ARCHIVIO
FATTI DI CHIESA 2010
DICEMBRE 2010

1.
NO DALLA CEI AI PRETI SPOSATI RUMENI

La CEI ha respinto la richiesta di permettere a preti cattolici sposati della Chiesa greco-cattolica rumena di venire in Italia per assistere le comunita' di immigrati rumeni presenti nel nostro Paese. In una lettera dello scorso 13 settembre e pubblicata dall'agenzia Adista, Bagnasco scrive a mons. Lucian Muresan, primate della Chiesa greco-cattolica rumena, che la Cei, ''dopo aver attentamente esaminato la questione anche alla luce dei dati numerici relativi alla consistenza delle comunita' etniche provenienti da Paesi dell'Est europeo e alla situazione del clero nelle diocesi italiane, ritiene che, al presente e in linea generale, non esista la 'giusta e ragionevole causa' che giustifichi la concessione della dispensa''. Secondo la legge ecclesiastica, i preti sposati delle Chiese orientali non possono esercitare al di fuori del territorio storico della loro Chiesa - un limite contro cui hanno protestato anche i vescovi riuniti il mese scorso in Vaticano per il Sindoo sul Medio Oriente. ''La convenienza di tutelare il celibato ecclesiastico - ha spiegato ancora Bagnasco - e di prevenire il possibile sconcerto nei fedeli per l'accrescersi di presenza sacerdotali uxorate prevale infatti sulla pur legittima esigenza di garantire ai fedeli cattolici di rito orientale l'esercizio del culto da parte di ministri che parlino la loro lingua e provengano dai loro stessi Paesi''. Su circa un milione di rumeni presenti in Italia, i greco-cattolici sono circa 800mila.

COMMENTARE UNA SIMILE NOTIZIA MI PORTEREBBE AD INTINGERE I POLPASTRELLI NELL’ARSENICO E QUINDI A TRASMETTERE, PER OSMOSI, L’ARSENICO ALLA TASTIERA DEL COMPUTER. A CHI MI HA GIA’ SCRITTO CHIEDENDOMI UN PARERE HO RISPOSTO, PER ADESSO, CON LA FRASE DI DANTE DEL II CANTO DELL’INFERNO DEDICATO AGLI IGNAVI:”NON RAGIONIAM DI LOR, MA GUARDA E PASSA”.

2.
UN DIACONO SI UCCIDE PERCHE’ GLI E’ NEGATA L’ORDINAZIONE
Gli investigatori non hanno nessun dubbio sul fatto che il diacono Luca Seidita, 29 anni, originario di Lecce, trovato morto martedì sera nei pressi della Rupe di Orvieto, si sia tolto la vita. In una lettera scritta al computer e lasciata nella sua camera il giovane ha spiegato di essersi tolto la vita a causa del diniego all'ordinazione ricevuto direttamente dal Vaticano. «Volevo diventare sacerdote e tutta la mia vita è stata dedicata a questo, ma mi è stato negato», ha scritto Luca. Secondo la Santa Sede il diacono «non era maturo» per diventare sacerdote. A riferirlo è ora il vescovo di Orvieto.

RISPETTO IL GESTO DEL DIACONO LUCA E MI RAMMARICO CHE SI SIA TOLTO LA VITA. DEVO PERO’ OSSERVARE CHE, CON LA FAME DI CLERO CHE C’E’, NON SI RINUNCIA FACILMENTE AD UN’ORDINAZIONE SACERDOTALE. FORSE GLI EDUCATORI SONO STATI TROPPO RIGIDI O FORSE SI SONO GENERATE INCOMPRENSIONI. DI CERTO GLI EDUCATORI NON HANNO SAPUTO CAPIRE LA PERSONALITA’ DEL GIOVANE ILLUDENDOLO FINO AL PUNTO DI FISSARE LA DATA DELL’ORDINAZIONE E POI DISDIRLA.

3
RUINI PRESIDENTE DI UN PROGETTO CULTURALE PER L’ITALIA
''L'Italia certamente attraversa un momento molto delicato. Credo che ne uscira' positivamente, come tante altre volte ne e' uscita, perche' noi italiani forse non siamo molto bravi nel lungo periodo ma siamo invece bravi a superare le difficolta' di breve periodo e questa e' una difficolta' di breve periodo''. E' quanto afferma il Cardinale Camillo Ruini, rispondendo a una domanda sul difficile momento che attraversa il Paese nella gestione del bene comune, in un'intervista alla Radio vaticana alla vigilia del X Forum del Progetto Culturale su ''Nei 150anni dell'Unita' d'Italia. Tradizione e progetto'', in programma a Roma dal 2 al 4 dicembre. Il Cardinale Ruini e' il presidente del Progetto culturale, organismo della Cei che promuove il convegno. ''L'Italia e' un Paese difficilmente riformabile ma se si evitano tutti i cambiamenti, non si tiene il passo con i tempi e le conseguenze le paghiamo tutti''. E' questo, inoltre, il severo giudizio del Cardinale Ruini sullo stato della situazione politica del Paese. In particolare, in merito al fatto che non sembrano esistere formule politiche in grado di risolvere in modo stabile i problemi, il porporato dichiara: ''Certamente le formule politiche vanno sempre adattate. Devono evolversi con l'evolversi delle situazioni. Certamente uno dei punti piu' deboli dell'Italia e' che il Paese sembra in realta' poco riformabile''. ''Si parla sempre - rimarca Ruini - della necessita' di riforme, di vario tipo, politiche, istituzionali, costituzionali, economiche, finanziarie, della scuola, dell'universita'. Si cerca di operare anche in questo senso ma, diciamo cosi', il tessuto connettivo dell'Italia e' molto vischioso quindi difficilmente riformabile''. ''Penso - continua Ruini - che tutti gli italiani e le varie, non dico corporazioni, ma comunque le varie professioni, i vari settori, in cui si articola la nostra societa', devono rendersi conto della necessita' di cambiamenti''.

RUINI NON CE LA FA AD ESSERE E RIMANERE UN PENSIONATO. HA DETTO COSE SAGGE IN QUESTA INTERVISTA, MA HA DIMENTICATO DI RICORDARE CHE PER MOLTI ANNI, COME PRESIDENTE DELLA CEI, AVREBBE POTUTO ESSERE PIU’ DISTACCATO DALLA POLITICA. SE SIAMO IN QUESTA SITUAZIONE LO SI DEVE ANCHE A LUI

4
TOSATTI SI DICHIARA INFORMATORE DI GOSSIP VATICANI.
Marco Tosatti ha confessato: “Ero io una delle fonti del misterioso informatore che nei giorni precedenti il conclave mandava da Roma agli Stati Uniti le indiscrezioni relative ai candidati più probabili per l’elezione al soglio di Pietro”.L’ha scritto nel suo libro: la gola profonda ero io.

EMBE’? MI SEMBRA UNA CONFESSIONE UN PO’ TARDIVA.

5
FUOCO CATTOLICO SUL LIBRO DEL PAPA
"Il nostro Santo Padre dovrebbe smettere di parlare di sesso aberrante, e parlare di più di Gesù", ha scritto perentoria Christine Vollmer, presidente della Alliance for Family con sede a Miami negli Stati Uniti e membro della Pontificia Accademia per la Vita. Un altro membro autorevole di questa accademia, il professor Luke Gormally, già direttore del Linacre Centre for Healthcare Ethics di Londra e docente alla Ave Maria School of Law di Ann Arbor, Michigan, ha anche lui denunciato la "confusione" creata dalla pubblicazione dell'intervista del papa. Christine Vollmer e Luke Gormally furono, nella primavera del 2009, tra quelli che accusarono monsignor Rino Fisichella, all'epoca presidente della Pontificia Accademia per la Vita, di essersi spinto fin quasi a giustificare su "L'Osservatore Romano" il doppio aborto che era stato procurato a una bambina-madre brasiliana. I due, assieme ad altri membri dell'accademia, si appellarono al papa contro Fisichella e ottennero una nota di chiarificazione da parte della congregazione per la dottrina della fede. Questa volta, però, è Benedetto XVI che sembra aprire spazi di "ambiguità" nella morale cattolica.

CI SONO SEMPRE QUELLI CHE SONO PIU’ REALISTI DEL RE E PIU’ PAPISTI DEL PAPA. CI SONO CATTOLICI OSSERVANTI E PRATICANTI CHE NON ACCETTANO L’ATTEGGIAMENTO DI RATZINGER CHE SA BEN DISTINGUERE IL SUO RUOLO DI PONTEFICE DA QUELLO DI STUDIOSO. ALTRE VOLTE HA RIPETUTO CHE QUEL CHE HA SCRITTO NEI LIBRI PUO’ ESSERE TRANQUILLAMENTE MATERIA DI DIBATTITO.

6.
IL TEOLOGO SECONDO IL PAPA
Non si può essere teologi nella solitudine",ha evidenziato il Papa ricevendo stamani, in Vaticano, i membri della Commissione Teologica Internazionale al termine della loro plenaria. Benedetto XVI ha poi sottolineato che gli ideali di giustizia e uguaglianza democratica muoiono se si taglia la radice da cui sono nati: il cristianesimo. La teologia è vera solo a partire dall’incontro col Cristo risorto, perché “nessun sistema teologico può sussistere se non è permeato dall’amore” divino. Infatti – afferma il Papa - “chi ha scoperto in Cristo l’amore di Dio, infuso dallo Spirito Santo nei nostri cuori, desidera conoscere meglio Colui da cui è amato e che ama”:“Conoscenza e amore si sostengono a vicenda. Come hanno affermato i Padri della Chiesa, chiunque ama Dio è spinto a diventare in un certo senso teologo, uno che parla con Dio, che pensa di Dio e cerca di pensare con Dio”.La riflessione teologica – ha proseguito il Papa - aiuta il “dialogo con i credenti di altre religioni ed anche con i non credenti”

DA SOTTOSCRIVERE

7
LA LEGGE SUL DIVORZIO HA 40 ANNI
La controversa vicenda parlamentare che portò alla legalizzazione del divorzio e al successivo referendum abrogativo della legge si svolse complessivamente nell’arco di un decennio, tra il 1965 ed il 1974, e venne a coincidere in larga parte con il pontificato di Paolo VI. Giovanni Battista Montini era infatti Papa da due anni quando, il 1° ottobre del 1965, il deputato del Patito socialista Loris Fortuna presentò alla Camera dei deputati il suo progetto di legge sull’istituzione del divorzio. Il sen. Guido Gonella, uno dei fondatori della Democrazia cristiana, ricorda così l’episodio: «Colombo rimprovera ai divorzisti di aver anteposto la difesa radicale del divorzismo alle esigenze della “solidarietà democratica”. È proprio quello che dovevamo fare noi dal primo momento: sacrificare anche i Governi, pur di impedire l’approvazione della legge Fortuna. E questo è stato un errore imperdonabile. Nell’ulteriore esame delle cause dell’insuccesso della nostra politica di lotta contro il divorzio, si possono elencare vari elementi negativi. Il divorzio è il capolavoro di dodici anni di Centro-sinistra. È la legge più importante che passerà alla storia per qualificare questo periodo. Il divorzio appartiene al Centro-sinistra. Si addice al Centro-sinistra. Nel Parlamento e nel Paese la Dc ha ben combattuto: ma ha perduto. La sua responsabilità è di aver cercato alleati senza preliminarmente dire ad essi che non si toccava il principio dell’indissolubilità del matrimonio. Poteva essere questa una condizione da porsi all’inizio di ogni nuova esperienza governativa. Noi lo dicemmo. E ripetutamente. Ma non fummo mai ascoltati. Alla fine si è pagato un prezzo così alto» (cfr. R. de Mattei, Il Centro che ci portò a sinistra, Edizioni Fiducia, Roma 1994, pp. 42-44).

LA LEGGE SUL DIVORZIO COMPIE 40 ANNI: E’ UN BEL MATRIMONIO DURATURO ED INDISSOLUBILE FRA LO STATO CHE MANTIENE LA RELIGIONE CATTOLICA NELLE SCUOLE E I CATTOLICI CHE HANNO VOTATO LA LEGGE SUL DIVORZIO.

8
EUTANASIA DI MONICELLI.
Il neo cardinale Elio Sgreccia, 82 anni, nel suo appartamento all’ultimo piano dell’ex Sant’Uffizio legge i giornali di buon mattino e sobbalza sulla sedia: “Ci risiamo”, dice. In che senso? “Ancora una volta una triste e dolorosa vicenda viene sfruttata da una minoranza per fini politici indebiti. Quanto sto leggendo sui giornali può essere descritto con una sola parola: sfruttamento. E’ sfruttamento del gesto estremo di una persona che, morta suicida, non può nemmeno più dire nulla, difendersi, controbattere”.
La dolorosa vicenda è il suicidio di Mario Monicelli. Il capo dello stato ha detto l’altro ieri che Monicelli “se n’è andato con questa sua ultima manifestazione della sua personalità, con un estremo scatto di volontà, che bisogna rispettare”. In scia a Napolitano si sono sentite tante parole elogiative di questo “ultimo atto di libertà”, una libertà, quella di uccidersi, che dovrebbe essere concessa a tutti per legge. Dice Sgreccia: “Se c’è qualcuno da rispettare, questi è Monicelli. Mi sembra, invece, che ci sia chi non lo rispetti. Perché utilizzare il suo suicidio per perorare l’approvazione di una legge eutanasica come è avvenuto in queste ore significa non rispettare Monicelli, significa appiccicare addosso a Monicelli un manifesto ideologico che non mi sembra lui abbia mai voluto, cercato, richiesto. Credo che al posto di rispettare il suicidio in sé, occorra rispettare fino in fondo Monicelli, la sua persona, e lasciare che sia Dio a giudicare del suo atto il quale, come la dottrina della chiesa ha sempre detto, resta moralmente illecito. Se uno non ha fede può sempre scegliere la strada del silenzio. Anche il silenzio è una profonda forma di rispetto”.

CONDIVIDO ASSOLUTAMENTE.

9
GIRO DI VITE A DESTRA NELL’ESPISCOPATO USA?
L’elezione “a sorpresa” di Timothy Dolan, arcivescovo di New York, a capo della Conferenza episcopale degli Stati Uniti conferma che “anche in America a vincere è la linea conservatrice della chiesa romano-cattolica”. Parole del New York Times del 16 novembre scorso. Era il giorno che i vescovi americani riuniti “in conclave” a Baltimore, nel Maryland, sceglievano Dolan quale loro nuova guida al posto del cardinale Francis George.
Diceva in quelle ore il reverendo Thomas J. Reese, senior fellow presso il Woodstock Theological Center alla Georgetown: “L’elezione di Dolan è un segnale che la Conferenza episcopale vuole agire da leader nella guerra fra le culture del paese”. E ancora: “Anche il fatto che i due finalisti per la vicepresidenza fossero due personalità tra le più conservatrici degli Stati Uniti dice qualcosa sulla direzione che l’episcopato ha deciso di prendere”.
Ha vinto davvero l’ala conservatrice? A guardare quanto accaduto a Baltimore sembrerebbe di sì. Dolan, sfatando la consuetudine che ogni tre anni (tanto dura il mandato) a essere eletto sia sempre il vicepresidente in carica (solo due furono in passato le eccezioni), ha inaspettatamente battuto dopo tre votazioni il vescovo di Tucson, Gerald Kicanas, che nel novembre del 2007 lo aveva a sua volta battuto nella corsa alla vicepresidenza. In 128 tra i vescovi americani hanno votato per Dolan, in 111 per Kicanas.

NON CREDO CHE L’EPISCOPATO USA ABBIA VOLUTO PREMIARE UN CONSERVATORE, MA PIUTTOSTO UN COMUNICATORE. IL CATTOLICESIMO USA E’ MOLTO CONSERVATORE GIA’ DI SUO.

10
LA CURIA SI TINGE DI NERO.
Dice un monsignore della curia romana al Foglio: “Mi sembra si stia imponendo una nuova leadership nella chiesa. Ci sono nomi conosciuti e nomi nuovi, tutti accomunati dall’essere fedeli alla dottrina, conservatori, vicini al Pontefice. Sono i diocesani Angelo Scola, Carlo Caffarra, Peter Erdö, Willem Jacobus Eijk, Pietro Santoro, Malcolm Ranjith, André-Mutien Léonard, Antonio María Rouco Varela, José Horacio Gòmez, Javier Augusto Del Rio Alba, Chomali Garib. E i curiali Marc Ouellet, Mauro Piacenza, Raymond Leo Burke, Kurt Koch, Antonio Cañizares Llovera, Robert Sarah”.

CONCORDO CHE I CARDINALI NOMINATI ED ANCHE QUELLI CHE NELL’ULTIMO CONCISTORO HANNO RICEVUTO LA BERRETTA CARDINALIZIA NON SIANO APERTI ALLE NOVITA’. E’ TIPICO DELLA PRUDENZA DI RATZINGER.

11
E’ MORTO IL CARDINALE GIORDANO
E' deceduto all'ospedale "Monaldi" di Napoli l'ex Arcivescovo del capoluogo campano, il Cardinale Michele Giordano. Il porporato, 80 anni, era nato a Sant'Arcangelo, in provincia di Potenza, ed aveva guidato la Diocesi partenopea dal 1987 al 2006. Il Papa ha espresso il proprio cordoglio per la morte del cardinale Michele Giordano in un telegramma all'attuale Arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe. Nel messaggio, Benedetto XVI, che ha ''appreso con tristezza'' la notizia della scomparsa dell’amico porporato, ricorda ''con gratitudine al Signore l'intensa opera pastorale profusa'' dal defunto Arcivescovo, prima a Lagonegro, poi a Matera e infine a Napoli.

NESSUNO RICORDA CHE GIORDANO HA DOVUTO RITIRARSI PER UNA SERIE DI SCANDALI ECONOMICI?
NESSUNO RICORDA CHE SI PARLAVA DI OSPITARLO IN VATICANO PER EVITARE EVENTUALI PROCESSI?
IN QUESTI ANNI AVRA’ CERTAMENTE AVUTO MODO DI RIFLETTERSI E DI PENTIRSI, MA NON HA LASCIATO BUONA FAMA DI SE’ COME PASTORE.

12
PAROLE CHIARE SUL MATRIMONIO
"L'Europa non sarebbe piu' l'Europa se l'istituto del matrimonio venisse cancellato o trasformato in qualcosa di diverso". E' questo il monito che Benedetto XVI ha affidato al neo ambasciatore dell'Ungheria presso la Santa Sede, con l'auspicio che "la nuova Costituzione sia ispirata ai valori cristiani, in modo particolare per quanto concerne la posizione del matrimonio e della famiglia nella societa' e la protezione della vita". "Il matrimonio e la famiglia - ha affermato il Papa - costituiscono un fondamento decisivo per un sano sviluppo della societa' civile, dei Paesi e dei popoli". Per Ratzinger, "il matrimonio e' la forma di ordinamento basilare del rapporto tra uomo e donna e, allo stesso tempo, la cellula fondante della comunita' statale". La famiglia oggi e' a rischio, ha denunciato il Pontefice, "da un lato, per l'erosione dei loro valori piu' intimi di stabilita' e indissolubilita', a causa di una crescente liberalizzazione del diritto di divorzio e dell'abitudine, sempre piu' diffusa, alla convivenza di uomo e donna senza la forma giuridica e la protezione del matrimonio, dall'altro lato per diversi generi di unione che non hanno alcun fondamento nella storia della cultura e del diritto in Europa". "Da parte sua - ha concluso - la Chiesa non puo' approvare iniziative legislative che implichino una valorizzazione di modelli alternativi della vita di coppia e della famiglia. Essi contribuiscono all'indebolimento dei principi del diritto naturale e cosi' alla relativizzazione della legislazione tutta, nonche' della consapevolezza dei valori nella società

CONCORDO PIENAMENTE CON QUANTO HA DETTO IL PAPA CON UNA SOLA ECCEZIONE: LA CHIESA – DICE IL PAPA – NON PUO’ APPROVARE.
INFATTI: NESSUNO CHIEDE ALLA CHIESA DI APPROVARE DIVORZIO, ABORTO, MATRIMONI GAY ECC.
LA MIA OPINIONE, COMUNQUE, E’ – FATTO SALVO IL CASO SINGOLO – CHE TROPPA LIBERALIZZAZIONE IN MATERIA MATRIMONIALE E SESSUALE NON ABBIA GIOVATO ALLA NOSTRA SOCIETA’.

13
GOTTI TEDESCHI SULLA NOSTRA ECONOMIA
''Temo non sia possibile che l'economia occidentale torni a crescere presto in modo sostenibile. In realta', mancano i fondamenti di una vera nuova crescita''. Sono le considerazioni che Ettore Gotti Tedeschi, economista, presidente dello Ior, affida a un articolo pubblicato dall'Osservatore Romano. Guardando alle strategie per una ripresa, ''a breve - rileva l'economista -, sembrerebbe opportuno un accordo fra Paesi per gestire un periodo di austerita' capace di assorbire l'enorme debito prodotto negli ultimi anni. Ma nessuno sembra disposto a fare sacrifici, e tutti vorrebbero farli pagare agli altri. A lungo termine, invece, una nuova crescita del mondo occidentale e' condizionata alla ripresa della natalita' e della produttivita' dei sistemi economici. Entrambe le condizioni sono pero' difficilmente realizzabili. I figli non sono infatti riconosciuti come agenti di sviluppo, mentre la produttivita' si fonda soltanto su accordi sociali, volti a conquistare competitività''. Passando in rassegna le situazioni nelle diverse aree del mondo, Gotti Tedeschi rileva che ''le contraddizioni piu' evidenti sembrano risiedere nella minore crescita asiatica, nella politica inflazionista statunitense e in quella deflazionistica adottata in Europa. Una scelta, quest'ultima - conclude -, orientata alla ricerca dell'efficienza, al taglio dei costi, al contenimento della spesa pubblica e alla lotta contro evasione e sprechi. Ma accompagnata dalla tentazione di imporre nuove tasse, che finirebbero per indebolire ancora piu' il settore privato. E questa non e' certo una strategia di crescita''.

SI’.LA RIPRESA NON AVVERRA’ A BREVE TERMINE. CHECCHE’ NE DICANO TUTTI I MINISTRI ECONOMICI. IL FMI HA RECENTEMENTE FATTO UN’ANALISI IMPIETOSA DELLO STATO ECONOMICO DI PAESI DI EUROLANDIA E IL CROLLO DELL’ECONOMIA IRLANDESE NON E’ CERTO UNA BUONA NOTIZIA. GOTTI TEDESCHI PARLA DI AUSTERITA’. HA RAGIONE. E’ L’UNICA RICETTA PER USCIRE DALLA CRISI. MA E’ UNA RICETTA CHE NESSUNO VUOLE APPLICARE.


14
IL NOBEL DELLA TEOLOGIA: E’ LA FONDAZIONE RATZINGER.
La nuova ''Fondazione vaticana Joseph Ratzinger- Benedetto XVI'' ha l'ambizione di assegnare premi Ratzinger che dovrebbero diventare, secondo l'auspicio del direttore del Comitato scientifico del nuovo ente, il card. Camillo Ruini, i ''premi Nobel della teologia. ''In concreto - ha spiegato Ruini - la Fondazione Vaticana... intende operare in stretta collaborazione e sinergia con la ''Joseph Ratzinger Papst Benedikt XVI. - Stiftung'', che gia' provvede a organizzare iniziative di sicuro valore culturale e scientifico. Percio' la Fondazione Vaticana e il Comitato Scientifico si impegneranno soprattutto nell'istituzione e assegnazione di premi agli studiosi, sulla base di quei criteri di autentica eccellenza a cui lo Statuto ci richiama. Se mi e' lecita una battuta scherzosa, che contiene pero' anche un auspicio, vorremmo che questi ''Premi Ratzinger'' potessero essere considerati, con il passare del tempo, qualcosa di analogo ad un premio Nobel per la teologia''.

LA FONDAZIONE E’ UNA BELLA COSA, MA DA QUESTO A FARLA DIVENTARE UN NOBEL…CE NE CORRE. IL NOBEL E’ UNA FONDAZIONE CHE NON E’ SCHIERATA. VOGLIO VEDERE SE LA FONDAZIONE RATZINGER ASSEGNERA’ QUALCHE PREMIO CHE SO… A KUNG, BALASURYA, BOFF…

15
LA CONGREGAZIONE DEL CLERO SUL CELIBATO SACERDOTALE
http://www.clerus.org/italiano/upload/00002603_Il_Celibato_Sacerdotale.html
E’ il link in cui sono pubblicati documenti di riflessione sul tema del celibato.
Consiglio vivamente di leggere le riflessioni dei vari autori.

16.
UN CATTOLICO NON VOTA VENDOLA
"Un cattolico non può votare Vendola, per una questione di coerenza, di fedeltà al Vangelo", lo dice Monsignor Odo Fusi Pecci, Vescovo Emerito di Senigallia. Vendola che afferma di convivere in unione impropria gay con un uomo mi spieghi come fa a relazionare questo stile di vita con l'aderenza ai valori cattolici. ...

MA UN CATTOLICO PUO’ VOTARE BERLUSCONI (PLURIDIVORZIATO, IN ODORE DI CONDANNA PER FALSI IN BILANCI – CIOE’ PER FREGATURE ALLO STATO – ECC.), OPPURE CASINI, O FINI…
MONS. ODO FUSI PECCI MI SA CHE ODE POCO SIA UN PO’ FUSO

17
VESCOVI CINESI OBBLIGATI DAL GOVERNO…

Dal 7 al 9 dicembre si sono riuniti i vescovi della Cina e il governo ha obbligato a partecipare alla riunione anche i vescovi ordinati senza il consenso del governo.

E TUTTI TACCIONO. IL MONDO INTERO TACE DOPO CHE 19 NAZIONI HANNO ASSECONDATO IL GOVERNO CINESE CHE HA VIETATO LA PARTECIPAZIONE ALL’ASSEGNAZIONE DEL PREMIO NOBILE PER LA PACE AD UN LORO CONNAZIONALE TENUTO IN CARCERE, TACE SAPENDO CHE LA CINA E’ DIVENTATA LA SECONDA POTENZIA ECONOMICA MONDIALE (E SE GLI USA NON SI SVEGLIANO L’ANNO VENTURO SARA’ LA PRIMA), TACE IL VATICANO DOPO CHE I VESCOVI ORDINATI SENZA IL CONSENSO DEL GOVERNO E NON APPARTENENTI ALLA CHIESA PATRIOTTICA SONO STATI PRECETTATI A PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA…
SIAMO UN POPOLO DI INVERTEBRATI

18
WIKILEAKS E IL VATICANO SULL’ULTIMO CONCLAVE
Il quotidiano La Stampa ha presentato il contenuto di alcuni files che riguardano il Vaticano, e in particolare il conclave del 2005, dal quale è risultato eletto Benedetto XVI. Non si tratta dei documenti di Wikileaks, ma di memorandum che possono essere richiesti sulla base del Freedom of Information Act. E’ interessante constatare che la diplomazia statunitense non aveva affatto creduto alla possibilità che Ratzinger venisse eletto, ritenendo piuttosto certa l’altra opzione, quella di un Papa latinoamericano. Alcuni dei più autorevoli vaticanisti Usa non mettevano il nome di Ratzinger tra i primi venti “papabili”, ritenendo la sua come una candidatura “di bandiera”, che non avrebbe superato lo scoglio del primo giorno di votazioni.

ERRARE È UMANO, TENTARE DI INDOVINARE IL RISULTATO DI UN CONCLAVE È UNO SPORT ASSAI DIFFICILE. MA CERTO CHE LEGGENDO QUELLE COMUNICAZIONI DEI DIPLOMATICI USA, CHE NON FACEVANO ALTRO CHE RIPORTARE, DI FATTO, QUANTO PUBBLICATO SU ALCUNI GIORNALI, TORNA IN MENTE LA BATTUTA DEL GRANDE CARDINALE DOMENICO TARDINI, STRETTISSIMO COLLABORATORE DI PIO XII E POI SEGRETARIO DI STATO DI GIOVANNI XXIII. A CHI GLI DICEVA CHE QUELLA VATICANA ERA LA MIGLIORE DIPLOMAZIA AL MONDO, RISPONDEVA IRONICO CON IL SUO INCONFONDIBILE ACCENTO ROMANESCO: “SE LA NOSTRA È LA MEJO, FIGURAMOSE LE ALTRE…”. APPUNTO, FIGURAMOSE…

19
BERLUSCONI A PRANZO CON I NEOCARDINALI ITALIANI
“Sapete perché mi attaccano? Perché grazie al rapporto che ho con l’amico Vladimir Putin sto portando la Russia più vicina all’occidente. E questo non va bene a molti. Tra l’altro, proprio grazie all’amicizia con Putin sto avendo un ruolo fondamentale nella pacificazione delle relazioni tra cattolici e ortodossi, tra il Vaticano e il patriarcato di Mosca. In particolare, mi sto adoperando con il patriarca Kirill per portare Benedetto XVI a Mosca”. Così Silvio Berlusconi al pranzo per omaggiare i dieci cardinali che Papa Ratzinger ha creato nel concistoro dello scorso 20 novembre.
Al termine del pranzo il cardinale Tarcisio Bertone si è alzato in piedi. In alto i calici, ha brindato agli “eccellenti rapporti” tra Santa Sede e stato italiano, esprimendo riconoscenza per il ruolo che il governo ha avuto nel favorire la “normalizzazione” dei rapporti stessi. E mentre il brindisi partiva, ai dieci cardinali veniva offerto l’omaggio del premier: dieci croci pettorali nuove di zecca.
A ben vedere, l’unico grande assente ieri era il cardinale Angelo Bagnasco. “E’ rimasto a Genova per impegni in diocesi”, hanno fatto sapere.

BAGNASCO NON MI SEMBRA UNO CON LA SPINA DORSALE, FORSE IN ACCORDO CON BERTONE E RUINI HA VOLUTO TENERSI LIBERO NEL CASO IL PROSSIMO 14 DICEMBRE VI SIA QUALCHE COLPO DI SCENA.

20.
CONDANNE DIVERSE, MA SEMPRE VERGOGNOSE.
Don Domenico Pezzini, il sacerdote milanese che da anni si occupa della pastorale degli omosessuali, è stato condannato per abusi su minore.
L’Ispettore Vaticano competente ha stabilito che Maciel Degollado non dovrà essere più chiamato Nuestro Padre dai Legionari di Cristo e che le sue foto siano rimosse da ogni casa della Congregazione.

SONO NOTIZIE DOLOROSE. A DON PEZZINI, DURANTE IL MIO MINISTERO, AVEVO INDIRIZZATO OMOSESSUALI CHE SENTIVANO IL PESO DELLA COLPA PERCHE’ RITENEVO CHE DON DOMENICO FOSSE PIU’ PREPARATO DI ME A GUIDARE SPIRITUALMENTE QUESTE PERSONE.
DI MACIEL DEGOLLADO, INVECE, NON HO MAI AVUTO MOLTA STIMA: LO VIDI UNA VOLTA A ROMA E MI SEMBRO’ PIU’ UN AFFARISTA CHE UN PRETE ILLUMINATO. NON MI STUPII QUANDO IL “SANTO SUBITO” LO PROMOSSE E LO VALORIZZO’ PERCHE’ IMPUTAI LA COSA NON ALLA CONOSCENZA PERSONALE DEL PAPA, MA A PRESSIONI CHE LO STESSO PAPA EBBE DA PARTE DEL SUO ENTOURAGE (DON STANISLAO – ATTUALE CARDINALE ARCIVESCOVO DI CRACOVIA -, COMPRESO).

21.
IL CONCILIO VATICANO II…SEMPRE TORMENTATO

Il testo del prof. De Mattei “Il Concilio Vaticano II, una storia mai scritta”, sta suscitando polemiche infinite e dibattiti fra intellettuali cattolici.

QUALCUNO LEGGE IL TESTO COME UN PERCORSO DI RETROGUARDIA CHE VOGLIA AFFOSSARE LE NOVITA’ DEL CONCILIO. E’ UN TESTO MODERATO CHE CERCA DI LEGGERE UNA STORIA DELLA CHIESA CHE HA AVUTE LUCI ED OMBRE COME SEMPRE ACCADE QUANDO SI CERCA DI CAPIRE IL MONDO CON GLI OCCHI DELLA FEDE E LA CULTURA CHE SI POSSIEDE.
PER ME, SUL CONCILIO, RIMANE ILLUMINANTE LA FRASE DI PAOLO VI CHE NON PUO’ ESSERE CERTO TACCIATO DI ANTICONCILIARITA’ PERCHE’ – SI RICORDI – TUTTI I DOCUMENTI CONCILIARI SONO FIRMATI DA LUI: “«Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio».

22.
WIKILEAKS E LA DIPLOMAZIA VATICANA

Anche la più antica diplomazia del mondo è finita intercettata da Wikileaks. Non sono emerse per adesso particolari situazioni scottanti.

CHE DIRE? SEMPRE LA SOLITA COSA:”IL VOSTRO LINGUAGGIO SIA SI’ SE E’ SI’, NO SE E’ NO. IL RESTO VIENE DAL MALIGNO”.

23.
LA BUSSOLA QUOTIDIANA

E’ on line il nuovo giornale di Vittorio Messori La Bussola quotidiana.

AUGURI

24.
I NEOCATECUMENALI : SETTA?

Benedetto XVI ha dedicato due ore ai vescovi giapponesi per dipanare il nodo “Cammino neocatecumenale per un motivo: i seguaci di Argüello, l'accusa parte dell’episcopato, fanno vita a sé, promuovono vocazioni esclusivamente all’interno del Cammino come fossero una Chiesa parallela e, dunque, “minano l’unità stessa del corpo ecclesiale”. Ma per la Santa Sede - questa sarebbe la linea che ha tenuto il Papa nell’incontro di lunedì - non è tempo per promuovere battaglie e cercare divisioni. Occorre trovare strade d’incontro tra le due parti, fermo restando il fatto che la soluzione non risiede nell’espulsione del Cammino dal paese.

I NEOCATECUMENALI GODONO DA SEMPRE DI APPOGGI IMPORTANTI ALL’INTERNO DELLA CURIA ROMANA. SOTTO IL PONTIFICATO WOJTYLIANO FURONO L’ALLORA PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO CORU UNUM, IL TEDESCO PAUL JOSEF CORDES, E IL POLACCO STANISLAW RYLKO, OGGI PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI, A DIFENDERLI AGLI OCCHI DEL PAPA E DEL SUO SEGRETARIO PARTICOLARE STANISLAW DZIWISZ. OGGI IL PARERE DI CORDES E DI RYLKO CONTA ANCORA PARECCHIO, MA ANCOR PIÙ PUÒ IL POTENTE SOSTITUTO DELLA SEGRETERIA DI STATO, L’ARCIVESCOVO FERNANDO FILONI. E’ LUI A SEGUIRE CON UN OCCHIO DI RIGUARDO LE VICENDE DEL CAMMINO NEL MONDO. E’ LUI A PERORARE LA CAUSA DI ARGÜELLO DAVANTI AL CARD. TARCISIO BERTONE E A PAPA RATZINGER. L’ARCIVESCOVO DI TOKYO PETER TAKEO OKADA, È UNA PERSONALITÀ MITE E RISERVATA. EPPURE FU LUI, NEL 2008, A CHIEDERE E OTTENERE LA CHIUSURA DEL SEMINARIO REDEMPTORIS MATER DELLA DIOCESI DI TAKAMATSU, SOSTENENDO CHE I MEMBRI DEL CAMMINO LÌ PRESENTI SI COMPORTAVANO COME FOSSERO UNA “SETTA”. PER IL CAMMINO LA RICHIESTA ERA INGIUSTIFICATA. IN MOLTI SOSTENNERO CHE IN REALTÀ ERANO I NUMERI DEL SEMINARIO A DARE FASTIDIO ALLE GERARCHIE: IN UN PAESE DOVE LE VOCAZIONI SACERDOTALI SI CONTANO SULLE DITA DI UNA MANO, UN SEMINARIO CHE RIESCE A FORMARE NEL GIRO DI POCHI ANNI QUASI TRENTA NUOVI PRETI, TUTTI VOTATI ALLA MISSIONE NEOCATECUMENALE, PUÒ ANCHE CREARE QUALCHE GELOSIA. NEL 2008 PAPA RATZINGER DIEDE RAGIONE A OKADA. PER NON TURBARE ULTERIORMENTE GLI ANIMI IL SEMINARIO VENNE TRASFORMATO IN UN SEMINARIO PONTIFICIO, TRASPORTATO A ROMA E AFFIDATO AL DIRETTO CONTROLLO DELLA SANTA SEDE.

25
LA CEI SULL’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA

Nell’anno scolastico 2009-2010 l’insegnamento della religione cattolica è stato scelto dal 90% delle famiglie e degli alunni delle scuole statali. Tale dato sale al 90,80%, se si tiene conto anche di quanti frequentano scuole cattoliche. L’alto tasso di adesione attesta la forza di attrazione di questa disciplina, di cui gli stessi avvalentisi sono i testimoni più efficaci. Proprio a questi studenti e alle loro famiglie chiediamo di incoraggiare positivamente quanti non l’hanno ancora scelta, affinché scoprano la ricchezza della dimensione religiosa della vita umana e la sua valenza educativa, finalizzata al pieno sviluppo della persona.
QUESTO È IL TESTO DEL MESSAGGIO INVIATO DALLA CEI PER SOLLECITARE L’ADESIONE AL CORSO DI RELIGIONE CATTOLICA. I DATI SARANNO CERTAMENTE CORRETTI. FORSE E’ SOLO COMO CHE FA ECCEZIONE: VI SONO CLASSI IN CUI SU 24 ALUNNI 7 NON SI AVVALGONO DELL’INSEGNAMENTO. MA NON E’ QUESTO IL PROBLEMA: E’ SCORRETTO CHE VI SIA L’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA. SAREBBE MOLTO PIU’ CORRETTO CHE VI FOSSE L’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE TOUT COURT IN CUI SI INSEGNASSERO AI RAGAZZI LE VARIE RELIGIONI E TROVO CHE LE PERSONE PIU’ ADATTE A QUESTO CORSO SIANO I SACERDOTI CHE HANNO LASCIATO IL MINISTERO.







NOVEMBRE 2010

1.
STRAGE A BAGDAD
È finita in un massacro. Un commando armato ha assaltato al tramonto una chiesa di rito cattolico orientale nel cuore della capitale irachena durante la messa della domenica prendendo in ostaggio per alcune ore una cinquantina di fedeli e due sacerdoti. Le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella chiesa Saiydat al Nayat (Nostra Signora del perpetuo soccorso) neutralizzando i terroristi. Sono 52 (secondo la Bbc) gli ostaggi morti nel blitz delle forze speciali nella chiesa di Baghdad in cui un commando di Al Qaeda aveva sequestrato i fedeli che assistevano alla messa. Nel bilancio ufficiale comunicato dal ministero dell'Interno iracheno si conferma il bagno di sangue dopo l'irruzione nella cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora delle Salvezza. È stato reso noto che gli ostaggi feriti sono 56. Uccisi anche sette uomini delle forze di sicurezza mentre altri 15 sono rimasti feriti. Gli ostaggi sono stati successivamente liberati.

ABBIAMO BRUTTI RICORDI DEI MASSACRI. NEI SECOLI SCORSI NOI CATTOLICI ABBIAMO STERMINATO PERSONE CHE NON LA PENSAVANO COME NOI E CI SIAMO MACCHIATI DI GRAVI COLPE DI OMICIDIO. LA GUERRA DI RELIGIONE CONTINUA ED E’ UNA BRUTTA GUERRA PERCHE’ SI UCCIDE NEL NOME DELL’UNICO DIO. AL FANATISMO RELIGIOSO NON C’E’ RIMEDIO. MARTIRI INNOCENTI HANNO PAGATO CON LA VITA L’APPARTENENZA AD UNA FEDE.

2.
UNA VITTIMA DELLA PEDOFILIA CLERICALE PICCHIA A SANGUE IL SUO VIOLENTATORE

Si è presentato nella casa di riposo in cui il gesuita è pensionato e, con la scusa di comunicargli la morte di un suo parente, gli ha chiesto se si ricordasse di lui: ricevuta risposta negativa, ha iniziato a picchiarlo a sangue. E’ successo in America, in California, a San Jose: il picchiatore altri non è che una vittima di violenze sessuali da parte dello stesso sacerdote, che anni prima aveva costretto lui e suo fratello a praticarsi reciprocamente sesso orale davanti a lui che li guardava. William Lynch è stato così arrestato: in passato, aveva ricevuto un risarcimento di centinaia di migliaia di dollari dalla diocesi californiana, ma non era riuscito a far processare penalmente il prete.

I SOLDI NON SONO BASTATI A SUSCITARE NELLA VITTIMA IL SENTIMENTO DEL PERDONO.

3.
PIO XII HA SALVATO MOLTI EBREI

Un ebreo ha testimoniato come suo padre sia stato salvato dalla furia dei nazisti venendo nascosto in Vaticano da Papa Pio XII. La testimonianza è l'ultima raccolta dalla Pave the Way Foundation, che sta raccogliendo documenti e informazioni sulle azioni di Papa Pacelli durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il testimone, come ha annunciato Gary Krupp, presidente della Fondazione, è Robert Adler, membro della Commissione per l'Olocausto dell'Alabama (Stati Uniti). Adler ha ricordato che suo padre Hugo venne portato in Vaticano nel 1941 e vi rimase nascosto per cinque settimane. Durante quel periodo, incontrò in molte occasioni Pio XII. Hugo venne poi inviato attraverso una rete vaticana in Francia, Spagna e da lì a Sosua, nella Repubblica Dominicana.

SARO’ BREVE: CI MANCAVA CHE NON L’AVESSE FATTO, POTENDO E DOVENDO FARLO.

4.
GLI EBREI ROMANI CRITICANO LA FICTION SU PIO XII
Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha criticato aspramente la fiction “Sotto il cielo di Roma”, dedicata al terribile inverno del 1943, all’occupazione tedesca della capitale, all’orribile razzia nel ghetto ebraico e al ruolo di Papa Pacelli. Di Segni, intervistato dal mensile “Shalom”, ha definito la fiction “una patacca propagandistica, un’opera apologetica”, giudicandola “carente, piena di errori e imprecisioni”, e “assolutoria su scelte, vicende e silenzi del papato di Pio XII che sono ancora oggetto di studi e che ancora attendono di essere vagliate alla luce dei documenti non ancora resi pubblici dagli archivi vaticani
FORSE IL RABBINO DI SEGNI NON E’ MOLTO DOCUMENTATO.

5.
LIBRO-INTERVISTA A RATZINGER

Per le risposte del Papa occorre aspettare il 24 novembre, quando il libro-intervista col giornalista tedesco Peter Seewald e intitolato “Luce del mondo. Il Papa, la chiesa e i segni dei tempi” sarà disponibile in tutte le librerie. Ma per le domande no. Molte stanno trapelando in queste ore e, se confermate, non paiono tradire le attese. Mostrano, infatti, che quanto Seewald disse dieci giorni fa alla Fiera del libro di Francoforte è corretto: “Sono rimasto sconvolto dalla bontà e dalla disponibilità del Papa” aveva dichiarato. Già, perché soltanto un Pontefice buono e disponibile può accettare di parlare a ruota libera di temi che, per la chiesa cattolica, sono tra i più difficili e scottanti.
Che cosa ha scatenato il ripetersi di abusi sessuali commessi dai preti nei confronti di minori?
C’è stata una volontà di copertura dei problemi della pedofilia nel clero da parte delle autorità della chiesa? E ancora: il Papa ha mai pensato di dimettersi?
Oltre alla pedofilia, il grande tema delle riforme nella chiesa, riforme incessantemente chieste da una certa parte di mondo e anche di chiesa, richieste alle quali Papa Ratzinger non ha mai lasciato supporre volesse dare risposte affermative. Però ne parla. E ogni volta che ne parla sono spunti nuovi e riflessioni inedite: è possibile ripensare l’insegnamento della chiesa cattolica sul celibato dei preti? E sul sacerdozio femminile? E sulla contraccezione? E sulle relazioni omosessuali? Si arriverà a dare la comunione ai divorziati risposati?

DA PIÙ PARTI BENEDETTO XVI VIENE DEFINITO RETROGRADO, REAZIONARIO, ANCORATO A UNA VISIONE DI CHIESA VETUSTA E SORPASSATA. L’IMMAGINE APPICCICATAGLI ADDOSSO DAI MEDIA FIN DAI TEMPI IN CUI ERA PREFETTO DELL’EX SANT’UFFIZIO – IL “ROTTWEILER DI DIO” LO CHIAMAVANO – ANCORA INFLUISCE SULL’IMMAGINE CHE LA GENTE HA DI LUI. MA NON SEMBRA ESSERE PROPRIO DI UN “ROTTWEILER DI DIO” ACCETTARE DI DIALOGARE PER UNA SETTIMANA INTERA CON UN GIORNALISTA SUI TEMI DELLE RIFORME DELLA CHIESA. TEMI CHE PORTANO A PENSARE CI SIANO DUE CHIESE, UNA ANCORATA ALLA DOTTRINA, L’ALTRA A ESSA CONTRAPPOSTA E, DUNQUE, SOSTANZIALMENTE ERETICA. CHIEDE SEEWALD: C’È UNO SCISMA NELLA CHIESA CATTOLICA? E ANCORA, LA DOMANDA TANTO CARA ALL’EX ARCIVESCOVO DI MILANO CARLO MARIA MARTINI E AI SUOI SEGUACI: È ARRIVATO IL TEMPO DI UN TERZO CONCILIO VATICANO?
TRA I TANTI TEMI SUI QUALI PIÙ VOLTE IL PAPA SI È DOVUTO ESERCITARE C’È QUELLO CIRCA LA CORRETTA MODALITÀ DI ESERCIZIO DEL PRIMATO PAPALE. SONO MOLTE E FORTI LE SPINTE PER UN ESERCIZIO DEL PRIMATO PIÙ ORIZZONTALE, MENO AUTOCRATICO, SOSTANZIALMENTE CONTRAPPOSTO ALLA VISIONE DI SEMPRE DELLA CHIESA. DI QUI ECCO LE DOMANDE PER RATZINGER: COME PUÒ IL PAPA PRETENDERE DI ESSERE INFALLIBILE? PUÒ UN PAPA PARLARE NEL NOME DI GESÙ?

6.
BERTONE SULLA CRISI ECONOMICA

La crisi economica e finanziaria in atto e' caratterizzata da una portata globale tale che cambiera' non solo il potere economico ma anche quello politico e culturale, con il rischio che si affermino ''nuove e non necessariamente migliori visioni circa la dignita' dell'uomo''. E' quanto ha sostenuto il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, aprendo in Vaticano i lavori di una riunione promossa dall'Istituto per le Opere di Religione sul tema ''Paesi sviluppati e Paesi emergenti. Con la crisi il mercato finanziario e' cambiato profondamente. Quanto perdurera' la situazione attuale? Quali prospettive per il futuro?''. Al convegno hanno partecipato, tra gli altri, il ministro italiano dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, il Cardinale Attilio Nicora, Presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) e membro della Commissione cardinalizia di vigilanza sullo Ior, Monsignor Velasio de Paolis, presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, Monsignor Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, e Monsignor Domenico Calcagno, Segretario dell'Apsa.
“E' necessario prendere coscienza che i prevedibili cambiamenti di potere economico sottintendono cambiamenti di potere politico, e che un potere economico sottintende un potere anche culturale, che viene diffuso ed esportato. Tale processo puo' comportare nuove e non necessariamente migliori visioni circa la dignita' dell'uomo''.
Chi si preoccupa, si e' chiesto per esempio Gotti Tedeschi, ''dei lavoratori africani in quei territori che vengono di nuovo colonizzati per abbassare il proprio costo del lavoro?''. E in definitiva, prosegue l'Osservatore Romano, proprio alla mancanza di una visione etica dell'economia e' dovuta la crisi della finanza, ''scoppiata - come ha ricordato il presidente dello Ior - per sostenere fittiziamente a debito, una crescita del Pil impossibile, vista la natalita' a tasso zero''.

DI TUTTO IL CONVEGNO CREDO CHE LE RIFLESSIONI MIGLIORI SIANO STATE QUELLE DI GOTTI TEDESCHI.

7.
UN ALTRO PRETE IN GAMBA SE NE VA: E’ MORTO MONS. PERADOTTO

E' morto Monsignor Franco Peradotto.
Figura non soltanto piemontese, ha avuto dagli anni Cinquanta, numerosi incarichi nazionali nella Chiesa cattolica. Nato a Cuorgne' (Torino) nel 1928, fu ordinato sacerdote nel 1951 e da quel momento inizio' a esercitare il suo servizio sacerdotale nelle situazioni piu' difficili. Nel 1956 divenne viceparroco in una Chiesa vicino alle ferriere della Fiat, zona operaia. Erano i tempi delle grandi ondate immigratorie dalle Regioni del Sud, con tutti i problemi di convivenza, di inserimento sociale che portavano con se', e in cui c'era la scomunica per gli iscritti al Pci. Don Peradotto privilegio' sempre la strada del confronto. Costruttore di dialogo, era anche grande comunicatore. Giornalista professionista dal 1966, nel '69 fu eletto Presidente della ‘Federazione Italiana della Stampa Cattolica’. Per 32 anni Direttore del settimanale diocesano ‘La Voce del Popolo’, ha sempre scritto su riviste e giornali e partecipato a trasmissioni televisive. Nel 1991 venne nominato Rettore del Santuario della Consolata. E’ stato, tra l’altro, Vicario generale dei Cardinali Ballestrero, Saldarini e Poletto fino al 1999.

BRACCIO DESTRO DEL CARD. PELLEGRINO, ARCIVESCOVO DI TORINO NEGLI ANNI 60-70, IL PROMOTORE DELL'ESPERIENZA DEI PRETI OPERAI, DON PERADOTTO VISSE L'AZIONE PASTORALE NELL'AUTENTICO SPIRITO EVANGELICO DI ATTENZIONE AI PROBLEMI CONCRETI DEI POVERI E DEL MONDO DEL LAVORO. HO AVUTO LA FORTUNA D’INCONTRARLO PIU’ VOLTE E SONO SEMPRE RIMASTO AFFASCINATO DELLA SUA SEMPLICITÀ.

8.
A BUENOS AIRES UN PARCO BIBLICO
A Buenos Aires ogni giorno da otto anni nel parco “Terra Santa” esce un imponente Gesù Cristo: una figura alta diciotto metri, emerge dalla montagna e benedice i quattro punti cardinali. La musica, gli effetti speciali e lo sguardo di Gesù creano un’atmosfera ideale per vivere un altro momento magico nel parco». Proprio come sul set di un film di Hollywood o ancor più come in un parco di attrazioni, a "Terra Santa" i visitatori possono passeggiare nella Gerusalemme ai tempi di Cristo, assistere ad un musical biblico o mangiare in uno dei tanti ristoranti che spuntano qua e là, fra una riproduzione e l’altra.

KITCH? BANALIZZAZIONE? COMMERCIO? FEDE? FORSE E’ TUTTO INSIEME. STA DI FATTO CHE IL PARCO ATTIRA VISITATORI DA TUTTO IL MONDO.

9.
RATZINGER AL QUINTO POSTO SU FORBES

Dopo Jntao, Obama, Aziz Al Sahud e Putin arriva Benedetto XVI: Forbes, la rivista “in” più consultata da quelli che contano e che sperano di contare, colloca al quinto posto un papa cattolico fra gli uomini più potenti del mondo.

PERICOLO! PERICOLO! PERICOLO!
SI’, PERICOLO PERCHE’ A FORBES NON INTERESSA ALTRA VALUTAZIONE CHE QUELLA DEL POTERE DELLE TENEBRE.

10.
TORTE IN FACCIA ALL’ARCIVESCOVO DI BRUXELLES.
Una torta in faccia per l'arcivescovo. La scena, che sembra tratta da un film muto di comiche, si è verificata sul serio a Bruxelles. La vittima è il primate del Belgio, André-Joseph Léonard, noto per le sue posizioni ultraconservaatrici. Una burrosa torta alla panna l'ha raggiunto giusto in volto durante la celebrazione della messa di Ognissanti nella cattedrale di Saints-Michel-et-Gudule. Oltre alla conferma del portavoce dell’arcivescovado, l’episodio è stato ripreso da un video che circola su Youtube. Il primate del Belgio, di cui taluni hanno chiesto le dimissioni, è al centro di una tempesta di polemiche per alcune sue affermazioni sull’aids come punizione divina, sui gay e sui preti pedofili. Alcuni giorni fa nuova benzina sul fuoco era stata gettata dalle dimissioni del portavoce di monsignor Léonard, Juergen Mettepenningen, che ha pubblicamente denunciato l’insensibilità, almeno apparente, dimostrata dall’arcivescovo, accusandolo di omofobia.

STUPIDA MANIFESTAZIONE DI DISSENSO.


11.
SALTANO LE BENEDIZIONI NATALIZIE
Nella vasta diocesi di Milano cominciano a saltare le tradizionali benedizioni delle case che in occasione delle feste natalizie vengono da decenni impartite.
La causa: solita carenza di clero.

MENO MALE CHE C’E’ CARENZA DI CLERO. LA TRADIZIONE DELLE BENEDIZIONI E’ SUPERATA DA UN PEZZO. I PARROCI NON DOVREBBERO VESTIRSI DI COTTA E STOLA E GIRARE A SPRUZZARE ACQUA BENEDETTA, MA ESSERE IN ATTEGGIAMENTO DI BENEDIZIONE TUTTO L’ANNO. SE SI SAPESSERO ORGANIZZARE OGNI SERA POTREBBERO PASSARE AD INCONTRARE TUTTE LE FAMIGLIE DELLA PARROCCHIA E CONOSCEREBBERO REALTA’ A LORO IGNOTE, FAREBBERO SENTIRE VICINA LA PRESENZA DI DIO, POTREBBERO AVVICINARE IL VANGELO ALLE CASE…QUANTE COSE POTREBBERO FARE INVECE DI LIMITARSI A SUONARE IL CAMPANELLO, SPARGERE ACQUA BENEDETTA E RICEVERE L’OFFERTA!


12.
IL PAPA AI VESCOVI ITALIANI RIUNITI AD ASSISI: CHI VUOLE RIFORMARE E’ OBBEDIENTE ALLA FEDE.
“Cari fratelli nell’episcopato, il vostro convenire pone al centro dei lavori assembleari l’esame della traduzione italiana della terza edizione tipica del Messale Romano. La corrispondenza della preghiera della Chiesa (lex orandi) con la regola della fede (lex credendi) plasma il pensiero e i sentimenti della comunità cristiana, dando forma alla Chiesa, corpo di Cristo e tempio dello Spirito. Ogni parola umana non può prescindere dal tempo, anche quando, come nel caso della liturgia, costituisce una finestra che si apre oltre il tempo. Dare voce a una realtà perennemente valida esige pertanto il sapiente equilibrio di continuità e novità, di tradizione e attualizzazione. Il Messale stesso si pone all’interno di questo processo. Ogni vero riformatore, infatti, è un obbediente della fede: non si muove in maniera arbitraria, né si arroga alcuna discrezionalità sul rito; non è il padrone, ma il custode del tesoro istituito dal Signore e a noi affidato. La Chiesa intera è presente in ogni liturgia: aderire alla sua forma è condizione di autenticità di ciò che si celebra. “

COSI’ PAPA BENEDETTO XVI HA ESPRESSO CHIARAMENTE COSA NE PENSA DELLA LITURGIA.
SI SA CHE QUESTO PAPA E’ MOLTO ATTENTO ALLA LITURGIA CHE – A QUANTO SEMBRA – VORREBBE ANCORA UN PO’ RETRO.
NON CONDIVIDO MOLTO IL RICHIAMO A NON MUOVERSI IN MANIERA ABITRARIA.
SECONDO ME IL MESSALE E’ UNA TRACCIA IMPORTANTE, MA NON DEVE ESSERE SEGUITO PEDISSEQUAMENTE SENZA PERSONALIZZAZIONE DELLA LITURGIA DA PARTE DEL PRESIDENTE DELL’AZIONE LITURGICA E DEI FEDELI.

