdote: violenza sessuale per un episodio avvenuto nel 2009. Secondo gli inquirenti avrebbe chiesto a una nigeriana una prestazione sessuale in cambio dell'assunzione a tempo indeterminato, poi concessa, che le avrebbe consentito di ottenere il permesso di soggiorno e restare in Italia.

DI POSITIVO C’E’ CHE NESSUNO DEI COLLABORATORI DEL SACERDOTE CREDE ALLE ACCUSE. QUESTO E’ UN FATTO IMPORTANTE PERCHE’ IN UNA PICCOLA COMUNITA’ SI SAREBBE SAPUTO SE QUALCOSA DI STORTO FOSSE ACCADUTO. SPIACE MOLTISSIMO CHE UN PRETE CHE SI DEDICA AI DETENUTI SI POSSA MACCHIARE DI TALI INFAMIE. IL MIO AUGURIO E’ CHE DON USAI POSSA MOSTRARE D’ESSERE INNOCENTE.

3.
DON GELMINI E IL CAVALIERE
Piero Gelmini, fondatore della Comunità Incontro di Amelia, autoridottosi allo stato laicale da due anni dopo aver ricevuto l’annuncio di rinvio a giudizio per pedofilia, condannato per truffa, bancarotta, assegni a vuoto, fratello del fu Padre Eligio, è ricomparso all’onore delle cronache dei giornali e telegiornali per l’amicizia con Silvio Berlusconi che, in occasione del Natale, è intervenuto alla festa della comunità per dichiarargli la sua simpatia.

E’ UNA NOTIZIA CHE FORSE NON E’ NOTIZIA, MA E’ UN FATTO DI VITA ECCLESIALE CHE MI HA IRRITATO MOLTO. DON GELMINI, NONOSTANTE L’OPERA MERITORIA CHE HA SVOLTO, NON MI E’ MAI ANDATO A GENIO NON SOLO PERCHE’ FRATELLO DI PADRE ELIGIO, MA PERCHE’ HA OSTENTATO LA SUA OPERA, HA CERCATO ONORI PIU’ CHE ONERI. GLI AUGURO CHE SIA LIBERATO DALLE ACCUSE INFAMANTI, MA NON POTRA’ LIBERARSI DALLA BORIA CHE CARATTERIZZA OGNI SUA COMPARSA.


5
VATICANO-IOR E TRASPARENZA
La pubblicazione di nuove leggi per lo Stato della Città del Vaticano e per i Dicasteri della Curia romana e gli Organismi ed Enti dipendenti dalla Santa Sede è un evento di rilevante importanza normativa, ma anche di significato morale e pastorale di ampia portata. Tutti gli enti connessi con il governo della Chiesa cattolica e con quel suo “supporto” che è lo Stato della Città del Vaticano, vengono inseriti, in spirito di sincera collaborazione, nel sistema di principi e strumenti giuridici che la comunità internazionale sta edificando con la finalità di garantire una convivenza giusta e onesta in un contesto mondiale sempre più globalizzato; contesto in cui purtroppo le realtà economiche e finanziarie sono non di rado campo di attività illegali, come il riciclaggio di proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo, veri pericoli per la giustizia e la pace nel mondo. Il Papa afferma senza mezzi termini che “la Santa Sede approva questo impegno” della comunità internazionale “e intende far proprie le regole” di cui essa si dota “per prevenire e contrastare” questi fenomeni terribili. La nuova normativa risponde sia all’esigenza di conservare un’efficace operatività agli enti che operano nel campo economico e finanziario per il servizio della Chiesa cattolica nel mondo, sia all’esigenza morale di “trasparenza, onestà e responsabilità” che va in ogni caso osservata nel campo sociale ed economico (Caritas in Veritate, 36). L’attuazione delle nuove normative richiederà certamente molto impegno. C’è la nuova Autorità di Informazione Finanziaria da avviare.

CI SONO NUOVI OBBLIGHI DA RISPETTARE. NUOVE COMPETENZE DA ESERCITARE, MA PER LA CHIESA NON PUÒ VENIRNE CHE BENE. GLI ORGANISMI VATICANI SARANNO MENO VULNERABILI DI FRONTE AI CONTINUI RISCHI CHE SI CORRONO INEVITABILMENTE QUANDO SI MANEGGIA IL DENARO. SI EVITERANNO IN FUTURO QUEGLI ERRORI CHE COSÌ FACILMENTE DIVENTANO MOTIVO DI “SCANDALO” PER L’OPINIONE PUBBLICA E PER I FEDELI. INSOMMA, LA CHIESA SARÀ PIÙ “CREDIBILE” DAVANTI ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE E AI SUOI MEMBRI. E QUESTO È DI IMPORTANZA VITALE PER LA SUA MISSIONE EVANGELICA. IL 30 DICEMBRE 2010 IL PAPA HA FIRMATO UN DOCUMENTO DI GENERE PER LUI UN PO’ INSOLITO, MA DI GRANDE CORAGGIO E GRANDE SIGNIFICATO MORALE E SPIRITUALE. QUESTO PAPA E’ SILENZIOSO, MA EFFICACE

6.
LA NUOVA CURIA RATZINGERIANA
I Cardinali creati dal Papa nell'ultimo Concistoro del 20 novembre scorso sono stati nominati dallo stesso Benedetto XVI membri dei dicasteri della Curia romana. Cosi' :
- alla Congregazione per la Dottrina della Fede sono stati nominati come membri Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unita' dei Cristiani;
- alla Congregazione per le Chiese Orientali vanno, come membri, Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti, Francesco Monterisi, Arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, e Kurt Koch; A
- alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, i nuovi membri sono Kazimierz Nycz, Arcivescovo di Warszawa, Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, Arcivescovo di Colombo, e Angelo Amato;
- Raymond Leo Burke è Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica,
- Mauro Piacenza è Prefetto della Congregazione per il Clero,
- Velasio De Paolis è Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede;
- Gianfranco Ravasi diviene invece membro del Pontificio consiglio per la Nuova EvangelizzazioNE;
- alla Congregazione delle Cause dei Santi arrivano come membri Francesco Monterisi, Arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, Fortunato Baldelli, Penitenziere Maggiore, Paolo Sardi, Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa e Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta;
- alla Congregazione per i Vescovi, il Papa ha nominato come membro Raymond Leo Burke;
- alla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, Medardo Joseph Mazombwe, Arcivescovo emerito di Lusaka; Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, e Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio ''Cor Unum'';
- alla Congregazione per il Clero arrivano Donald William Wuerl, Arcivescovo di Washington, e Kazimierz Nycz, Arcivescovo di Warszawa,
- alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Societa' di Vita Apostolica, va Paolo Sardi;
- alla Congregazione per l'Educazione Cattolica, il Papa ha nominato membro Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero.
UNA CURIA RINNOVATA, UN PO’ ANZIANA E UN PO’ CONSERVATRICE…MA CHE DOBBIAMO FARCI? E’ NEL DNA DI PAPA BENEDETTO!


