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| Gli editoriali degli anni precedenti sono rinvenibili alla pagina "ARCHIVIO" | |
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S.C.V. ovvero SE CRISTO VEDESSE
(26.5.12)
La targa delle automobili vaticane è SCV che sta - sicuramente - per Se Cristo Vedesse, non certo per Stato Città del Vaticano.
Le ultime notizie della defenestrazione di Ettore Gotti Tedeschi e dell'arresto del Maggiordomo Paolo Gabriele (in servizio dal 2006 dopo che il leggendario Angelo Gugel andò in pensione) sono solo gli ultimi due anelli di una lunga catena di nefandezze che non s'addicono per nulla al centro della cristianità. Non credo per nulla che il papa ed altre (tante) persone che vivono in Vaticano o lo frequentano assiduamente siano corrotti, sporchi ed indegni di vivere lì, ma credo che ci sia una buona parte di persone che...Se Cristo Vedesse...e fosse incarnato per la seconda volta non si limiterebbe a prendere la frusta come fece con i mercanti del tempio, ma passerebbe direttamente al bazooka.
Non ho prove per accusare nessuno, ma gente come Bertone e Sandri non mi piace. Non sarei neppure un fan di Vian e di padre Lombardi e di mons. Becciu.
Non so perchè, ma ci sono diverse persone che non m'ispirano fiducia.
Bertone, per esempio. Mi dovrebbe piacere d'istinto perchè sono sempre stato un grande ammiratore di don Bosco e della famiglia salesiana. Corrispondevo spesso con don Ricceri che era il superiore dei salesiani ed ebbi anche frequentazioni con don Viganò. Ma Bertone mi sembra una di quelle sfingi che ti convince che sta facendo il tuo bene e ti frega. E, secondo me, frega il papa da quando Bendetto XVI era prefetto del sant'uffizio.
C'è troppa gente che lì non dovrebbe stare e soprattutto che non ha fede bel Cristo, ma solo nella propria carriera.
Le carte riservate che non avrebbero mai dovuto essere diffuse e rese pubbliche (che comunque sono indizio di un marcio che non sta bene da nessuna parte e in quel luogo è addirittura impensabile) sono solo la punta di un iceberg che fa pensare male, molto male. Non voglio rivoltare la frittata e cercare un altro colpevole, ma se dico che certi giornalisti non dovrebbero essere ritenuti tali e gli ordini professionali dovrebbero istituire corsi di deontologia professionale con particolare attenzione al gossip, credo di non essere completamente fuori strada. Il marcio (quel poco marcio) che Nuzzi & C hanno fatto sapere al mondo serve a qualcosa?
Infine: Gotti Tedeschi. Quando fu nominato presidente delle IOR, scrissi che non condividevo la nomina e che mi sembrava un'altra "bertonata". L'uomo saprà moltissimo di finanza, ma medaglie appuntate sulla sua carriera come quella della collaborazione con quell'avventuriero finanziario che si chiama Callisto Tanzi, avrebbero indotto chiunque a diffidare di quella persona e - tantomeno - affidare a lui la guida dello IOR che, proprio in quel momento, entrò nel mirino delle leggi sul riciclaggio per il trasferimento dei famosi 23 milioni di euro dal credito artigiano di Giovanni De Censi a due banche estere.
Non credo che sia state defenestrato perchè non abbia saputo fare bene il suo mestiere (e per far bene questo mestiere intendo che avrebbe dovuto condurre lo IOR a progressiva trasparenza della gestione fino a farlo diventare una banca modello), ma perchè non l'ha saputo fare troppo bene (e per troppo bene intendo che chi l'ha nominato - e NON è stato il papa - voleva da lui cose - non certo trasparenti - che Gotti Tedeschi non ha saputo fare bene).
Se Cristo Vedesse...lo Stato in Cui Versa il Vero Centro Supremo della cristianità Saprebbe Condannare Veramente un'accolita di gente di malaffare che fa intendere ai credenti di agire nel nome di Lui.
Solo una considerazione finale: domani è il giorno di Pentecoste. Che lo Spirito soffi! Chi è credente lo preghi con le parole dell'antica sequenza:" Lava quod est sordidum, riga quod est aridum, sana quod est saucium!" | |
ALLORA CI SARA' IL PDO
(24.5.12)
E così, dopo il Pd e dopo il PdL ci sarà il PdO, il partito degli onesti.
Devo dire che quando ieri, alla radio, ho sentito quel cicisbero di Franco Frattini affermare che si deve fare il Partito degli Onesti, per poco non sbandavo e finivo contro il guard rail.
Prima di tutto perchè Frattini non ha proposto nulla di nuovo: l'idea, infatti, è del vecchio La Malfa che almeno trent'anni fa, la propose e la sostenne (è il caso di ricordare che forse già allora si sentiva la necessità di un po' di onestà?). In secondo luogo perchè si si vuole creare il partito degli onesti è implicito il concetto che adesso ci sono partiti disonesti. O no?
Lasciamo perdere le buaggini di questa gente che purtroppo siede nelle stanze del governo e andiamo ad una considerazione terra, terra.
Siamo in un contesto economico-finanziario e sociale che richiede capacità di analisi e di progettualità.
In parlamento ed al governo dovrebbero esserci i migliori di noi, cioè quelli che di noi - di tutti noi - per intelligenza, studi, esperienze, professionalità sono in grado di intuire i problemi e saperli risolvere.
Ci siamo trovati a scoprire che c'è gente che arraffa tutto quel che può e che sa solo parlare, buttare fumo negli occhi del popolo e fango reciproco.
Ci siamo ritrovati un Bossi (che vergogna!), un Berlusconi (che schifo!), una Margherita con Lusi (che squallore!), un Pd che cerca la scalata ad una banca con Fassino e D'Alema (che delusione!), un Vendola indagato per la gestione della Sanità e una serie di parlamentari migranti da Erode a Pilato per mantenere il cadreghino con tutti i privilegi annessi e connessi!
E questa gente adesso ci vuol far credere in un'improvvisa conversione sulla strada di Damasco e vuole fondare il partito degli onesti, quasi per riverginarsi in un sorta di catarsi che sa di restyling operato dal peggior chirurgo plastico?
Ma mi faccia il piacere!, direbbe Totò.
Se fossero onesti, adesso l'ABC andrebbe da Monti e direbbe:"Presidente. Noi la sosteniamo in parlamento per le riforme strettamente necessarie e vogliamo che nomini subito una ristretta commissione non parlamentare super partes che studi una nuova legge elettorale da sottoporre al parlamento prima delle vacanze estive. Il parlamento non chiuderà per le vacanze estive e la esaminerà in modo che si vari la nuova legge entro novembre. A novembre approviamo anche il bilancio dello stato e poi la invitiamo ad andare dal presidente della repubblica che - prima del semestre bianco - indica i comizi elettorali. Se lei ci sta, noi la sosteniamo. Se non ci sta, no."
Per questo, però, ci vuole spina dorsale.
Che non hanno gli invertebrati. | |
ELETTI E ... "NON"...ELETTORI
(22.5.12)
Per il segretario nazionale del Pd, il centrosinistra ha vinto senza "se" e senza "ma".
"Se"fosse vero dovremmo dedurre che Pierluigi Bersani ha condotto bene il proprio lavoro dal 2009 ad oggi.
"Ma" non è vero.
Ergo, piaccia o non piaccia al segretario che ci ricorda quasi ogni giorno che"non sta a pettinare le bambole" e che "il vento cambia", sia la congiunzione dubitativa, che quella avversativa vanno considerate e girate in domande alle quali il segretario che non sta a pettinare le bambole, ebbro come una baccante per una vittoria di Pirro, non saprebbe rispondere.
"Se" tutti gli astenuti fossero andati a votare, il centrosinistra avrebbe vinto?
"Ma" che vittoria è quella in cui va a votare poco più del 50% degli aventi diritto (in alcuni casi anche meno, molto meno!) e vince con 75 e rotti per cento un sindaco che fa i calcoli sul 50% degli aventi diritto al voto?
Se Bersani avesse voglia di rispondere, gli saremmo grati e, mentre pettina le bambole, penderemmo dalle sue labbra.
Ma Bersani non ha voglia di rispondere perchè non sta lì a pettinare le bambole.
I vincitori hanno gli eletti, ma non hanno gli elettori.
Si crogiolano nel proprio brodo elettorale autoconvincendosi di avercela fatta ed inviando, come ha fatto il neosindaco di Como, il solito proclama scontato: sarò sindaco di tutti i comaschi.
Attento, neosindaco Lucini, le parole sono pietre e un geologo dovrebbe conoscere il valore delle pietre.
La maggioranza di un paese o di una città è governata da una minoranza che si ritiene maggioranza! Potenza delle parole, ma - soprattutto - della finzione!
Tutti riteniamo di avere vinto e non ce ne frega nulla di chi non si è presentato alle urne.
Vogliamo essere, per una volta - una volta sola! -, sinceri con noi stessi e dirci in faccia che i veri vincitori delle ultime amministrative sono i sindaci di Milano, di Napoli, di Palermo, di Parma e di tutti quegli altri comuni, piccoli o grandi, in cui si è recato a votare almeno il 60% degli aventi diritto?
E vogliamo partire da lì per capire come mai il popolo che lavora, che studia, che passa le proprie giornate da pensionato o da volontario; il popolo cattolico, protestante, anglicano, ortodosso, buddista...agnostico o ateo non s'interessa non solo della politica che gira dalle parti di Roma o del proprio capoluogo regionale, ma neppure di quella che dovrebbe gestire casa propria?
Ma i quattro gatti eletti, dopo i brindisi, cominceranno a riunirsi nei sinedri con i segretari dei partiti per spartirsi assessorati e presidenze di commissioni senza per nulla considerare gli altri gatti (che sono la maggioranza) che non li hanno nemmeno presi in considerazione e, obnubilati dall'arroganza del potere che come una nuvola drogata li narcotizza fin dal momento in cui le urne li dichiarano vincitori, cominceranno a scrivere le loro piccola favola cittadina o paesana fino alla prossima puntata.
E gli elettori?
Ah già!, gli elettori!
Ma chi sono gli elettori? (Se lo chiede spesso Bersani, mentre pettina le bambole). | |
TASSE SUI CANI, SUI GATTI E SUI FIGLI
(19.5.12)
Non so come mai questo governo continui a ricevere credibilità da parte degli operatori internazioni al punto che il nostro presidente del consiglio oggi aprirà i lavori al vertice del G8 su precisa ed esplicita richiesta del presidente Obama. Non lo so e non me lo spiego se non con una sola considerazione: il nostro mondo è in mano a gente che è arrivata dove si trova solo per interesse e prestigio personale, ma alla prova dei fatti si rivela incompetente.
Non entro nel merito dei "meriti" di Obama, Hollande ecc. ecc., solo constato che i vecchi del G8 continuano a considerarsi tali, incapaci di allargare il tavolo a potenze economiche come la Cina e l'India e incapaci di riflettere su un dato: in poco tempo - grazie anche alle loro politiche che si stanno rivelando sempre più effimere e inconcludenti - quel tavolo è quasi completamente rinnovato (non siedono più a quel tavolo Berlusconi e Sarkozy e la Merkel siede con gli spilli sotto il sedere).
Ma, ripeto, non mi interessano le loro incapacità, i loro sorrisini di convenzione e le loro ricette salomoniche che mi sembrano piuttosto "salamoniche".
Mi interessa il governo del mio paese che, alla caccia di soldi fittizi (perchè gli introiti previsti con le tasse sono soldi fittizi: se uno non può pagare le tasse quei soldi non ci saranno), ha previsto nell'IMU la tassa sugli animali domestici e sui figli.
Gli animalisti si rivoltano e fanno bene, anche perchè quella tassa, posta per mettere fine al randagismo, non sortirà l'effetto dovuto: cani e gatti randagi ci saranno sempre (in genere il cane e la cagna che s'accoppiano in un pubblico parco non si preoccupano nè di sapere le generalità del proprio compagno o compagna e, nati i cuccioli, non corrono a dichiarare paternità e maternità all'anagrafe comunale) e i soldi della tassa sugli animali finiranno in qualche meandro del bilancio comunale senza effettivo impegno all'eliminazione del randagismo.
Ma non dovrebbero essere solo gli animalisti a rivoltarsi: tutti noi che abbiamo figli, dovremmo farlo.
La tassa prevede che se i figli hanno più di 26 anni non possono essere scontati dall'importo IMU. Ma - e qui siamo al massimo del ridicolo! - occorre tener presente la data di nascita: se il figlio compie 26 anni nell'anno può essere scontato solo "pro quota". Esempio: mio figlio ha compiuto 26 anni in gennaio (che fortuna per me!) per cui posso scontarlo tutto. Se quel benedetto figliolo (che doveva nascere circa due mesi dopo, ma avendo una voglia matta di conoscere il suo disgraziato padre è nato prima) fosse nato in aprile, avrei dovuto scontarlo per i mesi a carico.
Se fosse nato in settembre, l'avrei scontato per quattro spiccioli.
Per il mio governo, mio figlio vale pro quota. Mia moglie ed io non lo amiamo da gennaio a dicembre, dalla sera alla mattina, ma solo ad tempus. Infatti mio figlio, se fosse nato in giugno, ogni anno da gennaio a giugno non usa l'acqua, la luce, non mangia, non beve, non dorme, non...vive!
Oggi, quando tornerò a casa, lo abbraccerò: mi fa risparmiare ben 100 euro quest'anno! Meno male che ha voluto nascere prima del tempo! Prevedeva che 26 anni dopo ci sarebbe capitato il guaio Monti? Ma che grande figlio divinatore!
Ma che grande governo del cavolo! | |
IL GOVERNO?
MALINCONICO E ZOPP...INI
(16.5.12)
Un altro tecnico del governo Monti se ne va perchè indagato.
E' positivo?
Per un certo verso, sì: non eravamo abituati alle dimissioni da parte di ministri e sottosegretari indagati (come mi sarebbe piaciuto se Berlusconi si fosse dimesso al primo avviso di garanzia! Sarebbe cambiato in meglio da subito il nostro Paese!): è pertanto positivo il fatto che chi governa si autosospenda per fare chiarezza.
Per l'altro verso, no: anche su questo governo pesa il dubbio della poca trasparenza di alcuni dei suoi componenti.
I due sottosegretari che hanno lasciato, poi, portano cognomi che sono emblematici: Malinconico e Zoppini.
Due aggettivi che ben s'addicono a questa compagine ministeriale malinconia e zoppa.
Malinconica perché sembra una grande famiglia che s'appresta ad andare ad un funerale: facce di gente perbene che hanno dipinta sul volto la mestizia e che si lasciano andare a crisi di pianto; uomini e donne con look inappuntabile un po' retrò che seguono mestamente la bara del paese Italia al passo di una marcia funebre suonata da un impressionante numero di suicidi per crediti; gente che finge di capire il dolore dell'altro senza saperlo consolare.
Zoppa. La nostra compagine ministeriale è zoppa fin dalla sua nascita. Non legittimata da votazione popolare, gode di una maggioranza parlamentare che il popolo italiano non ha voluto perché chi scelse il PdL non scelse il Pd e governa legittimata da un presidente della repubblica che, per norma costituzionale, deve essere notaio delle maggioranze e dei governi e non ispiratore degli stessi.
L'esperienza del governo Monti, a mio modestissimo avviso, è finita per tanti motivi.
E' riuscito a non farci dichiarare falliti dall'Europa tassandoci, anzi tartassandoci. Adesso: basta tasse.
E' riuscito a ridarci un'immagine di popolo serio che lascia i bunga bunga a quattro satiri miliardari e a tre baccanti assettate di denaro e per questo disposte a far sesso. Adesso: basta sesso a pagamento, bunga bunga, parolacce, ecc.
Non è riuscito a contenere le spese pubbliche (vero problema del Paese); non è riuscito a creare una commissione per la legge elettorale (vera emergenza del Paese); non è riuscito a pensare e varare misure per la crescita (vera necessità del Paese).
Basta.
Il gruppo dei tecnici vada a casa e si vari un governo di transizione che gestisca l'ordinaria amministrazione e le due emergenze: quella economica e la legge elettorale. Un governo che sia presieduto da personalità di alto profilo istituzionale ed abbia come ministri ad interim i direttori generali dei vari ministeri.
Abbiamo tempo fino a maggio dell'anno prossimo per darci la regolata che ci serve.
Poi può ricominciare.
Davvero! Ma davvero, però! | |
TROPPI CERVELLI ALL'AMMASSO
(15.5.12)
Qualche giorno fa ho inviato una lettera ad un quotidiano di Como sul tema dell'abolizione delle province. L'ho scritta di getto dopo aver sentito l'ennesima riflessione alla radio da parte di politologi e di economisti.
Ho ricevuto una trentina di e-mail che plaudivano alla mia presa di posizione e mi sono chiesto: come è mai possibile che vi siano persone che non sono d'accordo sull'abolizione delle province e subiscono, come me, il continuo stillicidio sul tema?