13.
RIMPIANTI PER UN POTERE CHE NON C’E’ PIU’?
C’era una volta il “braccio armato” della chiesa italiana, le lobby della vita, della famiglia e della politica che sotto i nomi di Scienza e Vita, Forum delle associazioni familiari e Retinopera interagivano col mondo delle istituzioni fino a indirizzarne decisioni e finalità. C’erano una volta e oggi sembrano non esserci più, come l’appena conclusasi conferenza nazionale della famiglia suggerisce: una conferenza pensata per permettere un confronto col governo ha visto il premier mancare l’appuntamento, spinto alla rinuncia dall’unica uscita pubblica degna dei riflettori dei media del presidente del Forum, il sociologo Francesco Belletti: “La presenza di Berlusconi alla conferenza ci imbarazza”, aveva detto la settimana scorsa. Berlusconi non ha potuto fare altro che defilarsi, senza che il Forum delle famiglie abbia avuto la forza di motivare tanto imbarazzo.
Cosa sta succedendo alla chiesa italiana? Dov’è finita quella chiesa capace di ottenere risultati importanti come l’affossamento del referendum sulla procreazione medicalmente assistita (2005) e, complice la discesa in piazza del popolo del Family Day, dei progetti di legge sulle coppie di fatto (2007)? Formalmente le tre lobby sono ancora in piedi. Ma sono mesi che non battono colpi significativi: nella discussione parlamentare sul testamento biologico Scienza e Vita non ha preso posizione. Così sulle tematiche della vita e della famiglia. E per il futuro? Presto il Parlamento tornerà a discutere della legge sull’omofobia, di divorzio “brevissimo”, ancora dei “Dico”, di testamento biologico, della diffusione su scala regionale della Ru486, di fecondazione artificiale. Tornerà a discutere ma, con ogni probabilità, la chiesa non farà sentire la propria voce.
Una volta c’era il cardinale Camillo Ruini che certe battaglie le prendeva di petto: “Meglio contestati che irrilevanti”, diceva. E oggi? Oggi Ruini non c’è più. E con lui sembra non esserci più quella rete che sotto la sua guida lottava dove era ritenuto più necessario. Tutto è cominciato nel marzo del 2007, quando Ruini passò la guida della Cei ad Angelo Bagnasco. Fu il 25 di quel mese che il cardinale segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone suonò il requiem del cosiddetto cattolicesimo politico, ovvero della rilevanza dei cattolici all’interno dell’agone politico. Bertone, con una lettera inviata a Bagnasco, avocò a sé la gestione dei rapporti della chiesa italiana con le istituzioni.
Sono state tante le conseguenze di questa nuova linea concordataria. Tra queste le dimissioni del direttore del Centro bioetico dell’Università cattolica, Adriano Pessina, da Scienza e Vita. Era il 2008. Eluana Englaro era da poco morta. Bagnasco, pur con tutte le premesse del caso, si disse possibilista circa una legge sul fine vita. Con lui l’allora presidente della Pontificia accademia per la vita, nonché cappellano di Montecitorio, Rino Fisichella.

IL MONDO ECCLESIALE NON DEVE CONTARE PER LE RELAZIONI POLITICHE, MA PER LA CAPACITA’ DI ESSERE SEME CHE CRESCE, SALE CHE E’ LIEVITO, LUCE SUL MOGGIO.


14
LA CEI ESORTA A VIVERE E NON A VIVACCHIARE.
“Non è più tempo di galleggiare” ma occorre “fare tutti uno scatto in avanti concreto e stabile verso soluzioni utili al paese e il più possibile condivise”, ha detto il presidente della Cei – ma non è nulla rispetto al sentimento di insofferenza che la classe dirigente della chiesa italiana nutre nei confronti del premier. “C’è una caduta di qualità della scena politica”, ha detto Bagnasco cercando di dare spazio con un certo stile ai sentimenti più accesi dell’episcopato.
In realtà, un testo dai toni ben più forti pare che Bagnasco l’avesse ipotizzato. Ma l’“imbarazzo” manifestato cinque giorni fa dal presidente del Forum delle associazioni familiari, Francesco Belletti, per la presenza del premier alla Conferenza nazionale della famiglia e la conseguente rinuncia del premier a parteciparvi hanno convinto il capo dei vescovi italiani ad adottare toni più soft. Dalla presidenza dell’episcopato del paese, tra l’altro, pare sia partita una richiesta ai vescovi di mantenersi abbottonati coi media almeno fino a prolusione pronunciata, al fine di non gettare ulteriore benzina sul fuoco delle critiche. L’uscita di Belletti, infatti, seppure espressione della pancia dell’episcopato, non è stata giudicata da tutti opportuna.
Non è facile per Bagnasco gestire il malcontento dei vescovi. E non sarà facile gestirlo di qui in avanti. Da una parte ci sono i vescovi. Dall’altra c’è il Vaticano e l’azione nei confronti dei politici che dal febbraio del 2007 il cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone ha appaltato a sé. Grazie a Bertone il premier ha trovato oltre il Tevere un alleato fedele e fidato e non è facile per Bagnasco smarcarsi e far ritrovare alla Cei una sua autonomia. La ferita del “caso Boffo” sanguina ancora e soprattutto mette ancora molta paura negli uomini ai quali è affidata la responsabilità della Conferenza episcopale del paese.

IL RICHIAMO E’ IMPORTANTE, MA RISCHIA DI RIMANERE LETTERA MORTA PERCHE’ LA GRAN PARTE DELL’EPISCOPATO E’ TIMIDAMENTE ASSERVITO A ROMA E MOLTISSIMI VESCOVI NON AMANO ESPORSI.


15
IL LETTORATO ALLE DONNE.
''L'auspicio dei Padri sinodali che 'il ministero del lettorato sia aperto anche alle donne' e' stato preso in considerazione e il Santo Padre sta studiando attentamente la questione''. Lo ha detto il Cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, durante la conferenza stampa di presentazione dell'esortazione apostolica ''Verbum Domini'', nella quale Benedetto XVI raccoglie le proposte del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, svoltosi in Vaticano nell'ottobre 2008. Tra le ''questioni da approfondire'', Ouellet ha indicato in particolare quella sul Ministero della Parola e la donna. L'esortazione post-sinodale ricorda che mentre il Vangelo e' proclamato dal sacerdote o dal diacono, la prima e seconda lettura sono affidate a un laico, uomo o donna. E ribadisce l'invito dei vescovi a far si' che via sia una particolare cura nella formazione del lettorato, ministero laicale che viene particolarmente incoraggiato. Alla conferenza stampa sulla ''Verbum Domini'' hanno partecipato anche Monsignor Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, Monsignor Nikola Eterovic e Monsignor Fortunato Frezza, rispettivamente Segretario Generale e Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi.

MA DAVVERO? CI SONO VOLUTI TUTTI QUESTI ANNI DALLA MINISTERIA QUAEDAM DI PAOLO VI FINO AD OGGI PER SAPERE CHE QUALCUNO STA COMINCIANDO A PENSARE CHE ANCHE UNA DONNA POSSA RICEVERE IL MINISTERO DEL LETTORATO?
MA QUANDO FINIRA’ QUESTA IPOCRISIA PER CUI PREVALENTEMENTE LE DONNE LEGGONO, MA NON SONO LETTRICI UFFICIALI?


16
ESORTAZIONE APOSTOLICA SULLA PAROLA DI DIO VITA DELLA CHIESA.
E' stata pubblicata una 'esortazione apostolica' del Papa che trae origine dalla XII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi che si è svolto in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008 ed ha avuto come tema 'La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa'. Si tratta di "alcune linee fondamentali per una riscoperta, nella vita della Chiesa, della divina Parola, sorgente di costante rinnovamento, auspicando al contempo che essa diventi sempre più il cuore di ogni attività ecclesiale", scrive il Pontefice. Il sinodo ha voluto concentrarsi sulla Bibbia per "riscoprire ciò che nel quotidiano rischiamo di dare per scontato: il fatto che Dio parli e risponda alle nostre domande". Mediante l'esortazione apostolica, il Pontefice spiega di desiderare che "le acquisizioni del Sinodo influiscano efficacemente sulla vita della Chiesa: sul personale rapporto con le sacre Scritture, sulla loro interpretazione nella liturgia e nella catechesi come anche nella ricerca scientifica, affinché la Bibbia non rimanga una Parola del passato, ma una Parola viva e attuale".
Sarebbe "sbagliato", per Ratzinger, "non considerare quei brani della Scrittura che ci appaiono problematici". Nel passaggio ai tratti "oscuri" della Bibbia ("La rivelazione si adatta al livello culturale e morale di epoche lontane e riferisce quindi fatti e usanze, ad esempio manovre fraudolente, interventi violenti, sterminio di popolazioni"), il Papa sostiene che, piuttosto, "si deve essere consapevoli che la lettura di queste pagine richiede l`acquisizione di un`adeguata competenza, mediante una formazione che legga i testi nel loro contesto storico-letterario e nella prospettiva cristiana, che ha come chiave ermeneutica ultima 'il Vangelo e il comandamento nuovo di Gesù Cristo compiuto nel mistero pasquale'. Perciò esorto gli studiosi e i Pastori ad aiutare tutti i fedeli ad accostarsi anche a queste pagine mediante una lettura che faccia scoprire il loro significato alla luce del mistero di Cristo". Il Papa striglia, poi, un certo modo approssimativo di celebrare la Messa e, in vari punti dell'esortazione apostolica sulla Parola di Dio, 'Verbum Domini', critica le "divagazioni" nelle omelie, l'assenza di silenzio e gli "abusi" liturgici di chi nelle celebrazioni liturgiche non legge la Bibbia ma brani di letteratura. "Coloro che per ministero specifico sono deputati alla predicazione abbiano veramente a cuore questo compito", scrive Benedetto XVI. "Si devono evitare omelie generiche ed astratte, che occultino la semplicità della Parola di Dio, come pure inutili divagazioni che rischiano di attirare l`attenzione sul predicatore piuttosto che al cuore del messaggio evangelico". I preti devono conosce la Sacra Scrittura e predicare "con convinzione e passione". Il Pontefice auspica che si diffonda la 'liturgia delle ore' ("Non potrà che aumentare tra i fedeli la familiarità con la Parola di Dio") e, quanto al silenzio, evidenzia: "Il nostro tempo non favorisce il raccoglimento e a volte si ha l`impressione che ci sia quasi timore a staccarsi, anche per un momento, dagli strumenti di comunicazione di massa. Per questo è necessario oggi educare il Popolo di Dio al valore del silenzio. Riscoprire la centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa vuol dire anche riscoprire il senso del raccoglimento e della quiete interiore". Il Sinodo del 2008 sulla Bibbia, rammenta ancora il Papa, "ha vivamente ribadito quanto, peraltro, già stabilito dalla norma liturgica della Chiesa, che le letture tratte dalla sacra Scrittura non siano mai sostituite con altri testi, per quanto significativi dal punto di vista pastorale o spirituale". Si tratta "di una disposizione antica della Chiesa che va mantenuta. Di fronte ad alcuni abusi, già il Papa Giovanni Paolo II aveva richiamato l`importanza di non sostituire mai la sacra Scrittura con altre letture. Ricordiamo che anche il Salmo responsoriale è Parola di Dio, con la quale rispondiamo alla voce del Signore e per questo - conclude Ratzinger - non deve essere sostituito da altri testi; mentre è assai opportuno poterlo eseguire in forma cantata".

E’ BELLA. LA CONDIVIDO QUASI TUTTA.

17
PER RISOLVERE CRISI ECONOMICA: TORNARE ALLA TERRA.
“La crisi economica in atto, di cui si è trattato anche in questi giorni nella riunione del cosiddetto G20, va presa in tutta la sua serietà: essa ha numerose cause e manda un forte richiamo a una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale»: così Benedetto XVI durante l'Angelus di domenica scorsa per il quale la crisi «è un sintomo acuto che si è aggiunto ad altri ben più gravi e già ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame, l'emergenza ecologica e, ormai anch'esso generale, il problema della disoccupazione». Per questo motivo il papa parla di una «revisione profonda del modello di sviluppo globale». Serve lavoro, dice, la cui «importanza» per l'umanità non va mai dimenticata, e servono politiche contro la disoccupazione. Benedetto XVI auspica poi un «rilancio strategico dell'agricoltura», «non in senso nostalgico ma come risorsa indispensabile per il futuro». «Non pochi giovani - afferma - hanno già scelto questa strada; anche diversi laureati tornano a dedicarsi all'impresa agricola, sentendo di rispondere così non solo ad un bisogno personale e familiare, ma anche a un segno dei tempi, ad una sensibilità concreta per il bene comune»

E’ UNA PROPOSTA, MA NON RISOLVE IL PROBLEMA. DEL RESTO I PRIMI A NON VANGARE LA TERRA QUANDO ANCORA C’ERA TERRA SONO STATI PROPRIO I PRETI.

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ALLA MEMORIA DI OSCAR ROMERO
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso che il 24 marzo sara' la Giornata internazionale per il diritto alle verita’, dedicata al vescovo cattolico salvadoregno Monsignor Oscar Romero, che proprio in questo giorno, nel 1980, venne ucciso mentre celebrava la Messa. La decisione di dedicare la Giornata a Monsignor Romero, e’ stata appoggiata da 45 Paesi membri dell'Onu.

NE SONO FELICISSIMO. LA MEMORIA DI OSCAR ROMERO DEVE RIMANERE NEI SECOLI PER RICORDARE CHE L’AMORE PER LA VERITA’ E’ UN SEGNO CHE CONTRADDISTINGUE TUTTI GLI UOMINI E CHE CREDENTI IN CRISTO SONO SEMPRE DISPOSTI A DARE LA VITA PER LA VERITA’.

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IRLANDA NON SEMPRE VERDE.

Tolleranza zero. Inizia la Visita apostolica in Irlanda voluta dal Papa per rispondere al dolore provocato dagli abusi commessi da sacerdoti e religiosi ed aiutare la Chiesa "nel suo cammino di rinnovamento". Lo afferma una nota della Santa Sede che delinea, nei dettagli, "un chiaro piano per la Visita", indicandone finalita', compiti e tempi. Sara' di fatto un'indagine a tappeto, che vede protagonisti un pool di 9 visitatori che saranno impegnati in quattro Arcidiocesi del Paese, nei seminari irlandesi (compreso il Pontificio Collegio irlandese di Roma) e nelle case religiose. La prima fase della visita dovra' essere completata entro la Pasqua del 2011, in modo che i risultati possano essere studiati a maggio. Obiettivo della visita e' verificare "l'efficacia delle procedure seguite al presente nel rispondere ai casi di abuso e delle forme di assistenza attualmente offerte alle vittime". Nel comunicato, la Santa Sede precisa pero' che "la Visita non sara' un'indagine circa casi individuali di abuso, ne' un processo per giudicare eventi del passato". Questo significa che "la Visita non interferira' in alcun modo con l'ordinaria attivita' delle autorita' giudiziarie, ne' con l'attivita' delle Commissioni di inchiesta stabilite dal Parlamento irlandese, ne' con il lavoro di qualsiasi autorita' legislativa che abbia competenza nel campo della prevenzione dell'abuso sui minori".

L’IRLANDA STA DIVENTANDO UN CENTRO DI INTERESSE RELIGIOSO OLTRECHE’ POLITICO-ECONOMICO. CONOSCENDO UN PO’ I MECCANISMI CURIALI CREDO CHE IL PAPA ABBIA DECISO DI PARTIRE DA QUI PER UN RISCATTO D’IMMAGINE DELLA CHIESA CATTOLICA VERSO LA PIAGA DELLA PEDOFILIA.


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IL PATRIARCA DEL LIBANO: UNICO A PARLAR CHIARO SUL CELIBATO.

Quello del celibato sacerdotale e’ un tema che non puo’ essere eluso dal Sinodo dei Vescovi. Ne e’ convinto il card. Pierre Nasrallah Sfeir, patriarca maronita del Libano, che si e’ clamorosamente discostato dalla linea espressa dalla "Relatio" del Patriarca di Venezia, card. Angelo Scola. Intervenendo in Aula, l’anziano cardinale ha sottolineato alla presenza del Papa l’incongruenza costituita dal fatto che la Chiesa Cattolica riconosce agli ex pastori anglicani sposati la possibilita’ di esercitare il sacerdozio e invece la nega ai suoi preti, che si trovano nelle stesse condizioni. E ha rivelato di aver ricevuto, in quanto capo di una chiesa orientale che ammette la presenza di sacerdoti sposati, molte richieste di preti occidentali che vorrebbero incardinarsi in Libano per potersi sposare. Il Patriarca maronita non ha nascosto i problemi che pone alla pastorale la presenza di preti sposati (che hanno doveri verso la moglie e i figli e quindi spesso finiscono col trascurare il loro impegno sacerdotale) ma ha ricordato l’opinione di San Paolo per il quale "non sposarsi e’ un bene, ma e’ meglio sposarsi che ardere".

IL CARD. SFEIR HA RAGIONE: OCCORRE CHE LA GERARCHIA ABBIA IL CORAGGIO D’USCIRE DALL’AMBIGUITA’ IN CUI S’E’ CACCIATA SIA OCCULTAMENTE CHE PALESEMENTE. OCCULTAMENTE QUANDO TOLLERA CONVIVENZE DI PRETI CHE UFFICIALMENTE SONO RIGOROSAMENTE CELIBI (SONO CELIBI, MA NON CASTI. DA QUI IL FAMOSO”NISI CASTE SALTEM CAUTE”). PALESEMENTE QUANDO PER PROSELITISMO ANNOVERA PRETI ANGLICANI CHE RINNEGANO LA PROPRIA APPARTENENZA A QUELLA CHIESA E SONO IMBARCATI CON MOGLIE E FIGLI NELLA CHIESA CATTOLICA CREANDO PER ESSI UNA PRELATURA.

22.
MESSE SENZA PRETI O MEGLIO…PRETI IN PROPRIO PER CELEBRARE MESSA.

La crisi di vocazioni e la continua chiusura delle chiese, ma soprattutto le delusioni per la decisione del Vaticano di nominare un vescovo conservatore e il malessere per gli scandali della pedofilia, hanno fatto aumentare il numero dei cattolici che in Belgio e in Olanda celebrano da soli la messa e la comunione, ma anche nozze, battesimi e funerali, senza la presenza di preti. Il fenomeno è talmente diffuso che il quotidiano americano International Herald Tribune gli dedica un reportage in prima pagina, partendo dalla piccola città fiamminga di Buizengen, (qui nel febbraio scorso si scontrarono due treni, provocando morti e feriti), dove Willy Delsaert, un ex ferroviere di 60 anni, che soffre di dislessia, ha fondato la parrocchia Don Bosco, dove ogni domenica mattina celebra messa e distribuisce la comunione con sua moglie a fianco: «Chi prende questo pane e lo mangia, dichiara il suo desiderio per un mondo nuovo», spiega Delsaert spezzando l’ostia. «Con queste parole - si legge sul quotidiano - il signor Delsaert e i suoi compagni parrocchiani stanno discretamente guidando un movimento che ha radici molto profonde e sfida secoli di dottrina della Chiesa cattolica romana, servendo e impartendo la comunione senza preti». Come quella di Don Bosco, sono almeno una dozzina le chiese cattoliche senza sacerdoti che sono spuntate e cresciute negli ultimi due anni in Olanda e nella parte fiamminga del Belgio, la regione delle Fiandre: come detto, il quotidiano le definisce «una reazione non facile a una combinazione di fattori: la mancanza di preti, l’insoddisfazione verso il Vaticano per la nomina di un vescovo conservatore (Andrè Joseph Leonard, ndr) e, più recentemente, il malessere per il tentativo di occultare gli abusi sessuali dei preti».

L’INIZIATIVA E’ INTERESSANTE, MA A ME IL TROPPO “FAI DA TE” LASCIA SEMPRE UN PO’ PERPLESSO.

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IL CARD. BIFFI AGGIUNGE 100 PAGINE AL SUO LIBRO ED E’ SUBITO TAM TAM MEDIATICO

La prima edizione del libro, uscita nel 2007, ebbe una forte risonanza. Nella Quaresima di quello stesso anno Benedetto XVI aveva chiamato Biffi a predicare gli esercizi spirituali in Vaticano.
Di quel primo volume colpirono i giudizi con cui il cardinale criticava l'ingenuità di Giovanni XXIII, i frutti negativi del Concilio Vaticano II, i silenzi sul comunismo, i "mea culpa" di Giovanni Paolo II, e tante altre cose ancora. Anche questa nuova edizione farà sicuramente rumore.

LE PAGINE IN PIÙ SONO UN CENTINAIO, E RIGUARDANO LE ABERRAZIONI DEL DOPOCONCILIO SULLA CHIESA E GLI EBREI, SULL'IDEOLOGIA DELL'OMOSESSUALITÀ. MA C'È MOLTO ALTRO ANCORA DI NUOVO, IN QUESTA SECONDA EDIZIONE DEL LIBRO. UN INTERO NUOVO CAPITOLO È DEDICATO, AD ESEMPIO, ALLA "SFIDA DELLA CASTITÀ", CON RIFLESSIONI SULLA RISPOSTA CRISTIANA – COMPRESO IL CELIBATO "PER IL REGNO DEI CIELI" – ALLE TEORIE E ALLE PRATICHE SESSUALI DOMINANTI. UN'ALTRA AMPIA "DIGRESSIONE" RIGUARDA LA CONCEZIONE CHE IL CRISTIANESIMO HA DELLA DONNA, RIVOLUZIONARIA RISPETTO A QUELLE PREVALENTI IN VARI TEMPI E IN VARIE CULTURE. ALTRE PAGINE RIVISITANO UN PAPA MOLTO CRITICATO, PIO IX, CON OSSERVAZIONI ACUTE SULLE SCELTE LUNGIMIRANTI DA LUI COMPIUTE. INOLTRE, DA MILANESE PUROSANGUE QUAL È, IL CARDINALE BIFFI NON TACE SULLE VICISSITUDINI DEL RITO AMBROSIANO, L'ANTICHISSIMO RITO LITURGICO IN USO NELLA DIOCESI DI MILANO DAI TEMPI DI SANT'AMBROGIO.


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LA CINA VA AVANTI PER LA SUA STRADA
Nuove tensioni fra Santa Sede e Cina. Il Vaticano è intervenuto oggi contro un’ordinazione episcopale illecita in programma per sabato 20 novembre e ha denunciato le pressioni che sono state fatte per costringere alcuni vescovi in comunione con il Papa a partecipare alla cerimonia e a consacrare il prescelto «La Santa Sede è preoccupata da notizie provenienti dalla Cina in cui si afferma che alcuni vescovi in comunione col papa sono forzati da rappresentanti del governo a partecipare a una ordinazione episcopale illecita a Chengde, nordest dell’Hebei e che si dice programmata intorno al 20 novembre». Sono almeno tre i vescovi che in queste ore stanno subendo pressioni: Pietro Feng Xinmao di Hengshui (Jingxian), Giuseppe Li Liangui di Cangzhou (Xianxian) e Paul Pei Jiunmei (Sheyang). I primi due sono scomparsi dalla circolazione da giorni, come avviene quando le autorità governative li mantengono agli arresti domiciliari o li prelevano per farli forzatamente partecipare a un’ordinazione episcopale, mentre il terzo rimane reperibile, anche se su di lui vengono esercitate pressioni affinché partecipi alla consacraziione. «Se queste notizie sono vere, la Santa Sede – si legge nel comunicato – considera tali azioni come gravi violazioni alla libertà di religione e di coscienza». L’ordinazione è «illecita e dannosa alle relazioni costruttive che sono state sviluppate negli ultimi tempi fra la Repubblica popolare cinese e la Santa Sede». Il candidato che dovrebbe diventare vescovo di Chegde (Hebei) senza aver ottenuto il placet vaticano è padre Giuseppe Guo Jincai. Guo è vice segretario generale dell’Associazione patriottica, oltre che rappresentante cattolico dell’Assemblea nazionale del popolo, il «Parlamento» di Pechino. Il Vaticano ha confermato che padre Guo Jincai «non ha ricevuto l’approvazione del Santo Padre per essere ordinato come vescovo della Chiesa cattolica». Erano quattro anni che il governo cinese e l’Associazione patriottica non imponevano ordinazioni episcopali illecite e in questo periodo ben dieci nuovi vescovi sono stati designati con il consenso di Roma.

CONTINUIAMO A RINCORRERE LA CINA NON SOLO SUL PIANO ECONOMICO, MA ANCHE RELIGIOSO, SOCIALE ECC. ECC. E CI RITROVEREMO AD AVER LE BRAGHE CALATE COME SI FECE AI TEMPI DELLA SORGENTE GERMANIA NAZISTA.


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IL COMANDANTE DELLA GUARDA SVIZZERA E LA SUA ESPERIENZA IN VATICANO.
Si dice che in Vaticano si può perdere la fede! Si dice! Ma io credo che si deve essere sempre realistici. La Chiesa è fatta da uomini e gli uomini sono fragili e peccatori. Questo mi ha fatto capire che il Vaticano non è, come si pensa da noi, un posto simile al Paradiso, dove sono solo i Santi che decidono. Il Vaticano è uno Stato composto da uomini. Come sono? Non sta a me dirlo, ma posso dire che qui ci sono anche i Santi."
A raccontare così la vita dello stato più piccolo e interessante del mondo è il nuovo voce comandante della Guardia Svizzera Pontificia, il Tenente Colonello Christoph Graf in una intervista rilasciata ad Anna Artymiak per la agenzia Gaudium Press. In occasione della Festa di Sana Martino di Tours, uno dei tre patroni della Guardia, il neo vice comandante ha raccontato un po' di se stesso. Ad esempio come ha deciso di entrare nel corpo militare più piccolo e famoso del mondo. "Lavoravo alle Poste Svizzere vicino casa mia e avevo già 25 anni. Un giorno ho pensato: "Ma che vita è questa? Andare sempre alla mattina al lavoro e tornare alla sera per i prossimi 40 anni? Non posso continuare così." Volevo uscire dalla quotidianità. A Lucerna dove prima ho lavorato, ho visitato una mostra sulla Guardia Svizzera Pontificia. Ho preso un fascicolo informativo sul Corpo, l'ho letto attentamente e subito ho pensato che poteva essere qualcosa adatto a me, dal momento che per me la fede è sempre stata una cosa molto importante, il 2 marzo 1987 sono arrivato a Roma. Da allora Christoph ha costruito la sua vita personale insieme alla sua fede e alla sua vita di servizio. La sua fede è rimasta viva ed ha anche trasmesso la sua particolare devozione a Padre Pio ai giovani svizzeri che arrivavano a Roma.Dopo gli anni indimenticabili con Giovanni Paolo II è arrivato Benedetto XVI: "Non è così come scrivono quasi tutti i giornali. E' un uomo molto umile, che ha messo proprio tutta la sua vita a disposizione della Chiesa, un vero servitore. Lui vuole essere un servitore, Lui è "il servitore". Come aveva detto quando era stato eletto: "semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore". Questo voleva, e on vuole essere un Papa. Lui si vede come il servitore di tutti."
Sfogliando le pagine dei ricordi di 23 anni di servizio ci sono quelli passati come istruttore e poi come Sergente Maggiore. È lui che negli ultimi anni sostiene la bandiera del Corpo durante il Giuramento. Ma poi ci sono i ricordi del cuore:"Una cosa che non dimenticherò mai è stata la morte di Giovanni Paolo II. Sono stato tantissimi anni con lui, quasi 18 anni. Si può dire era come il tuo Papa che è andato via. Alla fine della sua vita ha sofferto tantissimo. Quando lo si vedeva, quando gli si stava vicino in servizio, si pensava: "Come soffre questo uomo!". Poi, l'elezione di Benedetto XVI è stata una cosa eccezionale, come del resto tutto il conclave: è stato bello poter assistere almeno una volta a questo avvenimento.

UNA BELLA TESTIMONIANZA.


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IL VATICANO SI DEDICA ALLA COSMOLOGIA.

Per ora e' ancora nella fase di ''progetto'', con tutte le collaborazioni scientifiche e la necessita' di reperire i fondi, ma l'idea e' ambiziosa: creare un punto di riferimento in varie lingue per mettere a disposizione le nuove conoscenze scientifiche che si acquisiscono nel campo della Cosmologia, insieme alle verita' filosofico-teologiche e alle interpretazioni artistiche degli stessi temi. E il tutto in tre livelli: divulgativo di base, scolastico per studenti e insegnanti, e per studiosi e ricercatori. Cosi' Monsignor Gianfranco Basti, decano della Facolta' di Filosofia della Pontificia Universita' ‘Lateranense’, descrive all'ANSA il progetto del ''Portale universale di Cosmologia'', di cui sara' direttore e per la cui creazione e' stato siglato un accordo quadro tra il Pontificio Consiglio della Cultura e l'Asi (Agenzia Spaziale Italiana). ''Questi sono anni particolari per la Cosmologia'', spiega Basti, citando ricerche come quelle del nuovo satellite Planck, dalle cui acquisizioni sulla ''disomogeneita' della radiazione cosmica di fondo'' si attende che ''il Big Bang da ipotesi matematica diventi teoria scientifica'', o le ricerche che si conducono a Ginevra sulla generazione di materia dall'energia. ''Quello che interessa il grande pubblico - osserva il religioso - e' un'informazione continuamente aggiornata, con tutti i dati in tempo reale''. In piu', sul portale ci saranno anche confronti con le filosofie e le religioni di tutto il mondo, da

COSA DIRA’ GALILEO GALILEI?

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IL LIBRO DEL PAPA “LUCE DEL MONDO” E…DIVORZIATI RISPOSATI

''Certo che bisogna farlo'Benedetto XVI risponde senza esitazioni al giornalista Peter Seewald, che nel libro-intervista 'Luce del mondo' gli chiede se, come aveva gia' affermato una volta da cardinale, il tema della comunione i divorziati risposati debba essere ''approfondito. Quello che si puo' fare e' da un lato analizzare piu' a fondo la questione della validita' dei matrimoni. Fino ad oggi il diritto ecclesiastico ha presupposto che chi contraeva matrimonio sapesse che cos'e' il matrimonio. Nell'odierno groviglio di opinioni e in una costellazione totalmente mutata, e' piu' facile che si creda che corrisponde maggiormente alla normalita' rompere un matrimonio. E allora e' necessario chiedersi come riconoscere la validita' e come sia possibile operare per una guarigione''.

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IL LIBRO DEL PAPA “LUCE DEL MONDO” E…PRESERVATIVO

Il professore emerito Hans Küng commenta le dichiarazioni del Papa sui condom legittimati in casi specifici, una svolta nella ferrea dottrina della Chiesa in materia di sessualità che tanto clamore ha creato nel mondo occidentale
Il teologo svizzero è rimasto stupito dalla bassa mossa di marketing organizzata dal Vaticano. Una simile revisione della dottrina cattolica in tema di prevenzione sessuale avrebbe dovuto essere espressa in una predica o in un discorso morale, non certo in un’intervista concessa ad un giornalista noto per scrivere da anni le veline di Ratzinger. Secondo Küng l’intera faccenda, anticipazioni controverso pubblicate dall’Osservatore romano comprese, è stato un fiacco tentativo per rilanciare l’immagine del Papa dopo la nomina dei nuovi cardinali. Dopo l’ordinazione dei nuovi vertici della Chiesa c’era bisogno di un bestseller in libreria.

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IL LIBRO DEL PAPA “LUCE DEL MONDO” E…CELIBATO

Sempre per Kung la dichiarazione shock sul preservativo ammissibile nel caso della prostituzione maschile è solo una mossa tattica, un’ammissione informale dell’errata posizione della Chiesa. Anche il Papa sarebbe conscio, nell’opinione di Küng, che perfino i cattolici più conservatori utilizzano il profilattico, e l’opposizione al condom ha spesso reso ridicolo il Vaticano. Ma le dichiarazioni sono solo un adattamento, e non la vera svolta che sarebbe necessaria, riconoscendo l’utilizzo del profilattico anche per le coppie etero, non solo come metodo di prevenzione, ma anche di contraccezione.

NON HO ANCORA ACQUISTATO IL LIBRO, MA ALLA LUCE DEL BAILAMME CHE HA SUSCITATO L’EDIZIONE (GIA’ ESAURITA NELLA VERSIONE ITALIANA) DEVO AMMETTERE CHE IL VATICANO SE NE INTENDE DI MARKETING STRATEGICO. MI SEMBRA DI CONOSCERE ABBASTANZA RATZINGER PER POTER AFFERMARE IN TUTTA TRANQUILLITA’ CHE “LUCE DEL MONDO” NON DICE NULLA DI NUOVO E DI SCONVOLGENTE RISPETTO ALLA TRADIZIONALE DOTTRINA ECCLESIALE SUI TEMI SOPRA ESPOSTI, MA “CHAPEAU” ALL’UFFICIO MARKETING: HA SAPUTO FARE IL SUO MESTIERE.


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INGIUSTO PROCESSO CANONICO
Nella "giornata di riflessione e preghiera" che ha preceduto il concistoro, Benedetto XVI ha proposto ai cardinali cinque temi di discussione. Uno di questi è stato "la risposta della Chiesa ai casi di abusi sessuali". Era la prima volta che se ne discuteva a un così alto livello, da parte di un collegio di cardinali rappresentativo della Chiesa universale, attorno al papa. La discussione è stata introdotta dal cardinale William J. Levada, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, e si è protratta per circa un'ora, a porte rigorosamente chiuse La congregazione invierà presto una lettera circolare alle conferenze episcopali con indicazioni "per un programma coordinato ed efficace".


MI SCUSO SE IL COMMENTO SARA’ UN PO’ LUNGO.
A MIO AVVISO QUESTA LINEA SI PRESTA A SERIE OBIEZIONI E OFFRE IL FIANCO A VARI RISCHI.
ANZITUTTO VALUTEREI LA COSA SUL PIANO GIURIDICO: UN ELEMENTO CHIAVE DELLE INNOVAZIONI NORMATIVE È, A PARTIRE DAL 2001, L'ASSEGNAZIONE DELLA COMPETENZA ESCLUSIVA SUI DELITTI DI PEDOFILIA ALLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE. IN PRATICA, QUANDO UN VESCOVO SI TROVA IN PRESENZA DI UN CASO DI PEDOFILIA, DOPO UNA PRIMA VERIFICA DELL'ATTENDIBILITÀ DELLA DENUNCIA DEVE RIMETTERE LA CAUSA A ROMA. QUESTA CENTRALIZZAZIONE È STATA FERMAMENTE VOLUTA DA JOSEPH RATZINGER SIA PRIMA CHE DOPO LA SUA SALITA AL SOGLIO PONTIFICIO. E HA AVUTO IL SUO BRACCIO ESECUTIVO NEL PROMOTORE DI GIUSTIZIA DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLE FEDE, MONSIGNOR CHARLES J. SCICLUNA. QUESTA CENTRALIZZAZIONE PRESENTA UN RISCHIO PERCHE’ PRESTA IL FIANCO A CHI VORREBBE TRASCINARE IN TRIBUNALE PERSINO IL PAPA, PER DELITTI COMMESSI DA SUOI "DIPENDENTI". NEGLI STATI UNITI SONO IN CORSO PROCESSI NEI QUALI L'ACCUSA TRATTA LA CHIESA ALLA PARI DI UNA "CORPORATION" E PRETENDE CHE A RISPONDERE DI OGNI ATTO SIANO ANCHE I SUOI MASSIMI TITOLARI, DAI QUALI SI PRETENDEREBBE ANCHE IL RISARCIMENTO IN DANARO DELLE VITTIME.
IN SECONDO LUOGO TROVO DA “INQUISIZIONE” LE MODALITÀ CON CUI SONO AFFRONTATE LE CAUSE.
E’ LO STESSO SCICLUNA A DIRE CHE, DEI 3000 CASI DI SACERDOTI E RELIGIOSI ACCUSATI DI PEDOFILIA TRATTATI DALLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI, SOLO 20 SU CENTO HANNO AVUTO UN PROCESSO CANONICO VERO E PROPRIO, GIUDIZIARIO O AMMINISTRATIVO. TUTTI GLI ALTRI CASI SONO STATI AFFRONTATI IN VIA EXTRAPROCESSUALE. QUESTO SISTEMA METTE IN PERICOLO PRINCIPI CARDINE DELL'ORDINAMENTO CANONICO SUL TEMA PROCESSUALE PERCHE’ AGGIRA IL PROCESSO STESSO LIMITANDO LE POSSIBILITA’ DI DIFESA DELL’IMPUTATO AL QUALE SONO COMUNICATE LE ACCUSE MOSSE A SUO CARICO, MA NON LE FONTI E I NOMI DEGLI ACCUSATORI, CHE DEVONO RESTARE SEGRETI. INOLTRE, A DIFFERENZA DEL PROCESSO AMMINISTRATIVO IN USO IN MOLTI STATI, OVE LA PENA È SOLO PECUNIARIA, IL PROCESSO AMMINISTRATIVO CANONICO PUÒ CONCLUDERSI CON PENE ANCHE GRAVISSIME, COME LA DIMISSIONE DALLO STATO CLERICALE, EMESSE CON UN SEMPLICE DECRETO. E’ VERO CHE E’ CONSENTITO IL RICORSO IN APPELLO, MA NEL PROCESSO AMMINISTRATIVO L'AUTORITÀ A CUI SPETTA IL GIUDIZIO FINALE E’ ANCORA LA STESSA CHE IN PRECEDENZA È STATA SIA ACCUSATORE CHE GIUDICE.
CON TANTI SALUTI ALLA GARANZIA PER L’IMPUTATO.

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IL LIBRO DEL PAPA E…I LEGIONARI DI CRISTO
In qualche modo era ben coperta”. Questo dice Benedetto XVI, nel suo libro-intervista a proposito della doppia vita “avventurosa, sprecata, stramba” di Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo.
Questa copertura, aggiunge il papa, fece sì che “purtroppo abbiamo affrontato la questione solo con molta lentezza e con grande ritardo”.
Nel 2006 Maciel fu messo fuori gioco. Nel 2008 morì. Nel 2009 la Santa Sede ordinò una visita apostolica. Nel 2010 il papa nominò un proprio delegato con pieni poteri per la rifondazione della congregazione.
Il delegato papale, l’arcivescovo Velasio De Paolis, ha ricevuto la berretta cardinalizia sabato 20 novembre. E nel pomeriggio, ad ossequiarlo, è accorso in Vaticano lo stato maggiore dei Legionari, gli stessi che per anni avevano fatto blocco attorno a Maciel, con in testa Luís Garza Medina, vicario generale e titolare di altre cariche ancor più di peso sotto il profilo pratico.
Oggi Garza non è più direttore territoriale per l’Italia e non è più prefetto generale degli studi. Il nuovo direttore territoriale per l’Italia sarà padre Óscar Náder Kuri, 52 anni, messicano. Il nuovo prefetto generale degli studi sarà padre José Enrique Oyarzún Tapia, 40 anni, cileno.
Inoltre, il cardinale De Paolis ha portato da cinque a sette i membri del consiglio generale della congregazione. E nominerà lui i due nuovi consiglieri.

IL RIDIMENSIONAMENTO DI GARZA ERA NELL’ARIA. LUI HA RESISTITO FINO ALL’ULTIMO.

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DI MAURO COADIUTORE A VIGEVANO
Lascia la Santa Sede il Segretario della Prefettura per gli Affari Economici, Monsignor Vincenzo Di Mauro, che il Papa ha nominato coadiutore di Vigevano, con il titolo di Arcivescovo "ad personam". Succedera', dunque, all'attuale Ordinario, il 74enne Claudio Baggini. Nato 59 anni fa a Monza, sacerdote della diocesi di Milano, Di Mauro aveva collaborato con il Cardinale Carlo Maria Martini come assistente della Cattedra per i non Credenti. Giovanni Paolo II lo aveva nominato nel 2004 delegato della Sezione Ordinaria dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. E nel 2007, Benedetto XVI gli aveva quindi affidato il ruolo di Segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, elevandolo alla dignita' episcopale il 29 settembre dello stesso anno.

MOLTI COMMENTANO CHE NON VADA D’ACCORDO CON GOTTI TEDESCHI.

32.
RIORDINAZIONE DEGLI ANGLICANI:UNA PROCEDURA SOLO GIURIDICA.
Nei primi giorni di gennaio 2011, i primi cinque vescovi anglicani che hanno presentato le loro dimissioni dal ministero pastorale nella Chiesa di Inghilterra con effetto dal 31 dicembre, potranno “entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica”. L’annuncio è contenuto in un comunicato ufficiale diffuso dalla Conferenza episcopale inglese, al termine dell’ Assemblea plenaria. Nel comunicato - ripreso dall'agenzia Sir - si presenta nei dettagli il “time table” dell’implementazione in Inghilterra e Galles dell’ordinariato personale previsto dalla Costituzione apostolica “Anglicanorum Coetibus” in risposta alla richiesta di alcuni anglicani di entrare in piena comunione con Roma. Sempre nel mese di gennaio, si prevede che sia rilasciato il decreto che istituisce l'Ordinariato e che venga annunciato il nome dell'Ordinario. Subito dopo i vescovi anglicani non ancora in pensione la cui richiesta è stata accettata dalla Congregazione per la dottrina della fede, saranno ordinati diaconi cattolici e sacerdoti in servizio all'Ordinariato. Prima di Quaresima, è invece prevista l’ordinazione degli ex vescovi anglicani già in pensione, sempre che la loro richiesta sia stata accettata dalla Congregazione vaticana. “Ciò permetterà loro, insieme con l'Ordinario e gli altri ex vescovi anglicani, - si legge nel comunicato – di assistere alla preparazione e alla ricezione di clero anglicano e loro fedeli nella piena comunione con la Chiesa cattolica durante la Settimana Santa”. Prima dell'inizio della Quaresima, per il clero anglicano e i gruppi di fedeli che hanno deciso di entrare dell'Ordinariato, inizierà un periodo di “intensa formazione”. Poi, in una data da concordare tra l'Ordinario e il vescovo diocesano locale, saranno accolti nella Chiesa cattolica e confermati. Questo succederà probabilmente nella Settimana Santa, durante la Santa Messa della Cena del Signore il Giovedì Santo, o durante la Veglia pasquale. Il periodo di formazione alla teologia cattolica e alla pratica pastorale cattolica per i fedeli e pastori continuerà per un periodo di tempo “appropriato”. “I vescovi – si legge nel comunicato – sanno bene che il clero e i fedeli che si sono messi in questo cammino di fede, porteranno con loro un bagaglio spirituale prezioso che sicuramente andrà ad arricchire la vita spirituale della Chiesa cattolica in Inghilterra e Galles. I vescovi faranno tutto ciò che è loro possibile per assicurare che ci sia una effettiva e stretta collaborazione con l’ordinariato, sia a livello diocesano che parrocchiale

HO GIA’ SCRITTO CHE NE PENSO DELL’ANGLICANORUM COETIBUS E QUINDI NON MI DILUNGO. SULLA NOTIZIA LA MIA OSSERVAZIONE E’ UN’ALTRA: L’ORDINE E’ UN SACRAMENTO E LA CHIESA ANGLICANA NON HA MAI MESSO IN DISCUSSIONE IL SACRAMENTO, MA SOLO L’AUTORITA’ PAPALE. RIPETERE L’ORDINAZIONE E’ QUINDI UN “BIS IN IIDEM” CHE RIVESTE IL SACRAMENTO DI MOLTA GIURIDICITA’ E LO SVESTE DELLA SOSTANZA TEOLOGICA E SPIRITUALE.


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ADRIANA ZARRI.
E’ morta.







OTTOBRE 2010

1
BAGNASCO BATTE CASSA AL CLERO?
I sacerdoti si rimbocchino le maniche: servono più soldi per la chiesa. "Impegnatevi personalmente nella raccolta di fondi". Il "capo" dei sacerdoti genovesi batte cassa. In un messaggio letto durante il Consiglio presbiterale e dei vicari foranei in occasione del nuovo anno pastorale, l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, lancia un appello ai suoi sacerdoti: "Devono prendere coscienza che il loro sostentamento deriva dalla carità e quindi inizino ad impegnarsi personalmente nella raccolta di fondi per il sostentamento del clero incentivando le offerte dei fedeli e il gettito fiscale a favore della Chiesa Cattolica".

SEGNO EVIDENTE CHE I FONDI DELL'OTTO PER MILLE SI SONO RIDOTTI. PER ME QUESTA E' UNA BUONA NOTIZIA. MENO BUONO E' IL METODO CON CUI IL CARDINALE DI GENOVA E PRESIDENTE DELLA C.E.I. INTENDE RICUPERARE DENARO PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO: IL PRETE NON DEVE METTERSI A STENDERE LA MANO, MA DEVE RIMBOCCARSI LE MANICHE DANDOSI DA FARE E MOSTRANDO DI SAPERSI MANTENERE.

2
AIUTI DI STATO ALLA CHIESA ITALIANA:BRUXELLES INDAGA

Le esenzioni fiscali concesse alla Chiesa costano allo Stato italiano un´indagine formale dell´Ue per aiuti di Stato incompatibili con le norme sulla concorrenza. Dopo quattro anni di scambi di informazioni, due archiviazioni e una serie di controricorsi, Bruxelles mette in moto «un´indagine approfondita» sui privilegi fiscali attribuiti agli enti ecclesiastici in settori in cui "l´azienda Chiesa" (conta circa 100 mila fabbricati) è leader nazionale: ospedali, scuole private, alberghi e altre strutture commerciali che godono di un´esenzione totale dal pagamento dell´Ici e del 50% da quello sull´Ires. Con un risparmio annuo che si avvicina ai due miliardi di euro e conseguenti vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti laici.

L'EUROPA SI ACCORGE CHE LA CHIESA ITALIANA GODE DI PRIVILEGI. MEGLIO TARDI CHE MAI.

3.
SUCCESSO DELLA PETIZIONE PER L'ORDINAZIONE DEGLI UOMINI SPOSATI

PORRENTRUY JU - La petizione lanciata da due giurassiani a favore dell'ordinazione degli uomini sposati in seno alla Chiesa cattolica riscontra un grande interesse: promossa a metà agosto, la proposta ha già riunito 1'400 firme, mentre l'obiettivo iniziale era di 1'000 firme.
La petizione, lanciata in un primo tempo su internet, totalizza finora 780 firme elettroniche e 619 firme manoscritte. Il sito internet è stato tradotto in tedesco, per rispondere all'interesse manifestatosi nella Svizzera tedesca, indica oggi Jean-Pierre Bendit.
Promotore dell'iniziativa con il collega Jean-Paul Miserez, Bendit è convinto che l'ordinazione degli uomini sposati permetterebbe di rimediare alla penuria di sacerdoti che affligge la Chiesa cattolica.
La raccolta delle firme terminerà a fine ottobre: l'obiettivo è ora di raggiungere le 2'000 firme. La petizione sarà poi consegnata al presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri, Mons. Norbert Brunner.

I GIURASSIANI SONO ABITANTI DEL CANTONE SVIZZERO DELLO JURA. LA LORO INIZIATIVA E’ LODEVOLE E MI SEMBRA UNA GOCCIA CHE CONTRIBUISCE A FAR LIEVITARE L’ACQUA NEL BICCHIERE.

4.
NUOVO PRESIDENTE DI VOCATIO

Vocatio, associazione italiana che coordina i preti sposati che vogliono aderirvi, ha un nuovo Presidente: Giovanni Monteasi.

MONTEASI, NAPOLETANO, COLLABORATORE CON LA DIOCESI DI SESSA AURUCA COME COORDINATORE DELLA PASTORALE FAMILIARE, AUTORE DI UN LIBRO “IL MATRIMONIO DI UN PRETE: LA DISOBBEDIENZA CHE SALVA”, E’ MEMBRO DELL’ASSOCIAZIONE FIN DALLE SUE ORIGINI. SUBENTRA A MAURO DEL NEVO, STORICO PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE.
I MIEI PIU’ CORDIALI AUGURI A GIOVANNI ED ALL’ASSOCIAZIONE DELLA QUALE FECI PARTE PER POCO TEMPO.

5.
NUOVI CARDINALI
Benedetto XVI creerà 24 nuovi cardinali – di cui 20 elettori, cioè con meno di 80 anni - nel concistoro convocato per il 20 novembre, il terzo del suo pontificato.
Ecco l'elenco:
Dalla Curia Romana sono stati promossi:
- Angelo Amato, prefetto per la Cause dei Santi;
- Fortunato Baldelli, penitenziere maggiore;
- Raymond Leo Burke (Usa), prefetto della Segnatura apostolica;
- Velasio De Paolis, presidente della Prefettura degli Affari economici di recente nominato “commissario” dei Legionari di Cristo;
- Francesco Monterisi, arciprete di San Paolo fuori le Mura;
- Kurt Koch (Svizzera), presidente del pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani;
- Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura;
- Paolo Sardi, pro-patrono dell’Ordine di Malta;
- Robert Sarah (Guinea), nuovo presidente del pontificio Consiglio “Cor Unum”; e
- Mauro Piacenza, nuovo prefetto per il Clero
Dei vescovi diocesani:
- Antonio Naguib, patriarca di Alessandria dei Copti (Egitto);
- Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo;
- Reinhrad Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga (Germania);il più giovane di tutti perché ha 57 anni
- Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia (Polonia);
- Donald William Wuerl, arcivescovo di Washington (Usa);
- Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa (Congo):
- Medardo Joseph Mazombwe, arcivescovo emerito di Lusaka (Zambia);
- Albert Malcom Ranjith Patanbendige Don, arcivescovo di Colombo (Sri Lanka);
- Raul Eduardo Vela Chiriboga, arcivescovo di Quito (Ecuador);
- Raymundo Damasceno Assis, arcivescovo di Aparecido (Brasile).
Sono stati promossi col galero cardinalizio :
- Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita;
- Domenico Bartolucci, il più anziano della lista (93 anni), che fu direttore musicale della Cappella Sistina;
- Walter Brandmueller (Germania), ex presidente del Pontificio Comitato di scienze storiche;
- José Manuel Estepa Llaurens (Spagna) Teologo e ordinario militare emerito di Spagna

I NUOVI CARDINALI SONO 121 E NON E’ VERO CHE SFORANO DAI PREVISTI 120 DA PAOLO VI PER L’ELEZIONE DEL PAPA PERCHE’ GIA’ IN QUESTO MESE DUE CARDINALI COMPIRANNO 80 ANNI.
MOLTI SI STUPISCONO CHE I VESCOVI DI FIRENZE E DI TORINO (BETORI E NOSIGLIA) NON SIANO STATI ELEVATI ALLA PORPORA, MA CI SONO DUE TRADIZIONI: LA PRIMA E’ CHE UNA DIOCESI NON PUO’ AVERE DUE VESCOVI CARDINALI (POLETTO E ANTONELLI SONO VESCOVI EMERITI DI QUELLE DIOCESI) E LA SECONDA CHE I CARDINALI ITALIANI NON DEBBONO ESSERE MOLTO PREPONDERANTI IN CONCLAVE (SE NON HO CONTATO MALE SONO 25, PIU’ DI TUTTI GLI ALTRI).
MI STUPISCO DI ESTEPA LLAURENS: NON E’ IL MASSIMO DEI TEOLOGI E NON MI SEMBRA CHE ABBIA FATTO GRANCHE’ PER LA CHIESA PER ENTRARE NEL CLUB PIU’ ESCLUSIVO E PIU’ AMBITO DEL MONDO.

6.
IL RIENTRO DI BOFFO
La nomina di Dino Boffo a direttore della rete della conferenza episcopale italiana Sat 2000 segna non solo la definitiva riabilitazione pubblica dell’ex direttore di “Avvenire”, ma anche una più decisa volontà di utilizzare meglio lo strumento televisivo da parte della gerarchia cattolica italiana.

VA DETTO CHE BOFFO MERITAVA DI NON ESSERE LASCIATO IN UN CANTO E CHE SAT 2000 DEVE ESSERE PIU’ INCISIVA CON L’AVVENTO DEL DIGITALE TERRESTRE.

7.
LE CHIESE CATTOLICHE ORIENTALI.
Si sa che s’è concluso il Sinodo delle chiese orientali a Roma e che in questo Sinodo si sono affrontati vari argomenti fra cui quello del celibato dei preti e del modo di fare pastorale.
Riporto una breve sintesi delle chiese orientali “unite” alla chiesa cattolica. Lo faccio per dei lettori che mi hanno scritto non capendo la differenza che è semplice: la chiesa ortodossa è prevalentemente collocata in oriente, ma non è in comunione con la chiesa cattolica, mentre le seguenti chiese (in tutto 23) lo sono.
Esse si distinguono a loro volta in cinque branchie: alessandrini, antiocheni, armeni, caldei, bizantini.
CHIESE DI TRADIZIONE ALESSANDRINA
Chiesa Patriarcale Copta
Chiesa Metropolitana “sui iuris”
CHIESE DI TRADIZIONE ANTIOCHENA
Chiesa Patriarcale Sira
Chiesa Patriarcale Maronita
Chiesa Arcivescovile Maggiore Siro-Malankarese

CHIESA DI TRADIZIONE ARMENA
Chiesa Patriarcale Armena

CHIESE DI TRADIZIONE CALDEA
Chiesa Patriarcale Caldea
Chiesa Arcivescovile Maggiore Siro-Malabarese

CHIESE DI TRADIZIONE BIZANTINA
Chiesa Patriarcale Melkita
Chiesa Arcivescovile Maggiore Ucraina
Chiesa Arcivescovile Maggiore Romena
Chiesa Metropolitana “sui iuris” Rutena
Chiesa Metropolitana “sui iuris” Slovacca
Chiesa “sui iuris” Albanese.
Chiesa “sui iuris” Bielorussa
Chiesa “sui iuris” Bulgara
Chiesa “sui iuris” Croata
Chiesa “sui iuris” Greca
Chiesa “sui iuris” Italo-Albanese
Chiesa “sui iuris” Macedone
Chiesa “sui iuris” Russa
Chiesa “sui iuris” Ungherese

8.
VIGILANZA SUI SOLDI DELLO IOR
Il progetto non è più solo un progetto: la Santa Sede, cosa mai accaduta, ha deciso di istituire un’Autorità di vigilanza su tutte le sue attività finanziarie — dallo Ior a Propaganda Fide all’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica — e ha già designato come responsabile il cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Amministrazione nonché responsabile della commissione creata quest’anno per adeguarsi alle norme antiriciclaggio e quindi alle esigenze della «white list» dell’Ocse.

ERA ORA. QUESTO ISTITUTO DI OPERE DI RELIGIONE, FONDATO DA PIO XII E RIFORMATO DA PAOLO VI CHE IMPROVVIDAMENTE GLI MISE MONS. MARCINKUS COME PRESIDENTE, E’ TROPPO CHIACCHERATO.

9.
VOGLIONO LE DIMISSIONI DEL PAPA
Lo psichiatra a capo della commissione d’inchiesta messa in piedi dalla Chiesa belga per far luce sugli abusi sessuali compiuti da religiosi dice che il papa Benedetto XVI dovrebbe dimettersi per dare l’esempio sulla questione dei preti pedofili.
Secondo lo psichiatra, infatti, la Chiesa ha iniziato a prendere in considerazione la problematica degli abusi ma non abbastanza. Il rapporto di 200 pagine contiene 124 testimonianze anonime dei ’sopravvissuti’ alle violenze e sottolinea che ‘la maggior parte delle vittime aveva all’incirca 12 anni’, ma ‘che una vittima ne aveva 2, cinque ne avevano 4, otto ne avevano 5, e dieci 7′.

SECONDO ME LO PISCHIATRA DEVE FARE LO PISCHIATRA E BASTA. NON VEDO PERCHE’ IL PAPA DEBBA DIMETTERSI PER LO SCANDALO DELLA PEDOFILIA.
IL PAPA A TALE PROPOSITO S’E’ ANCHE LASCIATO PRENDERE DALLO ZELO FINO AL PUNTO CHE STA CREANDO PROBLEMI A PRETI CHE VOGLIONO LASCIARE IL MINISTERO. NON DICO ALTRO PER NON TRADIRE PRETI CON I QUALI SONO IN RAPPORTO A CAUSA DELLE LORO DIFFICOLTA’.

10.SUL CARD.PIACENZA
Paolo Farinella, prete a Genova, conosce molto bene il nuovo prefetto della Congregazione del Clero e ne ha fatto il seguente ritratto.

Il nuovo capo dei preti: inadatto perché passato defunto
di Paolo Farinella, prete

Per mettere le briglie al clero cattolico che il Vaticano non controlla più, Ratzinger ne ha pensata un’altra delle sue: ha nominato il genovese Mauro Piacenza a capo della congregazione del clero. Se pensa che questi possa mettere un rimedio ai problemi che affliggono il clero, il papa prenderà una cantonata e il segno gli resterà per tutta la vita. Mons. Mauro Piacenza è pericoloso sia dal punto di vista dottrinale che disciplinare. E’ un anticonciliare viscerale e senza tentennamenti. Figlio diretto e legittimo di Siri, ne è l’incarnazione plastica: per lui dire concilio e dire diavolo è la stessa cosa. Certo, nel linguaggio curiale che ha imparato da subito e molto bene, egli parlerà sempre del concilio, lo citerà, lo elogerà, ma lo svuoterà di ogni senso e significato fino ad interpretarlo nel senso diametralmente opposto.