7.
MONS. BARTOLUCCI CARDINALE MA NON VESCOVO
Monsignor Domenico Bartolucci, 93 anni, maestro “perpetuo” del coro della Cappella Sistina – il coro polifonico che accompagna le celebrazioni papali – dal 1956 al 1997, il 19 ottobre scorso, verso le 11.30 era nel suo studio, al pianoforte, quando inattesa gli giunge una telefonata dal Vaticano. Il cardinale Tarcisio Bertone desiderava incontrarlo alle 13.30 in segreteria di stato vaticana.
Di lì a poco il “maestro”, come tutti ormai lo chiamano da decenni, veniva informato della volontà del Papa di crearlo cardinale nel concistoro che si sarebbe svolto il mese successivo. Bartolucci confessa ancora il suo stupore e una certa scossa interiore all’udire la notizia della porpora.
Dice al Foglio: “Al cardinalato non avrei mai pensato. Lo considero un grande onore e credo che il Papa abbia voluto darlo, attraverso di me, alla musica sacra. Tuttavia, vista la mia età e il mio particolare servizio alla chiesa, ho preferito non essere ordinato vescovo”.
Una scelta la sua, fatta in passato anche da altri illustri uomini di chiesa portati al cardinalato dopo aver superato l’ottantesimo anno di età e, dunque, quando è tramontata per loro ogni possibilità d’entrare in conclave in caso di morte del Papa: tra i tanti che hanno preferito non essere ordinati vescovi ci sono Hans Urs Von Balthasar (designato cardinale, è morto sulla strada che lo portava a Roma per il concistoro), Henri-Marie de Lubac e Yves-Marie-Joseph Congar.

RITENGO GIUSTO PREMIARE CON LA PORPORA DOMENICO BARTOLUCCI CHE NON EBBE VITA FACILE ALMENO IN DUE MOMENTI DELLA SUA CARRIERA: VERSO LA META’ DEGLI ANNI SETTANTA QUALCHE MAESTRO DELLE CERIMONIE PENSO’ CHE DOVESSE CANTARE IL POPOLO E BERTOLUCCI NON FU NEMMENO AVVERTITO CHE LA CAPPELLA SISTINA NON AVREBBE CANTATO ALLA MESSA PAPALE COME FACEVA DI SOLITO. POI LE COSE RIENTRARO, MA LA DELUSIONE SOMMA FU QUANDO FU LETTERALMENTE DEFENESTRATO DA GIOVANNI PAOLO II SENZA NEPPURE ESSERE RICEVUTO. PAPA RATZINGER SI AFFRETTO’ A REINTEGRARLO NEL SUO RUOLO.
BERTOLUCCI E’ STATO UN GRANDE MAESTRO DI CAPPELLA ED UN OTTIMO COMPOSITORE DI MUSICA SACRA. HA FATTO IL SUO TEMPO E – FORSE – QUESTO NON L’HA CAPITO.


8.
PRETI SPOSATI DISPONIBILI AL MINISTERO

Eccellenza Reverendissima Mons. Calogero La Piana,
abbiamo seguito sul web la vicenda di Ginostra...
Noi siamo sacerdoti sposati con regolare percorso canonico e dispensa e matrimonio religioso... Siamo sacerdoti validamente ordinati e l'ordinazione sacerdotale rimane anche per noi "in eterno". Pertanto proprio per poter esercitare il ministero sacerdotale e il servizio al popolo di Dio ci rendiamo disponibili a collaborazioni con diocesi bisognose di sacerdoti per la cura pastorale di parrocchie in difficoltà per la mancanza di sacerdoti in servizio.
Nel caso specifico di Ginostra ci rendiamo disponibili al servizio ministeriale, qualora ci fosse la possibilità di essere accolti, per un primo servizio nella prossima estate del 2011 dal 20 luglio al 20 agosto. Potrebbe essere un modo per valutare il nostro servizio in vista di un inserimento stabile in diocesi di qualche nostro sacerdote sposato (invieremmo a Ginostra se fosse possibile ospitarlo in canonica o in altri posti un nostro sacerdote sposato, ex parroco con esperienza di dieci anni in parrocchia, con la moglie).
La preghiamo di valutare favorevolmente la nostra richiesta in risposta all'effettivo bisogno di una vostra parrocchia. La nostra collaborazione potrebbe aprire le porte a un futuro riaccoglimento dei sacerdoti sposati italiani nel ministero attivo in servizio alle diocesi. La nostra disponibilità è anche rivolta a tutti i vescovi italiani, nella speranza che il Papa possa riaccogliere i sacerdoti sposati nel ministero come ha fatto recentemente con molti pastori protestanti e sacerdoti anglicani sposati.
Restiamo in attesa di un cortese cenno di risposta.
Buon Anno e Buone Feste
Ci benedica
In Cristo
Ass. Sacerdoti Lavoratori Sposati

LA LETTERA COMPARE SUL SITO EOLIENEWS. NON E’ UNA BRUTTA IDEA, MA MI SEMBRA UN PO’ PROVOCATORIA ED ANACRONISTICA. PROVOCATORIA PERCHE’ SOLLECITA I PASTORI A CONSIDERARE IL PROBLEMA DEL SACERDOZIO UXORATO, ANACRONISTICA PERCHE’ NON CREDO PROPRIO CHE SIA IL MODO MIGLIORE PER APRIRE IL DISCORSO SUL TEMA. LA NON CONSUSTANZIALITA’ DEL CELIBATO AL SACERDOZIO NON SI RISOLVE PRENDENDO UN PRETE SPOSATO PER SOPPERIRE ALLA MANCANZA DI CLERO, MA AFFRONTANDO IL TEMA DEL SACERDOZIO CATTOLICO IN UN CONTESTO PIU’ AMPIO: NON SI TRATTA SOLO DI PROBLEMI PRATICI (PARROCCHIE SGUARNITE), MA ONTOLOGICI, TEOLOGICI E SPIRITUALI (SACERDOZIO NON SOLO MASCHILE, NON SOLO CELIBE O NUBILE, NON SOLO ESPLETANTE FUNZIONI SACRALI…).