La risposta è semplice: nel nostro mondo i cosiddetti opinion leaders hanno buon gioco a mandare il cervello all'ammasso.
Inventano qualcosa, qualunque cosa, e cominciano ad investire l'opinione pubblica su quel tema.
In genere ogni tema fa notizia, se ben presentato e quindi tutti ne parlano. Da quel momento non c'è giornale radio che non affronti l'argomento, non c'è talk show che non ne parli e l'opinione stupida dell'opinion leader stupido, dilaga stupidamente.
Così è stato per l'abolizione delle province (al punto che questo governo sta lavorando in tal senso), così fu per l'abolizione del ministero dell'agricoltura, per l'obbligo dei fari accesi anche con il solleone d'agosto e...via, via fino a tutte le stupidaggini di cui siamo vittime innocenti e che paghiamo regolarmente con i nostri soldi.
Vogliamo smetterla di mandare all'ammasso il nostro cervello?
Vogliamo cominciare a pensare sempre e comunque con la nostra testa che sarà certamente bolsa, ma non lo è più di quella del grande (?) giornalista di turno?
Ci piace così tanto essere plagiati da chiunque sia al potere, sia esso politico, religioso, economico, commerciale?
Troviamo così grande conforto nel discettare fino alla noia su questioni che non sono importanti per la nostra vita e che in ogni caso non ci vedono mai coinvolti in prima persona?
Quando mi chiedono il motivo per cui nel nostro Paese le cose non funzionano, rispondo sempre nel solito modo: perchè non siamo abituati a pensare con la nostra testa, ma con quella di qualcun altro.
Abbiamo paura di esternare il nostro pensiero, soprattutto se è diverso da quello della massa. Temiamo di esprimere un'opinione diversa da quella della maggioranza perchè pensiamo che se la maggioranza la pensa così, allora siamo noi ad essere in torto.
Non ci viene in mente che fu la maggioranza a gridare il "crucifige" a Gerusalemme, ad inneggiare a Hitler e Mussolini, a votare Bossi e non ci viene in mente che sempre quella maggioranza poi si tramuta in cattolici osservanti, in deprecatori delle dittature e in sberleffi a Bossi e famiglia?
Riflettere sulle cose, sulle proposte, sugli avvenimenti, su ogni cosa che riguardi la nostra vita, è fondamentale per essere sempre noi stessi.
Non dimentichiamo che è meglio sbagliare per colpa nostra che per colpa degli altri. | |
I VESCOVI, I PRETI E LE CRISI.
(12.5.12)
Il nostro paese sta vivendo diverse tipi di crisi, ma due sono particolarmente scottanti la pelle degli italiani: la crisi economica e quella politica.
Molti vorrebbero avere una ricetta chiara che risolvesse i problemi in quattro e quattr'otto, ma si sa che non può essere così. Però si possono mettere assieme varie idee e farle circolare in modo che si trovino soluzioni ragionevoli e risposte concrete a dubbi che angosciano la maggior parte della popolazione.
Idee, proposte e azioni debbono venire da tutti, ma ci si aspetta che istituzioni autorevoli sappiano dire la loro.
Una di queste istituzioni è la chiesa cattolica che, nel merito, se osserviamo con attenzione, non solo è sorprendentemente latitante, ma addirittura pasticciona e pressapochista quando sente il dovere di intervenire.
Sulla crisi della politica i vescovi italiani (e, di conseguenza, la stragrande maggioranza del clero) non sa che dire. Dopo la sponsorizzazione dell'esperienza berlusconiana del card. Ruini (bisognerebbe controllare che anni fa non abbia cambiato all'anagrafe il cognome da ruina a ruini) e la propaganda di parecchi parroci beceri a favore della Lega, l'episcopato parla solo attraverso fumosi documenti di stile abbondiano di manzoniana memoria facendo la figura pilatesca che merita il rimprovero dell'Apocalisse:"Non sei nè freddo, nè caldo: per questo ti vomiterò dalla mia bocca". Il potere della chiesa cattolica, abituato a convivere con il potere laico e ad inciuciare con esso nelle segrete stanze, non vuole pronunciarsi chiaramente contro una politica sprecona e menefreghista perchè teme di guastare rapporti di opportuna convivenza che portano al solito quaeta non movere.
Una gerarchia sotto, sotto favorevole al centrodestra del corrotto Berlusconi, del transfuga Fini e dell'opportunista Casini; un po' più fredda verso il centrosinistra di Prodi, ha convissuto senza denunciare sprechi, malefatte e ruberie perdendo in credibilità nell'autenticità dell'annuncio.
Si leva ora qualche timida voce contro il governo tecnico del cattolico Monti ma non ci sono richiami corali e, soprattutto gesti concreti che aiutino il paese ad uscire dalla crisi.
E che dire dell'economia?
A parte alcune azioni locali di solidarietà, dai vertici della chiesa non arriva un progetto, un'azione, un'indicazione di impegno verso le fasce più deboli finanziariamente e le persone psicologicamente distrutte che scelgono di abbandonare definitivamente questa vita in modo tragico.
Pastori inetti e carrieristi, si baloccano in riunioni in cui si parlano addosso e sfornano documenti che non legge nessuno, ma che tacitano la loro coscienza lassa e languente nell'opportunismo.
Ancora una volta il potere e il quieto vivere fanno premio, per queste gerarchie che sono tutto meno che servizio al vangelo, sulla radicalità dell'annuncio evangelico. | |
C.L. OVVERO LA CASTA MERETRIX
(5.5.12)
E' da tempo che C.L. dovrebbe cambiare sigla in C.M. e definirsi per quello che è da quando don Giussani fu emarginato dalle decisioni che contano e giubilato a padre nobile del movimento che nascque come G.S. (Gioventù Studentesca) e che lui ribattezzò Comunione e Liberazione per evidenziare il carattere religioso e laico del movimento stesso in un periodo in cui tutti volevano liberarsi dai vecchi schemi, dalla vecchia politica, dalla vecchia economia, dal vecchio mondo in genere.
Cielle perse quasi subito il proprio smalto e la purezza dei propri ideali originali ed originari perchè quasi subito si sporcò col mondo che voleva redimere. Divenne una chiesa nella chiesa e i capi di allora (Luigi Negri, Cesana, Formigoni, Robi Ronza....) seppero accattivarsi le simpatie della gerarchia che l'appoggiò (a volte anche contro l'Azione Cattolica che molti preti ignoranti consideravano di sinistra perchè sposò l'opzione per i poveri) e promosse ai vertici gerarchici i preti ciellini (Negri, vescovo di San Marino, Scola, arcivescovo di Milano, tanto per citarne due) e s'adoperò per appoggiare politicamente i ciellini (Formigoni è un fulgido esempio di questo inciucio).
Cielle perse il proprio smalto e capì che si potevano far soldi sotto lo scudo della verginità ecclesiale.
Ecco perchè dovrebbe rifondarsi e chiamarsi Casta Meretrix.
Da una parte rimarrebbe Casta in tutti i sensi. Nel senso di casta (cioè di realtà sociale in cui entrano solo i privilegiati, gli amici degli amici ecc.ecc.) e nel senso si casta (cioè di realtà ecclesiale pura che si ispira ai principi del Vangelo di Gesù); dall'altra enicerebbe apertamente quello che è: meretrix, cioè soggetto aperto a tutte le possibilità e prostituzioni sociali e civili pur di fare businnes.
Il movimento fondato da don Giussani ha ipnotizzato tutti per decenni. Una Dc ormai allo sbando candidò Formigoni al parlamento sicura di farcela perchè Cielle votava compatta i suoi. Una chiesa sempre più pavida vide in Cielle il nuovo modo di porsi senza paura in un mondo sempre più aggressivo.
Pochi capirono che quello non era il nuovo, ma semplicemente il vecchio riveduto e corretto e quei pochi (sottoscritto compreso) furono guardati compassionevolmente da cattolici pavidi ed alla ricerca di un'identità perduta e da politici che continuavano a credere che doveva esistere il politico cristiano e non il cristiano che fa politica.
Con la forza del buldozer e l'arroganza di chi sa conquistare e mantenere il potere, i ciellini si sono piazzati ovunque facendo chiaramente intendere che se non si era di cielle non si poteva fare nulla. Entrarono nelle scuole (chi non ricorda la preghiera mattutina prima delle lezioni e la discriminazione di chi non partecipava a quella preghiera?) e crearono anche scuole proprie (private, con contributi statali ed insegnanti di rigorosa fede ciellina); entrano nelle istituzioni e crearono Onlus; crearono la Compagnia delle Opere (chi si iscriveva aveva una serie di agevolazioni di ogni genere); nacque il meeting di Rimini dove politici, intellettuali, cardinali e vescovi faceva a gara per essere presenti ed invitati a parlare per non perdere la vetrina nazionale. Cielle divenne una piovra: non c'era e non c'è angolo ecclesiale e civile dove essi non siano presenti.
Quanto ne ha guadagnato il messaggio cristiano?
C'è davvero da chiederselo!
Ci si deve onestamente e spietatamente chiedere se grazie a Cielle in questi quarant'anni il messaggio cristiano ha avuto un'eco incisiva nella vita sociale. I Pastori innamorati dei ciellini dovrebbero chiedersi se questo movimento ha contribuito a rendere più cristiana la nostra società, se il Vangelo di Cristo è stato più diffuso.
Tutti gli operatori pastorali che hanno sponsorizzato gli uomini di don Giussani in politica, nelle istituzioni e nella chiesa dovrebbero chiedere scusa a Cristo perchè siamo nelle condizioni in cui siamo: il politico ciellino per eccellenza è plurindagato e fa vancanze da sogno mentre i poveri ci sono sempre e sono sempre più poveri; i vescovi ed i cardinali ciellini non sembra che siano particolarmente incisivi nella vita ecclesiale e nel rinnovamento della chiesa; i ciellini laici sono sempre più prepotenti davanti ad una società civile che li accetta perchè i loro gangli si sono radicati in ogni affare ed ogni istituzione.
Adesso il castello comincia a crollare, come crollano tutte le case fondate sulla sabbia e non sulla roccia del Vangelo che gli uomini di don Giussani hanno usato solo come sgabello per arrampicarsi socialmente.
Sia chiaro: da tutto questo don Giussani è fuori fin da quasi subito. Il grande don Giussani (che ho avuto la fortuna di conoscere) era un idealista, un puro, un entusiasta, un duro, un uomo del Vangelo tutto d'un pezzo. | |
IPOCRISIA AL POTERE
(3.5.12)
Qualcuno mi scrive in questi giorni chiedendomi se la caduta di Berlusconi mi ha fatto perdere interesse per la polemica politica. Non è così. Non ho perso interesse per la politica, anzi: sono talmente interessato che non so più da che parte cominciare per dire qualcosa in breve.
Stavolta mi ha offerto l'occasione Angelino Alfano. Chissà poi perchè lo chiamano Angelino, un diminutivo lungo come la sua persona, ma inversamente proporzionale non alla sua intelligenza, ma alla sua serietà.
Ieri, come si sa, il governo è stato battuto in commissione al Senato perchè parecchi senatori del PdL hanno votato con l'opposizione sull'emendamento riguardante le commissioni bancarie.
Mario Monti si è seccato e se l'è presa con Alfano, ufficialmente segretario del PdL . Si sono incontrati e...si sono chiariti.
Tutto sembra tornare normale, ma non è così.
Non è così da tempo, da quando Monti è al potere.
Non è mai stato così.
Il governo dei tecnici è nato perchè Berlusconi non era più credibile. L'invertebrato camaleonte che ci troviamo come presidente della repubblica, anzichè sollecitare la maggioranza uscita dalle urne a creare un esecutivo di spessore ad interim per gestire l'emergenza e - con una nuova legge elettorale - le elezioni (che avrebbero potuto svolgersi nell'ottobre di quest'anno) ha preferito seguire le indicazioni dei consoli europei Merkel-Sarkozy e dare priorità al risanamento economico cercando un uomo che sembra sappia qualcosa di economia il quale, a sua volta, ha pescato nel suo entourage per fare un governo di dilettanti tecnici che hanno bisogno di un altro tecnico per fare quallo che qualuque massaia avrebbe saputo fare: risanare l'economia tagliando di brutto le spese.
Per far vivere questo governo ci voleva una maggioranza e la dialettica napoletana di Napolitano ha persuaso Pd, PdL e Terzo Polo a sostenere il governo. Napolitano avrebbe voluto di più: gli sarebbe piaciuta una bella ammucchiata, ma non gli è riuscita proprio bene la ciambella.
I sostenitori del governo si sono appellati tutti al senso di responsabilità civile e, all'inizio, hanno davvero fatto finta di crederci: si riunivano, parlavano, uscivano sorridenti e traquillizzanti, ma poi i nodi sono venuti presto al pettine.
Il Pd si è dovuto misurare con la ministra Fornero sul tema della riforma del lavoro e il primo che ha avuto problemi con Monti è stato Bersani il quale, dopo un colloquio con il presidente del consiglio, ha detto che tutto è chiarito.
Da allora i chiarimenti da una parte e dall'altra non si contano. Anzi, si possono contare: basta guardare le frizioni che sono all'ordine del giorno.
Tutto quanto ho scritto è solo una lunga premessa per chiarire un concetto: al potere non abbiamo un governo, ma l'ipocrisia.
I vecchi sessantottini scendevano in piazza reclamando l'utopia al potere, i teocratici reclamano la religione al potere, altri vorrebbero la filosofia al potere, noi - più semplicemente - abbiamo scavalcato tutti: abbiamo messo l'ipocrisia al potere.
Sono ipocriti quelli che hanno il potere e quelli che danno l'impressione di una parvenza di sostegno.
Ipocriti quelli che sono al potere perchè questo potere l'avevano già prima anche se non erano insigniti del titolo di Ministro; ipocriti quelli che hanno votato compatti la fiducia perchè solo una settimana prima erano l'un contro l'altro armati.
Questa situazione politica non può continuare, ma non solo perchè non si vede uno spiraglio. Non può continuare perchè non si può far finta d'andare d'accordo. E' come in un matrimonio: meglio separarsi se le liti continuano. | |
IL LAVORO E LE SUE FESTE
(28.4.12)
Molti italiani da oggi s'apprestano a fare forse la prima vacanza forzata della loro vita: il ponte del primo maggio.
Festeggeranno il lavoro non lavorando e con la mente piena di cupi pensieri non solo per la dissennata riforma che questo governo tecnico sta portando avanti con truppe corazzate, ma per l'incertezza sul loro futuro lavorativo e su quello dei propri figli.
Il nostro futuro lavorativo, sia che siamo dipendenti che lavoratori autonomi (non sto a sottilizzare sulle miriadi delle tipologie contrattuali in essere) è a rischio. Chi lavora sa con certezza che oggi lavora, domani...non si sa. Il nostro lavoro è a rischio perchè il cerchio si sta chiudendo piano piano e ci sta stringendo in una morsa fatale. Lo scorso anno scrivevo che mi sembrava di essere sul Titanic: la barca sta affondando, ma i musicanti del governo Berlusconi continuavano a suonare per farci divertire. Adesso che la barca è affondata e si trova nelle stesse condizioni del Concordia, abbiamo paura del mare nero come la notte ed abbiamo davanti solo due scelte: tuffarci in acqua o rimanere sulla tolda. Questo governo ce ne impone una terza, la stessa che il comandante Schettino impose ai suoi passeggeri: tornare in cabina ed aspettare perchè tutto è sotto controllo. Si sa come finì sul Concordia: chi obbedì ci rimise la vita.
Meglio scegliere di tuffarsi o di rimanere sulla tolda.
Penso che fra le due scelte sia meglio la prima.
"Suae quisque fortunae faber", recitava un antico detto: ciascuno è artefice della propria fortuna. Mai come oggi dobbiamo avere il coraggio di rischiare. Per noi e per i nostri figli.
Per la nostra famiglia e per la nostra società.
Di una sola cosa abbiamo bisogno e solo di questa dobbiamo pregare il Signore: abbiamo bisogno che Dio ci conservi la salute. Il resto dobbiamo farlo noi e ci dobbiamo impegnare a cercare nuove soluzioni ed altre strategie per riprendere in mano il nostro presente e vivere il nostro futuro che questa società ci ha obbligato a delegare a politici incompententi, a finanzieri occulti, a enti interpersonali, a maneggioni sporchi e mafiosi.
Se manca il lavoro o si ci lasciano a casa possiamo pensare di scioperare, come vorrebbero i sindacati (altro male dell'Italia), ma continueremo a rimanere senza lavoro e in più ci troveremo qualche soldo in meno in busta paga. Oppure possiamo pensare di trovare altre strade alternative o complementari alla nostra occupazione.
Se il lavoro cala, possiamo pensare di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Oppure possiamo pensare ad inventarci un nuovo lavoro o a riqualificare meglio quello che sta calando.
Il concetto di questa mia riflessione è uno solo: dobbiamo tornare ad essere una società fatta di persone e non di enti impersonali, di megagruppi bancari, di servizi interplanetari, di globalizzazioni fumose che ci hanno portato dove ci troviamo ora.