E’ andato via da Genova alla fine degli anni ’80, dopo la morte di Siri perché il successore, card. Canestri secondo lui era troppo di sinistra. Poveretto, da giovane, mentre prendeva avvio la riforma liturgica del Vaticano II, andava in giro con le forbici in mano a tagliare le casule per trasformale in pianete tridentine: senza la legge Basaglia sarebbe stato internato in un manicomio per pervertiti liturgici. E’ andato a Roma, dove i suoi servigi lenti, costanti e diluiti nel tempo hanno dato i frutti: è entrato nella bolgia del Vaticano ed è approdato al dicastero che sovrintende ai preti. Qui, mi dicono, che anche il suo capo card. Hoyos, uomo di destra e fascista, era disperato per i documenti che scriveva il Piacenza, ossessionato dalla teologia di Maria Mediatrice accanto se non superiore a Cristo Mediatore. A parte l’eresia di Maria Mediatrice, in qualunque salsa la giri, quest’uomo ha un concetto di prete ottocentesco, anzi tridentino se non presocratico.

Qui mi fermo perché ritengo che da mons. Mauro Piacenza non potrà venire nulla di buono alla Chiesa, ma solo sofferenza e danno. Da parte mia, non lo riconosco come mio superiore. Si apprende in questo momento (mercoledì 20 ottobre 2010) che il papa lo ha nominato cardinale: chi è causa del suo male pianga se stesso.
Intanto a Genova, Marco Simeon, anni 35 (reparto Opus Dei), pupillo del neo cardinale Mauro Piacenza fin da quando ero giovane giovane, nato all’ombra di Scajola-all’Insaputa, entra nel consiglio di amministrazione della Carige, appoggiato dal Vaticano il cui Ior detiene azioni della banca, dal Mediobanca di Geronzi che lo considera una sua creatura. Costui organizzava a Genova i «Cardinal Dinner», cene a pagamento per farsi fotografare cenando accanto al cardinale Bagnasco: una cosa così squallida che nemmeno nel regno dei Borboni si facevano queste prostituzioni.

Ormai papa Ratzinger è un papa disperato se ha bisogno dei lefebvriani e dei tipi come Piacenza per riportare la Chiesa indietro di secoli; se ha bisogno dell’aiuto e dei soldi di Berlusconi, presidente del consiglio «Off-shore», per esercitare ancora una parvenza di autorità sui cattolici italiani. Poareti, son passi, ciò! Son proprio passi!

SE IL NUOVO PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE DEL CLERO HA QUESTE DOTI...C'E' DA PREOCCUPARSI.
NON CONDIVIDO CHE IL PAPA SIA DISPERATO. HO PIUTTOSTO L'IMPRESSIONE CHE SIA INGESSATO IN UNA CURIA DA CUI PROVIENE MA CHE NON AMA.
TROVO UN GRANDE DIFETTO IN PAPA RATZINGER: CON TUTTA L'INTELLIGENZA CHE HA E LA CULTURA CHE POSSIEDE, HA NEL SUO DNA UN SENSO DELL'OBBEDIENZA AL RUOLO ECCLESIASTICO CHE MI LASCIA DI STUCCO.

16.
DALL’ORIENTE: PIU’ COMUNIONE E…NON SOLO! PRETI SPOSATI…CONCLAVE…
Città del Vaticano, 24 ott. (Apcom) - E' necessaria "una più piena comunione all'interno della Chiesa Cattolica", secondo il Papa, che, nel corso della messa conclusiva del sinodo sul Medio Oriente, non fa altri riferimenti ai rapporti tra la Chiesa cattolica latina e quelle orientali. Nel corso dell'assise sinodale, svariati patriarchi ed esponenti delle Chiese 'sui iuris' del Medio Oriente (maroniti, greco-melkiti, eccetera) hanno sollevato alcune questioni giuridiche come il riconoscimento dei preti sposati orientali in Occidente, l'allargamento ai territori della diaspora della propria guirisdizione e l'ingresso di diritto in conclave per i patriarchi orientali.

IL TEMA SCOTTA: GLI ORIENTALI RICORDANO CHE I LORO PRETI SPOSATI DEBBONO AVERE DIRITTO DI CITTADINANZA PER LA CURA D’ANIME ANCHE NELLA CHIESA CATTOLICA OCCIDENTALE (QUALCHE PROBLEMA CI FU E C’E ANCORA : VEDI LA DIOCESI DI PIANA DEGLI ALBANESI) E IL DIRITTO DI AVERE RAPPRESENTANZA IN CONCLAVE.
QUESTE RICHIESTE FURONO GIA’ RIVOLTE IN PRECEDENZA : PAOLO VI PROMISE DI ESAMINARLE, MA POI MORI’. FORSE FURONO REITERATE A GIOVANNI PAOLO II…
A TALI RICHIESTE, ESPRESSE NELLE “PRAEPOSITIONES”, SONO GIA’ DATE RISPOSTE JUST IN TIME DA SITI INTERNET LEGATI AL TRADIZIONALISMO ANTE VATICANO II, MA POST VATICANO I. UN SOLO AGGETTIVO:MODERNISMO!
CE N’E’ DI STRADA DA FARE NELLA CHIESA!

17.
I LEGIONARI DI CRISTO E IL COMMISSARIO, LA STORIA CONTINUA
Il delegato pontificio card. De Paolis sta incontrando difficoltà nel suo rapporto con la Congregazione di Maciel: i superiori della congregazione, il più potente dei quali è il vicario generale Luís Garza Medina non rinunciano affatto all'idea di restare ai loro posti di comando, ora e sempre. A metà settembre De Paolis ha chiesto a Garza di lasciare le principali cariche che detiene, almeno quelle di direttore territoriale per l'Italia, di responsabile delle vergini consacrate del movimento Regnum Christi, di prefetto generale degli studi e di capo della holding finanziaria Integer. Ma Garza ha risposto di no. Tra i due è sceso il gelo.
De Paolis è in carica dal 16 giugno, ma solo da questo ottobre può operare e decidere in pieno, da quando finalmente gli sono stati dati i quattro "consiglieri" che le autorità vaticane gli avevano promesso quattro mesi prima. Uno di loro, Brian Farrel, è un legionario con un importante ruolo nella curia vaticana, fautore di una svolta risoluta nel cammino della congregazione. Altri due, il gesuita Gianfranco Ghirlanda e il giuseppino Agostino Montan, sono canonisti di grande esperienza, ancor più a sostegno di un'azione decisamente riformatrice. Più incline a mediare con i capi dei legionari appare il quarto, Mario Marchesi, in passato professore nel loro ateneo.

RITENGO CHE SIA SBAGLIATO ADDOSSARE AI SUPERIORI DELLA CONGREGAZIONE LE RESPONSABILITA’ DEL PADRE FONDATORE E PASSARE ALLA LORO RIMOZIONE. FORSE E’ MEGLIO COLLABORARE. NON HO CONOSCIUTO MACIEL, MA MI SEMBRA IL TIPO CHE FACESSE TUTTO DA SOLO E CHE PONESSE AI POSTI CHIAVE SOLO DEGLI YES MEN.
DE PAOLIS HA UNA BELLA GATTA DA PELARE E GLI SARA’ DIFFICILE ESERCITARE LA VERITA’ NELLA CARITA’.


18.

Giovedì 21 ottobre alle 17 il Centre Culturel Saint Louis de France ha inaugurato all’Università Gregoriana un corso dal titolo generale “Fenomenologia e teologia”, la cui prima lezione, su “La questione della Rivelazione”, è tenuta da Jean-Luc Marion, accademico di Francia, professore alla Sorbona e a Chicago, stella mondiale della filosofia cristiana. Successivamente, di mese in mese, quattordici tra i più solidi teologi francesi, da Lafont a Durand, da Martelet a Gilbert, percorreranno l’intero arco della teologia dogmatica, nella sequenza classica che parte dal trattato “De Trinitate”, prosegue col “De Deo Uno”, il “De Spirito Sancto”, il “De Verbo Incarnato”, il “De Ecclesia”, e finisce con il “De Novissimis”. La tornata conclusiva, il 12 maggio 2011, porrà di nuovo l’attenzione sul rapporto reciproco tra teologia e fenomenologia, tra fede cristiana e cultura contemporanea.
L’accesso alle lezioni, che avranno la traduzione simultanea in italiano, è libero.

IL CENTRO E’ STATO FONDATO NEL 1945 DA JACQUES MARITAIN, AMICO DI PAOLO VI E E’ DI PROPRIETA’ DELL’AMBASCIATA DI FRANCIA.
MI PIACEREBBE MOLTISSIMO ABITARE A ROMA PER FREQUENTARE LE LEZIONI PERCHE’ RITENGO CHE I TEMI (CHE SEMBRANO UN PO’ RETRO) SIANO INTERESSANTISSIMI. IN GENERE I FRANCESI SONO MOLTO AVANTI IN QUESTE COSE E NON MI STUPIREI CHE I VALORI DELLA TEOLOGIA DOGMATICA CATTOLICA SIANO RILETTI IN CHIAVE MODERNA CON PROFONDO SENSO CULTURALE.

19
UN LEGIONARIO VESCOVO
Quando il nuovo vescovo coadiutore di Leopoli, Miecyslaw Mokrzycki ha ringraziato le Memores Domini che accudiscono Benedetto XVI, queste hanno tirato fuori i fazzoletti e si sono asciugate le lacrime. Una festa di famiglia “pontificia”, quella per Don Mietek, Legionario di Cristo promosso vescovo coadiutore di Leopoli. Tra gli invitati c’erano Stanislaw Dziwisz, Piero Marini, Gerog Gäenswein, le suore che hanno assistito Giovanni Paolo II, Angelo Gugel, (assistente di camera di Wojtyla e Ratzinger), e Paolo Gabrieli assistente di Benedetto, Arturo Mari, storico fotografo dei Papi, e i Cardinali Crescenzio Sepe e Marian Jaworski, metropolita di Leopoli e padre spirituale di Mietek. Il pranzo è stato semplice e festoso. Nei locali dell’Università Regina Apostolorum dei Legionari di Cristo, cui il nuovo vescovo è legato da tempo, circa 700 persone hanno potuto festeggiare don Mietek. La storia scorre nelle parole di don Mietek, vestito di viola con appuntata la onorificenza che la patria gli ha conferito proprio in questa giornata speciale: la Croce della Rinascita della Polonia. Una delle due patrie di don Mietek, insieme all’Italia, a Roma, che l ha detto di asciare con un po’ di nostalgia.

CREDO CHE BENEDETTO XVI NOMINANDO VESCOVO UN PRETE LEGATO AI LEGIONARI ABBIA VOLUTO RIBADIRE CHE LA “LEGIONE” NON E’ DEL TUTTO MARCIA. O NO?

20.
IL NUOVO CAPPELLANO DI MONTECITORIO
Monsignor Lorenzo Leuzzi è il nuovo cappellano di Montecitorio designato dal cardinale vicario di Roma Agostino Vallini.

EVIDENTEMENTE SONO TUTTI CATTOLICI I NOSTRI DEPUTATI.
NON MI RISULTA CHE VI SIANO PASTORI O POPE DEDICATI ALLA CURA D’ANIME DEL PALAZZO.

21.
RICICLO DI DENARO ALLO I.OR.
Don Vincenzo Bonaccorsi, nipote del boss mafioso, ha riciclato denaro sporco lavandolo nelle casse dello IOR. Si tratta di 300.000,00 euro.

GOTTI TEDESCHI, PRESIDENTE DELLO IOR, HA RIBADITO IL PERCORSO DI TRASPARENZA IN ESSERE DELLA BANCA VATICANA. GLIENE HO DATO ATTO ANCHE IN UN MIO ARTICOLO A PARTE, MA LA DOMANDA E’ COME SIA STATO POSSIBILE CHE UN PRETE DEL MERIDIONE ABBIA POTUTO APRIRE UN CONTRO CORRENTE ALLA BANCA VATICANA.

22.
FISICHELLA PRECISA SULLA BESTEMMIA BERLUSCONIANA
In occasione della barzelletta con bestemmia raccontata dal capo del Governo, il presidente del Pontificio Consiglio per la Rievangelizzazione dell’Occidente, Rino Fisichella, ha dichiarato che la bestemmia di Berlusconi va “contestualizzata. Perché la bestemmia sia peccato,- ha spiegato - è necessario vi sia anche il deliberato consenso di voler offendere Dio e la piena avvertenza di quanto si sta facendo”. Quindi “non sempre la persona che bestemmia pecca. Ciò non significa indulgere, ma comprendere… il contesto… Eludere questa condizione equivale a essere giudici spietati, privi di…comprensione e misericordia” per il peccatore
E poi, ha chiesto Fisichella polemicamente alla Bindi, che lo aveva criticato: “È peggio dire un’insulsa barzelletta condita da un’imprecazione, o presentare una legge contro la famiglia e pro nozze gay? Salvare la vita di Eluana o preferire l’eutanasia? Migliorare la legge sull’aborto o favorire la Ru486? Da vescovo sono turbato se vedo le pecorelle smarrirsi nei meandri dell’interesse politico, ignorando l’abc della morale cattolica.

QUANDO STUDIAVO TEOLOGIA IL MIO PROFESSORE CI RACCONTAVA UNA “BARZELLETTA”: UN ALLIEVO DI UN LUMINARE DELLA TEOLOGIA DOGMATICA CHIESE AL SUO PROFESSORE COME SAREBBE STATA LA TEOLOGIA DOGMATICA QUANDO SI SAREBBERO TROVATI IN PARADISO.
“TALITER QUALITER” (TALE E QUALE) RISPOSE IN LATINO IL PROFESSORE.
E LA TEOLOGIA MORALE? CHIESE L’ALLIEVO.
“TOTALITER ALITER”, RISPOSE IL PROFESSORE. (TUTT’ALTRA COSA)
VUOI VEDERE CHE L’ALLIEVO ERA IL DAMERINO FISICHELLA?
DA NAVIGATO EX CAPPELLANO DI MONTECITORIO HA IMPARATO A SOFISTEGGIARE CON I POLITICI E PER I POLITICI: ADESSO MINIMIZZA SULLA BESTEMMIA DI BERLUSCONI, PRIMA MINIMIZZO’ SULLA SCOMUNICA ESISTENTE PER I DIVORZIATI RISPOSATI AFFERMANDO CHE SILVIO, SEPARATO DALLA SECONDO MOGLIE SPOSATA CIVILMENTE, ERA LIBERO (COME LO SA SOLO LUI…HA UN DIVORZIO CON CARLA DALL’OGLIO E UN ALTRO DIVORZIO IN BALLO CON QUALCHE ESCORT DI MEZZO)
FISICHELLA POSSIEDE CERTO LA MORALE CATTOLICA DALL’A ALLA ZETA PERCHE’ NE FA UN BEL MISCHIONE A SECONDA DELLE CONVENIENZE POLITICHE.

23.
BRAVE DONNE! MA SCORDATEVI IL SACERDOZIO!
Il Papa elogia il ruolo della donna in famiglia e - pur senza la possibilità di accedere al sacerdozio - nella vita della Chiesa, in occasione dell'udienza in piazza San Pietro, dedicata a Santa Brigida di Svezia (1303-1373). Benedetto XVI ha sottolineato che il ruolo della donna nella Chiesa, "senza coincidere con il sacerdozio ordinato, è altrettanto importante per la crescita spirituale della comunità", così come il ruolo delle suore, "sempre nel rispetto della loro specifica vocazione, riveste una grande importanza nel mondo di oggi".

NO COMMENT

24
ELOGIO PAPALE AD UN TEOLOGO PROTESTANTE
il Papa e' valida la "lettura" di Erik Peterson, il teologo protestante convertitosi al cattolicesimo, che l'Osservatore Romano definisce "una delle figure piu' eminenti del XX secolo" e alla cui opera e' dedicato il convegno in corso in questi giorni a Roma in occasione del cinquantesimo anniversario della morte. All'incontro hanno partecipato anche l'ex presidente dei Vescovi tedeschi, Cardinale Karl Lehmann, e i familiari di Peterson. Ricevendo il gruppo, il successore di Pietro ha ripercorso con rapidi tratti la biografia dello studioso di Amburgo sottolineando come la difficile situazione politica in Germania dopo la prima guerra mondiale, ormai priva di certezze, si riflettesse anche nel dibattito teologico. In quel contesto, il protestante Peterson decise di lavorare in campo storico e di affrontare specialmente problemi di storia delle religioni. Di li' parti' il cammino di ricerca durante il quale Peterson, che volle trasferirsi a Roma, giunse sempre piu' alla certezza che non c'e' nessuna storia staccata da Dio e che in questa storia la Chiesa ha un posto speciale e trova il suo significato.

PETERSON ISPIRO’ DIVERSI SCRITTI DELL’ALLORA TEOLOGO RATZINGER.

25.
NUOVO STEMMA PAPALE
Nel corso della recita dell’Angelus di domenica 10 Ottobre, è stato steso per la prima volta il telo con il nuovo stemma papale del Benedetto XVI, ornato della tiara secondo l’antico uso.
Questo stemma, interamente ricamato a mano, è stato realizzato dall’atelier ferrarese di paramenti sacri Ars Regia e ripropone lo scudo con gli emblemi del Pontefice e il Pallio ornato di croci rosse. La parte esterna dello scudo è invece ispirata allo stemma di papa Barberini che si può vedere sui pilastri del Baldacchino berniniano nella Basilica Vaticana.
La differenza rispetto al modello precedente – che alcuni attribuiscono al Cardinal Montezemolo – è che questo stemma reca nuovamente il triregno – la triplice corona del Sommo Pontefice – anziché la mitria, ripristinando l’antico uso, cui non aveva rinunciato nemmeno Giovanni Paolo II.

SECONDO ME SI SONO SPRECATI UN PO’ DI SOLDI CHE AVREBBERO POTUTO ESSERE DEVOLUTI IN BENEFICENZA E SI E’ SCONFESSATO PAOLO VI CHE PER PRIMO TOLSE LA TIARA DALLO STEMMA PAPALE.







AGOSTO 2010

1.
MILINGO PATRIARCA PER L'AFRICA
Ogni tanto mons. Milingo torna a far parlare di sé. Lo scorso anno disse che in Africa c'erano movimenti di preti e chiese locali pronti a seguirlo. Quest'anno girava notizia, a ridosso della festa dell'Ascensione, che fosse stato prclamato Patriarca per l'Africa. La notizia viene ripresa ora perché sembra che alla festa dell'Assunzione il rito sia ripreso e riconfermato a livello internazionale.

NON SO QUANTO DI VERO CI SIA IN QUESTA NOTIZIA. POTREI CHIEDERLO ALLO STESSO MILINGO, MA MI SEMBRA UN PETTEGOLEZZO.
NON SO A CHE SERVA UN PATRIARCA PER L'AFRICA IN GENERE E MI CHIEDO A CHE PRO MONS. MILINGO SI AUTOPROCLAMI O SIA PROCLAMATO TALE.
PATRIARCA DI CHE COSA E PER CONTO ED IN NOME DI CHI?
MILINGO ED I SUOI SEGUACI CONOSCONO LA MIA POSIZIONE: DA VESCOVO (AL DI LA' DELLA SUA VICENDA PERSONALE) AVREBBE POTUTO DISCRETAMENTE LAVORARE PER LA CAUSA DELL'ABOLIZIONE DEL CELIBATO. PIU' VOLTE L'HO SOLLECITATO IN QUESTA DIREZIONE.
IL RESTO…PATRIARCATI…PRELATURE…SONO SOLO ONORIFICENZE CHE NON SERVONO A NULLA



2.
PRETI GAY SU PANORAMA
Dopo l'inchiesta pubblicata da Panorama sui preti gay in diocesi di Roma il card. Vallini – cardinale vicario – ha preso forti posizioni.

NON CONOSCO VALLINI NE' PERSONALMENTE, NE' PER AVERLO INCONTRATO IN LETTURE DI TIPO TEOLOGICO ECCLESIALE. SARA' SICURAMENTE UN BUON PRETE CHE AMA LA CHIESA.
MI SEMBRA PERTANTO MOLTO STRANO CHE PRENDA PUBBLICHE POSIZIONI CONTRO PRETI GAY QUANDO SI SA CHE NON SOLO A ROMA IL SESSO DEL CLERO E' UN PROBLEMA.
NON SERVE STRACCIARSI LE VESTI IN PUBBLICO QUANDO I CASI AFFIORANO E GALLEGGIANO COME LO STERCO IN UNA TAZZA IL CUI SCARICO E' OTTURATO. SERVE AFFRONTARE I PROBLEMI.
MA NE' VALLINI NE' NESSUN ALTRO PAPAVERO CHE E' A CAPO DI DIOCESI PRENDE IN MANO IL PROBLEMA DEL SACERDOZIO E LO SVISCERA NELLA SUA GLOBALITA'

3.
IL PAPA IN INGHILTERRA: BIGLIETTI A PAGAMENTO
Per finanziare la visita del papa in Inghilterra sembra che quasi ogni presenza papale sia tassata da un biglietto di ingresso. Se non ho letto male sembra che tale visita costi 23 milioni (non ricordo se di euro o di sterline).

FAR PAGARE PER VEDERE IL PAPA E' COME FAR PAGARE PER VEDERE UN ORANGO. E QUINDI SIGNIFICA RIDURRE IL PAPA AD ORANGO. IL CHE MI SEMBRA POCO RISPETTOSO DELLA FIGURA DEL PONTEFICE IN GENERE E DI QUESTO PAPA IN PARTICOLARE CHE SONO CONVINTO CHE STIA PORTANDO IL PONTIFICATO COME UNA CROCE E NON COME RICONOSCIUTA ONORIFICENZA A CONCLUSIONE DI UNA BRILLANTE CARRIERA ECCLESIASTICA.
SEMBRA CHE I BIGLIETTI NON SIANO ESAURITI COME SUCCEDE PER I CONCERTI DEGLI U2 O DI VASCO ROSSI.
SE COSI' FOSSE GLI INGLESI MOSTRANO PIU' INTELLIGENZA DEL GENIO CHE HA PENSATO L'IDEA DEL BIGLIETTO.
QUANTO ALLA CIFRA – CHE MI SEMBRA SPROPOSITATA – DIRO' CHE E' COMUNQUE UNA VERGOGNA CHE SI SPENDANO TUTTI QUESTI SOLDI PER UNA VISITA PONTIFICIA. E BENEDETTO XVI DOVREBBE OPPORSI.


4.
IN AMERICA SOLO MASCHI
Mentre il papa a Roma riceve circa 80.000 chierichetti e chierichette di tutto il mondo, a Madison, negli USA, la diocesi precisa che sull'altare devono salire solo maschi.

I CHIERICHETTI SONO UN PREZIOSO SERVIZIO ALL'ALTARE E POCO IMPORTA SE SONO MASCHI O FEMMINE. IL PROBLEMA E' CHE C'E' ANCORA GENTE CHE STA A GUARDARE IL SESSO PER VERIFICARE SE E' POSSIBILE O MENO CHE UNA PERSONA PRESTI LA SUA OPERA LITURGICA.
SINGOLARE E', PER ESEMPIO, UN FATTO: NELLE NOSTRE CHIESE MOLTE DONNE LEGGONO LA PAROLA DI DIO O SONO MINISTRE STRAORDINARIE DELL'EUCARISTIA. MA I MINISTERI DEL LETTORATO E DELL'ACCOLITATO SONO ANCORA RIGOROSAMENTE RISERVATI AI MASCHI.
MAH!

5.
I CANADESI ANGLICANI CHIEDONO PIENA COMUNIONE CON ROMA
La chiesa ancglicana canadese ha chiesta ufficialmente la comunione con Roma precisando che non condivide la posizione teologica per cui le donne siano ordinate vescove.

E ROMA ACCETTERA' L'ANSCHLUSS PROBABILMENTE CREANDO UNA PRELATURA AD HOC. COSI' SI AGGIUNGERA' UN TASSELLO ALLA CONFUSIONE GIA' IN ESSERE. LA CHIESA CATTOLICA ROMANA D'OCCIDENTE – CHE NON PREVEDE IL SACERDOZIO UXORATO – ACCETTA I PRETI ANGLICANI SPOSATI,MA SE NE GUARDA BENE DAL PRENDERE IN ESAME IL CELIBATO OBBLIGATORIO ED IL SACERDOZIO RIGOROSAMENTE MASCHILE.
ALTRO MAH!


6.
MADONNE IN VERSIONE MODERNA
E' nata una serie di Madonne di tutti i tipi, di fronte alle quali è difficile restare insensibili: ce ne sono tipo manga, una vestita da Batman, una immersa in una teca, un’altra in un vaso di vetro da conserve piena di centesimi, quella che si rimira allo specchio e quella dark”.
Si consulterà www.pimpmymary.it per qualche immagine e notizie sull’evento, nonché per la costellazione di giovani artisti e illustratori variamente ‘connessi’.

DUE POETI ITALIANI DEL SECOLO SCORSO EBBERO UN FORTE DIVERBIO LETTERARIO: GIOSUE' CARDUCCI (AVEVA APPENA PRESO IL NOBEL) INCONTRO' IL GIOVANE GABRIELE D'ANNUNZIO. I DUE ERANO OPPOSTI SPECULARMENTE: IL PRIMO ERA UN "DURO" MASSONE (DESCRIVEVA IL POETA COME UN FORGIATORE DI OFFICINA CHE "CAPO HA FIER, COLLO ROBUSTO, NUDO IL BUSTO E L'OCCHIO GAIO" E BIASIMAVA LA CHIESA COME COLEI CHE "FECE IL DESERTO ED IL DESERTO CHIAMO' REGNO DI DIO"), L'ALTRO ERA UN VANESIO CHE AVEVA CAPITO COME SI DOVEVA FARE PER STARE AL MONDO.
CARDUCCI INCONTRO' D'ANNUNZIO CHE AVEVA APPENA SCRITTO UNA POESIA IN CUI DEFINIVA LA MADONNA "VESTITA DI CUPA DOGLIANZA" E LO RIMPROVERO': "QUESTO DELLA VERGINE NON LO DOVEVATE SCRIVERE".
NON MI PIACCIONO LE MADONNE INFILZATE, MA NEMMENO LE MADONNE BARBIE.
L'ICONA E' UNA COSA SERIA: E' ESPRESSIONE DI UN MODO CON CUI UN'ARTISTA PERCEPISCE IL SACRO.

7.
ELTHON JOHN OBBLIGATO A TRASLOCARE.
Riporto dal sito Pontifex questa notizia che non riesco a commentare:
"Dopo il caso Alberto Maggi, altra vittoria di Pontifex. Elton John trasloca Chi si loda, si imbroda e noi non vogliamo lodarci e tanto meno incensarci. Ma prendiamo atto con soddisfazione di un fatto denunciato da questo sito. Il ventidue settembre a Trani sulla Piazza davanti alla Cattedrale avrebbe dovuto svolgersi il concerto di Elton John. Pontifex non era contrario al concerto, ma al luogo in quanto, pur se pubblico, era davvero sconveniente, oltraggioso per la cattedrale, sede del Vescovo. Certamente il Vescovo locale non poteva opporsi anche se ci risulta non gradisse la collocazione. Ora gli organizzatori hanno scelto altro sito, il piazzale Colonna altrettanto suggestivo. Una decisione di buon senso, che sarebbe stato auspicabile adottare con anticipo al fine di evitare polemiche. In sostanza: Elton John, grande artista, ha tutto il diritto ad esibirsi e chi lo desideri, ad usufruire delle sue canzoni. Ma per contro, i cattolici hanno analogo diritto a vedere tutelata la sede del vescovo e la casa di tutti. La vita dissoluta di Elton John, la sua indecente omosessualità, la sua ostentazione di una anormalità animalesca, avrebbero mortificato la sede vescovile e indignato i cattolici. Dunque, nessuna censura, ma il Comune avrebbe ben fatto a scegliere per tempo altri siti ed ora é emersa una soluzione che tutela davvero tutti.
Bruno Volpe

8.
ALLA CACCIA DEGLI APOSTATI
Ancora dal sito Pontifex:
"Possiamo affermare che, finalmente, giustizia è fatta contro uno degli elementi del clero italiano che più di tutti sta facendo del male alla Dottrina ed alla Fede di noi Cattolici. Erano mesi che Pontifex.Roma segnalava all'attenzione della Congregazione per la Dottrina della Fede ed alla Santa Sede, la presenza di (padre) Alberto Maggi e delle sue farneticanti catechesi in totale dissenso dalle Verità di Fede. Particolarmente grave fu l'intervista su Rai 1 in cui lo stesso conduttore rimase basito da certe dichiarazioni pro omosessualità fatte pubblicamente da Alberto Maggi. Altrettanto gravi, cercando in vari documenti, sono le sue catechesi che abbiamo pubblicato, denunciando pubblicamente la apostasia di tale "padre", il quale non crede nella resurrezione di Lazzaro e non crede nel potere dello Spirito Santo. Insomma, una rassegna di dichiarazioni a metà strada tra l'eretico ed il protestante e, intanto, il suo centro studi continuava imperterrito a reclutare adepti.
Una omelia decisa quella che il vescovo Claudio Giuliodori ha tenuto nella chiesa collegiata di San Donato in occasione della festa patronale. Un discorso che ha fatto il punto sulle attività di catechesi del centro studi biblici Vannucci ufficialmente nominato durante la predica, Centro Studi retto dai Servi di Maria.
Una presa di posizione ufficiale quindi della Chiesa maceratese attesa e forse sollecitata anche dalle autorità ecclesiastiche locali che da tempo focalizzavano il problema, non tanto sulla presenza del Centro Studi, che lo stesso vescovo ha definito presenza importante, ma soprattutto sui contenuti delle lezioni tenute da padre Alberto Maggi e padre Ricardo Perez Marquez definite dallo stesso vescovo molto personali e poco in linea con i dogmi ufficiali della chiesa cattolica.
“Chiesa e Parola di Dio - ha detto il vescovo Giuliodori -sono in sostanza una cosa sola, nessuno può avere la pretesa di separare le due cose. Attenzione quindi a ciò che si dice – ha proseguito il vescovo - e come lo si dice perché se è vero che si è liberi di leggere e interpretare i libri è anche vero che diventa difficile capire chi vuole dare un significato diverso a ciò che diverso non può essere”. Parole che sono state scandite con chiarezza davanti alla gente che gremiva la chiesa.

SOLO UN PO' DI COSE:
- CHE CHIESA GERARCHICA E PAROLA DI DIO SIANO LA STESSA COSA, LO POSSONO AFFERMARE SOLO I GERARCHI ED I SOGGETTI PRONUBI AI GERARCHI STESSI
- NON SO COSA ABBIA PORTATO IL VESCOVO DI MACERATA A QUESTO "PRONUNCIAMIENTO", MA CREDO CHE, PRIMA DI ARRIVARVI, ABBIA RIFLETTUTO E PREGATO SOPRATTUTTO SULLA FRASE DI GESU' CHE E' ANCHE IL SUO MAESTRO:"MISERICORDIA IO VOGLIO E NON SACRIFICIO, NON SONO VENUTO A CHIAMARE I GIUSTI, MA I PECCATORI"
- SEMPRE IL VESCOVO DICE CHE NON SI PUO' ADRE UN SIGNIFICATO DIVERSO A CIO' CHE DIVERSO NON PUO' ESSERE. BENE. ANZI…MALE. PUO' SPIEGARMI PERCHE' LA CHIESA HA DATO UN SIGNIFICATO AL RACCONTO DELLA CREAZIONE E POI NE HA DATO UN ALTRO DOPO AVER MESSO IN GALERA E TORTURATO UN PO' DI GENTE? PUO' IL VESCOVO SPIEGARMI QUALCHE PROBLEMINO INCORSO ED OCCORSO NEI SECOLI TIPO LA TERRA AL CENTRO DELL'UNIVERSO, LA CREAZIONE DELL'UOMO CON IL CONSEGUENTE RIFIUTO E POI ACCETTAZIONE DELL'EVOLUZIONISMO ECC.ECC.?

9.
I PRETI SPOSATI ED I DIACONI STIANO ATTENTI A COME FANNO SESSO
Dal sito "Sacerdoti Sposati" riprendo questa perla che secondo me è il massimo della concezione teologica sul "de sexto" .
Quesito
Caro padre Angelo, c’è un’ ulteriore domanda che mi preme farle: qual è la differenza tra la morale coniugale di una coppia cattolica laica (che voglia vivere in Grazia di Dio, mettendo Lui al centro della propria vita) e quella tra un diacono cattolico sposato e sua moglie? O ancora, tra una coppia cattolica laica, che voglia essere autenticamente fedele al Vangelo, e quella tra un prete cattolico sposato di rito orientale e sua moglie (oppure, tra un pastore anglicano sposato e sua moglie, dato che in questi ultimi tempi, per decreto del Papa, un pastore anglicano sposato che intende essere in comunione con la Chiesa di Roma, può diventare un prete cattolico a tutti gli effetti?). Ciò che intendo chiedere è questo: se, cioè, colui che fa parte del clero cattolico ed è sposato, è tenuto ad osservare una morale (sessuale) più alta nell’ambito della vita coniugale rispetto a chi, da laico, pone in essere un matrimonio cristiano…e se sì, quali sono le differenze!! GRAZIE DI CUORE padre Angelo, preghi per me e la mia fidanzata e che DIO LA BENEDICA! RAF.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. Di per sé non dovrebbe esserci differenza. Ma credo che il ministro ordinato (diacono sposato e tanto più il sacerdote sposato) debbano sentire l’esigenza di una certa continenza prima di accostarsi all’altare. È vero che nell’intimità coniugale si comportano secondo la legge di Dio. Ma non possiamo dimenticare che dopo il peccato originale il corpo e la mente risentono del piacere venereo. Per questo nell’antico Testamento nella settimana in cui ai sacerdoti toccava prestare servizio nel santuario (Lv 8,33-35; 22,3) veniva chiesta purità sessuale.
2. È vero che si trattava anzitutto di una purità rituale. L’atto sessuale, infatti, era considerato causa d’impurità (Lv 15,18) a motivo delle secrezioni che avvengono nel corpo dell’uomo e della donna. Queste secrezioni, come del resto anche le perdite di sangue, rendevano una persona contaminata.
3. Ma accanto a questa purità, vi era inoltre la persuasione comune che l’entrare in comunione più prossima con Dio, che è il tre volte Santo, richiedeva una certa indivisione dell’animo. Per questo al popolo, nei tre giorni precedenti l’apparizione di Jahvé sul monte Sinai (Es 19,14-15), fu chiesta la continenza. Secondo una credenza assai diffusa nei circoli del giudaismo, almeno del I-II sec. d.C., Mosé, dopo che il Signore gli era apparso sul monte Sinai, cessò per sempre di avere rapporti sessuali con la moglie Sefora. Quando ebbe termine la rivelazione del Sinai, Dio permise agli ebrei di ritornare alle loro tende (Dt 5,30) e di riprendere a unirsi con le loro spose. Ma per Mosè le cose andarono diversamente. Infatti proprio in quel frangente Mosé domandò: “Questo comando vale forse anche per me?”. E Dio rispose: “No, tu resta qui con me” (Dt 5,30). Come dire: continua a rimanere separato dalla moglie. La ragione addotta dai rabbini era questa: perché Dio parlava con lui “bocca a bocca” (Nm 12,8), sempre, e non solo a tempo limitato.
4. Quello che si dice di Mosè, un commento anonimo lo estende a tutto Israele per il mondo futuro: “Se al monte Sinai, ove Dio si rivelò per un solo giorno, fu proibito il commercio coniugale per tre giornate, nel tempo che ha da venire non saranno forse interdette del tutto le relazioni sessuali, dal momento che la presenza di Dio dimorerà continuamente in Israele?” (Midrash al salmo 146). Rab († 247 c.), uno dei saggi d’Israele, usava dire: “Non come questo mondo è il mondo avvenire; nel mondo avvenire non si mangia né si beve, non c’è riproduzione della specie, non ci sono scambi (di prodotti) né gelosia né odio né liti, ma i giusti sono seduti e le loro corone sono sulle loro teste e godono dello splendore della maestà divina, secondo quanto è detto (Es 24,11): ‘Contemplarono Iddio, mangiarono e bevvero’“ (Talmud babilonese, Berakot 17a; cfr. 1 Cor 7,29-31).
5. In conclusione: per i ministri ordinati sposati non vi è alcuna norma se non quella generale che vale per tutti i battezzati. Ma non si può dimenticare che sono chiamati ad un servizio più stretto. Quello che ho scritto è pertanto ad melius esse (per attendere al meglio!).
Pubblicato 18.08.2010 in amicidomenicani.it

ANCHE QUI…CHE COMMENTO SI PUO' FARE?

10.
LA MESSA IN LATINO E LE CHIERICHETTE
Il mantenimento della cosiddetta ''forma straordinaria del Rito Romano'', cioe' della messa in latino secondo l'antico rito preconciliare, e' un compito per tutta la Chiesa, non solo di certi gruppi, ''e' un atto di legislazione universale'' del Papa. E' quanto afferma il prefetto della Segnatura Apostolica, Monsignor Raymond Leo Burke nella prefazione a un 'Commento' al Motu Proprio ‘Summorum Pontificum’ scritto da Gero P. Weishaupt, uscito in Germania a tre anni dalla pubblicazione del documento con il quale Benedetto XVI liberalizzava la Messa in latino. Nel testo si fa il punto su tutte le questioni di fondo legate alla Messa in latino. La decisione con la quale il Pontefice ha autorizzato l'antica Messa in latino, spiega l'Arcivescovo di origini americane alla guida del Supremo tribunale della Santa Sede, e' stato un ''atto di legislazione universale'' e quindi riguarda ''tutta la Chiesa in tutto il mondo''. Non si tratta, quindi, di un ''favore fatto a un qualsiasi individuo o gruppo'', ma di una legge finalizzata ''alla salvaguardia e promozione della vita di tutto il corpo mistico di Cristo e alla massima espressione di questa vita, cioe' la liturgia sacra''. Dunque, il Motu Proprio del Papa non va letto come una concessione o, peggio, un favore, fatto ai gruppi ultratradizionalisti come quella dei lefebvriani, ma anzi l'atto di governo del Santo Padre si rivolge alla Chiesa nel suo complesso. L'intera comunita' della Chiesa, sostiene il Prefetto della Segnatura apostolica, ha ''l'obbligo di preservare la tradizione liturgica e di mantenere la legittima celebrazione di entrambe le forme del rito romano'', quello precedente al Concilio Vaticano II e quello successivo all'assise conciliare. Nell'antica Messa in latino, intanto, non sono ammessi ne' chierichette ne' laici, vale a dire ne' ''persone di sesso femminile che prestano servizio all'altare, ne' laici che danno la comunione''. Monsignor Burke, chiamato in Curia da Benedetto XVI, e' uno degli interpreti piu' fedeli della riforma liturgica del Pontefice, e nel 'Commento' al Motu Proprio ‘Summorum Pontificum’ scritto da Gero P. Weishaupt, rileva che se per la Messa in latino si fa riferimento al missale romanorum del 1962 che escludeva appunto donne e laici. In questo modo l'Arcivescovo di origini americane fa chiarezza su uno dei punti controversi e dibattuti della questione. Secondo Burke, ''non appartengono ai diritti fondamentali del battezzato ne' il servizio all'altare di persone di sesso femminile, ne' l'uso dei laici per le letture o per la distribuzione straordinaria della comunione. Di conseguenza, questi sviluppi piu' recenti non vanno introdotti nella forma straordinaria del rito romano per rispetto dell'integrita' della disciplina liturgica contenuta nel missale romanum del 1962''. L'Arcivescovo, tuttavia, precisa anche un principio piu' generale nella sua introduzione: la disciplina definita attraverso la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, va applicata al rito romano ''solo se tale disciplina tocca un diritto dei credenti che deriva direttamente dal Sacramento del Battesimo e serve alla salvezza delle loro anime''. In realta', conclude Burke, ne' la presenza femminile, ne' quella dei laici, ''appartengono ai diritti fondamentali del battezzato''.

IL BELLO DI QUESTA CHIESA CHE CAMMINA NEL TEMPO E' PROPRIO QUESTO: DA UNA PARTE CI SONO SOGGETTI CHE TIRANO LA CORDA FINO A QUANDO SI SPEZZA, DALL'ALTRA CHE L'ARROTOLANO FINO A QUANDO NON RIMANE NEANCHE L'APPIGLIO.
C'E' SOLO DA RIDERE: NELLA MESSA CELEBRATA SECONDO IL MESSALE DI PAOLO VI SI POSSONO COOPTARE CHIERICHETTI FEMMINE, IN QUELLA DI PIO V…NO. E IL BELLO E' CHE TUTTA QUESTA DISSERTAZIONE NON LA COMPIE UN QUIDAM DE POPULO QUALSIASI COME POTREI ESSERE IO…NO! PER QUESTO DISTINGUO SI SCOMODA PERSINO IL PRESIDENTE DELLA CONGREGAZIONE!
MA NON AVEVA DI MEGLIO DA FARE?

11
ATTACCO A RATZINGER
E' in libreria un testo di due vaticanisti (Tornielli de "Il Giornale" e Rodari de "Il Foglio") che racconta dietro le quinte alcuni momenti dei primi cinque anni di pontificato di Papa Ratzinger.
Ratzinger. Accuse e scandali, profezie e complotti contro Benedetto XVI (Edizioni Piemme, pp. 322 – euro 18) è il titolo.
Più di 300 pagine di documenti e testimonianze inedite che svelano i retroscena delle crisi e degli attacchi mediatici che hanno caratterizzato il papato di Benedetto XVI.

Il libro è nato sull’onda degli ultimi scandali che hanno coinvolto esponenti del clero. Il Papa è stato messo sul banco degli imputati così come è accaduto altre (troppe) volte negli ultimi cinque anni: le critiche e le polemiche suscitate dal discorso di Regensburg; il caso clamoroso delle dimissioni del neo-arcivescovo di Varsavia Wielgus a causa di una sua vecchia collaborazione con i servizi segreti del regime comunista polacco; le polemiche per la pubblicazione del Motu proprio SUMMORUM PONTIFICUM; il caso della revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani, che ha coinciso con la trasmissione in video dell’intervista negazionista sulle camere a gas rilasciata a una Tv svedese da uno di loro; la crisi diplomatica per le parole papali sul preservativo durante il primo giorno del viaggio in Africa; il dilagare dello scandalo degli abusi sui minori, che non accenna ancora a placarsi. Di bufera in bufera, di polemica in polemica, l’effetto è stato quello di “anestetizzare” il messaggio di Benedetto XVI, schiacciandolo sul CLICHÉ del Papa retrogrado.

CREDO CHE IL LIBRO VALGA MENO DI QUANTO PROMETTA.
RATZINGER NON HA BISOGNO DI ESSERE "PROMOSSO" DAI MEDIA: FA IL SUO LAVORO COME RITIENE PIU' OPPORTUNO. SARA' LA STORIA A DIRE SE LE SUE SCELTE – IN OGNI CASO IMPOSTATE SUL PROFILO DELL'ORDINARIA AMMINISTRAZIONE – SONO STATE PROMOZIONALI PER L'ANNUNCIO EVANGELICO E SARA' LO SPIRITO SANTO A METTERCI DEL SUO.

12
IL VESCOVO DI DENVER E LA DOTTRINA DEI KENNEDY

Spisske Podhradie è una località campestre della Slovacchia dove Charles J. Chaput, vescovo di Denver è giunto per spiegare che, tanto nel Vecchio Continente, quanto nel Nuovo la Chiesa cattolica ha oggi una grande battaglia da combattere che ha definito "di resistenza" e "di verità". Assieme al cardinale di Chicago e presidente della conferenza episcopale Francis George, all'arcivescovo di New York Timothy Dolan, all'arcivescovo di Los Angeles José H. Gómez e ad alcuni altri, è all'avanguardia di quelle decine di vescovi che impersonano il nuovo corso dell'episcopato americano.
Rispetto al passato, la svolta rappresentata dal nuovo corso della Chiesa degli Stati Uniti consiste, sul terreno politico, nell'abbandono della "dottrina Kennedy", la dottrina cioè di una rigida separazione tra Chiesa e Stato il cui effetto – secondo i suoi critici – è la privatizzazione del credo religioso nel chiuso delle coscienze e la sua eliminazione dallo spazio pubblico.

E' IL NUOVO CORSO CHE NON E' ALTRO CHE UN RICORSO. SI RICORDI IL CARD. NEWMANN CHE, NON PER CASO, VIENE BEATIFICATO PROPRIO IN QUESTI GIORNI.


13
SAN PIO X

"San Pio X ha lasciato un segno indelebile in molti aspetti della vita della Chiesa". Lo ha affermato Benedetto XVI che - ricordando il Catechismo universale promosso da Papa Sarto, la condanna del modernismo e i suoi sforzi per scongiurare la prima guerra mondiale -, ha dedicato all’illustre predecessore, ultimo Pontefice ad essere stato canonizzato, la catechesi dell'Udienza Generale tenuta a Castelgandolfo davanti a 4.000 pellegrini. Di San Pio X, Ratzinger ha voluto sottolineare alcuni tratti "utili anche per i pastori e i fedeli" di oggi. Benedetto XVI non ha menzionato il fatto che al nome di Pio X e' dedicata la Fraternita' tradizionalista fondata da Monsignor Marcel Lefebvre, che i colloqui dottrinali in corso dovrebbero riportare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica, ma ha osservato che questo suo grande predecessore, "da autentico pastore, aveva compreso che la situazione dell'epoca, pure per il fenomeno dell'emigrazione, rendeva necessario un Catechismo a cui ogni fedele potesse riferirsi indipendentemente dal luogo e dalle circostanze di vita".

NULLA DA RIDIRE SUL CATECHISMO DI PIO X CHE HA FORMATO INTERE GENERAZIONI DI CATTOLICI E CHE E' STATO UN BUON PRONTUARIO TEOLOGICO.
NON AVREI FATTO CENNO ALLA QUESTIONE DEL MODERNISMO.
UN PAPA NON E' SANTO PERCHE' CONDANNA CHI LA PENSA DIVERSAMENTE DALLA GERARCHIA DEL MOMENTO. TUTTI SAPPIAMO CHE GENTE CHE SOFFRI' A CAUSA DI QUEL PAPA (ROMOLO MURRI, PER ESEMPIO) POI VIDE LE PROPRIE IDEE RIPRESE DALLA STESSA GERARCHIA QUALCHE ANNO DOPO.

14
DIFENDERE LA TRADIZIONE

Da qualche giorno è nelle librerie italiane un nuovo volume di Romano Amerio, il terzo dell’”opera omnia” di questo autore, che le edizioni Lindau stanno pubblicando.
Amerio, morto nel 1997 a Lugano all’età di 92 anni, è divenuto noto in tutto il mondo per il suo saggio uscito per la prima volta nel 1985 e tradotto in più lingue dal titolo: “Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX”.
Il libro si conclude con una “Supplica al Santo Padre” al quale viene chiesto di sottoporre a riesame i documenti del Concilio, per chiarire una volta per tutte “se, in che senso e fino a che punto” il Vaticano II sia o no in continuità con il precedente magistero della Chiesa.
Il libro di Gherardini è introdotto da due prefazioni: una di Albert Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo ed ex segretario della congregazione vaticana per il culto divino, e l’altra di Mario Olivieri, vescovo di Savona. Quest’ultimo scrive di unirsi “toto corde” alla supplica al Santo Padre.
In sostanza si dice che in almeno tre casi vi sia stata “un’abissale rottura di continuità” tra il Vaticano II e il precedente magistero:
- là dove il Concilio afferma che la Chiesa di Cristo “sussiste nella” Chiesa cattolica invece di dire che “è” la Chiesa cattolica;
- là dove asserisce che “i cristiani adorano lo stesso Dio adorato da ebrei ed islamici”;
- nella dichiarazione “Dignitatis humanæ” sulla libertà religiosa.

SPERO PROPRIO CHE IL PAPA NON RISPONDA A QUESTI APPELLI NON TANTO PERCHE' SONO ILLEGITTIMI, MA PERCHE' MOSTRANO UNA REGRESSIONI PSICOLOGICA DEI SOGGETTI APPELLANTI.
LA TRADIZIONE E' UNA COSA SANA CHE NON PUO' ESSERE NEGATA O DIMENTICATA IN QUALUNQUE SOCIETA', MA NON DEVE ESSERE IL PRETESTO PER NON CAPIRE I SEGNI DEI TEMPI E PER ADEGUARE AD ESSI, NEL CASO, IL MESSAGGIO EVANGELICO.

15
MILINGO…
(dal sito Sacerdoti Lavoratori Sposati)
Milingo si rivolge ai sacerdoti, preti sposati e vescovi sposati inviando la sua "benedizione".
Considera una croce le critiche ricevute e si sente perseguitato e riciclato e racconta una storia di riciclaggio. Si paragona agli occhi della chiesa cattolica romana simile a molte auto abbandonate e afferma che le chiese protestanti avrebbero dichiarato: "Ora Milingo è nostro. Egli sarà il nostro Patriarca."
A dire il vero solo alcune chiese ortodosse avrebbero fatto questa dichiarazione e partecipato alle due cerimonie africane del 13 Maggio 2010 e 15 agosto 2010, e Milingo stesso ne fa l'elenco "he Orthodox Church, followed the Byzantine, the Galican, Reformed Methodist, Old Catholics, Lutherans, Stevenists, and Marian-Hill".
"Non c'è nulla che ho fatto che ha offeso Dio", afferma ancora Milingo considerandosi apostolo dei preti sposati
EDITORIALI
ANNO 2010

EUNTES...FLEBANT
VENIENT...CUM EXULTATIONE
(31.12.11)

Non sarà una predica, questo mio articolo di fine 2011, ma...quasi.
Prendo spunto dal salmo 126:" Euntes ibant et flebant portantes seminas suas, venientes autem venient cum exultatione portantes manipulos suos"
(Mentre vanno piangono portando la propria semente, al ritorno, invece, esultano portando i covoni")
Il bilancio consuntivo di questo 2011 e quello preventivo del prossimo 2012 è ben espresso dal primo stichio del salmo; l'augurio - che è certezza - dal secondo stichio.
Stiamo andando piangendo e gettando semi che ci sembra cadano su un terreno poco fertile ed in zona molto ventosa.
Tre manovre finanziarie hanno quasi prosciugato il portafoglio della gente onesta che da sempre lavora e paga le tasse; i governi che si sono succeduti sono stati incapaci di risolvere i problemi; i politici - pagati profumatamente - non sono stati capaci di prendere in mano la situazione e sono state chiamate persone esterne - anch'essa pagate profumatamente - ; la nostra società è sempre più allo sbando e sembra che solo i chiacchieroni riescano ad avere voce in capitolo; giovani, anziani e gente di mezza età è preoccupata per il proprio futuro.
In una parola: stiamo camminando piangendo mentre gettiamo un seme che sembra non attecchire.
Il cammino sarà lungo, forse un anno e più, e sarà irto di difficoltà che potranno provocarci angosce e stizze. Avremo la sensazione d'essere soli e, per chi crede in Dio, spesso ci verrà alla mente il grido di Cristo:"Dio, perchè ci hai abbandonato"?
Ridimensioneremo il nostro tenore di vita, staremo attenti ad ogni cosa e spesso le lacrime solcheranno il nostro volto. Ci chiederemo invano il motivo di questa stagnazione che investe tutto il mondo, ma che non ci preoccupava più di tanto finchè non ha colpito noi. Ci arrabbieremo perchè vedremo i disonesti continuare a star bene, i ricchi ad essere sempre più ricchi, i privilegiati che manterranno sempre i loro privilegi. Saremo amareggiati perchè ogni nostro sforzo sembrerà vanificato.
Il nostro seme cade in terra arida, il nostro sacrificio non vale nulla, ci ripeteremo spesso.
No.
Se sapremo giocare bene il nostro sacrificio verrà il momento che torneremo con esultanza portando sottobraccio i nostri covoni che saranno la soddisfazione d'avercela fatta, la gioia di vedere i nostri figli sorridere al loro futuro, la bellezza di vivere in una società che ha imparato a ridimensionarsi ed a riscoprire valori sopiti, quando non irrisi.
Auguri!

2011-2012: PROSIT!
(27.12.11)

Fra qualche giorno si alzeranno i calici d'addio all'anno vecchio e di saluto all'anno nuovo.
Non sono mai stato un festeggiatore dell'ultimo dell'anno (o dell'1 gennaio dell'anno nuovo), ma quest'anno, pur non attendendo la mezzanotte, mi sento di alzare il mio calice mezzo pieno di spumante perchè sono realmente ottimista (o ottimisticamente realista).
Se guardo all'Italia il 2011 ci ha portato - assieme a lutti e tragedie imputabili alla malvagità umana - qualche nota positiva.
Anzitutto è stata sgominata la banda B&B: Berlusconi e Bossi non sono più al governo. Non è poco. Due magliari incapaci (con le loro coorti ed i loro scherani) hanno fatto abbastanza danni. E' vero che sono ancora in condizione di nuocere, ma almeno non hanno il potere per mettere in atto i loro nocumenti.
In secondo luogo, il 2011 ci ha portato un modesto risveglio di senso civico: ho notato che parolacce e volgarità non sono più sbandierate come medaglie in trasmissioni radiofoniche e televisive; ho notato che arroganza e protervia di parvenus del potere politico e finanziario sono un poco ridotte; ho notato che molti cittadini, soprattutto giovani, stanno riflettendo seriamente su come partecipare alla vita politica in modo positivo e costruttivo; ho notato che certi pubblici amministratori cominciano a pensare di essere al servizio del cittadino. Non è molto, ma è già qualcosa.
Nel mio calice mezzo pieno ci metto anche il risveglio del senso di solidarietà che sta permeando una parte della nostra società - anche qui: molti i giovani! - che s'interroga sul senso delle "missioni di pace", sull'Africa abbandonata, sui regimi politici prevaricatori, sul lavoro come onesta fonte di reddito e non solo come modo per far soldi da spendere in ubriacanti discoteche o shopping sfrenati e cretini, sul senso della famiglia come luogo di vita e sul senso del dovere come stile di vita.
Nel 2011 sono crollate molte certezze e molte ipocrisie politiche e finanziarie. Regimi vergognosi sono stati abbattuti (purtroppo in modo cruento) dallo stesso popolo vessato; integralismi religiosi sono stati ridimensionati (anche qui in modo purtroppo cruento); monopolii finanziari sono crollati sotto il maglio di una finanza realistica che non trova codifiche in testi di probati auctores, ma nel senso della vita pratica che ognuno vive quotidianamente.
E' stato un buon 2011?
Per tutti i motivi esposti sopra, per me, sì.
Ma il calice del brindisi, ho detto, è mezzo pieno e non colmo fino all'orlo.
La metà vuota è piena di realismo e di auspicio.
Il realismo mi fa pensare al potere d'acquisto molto ridotto della gente perbene ed alla sofferenza della maggior parte di tutti noi che si sente ancora vessata da occulti poteri finanziari che manovrano nell'ombra spregiudicatamente e mafiosamente per non perdere la ricchezza che hanno accumulato. Il realismo mi fa pensare al dolore di madri e di padri che non si danno pace per la scomparsa (tragica) di un proprio figlio o figlia vittima della brutalità umana (si chiami, questa brutalità, mania sessuale, spaccio di droga, ricatto, banda o altro ancora, poco importa).
L'auspicio è che il 2012 sia l'anno della continua catarsi umana, fino a raggiungere il senso di appartenenza ad una specie che Dio ha creato perchè domini la Terra (non la sfrutti!).
Molti mi chiedono se credo alla profezia del Maya sul 2012. Rispondo sempre che il mio maledetto razionalismo mi ha sempre impedito di credere in toto alle profezie ed alle visioni. Ma aggiungo che, se tale profezia dovesse avverarsi, non sarà altro che quella, per me più credibile, di Gesù Cristo che, interrogato sulla fine del mondo, rispose:"Vi saranno dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle e sulla terra angoscia di popoli e di nazioni".
I segni ci sono tutti, da molto tempo. Il sole, la luna e le stelle brillano sempre di meno e, mai come quest'anno, i popoli della terra sono stati angosciati per calamità naturali, per crisi finanziarie, per sconvolgimenti politici, per guerre locali, per omicidi. Aggiungo che penso che il segno più grande sia lo strapotere di Internet.
I miei interlocutori rabbrividiscono quando dico che la fine del mondo avverrà quando un hacker riuscirà a penetrare i sistemi finanziari e di colpo azzererà i conti di banche d'affari, di uomini di malaffare, di potenti e di gente comune.
Sia chiaro:non auspico un 2012 terrificante, ma mi auguro un anno in cui la specie umana torni a pensare che può essere protagonista della propria vita senza che altri della propria specie le dicano cosa deve fare per essere felice. Auspico che i giovani non siano incantati dalle cretinate dei cinepanettoni e che tramissioni televisive che rincitrulliscono giovani ed adulti incollandoli a spiare dai buchi della serratura o a tentare la strada del successo senza un duro lavoro ed una seria formazione, registrino crolli di audience; auspico che politici cialtroni e chiacchieroni (con i parassiti del loro sottobosco) provino cosa significhi lavorare duro e sodo e prendere 1000 euro al mese; auspico che i negozi del consumo sfrenato tornino a cedere il posto alla bottega dell'artigiano che sa riparare il ferro da stiro, le scarpe, il computer, il televisore, la radio, la stampante a prezzi modici.
Auspico che i nostri giovani pretendano dalla scuola che frequentano, dai propri genitori, dai propi datori di lavoro, dagli adulti - insomma - indirizzi chiari e precisi facendo loro notare le contraddizioni di un comportamento che li porta ad agire diversamente da come sono o come dovrebbero essere.
Per tutto questo...prosit!