9.
IL VESCOVO DI NOTO SUL CELIBATO
"Innanzitutto bisogna dire chiaramente che il matrimonio non risolve il problema delle eventuali debolezze affettive e sessuali di un sacerdote. Come non le risolve per le persone sposate. Perchè dovrebbe esserci tutta questa diffusa prostituzione, tutto questo mondo che si sta presentando all'interno di questa società in cui l'amore coniugale non è più rispettato, in cui l'infedeltà coniugale è una moda quindi lo sposarsi non risolve per nulla tutti i problemi dell'eventuale difficoltà sessuale affettiva o addirittura dell'eventuale perversione sessuale del soggetto. Quindi cominciamo a dire che questo non centra. Sulla faccenda che i preti siano persone umane devo dire non solo i preti sono persone umane ma devono esserlo. Persone umanissime, perchè è l'umanità che caratterizza la possibilità del servizio dei preti a favore della gente. Se non fossero umani non si accorgerebbero nemmeno dei bisogni della gente. Certo se la questione viene posta nel senso che essendo i preti umani avrebbero bisogno come tutti di sposarsi, di avere una donna e quindi una famiglia si accenna ad un concetto di umanità legata alla debolezza. Sbagliare è umano nel senso che gli umani sbagliano ma non credo sia umana l'infedeltà coniugale. Quindi: umanità intesa come bestialità o umanità che splende in pienezza? L'umanità è amore. Dove c'è disprezzo dell'amore non c'è umanità ma perversione, c'è narcisismo e non è certo Narciso il modello da seguire ma è Gesù Cristo il modello perchè dona la vita per gli uomini. Tornando alla faccenda dell'incompatibilità del matrimonio con il sacerdozio non credo che Papa Benedetto XVI abbia mai detto che ci sia incompatibilità tra sacerdozio e matrimonio perchè l'unione tra il carisma ministeriale del sacerdozio e il carisma celibatario che impedisce il matrimonio è una legge della Chiesa voluta intorno al V secolo. Originariamente però non era così. Allora non è incompatibile il sacerdozio con il matrimonio tanto che anche nella Chiesa cattolica abbiamo preti sposati, c'è tutta la tradizione orientale che lo testimonia".

E’ UNA BELLA INTERVISTA CHE CONSIGLIO DI LEGGERE AL SITO WWW.ILGIORNALEDIRAGUSA.IT

10.
LIBRO SUL CONCILIO

Roberto de Mattei ha pubblicato un libro: Il concilio Vaticano II, una storia mai scritta. Lindau, Torino.

TESTO DA LEGGERE PERCHE’ LA PROSPETTIVA NON E’ APOLEGETICA, MA STORICA.
AIUTA A CAPIRE CERTI DOCUMENTI COME LA GAUDIUM ET SPES E LA LUMEN GENTIUM.

11.
DOSSETTI ED IL CARD. BIFFI

Giuseppe Dossetti è stato per molti anni sia da laico che da monaco un grande ispiratore di visione teologica e politica insieme. Con un forte ascendente tra il clero, tra i vescovi e tra i cattolici politicamente attivi, a sinistra. Ma mentre la sua maniera di interpretare il Concilio Vaticano II è da qualche tempo sottoposta a critica crescente – specie dopo il memorabile discorso, a ciò dedicato, di Benedetto XVI del 22 dicembre 2005 –, nessuno, fino a poche settimane fa, aveva osato mettere in dubbio, con autorità e in pubblico, la solidità della sua visione teologica. A rompere il tabù è stato il cardinale e teologo Giacomo Biffi, che dal 1984 al 2003 è stato arcivescovo di Bologna, la diocesi di Dossetti. Nella seconda edizione delle sue "Memorie e digressioni di un italiano cardinale", pubblicata lo scorso autunno, Biffi ha dedicato a Dossetti una ventina di pagine sferzanti. Nelle quali mette a nudo le gravi insufficienze della sua teologia, a partire dal modo con cui egli agì nel Concilio Vaticano II e nei decenni successivi.

SECONDO ME DOSSETTI FU SEMPRE TROPPO MITIZZATO E PER QUESTO NON LO HO MOLTO SEGUITO.
MA DA QUI A DEMOLIRLO DEL TUTTO CE NE VUOLE.
IL CARD. LERCARO LO PORTO’ COME PERITO AL CONCILIO (QUELLO CHE FECE RATZINGER CON IL CARD. FAULABER) E LERCARO ERA STATO NOMINATO DA PAOLO VI UNO DEI QUATTRO MODERATORI DEL CONCILIO. BIFFI E’ SEMPRE STATO UNO CHE HA AMATO PRESENTARSI COME UN ENFANT TERRIBLE E NON VUOLE SMENTIRE LA SUA IMMAGINE ANCHE SE ADESSO E’ IN PENSIONE E HA GIA’ FATTO PARLARE ABBASTANZA DI SE’.

12.
SI BESTEMMIA IN TV…MA SI VA AVANTI

Una bestemmia dopo un litigio: è la reazione di Matteo, concorrente dell'edizione numero 11 del Grande Fratello, in una delle puntate al centro di un turbine di polemiche. Il direttore del quotidiano ‘Avvenire’ si schiera contro la decisione di Mediaset di "avallare" il comportamento del concorrente, non espulso dal programma. In una lettera pubblicata sul quotidiano dei vescovi, il direttore Marco Tarquinio risponde a una lettrice: "Ci sono ideatori di spettacoli che pur di 'fare ascolti' e tenere accesi i riflettori programmano, ma mi verrebbe da dire premeditano, incidenti-esca. Il caso del bestemmiatore è emblematico. Trovo assai grave, e mi sembra incredibile e incivile, che la dirigenza di Mediaset continui a subire e, dunque, avalli tutto questo". Il quotidiano cattolico si schiera quindi contro la banalizzazione della bestemmia, e non per la prima volta: all'inizio dello scorso ottobre Tarquini aveva dedicato un editoriale a un altro celebre caso, quello della barzelletta con bestemmia raccontata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a un gruppo di finanziari all'Aquila, filmata e riproposta su internet: "Su ogni uomo delle istituzioni - scriveva Tarquini -, su ogni ministro e a maggior ragione sul capo del governo grava, inesorabile, un più alto dovere di sobrietà e di rispetto. Per ciò che si rappresenta, per i sentimenti dei cittadini e per colui che non va nominato invano". La bestemmia in tv pronunciata dal concorrente del Grande Fratello è risultata per Tarquini tanto più grave in quanto non è stata censurata. A differenza degli anni scorsi, quando un comportamento del genere veniva sanzionato con l'espulsione del concorrente dal programma, questa volta c'è stata infatti una sorta di assoluzione, comunicata in diretta dalla conduttrice Alessia Marcuzzi.

DEL RESTO FA PARTE DEL GIOCO SPORCO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E DELLE SUE TV, GIORNALI, SETTIMANALI ECC.ECC. DOVE SONO POSIZIONATI SOGGETTI PRONUBI AL VOLERE DEL SOMMO CAPO I QUALI SOGGETTI NON SONO TANTO DEVOTI AL SOMMO CAPO, MA ALLA SUA BORSA E ALLA LORO CARRIERA.
IL GUAIO E’ CHE GLI UOMINI DI CHIESA (CHE NON SONO LA CHIESA PERCHE’ LA CHIESA E’ UNA COSA SERIA) FRA UN PO’ DIMENTICANDO BESTEMMIE , ESCORT, FARABUTTATE VARIE DEI BERLUSCONI, DELLE MARCUZZI E DI ALTRI SOGGETTI DEL GENERE, SARANNO ONORATI DI FAR PARTE DELLE LORO CORTI IN QUALCHE TRASMISSIONE TELEVISIVA O QUALCHE RICEVIMENTO ROMANO…

13.
IL PAPA E L’EDUCAZIONE SESSUALE
Ricevendo il corpo diplomatico Benedetto XVI ha ricordato che certi corsi di educazione sessuale non sono formativi dell’individuo. La stampa si è scatenata non solo gridando all’ingerenza, ma anche chiosando le affermazioni del papa.