Dobbiamo lasciar perdere le sirene del consumismo sfrenato, delle carte di credito e del credito al consumo ed avere il coraggio di prendere a calci l'economia finanziaria e tornare all'economia reale che si basa su un concetto molto semplice: se dico che ho cento euro, significa che ho davvero il biglietto verde di cento euro. Il resto sono solo chiacchiere finanziarie che vanno bene per le banche (che non hanno più soldi) e per i fumosi inchiappettatori venditori di fumo.
Dobbiamo comprare una TV, un'auto, la lavatrice (se ci servono) se abbiamo i soldi e non a rate: troppe rate ci indebitano e i debiti uccidono.
Se cominceremo a pensare in positivo e ci daremo da fare DA SOLI per intraprendere questa strada, allora noi saremo più sereni e felici e il nostro mondo tornerà ad essere il mondo vero, reale, fatto di persone che si conoscono e collaborano.
La soluzione e la risoluzione della crisi deve partire da noi, da noi come singoli. E ci dobbiamo credere.
Un sano egoismo non guasta.
Se ci conviciamo di questo magari non il prossimo 1 maggio 2013, ma quello del 2014 sarà più sereno e se ci sarà il ponte, saremo noi che sceglieremo di farlo.
Con gioia. | |
LA BAGARRE SULLA LEGGE ELETTORALE
(18.4.12)
Romano Prodi, eminenza grigia del PD, ha bacchettato i suoi che ipotizzano di tornare un poco al sistema porporzionale (come si sa la trimurti ABC sta lavorando anche alla legge elettorale) ammonendo che il paese tornerebbe ingovernabile.
Romano Prodi ha vissuto molto all'estero, dopo lo sgambetto che gli fecero i suoi alleati e forse ha perso anche un po' di memoria. Ricorderà che è stato eletto con la legge che lui difende e che per vincere ha dovuto mettere assieme una macedonia di frutta e verdura e soddisfare gli appetiti di ogni nocciolo di ciliegia della macedonia. Ciononostante, due anni dopo, è crollato sotto il fuoco amico, come gli accadde nell'esperienza precedente. La stessa cosa è accaduta a Berlusconi il quale non se ne sarebbe andato se non fosse stato costretto, ma era sotto gli occhi di tutti che la sua maggioranza era tenuta assieme con "la spuda (lo sputo)" come si dice in dialetto milanese.
Il problema che dovrebbero porsi coloro che vogliono mettere mano alla legge elettorale sarebbe solo uno: come garantire una vera partecipazione democratica.
Se tengono ben presente questa domanda e sono onesti intellettualmente, possono trovare una risposta.
Il fatto è che la domanda non se la pongono e intellettualmente onesti non sono.
Se anche non volessero porsi la domanda, ma fossero intellettualmente onesti, farebbero una sola cosa: riconoscerebbero la propria incompetenza a scrivere una legge elettorale per il motivo lapalissiano che non possono fare una legge che in qualche modo torni a loro beneficio o nocumento ed affiderebbero il compito a poche persone sagge esterne al Parlamento. Il compito di verificare la legge sarà sempre demandato al Parlamento, ma l'impianto non sarà fatto da chi è manifestamente interessato alla legge stessa.
Al Palazzo, però, della partecipazione democratica dei cittadini interessa poco o nulla. Ed ecco il motivo per cui si litiga anche sulla legge elettorale.
L'elettore, come scrivo nel post precedente, vorrebbe partecipare democraticamente alla vita pubblica, ma non può farlo perchè il gesto di recarsi alle urne è poco più che simbolico. Può scegliere solo fra alcuni simboli, ma poi sono i capi ed i detentori di quei simboli che decidono chi entra nel gioco e siede sugli scranni dei vari palazzi.
E questa non è democrazia, ma solo tirannide vestita col peplo democratico. | |
BUFERE POLITICHE E CENTROSINISTRA
(17.4.12)
Il centrosinistra sta vivendo una stagione (effimera) felice: dato in crescente salita di consensi anche nelle roccaforti del centrodestra si sta preparando a sedersi al tavolo della vittoria elettorale in molte parti d'Italia ed a cavalcare l'ondata dei consensi che spera sia lunga almeno fino alle prossime elezioni politiche del 2013.
Non si spiegherebbe altrimenti il grande impegno che i leaders del centrosinistra stanno profondendo nella campagna elettorale per le prossime amministrative in cui oltre nove milioni di elettori saranno chiamati alle urne. Nella mia città, Como, non si sono mai visti tanti big del centrosinistra come in questi giorni. Ci siamo trovati D'Alema, Vendola e Rosi Bindi e ci aspettiamo Bersani ed altri ancora.
Strano: Como è sempre stata boicottata dai big che non avevano voglia di venire a fare comizi in una città roccaforte del peggiore centrodestra (il ciellismo e la lega) perchè temevano di essere soli a parlare a quattro gatti e di essere anche contestati. Memorabile la presenza di Rutelli quando era candidato a Presidente del Consiglio contro Berlusconi: arrivò in treno alla stazione centrale, scese dal treno, disse due parole a chi era alla stazione (alle 11 di mattina!) e ripartì in tutta fretta.
Adesso che sentono puzza di vittoria tutti i big nazionali non vogliono mancare all'appuntamento e gratificano Como ed altre città roccaforti tradizionali del centrodestra per poter dire, in caso di vittoria, "io c'ero".
Poverini!
Non s'accorgono che se il cosiddetto centrosinistra vincerà, non sarà per merito della coalizione (stavo per scrivere l'accozzaglia), ma per demerito degli avversari che, arroganti, tracotanti, volgarmente ebbri di potere, hanno fatto il bello ed il brutto (soprattutto il brutto) tempo sentendosi semidei a cui tutto è lecito.
Il potere logora chi non ce l'ha, diceva il vecchio Andreotti e mai quest'affermazione è stata più vera: dove i nipotini ed i tigellini della banda B&B hanno conquistato il potere, sono stati lentamente, ma inesorabilmente logorati dallo stesso che adesso si prepara a suonare loro la marcia funebre.
Ma la bufera politica che ha investito il centrodestra investirà il centrosinistra che, incredulo per qualche vittoria, alzerà il prezzo del proprio consenso a questo governo e ricatterà gli altri partiti che tengono in piedi questa strana maggioranza.
I politici nazionali non capiscono una cosa: nessuno li vuole più, perchè nessuno crede più a loro ed alla loro proposta politica.
Non si spiegherebbero diversamente le proliferazioni di liste locali che in parte sono emanazione delle stesse liste politiche (una gherminella per cogliere comunque consensi in qualche modo), ma in parte sono espressione di profonda voglia di cambiamento di un elettorato che non si riconosce più in nessuno degli schieramenti che continuano ad essere imposti.
Chi ci fa le spese?
L'elettore comune che non ha intenzione di partecipare schierato da una parte o dall'altra come lorsignori vorrebbero, ma intende semplicemente partecipare alla vita pubblica con libero voto democratico.
Già...il libero voto democratico!
Ma di questo, parlo domani. | |
ADESSO E’ TROPPO FACILE…
(14.4.12)
…dire che la Lega è ladrona e l’Italia non perdona. Nel 1986 lo dicevamo noi e siamo stati irrisi e corbellati. Solo lo scorso anno lo ripetevamo e ci veniva detto e scritto che non avevamo il senso del popolo e non capivamo il federalismo.
…sostenere che Bossi e la gang sono dei magliari. Lo sono sempre stati e il vero guaio non sta nel fatto che Bossi, Maroni, Calderoli, Castelli, Rosi Mauro, ecc.ecc. si siano piazzati nei migliori posti di governo ed abbiano continuato a mangiare nel piatto dove hanno continuato a sputare, ma il vero guaio sta nel fatto che purtroppo moltissime persone in buona fede hanno loro creduto e credono ancora. Vi sono leghisti che non accettano che Bossi abbia firmato bonifici per sistemare conti personali e dei figli e non se ne sente uno che recrimini sul fatto che il Senatuur prenda una barca di soldi sia come parlamentare che come ministro e che suo figlio, un narigiatt di 23 anni, dopo neppure tre anni di permanenza in consiglio regionale lombardo se ne vada con 40.000 euro di liquidazione che sarebbe la liquidazione di un operaio dopo trent’anni di lavoro.
…scrivere che la Lega è un movimento pieno di vuoto. Mi fanno pena i commentatori che riconoscono a Bossi il pregio di aver fondato un partito che raccoglie le ragioni del Nord. Il Nord non ha ragioni da difendere, come non le ha il Centro e non le ha il Sud. Sono i cittadini italiani – da Livigno a Capo Passero – che hanno ragioni da difendere e che sono continuamente inascoltati dalle persone che chiedono loro il voto dal 25 aprile 1945 in poi. La Lega non ha mai difeso le ragioni del Nord e non ha mai dato voce ai cittadini del Nord. L’abilità di quel ciarlatano di Bossi e di tutta quella pletora che lo segue è stata quella di cavalcare un sogno che adesso chiamano quello dei barbari sognanti e di realizzare riti e miti in cui ogni persona ragionevole si meraviglia che i propri simili si riconoscano.
…inneggiare al rovinoso crollo della banda B&B e declamare che in quattro mesi si è disfatto un sodalizio di vent’anni. Chi ha sempre scritto e parlato contro la banda non riesce ad unirsi al coro dei festaioli che, avvoltoi assetati di popolarità, sanno con destrezza saltar giù dal carro del perdente e prendere le distanze dalle persone che hanno applaudito in piazza.
Sì: è troppo facile, ma soprattutto troppo maramaldesco. | |
CIO' CHE E' TRINO...NON E' DIVINO
(11.4.12)
C'era il CAF (Craxi Andreotti Forlani), poi è venuto il BFB (Berlusconi Fini Bossi), adesso c'è l'ABC (Alfano Bersani Casini): siamo malati di trinitarismo. La nostra politica ha continuato a cercare d'ispirarsi alla Trinità, ma non ce l'ha mai fatta anche perchè nella Trinità teologica al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo si attribuiscono ruoli ben precisi che non sono in conflitto fra loro, ma si integrano nell'unico Dio. Le trinità politiche italiane hanno solo taumaturgicamente creato aspettative che sono miseramente crollate.
Tralascio di commentare le prime due trinità nostrane e mi concentro sull'esegesi dell'ultima trinità.
Forzatamente intruppata sul carro politico da un presidente della repubblica ex comunista che solo adesso si è accorto dei danni che anche lui con il suo partito ha fatto al Paese, la nuova trinità politica italiana si presenta vecchia, pasticciona, chiacchierona e inconcludente. Brutta copia delle precedenti trinità, appare sensibile ad un solo collante: il potere. Questa trinità pasticciona sostiene un governo che sembra navigare a vista e si lascia condizionare dagli eventi e, più che trinità, è una trimurti, anzi un triumvirato evirato.
I nostri ABC sembrano eunuchi al servizio del sovrano che li convoca separatamente o collegialmente a seconda del proprio umore e li esorta, li ammonisce, li coinvolge o li mette davanti al fatto compiuto richiamando il senso di responsabilità.
Essi non sono responsabili per non hannoil concetto di responsabilità. Persone responsabili non continuerebbero a chiacchierare e non si baloccherebbero in incontri riservati o collegiali in cui subiscono tutto. Persone responsabili hanno progetti e visioni a medio-lungo termine e non si limitano a criticare, ma sanno proporre. Per esempio: continuano a parlare che adesso ci vogliono misure per la crescita e per favorire l'occupazione facendo eco a quanto ripete come un mantra mandato a memoria il presidente della repubblica. Ma non sanno indicare una sola misura concreta per la crescita e una sola proposta per l'occupazione. Pontificano che ci vuole lavoro per i giovani, ma non hanno neppure obiettato alla piccoletta Fornero che se si aumenta l'età pensionabile si mantengono occupati i posti di lavoro e quindi i giovani non possono rimpiazzare i vecchi che vanno in pensione.
I triumviri evirati non fanno tenerezza, ma rabbia e il popolo è stanco di queste persone che girano l'Italia a chiedere voti e non perdono un salotto TV invece di chiudersi in una stanza ed uscire con proposte serie. | |
SUICIDI PER CREDITI
(06.04.12)
Una volta ci si uccideva per debiti. Succedeva, perlopiù, ai malati di gioco: gli ammaliati dal tavolo verde firmavano cambiali su cambiali agli avvoltoi che sempre volteggiano attorno alle carni in decomposizione e, quando s’accorgevano che sotto il lastrico non potevano andare, risolvevano il problema con un cappio o una pistola.
Oggi ci si uccide per crediti. Succede ai malati di lavoro: piccoli imprenditori che vogliono gestire in proprio un lavoro per dare dignità e maggiori possibilità a se stessi ed ai propri cari, accettano commesse pubbliche e attendono d’essere pagati da anni da quello Stato al quale regolarmente versano IVA, Irpef, Irap, Inps, Tasse di concessioni governative e via elencando. I soldi non arrivano e le banche stringono sul credito in nome di Basilea III. Ma i soldi non arrivano neanche da clienti privati che fanno i furbi e dilazionano il pagamento fino allo spasimo. Il piccolo imprenditore è onesto, corretto: continua a pagare IVA e tasse su un utile ipotetico di cui non ha visto ancora un euro. Le banche lo sanno, ma a loro non interessa: i fidi continuano a ridursi. Non c’è che una soluzione: il suicidio.
E’ così che è successo, sta succedendo e succederà ancora nel prossimo futuro: l’uomo scrive un biglietto alla moglie ed ai figli, saluta gli operai rosso in volto perché non ha ancora pagato lo stipendio da due mesi e sceglie la morte. Al cappio ed alla pistola si aggiungono altri metodi suicidi che possono essere quello di ridurre la propria vettura ad una camera a gas, di gettarsi dalla cima di un palazzo o di un ponte o di tagliarsi le vene.
Di fronte a simili gesti che sono indizio di una totale perdita di senso del valore della propria vita è giusto interrogarsi non per colpevolizzare il suicida o cercare le colpe, ma per capire una società umana che si sta sempre più avvinghiando su se stessa.
Il consumismo ed il capitalismo sfrenati e voraci portano a perdere progressivamente, lentamente, ma inesorabilmente il senso dei veri valori.
I morti di suicidio per crediti sono nella pace di Dio e solo con Lui possono valutare un gesto estremo e totalizzante che li ha portati a buttare il dono della propria vita che ultimamente andavano percependo sempre più come senza senso o come un non senso.
Ma noi abbiamo il dovere di chiederci se ha un senso che persone con le quali abbiamo condiviso un percorso di vita, entusiasmi e preoccupazioni, gioie e dolori, progetti e speranze chiudano repentinamente un cammino perché la società in cui vivono fa loro percepire progressiva e drammaticamente tremenda emarginazione.
Si dice che per suicidarsi ci vuole coraggio, ma si dice anche che il suicidio è l’estrema forma di viltà.
Ecco: siamo al giudizio.
Noi sappiamo solo giudicare gli altri, mai noi stessi. Sappiamo solo condannare o assolvere e mai siamo capaci di penetrare e sviscerare un problema.
I problemi, invece, ci sono. E sono molti.
Il primo è il sistema politico e sociale che è diventato sempre più una piovra vorace: cittadini che chiedono voti ad altri cittadini per governare il paese, si sistemano con prebende da favola che percepiscono vessando i propri simili con tasse sempre più alte e balzelli sempre più voraci. Chi governa e chi vive di politica deve sentirsi coinvolto da simili tragedie e chiedersi si sia morale votare un aumento di stipendio derivante da denaro pubblico, mentre altre persone che vivono del proprio lavoro non hanno di che vivere e di che pagare altri lavoratori. C’è una soluzione, una sola: fissare un tetto massimo di stipendio che non superi – in nessun caso – centomila euro lordi annui e su tale parametro configurare gli stipendi di sindaci, presidenti di regioni, di province, deputati, senatori ed amministratori pubblici. Non devono esistere privilegi di sorta.
Il secondo problema è il rapporto fra il cittadino e l’Agenzia delle Entrate. Qui si può davvero discutere ed attuare il federalismo. Il rapporto fra funzionari pubblici e cittadini deve essere il più possibile capillare e quasi privato: un cittadino, per esempio, che non può pagare l’IVA perché non l’ha ancora incassata deve poter discutere con chi è preposto all’incasso delle imposte e mostrare le proprie ragioni.
Il terzo problema è il rapporto fra cittadini e lo Stato cliente. Non si può pretendere di ricevere soldi e vessare chi non paga, se non si paga entro trenta giorni.
Il quarto problema attiene il rapporto fra cittadini e cittadini. Chi lavora deve essere pagato e il pagamento deve avvenire in un termine massimo di trenta giorni. Chi non paga deve essere costretto a farlo da un sistema statale che non può far attendere l’escussione del debito oltre sessanta giorni. Il sistema di dilazionare i pagamenti all’infinito ha portato vantaggi solo alle banche ed alle finanziarie ad esse collegate. Questi speculatori avidi di soldi trovino altri mezzi per mantenere le loro lussuose auto e le escort ad esse collegate. Si deve tornare alla mentalità che se si hanno i soldi si commissionano i lavori, se non si hanno i soldi non si fa nulla.