ALLA MANGIATOIA
(23.12.11)

No, non preoccupatevi! Non vi tedierò proprio all'antivigilia di questo Natale 2011 con un discorso sulla corruzione. So che il titolo non porta nulla di buono, ma non voglio rovinarmi le feste pensando alla greppia politico-economica di questo nostro Paese.
C'è una differenza fra mangiatoia e greppia. Quest'ultima appartiene a politici, economisti, giornalisti, star, starlette, veline, imprenditorucoli, preti e via elencando che ogni giorno fanno parlare di sè; la mangiatoia appartiene a Lui.
"Maria l'avvolse in fasce lo depose nella mangiatoia", narra il vangelo di Luca.
In quella mangiatoia fu posto colui che si sarebbe fatto carico di tutti i dolori ed i problemi, delle gioie e delle speranze dell'Uomo di tutti i tempi.
Guardiamo a quella mangiatoia e in quella mettiamoci le nostre gioie e le nostre speranze, i nostri dolori e le nostre preoccupazioni.
Lui se ne farà carico.
Il mio augurio a tutti i miei lettori - che non finirò mai di ringraziare - è solo questo: l'invito ad un atto di fede in quel Cristo che nasce per la duemila e undicesima volta per ricordare - siccome ce n'è ancora bisogno - che Dio non lascia mai solo l'Uomo che ha creato.
Il suo silenzio davanti alle tragedie umane che hanno colpito l'umanità in quest'anno (stragi, bombe, alluvioni, tsunami, suicidi di gente perbene, omicidi di persone innocenti, crisi finanziarie globali e personali) è molto spesso per noi incomprensibile e difficilmente sublimabile nella razionalità che vorremmo sempre possedere. E' collocabile solo in quella parte di mistero che possiamo avvertire solo quando siamo soli con noi stessi e ci lasciamo andare pensando alla nostra vita, al suo senso ed al suo futuro.
Dio si fa carne fragile ed indifesa e, come uno di noi, giace in un luogo povero e freddo. Le nostre fragilità le sperimentiamo sulla nostra pelle e le rileviamo nel nostro mondo sempre più pieno e sicuro di sè e sempre più fragile ed incapace ad affrontare gli eventi storici.
In quel Gesù Bambino vediamo noi. Ognuno giaccia in quella mangiatoia e ringrazi per le gioie di un anno, preghi per le proprie speranze, deponga le proprie preoccupazioni e paure.
Lui saprà dare quella Pace che è prorpria degli "...uomini di buona volontà".
Lui sarà capace di collocare ogni cosa al punto giusto perchè "...è venuto a portare il buon annuncio ai poveri, a sanare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà per i prigionieri, a ridare la vista ai ciechi...".
Lui saprà cogliere tutto questo e sua Madre avvolgerà in fasce gioie e speranze, paure e preoccupazioni.
Buon Natale.

FREGATURA NATALIZIA
(20.12.11)

Dopo aver letto il giornale di oggi, sollecitato dalla mail di un lettore che mi chiede ragione del silenzio sul tema interventi urgenti di questo governo, faccio qualche riflessione condividendola con i lettori.
Una premessa: non è mai stato nel mio stile fare il Solone di turno, ma stavolta voglio sputare un po' di sentenze: tanto le sputano tutti!
In merito a quanto sta accadendo in questi giorni nel nostro Paese penso, anzitutto, che economisti e politici siano analfabeti di ritorno. Non m'importa se vengono dalla Bocconi o da amministrazioni di grandi aziende. Il loro analfabetismo è da cercare nella parola "crescita". Se capisco bene, per queste persone, che non amano usare il sostantivo "soldi" (chissà perchè!), ma "risorse", occorre che si trovino risorse per la crescita. Per queste persone, crescita significa consumo, aumento del fatturato, aumento del pil, ecc.ecc.ecc.
A questo proposito penso al Giappone. Chi può negare che quel paese negli anni scorsi è cresciuto a dismisura? Chi non sa che un buco nella city di Tokyo poteva costare anche 12.000 dollari al mq? Adesso il Giappone è a crescita quasi zero, ha continuato a cambiare governo ogni tre mesi, ma la sua economia è ancora forte.
Perchè?
Forse perchè i giapponesi hanno trovato risorse (cioè soldi) per la crescita?
Secondo me, no.
Hanno cercato in se stessi (sono sempre stati un popolo orgoglioso) le motivazioni per non soccombere non solo alle tempeste finanziarie che si sono abbattute sul loro paese, prima che sul nostro, ma anche agli tsunami naturali che periodicamente li affliggono e li depauperano di beni, oltre a fare centinaia di morti.
In secondo luogo penso che i nostri analfabeti di ritorno non sappiano riflettere.
Da ignorante mi chiedo come mai fino a maggio-giugno di quest'anno lo spread fra i nostri titoli e quelli tedeschi si sia mantenuto attorno ai 150 punti, non raggiungendo mai i 200.
Da giugno in poi è stato un crescendo preoccupante, fino al punto da far cadere il governo e buttare su in fretta e furia un governo tecnico.
Perchè?
Come mai fino alla metà di quest'anno non dovevamo preoccuparci più di tanto, e poi siamo finiti come fanalino di coda dell'Europa insieme a Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna?
Chi ha il potere di ridurci a fanalino di coda? Sono gli stessi che adesso stanno preoccupando la Francia?
E perchè i titoli che finanziano il nostro debito pubblico sono acquistati da grandi banche internazionali e da stati con economia emergente come la Cina?
Dove sta la fregatura?
Il mio ragionamento di contadino mi porta alla seguente considerazione: se il mio vicino di casa è indebitato di 100.000 euro e ha una casa del valore di 150.000 e mi chiede un prestito di 100.000 euro garantendomi il 6 per cento annuo, non sono mica matto a prestargli i soldi (o le risorse)! L'anno successivo mi dovrà 106.000 euro, poi me ne dovrà 112.000, poi me ne dovrà 120.000 fino a quando arriverà al valore del suo appartamento che, a questo punto, potrà diventare mio con il rischio che, se avessi bisogno di realizzare, magari potrei trovarmelo valutato 130.000 euro. Bell'affare che avrei fatto! E allora? Perchè le grandi economie comprano i nostri titoli con i quali finanziamo il nostro debito, senza perentoriamente ingiungerci di ridurlo entro due o tre anni tagliando gli sprechi?
Già, gli sprechi.
Che hanno fatto i grandi economisti che in questi anni ci hanno governato?
Hanno solo alzato il prelievo fiscale, mantenendo le spese, se non aumentandole.
Sarebbe come se il mio vicino di casa che è indebitato di 100.000 euro perchè spende come un manrinaio ubriaco, ottenuto il mio prestito, non si desse una mossa per vendere una delle due auto, non anadare più al ristorante, non mangiare più astice ed aragosta a pranzo e cena, non andare a comprare vestiti e calzature firmatissimi ecc.ecc.
No, non capisco. Proprio non capisco.
Però intuisco che c'è dietro tutto questo una bella fregatura natalizia.

PASTICCIO NAPOLETANO
(16.12.11)

Scrivevo, commentando la soluzione del governo tecnico, che il Presidente Napolitano - da tutti osannato come equilibrato garante delle istituzioni - aveva compiuto male il suo mandato istituzionale ed agito ai limiti della Costituzione. Scrivevo che Napolitano non mi è mai piaciuto fin da quando si è insediato (come esito di un atto di debole forza di una debole maggioranza di centrosinistra uscita da deboli urne).
So benissimo di essere una voce fuori dal coro, ma - vedendo come si mettono le cose - insisto: Napolitano ha fatto un pasticcio napoletano. Per carità: a Napoli i pasticci di dolci sono buonissimi, ma si debbono fermare ad essere pasticci di dolci: quando il pasticcio diventa politico, prestissimo diventa stantio.
Mi spiego.
Mario Monti ed il suo governo stanno facendo il possibile: sono persone extrapolitiche che hanno accettato per amor di Patria di prestare la propria opera in una situazione politica ed economica parecchio tesa e dolorosa. Non sono maghi della finanza e dell'economia come si vorrebbe far credere, ma sono semplicemente ottimi amministratori di varie aziende private o pubbliche che hanno saputo dare qualche volta buona prova di sè.
Questi volonterosi kamikaze si sono illusi. O meglio: sono stati illusi da Napolitano che ha detto loro - più o meno - che avrebbero potuto operare con ampia maggioranza parlamentare, avendo come opposizione certa la Lega Nord e opposizione "iuxta modum" l'Italia dei Valori.
Credendo al capo dello Stato, Monti ed i suoi si sono messi all'opera come potevano e come erano capaci.
In nemmeno un mese di governo si sono sgolati in Europa e nel mondo per far rendere più credibile un Paese governato (anzi...non governato) da parvenus della politica vecchia maniera che avevano in mente una sola cosa: la sete di potere. Non sto ad elencare i mille episodi da basso impero che il governo Berlusconi ci ha imposto per maggioranza in questi tre anni perchè basta avere la voglia di perdere un paio d'ore navigando in Internet per saziarsi di nani, ballerine, olgettine, direttorissimi, manovrefinanziariedabrivido, leggiinutilibriciatecollanciafiamme, ditamedieegestidell'ombrello ecc.ecc.ecc.
Ma il governo Monti sta soffrendo una maggioranza parlamentare che non ha e non avrà mai.
I partiti non amano farsi mettere da parte. I politicanti di terzo grado che riempiono le aule parlamentari ogni giorno non sono disposti a perdere uno solo dei propri privilegi, dei propri soldi, dei propri poteri.
Non solo.
Le piccole lobbies che manovrano di nascosto ed i grandi poteri finanziari, non rinunciano a ricattare il parlamentare che sanno di aver fatto votare e, quindi, i mal di pancia dei piccoli e grandi potentati nascosti o palesi si riversano come un fiume di veti incrociati su un governo che non pensava minimamente di incontrare tali e tanti ostacoli.
Napolitano ha fatto un pasticcio e ci ha gettato in un limbo da cui usciremo solo se abbiamo la forza di trovare in noi la voglia di farlo. Loro - Monti e il Parlamento con tutti i parassiti della corte - giochino le loro appassite carte.
Noi giochiamo le nostre che sono quelle della passione per la famiglia, per il lavoro, per la serietà e l'onestà.
Noi siamo milioni contro qualche centinaio di migliaia. Loro continueranno a dissanguarci, a riempirsi le tasche, a correre nei talk show ed a sparare sentenze.
Lasciamoli fare. Troviamo in noi la forza di continuare, stringendo la cinghia e tirando la carretta.
Ricordiamoci di loro al momento delle elezioni.
A proposito: scrivevo che Napolitano avrebbe fatto meglio a rispettare la scassata maggioranza di centrodestra uscita dalle urne, caldeggiando - in un messaggio alle camere - una commissione bipartisan per una riforma elettorale seria. Tempi sei mesi e si sarebbe andati a votare.
Ma ... Napolitano...non legge il mio sito.

MIOPIA DEL PARLAMENTO
(15.12.11)

Un lettore anonimo mi ha scritto un po' pesantemente criticando il mio editoriale dell'altro giorno sulla Lega Nord. Non so se sia leghista. Non mi piace rispondere agli anonimi, ma questa volta faccio un'eccezione.
Potrei facilmente invitare il lettore a rivedersi lo spettacolo che la Lega ha dato ieri in Parlamento e ricordargli che solo un mese fa chi ha insultato il presidente del Senato (che non mi piace punto!) era al governo e ha contribuito ad eleggerlo. Potrei chiedergli se quel Calderoli che ieri ha fatto ostruzionismo è lo stesso che lo scorso anno bollò acidamente l'ostruzionismo che faceva Di Pietro o se quello di ieri era il suo fratello gemello. Ma non mi va di rispondere alla polemica con la polemica.
Mi va di sottolineare, a bocce quasi ferme, come questo Parlamento, TUTTO questo Parlamento, sia miope, anzi...quasi cieco.
Si sa che non condivido il governo tecnico di Mario Monti, ma prendo atto della situazione. La situazione è questa: Berlusconi non era più credibile non solo in Europa, ma anche in Italia. Napolitano - ai limiti dei suoi poteri costituzionali - ha premuto per una svolta tecnica coinvolgendo tutto il parlamento. Mi stupisce il fatto che le forze parlamentari che sembravano orientate al volemose bene appena il governo Monti presentò il proprio programma in Parlamento, abbiano creato problemi non indifferenti alla manovra finanziaria da Monti presentata. Posso essere d'accordo che eccezioni siano sollevate da Lega (che è andato all'opposizione) e da Di Pietro che non ha dato fiducia cieca, ma che i due maggiori partiti abbiano costretto il governo ad un tour de force al limite dei nervi per limare provvedimenti che altrimenti avrebbero scontentato il proprio elettorato...beh...questo non mi lascia perplesso, ma mi conferma della miopia che rasenta la cecità che caratterizza i nostri rappresentanti a Montecitorio e Palazzo Madama.
Gli interessi di parte hanno prevalso su quelli generali. Come al solito.
E' la solita vergogna.
In questi giorni un'imprenditrice in pensione, a proprie spese, ha pubblicato una lettera ai parlamentari sul Corriere della Sera e ha fondato un movimento:Etica sempre. E' interessante notare come la società civile sia sempre più lontana da QUELLA vita pubblica, ma non se freghi della vita pubblica.
In un'intervista pubblicata sul giornale on line Il dialogo ho detto che noi siamo migliori di loro. Lo ripeto spesso.
Ce la faremo ad uscire dalla crisi perchè noi siamo migliori di loro.
Loro sono solo miopi.
Per questo non hanno il coraggio di fare l'unica cosa seria: rifare una legge elettorale seria ed andare a votare.


IL MATTO DA LEGARE
(13.12.11)

Neanche un mese fa era ministro della Repubblica Italiana. Sto parlando di Umberto Bossi, il Senatur che ci ha afflitto per decenni con la storia del federalismo, che ci ha inflitto volgarità una sopra l'altra e che non ha combinato nulla in tre anni di ministro se non una cosa sola: piazzare suo figlio Renzo in posizione di rendita sicura.
Umberto Bossi in questi giorni ha sparato altre due scemenze: Berlusconi adesso sta coi comunisti e la Padania batterà moneta.
Derubricare, come si è soliti fare in casi come questi, tali scemenze ad esigenze di comizio politico, significa continuare a sottovalutare la demenza senile eretta a gestire la Repubblica.
Che Berlusconi stia coi comunisti fa semplicemente ridere, per il solo fatto che gli unici due a credere che ci siano ancora i comunisti sono la banda B&B: Bossi e Berlusconi. Se ci fossero i comunisti, quelli seri, quelli veri, quelli che cantavano "Compagni dai campi e dalle officine, prendete la falce e impugnate il martello, scendete in piazza, colpite con quello, scendete in piazza e rovesciate il sistema", adesso non saremmo in questa disastrosa situazione perchè - a modo loro, per me non condivisibile - avrebbero cercato di sistemare le cose mostrando un po' di spina dorsale che non sanno mostrare neppure i loro nipotini.
Ma quella della moneta padana è roba da manicomio!
Mi chiedo come sia possibile permettere di parlare a questa persona. A tutto c'è un limite, anche alle scemenze!
Non è tollerabile che in pubbliche assemblee a carattere istituzionale un senatore della Repubblica (che prende un bel po' di soldi da questa repubblica che non vuole e che pretende da questa repubblica che non vuole posti in Rai, ministeri a Monza ecc.ecc.ecc.) arrivi a parlare di una fantomatica enclave che non è mai esistita e di battere moneta! Proprio lui parla di battere moneta! Ma lo sa che cosa ci vuole per battere moneta? No, non lo sa. L'unica volta che ha tentato di mettersi in affari creando la banca padana, ha dovuto chiudere e cercare qualcuno che ripianasse i debiti!.
Forse sarebbe davvero il caso che qualcuno l'invitasse a ritirarsi a Gemonio, nella bella villa che non avrebbe mai potuto avere se non avesse imbonito il popolo per oltre cinque lustri. Il vitalizio ce l'ha, sua moglie prende la pensione baby da un bel po' di anni (che è pagata da questa repubblica che lui vuole affossare), il suo figliolo - riconoscente - potrà sempre dare una mano in casa (non sa fare nulla, ma come consigliere regionale sa prendere una barca di quattrini), Borghezio e qualche nostalgico gli faranno compagnia a giocare a carte e poi si accomoderanno ad ascoltare, plaudenti, i deliri sulla Padania, sulla moneta padana, sul celodurismo ed altre amene volgarità.
Qualcuno che ha l'autorità per farlo e la spina dorsale per prendere l'inziativa, prenda, per favore, questa decisione. Anche la parte sana della Lega lo ringrazierà e forse il movimento riuscirà a mantenere quel 3 o 4 per cento di votanti.

L'ICI E LA CHIESA.
(10.12.11)

Nella società mi sono sempre trovato in una strana posizione: ci sono cose che dicevo anni fa e non venivo considerato. Le stesse cose vengono poi ribadite qualche anno dopo da qualche solone e divengono oggetto di dibattito. E' proprio vero che non conta quello che si pensa e si dice, ma chi lo pensa e chi lo dice. Se, per esempio, io dico:"Il cielo di Lombardia! Com'è bello, quando è bello!", tutti mi prendono per uno scemo che dice un'ovvietà lapalissiana, ma se lo dice il Manzoni (come l'ha detto!), allora la frase è degna di essere citata.
Se, sempre per esempio, un signor nessuno come me dice che la chiesa cattolica deve essere libera in uno stato libero (l'ha detto Cavour!) e, di conseguenza non deve cercare ed ottenere privilegi attraverso stipule di concordati, trattati, esenzioni, insegnamenti della religione, ecc. (questo lo dico io, ma non solo io, da molto tempo), se mi va bene sono preso per un contestatore, se mi va male finisco sul rogo virtuale degli eretici.
Adesso noto con piacere che, qualche anno dopo, persino il presidente della CEI è possibilista sulla discussione del pagare l'imposta ICI o IMU da cui gli edifici di culto, per legge Bersani del 2006 (noto: non legge Berlusconi, Tremonti, Casini...ma legge Bersani!) sono esenti.
Si va distinguendo fra edifici adibiti al culto ed edifici di proprietà della chiesa cattolica adibiti ad attività di lucro.
No. Tutti gli edifici di proprietà della chiesa cattolica, ortodossa, anglicana,protestante, di una Onlus, di qualsiasi altro ente cattolico o non debbono essere soggetti ad ICI o IMU, secondo il loro valore catastale. Uno stato democratico e liberale non deve ammettere alcuna distinzione, in nessun caso.
La discussione, se mai, dovrà essere impostata su un altro piano: l'imposta va distinta a tre livelli: il primo livello (edifici di carattere di pubblica utilità, fra cui rientrano anche le chiese), edifici adibiti come prima casa, edifici adibiti come seconda casa o altro. Le aliquote potranno essere 5-10 e 15 per cento. Il controllo, in questo modo, sarà molto semplice: ogni comune si farà carico di censire tutti gli immobili del proprio territorio e, sulla base della destinazione d'uso, applicherà la tabella.
Non si avranno più case in classe A1, A2, A3, B1 ecc.ecc., ma semplicemente edifici in tre classi.
Sarà la rendita catastale ad essere la discriminante. Sempre per rimanere in tema di edifici di culto (ma il discorso può essere esteso): è chiaro che il duomo di Milano si vedrà imputata una rendita catastale diversa da quella della chiesetta alpina. L'arciprete del duomo di Milano pagherà un 5% su una cifra che sarà molto superiore a quella che pagherà il povero parroco di campagna sulla chiesetta di s.Maria del Campo dove officia la messa quattro volte all'anno.
La regola è semplice.
Ma è troppo semplice e, quindi, non può essere applicata dai soloni della politica che - invece di mirare al bene comune - mirano al bene dei singoli con i quali si trovano negli esclusivi salotti romani e milanesi, dopo i dibattiti parlamentari.
Se si deve contribuire al buon funzionamento dello stato, quale occasione migliore che censire quello che si vede e che è controllabile, cioè un edificio o un terreno?
Non si farà nessuna eccezione?
Sì. Una sola: musei, teatri, aree archeologiche...in una parola, tutto ciò che riguarda i beni culturali, purchè anche su questi si eserciti un controllo occhiuto e, soprattutto, si stanzino fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria.


ANDREMO A DUE VELOCITA'?
(09.12.11)

Oggi è il giorno della verità per oltre 300 milioni di europei: si decide che fare del nostro essere Europa. Sì, si tratta di questo: dopo Schengeen, dopo Maastricht, dopo l'euro e dopo decine e decine di confronti a livelli ristretti ed allargati, oggi si decide che fare della nostra essenza europea creata, a mio avviso, molto frettolosamente sulla scorta di un entusiasmo lodevole, ma per nulla pratico.
La prima riflessione che mi viene in mente è che i grandi protagonisti storici dei vari trattati e delle varie convenzioni siano stati tali loro malgrado, non avendone la stoffa. Per prendere decisioni che coinvolgano il destino dei popoli non basta essere eletti dal popolo, ma ci vuole stoffa. Qualche caso storico.
Pericle, ad Atene, fu democraticamente eletto, ma divenne anche una specie di tiranno. Prese decisioni coraggiose avendo dalla sua il popolo, ma perchè il popolo intuiva che quel signore aveva la stoffa di statista. Così fu per Alessandro Magno, per Cesare, per Napoleone, tanto per citare qualcuno. Non sempre chi ha responsabilità di governo è all'altezza di grandi situazioni che richiedono intelligenza acutissima, forte capacità di sintesi e grande personalità.
La seconda riflessione che mi balza alla mente riguarda l'ipotesi di un'Europa a due velocità. Saremo un continente che continuerà ad avere una moneta unica, ma ci saranno popoli di serie A e di serie B. Il che farà l'orgogoglio di Gran Bretagna, Svezia e Danimarca che sono nell'area europea, ma non hanno mai voluto adottare la moneta unica europea. Sarà troppo facile per Cameron e colleghi ammiccare:"L'avevamo detto" e sarebbe serio per tutti noi rispondere:"Avevate ragione".
Sarebbe serio, ma non è detto che sia scontato che lo diciamo perchè l'orgoglio dei capi di governo è ben superiore al loro potere politico.
Infine una parola sulle banche. Su tutte le banche, di tutti i paesi. Ubriacate dall'euro e dela mercato consumistico globalizzato, hanno lucrato finanziariamente (e fittiziamente?) per anni. Solo un paio d'anni fa si erogavano mutui al 100% del valore dell'immobile, tanto per fare un esempio. Adesso si debbono ricapitalizzare di centinaia di milioni di euro. Gli aiuti che hanno avuto, hanno ed avranno dalla banca centrale europea ci sono stati e ci saranno, ma non sono bastati e non basteranno perchè l'EBA (l'agenzia di controllo bancario europea, presieduta - anche questa - da un italiano) sarà ancor più occhiuta di quanto non lo fu in passato.
Ci saranno istituti di credito che rimarranno istituti senza credito sia nominale che reale. A farne le spese non saranno loro, nè i loro dipendenti, ma i risparmiatori. Come avvenne al crollo del Banco Ambrosiano ecc.
In tutto questo casino una cosa è certa: comunque andrà a Bruxelles il nostro portafoglio ne risentirà, come ne risentiranno il nostro tenore di vita e la nostra capacità di far fronte alle spese correnti.
Anche se non ci saranno i paesi in fascia A e quelli in fascia B, ci saranno sempre cittadini di seria A e cittadini di serie B.


BABBEI PER DECRETO
(5.12.11)

Quando fu affidato l'incarico a Mario Monti, le piazze esultarono perchè finalmente se ne sarebbe andato Berlusconi. Non solo: qualcuno arrivò ad insultare il Presidente del Consiglio e molti pensarono che la protesta (o l'esultanza) di piazza avrebbe potuto trasformarsi in pericolosi tumulti.
In questo mio piccolo angolo del web deplorai le manifestazioni, ma soprattutto esortai prima me stesso e poi i miei lettori a non aspettarsi da Mario Monti chissà quali svolte epocali perchè il professore della Bocconi non poteva essere un taumaturgo.
Fui fin troppo realista.
Non solo Mario Monti e la sua squadra di tecnici prestati alla politica non s'è dimostrato il taumaturgo che molti s'attendevano, ma addirittura s'è rivelato il peggior sostenitore tecnico del bordone dei partiti.
Scrivo queste righe dopo aver letto con molta attenzione le riforme che il Parlamento si appresterà ad approvare quasi plebiscitariamente con la sola opposizione certa della Lega e, mi auguro, di qualcun altro (Di Pietro, per esempio).
Mario Monti ha avuto la sfrontatezza di chiamare il suo decreto "Decreto Salva Italia", mostrando, così, di essersi già politicizzato e di essere entrato, avendo ricevuto il laticlavio a vita, nella casta che lo sostiene e lo omaggia.
Più decreto salva Italia, lo chiamerei decreto per noi babbei.
Sì, io e moltissimi altri italiani che lavorano da anni dalla mattina alla sera, che pagano le tasse fino all'ultimo cent e per questo rinunciano a momenti di svago con la famiglia, siamo solo babbei.
Sarà su di noi che, ancora una volta, la casta saprà infierire senza pietà.
Infierirà su di noi per le pensioni, per l'Iva e per l'imposta sulla casa.
Monti ha creduto di darci un contentino: i costi della politica saranno ridotti. E dove è andato ad operare? Sulla parte della casta che è la più debole, la più vituperata e la più povera: le province. Le spese di Montecitorio, palazza Madama, palazzo Chigi e palazzo Quirinale non sono toccate. I vitalizi dei parlamentari sono appena, appena sfiorati. Il contributo INPS che danno i parlamentari per assicurarsi una pensione è in rapporto 1 a 588 (cioè un parlmentare versa un euro e ne ricaverà 588).
Bene!
Ci viene davvero voglia di chiederci se noi possiamo continuare così.
Il decreto ci buggera ancora di più: parla di tracciabilità dei pagamenti sopra i mille euro. Ma non lo sanno Monti e compagnia che chi vuole farla franca preleva 6 o 700 euro per volta e così sistema il pagamento in nero?
E che dire della tassazione dei capitali scudati? Dopo che il governo precedente aveva promesso che con il 5% tutto sarebbe stato sistemato, adesso chi ha fatto rientrare capitali dall'estero pagando una tassa del 5% si trova a doverne pagare un'altra dell'1,5%! Credete che lo faranno? Io, se avessi avuto capitali all'estero e li avessi fatti rintrare mi mangerei le mani e rifletterei: ma come? Mi hanno detto che con questa tassa avrei contribuito a sanare i bilanci e i bilanci non solo non sono stati sanati, ma adesso vogliono ancora soldi?
Mi fanno pena Bersani, Alfano, Casini e tutta la cricca che per amore del "bipartisantismo" si arrovellano in TV a spiegare che qualcosa hanno ottenuto. Mi fanno pena perchè non hanno il coraggio di dire che queste cose le avrebbe sapute fare anche Tremonti, se l'avessero lasciato fare.
Mi fa pena anche Monti che rinuncia al suo stipendio di Presidente del Consiglio. Eh, già! Non gli bastano 25mila euro al mese come senatore a vita? E già che c'è, ci piò dire quanto percepisce mensilmente come ex Commissario Europeo e come Professore della Bocconi?
Cari amici che ogni tanto visitate il mio sito: siamo stati gabbati per l'ennesima volta. Da loro, da tutti loro, siamo considerati dei babbei che possono essere imboniti da potente di turno.
Stia tranquillo, professor Monti!
Noi che abbiamo sempre pagato e lavorato, continueremo a tirare la cinghia ed a pagare nuove tasse, continueremo a lavorare mentre vediamo che il momento dei riposo da pensionati si allunga di qualche anno, continueremo a pagare per una pensione che per noi sarà sempre più povera mentre per voi sarà sempre più ricca, ma una cosa non continueremo a fare: votarvi. Non voteremo nè voi, nè i vostri rappresentanti a livello locale. Molti di noi una scelta l'hanno già fatta: o ci sarà veramente qualcuno di nuovo che non s'ispira a nessuno di voi della casta o, questa volta, ce ne staremo davvero a casa augurandoci che vada a votare il 48 per cento degli aventi diritto in modo da bocciarvi senza remissione. E se vincerete con il 51% degli aventi diritto di voto di cui, per questa dissenata legge elettorale, solo il 27% sarà bulgaramente rappresentato in parlamento, continueremo a fare il nostro lavoro per le nostre famiglie e per la nostra Patria che voi, tutti, voi, indegnamente rappresentate.
Grazie, presidente Napolitano, per averci regalato questo governo!
Non c'importa che sulle riviste internazionali lei sia definito iil nostro uomo dell'anno, sir George, ecc.ecc. Anche lei ha mostrato il suo lato di sempre, da quando da comunista staliniano si trasformò in riformista per rimanere a galla.


I GENTILUOMINI DI SUA SANTITA'
(4.12.11)

In questi giorni di appassionante attesa sulle misure economiche (è la quarta misura economica, quest'anno!) che ci saranno illustrate domani, eggendo i giornali mi sono accorto che compare sempre più la figura di Gianni Letta, l'eminenza grigia, silenziosa e quasi evanescente che per anni ed anni ha seguito come un'ombra Berlusconi. E mi è venuto in mente che questo signore che non mi è mai andato a sangue oltrechè gentiluomo, magigordomo, lacchè di Berlusconi è anche gentiluomo di Sua Santità.
Come sia arrivato lì e per quali meriti personali, non lo so, ma la cosa mi ha incuriosito e sono andato a cercare altri gentiluomini di Sua Santità.
Ho trovato: Giulio Lampada, imprenditore indagato per 'ndrangheta che ha fatto battezzare anche un figlio dal papa; Angelo Balducci, Umberto Ortolani, Herbert Batliner, un po' di gente - insomma - coinvolta in vari scandali.
Mi è venuto spontaneo riflettere su questa isituzione che aveva un senso quando c'era la corte papale e che Paolo VI riformò con la Regimini Ecclesiae Universae per non deludere subito vecchi barbogi che gravitavano nell'ambito vaticano. Lungimiranza avrebbe voluto che, estinti i vecchi barbogi per morte naturale, il collegio dei Gentiluomini e dei Cavalieri di San Silvestro e di San Lazzaro ecc.ecc. non fosse rimpinguato da nuovi nobili pontifici: la chiesa non ha bisogno di questi manichini in frac con onorificenze pendenti dall'occhiello e collari d'oro in bella mostra. Ma la lungimiranza non alberga nelle sedi vaticane e i papi, preoccupati di cose ben più importanti, non stanno molto a guardare se intervenire o meno sulla soppressione di questi enti. Il problema,però, non riguarda solo questi ordini cavallereschi, ma i loro membri. Ci si chiede come vengano scelti e in forza di quali meriti siano nominati gentiluomini e cavalieri. Per dirla chiara: non mi pare che il Vaticano ci guadagni avendo fra i suoi gentiluomini soggetti in odore di truffe e'ndrangheta.
Siamo in Avvento: una delle figure sulle quali la chiesa cattolica invita a riflettere è s.Giovanni Battista che notoriamente visse nel deserto, coperto di pelli di cammello e cibandosi di locuste e miele selvatico. E' considerato il precursore di Gesù. Vogliamo dire che fu un gentiluomo di Gesù? Direi di sì, anche perchè per Gesù pagò con il taglio della testa il suo essere fedele ai principi evagelici.
Se fossi Bertone consiglierei al papa di abolire tutti gli ordini equestri pontifici e di fondarne uno solo, quello di san Giovanni Battista facendovi confluire tutti gli iscritti agli ordini aboliti ed obbligandoli - solo durante le cerimonie pontificie - a vestire di pelle di cammello e, per quel giorno, di cibarsi di miele selvatico. Sarebbe un modo elegante per eliminare questi retaggi di corte che fanno solo male all'immagine della chiesa e sarebbe interessante assistere al fuggi, fuggi di tutti i gentiluomini e cavalieri.
Ma Bertone non è me e quindi continueremo ad assistere alla nomina di questi personaggi di dubbia reputazione che, oltretutto, in ambito ecclesiastico debbono anche essere chiamati "eccellenza". In che cosa eccellano...beh...si sa.


CONSUMO E RIPARTO.
CIOE':CONSUMARE PER RIPARTIRE
(29.11.11)

La logica, per i soloni dell'economia, è semplice: per ripartire bisogna consumare, per consumare bisogna creare le occasioni di consumo, per creare le occasioni di consumo bisogna agevolare fiscalmente, per agevolare fiscalmente occorre che un governo attui misure che abbassino le tasse ad imprese e privati.
I capitalisti non si smentiscono mai.
Il capitalista è abituato da decenni a tirare il cassetto della propria scrivania alla fine dell'anno e a guardare cosa c'è dentro. Se sono rimasti i soldi dello scorso anno è abbastanza contento, se ne sono rimasti di più è contento ma dice ai suoi collaboratori che si poteva fare di più, se ne sono rimasti di meno comincia il piagnisteo, la lagna, la geremiade che sfocia nella tragedia.
L'economia va male, su questo siamo tutti d'accordo, perchè i soldi non girano e i nuovi arbitiri della nostra società (le agenzie di rating) parlano di recessione per l'Italia, di declassamento degli stati e danno le terribili pagelle persino alle banche (la mia banca, il Credito Valtellinese, è stata declassata dalla Fischer).
Come si fa a far andare avanti l'economia, a farla ripartire?
Semplice: occorre ricreare le occasioni di consumo.
Tradotto in soldoni: la gente deve spendere. Cioè deve comprare l'ultimo telefonino, l'ultima lavatrice, l'ultima Wii, l'ultimo frigorifero, l'ultimissima cucina,ecc.ecc.
Tutto ricomincerebbe a girare: la Nokia non licenzierebbe 1.600 dipendenti, e così farebbero la Whirpool, la Merloni, ecc.ecc. Non solo: i riciclatori delle merci dismesse riassumerebbero per raccattare la lavatrice ed il televisore ancora funzionanti, ma non più moderni e li conferirebbero alle discariche autorizzate.
Già: per far ripartire l'economia bisogna fare solo così. Consumare, consumare, consumare. Riaccendere nelle persone il gusto dello shopping e della spesa, la voglia di regalare e di ricevere regali. Stimolare a spendere anche pagando in comode rate mensili addebitate sulla carta di credito che, chissà perchè, si chiama così piuttosto che carta di debito (perchè di questo si tratta).
E se provassimo a fregarcene di quello che dicono i soloni dell'economia?
Se provassimo a risparmiare?
I nostri vecchi dicevano:"I danèè minga spendùù in i primm risparmiàà".
Se provassimo a non lasciarci sedurre dalle sirene della pubblicità e dalle luci dei negozi?
Il mio lavoro mi obbliga a girare per mezza Lombardia e noto che in ogni centro abitato di una certa entità non esistono più negozi di alimentari, frutta e verdura, calzolai, macellai...i negozi, cioè, di una volta, dove - quando entravi - eri conosciuto dal negoziante che sapeva già quel che volevi. quei negozi hanno chiuso per cedere il posto a spazi di abbigliamento e scarpe, borsette e borsoni, trucchi e gioiellerie.
Sembra che siamo un popolo che cambia vestito ogni ora, borsette e scarpe ogni giorno, braccialetti e collane ogni minuto e che si trucca come un clown prima dell'uscita nel circo.
Ci sono negozi che traboccano di vestiti cinesi a 10 euro. Mi chiedo: quanto durano? (i vestiti, s'intende, non i cinesi!).
Se continuiamo a comprare tutto e sempre, non avendo molti spazi per stoccare, buttiamo quel che è ancora buono (se non ancora nuovo).
Non credo che il consumo ad oltranza sia la ricetta per risollevarsi dalla crisi.
Penso che i pochi soldi che ci sono siano da tenere stretti e che gli acquisti debbano essere fatti quando sono necessari e soprattutto debbano essere oculati.
S'innescherà un circolo doloroso: i commercianti di cose inutili soffriranno e, a loro volta, soffriranno i produttori di cose inutili. Ma la strada ricomincerà in salita a vantaggio del risparmio e della qualità del prodotto.
Non vi è mai capitato di sentire da un negoziante di computer:"Ma...signore! Il suo computer ha già quattro anni!"
e di sentirvi colpevoli perchè avete un notebook che va bene e che tenete con cura perchè l'avete pagato con sacrificio?
Comprare, usare e buttare dopo poco tempo porta solo a buttare denaro, riempire il mondo di roba che inquina e a vivere sul debito.


LO DICEVO, IO!....
(28.11.11)

Qualche anno fa, subito dopo l'avvento dell'euro di cui tutti erano entusiasti, un ignorante di economia come me diceva e scriveva:" La moneta è conseguenza di uno stato e non premessa per farlo. Tutta la storia ci insegna che gli stati forti battono moneta e non il contrario, cioè la moneta forte fa lo stato forte. Prendete l'Italia del Rinascimento! C'erano fazzoletti di terra che erano uno stato, ma erano forti. Il Granducato di Toscana era talmente forte e ricco da prestare soldi all'imperatore. L'euro ci sta facendo diventare tutti più poveri".
Naturalmente ero corbellato amabilmente dai miei interlocutori che teneramente mi facevano capire che la forza dell'euro sul dollaro presto avrebbe soppiantato la moneta americana a favore di quella europea.
Oggi leggo sul maggiore quotidiano nazionale che l'on. Bladassarri, esperto di economia, rilascia - con linguaggio molto più aulico del mio - dichiarazioni sul tema che rispecchiano il concetto che esprimevo più pedestramente qualche anno fa.
E allora ti viene davvero la voglia di dire:"Lo dicevo,io!"
Mi ripeto: non è una moneta che fa uno stato, ma è sempre stato il contrario. Andare in controtendenza perchè il mondo cambia e i matusa conservatori come me non capiscono nulla, sarà seguire la moda del momento, ma non è certo fare il bene dei cittadini.
Luminari della finanza come Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi, irridevano chi pensava e diceva il contrario e si sgolavano per farci capire che se, se non ci fosse stato l'euro, noi italiani saremmo stati nelle canne.
Forse è vero. Io (e la gente come me) non sono un esperto di grandi temi finanziari. Però noto che un caffè costa un euro (cioè lire 1936,27) quando prima costava 1000 lire (cioè 0,50 centesimi di euro o giù di lì).
Adesso siamo tutti nelle canne. Per "tutti" intendo proprio tutti: italiani, frnacesi, spagnoli, portoghesi, greci, austriaci, tedeschi, olandesi...tutti quelli che hanno aderito all'euro fin dalla prima ora e che, sulla scorta dell'ubriacatura collettiva della moneta unica, hanno accettato subito dopo l'entrata nell'area euro di altri paesi europei (quelli a vecchia economia comunista) con una disinvoltura pari solo all'irresponsabilità.
Chi mi legge - e pensa che abbia ragione - si chiederà quale soluzione abbia in mente, atteso il fatto - da ammettere con realismo spietato - che da questo euro non si torna indietro.
Qualche i dea ce l'avrei.
I maghi dei soldi dovrebbero cominciare a pensare come far funzionare l'economia di ogni paese dell'euro, come funzionava prima della moneta unica. Per dirla pedestramente: il caffè dovrebbe tornare a costare mille lire, cioè 0,60 centesimi. Da qui deriva tutto: lo stipendio di un dipendente, il costo...che so...della lavatrice, dell'auto, della cucina, della benzina... Cioè: una valutazione reale del REALE valore di tutte le cose.
Perchè la Svizzera va bene? Il franco svizzero vale di meno dell'euro, ma è una moneta forte!
Una seconda cosa andrebbe fatta: calmierare i compensi. Se ci pensiamo bene i compensi delle persone (tutte le persone: statali, parastatali, dipendenti, lavoratori autonomi, pensionati...)sono sempre al rialzo. Non mi riferisco allo scandalo dei vitalizi dei parlamentari o alle tre o quattro prebende mensili che prendono i più noti (Amato, Prodi, Ciampi, Napolitano, Sarcinelli,ecc.), ma agli stipendi di tutti. Pensiamoci bene! Una persona vale davvero 5, 7, 10, 20 mila euro al mese, quando un'altra vale solo 600 euro? Se è corretto che il compenso valga anche il valore del ruolo della persona ed il rischio che corre (un dirigente di azienda ha maggiori responsabilità di un operaio addetto a fare l'usciere) è anche corretto che vi sia un tetto massimo oltre il quale non si possa andare. Facciamo che questo tetto massimo possa essere fissato in diecimila euro lordi al mese? A me sembra un compenso ragguardevole. Se il soggetto vuole guadagnare di più?
Liberissimo di farlo!
Trovi un altro lavoro!
Ultima cosa: i consumi.
Sento in giro che si continua a dire che bisogna far ripartire i consumi per far girare l'economia.
Non sono molto d'accordo.
Ci penso meglio e, domani, se riesco ad avere le idee semplici e chiare, ne riparlerò.


MOSTRI CONTEMPORANEI
(25.11.11)

Siamo nella società dei potentati economico - finanziari che virtualmente presiedono ogni iniziativa politica, sociale e collettiva.
Verrebbe voglia di chiedersi cosa si intenda per "società" in questo mondo moderno. Un tempo la società era intesa come aggregazione di persone che si riconoscevano in un "collettivo" (prendo a prestito l'aggettivo dalla cultura comunista) che esprimeva medesimi intenti, medesimi obiettivi, medesime fedi, medesimi impegni.
Così fu quando nacquero gli Stati, le aggregazioni interstatali o sovranazionali (le chiese, per esempio), i movimenti politici e culturali.
Allora ci si riconosceva per un medesimo sentire e ci si conosceva di persona.
Oggi questo concetto di società sta lentamente morendo per congelamento culturale perchè stanno prendendo prepotentemente il sopravvento nuovi concetti sociali definiti da aggregati che rimangono nell'ombra.
Sono i nuovi padrini di una mafia con i guanti bianchi, profumati di soldi, affari e relazioni esclusive di alto livello.
Sono i potentati economico-finanziari che giudicano le nazioni (tripla A, doppia A), stabiliscono i poteri politici (sconfessano un uomo politico a favore di un altro), governano le sorti delle grandi banche e condizionano i sistemi di vita di tutti.
Mostri senza volto, s'aggirano come fantasmi in una società che hanno plasmato sempre più anonima ed impersonale che governano a suon di spred, di target, di budget, di pil, di bep e mille altre sigle che i più ignorano, ma che hanno il sapore di magiche parole come quelle latine che biascicavano i preti di una volta.
E costruiscono, così, le loro nuove cattedrali. Templi virtuali globalizzati nel mondo di Internet e templi materiali eretti nei centri di grandi metropoli che hanno ribattezzato "city" in cui i comuni mortali, in visita, si compiacciono di entrare solo per vedere i grandi palazzi presidiati da energumeni che fanno passare solo i volti noti e solo le auto blidate e dai vetri oscurati.
Per quanto tempo ancora durerà questo occulto potere? Non lo sappiamo. Ma sento che siamo alla fine. La Storia è impietosa. I mostri continuano a terrorizzare i popoli e gli stati non comprando i titoli pubblici per continuare il loro vorticoso e perverso gioco al guadagno e non s'accorgono che mandano al massacro i popoli che li foraggiano.
L'uomo vero, quell'uomo che ha il volto del vicino in coda alla metropolitana e della donna che osserva con apprensione i prezzi della frutta al mercatino rionale, quell'Uomo - dicevo - sta riprendendosi il proprio spazio, la propria identità e la propria storia. Sta occupando le piazze di queste city e sta organizzandosi in movimenti sovranazionali che hanno un medesimo, comune sentire che si chiama lotta contro il potere del denaro tout court, annientamento del concetto di prevaricazione del ricco sul povero, rifiuto dell'arricchimento frutto di giochi di borsa, ribellione contro un consumismo sfrenato che obbliga a comprare e buttare per comprare ancora svuotando il portafoglio sempre più misero che una paga mensile risicata non riesce a riempire ogni trenta giorni, come succedeva una volta quando valeva la parola data, la conoscenza reciproca, la voglia comune di creare un futuro tangibile e concreto per la propria famiglia ed i propri figli.
Non so se questi mostri anonimi avranno un volto perchè saranno ghigliottinati sulle piazze come avvenne ai tempi della rivoluzione francese o perchè saranno sbattuti in prima pagina in una gogna mediatica che li uccide più che la ghigliottina, ma so che saranno vittime della loro ingordigia e dei loro giochi perversi.
Quando verrà, quel giorno, si chiamerà Provvidenza.


ERA BERLUSCONI IL PROBLEMA?
(22.11.11)

Chi mi conosce inarcherà le sopracciglia: ma come?, adesso difendi Berlusconi?
No. Semplicemente mi dò ragione da solo. Quando le borse altalenavano e lo spread era ai massimi storici, la colpa era del governo di Berlusconi. Il governo è cambiato, ma le borse altalenano e lo spread si riduce di poco. La colpa, quindi, non era di Berlusconi.
Anzi...credo che Berlusconi, adesso, stia ridendo sotto i baffi che non ha: quell'antipatico di Sarkozy è stato minacciato dalle agenzie di rating: forse la Francia non avrà più la tripla A. Lui che scambiava sorrisi compassionevoli con la Merkel quando si accennava a Berlusconi, adesso si trova ad essere compatito.
La povertà sempre più incalzante non è da atrribuirsi a Berlusconi, ma ad una crisi più generale.
Berlusconi ha avuto una grandissima colpa: quella d'aver venduto un sogno impossibile e d'aver trascinato in questo sogno lungo 17 anni un popolo che gli ha rinnovato la fiducia. La vera colpa di Berlusconi è stata quella di aver venduto un sogno ben sapendo che era un sogno irrealizzabile che, comunque, gli serviva per farsi gli affari suoi. E' la grande menzogna berlusconiana alla quale si sono accodati tutti i miserabili che in questi anni si sono alternati nel cosiddetto centro destra e che, quando hanno cominciato a capire che il sogno stava morendo perchè l'alba stava per sorgere, hanno mollato il carro che li ha portati allegramente in giro per quasi due decenni in cui hanno rovinato il paese.
Non è tutta colpa di Berlusconi: egli ha avuto l'idea per salvare i suoi interessi, ma l'idea non avrebbe potuto portarla avanti da solo se non avesse avuto alle spalle e con sè tutti coloro che hanno saputo approfittare di quell'idea per partecipare alla spartizione della torta.
Quest'uomo solo che paga profumatamente tutti per averli attorno a sè e sentirsi comunque sempre più solo, non avrebbe potuto prendere il potere del nostro paese se l'avessero lasciato - questa volta davvero - solo. Ma, da che mondo è mondo, le corti pullano di cortigiani, ruffiani, prostitute, musici e poeti compiacenti, sicari e delatori, preti e stregoni: tutti hanno un solo obiettivo, compiacere il principe per partecipare al banchetto.
Quando ho visto il nostro presidente del consiglio escluso dal pre vertice di Francoforte e, poi, aggirarsi solo a Francoforte prima della foto di gruppo; quando l'ho rivisto a Cannes camminare solo alle spalle della Merkel e di Sarkozy che lo ignoravano e poi, ancora solo, mentre altri grandi si scambiavano cordialità, mi sono sentito umiliato: a questo punto aveva ridotto il nostro paese!
Ma la colpa non è solo sua: nella rovina del centro destra questo Sansone deve trascinare tutti i Filistei, anche quelli che hanno cominciato a smarcarsi qualche anno fa o qualche mese fa.
Allora la catarsi sarà piena, vera e completa.


FARE IN FRETTA
(18.11.11)

Anche questo governo "dei secchioni" (definizione di Libero) ha pagato il dazio della moda contemporanea. Si deve fare in fretta. Tutto va fatto in fretta.
Ascoltavo le dichiarazioni di voto al Senato e mi sono chiesto: come fanno a dare pieno sostegno e fiducia ad un programma di governo che hanno sentito leggere per la prima volta in aula? E' vero che io non ho la capacità e l'intelligenza dei nostri senatori, ma se fossi stato sefuto sugli scranni di palazzo Madama avrei preferito che Mario Monti leggesse il suo programma, lo distribuisse e mi avesse dato il tempo di leggerlo la sera: domani, in aula, avrei potuto dire sì o no o un "sì"condizionato.
Ieri c'è stata la seconda maggioranza bulgara in pochi anni. Anzi...maggioranza più bulgara di quella del 2008 perchè a votare contro c'è stata solo la Lega Nord. A me tutto questo suscita parecchie perplessità. Come mi lascia abbastanza perplesso l'encomio solenne riservato a Gianni Letta da parte delle più alte cariche dello Stato. Il Gentiluomo di Sua Santità a me non è mai piaciuto, nè quando era direttore de Il Tempo, nè quando era vicepresidente di Fininvest. Meno che meno in tutti questi anni in cui è stato al servizio del Cavaliere (e non dello Stato). Sì, perchè chi sta con Berlusconi deve sapere che sta con Berlusconi e non con lo Stato o con altre Istituzioni. Berlusconi non ammette che un suo collaboratore possa pensare ed agire diversamente da come lui pensa ed agisce.
La fretta è la malattia contemporanea che induce a compiere male ogni cosa. Sembra che se non si è frettolosi non si sia efficienti e si dimentica che l'efficienza è una cosa, la frettolisità è un'altra.
La sindrome della fretta ha contagiato l'intero pianeta. Nel mio lavoro mi accade spesso che un cliente mi chieda della merce che va preparata e alla mia domanda:"Per quando le serve"?, sempre più spesso mi sento rispondere con un risolino sardonico:"Per ieri"!
Oggi le cose o si fanno in fretta o non si fanno. Tutto questo impedisce una seria e serena capacità di lavorare, ma non solo: pregiudica il buon esito di ogni lavoro. A fortiori il lavoro di un nuovo governo che s'appresta a subentrare ad un altro che ha sbandierato come priorità l'efficienza e ha languito nel mare dell'inefficienza per tre anni. Mi chiedo come potranno votare la fiducia i parlamentari del centrisinistra quando si discutrà dell'art. 18. Ma la cosa riguarderà anche quelli del centrodestra perchè se prima erano obbligati a pigiare il bottone sull'approvazione, adesso sanno che se approvano i licenziamenti facili dovranno rendere conto al proprio elettorato.
La fretta è sempre stata cattiva consigliera e forse varrebbe la pena di rispolverare l'antico proverbio: presto e bene, raro avviene.


A BOCCE QUASI FERME DIREI CHE...
(17.11.11)

Il supergoverno è partito, ma non mi convince.
Ci divertiamo a fare un po' di dietrologia?
Poco più di un mese fa a Todi si sono riuniti gli stati maggiori del cattolicesimo italiano per parlare di politica con la benedizione dei vescovi. Il presidente della CEI, card. Bagnasco, ha assistito ai lavori e non si è limitato ad una fugace comparsa per ricevere applausi ed impartire la benedizione sui lavori.
Nel linguaggio curiale questo significa già molto.
Chissà come mai - sono certo che la cosa è del tutto casuale - a Todi c'erano Corrado Passera, Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi: soggetti finiti nel supergoverno Monti.
Ma Todi è figlia di una madre: già dal maggio scorso il card. Bertone ha promosso - tramite un minutante della Segreteria di Stato - incontri molto riservati in un centro salesiano romano a cui hanno partecipato Casini, Bonanni, Pezzotta, Fioroni ed altri esponenti politici di fede cattolica che trasversalmente compaiono sotto varie etichette in Parlamento sia a favore del centrodestra che del centro che del centrosinistra. Bagnasco - come si sa -la prese male ed iniziò la contromossa che sfociò nella riunione di Todi.
A bocce quasi ferme mi sento di dire che la gerarchia cattolica non è stata con le mani in mano neanche questa volta. Il vecchio vizio ruiniano di mettere il naso nella politica italiana, non solo non l'ha perso, ma lo coltiva. A riprova del vecchio adagio: errare humanum est, sed perseverare in errore diabolicum est". Del resto: se la gerarchia non dà il buon esempio di perserverare nell'errore, come fa a continuare a predicare l'adagio?
Se poi osservo la compagine di governo, non posso dire che sia composta da bolscevichi mangiapreti.
Non è una colpa essere cattolici, anzi! Volesse Iddio che tale esperimento nato al di fuori delle sedi istituzionali, possa essere paradigmatico per un futuro in cui vi siano cattolici che fanno politica (che non è la stessa cosa di essere politici cattolici)!
Ma tutto questo mi puzza di cosa non nata per caso, sul tamburo battente dei mercati che ci declassano ogni giorno e sulle pressioni francesi e tedesche.
A bocce quesi ferme vorrei annotare anche qualche altra cosa.
Berlusconi, per sè, non era senza fiducia: in Senato aveva una maggioranza e alla Camera ha avuto 308 voti (non il massimo, ma neppure il minimo: qualche Scilipoti di turno Verdini l'avrebbe rimediato per rimanere a galla). Il giorno dopo - chissà perchè - Napolitano ha nominato Mario Monti senatore a vita. E' così fuori luogo chiedersi come mai il capo dello stato che avrebbe dovuto avere la testa in cose ben più importanti, abbia sentito l'urgenza di nominare un senatore a vita e, guarda caso, proprio Mario Monti?
Il percorso isituzionale classico, al quale siamo purtroppo abituati da oltre 40 governi avuti, è il seguente: il presidente del consiglio sale al Quirinale ed informa il Capo dello Stato che non ha più la maggioranza. Il Capo dello Stato ne prende atto ed inizia le consultazioni di rito (ma non mi pare d'aver letto che Scalfaro, ex presidente della Repubblica, sia stato consultato). Da qui si aprono tre strade: riconferma dell'incarico al presidente uscente che esplora la possibilità di formare una nuova maggioranza (se ce la fa, ritorna al governo); incarico ad altro presidente (se ce la fa, forma un nuovo governo); indice i comizi elettorali pregando il presidente in carica di rimanere per il disbrigo degli affari formali.
Così non è stato: di Mario Monti si è cominciato a parlare prima che Berlusconi cadesse e, un minuto dopo che Berlusconi era uscito dalla porta, Napolitano ha chiamato il nuovo senatore a vita.
La cosa è stata anomala e non mi piace.
Lo scrivo da persona che MAI ha dato un voto a Berlusconi e che SEMPRE ha definito l'uomo di Arcore una iattura per il nostro Paese.
Detto questo,sempre a bocce quasi ferme, dirò che un governo di decantazione ci voleva per calmare gli spiriti bellicosi in Parlamento e la tifoseria italiana. Berlusconi ci ha abituato, in questi 17 anni, ad odiarci l'uno con l'altro: chi non era con lui doveva essere contro di lui e quindi era un c...
Ieri sera ho visto il TG3. E' stato intervistato Rutelli che s'è lasciato sfuggire un aggettivo che per adesso non gli è costato molto caro perchè il TG3 non lo vede nessuno. Ha detto che è un governo formato da persone "perbene". Sono d'accordo. In questi anni abbiamo visto al governo gente come Previti (che non ha un volto, ma un ghigno, gente indagata che s'è dovuta dimettere, gente che fa il gesto dell'ombrello, alza il dito medio, spernacchia ed infiorisce il proprio linguaggio di volgarità. Abbiamo visto promossi sul campo gente che ha dovuto rifare tre volte l'esame di maturità, gente che s'è spostata dal Nord al Sud per ottenere facilmente l'abilitazione all'avvocatura, gente che fa sceneggiate con riti celtici e dio Po, che fa leggi che definisce porcate, gente che...non voglio continuare.
Un'ultima cosa: si plaude al governo di tecnici. No. Proprio non ci siamo. Se la politica non sa dare risposta ai problemi del Paese, che ci sta a fare?