HO LETTO IL DISCORSO E LO TROVO ASSOLUTAMENTE CONDIVISIBILE. A PARTE CHE IL PAPA PUO’ PARLARE LIBERAMENTE E PUO’ ESSERE CRITICATO PER QUEL CHE DICE, NON TROVO CHE ABBIA DETTO COSE SCORRETTE. SE MAI MI CHIEDO PERCHE’ ABBIA SCELTO QUELLA SEDE PER LE CONSIDERAZIONI SULL’EDUCAZIONE SESSUALE.

14.
IL VESCOVO DI BASILEA ANCORA SUL CELIBATO OBBLIGATORIO
Il nuovo vescovo di Basilea, monsignor Felix Gmür, ha affrontato il tema in un'intervista al quotidiano svizzero Tagesanzeiger per segnare l'inizio del suo ministero. «La vocazione al sacerdozio oggi deve essere unita alla vocazione al celibato. La Chiesa deve considerare se questo debba essere così. Io non credo che sia necessario». Monsignor Gmür, ex segretario generale della Conferenza episcopale svizzera che ha preso il posto del presidente del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani, cardinale Kurt Koch, ha comunque sottolineato come il celibato sia «lo stile giusto per me», perché offre la libertà necessaria per compiere la missione sacerdotale. Il presule ha anche accolto favorevolmente il «rilassamento» della posizione di papa Benedetto XVI sull'uso del preservativo nella prevenzione dell'Aids, contenuta nel libro Luce del mondo.

LE VOCI COMINCIANO AD ESSERE TANTE ED AUTOREVOLI. E’ SEGNO CHE QUALCOSA SI MUOVE.

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ESSERE CREDENTI IN UNA FEDE ALLUNGA LA VITA DELLA SOCIETA’
Oggi si discute molto sul numero degli atei. Secondo uno studio tedesco pubblicato sul Sunday Times, le società dominate dai non credenti sono condannate da se stesse all’estinzione mentre i popoli religiosi si sarebbero evoluti in modo da generare più bambini nati nelle famiglie di credenti e praticanti. La ricerca è stata condotta analizzando 82 paesi: in quelle nazioni dove la gente partecipa a funzioni religiose almeno un a volta alla settimana le famiglie hanno in media due o più figli, mentre nelle società laiche la media è di 1,7, inferiore a quanto è necessario per mantenere stabile la popolazione. In un saggio intitolato “ Il vantaggio riproduttivo della religiosità”, il sociologo Michael Blume docente all’Università di Jena in Germania ha dichiarato che l’evoluzione statistica a lungo andare favorisce i credenti praticanti rispetto agli atei che gradualmente sono destinati quindi ad estinguersi da se stessi.

E’ UNA BUONA NOTIZIA. HO SEMPRE SOSTENUTO CHE UNA FEDE AIUTA L’UOMO E LA SOCIETA’ A MANTENERE DETERMINATI VALORI. IL PROBLEMA E’ QUANDO LA FEDE SI IDENTIFICA AL CENTO PER CENTO CON UNA RELIGIONE E GLI UOMINI DEL SACRO PRENDONO IL POTERE…ALLORA LE COSE CAMBIANO E SI RISCHIA, RIFIUTANDO LA RELIGIONE, DI RIFIUTARE ANCHE LA FEDE.

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SARA’ CANONIZZATO PAPA WOYTILA
Anche l’ultimo scoglio è superato: i cardinali e vescovi della Congregazione delle cause dei santi si sono ritrovati nella sede del dicastero e hanno esaminato e approvato il miracolo attribuito all’intercessione di Giovanni Paolo II: la guarigione della suora francese dal Parkinson che aprirà a Papa Wojtyla la via degli altari. Ora manca soltanto la firma finale di Benedetto XVI, che prossimamente promulgherà il decreto. La beatificazione potrebbe avvenire già in primavera o il prossimo ottobre.

NON NE SENTIVO L’ESIGENZA, NON MI PARE CHE GIOVANNI PAOLO II MERITI L’ONORE DEGLI ALTARI, MA…UN PAPA CHE HA SFORNATO SANTI A QUINTALI IN QUASI 25 ANNI DI PONTIFICATO

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CRITICHE INTELLETTUALI AL RADUNO DI ASSISI
Il primo gennaio Benedetto XVI ha annunciato che il prossimo ottobre sarà ad Assisi. Replicherà il raduno interreligioso voluto nel 1986 nella città umbra da Karol Wojtyla.
L’annuncio ha suscitato polemiche. Sul Foglio alcuni intellettuali cattolici hanno chiesto al Papa di “rifuggire lo spirito di Assisi”, ovvero di non cadere in quell’indifferentismo e relativismo religioso che secondo molti il raduno wojtyliano aveva in sé.
All’appello apparso sul Foglio ha reagito sul Corriere della Sera lo storico di scuola dossettiana Alberto Melloni. Secondo Melloni i firmatari dell’appello sono cattolici “zelanti e irrispettosi” che “cercano d’influenzare il Papa”. A suo dire l’obiettivo di questa “intimidazione” è di “rendere minimale in termini quantitativi e qualitativi la presenza di Benedetto XVI ad Assisi”. “Mossa audace e sbagliata”, scrive, anche perché “nessun conformismo ha mai legato le mani del Papa”.
Tra i firmatari dell’appello c’è Francesco Agnoli. Dice: “E’ strano che Melloni, paladino d’un cattolicesimo non propriamente ‘istituzionale’, critichi coloro che, con rispetto, pongono domande. Che ricorra a una presunta disobbedienza, rispetto a temi che non c’entrano nulla con essa. E lo fa condendo il tutto non con argomenti, che mancano, quanto con aggettivi pesanti, veramente poco caritatevoli, con un odio malcelato tipico dei tolleranti di professione. Pronti a sbranare il fratello cristiano mentre predicano l’ecumenismo con i lontani. Noi abbiamo solo posto una domanda: non è che andando ad Assisi si corre il rischio di interpretazioni sincretiste? La domanda mi sembra legittima”.

ANCH’IO MI SONO CHIESTO IL MOTIVO PER CUI IL PAPA HA RINNOVATO IL RADUNO INTERRELIGIOSO DI ASSISI ANCHE PERCHE’, QUANDO LO INDISSE IL SUO PREDECESSORE, IL CARD. RATZINGER ABBE QUALCHE OBIEZIONE.
SAREI MENO RADICALE DI AGNOLI. A ME NON SEMBRA CHE SI CORRA IL RISCHIO DI POSIZIONI SINCRETISTE, MA DI CONFUSIONE FRA LE RELIGIONI NON TANTO PERCHE’ NON DEBBA ESSERVI UN DIALOGO INTERRELIGIOSO, MA PER IL CLIMA DI “VOLEMOSE BENE” CHE FA PERDERE DI VISTA ALCUNI PRINCIPI PRECIPUI DI OGNI RELIGIONE.


