EDILIZIA E DINTORNI
La mia principale fonte di sostentamento economico è l'edilizia professionale.
In questa pagina riporto nelle colonne di sinistra teorie e consigli, nella colonna di destra commenti su vari temi.
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NANOTECNOLOGIA NELLE PITTURE

Le facciate hanno molti nemici. Sporco, polvere e depositi rovinano notevolmente l’aspetto estetico delle facciate. Alghe e funghi possono danneggiare in maniera considerevole le facciate mal protette, richiedendo spesso complessi interventi di risanamento. Il sole, la pioggia, il gelo e il vento agiscono in continuazione e mettono a dura prova le finiture delle facciate. L’obiettivo più importante per una protezione durevole è tenere lontano dalle murature l’acqua piovana e l’umidità, ma allo stesso tempo assicurare un’elevata traspirabilità.

La Nano-Quartz Technology unisce i pregi della pittura a base di resina silossanica con i vantaggi della pittura al silicato. Da un lato un elevato effetto idrorepellente, sfarinamento ridotto, campo di utilizzo molto ampio e facile applicazione, dall’altro una forte capacità di adesione al supporto e di resistenza minerale, con conseguente bassa tendenza alla contaminazione. Inoltre le microscopiche particelle di quarzo creano una superficie ruvida su scala nanometrica e favoriscono la formazione di una sottile pellicola d’acqua su tutta la superficie. Il risultato? Assoluta pulizia. Rapida asciugatura.

Le pitture Nano-Quartz Technology appartengono a una categoria speciale. Di questo si accorge ogni applicatore già al momento dell‘utilizzo e naturalmente anche dalla facilità nei ritocchi. I proprietari e i progettisti vedranno le loro facciate restare belle, pulite e protette per lunghi anni.
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MUFFE...muffe...MUFFE
C'è un problema per risolvere il quale molti hanno tentato le più strane soluzioni: la muffa, quella sgradevole patina nerastra che decora indecorosamente gli angoli della cucina, del bagno,della camera da letto. Si tenta di tutto: si ascolta l'amico che ha detto che l'ha lavata con la candeggina (si prova, ma lei, la signora muffa, si ripresenta), si va in colorificio a prendere il mangiamuffa o il muffastop, si imbianca con la pittura traspirante, si prova a lasciare aerato il locale…niente. Puntualmente fa capolino il primo puntino nero al quale ne seguono mille ed altri mille.
Il problema nasce esclusivamente a causa della formazione di condensa provocata dallo shock termico fra il caldo interno e il freddo esterno. Le mura perimetrali, non adeguatamente isolate (ecco perché sollecito la presa in considerazione dell'isolamento termico a cappotto), sono il terreno ideale di coltura per questi sgradevoli batteri.
Già…ma il cappotto termico è una soluzione che, per adesso, nonostante gli incentivi fiscali, non è alla portata del nostro portafoglio!
Allora?
Ci sono tre soluzioni, a digradare, meno costose.
La prima è l'applicazione di cartongesso accoppiato con estruso. Le lastre saranno applicate alla parete e poi imbiancate. C'è un rischio: la muffa non si formerà più sul muro, ma potrebbe estendersi sul soffitto. La soluzione a questo inconveniente si può trovare al terzo punto.
La seconda soluzione è l'applicazione di fogli di polistirolo estruso da mm 3 (una marca molto nota è Depron). Occupa poco spazio, si applica con un mastice, si nastrano le fughe e si imbianca. Controindicazione? Se si urta con qualcosa di spigoloso o appuntito…si buca!
La terza soluzione è l'applicazione di un prodotto a base di benzalconiocloruro (Capatox) e, dopo 24 ore, la stesura di due mani di pittura antibatterica Indeko W. Per almeno tre anni si dovrebbe essere a posto.
La signora muffa non sarà contenta delle soluzioni qui proposte, ma noi, sì.
IL CAPPOTTO ALLA CASA? MA VAH!
E’ da un po’ che gira la voce: fare il cappotto alla casa. Per molti fino a qualche anno fa era solo un di più, ma da quando in Italia (come al solito buoni ultimi) abbiamo recepito le normative europee in tema di risparmio energetico, sta diventando uno degli argomenti più gettonati in campo di edilizia privata, residenziale ed industriale. Il cappotto termico (o rivestimento verticale di parete opaca) non è nient’altro che un isolamento esterno che si applica su tutta la superficie perimetrale dell’abitazione affinché l’edificio sia messo in “quiete termica”, cioè le mura non siano soggette a sbalzi termici caldo-freddo in modo che, all’interno, si mantenga una temperatura costante (caldo in inverno, fresco in estate).
Diciamo subito che il cappotto termico per essere davvero definito tale, deve rispondere a requisiti precisi:

-Isolante adeguato
-Applicazione secondo uno schema
-Finitura in rivestimento a spessore.

