DIALOGHI...UN PO' CON I LETTORI...UN PO' CON ME STESSO

aggiornato: 19.02.2012
Indice:
a) dialogo con i lettori
b) dialogo con me stesso
Qualche libro che potrebbe essere interessante che ho letto (o riletto)
- Bortolussi: Tassati e mazziati
- Roberta de Monticelli, la questione morale, Raffaello Cortina Editore.
- Roberta de Monticelli, la questione sociale. Raffaello Cortina Editore
- Fabio Bonasera e Davide Romano: Inganno Padano. La vera storia della
Edizioni La Zisa
- Agostino Caldara, Grandi Melograni
- Hans Kung, Salviamo la chiesa
- Etienne de la Beoetie, Discorso sulla servitù volontaria. Scritto nel 1500 ma è attualissimo!
- Oscar Wilde, L'arte, la vita e altre menzogne.
- Roy Arundati, il dio delle piccole cose
- Cahill Thomas, Come i greci fondarono l'occidente
- - Ferruccio Pinotti, L'unto del Signore, BUR, Milano 2009.
(Rivela i legami tra il Governo Berlusconi e il Vaticano).
- Michel Onfrey, La potenza di esistere, Ponte alle Grazie, Milano
- - Peter Hahne, La Festa è finita, Milano 2008
A. DIALOGO CON I LETTORI
REFERUNDUM ANNULLATI.
(15.01.12)

Fra la corrispondenza di ieri quattro lettori mi chiedono un parere sul giudizio della Consulta che ha bocciato i referendum sulla legge elettorale. Penso che la bocciatura dei quesiti referendari anti-Porcellum da parte della Corte Costituzionale rappresenti una brutta pagina per la democrazia italiana. La Consulta ha cavillato sulle leggi e leggine per affossare quanto oltre un milione e mezzo di cittadini ha chiesto a gran voce e s'è allineata sulle posizioni di Napolitano, Berlusconi e Bersani. Ci si illude che i capipartito realizzino per via parlamentare una riforma elettorale limitatrice del loro strapotere sulle candidature e dunque sugli eletti: non crediamoci! Solo la via della partecipazione popolare avrebbe potuto fornire la spinta necessaria. Ora comincerà il lavorio dei proporzionalisti. I governi futuri verranno designati in laboriose trattative di vertice, confiscando le prerogative del popolo sovrano. Un ulteriore passo indietro della nostra democrazia malata. Esultano i Calderoli, ma a anche i Bersani, i Berlusconi, i Casini e tutti quelli che vogliono mantenere il loro potere.
Una lettera al nuovo governo.

Un'amica mi ha inviato questa perorazione al nuovo governo.

La riporto perchè ci deve aiutare a riflettere.
IL NUOVO GOVERNO, COME IL VECCHIO, CHIEDE DI AUMENTARE L'ETÀ DELLE>>PENSIONI PERCHÉ IN EUROPA TUTTI LO FANNO.

NOI CHIEDIAMO, INVECE, DI ARRESTARE TUTTI I POLITICI CORROTTI , DI ALLONTANARE DAI PUBBLICI UFFICI TUTTI QUELLI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA PERCHÉ IN EUROPA TUTTI LO FANNO, O SI DIMETTONO DA SOLI PER EVITARE IMBARAZZANTI FIGURE.
CHIEDIAMO DI DIMEZZARE IL NUMERO DI PARLAMENTARI PERCHE’ IN EUROPA NESSUN PAESE HA COSI’ TANTI POLITICI !!

CHIEDIAMO DI DIMINUIRE IN MODO DRASTICO GLI STIPENDI E I PRIVILEGI A PARLAMENTARI E SENATORI, PERCHÉ IN EUROPA NESSUNO GUADAGNA COME LORO E DI POTER ESERCITARE IL “MESTIERE” DI POLITICO AL MASSIMO PER 2 LEGISLATURE COME IN EUROPA TUTTI FANNO !!

CHIEDIAMO DI METTERE UN TETTO MASSIMO ALL’IMPORTO DELLE PENSIONI EROGATE DALLO STATO (ANCHE RETROATTIVE), MAX. 5.000, 00 EURO AL MESE DI CHIUNQUE, POLITICI E NON, POICHE’ IN EUROPA NESSUNO PERCEPISCE 15/20 OPPURE 30.000,00 EURO AL MESE DI PENSIONE COME AVVIENE IN ITALIA.

CHIEDIAMO DI FAR PAGARE I MEDICINALI , VISITE SPECIALISTICHE E CURE MEDICHE AI FAMILIARI DEI POLITICI POICHE’ IN EUROPA NESSUN FAMILIARE DEI POLITICI NE USUFRUISCE COME AVVIENE INVECE IN ITALIA DOVE CON LA SCUSA DELL’IMMAGINE VENGONO ADDIRITTURA MESSI A CARICO DELLO STATO ANCHE GLI INTERVENTI DI CHIRURGIA ESTETICA, CURE BALNEOTERMALI ED ELIOTERAPIOCHE DEI FAMILIARI DEI NOSTRI POLITICI !!

CARO NUOVO GOVERNO, NON CI PARAGONARE ALLA GERMANIA DOVE NON SI PAGANO LE AUTOSTRADE, I LIBRI DI TESTO PER LE SCUOLE SONO A CARICO DELLO STATO SINO AL 18° ANNO D’ETA’, IL 90 % DEGLI GLI ASILI E NIDO SONO AZIENDALI E GRATUITI E NON TI CHIEDONO 400/450 EURO COME GLI ASILI STATALI ITALIANI !

IN FRANCIA LE DONNE POSSONO EVITARE DI ANDARE A LAVORARE PART TIME PER RACIMOLARE QUALCHE SOLDO INDISPENSABILE IN FAMIGLIA E PERCEPISCONO DALLO STATO UN ASSEGNO DI 500,00 EURO AL MESE COME CASALINGHE PIU’ ALTRI BONUS IN BASE AL NUMERO DI FIGLI .
IN FRANCIA NON PAGANO LE ACCISE SUI CARBURANTI DELLE CAMPAGNE DI NAPOLEONE, NOI LE PAGHIAMO ANCORA PER LA GUERRA D’ABISSINIA !!

NOI CHIEDIAMO CHE VOI POLITICI LA SMETTIATE DI OFFENDERE LA NOSTRA INTELLIGENZA, IL POPOLO ITALIANO CHIUDE 1 OCCHIO, A VOLTE 2, UN ORECCHIO E PURE L’ALTRO MA LA CORDA CHE STATE TIRANDO DA TROPPO TEMPO SI STA SPEZZANDO. CHI SEMINA VENTO, RACCOGLIE …..TEMPESTA !!!
UNA BELLA TESTIMONIANZA

Beatrice, alla quale ho inviato il fiale che dscriveva il lavoro di una donna torturata dalle SS per aver aiutato bambini ebrei, mi ha inviato questa lettera in cui riporta una sua testimonianza personale.
La propogo a tutti i miei lettori - che non smetterò mai di ringraziare.

" Che bella persona! Nel mondo in cui viviamo, se dessero (e mi permetto di non inserirmi nella lista) importanza a dei valori, non saremmo regrediti in ambito evolutivo! Personalmente, sono stata in 2 guerre, l'ultima, Bagdad, blindata dentro un ospedale, la notte l'edificio era scosso dalle bombe e non sapevo se la mattina ci sarebbe stato un nuovo giorno per me e per gli altri 38 che erano con me. Curavamo i grandi ustionati, bruciati dalla testa ai piedi, non avevamo orari, giorno e notte, non c'era riposo, quanti bambini, quante persone destinate a morte certa, quanti ne abbiamo visti morire e quanti ne abbiamo salvati, eppure, nessuna di noi è mai stata nominata in televisione o messa nel libro delle "donne con i gradi", le ricercate, sono quelle col viso rifatto, un bel corpo, siliconate che quando vanno alla sfilata si fanno truccare, non hanno mai fatto una missione, non hanno mai messo una padella in ospedale, non hanno mai lavato o assistito un vecchio, quelle sono famose, elogiate da tutti come se chissà cosa avessero fatto e invece, non hanno mai fatto niente, solo aria fritta però sono quelle portate ad esempio. Questo è il mondo che abbiamo creato. Sono certa però che sta per arrivare un nuovo mondo nel quale ci sarà posto solo per i "piccoli", un po come Davide e Golia, secondo me, Davide vinse semplicemente perchè era arrivato il suo tempo...e le persone come questa signora, non hanno bisogno del grazie umano, sono già divine loro, collegate direttamente con Dio, con la Coscienza del mondo e sono certa che non cercano i grazie o i premi nobel. Grazie per aver condiviso questa storia meravigliosa, come meraviglioso è il viso di questa donna".

Grazie anche a te, Beatrice, ed a tutte quelle persone come te che non saranno mai nessuno per questo mondo patinato ed effimero.
LA MANOVRA ECONOMICA
(05.09.11)

"...ma non si potevano scoprire prima tutti i problemi che stanno emergendo ora"?
(sintesi di domande sul tema di una quindicina di lettori)

No, i problemi ed i buchi non si potevano scoprire prima e non si sono ancora scoperti, perchè nessuno vuole affondare il dito nella piaga. Tutti - destra e sinistra - sanno che se aprono bene l'armadio, esce una puzza che non conviene a nessuno.
Il povero dr. Padoa Schioppa, con benestare di Romano Prodi, aveva iniziato un lavoro serio: ogni capitolo di spesa andava documentato e stava censendo tutto, ma proprio tutto, quanto riguardava la voce di spesa di bilancio dello stato.
Non gliel'hanno consentito i vari Mastella (ma non solo) perchè sapevano che sarebbe andata male.
Carissimi voi tutti che mi scrivete chiedendo un parere: credete che adesso Tremonti abbia un quadro preciso delle spese? Se l'avesse, avrebbe già messo mano tre anni fa al bilancio dello stato e, se fosse stato serio, non avrebbe realizzato una finanziaria in nove minuti presentandola come il massimo dell'efficienza governativa!
Fra poco altre tasse ed altre restrizioni saranno da mettere in conto.
Basta guardare questa manovra che recupera soldi sulla carta facendo soffrire chi non può protestare.
I tempi che ci aspettano saranno ancora più duri.
CATTOLICI LIVOROSI ANCHE SE UN PO' DOCENTI
(12.8.2011)

Vagando nel web m'è occorso di leggere una corrispondenza sul giornale di Venezia del prof. Alberto Giannino, presidente dei Docenti Cattolici. Non condividendo molto quanto scriveva, ho risposto.
Pubblico la sua lettera, la mia risposta e la sua "gentile" controreplica.
Ho lasciato perdere di rispondere alla risposta perchè...con intellettuali così...un povero ex prete di campagna come me non può dialogare.

1.

Il nuovo Arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, 70 anni a novembre, teologo e biblista raffinato della scuola di Tubinga, laureato in Filosofia alla Cattolica, nominato capo della seconda Diocesi più grande del mondo (dopo quella di San Paolo in Brasile) con oltre 5 milioni e 200 mila abitanti, 1.100 parrocchie, e 3.000 sacerdoti, tra religiosi e clero regolare, avrà un compito pastorale arduo, difficile e complesso da assolvere.

La società milanese, quella del benessere, del materialismo, dell'edonismo e del consumismo (tutti valori contrapposti ai valori spirituali) ha un Seminario semivuoto, le ordinazioni sacerdotali sono scarse, il clero invecchia, le parrocchie vengono accorpate, la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale guarda da troppi anni alla teologia protestante del Nord Europa e, oramai, non è più in linea con Roma. Basterebbe, a questo riguardo, sapere il parere autorevole del Prefetto card. Levada.

Infine, nella Diocesi, abbiamo 100 mila studenti che non fanno religione a scuola (dalle materne alle Superiori) , nonostante la formazione e l' aggiornamento culturale che don Michele Di Tolve impone da tre anni ai 2.200 docenti di religione cattolica senza successo.
Sarebbe opportuno invece che don Di Tolve, per ragioni di trasparenza e di correttezza, pubblicasse i dati dei non avvalentisi anche per analizzare le cause di tale disaffezione nella diocesi senza fare il ragioniere... Dov' la strategia per contenere e arginare il fenomeno dei non avvalentisi? Dov'è un piano, un programma per arrestare il fenomeno in caduta libera? Evidentemente la teoria di don Di Tolve secondo cui chi va d'amore e d'accordo con i Dirigenti scolastici (anche quando sbagliano) non funziona.
Non dimentichi, don Di Tolve, che ci sono moltissimi dirigenti che tuttora discriminano e perseguitano i docenti di religione solo perchè non allineati oppure perchè invocano la cultura della legalità. O, peggio, perchè sono dirigenti scolastici atei e anticlericali.

La gente nella Diocesi di Milano non frequenta la messa domenicale come una volta, non si accosta ai Sacramenti, non prega più, ed è notevolmente scristianizzata e secolarizzata. Senza contare il fenomeno grave dell'analfabetismo religioso che è diffuso nella diocesi che porterà la nuova classe dirigente del futuro ad essere deprivata culturalmente in una società multiculturale, multireligiosa e multietnica. Milano è, sì, capitale del lavoro, del volontariato, del terziario avanzato, del terzo settore, della finanza, delle Banche, della Borsa e della Moda, ma fondamentalmente è una città senza Dio (non contro Dio) agnostica e irreligiosa, e molti suoi abitanti vivono come se Dio non esistesse. Molti, poi, non credono più in Dio (ateismo teorico e pratico) e nella morale cattolica, considerata piena di divieti, di limiti, e di tabù, la quale non viene rispettata perchè, una volta eliminato Dio dal proprio orizzonte, tutto diventa lecito, come diceva lo scrittore russo Fedor Dostoevskij.

Il cardinale Scola arriva a Milano dopo 30 anni di progressismo dilagante in cui il Magistero della Chiesa e la Tradizione Apostolica sono stati scientemente accantonati per far posto alla "sola Scriptura" e al "libero esame" della Bibbia con conseguenze deleterie per il Popolo di Dio aprendo la via al soggettivismo filosofico-religioso e al relativismo etico e religioso. La dottrina è allo sbando: sono stati insegnati per anni il dubbio corrosivo e ontologico, la critica sistematica e demolitrice, la contestazione verso Roma, il rifiuto dei dogmi cattolici, l'inesistenza della coscienza morale e del peccato, l'Eucarestia è stata considerata solo Memoria e non già presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo.

La negazione della divinità di Cristo (per proclamare la morte di Dio) come fece il teologo americano W. Hamilton già negli Usa negli anni 70, e alcuni secoli fa il teologo egiziano eretico Ario e più recentemente Bonhoeffer che teorizzo' il Cristo " per gli altri" riducendolo solo a Maestro e Salvatore. Peccato che Gesù abbia anche una natura divina... Negare l'inferno e il paradiso era la norma a Milano.

Non parliamo, infine, del dubbio sistematico e dello scetticismo sui miracoli, sulla Vergine Maria madre di Dio e sulla Risurrezione di Cristo o della teologia neo tomista considerata famigerata e dannosa, superata e passatista nonostante le cinque vie che conducono a Dio siano sempre attuali a detta di tutti i filosofi cattolici.

Insomma, a Milano, c'è stata una Chiesa dentro la Chiesa. O, se vogliamo, una Chiesa con un magistero parallelo adducendo la motivazione del libero pluralismo religioso per contestare larvatamente il ministero petrino oscurantista invocando una collegialità episcopale che, invece, c'è sempre stata nei vari Sinodi e nelle Conferenze episcopali nazionali e regionali. E' venuta a mancare quell' l'unità ecclesiale su cui Scola non transigerà essendo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.

Da ultimo, il formidabile progresso tecnico e scientifico, nella società postmoderna, è stato usato per vanificare il discorso religioso nella società e per promuovere il neopositivismo logico (secondo cui concetti come anima, aldilà, e Dio, sono privi di senso perchè indimostrabili), lo scientismo, il razionalismo e lo scetticismo in materia di Dio e di religione; tutte correnti culturali diffuse nelle scuole statali dove spesso è negata la libertà di apprendimento. Vengono alla mente, di fronte a questo quadro poco edificante, le parole di S. Basilio dopo il Concilio di Nicea: “Il grido rauco di coloro che per la discordia si ergono l’uno contro l’altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei clamori ininterrotti ha riempito ormai quasi tutta la Chiesa falsando, per eccesso o per difetto, la retta dottrina della fede…”.

Come si vede, il compito del nuovo Arcivescovo di Milano, è immane in una Diocesi che ha conosciuto la decomposizione del cattolicesimo con le sue inerzie, il suo immobilismo, il disimpegno, le sue manchevolezze, i suoi falli e i suoi difetti nella vita ecclesiale, l'ambiguità, il sofisma, il dissenso dottrinale, l'autonomia della coscienza, la moralità nuova e permissiva, il suo conformismo, ecc. Noi gli staremo vicino con la consapevolezza che Egli è un grande Pastore, un Sacerdote, un Maestro e un Successore degli Apostoli che praticherà l'Amore, cioè la carità nel senso più alto e più nobile del termine evangelico che ci ha insegnato l’Apostolo nella Prima Lettera ai Corinzi. Ma anche ricordandoci ogni giorno che il cardinale Scola è un Vescovo che lavorerà per l'unità della Chiesa ambrosiana, annuncerà Gesù Cristo crocifisso e risorto con coraggio, confermerà i fratelli nella fede, e soprattutto custodirà, come Vescovo, il "depositum fidei" che è stato tante volte dileggiato e saccheggiato. Ma soprattutto ci piace ricordare la definizione di Sant'Ignazio di Antiochia che potremmo riferire a Scola. Scriveva Ignazio: "dove c'è un Vescovo, là si raduni la comunità" in tal modo che dove c'è Cristo Gesù là c' è la Chiesa. E Scola sarà al servizio della Chiesa di Milano e un rappresentante qualificato di Cristo perchè applicherà le parole del grande santo.