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PER IL PAPA IL PURGATORIO ESISTE
L’ha detto durante l’udienza generale. E’ il “luogo della purificazione delle anime”.
“E’ un fuoco non esteriore, ma interiore. Questo è il purgatorio, un fuoco interiore”.
“L’anima si presenta a Dio ancora legata ai desideri e alla pena che derivano dal peccato, e questo le rende impossibile godere della visione beatifica di Dio… L’anima è consapevole dell’immenso amore e della perfetta giustizia di Dio e, di conseguenza, soffre per non aver risposto in modo corretto e perfetto a tale amore, e proprio l’amore stesso a Dio diventa fiamma, l’amore stesso la purifica dalle sue scorie di peccato”.

BENE. NON E’ UN DOGMA DI FEDE. IL PAPA PUO’ CREDERVI (E SE VI CREDE IL PAPA C’E’ UNA POSIZIONE AUTOREVOLE), MA UN FEDELE, NO.
A MIO AVVISO IL PURGATORIO E’ UNA CONCEZIONE MEDIOEVALE DELLA SALVEZZA. LO SCRIVO SENZA DISPREZZO PER L’AGGETTIVO MEDIOEVALE: NEL MEDIOEVO SI RITENEVA CHE FOSSE POSSIBILE PASSARE UN PO’ DI TEMPO A PURGARE PECCATI NON TROPPO GRAVI PER ESSERE AMMESSI IN PARADISO.
PENSO CHE DIO NON SIA IL TIPO DA MEZZE MISURE: AVETE IL NOVO ED IL VECCHIO TESTAMENTO E IL PASTOR DELLA CHIESA CHE VI GUIDA, QUESTO VI BASTI A VOSTRO SALVAMENTO, SCRIVEVA DANTE.


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LA META’ DELLE ACCUSE DI PEDOFILIA NEGLI USA E’ FALSA.
Se la notizia è vera, “si tratta di una bomba”. Lo scrive sul proprio sito web Ignatius Press, ovvero la casa editrice americana diretta dal gesuita padre Joseph Fessio che ha appena pubblicato in lingua inglese il libro del Papa “Luce del mondo”. Lo scrive a proposito di quanto reso noto nelle scorse ore da Dave Pierre, autore del volume “Double standard: abuse scandals and the attack on the catholic church”. La notizia è questa: più della metà delle denuncie di abusi sessuali commessi da preti negli Stati Uniti sarebbe completamente falsa. Male hanno fatto i media a darne notizia. Male, soprattutto, hanno fatto le diocesi americane a sborsare milioni di dollari a mo’ di risarcimento. E male, infine, ha fatto il Vaticano a non intervenire chiedendo alle stesse diocesi, prima di pagare, indagini approfondite per appurare fino in fondo i fatti.
Dave Pierre pubblica su Themediareport.com un’inchiesta di dieci pagine firmata da un importante avvocato, Donald H. Steier. Stando all’inchiesta, Steier ha stanato i falsi molestati riportando prove e fatti documentati, la maggior parte riguardanti episodi avvenuti nella diocesi di Los Angeles. La cosa non è a caso: è Los Angeles una delle diocesi statunitensi che più di altre ha pagato lo scandalo dei preti pedofili. Il cardinale Roger Mahony, predecessore dell’attuale arcivescovo José Gómez, ha sborsato più di seicento milioni di dollari per risarcire le vittime. Per farlo, ha svenduto gli immobili di proprietà della diocesi creando non pochi malumori nel clero locale e anche nei fedeli. Tanto che in molti gli hanno contestato una linea troppo soft nella gestione degli scandali stessi: perché, hanno detto, un conto è risarcire le vittime, un altro è dilapidare un patrimonio senza valutare a dovere se le denunce si riferiscono ad abusi effettivamente avvenuti o meno. A queste contestazioni la Santa Sede ha risposto con la nomina di Gómez. Una nomina avvenuta pochi mesi fa e letta dalla maggior parte dei media americani come un segnale di “discontinuità” con la gestione precedente, soprattutto in merito ai problemi della pedofilia nel clero: “A conservative bishop for Los Angeles”, hanno scritto i media. “Un vescovo conservatore”, ovvero l’opposto di Mahony, dai più ritenuto di linea più liberal.
La Santa Sede da tempo sospetta che molte accuse, soprattutto negli Stati Uniti, siano state presentate confidando sull’approccio remissivo di molti vescovi al problema. Non pochi presuli americani, piuttosto che vedere scoppiare gli scandali sui giornali, hanno preferito pagare senza effettivamente verificare la veridicità delle accuse. Ha infatti spiegato Steier: “In diversi casi la mia indagine ha fornito elementi oggettivi, che non potevano conciliarsi con le dichiarazioni dei presunti molestati. In altre parole: molti fatti hanno dimostrato che le accuse erano false”. Secondo Steier molte delle presunte vittime sono “manovrate” da un gruppo preciso: la Snap, l’associazione americana delle vittime dei preti pedofili. Secondo l’avvocato, alla Snap un falso molestato può trovare pane per i propri denti. Chiunque, in sostanza, seguendo gli esempi di cause andate a buon fine, può chiedere risarcimenti inventandosi delle molestie. La Snap ovviamente non è stata a guardare. Immediatamente ha reagito alle accuse di Steiner dicendo che si tratta di parole “tra le più scandalose mai pronunciate da un avvocato in difesa della chiesa”.

SICURAMENTE LA COSA AVRA’ UN SEGUITO E QUINDI OCCORRE STARE A VEDERE. MA IN TEMPI NON SOSPETTI AVEVO SCRITTO DUE COSE. LA PRIMA: MI SEMBRAVA STRANO E SOSPETTO CHE IN POCO TEMPO VENISSERO ALLA LUCE LEGIONI DI PERSONE MOLESTATE DA PRETI PEDOFILI. LA SECONDA: IN OGNI CASO NON TOCCAVA ALLA DIOCESI RISARCIRE, MA AL PRETE PERCHE’ I BENI DI UNA COMUNITA’ SONO PER I POVERI E PER LE ESIGENZE DELLA COMUNITA’. SOLO CHI HA SBAGLIATO DEVE PAGARE DI TASCA PROPRIA.
SONO STATI TIRATI IN BALLO PRETI MORTI CHE NON POTEVANO DIFENDERSI E, PER PAURA DELLO SCANDALO, I VESCOVI HANNO PAGATO.

20
IMPARARE A PREDICARE.
Non sempre la predica, durante la Messa, riesce a catturare l'attenzione dei fedeli. Anzi. Il problema e' ben chiaro agli uomini di Chiesa. Il Papa stesso se ne e' occupato di recente nell'esortazione ‘Verbum Domini’, ricordando che si ''devono evitare omelie generiche ed astratte'', come pure ''inutili divagazioni''. Insomma, la qualita' delle prediche ''va migliorata''. Proprio con quest'obiettivo, l'ateneo dei Legionari di Cristo, 'Regina Apostolorum', lancia un corso intensivo rivolto a sacerdoti, seminaristi e diaconi, per migliorare le omelie e apprendere i ‘trucchi del mestiere’, prendendo confidenza con gli strumenti dell'oratoria: dall'intonazione della voce ai difetti della predicazione, passando per i principi di Oratoria Sacra, gli esercizi pratici di Lectio Divina, la predicazione ai laici, l'efficacia didascalica.

