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TECNICI
Il Corriere del mattone - maggio 08

QUEL BRUTTO CEMENTO

Il cemento armato (più corretto sarebbe dire:calcestruzzo armato) affonda le sue origini fin nell'antica Roma. Nel 1867 un giardiniere parigino, Monier, scoprì che se "rinforzava" i vasi di cemento con una nervatura metallica, questi avevano più resistenza. Brevettò la scoperta e nacque il cemento armato che si è diffuso in tutto il mondo e che tuttora serve per le costruzioni.
Dette queste due note storiche, vengo al problema: il cemento armato è un formidabile materiale costruttivo che però va rispettato.
Come?
Anzitutto va impiegato bene in fase costruttiva. Ci sono regole ben precise: i tondini di ferro debbono essere adeguatamente ricoperti (vedi leggi in proposito), il manufatto va protetto dal rischio della carbonatazione…ecc.ecc.
Se in fase costruttiva si "risparmia", succedono le cose che vado ad elencare:
- Le aggressioni meteorologiche corrodono la superficie…
- …presto si arriva al ferro d'armatura…
- …l'acqua piovana entra, ristagna e, in inverno, gela. Gelando, aumenta di volume e sgretola il cemento…
- …il ferro d'armatura si arrugginisce. Arrugginendo, aumenta di volume e sgretola il cemento.
Occorre attenzione perché il cemento non si abbruttisca: va tenuto sotto controllo e protetto periodicamente (esistono idrorepellenti trasparenti e pigmentati con caratteristiche "anticarbonatazione"); va SUBITO "medicato" quando comincia lo sgretolamento.
Il ciclo "Disbocret" di Caparol Italiana (leader europeo anche in questo settore) è un ciclo diversificato e completo per i vari problemi che sopra ho presentato.
Ho scritto che quando si presentano i problemi, occorre intervenire SUBITO. Perché? Non perché si compromette la stabilità dell'edificio, ma quella del portafogli.
E' meglio spendere poco SUBITO, piuttosto che una cifra POI. A volte basta un intervento di poco conto per evitare spese faraoniche.
Ultimo consiglio. Attenzione ai balconi. Sono i primi ad essere compromessi perché, spesso, la guaina posata sotto la pavimentazione (se è stata posata) si deteriora. Deteriorandosi, consente l'infiltrazione dell'acqua che genera quel che abbiamo scritto sopra ed evidenzia quei bruttissimi frontalini che fanno orrenda mostra di sé nei nostri centri urbani.