AUSTERITA'
(15.11.11)

Chi, come il sottoscritto, ha i capelli bianchi ricorderà un periodo degli anni Settanta che - solo per qualche mese - venne chiamato il periodo dell'austerity (da qui si deduce come fossimo anglofili già da allora). Il primo ministro di allora - Mariano Rumor - apparve in TV (in bianco e nero) esortando:"Si dovrà spegnere la luce a palazzo Chigi, come in casa vostra, se la luce non serve". L'austerity era imposta dagli sceicchi che venivano ritratti dai vignettisti con la sadica manina sul rubinetto del petrolio.
Noi la prendemmo quasi sul ridere: le "domeniche a piedi" furono occasioni di kermesse popolari più dispendiose della solita gita fuori porta in auto e qualcuno, più goliardico ed affarista, vendeva magliette con la scritta "austerity".
Il governo democristiano di allora, fedele al motto andreottiano che "è meglio tirare a campare che tirare le cuoia", non se la prese più di tanto: assistette alla trattativa fra le compagnie petrolifere e gli sceicchi e...tutto tornò come prima.
Apparentemente tutto tornò come prima!
Fu da allora che non ci accorgemmo di dilapidare lentamente, ma inesorabilmente, il nostro patrimonio.
Le leggi economiche dicevano che, creando occasioni di consumo, si sarebbe creata ricchezza. Fu un crescendo di consumo. Nei centri cittadini i vecchi negozi di mesticheria, di salumeria, di artigianato cominciarono a chiudere per lasciare il posto a negozi di abbigliamento ed agenzie di viaggi. Le periferie delle città si riqualificarono: terreni un tempo coltivati a grano, mais, frumento venivano abbandonati e sorsero centri commerciali sempre più belli e sempre più grandi. Queste nuove cattedrali svuotarono le chiese e i fedeli hanno imparato a recarsi qui dove un nuovo "verbo" - quello del consumismo - ha facilmente avuto presa sul "Verbo" che richiamava ben altri valori, quelli del matrimonio monogamo, dell'onestà intellettuale e commerciale, della fedeltà alla parola data, dell'educazione dei figli al senso civico e religioso. Parafrasando il Carducci che incolpava (giustamente) la chiesa gerarchica di avere "...fatto il deserto e il deserto chiamaron Regno di Dio", si potrebbe dire che i nuovi sacerdoti del consumismo hanno fatto deserto di quei valori sostituendoli con altri che chiamarono e chiamano "progresso".
La gente non si è più interrogata su come vivere il Natale, ma su cosa regalare a Natale e le vacanze degli anni Sessanta e Settanta dove la famigliola si stipava sulla Fiat Seicento per raggiungere la riviera romagnola per la tanto sospirata vacanza annuale hanno ceduto il passo ai week end di benessere, alle settimane bianche, alle vacanze esotiche in un frenetica corsa al confronto:"Dove se stato?"; "Alle Maldive"; "Io alle Mauritius: te le consiglio, sono una favola". E l'interlocutore comincia già da subito a pensare alle Mauritius e non al lavoro.
Abbiamo bisogno di tornare a capire l'austerità. Capirla, prima di viverla. I valori, infatti, si vivono se si capiscono e se si fanno propri.
Si dice che di soldi non ce ne sono. Non è vero. Se impariamo ad accontentarci e a non lasciarci prendere dalle sirene del consumismo, i soldi ci sono e può anche darsi che riusciamo a risparmiare qualche euro. Se, per esempio, andassimo meno al ristorante, non ci gettassimo nello shopping sfrenato a comprare vestiti cinesi a 10 euro, a cambiare l'auto ogni due anni e il telefonino ogni tre mesi, tutti guadagneremmo. Guadagneremmo noi che ci troveremmo qualche soldo in tasca e i ristoranti, i negozi di abbigliamento, quelli hi-tech che diminuirebbero i prezzi. I negozianti, infatti,, a loro volta, imparerebbero a risparmiare, comprerebbero di meno dai grossisti, i grossisti comprerebbero di meno dai produttori e la catena (che fino ad ora è stata dall'alto verso il basso creandoci illusioni ed occasioni di consumo) invertirebbe la rotta: si manderebbe un segnale ai potenti del denaro e della finanza di necessaria austerità (che farebbe bene anche a loro così non sprecherebbero denaro con escort e festini alla coca).


CHE SUCCEDE ALLA FINE?
(14.11.11)

Tanto per cominciare: non ho condiviso gli insulti a Berlusconi ed al suo governo usciti dalle piazze romane, e non solo, sabato sera. Festeggiare era legittimo: per anni abbiamo sopportato menzogne grosse come una casa, interventi pubblici per coprire vizi privati (l'assurdo sommo è stato un parlamento che vota dichiarando il falso: Ruby è nipote di Mubarak), dita medie alzate, pernacchie, inviti ad usare il tricolore come salvietta del bidet e siamo stati buoni ingoiando rospi e bocconi amari. Insultare non è legittimo, neppure se l'insulto è una risposta all'insulto: il sig. Silvio Berlusconi mi ha offeso quando ha pubblicamente detto che chi non gli avrebbe dato il voto sarebbe stato un c... Il comportamento mantenuto sabato sera da alcuni cittadini troppo euforici ha,
in ogni caso, un sapore maramaldesco.
Adesso siamo al governo tecnico che probabilmente serve per far decantare gli animi che sono troppo accesi.
Mentre tutto s'appresta a decantarsi, io mi sono già decantato da tempo e faccio qualche riflessione.
La prima è che Berlusconi tecnicamente non era caduto: la maggioranza alla Camera c'era (risicatissima, ma c'era), la maggioranza al Senato c'è (e non è risicata).
Politicamente è caduto perchè non è credibile.
E mi chiedo: quelli che come me dicono e scrivono da danni che questa persona non è credibile e per questo si sono presi insulti e sono stati tagliati fuori da ogni possibilità di dialogo, adesso che devono fare?
Nulla. Per gli arroganti del centrodestra non debbono neppure umilmente alzare la mano e dire sottovoce che avevano ragione.
La seconda.
Il berlusconismo non è morto. E' solo messo in freezer. Non so cosa si siano detti Berlusconi e Napolitano, Berlusconi e Monti, Napolitano e Monti, ma l'uscita di scena del mattatore politico che ci ha afflitto per 17 anni riempiendoci la testa di slogans e di battute e non facendo assolutamente nulla per il Paese, puzza di do ut des. Quel signore non ha mollato la poltrona senza nulla in cambio. Che cosa sia non lo so (ma lo immagino) e non ci vorrà molto per capirlo. La puzza aumenta se penso all'atteggiamento troppo disinvolto della Lega di passare all'opposizione. Basta avere pazienza e lo scenario sarà più chiaro.
La terza riflessione.
Adesso c'è un governo tecnico. Non so come opererà, ma farà il minimo per non scontentare nessuno ed accontentare tutti. Penso i che i sacrifici continueremo a farli noi che per loro (neanche per Monti) non contiamo nulla.
E loro (magari anche Monti) sanno già una cosa: saranno pronti ad aiutare Mario Monti a votare provvedimenti per uscire dalla crisi, così, quando sarà il momento delle elezioni, avranno le mani nette: potranno presentarsi vergini al proprio elettorato dicendo che hanno dovuto votare provvedimenti che non avrebbero mai condiviso e che l'hanno fatto per il bene del Paese. Forse...forse...l'economia sarà un poco risanata.
E' certo che la legge elettorale non sarà fatta. E loro, LORO, continueranno a nominare i loro scagnozzi che si siederanno, con tovagliolo già annodato e forchetta nella mano, alla nuova pacciatoia.
Loro non cambiano.
Chi ieri sera ha visto Casini a Che tempo che fa non può non essere saltato sulla poltrona quando ha detto:"E' una legge elettorale assurda: sei persone nominano un parlamento". Ma lui dov'era? E quante volte Fini, Calderoli, Bossi, Bocchino hanno detto che questa legge elettorale fu approvata perchè lui la volle? Lui! Che era presidente della Camera ed avrebbe dovuto essere super partes!
E' legittimo chiedersi che cosa succederà alla fine del governo Monti. Poco importa se sarà ad tempus o finirà la legislatura. Importa che andremo alle urne sottoscrivendo le nomine già fatte e consolidando una partitocrazia già marcia.
Tutti loro queste cose le sanno già e non hanno voglia per nulla di cambiare.
Per rispondere alla domanda del titolo: non succederà nulla.

IL PARLAMENTO DEI BALOCCHI
(12.11.11)

E così sembra che siamo davvero ad una svolta epocale. Ci credo poco, ma molti commentatori politici ed economici affermano il contrario.
La svolta epocale sarebbe che questa politica sta capendo quello che aveva capito la politica della prima repubblica: non si gioca più perchè la gente non ne può più.
C'è già qualcuno che parla di terza repubblica: sarebbe il nuovo stato che scaturirebbe dal dopo Mario Monti, posto che il novello senatore a vita, già giubilato papa, rimanga tale e non resti cardinale.
Abbiamo vissuto anni difficili noi antiberlusconiani della prima ora. Non abbiamo mai odiato Berlusconi (come non odiammo mai Craxi o Fanfani), ma abbiamo sempre avversato il suo sistema politico e le sue alleanze ballerine con Casini, Fini, Bossi. Abbiamo sempre irriso le sue fandonie all'ennesima potenza e le sue favole con cui ha incantato i milioni di italiani che hanno dato fiducia a lui ed alla gente che con la classica rapidità tipica degli opportunisti è saltata sul suo carro di vincitore del momento.
I Martino e gli Urbani che, accanto al carro trionfale, gli sussurravano bruciando la paglia:"Sic transit gloria mundi", sono stati rapidamente esiliati da un Berlusconi che ha vissuto tutti questi anni in un crescendo delirante di onnipotenza.
Il re adesso è nudo e lo vedono tutti, non solo le Minetti o le Ruby di turno.
E non è un bel vedere.
Come un pugile suonato s'aggira, ombra di se stesso, incapace di intendere una sconfitta e di volere una resurrezione in un Parlamento che spesso ha sentito ostile, che ha cercato di conquistare per fare il bello ed il cattivo tempo e che, nonostante la maggioranza bulgara che ha conquistato alle ultime elezioni con una legge truffa coniata dai suoi sodali leghisti, casiniani e finiani, gli ha regalato il colpo di grazia.
Un Parlamento che in tutti questi anni si è baloccato fra maggioranze ed opposizioni che in verità non ci sono mai state fino in fondo.
Un Parlamento che s'è baloccato fra leggi ad personam e leggine contra personas, disfacendo un anno dopo la tela che aveva tessuto un anno prima in modo da potersi giustificare agli occhi dell'elettorato ed illudersi che stava comunque lavorando. Mi viene da ridere se penso ad alcune leggi che ci hanno creato problemi burocratici ed amministrativi che ora sono solo grida manzoniane. La legge sulla privacy, per esempio. Tre o quattro anni fa fummo costretti ad inviare lettere a tutta la clientela chiedendo che fosse restituira firmata sul trattamento dei dati personali. Nessuno ha mai chiesto niente, nessuno ha mai fatto nulla. Ma c'è un garante che si pronuncia sulla privacy ed è pagato per questo.
Penso alla legge sulle transazioni finanziarie che non possono superare un tot di migliaia di euro in contanti. Quasi che chi volesse transare in nero, non s'accordasse con il suo complice a versare il tot dovuto in più tranche o magari in una tranche sola che il ricevente annoterà diligentemente in tempi diversi e con importi diversi. Per continuare a descrivere le mille sciocchezze di un Parlamento di questi anni, ci vorrebbe un libro.
Un Parlamento (ed un Governo) che hanno bruciato col lanciafiamme e spreco di tv pubbliche e private chiamate alla corte del potere, oltre centomila leggi inutili e che ha rigorosamente applicato il manuale Cencelli tanto vituperato alla fine della prima repubblica.
Hanno giocato tutti e continuano a giocare.
Il gioco, del resto, è bello.
Si va in tv e si litiga un po' a Ballarò, ad Anno Zero, a Porta a Porta o in qualche talk show locale: si acquista visibilità e si va avanti.
Il gioco è bello perchè ci si balocca, davanti ad un piatto di spaghetti allo scoglio da 1,75 ed un tiramisù a 1,50, fra il "tu dai una cosa a me ed io do una cosa a te".
Un Parlamento che gioca normando persino le quote rosa nei listini elettorali e dove le donne di ogni parte politica presenti in questo Parlamento non si sono sentite offese, ma hanno visto la leggina come una conquista della donna.
Un Parlamento che accetta di spendere soldi per un ministero sulle Pari Opportunità o sui Giovani: soldi a pioggia distribuiti equamente fra maggioranza ed opposizione per mantenere costi di una politica sempre più vorace, vampirica ed onnivora.
Ma crediamo davvero che il Parlamento dei Balocchi sia finito?
No.
Nella favola di Pinocchio tutti i bambini che seguivano l'omino di burro diventavano asini e venivano condannati a tirare la macina da mulino. Nella favola italiana questo non può succedere: solo gli asini (senza offesa per questa simpatica bestia da soma) possono credere che la casta non si tuteli contro tutti.
E la riprova c'è stata ieri.
Al Senato un esponente della Lega ha difeso a spada tratta la "legge mancia" (per chi non lo sapesse: è una legge che dispone a bilancio 150 milioni di euro per esigenze immediate dei parlamentari). Tutti, ma proprio tutti, in nome dell'emergenza, hanno approvato questo UNICO emendamento.
Allegria!

SE VIENE UNO DA FUORI...
(10.11.11)

...la politica che ci sta a fare? E' la prima riflessione che ho fatto quando ho letto che gira la voce su Mario Monti come prossimo presidente del consiglio.
Nulla da ridire e nulla da obiettare.
Monti è stimatissimo in patria e fuori patria. Vedremo se sarà all'altezza della fama. Secondo me, no.
Ma mi preme fare un po' di retrospezione.
Eravamo nelle canne e il presidente della repubblica di allora chiamò Carlo Azeglio Ciampi - governatore della Banca d'Italia - a reggere il timone del Paese. Poi Ciampi ci prese gusto e fece il ministro del Tesoro nel governo Prodi (quel governo che ci traghettò nell'euro) e assurse anche alla massima carica dello Stato.
Berlusconi (sempre lui!) litigò con Bossi e Scalfaro scelse Lamberto Dini che era sì un politico, ma della prima ora. A ministro del Tesoro del governo Berlusconi (pochi mesi) approdò dopo lunghi anni di direttore della Banca d'Italia.
Voglio dire: quando c'è bisogno i politici non sanno fare nulla, ne deve venire uno da fuori.
La so la risposta: è super partes.
E non l'accetto. Se la classe che si candida a governare il Paese non sa farlo, che ci sta a fare?
Io penso che qualche italiano si chiederà: ma tutti 'sti quasi mille soggetti che girano per Montecitorio e Palazzo Madama e che ci costano un botto ogni mese, cosa sanno fare?
E' interessante notare - riflettendo sull'attuale crisi di governo - che la maggioranza scaturita fraudolentemente dalle urne non abbia nel suo seno un tipo che sappia di economia, di governo in genere e che sia un po' capace di coordinare un lavoro, dopo averlo progettato.
Il PdL ha 215 deputati e la Lega Nord ne ha 59. Su 274 persone non se ne trova una che sappia governare?
Siamo messi male! Anzi...molto male!
Non sono un elettore di questa roba che si chiama centrodestra, ma sono rispettoso della democrazia. Anche di questa democrazia che si fa la propria legge elettorale che poi, subito dopo, definisce una porcata. Democraticamente e porcatamente dalle urne del 2008 è uscita una maggioranza che sembra sia risicatissima o che non ci sia più del tutto. Non tanto per i numeri, ma per disaffezione verso la persona che guida il governo e gli scherani che la proteggono e la consigliano (sic!). Bene. Responsabilità vorrebbe che uno dei 274 convocasse tutti gli altri e dicesse:"Amici (parola che suona come campana a morto in questo parlamento), tutti noi abbiamo avuto fiducia dal nostro elettorato. Non dobbiamo tradirlo. Il nostro presidente del consiglio fra problemi legali e interessi privati non è più credibile. Vogliamo dare una risposta seria a chi ci ha eletto? Vogliamo dare un segnale che non siamo succubi di nessuno? Ce la facciamo a fare un programma da sottoporre a Napolitano ed alle Camere con una serie di nomi che non abbiano il sapore della "cadrega", ma del servizio?"
Cosa ci vuole a fare questo?
Beh...ci vuole una cosa che si chiama coraggio e tutti 'sti don Abbondio il coraggio non se lo possono dare.



FINE DI UN IMPERO
(7.11.11)

Comunque andranno le cose, sarà la fine. La campagna acquisti organizzata dall'opposizione soft (Casini, Pomicino...) ha dato i suoi frutti e la maggioranza che sostiene Berlusconi sta crollando sasso dopo sasso. Non è il terremoto, ma un lento sgretolamento che fa tremare i polsi di chi si trova in casa perchè sente che il castello crolla.
Voglio subito dire che in questo sgretolamento c'è un solo vincitore: Bossi. Non ha tolto la spina al governo, ma l'ha logorato dal di dentro come un tarlo lento, ma inesorabile. Può sempre dire che i patti li ha rispettati e che è il PdL che è crollato. Formalmente è vero, ma moralmente no. Sono stati i suoi continui niet a far saltare i nervi a Fini ed al suo gruppo e poi ad elementi della maggioranza che sono stanchi di sedersi al tavolo di governo dopo che Bossi ha arringato i suoi sulle pensioni che non si toccano e Tremonti oppone un veto ad ogni richiesta in nome di un patto di stabilità con l'Europa.
La vera serpe in seno Berlusconi se l'è coltivata con amore, cedendo poco per volta pur di rimanere in sella. Si dice che Bossi non avrebbe mai fatto cadere il governo perchè esiste un patto registrato dal notaio dove Berlusconi avrebbe dato soldi alla Lega che aveva i conti in rosso in cambio di un patto d'acciaio sulla legislatura che, se fosse stato rescisso, sarebbe costato a Bossi la resitituzione dei soldi con gli interessi. Forse è vero, forse è una delle tante leggende metropolitane che circolano in questi mesi di fine impero. Sta di fatto che il padano ha vinto ancora, non esponendosi in prima persona, ma mandando Maroni da Fazio a dire quel che molti hanno sentito ieri sera.
Se l'impero è alla fine, i barbari sono alle porte.
E i barbari sono l'opposizione. Un'opposizione che ha continuato a stigmatizzare il comportamento del PdL che nei mesi addietro faceva campagna acquisti ed adesso, spudoratamente, si comporta nello stesso modo.
Sarebbe troppo serio scomodare la storia: mentre Romolo Augustolo si trastullava nel palazzo imperiale con i suoi fedelissimi che credevano ancora di farcela, i barbari avevano già in mano l'impero e la lotta per il potere si consumava a colpi di tradimenti. Quella fu una squallida Storia, ma rimane Storia. Questa è vomitevole cronaca che non passerà alla storia.
Nessuno ha il coraggio di esporsi per riscattare la faccia della nostra Patria che è sotto i riflettori di un'Europa menzognera che vive sotto il ricatto di potenti gruppi finanziari. Nessuno ha il coraggio di levarsi e chiederci se vogliamo andare da soli, se abbiamo voglia di riscattarci partendo dalle piccole cose e riscoprendo valori che quella finanza e quei capitalisti hanno affossato in nome di un consumismo sempre più spendaccione e sempre più distruttore del nostro Pianeta.
I tromboni che ogni giorno senteziano dai vari pulpiti di destra e di sinistra non hanno la spina dorsale per parlare di lacrime e sangue e per dare l'esempio di un'Italia che si desta e vuole ricominciare da sotto zero.
Ma ricominciare.
Per un futuro che riguarda tutti, ma proprio tutti. Noi quasi sessantenni che vorremmo, dopo una vita di lavoro, goderci qualche anno di pensione facendo finalmente quello che ci piacerebbe fare; i quarantenni che hanno prospettive di lavoro sine die; i giovani che non sanno se andranno in pensione, quando e con quanto perchè non riescono a trovare lavoro.
L'elenco sarebbe lungo e doloroso.
Abbiamo davanti un futuro che non è nelle nostre mani, ma in quelle di gente senza scrupoli che nel nostro Paese continua a governarci per salvarsi il sedere e in Europa segue gli interessi dei grandi gruppi finanziari impallidendo come una Standard & Poor declassa di un punto un'azienda o una banca.
La cosa più dolorosa, però, è che noi cittadini che non siamo nessuno per i nostri parlamentari e carne da macello per i grandi gruppi finanziari non possiamo fare nulla.
Con volto dimesso e sguardo preoccupato, stiamo nella nostra terra come stranieri.


IRRESPONSABILI
(3.11.11)

Ricordo un novembre 2008 in cui il ministro dell'Economia apparve sorridente accanto al Presidente del Consiglio per annunciare che in 9 (nove) minuti è stata approvata dal consiglio dei ministri la legge finanziaria che aveva un respiro triennale e un Presidente del Consiglio che batteva gioiose pacche sulle spalle al suo ministro dell'Economia dichiarando che in Europa non c'è nessuno come lui.
Nel novembre 2011 (ma già nel 2010) le cose si sono capovolte. Fra i due c'è una tensione che tutti i media registrano.
Entrambi vogliono che uno dei due se ne vada e, siccome nessuno dei due se ne va, noi andiamo alla malora.
Non capisco quale sia l'argomento del contendere fra i due: leggo e rileggo pagine e pagine di giornali anche di area della maggioranza, e riesco ad annotare solo il gelo e l'antipatia reciproca suffragate da continue frecciate che i membri del governo si lanciano ad ogni pubblica occasione.
Qual'è il motivo della tensione fra i ministri? Il reale bene del nostro Paese o i personalismi di potere e di feudo?
Perchè in una situazione di emergenza così grave non si fa appello all'amore della Patria e si varano le misure che servono, lasciando da parte antipatie personali?
Ancora: siamo sicuri che le misure che servono siano quelle giuste? Abbiamo, quest'anno, varato già due manovre correttive e non mi pare che ci siamo rimessi sulla strada giusta.
Solo una cosa può pensare il cittadino comune: in Parlamento e al governo ci sono solo irresponsabili. Su quegli scranni siedono persone che curano il proprio particulare e sono attaccate a laute prebende, costosi privilegi e si ritengono legibus solutae. Invece di lavorare sodo s'appartano in hotel della capitale per congiure di palazzo o corrono a litigare nei mille talk show di vago sapore politico che tv private e pubbliche ammanniscono ogni giorno.
Irresponsabili!
Irresponsabili che stanno trascinando se stessi ed il proprio Paese in un cul de sac da cui ci vorranno decenni per tirarsi fuori.
Irresponsabili che giocano a fare i politici stringendo alleanze il mattino e cambiando la giacca la sera.
Essi sono irresponsabili, ma sono i soli?
No. In questo tragico gioco di ruolo ci sono comprimari che partecipano divertendosi. Giornalisti (?) di carta stampata, radio e televisione s'affannano per non perdere il loro primo piano e per aggiungere confusione alla confusione. Imprenditori(?) e sindacati (?) non perdono occasione per rovesciare con niet da soviet quanto il collega dichiara o propone. Associazioni di categoria (?) praticano la corsa alla tutela del proprio interesse, incuranti del bene comune.
Irresponsabili siamo anche noi, me compreso, che assistiamo tremebondi e preoccupati allo scempio che si sta facendo del nostro Paese. Attoniti ed impotenti ci avvitiamo su noi stessi accusandoci l'un l'altro d'aver dato il voto a questa maggioranza o a questa opposizione e ci becchiamo come i capponi di Renzo mentre gli Azzeccagarbugli godono delle nostre dotte dispute e continuano a farsi gli affari loro che non sono gli affari nostri e, soprattutto, non sono quelli del nostro Paese.
E' doloroso non riuscire a cogliere, in questo momento difficile della nostra storia, proprio mentre celebriamo il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, un luogo dove "l'Italia si desti e si cinga la testa dell'elmo di Scipio".


IL TITANIC ITALIA
(2.11.2011)

Non so se la giornata odierna in cui la chiesa cattolica chiama i credenti a pregare per i propri defunti, sia d'auspicio al sentire comune di tanti italiani che s'augurano la campana a morto per questo governo, ma se anche così non fosse e l'agonia del malato grave si dovesse protrarre per qualche giorno, il destino del nostro Paese è segnato da tempo: siamo alla "quasi fame", ma - come sul Titanic - i musicanti diretti da Berlusconi continuano a suonare per distrarci o per farci sentire meno dolore mentre il mare gelido e nero delle finanze e dei mercati ci inghiotte piano piano, ma inesorabilmente.
Una prima constatazione: non c'è serietà al parlamento nazionale. Tutti sono contro tutti perchè non mirano al bene del Paese (cioè delle persone che li hanno forzatamente eletti), ma al proprio particulare con il risultato che la maggioranza perde colpi, ma cerca di raffazzonare clientes con promesse a vuoto; l'opposizione si balocca fra primarie e secondarie e fra rottamatori e conservatori; la Lega si squaglia fra lotte intestine dominata da un leader che sembra sempre più un pugile suonato; i terzi poli cercano di farsi avanti per guadagnarsi uno spazio di potere.
Tutti, o quasi, invocano un governo di salute pubblica o di unità nazionale.
Anch'io qualche mese fa, invocavo un governo di centro destra che non fosse presieduto da Berlusconi, ma adesso non vorrei più nessun governo, nè di salute pubblica, nè di unità nazionale, nè un governo di centrodestra presiduto da Alfano o Schifani, tanto per citare due nomi.
Vorrei un governo istituzionale presieduto da una persona di tutto rispetto (se Prodi o Monti fossero disponibili, sarebbe il massimo) e con pochissimi ministri di altrettanto tutto rispetto che si occupino degli Interni, degli Esteri, dell'Economia, della Sanità, del Lavoro, della Scuola e della Ripresa. Il resto lo può gestire il Presidente del Consiglio attraverso appositi delegati che non siano nè sottosegretari, nè viceministri.
Un governo a scadenza che abbia come unica priorità quella di gestire la legge elettorale dopo il referendum e sappia gestire bene l'ordinaria amministrazione senza progetti faraonici e senza la sudditanza ai francesi ed ai tedeschi.
Siamo sul Titanic? Bene! Mostriamo di saper essere titanici! Non lasciamoci condizionare dai mercati, dalle borse, dalla finanza e dalle banche! Scoviamo un progetto serio e perseguiamolo in tempi determinati con uno scadenziario preciso: la fine del 2012.
Poi sarà l'elettorato a chiamare al parlamento persone serie e nuove!
Mentre i musicanti continuano a suonare noi non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto e buttarci a mare pur di non affogare con la barca. Siamo un popolo che ha nel proprio DNA il sangue di coloro che conquistarono il mondo allora conosciuto; abbiamo prodotto poeti, santi, navigatori, musicisti, artisti, economisti e grandi lavoratori. Abbiamo avuto grandi papi, grandi statisti, celebri economisti che non sono stati massi erratici, ma erano frutto di un popolo e di una terra che sapeva stringersi unita in vista di un ideale.
Mostriamoci titanici!
Come? C'è un solo modo per farlo: appellarci al senso di responsabilità che sono sicuro alberga -anche se molto sopito - nel cuore di chi sta al Palramento.



UN PRESIDENTE TENTENNA E DERISO
(25.10.11)

Gli ultimi laudatores di Silvio Berlusconi si stanno danno un gran da fare per derubricare il sorrisino di scherno che il presidente Sarkozy ha scambiato con la Cancelliera Merkel prima di rispondere alla domanda rivolta da un giornalista sulla capacità di Silvio Berlusconi di tenere fede agli impegni.
Lo stesso nostro presidente del consiglio ha ripreso la solita frase che tutta la classe politica arrogante rispolvera quando è presa in castagna:"Non accettiamo lezioni".
Le lezioni, invece, dovremmo accettarle. Se fossimo più umili e più capaci, da molto tempo avremmo appreso delle lezioni che non ci avrebbero portato alla situazione attuale.
La prima lezione avremmo potuto apprenderla quando fummo esclusi dal primo vertice europeo di tre anni fa. Il nostro governo era appena nato ed aveva un consenso bulgaro. Il ministro Tremonti era considerato il mago della finanza. I francesi, i tedeschi e gli inglesi (questi ultimi non in zona euro) si trovarono a Francoforte e non ci invitarono. Altre lezioni avremmo potuto apprenderle quando non fummo coinvolti in summit strategici, l'ultima fu quando francesi, inglesi, tedeschi ed americani decisero di intervenire in Libia e l'ultimissima fu l'altro ieri: Sarkozy e Merkel erano nel salotto a discutere e noi fuori dalla porta col cappello in mano ad aspettare i loro responsi. Cosa si siano detti - Sarkozy e Merkel - non lo so, ma il risolino beffardo lo lascia intuire.
Le diplomazie si sono affrettate a precisare e controprecisare per ridurre al minimo l'incidente diplomatico, ma la realtà è dura, cruda ed impietosa: l'Italia berlusconiana non conta nulla, non è affidabile e fa paura.
Perchè?
Semplicemente perchè il presidente del consiglio, stretto fra mille morse di partiti e partitelli che lo sostengono con la stampella, non sa che pesci pigliare ed appare sempre più un sor Tentenna che prende tempo in attesa degli eventi che, regolarmente, lo scavalcano e lo trovano impreparato.
Io credo che Berlusconi sarebbe capace di uscire dal baratro, ma per farlo dovrebbe non curarsi di Bossi e Tremonti e non avere bisogno dell'appoggio dei vari Scilipoti. Credo che se Berlusconi avesse il coraggio di un sussulto d'orgoglio ritroverebbe la fiducia di tanti suoi parlamentari delusi e conquisterebbe il consenso dei vari Scilipoti senza doverlo elemosinare.
Ma l'uomo è, ormai, spento. Di smalto gli è rimasto solo quello del cerone che le estetiste gli spalamano ogni mattino dalla criniera trapiantata fino alla punta dei piedi per farlo apparire più giovane di quello che è. Le vicende giudiziarie e familiari in cui s'è cacciato nel suo delirio di onnipotenza, l'hanno fiaccato e depresso. Mi sembra di vedere il film "Mussolini ultimo atto": il duce del fascismo era lo zimbello di Hitler che lo controllava con consiglieri fidati e lo guardava a vista con truppe delle SS contrabbandate come sicurezza personale del duce. Berlusconi è lo zimbello di Bossi e s'attornia di consiglieri come Verdini ed Alfano che non sono nè carne, nè pesce e gli fanno compiere passi sbagliati uno dopo l'altro continuando a giubilarlo come l'unica soluzione possibile all'attuale situazione e, quindi, illudendolo d'essere indispensabile.
Lo sappiamo tutti che questa situazione politica non potrà durare molto, ma non sappiamo cosa ci sarà dopo e come ce la caveremo.
Il dramma di noi italiani è questo: sappiamo che le cose vanno male, ci accorgiamo che siamo su una nave senza nocchiero, ma non sappiamo dove e quando questa nave approderà o dove s'incaglierà.
Una sola persona potrebbe istituzionalmente prendere le redini: il presidente della Repubblica. Ma QUESTO presidente della repubblica non è la persona adatta a questa bisogna.
Non ci resta che attendere e confidare nello stellone italico.

UN AUTUNNO FREDDO.
(20.10.11)

Ci sono parecchi fatti che gelano quest'autunno 2010 e sono profetici di un lungo inverno sociale che credo nessuno possa dire quando finirà.
Scrivo a caso.
In tutta Italia si voleva manifestare la propria indignazione per come stanno andando le cose: un lavoro sempre più precario, una tassazione sempre più alta, la mancanza di prospettive concrete, la carenza di una guida politica sia nella magigoranza che nell'opposizione...e si voleva manifestare in modo serio, civile, quasi "silenzioso". Le stesse vittime di questa situazione preoccupante hanno trasformato una protesta che intendeva essere civile in una guerra civile contro i fratelli che vivono lo stesso dramma sociale incendiando le loro auto prese a rate, devastando i loro negozi che faticano a far quadrare i conti, incutendo paure a tutti e facendo naufragare uno dei massimi segni della democrazia: la protesta civile.
Siamo in Europa. Ci stiamo male perchè abbiamo fatto male le cose: ci siamo entusiasmati dell'euro e siamo corsi verso la moneta unica, prima di pensare che sarebbe stato meglio fare l'Europa unita e poi fare la moneta essendo la moneta una conseguenza di un popolo unito e non l'origine e la causa di questo popolo. E siamo in Europa da pasticcioni. Le ultime vicende (le misure di risanamento, il gioco tutto politico delle nomine in seno alla nostra banca centrale ed a quella europea, le quote latte...) ci mostrano come siamo governati da incapaci. Abbiamo delegato a governarci persone totalmente incapaci e, qui sta il dramma, non sappiamo come toglierle dai loro scranni di comando.
Già...non sappiamo come stanarli e loro, rpotervi, non si tolgono di mezzo perchè se lo facessero perderebbero prebende, privilegi e si troverebbero i giudici addosso per le malefatte che hanno compiuto.
Eh, sì...i giudici. Dovrebbero essere sempre super partes, ma lo sono davvero? L'ultima sentenza nazionale che incriminava Berlusconi per fondi neri a Mediaset ha visto assolto il presidente del consiglio e incriminati suo figlio ed il suo Fedele amico Confalonieri. Ma non si può pensarci prima, acquisire tutte le sicurezze e le certezze evitando così dispendio di forse, energie e soldi?
Soldi? Sì, i soldi. Ieri a pag 45 del Il sole 24 ore la giornalista ci rassicurava: personalmente siamo fra i più ricchi d'Europa, abbiamo un capitale personale attorno ai 60.000 euro, se non ricordo male. Io non me ne accorgo e poi so che ogni figlio che nasce ha sulla testa un debito pubblico di euro 24.000. Personalmente propendo di più a pensare che che abbia ragione chi stima che abbiamo un bel debito che nessuno sa come sanare.
E' vero! Tutti hanno una ricetta, ma quella ricetta non funziona alla prova dei fatti. L'unica soluzione che tutti adottano è aumento delle tasse e condono per chi non paga le tasse. Così chi paga sempre le tasse continua a pagarne di più e chi non le paga continua a non pagarle sapendo che prima o poi saranno condonate. Bel senso civico!
Senso civico? Ma cos'è? Una roba da mangiare? Chi educa al senso civico? Chi insegna il senso civico?
Chi insegna? Perchè...in Italia si insegna ancora? I nostri figli vanno a squola (l'ho scritto volutamente con la "q") tutti i giorni e cosa imparano? C'è ancora qualche insegnante nell'italica repubblica che insegna la buona educazione, il rispetto dell'altro, il dialogo civile, aborre le parolacce, educa a capire le leggi dello stato ed a praticarle insegnando che se si vogliono cambiare lo si deve fare democraticamente, senza trasgredirle?
Mi accorgo che mi sono lasciato prendere dalla penna. Vorrei dire ancora tante cose, ma concludo: è un autunno freddo che gela le coscienze di moltissimi di noi che non accettano queste e tante altre cose, ma sono ingessati da un sistema che si autoperpetua in privilegi che lascia in eredità ai propri discendenti come succedeva nel lontano feudalesimo.
Ecco cos'è il nostro Paese: un feudo governato da pochi (politici, imprenditori, banchieri, evasori fiscali e chiacchieroni) vestito di tecnologie e modernità.

FORZA GNOCCA !
(8.10.11)

Non mi è congeniale l'uso della volgarità nelle mie espressioni scritte o verbali. Anzi: aborro la volgarità.
Non è neppure vicino alla mia sensibilità spezzare una lancia a favore di Berlusconi che aborro fin dal 1994.
L'espressione che ha usato in questi giorni quando si vociferava della sua voglia di fondare un nuovo partito, ha provocato lo straccio delle vesti dei perbenisti puritani e del femminismo nazionale (a parte la Mussolini che siamo in molti a continuare a voler male a Gianfranco Fini per aver cooptato un simile soggetto in politica), ma questa volta vorrei dire che Berlusconi - comportandosi da guascone com' purtroppo solito essere, ha centrato il problema. Se per "gnocca" non s'intende solo il sinonimo volgare dell'organo femminile, ma ciò che nell'immaginario collettivo questo evoca, devo dire che per una volta il guascone nazionale purtroppo assurto alla quarta carica dello Stato, ha centrato il problema: un partito che si definisse così dovrebbe fare il pieno di voti e di parlamentari maschi e femmine. Tale, infatti, è la nostra classe politica nella sua grande maggioranza. Non solo perchè i maschietti politici cercano l'avventura extraconiugale a Roma (ricordate il cattolicissimo Cesa quando un parlamentare dell'Udc fu pizzicato ad un festino a luci rosse in cui ci scappò il morto? Disse che bisognava aumentare lo stipendio dei parlamentari perchè si potessero portare la moglie a Roma); e neppure perchè pur di arrivare a calcare gli scranni del potere le femminucce non badano tanto alla propria virtù, ma perchè la politica nazionale s'è rivelata in gran parte prostituzione. Non fisica, ma intellettuale.
Non individuo un movimento, ma proprio uno, che non abbia fatto il salto della quaglia da là a qua o da qua a là pur di mantenere poteri, posti, prebende e via dicendo.
Non mi voglio dilungare per fare la storia di Bossi, Fini, Casini ecc. Mi basta solo riferirmi all'ultima uscita del leader dell'Udc, Pierferdinando Casini che preferisce andare a votare subito e con questa legge elettorale. Forse pensa che se si andasse a votare con altre forme elettorali sarebbe perduto e, per l'ennesima volta, si prostituisce al potere. A Casini non importa quel che pensano oltre un milione di cittadini che hanno appena depositato le firme per un refendum che cambi questa legge, a lui importa il suo orticello che sembra stia navigando verso un 4% che, unito agli altri del terzo poli, potrebbe arrivare addirittura ad un quasi 10% e diventare così l'ago della bilancia.
Berlusconi ha centrato, senza volerlo, il vero partito al quale la gran parte degli italiani si voterebbe, assurgendo così a livello istituzionale quello che è sempre stato vero, ma per puritanesimo non s'è mai rivelato: il bordello intellettuale romano in cui tutti si trovano quando si tratta di portare a casa pane, companatico, case residenziali e barche di lusso. In questo bordello hanno la tessera non solo gli eletti del popolo, ma anche i cooptati degli eletti che fanno i giornalisti, gli scrittori, i registi, i capi di aziende pubbliche partecipate, ecclesiastici, laici...tutti, insomma, coloro che curano con particolare interesse il proprio portafoglio.
Intendiamoci: questo squallore non è solo italico e non riguarda solo la squallida seconda repubblica che dovrebbe stanziare simbolicamente i suoi ministeri nel quartiere romano della Suburra (che adesso è un bel quartiere a ridosso del Colosseo). Questo squallore affonda le sue radici nella notte dei tempi e nelle storie di tutti i paese. Berlusconi ha un grande merito: quello di proporre d'elevarlo a rango istituzionale.
E sarà l'unico merito che la storia gli ascriverà quando si dovrà occupare, con proprio malgrado, di questo doloroso ventennio berlusconiano.


AL VOTO! AL VOTO? AL VOTO?!?

Siamo in mano ad un branco d'incapaci. Non si tratta di destra o di sinistra, di padani o di non padani. Si tratta di gente che sta nel Palazzo senza sapere di esserci.
In questi giorni in cui persino i berlusconiani più berlusconiani di Berlusconi pensano che il loro capo non sia più adatto a ricoprire il posto che occupa (sarebbe interessante parlare con loro e chiedere loro, civilmente, di dare ragione a noi che dicevamo questa cosa quasi vent'anni fa), gira un giorno sì e l'altro no, ma poi ancora un giorno sì l'ipotesi di elezioni anticipate. Persino quel casinista di Tvemonti dalla "r" moscia si sbilancia dopo conferenze internazionali a preconizzare elezioni anticipate.
Sarebbe la cosa più sbagliata per vari motivi.
Il primo è che s'andrebbe a votare con questa legge elettorale (il Porcellum) che almeno un milione di italiani (quelli che hanno firmato per il referendum) non vuole più.
Il secondo è che quelli che sono al potere, dovendo gestire la cosa secondo la legge elettorale vigente, si blinderebbero con i loro amici e parassiti vari perpetuando il sistema per almeno altri cinque anni.
Il terzo motivo è che la maggioranza degli italiani non saprebbe per chi votare e molti risolverebbero il problema non recandosi alle urne dalle quali uscirebbe una coalizione vincente che prenderebbe il numero di seggi necessari per governare, ma non sarebbe espressione reale delle reali intenzioni di un paese: se vota il 60% degli aventi diritto, chi sa cosa ne pensa il restante 40%?
Il quarto motivo è che le elezioni anticipate metterebbero uno scompiglio tale nei mercati finanziari che alle agenzie di rating non parrebbe vero di declassarci di mille punti. Allora sì che assiteremmo qui da noi a quello che vediamo in questi giorni succede ad Atene!
Sperare nel voto per sparigliare il gioco: ecco a cosa puntano tutti i politici che mangiano alla greppia del Palazzo!
Ma qualche cittadino comincia a non starci perchè ha capito il gioco di quelle persone che sente non lo rappresentano più e non le vorrebbe più rivedere nè a Roma, nè in Tv.
Se a quelle persone stesse veramente a cuore il bene del Paese, come continuano a ripetere fino alla noia, si troverebbero tutti (ma tutti!) e deciderebbero di andare dal capo dello Stato a fare questa proposta: il popolo non vuole che si vada a votare con questa legge elettorale. In attesa che la Consulta verifichi la bontà dei referendum proposti, proponiamo che sia nominato un governo istituzionale che affronti le emergenze correnti e l'ordinaria amministrazione fino al referendum. Se vincerà l'abrogazione dell'attuale legge elettorale ci impegnamo o a ripristinare il Mattarellum o a fare una nuova legge elettorale e poi si vada a votare.
I tempi che prevediamo sarebbero di circa due anni.
Lei, signor Presidente, inviti l'on. Berlusconi a dimettersi e nomini una persona istituzionale come capo del governo. Avremo due anni di "pax politica" in cui tutti potremo lavorare, pur mantenendo le nostre posizioni, per il vero bene del Paese.
Ecco cosa si dovrebbe fare!
Peccato che in sintassi del periodo greco questo sarebbe definito "periodo ipotetico dell'irrealtà".


RATZINGER E LA POLITICA
24.9.11

In occasione della visita a Berlino il papa Benedetto XVI è stato invitato al Bundestag, il parlamento tedesco che si trova immediatamente a ridosso della porta di Brandeburgo e che fu teatro, purtroppo, della dichiarazione di guerra di Hitler.
Il papa ha parlato poco, ma ha detto delle cose che riporto per esteso e che secondo me potrebbe ripetere pari, pari a quelle oche che starnazzano tutti i giorni nel parlamento italiano.
Dico che potrebbe, anzi dovrebbe ripetere queste cose perchè sono certo che le nostre oche che ci costano un occhio - o forse due - della testa non si prendono la briga di leggere i discorsi del papa e di meditarli e il loro cappellano (che per me è solo un cappellino carrierista tutto gemelli ai polsi e azzimature profumate) se ne guarda bene dal sottoporre alla riflessione dei suoi fedeli onorevoli quanto il papa ha detto.
Riporto solo una parte, ma invito a cercare il discorso ed a leggerlo.

"Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento importante? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: "Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1 Re 3, 9).

Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia.
"Togli il diritto, e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?", ha sentenziato una volta sant’Agostino. Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto, era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio.
Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico. In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi.

In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. Nel terzo secolo, il grande teologo Origene ha giustificato così la resistenza dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: "Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro… questi senz’altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore…".

In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia. Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione è diventata ancora molto più difficile.
Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto; ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio."

Il commento sarebbe molto lungo e quindi, per farla breve, pongo solo qualche domanda.
Vi immaginate quelli della maggioranza (Cicchitto, Gasparri, Bondi...) a riflettere sulla frase sulla maggioranza?
Vi immaginate i giudici, ma anche i Ghedini, i Previti ecc. a riflettere sulla frase sul diritto?
Vi immaginate i Bersani, i Casini, i Di Pietro, i Vendola a riflettere sulla frase che si chiede che cosa sia giusto?



REFERENDUM PER LA PADANIA
"Bisogna trovare una via democratica forse referendaria perche' un popolo importante e lavoratore come il nostro, non puo' essere costretto a continuare a mantenere l'Italia", ha concluso Bossi. "D'altra parte - ha poi aggiunto - se l'Italia va giu' la Padania va su". "La gente non ne puo' piu', ma io sono per trovare la via democratica", ha proseguito il Senatur.
MARONI
Il governo, dal punto di vista leghista, andra' avanti finche' lo dirà Bossi, anche in situazione difficile ha spiegato dal palco di Venezia anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni. "Andare avanti e' difficile", ha ammesso, aggiungendo che per il Carroccio "il governo non e' un mezzo ma un fine per combattere la nostra battaglia sul federalismo e ci saremo fino a quando ce lo dira' Umberto Bossi".

Sono le parole pronunciate ieri al vento veneto da Umberto Bossi e staff padano a latere. A parte le stupidaggini del tipo:”…io so cosa vuol dire aver lavorato una vita e non avere la pensione”, perché né Bossi, né suo figlio sanno cosa significhi lavorare davvero, c’è l’ennesima stoccata che dura da oltre vent’anni: secessione. “L’Italia va giù e la Padania va su” e “Il governo è un fine per combattere la nostra battaglia sul federalismo”, sono frasi che non debbono essere pronunciate da ministri della Repubblica.
In passato venivano derubricate vaselinamente dagli alleati come frasi di Bossi per tenere buono il popolo della Lega: così si chiariva ancora meglio che Bossi in piazza faceva un discorso secessionista, ma nei salotti romani (tanto vituperati pubblicamente) suonava un’latra musica. Non solo: si cercava in questo modo di non ravvisare alcun reato che provocasse l’impedimento ad esercitare la funzione di ministro della repubblica italiana di un Bossi, un Maroni, un Calderoli, un Castelli, ecc.ecc.
Non se ne può davvero più di questi continui attacchi al nostro Paese e “adesso basta” lo dico io. Io che sono un signor nessuno che da anni è stanco di essere governato da simili ciarlatani che per primi hanno contribuito a declassare la nostra Patria in senso di autostima.
Se nessun giudice ha voglia di ravvisare nelle frasi dei parlamentari e degli amministratori leghisti il reato di vilipendio alla Patria ed alla Costituzione, è bene che il massimo garante dell’unità nazionale, il Presidente della Repubblica, si erga a compiere il dovere che la Costituzione gli assegna: quello di essere garante dell’Unità della Nazione Italiana che si concretizza anche rimproverando pubblicamente uomini di governo che invitano ed incitano alla secessione.
Non è popolare, né gratificante, ma è un preciso dovere di queste persone elette per essere garanti dell’Unità Nazionale. Le minacce verbali non sono trascurabili: fanno opinione. Ci sono amministratori locali che rifiutano di partecipare a cerimonie alla cui apertura si suona l’inno nazionale, altri che con i soldi pubblici riempiono di simboli leghisti uffici pubblici e scuole, altri che sotto il cartello indicatore della località comunale vi fanno aggiungere il toponimo scritto in dialetto (soldi pubblici anche qui), quando – addirittura – la località stessa è indicata solo in dialetto locale.
Adesso basta.
Basta con questo subdolo, sbracato, volgare vilipendio verbale all’Unità Nazionale.
Basta con questa gente che sta al governo prendendo i soldi dalla Nazione per offendere continuamente la Nazione stessa.
Basta con uomini di governo che si presentano a cerimonie ufficiali con divise verdi per ricordare che appartengono ad un partito secessionista e non al Paese Unito che rappresentano.
Basta con le volgarità erette a sistema ed anche pubblicamente giustificate (tipo il dito medio ed il gesto dell’ombrello).
Basta con le cerimonie celtiche ed i pellegrinaggi in onore del dio Po : carnevalate fuori stagione e fuori tempo che sono solo specchi sempre più appannati per allodole sempre più rauche.
Basta, basta, basta!
Un cittadino come me non può far nulla, se non scrivere.
Ma chi può, faccia!
Chi può richiami pubblicamente al dovere nazionale ministri della nostra Repubblica fondata sul lavoro e sull’Unità della Nazione.
Chi può metta di fronte all’aut aut i signori che siedono al governo, ma strizzano l’occhio all’inesistente Padania, unità territoriale inventata nemmeno sulla carta: o ritirano tutto, o si ritirano loro.
Chi può ricordi a questi signori che hanno giurato sulla Costituzione, una carta sacra, partorita con sofferenza dopo anni di regime dittatoriale e totalitario, da gente che aveva i titoli per farlo e non li millantava (come qualcuno ha fatto per il titolo di dottore in medicina).
Chi può si metta una mano alla coscienza e ricordi che c’è una grande parte di popolo italiano che non intende riconoscersi né nella Padania, né nella secessione, né nei riti celtici, né nel dio Po, né in improbabili federalismi che si predicano da oltre vent’anni senza mai uno straccio di seria proposta discutibile e condivisibile.
Un cittadino come me guarda a queste persone che il destino ha portato ad occupare luoghi di responsabilità nazionale: il Presidente della Repubblica, i Presidente di Camera e Senato, i Magistrati ed attende da loro un segnale di forza, un segno d’orgoglio nazionale che silenzi i tromboni secessionisti ricordando – mi ripeto – che una democrazia seria come la nostra non impedisce loro di parlare e di costituirsi in movimento partitico, ma nel rispetto delle leggi e della Costituzione.



IL PENSIERO DELEGATO
(17.9.11)

Fra le notizie di crolli di borse, di finanziarie da rifare, di ive che aumentano di un punto, di potere d'acquisto sempre più ridotto ed altre amenità che questa settimana ci fanno intravedere un futuro sempre più fosco, ce n'è una che è passata inosservata (o quasi): il blog di Raiuno su FB Radioanch'io, è stato chiuso dallo stesso conduttore, Ruggero Po, che motiva, fra l'altro:"...la redazione mi chiede di..."
Il motivo addotto per la chiusura è che si erano inseriti alcuni disturbatori che continuavano a polemizzare.
A me, tale atteggiamento, sa tanto di censura. Come mi sa di censura il mancato rinnovo del contratto a Serena Dandini.
Lorenza Lei, donna della Rai assurta ai più alti vertici, persona vicina al Vaticano e a questo regime di governo (sì, regime di governo, non governo politico), non si muove come un elefante stile Masi, ma si muove come un gattopardo: sta ferma, guata la preda, scatta in corsa e chiude a suo favore. La prima medaglia l'ha conquistata con Santoro: ha trattato un'onorevole resa per la Rai e per il conduttore. Nessuno ha fatto eclatanti rimostranze e la "normalizzazione" ha potuto proseguire.
I colpi del regime politico al potere si stanno facendo sempre più subdoli proprio mentre la sua immagine diventa sempre più incredibile e fioca.
I muscoli e le dita medie della Lega si trasformano in condiscendenze di basso gioco politico come il voto contro il processo a Milanese (un favore a Tremoni lo si deve pur fare!) e le richieste di scambio di maggiore visibilità per i propri uomini (Paragone, alla Rai, sembra che andrà in prima serata). Le sparate sempre più stupide di quel che è rimasto del PdL (Gasparri e Cicchitto) si trasformano in difese d'ufficio rassegnate, mentre uomini collocati silenziosamente in posizioni di potere per quanto riguarda l'informazione, compiono militarmente il proprio dovere di mandare in onda la velina che ha inviato il padrone.
Si sente più parlare di Minzolini e del TG1? No. Nessuno dice che il primo TG italiano sta perdendo posizioni a favore del TG della 7 e di Canale 5 e nessuno registra che sta salendo lentamente l'ascolto del TG3. Si sa qualcosa della Busi o della Bonito o di Capranica? No.
Troncare e sopire, il motto tanto caro al padre provinciale manzoniano è diventato il programma di vita di un regime che si avvita su se stesso e si difende coi denti.
Verrebbe voglia di osservare che in un regime democratico c'è l'opposizione che ha il dovere di vigilare e contestare.
Appunto...verrebbe voglia di osservare.
Ma la voglia non viene perchè non c'è nulla da osservare. Del resto, l'opposizione ha anche lei i suoi uomini da difendere ed i suoi scheletri da lasciare nell'armadio.
Noi, popolo bue, siamo impegnati a lavorare per contribuire alle necessità dello stato che s'è esiliato in dorati palazzi romani e si concede ogni tanto per dirci che siamo alla bancarotta e che bisogna fare sacrifici per risalire la china. Noi, popolo bue, siamo anestetizzati dalle notizie che loro - maggioranza ed opposizione - ci vogliono far passare attraverso i loro uomini. C'è un'opposizione (che ha la presidenza della commissione di vigilanza Rai con il vecchio Sergio Zavoli) che non si chiede perchè voci sgradite al padrone non siano più in organico nei programmi, che non s'interroga sul motivo per cui un professionista come Ruffini sia passato a La7, che non si scuote sui palinsensti che fanno raccogliere minore pubblicità, ma che si congratula perchè si producono nuove fiction dove - magari - attori tritagonisti vicini ai due regimi per ragioni di letto, di merende e di vacanze, ottengono parti profumatamente remunerate, mentre si lesinano soldi per spettacoli teatrali, mostre, recuperi di siti archeologici, manutenzione di patrimoni d'arte di valore incommensurabile.
Anche il pensiero ci ha obbligato a delegare questo regime. O meglio:non solo questo regime, ma tutta una classe politica di arrivisti che sono ebbri solo di soldi e di potere.


BERLUSCONI E I GIOVANI DI ATREJU
(10.9.11)

Oggi si conclude la festa dei giovani di destra che da anni la deputata-ministro Giorgia Meloni (prima fedelissima di Fini, poi passata nel giro della destra berlusconiana) organizza a Roma.
Ieri era attesa la tradizionale presenza di Berlusconi che, davanti ad una truppa non tanto numerosa di giovanissimi ha sparato le sue solite menzogne, riscuotendo obbligati applausi.
Vedendo in tv lo spezzone della performance del presidente del consiglio, mi è venuto spontaneo collegare quello spezzone ad uno vecchio di 66 anni fa: Hitler, prima di uccidere Eva Braun, il suo cane lupo Blondie e se stesso, passò in rassegna gli ultimi giovani della Hitlerjungend, ragazzini angariati a servire il regime in sfacelo, mentre i russi erano alle porte di Berlino.
Il video è facilmente reperebile: si vede il dittatore, sorridente, che stringe la mano ai ragazzini in uniforme che non sanno veramente come stiano le cose, ma sono orgogliosi di servire il capo che ha già deciso di porre fine alla sua vita vissuta male.
Berlusconi, ieri, ha galvanizzato i ragazzini convocati dalla Meloni dicendo le solite menzogne: il governo durerà fino al 2013, il governo ha fatto in breve tempo la migliore manovra economica che si potesse fare, il governo...il governo...il governo.
Tutto questo mentre alla banca centrale europea il ministro tedesco si dimetteva perchè in assoluto disaccordo con gli altri membri che hanno votato l'acquisto di buoni del tesoro italiani. Tutto questo mentre le borse europee andavano male e quella di Milano precipitava più di tutte dopo che la notizia delle dimissioni del tedesco veniva battuta dalle agenzie.
Per la prima volta il capo del governo mi ha fatto compassione perchè mi è sembrato l'unico suonatore rimasto sulla tolda del Titanic del centrodestra che sta affondando.
Si sa che non ho mai stimato Berlusconi non tanto per le sue vicende personali extra politica (di queste deve rendere conto a se stesso, alla sua famiglia, a Dio), ma per il suo ritenersi uomo politico capace di governare un paese. Non ho mai stimato il Silvio nazionale che da quasi venti anni ha galvanizzato la scena politica riscuotendo immeritati consensi solo gridando effimeri slogans amplificati dai pennivendoli da lui assoldati.
C'è stato un momento in cui mi arrabbiavo non tanto con lui, ma con quelli che non sapevano smontare le sue menzogne e con quelli che a quelle menzogne credevano ciecamente. E non vedevo l'ora che se ne andasse per il bene suo e del nostro Paese.
Ieri mi ha fatto compassione.
E' solo e sta morendo politicamente. Tutto il suo castello di menzogne sta crollando e, forse per la prima volta, si sta accorgendo anche lui che le bugie in cui ha sempre creduto sono quello che sono...bugie, appunto. Forse per la prima volta si sta accorgendo che è stato una Vanna Marchi all'ennesima potenza in tutto: negli affari, in amore, in politica, nelle amicizie e forse anche negli affetti. Per la prima volta si rende conto che la sua vita è stata un rincorrere un'immagine virtuale di se stesso proiettendosi sempre più bello, più bravo, più buono. Per la prima volta si accorge che le centinaia di persone che lo volevano e lo vogliono frequentare non l'hanno fatto e non lo fanno per stima, ma solo per la ricca greppia sempre imbandita.
La storia non finirà in tragedia: Silvio non si sta preparando a spararsi un colpo in una delle sue innumerevoli ville. Non solo non glielo auguro, ma credo che non abbia neppure il coraggio di farlo perchè persone del genere, quando non si sentono più al centro dell'attenzione ed addirittura avvertono ostilità, si chiudono e si compiangono.
La sua storia personale non finirà in tragedia, ma è già tragedia. I mesi a venire ci parleranno della tragedia umana di un uomo che ha sempre vissuto fuori di sè per appagare il suo enorme egocentrismo.
Non saranno i giudici a por fine alla tragedia, non saranno gli "amici", non sarà la politica. Sarà lui stesso che s'avviterà in un solipsismo silenzioso e drammatico che solo lui sarà capace di avvertire, ma - come l'attore in scena (ricordo "Luci della ribata") - continuerà a recitare perchè convinto di continuare a piacere, nonostante tutti, nonostante tutto, nonostante...la vita!