I LEGIONARI SI DANNO DA FARE PER RICUPERARE IN IMMAGINE.
LA SCELTA DI INSEGNARE A PREDICARE E’ COMUNQUE UNA BUONA INIZIATIVA PERCHE’ E’ PENOSO ASSISTERE AD OMELIE DOVE I PRETI ED I VESCOVI PARLANO A SE STESSI AUTOCOMPIACENDOSI DI QUEL CHE DICONO, MA PERDENDO COMPLETAMENTE IL POLSO DELL’UDITORIO CHE S’ANNOIA.

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UN NUOVO PRIMATE IN BRASILE
L'Arcivescovo dehoniano Murilo Sebastião Ramos , 67 anni, attuale ordinario di Florianopolis, e' il nuovo primate del Brasile. Il Papa, infatti, lo ha nominato alla sede di San Salvador de Bahia in sostituzione del Cardinale Geraldo Majella Agnelo, dimessosi per ragioni di salute. Il nuovo primate e' stato superiore provinciale dei dehoniani del Brasile ed e' vescovo dal 1985, quando Giovanni Paolo II lo nomino’ ausiliare di Florianopolis. Da allora ha guidato le chiese locali di Ponta Grossa e Maringa', per poi essere trasferito come ordinario di Florianopolis nel 2002.


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NIHIL INNOVETUR!
C’è una novità per chi è nostalgico della messa secondo il vecchio rito: è un’agenda utile a tutti coloro che vogliono accostare il rito romano antico in maniera fedele e precisa. L’opera, conforme alle disposizioni del motu proprio Summorum Pontificum, rappresenta un sussidio indispensabile per tutte le chiese e le cappelle in cui si celebra la santa Messa nella forma straordinaria del rito romano, come pure per tutti i sacerdoti e i fedeli che, in privato o in pubblico, intendono recitare il Breviario romano tradizionale.
Opera in due tomi separabili:
1) Il primo tomo comprende un’ampia sezione introduttiva con le istruzioni generali sulla recita del Breviario e del Martirologio e sulla celebrazione della Messa.
2) Il secondo tomo comprende il direttorio liturgico completo per l’anno 2011, con le indicazioni precise e dettagliate giorno per giorno secondo il calendario romano universale.

SI VEDE CHE NON AVEVANO ALTRO DA FARE.

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UN PROTESTANTE ALL’ACCADEMIA VATICANA DELLE SCIENZE
Benedetto XVI, che ha deciso per la prima volta in quattro secoli di nominare al suo vertice uno scienziato non cattolico. Il nuovo presidente dell’Accademia è infatti lo svizzero Werner Arber, 81 anni, cristiano protestante riformato e premio Nobel per la medicina nel 1978: professore emerito di Microbiologia all’Università di Basilea, Arber fu premiato Stoccolma assieme ad Hamilton O. Smith e Daniel Nathans per le sue ricerche nel campo della genetica. In particolare si è dedicato allo studio del meccanismo di difesa della cellula batterica nei confronti dei virus: la sua opera è legata alla scoperta di particolari enzimi, le endonucleasi di restrizione, che possono venire impiegati nello studio dell’organizzazione genetica e che aprono la via all’ingegneria genetica. Il professor Arber succede ad un altro grande scienziato, il fisico italiano Nicola Cabibbo, che aveva guidato l’Accademia dal ‘ 93 ed è scomparso il 16 agosto dell’anno scorso.

E’ UN SEGNO CHE IL PAPA NON E’ POI QUEL DOBERMAN CHE SI AMA DIPINGERE.


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MARIA VITTORIA LONGHITANO E UNA “VESCOVA” ORDINATA IN GRAN SEGRETO.
ll 31 ottobre del 2009. Maria Vittoria Longhitano è la prima donna ordinata sacerdote in Italia dalla Chiesa Vetero-Cattolica con un rito svoltosi in forma pubblica a Roma lo scorso maggio 2010. Sappiamo però da fonti certe che un’altra donna è stata ordinata vescovo segretamente in Vaticano il 31 ottobre del 2009. Un avvenimento straordinario che non riguarda una gara da Guinness su quale delle due donne detenga il primato italiano del sacerdozio femminile, quanto il fatto che in questo caso l’ordinazione di una donna, tenuta segreta e nel massimo riserbo dall’Autorità Apostolica, è avvenuta validamente e lecitamente in seno alla Santa Sede. Alla donna-vescovo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana (la distinzione dalla Chiesa Vetero Cattolica in questo caso è d’obbligo), è stato poi attribuito il titolo di Arcivescovo di una sede titolare, la cui nomina spetta sempre ed unicamente alla Santa Sede. Si tratta di una città che conta oltre cinque milioni di abitanti e che non è mai stata eretta a diocesi residenziale in passato, cioè una diocesi a cui non corrisponde la sede residenziale della sua arcivescovo titolare, una località tenuta segreta anche per ragioni di estrema cautela. Un fatto sensazionale, se si pensa che l’arcivescovo-donna in questione, di cui conosciamo la vera identità ma tuteliamo la privacy per la segretezza della sua ordinazione, non è mai incorsa nella scomunica “latae sententiae”, destinata d’ufficio per il delitto considerato tra i più gravi di attentata ordinazione sacra di una donna. Tale scomunica è automatica invece per tutte le donne che ricevono l’ordinazione sacerdotale e per i vescovi che le ordinano di loro iniziativa senza il mandato pontificio ed è riservata, cioè può essere tolta unicamente dalla Sede Apostolica. A tutt’oggi infatti è numerosa la casistica di donne ordinate sacerdote all’estero da vescovi di rito cattolico. Ma in tutti questi casi, sia il vescovo ordinante che le neo-ordinate incorrono automaticamente nella scomunica “latae sententiae”.
Al contrario, il nostro arcivescovo-donna è stata creata lo stesso giorno cardinale “in pectore” e la sua nomina è stata successivamente annunciata pochi giorni dopo ad un ristretto gruppo di cardinali nel corso di un concistoro segreto. Quindi è una porporata di Santa Romana Chiesa la Principessa Rossa. E non si tratta di una religiosa anziana, né di un’accademica plurilaureata con cattedra in teologia, ma di una mamma quarantenne un po’ speciale e casta, che in gioventù si è spesa per i diritti civili di popolazioni in guerra, con tutta l’esperienza di una madre di oggi. Chissà se noi tutti avremo il piacere di vederle imposta pubblicamente la berretta nel corso del prossimo concistoro pubblico?