Il quinto problema riguarda l’educazione generale al senso civico e finanziario. Non deve più esistere il credito al consumo. Si devono educare i nostri figli e nipoti che la banca è un luogo ove riporre i soldi che ci sono e che si devono spendere i soldi che ci sono. Abramo Lincoln ammoniva:”Guai a quell’uomo che fonda la propria sicurezza sul denaro preso a prestito!” La nostra società, basa sempre più su un’economia finanziaria anziché sull’economia reale, ha creato la mentalità che si può pagare a rate prendendo a prestito il denaro. Lo slogan:”Prendi subito e paghi poi”, deve essere sostituito da:”Prendi e paga, se ti serve quel bene”. So benissimo che tale sistema paralizzerà per un po’ l’economia, ma sono anche certo che inizierà, se attuato, a muovere una spirale virtuosa che porterà solo frutti positivi ed un’economia sana.
E nessuno più si ucciderà per credito. | |
IL CREPUSCOLO DEI POTENTI
(29.3.12)
Quando i generali romani tornavano in patria ricchi di bottino e gloriosi di nuove conquiste, il Senato organizzava per loro il trionfo che consisteva in una parata solenne lungo i Fori Imperiali. Il festeggiato guidava personalmente una biga e sfilava, preceduto da menadi danzanti, schiavi, animali esotici, soldati, amici e parenti fra una folla osannante. Sulla biga del conquistatore di nuove terre e macellaio di nuovi popoli uno schiavo reggeva una corona che teneva sospesa sul capo del festeggiato e mormorava: memento mori (ricordati che morirai). Qualcosa di simile accadeva (accadde fino al 1963, anno dell’incoronazione di Paolo VI) ai papi: il giorno in cui l’eletto prendeva pienamente possesso del soglio pontificio, il cardinale protodiacono, dopo avergli posto sul capo la tiara (o triregno: simbolo dei tre poteri del papa), bruciava un poco di paglia, mentre la folla osannava ed applaudiva, mormorava davanti al papa: “Sancte Pater, sic transit gloria mundi” (Padre Santo, così passa la gloria di questo mondo).
Perché ricordo questi aneddoti? Perché vorrei che fossero ripristinati in edizione riveduta e corretta, rispettosa del linguaggio della comunicazione globalizzata, e riproposti ai cosiddetti potenti e prepotenti di ogni ordine e grado.
Ho appreso con soddisfazione del licenziamento dello spocchioso direttore del TG4 (che purtroppo è nell’elenco dell’albo dei giornalisti della Lombardia dove anch’io sono iscritto) e ho pensato ai potenti e ai prepotenti, di massimo, medio e piccolo calibro che in poco più di un anno sono crollati.
L’elenco, confuso ed incompleto : Osama Bin Laden, Gheddafi, Mubarak, Stross Kan, Lele Mora, Berlusconi, Cameron, don Verzè e su, su – o giù,giù, - fino agli osannati preti beccati a far sesso con ragazzini, ai politici colti in flagranza di frode e latrocinio, ai Minzolini, ai presidenti di regione e di province: Emilio Fede non sarà l’ultimo anello di una catena arrugginita.
“Lo sai come si dice: il mondo è fatto a scale. C’è chi scende e c’è chi sale. Però, se a salire ci vuoi provare tu, vedrai che troverai chi ti ributta giù”, recitava una canzone che concludeva: “…se accetti il gioco e sei della partita, ricorda che rinunci a dare un senso alla tua vita”.
Il crepuscolo dei potenti è un capitolo che tutte le piante rampicanti di questa brutta società in cui ci tocca di vivere devono mettere in conto ad un certo punto della loro brutta carriera.
Lo so: è troppo accostare un omuncolo come Emilio Fede a persone come Bin Laden o don Verzè, e forse gli stessi potenti decaduti rifiuterebbero di salire sul carro dove si trova questa persona che ebbe il coraggio di insultare pubblicamente Montanelli invitandolo ad andarsene perché era un “vecchiaccio ottantenne”. La “ubris” degli dei o l’ “ananche” del destino – come direbbero i greci – gli ha giocato il brutto tiro: appena compiuti gli ottant’anni è stato invitato dai suoi stessi mentori ad andarsene per non continuare a sporcare l’immagine di una società che ha già i suoi problemi ed i suoi guai.
Sono contento che l’informazione si liberi di un simile pennivendolo e non riesco a riconoscergli la coerenza del lacchè di corte. Non mi piace, però, maramaldeggiare e gli auguro di rimanere solo: quando si è soli, abbandonati da quelli che si credevano amici, ci si accorge di non contare più nulla per nessuno, si può rientrare in se stessi e pensare alla propria vita. E magari correggere gli errori.
Così “Sciupone l’Africano” (fu battezzato così in RAI per le note spese altissime che presentava quando era inviato in Africa) o il “Genero di necessità” (perché sposò la De Feo che era figlia del potente direttore RAI) potrà vivere gli ultimi anni della sua vita ricuperando valori che – anche qui, vedi il destino dei nomi, anzi, dei cognomi – potranno portarlo a scoprire una vera Fede. | |
TI CONOSCO, MASCHERINA!
(26.3.12)
In questo nostro sporco mondo commerciale/imprenditoriale (sporco per sola colpa nostra) succede che i fregatori di professione, dopo aver lasciato un bel buco ai loro fornitori, si godano il gruzzolo accumulato e qualche anno dopo si ripresentino sul mercato con un'altra ragione sociale per riprendere il gioco.
Gioco che hanno imparato molto bene anche i politici, sia a livello nazionale, che a livello locale.
Cominciarono i comunisti: il PCI non "tirava" più? E noi facciamo la "Cosa", i DS, il PD! Crolla la Dc? E noi facciamo UDC, il CD, la Nuova Dc!
Crollano tutti i vecchi schemi e le vecchie sigle dei partiti storici della prima repubblica? Lasciamo ai nostalgici presidiare la vecchia sede ed il vecchio simbolo al quale rimangono affezionati quattro gatti e noi ci ricicliamo in Forza Italia, in AN, in PDL, in PD, Margherita, API, Terzo Polo ecc.ecc.
Succede anche a livello locale. Il caso simbolo è Verona: la Lega è arrivata a governare la città scaligera con un sindaco che mi sembra una persona perbene, ma lo stesso sindaco Tosi si è accorto che il simbolo di Bossi non "tira" più e ha creato una lista civica "Tosi sindaco" appoggiata da altre liste civiche sotto i simboli delle quali si celano gli uomini e le donne dell'attuale PDL, prima Forza Italia e AN, prima ancora DC,PSI,PSDI,PRI,PLI e MSI-DN.
Ce la faranno? Forse, sì. Contano su due elementi: la poca memoria della gente e la forza persuasiva della pubblicità. Due elementi labili: se per caso a qualcuno torna improvvisamente la memoria, soprattutto se sollecitata da nuove vessazioni d'imposta, e se la pubblicità non c'entra l'obiettivo, la frittata è fatta.
Nel Medioevo c'era una tradizione di cui è rimasto uno strascico a Carnevale: per qualche giorno ci si metteva una maschera che celava bene la propria identità e ci si abbandonava a scherzi e licenziosità che senza la maschera avrebbero ridotto la credibilità del soggetto. Se per caso il soggetto non riusciva a camuffare bene la propria identità, veniva giocoforza scoperto. Da qui il detto:"Ti conosco, mascherina!".
Succederà che, alle prossime amministrative, gli elettori si ribelleranno e rifiuteranno il consenso ai riciclati?
Mi auguro davvero di sì.
Cambiare il pelo per presentarsi rinnovati e credibili, non sempre funziona.
L'elettorato comune è stanco dei soliti noti ed ignoti che mascherano dietro un presunto impegno politico il proprio interesse personale e, non potendo impegnarsi in prima persona perchè escluso da quegli stessi che gli chiedono il consenso per vessarlo per altri cinque anni, potrebbe recarsi alle urne solo per dovere civico, ma non compiere alcuna scelta.
Le mascherine, senza maschera, che faranno? | |
NO, COSI’ NON VA
(23.3.12)
Il discorso sul lavoro sembra chiuso: il governo va avanti per la sua strada e molto furbescamente ha girato la palla al Parlamento. Il messaggio è chiaro: noi vogliamo fare queste cose, voi vi siete impegnati a sostenerci, se c’è qualche problema smazzatevelo voi perché a noi interessa quello che abbiamo deciso di voler fare.
Succederà che la grosse koalitione perderà i primi pezzi e che all’interno dei tre grandi schieramenti che sostengono questo governo, altre divisioni si consumeranno.
Sulla riforma del lavoro sto riflettendo e quindi non mi voglio pronunciare con chiarezza, ma su come stanno andando le cose in genere ho una mia opinione: se al Parlamento ci fossero persone con un po’ di spina dorsale, staccherebbero la spina a questo governo assumendosi la responsabilità di mandare tutti a casa e di cercare consenso con nuove elezioni, dove almeno i quattro quinti di questi parlamentari non sarebbero ripresentati e dove un partito (non importa quale) si presenti indicando le emergenze (poche) e le soluzioni (chiare) che propone alle emergenze.
Ma questo è il paese degli invertebrati e dei volemose bene, del rispetto per notabili che fanno piovere il loro verbo dall’alto ogni tanto (ad es. Massimo D’Alema) e dell’attenzione per i grandi magnati che non appaiono mai, ma tirano le fila dietro le quinte assaporando sadicamente il gioco del burattinaio.
Così non può andare avanti.
La stragrande maggioranza degli italiani è vessata da nuove tasse, nuovi costi, nuove leggi che gettano la gente comune nel panico più generale e rendono il futuro di tutti sempre più incerto e precario.
Piccoli negozi, piccoli artigiani, piccoli commercianti, piccoli liberi professionisti stanno pensando seriamente di imitare i loro colleghi che hanno già abbassato la saracinesca e di andare ad incrementare l’esercito dei disoccupati nominali che campano con un sussidio e prevedono di lavorare in nero. Questo proprio mentre il governo dei tecnopolitici sbandiera ogni giorno grida contro l’evasione fiscale e la caccia all’evasione stessa.
Si baloccano attorno alla legge sul lavoro e non si rendono conto che le vere emergenze del Paese sono altre. La prima emergenza è il risparmio tagliando le spese inutili che sono infiniti rivoli che convergono in un fiume di sprechi di portata maggiore del Mississippi. Gli enti inutili sono rimasti, le publics company sono un secchio senza fondo nel quale si parcheggiano onorevoli non rieletti e notabili politici trombati, gli ospedali chiusi o i poliambulatori non funzionanti sono decine e decine, i macchinari in uso alla sanità, arredi di uffici e via elencando giacciono polverosi ed inutilizzati pronti ad andare al macero spendendo altri soldi per macerarli dopo che si sono spesi soldi per acquistarli. L’elenco degli sprechi sarebbe infinito.
Si cominci da qui: è meno popolare, ma molto più produttivo.
Un’altra emergenza è il carburante in genere, sia quello per le auto che quello per il riscaldamento. Si taglino le accise e i soldi che si recuperano da una vera lotta all’evasione fiscale vadano a finire in questa direzione: la gente è stata abituata dai grandi magnati persuasori occulti che se non si ha l’auto non si è nessuno e non ci si può nemmeno recare a lavorare. Invece di una politica di investimento sul trasporto si è fatta una politica di investimento sulle case automobilistiche e adesso se ne pagano le conseguenze. Diminuiamo il costo del carburante e non lasciamoci condizionare dalle compagnie petrolifere e dalle casa automobilistiche.
Una terza emergenza: il pubblico impiego. Qui si deve mettere mano! Qui si deve dare una seria regolata! Qui si deve controllare chi lavora e chi non lavora! Qui si deve essere chiari sui compensi! Non può un boiardo di stato prendere oltre mezzo milione di euro l’anno!
Mettere mano a queste cose aiuterebbe a risparmiare, ma soprattutto a ridare fiducia al cittadino che è sempre escluso dai giri del potere e paga per mantenere il potere. Gli stipendi dei commessi della Camera e del Senato sono una vergogna ed un insulto verso altri lavoratori che non hanno avuto la fortuna di essere assunti in queste preziose stanze. I lavoratori sono tutti uguali e non vanno pagati per il posto dove lavorano, ma per come lavorano e per come sono preparati a fare il loro lavoro!.
Così non può davvero andare avanti. | |
I TECNOPOLITICI E L’ITALIA CHE NON CRESCE.
(20.3.12)
Dopo il decreto “Salva Italia” e quello “Cresci Italia” mi attendo da questo governo il decreto “Crepa Italia” che passerà in Parlamento senza bisogno di ricorrere al voto di fiducia e che sarà firmato dal Presidente della Repubblica senza essere rinviato alle Camere.
Non fui particolarmente entusiasta, quando nacque questo governo e gli riconosco un solo pregio: aver riportato un po’ di signorilità e di stile nella vita pubblica. Null’altro. Ho già avuto modo di scrivere e di ripetere che moltissimi italiani erano veramente stanchi di gente al governo impegnata in bunga, bunga, dito medio perennemente alzato, pernacchie, gesti dell’ombrello, volgarità, risse, leggi varate in tutta fretta e poi definite “porcate” dagli stessi estensori. Con questo governo si è ritrovato un po’ di equilibrio e di british style, come s’usa dire oggi. E basta.
Non c’era bisogno che l’Istat certificasse allarmanti dati di cali produttivi nel primo bimestre 2012 (-5 virgola qualcosa per cento), né che riducesse ancora di un punto le stime sulla crescita: ci basta aprire il nostro portafoglio vuoto che eloquentemente silenzioso ci ricorda che stiamo progressivamente retrocedendo.
Noi, non loro.
Il gruppo che gira in zona Parlamento e dintorni, sia che si tratti di tecnici che di politici, non si accorge dei cali produttivi e della mancata crescita se non per parlarne a tutti i talk show e per rilasciare dichiarazioni a tutti i giornali.
Hanno approvato in tutta fretta il decreto “Salva Italia” e moltissimi di noi hanno l’impressione di essere impallinati.
Hanno approvato in tutta fretta il decreto “Cresci Italia” e in moltissimi di noi s’è confermata l’impressione di decrescere di giorno in giorno.
Oggi, su pressione della Presidenza della Repubblica che non sta svolgendo per nulla un ruolo di garanzia super partes, ma quasi di governo ombra, si andrà perfezionando il decreto sul lavoro che, se fosse stato proposto dalla coalizione di centrodestra appena scalzata dal governo o da quella di centrosinistra o dal cosiddetto terzo polo, sarebbe stato l’occasione per veti incrociati, scioperi e disordini nazionali. Un decreto che non aiuterà i giovani che stanno cercando di sistemarsi nella vita, che tiene conto solo del lavoro dipendente (spesso penalizzandolo), che non considera per nulla l’apporto lavorativo dei liberi professionisti, degli artigiani, del popolo delle partite Iva, dei lavoratori precari e a progetto. Per questi tecnopolitici che febbrilmente s’agitano facendo spola tra palazzi vari e rilasciando scampoli di dichiarazioni contraddittorie, i lavoratori non dipendenti non esistono. Nelle stanze del potere sono stati invitati Confindustria e Sindacati e a nessuno (neppure agli Industriali ed ai Sindacati) è venuto in mente di sentire il parere di artigiani, commercianti, liberi professionisti, lavoratori precari.
Sotto la pressione di una voglia di fare tutto e subito entro il 2013, si varano leggi e decreti che ci faranno crepare di rabbia, di malumore, di scontento, di sfiducia verso la politica ed i politici, fino a quando creperemo di fame.
Noi, non loro.
L’Italia non è stata salvata e non sta crescendo.
Non è stata salvata da un governo tecnopolitico che ha solo saputo aggravare la pressione fiscale andando a prelevare sul sicuro e non prevedendo un radicale taglio dei costi della spesa pubblica.
L’Italia non sta crescendo perché misure infrastrutturali urgenti non sono state previste e non possono essere previste da persone che da un giorno all’altro sono state cooptate a gestire una macchina pubblica di cui hanno ben poca conoscenza e, soprattutto, non provengono da ceti sociali del Paese che sanno molto bene come sia sempre più difficile mettere assieme il pranzo con la cena.
Ancora una volta noi italiani, noi che siamo il popolo di maggioranza di questo Paese, siamo soli e governati da una minoranza che ci vessa in ogni modo dicendoci che lo fa per il nostro bene.
C’è una cerchia di persone abbastanza larga (politici, imprenditori, giornalisti di fama, opinionisti, banchieri) che non arriva neppure a diecimila unità che tiene in scacco il Paese perché arriva in qualche modo quasi mai limpido e raramente democratico al potere.