Quello del cardinale Scola, finalmente, dopo 30 anni, sarà un cristianesimo forte nella convinzione e nella fede, come 2.000 anni fa ci invitava a fare san Pietro: "Siate forti nella fede". Mentre, san Paolo diceva a questo riguardo: "quando sono fiaccato, allora sono robusto" (2 Cor. 12, 10). E ancora: il nostro cristianesimo dev’essere una palestra di resistenza e di fortezza (Cfr. 1 Cor. 9, 24 ss.; 2 Tim. 4, 7; Phil. 3, 14; etc.).
Quindi un cristianesimo non adulto, come piace alla signorina Bindi, non mediocre, non conformista e vile, non molle e tiepido ma, al contrario, fiero, orgoglioso, dialogante, esemplare nella testimonianza, e senza complessi di inferiorità verso laicisti ed anticlericali da sempre ostili alla Chiesa.

Venezia è stata privata del suo Patriarca per "normalizzare Milano" che, da un punto di vista religioso, è diventata una "società liquida" (Z. Bauman) e relativista per mettere al centro un libro (la Bibbia), e non Gesù crocifisso e risorto. Come ci hanno insegnato i teologi cattolici accantonati nella facoltà teologica di Milano: De Lubac, Congar, Ratzinger, Chenu, Rahner, e Von Balthasar. Tutti teologi eliminati alla Facoltà di Milano per far posto ai teologi luterani e calvinisti: Bonhoeffer, Barth, Bultmann, Moltmann, Ebelin, Fuchs, Niebuh e Pannenberg.

I risultati ora sono sotto gli occhi di tutti: quelli di un Popolo di Dio sconcertato e disorientato grazie ad alcuni Vescovi Ausiliari e Vicari Episcopali che hanno avuto e hanno carta bianca su tutto. Ecco perchè abbiamo bisogno, a Milano, di Angelo Scola che, con la carità e l'unità ecclesiale, eviterà ulteriori frammentazioni e divisioni nella chiesa ambrosiana.

Scola si occuperà della tentazione più grave del nostro tempo, quella cioè di arrestare la nostra compiacenza alla sfera «orizzontale», come ora si dice, per trascurare, per dimenticare, e finalmente per negare la sfera «verticale»; cioè per fissare il nostro interesse al campo visibile, sperimentale, temporale, umano, abdicando alla nostra vocazione verso il regno di Dio, invisibile, ineffabile, eterno e sovrumano. L’ateismo moderno ha in questa scelta, esclusivamente positiva per le cose di questo mondo, e radicalmente negativa per le cose religiose e specificamente cristiane, la sua origine più seducente e più pericolosa.

L' aberrazione del pensiero moderno è arrivata, quando essi hanno affermato con aggressiva virulenza che «l’uomo è per l’uomo l’essere supremo» (Marx), che l’antropologia deve sostituire la teologia (Feuerbach), che al posto dell’Essere supremo si deve collocare l’umanità (Comte), che «Dio è morto» per l’uomo moderno (W. Hamilton. etc.). Secondo questi profeti materialismo, del positivismo, del fenomenismo sociale la religione non ha più ragion d'essere. Come farà, ad esempio, il Patriarca Scolaa superare le difficoltà della divisione, della disgregazione, che, purtroppo, s’incontrano in non pochi ceti della Chiesa ambrosiana? La divisione, di cui oggi soffre la Chiesa di Milano, non è tanto nella sua compagine strutturale, quanto piuttosto è negli animi, è nelle idee, è nel contegno di molti, che ancora, e spesso con ostinata convinzione di superiorità, si dichiarano cattolici, ma a modo loro, con libera e soggettiva emancipazione di pensieri e di atteggiamenti, ed insieme con fiera ambizione d’intangibile autenticità.

La ricomposizione dell’unità, spirituale e reale, all’interno stesso della Chiesa, è oggi uno dei più gravi e dei più urgenti problemi della Chiesa. Ci si consenta il carattere elementare di questo discorso, riducendolo a due punti, che crediamo principali, la diagnosi negativa di questo deplorevole stato di cose. Il primo punto riguarda lo spirito di contestazione, che oggi è diventato di moda, e che tutti quelli che nel campo ecclesiale pretendono ad essere moderni, popolari e personali, si arrogano spesso con irresponsabile disinvoltura.

Per sé, la contestazione vorrebbe rivolgersi a individuare e a correggere difetti meritevoli di riprensione, e perciò mirare ad una conversione, ad una riforma, ad un aumento di buona volontà; e il Patriarca Scola non esorcizzerà una positiva contestazione, se essa tale rimane. Ma, ahimé!, la contestazione è diventata una forma di autolesionismo, troppo spesso privo di sapienza e di amore; è diventata un vezzo facile, che vela lo sguardo sui propri difetti e lo apre invece su quelli altrui; essa abitua ad un giudizio, spesso temerario, sui falli della Chiesa, e indulge, fino alla simpatia e alla connivenza, a quelli degli avversari della Chiesa, dei negatori del nome di Dio, dei sovvertitori dell’ordine sociale; essa si schiera radicalmente per le riforme più audaci e pericolose, e sottrae poi la propria adesione, umile e filiale, allo sforzo rinnovatore che il cattolicesimo tenta di stabilire in ogni settore della vita e dell’attività umana.

Scaturisce da tale spirito negativo un facile istinto alla propria distinzione dalla comunità, alla preferenza egoistica del proprio gruppo, al rifiuto della solidarietà per le grandi cause dell’apostolato per il regno di Dio; parla di liberazione, e naviga, anche senza volerlo, amara e senza gioia, verso «un libero esame», verso cioè un’affermazione soggettiva, che non è certamente conforme al genio della carità. La quale carità deve guarire la Chiesa da questo contagio della critica contestatrice e corrosiva, ch’è penetrato qua e là anche nel tessuto del Corpo mistico: il carisma della carità dev’essere ricollocato al posto dovuto, il primo: «la carità è paziente, è benefica; la carità non è astiosa, non è insolente, non si gonfia, non è ambiziosa, non cerca il proprio interesse, non si adira, non pensa male, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità; tutto sopporta, a tutto si accomoda, tutto crede, tutto spera, tutto sostiene» (1 Cor. 13, 4-7). E così via.

Ricordiamoci questo inno di San Paolo alla carità; questa, la carità, deve purificare la legittima, e talora doverosa contestazione; e riabituare la Chiesa a ritrovare in se stessa il proprio cuore, nel quale pulsa nel profondo il cuore divino, dolce e forte, di Cristo: «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore!» (Mt 11, 29). E il secondo punto? Questo riguarda una distinzione, che dall’ordine logico passa facilmente, ma abusivamente, a quello vissuto; la distinzione, diciamo, della Chiesa istituzionale da quella carismatica; dalla Chiesa di Gesù Cristo a quella del Popolo guidato dallo Spirito Santo; dalla Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, ad una Chiesa concepita secondo i propri lumi personali, o anche i propri gusti spirituali soggettivi. E le conseguenze negative sono principalmente due: la disobbedienza e un pluralismo oltre i suoi legittimi limiti; temi questi che esigerebbero ampi e onesti sviluppi.

Quale Chiesa infatti ha fondato Gesù? Gesù ha fondato la sua Chiesa su Pietro, su gli Apostoli, non altre. Non esistono diverse Chiese; piena e perfetta, nella sua concezione, ne esiste una sola. Ed è a questa Chiesa che Gesù ha mandato lo Spirito Santo, affinché la Chiesa istituzionale viva dell’animazione dello Spirito Santo, e dello Spirito Santo sia custode e ministra. I carismi, cioè i doni speciali che lo Spirito infonde anche nei fedeli, sono a profitto dell’unica Chiesa esistente e per la sua dilatazione nel mondo; come si sa (Cfr. 1 Cor. 12).
Perciò dovremo restaurare, con il Vescovo Scola, quel vero «senso della Chiesa» che risponda alle divine intenzioni, e che conferisca alla Chiesa quell’unità interiore, quella vitalità, quella gioia di essere e di operare, che diano testimonianza a noi, al nostro tempo della presenza e della salvezza di Cristo (Cfr. Gv 17).

2.
Gentile Direttore, ho letto l'articolo del dr. Alberto Giannino in cui ipotizza le motivazioni per cui il card. Scola è stato inviato come vescovo di Milano. All'inizio ho pensato che fosse una burla, una finzione letteraria per arrivare a conclusioni serie, ma quanto scrive : "In conclusione, auspichiamo che il nuovo Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, riesca efficacemente, da una parte, a difendere il Popolo di Dio dai tanti, troppi e incalzanti errori che assalgono il divino deposito della verità rivelata e autenticamente insegnata dalla Chiesa; dall'altra, a ravvivare la pedagogia kerigmatica nella Diocesi di Milano, la capacità di presentare l'annuncio della rivelazione divina e della umana salvezza con l'autenticità, la chiarezza di parola e la carità, in modo tale che l'apostolato della Chiesa nel mondo contemporaneo e nella Diocesi di Milano sia efficace", non lascia dubbi interpretativi.
La voglia di commentare con la stessa supponenza le affermazioni stupefacenti (quando non esilaranti) del dr. Giannino, sarebbe tanta, ma preferisco solo qualche osservazione rimandando al mio sito personale un commento pù compiuto.
"Il dicastero della Curia Romana per la Dottrina della Fede, guidato dal cardinale americano William Joseph Levada, sembra impotente a fronteggiare l' attacco sferrato da teologi e preti dissidenti della Diocesi di Milano", scrive Alberto Giannino.
A me non pare nè che il dicastero vaticano abbia le armi spuntate per combattere l'eresia milanese, nè che la diocesi di Milano sia la sentina dei preti e teologi dissidenti.
Giannino suppone che i cardinali Tettamanzi, Martini, Colombo, Montini, Schuster...i numerosi vescovi e cardinali che la diocesi di Milano ha dato alla Chiesa, le innumerevoli schiere di teologi e di credenti che dalla diocesi dei santi Ambrogio e Carlo hanno testimoniato nella vita la loro fede in Cristo siano tutti dei soggetti fuorviati dall'ortodossia cattolica. Viene spontaneo chiedersi che cosa intenda per ortodossia cattolica.
E ce ne offre una sintesi: "Si insegna in queste Facoltà e Seminari che, nel concetto di Chiesa, esiste il valore "pneumautico", cioè spirituale, come se fosse l'unico perchè suffragato dalla Parola e costitutivo della Chiesa.
Si contesta la legge naturale; si trascurano preghiera e Sacramenti; si contesta la Chiesa come istituzione di salvezza, si esclude il Magistero della Chiesa e la Sacra Tradizione e si mette il seguace di Cristo a contatto diretto con "la sola Scrittura" e lasciando a ciascuno un "libero esame" di essa; talvolta si mette persino in discussione l'autorità divina della Sacra Scrittura in nome di una radicale demitizzazione; si insegna che la fede (sola fides) è l'unica base della nostra certezza religiosa; si studia che "Iddio da principio creò l'uomo, e lo lasciò in mano del suo arbitrio" (Deut. 30,19; Eccl. 15,14); si insegna altresì la contestazione sistematica del Magistero infallibile, e il Primato del Papa; si contestano, in particolare, il dogma trinitario, cristologico e mariologico ; si condanna il celibato sacerdotale; si assiste alla demolizione di San Tommaso d'Aquino; si insegna che l'Eucarestia va celebrata solo come "Memoriale" , e non gia' come "Presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo" ; da ultimo, il rifiuto della mediazione gerarchica sacerdotale tra l'uomo e Dio."
Sarebbe lungo e noioso rispondere solo a questo elenco di scellerate eresie che vengono da quel covo ereticale che è Milano ed in cui Scola arriverà come il nuovo Gui.
Mi basta ricordare a Giannino che "...mettere a contatto diretto il seguace con la Sacra Scrittura " è auspicato dal Concilio Vaticano II (Dei Verbum, Lumen Gentium, Optatam Totius..., ma forse sono documenti eretici) e che il "libero esame" della Scrittura si chiama esegesi (lo stesso teologo J.Ratzinger fa abbondante uso di esegesi nei suoi testi di teologia attingendo a teologi che ebbero qualche guaio in passato (in ogni epoca che qualche Giannino) e che si chiamano Von Rad, ecc.
Chi ricorda che il Magistero non è infallibile è lo stesso papa felicemente regnante che, quando presentò il suo lavoro su Gesù, tenne a sottolineare che lo firmava Joseph Ratzinger e non Benedetto XVI. E non c'è bisogno di ricordare a Giannino che il Magistero infallibile mise alla gogna (tanto per restare solo in Italia) un certo Rosmini, un certo Bonaiuti, un certo Milani...e poi, sempre il Magistero infallibile, elevò agli onori degli altari uno di questi.
Chi condanna il celibato sacerdotale non condanna, ma semplicemente prende atto che per secoli non ci fu il celibato sacerdotale. Però...forse è eretico anche il papa Benedetto XVI che con l'Anglicanorum coetibus ha aperto le porte a preti anglicani sposati!
Gli eretici insegnano che l'Eucaristia è solo "Memoriale" e demoliscono San Tommaso che - guarda un po' - nell' "Adoro te devote", inno all'Eucaristia, scrive :" O memoriale mortis Domini..."
Caro direttore, il bello del popolo di Dio è che è "...un popolo di ogni razza, popolo, lingua, nazione..." e quindi ci stanno gli eretici di Milano che saranno epurati da Scola, gli unici che si salveranno come Giannino, i poveri Cristi come me che quando leggono scampi di apologetica del genere sanno solo dire, in milanese:" Signuur, guarda giò perchè se guardum su num ghe vedum i gamb a la Madona" (Signore, guarda giù ,perchè se alziamo noi lo sguardo vediamo le gambe alla Madonna).

Grazie per l'ospitalità
Ernesto Miragoli

3.
Egregio Signor Ernesto Miragoli, già prete della diocesi di Como, prendo atto che Ella, stranamente, nella sua lettera non si qualifica come ex prete della Diocesi di Como di anni 57, e ex alunno della Facoltà teologica (in qualità di uditore, laureato, licenziato o dottore?) e omette di scrivere che ora è un un uomo sposato con tre figli.
Come il solito, abbiamo letto una lettera piena di livore, di rancore, di menzogne e di pre-giudizi.
Prima di tutto lei mente sapendo di mentire quando afferma che Benedetto XVI farebbe il libero esame della Sacra Scrittura di derivazione protestante.
Si legga il paragrafo 10 della Dei Verbum che afferma: " La sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa; nell'adesione ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera assiduamente nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle orazioni (cfr. At 2,42 gr.), in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si stabilisca tra pastori e fedeli una singolare unità di spirito (14).
L'ufficio poi d'interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa (15), è affidato al solo magistero vivo della Chiesa (16), la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio. È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.
Quindi Benedetto XVI sarebbe un luterano e un calvinista secondo la sua lettera? Direbbe Toto': "Ma mi faccia il piacere..."
Sulla Facoltà teologica di Milano. Lei sa benissimo che le eresie che insegnano alcuni teologi e biblisti non risalgono a Schuster a Montini e a Colombo. Ma sono molto più recenti e cominciano da Martini. Ribadisco: il cardinale Levada o caccia quei teologi e quei biblisti eretici e protestanti, o commissaria la Facoltà. Del resto Famiglia Cristiana fu commissariata da Giovanni Paolo II per molto, ma molto meno dall'attuale Arcivescovo di Siena Buoncristiani. Nella sua Lettera (chissà da chi ispirata?) lei scrive che il Dottore Angelico non avrebbe mai pronunciato la frase sull'Eucarestia. forse la memoria le fa difetto, ma in ogni caso gliela rammento: " in questo Sacramento sia presente il vero corpo e il vero sangue di Cristo, « non si può apprendere coi sensi, dice san Tommaso, ma con la sola fede, la quale si appoggia alla autorità di Dio. Per questo, commentando il passo di san Luca 22,19: Questo è il mio corpo che viene dato per voi, Cirillo dice: Non mettere in dubbio se questo sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore: perché essendo egli la verità, non mentisce ». S. Tommaso, Summa Theol., IIIª, q. 75, a. 1. E ancora afferma Tommaso: è l'Eucarestia è « come la consumazione della vita spirituale e il fine di tutti i Sacramenti ». Da ultimo se Ernesto Miragoli avesse dei dubbi su Tommaso e l'eucarestia gli rammentiamo uno scritto del maggiore filosofo cattolico di tutti i tempi:
« Bone pastor, panis vere,
Iesu, nostri miserere... ».

“Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi”. (San Tommaso d'Aquino)
Da ultimo, lei tace scientementemente sugli errori e sulle deviazioni della fede cristiana che nelle Diocesi di Milano e della Lombardia, sono state fatti. La negazione della divinità di Cristo, il tentativo si separare Cristo dalla Chiesa quasi contestando questa, e concedendo alla nostra interpretazione della verità religiosa ogni arbitraria critica verso la Chiesa, si possa godere di una comunione più autentica e più vitale, con Gesù Signore che è fonte della nostra salvezza per tramite della sua chiesa, la negazione dell'immortalità dell'anima, dell'inferno e di satana.
La negazione dei dogmi cattolici, della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, del peccato, la decadenza del senso morale, il rifiuto della morale cattolica (secondo cui tutto diventa lecita) che discende dal Decalogo e dalle otto Beatitudini. Insomma lei avversa. a suo dire, una chiesa trionfante, oscuntarista, conservatrice e restauratrice. Percio' lei omette di scrivere che e' un ex prete che ama lo spirito disgregatorio, l' autolesionismo della contestazione sistematica, il dubbio ontologico, la critica corrosiva, il pluralismo autonomo e arbitrario, il sofisma, l'opportunismo delle chiesuole contestestatrici, e il conforismo .
San Tommaso che lei avversa con tutte le sue forse afferma: "usare bene della ragione" mentre san Leone magno afferma: "riconosci o cristiano la tua dignità". e sant' Ignazio d' Antiochia dice: "impariamo a vivere secondo il cristianesimo".
Mi dispiace molto che la sua critica negativa, non è animata al carisma della carità, cogitat malum, gaudet super iniquitate (Cfr. 1Co 13,5-6). È pur troppo abbastanza diffuso oggi questo spirito pessimista, che altro occhio non ha per la Chiesa, se non per denunciarne, vere o false che siano, le deformità, e per trarne argomento farisaico a propria lode e a sua condanna (Cfr.Lc 18,11-12). Vorrei invitare questi critici tanto severi, e talora prevenuti e ingenerosi, a maggiore serenità; quella serenità che rende possibile il dialogo, e che riaccende nel cuore l’amore. Come potremmo pretendere di costruire senza l’amore la Chiesa?
Concludo citando una lettera di Paolo con la speranza che, applicandola, ogni forma dii superbia venga a cadere " La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda"( Rm 9-10) Quante cose splendide, in termini così semplici e chiari! Sembra superfluo farvi commento. Basta meditare con animo sereno e fedele. Esse ci riconducono a quella preziosa notizia degli Atti degli Apostoli, che scolpisce l’aspetto caratteristico, spirituale e sociale, della prima comunità cristiana: «la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede, aveva un Cuor solo e un’anima sola» (At. 4, 32). Cioè ci fanno pensare ad un primo aspetto di quell’auspicato rinnovamento, che noi abbiamo chiamato «la civiltà dell’amore», e che altro non è se non l’agape, l’amore, la carità animatrice prima del nostro stile di vita.
Ebbene questa animazione della vita individuale e comunitaria della Chiesa produce dapprima e suppone poi, come suo fondamento costituzionale, l’unità nella Chiesa. Se la Chiesa non è interiormente una, nel suo mistero che la fa vivere di Cristo, ed unita, nella sua compagine strutturale e sociale, che la rende mistico e visibile corpo di Cristo, non è più Chiesa. Chi lo vuole, chi lo può rilegga, fra i tanti documenti che illustrano questa verità, il celebre scritto di S. Cipriano circa «l’unità della Chiesa cattolica» (PL 4, 495-520; BREPOLS, series lat., 3, 243 ss.; cfr. D. TH. C. III, II, 2467 ss.), ovvero veda S. Agostino (Cfr. S. AUGUSTINI De utilitate credendi: PL 42, 65 ss.; ed anche l’opera tuttora attuale di J. A. MOEHLER, Die Einheit in der Kirche, L’unité dans l’Eglise, Cerf, 1938).
Anche senza ricorrere a questa aurea letteratura, sarà più facile a tutti noi documentarci circa le vie che divergono dall’unità della Chiesa, e quindi dalla capacità di costruire una nuova civiltà dell’amore. Tutti possono farsi una diagnosi della moderna tendenza a dissolvere una vera, solida, operante unità ecclesiale, rilevando come uno spirito di disgregazione, di contestazione, di libero pluralismo, di facile critica, di interpretazione personale e spesso polemica rispetto al magistero della Chiesa, autorevole e indispensabile interprete e tutore dei fattori dell’unità ecclesiale, sia penetrato in diverse espressioni della mentalità del corpo mistico, della stessa comunione cattolica (Cfr. L. BOUYER, La décomposition du catholicisme, 1968; Religieux et Clercs contre Dieu, 1975). Un influsso centrifugo del libero esame di provenienza protestante, un concetto di libertà assoluta, isolato da un rispettivo concetto di dovere e di responsabilità, una rassegnata trahison des clercs, cioè un relativismo storico, e un opportunismo sociale e politico spesso di moda, hanno alquanto indebolito il senso dell’unità, della solidarietà, della carità in seno alla Chiesa di Dio, senso stimolato, sì, per fortuna dal movimento ecumenico, ma non ancora e non sempre sufficiente alla riconquista d’una autentica ed organica unità, quale voluta da Cristo e animata dallo Spirito Santo. Cosa proponiamo quindi di fronte a questo quadro poco edificante?
Di riprendere il cammino verso la edificazione dell’unità, se mai alcune volte avessimo ceduto ad una gelosa ed ostile affermazione della nostra autonomia spirituale e religiosa, con danno della docile e virile obbedienza all’esigenza della concordia e della solidarietà proprie della comunione cattolica; e saremo insieme, tutti e fraternamente, fortemente, con lo sguardo dell’anima teso verso Gesù crocifisso, che dilexit ecclesiam, «amò la Chiesa e diede Se stesso per lei» (Ep 5,25).

Distinti saluti

Alberto Giannino
Presidente Ass. culturale docenti cattolici
SAN...TORO e SAN...MARCO
(2.7.11)

Le vicende Rai hanno impegnato le prime pagine dei giornali per tutta la settimana di fine giugno. C'è parecchio fermento e gli andirivieni di Fazio, Dandini, Annunziata, Gabanelli ecc. si sono aggiunti al caso Santoro.
Mi fermo su Michele Santoro.
Ho già avuto occasione di esprimere la mia opinione su questa persona che è indiscutibilmente un ottimo giornalista ed un anchor man di livello, ma debbo dire che Santoro mi sembra un gigante con i piedi d'argilla.
Lo confronto con il suo amico Marco Travaglio.
Entrambi dichiarano di voler essere giornalisti liberi.
Marco Travaglio trovò la sua libertà nel Giornale di Montanelli. Quando Montanelli se n'andò, lo seguì e rischiò perdendo il posto quando La Voce chiuse. Volendo continuare ad essere libero, non cambiò lavoro, ma si diede da fare fino a fondare - rischiando in proprio - un quotidiano:Il fatto che, come si sa, è un giornale che tira ed è molto seguito.
Santoro,no. Vuole essere libero, ma vuole essere alle dipendenze di un editore, sia esso la Rai, sia Mediaset, sia La7.
In proprio non rischia.
Sono quelle persone di sinistra con il portafoglio a destra e la cosa non mi piace molto.
Non voglio entrare nel merito dei suoi compensi, ma nella capacità di rischiare per le proprie idee.
Santoro non vuole rischiare lo stipendio per essere un giornalista completo. E' bravo, competente, serio, professionale, ma...da come si comporta mi pare un giornalista dimezzato.
VARIE RISPOSTE
(5 giugno 2011)

Anzitutto mi scuso con i lettori che mi scrivono chiedendomi ragione di qualcosa ed attendono anche 15 giorni una risposta. E' vero che rispondo personalmente, ma mi piacerebbe in questa pagina poter sintetizzare più frequentemente quanto ognuno espone.

1. REFERENDUM
Nella pagine "ambiente" e in questa stessa pagina ho dato le motivazioni per cui andrò a votare e cosa voterò. Il mio suggerimento è che, anche se si è in dubbio, andare a votare conviene perchè il referendum è l'espressione più alta di democrazia. Meglio annullare la scheda (mai lasciarla bianca), ma andare a votare, così si raggiunge il quorum.

2. BERLUSCONI E I PROCESSI
Ha smesso di andarci, cari lettori, perchè non c'è più il bagno di folla e la claque organizzata. Spero che i processi vadano avanti e che sia giudicato serenamente. Come si sa non sono un grande fan nè di Berlusconi, nè della magistratura, ma...confido che questi processi siano equi e sereni.

3. HA VINTO IL CENTRISINISTRA
Obiettivamente, sì. Moralmente, no.
A questa tornata di elezioni amministrative ha vinto un popolo che non ne può più di chiacchiere e si è affidato a chi sembra che chiacchieri di meno.

4. PERCHE' NON PARLO DI MUSICA, MA SOLO DI ARTE.
Perchè ho poco tempo per farlo. Anche di arte parlo pochissimo e di cultura ancor meno. Eppure... ogni ritaglio di tempo che ho lo dedico alla cultura classica, filosofica, politica...all'arte e alla musica. E mi sento sempre più ignorante.
BERLUSCONI E LE PROCURE
(3 maggio 2011)

Rispondo brevemente a quanti mi hanno scritto ancora sul tema del Presidente del Consiglio che è indagato e che deve recarsi in procura.
Prendo spunto dalla dichiarazione di ieri, 2 maggio 2011. Berlusconi, all'uscita dal tribunale di Milano ha dichiarato che è umiliante per il nostro paese sapere che c'è un responsabile del governo (così si è definito) che invece di occuparsi delle cose del paese è costretto a dare giustificazione ai giudici e difendersi da accuse risibili ed insensate.
La capacità di rivolgere la frittata nel piatto che il nostro "responsabile di governo" possiede è nota a tutti, ma qui ha passato il limite della decenza.
Berlusconi si ritiene indispensabile all'Italia e per questo pensa che debba lavorare indefessamente per portare avanti l'azione di governo senza dover perdere tempo nelle procure della Repubblica Italiana.
Bene.
Il ragionamento non fa una grinza.
Il problema è che è sempre lui che decide che cosa sia bene per lui e per il paese. Quello che gli piace fare (procurarsi ragazzine per giochi erotici, girare l'Italia per acquistare ville, fare capatine a Villa Certosa per vedere a che punto sono i lavori della sua faraonica dimora, passare serate a raccontare barzellette osée, ecc) è giusto tempo sottratto all'azione di governo per ritemprarsi le forze.
Quello che non gli piace fare (rispondere di reati di cui è imputato, ascoltare la gente dei paesi terremotati) è perdita di tempo e sa colpevolizzare mediaticamente (le scene ormai sono tutte sue e dei suoi pennivendoli) chi gli fa perdere tempo sottraendo, così fa intedere, un così alto genio politico alle emergenze del paese Italia.
La cosa che mi stupisce, cari lettori che mi inviate mail, è che alcuni di voi continuino a credere che Berlusconi abbia ragione.
Mi stupisce - e so di offendervi e quindi me ne scuso - che la vostra intelligenza sia così obnubilata dal carisma di questo istrione che ci governa da non vedere che da 20 anni sta facendo sempre e solo i suoi interessi e che quelli che lo sostengono e gli sono vicini, lo fanno solo perchè sanno benissimo che il loro conto in banca ogni volta sale di qualche euro (o migliaia di euro, fa lo stesso).
Faccio un ultimo tentativo:provate a pensare che la persona indagata dalla procura non sia Silvio Berlusconi, ma un imprenditore qualsiasi (Callisto Tanzi, De Benedetti...) o un giornalista qualunque (De Bortoli, Scalfari, Ferrara...) o il signore che abita accanto a voi. Anche questi hanno un lavoro da compiere, ma i primi a sostenere che hanno il sacrosanto dovere di presentarsi davanti alla legge per giustificarsi di reati di cui sono imputati sareste proprio voi.
O no?
VIA LE BR DALLE PROCURE
(23.4.11)

Ho aperto oggi la posta dopo tre giorni di "raccoglimento" pasquale e una decina di lettori mi rimproverano di non aver scritto nulla su Roberto Lassini e la vicenda dei manifesti di Milano.

Non ho riflettuto molto, lo confesso, sulla vicenda del manifesto fatto affiggere dal candidato del centrodestra al comune di Milano che auspicava che le procure fossero libere da infiltrazioni comuniste, ma - sollecitato in proposito - devo dire che la cosa non mi stupisce e, semmai, mi stupisco dello stupore del centrodestra e della signora Moratti.
Non mi stupisco che un clone di Berlusconi (così penso degli uomini e delle donne ex forzaitalioti ed ora pidiellini) pensi come il nucleo somatocita. Non potrebbe essere diversamente.
Non ho tempo di ricercare e quindi di essere preciso nelle citazioni, ma tutti ricorderanno che più volte l'omino (in tutti i sensi) di Arcore ha detto che ci sono giudici comunisti, c'è una magistratura di sinistra, c'è una corte costituzionale nominata da un governo di sinistra e presieduta da un capo dello stato che viene dalla sinistra...I cloni (dal greco: Klon, ramoscello) non possono che venire dalla pianta, la quale trasmette loro il proprio DNA.
Se Roberto Lassini s'è esposto fino a questo punto, è ovvio che non può averlo fatto da solo e senza l'approvazione di qualcuno della zona Berlusconi. Quest'ultimo, inoltre, è apparso molto freddo sul casus belli creatosi e sembra che quando la signora Moratti abbia posto l'aut, aut - del tipo o fuori Lassini dalla lista o me ne vado io - l'omino di Arcore abbia cercato di fare opera di persuasione prima di accondiscendere alla Moratti.
Un lettore mi chiede, inoltre, come possa essere definibile la posizione giuridica di Lassini in merito alle elezioni. Io penso che non possa essere ritirato dalla lista perchè ormai è stato proclamato. Penso che prenderà un sacco di voti perchè Milano è pieno di gente che pensa che quel pover'uomo di Silvio sia vittima di tutti i giudici d'Italia e, forte del consenso che attriibuirà la suo manifesto, Lassini alzerà il prezzo e vorrà un assessorato che gli sarà concesso. Se così fosse si mostrerà ancora una volta il teorema che chi sa vendere il cervello al più forte del momento, di solito possiede poco cervello e punto spina dorsale.
LA GUERRA DI LIBIA
(22.3.11)

Caro Ernesto,
che ne pensa della guerra appena scatentata contro il popolo libico?
Mario (da Varese)

Caro Mario,
ho appena scritto il mio pensiero nell'articolo di fondo di questo mio piccolo sito.
A lei, come ad altri che mi hanno scritto in proposito, rispondo che ne penso male.
Non si doveva assecondare la risoluzione dell'Onu se non dopo aver chiesto garanzie. Eravamo in posizione di forza perchè gli Stati che volevano la guerra non potevano fare a meno della nostra penisola che sembra la portaerei internazionale. Non abbiamo saputo sfruttare nemmeno questa posizione perchè abbiamo un premier che ha la testa in altre cose, il vero premier (Bossi) che ha la testa in un federalismo che neppure lui sa cosa sia e un'opposizione che ha in testa solo di scalzare Berlusconi.
IL CENTENARIO
(23.2.11)

Caro sig. Miragoli,
quasi ogni giorno cerco il suo sito e leggo i suoi pensieri....Mi permetto di sollecitarle una riflessione sul centenario dell'unità d'Italia e sulle sue celebrazioni...
Gabriella R. (Treviso)
Grazie, Gabriella, per l'apprezzamento.
Sul tema che mi sollecita ad affrontare ho poco (o molto, non lo so) da dire.
Scrissi che mi sembrava un centenario fiacco e retorico. Confermo la mia opinione ed aggiungo che penso che sia anche consumistico e barattiero.
Consumistico perchè credo che si spenderanno molti soldi senza un progetto. La mia generazione fu educata ai valori del Risorgimento e quando divenimmo adulti, sfrondata la retorica, cercammo di cogliere il senso di una patria, unita e coesa verso un cammino di progresso sociale.
Barattiero perchè le cose serie non vanno date nelle mani di questi politici ciarlatani che abbiamo mandato a Roma. In questa settimana ho letto che il vero deus ex machina della politica italiana (Umberto Bossi - veda come siamo caduti in basso), darebbe il nulla osta alla festa del 17 marzo prossimo a patto che il 29 maggio si faccia la festa regionale lombarda sventolando la bandiera con la croce di san Giorgio e la rosa camuna. Alla stupidaggine di quest'uomo che è anziano, stanco e malato, non c'è limite.
L'unità del nostro paese credo che la festeggerò dentro di me riscoprendo i valori del Risorgimento, della Resistenza, del patriottismo per cui i miei nonni combatterono la grande guerra e mio papà ed i miei zii andarono volontari a combattere nella seconda guerra mondiale.
Rileggerò pagine di storia che mi rimandano al dopoguerra ed alla nostra rinascita e mi ripresenteranno figure come De Gasperi dove gli attuali politici mi appariranno sempre più figuri.
STA ANCORA CON MARCHIONNE?
(14.01.2011)

Sig. Miragoli,
...lei scrisse che stava con Marchionne. Io penso che oggi lei non potrà più stare con Marchionne perchè se lo facesse tradirebbe tutto quello che scrive e per cui la leggo quasi ogni giorno....
Il motivo? Marchionne ha diviso gli operai costringendoli ad un referendum fra accettare il posto di lavoro come vuole lui o no.
Lei è una persona libera, colta e profonda.
Sta ancora con Marchionne?

Angelo Frangi, periferia di Torino.

Sì, sig. Angelo, nonostante tutto sto ancora con Marchionne. Su una cosa sono d'accordo con lei: il referendum non si doveva fare. Ma le preciso che non fu Marchionne a volere il referendum, bensì i sindacati che, come lei sa, si spaccarono: Cisl e Uil accettarono l'accordo, Fiom, no.
I sindacati, che dovrebbero difendere i lavoratori, hanno posto gli stessi lavoratori davanti al dilemma: se voti sì, conservi il tuo posto di lavoro e quello degli altri, se voti no, anche tu te ne vai a casa e la Fiat va in Canada.
Peggio di così non si poteva.
Sto ancora con Marchionne perchè ritengo che per la prima volta la Fiat metta i suoi soldi (non i nostri) per far funzionare la prima fabbrica italiana.
Sto con Marchionne perchè mi è piaciuto quando l'ho visto da Fabio Fazio.
Sto con Marchionne perchè credo che saprà valorizzare la fatica degli operai premiando chi lavora e bastonando chi è parassita.
Non starò con Marchionne se vedrà solo il profitto e non le persone.
Sig. Angelo, io ebbi una piccola ditta e tuttora governo poche persone perchè collaboro con un'azienda. Sono rispettoso dei loro diritti, ma non transigo sui doveri.
Le assicuro i che i miei ragazzi hanno capito come la penso e non mi danno dello sporco capitalista sia perchè quando è necessario mi sporco le mani e mi spezzo la schiena con loro, sia perchè hanno capito che nell'azienda si cresce assieme.
Se queste cose i sindacati le avessero fatte capire agli operai della Fiat , di altre fabbriche e, soprattutto, a chi lavora nel pubblico impiego, sono certo che non saremmo nella situazione in cui ci troviamo per cui tante piccole aziende chiudono. I diritti esistono perchè ci sono dei doveri. La bilancia è fatta di diritti e doveri. Se uno dei due piatti pende da una parte...fatalmente le cose sono destinate a rovinarsi.
IL LIBRO DEL PAPA LUCE DEL MONDO.
(8.1.11)

"Cosa ne pensa del libro del papa Luce del mondo? E' davvero, papa Ratzinger un papa conservatore?"