E’ UNA NOTIZIA CHE STA GIRANDO IN QUESTI GIORNI E CHE MI HA PASSATO UN’AMICA.
SONO MOLTO DUBBIOSO SUL FATTO.


25
IL CARD.RAVASI E L’ARTE SACRA CONTEMPORANEA.

«Un'architettura sacra che non sappia parlare correttamente il linguaggio della luce e non sia portatrice di bellezza e di armonia decade automaticamente della sua funzione»,ha affermato il presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, card. Gianfranco Ravasi, stigmatizzando «l'inospitalità, la dispersione, l'opacità di tante chiese tirate su senza badare alla voce e al silenzio, alla liturgia e all'assemblea, alla visione e all'ascolto, all'ineffabilità e alla comunione». Chiese nelle quali, ha denunciato Ravasi in una lectio magistralis alla Facoltà di Architettura di Roma, «ci si trova sperduti come in una sala per congressi, distratti come in un palazzetto dello sport, schiacciati come in uno sferisterio, abbrutiti come in una casa pretenziosa e volgare». Per il card. Ravasi, tutto questo è tanto più allarmante alla luce del grande contributo offerto nel tempin 20 secoli o dalla cultura cristiana all'architettura: «senza la spiritualità e la liturgia cristiana, la storia dell'architettura sarebbe stata ben più misera».

CONDIVIDO QUASI PIENAMENTE L’ANALISI DI RAVASI. A TALE PROPOSITO HO RISPOSTO AL BLOG DI GALEAZZI SU LA STAMPA.

26
LA SALMA DI WOJTYLA NON SARA’ ESPOSTA AL PUBBLICO.
Perché Giovanni Paolo II verrà traslato senza esumazione? Di solito non funziona così. Di solito i beati – l’ultimo caso è quello di Papa Giovanni XXIII – vengono esumati. Wojtyla invece no. Il corpo, infatti, non sarà esposto, ma sarà collocato in un vano chiuso da una semplice lapide di marmo con la scritta: “Beatus Ioannes Paulus II”.
SI FA UN GRAN PARLARE SUL TEMA, MA LA RISPOSTA CREDO CHE SIA UNA SOLA: NON SO SE IL CORPO DEL PAPA E’ STATO TRATTATO CON IMBALSAMAZIONE, MA SIA CHE SIA STATO TRATTATO, SIA CHE NON SIA STATO TRATTATO E’ PASSATO TROPPO POCO TEMPO E CE’ IL RISCHIO CHE IL TUTTO SI DECOMPONGA.


27
SONO UN’EMINENZA GRIGIA
In uno dei miei commenti su questa pagina sulla notizia di una disponibilità dell’Associazione sacerdoti lavoratori sposati ad esercitare il ministero in caso di carenza di clero, ho rilevato che l’idea mi sembra un po’ anacronistica ecc.ecc.
Un’amica mi ha passato il commento dell’Associazione che è benevole definire graffiante ed ingeneroso.

NON SAPEVO DI ESSERMI ERETTO AD EMINENZA GRIGIA DEI PRETI SPOSATI:EVIDENTEMENTE SE NE SONO ACCORTI QUELLI DELL’ASSOCIAZIONE E LI RINGRAZIO D’AVERMELO NOTIFICATO. STO PENSANDO AD UNO STEMMA ARALDICO DA PORRE QUANDO RICEVERO’ IL GALERO CARDINALIZIO.
NON SAPEVO NEPPURE D’ESSERE ANDATO IN TV A POMERIGGIO SUL DUE PER PUBBLICIZZARE IL MIO LIBRO: LE COPIE SONO ESAURITE DA ALMENO UN ANNO E MEZZO E L’EDITORE FORSE NE RISTAMPA QUALCUNA SU RICHIESTE RICEVUTE. IN TV NON VADO DA PARECCHI ANNI, RIFIUTANDO LE RICHIESTE SE NON HO POSSIBILITA’ DI CONTRADDITORIO SERIO. OBTORTO COLLO HO ACCETTATO DI PARTECIPARE ALLA TRASMISSIONE CON CATERINA BALIVO PERCHE’ LA RICHIESTA MI E’ PERVENUTA DA PERSONA A ME CARA.
HO AVUTO L’OCCASIONE DI REINCONTRARE CIONFOLI E LA SUA FAMIGLIA ED E’ STATO UN POMERIGGIO PIACEVOLE.
NON SAPEVO DI PRETENDERE DI RAPPRESENTARE I SACERDOTI SPOSATI: ANCHE QUI L’ASSOCIAZIONE MI ATTRIBUISCE UN ONORE CHE NON HO MAI CERCATO NE’ PRETESO DI RICEVERE DA ALCUNO.
NON COMPRENDO, MA PERDONO IL LIVORE, DALL’ALTO DELLA MIA EMINENZA GRIGIASTRA (IN EFFETTI I CAPELLI BIANCHI SONO MOLTISSIMI SUL MIO EMINENTE CRANIO).
SO UNA COSA SOLA: DA ANNI CON MIA MOGLIE CERCHIAMO DI DARE UNA MANO A CHI SI RIVOLGE A NOI.
SO UN’ALTRA COSA: HO UN PICCOLO BLOG IN CUI ESPRIMO IL MIO PENSIERO ANCHE SU QUESTO ARGOMENTO E RIVENDICO LA MIA AUTONOMIA DI PENSIERO E DI ESPRESSIONE CHE A VOLTE E’ UN PO’ DURA, MA NON CREDO MAI OFFENSIVA.
E QUESTO, PER DIRLA CON IL SOMMO POETA:”…SIA SUGGEL CH’OGNI UOMO SGANNI” (POSTO CHE IN QUELL’ASSOCIAZIONE VI SIA QUALCHE UOMO!).