Sì, dopo il Salva Italia e il Cresci Italia, ci attendiamo da quelli che siedono in parlamento e da quelli che sono al governo il decreto Crepa Italia. | |
ITALIANI…BRAVA GENTE…MA
(10.3.12)
Fra la corrispondenza di stamane trovo due richieste di lettori che si meravigliano che non trovi nulla da ridire sul governo tecnico. Uno di questi scrive:”…sapeva trovare lucidamente contraddizioni ad ogni gesto del governo Berlusconi, questo governo – secondo lei – funziona così bene?”
Siccome non ho capito bene se la domanda è ironica o seria, colgo l’occasione per parlare di questo governo che, come ho scritto subito dopo il suo insediamento, non mi piace, ma al quale riconosco un solo merito: quello di essere un governo fatto di persone che non saranno geni, ma hanno coscienza del proprio ruolo di uomini di stato. Non mi stancherò mai di ripetere che per quasi vent’anni siamo stati obbligati a sopportare indecenze istituzionali e personali di uomini che plebiscitariamente sono stati eletti e che hanno saputo imbonire, con un’abilità di vendita appresa da Vanna Marchi, una popolazione che ha continuato a dare loro consenso. Uomini e donne di questo governo hanno, almeno, il senso del ruolo che ricoprono e non girano in canottiera, non partecipano a festini sexy, non offendono la bandiera italiana, non dicono parolacce, non compiono gestacci, non spernacchiano, sanno come comportarsi a livello internazionale…insomma: sono persone perbene che hanno accettato di mettersi in gioco e di spendere la propria preparazione umana e professionale per rendere un servizio al Paese.
Dopo qualche mese di governo hanno al proprio attivo, oltre a quanto scritto sopra, una sola cosa: il recupero dell’immagine del nostro Paese presso i mercati finanziari e le istituzioni finanziarie internazionali.
Basta. Non è poco, ma è solo questo e, quindi, non è molto.
Non è molto perché il prezzo per ricuperare una credibilità finanziaria lo stiamo pagando tutti noi e mi sembra superfluo addentrarmi in dolorosi elenchi di sacrifici che sono sotto gli occhi di tutti.
Forse risaliremo la china del debito pubblico, ma continuiamo a scendere paurosamente altre discese che ci schianteranno riducendoci in poltiglia.
La prima (e, secondo me, la più importante, molto più importante della credibilità finanziaria) è quella del prestigio del nostro Paese a livello internazionale sul piano geopolitico. L’ultimo caso dell’uccisione dell’ingegnere di Gattinara è solo la punta di un iceberg di tante altre situazioni recenti e pregresse che induce a ritenere che il nostro Paese non sia per nulla considerato a livello internazionale. Di schiaffi, durante i governi Berlusconi, ne abbiamo subiti parecchi, ma la gran parte della popolazione non se n’è accorta perché la propaganda di regime mascherava accuratamente le figure che quei governi ci facevano fare all’estero. Una per tutte: Berlusconi e Tremonti che attendevano in anticamera, mentre Merkel e Sarkozy discutevano dell’Europa ed anche dell’Italia. Stavamo ricuperando qualcosa con il governo Prodi, ma noi, maestri di beghe interne e di piccoli poteri territoriali, non ci abbiamo messo due minuti a sprecare un patrimonio come quello che portava Prodi essendo primo ministro. Una digressione per raccontare un episodio sull’Expo. Fra le varie città candidate, si sa, c’era anche Milano che, pur avendo credibilità, era un po’ accantonata perché molti avanzavano dubbi sulle capacità della sig.ra Moratti nel gestire la cosa. Prodi non si spese in prima persona, ma disse ai suoi emissari di far sapere a chiare lettere che sarebbe stato felice se Milano fosse stata scelta come città dell’Expo. Detto, fatto. L’uomo godeva (e gode) di prestigio internazionale non solo come economista, ma come uomo politico. Avevamo un governo il cui capo avrebbe portato il nostro Paese a godere di prestigio economico e geopolitico e ce lo siamo giocato con un Mastella, come – prima – ce lo giocammo con un Bertinotti. Entrambi sono giubilati in sinecure con alte prebende e noi siamo in mutande e sputtanati.
Digressione a parte, vengo alla seconda china che paurosamente stiamo scendendo che è quella del rapporto con le forze sociali del nostro Paese. I Professori cercano di fare del loro meglio, ma non possono dimenticare che provengono da istituti finanziari, da uffici della pubblica amministrazione, ecc.ecc., cioè provengono da realtà che sono considerate lobby e che non rinunciano a difendere i propri interessi sacrificandoli in nome del bene comune. I conflitti sociali che scoppiano come focolai qua e là, presto si trasformeranno in veri incendi e questo governo non saprà domarli perché non ne ha la capacità.
La terza china è la più pericolosa: questo governo è nato SOLO per obbedire ad un precetto non scritto, quello di rimanere nell’Europa finanziaria. Forze politiche di maggioranza ed opposizione si sono coalizzate solo per non far andare l’Italia in default. Come bambini presi in castagna che non sanno più come difendersi, sono andati tutti in pappa ed hanno stipulato accordi per sostenere un governo di persone rispettabili che mettesse mano al torchio fiscale in modo pesante lavandosi così le mani: al proprio elettorato possono sempre dire che le misure fiscali le hanno votate per senso di responsabilità, ma se fossero stati loro al governo, avrebbero compiuto scelte diverse. L’Italia rischiava di essere estromessa dall’Europa finanziaria e molti interessi economici sarebbero crollati, forse saremmo stati preda di uno tsunami che ci avrebbe impoverito moltissimo e la paura di essere poveri ci ha fatto trascurare valori molto più importanti che sono quelli dell’orgoglio nazionale, delle capacità progettuali, della voglia di rinascita ricostruendo ex novo un Paese moderno, libero da condizionamenti di gruppi finanziari che devono essere al servizio di un popolo e non condizionarne la vita. E così questo governo, prigioniero dell’economia, si trova prigioniero anche di coloro che lo sostengono in Parlamento. Non può fare altro che confrontarsi con l’Europa, con Alfano, Bersani, Casini e mediare, mediare, mediare.
Forse, ma proprio forse, ci porterà fuori dalla crisi economica e ci farà restare in Europa.
Ma non saprà ridarci l’orgoglio di essere italiani, figli di una terra che ha dato al mondo la civiltà romana, che è culla della più grande religione; che è patria di innumerevoli letterati, musicisti, scultori, pittori, architetti; che ogni giorno calpesta tesori sommersi che, uniti a quelli non ancora del tutto degradati, fanno dell’Italia il paese che possiede il 70% del Patrimonio artistico mondiale.
Monti ed i suoi ministri? Italiani…brava gente. Ma basta. | |
GENUFLESSI DAVANTI AL DENARO
(10.3.12)
“Nessuno può servire due padroni: o amerà uno ed odierà l’altro o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e il Denaro”.
Non temete:non m’accingo a nessun quaresimale. La frase evangelica è solo la sintesi dei pensieri che mi frullano per la testa in questi giorni, quando mi sorprendo a riflettere sul nostro Paese.
Siamo genuflessi davanti al denaro, al Dio Denaro.
Non c’importa se questo nuovo idolo (nuovo?) rovina le nostre famiglie, rompe i rapporti d’amicizia, scardina nobili istituzioni, capovolge realtà sociali millenarie, sconvolge le persone fin nel più profondo di loro stesse e spinge talune persino al suicidio: il denaro viene prima di tutto.
L’idea mi tormenta da tempo: se non ahi denaro, non sei nessuno. E’ sempre stato così, ma una volta c’era un freno che si chiamava solidarietà e rispetto della persona. Da quasi trent’anni non è più così. Nei nuovi templi del denaro (le banche), i nuovi sacerdoti si muovono felpati ed onnipotenti ed i fedeli al nuovo dio si battono il petto per le colpe commesse: non sono riusciti a farsi pagare da una persona che li ha fregati e non possono rientrare nel fido, perdonateli!
Non basta lo stipendio e dobbiamo curare nostra figlia, fateci la grazia di un prestito di cinquemila euro che rimborseremo in tre anni! Sì, vi concediamo il prestito al tasso annuo del 7,5% , ma dovete sottoscrivere un’assicurazione sulla vostra vita presso la nostra banca e firmare una cambiale in bianco di settemila euro! Ma se ne vogliamo solo cinquemila! Non importa, prendere o lasciare! Prendiamo! Bene, allora andate a comprare la cambiale.
Due giovani hanno un progetto e qualche soldo da parte. Vorrebbero mettersi in proprio e avrebbero bisogno di un piccolo finanziamento: diecimila euro. Dopo due mesi di attese, dopo richieste di fido, dopo sottoscrizione di garanzie da parte dei genitori dei ragazzi, la risposta è no: i sacerdoti hanno decretato la colpa di questi giovani che è quella di essere giovani e di non avere alcun capitale alle spalle che possa garantire il capitale che chiedono.
I casi che si potrebbero descrivere sono tantissimi e tutti hanno il denominatore comune: il Dio Denaro.
Che cosa interessava agli stati europei?
Che l’Italia non andasse in default.
Agli stati europei non importava nulla della credibilità geopolitica internazionale dell’Italia, importava (e importa!) che il valore dell’euro di competenza italiana non sia svalutato fino a ridursi come carta straccia.
Che cosa interessa ad un imprenditore che lavora nel commercio?
Che i suoi clienti paghino senza discussioni e senza accampare motivi di difficoltà economiche.
All’imprenditore non interessa se il creditore ha difficoltà di incasso e le banche gli hanno chiuso il flusso del credito: vuole i suoi soldi. Deve rendere obbligato omaggio al Dio Denaro che, implacabile, gli chiede di ricordarsi che non ci sarà mai altro Dio all’infuori di lui.
E’ il Dio Denaro che genera gli strozzini; è sempre lui che provoca i suicidi. E’ il Dio Denaro che rovina le amicizie; è sempre lui che strangola le famiglie. E’ il Dio Denaro che provoca a vivere al di sopra delle proprie possibilità perché s’inventa pagamenti rateali e carte di credito; è sempre lui che fa uccidere il proprio simile che non può restituire il prestito.
Un tempo c’era periodicamente il Giubileo.
Parlo del Giubileo che il libro del Levitico ricorda di celebrare agli israeliti. Dopo 49 anni, il cinquantesimo anno era l’anno giubilare in cui si lasciava riposare la terra, si distruggevano tutti i monopoli, si condonavano tutti i debiti, gli schiavi venivano liberati. Era un anno di festa in cui tutti erano invitati a riflettere sul comune sentire ed essere uomini, figli del Dio d’Israele. Il primo anno dopo il giubileo era un nuovo anno che iniziava un nuovo ciclo per vivere in un modo nuovo.
Sarebbe profetico se la chiesa cattolica indicesse questo tipo di giubileo. La gerarchia – da Bonifacio VIII in poi – è riuscita a rovinare anche questo: indice giubilei per far soldi, invece che per condonare soldi. Celebra giubilei per rimettere peccati nell’al di là, invece di coinvolgere i credenti a rimettere i peccati dell’al di qua che si chiamano peccati sociali, nuove schiavitù generate dal denaro, cancellazione di monopoli bancari e di gruppi finanziari, remissione di debiti e cancellazione di ipoteche, inviti a prendere sul serio la vita ed a considerarla nella sua essenzialità che non è fatta di auto di lusso, di escort d’alto bordo, di mode effimere e di assurdità pseudointellettuali predicate da ciarlatani urlatori.
Ma se la chiesa cattolica ha perso da tempo il gusto della profezia, le nuove chiese in cui si prega il Dio Denaro hanno immediatamente rimpiazzato la profezia con l’economia predicata da paludati sacerdoti che, come i vecchi preti parlavano latino per non farsi comprendere, sdottorano su spread e stock options, prime rate e benefits, stati patrimoniali e conti economici, partite semplici e partite doppie in un crescendo di incomprensibili termini e cifre che obbligano il fedele, umile ed indifeso, a ripetere la frase che il fraticello di Monza rivolse al Padre Cristoforo:”Ah già, lei ne sa più di me”.
Quattro banchieri ne sanno più di tutti gli altri e tengono, in tal modo, in scacco un intero popolo che non sa come arrivare alla fine del mese, non capisce se potrà prevedere un futuro per la propria famiglia, sapendo solo che ogni giorno tutti i generi di prima necessità aumentano e il costo per produrre il reddito aumenta in proporzione inversa al reddito stesso.
E anche questo popolo, come accadde al popolo cristiano cattolico vessato da uomini di potere vestiti da sacerdoti, si genuflette davanti al nuovo dio: il Dio Denaro. | |
IL CIARLATANO DI CASSANO MAGNAGO
(7.3.12)
Cavalcare l’onda del dissenso che a tutti i livelli sta incontrando la Lega Nord ed in particolare il suo leader Umberto Bossi sarebbe, per il sottoscritto, un esercizio troppo facile adesso che sta saltando fuori un po’ di tutto. Ma al sottoscritto non piace maramaldeggiare: quel che pensavo di Bossi e della Lega Nord l’ho scritto e detto a suo tempo quando dire e scrivere significava crearsi antipatie.
Adesso vorrei stigmatizzare alcuni fatti che sono venuti alla luce in questi ultimi giorni.
Il primo. Il medico mai laureato che ha fatto tre feste di laurea ed usciva dalla casa di Cassano Magnago (VA) con la tipica borsetta bombata, la settimana scorsa ha sparato le sue solite demenzialità (che se fossero dette da un cittadino comune, subito si configurerebbe il reato di vilipendio dello Stato) sui fucili, sull’inno nazionale, sull’autonomia del Nord ecc.,ecc. La ministro dell’Interno (sig.ra Cancellieri), successore del leghista Roberto Maroni, ha replicato che una persona che ricopre un ruolo pubblico dovrebbe saper moderare il linguaggio. Replica piccola, elegante, per nulla polemica, ma pur sempre replica. Quando Umberto Bossi – da ministro della Repubblica che aveva giurato sulla Costituzione – parlava di tricolore buono come salvietta per il bidet, di Roma ladrona, di Stato da demolire, di autonomia della Padania, il tutto condito da volgarità degne del peggiore trivio, da gesti dell’ombrello, pernacchie e dita medie, non c’è stato nessuno, NESSUNO, che si è permesso di dire qualcosa e di richiamarlo all’ordine, magari inviandogli un avviso di garanzia per vilipendio allo Stato. Che cosa è cambiato adesso, da allora?
Il secondo. Il segretario del PdL Alfano ha rilasciato un’intervista in cui dichiara che con la Lega il PdL ha chiuso e lascia intendere che Bossi ed i suoi sono stati una zavorra per tutto il tempo in cui hanno governato assieme. E’ arrivato a dire che hanno frenato leggi e decreti per il bene del Paese per propri interessi personali. A parte che Angelino (chissà, poi, perché lo chiamano Angelino che è un omone grande e grosso) Alfano è stato al governo con Bossi, Maroni, Calderoli, Castelli e tutta quella schiera di “padani” incompetenti parvenus alle stanze dei bottoni senza la minima competenza in nulla, viene da chiedersi che partito serio sia un partito che governa assieme ad un altro e continua a mantenere viva la coalizione pur rendendosi conto che il collega sta facendo il male del Paese. Delle due, l’una: o il PdL aveva interessi che non collimavano precisamente con quelli del Paese, o era costituito da una massa di cretini ingenui.
Il terzo. I ministeri aperti a Monza per volere leghista sono stati chiusi. La farsa è durata sei mesi. Al teatro dell’inaugurazione hanno partecipato Bossi, Calderoli e Maroni con Tremonti e Brambilla. La settimana successiva all’inaugurazione, passando per Monza, ho voluto transitare davanti alle nuove sedi delle succursali ministeriali: due auto dei carabinieri e le sedi chiuse. Nessuno in Parlamento, né in altre sedi istituzionali (compresa la più alta) ha eccepito sul fatto dell’utilità dei ministeri, dei soldi spesi per realizzare le sedi e dei soldi da spendere per mantenerle.
Volendo, di fatti se ne potrebbero citare a iosa e chiosarli uno per uno non fermandosi a considerare la buaggine dei fatti stessi e dei loro protagonisti (quella è scontata e anche molti leghisti se ne sono accorti) , ma riflettendo sull’assordante silenzio che è venuto da tutti gli uomini delle istituzioni, di maggioranza e di opposizione, super partes o contra partes.
Il problema è, però, più grave: questa ciarlataneria bossiana dura da più di venticinque anni. La Lega (prima lombarda, poi veneta, poi nord…) è il partito più vecchio che siede sugli scranni parlamentari e mentre i Cicchitto, i Gasparri, i Casini, i Bersani, i D’Alema ecc., ecc. si sono riciclati in sigle diverse per mantenere caldo il proprio sedere sugli scranni più remunerativi del Paese, i leghisti,no. Sono sempre loro con le loro quattro idee balzane che si chiamano federalismo, autonomia del Nord, Padania…, idee che non hanno alcun fondamento giuridico, oltreché pratico. Idee che hanno catalizzato l’attenzione di molta povera gente che vi ha creduto e che ha speso soldi per mantenere viva un’organizzazione che vive di slogans, neppure accorgendosi che i capi (che nel frattempo sono andati facendosi sempre più numerosi) oltre a mungere soldi in loco con manifestazioni tipo Parlamento della Padania, Convocazione di Pontida, Giuramento al dio Po con pellegrinaggi dal Monviso a Venezia, hanno ampiamente attinto alle casse dello stato della Roma ladrona ed hanno sistemato pargoli, pargoletti, amici, amiche, cognati e parenti in comode sinecure pagate da tutti i contribuenti, anche leghisti, continuando ad accreditarsi un’immagine di verginità che purtroppo non hanno perché non la posseggono.