Dette queste cose, andiamo a precisarle consci che il carattere divulgativo dell’articolo ci obbliga a semplificare.

a) Isolante.
L’isolante può essere di vario genere: polistirolo (o polistirene),lana di roccia, sughero, canapa, legno,poliuretano...
Vogliamo addentrarci a parlare di spessore dell'isolante?
Direi di no. Va solo sottolineato che ci sono delle norme precise da rispettare (es. in Lombardia occorre una trasmittanza di 0,27 e deve essere il termotecnico che la calcola.

b)Lo schema di applicazione.
Il collante/rasante deve essere studiato e garantito per cappotto termico e va applicato in cordolo lungo il perimetro del pannello isolante e in due o tre punti centrali. (Va da sé che la posa per soli punti o la rasata della parete non è un buon metodo).Il pannello isolante deve essere applicato sfalsato (come si fa per i mattoni) e si devono incrociare agli spigoli. E’ necessaria una rasatura armata che è costituita da una rete in fibra di vetro a maglie quadre affogata nel rasante. (Va da sé che la posa diretta della rete sul rivestimento e l’affogatura della medesima non è un buon procedimento). Possono servire profili di partenza, angolari con o senza rete, tasselli a fungo ed altri accessori che sono importanti per garantire il buon esito del lavoro.

c) La finitura DEVE essere effettuata con rivestimento a spessore di granulometria 1,5 o superiore e di colore con indice di riflessione alla luce superiore a 20.
Al lettore verrà subito spontanea una domanda: ma quanto mi costa?
La risposta è fin troppo semplice: dipende dall’isolante, dal suo spessore, dalla qualità del materiale impiegato e dalla perizia del lavoro del “cappottista”. E’ bene quindi che il consumatore si documenti bene prima di affidare un lavoro al primo venuto. Vi sono case produttrici che hanno una storia pluridecennale in tema di rivestimento a cappotto (si possono consultare ii siti www.cortexa.it e www.caparol.it) e persone che hanno una specifica competenza tecnica maturata in anni di esperienza. Ricordo che quando vent’anni fa presentavo a progettisti o professionisti il cappotto termico spesso venivo guardato come un marziano.
Sinteticamente ricordo che:
-Il cappotto termico contribuisce a migliorare notevolmente il comfort abitativo
-Un edificio rivestito a cappotto consente un notevole risparmio energetico
-La legge finanziaria prevede un contributo fino al 55 per cento della spese per la messa in quiete termica di un edificio
-È bene sempre prevedere con l’applicatore la stipula di una polizza decennale assicurativa che abbia il carattere di “rimpiazzo opere”, cioè sia una copertura globale nel caso vi siano difetti di materiale e di posa.
rilievo termografico
Ecco il rilievo termografico di una casa.
Le parti in rosso sono quelle con maggiore dispersione termica.
Un cappotto mette in quiete termica tutte le pareti e impedisce che l'intonaco si degradi, il caldo d'inverno o il fresco d'estate si disperdano all'esterno.
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Le cicche di sigaretta: un rifiuto tossico dimenticato


L’inquinamento è un’alterazione dell’ambiente che produce disagi o danni più o meno permanenti. Contribuisce all’inquinamento tutto ciò che è pericoloso o altera in modo significativo le caratteristiche chimico fisiche dell’acqua, dell’aria e del suolo.

La combustione del tabacco produce più di 4500 sostanze chimiche ad azione irritante, nociva, tossica, mutagena e cancerogena. Una quota di queste sostanze resta imprigionata nel filtro e nella porzione di tabacco non consumato (cicca di sigaretta). Il carico nocivo di tale prodotto è rilevante: infatti, ogni giorno i fumatori immettono nell’ambiente del territorio nazionale circa 195 milioni di cicche.

Il fumo di tabacco è stato classificato come cancerogeno di Classe 1 dallo IARC, nonché inquinante tossico per l’aria. Poiché le cicche contengono gli stessi agenti chimici del fumo sarebbe opportuno considerarle come un rifiuto tossico per l’ambiente e come tale andrebbero trattate. Contrariamente a tale principio, le cicche vengono abbandonate nell’ambiente in modo selvaggio e senza alcuna attenzione.

Al di là delle strategie generali di controllo del tabagismo, la giornata di studio pone il focus sul potenziale impatto ambientale del tabacco e sulle problematiche connesse al corretto smaltimento delle cicche
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GREEN ECONOMY

Detrazioni del 55%: quali prospettive?

Per dare un sostegno alla produttività delle imprese italiane, il Governo intende dare più stabilità alla detrazione del 55%. Lo ha annunciato venerdì scorso Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega all’energia. Tale provvedimento , portato avanti a gran voce da molte associazioni ed enti , purtroppo difficilmente potrà resistere senza modifiche.
ENEA , in collaborazione con altri enti ed associazioni, tra cui ANIT, ha lavorato nell’ambito dei tavoli di lavoro 4E ad una proposta di agevolazioni legate all’efficienza energetica che possano sostituire gli incentivi del 55%. Tenendo bene presente i risultati degli ultimi anni dall’inizio del provvedimento, uno degli aspetti più significativi è sembrato la difficoltà nel sostenere interventi strutturali, ossia più complessi e completi sull’edificio. In quest’ottica si sta portando avanti la richiesta di un eco-prestito agevolato per poter effettuare spesa ( laddove non c’è la disponibilità del capitale iniziale). A questo viene comunque associata la disponibilità di detrazione su percentuali differenti in funzione dell’effettivo risparmio energetico. I controlli dovranno poi essere un punto essenziale e di forza della proposta. Di questo e del lavoro dei tavoli ENEA-4E verrà discusso durante due importanti eventi: il primo il 29 settembre 2011 a Roma presso il Campidoglio e il secondo il 6 ottobre 2011 durante la Fiera di Bologna SAIE 2011 in occasione del convegno istituzionale ANIT .
L'EDIFICIO DI RIFERIMENTO: COS'E?