Ho l’impressione che la pubblicazione del libro-intervista di Benedetto XVI Luce del mondo abbia provocato, nelle file del tradizionalismo, una certa delusione. E non soltanto per via del pronunciamento — obiettivamente inedito (nonostante i tentativi di interpretazione alla luce della dottrina morale tradizionale) — a proposito dell’uso del profilattico. I tradizionalisti pensavano che Benedetto XVI fosse uno dei loro. Effettivamente, prima di diventare Papa, il Card. Ratzinger passava per il maggior rappresentante dell’ala conservatrice della Curia Romana: i suoi interventi come Prefetto del Sant’Uffizio erano sempre stati in difesa dell’ortodossia (ma si dimentica forse che tali interventi erano il piú delle volte “commissionati” da Giovanni Paolo II). Una volta divenuto Papa, Benedetto XVI aveva attirato le simpatie dei tradizionalisti per l’atteggiamento di apertura verso i lefebvriani e, soprattutto, per i suoi interventi in campo liturgico (in primis, la liberalizzazione del rito romano antico). È vero che c’erano stati altri atteggiamenti che lasciavano perplessi; ma solitamente o li si riconduceva a manovre di corte (la resistenza dei settori piú progressisti della Curia Romana) o a motivi di opportunità “politica” (la dovuta considerazione delle posizioni talvolta radicali di alcuni episcopati). La pubblicazione di Luce del mondo ha in qualche modo segnato la fine delle illusioni: Benedetto XVI non è il Papa tradizionalista che veniva dipinto sia da destra che da sinistra, ma continua a essere il teologo che ha preso parte attiva al Concilio Vaticano II. Certo, da allora ne è passata di acqua sotto i ponti; le posizioni di Ratzinger si sono progressivamente evolute, ma senza mai mettere in discussione l’atteggiamento liberale di fondo.
Se si vuole descrivere a grandi linee tale evoluzione, penso che si possano individuare tre o quattro “svolte” nella sua vita. La prima è quella del Sessantotto, che, secondo Hans Küng, avrebbe notevolmente impressionato Ratzinger, portandolo su posizioni piú moderate. La seconda svolta è stata il suo trasferimento a Roma, che gli ha permesso di vedere le cose in una prospettiva diversa, sia perché Roma è un osservatorio piú universale, sia perché il compito svolto lo costringeva ad assumere posizioni piú rigide. La terza svolta è stata costituita dal contatto, per motivi istituzionali, con i movimenti tradizionalisti (fu lui a gestire lo “scisma” lefebvriano), che lo obbligò a riconoscere almeno in parte le loro ragioni. L’ultima svolta è consistita nell’elezione al pontificato: fra i suoi obiettivi programmatici è apparso fin dall’inizio l’ecumenismo; ed è in tale contesto che va considerata la ricomposizione della frattura con la FSSPX, che ha comportato la liberalizzazione della liturgia romana antica e la remissione delle scomuniche ai quattro vescovi lefebvriani. Tutto ciò non ha mai significato un rinnegamento delle posizioni di partenza, anzi va letto alla luce di quelle: l’apertura al movimento di Mons. Lefebvre non può essere considerata come un’approvazione del tradizionalismo qua talis, ma come una delle tante attuazioni dell’ecumenismo voluto dal Concilio. Probabilmente è un bene che ci sia stata questa disillusione. I tradizionalisti sembravano volersi in qualche modo “annettere” il Papa, rendendolo quasi il leader di un partito e dimenticando che egli non può che essere il padre di tutti. Allo stesso tempo però penso che sia un bene anche rendersi conto che non bisogna mai riporre le proprie speranze esclusivamente in un uomo, fosse pure il Papa. Il Papa è certamente un punto di riferimento fondamentale nella Chiesa, ma non può essere, neppure lui, assolutizzato: ciò che conta è la fede in Cristo, l’amore alla Chiesa, la fedeltà alla tradizione (quella vera!). In tutto ciò il Papa ci è di guida; ma non deve scandalizzarci se a un certo punto scopriamo che anche lui ha le sue idee, che non collimano in tutto con le nostre.
I GIORNALI
29.12.10

Caro sig. Miragoli,
oggi lei scrive interessanti riflessioni sui moderati che secondo lei sono pochi e stufi di questo paese. Vorrei chiederle il motivo per cui lei pensa che siano pochi e stufi di vivere così.
Mimmo C. (Scafati)

Gentile Mimmo,
un primo motivo sono i giornali. Non so che quotidiano legga, ma sono abbastanza stanco di di vedere che si sprecano pagine e pagine sulle escort di Berlusconi, sui costumi di Marrazzo, sulle scappatelle di un politico di destra o di sinistra, sui favori fatti a questo o a quello. Vi si dedicano addirittura editoriali. Sfido i Belpietro ed i Feltri a trovare nella storia giornalistica di Montanelli o di Biagi un solo editoriale dedicato a simili scempiaggini.
Un secondo motivo sono i politici che non sanno che pesci pigliare per il nostro paese. Sanno solo pigliare i loro pesci per ingrassare il loro ventre. Se lei osserva alle ultime elezioni politiche ed ammministrative circa il 30 per cento della popolazione non è andato a votare. Del restante 70 per cento quella che viene definita grande maggioranza (il PdL con i nanetti satelliti) arriva poco più del 36 per cento. Il che significa che su 100 persone 37 fanno il bello e il cattivo tempo. A me starebbe bene se lo facessero nell'interesse del paese. Ma, come ho scritto ieri, non mi pare che sia così.
Il terzo motivo è che in questo paese o sei di destra (cioè Berlusconiano) o sei di sinistra (cioè...non so...non saprei quale "sinistro" indicare). Tertium non datur. O meglio: il terzo sarebbe dato (cioè il terzo polo), ma anche il terzo polo in parlamento deve schierarsi o di qua o di là, cioè è incapace di bloccare una legge.
Il quarto motivo è che i nostri figli, cioè i giovani, non sanno cosa fare e come creare la loro vita. Frequentano gli studi superiori, ma poi...poi?
Il quinto motivo è che siamo oberati da leggi che continuano a cambiare rendendo difficile vivere serenamente in un paese normale. Qui potrei dilungarmi prendendo ad esempio le leggi fiscali, le leggi del codice della strada, le leggi sul risparmio energetico ecc.ecc.
La gente moderata ha pochi principi, chiari e seri. Non ama perdersi indiscussioni tipo Ballarò, Anno Zero, Porta a Porta, Matrix ecc. che sono sempre senza costrutto. La gente moderata teme per se stessa ogni giorno quando esce di casa per andare a lavorare: teme che se brucia il giallo gli arrivi una multa salatissima, teme il proprio simile che fa l'ispettore della Asl ecc.
21.12.2010

Caro Ernesto,
mi sei mancato quando per un po' non era on line il tuo sito. Non sempre condivido quello che scrivi, ma ti leggo volentieri perchè sei chiaro.
Ti chiedo se secondo te finirà la crisi economica e quando.
Grazie. Buon Natale a te ed alla tua famiglia.
Anna (da Varese)

Gentile Anna,
ti ringrazio per l'apprezzamento, anche se non ci conosciamo di persona.
La domanda che mi poni andrebbe girata ad un economista quale io non sono. Posso solo dirti che io penso che la crisi economica finirà quando gli stati avranno finito di indebitarsi per mantenere il proprio apparato. Non è la prima volta che gli stati vanno in crisi.
Nel III secolo a.C. le città stato greche crollarono perchè s'erano indebitate tutte con il tempo di Apollo a Delo (che era lo IOR del tempo) e così successe a sovrani ad ogni latitudine e longitudine fino ai nostri giorni.
Tutti gli stati europei (la Germania solo un poco e per questo fa eccezione), sono indebitati fino al collo e, a dieci anni dall'avvento dell'euro, il sistema comincia a mostrare i suoi punti deboli.
Prima potevano stampare moneta in proprio: rischiavano l'inflazione, spalmavano il debito sulle generazioni future, ma i politici non ci rimettevano in popolarità. Il gioco è andato avanti un poco anche con l'euro, ma adesso stiamo arrivando al default come mostrano i casi di Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia.
Se gli stati non tornano ad essere virtuosi (cioè a non spendere più di quel che incassano) dalla crisi non usciremo.
Nel nostro piccolo, secondo me, dobbiamo fare la stessa cosa: non spendere più di quello che incassiamo. Per questo dobbiamo stare lontani dalle sirene del consumismo e guardare al nostro portafoglio.
Non so se ti ho dato una risposta convincente.
Buon Natale
FRANCESCO
Caro Ernesto,
ho 35 anni, sono un prete. Da sei anni vivo un rapporto d'amore con una donna separata, ma non voglio lasciare il ministero. La situazione è difficile. Lei mi fa scenate da un po' di tempo a questa parte e vuole che lasci il sacerdozio.
...seguono parti più riservate che non pubblico....

Caro Francesco,
la tua storia è come quella di molti altri. Se vai sul sito di donne co-si, trovi una mia risposta che è uguale a questa: devi deciderti. O la lasci o lasci il sacerdozio. Non puoi tenere il piede in due scarpe. Non è giusto che lei stia ad aspettarti, in silenzio, in attesa di rubare quei pochi minuti di felicità che tu intendi concederle.
Se vuoi...possiamo incontrarci.

MARIA
Spesso penso al conflitto fra fede e scienza e mi sembra irrisolvibile. Tu cosa diresti?

Il problema è complesso e difficile da risolvere in due parole. Posso dirti che la nostra fede non è in conflitto con la sceinza. Siamo noi cattolici che, attraverso un Magistero ottuso, abbiamo pensato che Galileo (per esempio) fosse contro Dio.
La scienza fa il suo mestiere che è quello di ricercare la Verità con dati in suo possesso.
La fede fa il suo mestiere cercando di rispondere alle esigenze ultime di Verità insite nel cuore di ogni uomo.
Oggi nessuno si sognerebbe di dire che l'episodio della creazione non è vero perchè nella Bibbia non si parla di dinosauri. Per forza non se ne parla! La ricerca sui fossili cominciò nel tardo 1700.
Fede e scienza non sono, a mio avviso in conflitto, ma se mai sono complementari.
La fede, attraverso la religione (tutte le religioni) ci aiuta a capire che il bisogno profondo che abbiamo in noi di dare risposta ai nostri problemi quotidiani trova il suo fondamento in un qualcuno che mi pare Loke o Hummes chiamassero Anima Mundi, per me cattolico è il Dio di Cristo, per un ebreo il Dio di Mosè, per un musulmano il Dio di Maometto, per un orientale il Dio di Buddha...
La scienza, incontrovertibilmente, a tutti noi cattolici, musulmani, ebrei...dice che il mondo trae le sue origini in forma evolutiva.
Scusa se ho semplificato, ma è solo una pista per poterti aiutare a riflettere.
Ernesto

FRANCESCO

Scusa se ti disturbo. Volevo farti una domanda di fede, se puoi rispondermi con parole semplici ( nel possibile):
Tu come cristiano cosa intendi per REDENZIONE, MORTO PER I NOSTRI PECCATI.SACRIFICIO.ESPIAZIONE.RISCATTO....SODDISFAZIONE DEL PADRE..
ciao spero che tu possa rispondermi Francesco


Ciao.
Provo a risponderti non facendo ricorso alla sola teologia, ma anche a mie convinzioni di vita.
Tutti i termini inseriti, hanno un denominatore comune che è REDENZIONE.
L'uomo ha sempre sentito il bisogno di riscattarsi, redimersi da qualcosa...cioè dal male che c'è nel mondo. Dal male proprio (cioè quel che riguarda la propria esperienza personale) al male generale.
Ogni filosofia e religione ha cercato, attraverso i suoi profeti...maestri...guru..., di dare una risposta a questo problema, accattivando così l'attenzione dapprima della gente del proprio paese e poi....man mano che si diffondeva la religione, del mondo.
Così è stato per la religione in cui io credo e che pratico.
Essa, come sai, affonda le sue radici nell'ebraismo.
Il primo male dal quale gli ebrei dovevano riscattarsi è stato la schiavitù egiziana. Alla luce di quella esperienza hanno letto tutta la loro storia precedente e hanno creato la storia successiva con il determinante contributo di Mosè e dei profeti, dei re e dei giudici e di figure carismatiche.
In questa linea s'è inserito il Cristo.
Che ha rivoluzionato il modo di vedere ed intendere la liberazione dal male: il male va vinto con il bene, l'odio va vinto con l'amore...diceva.
Perchè? Perchè Dio, cioè l'essere supremo del quale moltissimi uomini sentono il bisogno, è amore. Perchè Dio ha creato l'uomo buono, amorevole...non maligno, cattivo.
Questo messaggio (la buona novella) ha incontrato il favore dei poveri e non solo di essi, ma l'ostilità della classe dirigente che, per non rivoluzionare uno statu quo, ha fabbricato un falso processo e ha creduto, togliendo di mezzo il Cristo con la morte di croce, di togliere il messaggio rivoluzionario.
Ma non v'è riuscita.
Il messaggio di Cristo è penetrato e s'è diffuso rapidamente.
In questo senso il Cristo è risorto, a mio avviso.
In questo senso la sua morte ha redento l'uomo dal male, non perchè ci ha pensato lui a risolvere il problema per tutti, ma perchè ha dato a tutti la possibilità di farlo, di riscattarsi, di cambiare l'egoismo in dono, l'odio in amore.
Ogni cristiano deve sapere che se abbraccia questo credo va incontro alla sua croce quotidiana.
Cristo è morto per i nostri peccati non perchè noi non possiamo più peccare, ma perchè ci ha fatto capire che si può peccare e credere nella possibilità di riscattarsi, di migliorare, rendendo così la nostra vita gradita a Dio.
Non so se sono stato d'aiuto.
Ciao
Ernesto.
Gentile Dottor Miragoli,
l'ho vista al programma "Incominciamo bene" su Rai tre. Io non vivo uno storia tormentata con un prete, ma vivo una storia con una suora. Sono donna e fra noi ci vogliamo bene..
E' peccato?

Cara signora,
io non faccio il moralista o il giudice. Non so la sua età, se lei è sposata o divorziata o separata, se ha mai avuto figli. Non so la storia della suora. Voglio dire che gli elementi che mi passa sono pochi per aiutarla, non per dare un giudizio.
Se le interessa sapere se l'omosessualità per la morale cattolica è ritenuta un peccato o comunque un disordine morale le dico di sì.
In ogni caso, nel rapporto con la suora, vale quello che si direbbe se l'avesse con un prete. Entrambi dovete decidervi e scegliere di vivere alla luce del sole la vostra vita affettiva.
TEOLOGIA AVANZATA?

"La seguo attraverso il suo sito e gli scritti in altri siti. Mi sembra che sia una persona moderata ed equilibrata. Ma le sue posizioni teologiche, non sono un po' troppo di sinistra?"
Anselmo da Grottaferrata.

La ringrazio per il giudizio sull'equilibrio. No. Le mie posizioni teologiche non sono di sinistra. Anzi le dirò che questo aggettivo mi provoca l'orticaria. Sono stanco di essere etichettato di sinistra perchè dissento su certe cose, come prima ero etichettato di destra perchè dissentivo su altre cose.
Penso che la teologia sia una disciplina e non un dogma. La teologia è - letteralmente ed etimologicamente - discorso su Dio, studio su (e non di) Dio.
Mi pare di rispettare religioni diverse con i loro dogmi e le loro espressioni liturgiche. Quando si tratta di parlare della mia religione cattolica, cerco di distinguerla dalla fede. La fede è un dono di Dio, la religione è un modo di vivere la fede. A me non piace che i modi di vivere la fede vengano normati dall'alto senza discussione e, addirittura, con il lancio di anatemi. Lei mi rimprovera di non sconvolgermi se si appurasse che la Madonna non fu Vergine durante et post partum. Mi ripeto: è un problema che la chiesa delle origini non si pose. Ed è là che io voglio tornare. Se si avesse il coraggio di tornare alla chiesa delle origini, cadrebbero automaticamente anatemi e divisioni religiose. Ma cadrebbero anche privilegi e sicurezze alle quali nessuno (cattolici, protestanti, ortodossi ed anglicani) ha voglia di rinunciare. QUesto è il grande scandalo.
Marina (da Como) mi scrive:
"Cosa ne pensa di un marito che dopo solo due anni di matrimonio, tradisce la moglie?"

Cara Marina,
ne penso male. Ho già avuto modo di dire che la libertà di costumi e il poco rispetto della monogamia, sono frutto di una società che si pasce di soap opera e fiction, di talk show e format che presentano, dal punto di vista matrimoniale, molta disinvoltura nei rapporti.
Per quanto riguarda il suo caso le consiglio di parlare con suo marito e, se è cristiana, di pensare anche alla strada del perdono e della ricostruzione di un rapporto.
Va anche detto, in generale, che per tradire la moglie si deve essere in due, cioè dall'altra parte ci sarà una donna che non ha saputo stare al suo posto.
Lei mi rimprovera di pensare che la donna non è sempre vittima. E' vero: a me non piace l'immagine dell'uomo che è sempre colpevole di tradimento. Se non ci sono le occasioni ( o se queste si cercano e non si trovano) il tradimento non c'è.
7. SULL'IMMUNITA'

Caro sig. Ernesto,
...che ne pensa del discorso sull'immunità ai politici?
Salvatore (da L'Aquila)

Caro Salvatore,
ne penso nei termini in cui ho già scritto qualche mese fa. Angelino Alfano ci tormenta con la solita espressione in bocca a tutti i politici:"In nessun paese moderno..."
Delle due, l'una: o Alfano è disinformato (e allora è preoccupante) o è informato e mente sapendo di mentire.
In nessuna democrazia esiste immunità per il presidente del consiglio. L'immunità è prevista per i parlamentari perlopiù solo per reati di opinione, ma non per ministri e massime cariche dello stato. Ne sanno qualcosa gli ex presidenti USA Nixon e Clinton.
Per venire al nostro problema (che ci ha creato Berlusconi): a me sta bene che il Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio siano immuni "durante munuere", ma, allo scadere del mandato non possono essere giubilati senatori a vita, non possono ricandidarsi, non possono fare nulla, insomma, se non presentarsi ai giudici e mettersi sotto processo come qualunque cittadino.