Da molte parti, adesso, si comincia ad infierire su Umberto Bossi e la sua cricca. Vi sono leghisti che non fanno parte del circolo bossiano che prendono le distanze dal grande capo e si affidano a Roberto Maroni. Chi infierisce, adesso, su Bossi e sulla Lega è semplicemente un Maramaldo: uccide un partito morto. Anche se è accreditato al 10% alle prossime amministrative (credo che non raggiungerà quella percentuale), la Lega Nord è un partito che sta morendo perché non può trovare consenso in un Paese che sta facendo una fatica boia a rialzarsi da una grave congiuntura economica cercando di uscire da un tunnel in cui ce l’ha infilato anche la Lega Nord che, essendo in Parlamento da più di 25 anni ed avendo governato per più di 10 anni, non può dire che non sapeva. E’ un partito alla fine che sopravviverà ancora per qualche tornata politica ed amministrativa confinandosi in percentuali di rappresentanza politica risibile, anche se rispettabile (perché in un sistema democratico tutti hanno diritto di esprimere le proprie idee).
Mi sarebbe piaciuto che sia personalità istituzionali che giornalisti di grido che adesso si espongono criticando comportamenti ed atteggiamenti della Lega Nord, si fossero pronunciati quando era il momento. Mi sarebbe piaciuto che certi giudici d’assalto che sono sempre pronti ad inviare avvisi di garanzia per un minimo reato, a suo tempo avessero immediatamente convocato Bossi e il suo staff contestando il reato di vilipendio alla Costituzione ed attentato all’unità dello stato. Meglio ancora sarebbe stato se, al momento della formazione di governi di centro destra, chi doveva vigilare sull’integrità del governo, avesse chiesto garanzie precise al Presidente del Consiglio con una domanda semplice, forse troppo semplice:”Mi scusi, ma questi esponenti della Lega che giureranno sulla Costituzione, siamo sicuri che siano persone serie? Come fanno a giurare di rispettare la Repubblica e le sue Leggi, se continuano a dire che il loro progetto è chiamarsi fuori dalla Repubblica ed addirittura ad offendere la nostra bandiera?”
Forse la débacle del Paese non sarebbe arrivata alla gravità che tutti verifichiamo quotidianamente sulla nostra pelle e forse Bossi non sarebbe mai arrivato a sedere sugli scranni del Governo.
E sarebbe stato un bene per tutti noi, o, almeno, per chi è fiero di essere e sentirsi italiano. | |
LA GROSSE KOALITIONE
(02.03.12)
Spiego il mio silenzio a chi mi scrive chiedendomene il motivo: il lavoro. In questi quindici giorni sono stato piuttosto impegnato. Fra le sollecitazioni che mi pervengono dai lettori (che ringrazio di cuore per l’attenzione alla mia opinione) vi è una domanda che posso riassumere così: cosa ne penso del futuro della nostra politica italiana. Qualcuno mi chiede anche se non sia meglio procedere così, come se ci fosse una “grosse koalitione” alla tedesca che sostiene il governo della signora Merkel.
Penso che augurarsi un grande assenso come quello che l’attuale governo sta sperimentando sia negativo per la nostra reale vita politica. Ho sempre ritenuto che la politica sia sintetica realizzazione concreta di una dialettica fra forze storiche che, sulla base della propria filosofia politica, interpretano le esigenze del divenire sociopolitico di una nazione e, attraverso le leggi, ne regolano il cammino. Non mi piacciono le ammucchiate, neanche quando sono necessarie per emergenze nazionali perché anche in questi casi ogni seria forza politica ha una risposta che potrebbe coincidere o non coincidere con quella che darebbe la forza politica di formazione diversa. Questa mia teoria va, però, verificata nella pratica e, nella fattispecie, nella pratica italiana. Di forze politiche che hanno una storia in Italia, adesso, non ce ne sono. Come tutti sappiamo il nostro Parlamento è costituito da gente che viene da partiti che sono stati cancellati dagli stessi politici per paura di perdere la poltrona. Il vero slogan dei politici attuali l’ha ben riassunto Veltroni nel famoso discorso del Lingotto:”…così…ma anche”, segno evidente di una preoccupante povertà di pensiero che caratterizza tutti gli esponenti politici. Un solo esempio (che può valere per tutti) è la larga maggioranza che ha approvato l’IMU, l’imposta che sostituisce l’ICI. Non entro nel merito dell’imposta che non voglio qui giudicare né positivamente, né negativamente. Mi stupisce che tale imposta sia stata approvata anche da chi solo due anni fa l’aveva abolita. Delle due, l’una: o due anni fa tale abolizione era sbagliata (ed allora: perché adesso è ritenuta giusta?) o era giusta (ed allora: perché adesso è ritenuta sbagliata?).
Le ammucchiate e i “volemose bene” non portano a realizzare un progetto politico di medio/lungo respiro, ma solo a confondere le idee. Questo è tanto vero che i sondaggi svolti dalle società competenti sull’argomento politico indicano una preoccupante indecisione sulla scelta di voto da parte della maggioranza dei cittadini: persino lo zoccolo duro di chi votava centro destra o centro sinistra ha dubbi sul comportamento che manterrà alle prossime elezioni e sulla scelta di voto.
Le domande di fondo sono: se questo governo che non è politico sta facendo cose che i politici non hanno saputo fare, perché dare fiducia al partito di Bersani, di Alfano, di Di Pietro, di Bossi, di Casini, di Vendola, ecc.ecc.ecc.? Ancora: se questo governo, composto da pochissime persone compresi i sottosegretari e i viceministri, sta riuscendo a fare cose che non riuscirono a fare governi di centro destra e di centro sinistra composti da più di cento persone, perché votare questo, quello o quell’altro ancora? Infine: se stiamo facendo immensi sacrifici economici perché tutti quelli che hanno preceduto questo governo ci hanno portato sull’orlo del baratro con il loro clientelismo, perché dare loro fiducia? Da ultimissimo: perché adesso sono in moltissimi ad approvare a spron battuto leggi di riforma e prima non riuscivano a fare nulla e quello che la maggioranza approvava, la minoranza criticava e disfaceva una volta raggiunto il potere?
La risposta a tutte queste domande di fondo è una sola: questi partiti non hanno un progetto politico perché non hanno una filosofia politica. Hanno dovuto coalizzarsi per mantenere il proprio potere e per farlo hanno dovuto rinunciare a propri convincimenti ideali che si sono stemperati in coalizioni di comodo e non di programma.
Ecco perché penso, e così rispondo alla prima domanda che mi è stata rivolta, che il futuro della nostra politica non ci sarà fino a quando avremo questa classe politica e questi politici che sono figli e nipoti di vecchie organizzazioni politiche dismesse troppo in fretta e non hanno saputo creare nuovi luoghi politici fondati su principi. Molti pensano che si debba cambiare la legge elettorale e così il problema sarebbe risolto, ma non è vero. La legge elettorale è solo la conseguenza di un nuovo modo di sentire e vivere la politica come incarnazione di ideali che si debbono avere e che nessuno ha. Le scuole di formazione politica non ci sono più da anni e i giovani che si accostano alla politica lo fanno perlopiù per fare carriera, senza essere formati come una volta succedeva per il Pci alle Frattocchie o per la Dc nei convegni alla Domus Mariae. Se non si sa a quali principi ispirarsi, non si può avere un’idea progettuale per dare una risposta alle esigenze della società e quindi si raffazzonano leggi che sono approvate a colpi di maggioranza con il rischio molto fondato che il parlamentare che pigia il bottone per approvare o disapprovare non sappia nemmeno di che si tratti.
Stanno fiorendo, a livello locale, molte formazioni politiche che si definiscono civiche. Noi italiani siamo maestri di sofismo. Che differenza c’è fra una lista civica ed una politica? Forse che la politica non debba essere civica o forse che il senso civico non debba trovare spazio nella politica? Tali liste civiche si definiscono anche “indipendenti”. Forse che sia possibile non dipendere da qualcosa o da qualcuno o da qualche idea per prendere una decisione?
Se non si ricomincia a leggere, studiare, formarsi su autori di spessore ed a riflettere su come concretizzare gli ideali nella realtà sociale del proprio tempo, la politica non ha futuro. Sarà gestita da chi sa urlare ed infiammare meglio gli animi, sarà preda di chi ha soldi per farsi propaganda, sarà occupata da chi possiede i media con giornalisti pennivendoli al proprio servizio, sarà un elefante sempre più enorme, sempre più obeso e sempre più vorace che depreda gli stessi suoi elettori. | |
GLI OUTSIDER E LA POLITICA
(20.02.12)
L’effetto Pisapia è contagioso: alle primarie del Pd in vari centri di maggiore o minore importanza, il candidato istituzionale del partito perde quasi regolarmente e si vede sorpassato da gente comune o da persone addirittura invise all’apparatik. Berlusconi – grande animale di marketing – ha fiutato la cosa anche per il suo PdL e sta pensando addirittura di non presentare alle prossime amministrative il simbolo del PdL, ma di sostenere liste civiche (che potrebbero essere null’altro che un sepolcro imbiancato, ma che in ogni caso attirerebbe il consenso degli allocchi).
Che dire?
Una sola cosa: i politici non hanno saputo fare Politica. Sono cose che scrivo da anni ed è sempre antipatico avere ragione post eventum. Ma è vero.
Questa classe politica che calca gli scranni parlamentari e si pasce di laute prebende, non ha mai avuto voglia di fare Politica, ma solo di essere qualcuno della politica. E’ facile essere qualcuno in politica: si comincia dal ruolo di cavalier servente di qualche notabile locale; si ingoia qualche rospo all’inizio, ma poi ci si abitua; si sale il primo gradino alle elezioni comunali; non si perde un congresso locale o nazionale sempre attaccati alla gonna dell’uomo che conta che è amico del segretario provinciale che a suo volta è amico dell’onorevole che è amico di qualcuno dell’entourage del direttivo nazionale e il gioco è fatto.
Dal comune, alla provincia, alla regione, alla consulenza in qualche municipalizzata o ASL si sale fino ad arrivare all’ambito scranno parlamentare. E lì ci si accomoda. Non si deve far altro che pigiare il bottone che il capogruppo dice di pigiare via sms, partecipare a qualche commissione, continuare a frequentare il giro che conta.
Avere una filosofia politica, studiare i problemi del paese, andare fra la gente e condividerne le aspettative, le preoccupazioni, i problemi, non appartiene al sentire comune di onorevoli e senatori che affollano Montecitorio e Palazzo Madama. Le loro preoccupazioni sono altre: chi conta e quanto conta, chi sale e chi scende nelle quotazioni dei mammasantissima che girano in auto blu e scorta, chi molla un posticino per un altro posticino in modo che ci si possa piazzare nel posticino lasciato vuoto. Queste e mille altre frivolezze catturano l’attenzione dei nostri peones della politica che sanno di essere tali e, paghi di esserlo, vivono intere legislature profumatamente pagati. Ai mammasantissima questa gente piace. Sì, perché i Berlusconi, i Bersani, i Casini, i Di Pietro, i Rutelli ecc.ecc. hanno bisogno di questa gente che non deve e non po’ avere idee diverse dalle loro. Pontificano in tv sulla democrazia e sulla partecipazione e poi votano leggi che sono la negazione di questi valori: menzogneri spudorati!
Gli outsider si stanno facendo largo e vincono le primarie.
E’ un buon segno.
Ma rischia di essere solo un buon segno che i volponi dei vertici colgono per incistarlo e neutralizzarlo.
Accadde con Pisapia ed accadrà con altri.
E’ fatale.
L’outsider non può governare da solo e quindi ha bisogno dell’appoggio di gente dell’area per cui si candida. E il falco è pronto ad afferrare la povera colomba.
Pisapia e De Magistris (tanto per citare due outsider che da quasi un anno sono sulla breccia) hanno dovuto fare i conti non con l’opposizione (la quale, suonata come un pugile, sta ancora cercando di capire come riaversi), ma con i propri sostenitori e, se vogliono andare avanti, debbono continuare ad accettare compromessi.
Sulla scorta di questi insegnamenti, gli outsider che vinceranno le primarie e forse le prossime elezioni amministrative dovrebbero cominciare a preparare un proprio staff che non contempli per nessun motivo, in nessun caso ed in nessun modo alcuno dell’apparatik.
Dovrebbero individuare poche emergenze nella propria circoscrizione amministrativa e studiare come fronteggiarle con soluzioni nuove ed uomini nuovi, consultandosi solo occasionalmente con il partito o i partiti di riferimento.
Dovrebbero, se eletti, continuare il rapporto con il cittadino e le associazioni locali confrontandosi costantemente senza tema di essere messi in discussione e dando relazione del proprio operato.
E’ il primo gradino da salire se davvero si vuole riformare questa politica in Politica.
Ci vorrà tempo, molto tempo e i grandi papaveri continueranno ad essere grandi papaveri, a sedere in Parlamento, ad andare in tv, a trovare cortigiani che li blandiscono, ma saranno sempre più soli.
La vera politica si crea dal basso, con pazienza, con impegno, con sacrificio, cultura, fede in un ideale. | |
INDECENZE IN RIVIERA
(19.02.12)
La kermesse canora più famosa del mondo ha chiuso ieri sera i suoi battenti. Fuori dalla porta oltre ai due vincitori, sono rimaste un po’ di indecenze.
La prima indecenza è classica: la donna oggetto. Non frequentando Canalis, Belen e Ivanka non sono in grado di dire se siano persone con le quali sarebbe piacevole conversare di musica, letteratura, politica, geografia, storia…, ma di una cosa sono certo: in tv appaiono oche giulive al servizio del maschile, arrapato sguardo. Una mostra un po’ di seno, l’altra esibisce il tatuaggio inguinale, la terza scende le scale più nuda che vestita. E’ inutile, superfluo ed anche un po’ vacuo continuare a dissertare sulla serietà dei costumi: fino a quando ci saranno donne così, ci saranno registi e produttori che le sfrutteranno. Se si vuole fare smettere questo andazzo un po’ demodeè, ma sempre catalizzatore di sguardi furtivi e di apprezzamenti pesanti, c’è un solo mezzo: cambiare canale quando compaiono le galline dal seno e dalle cosce d’oro. L’audience precipiterà e registi, produttori, galline e oche, prendendone atto, vi porranno rimedio confinandosi nei luoghi che a loro competono: i pollai.
La seconda indecenza è la RAI. Si è avuta la netta sensazione che il festival di Sanremo andasse avanti perché c’era tanta gente che aveva voglia di esserci e di fare, al di là dei compensi da favola o da miseria. Non si è vista una produzione che sapesse fare il proprio mestiere. Le polemiche sono sorte dalla prima sera, ma non si è percepito che qualcuno avesse il comando e, soprattutto, sapesse assumersi le responsabilità del caso.
La terza indecenza è il modo con cui è stata gestita la faccenda Celentano. Non sono mai stato un fan del molleggiato e devo dire che a me l’Adriano nazionale e consorte sono sempre apparsi un po’ tirosi, anche se ottimi managers di loro stessi, ma in questo caso l’indecenza ha superato ogni limite. Indecente è stato trattare sul compenso richiesto da Celentano, polemizzare, renderlo pubblico. Indecente è stato da parte dei Celentano replicare che avrebbero dato il compenso in beneficenza (uno che va in tv a redarguire i vescovi perché non predicano a dovere il vangelo, dovrebbe sapere che Gesù diceva:” Non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra”). Indecenti sono state le reazioni alla predica ammonitrice della prima serata (sia da parte del pubblico in sala che da parte della stampa il giorno successivo). Indecente è stata la gestione dello spazio dell’ultima sera: Celentano ha replicato da par suo alle accuse mossegli e il pubblico l’ha fischiato.
L’ultima indecenza: il sindaco di Sanremo. Poteva risparmiarsi e risparmiarci il pistolotto sulle condizioni del comune che amministra. Da venditore di poltrone e sofà, grazie all’onda travolgente berlusconiana, s’è insediato sulla poltrona del comune più famoso al mondo perché centro della musica moderna. Usare il palco del teatro comunale, sul quale sono puntati gli occhi di tutto il mondo per una querimonia sulle condizioni in cui versa il proprio comune è indecente. Il buon operaio lavora sodo e non si preoccupa di far sapere quel che fa o di che ha bisogno approfittando di un momento di celebrità immeritata.
Bastano queste indecenze a farci boicottare Sanremo?