Il Nuovo DLgs 192: arriva l’edificio di riferimento

L’entrata in vigore della nuova Direttiva Europea 2010/31/CE prevede per ogni Stato Membro l’ impegno a recepire nell’ambito della propria legislazione nazionale parametri e requisiti energetici sempre più restrittivi da rispettare sia per le nuove costruzioni che per le ristrutturazioni di edifici esistenti.
Dal 9 luglio 2012 per ogni Stato subentrerà l’obbligo di adozione e pubblicazione di disposizioni legislative, regolamentari e amministrative, l’Italia sta lavorando a nuovi decreti che ridefiniscano le disposizioni riguardanti i requisiti di prestazione energetica e le ispezioni di caldaie e impianti di condizionamento d’aria per tutti edifici, da applicare entro luglio 2013.
Tra le notizie trapelate dalle bozze dei nuovi decreti, la più importante riguarda la scelta italiana di adottare, nell’ambito della nuova costruzione di edifici, il “modello dell’edificio di riferimento” per definire un valore limite di fabbisogno di energia primaria riferita ai diversi usi energetici (riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria, ventilazione, illuminazione).

L’edificio di riferimento (reference building) è un edificio che ha la stessa geometria, orientamento, destinazione d’uso dell’edificio di nuova costruzione reale, ma i cui valori delle trasmittanze, del coefficiente di scambio termico (Ht), di rendimento degli impianti termici per riscaldamento ed ACS, sono definiti per legge.
SGRAVI FISCALI PER IL 2010.
NESSUNA PROROGA AGLI INCENTIVI DEL 55%. NO…SI PROROGA ... ma in dieci anni. Indignazione, sdegno, delusione e malcontento, queste sono le sensazioni e le reazioni delle aziende e di liberi professionisti, alla notizia prima della mancata proroga oltre il 2010 delle detrazioni del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici, poi della riammissione ma spalmata in 10 anni.
A spiazzare e lasciare basiti, è la sordità di questo Governo alle richieste e appelli che da più parti e da diverso tempo si sono susseguiti per prolungare questa agevolazione fiscale, ma soprattutto è l’ incapacità di guardare agli investimenti energetici come strumenti e opportunità per una ripresa economica. La mancanza di fondi nel bilancio pubblico che ha portato, nel maxi-emendamento alla Legge di stabilità del Governo, al taglio del rifinanziamento degli incentivi sul miglioramento energetico degli edifici, è sintomo dell’ assenza di una politica energetica e ambientale pianificata e coerente con gli impegni che il Governo stesso ha assunto con l’Europa per la riduzione delle emissioni di gas inquinanti.
E mentre l’Italia decide di eliminare una delle iniziative più fruttuose e meritevoli sul risparmio energetico, la Commissione Europea ha presentato una nuova strategia che individua il settore dell’edilizia come uno dei settori con le maggiori potenzialità per affrontare la sfida energetica attuale. La Commissione ha annunciato un piano di incentivi e di strumenti di finanziamento innovativi da emanare entro la metà del 2011 per le misure di ristrutturazione edilizia e di risparmio energetico. La ristrettezza delle risorse finanziarie non può e non deve costituire un ostacolo per quelle iniziative che hanno prodotto un elevato giro di affari nel settore strategico dell’economia eco-sostenibile e che sono alla base di una politica lungimirante che guarda all’Europa. E' un governo che procede a lume di naso.
LA CASA IDEALE

C'è un gran parlare di ecologia, rispetto dell'ambiente, riduzione emissioni gas, valorizzazione dei rifiuti.
Vado per punti:
- non tutti possono costruire la casa ideale con pannelli solari, cappotto termico, sonda termica, pannelli fotovoltaici, ventilazione interna, vetri atermici ecc
- tutti possono, però, contribuire ad inquinare di meno:
a) praticando la raccolta differenziata,
b) cambiando i rubinetti e gli sciacquoni del water,
c) inserendo negli scarichi i tritatutto,
d) controllando le luci di casa,
e) acquistando lampadine a basso consumo,
f)usando la lavatrice e la lavastoviglie in momenti indicati per il risparmio,
g)non abusando del condizionatore o del riscaldamento
I piccoli accorgimenti che si possono mettere in atto non costano molto in termini di soldi, aiutano l'ambiente e consentono di risparmiare un po' di soldi sulle bollette
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