ITALIANI PRIMA CHE EUROPEI
(9.9.11)

Vorrei condividere le riflessioni che sono andato facendo fra me in questi caldi giorni di manovra finanziaria.
La prima riguarda la motivazione della manovra. "Ce lo dice l'Europa", è il leitmotiv che accompagna ogni stretta data alla nostra cinghia (perchè, come vedremo, di questo si tratta). Io non penso che si debba fare una cosa perchè ce lo dice l'Europa, ma perchè sia necessario farla. Se l'Europa non ci avesse minacciato chissà quali ritorsioni, saremmo andati avanti così? Delle due, l'una: o siamo veramente nel fango (e allora ce ne saremmo dovuti accorgere da un bel po' ed avremmo dovuto procedere per conto nostro), o non lo siamo (e allora dovremmo essere capaci di dimostrare all'Europa che si sbaglia). Imporre sacrifici perchè ce lo dicono gli altri, mi sa tanto di incapacità di governare.
La seconda riflessione riguarda le strette operate dal governo ai cordoni della nostra borsa. Sì, perchè di questo si tratta: ogni volta chi è al potere non tocca se stesso, ma chi l'ha votato. L'aumento dell'IVA, il ritardo dell'età pensionabile, la stretta sulle pensioni e le liquidazioni e via dicendo si traducono immediatamente su maggiori sacrifici che noi - non loro - dobbiamo continuare a fare. Sembra che con questa manovra la nostra pressione fiscale salga al 48%, il che significa che ogni 100 euro, ben 48 vanno nel calderone dello stato per risanare i conti. Mi chiedo: perchè sempre noi e mai loro? Perchè, per esempio, io che ho bisogno il gasolio per lavorare debbo sempre pagarlo di più e loro usano l'auto di servizio senza pagarsi il carburante? Non sarebbe stato un piccolo segnale quello di lasciare l'auto di servizio al ministro, ma che il carburante se lo pagasse il ministro stesso?
La terza riflessione riguarda le chiacchiere di tutti, dal presidente della repubblica in giù. Alcune riflessioni sparse. Napolitano è stato presidente della camera. Anche allora i parlamentari avevano un menù variatissimo a costo quasi zero. Perchè non è intervenuto allora su queste come su altre cose? Calderoli, per esempio, ha continuato a fare supidaggini: dalla legge elettorale che egli stesso definì una porcata, al fuoco dato alle leggi inutili (rivelatosi poi una bufala), all'ultima pensata di sopprimere le province, ma di accorpare grandi centri comunali perchè ,ha detto, prima di sopprimere lo province dobbiamo pensare che lì ci sono i nostri elettori. Mi chiedo come sia possibile tollerare che una tale persona stia al governo di un paese. Al governo ci debbono andare persone serie, non macchiette!
La quarta riflessione riguarda l'essere europeo. Personalmente sono sempre stato un europeista convinto fin dai tempi ormai lontani dei miei studi e sarei felice che una delle mie figlie - che studia lingue - potesse lavorare a Bruxelles, a Strasburgo o in un ente europeo (senza essere raccomandata!). Ho cominciato a dubitare da quando abbiamo avuto l'euro. Come mai, mi dicevo, facciamo la moneta prima di fare l'Europa? Secondo me il passo della moneta unica doveva essere l'ultimo. Prima avremmo dovuto lavorare meglio sugli scambi commerciali e finanziari (sviluppando la famosa CECA), poi su un'omogenea politica estera, quindi su un'omogenea politica interna ed allora avremmo potuto puntare alla mometa unica. Abbiamo fatto il contrario con il rischio che adesso è sotto gli occhi di tutti: stati europei che hanno mentito sul proprio bilancio e che sono quasi al default con il rischio che gli altri stati che tirano la carretta odino questi che adesso sono una palla al piede. Un po' come successe in Italia con la cassa per il Mezzogiorno! Massimo D'Azeglio disse:"L'Italia è fatta, ora dobbiamo fare gli italiani". Anche noi avremmo dovuto dire:"L'Europa è fatta, ora dobbiamo fare gli europei". Creati i presupposti per questo, allora la moneta unica sarebbe stata una naturale conseguenza.
Adesso siamo nella confusione e non sappiamo più che pesci pigliare con la conseguenza che, per far star bene l'Europa, stiamo male noi italiani, gli spagnoli, i greci, gli irlandesi...
Ma...sarà un ragionamento un po' poco intelligente, il mio, ma mi sembra di buon senso.
E' anche vero che è raro trovare gente di buon senso fra chi va in politica.


MARTINAZZOLI, IL BRESCIANO BITORZOLUTO
(5.09.11)

Anche l'ultimo democristiano D.o.c. se n'è andato. Mino Martinazzoli, ultimo segretario della DC e primo rifondatore del Partito Popolare, è morto nella sua Brescia. Domani ai funerali nel Duomo di Brescia ci sarà tutto il Gotha vecchio e nuovo per dare l'estremo saluto ad un uomo che ha saputo esser cattolico e solidale, cioè unire i principi cristiani e cattolici alla solidarietà necessaria in un paese che per ragioni geografiche e scelte politiche sta nell'area capitalista.
Martinazzoli viene dalla Dc di Zaccagnini e s'è trovato, forse suo malgrado, a dover governare un partito fuori tempo massimo.
La Dc degli anni 90 era allo sbando, condannata ad essere il partito delle tangenti e il partito responsabile del malaffare e del malcostume politico. Un po' era vero e l'unica figura di spessore del tempo era Mino Martinazzoli che fu cooptato con scelta plebiscitaria a reggere il timone del partito in disfatta dopo la segreteria Forlani.
Martinazzoli non era stupido e sapeva che non ce l'avrebbe fatta, ma in lui prevalse lo spirito di servizio che ha sempre caratterizzato la sua vita di uomo cristiano, cresciuto nella Brescia dei Montini e molto influenzato dal pensiero e dall'azione di Paolo VI.
Accettò e pensò che cambiando il nome al partito (da Dc a Partito Popolare) avrebbe invitato tutti coloro che ancora credevano in una politica sociale ispirata ai principi del cattolicesimo a ritornare alle origini.
Forse fu ingenuo, ma sicuramente fu onesto e leale.
Subì - proprio lui che non era abituato al diktat - la pressione mediatica di Silvio Berlusconi che continuava a provocarlo a fare qualcosa altrimenti sarebbe "sceso in campo" lui, il "cattolico", l'"anticomunista" per eccellenza.
Fare qualcosa, allora, significava creare un'alleanza con Bossi e Martinazzoli - che era uomo di cultura e di grande spessore morale - dopo un mese di tentennamenti, oppose un diniego alle provocazioni berlusconiane ben sapendo che il gioco era già fatto: il giorno successivo al "no" di Martinazzoli, gli scugnizzi dell'armata berlusconiana erano già in giro con la valigetta del presidente, la cravatta del presidente, la videocassetta del presidente e tutti i gadgets del presidente fino all'opuscolo con la vita del presidente che fu recapitato in tutte le caselle postali delle famiglie d'Italia affinchè gli italiano potessero, leggendo l'agiografia di Silvio, scegliere l'uomo giusto per il grave momento che la Patria stava vivendo.
E fu il primo trionfo berlusconiano.
Nel 1994 il Partito Popolare Italiano prese un misero 11 virgola qualcosa per cento. I voti della vecchia Dc migrarono tutti nell'accozzaglia forzaitaliota, pronube Pierferdinando Casini che in fretta e furia creò il Centro Cristiano Democratico per confluire in quell'alleanza di centrodestra che per 15 anni ha afflitto il nostro Paese.
Martinazzoli capì che il suo momento era terminato e si ritirò. Chiamato ancora dal partito a servire il partito stesso, fu candidato sindaco di Brescia e vinse. Ma quando si rimise in discussione per contrastare la leadership dei Formigoni alla Regione Lombardia, non ottenne consensi: la poderosa macchina da guerra berlusconiana, leghista e ciellina, relegò il vecchio leone bresciano ad una percentuale da compassione.
Se n'è andato e, con lui, se ne va ogni possibilità di ripensare ad una presenza in politica di un cattolico che crede nel Vangelo e vuole essere un segno visibile dell'amore di Dio per l'uomo.
E' morto dopo aver vissuto una stagione politica appassionata ed appassionante, fuori dai giochini di potere, sempre al servizio del bene comune.
Al di là delle commemorazioni di circostanza e degli elogi post mortem che lasciano il tempo che trovano, i suoi vecchi compagni di partito potrebbero ripensare alla sua vita, ai suoi insegnamenti, al suo progetto politico.
Ogni volta che vedevo Martinazzoli, non so il perchè, il mio pensiero andava a Paolo VI.
Mi sembrava tormentato come lui, con una croce addosso che rendeva la sua faccia già bitorzoluta, ancor più bitorzoluta e pallida. Mi sembrava che sentisse il peso del ruolo che altri gli avevano imposto di accettare e che svolgeva per servizio, più che per autocompiacimento.
Nella pace di Dio respirerà quella grandezza che avrebbe voluto per il suo partito e che i piccoli uomini di questa piccola storia italiana gli hanno impedito di realizzare. Capirà dove ha sbagliato e quale occasione s'è lasciato sfuggire; quali debolezze gli hanno chiuso una porta. Ma colgierà anche la sua grandezza: il rispetto per l'uomo e le sue opinioni. Rispetto che il berlusconismo, il leghismo, il politicismo di quegli anni non hanno mai avuto e non avranno mai.
Un requiem.

LE PENE DI PENATI
(30.8.11)

Non ce n'era bisogno, perchè lo sapevamo, ma abbiamo scoperto che i moralizzatori della cosa pubblica sono come certi preti che predicano bene e razzolano male.
La vicenda di Filippo Penati, indagato per tangenti, mette in evidenza la corruzione generale del nostro sistema politico. Non ci sono santi che tengano: destra, sinistra, centro, sopra, sotto, un po' a destra, un po' a sinistra, responsabili ed irresposabili...quando sono al mulino s'infarinano.
Ricordate il "Chi sa, parli" del vecchio compagno Otello Montanari? Se i cosiddetti paladini della pubblica moralità avessero voglia davvero di essere seri, dovrebbero cominciare a vuotare il sacco dal 1948 in poi. Da quando l'oro di Dongo finì da qualche parte assieme ai documenti sequestrati al Duce ed ai gerarchi catturati e fucilati senza processo; da quando nacquero le coop rosse; da quando sedevano in un parlamento che aveva scelto l'alleanza atlantica e strizzavano l'occhiolino a Stalin e successori; da quando arringavano i compagni idealisti ai festivals dell'Unità e facevano affari d'oro nelle regioni rosse (dove, non dimentichiamolo, fu eletto per la prima volta senatore "sicuro" l'on.Antonio di Pietro); da quando...fino a quando si congratulavano per telefono:"Allora anche noi abbiamo una banca!"
E sono ancora tutti lì. I D'Alema, i Fassino, i Violante, i Cossutta con figli e nipoti, delfini e "compagni" che hanno preso il loro posto rifacendosi una verginità traghettando il Pci verso "la cosa", poi verso i Ds e poi - in una macedonia confusa - in un Pd dove molti del mondo cattolico che non si riconoscono nè in Berlusconi, nè nella Lega, sono confluiti per avere una casa politica.
Non ce l'ho con Penati perchè mi sembra il classico funzionario di partito che probabilmente è andato in seminario alle Frattocchie e, come un prete ormai vecchietto, fa sempre la stessa predica per farsi apprezzare dal vescovo affinchè lo promuova monsignore.
Fedele al suo cognome (nomina sunt omina!) adesso pena in un limbo in cui rimarrà per molto tempo e scoprirà che gli amici (anzi, i compagni) si allontaneranno ad uno ad uno cominciando a cancellarsi dalla pagina di FaceBook.
Penati è un funzionario che ha fatto il suo dovere: doveva procurare soldi per il partito e il partito l'ha promosso sindaco di Cinisello, candidato alla Provincia di Milano e fiduciario della segreteria politica. Ha salito tutti i gradini fino ad arrivare quasi in cima ed adesso paga una fedeltà cieca ad un ideale che forse non ha mai avuto, ma del quale s'è innamorato per far carriera.
Non ce l'ho con Penati (anche se la sua faccia non mi ha mai ispirato), ma con tutti gli ex Pci riverginati che si permettono di occupare i talk show parlando di moralizzazione e predicando contro il centrodestra che ha messo le mani sulla cosa pubblica.
Non ci vuole molta memoria per ricordare le intemerate di Bersani contro l'affaire Bertolaso, tanto per non dover andare troppo indietro nel tempo e non è necessario essere studiosi di gossip politico per ricordare gli affari delle coop rosse. In pubblico sono bravissimi ad accusare le parti politiche avverse prese con le mani nella marmellata, ma si guardano bene dal frugare in casa propria.
Se il popolo della Lega è stanco e sfiduciato, come lo è quello del PdL, non si può dire che quello del Pd sia entusiasta dei propri capi che continuano a parlare di tutto, a sentenziare su tutto, ma non hanno uno straccio di progetto non solo per il paese, ma neanche per il loro partito.
Ci vuole una vera catarsi politica in cui tutti coloro che hanno gestito la cosa pubblica lascino il posto a chi non ha mai avuto a che fare con compromessi, do ut des, scambi di favori e ritorni di soldi.
Filippo Penati, gli va riconosciuto, ha lasciato ogni carica nel partito e si è messo a disposizione della magistratura. Non ha chiamato nessuno a correo (come si conviene ai martiri "rossi", Montanari docet) e si assumerà, per il partito, tutte le responsabilità. Il partito - come d'uso - lo assisterà perchè ha tutto l'interesse che la macchia d'olio non s'allarghi.
Mi viene spontaneo pensare a Bersani. Mi sembra strano che non fosse al corrente di nulla, che non sapesse come si finanziava la sede del Pd di Milano (di Milano, non di Starleggia!) e non si chiedesse da dove giungessero i soldi nelle casse del partito.
Sarebbe da ingenui pensare che Bersani non sapesse nulla di questo caso e non ne conosca altri. Eppure gira col suo cranio tirato a lucido e con il sigaro pendente dalle labbra a stringere mani alle feste dell'Unità.
Fino a quando ci saranno persone che faranno a gara per stringere le mani ai politici di questa generazione, possiamo stare tranquilli: tutto continuerà come sta andando adesso e non cambierà nulla. Penati sconterà la sua pena e noi continueremo a vivere la nostra pena quotidiana.


RISPARMIARE O SPENDERE?
(29.8.11)

Mia mamma diceva sempre:"I primm danèè risparmiàa, in quei minga spedùu" (i primi soldi risparmiati sono quelli non spesi).
Pensavo proprio questo mentre riflettevo sulla manovra finanziaria che oggi, con l'avallo dei due sommi capi della nostra politica (la B&B) avrà il via libera prima al Senato e poi alla Camera.
I due, si sa, non capiscono niente di finanza, ma capiscono molto di portafoglio proprio e quindi, pur di rimanere saldamente ancorati in sella, fanno ricorso al potere loro democraticamente conferito per combinare l'ennesimo pasticcio che richiederà, a breve, un'altra stangata fiscale.
Ma non m'interssa parlare delle loro incapacità e di quelle dei loro scherani: siamo abituati da anni (e non solo con questo governo - penso alle ridicole lenzuolate di Bersani - ) ad essere vessati da chi eleggiamo a governarci; mi interessa fare il ragionamento che, con gli amici, sono solito chiamare "il ragionamento del contadino".
A me pare che se non ci sono soldi veri (cioè tangibili) in cassa, la ricchezza non ci sia. Per avere soldi veri in cassa, bisogna stare attenti a spendere. Se, per esempio, devo cambiare le gelosie di casa e prevedo di dover spendere 6000 euro, mi devo chiedere se li ho. Se non li ho, è meglio che risparmi i soldi fino ad arrivare alla cifra necessaria: in questo modo posso pagare l'artigiano che mi poserà le gelosie.
La nostra società, da anni, ci ha proposto un altro metodo: quello del finanziamento, cioè quello che consumare comunque facendo affidamento su soldi che ci saranno. Vado in banca, chiedo un prestito di 6000 euro (magari, già che ci sono ne chiedo 10.000) da rimborsare in tre o quattro anni e cambio le gelosie. Ogni mese avrò circa 200 euro da pagare, ma avrò il bene che mi interessa. Così posso fare per la TV, per il frigorifero e per la lavatrice, l'automobile e la macchina fotografica...ogni mese una piccola cifra che...poi...mi accorgo diventa grande e si succhia tutto o quasi il mio stipendio al punto che, se volessi andare una settimana in vacanza con i miei, non potrei. Ma anche qui la macchina dei consumi mi aiuta: posso fare un piccolo finanziamento a 12 mesi per le vacanze e così sono a posto.
Dopo un po' mi accorgo che così non può funzionare: sono indebitato.
Che faccio?
Cerco di chiudere in fretta i debiti e di non farne più.
Un ragionamento simile dovrebbe farlo chi governa.
Quando ero un giovane giornalista di provincia, seguivo i comuni della bassa comasca e rimanevo stupito, ogni volta che si arrivava ad approvare il bilancio, delle fumose motivazioni che sindaci ed assessori portavano per giustificare finanziamenti e spese. Mi chiedevo: ma come si fa a spendere tutti questi soldi non sapendo se ci saranno le entrate certe?
Il vero nocciolo del problema sta qui: negli anni scorsi (cioè da almeno 50 anni a questa parte) matematici finanziari ed economisti ci hanno parlato di globalizzazione, di economie di scala, di cartolarizzazioni ecc.ecc. e noi - tutti noi, o almeno la maggior parte - abbiamo creduto che davvero le cose funzionassero così e che questa sarebbe stata la nuova economia.
Adesso - da qualche anno - siamo in braghe di tela e lo saremo sempre di più.
La ricetta che ci viene ancora proposta è quella di investire per creare consumi per far ripartire l'economia.
Mi chiedo: cosa investiamo se non abbiamo soldi? Perchè dobbiamo creare consumi per far ripartire un'economia invece che educare il risparmio?
Alla prima domanda mi rispondo affermando che i soldi bisogna averli in contanti nel cassetto. Per averli in contanti nel cassetto c'è un solo modo: vendere quel che abbiamo (come fa il contadino quando non ha soldi per comprare le sementi: vende una mucca, magari sottoprezzo!)
I nostri economisti, invece, ci dicono che è meglio emettere eurobond, bot, cct, ecc. Ma...scusate...chi comprerebbe le azioni di un'azienda in fallimento? Chi è quel cretino che mette lì soldi veri e di sua proprietà per un'azienda che non vale niente? Una cosa del genere la può fare solo un imprenditore interessato a quell'azienda che, finanziandola, pian piano la compra e la ristruttura. Ma l'azienda Italia (o l'azienda Europa) non si può comprare.
Alla seconda domanda mi rispondo affermando che è meglio invitare al risparmio, anzichè al consumo.
Lo so che questo creerà disoccupazione e metterà in ginocchio un po' di aziende, ma bisogna avere il coraggio di dire che non ci sono più soldi veri circolanti e che per riavere soldi veri occorre ridurre i consumi, non comprare il televisore ultimo modello, fare la vacanza nella Spa di grido,ecc.ecc.
La ricetta che vedo sui giornali e che i due della B&B approveranno oggi sarà l'aumento dell'IVA, delle accise sui tabacchi ecc., e la previsione di maggiori entrate dall'evasione.
Le prime due sono certezze che si ritorceranno sul nostro portafoglio riducendoci ancora la possibilità di acquisto anche di beni primari. La terza è una cosa che fa parte del periodo ipotetico della probabilità. E' probabile che lottando contro l'evasione fiscale si ricupereranno soldi, ma non si sa quanti e non si sa quando. E come si fa a stabilire una certezza su una possibilità aleatoria?
Un uomo di governo che non sa dire forte e chiaro cosa si debba fare per ripartire, che non sa rischiare l'impopolarità per il bene del proprio Paese e delle persone che l'hanno eletto, non è degno di stare al governo.
I primi soldi risparmiati...sono quelli non spesi.


SETTEMBRE ARRIVA...
(21.8.2011)

Il rientro dalle vacanze porterà molti italiani a confrontarsi bruscamente con una realtà che sarà dura e lo diverrà sempre di più. Molti si accorgeranno che il loro potere d'acquisto diminuirà consistentemente e che i debiti contratti a breve, medio e lungo termine con finanziarie e banche saranno giugulatori al punto da dover rinunciare a qualche bene primario.
A me spiace molto fare la Cassandra, ma è da tempo che dico e scrivo che le cose non andranno bene per qualche anno. Del resto, basta osservare e riflettere, riflettere ed osservare e chiunque può trarre riflessioni e conclusioni che sono simili alle mie, magari indicando rimedi un po' diversi da quelli che ipotizzo io.
Premesso che:
a) la crisi non sarà passeggera come dicevano i soloni che si chiamano Berlusconi e Tremonti
b) i capitalisti (piccoli e grandi) NON metteranno mano al loro portafogli (i cosiddetti industriali, industrialetti e capetti d'aziende non ci pensano minimamente ad rinunciare ad un solo euro del proprio guadagno, ma lo faranno pagare licenziando i dipendenti ed aumentando i prezzi) per mantenere i livelli occupazionali rinunciando a qualche guadagno
c) i consumi diminuiranno
d) le tasse aumenteranno
e) gli evasori rimarranno ed a questi si aggiungeranno persone che non pagheranno le tasse perchè veramente non potranno farlo...
...tutto ciò premesso, mi permetto qualche riflessione.
Le soluzioni alla crisi sono da cercarsi non solo nelle alchimie finanziarie di quel brocco di Tremonti (cartolarizzazioni, aumento età pensionabile ed altre amenità che ci fa calare dall'alto facendoci sentire tutti dei cretini), ma soprattutto nella società civile, cioè nella nostra società quotidiana, in quella società che ogni giorno si alza e va a lavorare non per pagare il debito prubblico contratto dai vari governi della prima e della seconda repubblica, ma per permettere a sè ed alla propria famiglia di vivere, realizzare qualche progetto e, se possibile, anche qualche sogno dei propri figli.
Per far questo dobbiamo:
a) uscire dai debiti collettivi e personali
b) creare risorse per il futuro.
Dai debiti collettivi e personali si esce in soli due modi: vendendo l'argenteria di famiglia (anche a prezzi di realizzo) e tagliando le spese. Le due cose sono molto dolorose perchè ci fanno sentire più poveri e perchè ci impegnano a rinunciare alla cena, alla pelliccia, al gioiello, all'auto di grido...Ma è l'unico modo per uscirne relativamente alla svelta.
Creare risorse per il futuro è più impegnativo perchè richiede non solo fantasia, ma anche capacità di capire come andrà il futuro. Per una famiglia è più facile: si aiutano i propri figli a capire quale potrà essere la loro strada e si prega che ce la facciano. Ma per un'azienda, un comune, uno stato...le cose sono più complicate e qui, solo qui, si provano e si vedono gli industriali e gli uomini di stato.
I nostri "sciur Brambila" che sanno tutto loro e sono in giro su auto di lusso e si vantano di lavorare dalla mattina alla sera sette giorni su sette e non sanno rinunciare ad un soldo del loro guadagno per investirlo in azienda, qui e solo qui sapranno mostrarci quanto sono imprenditori e quanto sono solo dei tamarri chiacchieroni.
Così è dei nostri politici.
Chi si è messo in politica per assicurarsi un futuro, ma non ama il proprio paese e non ha progetti per la società, fallirà miseramente (come hanno fatto gente come Veltroni e Berlusconi, Bossi e Bertinotti e via elencando). Il problema è individuare qualcuno che non sia in politica per il proprio tornaconto e faccia e sappia fare il bene del paese.
Per quanto scritto al punto "b" la vedo dura: i nostri imprenditori sono in genere egoisti parvenus cresciuti alla scuola di Gianni Agnelli e i nostri politici...beh...guardiamoli!


LE PROVINCE...I COMUNI...I SOLDI...
(17.8.2011)

Due visitatori del mio sito mi hanno chiesto il motivo per cui sono contrario all'abolizione delle province quando tutti, ma proprio tutti, preferiscono eliminarle a favore delle regioni.
Me la cavo con una battuta?
Sono contrario perchè sono federalista!
Preciso: federalista, non leghista!
I leghisti non sanno cosa sia il federalismo e credo che non lo sappia neppure Umberto Bossi che da oltre 25 anni sta sulla scena politica parlando a vanvera di federalismo.
Il ragionamento è semplice: noi siamo uno stato unitario relativamente giovane. In 150 anni (sono pochi, per uno stato) siamo passati da una monarchia costituzionale (durata circa 60 anni) ad una dittatura (durata circa 20 anni) ad una repubblica (che dura tuttora anche se martoriata da uomini politici imbelli ed incapaci che giocano con cose serie come le leggi elettorali, la Costituzione, ecc.). Lo stato unitario è stato conquistato a caro prezzo perchè se il Risorgimento fu tanta retorica, fu anche tanto patriottismo (non sciovinismo) e tanti sacrifici di vite umane.
Lo stato unitario deve rimanere, ma non vanno dimenticate le autonomie e le caratteristiche locali. Non condivido molto le regioni a statuto autonomo, come non condivido molto le zone franche del nostro paese, ma l'unico modo per essere uniti rispettando le autonomie locali è mantenere le province. Nelle province c'è lo Stato in piccola parte: c'è il Prefetto, il Provveditore agli Studi, il Procuratore della Repubblica, il Questore, l'Ufficio delle imposte, l'Anas, il Catasto, ecc. C'era il servizio sanitario e c'erano altri servizi che sono poi finiti alle regioni aumentando la spesa e diminuendo il servizio.
Una provincia è un territorio circoscritto in cui i valori del territorio sono sotto controllo da parte dei vari enti provinciali che, proprio perchè legati al territorio, conoscono bene (se sanno fare bene il proprio lavoro) la realtà territoriale e possono dare risposte serie e tempestive alle esigenze locali nel rispetto delle norme nazionali. Le regioni sono state create successivamente ed hanno contribuito solo a burocratizzare la macchina statale rendendola ancor più elefantiaca. Solo un esempio: per un intervento locale (che so...la variante ad un piano regolatore) il comune deve portare la propria proposta in provincia e in regione (ci sono i famosi 60 giorni ecc.) e discutere con gente che conosce poco il territorio e che non si muove per conoscerlo. Se la cosa fosse di stretta competenza provinciale , non solo si abbrevierebbero i tempi, ma potrebbe anche essere il funzionario serio che si reca sul luogo per capire le cose e dare consigli per il rapido corso della pratica.
Altro esempio: se le graduatorie scolastiche fossero provinciali, non s'assisterebbe al balletto degli insegnanti al quale assistiamo ogni anno. Terzo esempio: se l'agenzia delle entrate fosse provinciale, questa potrebbe smembrarsi (com'era una volta) su più realtà territoriali e tenere meglio sotto controllo gli evasori.
Eliminare le province sarebbe un errore perchè andrebbe rimessa in discussione tutta una macchina amministrativa (Prefetto, Procuratore, Provveditore, Comando dei Carabinieri, di Polizia, di Guardia di Finanza, ecc.) con una girandola di persone e di competenze che getterebbero tutti nel caos.
Secondo me la proposta dell'abolizione delle province è solo demagogica perchè ognuno sa benissimo che si creerebbero problemi a cascata. L'errore da non fare è quello di moltiplicarle come invece fanno e promettono i nostri politici incompetenti.


SOLO E PENSOSO...
(14.8.11)

Mia figlia mi ha chiesto un aiuto per sviluppare un tema sul Petrarca assegnatole fra i compiti delle vacanze e, buttando giù qualche appunto per indicarle un possibile percorso, mi è balzato alla memoria il sonetto "Solo e pensoso" dove il poeta si figura di vagare per campi deserti fuggendo con orrore ogni luogo ove "vestigia uman la rena stampi".
Credo che molti italiani, pur immersi nella folla dei luoghi di villeggiatura ed intrappolati fra le lamiere dell'auto e l'asfalto delle autostrade, condividano l'atteggiamento che il Petrarca auspica di vivere: la solitudine.
Siamo soli ed abbandonati mentre una crisi economica mondiale, che non è la prima e non sarà l'ultima, ci avvolge come l'aria che respiriamo e ci preoccupa per il futuro nostro e dei nostri figli.
Le misure economiche varate dal governo in tutta fretta sono l'ennesimo rattoppo nuovo su un vestito vecchio e sortiranno un solo effetto: tranquillizzare un poco l'Europa senza risolvere il problema di fondo di una economia che ristagna da tempo e che non decollerà fino a quando non avremo la fortuna di incontrare un Politico che non sia un dilettante chiacchierone come tutti quelli che abbiamo votato in questi lunghi anni di repubblica parlamentare.
Ho letto con attenzione il decreto firmato in tutta fretta dal Presidente Napolitano e, come non mi convincevano le manovre fiscali approvate solo un mese fa, devo dire che non mi convince: non sarà con questo decreto che sistemeremo i nostri conti pubblici.
Tremonti ha dichiarato che questa crisi non era prevedibile. Ma come? Che razza di uomo di finanza è? Questa crisi era prevedibilissima perchè era nell'aria almeno dal 2007, da quando i grandi gruppi finanziari (quelli basati sulla finanza virtuale, tanto cara a Tremonti) cadevano uno ad uno come le pere mature cadono dall'albero e si decompongono a terra. Questa crisi era prevedibile da quando gente come Marchionne ha detto chiaro e tondo che gli imprenditori non possono permettersi un costro del lavoro più alto delle entrate d'impresa al netto degli interessi. Questa crisi era prevedibile da quando gli italiani hanno ridotto le vacanze e hanno cominciato ad andare a fare la spesa nei discount.
Il ministro non se n'è accorto?
Male! Molto male, perchè significa che si è piazzato nella sua gabbia dorata al ministero e, forte della sua cultura, della sua saccenza e della sua "r" moscia, ha saputo solo ironizzare con tutti, di tutto, su tutto e su tutti.
Mi sentivo un povero scemo in finanza quando - nel precedente governo - egli sdottorava sulle "cavtolavizzazioni" et similia e, ancora più scemo, gli davo la patente di credibilità (forse anche perchè ho sempre avuto un debole per i valtellinesi). Mi chiedevo come fosse possibile tranquillizzare l'Europa sostenendo che - a fronte di un debito certo di "x" euro - noi prevedessimo di andare a pareggio con entrate PREVEDIBILI (e quindi non certe) di "x" euro.
Mi dicevo: a me sembra incredibile, ma se anche in Europa ci credono, significa che sono io - povero ignorante - a non capire come si opera in questi settori.
Beh...io povero ignorante avevo ragione.
Come ho ragione quando non sono assolutamente d'accordo nè di moltiplicare le province, nè di cancellare quelle che ci sono dai tempi dell'unità d'Italia. Il nuovo decreto cancella provincie come Lodi ecc (e mi sta bene), ma cancella provincie come Sondrio e come Campobasso ed Isernia (così annullando la regione Molise che esiste dal 1965).
Pensano così di risparmiare?
Si sono chiesti come si ricicleranno tutti i dipendenti ed i politici delle provincie e dei comuni in via di soppressione? Dove andranno? Saranno assunti per decreto presso qualche pubblica amministrazione facendo, quindi, rimanere invariato il debito pubblico, oppure si inventeranno nuovi enti in cui giubilare dipendenti e politici a spasso?
Vorrei scrivere ancora molto, ma mi limito ad una sola, ultima considerazione. Si alzerà la tassa sui patrimoni perchè, si dice, che chi ha di più deve contribuire di più. Altra assurdità. Non posseggo patrimoni tali da essere danneggiato dalla tassa, ma questa è un'altra manovra iniqua. Chi ha patrimoni - accumulati lecitamente - si sentirà un verme e un cretino per aver fatto sacrifici che adesso sono penalizzati. Chi ha patrimoni accumulati illecitamente, approfitterà di questa vacatio legis per spostare all'estero beni mobili ed intestare a nullatenenti beni immobili.
Alla prossima la modesta proposta di un cittadino qualunque.
UNA BREVE ESTATE FREDDA
(12.8.2011)

Non si può dire che l'estate che stiamo vivendo sia meteorologicamente lunga ed afosa. E politicamente?
Politicamente è breve e fredda.
Ancora una volta voglio riflettere sul nostro martoriato paese che da quasi vent'anni è nelle spire di un boa che lo sta lentamente strozzando. Il boa avrebbe un nome - Silvio Berlusconi - ma non me la sento di attribuire tutte le colpe a quest'uomo che si ritiene onnipotente, onnisciente ed indispensabile alla nostra vita. Il boa è il suo cosiddetto centrodestra (?), giunto democraticamente (?) al potere.
Spiego i punti interrogativi.
Centrodestra.
Quella roba che è nata dalla ceneri della prima repubblica non è mai stata un centrodestra nel senso politico e politologico del termine, ma solo un aggettivo per qualificarsi contro chi non condivideva il progetto (?) politico di Silvio Berlusconi. E qui è nato il primo errore di chi non la pensava come Berlusconi: se lui fa il centrodestra, si sono detti in molti a cominciare da Prodi, noi facciamo il centrosinistra, altra cosa che non ha nulla a che vedere con il centrosinistra in senso politico e politologico.
Il centrodestra è al potere (per questo non significa che sia al governo, sempre nel senso politico del termine) dal 1994 con due brevi interruzioni: prima esperienza politica di Prodi affossata da Bertinotti e D'Alema e seconda esperienza politica di Prodi affossata da Mastella (in tutto quattro anni). In questo centrodestra ci sono entrati uomini che adesso ci dicono che è tutto sbagliato (Casini, Fini...) e ci hanno governato uomini che- con il loro capo - hanno continuato a far credere ai loro elettori che andavamo bene. Qualche frase-ricordo del loro progetto politico e dei loro convincimenti e, un breve commento.
- Aiutare chi è rimasto indietro
LA SOGLIA DI POVERTA' E' AUMENTATA NOTEVOLMENTE.
- Inglese,Internet,Impresa
LA SCUOLA HA DOVUTO ESSERE RIFORMATA (ANCHE QUI...TRALASCIAMO) TRE VOLTE SEMPRE DA LORO
- I nostri conti sono in sicurezza e le nostre banche sono le più solide d'Europa.
LE MANOVRE FINANZIARIE NON SI CONTANO E LE NOSTRE BANCHE NON SONO PER NULLA SOLIDE.
- Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani.
DAL 1995 CI SONO SEMPRE STATE FINANZIARE IN AUMENTO. SONO STATE TOLTE DELLE TASSE COME L'ICI CHE HANNO IMPOVERITO I COMUNI E QUINDI LE RISORSE PER IL TERRITORIO LOCALE.
- Non faremo prigionieri.
I PRIMI PRIGIONIERI FURONO BIAGI, SANTORO E LUTTAZZI CHE LA TV PUBBLICA HA CANCELLATO DAI PROGRAMMI CON CONSEGUENTI CAUSE PENALI PERSE E PAGATE CON I SOLDI NOSTRI (ALMENO DI QUELLI CHE ANCORA PAGANO IL CANONE RAI).
Il centrodestra politicamente serio dovrebbe essere costituito da persone che sanno guardare i conti e favoriscono il capitalismo, l'impresa, il reddito, le scuole d'élite, la sanità a pagamento, ecc.ecc.
Mi sembra che i conti pubblici siano un colabrodo in cui ogni giorno s'aggiunge un buco. Mi fa tenerezza Napolitano: ricordate il giugno scorso quando, per la finanziaria, si complimentò con tutti per la rapidità delle riforme? Sembrava tutto fatto, tutto accomodato: il parlamento si preparava alle ferie ed avrebbe riaperto il 16 settembre! Poi c'è stata la Deutsche banck che si è sbarazzata dei nostri Btp, il crollo delle borse, la telefonata della Merkel, la lettera della Bce...altra manovra, altro giro, altri mal di pancia...
Che roba!
Sono un po' lungo perchè voglio spiegare anche il secondo punto di domanda: democraticamente.
A rigore questo governo (ma anche il governo Prodi) è arrivato democraticamente al potere: ci sono state le elezioni e hanno vinto con maggioranza bulgara. Potrei commentare che con una simile maggioranza non hanno combinato nulla, anzi, hanno saputo solo litigare, ma non è questo che mi preme. Mi preme evidenziare che sono arrivati democraticamente al potere grazie ad una legge (il porcellum, come l'ha battezzata Sartori) che premia oltremisura chi prende un voto in più e con listini elettorali preparati a tavolino in modo da far giungere in parlamento chi volevano i segretari di partito: c'è un palamento di nominati dal potere e non di eletti dal popolo!
E' democrazia, questa?
Apparentemente, sì. Ma realmente, no!
Il freddo di questa breve estate ci entra nelle ossa e ci fa temere per il nostro futuro: siamo in mano a politici (non parlo della sola maggioranza che sgoverna) che mi sembrano dilettanti pieni di sè ed ebbri di parole che sanno solo mandare allo sbaraglio il nostro Paese!

GLI UOMINI LIBERI E FORTI
(5.8.11)

Si respira un'aria pesante: tutti ce l'hanno con i politici e, come al solito succede in casi come questi, ce l'hanno con la politica.
Improvvisamente la gente considera brocchi quelli che solo un mese fa riteneva la massima espressione di se stessa al punto da votarli al Parlamento o alla Regione o alla Provincia o al Comune.
Berlusconi, Tremonti, La Russa, Bersani, Casini, Rutelli (tanto per scrivere qualche nome) sono visti con sospetto, considerati sgradevoli, sentiti lontani e chiacchieroni.
Confesso che ogni tanto mi piace autocompiacermi e, in questi giorni, mi sono riletto quanto scrivevo nei mesi e negli anni scorsi a proposito di questi superuomini da tutti osannati e venerati. Lo so che avevo ragione, ma continuo ad avere il torto di aver ragione da solo.
I problemi sul tappeto sono tantissimi e riguardano il nostro futuro come cittadini del mondo ed il senso di essere cittadini italiani.
Non saremo cittadini del mondo se ci affideremo ancora a gente che è solo chiacchiere e distintivo politico. Perchè non c'è più una politologia, non esiste più una filosofia politica, non c'è più nemmeno il senso di appartenenza ad un popolo, ad una nazione, ad una fede (non ad una religione). La globalizzazione ci ha divorati e sta continuando a divorare, come il biblico Leviatano, ogni cosa che tentiamo di fare.
Ma saremo meno ancora cittadini italiani se continueremo sulla strada che hanno tracciato i politici della seconda repubblica che da tempo sostengo sia peggiore della prima.
Occorre un nuovo Sturzo che lanci un appello ad uomini liberi e forti.
Ci occorrono uomini liberi da ogni condizionamento politico, sociale, religioso, economico.
Ci servono uomini forti che non si lascino prendere dalle logiche di mercato, di potere e di malaffare.
Le persone libere e forti ci sono, ma non hanno voce perchè gli omuncoli che sanno solo parlare a lungo non dicendo nulla, i nani che litigano per avere sempre più una piccola fetta di potere, gli imprenditorucoli che passano le giornate al golf per sapere l'ultimo gossip ed ascoltare l'ultima cretinata di economia sparata da uno pseudoguru...tutte queste ed altre persone che godono dell'effimero potere dei soldi, dei media, degli affari, impediscono loro di emergere e di parlare, di occupare il loro posto e di gestire le loro cose.
E' ora che le le persone libere e forti alzino la testa! La loro liberazione è vicina!
Ce ne dobbiamo fregare delle sigle dei partiti, dei movimenti economici, delle pagelle delle agenzie di rating, di chi ci impone il suo pensiero ed il suo mercato, di chi ci vessa continuamente facendoci credere di essere liberi e diventare silenziosi rivoluzionari cominciando da noi stessi.
Le persone libere e forti hanno un proprio progetto di vita che portano avanti quotidianamente e guardano dall'alto in basso i Berlusconi che vivono di bunga bunga e sondaggi, i Tremonti che fanno le finanziarie in 9 minuti, i Bersani che si improvvisano liberali con le lenzuolate delle liberalizzazioni, i Renzi che fanno solo i rottamatori...considerando tutti questi poveri untorelli!
Dobbiamo avere il coraggio di alzare il capo, sentirci, trovarci, unirci...questa gente non ci deve più essere e non deve nemmeno avere la nostra commiserazione se per caso ci accadesse di trovarli un giorno ai giardini a leggere il giornale con impressa sul volto l'immagine della depressione fisica e morale.
Ma...lo so...ho scritto di utopia al potere!



FANNO TUTTO DA SOLI
(23.7.11)

I nostri uomini politici - non importa se considerati a livello nazionale o locale -fanno tutto da soli: si fanno le leggi, le disfano, si votano per tutelarsi, si svotano per non tutelarsi...
L'assurdo di questo gioco è che in ogni modo ottengono il nostro compiacimento. Il giorno successivo alla loro ennesima cretinata, tutti i media riprendono le loro foto e le loro dichiarazioni, spesso idiote, come se fossero il classico "ipse dixit".
Senza sforzare particolamente la nostra memoria è sufficiente riandare alle dichiarazioni di Scilipoti o di Paniz, di Bossi o di Calderoli, di Gasparri o di La Russa. Ad onor del vero nel campo dell'opposizione di dichiarazioni troppo idiote non ce ne sono, ma di contradditorie, sì (si pensi a quella di Bersani sull'acqua).
In particolare vorrei richiamare l'attenzione su una persona: il ministro Giulio Tremonti.
A me il ministro dell'Economia, solo per il fatto che è tale, ispira una specie di metus reverentialis: egli capisce cose che io non capisco e conosce meccanismi che io fatico a comprendere.
Lo ritenevo uno dei pochi ministri all'altezza della situazione in questo governo di nani e ballerine, ma mi devo ricredere. I motivi sono tanti, ma ne cito solo due.
Il primo è che mi ha stupito la mancanza di dignità di Tremonti che, in pubblica conferenza stampa ha dato del cretino al suo collega Brunetta. Certe cose, anche se possono essere vere, si pensano, ma non si dicono.
Il secondo è che Tremonti è sempre apparso molto sicuro di sè, ma non lo è per nulla: non ha per nulla in chiaro la situazione economica nostra.
Praticamente ha le mani nei conti pubblici da circa 7 anni e non ha saputo fare altro che aumentare le tasse, fare giochini finanziari che non portano a nulla e concludere sempre i suoi discorsi con :"Ce lo chiede l'Europa".
A parte che a me non importa un fico secco dell'Europa che mi chiede di continuare ad impoverire me e la mia famiglia, mi vengono in mente certe operazioni fatte da Tremonti che hanno solo il sapore di cosmesi finanziaria.
Da quando c'è questo governo sono state attuatu finanziarie da 40 miliari di euro, manovre correttive da 20 miliari, finanziarie prima da 41 miliardi, poi da 55 ed ora da 60 miliardi di euro.
In tre anni - se sommiamo le finanziarie - arriviamo a 100 miliardi di euro.
La seconda frase, dopo quella dell'Europa, è:"Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani".
Le mani, no, ma le idrovore, le benne, gli escavatori, sì!
Le cartolarizzazioni di Tremonti, sono fallite.
Il bonus spesa per i meno abbienti è fallito.
L'aiuto a chi è rimasto indietro (aiuto sociale), è fallito.
Il bonus per la casa, è fallito.
Il bonus per i figli, è fallito.
L'aumento delle pensioni minime, è fallito.
Non vado avanti perchè non voglio tediare.
Osservo, però, che l'Iva è aumentata, come lo sono le accise sui carburanti, le marche da bollo obbligatorie anche sulla più inutile carta; è aumentata la spesa sanitaria pro capite al punto che molti bisognosi saranno scoraggiati dal compiere necessari accertamenti clinici perchè non avranno i soldi.
Basta?
Sì, può bastare.
I signori del palazzo fanno tutto da soli. Si cantano una canzone di cui si fanno le parole e si suonano una musica fatta in casa.
E c'incantano con le loro stupide frasi ad effetto, i loro profluvi di parole, il loro persuasivo eloquio.

I RANOCCHI E IL RE TRAVICELLO
(16.7.11)

Non riesco proprio a condividere l'entusiamo del presidente della repubblica, del governo, della maggioranza e dell'opposizione per l'approvazione della legge finanziaria. Mi sembra che in questo stagno della politica ci sia il presidente della repubblica (si sa che non ho mai avuto un'opinione positiva di Giorgio Napolitano) che si comporta come il re travicello della poesia del Giusti.
Mi spiego.
Il governo del nostro paese è di centrodestra.
Fra le promesse elettorali del centrodestra (dal 1994 in poi) vi è sempre stata quella di diminuire le tasse e la burocrazia.
Non l'hanno mai fatto, anzi...hanno aumentato le tasse e complicato la gestione delle cose (soprattutto per i lavoratori autonomi come me) adducendo sempre il solito motivo: l'avremmo fatto se non avessimo trovato un buco di bilancio lasciato da Amato, da Prodi, da D'Alema, ancora da Prodi, ecc.ecc.
Questo governo è alla sua terza finanziaria.
Le prime due le approvò in 9 minuti (vi ricordate la faccia soddisfatta di Tremonti?), ma non si mosse nulla, anzi...i conti dello stato continuarono a peggiorare fino al punto che l'Europa ci mise in coda fra i paesi a rischio dopo la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo e la Spagna. Tuttora siamo un paese a rischio (basta controllare lo spread che vi è fra i nostri BOT e i BUND tedeschi).
E che fa il governo di centrodestra che ha da sempre nel suo programma quello di abbassare le tasse?
Fa una finanziaria che non tocca di un centesimo di euro le tasse perchè - dichiara - se no...siamo a rischio default.
E' strano che i giornali non ci ricordino un po' di cose.
La prima manovra finanziaria di Tremonti fu di 60 miliardi e lo stesso Tremonti promise che le altre sarebbero state solo manovre correttive. Nel frattempo accadde il problema della Grecia e si fece un'altra manovra da 40 miliardi per non finire come la Grecia.
Quest'ultima manovra doveva essere di 41 miliardi, poi saliti a 55 ed adesso a 61.
Senza diminuire di un euro le tasse, anzi...gli analisti ci dicono che una famiglia di quattro persone si troverà a pagare circa 1000 euro in più all'anno.
Che fanno il presidente della repubblica e l'opposizione?
Il primo invita tutti al senso di responsabilità perchè se no siamo al default. La seconda vota la manovra praticamente senza correttivi sempre per senso di responsabilità.
In quello stagno di ranocchi che è il nostro parlamento, tutti sono contenti e si congratulano reciprocamente perchè c'è stato senso di responsabilità.
Ma responsabilità di che cosa?
Bersani, maggiore capo dell'opposizione, dopo aver manfrinato in parlamento, si è affrettato a mandare una comunicazione via mail in cui critica aspramente la manovra.
Un colpo al cerchio (quello dei suoi colleghi parlamentari di maggioranza) ed un colpo alla botte (quella dei suoi elettori): così salva il suo faccione con gli uni e con gli altri.
Se invece di ranocchi, in parlamento, avessimo delle persone serie e competenti, ci si sarebbe fermati e si avrebbe detto: se non approviamo la manovra siamo al collasso?
Bene!
Vediamo come ricuperare soldi senza danneggiare i cittadini!
Dimezziamoci lo stipendio ed i contributi INPS, annulliamo i 25mila consiglieri di partecipate pubbliche (che sono solo nostri manutengoli ai quali passiamo la pappa), aumentiamo i contributi alla guardia di finanza perchè spulci i conti di tutti a cominciare da quelli che hanno un reddito superiore a 100.000 euro l'anno, insomma...tagliamo le spese ed aumentiamo i controlli!
Per far questo ci vogliono ancora due mesi?
Bene!
Nessuno va in ferie, tutti studiano come fare e l'Europa...aspetta!
Come cittadino sono stanco di sentirmi dire che devo continuare a ridurre il mio potere di acquisto perchè ce lo dice l'Europa. In Europa ci sono anch'io e non mi va di vedere che altri europei stanno continuamente bene, mentre io sto continuamente peggio: mi vedo aumentare l'età della pensione, aumentano le tasse, diminuiscono i servizi, diventano costosi anche i servizi pubblici...
Ma queste cose si possono fare e dire solo se si naviga in uno specchio d'acqua cristallino, non in uno stagno!
Ormai il gioco è fatto e noi - solo noi, non loro! - lo paghiamo caro!
Se loro - tutti loro - non fossero degli invertebrati, adesso farebbero una sola cosa: si riunirebbero per riformare una legge elettorale copiando il sistema francese e poi si rimetterebbero in discussione con nuove elezioni.
Ma...questo è un sogno di un cittadino normale e vessato in una notte di inizio estate dove di Puk confusionari ce ne sono molti.
A cominciare dal presidente della repubblica.


L CASTELLO STA CROLLANDO
(15.7.11)

"Ve l'avevo detto,io!" è il titolo di un libro che raccoglie gli scritti di Indro Montanelli su Berlusconi ed il suo ingresso in politica. Ho scorso il libro, ma non era necessario: quegli scritti li ho stampati nella memoria.
Dopo quasi vent'anni il grande Indro s'è rivelato profeta, come quando a "Il fatto" dichiarò a Enzo Biagi che gli chiedeva quale consiglio dare agli italiani per le prossime elezioni:"Ti stupirò, ma esorto a votare per Berlusconi. Ci vuole un'overdose di Berlusconi per liberarsi di Berlusconi".
Il castello ha cominciato a crollare con il terremoto de L'Aquila. Da allora la serie infinita di promesse non mantenute, di chiacchiere infinite, di bugie che correggevano altre bugie, hanno confermato gli italiani che hanno creduto in quella grossa bugia che era Forza Italia che Berlusconi è solo un sacco vuoto, pieno di aria, quell'aria che lui si dà da sempre e che ha ingannato molte persone, anche di statura.
Vediamone alcune.
L'on.Martino (figlio di un già ministro della repubblica e ministro egli stesso nel primo governo Berlusconi), ha rilasciato oggi al Corriere un'intervista chiara: Berlusconi ha deluso.
L'on.Pisanu (già esponente della Dc e ministro nel penultimo governo Berlusconi) da tempo è su posizioni molto critiche e per questo è lasciato da parte.
L'on.Fini si è smarcato da quasi subito (continuo a pensare:poco onorevolmente).
L'on.Casini ha lasciato la barca alle ultime elezioni.
Potrei continuare, ma basta guardare le foto di gruppo dagli anni '94 in poi: si contano molti "morti".
Siamo al crepuscolo degli dei e se ne stanno accorgendo anche i satiri ed i fauni, le ninfe e le etere che nella reggia degli dei hanno danzato e pappato.
Minzolini, per esempio. Il direttorissimo (così lo chiamava Berlusconi) è stato scaricato sia dalla Rai (pare che se ne vada a settembre), sia dal suo ex direttore Masi che ha dichiarato di non aver mai autorizzato le 86.000 euro di spese (ma Minzolini ha detto che ha restituito 68.000 euro: forse ha invertito le cifre, caro direttorissimo, gliene mancano ancora 18.000! Se non lo sa sono i soldi che guadagna un operaio in un anno di duro lavoro!).
Fede, per esempio. L'Emilio arrogante e spocchioso che sbatte i microfoni dei cronisti sgraditi prima in faccia al cronista e poi nel secchio del ghiaccio per lo champagne, sta facendo un calo di ascolti pauroso e si sta arrampicando sugli specchi per portare il suo processo da Milano a Monza: forse che per Monza non è reato quel che è reato a Milano?
Lo stesso Bossi (che ha pensato di utilizzare Berlusconi come utile idiota, mentre Berlusconi pensava la stessa cosa di lui) si accorge che sta vivendo sul Titanic e che suonare la musica di dicasteri al Nord per buttare ancora sabbia negli occhi del suo elettorato deluso, è solo prolungare un'agonia che inesorabilmente condurrà là, alla morte.
Il castello di un centrodestra che non è mai stato tale fin dalla sua nascita sta crollando sotto i colpi di eventi che ineluttabili, generati da un destino cinico (ma non baro) che sia chiama Storia. Con la "s" maiuscola.

SONO CATTOLICO, NON VATICANO!
(12.7.11)

La notizia circola sul blog di Republica "monsignore": Bertone ha dato incarico ad un curiale salesiano come lui (Toso) di convocare in una parrocchia salesiana accanto alla stazione Termini i cattolici che sono in politica in vari schieramenti: Pd, Idv, Cl, Cisl, Acli, Pdl ecc.
I nostri si sono radunati e - sotto il coordinamento di mons. Toso - hanno cominciato a considerare l'ipotesi di far rinascere un partito dei cattolici. Il bello della cosa è che l'iniziativa, esclusivamente vaticana, non è stata comunicata alla Cei: avevo ragione o no quando scrivevo che Bagnasco è solo un re travicello manovrato? Come è possibile che il presidente della Cei non sia stato messo al corrente dell'iniziativa? Ma questo è un altro problema.
Mi arrabbio quando leggo queste cose, sia che siano vere, sia che siano gossip di solleone estivo. Mi arrabbio perchè noi cattolici non meritiamo di essere pilotati da nessuno, quando decidiamo di metterci in politica e non abbiamo bisogno di alti padrini vaticani o gerarchici ecclesiali in genere.
Il card. Tarcisio Bertone ha preso troppo sul serio il suo ruolo di segretario di stato vaticano e gioca a fare il potente: insiste per avere membri di sua fiducia nell'istituto Toniolo di Milano, si mette di mezzo per il crac del san Raffaele, delega suoi fiduciari per organizzare incontri di risorgimento politico del mondo cattolico e chissà quali altre manovre mette in atto in altri paesi.
Noi cattolici siamo credenti nel Cristo e ci sentiamo cattolici (cioè "universali", lo sa card. Baertone?) che cercano di portare i valori in cui credono in questa società che viviamo ogni giorno a diversi livelli: familiare, lavorativo, sociale e anche politico.
Siamo cattolici, ma non vaticani. Siamo cittadini italiani e non dello stato vaticano che rispettiamo ed al quale riconosciamo una giusta autonomia territoriale nel nostro stato italiano.
Ma il peggio è che Casini, Fioroni, Bindi, Cesa e compagnia varia (l'arco parte dal Pd per arrivare alla Compagnia delle Opere) abbiano accettato l'invito e si siano trovati - come carbonari - in zona neutra per pensare a come riorganizzare il mondo cattolico sotto l'egida della gerarchia vaticana, senza che la Cei ne fosse informata.
Se le notizie sono vere, c'è da preoccuparsi seriamente perchè si tornerebbe indietro di almeno 60 anni, quando la vecchia Dc aveva come referente politico a Roma il Vaticano e in periferia il vescovo ed il parroco.
I valori nei quali come cattolici crediamo non sono negoziabili, ma la politica è per sua natura l'arte del possibile e del negoziabile e del do ut des. Come conciliare le cose? Deve essere la gerarchia vaticana a dircelo?
Non siamo ritenuti sufficientemente intelligenti per poter far da soli, la gerarchia non crede alla parabola evangelica del seme che germoglia, i nostri pastori non sono ritenuti all'altezza della situazione?
Mi rammarica che cattolici impegnati in politica abbiano raccolto questo invito che piove dall'alto e penso che siano degli invertebrati che, invece di rimboccarsi le maniche e pensare come essere sale che dà sapore e lampada sul moggio, preferiscano lasciarsi guidare da gerarchi che da tempo hanno smesso di essere pastori.