6. DOMANDE BREVI E RISPOSTE BREVI

In questo agosto ho ricevuto molte lettere su vari argomenti. A tutti ho risposto personalmente, ma qui voglio sintetizzare qualche tema.

1.LA LEGA NORD
- Simone mi ha scritto dicendomi che sbaglio il mio giudizio sulla Lega e sostenendo che è l'unica forza popolare e politica seria.
- Ho risposto che non credo ad un solo progetto della Lega di Bossi. Non credo al federalismo così come lo prospetta, non credo che abbia un progetto politico. Riconosco un demerito: arruffare il popolo come seppe fare Mussolini nel dopoguerra '15-'18.

2. LA CRISI DELLA CHIESA CATTOLICA
- Marcella mi chiede un giudizio: la chiesa cattolica ce la farà ad uscire dalla crisi? Si riferisce all'abbandono della pratica religiosa, alla pedofilia, ai movimenti di destra e di sinistra che confliggono nel suo interno.
- Ho risposto: la chiesa cattolica ce la farà perchè nonostante i papi, i cardinali, i vescovi, i preti e tutti quelli che pretendono di parlare a nome di Cristo e di essere gli interpreti della sua volontà, ha dentro di sè la carica di un mistero che è la forza dello Spirito che Gesù ha lasciato come dono.

3. FINI E IL PDL
- Mario, Simone, Roberta e Marco mi chiesero a raffica pareri sulla crisi del PDL, essendone tutti convinti elettori.
- Ho risposto che ringraziavo per la richiesta di un parere proprio a me che al PDL non ho mai creduto, ma che sono convinto che il PDL non finirà subito. Finirà fra qualche anno, ma non subito. La crisi c'è stata per ragioni di potere e non di principio. Siccome il partito non è nato su basi ideologiche, ma di interesse, fino a quando ci sarà l'interesse di tutti coloro che possono salvaguardare il proprio interesse...il PDL non finirà

5. LA COMUNIONE AI DIVORZIATI

Caro Ernesto...la domanda è semplice, ma complicata: un divorziato può ricevere la comunione eucaristica se è un cattolico fervente? Tu come ti saresti comportato?
Lorenzo.

Caro Lorenzo,
ho sintetizzato la tua lettera.
La domanda non è semplice e la risposta è complicata.
Parto dalla seconda domanda: se fossi stato nel ministero e mi si fosse presentata a ricevere la comunione una persona che conosco molto bene e che so divorziata e risposata, avrei dato la comunione in base ad un principio al quale mi sono sempre attenuto:de internis praetor non curat.
Detto questo vado per sintesi:
1. il problema della comunione ai divorziati risposati è già stato risolto dalla legge canonica: se il divorziato è coniuge innocente e non si è risposato (oppure vive con una persona, ma "more uxorio" bensì "tamquam frater et soror") può ricevere la comunione.
2. Quanto esposto al punto n. 1 vedi bene che è una somma ipocrisia perchè se non hanno rapporti sessuali sono puri, se li hanno fanno schifo.
3. Come regolerei le cose. Deve rimanere il principio dell'indissolubilità matrimoniale (chi si sposa in chiesa, ma prevede il divorzio nel proprio matrimonio commette un falso nel sacro) unito al principio della propria coscienza.
Passare da un partner all'altro con molta disinvoltura (tipica della nostra società) e pretendere che si sia in comunione con il mistero di Dio, mi sembra un modo molto pilatesco di gestire la propria vita spirituale. Non è il prete o il papa che ti deve giudicare, ma Dio. E Dio, attraverso Gesù, ha posto come fondamento per un cristiano il matrimonio indissolubile.
Se succedono incidenti di percorso, prima che con il prete, i coniugi se la devono vedere con la propria coscienza.
3. Casi clamorosi: Berlusconi, Mara Venier ecc. Mi citi questi casi, ma questo non mi sconvolge. Il problema la chiesa non se lo deve porre perchè ci sono dei notabili che lo pongono, ma per il bene di tutti i credenti. E il problema va risolto come al punto n.2.
4. Su tutte le leggi esiste il primato della coscienza che deve essere formata alla luce della Parola di Dio,per chi è credente.

4. LA SINDONE

Caro Ernesto,
andrai alla ostensione della Sindone a Torino? Cosa pensi di questo lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo? Io mi sto organizzando con la parrocchia di S.Maria qui a Teramo, ma non trovo molti partecipanti.
Michele - Atri.

Caro Michele,
la Sindone l'ho già vista 4 volte: tre volte quando ero nel ministero ed una volta quando portai la mia famiglia. Non andrò la quinta volta a meno che me lo chiedano i miei.
Della Sindone penso solo che sia un modo per riflettere sulla passione di Cristo. Che quella reliquia non sia autentica è strapacifico per tutti, credenti e non credenti. Fu sottoposta più volte, per volere di cardinali Pellegrino, Ballastrero, Saldarini, vescovi di Torino, agli esami del Carbonio 14 e risultò un falso mediovale, come il velo della Veronica ecc. Se la mettiamo sul piano della fede e cominciamo a recriminare sulla chiesa che ci fa credere alle reliquie, non ne veniamo più fuori. Anzitutto la chiesa gerarchica non ci obbliga per fede a credere alla reliquie. Siamo noi creduloni che pensiamo che la nostra fede stia in piedi con il dito che San Tommaso infilò nel costato di Cristo, con il latte della Madonna, i dentini da latte di Cristo, i chiodi della croce (ce ne sono almeno una ventina in giro per il mondo), le spine della corona (anche qui:saranno una 50ina) e via elencando.
In sintesi: se non hai mai visto la Sindone ti consiglio di andare a Torino e di non porti il problema della sua autenticità, ma di cogliere l'occasione per riflettere sul dono di un Dio crocifisso per SOLO amore per l'uomo.

3. SULLA PAR CONDICIO

Gentile Ernesto,
una perplessità: non ha mai detto una parola sulla violazione della legge sui talk show. Non pensa che chiudere i programmi con il motivo delle elezioni sia una violazione dei diritti di tutti i cittadini?
Sono passati tanti anni, non ci siamo più incontrati, ma lei con il suo carisma rimane sempre un punto di riferimento.
Luca

Caro Luca,
grazie per i complimenti che fanno bene quando si va avanti negli anni.
Sul tema mi sono pronunciato molto poco perchè ho molto poco da dire.
I talk show non li seguo quasi più. Porta a Porta ho smesso di seguirlo da quando ho degradato Vespa da maggiordomo a lacchè dopo che ho spento la Tv e me ne sono andato a letto arrabbiato: c'era Berlusconi che, senza contradditorio, aveva portato una scrivania e, dopo aver mostrato quello che avrebbe fatto (ponte sulle stretto, alta velocità, ecc.) ha firmato il contratto con gli italiani (il guaio è che ci sono ancora degli allocchi che gli credono).
Gli altri mi stuccano: tutti gli invitati si parlano addosso e si parlano sopra. C'è un argomento, ma non si riesce mai a capire la sintesi del discorso. Quelli del centro destra sembra che non abbiano opinioni fino a quando non ha pronunciato il verbo il maestro Silvio. Prendi l'ultimo caso, quello delle liste. Un partito serio avrebbe detto:
- su 13 regioni abbiamo sbagliato a presentare due liste
- i nostri uomini hanno sbagliato e chiediamo scusa prima di tutto al popolo italiano che non potrà vedere una seria competizione elttorale, poi ai nostri elettori che saranno impediti ad esprimere il voto.
- ricorriamo al TAR com'è nostro diritto e, se avremo torto, chiederemo ai nostri avversari politici di incontrarci per trovare una soluzione al problema.
Sarebbe stato un comportamento corretto. Invece, no. Prima hanno escluso il ricorso al decreto, poi hanno obbligato Napolitano a firmare e, infine, danno la colpa ai radicali ed ai giudici comunisti. Roba da dilettanti allo sbaraglio da programma "La corrida di Corrado". A volte penso che ci sia qualche laboratorio chimico dalle parti di Arcore dove la sera Berlusconi dice quello che tutti devono dire, il laboratorio sintetizza la cosa in una pillola, l'indomani tutti prendono quella pillola e, dopo averla metabolizzata, parlano come lui.
Vengo al tema.
Secondo me la questione è stata impostata male perchè si è voluto dare ragione a Berlusconi dimenticando che l'anno scorso, per le europee, ci sono stati e due anni prima, per le politiche, ci sono stati e tre anni prima, per le provinciali e comunali, ci sono stati.
Bastava appellarsi a questi precedenti per dire che il problema non si poneva neppure. Ma...contraddire il capo, non si può.
La libertà di stampa è certamente in discussione, ma non per i talk show oscurati. Trovami un giornale che sia veramente libero, dal corrierone in giù.
Trovami un TG, un radiogiornale...libero. Ma...LIBERO!
A me non mancano Anno Zero, Porta a Porta, e Ballarò. Di Anno Zero guardo, qualche giorno dopo, su Youtube, solo l'intervento di Travaglio.
I tempi sono duri, anche se non ci sembra perchè la vita va avanti.
Quando l'invasione berlusconiana finirà, allora si potrà ricominciare.
Grazie della tua lettera.
Ernesto

2. PERCHE'SONO NEGATIVO SU BERLUSCONI
Questa lettera strana a firma di Maurizio che non conosco, mi offre il destro per chiarire un poco il mio pensiero.
Riporto alcuni brani e la mia sintetica risposta.
"Caro Dr.Miragoli
per caso mi sono imbattuto nel suo sito e da qualche giorno lo visito assiduamente. Mi ha colpito la sua ottima cultura e la sua penna libera e felice.... Mi sembra persona moderata e quindi mi chiedo perchè è così negativo su Berlusconi.....Mi chiedo anche perchè sia critico sulla chiesa cattolica...Ci sono dogmi che non si possono negare..."

Caro Maurizio,
- grazie per i complimenti che fanno sempre piacere anche se vengono da uno sconosciuto.
- "ottima cultura": beh...non esageri! La mia è una buona cultura che cerco di tenere aggiornata come posso, compatibilmente ai miei impegni di famiglia e di lavoro.
- "perchè ce l'ho con Berlusconi": le dirò che molti si stupiscono di questo mio atteggiamento. Soprattutto quelli che mi conoscono da molto tempo mi riterrebbero persona con simpatie per il centrodestra. E qui preciso: io NON sono uomo di sinistra perchè NON sono mai stato comunista, nè ho mai simpatizzato per la sinistra che ho sempre criticato. NON sono mai stato neppure di destra. La mia convinzione è che non possiamo far finta di vivere in un mondo prescidendo dal capitalismo, ma non possiamo dimenticare la solidarietà con chi non ce la fa.
Sono contro i disordini, il malaffare e il crimine, ma non credo che si debellino tali cose con il manganello o la comprensione verso i disordinati, i malaffaristi o i criminali.
Berlusconi non è di destra, come non lo sono quasi tutti quelli che oggi si dicono di centro destra. Berlusconi si è messo in politica per difendere i suoi interessi, come fecero buona parte dei vecchi democristiani e fanno molti che si dicono del centro sinistra. Berlusconi, in particolare, è una iattura per l'Italia perchè è un incantatore di serpenti: riesce a far intendere che quel che è un suo bene, è un bene di tutti. E' un ottimo piazzista. Sono solito dire che sarebbe capace di vendere un bancale di Caparama al dr. Longhi che è il Capo di Caparol Italiana. Essere ottimo piazzista non è sinonimo di essere buon governante. Verifichi se qualcosa di quel che ha promesso s'è avverato seriamente e poi mi darà ragione.
- la chiesa. Sono credente e cattolico perchè sento fortemente il bisogno della Trascendenza ed essendo nato in un paese cattolico e così formato, credo e pratico la mia religione che ha dei valori per me fondamentali. Il guaio è che in Italia essere cattolico significa essere ecclesiastico. E qui non mi trovo. Quando ero nel ministero attivo sentivo ogni giorno il rimprovero di Gesù ai farisei:"Imponete pesanti fardelli sulle spalle della gente, pesi che voi non toccate nemmeno con un dito". Così continuano a fare certi preti, certi vescovi che "amano i primi posti nelle sinagoghe ed i primi seggi nelle piazze", ma non condividono nulla con i loro fratelli di fede. Essere cattolici non significa essere clericali.
Mi auguro che il dialogo fra noi continui.

1. SULLA SANTITA' di PAPA WOYTILA

Gentile Ernesto,
mi permetto di scriverle per condividere alcune mie considerazioni nate dopo la lettura dei recenti aggiornamenti sul suo sito.
Saltuariamente mi capita di leggere i suoi scritti su cui talvolta trovo interessanti spunti di riflessione, talvolta invece posizioni diametralmente opposte alle mie, ma che rispetto. Del resto è impossibile essere sempre concordi su tutto e avere lo stesso punto di vista. Credo davvero, infatti, che la ricchezza di una società stia proprio nella diversità di opinioni.
I recenti aggiornamenti sulla sua pagina di Facebook mi hanno portato ai "Fatti di Chiesa" presenti sul suo sito personale.
Potrei e vorrei approfondire diversi articoli ma mi rendo conto che la posta elettronica non sia il "terreno" migliore. Preferisco infatti sempre il "vis a vis", più amichevole e umano, e terreno più indicato all'incontro e al confronto. Mi soffermerò dunque solo su un passaggio-chiave della sua personalissima opinione sulla figura di Papa Giovanni Paolo II:
"FRA 10 ANNI DEL PAPA POLACCO NON SI RICORDERA' PIU' NESSUNO PERCHE' FU SOLO UNA LUNGA, NOIOSA, MEDIATICA, SPETTACOLARE, MA VUOTA METEORA"
Vede Ernesto, non le nascondo che sono rimasto letteralmente stupito da queste sue parole.
Premesso che anche da esponenti del mondo ebraico o musulmano ho sentito straordinarie considerazioni circa la grandezza e lo spessore umano di una figura chiave del nostro tempo come Giovanni Paolo II, trovo comunque umanamente comprensibile che tra i cristiani ci possa essere qualcuno che abbia opinioni differenti.
Anzitutto, non mi permetto di sindacare la scelta del nostro Papa Benedetto XVI circa tempi e modalità della causa di beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II.
Questo perché ho piena fiducia nella Chiesa di cui mi sento parte, ho piena fiducia nel Successore di Pietro e ho piena fiducia nell'opera dello Spirito Santo.
Spirito che, anche tra i cristiani, molti vedono come una leggenda metropolitana o una favoletta per bambini ma, lei me lo insegna, "soffia" da duemila anni sulle vite degli uomini. E se puntualmente "soffia" a ogni Conclave donando alla Sua Chiesa il Pastore più indicato per quel momento storico, credo così accompagni anche le sue azioni e scelte.
Del resto, penso, se accompagna anche il Federico (...seppur io sia spesso sordo a quel "soffio"), e ogni uomo di buona volontà, vuole che non guidi proprio Papa Ratzinger?
Diversa invece è la situazione se dovessi amichevolmente manifestare la mia personalissima opinione circa la Santità di Giovanni Paolo II.
Vede, credo che la Santità non consista nel fare cose straordinarie. Ma, come ci insegna Lourdes, consiste nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie.
Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta, Ghandi, Martin Luter King, Nelson Mandela, sono esempi di "Santi" nostri contemporanei che, indipendentemente dal loro culto, o dall'essere scomparsi o ancora in vita, hanno amato l'uomo. E hanno visto negli occhi dell'uomo il volto di Dio. A prescindere da tutto. Perdonando e amando proprio dove io stesso farei una fatica pazzesca.
Per un laico sono esempi da seguire. Per un cristiano sono Santi già qui in terra, indipendentemente dalle scelte della Chiesa.
E chissà quanti Santi a noi sconosciuti, figli della silenzio, sono conosciuti a Dio!
Le scrivo questo perché io stesso, che in quella Piazza San Pietro che piangeva Giovanni Paolo II c'ero, ho visto coi miei occhi conversioni e testimonianze da scrivere libri interi. Situazioni non frutto della suggestione o della commozione generale del momento, ma vite stesse cambiate.
Lei ha usato diversi aggettivi qualificativi per commentare quella che chiama "meteora" del Papa polacco.
Copio da Wikipedia: "Una meteora è un frammento di cometa o asteroide che entrando all'interno dell'atmosfera terrestre si incendia a causa dell'attrito. E' chiamata comunemente stella cadente".
Vede Ernesto, non poteva usare un termine migliore. E le spiego perchè.
Papa Wojtyla è stato davvero un dono celeste (non per il colore, ma proprio per la natura di Chi l'ha mandato). E' stato una "cometa" nelle vite degli uomini come quella assai più famosa di Betlemme che non cercava il proprio vanto dinanzi ai Magi e ai pastori, ma aveva a cuore solo una cosa: condurli al Bambino.
Da "cometa" Giovanni Paolo II è entrato proprio nell' "atmosfera terrestre" come Vicario di Cristo per tutti gli uomini, "incendiando" le vite di chi ha avuto il cuore pronto per ascoltare l'annuncio del Suo Maestro.
E anche di "attriti" ce ne sono stati parecchi. Ma Giovanni Paolo II è andato oltre anche a quelli, come fece anche Gesù, tradito proprio da Giuda, uno dei Dodici, dicendo: "Quello che devi fare fallo al più presto". Ma proprio quest' "attrito", che sappiamo bene a cosa ha condotto, è anticipo di quella Resurrezione che Wojtyla stesso annunciava.
E Giovanni Paolo II è stato anche "stella cadente", perché minato in quella malattia mai nascosta, ma testimoniata come totale affidamento a Cristo. Cadente nel fisico, ma mai nello spirito e nella mente.
Arrivo ora ai suoi aggettivi.