No. Assolutamente,no. Sanremo non va boicottato perché, nonostante le oche giulive, i predicatori, i produttori ed i politici ha saputo, anche quest’anno, produrre della buona musica in senso lato. Ho visto poco, ma quel poco che ho visto l’ho centrato: ho detto che avrebbe vinto il 15enne e che avrebbe vinto Emma. Sono stati due giovani che si sono presentati semplicemente, con arte, con canzoni di spessore nel testo e (un poco) anche nella musica.
Se non ci fossero gli indecenti e le indecenze che si sono sempre più accumulati in questi ultimi anni, Sanremo sarebbe la giusta parentesi rilassante per qualche serata di un freddo inverno. | |
IL GRAN RIFIUTO
(13.02.12)
Benedetto XVI non me ne vorrà per quanto sto scrivendo, anche perché non è solito visitare il mio sito. Sarò lapidario: se fossi suo consigliere, suggerirei “il gran rifiuto”.
Non importa la lettura che tutti faranno di questo gesto: vi saranno sempre motivi validi da considerare sia da parte di chi vi plaudirà, sia da parte di chi biasimerà, sia da parte di chi un po’ plaudirà e un po’ biasimerà.
Non gli consiglio di abdicare al Sommo Pontificato per paura d’essere nel mirino di qualche squilibrato: chiamandolo ad essere suo prete, Cristo non gli ha fatto “sicurtà della vita”, per dirla col Manzoni.
Né gli consiglio di lasciare la Cattedra di Pietro perché incompetente a condurla: sono convinto del contrario.
Neppure vorrei che lasciasse la guida della chiesa militante perché impreparato teologicamente, pastoralmente, spiritualmente: penso che Joseph Ratzinger sia una persona di assoluto spessore teologico, spirituale e pastorale.
Il motivo è uno solo: con questo gesto potrebbe richiamare alcuni uomini di chiesa (che purtroppo appartengono al mistero del Popolo di Dio) a riflettere sulla propria fede e sul senso di appartenenza ad un popolo sacerdotale, profetico e regale e ricordare a questi meschini valvassori che il potere appartiene alle tenebre; è il servizio che appartiene alla Luce.
“Questa è l’ora vostra, l’ora delle tenebre”, ammonì Gesù a chi lo stava catturando. Anche quelli che si trovavano nell’Orto degli Ulivi erano uomini di una chiesa che a parole osservava i comandamenti di Mosè, ma imponeva fardelli che non toccava nemmeno con un dito; a parole rifiutava l’autorità romana, ma di nascosto inciuciava con essa; a parole celebrava il Dio dell’Esodo e nella pratica smentiva lo stesso Dio.
Sarebbe un gesto clamoroso: il papa rinuncia al trono pontificio e si ritira in qualche monastero della sua Baviera, dove continuerà a pregare per la chiesa che ha servito e guidato, a studiare per offrire nuovi spunti teologici e pastorali, a potenziare la ricerca della sua fondazione, lontano dalle beghe della Curia romana, dalle congiure del Palazzo Apostolico, dai piccoli giochi di potere con cui s’avvelenano i suoi collaboratori.
Il gran rifiuto non sarà vile, ma dignitoso. Non sarà una fuga da responsabilità, ma il richiamo alla responsabilità di chi preferisce le fughe di notizie pettegole al silenzioso e generoso servizio ecclesiale.
Il gran rifiuto non sarà politico, ma profetico. Insegnerà ai piccoli trafficanti curiali che si fregiano di titoli cardinalizi, vescovili o semplicemente “monsignorali” che il popolo di Dio ha bisogno di essere “nazione santa” perché santificata dal sangue di un Dio crocifisso e reame di cortigiani che lottano ogni giorno, sospettosi ed intriganti, per conquistarsi una fetta di piccolo potere che fatalmente è destinato a morire con loro.
Il gran rifiuto sarà un monito per tutto il collegio cardinalizio che chiamò Ratzinger a succedere a Giovanni Paolo II: dovranno ritrovarsi per eleggere un nuovo papa e non potranno – per la prima volta, dopo Celestino V – non tenere conto che dovranno eleggere il successore di un Pontefice che è ancora vivo e che, pur nel dignitoso e silenzioso riserbo che sono sicuro manterrà il quiescente Benedetto XVI, li giudicherà per quello che sono e per quello che fanno.
Dovrà motivarlo il gran rifiuto?
Sì. E di motivi ce ne sono a iosa. Potrà richiamare i cardinali a ripensare i movimenti non sempre puliti delle I.O.R., ad impegnarsi nella lotta contro la pedofilia clericale, a lasciar perdere le congiure di palazzo ed a ritornare alla purezza originale che li spinse a scegliere di servire il Dio di Cristo nella chiesa cattolica. Non trascurerà di ricordare la necessità del sacrificio simboleggiato dalla veste di colore rosso-sangue; non dimenticherà di esortare a vivere fino in fondo il Concilio Vaticano II e li esorterà ad essere attenti ai segni dei tempi che richiedono un annuncio evangelico che superi gli stereotipi catechetici che ancora connotano molta pastorale ecclesiale.
Ma Benedetto XVI saprà trovare molti altri motivi che la sua esperienza derivante dall’essere stato ai vertici della chiesa per decenni, pur con ruoli diversi, gli suggerirà.
E sarà…un grande “gran rifiuto”. | |
CE' GENTE MIGLIORE
(11.02.12)
A chi mi chiede che cosa vedo di positivo del governo Monti, rispondo che vedo una cosa sola: aiuta a migliorare l'immagine dell'Italia sia ad intra che ad extra.
Ho già scritto che per tutti questi anni abbiamo sopportato dita medie, pernacchie e gesti dell'ombrello da parte di ministri della repubblica e insulti al tricolore ed all'unità della patria. Abbiamo sopportato corna, barzellette sporche, olgettine e Emilio Fede.
Monti ed i suoi ministri hanno ridato dignità ad un'istituzione repubblicana.
Ma il merito si ferma qui.
I professori adesso sono osannati dai media nazionali ed internazionali per quello che stanno facendo assieme alla grosse koalition parlamentare, ma non sono meglio di quei politici che li sostengono o li criticano.
Per sistemare i conti hanno saputo solo rincarare la pressione fiscale e per il resto hanno saputo solo corbellare la gente che vessano fiscalmente mentre loro si baloccano in studi televisivi a pontificare sul lavoro, sulle riforme ecc.ecc.ecc.
C'è gente migliore, in Italia.
C'è gente che non parla, ma lavora ed ha senso dello stato.
C'è gente che da sempre paga le tasse.
C'è gente che cerca nelle istituzioni persone capaci e non riesce a trovarle.
C'è gente che si chiede il motivo per cui ci siano sprechi di soldi mentre si alzano le tasse, non si toccano le accise sulla benzina e non si sa organizzare l'emergenza di una normale nevicata.
Quella gente siamo noi.
Sono io che scrivo.
E' lei che mi legge.
Stiano tranquilli i professori ed i politici: non intendiamo minare le loro poltrone e neppure intaccare i loro feudi. Non intendiamo mandare a casa i loro figli che hanno trovato lavoro sotto casa con raccomandazione di mamma e papà, mentre essi ci corbellano di volere solo un lavoro per i nostri figli che non sono raccomandati e si sbattono dalla mattina alla sera fra colloqui e curricula.
Non intendiamo fare nulla contro di loro perchè la democrazia non ce lo permette e la violenza non è parte del nostro bagaglio culturale.
Siamo migliori di loro e lo sappiamo. Ci basta questo.
Ci basta il nostro lavoro, la soddisfazione e la preoccupazione che esso ci dà. Ci basta la nostra famiglia che continuiamo a voler amare. Ci bastano i nostri figli ai quali non ci stanchiamo di predicare il senso civico.
Siamo migliori di loro perchè sappiamo commuoverci davanti alle bellezze del nostro Paese e piangere quando vediamo che loro con i loro raccomandati fannulloni non fanno nulla per scongiurare il deterioramento di un sito archeologico o il crollo di una casa a Pompei.
I media e gli uomini potenti del mondo osannano questo governo. Dicono che è superlativo e che ha saputo fare quello che nessuno si aspettava che noi italiani facessimo.
Un po' è vero. Ma solo un po'.
Il resto l'abbiamo fatto noi. Noi che silenziosamente ogni mattina ci rechiamo a lavorare mettendoci ore perchè loro non hanno spauto organizzare l'emergenza neve perchè non ci sono soldi.
Noi che verseremo regolarmente l'IVA, l'Irpef e tutto il resto, come abbiamo sempre fatto da anni, non ricevendo nulla in cambio se non promesse megagalattiche mai realizzate, mentre loro si intascavano sicure prebende e potevano comprarsi case coi nostri soldi.
Noi che abbiamo votato un referendum pubblico contro il finanziamento dei partiti e ce lo siamo visto sfilare con una legge fatta da loro per il contributo elettorale.
Noi che abbiamo votato un referendum contro il ministero dell'Agricoltura e ce lo siamo visto riproporre come ministero della politiche agricole.
Noi che abbiamo sopportato giornalisti genuflessi (pagati con il nostro canone Rai) davanti a chi firmava contratti con gli italiani; noi che per senso civico siamo andati a votare sapendo che al parlamento non sarebbero andate altre persone che quelle che loro volevano; noi che adesso ci sentiamo dire da loro che hanno votato quella legge elettorale che questa legge elettorale è una truffa perchè produce un parlamento di nominati e non di eletti; noi che prima pagavamo l'Ici, poi non l'abbiamo pagata, adesso paghiamo l'Imu; noi che...noi che...
Noi che...siamo migliori di loro.
Di tutti loro. | |
ASSISTERE NON E’ ESISTERE
(07.02.12)
Non è per polemica, ma mi piacerebbe chiedere al sig. Ministro Elsa Fornero (moglie di Mario Deaglio, giornalista) come mai la signora Silvia Deaglio (loro figlia), a 37 anni è professore associato di genetica medica a Torino e responsabile della ricerca alla fondazione Hugef. E già che ci siamo potrebbe (assieme alla sua collega Cancellieri) spiegarmi come mai Michel Martone, viceministro del lavoro, figlio di un avvocato in Cassazione, sia riuscito a laurearsi in Giurisprudenza a 23 anni,ad essere ricercatore a 26,a diventare professore ordinario di Diritto del lavoro a 31 (considerando che nel nostro Paese i docenti under 40 sono circa l’ 1,5 % del totale e gli under 50 meno del 19%), essere consulente del ministro Brunetta, ecc.ecc.ecc.
Se c’è una persona che da sempre contesta il mammismo italiano è il sottoscritto, ma adesso, proprio per i minuscoli titoli che mi derivano dal fatto di non essere mai stato un padre iperprotettivo, vorrei dire ai ministri ed a tutti i loro corifei che applaudono fragorosamente alle loro estemporanee battute, di smetterla una volta per tutte.
Ferme restando alcune verità che sono quelle del sogno del posto fisso, possibilmente sotto casa e possibilmente statale o parastatale o comunale, rimane un fatto: i nostri figli faticano a cercare lavoro ed ancor più a trovarlo. La fatica di cercare un lavoro è il primo scoglio contro cui s’infrange un giovane che, terminata la scuola (obbligo, superiori, università), si vuole mettere in gioco nella vita per diventare autonomo ed affrancarsi dalla famiglia. Anche se ha in testa obiettivi chiari e ben precisi, da subito si scontra con un mondo che non è quello per il quale credeva d’essersi preparato. Se, per esempio, un ragazzo si laurea in lingue (anche con laurea triennale) è naturale che si attivi per trovare un lavoro congeniale alla preparazione per cui ha faticato negli anni di studio. La prima domanda è: “Dove vado a parare?” Il nostro sistema sociale non l’aiuta per nulla in questa direzione. Non solo non l’aiuta indirizzandolo, ma lo scoraggia quando cerca di fare da solo. E’ noto che quei pochi che offrono lavoro cercano persone con esperienza : ma se nessuno rischia mai di far fare esperienza ad un ragazzo di 23 anni, come sarà possibile che costui abbia esperienza?
Il secondo scoglio è lo stipendio: posto che il nostro giovane trovi un “posto”,non fisso ma almeno congeniale all’indirizzo di studi appena conclusi, si vede offrire dalle 600 alle 800 euro al mese, con ritenuta d’acconto se va bene, in nero (come va di solito) e con fumose prospettive di mantenere quel posto.
I ministri Fornero, Cancellieri e il viceministro Martone come possono rispondere a queste amare constatazioni?
Il vero problema è che loro ed i loro predecessori non si sono mai attivati per costruire uno stato sociale degno di tal nome e adesso non possono (perché non ne hanno né i titoli, né il diritto) pontificare da autorevoli tribune ministeriali corbellando i giovani che sono senza lavoro e cercando disperatamente di lavorare.
Il nocciolo del problema è che il nostro stato ha sempre fatto assistenza, ma non ha mai programmato esistenza. Conseguentemente i padri e le madri, respirando questo clima, hanno puntato sull’assistenza ai propri figli, quasi mai insegnando loro l’esistenza.
Assistere non è esistere.
Se la caveranno i nostri figli?
Sì, sicuramente sì.
Troveranno un posto di lavoro dapprima precario e in nero, poi precario ma con partita Iva, quindi precario ma con ritenuta d’acconto, esploreranno anche la strada di mettersi in proprio e…di esperienza in esperienza, metteranno su famiglia e vivranno la loro vita.
Tutto questo mentre i figli della casta (di politici e professori) continueranno ad assistere i loro pargoli perpetuando concorsi universitari truccati, segnalandoli all’amico, infilandoli in qualche sinecura statale o parastatale sempre parallelamente sdottorando sui bamboccioni e sui figli di mamma. | |
BAMBOCCIONI…E…POSTO FISSO
(4 febbraio 2012)
Mario Monti assomiglia a Padoa Schioppa. Non solo nel fisico, ma anche nel pensiero. Dopo l’uscita inopportuna del suo viceministro che ha definito sfigati (quando impareranno a parlare senza essere volgari, questi uomini di governo?) i ragazzi che si laureano oltre i 28 anni, Mario Monti ha cantato un peana al posto variabile con la stessa serenità con cui Padoa Schioppa ha definito bamboccioni i ragazzi che, trentenni, sono ancora in casa coi genitori e con la medesima espressione soave del defunto ministro del governo Prodi quando disse che è bello pagare le tasse.
Ho tre figli che non mi sembrano né bamboccioni, né alla caccia del posto fisso. Non sono sfigati perché i primi due si sono laureati in tempi giusti e la terza studia al liceo con ottimi risultati. Eppure sono preoccupato per il loro futuro.
I miei figli, come moltissimi altri loro coetanei, non sono lavativi che cercano il posto fisso per parcheggiarsi vita natural durante. Però un posto di lavoro lo cercano e faticano a trovarlo.
Il motivo?
Né Mario Monti, né il suo saccente viceministro lo sanno dire.
Loro, per adesso, hanno solo saputo fare una manovra finanziaria che ha toccato prevalentemente molte famiglie come la mia e pochissimo famiglie come la loro.
Loro, finora, hanno saputo solo chiacchierare sul lavoro e sulla riforma del lavoro, ma non hanno ancora individuato come far partire il lavoro e infondere fiducia a chi offre lavoro che sono gli imprenditori.
Loro, fino a questo momento, ci hanno insultato dandoci degli incapaci dal punto di vista educativo perché i nostri figli si laureano dopo i 28 anni e stanno cercando un posto di lavoro che sia fisso e che garantisca loro da vivere per potersi affrancare dalla famiglia e costruirsi una propria vita autonoma anche dal punto di vista economico.
Queste loro sparate mediatiche non giovano non tanto a loro (questo è un governo che è meglio del precedente, ma rimane un governo del Presidente) ma a noi che ogni giorno lavoriamo come facciamo da una vita per mantenere la nostra famiglia. Le sentenze sputate in tv da questi nostri governanti di primo pelo deprimono me e tanti genitori come me che pagano le tasse fino all’ultimo cent da una vita, che ogni giorno lavorano duramente, che cercano di educare i propri figli ad affrontare la vita dura che li attende. Mentre noi ci diamo da fare per aiutare i nostri figli a guardare con cauto ed impegnato ottimismo al loro futuro, essi ci corbellano dando loro degli sfigati e irridendoli se stanno cercando un posto di lavoro che dia loro sicurezza economica. Nessuno di noi genitori è stato nominato senatore a vita a 25mila euro al mese e nessuno dei nostri figli potrà godere delle fortune (speriamo che siano solo meriti e fortune) di cui ha goduto il viceministro che a 28 anni era già professore incaricato all’università de L’Aquila.
Il lavoro è un dovere, ma è anche un diritto.
Se i nostri figli hanno il dovere di cercare un posto di lavoro, hanno anche il diritto di trovare un lavoro senza essere precari a vita perché le politiche sociali dei vari governi che si sono succeduti alla guida del Paese hanno colpevolmente, scientemente e molto disinvoltamente trascurato di provvedere alle politiche del lavoro mirando all’intera nazione con prospettive a medio e lungo termine.