STILI DIVERSI
(8.7.11)

Nella tanto deprecata prima repubblica (che tutti ritengono finita, ma che a mio avviso è ritornata il giorno dopo il decreto di morte e nei suoi aspetti peggiori) per molto, molto meno di quanto è successo in questi mesi, il governo sarebbe stato sciolto, si sarebbe arrivati al "governo balneare" e si sarebbero preparate le elezioni in autunno.
Ma anche nella seconda repubblica, per molto, molto meno il governo sarebbe andato a casa.
E' questione di stile: chi ha stile, sa come comportarsi; chi non ce l'ha, continua a camportarsi male.
Ai tempi della prima repubblica o con un presidente del consiglio come Romano Prodi, un ministro che da del cretino ad un altro, un ministro che vive in una casa in comodato senza accertarsi di come si procura il denaro chi gli paga l'affitto, un presidente del consiglio che infila all'ultimo momento nella legge finanziaria una norma ad personam (non continuo l'elenco:sarebbe lungo!) sarebbero stati l'occasione per dirsi in faccia: "Signori! Non ci siamo più! E' meglio che domani si vada al Quirinale ad esporre le difficoltà e si sciolga il governo".
E' questione di stile.
Chi come me è un po' "vecchio" (anche se fra poco compirò 57 anni) è stanco di questo stile berlusconiano fatto di bugie, sparate iperboliche, smentite, lotte intestine, parolacce, libertà di costumi, soldi che girano a gogò, salotti e sinedri, giornalisti pennivendoli, parlamentari alla Scilipoti, talk show litigiosi ed insultanti, chiacchiere alimentate da leggende metropolitane.
Il vero mondo non è questo, questa è fiction.
Il vero mondo è costituito da gente come noi che crede in valori laici (la famiglia monogama, il lavoro, il dovere civico, la bellezza della cultura, l'onestà) ed in valori religiosi (per chi è credente: la fede - non le religioni - , la trascendenza, l'amore per il prossimo).
Noi vorremmo che questi valori fossero patrimonio anche di chi si candida a governarci.
Noi non diremmo mai nell'orecchio di un collega che l'altro collega è un cretino, non ci sogneremmo di spendere i soldi che servono a mantenere la famiglia con una prostituta, non mancheremmo alla parola data, non evaderemmo le tasse e non vorremmo norme che beneficerebbero noi e danneggiassero la comunità civile.
Sì, noi - tutti noi che tiriamo la carretta ogni giorno - abbiamo stile.
Loro, no.
Tutti loro: non importa se di destra o di sinistra (categorie politiche oggi più che mai anacronistiche e confuse), di centro o di destra, ma...con distinguo, di sinistra, ma...con distinguo.
Mentre noi, oggi, siamo alla prese con il nostro dovere quotidiano di padri e madri di famiglia, loro, oggi, saranno alle prese con le piccole scemenze che il collega ha fatto o detto ieri.
Non hanno stile perchè non hanno valori.
Non hanno stile perchè, pur essendo nello Stato, non hanno il senso dello Stato.
Non hanno stile perchè se non sono quaquaraquà, sono ominicchi, ma non omini, per dirla con Sciascia.
E lo stile, se uno non ce l'ha, non se lo può dare.
Nell'editoriale precedente ho scritto che non sarebbe successo niente, cioè che il governo non sarebbe caduto.
E' facile fare previsioni quando si ha a che fare con gente senza stile, con buzzurri parvenus che hanno il cervello pieno solo di chiacchiere e che - per ricordare quanto rimproverava De Niro a Costner negli "Intoccabili" - sono solo "chiacchiere e distintivo": chiacchiere politiche con distintivo di destra, di sinistra, di centro, di sopra, di sotto...
Sarebbe facile scrivere che non meritiamo questa gente. No. Non siamo noi che non meritiamo questa gente; sono loro che non ci meritano e quindi...è meglio lasciarli nel loro brodo perchè non ci possiamo fare nulla.
La Storia - unica vestale vestita solo del Tempo - ci penserà a spazzarli via come accadde ai decadenti funzionari di un impero romano decadente; a dittatori deliranti onnipotenza; a regimi fondati su un valore che non teneva conto di altri valori; a nani che si credevano giganti.

NON SUCCEDERA' NIENTE...
(2.7.11)

La settimana politica che oggi si chiude è stata particolarmente intensa e movimentata: il PdL ha eletto il nuovo segretario, il governo ha trovato una quadra sulla finanziaria, l'opposizione si è qualificata per la solita divisione, le agenzie di rating ci stanno col fiato addosso e noi ci accorgiamo che c'è una sola cosa che cambia: siamo sempre più poveri perchè al Sud la metà delle donne non ha lavoro, in maggio è aumentata la disoccupazione giovanile, tutte le famiglie italiane dall'1 luglio pagheranno di più per energia elettrica e gas, tutti pagheremo di più la benzina ed il gasolio per le nuove accise.
Non è cambiato niente: le promesse di tagliare fondi, tagliare tasse, creare nuovi posti di lavoro, ecc.ecc. si sono infrante sugli scogli dei privilegi politici.
Avrò occasione di commentare la nuova finanziaria, ma qui voglio fermare la mia attenzione sul fatto che non sia cambiato nulla. La prova sta nella dichiarazione di quel buono a nulla che è il ministro per l'attuazione del programma, Rotondi. Ex democristiano distintosi solo per la battaglia sul mantenimento del simbolo dello scudo crociato, l'ometto s'è accodato a Berlusconi fin dall'inizio. Non vale niente, ma si sente arrivato. E da arrivato ha dichiarato che non si può tagliare il costo della politica perchè si darebbe davvero l'impressione che, così facendo, anche i parlamentari ammettono di essere una casta.
Fino a quando ci saranno persone come questo tipetto che parla da complessato (osservate la sua bocca come si storce quelle poche volte che parla), non ci sarà mai una vera riforma non solo della classe politica, ma anche del Paese.
La finanziaria prevede un taglio di un milione di euro alle spese per la politica. Sempre meglio di nulla, ma sempre pochissimo, anzi...quasi nulla.
Si sa che lo stipendio base dei parlamentari è di 12.000 euro mensili, più o meno distribuiti cosi: 4.000 per la paga di parlamentare, 4.000 per le spese di soggiorno a Roma, 4.000 per i portaborse. La vera prima moralizzazione potrebbe cominciare da qui. 4.000 euro al mese al netto di spese e contributi e con un vitalizio che matura dopo almeno tre anni di legislatura (ecco perchè penso che il governo, se cadrà, cadrà a novembre perchè se non rimangono in carica fino ad ottobre i parlamentari di nuova nomina non percepiranno nulla) , non sono poco, anzi...
4.000 euro al mese per le spese di soggiorno sono tanti. In genere i parlamentari trovano alloggi nei mille istituti religiosi di cui pullula la capitale e se la cavano con 300 euro al mese. A Montecitorio si paga una cifra simbolica per il pasto, il barbiere e il sarto e si usufruisce gratuitamente si sauna, bagno turco, palestra, lampada solare ecc.
4.000 euro al mese per i portaborse sono una vera vergogna. I parlamentari - si sa - danno una miseria ai loro portaborse, versano soldi in nero e i portavorse rimangono perchè sperano in un posto al sole grazie ai buoni uffici dell'onorevole, se non addirittura di prendere il posto del loro mentore in parlamento. Basterebbe che:
- il parlamento sistemasse una grande complesso fatiscente romano (il palazzo della Fao, per esempio) creando alloggi per deputati e senatori (ci sarebbe una spesa iniziale, ma poi si risparmierebbero 4.000 euro al mese);
- i portaborse fossero pagati dal parlamento e non dal parlamentare: si sa che la cifra a disposizione di ognuno è di 4.000 euro. Il parlamentare segnala nome e cognome del suo o suoi portaborse e questi sono pagati in modo normale, non in nero...
Ma questo è troppo da pretendere da gente come Rotodi et similia.
Non è cambiato nulla, cari lettori, nè con il nuovo Angelino, nè con la nuova Finanziaria, nè con la nuova Opposizione, nè con ....
Consiglio: continuiamo a lavorare con serietà, a pagare le tasse e ad educare seriamente i nostri figli, a pregare per il nostro Paese che è mille volte meglio di tutti i berluschini ed i bersanini, i finini ed i bocchini, i vendolini e i casini...


LEGA LEGANTE
(28.6.11)

Il risultato dei referendum e delle elezioni amministrative che non è stato proprio favorevole a Berlusconi e al suo governo (Lega compresa), ha prodotto almeno due esiti postivi: il silenzio del chiacchierone di Arcore e la voglia di lavorare del governo.
Ci avete pensato? Da alcuni giorni non riusciamo più a trovare una pagina (ma che dico, una pagina? un trafiletto!) di giornale in cui ci viene narrato l'ennesimo sproloquio sui giudici comunisti, sullo "spazzo" della spazzatura napoletana in tre giorni, sulla "ricreazione" de L'Aquila in sette (ci sta:Dio ci mise sette giorni per creare il mondo e Berlusconi, si sa, è solo un dio minore), sul ponte sullo Stretto, ecc.ecc. Di più! Non sentiamo, nè leggiamo più battute salaci su procaci fanciulle!
Grazie, referendum e grazie, amministrative!
Grazie perchè, oltre a mettere la sordina al nostro presidente del consiglio, avete fatto strizzare i papaveri del Palazzo che si sono messi a testa bassa per vedere di far vedere che fanno qualcosa!
Qualcosa, oggi, lo faranno: metteranno mano ai problemi degli italiani che si chiamano tassazione vessatoria, stato sociale disastroso (a Milano la soglia di povertà s'è alzata di qualche punto), opere pubbliche collassate e sanità allo sbando.
Non credo che ce la faranno a fare tutto presto e bene, ma almeno ci proveranno.
Riusciranno a far qualcosa solo ad una condizione: se avranno il coraggio di fregarsene della Lega.
Le cronache politiche ci riferiscono che oggi Bossi scenderà a palazzo Grazioli più agguerrito che mai. Ma il leone di Cassano Magnago, ormai, è vecchio e il suo ruggito (stavo per scrivere il suo raglio) è fievole.
Se il PdL vuole riconquistare posizioni perdute deve slegarsi dalla Lega la quale ha fatto (per fortuna) il suo tempo. Nato come movimento di protesta senza proposte, è riuscita a catturare fasce di popolazione che hanno creduto nel nuovo credo bossiano e si sono lasciate coinvolgere in quelle carnevalate di riti celtici, di venerazione del dio Po (Bossi ha chiamato uno dei suoi figli Eridano!), negli slogan di Roma ladrona ed altre buaggini del genere che hanno tormentato la nostra vita pubblica per troppi anni. Quelle popolazioni, adesso, hanno ascoltato il grido del bambino della favola:"Il re è nudo!" Nessuno osava dire che Bossi e le sue teorie fossero stupide perchè chi ha osato ha pagato di persona (il primo fra tutti fu Gianfranco Miglio), ma ora è giunto il momento in cui della Lega rimane Bossi e quel po' di creduloni che lo seguono assieme ai colonnelli che difendono la posizione perchè se perdono la cadrega non sanno più cosa fare.
Se oggi Berlusconi avrà il coraggio di appoggiare Tremonti e il PdL ignorerà i colleghi leghisti di governo, può darsi che riescano a lavorare per questa parte finale della legislatura; se il PdL ascolterà la Lega e le sue rimostranze, il governo vivacchierà, ma per poco.
Non devono temere, i pidiellini, che la Lega si smarchi dal governo perchè non lo farà. Bossi ci tiene al potere e sa che, se adesso si dovesse andare alle elezioni, il suo giocattolo, quel giocattolo che gli ha permesso di conquistare potere e soldi, si romperebbe del tutto e rimarrebbe col sedere per terra a contemplarne i cocci.
Avranno, i pidiellini, la spina dorsale per ignorare i colleghi leghisti?
Lo vedremo!


SE CADE IL GOVERNO...
(24.6.11)

I risultati delle elezioni amministrative e quelli dei referendum uniti al malessere della base della Lega, hanno tratto in inganno molti avversari di questo governo convincendoli della certezza che sarebbe caduto.
Io non ho mai creduto che le spallate importanti che questo governo ha ricevuto fossero la premessa per la sua caduta, nè spero che questo governo cada. L'unica cosa che mi aspetto e mi auguro è che si faccia da parte Berlusconi.
I motivi per cui non ho mai sperato e non mi auguro che questo governo cada sono diversi.
E', innazitutto, evidente che vi è una frattura tra il paese reale e il paese governante: i risultati delle votazioni in parlamento di questa settimana ci hanno dimostrato che c'è una forte maggioranza parlamentare. Che questa maggioranza sia frutto di meschini accordi sottobanco è vero, ma è anche vero che, se ci sono i numeri, c'è il governo.
E' anche evidente che, se il governo dovesse cadere, non c'è un'opposizione pronta a raccogliere il testimone. Come si costruirebbe una maggioranza fra Pd,IdV,Terzo polo e sinistra radicale? A quale prezzo di poltrone (e non di progetto)?
L'unica vera soluzione sarebbe che Berlusconi - come scrivevo fin dallo scorso anno - si faccia da parte, si metta a disposizione dei giudici per risolvere le sue pendenze giudiziarie e persone di questo centrodestra prendano in mano la situazione lasciando andare la Lega per i fatti suoi. Il risultato potrebbe essere positivo: il movimento leghista perderebbe consenso, si vedrebbe qual'è il vero progetto del centrodestra, il centrosinistra potrebbe misurarsi con esso e il dilemma "Berlusconi, sì-Berlusconi,no" finirebbe una volta per tutte.
Ma questa riflessione e questa decisione non vuole farla e prenderla nessuno.
Nel centrodestra non ci sono persone che hanno la spina dorsale per mettersi contro il re: sarebbero accusati di regicidio e finirebbero al patibolo politico. Nel centrosinistra non ci sono persone che sarebbero capaci di favorire questo passaggio (forse Di Pietro) perchè sarebbero accusate di fare il gioco del centrodestra.
In sostanza - è atroce scriverlo - questo statu quo è auspicato da tutti i signori del palazzo, maggioranza ed opposizione, i quali preferiscono parlare, parlare, parlare...perdere tempo a Ballarò, Porta a Porta, Anno Zero ecc.ecc. che studiare un progetto politico di fine legislatura del centrodestra che sia costruttivo per il paese, prima che per il proprio orticello.
Nel frattempo, però, si danno da fare per far vedere che fanno qualcosa.
Il centrodestra sta mettendo mano all riforma fiscale e sembra che i soldi per equilibrare i conti verranno ancora dalle accise e dal popolo delle partite Iva e dei CoCoCo. L'opposizione griderà allo scandalo (rubando così i consensi al centrodestra), ma non saprà fare altro. Non ha saputo - quando era al governo - togliere una sola accise sulla benzina (per esempio). Padoa Schioppa (che era serio) aveva pensato di cominciare a mettere ordine creando delle "schede" per ogni capitolo di spesa. Siccome la cosa aveva cominciato a far strizzare i vecchi marpioni alla Mastella, il governo è caduto.
La chiacchiera, di destra e di sinistra, continuerà per il diletto di lorsignori e per l'affanno nostro. Contineranno a chiacchierare di provincie sì, provincie, no; di TAV, sì, TAV,no; di pensioni, sì, pensioni,no...di tutte le cose che sappiamo già.
E non combineranno niente per altri due anni se non riforme approssimative, pasticciate e confusionarie che regolarmente saranno disfatte dal prossimo governo.

L'HAN GIURATO, LI HO VISTI IN PONTIDA...
(20.6.11)

Chi si aspettava un Bossi (Umberto) battagliero, gigione, istrione e un poco volgare, ha dovuto ricredersi: ieri il Ministro per le Riforme (ma cos'ha riformato in quasi tre anni?) ha usato il bastone e la carota, ma il bastone era molto morbido e la carota sapeva di zucchero.
Bossi ha deluso il suo popolo che invocava la secessione e Maroni Presidente del Consiglio. Il messaggio degli 80.000 leghisti allo staff è stato chiaro: così non va. Noi crediamo in voi, ma voi credete troppo in Berlusconi.
Bossi li ha accontentati: ha detto che Berlusconi non è più l'unico leader e che Tremonti non è più l'interlocutore privilegiato. I borgomastri (che buffonata chiamarli così mentre poi firmano "il sindaco" sui documenti ufficiali) hanno giurato, fra l'altro, d'essere fedeli alla Padania. A parte che non c'è uno straccio di giudice che denunci questo fatto che è palesemente contro la Costituzione, rimane il problema di individuare i confini della Padania e di sapere se TUTTO il popolo del Nord (la Padania dovrebbe essere più o meno questa parte d'Italia) è d'accordo a trasmigrare dall'Italia in Padania.
Ma Bossi ed il suo gruppo di ciarlatani non si cura di questo. Se fosse serio farebbe un referendum per conoscere le intenzioni delle regioni che intende far passare alla Padania. Non lo fa: un referendum siffatto sarebbe la débacle definitiva della Lega Nord e lui ed i suoi perderebbero definitivamente la faccia davanti all'Italia, all'Europa, al Mondo e, soprattutto, davanti al popolo leghista.
Che dire del raduno tanto paventato da Berlusconi e tanto atteso da chi avrebbe voluto che quest'adunanza fosse la spallata definitiva al governo già traballante?
La prima cosa da dire è che s'è rivelata l'ennesima bufala leghista. Tanto tuonò...che piovve. I duri ed i puri della Lega sono tornati con le pive nel sacco e sono convinto che la prossima volta ci penseranno, prima di ridare la fiducia alla Lega. I bossiani hanno bevuto ancora alla fonte del verbo e, ubriacati, sono tornati convinti che Bossi sappia il fatto suo.
E Bossi, il fatto suo, lo sa.
Sa che "è meglio tirare a campare che tirare le cuoia" (Andreotti glielo ha insegnato) e quindi alzerà un poco il prezzo per il respiro bocca a bocca che sta facendo al governo Berlusconi.
Il primo prezzo è la dislocazione dei ministeri al Nord che non saranno più ministeri, ma solo delegazioni.
E bravo il nostro Umberto!
Non abbiamo un soldo, tuona dal palco che gli artigiani, i commercianti e le partite Iva sono tartassati e vuole spendere per creare delegazioni nella villa reale di Monza. Così sistemerà altri quattrocento fedelissimi a carico di quei contribuenti che sono tartassati e dirà che sta iniziando il federalismo. Gli ignoranti gli crederanno, ma, per fortuna, anche fra i leghisti di ignoranti ce ne sono pochi!
Il secondo prezzo è far allargare i cordoni della borsa a Tremonti il quale, certo che questo governo sia agli sgoccioli, un poco li allargherà: il problema sarà degli altri che arriveranno dopo.
Il terzo prezzo è che Equitalia non deve pignorare case e automobili al cittadino che ha evaso le tasse.
Bene! Equitalia ha risposto che non ci sono problemi: i cittadini evasori pignorati sono quelli che non hanno pagato le tasse ai comuni ed alle regioni e il personale di Equitalia non avrà problemi a lasciare che comuni e regioni s'arrangino a portare a casa i soldi. Bossi avrebbe fatto meglio ad istituire le ronde padane per dare la caccia agli evasori. Ma non lo fa e non lo farà mai perchè...vuoi che non ci sia qualche leghista fra gli evasori?
Il vero guaio è che non c'è un partito, uno solo !, che abbia una politologia ed una filosofia politica! Tutti chiacchierano di tutto, ma non hanno un progetto.
Se Bossi fosse stato un uomo di Stato, ieri avrebbe detto una sola cosa: sosteniamo il governo per l'ordinaria amministrazione, invitiamo tutte le forze politiche a fare una legge elettorale che riduca il numero dei parlamentari e restituisca al Paese un Parlamento di eletti e non di nominati e poi andiamo alle elezioni!
Avrebbe riguadagnato la fiducia del suo popolo.
Ha preferito stare sulle generali usando un bastoncino di gomma ed una carota di zucchero.
Quelli che decenni orsono giurarono in Pontida convenuti dal monte e dal piano, quelli che si strinser la mano ed affilarono nell'ombra le spade, quelli che si dissero che preferivano essere compagni sul letto di morte o fratelli sul libero suol...quelli - per intenderci - di cui parla il Berchet nella sua poesia, andarono a Pontida con un chiaro scopo perchè avevano idee chiare.
Bossi le idee chiare non le ha mai avute: non sapeva neppure se fare il medico o no, quando era giovane.

CONTANO I RISULTATI
(16.6.11)

La mia riflessione è amara: dopo aver letto l'articolo di Angelo Panebianco sul "Il Corriere" di ieri ho pensato che anche le menti più lucide del giornalismo contemporaneo sono prigioniere degli schemi di questa società sempre più pragmatista e sempre meno umana.
Panebianco, ad un certo punto dei suo argomentare, ha proferito l'affermazione che da anni circola in ogni anfratto del mondo occidentale: contano i risultati.
Contano i risultati in politica, in economia, in azienda, nella società, persino in famiglia...
Contano i risultati.
Una trasmissione televisiva si misura dall'audience che fa e dalla pubblicità che riceve: un buon conduttore (es. Santoro) è tale non solo perchè fa un buon programma, ma perchè fa audience e, se fa audience, attira i pubblicitari.
Un direttore commerciale è un buon direttore commerciale se fa aumentare le vendite. Non importa come. Contano i risultati.
Il discorso si spinge fino alla famiglia: una coppia è una bella coppia se produce dei risultati. Figli sani, bravi a scuola, non tossici, non brigatisti...
Contano i risultati.
La vita di uno stato, di un governo, di un ente, di un uomo vale se e in quanto produce dei risultati.
In sè il principio potrebbe anche starci, ma s'incaglia nelle secche della delusione quando si cerca di definire il concetto di risultato.
Cos'è il risultato per questa nostra società? Più chiaramente: cosa si intende per risultato in una ditta, in una famiglia, per un governo ecc.ecc.?
Si intende il "fare": fare audience, fare fatturato, fare...fare...fare...
In sè la cosa non è del tutto sbagliata, ma diventa tale quando la si assolutizza. E nella nostra società è così.
Faccio un solo esempio (e così riprendo Panebianco) riferendomi alla politica. Tutti stanno col fiato sospeso fino a domenica: si attende il verbo di Bossi. In politica contano i risultati e i risultati, secondo la Lega, sono due sberle: elezioni amministrative e referendum. Il risultato è che l'elettorato leghista si sta dirottando altrove: o non vota o vota il terzo polo (non credo che voti centrosinistra).
Allora?
Allora contano i risultati per cui potrebbe darsi che (come accadde 20 anni fa) il barbaro Umberto (così s'è definito quando disse che porta in guerra moglie e figli perchè devono sentire l'odore della polvere e del sangue) si smarchi. Non importa a nessuno se con lo smarcamento della Lega un governo già traballante crolla del tutto. Importano i risultati per il piccolo feudo leghista.
Pragmatismo, viene definito dai commentatori salomonici. Sarà pragmatismo, ma non è certo umanità.
Preferisco essere uomo, prima che pragmatico, se devo scegliere fra l'una o l'altra cosa.
Termino con il mio lavoro: pragmatismo esige che si vada alla vendita con la benda sull'occhio ed il coltello fra i denti. Ho sempre preferito essere uomo: non sarò stato e non sarò un grande venditore, ma ho sempre cercato e cerco tuttora d'essere onesto, serio e documentato.
Magari perdo la vendita, ma non perdo la faccia.
Ai miei figli ogni tanto dico che ogni mattina, quando mi rado la barba, non voglio che l'altra persona che c'è nello specchio - pensando alla giornata di ieri - arrossisca.
Questo, per me, è il risultato che conta.

VAE VICTIS, VAE VICTORIBUS !
(14.6.11)

In meno di un mese il governo è andato sotto nel Paese reale. Lasciamo perdere in Parlamento dove in quasi tre anni ha dovuto ricorrere (nonostante la maggioranza bulgara) a 43 voti di fiducia e lasciamo perdere che è sotto da tempo a livello di amministrazioni locali (si veda alla provincia ed al comune di Como, per esempio): è importante sottolineare che il governo è stato battuto dal Paese alle amministrative di maggio ed ai referendum di giugno.
Ma da chi è stato battuto?
Da Bersani? Ma per favore!
Da Di Pietro e da Beppe Grillo? Un poco, ma solo un poco, sì!
E' stato battuto dai cittadini!
Tutti (sottolineo tutti) lorsignori sono stati battuti dai cittadini che non ne possono più di vedere da 20 anni le stesse facce che fanno le stesse promesse da marinaio e che s'arroccano nei palazzi a fare riunioni su riunioni sentendosi importanti perchè quando escono sono assediati dai cronisti e poi sfrecciano via sulle loro auto blu.
Qualche politico dell'opposizione ha fiutato la cosa al punto che, nelle manifestazioni di piazza per i refereundum, ha pensato bene di non salire sul palco e di non portare le bandiere del proprio partito: ci sarebbe stata la quasi certezza che sarebbe stato male accolto.
Hanno vinto i cittadini i quali, sia con le amministrative che con la partecipazione massiccia ai referendum, hanno mandato un solo segnale: siamo stufi di voi. Di TUTTi voi: di Berlusconi e di Bossi; di Bersani e Casini; di Fini e Di Pietro; di Rutelli Scilipoti...siamo stufi di voi sia nelle amministrazioni locali, che in quelle nazionali, che al parlamento europeo.
I cittadini hanno finalmente compreso che la vecchia politica che si credeva di aver mandato a casa con il crollo della prima repubblica è tornata mascherata con il "nuovo" della seconda. E si sono ribellati.
Sarebbe un errore se l'opposizione pensasse che gli esiti delle urne delle amministrative e dei referendum fosse un segno favorevole per la loro politica e sarebbe un grave errore se si sentissero vincitori.
Guai ai vincitori!
Sentono che "il vento sta cambiando" e si preparano a sedersi di nuovo sulla poltrona della stanza dei bottoni, incuranti di che cosa ne pensa la gente che, sfruttando l'unica arma che ha a disposizione (il voto), manda chiari segnali di dissenso. Non sempre: una volta ogni tanto.
Se il cosiddetto centro destra avesse letto con attenzione i risultati delle europee, delle provinciali e delle comunali locali, avrebbe capito già da tempo che il popolo non era più dalla sua parte.
Ho già scritto che il primo debole segnale l'ebbe lo scorso anno quando Roberto Castelli e Renato Brunetta furono trombati a Lecco e Venezia. La banda B&B tirò dritto. "Il popolo è con me", diceva Berlusconi. "La Lega sono io", gli faceva eco Bossi. "Siamo noi il vero centrodestra", ripeteva Casini (che non Fini e Rutelli non arriva al 9%). "L'opposizione siamo noi", diceva Bersani che, con Di Pietro e Vendola, non mette assieme neanche un 35%.
Il popolo s'è ribellato e a Milano e Napoli non ha votato il candidato del Pd, ma persone non in linea nè con il centrodestra,nè con il centrosinistra ufficiale.
Berlusconi e Bossi, nel loro delirio di onnipotenza da bassa impero, hanno invitato a non votare questi referendum inutili e dannosi: sono stati clamorosamente trombati!
I mesi di maggio e di giugno 2011 sono stati una specie di Bastiglia (le date - metà del mese - coincidono più o meno con quelle del 14 luglio 1779) per i partiti. TUTTI i partiti. O meglio: per le facce che li rappresentano.
Avranno, quelli del centrodestra, il coraggio di andare a casa e lasciare spazio ad altra gente che crede nei loro valori? E quelli del centrosinistra, sapranno farsi da parte per lasciar andare in parlamento gente che crede in quei valori?
Se la politica di bassa lega fa dire che dopo i referendum ci sono dei vinti (che devono andare a casa) e dei vincitori (che devono governare), la vera lezione del voto è un'altra: c'è un popolo di 57 milioni di italiani che ha voglia di riprendersi in mano il proprio destino e ha tanta voglia di vedere Berlusconi, Bossi, Bersani, Casini, Fini, Rutelli, Lombardo, Scilipoti, Di Pietro, ecc.ecc. tornare alle vecchie occupazioni, prendere il tram ogni mattina per andare a lavorare, mettersi in colonna in autostrada, fare la fila per il certificato di residenza all'anagrafe e aspettare tre mesi per una radiografia.
Ma il Palazzo... TUTTO il Palazzo...è sordo a questi richiami reali e si crogiola fra vinti e vincitori.
Vae victis, vae victoribus!

AD ELEZIONI FINITE...LEZIONI NON CAPITE
(10 GIUGNO 2011)

Chi ricorda il film Quo Vadis, non può non ricordare la scena in cui Peter Ustinov (Nerone), poco prima di farsi aiutare a morire dalla fedelissima Atte, per tacitare il popolo invitava Tigellino ed i suoi ad offrire "panem et circenses" (pane e giochi del circo).
Il popolo, però, non la bevve e cominciò l'aggressione alla Domus Aurea.
Mi è venuta in mente la scena quando, ieri sera, ho visto un Berlusconi che, fra Alfano e Maroni, ha formulato l'ennesima promessa: la manovra finanziaria non peserà sulle tasche degli italiani; Tremonti allargherà un poco i cordoni della borsa; prima dell'estate ci sarà il decreto delega sul fisco. Questo dopo aver sciorinato i meriti di questo governo sul tema della lotta alla criminalità.
L'impero sta finendo. Non succederà l'invasione di palazzo Grazioli, di villa Certosa o di villa San Martino (questa è già invasa da tempo!), ma il governo mediatico (perchè di questo s'è trattato per quasi vent'anni), sta cominciando a fare i conti con la realtà che è un po' diversa dalla virtualità.
L'impero ha cominciato a finire lo scorso anno quando a Lecco (roccaforte della Lega) ha perso la corsa alla poltrona di sindaco quel soggetto che vale una sverza che è Roberto Castelli e a Venezia (con un centrosinistra diviso) ha perso la corsa alla poltrona che Cacciari lasciava libera un altro nano del governo, Renato Brunetta.
Le promesse mediatiche, cominciate con il famoso "contratto con gli italiani", non fanno più presa. Berlusconi non aveva ancora lasciato il palco della conferenza stampa che Emma Marcegaglia ha commentato che finora dal governo non s'è visto nulla.
Non ho sentito ancora nessun commento sui risultati raggiunti dal governo alla lotta contro la criminalità, ma qualcuno sicuramente ricorderà che tale lotta è merito delle forze di polizia, carabinieri e guardia di finanza e, un poco, anche dei giudici "comunisti".
Il centrodestra non ce la fa più e fanno tenerezza i "liberi servi" convocati da Ferrara: sembrava l'adunata dei reduci di Salò. Tranne Sallusti - che ha difeso a spada tratta Berlusconi - tutti gli altri hanno criticato anni di governo per i quali si sono spesi in difese d'ufficio sia sui propri giornali che in TV.
Le elezioni sono finite, ma nessuno ha capito la lezione.
Neanche il centrosinistra che si sta affannando, manuale Cencelli alla mano, a spartirsi i posti nei comuni di Napoli, Milano, Torino e Bologna.
Nessuno ha capito (o vuole capire) che chi ha conquistato la poltrona di sindaco, l'ha fatto proprio perchè s'è presentato al di fuori della logica del bipolarismo e della spartizione dei poteri.
Bersani sostiene che il vento sta cambiando e forse ha ragione, ma dipende quale vento sponsorizza Bersani. Se pensa che la perdita del centrodestra sia una vittoria dei centrosinistra, si illude. Ha vinto il popolo che, come è riuscito a fare - nonostante la legge elettorale -, ha dato un segnale chiaro: la fiducia va data ad una persona o a persone che stanno dalla parte dei cittadini e che hanno a cuore la loro situazione.
Se i sindaci che hanno vinto le elezioni capiranno questa lezione, avranno fortuna. Diversamente, no.


(7 giugno 2011)

Premesso che Michele Santoro è un dipendente Rai che spero sia entrato per regolare concorso e senza raccomandazioni e che un dipendente ha un contratto che può essere risolto liberamente da ambo le parti; premesso che lo stesso Michele Santoro ha lasciato la Rai (anche allora con lauta liquidazione) per Mediaset (dove rimase un anno dopo il quale probabilmente prese altra lauta liquidazione); premesso che in Rai fa audience e che è stato spesso oggetto di ingiusti attacchi da parte di un centrodestra che non è mai stato capace di rispettare le opinioni di chi dissente e premesso, infine, che Santoro non mi ha mai fatto impazzire, la notizia che lascia la Rai non mi sconvolge e, quindi, non capisco tutto il battage mediatico che s'è creato attorno al caso.
Lorenza Lei, il nuovo D.G., non ha perso tempo: in meno di un mese ha risolto brillantemente un caso spinoso per la Rai e per Santoro. Il giornalista se ne va, con 2,3 milioni di euro in saccoccia e sta già trattando con La7.
La lobbie cattovaticana ce l'ha fatta a fare un favore personale a Berlusconi: Santoro se ne va, un po' di milioni di pubblicità verranno meno all'azienda di Stato, Mediaset ci guadagnerà un po' di soldi, forse Rai 2 entrerà nel dimenticatoio e tutti saranno più felici e contenti.
Alla notizia tanto declamata e conclamata ieri dai giornali-radio non ho saputo reagire nè con sdegno, nè con rammarico; nè con solidarietà a Santoro, nè con preoccupazione per la Rai. Semplicemente mi sono detto:" E chissene...?"
Questo giornalista con il suo staff è stato e sarà un ottimo manager di se stesso e, stando a parole a sinistra con il portafoglio ben saldo a destra, sa farsi amare e compiangere, ha saputo ottenere solidarietà e disprezzo, ma ha sempre avuto il sedere al caldo ed il portafoglio gonfio.
Nulla da dire sui suoi servizi (che ultimamente ho seguito molto poco), un po' da ridire sul suo staff (cosa è capace di fare il vicedirettore ad personam Ruotolo?), tutto da ridire sui suoi compensi faraonici che i suoi ammiratori giustificano: se porta tanta pubblicità, è giusto che prenda tanti soldi. Non condivido: un dipendente dovrebbe avere un contratto e fare bene il suo mestiere. Milena Gabanelli, per esempio, non è dipendente, ha un contratto esterno precario, fa molto bene il suo mestiere e non prende cifre favolose (al contrario, sempre per esempio, del maggiordomo Bruno Vespa).
Mi interessa, però, riflettere sul fatto che Lorenza Lei sia riuscita là dove Masi ha fallito. Il concetto "asettico" è ineccepibile: c'era un vertenza giuridica (innescata da uomini di Berlusconi) che, oltre a protrarsi sine die, avrebbe influito negativamente sulle casse della Tv di stato e il nuovo D.G. è riuscita a risolverla, grazie anche al rapporto personale che sembra abbia con Michele Santoro.
La domanda è: perchè Lorenza ce l'ha fatta, dove Mauro non è riuscito? In meno di un mese di tempo, cosa è successo? Gli avvocati della Rai sono sempre gli stessi e quelli di Santoro, anche. Eppure in pochi giorni s'è risolta una vertenza annosa.
La risposta - se ci sarà - dovrà attendere che le acque si calmino, ma una mia risposta (nonostante il "chissene") ce l'ho già: Santoro era già molto avanti nelle trattive sia con la Rai che con La7 e il programma cominciava ad essere decotto. Santoro è un furbo e ha capito che avrebbe potuto tirare un altro anno, forse due...ma poi l'Azienda avrebbe cominciato a chiedere il motivo dell'abbassamento di audience e, sfruttando la sua situazione di vittima, ha saputo - con un colpo da maestro - mollare al momento giusto per entrare trionfalmente in video in altro modo.
Se fossi stato al posto di Lorenza Lei, l'avrei lasciato logorare in Rai e risolto - comunque - in via transattiva le pendenze giuridiche in cui gli uomini di Berlusconi hanno trascinato l'azienda di comunicazioni statale. Tempo un paio d'anni e Santoro sarebbe stato senza merce da vendere: Berlusconi ed il centro destra sono già bolliti e Santoro il centrosinistra non l'avrebbe spelato molto. Anche perchè non c'è molto da spelare.
Ma...chissene...?

L'ITALIA S'E' DESTA?
(3 giugno 2011)

Il trionfo, non molto atteso, ma sperato, è stato celebrato dalle opposizioni con enfasi, bandiere, concerti e spumante: finalmente l'Italia s'è destata, hanno commentato Bersani, Letta, Di Pietro, Vendola.
Defilati sono stati quelli del Terzo Polo.
Mi domando se davvero l' Italia s'è destata o se si sono addormentati quelli che fino ad ieri hanno portato il berlusconismo ed il suo autore sugli scudi.
Propendo di più per la seconda ipotesi, ma quel che mi interessa rilevare è che un'epoca sta finendo.
Era normale che così fosse ed era normale che arrivasse il momento in cui tutta questa stupidissima roba che viene impropriamente chiamata centro destra (Lega compresa) sia buttata in discarica come il peggior ciarpame acquistato dal più convincente magliaro che abbia bussato alla nostra porta. Siamo stupidi, sì; siamo anche capaci di lasciarci convincere dai contratti con gli italiani, dalle ricostruzioni dell'Abruzzo in sei mesi e dalla liberazione della spazzatura di Napoli in sei giorni (chissà perchè questo sei mi ricorda molto quello della creazione: ah, già! Lui....Lui...è quasi come LUI!), ma...a tutto c'è un limite.
Ecco perchè l'elettore berlusconiano e bossiano non è andato a votare e ha lasciato vincere la cosiddetta sinistra: non se l'è sentita di ridare la fiducia a chi da 25 anni predica il federalismo (che non riesce a fare perchè non sa neppure cosa sia), i grandi progetti, il lavoro per tutti, le pensioni al minimo di mille euro, la carta per le pensioni...e tutte le altre prediche e gli altri imbonimenti che chi ha un po' di memoria sa ricordare...non se l'è sentita di ridare la fiducia a questi tromboni che l'hanno preso in giro per vent'anni, ma...ma...prudentemente non ha voluto consegnare il Paese a questi sinistra arruffona che non ha un'identità e che, per vincere, deve prendere in prestito l'identità della estrema sinistra e il giustizialismo dipietrista.
Lo scrivo in tutta sincerità: se fossi stato cittadino milanese, alle primarie avrei scelto Onida e, siccome uscì Pisapia, alle votazioni amministrative non sarei andato a votare. Non per Pisapia (che mi sembra un tipo dal tono garbato, un po' borghese e con il classico passato del ragazzino danaroso che stava a sinistra col portafoglio a destra), ma per la coalizione che l'ha presentato: Pd (ho un po' da dire, ma...è il meno dei mali), IdV, Sinistra vendolina e...tutto il codazzo sinistrorso.
Forse le sinistre hanno vinto da tutte le parti perchè i moderati si sono astenuti.
C'è un'altra considerazione da fare e che - questa volta sì - mi fa riflettere che l'Italia si sia destata, ed è quella del silenzio attorno alle uscite di giustificazione e di difesa di quel bollito di Berlusconi.
Ricordate solo pochi mesi fa? Berlusconi era difesissimo e giustificatissimo dal suo elettorato, anche quando era accusato di nefandezze come storie con minorenni, corruzioni finanziarie, incapacità di governo ecc.ecc.
Adesso c'è silenzio.
Non c'è reazione contro Berlusconi, ma non c'è reazione a favore di Berlusconi.
Il suo popolo lo sta lasciando solo.
Può sgolarsi fino alla fine contro le TV che gli sono ostili (è arrivato addirittura ad elogiare l'imparzialità di Mediaset!), i giornali che sono tutti di sinistra, i programmi che sono tutti contro di lui (ha tentato di imporre Sgarbi alla Rai e gli ascolti sono stati un flop)...il "suo" popolo, tace.
Questo è un buon segno.
Ci dice due cose: che il popolo italiano è per la maggioranza equilibrato e moderato e che il nostro ormai bollito presidente del consiglio sarebbe bene che si tirasse negli angoli del ring come un pugile suonato.

DOVE SONO LA DESTRA, LA SINISTRA E IL CENTRO?
(26.5.11)

Comunque andranno le cose domenica (sia che ai ballottaggi vinca il centrodestra o il centrisinistra non solo nei comuni nell'occhio del ciclone - Milano e Napoli - ma anche negli altri 86 comuni e province), la riflessione da compiere deve essere più generale: non c'è una sinistra progressista ed una destra conservatrice, come siamo abituati a pensare nella nostra cultura. E non c'è un centro che guarda a destra o a sinistra: Donat Cattin diceva che la Dc (quella seria, estinta con il giustizialismo di Tangentopoli e riciclatasi un po' da tutte le parti) è un partito di centro che guarda a sinistra.
C'è un centrodestra che tutela gli interessi di quelli che lo sostengono elettoralmente e che non ha un programma; c'è un centrosinistra che tutela gli interessi di quelli che lo sostengono elettoralmente e ha un modesto programma; c'è un centro che non ha capito dove collocarsi e che programma sostenere per il Paese.
Tutti e tre messi assieme fanno solo confusione perchè non possono non tutelare gli interessi di chi li sostiene, non vogliono rinunciare a contare (pretendendo in cambio prebende e poltrone per controllare il potere). Nella confusione c'è un solo partito che è al potere da 25 anni in crescenti consensi e che farfuglia di federalismo condito di volgarità, ma che non sa combinare nulla se non fare proposte improbabili: la Lega Nord.
La riflessione da compiere è una sola: chi ci ha rimesso in questi lunghi 20 anni (e ci rimetterà ancora) siamo noi milioni di italiani che andiamo a votare spostando di un millesimo di percentuale di voti l'asse politico da destra a sinistra o viceversa.
E' significativo che movimenti popolari come i grillini acquistino consensi anche se in piccola percentuale (Bologna è un'eccezione): tale dispersione di voti è un segnale chiaro e forte a Lorsignori di un malessere e di una disaffezione progressiva che, unita alla percentuale dei non votanti, indica che una parte della popolazione italiana è fortemente preoccupata di come i politici stanno gestendo la cosa pubblica.
Un discorso a parte va fatto per la Lega Nord che non è fortemente radicata sul territorio come continuano a sostenere Bossi & C., ma ha accolto (e in parte accoglie ancora) le proteste che Bossi cavalca da 25 anni. A molti leghisti (non quelli che sempre meno si radunano a Pontida ed allo sparuto gruppo che omaggia il dio PO) non importa poco o nulla di Bossi: il loro voto alla Lega è di protesta contro i partiti dell'apparatik. Il voto leghista, a mio modesto avviso, andrebbe sommato a quello dei grillini, agli astensionisti e a quello di altri vari gruppuscoli: ne verrebbe fuori una bella percentuale che aiuta a capire che non c'è più destra, sinistra e centro.
Infine c'è il bubbone Berlusconi: in 20 anni non ha combinato nulla o qualcosa di poco conto se non legiferare per se stesso. La gente che gli ha dato fiducia ha cominciato a capire. Tardi, ma ... è meglio tardi che mai.
Sembra che il nostro presidente del consiglio - che prima delle elezioni aveva attribuito pubblicamente valenza politica nazionale all'esito delle amministrative - non voglia mollare la presa. Ieri sera s'è fatto ospitare a Porta a Porta dal maggiordomo pagato da noi (da quelli che pagano il canone, naturalmente!) e non ha perso occasione per sproloquiare arrivando a dare dei "senza cervello" a quelli che non lo votano o non votano per PdL.
Non è più uomo di comunicazione e, soprattutto, non è più uomo politico. Se avesse detto che, dopo le amministrative, avrebbe rimesso il mandato presidenziale nelle mani di Napolitano e avrebbe gradito un cambio al vertice pur nel rispetto della maggioranza elettorale uscita dalle urne due anni fa, avrebbe fatto boom perchè avrebbe spiazzato non solo ente del PdL, ma anche del Pd, del terzo polo e degli altri gruppuscoli. Non solo: avrebbe tirato la volata alla Moratti che, se non ce l'avesse fatta domenica prossima, almeno avrebbe perso onorevolmente.
Non è andata così.
Peccato per tutti noi, anche per chi crede ancora nel messia di Arcore, cittadina che, dopo le note vicende, presto cambierà il nome in Hardcore.


IL BUGIARDO DI STATO
(21..5.11)

Nessuno aveva chiesto a Silvio Berlusconi di collegare l'esito del voto delle amministrative di domenica scorsa alla tenuta o meno del suo già traballante governo del non fare. E' stato lui che, in uno dei suoi monologhi noiosi, ripetitivi e bugiardi ha dichiarato che Milano è un test per il governo, che dare fiducia alla Moratti avrebbe significato scegliere fra il bene (la Moratti) e il male (Pisapia), fra il governo del fare (il suo) e quello del non fare (la sinistra), fra il buongoverno che vuole il bene degli italiani e il malgoverno che vuole il male del paese aumentando le tasse e scegliendo il giustizialismo.
L'esito del voto è stato disastroso. Il centrodestra che prevedeva di vincere a Milano e di andare al ballottaggio a Napoli con comunque il proprio candidato in pole position è stato letteralmente distrutto a Milano e triturato a Napoli. Considerando gli esiti globali delle elezioni in province, comuni e capoluoghi, il centrodestra tiene, ma rimonta il centro sinistra. Il dato più interessante è che la Lega di Bossi perde clamorosamente proprio nelle sue roccaforti.
Il Bugiardo di Stato (ossia Silvio Berlusconi) ha già cambiato versione: gli esiti delle amministrative non sono da considerarsi un test per il governo il quale è saldo e ha una buona maggioranza parlamentare (col voto di scambio pare che a Montecitorio siano in arrivo altri 9 irresponsabili): il suo partito ha perso perchè è stata sbagliata la campagna elettorale.
Qui si rivela il vero volto del venditore di fumo che è sempre stato: non si è venduto bene il prodotto e quindi il prodotto ha fatto flop.
Sì: per Berlusconi il governo di un Paese è come vendere un detersivo: bisogna convincere la massaia che quel detersivo è il meglio che ci sia sul mercato in modo che questa metta mano al portafoglio e compri. Poco importa se poi prenderà una fregatura: i soldi sono incassati. La massaia, la prossima volta, mollerà quel detersivo e ne proverà un altro.
Molti si sono accorti, però, che hanno pagato caro, lasciandosi convincere dagli slogans del Bugiardo di Stato.
Il 2 aprile 2004, per esempio, parlando di tasse, il Bugiardo aveva detto:"Ho la speranza di arrivare al 23% e al 22% alla fine della legislatura. Due aliquote e basta. Se non ci riuscirò non mi ricandido". Non c'è riuscito e s'è ricandidato. Non ce l'ha fatta perchè Prodi (il suo vero incubo) l'ha sconfitto, ma è salito in sella subito dopo (promettendo a Mastella chissà che cosa) e ha ripreso, con Tremonti, lo slogan:"Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani come ha sempre fatto la sinistra". A pagina 34 del libro di Bortolussi "Tassati e mazziati", dove si dice che l'Italia è la quinta tra i paesi industrializzati che pagano più imposte (46,9% in crescita), si vede che la bugia del Bugiardo di Stato è somma: nel 2000 (ultimo anno della legislatura centrosinistra) il giorno della liberazione dalle tasse arrivava l'1 giugno. L'italiano sapeva che dall'1 gennaio all'1 giugno lavorava per pagare le tasse, poi i soldi poteva goderseli o risparmiarseli. Nel 2010, dopo sette anni su nove con il Bugiardo di Stato al governo, il giorno della liberazione si è spostato al 6 giugno. Se aggiungiamo i debiti per la spesa pubblica che stiamo accumulando e che un giorno dovremo pagare, il dato è ancora più raggelante: nel 2000 il giorno della liberazione dalle tasse arrivava al 5 giugno, nel 2010 arriva al 25 giugno. Ma il Bugiardo di Stato ha già pronta la risposta che mette in bocca anche ai suoi cortigiani, portavoce, pennivendoli, tigellini ecc.:"Abbiamo ereditato due anni di governo Prodi con un buco pazzesco. La colpa è delle sinistre, dei comunisti spendaccioni e cattivi". Sa benissimo che non è così e sa benissimo che il povero Padoa Schioppa ha perso ore ed ore con Prodi per coniugare necessità di spesa ad investimenti e solidarietà. Ma al Venditore dei venditori, a questa Vanna Marchi della politica la cosa non interessa: deve vendere il suo prodotto che è la conquista del suo potere.
Le sue bugie - e quelle del suo sodale Bossi - sono innumerevoli e sarebbe lungo elencarle.
Il voto della settimana scorsa ha lasciato un messaggio politico importante: il popolo italiano ha creduto in Bossi e in Berlusconi e in parte ci crede ancora. S'è accorto, però, che le bugie durano da troppo tempo e, si sa, le bugie hanno le gambe corte.
Non sono certo che il centrosinistra abbia un progetto serio perchè secondo me manca di uomini di spessore (se ci sono, non me ne sono accorto), ma se fossi un elettore di centrodestra, vista la situazione, farei come la massaia: quel detersivo l'ho provato ed è stato una fregatura, fammene provare un altro. Magari è una fregatura uguale, ma almeno l'ho scelto io.

IL 12 E IL 13 GIUGNO....
(15.5.11)

....si vota per tre referendum: sul nucleare, sull'acqua e sul legittimo impedimento. La maggior parte degli italiani non sa neppure che si potrà partecipare votando a questi tre referendum e la colpa è del governo.
A questo governo i referendum non interessano. Berlusconi ed i suoi si sciacquano la bocca discettando sul fatto che governano per volontà del popolo (e non è del tutto vero), ma quando si tratta di sentire cosa veramente pensa il popolo...glissano.
Non solo glissano, ma boicottano.
Il referendum sul nucleare probabilmente sarà vanificato: sulla scorta del disastro accaduto in Giappone il governo ha votato una moratoria sul nucleare sospendendo ogni progetto in essere. Il nucleare non è sicuro, dicono, e quindi è meglio lasciar decantare un po' progetti. Da qui il problema giuridico: se il governo non considera il problema del nucleare, che senso ha votare un referendum per abrogare o approvare la legge sul tema?
Rimangono gli altri due referendum che riguardano l'acqua e - diciamolo chiaramente - il processo da cui si vuole salvare Berlusconi.
La domanda che mi viene spontanea è: ma cosa fa questo governo per sollecitare il parere popolare su questi temi?
Nulla.
Come al solito.
Quando si tratta di sentire il parere della gente, il palazzo - espressione della volontà popolare - diventa sordo.
Invito i miei lettori ad informarsi.
Un aiuto lo darò nella rubrica "dialogo", ma occorre davvero informarsi prima di porre un "sì" o un "no" sulla scheda perchè, non dimentichiamolo, se vogliamo dire "sì", dobbiamo scrivere "no" e se vogliamo dire "no", dobbiamo barrare il "sì".

IL MERCATO DELLE VACCHE, OVVERO...DE VOTATIONIBUS
(12.5.11)

Supponiamo che io sia un affermato editorialista di un grande giornale di proprietà di un magnate della finanza e che Gesù Cristo mi stia sul piloro. Se scrivessi che Gesù è un bestemmiatore e un millantatore di regni inesistenti e che per questo è stato processato e condannato a morte e che quindi non deve avere alcuna credibilità, scriverei la verità. A suffragio della mia tesi porterei gli stessi vangeli: i sinottici ed il quarto vangelo, riferendoci del processo contro Gesù di Nazaret, figlio di Giuseppe e Maria, suffragano la mia tesi. Supponiamo che anche Giovanna d'Arco mi stia antipatica e se scrivessi che fu condannata al rogo perchè millantatrice di voci divine che la spingevano a condurre la guerra contro chi legittimamente sedeva sul trono mandando alla morte centinaia e centinaia di persone, suffragando la mia tesi con i processi che inscenò la santa Inquisizione, scriverei cose giuste. Insomma: nel primo e nel secondo caso urlerei la mia verità, screditerei la persona di Gesù e di Giovanna agli occhi della comunità civile e delle migliaia di lettori ed insinuerei il dubbio che, tutto sommato, non sono poi quello che appaiono.
Gesù e Giovanna d'Arco sono morti da tempo, ma se fossero vivi e stessero per candidarsi a sindaco di qualche città, avrebbero il loro da fare per ricuperare credibilità.
L'ho presa alla larga ed alla lunga per dire il mio parere su quanto sta avvenendo da tempo (troppo tempo!) nel nostro paese. L'avversario politico è demonizzato con toni da crociata che mal s'addicono ad un paese che ha nel proprio DNA la cultura di Croce, Gentile, Sturzo, De Gasperi, Togliatti e via elencando. La polemica politica c'era ed era vivace, cattiva, aggressiva, ma elegante. Cito un solo aneddoto: nel '48 Togliatti girava le piazze d'Italia annunciando ai comunisti che aveva ordinato al suo calzolaio scarpe appuntite per prendere a calci De Gasperi dopo le elezioni, sicuro che il "trentino prestato all'Italia" se ne tornasse sconfitto in Valsugana. De Gasperi vinse le elezioni con un pienone di voti. Ad Andreotti (sì, Giulio, quello che è ancora vivo in Senato) che gli annunciava la vittoria schiacciante, rispose imperturbabile:"Credevo che piovesse, ma non che grandinasse". Incontrò Togliatti in parlamento e gli osservò le scarpe esclamando:"Quelle appuntite sono ancora dal calzolaio?"
Oggi non è così.
Si vuole far fuori Dino Boffo? Benissimo! Si monta una campagna di dossier sulla sua omosessualità.
Si vuole vincere le elezioni a Napoli? Si proclama che la spazzatura c'è ancora non per inettitudine del governo ("Tempo 10 giorni e Napoli sarà pulita", tuonava Berlusconi due anni fa con Bertolaso al fianco), ma per colpa delle procure comuniste che bloccano le discariche perchè in odore di camorra (e si esortano i napoletani a portare i rifiuti in tribunale).
Si vuole vincere a Milano? Si infila in un pubblico confronto un'accusa contro l'avversario ben sapendo che l'avversario è stato prosciolto (non amnistiato, non prescritto, come succede per il presidente del consiglio), ma assolto con formula piena.
Siamo al mercato delle vacche. In dialetto milanese si dice:"chi vusa pusèè, la vaca l'è sua (chi urla di più acquista la vacca)".
A questo il cosiddetto centrodestra ha ridotto la seria competizione elettorale: ad un mercato delle vacche, riproponendo localmente quello che ha già fatto in parlamento acquisendo parlamentari che vogliono qualcosa in cambio di un voto.
In quest'arena da macello gente come me non si trova ed è destinata ad essere dilaniata da queste belve che vogliono prendere tutto.
Che fare?
Rinunciare a lottare?
Mai!
Il moderato che crede in una società in cui il capitalismo deve convivere con la solidarietà, non si deve scoraggiare, ma continuare a seminare ogni giorno l'ideale di una Politica diversa : è duro, doloroso, scoraggiante, ma ... è il destino del chicco di senape che diventerà un grande albero. Chi l'aveva detto? Ah, già, quel Gesù bestemmiatore e millantatore di regni!


LA TESTA DI BIN LADEN
(6.5.11)

Dovrà passare del tempo prima che dell'operazione-blitz svolta dai servizi segreti americani si sappia qualcosa di concreto e di compiuto. In questi giorni le notizie sono state molte e contraddittorie. La notizia certa è che Bin Laden è stato ucciso e quindi non vale la pena accreditare opinioni secondo le quali il capo di Al Qaeda sia ancora vivo anche perchè, se lo fosse, il primo a farsi vivo per rincuorare i suoi fedeli sarebbe lo stesso Bin Laden smentendo il presidente Obama.
La testa dello sceicco, quindi, è stata perforata da due proiettili e giace, con il suo corpo, in fondo al mare del golfo Persico.
Le considerazioni a caldo che si possono fare sono molte e riguardano aspetti politici e morali. Gli aspetti politici ci impegnano a valutare il fatto che Obama ha cambiato strategia rispetto al suo predecessore: a scelto di avvalersi dell'intelligence piuttosto che delle armi pesanti; ha impostato l'operazione in modo che fosse riservata e silenziosa; ha mostrato un'America forte e determinata nonostante la recessione; ha fatto capire al mondo che chi comanda sotto tutti i punti di vista è l'America; ha restituito l'orgoglio d'essere americani agli americani abbacchiati.
L'aspetto morale ci impegna a considerare il fatto se sia giusto uccidere il tiranno (o il terrorista) in nome di una giustizia/vendetta e ci interroga sul motivo per cui Bin Laden non sia stato catturato vivo e interrogato.
Ma la mia riflessione vuole essere un'altra.
La testa di Bin Laden è stata perforata da proiettili, ma la vera testa di Al Qaeda non è stata uccisa.
Sì: i fondamentalismi religiosi estremisti non muoiono con i loro capi temporali e temporanei.
La storia ci insegna che tutte le religioni albergano fondamentalismi rivoltosi e pericolosi che non hanno nulla a che vedere con la fede o con il sentimento religioso della specie umana.
Il fondamentalismo religioso è un'idra dalle mille teste: ne tagli una e ne ricresce un'altra.
Il vero problema, quindi, non è solo il fondamentalismo islamico, ma sono tutti i fondamentalismi religiosi che da secoli affliggono il mondo.
E non saranno gli Obama della situazione a troncare quest'idra.
Debbono essere i capi religiosi a cominciare un percorso che taciti gli integralismi.
Ma i capi religiosi hanno paura solo di cominciare a riflettere su questo tema: sarebbe l'inizio del declino di un potere temporale e finanziario che nulla a che vedere con la fede o le fedi, ma ha molto a che fare con il proprio orgoglio.

PRIMO MAGGIO, FESTA DEL LAVORO
(3.5.11)

La festa del primo maggio, dedicata ai lavoratori, è passata un po' in osrdina per due motivi: la beatificazione di papa Giovanni Paolo II e la coincidenza della festa con il giorno di domenica.
Poco male?
Direi di sì.
Direi che a questa festa è ora di mettere la sordina e di pensare che il lavoro, momento importante della vita di ogni persona, vada valorizzato in altro modo.
Pochi conoscono il motivo per cui il giorno 1 di maggio in quasi tutto il mondo si festeggia il lavoro.
L'origine della festa risale ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro (Knights of Labor, associazione fondata nel 1869) a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all'Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialisti ed anarchici - suggerirono come data della festività il primo maggio. A far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò sui manifestanti provocando numerose vittime: da allora si decise che questa giornata sarebbe stata dedicata al lavoro.
La giornata aveva un senso: molti padroni capitalisti sfruttavano i lavoratori e le organizzazioni sindacali, meritorie perchè difendevano il diritto al rispetto della persona, erano malviste e combattute.
Le cose sono cambiate e il segno più evidente, per quanto riguarda il nostro paese, è proprio il primo maggio appena trascorso.
Nei giorni precedenti s'era ingaggiato un debole e non molto convinto braccio di ferro fra due donne: Emma Marcegaglia e Susanna Camusso su un argomento che ha appassionato poche persone: l'apertura dei negozi. La prima sosteneva che la scelta d'aprire o tenere chiuso avrebbe dovuto essere lasciata ai singoli negozianti, mentre la seconda era per la rigorosa chiusura.
Il dato è che il 70% dei negozi è rimasto aperto.
Ha vinto Emma Marcegaglia e perso Susanna Camusso?
Apparentemente, sì.
Realmente non ha vinto, nè perso nessuna delle due perchè questa data è "datata".
Il lavoro ha indossato un'altra divisa che non è quella degli industriali, degli operai, dei sindacati, ma quella della dignità della persona.
Uomini e donne di ogni ceto sociale (nei paesi industrializzati) hanno preso coscienza che sono uguali quando si tira la carretta per campare. L'industriale va sempre più convincendosi che non sono solo i suoi soldi e le sue capacità imprenditoriali a fare la sua azienda e i dipendenti sanno benissimo che non sono solo loro a fare l'azienda per cui lavorano e che li retribuisce.
Il lavoro va festeggiato perchè è un elemento importante della vita di ognuno che consente a tutti di vivere dignitosamente. E il lavoro si festeggia lavorando quando si deve lavorare e riposando quando si sente la necessità di farlo.
Gli stakanovisti del lavoro non sono produttivi per la società, come non lo sono i lavativi sul lavoro.
Mettere la sordina ad una festa "datata" è un primo passo per segnalare che la società è cambiata e che altri sono i valori che tutte le persone che lavorano devono comprendere e vivere.