Meteora LUNGA
Verissimo, e ringrazio Dio per la lunghezza di quel Papato. Sa, noi 30enni che di primo acchito identifichiamo visivamente la figura del Papa proprio con Wojtyla (del resto, come darci torto?), abbiamo fondato e costruito le nostre coscienze proprio alla luce della testimonianza e dell'esempio di quell'uomo venuto da molto lontano... Grazie ai quei quasi 27 anni sul soglio Petrino oggi un regime totalitarista come il comunismo non esiste più. Molti analisti mi smentiranno, ma resto fermamente convinto che senza Wojtyla lo scacchiere internazionale oggi sarebbe assai diverso. Questo basta per giustificare Dio nell'aver concesso a Giovanni Paolo II di condurre il mondo nel terzo millennio;

Meteora MEDIATICA
Altrettanto vero. Mai nessun Papa sino ad allora ha avuto a disposizione così tanti media che parlassero di lui. E, aggiungo, attraverso lui di.. Lui: Gesù Cristo. Sono certo che se il tempo di Cristo sulla terra fosse quello attuale, anch'Egli userebbe ciò che la tecnologia e il progresso oggi offrono. Anche Gesù avrebbe il Suo sito, o la Sua paginetta su Facebook, proprio come lei e me Ernesto. Sarebbe mediatico anche Lui, proprio perché grazie a questi media si crea dibattito e confronto (e il nostro lo dimostra, no?).
Negli anni passati, inoltre, ricordo alcuni programmi televisivi che la ospitavano, nei quali ha avuto modo di esprimere il suo parere e la sua personale testimonianza circa il matrimonio dei sacerdoti: anche questo è un uso mediatico dei mezzi di comunicazione, non trova?

Meteora SPETTACOLARE
Concordo. Lo spettacolo sa quale è stato? Quello di 2.000.000 di giovani, tra cui il sottoscritto e sua moglie, alla Giornata Mondiale della Gioventù di Roma. Megaraduni, le GMG, spesso criticate anche da esponenti di Chiesa, da laici o da chi sminuiva la forza morale dei cosìddetti giornalisticamente "Papaboys". Ma hai mai vissuto una GMG Ernesto? I suoi figli hanno mai avuto il piacere di viverla? Mi creda, se il cuore è sintonizzato sulla frequenza giusta, non c'è nulla al mondo di più bello che vedere milioni di persone che chiedono a un vecchio nonno vestito di bianco: "Parlaci di Gesù...". Se non è uno spettacolo questo...!

Meteora VUOTA e NOIOSA
Ecco Ernesto, è proprio qui che mi ha lasciato l'amaro in bocca... Perché da lei mi sarei aspettato una scelta lessicale meno scontata.
Tutto si può dire del Papato di Giovanni Paolo II, ma non che sia stato vuoto e noioso. Perché, vede, non è mai noioso testimoniare Gesù. Non lo è per un laico come me che ha deciso di farlo con la musica, figuriamoci per un sacerdote. E lei Ernesto potrebbe solo insegnarmelo. Tanto per la sua esperienza di sacerdote, quanto per quella di marito e padre di famiglia che parla ai suoi figli di Gesù.
Riguardo l'aggettivo "vuoto", lascio la parola alla profondità delle Encicliche di Giovanni Paolo II. Che parlano meglio di mille mie parole e possono colmare qualsiasi vuoto.

Infine, le posso confidare che per ben due volte ho chiesto l'intercessione di Giovanni Paolo II, recandomi anche appositamente sulla sua tomba:
- la prima occasione fu nel 2006, per chiedere mediante appunto il suo sostegno, la guarigione da un tumore per la mia ragazza, operata due volte in quattro mesi. Se oggi è mia moglie significa che anche dal Cielo hanno non solo guidato la mano dei chirurghi, ma sono andati oltre... ;
- la seconda occasione risale allo scorso Agosto, quando è stata chiesta l'intercessione di Giovanni Paolo II per allargare la nostra famiglia. Come lei sa Wojtyla era molto devoto alla Divina Misericordia e a Suor Faustina Kowalska (ed è anche salito al Cielo proprio quando ricorreva la solennità della Divina Misericordia). Ci si è affidati così proprio al nostro Papa attraverso la Novena alla Divina Misericordia... Lo scorso 7 Settembre abbiamo scoperto di essere in 3, e ho il piacere di dirvi che i Colombo... diventano finalmente nonni!
Se mancassero esempi o testimonianze circa la santità di Wojtyla, devono solo farmi un fischio: e parto io per Roma con la storia delle nostre vite...
Ultimissima sensazione a pelle: mi creda Ernesto, non basteranno 10 anni a far dimenticare un grande uomo e un grande cristiano come Wojtyla.
Forse non basterà questo primo secolo degli anni 2000... Sono certo che il vento che sfogliava le pagine del Vangelo sul feretro di Giovanni Paolo II in quella Piazza San Pietro gremita per l'ultimo saluto, soffierà ancora a lungo... e forse, in fondo in fondo, è proprio quello che sta soffiando oggi fuori dalle nostre finestre...
Caro Ernesto, questo è tutto.
Federico

Caro Federico,
ti ringrazio della visita e, premessi gli auguri non di rito a te, tua moglie, Riccardo, mamma e papà, passo a rispondere alla tua gradita lettera.
Per quanto riguarda i punti di vista diversi, come ben tu scrivi, è arricchimento reciproco.
Riguardo a papa Giovanni Paolo II, ti dirò che è da tempo, molto tempo, fin da quando ero ancora nel ministero, che il mio personale giudizio è negativo.
Quando fu eletto, le seguii con molta attenzione ed entusiasmo al punto che la sua foto fu l'immaginetta di memoria della mia prima messa.
Poi, quasi subito, ebbi a ricredermi.
Vado per punti.
1. Fu pubblicato il suo libro sul matrimonio, Amore e Responsabilità. Lo comprai, lo lessi e, con stupore, mi accorsi non solo che era una raccolta di sue lezioni che aveva fatto all'Università di Cracovia, ma anche una pedissequa ripetizione di concetti teologici e filosofici che non erano nulla di nuovo. Di più. Mi capitò di sapere che il suo entourage aveva fatto pressione perchè il libro fosse pubblicato e opportunamente pubblicizzato. Ma fu una delusione che passò presto.
2. Con la parrocchia di Breccia andammo a Roma e - siccome avevo un amico in Vaticano - mi adoperai perchè avessimo posti importanti al passaggio del papa. Così fu. Lo osservai a lungo: sembrava pago di se stesso per il bagno di folla. Ma anche qui...mi colpevolizzai per la mia posizione sempre critica su tutto.
3. Quando nacque il rapporto con Paola (che vivemmo drammaticamente) pensai - in accordo con un cardinale tuttora esistente - di rivolgermi al papa per dare la nostra disponibilità a vivere un'esperienza controllata di sacerdozio uxorato. Conservo ancora la lettera di risposta: due righe scritte dal suo segretario che rispose che il papa si atteneva alle disposizioni della CEI. Se ti interessa saperlo: mi rivolsi alla CEI, colloquiai con Ruini, dopo un po' mi arrivò una lettera di Ruini che diceva che per quanto riguarda l'argomento di mio interesse, la CEI si atteneva alle disposizioni del Vaticano. E qui il papa mi sembrò proprio un po' menefreghista.
4. Vengo alla mia definizione di meteora vuota e noiosa.
Premesso che il mio giudizio sarà certamente smentito dalla storia, devo dire che il pontificato di Giovanni Paolo II è stato un po' pieno di vuoto. Tu accenni alle giornate della gioventù. Bene. Sono d'accordo che sono state una grande intuizione pastorale. Ma...Federico...ci vedi qualche frutto? Non parlo del bene che possano aver fatto a te, tua moglie, agli amici...parlo del bene che possono aver fatto all'evangelizzazione. Quali sono stati i frutti nella chiesa universale di queste giornate? Conta i milioni di giovani che vi hanno partecipato e poi guarda le nostre Eucaristie quotidiane e domenicali, la nostra capacità di evanglizzazione quotidiana, il nostro "essere seme che cade nella terra per dare frutto", il nostro "essere luce sul moggio". Convieni con me che siamo sempre più spenti, più lontani dal messaggio autenticamente evangelico?
Un pontificato che è stato anche noioso. La storia della chiesa ci insegna che tutti i pontificati lunghi sono anche noiosi, ma questo per me è stato noioso perchè ho visto un papa che ha saputo solo ripetersi. Non mi riferisco agli ultimi anni in cui, come si sa, non stava bene e le cose erano gestite in primis da don Stanislao e poi da Sodano, ma al suo essere capace di catalizzare al momento l'attenzione con messaggi forti ed importanti che poi non avevano riscontro.

Tu scrivi che eri in quella piazza dove hai visto gente piangere. Ti posso dire che io, estimatore di Paolo VI, ero nella stessa piazza e in San Pietro nei pressi del letto di morte e vidi anche allora gente piangere. La folla, Federico, è facilmente emozionabile. Scusa il paragone (si parva licet componere magnis, si direbbe in latino): anche quando lo squilibrato Tartaglia colpì Berlusconi c'era gente che piangeva.

Mi piace che credi nella santità come capacità di fare bene e con spirito di fede le ordinarie cose quotidiane come seppero fare le persone che tu hai citato.
E in questo auguro a Giovanni Paolo II di aver fatto bene, ogni giorno, per tutti gli anni del suo pontificato, le cose ordinarie e straordinarie che Dio l'ha chiamato a compiere. Ecco perchè se papa Ratzinger ha firmato il decreto del caso, lui che lo conobbe così bene, l'avrà fatto certo che papa Woytila lo meriti.
Io penso che sia la storia e non l'onda emotiva a giudicare se debba guadagnare l'onore degli altari.
Se è già nella pace di Dio e può intercedere per noi presso di Lui (come mi scrivi ha fatto per te), che c'importa se una chiesa di uomini lo proclami santo o no? Non è la chiesa di uomini che deve giudicare, ma Dio. Gli uomini come il papa possono sbagliare, i poveri "cristi" come un quidam de populo come il sottoscritto, possono scrivere fesserie...è Dio che sceglie.
Gli uomini di chiesa fecero santo il card. Bellarmino (e adesso si vergognano d'averlo fatto) e condannarono al rogo Giovanna d'Arco (e poi la santificarono).
Troppa fretta, caro Federico, soprattutto se dettata dall'onda emotiva...non giova a nessuno, nemmeno alla persona che si vuole beneficiare.

Tu hai un'esperienza positiva e gratificante del rapporto con Giovanni Paolo II. Io no. Tu lo preghi. Io no. Tu pensi che abbia segnato postivamente la chiesa del nostro tempo. Io no.
Entrambi, però, crediamo nel Dio di Cristo e nel suo Spirito che supera le contigenze di una storia che è ancora cronaca.

Complimenti per la gravidanza e tanti auguri a tua moglie perchè sia una bella gravidanza senza troppi problemi.

Ancora un saluto ed un abbraccio a tutti voi
04/10/2006 14:20:49 - 380 letture

Lettera di Miragoli a Fausto

29.9

Caro Fausto,

secondo me bisogna avere poche idee, ma quelle poche il più possibile chiare.
Io non solo ne ho poche, ma pochissime. Te le scrivo con tutti i limiti dello schematismo e quindi il rischio del fraintendimento.
1. A mio avviso il problema del celibato facoltativo sarà risolto fra non molto tempo (intendo tempo "ecclesiale" che non è come quello biblico, ma quasi). In ogni caso sarà risolto nella sede istituzionale appropriata che, piaccia o no, è la chiesa di Roma. Del resto è da Roma che venne imposto ai preti cattolici occidentali (non sto a ripetere le mille cose che tutti sappiamo). Ergo e Roma che deve risolvere il problema. Sappiamo anche come e perchè risolve i problemi: accogliendo e digerendo (dopo ruminazione, passaggio dall'omaso all'abomaso ecc. ecc.) le istanze che vengono da più parti. Fu così per la riforma liturgica, fu così per l'adozione del metodo storico critico nell'esame della Scrittura, fu così per i dogmi...fu sempre così. Se gli scolastici diceva che natura non facit saltus, possiamo dire la medesima cosa della storia.
Il nostro problema è hic et nunc. Hic et nunc vi sono migliaia di preti che si sono sposati e suore che hanno lasciato il convento. Hic et nunc vi sono non sappiamo quanti preti che hanno una relazione che vorrebbero sfociasse nel matrimonio, ma temono per il loro futuro, per come vivranno, per lo scandalo e forse anche di andare all'inferno (dopo morti,s'intende).
Penso che i preti sposati (cioè coloro che hanno lasciato il ministero per fare il gran salto) se possono debbono sollecitare i Pastori a considerare questi casi, non omettendo di studiare forme migliori di servizio sacerdotale. In questa enorme congrega di preti sposati in diaspora o quasi vi sono modalità di approccio al problema fra le più disparate. Vi è chi vorrebbe avere la parrocchia ancora come prima, con la casa parrocchiale, celebrare messe, funerali e matrimoni con la moglie accanto. Vi è chi vorrebbe una chiesa non più gerarchica e metterebbe volentieri una bomba in Vaticano. Vi è chi rifiuta ogni tipo di educazione e spiritualità ricevuta negli anni di seminario e praticata per qualche anno quando era nel ministero attivo. E potrei continuare con altre sfumature. Il problema è che non si è mai riusciti a trovare una posizione comune sulla quale fare gruppo e - lasciando perdere le sfumature - lavorare. Ogni volta che si fa qualcosa si ha l'impressione di assistere ad una specie di conventio ad excludendum in cui ha voce chi sa più urlare. Hic et nunc i problemi rimangono.
3. Esplorate varie strade, ti dico come ho deciso di comportarmi io in questi anni.
- premesso che non ho molto tempo da dedicare (a causa del mio lavoro abbastanza assillante e di impegni familiari) ho deciso di dividere il mio modus operandi in due direzioni: pratica e teorica.
- pratica: cerco di dare una mano a preti e donne in crisi. Sia a chi è nel ministero e vive il problema, sia a chi è uscito, si è sposato e s'è accorto di aver commesso un errore. Come? Paola ed io ascoltiamo, incontriamo, telefoniamo...lavoriamo via mail...cerchiamo di dare qualche indirizzo pratico, aiutare alla ricerca di un lavoro...COme già ti ho detto al telefono il sogno sarebbe quello di poter creare un mini centro d'accoglienza (per me l'idea di Umberto Lenzi della CHIF era stupenda, peccato che sia abortita sul nascere)
- teorica: per me va ripensato il sacerdozio ministeriale così com'è e come l'abbiamo vissuto noi. RIpensato non significa che va buttato. Tale impostazione sacerdotale esce dal Tridentino e v'erano ragioni storico-pratiche validissime affinchè le cose s'impostassero così. Non voglio buttare nulla, ma individuare gli orpelli che annebbiano un ministero che non nacque così nella chiesa delle origini. Non dico che si debba tornare sic et simpliciter alla chiesa delle origini, dico che occorrono persone che studino come proporre il prete nel mondo contemporaneo. A volo d'uccello posso dire che a me non manca la casula, la predica, la sacramentalizzazione e se mi venisse proposto di tornare con la mia famiglia nella canonica, penso che rifiuterei. Un teologo emarginato (Boff) ha dei buoni spunti in tale direzione. Altro aiuto viene Drewermann. Severino Dianch ha fatto buoni studi in tale direzione. Sicuramente ce ne sono altri che non conosco (non ho più il tempo di studiare, come una volta).
Questa ricerca va continuata, con impegno. Ecco il senso - a mio modesto avviso - di un sito che coordini i preti sposati di tutto il mondo e di una rivista con poche pagine, pochi articoli ,in più lingue, per i preti di tutto il mondo.
4. Ecco perchè penso che gesti come quello di Milingo a mio avviso rompono le uova nel paniere e le uova non sono più recuperabili neppure per fare una frittata decente. Quando ho scritto quello che ho scritto su Milingo, anche se il tono era più giornalisitico, l'ho fatto sulla base di queste convinzioni che ho riassunto. Se molti preti sposati pensano che si debba creare una chiesa parallela, una prelatura nullius o una prelatura personale, a me va bene. Rispetto il pensiero e chiedo il rispetto per il mio diritto a dissociarmi e continuare su un'altra strada. Evidentemente questi preti sono convinti che erigersi a prelatura dia loro un senso di appartenenza ad una struttura, una sorta di legittimazione al loro continuare ad esercitare il ministero sacramentalizzando in cotta e stola. Va bene. Io penso che la strada da percorrere non sia questa. Vorrei continuare, ma mi accorgo che sto annoiando.
Ciao a te e tutti
Ernesto


Risposta di Fausto a Miragoli

29-9
Carissimo;
viva la schiettezza!
Impossibile non essere d'accordo.
Schiettezza per schiettezza, dirò la mia,

Tu m'insegni che con papa Giovanni e il Vaticano II si era intrapresa un'altra strada ben diversa dall'attuale. Dobbiamo proprio essere succubi, acquiescenti e consenzienti con il nostro silenzio? Non pesano ancora sulla storia "certi silenzi" costati milioni di vittime? Non sono stati i selvaggi, gli infedeli, i senzadio a inventare guerre mondiali, soluzioni finali, Hiroshima, guerre preventive e giustizie infinite, ma i cristianissimi popoli figli della Chiesa. E? "con le mani" dei cristiani e con l'assenso silenzioso di tutti quanti, che si è potuto realizzare il macello. Per non parlare dell'acqua santa e delle benedizioni ai gagliardetti, ai soldati, ai bombardieri, alle atomiche. Senza ricordare Bonnofer e i pochissimi ?resistenti? (Jagherstatter, i Testimoni di Geova, ecc.). Non sto spezzando un capello in quattro, non gioco di fioretto su quisquiglie teologiche.
Potrà sembrare azzardato il paragone! Ma abbiamo mai conteggiato le vittime della storia della cristianità? Per esemplificare, restando nel nostro campo: in nome di quale dottrina infallibile, di quale dogma irrinunciabile, di quale vangelo si è imposto con la persuasione della forza ai preti sposati di abbandonare moglie e figli? In nome di quale infallibilità si è anteposta una norma disciplinare al diritto naturale? Il diritto ecclesiastico può spegnere la voce di Dio che, allora come sempre, grida nella storia degli uomini: "L'uomo non separi ciò che Dio ha unito"? Non serve prendersela con Tizio e Caio, ma con ciò che fa da supporto dottrinale e culturale, perché così non si fa che perpetuare la perseveranza nell?errore.