Il corriere del mattone - aprile 08

RIFARE LA FACCIATA
La bella stagione porta molti a considerare di rinfrescare la facciata di casa propria. Il discorso potrebbe sembrare semplice: una spolverata, una mano di colore al quarzo e tutto finisce qui. In molti casi è vero. Ma in altri, no.
Quali sono gli altri casi?
E' un po' difficile elencare in questo spazio tutte le tipologie, ma proviamo a considerare i passaggi indispensabili da percorrere ed i problemi più frequenti.
1. Occorre verificare il tipo di supporto: può essere intonaco pitturato con prodotto al quarzo, oppure ai silicati, oppure ai silossani o, infine, con pittura lavabile acrilica per esterni. Può essere intonaco rivestito con prodotto a spessore come, ad esempio, un rivestimento plastico, un rivestimento tipo "Terranova", un rivestimento a calce, ai silicati, ai silossani…E' importante questa prima analisi: consente di individuare il tipo di materiale da usare che dev'essere quasi rigorosamente il medesimo.
2. Verificato il tipo di supporto sul quale si va ad operare, vi è una seconda considerazione: l'intonaco deve essere portante, esente da crepe ed asciutto. La verifica della portanza dell'intonaco avviene in genere mediante leggera percussione dello stesso: se in alcuni punti suona a vuoto…beh…occorre asportare e ripristinare con adeguato prodotto. Se in altri punti "sfiora"…beh..occorre verificare che non vi sia umidità di risalita o perdita di qualche tubo dell'acqua o del canale di scolo e PRIMA…prima…bisogna operare lì. Essere troppo disinvolti nel trascurare queste operazione preliminari comporta una sola conseguenza: spendere inutilmente i soldi.
3. A questo punto siamo pronti per imbiancare la facciata che SEMPRE…sempre…andrà pulita dalle scorie che si sono accumulate nel tempo. La pulizia può essere meccanica (con la vecchia scopa di saggina della nonna si procede a spazzolare energicamente) oppure con l'ausilio di una macchina idropulitrice. Se soprattutto nel lato esposto a Nord vi sono muffe, esse andranno trattate con apposito prodotto: Capatox di Caparol Italiana è fra i migliori.
4. Si poserà un fissativo (all'acqua o a solvente, consolidante) e si procederà all'imbiancatura con il medesimo prodotto con cui è stata a suo tempo trattata la facciata. Insisto su questo punto perché mi capita spesso di essere interpellato in proposito. Molti vogliono pitturare una facciata in rivestimento plastico con pitture ai silicati o ai silossani o a calce perché, dicono, così "respira". Nulla di tecnicamente più falso. Il supporto è già stato trattato a suo tempo con un prodotto a base di resina vinilica, acrilica, vinilversatata…cioè con un prodotto che fa film. Spendere soldi per mettervi sopra una pittura ai silicati o ai silossani è sciocco. Meglio un ottimo quarzo o un ottimo lavabile per esterni.
5. Si potrà, in fase progettuale, prevedere di dare "movimento" alla facciata della casa tinteggiando gli sfondati con un colore, la zoccolatura ed i contorni delle finestre con un altro colore e così via.
6. Il lettore attento si sta aspettando una risposta ad un punto trascurato, ma elencato al punto "2": le crepe. Lo affrontiamo la prossima volta.

Il corriere del mattone - marzo 08
UFFA…UFFA…CHE MUFFA

L'inverno è quasi alle spalle e con la primavera nasce la voglia di nuovo. Anche in casa.
C'è un problema per risolvere il quale molti hanno tentato le più strane soluzioni: la muffa, quella sgradevole patina nerastra che decora indecorosamente gli angoli della cucina, del bagno,della camera da letto. Si tenta di tutto: si ascolta l'amico che ha detto che l'ha lavata con la candeggina (si prova, ma lei, la signora muffa, si ripresenta), si va in colorificio a prendere il mangiamuffa o il muffastop, si imbianca con la pittura traspirante, si prova a lasciare aerato il locale…niente. Puntualmente fa capolino il primo puntino nero al quale ne seguono mille ed altri mille.
Il problema, l'abbiamo scritto nei numeri precedenti, nasce esclusivamente a causa della formazione di condensa provocata dallo shock termico fra il caldo interno e il freddo esterno. Le mura perimetrali, non adeguatamente isolate (ecco perché abbiamo speso due articoli per sollecitare la presa in considerazione dell'isolamento termico a cappotto), sono il terreno ideale di coltura per questi sgradevoli batteri.
Già…ma il cappotto termico è una soluzione che, per adesso, nonostante gli incentivi fiscali, non è alla portata del nostro portafoglio! Allora?
Ci sono tre soluzioni, a digradare, meno costose.
La prima è l'applicazione di cartongesso accoppiato con estruso. Le lastre saranno applicate alla parete e poi imbiancate. C'è un rischio: la muffa non si formerà più sul muro, ma potrebbe estendersi sul soffitto. La soluzione a questo inconveniente si può trovare al terzo punto.
La seconda soluzione è l'applicazione di fogli di polistirolo estruso da mm 3 (una marca molto nota è Depron). Occupa poco spazio, si applica con un mastice, si nastrano le fughe e si imbianca. Controindicazione? Se si urta con qualcosa di spigoloso o appuntito…si buca!
La terza soluzione è l'applicazione di un prodotto a base di benzalconiocloruro (Capatox) e, dopo 24 ore, la stesura di due mani di pittura antibatterica Indeko W. Per almeno tre anni si dovrebbe essere a posto.
La signora muffa non sarà contenta delle soluzioni qui proposte, ma noi, sì.