Se devo dirla tutta: mi sa che Mario Monti sarà un buon primo ministro per quanto riguarda il riassetto economico e la capacità di essere credibile presso i colleghi di altre nazioni molto più del suo predecessore, ma per quanto riguarda la capacità di affrontare politiche sociali di lungo respiro naviga a vista. Lo dimostra il fatto che se la cava con battute sul posto fisso quando è interpellato in materia e lo dimostra il fatto che il suo ministro del lavoro ha detto chiaramente che se le parti sociali accettano quel che propone, va bene; se no si procede comunque.
Ancora una volta, cari colleghi genitori, educhiamo i nostri figli al “suae quisque fortunae faber” e non aspettiamoci altro da questa gente che si balocca con migliaia di euro al mese che sentir dar loro ai nostri figli degli sfigati, colpevoli di cercare un posto fisso. | |
E' IL MOMENTO GIUSTO?
(21.01.12)
Un lettore mi chiede se sia il momento giusto per chi è cattolico e si sente di esprimere nella politica i valori della propria fede di "scendere in campo": scrive proprio così: scendere in campo.
Non credo che esistano momenti giusti o meno giusti. Secondo me un cattolico che voglia impegnarsi in politica lo deve fare sempre quando se la sente ed individuare il partito o il movimento politico che meglio risponde alle proprie sensibilità sociali e di fede.
Francamente non vedo nell'attuale panorama politico e stando così le cose (cioè con i partiti blindati) uno spiraglio per un neofita della politica: rischierebbe o di venir fagocitato dai marpioni di lunga pezza o di uscirsene dopo poco schifato e disilluso.
Questa politica offre poco spazio ad una persona che si voglia impegnare seriamente e disinteressatamente. I partiti sono sedi amministrative e non luoghi di serio e costruttivo dibattito. Da anni i deputati romani ed i politici locali hanno smesso di confrontarsi con la base, presi come sono a correre nei salotti televisivi e nelle segrete congreghe di palazzo che spesso sono luoghi in cui si ordiscono congiure. Il mio consiglio, al lettore, è stato di impegnarsi, se se la sente, ma di accostarsi alla politica locale con molta circospezione.
La situazione politica italiana è molto più grave di quella economica. Per quest'ultima, infatti, c'è una ricetta che sarà contestabile, che sarà fatta di lacrime e sangue, che sarà di dubbio esito, ma che è comunque una ricetta.
La politica italiana non ha soluzioni e non ha prospettive semplicemente perchè non le cerca: i ras locali e nazionali fiutano che se si mettono in discussione finiscono miseramente nel baratro di un anonimato al quale non sono preparati psicologicamente e che avvertono come impietosa e dissacrante fine di una carriera che hanno sognato da giovani ed hanno perseguito con pervicacia.
Secondo me le iniziative sacrosante come quella di ridurre il numero dei parlamentari, gli stipendi, le prebende ecc.ecc. sono pannicelli caldi, toppe nuove su un vestito vecchio: succederà che si faranno queste cose, ma non si farà la politica che, per essere tale, ha bisogno di ideali.
I partiti maggiori sono un'accozzaglia di ideologie diverse che si rispettano e si tacitano reciprocamente in nome del potere. I partiti minori sono un insieme di persone transfughe da lidi diversi che non hanno una meta e, quindi, navigano a vista.
La soluzione?
Una legge elettorale che impedisca la rielezione di chi è già stato eletto per due legislature.
Si rinnoverebbe la classe politica anche se ci sarebbe il rischio che il ras di turno predicherebbe per il proprio candidato che potrebbe non essere altro che l'uomo di paglia del grande vecchio che tira le fila da casa. | |
IL LAVORO E L'UOMO
(15.01.12)
Fra le varie riforme alle quali sta lavorando con assiduità il governo Monti c'è quella del e sul lavoro. I sindacati sono già partiti male: provocati da Marcegaglia che ha accennato all'art.18, hanno risposto con la solita arroganza: l'art.18 non si tocca se no non ci sediamo neanche al tavolo delle trattative.
Non so se la ministro Fornero (che...scusate...mi richiama tanto quell'emissario della Spectra di un film di James Bond) ce la farà a comporre la questione, ma quel che vorrei dire è che non si parte da nessuna delle due parti con il piede giusto: non c'è la voglia di cercare il bene del Paese (fatto da lavoratori dipendenti e da lavoratori imprenditori), ma solo di tornare a quella stupida cosa che i sindacati chiamano la concertazione.
Quando Marchionne prese in mano la Fiat scrissi che avevo l'impressione che avrebbe riscritto la pagina dei rapporti di lavoro in Italia in chiave moderna. Non mi sbagliavo: ha pensato di uscirsene da Confindustria e di trattare a tavoli separati per i vari stabilimenti. L'ha spuntata. Anche se Marchionne non mi piace perchè mi sembra troppo arrogante, credo che si dovrebbe tener conto del suo modo di impostare il rapporto di lavoro dove il principio di fondo è uno solo: ci sono due persone che lavorano, il dipendente e l'imprenditore.
Un tempo il nemico dell’operaio era il capitalista: c’era l’operaio che lavorava in una fabbrica di proprietà di un padrone che guadagnava tanto e che dava uno stipendio misero a tanti schiavetti. Adesso non ci sono più nè padroni nè schiavetti. Gli operai di adesso sono dipendenti che ricoprono varie mansioni, i padroni sono ricchi imprenditori senza scrupoli, ma il futuro di tutti quanti lo decidono persone che usano i criminali/imprenditori, rimanendo però con le mani pulite perchè fanno fare i giochi sporchi agli scagnozzi.
Un caso per tutti : Agile – Omega (ex Eutelia), in cui gli impiegati sono vessati non dalla famiglia Landi, ma da finanzieri specultatori, menti più raffinate che si muovono ai margini della legalità. "Quando le leggi diventano ingiuste, i giusti diventano fuorilegge”, diceva Tex Willer, e i fuorilegge sono diventati i dipendenti che occupano uno stabile che prima dava lavoro a migliaia di famiglie. Non importa se il gioco sporco l’hanno fatto le persone che “legalmente” hanno smembrato una società, l’hanno data in pasto ai pescecani ed hanno fatto diventare carne da macello i dipendenti, perchè da capitalistico, il sistema è diventato ormai parassitario e incontrollabile. La società Eutelia produce capitali, produce utili, fa andare avanti non solo chi ci lavora, ma tutta l’Italia, perchè stiamo parlando di un gruppo che si occupa di sistemi informatici e telecomunicazioni (per capirsi, mandano avanti i sistemi informatici di Poste, banche, ministeri, Ferrovie dello Stato, aeroporti, telefonia gsm, apparati adsl, e tutto un sistema di call center).
Nessuno va a prendere questi signori nei loro esilii dorati. Gli operai se la prendono con i Landi, i sindacati fanno il solito can can per garantire i posti di lavoro, ma nessuno (soprattutto uomini di governo e sindacato) arriva al vertice.
Che strano!
Secondo me il lavoro è un patrimonio di tutti, di dipendenti, di imprenditori, di lavoratori autonomi. Oso dire che è patrimonio anche dei disoccupati e di chi adesso si prepara ad essere un lavoratore domani. Il lavoro è il patrimonio di una società e, quindi , anche di uno stato. Ma se questo patrimonio genera conflitti sociali, il passaggio dalla valorizzazione del patrimonio stesso allo sperpero è brevissimo. In Italia siamo in questa situazione perchè abbiamo sperperato per anni il nostro patrimonio lavorativo.
Le riforme, secondo me?
Semplici! Troppo semplici!
Non deve esistere il lavoratore dipendente, ma il lavoratore punto e basta, sia esso imprenditore,, sia esso lavoratore autonomo, sia esso lavoratore dipendente.
Non si deve trattare per ridurre l'orario (povero Bertinotti, persona che non vale nulla e che abbiamo persino fatto presidente della Camera, che diceva:"Lavorare meno, lavorare tutti"), ma si deve trattare per lavorare bene, seriamente, in condizioni di lavoro serene.
La previdenza non deve essere un problema dell'imprenditore: questi deve versare tutto al proprio dipendente e sarà il dipendente che dovrà prevedere il proprio futuro e la propria vecchiaia ben sapendo che, se non ha fatto nulla ed ha sperperato, lo stato assistenziale NON ESISTE!
Vorrei continuare, ma...lo farò. | |
ARRESTATE IL DEPUTATO !
(12.01.12)
Oggi la Camera dei Deputati è chiamata a compiere un atto che purtroppo s'è ripetuto molte volte in questi ultimi anni: pronunciarsi sulla richiesta di arresto di un proprio membro.
Lo spettacolo che stanno dando i nostri rappresentanti è degno di quello che essi sono: indegni di rappresentarci. Anche su questo si sono schierati: i vecchi partiti dell'opposizioni certamente si pronunceranno a favore, i vecchi partiti della maggioranza si pronunceranno contro l'arresto del loro collega: Cosentino, si sa, è del PdL. La Lega, ora all'opposizione, è divisa fra un pronunciamento favorevole ed un contrario e lascia libertà di scelta dove si conteranno i "bossiani" e i "maroniani".
A nessuno sono venute in mente due cose.
La prima: un deputato o un senatore non può godere di alcuna protezione. Se la Magistratura (terzo potere dello stato) decide di dover procedere contro un cittadino, non ha importanza che sia deputato o meno, deve procedere. e basta. Ho già scritto il mio pensiero in proposito: il deputato incriminato deve poter continuare a svolgere il proprio lavoro, solo gli deve essere impedito l'espatrio (perchè non accada quel che accadde con Toni Negri, Craxi e via elencando), non può essere rieletto alla prossima legislatura e, come decade dall'ufficio, deve essere arrestato. Tre semplici regole che qualunque cittadino semplice farebbe ed applicherebbe senza tante storie e senza tanti cavilli giuridici o disquisizioni senza capo, nè coda sul fumus persecutionis.
La seconda: tutto, sotto, sotto, sta funzionando come prima: la vecchia maggioranza tutela il suo deputato, la vecchia opposizione lo condanna, la nuova opposizione - per fare uno sgarbo alla vecchia maggioranza - in parte si schiera con chi vuole l'arresto con una motivazione che più risibile (se non fosse squallida) non si può: non siamo più obbligati a difenderlo perchè non siamo più maggioranza con il PdL.
Questa squallida vicenda,che probabilmente porterà Cosentino in carcere, è specchio di quello che è il Parlamento che abbiamo votato: non si mira alla sostanza, ma si guardano gli accidenti. Non si coglie la questione in nuce, ma ci si balocca tra giochi di potere ed equilibri di forze.
Non si guarda il bene comune, ma si lanciano segnali trasversali per verificare il proprio piccolo, effimero potere.
La squallida vicenda che oggi si consumerà fra i banchi della principale sede della nostra democrazia è uno solo dei tanti tasselli di un mosaico che non solo non ci piace, ma addirittura ci fa vomitare solo a guardarlo.
Ma sì! Arrestate quel deputato (non so perchè, ma qualcosa mi dice che Cosentino è solo un capro espiatorio che non ha neppure la spina dorsale per trascinare nella polvere altre onorevoli comparse che sono più squallide di lui, ma più furbe) : vi sentirete meglio e potrete avere ancora qualche parola da dire al vento a tutta quella pletora di giornalisti che s'accalca fuori dai vostri portoni!
Arrestate quel deputato e avrete ancora qualche momento di vanagloriosa pubblicità! | |
GLI ITALIANI HANNO PAURA DELL'ITALIA
(05.01.12)
Il Presidente Monti s'appresta a fare il giro di alcune capitali europee e, prima di farlo, ha rassicurato l'Europa:" L'Italia è sulla strada della sistemazione dei conti e l'Europa non si deve preoccupare più dell'Italia".
Fino a prova contraria gli credo, ma il problema è che a me interessa relativamente che l'Europa si preoccupi e si occupi del mio paese. Sono io (e pochi altri come me) che mi preoccupo dell'Italia.
Perchè dico che sono in pochi gli italiani che si preoccupano del nostro Paese?
Perchè se tutti ce ne fossimo occupati e preoccupati negli anni addietro, non ci troveremmo in questa situazione.
In pochi abbiamo pagato le tasse fino all'ultimo cent, sempre, tutti gli anni, alla scadenza pattuita, senza chiedere dilazioni. In pochi abbiamo guardato con orrore una classe politica sempre più famelica e ce ne siamo tenuti distanti perchè sapevamo che entrare in quel giro (anche se avevamo voglia di occuparci del bene pubblico) avrebbe significato scendere a compromessi. In pochi abbiamo pensato che il potere finanziario non deve mai condizionare le scelte politiche. In pochi abbiamo creduto che un imprenditore fattosi da solo, doveva continuare a fare l'imprenditore ed a pagare le tasse e non strusciarsi con i politici del tempo e poi mettersi in politica per salvarsi il deretano. In pochi abbiamo guardato con preoccupazione l'ascesa di un buzzurro arruffapopoli che è arrivato ad occupare posti di governo e sottogoverno.
Siamo noi pochi che continuiamo ad essere preoccupati dell'Italia, soprattutto dopo che i quotidiani ci raccontano delle favolose prebende che incassano politici nazionali, regionali, provinciali e comunali in nome della democrazia e dopo che leggiamo che a Cortina, luogo esclusivo di vacanza, nei giorni dei blitz della Guardia di Finanza, ristoranti, bar, alberghi, gioiellerie e via dicendo hanno battuto un mare di scontrini in percentuali superiori del 355% dello stesso periodo dello scorso anno e del 110% del giorno precedente.
Se andiamo avanti così, non ci saranno manovre finanziarie che tengano: continueremo ad essere in pochi a guardare con sempre crescente preoccupazione il nostro Paese che non è fatto di Italiani, ma di individui che curano maniacamente il proprio "particulare".
L'Europa smetterà di preoccuparsi di noi, ma noi non dobbiamo smettere di preoccuparci di noi stessi. | |
MEGLIO GUARDARE IL DITO
(3.01.12)
Sarò stolto, ma preferisco guardare il dito di quello che mi indica la luna, piuttosto che guardare la luna stessa. Lo so: è opinione comune che chi guarda il dito, invece che la luna, sia uno sciocco, ma in questa situazione che si prospetta all’inizio di un nuovo anno ho deciso che sarò sciocco: guarderò il dito.
Guarderò il dito del governo tecnico (che poi tanto tecnico non mi sembra) e cercherò di capire se è un dito concreto che mi parla di dati concreti.
Guarderò il dito dei sostenitori del nuovo governo (sono in troppi e troppo diversi) e cercherò di capire se quel dito non è truccato come quello delle vecchie signore che se lo ungono per farlo apparire meno incartapecorito.
Guarderò il dito dell’opposizione (anche questa è un po’ troppo eterogenea) e vedrò se mi fa “cucù” o se saprà essere veramente indicativo di qualcosa di serio (c’è da dire che con la Lega all’opposizione dovrò badare a quale dito volgere lo sguardo).
Guarderò il dito della chiesa gerarchica che da troppo tempo mi pare un dito perentorio e minaccioso.
Guarderò, infine, il dito di chi mi indica una strada che mi appare facile o difficile e cercherò di capire se quell’indicazione è disinteressata.
La luna può attendere anche perché le dita di tutte quelle persone che ho elencato sopra di lune me ne hanno indicate tante e mi sono accorto che erano indicazioni “lunari”.
Una parte di gente che adesso è all’opposizione mi indicò la luna del progresso e della crescita: ci ho creduto e mi pare che di progresso ce ne sia stato poco e di crescita ancor meno.
Una parte di gente che sostiene questo governo mi indicò la luna del “debelliamo Berlusconi”: il berlusca è stato debellato (o almeno ridimensionato), ma non mi pare che i problemi della gente siano stati risolti; anzi…si sono aggravati.
La chiesa gerarchica mi ha indicato per anni la strada della salvezza attraverso l’obbedienza cieca e financo ciuca ai dettami ed ai dogmi sanciti da Roma. Non mi pare che la salvezza intesa come redenzione dell’umanità nel senso globale del termine abbia fatto passi da gigante in questi anni.
Sì, sono determinato a guardare il dito ed il suo proprietario o i suoi proprietari e mi piacerebbe tanto, se quel dito non mi convince, afferrarlo e torcerlo fino a fratturarlo in modo che pian piano quelle dita non nuocciano più.
Sono stanco di promesse e di proclami e pretendo un ideale di vita meno chiacchierone e più rispondente ai problemi della gente che ha fame di cibo e di giustizia, ha sete di acqua e di moralità, ha voglia di essere protagonista della propria vita e smania di sentirsi parte di un gioco che conduce in prima persona, senza essere condotta per mano da alcuno.
E’ il mio augurio ai miei lettori: guardate il dito. Fregatevene se vi dicono che siete sciocchi e che la persona intelligente guarda la luna. E’ un modo come un altro per farvi fare quello che vogliono loro! Politici, affaristi, preti, presunti amici…tutti vi corbellano perché…guardate il dito! E voi guardatelo e poi guardate negli occhi il proprietario del dito! Lasciate perdere la luna che vi indicano perché può essere una fregatura.
Buon anno! | |
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