28
ANCORA UN CRAC FINANZIARIO?

C'è una piccola diocesi che da qualche settimana ha tolto il sonno alle notti di Papa Benedetto XVI. E non si tratta della curia americana o di quella irlandese, implicate negli scandali dei preti pedofili. Né di ecclesiastici italiani, finiti nelle inchieste dei magistrati sulla "cricca" capitanata da Angelo Balducci e sul presunto riciclaggio dello Ior scoperta da Bankitalia. La basilica che angoscia Joseph Ratzinger e i suoi uomini di fiducia, Tarcisio Bertone su tutti, è quella di Maribor, cittadina nel nord Slovenia famosa per ospitare una gara di slalom della coppa del Mondo di sci.
La città rischia, ora, di diventare celebre anche per uno dei più gravi crac finanziari della storia della Chiesa: l'arcidiocesi, oltre a pascolare le anime di poco più di 100 mila fedeli, si è infatti lanciata negli ultimi anni in investimenti quantomeno spericolati. Sarà stata l'incompetenza del vescovo (rimosso da poco), sarà stata la crisi economica mondiale unita a qualche colpo di sfortuna, fatto sta che la chiesetta e le società da lei controllate sono riuscite ad accumulare la bellezza di oltre 800 milioni di euro di debiti. Un buco mostruoso che attualmente nessuno è in grado di coprire: il rosso è pari al 2 per cento dell'intero prodotto interno lordo sloveno e, per fare un raffronto, è tre volte superiore alle entrate registrate nell'ultimo bilancio del Vaticano. Il default è dunque molto probabile, e avrebbe pochi precedenti nella storia della Santa Sede.
Ma come è stato possibile che una minuscola arcidiocesi abbia accumulato in una ventina d'anni debiti degni di una multinazionale?
"L'espresso" ha consultato documenti riservati e parlato con autorevoli fonti slovene, che definiscono la situazione semplicemente "catastrofica". Andiamo con ordine, partendo dalla fine. Da quando a San Pietro s'accorgono dell'enormità del bubbone causato dalle avventure finanziarie del vescovo Franc Kramberger. La scoperta avviene quasi per caso, quando a fine 2007 una tv controllata dalla Chiesa slovena si mette a trasmettere programmi pornografici. Sui giornali locali scoppia il pandemonio. A Roma sono preoccupati, anche perché negli stessi giorni il vescovo di Maribor manda al Vaticano una strana richiesta: vuole essere autorizzato ad aprire due mutui da 5 milioni di euro l'uno.
Le gerarchie competenti iniziano a sentire puzza di bruciato, chiedono lumi al nunzio apostolico in Slovenia. L'ambasciatore del papa intuisce che dietro ai filmini hard che la tv dei preti usa per sbaragliare la concorrenza c'è altro, qualcuno inizia a sussurrare di esposizioni milionarie e investimenti folli. Monsignor Mauro Piacenza, allora segretario della Congregazione per il clero, comincia così a chiedere alla diocesi informazioni più dettagliate sia sulla società di comunicazione T-2, che su tutti i conti e le varie holding controllate dalla diocesi. Le risposte arrivano dopo mesi, ma reticenti. Piacenza avverte Bertone e il papa si decide di spedire a Maribor un ispettore di fiducia per studiare le carte da vicino. Gianluca Piredda, esperto di bilanci, arriva in Slovenia all'inizio del 2010 con il titolo di "visitatore apostolico". Ci mette poco a capire che il dissesto dell'arcidiocesi è di proporzioni bibliche. Le sue conclusioni vengono spedite in un rapporto a Roma lo scorso ottobre. La piccola chiesa ha fatto il passo più lungo della gamba, creando un grande impero economico che ora traballa. L'avventura parte all'inizio degli anni Novanta, quando la diocesi di Maribor costituisce la banca Krek e una società commerciale. Le società comprano immobili, altre Spa, fanno ipoteche con le banche da cui si fanno prestare decine di milioni, decidono di investire non solo in finanziarie e aziende sicure, ma pure in settori tecnologici come le fibre ottiche e la telecomunicazione.
Nulla è andato come previsto: "C'è la possibilità reale", conclude il dossier segreto "che tutte le società indicate vadano verso il fallimento. Le conseguenze sarebbero pesanti".
A settembre 2010 la Telekom Slovenija ha presentato richiesta di fallimento della T-2, i conti bancari sono stati bloccati e il 2 gennaio 2011 il tribunale di Maribor ha accertato lo stato di insolvenza. L'azienda della Chiesa slovena ha ora 30 giorni per presentare un piano di ristrutturazione. Sarà difficile salvare la T-2, e a quel punto servirà un miracolo anche per salvare la Zvon 1.
La situazione è drammatica e si è ingigantita negli anni, ma Ratzinger e la sua cerchia ne sarebbero al corrente - questo dicono fonti della Santa Sede - solo da pochi mesi. Piacenza e Bertone, dopo aver studiato il rapporto, sono saltati sulla sedia e hanno cercato di capire chi fossero i responsabili del mega dissesto. La prima testa a cadere è stata quella del vescovo, sostituito da monsignor Turnsek. L'altro co-autore del disastro è stato individuato nella figura del direttore dell'amministrazione economica della chiesa di Maribor, l'uomo d'affari Mirko Krasovec, economo della diocesi dal 1985.
"Credo fermamente che la nostra buona fede ci aiuterà a superare, nello spirito fraterno e con aiuto reciproco, anche questa prova", ha scritto Kravosec al Vaticano in una relazione prima di essere silurato.

NON SARANNO LE PREGHIERE A SALVARE DAL CRAC FINANZIARIO UNA SCRITERIATA COMUNITA' CRISTIANA CAPITANATA DA UNO SCRITERIATO VESCOVO.
E' UN CASO DA SEGUIRE: SE IL PAPA ATTINGERA' AI FONDI PERSONALI (TIPO OBOLO DI SAN PIETRO) PER RIPIANARE I DEBITI E TACITARE IL TUTTO, ANCORA UNA VOLTA ASSISTEREMO ALLA GRAVE VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI RISPETTO DELLE INTENZIONI DEI DONATORI: IL POPOLO DI DIO NON FA ELEMOSINE PER RISARCIRE LE CAVOLATE DI ECCLESIASTICI PEDOFILI E DI SPROVVEDUTI VESCOVI SPEDACCIONI.

29
PRETI SPOSATI "AD UNA CERTA ETA"

Alcuni esponenti di primo piano della comunità cattolica tedesca hanno scritto una lettera aperta al Papa affinchè ponga fine al celibato per i sacerdoti se non vuole che la Chiesa resti a corto di preti. La lettera, pubblicata sull'autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung, è opera, tra gli altri, del presidente del Bundestag, Norbert Lammert e il minsitro dell'Istruzione, Annette Schavan, entrambi esponenti della Cdu del cancelliere Angela Merkel. Secondo i vescovi tedeschi nel 2020 due terzi delle parrocchie saranno prive di sacerdoti. Secondo gli autori della lettera la sostenere il celibato non è «un necessità pressante come quella di aver parrocchie senza preti». Il suggerimento è quello di cordinare «uomini pii sperimentati sposati con donne cattoliche che abbiano superato l'età della fertilità».

ANCHE I PRETI POTRANNO SPOSARSI, MA SOLTANTO AD UNA CERTA ETA', CANTAVANO NEGLI ANNI OTTANTA.
"MA MI FACCIA IL PIACERE!" DIREBBE TOTO'.

30.
C.L. E SALESIANI FANNO IL PIENO DI INCARICHI GERARCHICI

L'Arcivescovo Paolo Pezzi, capo dell'Arcidiocesi cattolica di Mosca, e' stato nominato Presidente della Conferenza episcopale russa. Il prelato, 50 anni, romagnolo di Russi (Ravenna), e' stato chiamato alla guida della diocesi moscovita da Benedetto XVI nel settembre 2007. Tra gli incarichi ricoperti dall'Arcivescovo, che fin dal 1993 svolge la sua missione pastorale in Russia, quello di direttore del giornale cattolico nella diocesi della Trasfigurazione a Novosibirsk; vicario generale della Fraternita' Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, responsabile del movimento di ‘Comunione e Liberazione’ in Russia, docente presso il Seminario Maggiore ''Maria Regina degli Apostoli'' a San Pietroburgo.

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