Il Corriere del mattone - febbraio 08

IL CAPPOTTO? CERTO! MA L'ISOLANTE?

Di Ernesto Miragoli

Nel numero di gennaio abbiamo illustrato a grandi linee il cappotto termico. Approfondiamo il discorso su un aspetto particolare del cappotto, l'isolante.
Esistono, l'abbiamo visto nel numero scorso, vari tipi di prodotti che isolano l'abitazione dall'esterno. Prima di addentrarmi a presentarli, seppure sommariamente, vorrei rispondere ad un'obiezione che mi è stata posta dopo la lettura dell'articolo precedente. Perché, mi è stato chiesto, lei parla solo di isolamento esterno? Non si può isolare all'interno? Certo che si può? C'è solo un problema: attenzione ai ponti termici! Se l'isolante non prende tutta la parete e la soletta c'è il rischio che si formi ponte termico dove non è isolato e quindi…conseguente formazione di muffe.
Veniamo agli isolanti.
a) Polistirene o polistirolo. E' il più usato, il più diffuso, il più collaudato. Bianco di colore, in lastre da cm 50 per cm 100, deve corrispondere a norme precise: EPS 100 che non è altro che la vecchia densità di kg 20 o 25 al metro cubo. Vi è una variante molto interessante che miscela il polistirolo bianco al 50 per cento con grafite(noto come Dalmatiner), aumentando così del 12,5 per cento la capacità di isolazione a parità di spessore. Vi è poi la variante abbastanza utilizzata che è solo grafite (la lastra è grigia) ed isola circa il 20 per cento in più, sempre a parità di spessore. Personalmente propendo per questo prodotto: non crea problemi, sopporta l'umidità di risalita o di perdita interna, non consente l'annidamento di animaletti e, soprattutto, ha una storia ultraquarantennale. Controindicazioni? Non ne conosco.
b) Poliuretano. Anch'esso è usato e proposto da tempo in lastre di vario colore (verdino, rosino, blu…) sempre nelle dimensioni di cm. 50 per cm 100. Ha una densità al metro cubo maggiore e si presenta più resistente del polistirolo alla pressione. Controindicazioni? Essendo molto rigido sopporta di meno le dilatazioni e le contrazioni provocate dagli sbalzi termici e può, nel tempo, segnare la parete.
c) Lana di roccia o lana minerale. Oltre a potere isolante ha anche potere fonoassorbente. E' anch'esso collaudato da almeno 15-20 anni. Controindicazioni? Non va posato in condizioni di umidità ascendente e, se per caso vi fossero perdite d'acqua interne che vanno ad intaccare l'isolante, si presenta il problema del rifacimento. Ha un vantaggio notevole: è assolutamente incombustibile. In Germania è prescritto obbligatoriamente in edifici che superano i sei piani per rispondere a norme antincendio
d) Lo spazio è tiranno per cui parlerò a volo d'uccello di:
a. Legno: isolante assolutamente naturale molto usato in Trentino Alto Adige.Si trova in varie proposte e dimensioni: legno pressato, trucioli assemblati…
b. Lana di vetro: assolutamente naturale, di poco uso
c. Sughero: abbastanza naturale, ha una storia che non presenta controindicazioni
Il carattere naturale di questi isolanti, fa spesso propendere il professionista verso di essi. E va bene. I miei dubbi riguardano i costi (che sono più alti) e il rischio che in interstizi s'annidino animaletti che poi possono provocare danni. Sia chiaro: non ho esperienza diretta di quest'ultima mia affermazione, ma è comunque un argomento che adduco quando mi chiedono consiglio.


Il Corriere del mattone: GENNAIO 08

IL CAPPOTTO ALLA CASA? MA VAH….
Di Ernesto Miragoli.