Non ci trovo gusto a sollevare zerbini; non mi crogiolo nelle aberrazioni, di cui anche "gli uomini di Chiesa" si sono macchiati. Non mi scandalizza che anch'essi siano figli di Adamo ed Eva e quindi peccabili come tutti noi. Direi anzi, che anch'essi hanno il DIRITTO di essere tali, quindi di sbagliare e di rimbalzare. Il fatto è che, tranne qualche contraddittoria scusa, qualche rinculo e ripensamento (nella pratica si è continuato a imporre silenzi, defenestrare, sospendere a divinis, scomunicare), l'istituzione non ha mai ammesso le sue "colpe di principio", cioè i suoi errori. Abbiamo paura di essere umani, di pronunciare le parole più umane che esistano e che ci spettano di diritto: "Ho sbagliato"?

Mi costa scendere su questo campo. Soprattutto dopo aver assistito, ieri sera, alla visione della macelleria in atto in Afganistan e altrove (RAI 2, Anno Zero, puntata dedicata ai caduti e alle vittime immolate sull'altare della "sicurezza mondiale"). Possibile che nessuno sappia dirci sul conto di chi mettere i 20.000 UCCISI in Afganistan e i 150.000 in Iraq? (Nel ?94 sono stato in Bosnia, ho visto i Kmer Rouge in Cambogia, la guerra Eritrea-Etiopia) Vedi? Non parlo di immagini televisive, di fantasmi, ma di gente con nome e cognome, che ho VISTO sterminare con le armi del mercato globale... Quelle e queste vittime me le sento circolare dentro. Nel corpo e nell'anima. E quando vedo, che quella stessa istituzione, che "predica" salvezza, liberazione, verità, amore, produce vittime e vittime; quando vedo che gli esperti in umanità, coloro che dovrebbero innalzare sull?universo e sulla storia l'UOMO... solo l'UOMO, almeno l'UOMO?; quando vedo che costoro dimenticano di applicare le "tecniche" di quel ?misericordia voglio, non sacrificio", mi viene da dire: tutto il resto, ideologie e religioni, ci hanno illuso e deluso. E allora come si fa a non urlare: ma dove è andato a finire il famoso "Gloria Dei, vivens Homo"?
A volte mi chiedo (o sono loro, le vittime, a chiedermelo?): proprio tu, che sei stato quasi un ventennio, in prima fila, sullo scenario degli impoveriti, perché ti perdi in questioni marginali? Poi, scavando più a fondo, mi avvedo che l?istituzione si aggrappa allo scoglio del celibato, perché, se ?cede? lì, se riconosce e ammette di avere assolutizzato un aspetto dell?esistenza umana, deve rivedere troppe cose: corporeità, pulsioni, famiglia, sessualità, procreazione, contraccezione, in una parola, deve rifondare la propria concezione della vita

Hai ragione quando dici: "non si è mai riusciti a trovare una posizione comune". Anche qui, fino a quando non riconosceremo, che abbiamo sbagliato anche in certi principi, non solo nei dettagli, non verremo mai a capo di niente. Apro una porta aperta? E sia! Ma vale la pena ricordare, che anche noi siamo vittime (detesto il vittimismo!) di quella formazione per la quale "se il papa è infallibile a Roma, io lo sono nella MIA parrocchia a Canicattì...". Il seminario non è stata una scuola di individualismo e protagonismo? La storia ci trova impreparati, non equipaggiati per affrontare le nuove situazioni storiche, che presuppongono la tolleranza come massima virtù per la convivenza globale, la consapevolezza che la diversità ci arricchisce, che l'accoglienza del diverso è l'unica via all'unità. Ecologia, nucleare, fame non sono le bombe che dovrebbero fare saltare i nostri assoluti, le "nostre" verità, gli etnocentrismi teologici e culturali, i razzismi delle patrie e delle religioni?
Chi denuncia il "relativismo" ha mai tentato di mettersi nella pelle di chi non sa se arriverà a sera o a fine mese? Saprà mai cosa si prova a trovarsi su una zattera alla deriva? Per chi muore di denutrizione, di AIDS, di armi intelligenti, di guerre infinite, per forza tutto diventa "relativo". Anche la dottrina, anche l?etica! L?ho toccato con mano.
Ma non è ora di relativizzare certe certezze, catechismi universali, teologie esclusiviste? Non è evidente che tutto ciò ha contribuito a relativizzare l'unica cosa necessaria, salvare l'Uomo, tutto l'uomo, anima e corpo, non solo la sua anima?

Scusa, mi sono lasciato prendere la mano e il cuore (o la coscienza?) m'ha portato lontano. Là dove il sangue continua a scorrere ed io non posso non sapere, che è lo stesso del falegname di Nazaret.

Tornando a bomba. Nonostante atteggiamenti e scelte inaccettabili, provocatorie e controproducenti, non si può lasciar perdere il "Milingate", vanificarlo o liquidarlo con troppo facili condanne. Non può essere una circostanza, un evento che induce ad aprire nuovi discorsi su discipline canoniche, che troppi disastri continuano a fare? Il punto non è il celibato in sé, ma quello che coinvolge (tu stesso lo richiami): una visione diversa di ?popolo di Dio?, di presbitero, ministeri, servizio dell?autorità, ecumenismo, ?la vera religione?, primato della coscienza, ecc.
Tu affermi: "Non dico che si debba tornare sic et simpliciter alla chiesa delle origini...". E dove mai potremo trovare una "norma normans" se non nella Parola e nella Prassi Apostolica? Non è certo per caso che il primo "atto" degli apostoli è quello di produrre degli ATTI, appunto! Atti degli apostoli, cioè opere, fatti, stili di vita, non CHIACCHIERE degli apostoli. Stili di vita, che preferiamo lasciare sotto il moggio, obliterare, occultare, perché ci turbano e inquietano.
Certo, "occorrono persone che studino come proporre il prete nel mondo contemporaneo".
"Come?". E? qui il punto.
Come, se viene imposto il silenzio su questo ed altri temi proibiti? Come, se si afferma che il celibato è irrinunciabile, irreformabile per la Chiesa di rito latino, non per il rito orientale?
Si potrebbe tener conto di alcuni presupposti:
- il celibato non è un dogma, ma una norma non essenziale
- i sistemi formativi finora adottati sono fallimentari
- i ministeri sarebbero da re-inventare
- la chiesa è una comunità-famiglia: tutti figli, tutti fratelli, quindi senza caste, privilegi, maestri, padri, ecc.
- la norma di riferimento è la Parola e la Prassi Apostolica.

Tu concludi: "penso che gesti come quello di Milingo a mio avviso rompono le uova nel paniere e le uova non sono più recuperabili neppure per fare una frittata decente". Non sarei così drastico e categorico. Se il piatto di portata è sporco, non buttiamo via la pietanza. La storia insegna che la provvidenza si serve perfino di Napoleone, di Garibaldi, di tante altre realtà piccole e meschine (=stoltezza della croce) per fare la Chiesa un pò più evangelicamente povera di beni (soppressione) e di potere temporale (Porta Pia).

Applicando al ?Milingate?: l'uso della "forza" (coercitiva e canonica) non dovrebbe essere proporzionato all'offesa? Il ricorso alla forza della scomunica non è un?arma fuori corso dopo l'impulso di papa Giovanni? C'è in ballo un dogma o una norma canonica? La disciplina è un dogma come la Trinità?
Quando si arriva a certi estremi non mancano sbavature da una parte e dall'altra. L'importante sarebbe riconoscerle e ammetterle. La ribellione di Milingo non è condivisibile. Ma è, forse, l'ultimo anello di una reazione a catena innescata da incomprensioni, imposizioni, proibizioni, aggravata dai cinque anni di segregazione forzata? Maria Sung non ha parlato a vanvera di violazione di diritti umani, di sequestro di persona?
Poi, di eccesso in eccesso, di sfida in sfida siamo arrivati dove siamo arrivati. Un vicolo cieco dove non si ?vede? più né Verità, tanto meno Amore.

Scusa lo sfogo, fausto m.

Non è certo per caso che le famiglie vanno a catafascio (una su tre), i giovani sono confusi e sbandati, il sessismo dilaga, ?il così è se mi piace?, stravince, il ?falla franca, arricchisci, e fregatene degli altri??, impera.
DIALOGHI CON ME STESSO
IL QUESITO SUL NUCLEARE

La linea governativa è sembrata fino ad ora inamovibile sul nucleare: nel programma di governo del PdL c'è la costruzione di centrali nucleari.
La protesta, che ci ha riportato indietro a più di venti anni fa, all’anno 1987, quando, dopo la tragedia di Cernobyl, in Italia l’esito dei tre referendum nazionali espresse chiaramente una volontà collettiva contraria all’uso del nucleare per scopi civili, è montata dopo il disastro del Giappone.
Voterò SI non perchè sia contrario all'energia nucleare, ma perchè non credo che questo governo abbia un progetto serio sul tema. Lo stesso Ministro Romani pone come priorità l’approfondimento della sicurezza: segno che non ci vede chiaro, oltre ad abbedire agli ordini del suo capo che facendo saltare il referendum sul nucleare auspica che non ci sia il quorum sul legittimo impedimento.
Il presente – viene detto – impone una pausa di riflessione ma le discussioni però non si spengono: da più parti viene ribadito che le centrali di nuova generazione dovrebbero garantire più sicurezza rispetto a quelle nipponiche (vecchie di 40 anni), che l’utilizzo del nucleare è una potenziale strategia vincente per ridurre l’inquinamento di CO2 e che il ritorno all’atomo è una questione che riguarda il progresso da gestire in termini non ideologici, ma pratici.
Intanto sul tema si addensano molte nuvole scure: la responsabilità civile nel Belpaese è latitante ed è più che legittima la preoccupazione relativa al problema gestionale di una centrale, come quello su dove costruirla (tenuto conto che l’Italia è anche un paese, come noto, ad alto rischio sismico) e dove mettere le scorie. Il punto è anche la convenienza della possibile operazione-atomo, che deve rispondere in maniera chiara ad una domanda di fondo, che, da qui ai prossimi mesi, deve restare centrale: si sta riflettendo abbastanza su una efficace pianificazione dei fabbisogni energetici?
I costi di questa possibile scelta (non certamente aliena da rischi) sono giustificati dai benefici che ne possiamo trarre? La questione – in una Europa dove si fatica a intravedere una politica energetica comune – è di non poco conto. Cifre alla mano, la reale necessità di centrali nucleari, anche se più sicure perchè basate su principi di funzionamento diversi, è quantomeno discutibile.
IL QUESITO SUL LEGGITTIMO IMPEDIMENTO

E' un quesito che tocca direttamente gli interessi della figura del Presidente del Consiglio in materia di legittimo impedimento. Fermamente voluto dall’onorevole Antonio Di Pietro, questo quesito punta all’abrogazione della legge n.51 del 7 aprile 2010 che regola una serie di disposizioni sull’impedimento a comparire in udienza. Secondo questa legge, il Presidente del Consiglio e i Ministri in carica sono autorizzati per tutta la durata del loro mandato a non comparire in tribunale nei processi penali in cui sono imputati e di conseguenza i magistrati sono obbligati ad accettare il loro ricorso al legittimo impedimento e a rinviare le date dei processi. Se vince il Sì, la legge sarà cancellata e le alte sfere del governo saranno chiamate a presentarsi ai processi in cui sono imputate, anche nel corso del loro mandato.
Sul tema mi sono già espresso e mi piacerebbe che si facesse una leggina di due articoli:
1.Nessuna persona indagata o che ha condanne penali anche scontate o passate in giudicato, può candidarsi a governare la cosa pubblica o al parlamento del paese.
2. Una persona di governo o un parlamentare, se indagato durante il proprio mandato, deve vedere sospeso il proprio iter presso la procura. Al termine del mandato non può ripresentarsi alle elezioni e ha l'obbligo di presentarsi in tribunale da dove riparte ex novo il processo.
Votero' SI.
REFERENDUM SULL'ACQUA

I quesiti sono due:
1) Abrogazione di norma sulle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
2) Abrogazione parziale di norma sulla determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.

Se vince il SI l’art. 23-bis viene abrogato e sostituito da una norma comunitaria meno restrittiva.
Va detto che questo referendum è un po' complicato. Come si sa il governo ha sostituito le aziende municipalizzate (dove venivano parcheggiati i boiardi locali e nazionali che non sanno dove collocarsi) con le S.p.A che ha chiamato Publics Utilities (è la stessa cosa di prima , ma è più importante perchè è in inglese). La gestione delle risorse idriche NON sarà affidata completamente ai privati perchè la legge prevede che l'acqua sia un bene comune intangibile, ma gli impianti sì.
Come si sa la rete idrica è un colabrodo e di acqua se ne spreca non solo in casa, ma anche nella gestione dell'impianto. I privati potranno ottimizzare gli impianti.
In sè la legge è buona.
Ho paura, però, che se la baracca finisce in mano a spregiudicati gestori amici degli amici dei politici di turno...il principio che l'acqua sia un bene di tutti rimane, ma la bolletta salirà da morire perchè i privati diranno che stanno spendendo una fortuna per sistemare gli impianti idrici.
Voterò SI perchè non mi fido dei privati. So che non risolverò il problema se le cose rimangono alla gestione pubblica, e mi auguro che la gestione pubblica, da qualche parte nel nostro paese, cominci a fare qualcosa di buono.
LA LETTERA DI CELENTANO SUI REFERENDUM

Caro direttore, ma soprattutto cari STUDENTI, comunisti, fascisti, leghisti e operai costretti a lavorare nell’insicurezza. Come avrete letto su tutte le prime pagine dei giornali, il governo non demorde. Continua, sfidando l’intelligenza anche di chi lo ha votato, nella sua DEMONIACA voglia di avvelenare gli italiani. Gli unici che, fino a prova contraria, hanno saputo distinguersi da tutti gli altri popoli IMBECILLI per aver avuto, già 24 anni fa, la saggia intuizione di dire NO alla bevanda radioattiva che, in nome di quel “benessere” tanto sbandierato da Berlusconi, ti uccide in cambio di un voto contro la VITA.



Ma oggi purtroppo il pericolo radioattivo, e quindi di morte lenta e dolorosa, è di gran lunga maggiore di quanto è avvenuto in quegli anni. Che peso può avere oggi la saggezza degli italiani se poi chi ci governa fa dei discorsi cretini come quello che abbiamo ascoltato a Porta a Porta dal ministro Paolo Romani? “Innanzitutto essere nuclearisti – ha detto – non può essere definita una bestemmia. Lo sono tutti i più grandi paesi del mondo, l’America, la Russia, la Cina, il Giappone e tutti i paesi europei. L’unica grande potenza industriale che non ha il nucleare è solo l’Italia”. Come dire che, se la maggioranza dei paesi industriali vogliono suicidarsi, la logica vuole che chi non si suicida è un mascalzone. Purtroppo invece, caro ministro, essere nuclearisti non solo è una bestemmia, ma significa essere DEMENTI fin dalla nascita. La verità è che il vostro è un trucco per indebolire il referendum: senza il quesito del nucleare (e ora state tentando di far saltare anche quello sull’ACQUA), sperate che il LEGITTIMO IMPEDIMENTO non raggiunga il quorum. Stavolta credo che sarà proprio il governo a finire con “il quorum a pezzi”.

Non so come si pronuncerà la Cassazione. È a lei che spetta l’ultima parola per decidere se il quesito referendario è venuto meno o no. In ogni caso non si potrà fare a meno di andare a votare. Se non altro per non deludere quel MILIONE di persone che vede in Antonio Di Pietro l’unico vero combattente per la salute delle prossime generazioni. Perché di questo si tratta, cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Che Di Pietro stia cercando di salvarci dall’immane catastrofe lo si capirà prima di quanto si creda. La “Pubblica Ottusità” dei vari Romani, Sacconi, Quagliarielli, Gasparri e Prestigiacomo ha quasi raggiunto il punto di non ritorno. E la NATURA, la cui pazienza è ormai a pezzi, non tarderà molto a darci i suoi nuovi segnali.

E a tal proposito voglio dire due parole non a Berlusconi, ormai in preda a uno stato confusionale, ma a ciò che è rimasto della sua COSCIENZA che, per meglio identificarla a chi legge la chiamerò con lo stesso nome del presidente del Consiglio, ma al femminile, poiché mi piace immaginare che la voce della coscienza abbia piuttosto i modi dolci e gentili di una bella figura femminile che non quelli rudi e maschili.
Cara Silvia, il fatto che tu sia inascoltata non significa che tu debba calare le braghe, scusa volevo dire la gonna, non so come sei vestita, non ha importanza; ma al governo c’è qualcuno di cui forse tu hai smarrito la fisionomia e che sta sbagliando tutto. Se tu lo molli si perde definitivamente e chi ci va di mezzo poi è la povera gente che lo ha votato. È il momento invece di alzare la voce e fargli capire come stanno le cose. Devi dirgli che gli italiani non sono così cretini… anche le formiche lo hanno capito che questa mossa di soprassedere sul nucleare non solo è una truffa ai danni di chi vuole VIVERE, ma serve soprattutto a tener fede a quel CONTRATTO di MORTE che Berlusconi ha firmato con Sarkozy per la costruzione di quattro nuove centrali NUCLEARI. Devi dirgli che non si può far gestire l’ACQUA ai privati. L’ACQUA è un bene comune, di tutti. Come si può pensare che, se io ho sete, devo pagare per bere? E poi devi dirgli che all’estero tutte le sue strategie risultano assai sospette, ridicole e soprattutto non chiare. Cara Silvia, a tutti capita di dire qualche bugia, ma a fin di bene. Forse anche a te sarà capitato, o no?… Scusa dimenticavo, tu non puoi dire bugie… neanche a fin di bene… Il compito che ti è stato affidato, fin dai più remoti albori del mondo, è quello di dirci sempre la verità anche se noi continueremo a rifiutarla. Scusa, me l’ero scordato, per un attimo anch’io mi sono fatto prendere dalle puerili voglie di grandezza del mondo esterno…. Ora capisco perché fin dalla nascita il presidente del Consiglio ti ha ripudiata. Le bugie che lui dice infatti sono SPAVENTOSE e senza un minimo di pudore. Vuol farci credere che lui davvero pensava che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Vuol cambiare la Costituzione a furia di barzellette che non fanno ridere, ce l’ha coi magistrati che vogliono processarlo.