E’ da un po’ che gira la voce: fare il cappotto alla casa. Per molti fino a qualche anno fa era solo un di più, ma da quando in Italia (come al solito buoni ultimi) abbiamo recepito le normative europee in tema di risparmio energetico, sta diventando uno degli argomenti più gettonati in campo di edilizia privata, residenziale ed industriale. Il cappotto termico (o rivestimento verticale di parete opaca) non è nient’altro che un isolamento esterno che si applica su tutta la superficie perimetrale dell’abitazione affinché l’edificio sia messo in “quiete termica”, cioè le mura non siano soggette a sbalzi termici caldo-freddo in modo che, all’interno, si mantenga una temperatura costante (caldo in inverno, fresco in estate).
Diciamo subito che il cappotto termico per essere davvero definito tale, deve rispondere a requisiti precisi:
- Isolante adeguato
- Applicazione secondo uno schema
- Finitura in rivestimento a spessore.
Dette queste cose, andiamo a precisarle consci che il carattere divulgativo dell’articolo ci obbliga a semplificare.
a) Isolante. L’isolante può essere di vario genere: polistirolo (o polistirene),lana di roccia, sughero, canapa, legno. Abbiamo escluso il poliuretano? Sì. L’esperienza ci insegna che il poliuretano in parete verticale è troppo rigido. Vogliamo addentrarci a parlare di spessore del rivestimento? Direi di no. Va solo sottolineato che ci sono delle norme precise da rispettare (es. in Lombardia occorre una trasmittanza di 0,34 e deve essere il termotecnico che la calcola.
b) Lo schema di applicazione. Il collante/rasante deve essere studiato e garantito per cappotto termico e va applicato in cordolo lungo il perimetro del pannello isolante e in due o tre punti centrali. (Va da sé che la posa per soli punti o la rasata della parete non è un buon metodo).Il pannello isolante deve essere applicato sfalsato (come si fa per i mattoni) e si deve incrociare agli spigoli. E’ necessaria una rasatura armata che è costituito da una rete in fibra di vetro a maglie quadre affogata nel rasante. (Va da sé che la posa diretta della rete sul rivestimento e l’affogatura della medesima non è un buon procedimento). Possono servire profili di partenza, angolari con o senza rete, tasselli a fungo ed altri accessori che sono importanti per garantire il buon esito del lavoro.
c) La finitura DEVE essere effettuata con rivestimento a spessore di granulometria 1,5 o superiore e di colore con indice di riflessione alla luce superiore a 20.
Al lettore verrà subito spontanea una domanda: ma quanto mi costa? La risposta è fin troppo semplice: dipende dall’isolante, dal suo spessore, dalla qualità del materiale impiegato e dalla perizia del lavoro del “cappottista”. E’ bene quindi che il consumatore si documenti bene prima di affidare un lavoro al primo venuto. Vi sono case produttrici che hanno una storia pluridecennale in tema di rivestimento a cappotto (si può consultare il sito www.cortexa.it) e persone che hanno una specifica competenza tecnica maturata in anni di esperienza. Chi scrive ricorda che quando vent’anni fa presentava a progettisti o professionisti il cappotto termico spesso veniva guardato come un marziano.
Certi di non aver esaurito l’argomento (ci piacerebbe che l’articolo sollecitasse la curiosità di qualche lettore e saremmo lieti di poter essere più precisi su quesiti proposti) vorremmo sinteticamente ricordare che:
- Il cappotto termico contribuisce a migliorare notevolmente il comfort abitativo
- Un edificio rivestito a cappotto consente un notevole risparmio energetico
- La legge finanziaria del 2008 prevede un contributo fino al 55 per cento della spese per la messa in quiete termica di un edificio
- È bene sempre prevedere con l’applicatore la stipula di una polizza decennale assicurativa che abbia il carattere di “rimpiazzo opere”, cioè sia una copertura globale nel caso vi siano difetti di materiale e di posa.
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