Le accuse su di lui non si contano ormai: magari è davvero innocente, però non lo sapremo mai. Lui continua a non presentarsi ai processi e non si accorge che i suoi elettori cominciano a farsi delle domande, a chiedersi se è giusto essere governati da un BUGIARDO. Certo, è difficile pensare che non lo sia, anche se il dubbio traspare lontanamente e subito svanisce di fronte all’ARROGANZA di tacere ciò che tutti si aspettavano da lui. Ossia, l’unica BUGIA che il Cavaliere avrebbe dovuto dire e che volutamente non ha detto per non condannare il malsano gesto di Lassini e i suoi TRISTI manifesti. Anzi ha fatto esattamente il contrario. Ha telefonato all’ATTACCHINO e gli ha espresso il suo pieno sostegno, naturalmente seguito a ruota dalla coppia Daniela Santanchè e Giorgio Straguadagno i quali, anche loro, gli hanno assicurato il voto nonostante il giusto aut aut del sindaco Moratti. Un gesto, quello della coppia “Daniela-Straguadagno”, da cui è chiaro il riferimento a possibili frizioni tra la Moratti e l’incantatore di serpenti. Lui è inafferrabile per i giudici che, a malapena, il massimo che hanno ottenuto è stato quello di portarlo fuori dal tribunale e non “DENTRO”, dove purtroppo non è possibile stabilire se i suoi comportamenti sono giusti o sbagliati.

Però, anche senza un tribunale, noi lo possiamo intuire dalle sue azioni. Come parla, come ride, come racconta le barzellette e soprattutto capire il motivo per cui le racconta. Capire cosa c’è dietro quella barzelletta raccontata con aria apparentemente ingenua e, cosa importante, dove è diretto l’amo che aggancerà la sua prossima vittima. E la sua prossima vittima purtroppo sono ancora gli italiani. Da qualche parte ho letto che due signor “NESSUNO” TELECOMANDATI, come giustamente dice il cristallino Di Pietro, hanno presentato due emendamenti al regolamento della Rai in campagna elettorale, affinché tutto sia compiuto sul colossale SCIPPO perpetrato ai danni del referendum sul nucleare, nel caso la Cassazione vada contro la richiesta del governo, e si pronunci invece a favore della sua validità. Il primo emendamento consiste nel togliere alle tribune elettorali il 30% di spazio e darlo al “comitato per il non voto”, in modo da ridurre gli spazi promozionali per il Sì contro le CENTRALI ATOMICHE a un terzo. Il secondo vuole completare l’opera di devastazione facendo cominciare la campagna referendaria solo dopo le amministrative, anche qui per ridurre i tempi di dibattito che rimarrebbero di soli 12 giorni.

Come vedete non si tratta più di DESTRA o SINISTRA per capire che un uomo come Berlusconi non solo non può governare l’Italia, ma nessun paese. Al massimo lui e i suoi falsi trombettieri, come li chiama Travaglio, possono andar bene per una piccola TRIBU’, dove tutti quanti, raccolti intorno al capo, si nutrono a vicenda della loro stessa FALSITA’.
Cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 Giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l’impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il LEGITTIMO IMPEDIMENTO. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi. E, se per caso le sedi elettorali fossero chiuse, il vostro voto lasciatelo pure per terra scritto su un piccolo foglietto già preparato a casa, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da quaranta milioni di bigliettini.
PASQUETTA E 25 APRILE
(23.4.11)

Sarà interessante vedere come finiranno le cose la sera del prossimo 25 aprile. La domanda è semplice: gli italiani preferiranno la gita fuori porta o la partecipazione alle commemorazioni della liberazione?
Il mio pessimismo che ogni giorno di più affiora in superficie, mi fa rispondere che gli italiani preferiranno la grigliata sull'erba con gli amici e forse non si ricorderanno per nulla che il giorno di pasquetta, quest'anno, coincide con la celebrazione dell'anniversario della liberazione.
I monumenti nazionali saranno visitati da pochi nostalgici e solo qualche vecchio retore pronuncerà parole di circostanza davanti ad un uditorio striminzito e frettoloso di raggiungere gli amici e la famiglia dove la griglia sta cuocendo a dovere costine e salamelle.
UN CENTENARIO FIACCO E RETORICO
(14.01.2011)

Sono partite le celebrazioni per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, ma mi sembra che stiamo celebrando fiaccamente la retorica dell'unità della nostra Patria.
Al di là dei segnali concreti: poca partecipazione alla celebrazione del tricolore inEmilia Romagna, mostre allestite per l'occasione e per nulla frequentate, mi pare che sia il clima del paese a non esserci.
Mentre si cerca di celebrare l'anniversario dell'unità, vi sono paesi che cercano una propria autonomia, altri che indicono referendum per aggregarsi a questa o a quella regione o provincia, a Roma si sta votando a spron battuto una brutta legge sul federalismo e, in cauda venenum, uno dei partiti che formano la maggioranza di governo non fa mistero di fregarsene bellamente di tutto, inno nazionale compreso.
La fiacca retorica non serve al nostro paese e sarebbe meglio che annullassimo tutte le manifestazioni e le celebrazioni (risparmiando anche soldi) e ci concentrassimo sul tema che Massimo D'Azeglio propose all'indomani del 1861:"L'Italia è fatta, ora dobbiamo fare gli italiani".
Un secolo e mezzo dopo gli italiani non ci sono ancora. O Meglio: c'è un popolo di quasi 60 milioni di persone che sa d'essere italiano, ma si sente lombardo, veneto, piemontese, comasco, milanese, napoletano...
Il proprio particulare prevale sull'interesse generale e la corsa per rappresentare in parlamento il proprio territorio, troppo spesso è solo impegno per riempire il proprio portafogli e carpire nuovi favori personali ricattando i governi che si alternano da sessant'anni con maggioranze traballanti.
Bando alla fiacca e via la retorica!
Il nostro paese ha bisogno di trovare una coscienza di se stesso da Livigno a Capo Passero. Occorrono politiche che sfrondino i privilegi delle regioni a statuto speciale e dei paesi di zona franca. Occorrono progetti culturali che prima di valorizzare il territorio locale abbiano un respiro nazionale. Occorrono persone che abbiano la statura di De Gasperi e Giolitti, Cavour e Mazzini ed una chiesa cattolica che sappia stare al proprio posto non difendendo i propri interessi, ma aiutando a far crescere laicamente un paese che è rimasto un vecchio bambino viziato.
Occorre una politica fiscale che - per ricordare il defunto Padoa Schioppa - faccia sentire a tutti la responsabilità di essere un contribuente onesto perchè chi amministra le tasse non ruba, non privilegia, ma distribuisce con equità il denaro e persegue chi lo sperpera, lo ruba o evade le imposte.
Occorre una politica che sappia ascoltare tutti gli italiani e non solo quelli che contano per censo, per famiglia, per potere o per millanteria.
Fare gli italiani non sarebbe stata un'impresa titanica se i Savoia si fossero impegnati da subito e se il fascismo non avesse impregnato il cervello di retorica e lo stomaco dei dissenti di olio di ricino.
Fare gli italiani non sarebbe stato impossibile se, nel fervore del secondo dopoguerra, gli uomini al governo non fossero stati - tranne qualche eccezione - omuncoli ebbri di potere ed avidi di soldi.
Fare gli italiani adesso è impresa ardua: non vedo nella classe politica persone in grado di adempiere seriamente al compito, ma soprattutto ritengo che decenni di mancato impegno di centrare questo obiettivo, abbiano generato nel DNA di chi è nato in Italia ed in Italia vive, lavora e mette su famiglia, il gene del "particularismo" che incuba dai tempi del Guicciardini.
Temo che dovrò accontentarmi della fiacca retorica di questo 150esimo.
NON E' UN PAESE PER GIOVANI
(5.1.11)

Chi come me ha tre figli dai 16 ai 24 anni, bravi ragazzi, che studiano e s'impegnano, non può non preoccuparsi del loro futuro: come vivranno visto che non siamo una famiglia benestante?
Non vorrei ritrovarmi nelle condizioni del musicista napoletano Alessandro Scarlatti che, scrivendo al suo principe per chiedere un aumento di stipendio, diceva:"...pur possedendo una famiglia vestita d'ogni virtude, è tuttavia priva d'umano conforto e mercè".
I dati Ocse del 2010 ci dicono che ad ottobre il tasso di disoccupazione ha toccato l'8,6% e che la nostra penisola occupa il penultimo posto davanti all'Ungheria.
Penso che i nostri figli debbano esercitare l'arte dell'arrangiarsi esplorando sia vecchi mestieri in disuso (artigianato) che inventando nuovi servizi sulla scorta delle esigenze che il mondo moderno impone.
La notizia, riferita dal The Huffington Post è sconvolgente:un prete cattolico, John Fiala, è stato arrestato a Dallas, Texas, con l’accusa di aver cercato di assoldare un sicario perchè uccidesse un teenager che lo ha accusato di molestie sessuali. Secondo quanto si è appreso il prete, 52 anni, dapprima ha offerto di uccidere il teenager ad un vicino, che però ha avvertito la polizia.
Gli agenti hanno teso a Fiala una trappola: mentre Fiala stava contrattando il prezzo dell’omicidio con il potenziale assassino per 5 mila dollari, sono entrati in azione e lo hanno arrestato. Già lo scorso aprile Fiala era stato coinvolto in una azione legale dalla famiglia del ragazzo, che ha accusato il prete di molestarlo e di averlo costretto due volte ad avere rapporti sessuali minacciandolo con una pistola.
A questa se ne aggiungono altre: preti che hanno cercato di far abortire la donna con cui avevano rapporti e vescovi che accordano un vitalizio a persone perchè tacciano di storie lorde.
Sesso e denaro sono un binomio che da sempre uccide un'umanità che cerca la silenziosa e lurida discrezione invece della chiara trasparenza. Ci manca il coraggio di essere uomini che amano la Verità e che per la Verità lottano.
Ecco perchè non siamo liberi. E il guaio è che ci illudiamo di esserlo.
IL CRISTIANESIMO ANTIEVANGELICO DELLA LEGA
di Sergio Paronetto *
Guardiamo in profondità. Si sta sgretolando lo stato di diritto. Stiamo vivendo una fase di rottura costituzionale. Accanto al populismo aziendalista berlusconiano, sta fiorendo un populismo etnocentrico tradizionalista cattolico in prospettiva europea. Da tempo la Lega parla di “superamento della forma di Stato” dichiarando che “i futuri soggetti territoriali costitutivi sono le comunità di popolo”, espressione tipicamente nazista (volksgenosse, il vero cittadino, membro del popolo-comunità). Si sta consolidando una nuova xenofobia. Rinasce un “cristianesimo senza Cristo” basato sul binomio sangue-suolo.
Con il leghismo trionfa una logica tribale basata sulla gestione del mercato della paura e sull’ossessione della sicurezza armata. In regioni ricche di risorse democratiche ma incattivite dalla globalizzazione, la proposta populista sembra capitalizzare molte proteste esibendosi come religione civile settaria e guerriera (“comunalista”). A supportarla, sta il cemento di una rete finanziaria che vede la Lega mescolarsi all’Opus Dei e alla Compagnia delle Opere. Ciò che spinge alcuni parroci e cattolici padani a “tollerare” una religione simile non sono solo interessi di bottega ma alcune “idee forti”: la difesa di un’identità cattolica già formata, l’esibizione ideologica del diritto naturale, l’esaltazione della “nostra gente” contraria ai vizi della modernità, la funzione di coesione sociale della Chiesa che può sentire omogenee le “comunità organiche”.
Ossessiva è la polemica contro il Concilio Vaticano II, ritenuto origine di ogni male. Presentandosi come il partito dei “valori non negoziabili”, la Lega sta diventando il soggetto emergente di un nuovo patto costantiniano. Devoti e ringhiosi, i soldati celtici frequentano i salotti vaticani. Tra tutte le spese elettorali, osserva Giancarlo Zizola, i cosiddetti valori non negoziabili sono quelli che costano meno e rendono di più. A volte, sembra che costino così poco da essere buttati nella spazzatura. Un patto simile sarebbe il trionfo del relativismo-nichilismo. Se la religione diventa preda di forze politiche che la sfruttano a proprio favore, il rischio per la novità del Vangelo è immenso. Bossi gioca col linguaggio armato, Borghezio rilancia lo spirito di Lepanto, Calderoli attacca Tettamanzi, Zaia e Cota sembrano ‘gentiluomini di sua santità’, Tremonti evoca un “nuovo risorgimento” tutto “Dio, Patria e Famiglia”.
Il leghismo vuole conquistare l’anima popolare. In realtà è la fede cristiana a rischiare di perdere l’anima. Sta sorgendo un nuovo anticristianesimo. Credenti e uomini di Chiesa devono valutare bene discorsi-provvedimenti contrari all’umanità e alla fede. Alcune dichiarazioni ecclesiastiche (tra l’ingenuo e il complice) non sono all’altezza dei gravi problemi sollevati dal leghismo, pronto a mobilitarsi contro il cardinale di Milano o ad offendere il Pontificio Consiglio dei Migranti. La rottura costituzionale in atto, sposandosi al rifiuto della Dottrina Sociale della Chiesa, ci porterebbe non solo al totalitarismo ma all’idolatria o all’eresia più radicale. La Settimana Sociale dei Cattolici parlerà anche di questo?
Vicepresidente nazionale di Pax Christi
PREGHIERE RIFLESSIVE

La gioia è amore, la conseguenza logica
di un cuore ardente d'amore.
La gioia è una necessità
e una forza fisica.
la nostra lampada arderà
dei sacrifici fatti con amore
se siamo pieni di gioia.

Madre Teresa

Preghiera di serenità

Che Dio mi conceda la serenità
di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare,
e la saggezza di distinguere tra le due.


Vivere giorno per giorno,
godersi un momento per volta,
accettare le avversità come una via verso la pace,

prendere, come Lui fece,
questo mondo corrotto per quello che è,
non per quello che vorrei,

confidare che Lui sistemerà tutto
se mi abbandonerò alla Sua volontà.
Che io possa essere
ragionevolmente felice in questa vita
e sommamente felice accanto a Lui
nella prossima, per sempre.

Reinhold Niebuhr

(dal sito: www.aurorablu.it)

INVITO ALLA SANTITA’

(di Madre Teresa)

L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico:
non importa, amalo!
Se fai il bene ti attribuiranno secondi fini egoistici:
non importa, fa’ il bene!
Se realizzi i tuoi obiettivi troverai falsi amici e veri nemici:
non importa, realizzali!
Il bene che fai verrà domani dimenticato:
non importa, fa’ il bene!
L’onestà e la sincerità ti rendono in qualche modo vulnerabile:
non importa, sii sempre e comunque franco e onesto!
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo:
non importa, costruisci!
Se aiuti la gente, se ne risentirà:
non importa, aiutala!
Dai al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci:
non importa, da’ il meglio di te

Il ballo dell'obbedienza
di Magdalein Delbrel


Signore, vieni ad invitarci.
Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare,
questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in
cui avremo sonno.
Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro,
quella del caldo, e quella del freddo, più tardi.
Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo
che sono tristi;
Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo
che sono logoranti.
E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo:
anche questo è danza.

Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno
avviato fra te e noi,
il ballo della nostra obbedienza.

Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni:
in essa, quel che tu permetti
dà suoni strani
nella serenità di quel che tu vuoi.
Insegnaci a indossare ogni giorno
la nostra condizione umana
come un vestito da ballo, che ci farà amare di te
tutti i particolari. Come indispensabili gioielli.

Facci vivere la nostra vita,
non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato,
non come una partita dove tutto è difficile,
non come un teorema che ci rompa il capo,
ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si
rinnovella,
come un ballo,
come una danza,
fra le braccia della tua grazia,
nella musica che riempie l'universo d'amore.

Signore, vieni ad invitarci.

Chiesi a Dio
di essere forte per eseguire progetti grandiosi:
egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.

Domandai a Dio
che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese:
egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.

Gli domandai
la ricchezza per possedere tutto:
mi ha fatto povero per non essere egoista.

Gli domandai
il potere
perché gli uomini avessero bisogno di me:
egli mi ha dato l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro.

Domandai a Dio
tutto per godere la vita:
mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto.

Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello
di cui avevo bisogno e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato; o mio Signore,
fra tutti gli uomini nessuno possiede quello che ho io!

Kirk Kilgour- campione olimpionico

C’é gente che Dio prende e mette da parte.
Ma ce n’è altra che egli lascia nella moltitudine, che non «ritira dal mondo».
E’ gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria o che vive un’ordinaria vita da celibe.
Gente che ha malattie ordinarie, e lutti ordinari.
Gente che ha una casa ordinaria, e vestiti ordinari.
E’ la gente della vita ordinaria.
Gente che si incontra in una qualsiasi strada.
Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via, come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta che si è richiusa definitivamente sopra di essi.
Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messo è per noi il luogo della nostra santità.
Noi crediamo che niente di necessario ci manca. Perché se questo necessario ci mancasse, Dio ce lo avrebbe già dato.
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