FUNAMBOLISMI GOVERNATIVI
(1.5.11)

Che la politica sia l'arte del possibile, ci sta (a me sta un po' storto, ma...); che i governanti debbano saper mentire, ci sta (chi non sa fingere, non sa regnare); ma che in una settimana, in Italia, si passi da imminente crisi di governo a tarallucci e vino...è, francamente, un po' insopportabile.
Siamo in Libia (e spendiamo soldi) per ottemperare a degli impegni internazionali che altri ci hanno fatto prendere e che abbiamo subìto obtorto collo perchè solo un anno prima avevamo zaccolto Gheddafi con tutti gli onori possibile. Abbiamo detto che in LIbia non avremmo sparato un colpo. Si incontrano Sarkozy e Berlusconi e le cose cambiano: i nostri aerei bombardano e bombarderanno.
La Lega si chiama fuori e dice che occorre una verifica in parlamento.
Passano un paio di giorni e la banda B&B si lancia messaggi in codice: a Milano Bossi sostiene la Moratti precisando che se perde è Berlusconi che perde; da Roma Berlusconi risponde chiedendo scusa ad Umberto perchè avrebbe dovuto avvertirlo prima.
E tutto torna nella normalità, anzi nell'anormalità di un governo che non governa, che non ha una linea e che ogni giorno è sulla corda del funambolo col pericolo reale di perdere l'equilibrio e cadere.
Non ho mai voluto che cadesse il governo Berlusconi perchè ho sempre sostenuto che è meglio che un governo duri fino a fine legislatura in modo che si possa giudicare come ha governato, ma questa volta mi sento di auspicare che vada in crisi domani mattina, che Berlusconi se ne vada, che Napolitano nomini una persona del centrodestra o una figura istituzionale a guida del governo e che si vada alla elezioni senza più l'ingombro della banda B&B.
Sono vecchi, malati, stanchi...lascino il posto ai giovani. Si ritirino perchè non hanno saputo combinare nulla.
Bossi da quasi trent'anni parla di Roma ladrona, di federalismo, di dio Po, di cartucce da sparare e di altre simili baggianate e non è riuscito a combinare nulla per il paese se non a rafforzare la Lega nord che non mi sembra sia un movimento di particolare utilità. Berlusconi, a furia di slogan sul buon governo, sul polo delle libertà, su impresainternetinglese ecc.ecc., è riuscito a salvare le sue posizioni finanziarie e risolvere pendenze penali e null'altro: il paese è ancora uguale ed identico a quando scese in politica per il nostro bene.
Se ne vadano questi funamboli e trascinino, nella loro caduta dalla fune che mi auguro si spezzi, tutti gli omuncoli che stanno loro appresso come le mosche stanno addosso alle vacche.
Un paio d'anni di interregno ci fanno bene. Tutto decanta e forse nuove possono organizzare per proposte serie.
Ho scritto serie e non faraoniche!
Ho scritto serie e non velleitarie!
I ponti sullo Stretto, le TAV et similia sono cose che si possono fare dopo, sottolineo dopo, che siamo usciti dalla recessione; dopo che la scuola è stata serimente riformata (tornando a fare formazione alla vita e cultura); dopo che il mondo del lavoro torni ad essere uno scambio fra domanda ed offerta in cui le parti trattino con pari forza; dopo che la sanità sia davvero uguale per tutti; dopo che l'ambiente è stato rispettato; dopo che ...
Se ne vadano con tutti i loro problemi di processi da aggiustare, di figli da sistemare e di balle che continuano a raccontare per sentirsi vivi, loro che sono cadaveri politici da quando sono entrati in politica.
Se ne vadano e ci lascino lavorare.
Chi si impegnerà per sostituirli, per quanto poco e male faccia, farà sempre qualcosa di meglio di loro.

SCIPPI DEMOCRATICI
(23.4.11)

In coda per il lungo week end di Pasqua o intenti ad organizzare almeno la festa di pasquetta, gli italiani non stanno facendo caso all'ennesimo scippo democratico che questo governo che parla moltissimo di democrazia e libertà, limitandosi solo a parlarne, sta perpetrando ai danni di uno degli strumenti più espressivi della democrazia stessa, il referendum.
Devo premettere che questo strumento democratico - nella vicina Svizzera molto usato - da noi ha perso un po' di smalto per due motivi. Il primo è per l'abuso che ne fecero i Radicali, il secondo per il menefreghismo del potere. I Radicali, anni orsono, per ogni problema proponevano un referendum. Il potere mostrò di fregarsene del referendum quando l'esito delle urne non gli garbava: esempio eclatante è l'abolizione del ministero dell'Agricoltura riciclato come ministero delle Politiche Agricole.
Ciò premesso, però, va ribadito il concetto che il referendum è la più alta espressione di una democrazia.
In giugno siamo chiamati a votare per tre quesiti che riguardano il nucleare, l'acqua e il legittimo impedimento.
I referendum sono pronti, sono stati legittimati dalla Corte Costituzionale e dovrebbero seguire il loro corso.
Invece, no.
Questo governo che si dichiara liberale ha una paura barbina che sul terzo referendum - quello sul legittimo impedimento - vinca il SI. (Come si sa in Italia le cose non sono mai semplici: al referendum se vuoi dire NO a una cosa devi barrare il SI sulla scheda e se vuoi dire SI ad una cosa devi barrare il NO).
La sua paura è fondata: i sondaggi dicono che vinceranno i SI. Fino ad ora, però, il governo di centrodestra non s'è preoccupato molto della cosa perchè c'era quasi la certezza che non si sarebbe raggiunto il quorum dei votanti e quindi, anche se avessere vinto i SI', il referendum non sarebbe stato valido.
Ma il diavolo ci hamesso la coda con il disastro nucleare del Giappone.
Uno dei quesiti referendari riguarda appunto il nucleare e sembra quasi certo, stando sempre ai sondaggisti, che la popolazione italiana andrà in massa alla urne per dire NO (cioè barrando il SI) al nucleare. La paura è che il nucleare, in una reazione a catena, trascini con sè un SI' al quesito sull'acqua e un SI' al legittimo impedimento. Per l'acqua...passi: a questo governo di liberali e democratici non gliene frega molto; si troverà il modo di fare una legge che rispetti il referendum e favorisca comunque le lobbies che si sono già organizzate per la privatizzazione e la gestione del mercato idrico italiano anche per la ristrutturazione delle rete distributiva che è ridotta ad un colabrodo e che prevede un impiego di 64 miliardi di euro. Ma per il legittimo impedimento, no! Questo, no! Se vincessero il SI sarebbe il disastro per il premier.
Allora?
Allora si aggira l'ostacolo.
Da maestri di fioretto i soloni prezzolati del governo di centrodestra hanno dichiarato che...sì...veramente avevano in programma di governo di fare centrali nucleare...ma...visto quanto è successo in Giappone...è meglio che il governo faccia un decreto sospensivo di ogni progetto e quindi...quindi non è necessario il referendum.
Il problema giuridico si pone, in quest'Italia cavillosa. Se il governo non vuole più fare una cosa che voleva fare e per la quale s'è organizzato un legittimo referendum, vale ancora la pena fare quel referendum?
La risposta semplice sarebbe affermativa: la macchina s'è messa in moto e - poichè il referendum è solo abrogativo - va lasciata andare: se vinceranno i SI' il governo avrà ragione e quindi dovrà rivedere il suo programma, se vinceranno i NO, il governo aveva ragione e può andare avanti con il suo programma.
Ma la risposta semplice...è troppo semplice. Infatti...la questione non riguarda il nucleare, ma il legittimo impedimento.
E così si attua un altro scippo democratico.
Mi chiedo: ma è mai possibile che con Berlusconi al governo non si possa mai stare tranquilli e cercare di risolvere i problemi del paese e non i suoi?
E' mai possibile che come Berlusconi abbia un problema personale questo si trasformi in problema nazionale grazie alla schiera dei pennivendoli al suo seguito?
La risposta è, anche questa, semplice: sì. E' possibile che in un paese come il nostro che non sa cosa il sostantivo democrazia significhi realmente, un uomo solo avochi a sè il diritto di stabilire che quello che è il suo bene è anche il bene del popolo e che il popolo deleghi a quest'uomo il diritto di stabilire quale sia il suo bene.
Se si dovesse sospendere il referendum di giugno, un altro vulnus alla nostra democrazia sarebbe inferto nel modo indolore con cui questo signore è riuscito a fare scempio progressivo di ogni legittima istanza democratica.

SANTITA' DI UNA SETTIMANA
(17.4.11)

Anche quest'anno si è aperta la settimana santa che si conclude, com'ogni cattolico sa, con la festa di Pasqua di Risurrezione.
Una settimana densa di celebrazioni eucaristiche ricche di simbologia che non voglio qui descrivere.
Mi interessa cogliere il senso di questa settimana per l'uomo contemporaneo.
La settimana santa non è più santa da tempo.
I giorni del triduo sacro: giovedì, venerdì e sabato, un tempo dedicati da moltissimi a visitare chiese e baciare croci, sono diventati giorni di santo businnes.
Chiude la scuola e le famiglie migrano in massa: ci siamo abituati a sentire le previsioni delle code ai caselli autostradali ed a verificare il tutto esaurito nelle località di villeggiatura.
Il Cristo morto e risorto è da tempo un ingrediente della festa, non il protagonista.
Che senso ha oggi, vivere la settimana santa?
Non saprei rispondere a questa domanda, se non personalmente.
Quest'anno ho deciso di vivere il triduo sacro in un monastero.
Ho bisogno di silenzio e di raccoglimento e non di chiasso e di telefonini che squillano in continuazione per bazzecole.
Credo che questi giorni potrebbero essere sfruttati da molti per rientrare in se stessi: si capirebbero molte cose e si riderebbe di chi si preoccupa di chi vincerà il grande fratello, se Berlusconi ce la farà o meno a tenere il suo sedere al caldo, se ... se... se.
Un Cristo che muore e vince la morte vale un po' di più di queste bazzecole che interessano l'uomo contemporaneo e la riflessione sulla vita di Gesù porterebbe a capire meglio le grandi tragedie del nostro tempo siano esse naturali, oppure guerre, stermini per fame, genocidi e scempio del pianeta.
Saranno solo tre giorni, poi, purtroppo, la routine riprenderà e con essa lo stress e la stupida preoccupazione quotidiana. La scena sarà dominata dall'isola dei famosi, dall'ennesimo processo di Berlusconi, dalle elezioni amministrative dove tutti avranno vinto, da...da...da...
Un augurio: se qualcuno mi legge e ha voglia di provare a mollare questo mondo per buttarsi per pochi minuti in una realtà che sa di trascendente, potrà certamente scoprire un mondo diverso e, obbligatoriamente, si chiederà: ma chi ha ragione?


EPUBBLICA DELLE BANANE? PEGGIO!
(11.4.11)

Il 150esimo anniversario dell'unità del nostro Paese cade in uno degli anni più sfortunati che si potessero immaginare. Massimo D'Azeglio, quando si celebrò l'unità d'Italia sotto i Savoia, ebbe una felice espressione che fu profetica:"L'Italia è fatta, ora dobbiamo fare gli italiani". Non ci riuscirono i Savoia, non ci riuscì Mussolini, non ce la fecero grandi personalità del dopoguerra e neppure tritagonisti della decadenza della prima repubblica.
E il prodotto si vede: ieri al palazzo di giustizia di Milano s'è consumata l'ennesima squallida scena di un film che rende sempre più stomachevole parlare di questa nostra Patria così bella e così ricca di storia, di cultura, di arte, di paesaggi e di persone che ci rendono famosi in tutto il mondo.
Dal comizio del predellino , quella persona che purtroppo per legge è ancora (e non si sa fino a quando) nostro presidente del consiglio, è passato al comizio del lunedì.
Mi ero stupito quando avevo letto che Berlusconi sarebbe andato ai processi e mi andavo chiedendo la ragione. Ho capito: il volpone sapeva che stavano arrivando le amministrative e che l'unico modo per poter rimanere ancora in sella era sfruttare gratuitamente spazi pubblicitari. I giudici gli hanno offerto il destro. Egli li attacca prima e dopo le udienze, conscio che tutte le troupes dei giornali e telegionali di stato sono lì a far ressa per fare notizia.
Poco importa se contano balle: il TG4 (e ti pareva!)ha accreditato 2000 persone fuori dal palazzo di giustizia e uno sparuto gruppo di contestastori. Ce ne saranno state 300 e un centinaio saranno stati i contestatori tenuti a bada dalla polizia.
Berlusconi non avrà (per fortuna) un posto nella storia del nostro paese:passati i prossimi anni, l'era berlusconiana sarà derubricata ad un periodo di sconquassi economici mondiali in cui un imprenditore di Milano ha cercato di prendere il potere per farsi gli affari suoi e fra 50 anni, quando qualcuno passerà in una piazza o in una via dedicata a S.Berlusconi, ci saranno bambini che chiederanno al papà: "Ma chi era questo S.Berlusconi?"
Non avrà un posto nella Storia, ma ce l'ha nella cronaca quotidiana.
Ieri un capo del governo ha, per l'infinitesima volta, insultato un altro organo di governo il quale si lascia impunemente insultare, con spettatori come il capo dello stato, il ministro della giustizia, il presidente della corte costituzionale e via elencando.
Siamo alla repubblica delle banane?
Almeno lo fossimo!
Nell'accezione generale questa espressione è entrata nel vocabolario di tutti i giorni per indicare genericamente un regime dittatoriale e instabile, dove le consultazioni elettorali sono pilotate, la corruzione è ampiamente diffusa così come una forte influenza straniera (che può essere politica o economica - sia diretta che attraverso il governo interno). Per estensione il termine è occasionalmente usato per definire governi dove un leader forte concede vantaggi ad amici e sostenitori senza grande considerazione delle leggi e mettendo alla porta coloro che non l'hanno votato. In simile repubblica, almeno c'è il rispetto per la magistratura.
Da noi nemmeno quello.
Mi sembra che ci siano persone che hanno delle responsabilità di alto livello istituzionale che sembrano degli invertebrati paurosi di creare chissà quale sconquasso politico se prendono di petto il presidente del consiglio e gli dicono di fare il suo dovere e basta.
E' troppo ricordare a Berlusconi che ha un programma elettorale che finora non ha rispettato, che ci sono scadenze importanti come le verifiche delle emergenze accadute a l'Aquila, che stiamo perdendo credibilità a livello internazionale e che un presidente del consiglio non si deve permettere, mai, di attaccare organi dello stato di diritto di cui è ai sommi vertici?
E' troppo dire con parole semplici, chiare e forti che se continua su questa strada è bene che lasci la poltrona ad un altro suo fedele collaboratore e si difenda in tribunale, se vuole, oppure la smetta di attaccare i magistrati?
E i magistrati che fanno?
Si limitano a dissentire ed a precisare che le cose non stanno così.
Non hanno neppure un sussulto d'orgoglio per prendere di petto la cosa e presentarsi in massa (o assentarsi in massa) a chiedere le scuse di quest'uomo che direttamente o tramite i suoi tigellini li accusa di comunismo, di sovversivismo e di impedire a lui di fare il suo lavoro.
O tempora! O mores!

LA MAGGIORANZA NON SEMPRE HA RAGIONE
(8.4.11)

Desidero riprendere una riflessione che ogni tanto faccio ricorrere: in democrazia chi ha la maggioranza governa. La maggioranza è data da una legge elettorale che ogni stato civile si dà.
Veniamo all'Italia.
La storia la conosciamo: fino al Mattarellum, il nostro sistema era fondato sulla proporzionale pura. Chi aveva il 50,01 per cento dei consensi guidava il governo ed aveva il diritto di indicare il presidente del consiglio al presidente della repubblica che ne ratificava la nomina. Si ricorderà che nessuno dei partiti della prima repubblica arrivò mai 50,01 per cento e si ricorderà che nacquero coalizioni di partiti (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli..) che, assieme, riuscivano ad ottenere una maggioranza parlamentare. Il famoso onorevole Cencelli studiò una scaletta (il manuale Cencelli) che assegnava rigorosamente e ragionieristicamente in ordine decrescente per consenso elettorale raggiunto, i posti di ministri, sottosegretari ecc.
Poi venne la legge elettorale che abbiamo ora. Anche se frutto di un paio di rimaneggiamenti il concetto del legislatore fu: il partito che acquista il maggior numero di consensi, prende tutto con un supplemento di parlamentari che gli consentano di governare senza problemi.
In sè la cosa non sarebbe male: si assicura una continuità di governo, in teoria. A questo pensò anche De Gasperi, ma non ebbe fortuna: il Pci - Togliatti in primis - bollò quella proposta di legge come "legge-truffa".
Ma il legislatore (?) non considera mai una cosa fondamentale nel diritto: chi ha detto che la maggioranza ha sempre ragione? Non solo! Chi ha detto che una maggioranza deve fare delle leggi solo a colpi di maggioranza?
Faccio i soliti esempi.
La maggioranza degli ebrei di Gerusalemme, sobillata dai sommi sacerdoti (che erano una minoranza potente economicamente) scelse Barabba al posto di Gesù. Ognuno converrà che quella maggioranza condannò a morte ingiustamente un giusto. Così avvenne nell'Atene dei tempi di Socrate.
Se, per ipotesi, la mafia siciliana riuscisse a far eleggere una coalizione di partiti che prendessero il massimo dei consensi e quindi riuscissero ad avere un numero sufficiente di parlamentari per votare leggi a favore della mafia (tipo la leggitimità della lupara) ognuno inorridirebbe e griderebbe alla prevaricazione!
Così è per questa maggioranza (e fu per la maggioranza del centro sinistra).
Passa un principio assurdo: chi ha più voti (con il premio di maggioranza) ha diritto di governare e far passare le leggi.
Così ad ogni turno elettorale abbiamo - a seconda di chi piglia tutto - un parlamento asservito al governo: il governo propone una legge, i parlamentari della maggioranza devono accorrere per votare (basti ricordare la corsa dei ministri in parlamento per votare la legge sul processo breve accaduta in questa settimana).
Il processo breve è una legge che non riforma la giustizia, ma mette al riparo parecchi indagati (non solo Berlusconi).
La maggioranza l'ha votata, ma ognuno (anche di centrodestra) converrà che non è una legge giusta.
Ho citato il caso del processo breve, ma vorrei cercare di astrarre per assurgere ad un principio fondamentale della legge che deve governare uno stato civile: le leggi sono fatte per il bene comune (basterà citare Montesquieu,Beccaria, Rosmini, Sturzo?). Non debbono esistere leggi che fanno il bene di una parte sola dei cittadini di uno stato. Questo vale in tutti i campi: civile, economico, penale...
Il discorso, lo so, sarebbe lungo, ma mi preme ricordare il principio.
Un vero partito politico dotato di senso civico dovrebbe adottare al primo punto del proprio programma elettorale quello di sospendere tutte le leggi particolari in una "vacatio leguum" almeno triennale e tenere in vigore solo le leggi fondamentali. Impegnarsi ad esaminare tutte le leggi sospese ed abrogarle o rimetterle in vigore se sono davvero rispondenti al bene comune.
Si deve ripartire da qui, se vogliamo avere uno stato seriamente democratico in cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.
Infine: non deve essere possibile ad una maggioranza di governo proporre la revisione della carta costituzionale perchè in quella carta vi sono principi che contrastano con delle leggi che quella maggioranza vuole promulgare.
Non è utopismo, questo, ma solo ritorno allo "spirito delle leggi".

SPETTACOLI INDECENTI
(2 APRILE 2011)

La settimana politica italiana si chiude più male del solito.
Non ci basta un governo inefficiente, rissoso, inconcludente (il massimo è stato il raid del presidente "ghe pensi mi" a Lampedusa dove ha ripetuto il copione della sistemazione delle cose in tre giorni, dell'acquisto della villa, delle osservazioni sul campo da golf), abbiamo voluto completare la sinfonia dei cretini (tale mi sembra la nostra politica) con il movimento dei tamburi degli insulti.
Un ministro manda...il presidente della Camera, un gruppo di oppositori lancia monetine, un governo sospende la seduta per inviare i ministri a votare di corsa a Montecitorio se no va sotto, un'opposizione trionfa per una scemata in parlamento...meglio non proseguire.
Gli spettacoli indecenti, la sinfonia dei cretini alla quale ci obbliga all'ascolto la nostra classe dirigente, sembra non arrivare ancora alla battuta finale.
Avremo davanti ancora parecchi giorni per ascoltare una musica torcibudella, assordante, scritta, diretta ed eseguita da un maestro che faceva il venditore, diretta sempre dal maestro ex venditore, eseguita da orchestrali che forse conoscono la scala delle note, ma non le alterazioni (anzi...forse conoscono solo le alterazioni e non le note).
La maggioranza degli italiani è stufa di tutto questo.
Sì, la maggioranza.
E' ora di finirla di sentirci ripetere dai Cicchitto, Gasparri o Capezzone di turno che il popolo italiano ha votato per questo centro destra.
Anche questi tribuni, tritagonisti di un teatrino politico dalla sala sempre più vuota, sanno in cuor loro che non è così.
Nel segreto delle loro stanze, tutti - destrorsi, sinistrorsi e centristi - i conti li hanno fatti subito dopo il risultato elettorale e, onestamente, non possono che aver riconosciuto a se stessi che la maggioranza vera non ce l'ha nessuno. Solo un partito, la Lega, ha un vasto e vero consenso che, per fortuna, non è bulgaro.
La maggioranza degli italiani però continua a chiedersi quando il teatro chiuderà per fallimento.
In tutti i sensi. Soprattutto in senso economico.


LA POLITICA E L'INFORMAZIONE
(30.3.11)

I talk show sono di nuovo in pericolo di sospensione in vista della campagna elettorale per il 21 maggio. Ieri Pdl, Lega e Responsabili hanno presentato un emendamento alla bozza di regolamento del presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai Sergio Zavoli in cui i talk show vengono equiparati alle tribune elettorali e quindi obbligati alla par condicio e a spazi uguali per tutti per i candidati sindaci o presidenti provinciali. Zavoli invece immaginava di affidare alle testate regionali i programmi di comunicazione politica per via della frammentazione del voto.
La politica non dovrebbe sindacare sull'informazione, lo sanno tutti e, peggio, lo dicono anche. Ma lo fa.
Perchè?
Perchè i mass media, si sa, sono il quarto potere (consiglio chi mi legge di rivedere qualche film in propsito, ce ne sono a decine) e il potere non accetta altri poteri distinti dal suo. E' per questo che il potere esecutivo cerca potere in campo legislativo, giudiziario e informativo: in questo modo si assicura il controllo di tutto.
In Italia la cosa è diventata talmente sfacciata che a questa anomalia ci siamo abituati. Non solo: diamo persino ragione a chi pratica senza pudore questa "commixtio fori".
E' bene che un giornalista (Santoro, Gruber, Taiani, Gawroski...ne cito solo alcuni) si candidi e sia eletto al parlamento nazionale o europeo? La decenza suggerirebbe di no, ma succede.
E' conveniente (nel senso che si conviene) che un organo di informazione pubblico sia governato amministrativamente da consiglieri in quota Pdl, Pd, Lega...?
La decenza suggerirebbe di no.
E' bene che il massimo organo costituzionale sia composto da magistrati di area Pdl, Pd, Lega...?
Chiunque risponderebbe negativamente, ma succede.
A cascata dal centro alla periferia la politica occupa i media, la magistratura, i consigli di amministrazione pubblici ecc.ecc.
Non succede solo in Italia, certo, e, anche qui, il sopore generale si giustifica dicendo che:"Così fan tutti".
Da quando in qua una cosa che fanno tutti è lecita, decente, conveniente, accettabile?
Se, per esempio, tutti passassero col rosso mettendo a rischio la vita di altri, per questo dovremmo tacere o ci ribelleremmo?
Qui sta il fatto curioso: il semaforo rosso (l'esempio è solo un esempio) va rispettato ed è criminale chi non lo fa; l'occupazione del potere oltre il lecito è supinamente accettato senza che alcuno alzi la voce.
Siamo anestetizzati contro queste vergogne sociali e non osiamo denunciare ad alta voce lo scempio che da anni si va facendo delle nostre istituzioni.


SIAMO FUORI ANCORA UNA VOLTA
(29.3.11)

Se c'era una nazione che doveva giocare un ruolo fondamentale dal punto di vista diplomatico nella polveriera africana e mediorentale, quella nazione avrebbe dovuto essere l'Italia per vari motivi: è geograficamente la più vicina all'Africa ed al Medio Oriente, è storicamente legata alle nazioni che si sono trovate istanze di ribellioni in casa, è interessata molto più di altre dal punto di vista economico e commerciale.
Ancora una volta siamo stati esclusi.
E' nel nostro DNA.
Siamo inaffidabili.
Non ricordo più se fosse Bismark o Metternich che, a proposito dei Savoia e dell'Italia, disse:"L'Italia ha vinto la guerra? Allora ha cambiato campo due volte".
Nelle grandi decisioni non siamo mai stati coinvolti, ma sempre convitati di pietra cooptati all'ultimo momento per dare il supporto di basi militari, di contingenti "di pace" (?), di sostegno alle popolazioni dove ci siamo distinti non per iniziativa politica, ma per capacità personali di nostri compatrioti che - una volta sul campo - hanno saputo mettere da parte le ideologie e darsi da fare.
Sulla questioni libica anche stavolta siamo stati lasciati fuori.
A noi rimane da gestire l'enorme flusso di disperati che scappa dai paesi africani e si riversa sulle nostre coste.
Anche qui: non siamo riusciti ad organizzarci per distinguere il grano dal loglio, cioè i veri bisognosi dai furbi e dai ladri con conseguente malcontento della popolazione locale e degli stessi disperati.
C'è di più: in questa emergenza le regioni si palleggiano distinguo e rifiuti di accettazione.
E c'è il massimo: il presidente della Cei, in tonaca rosso porpora con polsini gemellati alla camicia, invoca soluzioni diplomatiche, ma non si sogna di mettere a disposizione per questi figli di Allah non dico il suo palazzo genovese o l'enorme cortile della sede romana della CEI, ma neppure uno straccio di canonica disabitata.
Se faremo qualcosa per la crisi libica e per le persone che arrivano disperate sui barconi facendo la fortuna dei "magnaccia" che scuciono loro almeno 2000 euro a persona per il passaggio, lo faremo per iniziative personali.
E saranno queste a salvarci la faccia e a parare il sedere di un governo inconcludente, diviso e pasticcione e di una chiesa gerarchica che ormai da troppo tempo si limita a predicare, esortare, invitare, appellare meritando il rimprovero dell'Apostolo Giacomi:"Fammi vedere la tua fede senza le opere ed io, con le mie opere, ti mostrerò la mia fede".
Impegnati come siamo a seguire processi al nostro capo del governo che organizza anche claque solidali fuori dal tribunale di Milano, stiamo vieppiù perdendo il senso dei valori, il senso della vita ed il senso della storia.
Non troviamo più un uomo che sia degno di tal nome, una persona che sappia governare il Paese con senso di responsabilità ed altissimo senso civico.
Siamo fuori dai giochi internazionali e - come fece la volpe con l'uva nella famosa favola di Fedro - troviamo un ministro degli esteri che, escluso dai consessi, non sa dire altro che:"Non si sente escluso". Un ministro che cerca un'alleanza con l'unico stato europeo (la Germania) che non ha partecipato alle operazioni belliche contro Gheddafi, forse sta per trovare l'alleanza, ma la brucia sul nascere parlando prima del tempo di un asse Roma-Berlino (di triste memoria) che la diplomazia tedesca s'affretta a smentire.
Visto che siamo fuori da tutto e da tutti, saggezza consiglierebbe di cominciare a fare davvero qualcosa dentro il nostro Paese, ma...anche qui...

VIO FOREVER? MAH!
(26.2.11)

Il film autobiografico che molti attendevano e non autorizzato dal protagonista è finalmente nelle sale.
Com'era prevedibile i giudizi sono di opposta tendenza. I "sinistri" si aspettavano qualcosa di più tranchant e i "destri" (sapendo che il regista non è dei loro) hanno cominciato molto prima di vederlo a stroncarlo.
Non ho visto il film, ma la situazione mi offre l'occasione di commentare il caso del berlusconismo che - spero solo per qualche tempo dopo la morte politica del suo fondatore - sarà destinato (purtroppo!) ad essere citato e commentato nei libri di storia e di politologia.
Il berlusconismo è una iattura per il nostro paese perchè il suo fondatore, un venditore di primaria grandezza e di altissimo valore, ha trasferito nelle Istituzioni politiche lo charme del venditore/sodomizzatore/magliaro che è nell'immaginario collettivo.
Qualche esempio di questa settimana politica iniziata con la guerra in Libia, continuata con il rimpasto di governo e finita con assemblee pseudopolitiche di destra e di sinistra disseminate per il nostro Paese con condimento di barconi carichi di extracomunitari in arrivo continuo sulle nostre coste.
Il primo riguarda i "responsabili".
Come si sa, dopo lo strappo di Fini, la maggioranza ha tremato. Un uomo politico con senso istituzionale (ne cito uno solo in ordine di tempo, Prodi, ma potrei ricordare Fanfani, Moro, Spadolini, e - per andare all'estero - Adenauer, Khol, Giscard d' Estaigne...)
avrebbe preso atto che il suo programma è fallito e si sarebbe rimesso al giudizio del popolo come prevede la sconsiderata legge elettorale che lui stesso varò nella legislatura precedente da lui presieduta.
Così fece, sempre per esempio, Romano Prodi: Clemente Mastella tolse la fiducia al governo di cui faceva parte e Prodi salì al Quirinale. Non sguizagliò venditori parlamentari alla ricerca di tanti Scilipoti per garantirsi la continuità governativa come, invece, è successo in questa nefasta era berlusconiana. Ma c'è di più! I soggetti che hanno cambiato casacca per ottenere un posto al sole governativo, in ogni paese con senso delle Istituzioni, sarebbero stati definiti degli irresponsabili. Da noi, no! Sono definiti "Responsabili" con la "R" maiuscola! Il mercanteggiamento parlamentare (configurabile come vero e proprio voto di scambio) è presentato al Paese come un capolavoro di responsabilità istituzionale per non mettere in crisi politica una nazione che ha già tanti problemi.
Il fondatore del berlusconismo, ieri (sì, ieri!) ha dichiarato:"Al governo si va per fare e non per dichiarare". Lui dice così? Ma quale uomo di governo ha fatto più dichiarazioni (senza mai accettare un contradditorio!) di lui? Quale uomo di governo in ogni paese del mondo ha alzato la corrnetta del telefono per sproloquiare in diretta contro conduttori di trasmissioni televisive, ha rilasciato interviste contradditorie, ha dichiarato che le toghe italiane sono comuniste e via dicendo?
Nessuno ci pensa e nessuno riflette su questo. Succede a tutti i venditori: magnificano il loro prodotto scadente che incantate massaie comprano e, se il prodotto si rivelerà una bufala, la prossima volta non lo tireranno in testa al venditore perchè penseranno che lui, poverino, non c'entra nulla, sono gli altri che hanno imbrogliato lui! Ricordate Macario? C'era una scenetta meravigliosa che iniziava :" Eccomi a voi, signore e signori, ancora una volta sulla pubblica piazza, non perchè io ne abbia bisogno perchè di questo - come sapete - ne ho fin troppo..." riuscendo, così, a trasformare una negatività in una positività.
Questo è il berlusconismo: c'è il nulla, ma il nulla sembra qualcosa di bello.
La spazzatura è ancora per le strade di Napoli e dintorni dopo che lui ha detto che in tre giorni (come Cristo disse di se stesso) avrebbe risolto il problema? Non fa nulla. Che c'entra lui? Sono gli altri che l'hanno boicottato.
Migliaia di aquilani sono ancora senza casa e gli albergatori che li ospitano non hanno ancora preso i soldi? Beh...non è colpa sua se non si è riusciti a fare come lui aveva dichiarato.
E così è per la TAV, il ponte sullo Stretto, i terremotati di Giampilieri, la politica estera (dove siamo tollerati come simpatici guasconi) e...ognuno cerchi e trovi.
E qui sta il bello.
Chi cerca? Chi ha voglia di trovare?
Come ogni venditore ben sa, al consumatore bisogna sempre proporre cose nuove per fargli dimenticare la fregatura precedente.
Il nostro Paese, grazie al berlusconismo, è pieno solo di paccottiglia inutile.
E sarà un dramma quando ci accorgeremo che dovremo liberarcene!


DILETTANTI ALLO SBARAGLIO
(22.3.11)

La guerra alla Libia è un altro grave fatto politico e sociale di cui la società perbenista del terzo millennio si è macchiata.
In quattro e quattr'otto, dopo neanche due giorni dal vertice di Parigi dal quale le potenti nazioni mondiali erano uscite con quasi un nulla di fatto e con posizioni di stallo, Francia, USA e Inghilterra hanno preso in mano il pallino e, maramaldescamente, hanno messo in piedi l'organizzazione bellica mettendo una fretta a tutti i colleghi europei e non. La Germania, con una Merkel dotata di nervi d'acciaio e di calma olimpica, s'è defilata.
E l'Italia?
L'Italia ha mostrato ancora una volta la sua faccia di governo da dilettanti.
Dopo essersi trovata male perchè esclusa dai vertici dove veramente si decide, ha offerto la propria collaborazione pasticciona ed insicura.
Solo due giorni fa tutto il governo pontificava sull'aiuto messo a disposizione, sulle basi militari messe a regime, sugli aerei Tornado che scaldavano i motori.
Oggi (ieri) un esponente del governo (il vero - ahimè - governante) si è smarcato: Bossi (non il figlio) sostiene che questa guerra "non s'aveva da fare".
Lo scompiglio nella compagine governativa è evidente e ricucire le fila di un esecutivo che ha cominciato a perder pezzi qualche giorno dopo che è nato, sarà difficile (ma non impossibile perchè troppi meschini interessi sono in gioco).
Siamo governati da dilettanti che non sanno nemmeno mantenere i nervi saldi nelle emergenze perchè non sono al governo per il bene del paese, ma per i propri meschini e particolari interessi.
Ma c'è di più: al Parlamento abbiamo una pletora di soggetti che, impegolata nelle sabbie mobili dei giochi di potere, non riesce a vedere più in là del proprio naso.
L'opposizione ha accolto l'invito a fare squadra proposto dal governo e non ha fatto quasi nulla per impedire che ci schierassimo contro un sanguinario dittatore che solo pochi mesi fa abbiamo ricevuto con tutti gli onori.
Contrariamente a quanto successe per l'Afghanistan e per l'Iraq, non abbiamo visto nessun popolo Arcolbaleno per le strade.
Dove sono finiti gli Agnoletto, i Casarini, il popolo dei girotondi, le bandiere Arcobaleno?
Uccidere gli Afghani e gli Iraqueni è un crimine e i libici è lecito?
Quale voce ecclesiale cattolica autorevole s'è levata contro questa scelta affrettata e pressapochista?
I nostri ministri degli Interni, degli Esteri e della Difesa non hanno saputo neppure coinvolgere i fautori dell'aggressione alla Libia mettendo davanti il caso umano di profughi che ogni giorno sbarcano sulla nostre coste e, a Pantelleria, hanno raggiunto il numero degli abitanti dell'isola.
Non abbiamo soldi per fare le opere "normali" (lasciamo perdere, per favore, la TAV e i ponti sullo Stretto) e li troviamo per finanziare i Tornado che sorvolano la no fly zone?
Al Parlamento ci sono solo dilettanti che, non importa se al governo o all'opposizione, non sanno riflettere sugli eventi, non hanno la preparazione culturale ed umana per affrontarli, non hanno lo spessore e l'autorevolezza che si conviene per sedere al tavolo con i colleghi di governo d'altri stati.
Paghiamo quasi mille persone che hanno in comune poche caratteristiche: dilettantismo, interessi personali, gusto per piccoli giochi politici locali che li fanno sentire potenti.
Si fanno scudo della risoluzione dell'Onu.
Cos'è l'Onu?
Un intoccabile sede da dove cala il verbo al quale il mondo intero si deve attenere?
Un'ultima considerazione: nessuno sa prevedere gli sviluppi della guerra di Libia. Nessuno può dire se Gheddafi riprenderà il potere, se andrà in esilio, se vinceranno gli insorti.
Nessuno sa dire quanto durerà il conflitto e quanti uomini e soldi saranno impiegati.
In tutto questo bailamme solo poche persone si fregano le mani: i signori delle armi che hanno bisogno di guerre.

GHEDDAFI VA AIUTATO
(12.3.11)

Un lettore mi ha scritto ieri dicendo che in questi giorni mi ha visitato più volte per capire il mio pensiero sulla vicenda della Libia, ma non ha trovato la mia opinione.
Eccola: Gheddafi va aiutato.
Non certo spedendo aerei e militari, ma non va lasciato solo da noi italiani.
Lo scrivo proprio io che non ho mai condiviso la realpolitik verso il sanguinario colonnello libico praticata dagli Andreotti, dai Forlani, dai Craxi, dai Pisanu e, da ultimo, da Berlusconi che proprio un anno fa riservò faraoniche accoglienze a questo pericoloso soggetto.
Gheddafi va aiutato per una serie di motivi.
Il primo è perchè non si capisce come mai lo scorso anno ricevette da noi attestazioni di affetto, stima, complimenti e un anno dopo debba essere lasciato solo. Delle due,l'una. O chi ci governa non era a conoscenza dei crimini di cui costantemente si macchia il colonnello libico (e allora è proprio il caso di dire che almeno il ministro degli esteri ed il presidente del consiglio del nostro governo se ne debbono andare a casa perchè non sanno fare il loro mestiere e ci espongono al pubblico ludibrio mondiale), o ne erano a conoscenza (come lo erano i precedenti politici da Andreotti in giù) e hanno fatto finta di niente perchè è più "realistico" stare con chi è più forte (e ripeto qui quanto scritto nella parentesi precedente).
Il secondo motivo sono ragioni umanitarie. Gheddafi è un sanguinario, ma ha un punto debole: il potere. Per mantenere il potere credo che sia disposto a tutto. Un governo serio (cioè non molto realpolitk, ma responsabile) sa che in Libia è scoppiato il bubbone della rivolta per ragioni tribali: gli avversari di Gheddafi cavalcano l'onda per potersi insediare al suo posto. Ma sa anche che il popolo libico non c'entra nulla con i meschini giochi di potere dei raìs libici. E non è giusto che il popolo paghi tributi di sangue per qualche capo che si fa guerra.
Un governo serio, forte dei rapporti che l'anno scorso avrebbe dovuto consolidare, avrebbe spedito subito il ministro degli esteri e, di seguito, il presidente del consiglio si sarebbe esposto in prima persona sfidando ogni tipo di convenienza, convenzione e diplomazia internazionale, giocando la carta estrema: stai rovinando il popolo che dici di amare. Noi ti siamo vicini in due modi: mettiamo a disposizione la nostra diplomazia per trattare con gli insorti e la nostra Protezione Civile per soccorrere chi ha bisogno.
Ecco perchè Gheddafi va aiutato.
Se al governo italiano ci fosse qualche statista e non qualche affarista...

IL FORNO DELLE GRUCCE
(8.3.11)

Mentre in Italia ci si balocca su Berlusconi sì, Berlusconi, no; berlusconismo e antiberlusconismo; riforme varie che hanno più il sapore di cosmesi legislativa che di reale voglia di affrontare i problemi, ci sono notizie dal mondo che preoccupano e che nessuno ci dice.
Il grano è aumentato in due anni dell'87%. Analisti politico-economici sostengono che il crollo di Mubarak sia principalmente da imputare al fatto che il costo del grano (l'Egitto è il massimo importatore di grano del mondo!) sia stato scaricato sulla gente, sui consumatori, senza una vera politica di ammortizzatori economici che aiutassero a calmierare questa spesa primaria.
Se le cose andranno avanti così, succederà quello che successe al forno delle grucce dove il povero Renzo Tramaglino iniziò la sua disavventura personale che lo condusse a riparare nella Serenissima Repubblica di Venezia per sfuggire alla cattura.
Se la FAO ci tranquillizza dicendoci che fra poco raggiungeremo sulla Terra i 7 miliardi di persone e che il cibo a disposizione c'è ancora per soddisfare le 2300 calorie al giorno (quando una persona necessita di 1800-2000 calorie al massimo), non per questo dobbiamo dimenticare che il costo della vita primaria (il primo bisogno è mangiare), aumenterà in misura esponenziale fino a far scoppiare la pazienza del popolo che, se finora è disposto a chiudere un occhio sui vizi privati dei pubblici amministratori, monterà progressivamente acredine e rifiuto verso chi l'affama fino a diventare tremendo giustiziere come accadde a Milano al tempo dei Promessi Sposi (il ministro Prina fu giustiziato, tantè che ancor oggi i milanesi usano il proverbio:"L'ha fa la fin del Prina") o a Versailles al tempo della rivoluzione francese quando Maria Antonietta esasperò la popolazione che chiedeva pane dicendo ai suoi ministri di dar loro biscotti.
Il grano è destinato ad aumentare ancora perchè - vista la crisi petrolifera - si sente la necessità di utilizzare carburanti alternativi e bio che sono prodotti con soia, canna da zucchero, ecc. Va da sè che campi di grano saranno destinati in parte alla produzione di cereali indirizzati alla combustione.
Ci stiamo trastullando pensando che il domani preoccupante sarà lontano, ma occorre pensarci e prevedere per poter provvedere al momento opportuno.
L'episodio biblico delle sette vacche grasse e sette vacche magre ci dovrebbe insegnare ad essere più sapienti e meno cicale.

IL VIAGRA GOVERNATIVO CI STA COSTANDO UN PO' DI SOLDI(7.3.11)

Il rimpasto di governo è alle porte.
Re Silvio - che aveva annunciato che il suo governo non sarebbe stato come quello precedente che contava 99 membri - è partito due anni fa con 43 partecipanti alla mangiatoia fra ministri, viceministri e sottosegretari. Lungo il cammino ha aggiunto qualcosa: un ministero alla Brambilla, un viceministero a Castelli, un sottosegretariato alla Santanchè...un viceministero a Brancher (che ha dovuto subito ritirare perchè in odore di salvaministro indagato), una sostituzione di qua ed una di là...fino a quando lo strappo di Fini non l'ha costretto ad elemosinare voti in parlamento per tenersi su.
E il suo Viagra ha dovuto pagarlo: Pionati (che fa gruppo da solo, ma che non conta come il due di picche), l'ha detto fuori dai denti:"Noi responsabili appoggiamo, ma vogliamo qualcosa".
E quel qualcosa porta un governo che da 47 membri è passato a 54 ad arrivare a oltre 70 persone.
L'appoggio si paga.
Con i soldi degli italiani che son chiamati a fare sacrifici.
So già come re Silvio ci presenterà la cosa: nella conferenza stampa ufficiale dirà che il governo in questi due anni ha fatto molto, ma servivano altre persone perchè il governo del fare sia sempre più il governo del fare perchè tutti gli italiani sono con noi e quelli che non lo sono sono comunisti che non capiscono nulla.
Gli Emilio Fede, i Minzolini, i Sallusti e campagnia cantante le lodi del premier faranno da grancassa al verbo del re ed andranno avanti. Le elezioni amministrative sono alle porte e non ci si può permettere di perdere città come Milano o di non conquistare Torino per poter dire che...gli italiani sono con noi.
Il refrain che pateticamente ripetono a memoria i Cicchitto ed i Gasparri, ci ha abituato a pensare che senza re Silvio non sapremmo proprio dove andare a parare.
Chi vuole un'Italia diversa, governata da persone normali che cercano di fare il bene del paese è un comunista che sta coi giudici comunisti.
Si dice che Berlusconi sia l'unica alternativa perchè di là non c'è nulla.
Un po' è vero, ma non del tutto.
Provo a pensare se il cosiddetto centrodestra non avesse Berlusconi: ci sarebbe il nulla che c'è dall'altra parte o ci sarebbero, per esempio, un Tremonti, un Martino, un Fisichella...uomini di spessore che re Silvio ha messo in un canto?
Forse la competizione tra le due coalizioni tornerebbe ad essere alla pari. Gli aedi del re non avrebbero più un salmo di lode da cantare ed una difesa d'ufficio da fare e ci si misurerebbe non sulle questioni giudiziarie di uno o dell'altro, non sulle serate hard che hanno luogo nella varie ville, non sulle cose promesse e non fatte, non sui baciamano a Gheddafi, non sulle corna nelle foto di gruppo fra ministri europei, non sui bagni di folla precostituiti, non sui consiglieri regionali non eletti dal popolo, non...su cento altre cose che ci hanno tenuti impegnati, ma sui veri e reali problemi del paese confrontando vere e reali ricette per uscire dalla crisi cosmica che continua ad investirci.
Ma fino a quando re Silvio terrà lo scettro e i suoi cortigiani faranno di tutto perchè sieda sulla poltrona perchè sanno che quando il re cadrà, tutte le loro prebende andranno in fumo, le cose andranno ancora così.
E fra un deputato che salta da un posto all'altro per avere più posto al sole ...la vita continua.

CHI NON SIAMO
(4.3.11)

Noi che ogni giorno corriamo con le mascelle serrate per "fare", non siamo quello che la società consumistica ci obbliga ad essere e non rispondiamo all'immagine che questa società ci accredita.
Non siamo VERAMENTE persone tutte proiettate all'esterno perchè abbiamo bisogno di entrare in noi stessi.
La prova è che, sfruttando il consumismo ed anche le mode che ci fanno sentire vivi in questa società impersonale, scegliamo momenti per essere con noi stessi, per prenderci cura di noi, per cercarci in qualche modo. Perchè hanno sempre maggiore successo i resort, le s.p.a. (salus per acquam), i centri benessere, le palestre?
Non siamo veramente persone che si sentono affermate perchè hanno l'auto ultimo modello, hanno fatto la vacanza dell'ultima moda, indossano abiti firmati ecc.ecc. La prova sta nel fatto che nelle nostre case ci mettiamo in libertà e quando cerchiamo evasione ci sentiamo più stanchi e tesi di quando siamo partiti per la vacanza di grido.
La persona umana è tale perchè ha molta ricchezza interiore che questa società che tutto monetizza non sa percepire perchè non vuole farlo: se lo facesse tutto il castello dei guadagni e dei profitti le crollerebbe addosso e sarebbe la fine.
L'assurdo è che moltissimi di noi avvertono questa dilacerante dicotomia di un assurdo avvitamento sociale che, ogni giorno sempre più assurdo, è vissuto come un perenne carnevale che si perpetua per la vita.
C'è un modo per mitridatizzarsi: rifugiarsi nel silenzio, ritagliarsi degli spazi che non si trovano nei centri benessere, nelle vacanze alla moda, nella corsa allo shopping, ma solo nel silenzio della nostra casa o di una chiesa fuori dal borgo e certamente mai frequentata al di fuori degli orari del culto.
Provare a dedicare a se stessi solo dieci minuti un paio di volte la settimana, dopo il senso di smarrimento iniziale, è un modo per ritrovare un'autenticità che nessun governo del fare, nessun direttore commerciale, nessun capo despota ed affarista, nessun "amico" di happy hour può impedirci di realizzare perchè nessuna di queste persone saprebbe darci quello che siamo veramente: persone uniche, irrepetibili, ricche di sentimenti, curiosità e contraddizioni.


LA SOCIETA' DEL FARE
(1.3.11)

Penso che, presto o tardi, questa corsa al "fare" s'arresterà.
E quando succederà, sarà la tragedia per milioni di uomini e donne che hanno eletto idealmente Forrest Gump a proprio modello di vita.
Attorno a me assisto a continue corse contro il tempo che si rivelano spesso faticosi momenti di stress e che non producono quasi mai gli effetti che ognuno s'attende, con il rischio vero e reale di coinvolgere altre persone nella corsa e nello stress.
Qualche esempio.
Le aziende hanno fame di fatturato. Non importa come lo facciano, dove lo facciano, con quale margine di contribuzione, con quale serenità lavorativa, con che competenza professionale...basta fare. Basta arrivare alla fine del mese e compiacersi per il 3% in più fatto rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Il fine mese è l'incubo di rappresentanti di commercio, di impiegate addette alla contabilità e di responsabili di area: i capi vogliono sapere. Se c'è quel "quind" in più non si congratulano, se c'è lo stallo o quel "quid" in meno, danno in escandescenze.
Il governo italiano, altro esempio, si continua a presentare come il governo del fare, quasi che "fare" sia l'unico verbo che il mondo contemporaneo sappia coniugare. Si devono fare il ponte sulle stretto di Messina, la TAV, la riforma della scuola, della giustizia e del lavoro; si devono fare le riforme della sanità, della previdenza e della funzione pubblica; si devono fare...fare...fare... La costituzione italiana prevede che le leggi debbano compiere determinati iter per essere approvate? La costituzione è un inciampo e va riformata. Silvio Berlusconi un giorno disse che il parlamento era un ostacolo alle riforme, al governo del fare. E guardiamole queste riforme che si fanno! Fu una bella riforma quella sulla scuola della Moratti o quella sulla giustizia di Cirielli, Schifani, Alfano?
A Como, altro esempio, c'è stata la corsa per fare il nuovo ospedale. Nessuno ha pensato di pianificare un progressivo miglioramento di quello esistente (dove, peraltro, si sono spesi recentemente 2 milioni di euro per realizzare un autosilo), ma s'è individuata un'area (che era una bell'area verde), s'è creato il nuovo ospedale con una fretta da fine millennio e...e...? ci sono problemi di parcheggi, di funzionalità pratiche (porte attraverso le quali non passa la lettiga, per esempio), di collaudo di macchinari...
Fare: è l'imperativo etico di questa società che sembra correre convulsamente verso una meta che non conosce. Sembra che per tutti sia importante fare e correre.
Una vecchia massima filosofica diceva: "Agere sequitur esse", il fare segue l'essere.
Se non "siamo" non possiamo "fare".
Osservate i tempi dei due verbi: essere è all'indicativo (modo che indica la realtà, le condizioni oggettive), fare è all'infinito (modo che indica l'impersonalità più assoluta).
Per fare, bisogna essere.
Chi siamo?
Noi che corriamo ogni giorno per fare il fatturato, per fare le leggi, per fare le cose, per fare quella cosa che riteniamo sia il nostro dovere...chi siamo?
Ce lo siamo mai chiesti?
Alla prossima lo sviluppo a questa domanda.
RISPARMIO ENERGETICO?
E CHISSENE...
(25.2.11)

Ciclicamente siamo prigionieri della nostra miopia in tema di petrolio e gas.
Trentacinque anni fa avemmo la prima crisi: gli sceicchi arabi decisero che se non avessimo accettato il prezzo del petrolio che imponevano, avrebbero chiuso i rubinetti. Noi tentammo una reazione di forza (ricordo il primo ministro Mariano Rumor che in TV esortava a spegnere la luce ed a ridurre al minimo ogni consumo), ma poi abdicammo. Ci volle qualche anno e il nostro governo varò la famosa legge 10, la legge "quadro" sul risparmio energetico. Pochissimi si sensibilizzarono a quel tema e, sull'onda di un consumismo abitativo, automobilistico, di divertimenti fatti di luci e pailletes, continuammo tutti, allegramente, ad attingere alle fonti energetiche arabe e russe.
Non solo: i governi di tutti i paesi europei si dettero da fare per stringere personalmente rapporti cordiali e d'affari con arabi e russi per avere petrolio e gas a prezzi vantaggiosi.
Terra e mare europei sono solcati da migliaia di chilometri di gasdotti ed oleodotti provenienti dall'Africa, dall'Asia e dall'Est europeo che ogni giorno forniscono l'Europa "bene" che non intende abbandonare i vizi delle auto di lusso, delle tre vasche idromassaggio per casa, delle discoteche sempre più numerose e luccicanti, delle case senza cappotto termico e doppi vetri con riscaldamento che va a palla.
Adesso il mondo arabo è in crisi per rivolte istituzionali interne e l'oro nero sta diventando merce rara non solo perchè non si sa come finiranno i conflitti istituzionali, ma perchè temporaneamente i pozzi sono occupati dai rivoltosi.
Il piatto è ricco e quindi mi ci ficco, avrà pensato Putin che ieri si è presentato all'Europa con al seguito uno stuolo di ministri, giornalisti ed affaristi, facendo un discorso molto diplomatico che, fuori dal linguaggio fumoso della burocrazia, dice:"Il gas ve lo mando ancora, ma sapete...il prezzo cambia".
Nessun commissario europeo ha avuto il coraggio di fare la battuta:"Grazie, presidente, sapevamo che ci avrebbe aiutato diminuendo il prezzo al metro cubo del gas!"
E siamo alle solite:il gasolio aumenta, il gas aumenta, la benzina aumenta...i soldi nel nostro portafoglio sono sempre meno.
Le energie alternative ci sono, ma gli speculatori occidentali che non vogliono rinunciare ai lauti guadagni da sperperare con escort di turno, premono sui governi perchè si faccia finta di fare le leggi, ma in sostanza tutto rimanga come prima. E i governi assecondano perchè quegli speculatori finanziano le campagne elettorali.
I mezzi per risparmiare energia ci sono, ma i governi sono alla canna del gas e gli incentivi li diluiscono in dieci anni, scoraggiando che intende investire per migliorare il proprio comfort abitativo e risparmiare sulla bolletta del gas e della luce.
Siamo sul Titanic: continuiamo a ballare mentre la barca affonda.

UN GOVERNO INUTILE
(24.2.11)

Come si sa non ho mai apprezzato Berlusconi governante, ma ho sempre rispettato e continuo a rispettare chi lo apprezza e lo vota.
So che molti "centrodestristi" ogni tanto buttano un occhio al mio sito e vorrei dialogare con loro sugli ultimi avventimenti.

1.La compravendita di parlamentari. Il Fli si sta squagliando e rimarrà un gruppuscolo tipo l'Api di Rutelli. Non entro nel merito del tema dei gruppuscoli, ma mi chiedo due cose: perchè questi parlamentari migrano con tanta disinvoltura? Perchè, nonostante il governo dica di avere la maggioranza, continua a porre il voto di fiducia?
La risposta che mi dò è la seguente.
I parlamentari migrano da una parte all'altra perchè non sono lì per il bene del Paese, ma per il proprio bene e questo dovrebbero ricordarselo gli elettori alle prossime elezioni.
Il governo continua a porre la fiducia perchè non è sicuro che tutti quelli che dicono di essere dalla sua parte lo sono davvero. E allora? Perchè non avere il coraggio di fare una seria legge elettorale condivisa da tutti, gestire l'ordinaria amministrazione e poi rimettersi davvero al giudizio elettorale se, come si continua a ribadire, si crede nel popolo?

2.Gli sbarchi dei clandestini.
Quando Gheddafi fu ricevuto in pompa magna l'ultima volta a Roma, uno dei ricatti che subimmo fu quello di pagare una barca di soldi per la costruzione di strade in Libia in cambio di una vigilanza da parte libica sui clandestini che da quelle coste s'imbarcavano alla volta dell'Italia. Lo stesso ministro Maroni (che assieme a Tremonti mi pare l'unica persona seria ed affidabile di questo governo) disse che avevamo raggiunto un valido risultato politico.
Adesso? Adesso Maroni coinvolge l'Europa e parla di fondo di solidarietà europeo. E' aperto ad una commissione bipartisan per arginare il problema dei profughi. Non è per dire che avevo ragione, ma queste cose le scrissi proprio quando sbandierammo l'accordo con Gheddafi come una conquista politica.
Non sappiamo muoverci con eleganza, diplomazia e spina dorsale non solo in Europa, ma nel mondo!

3.Milleproroghe.
L'altra persona seria di questo governo (Tremonti) da quando è al ministero dell'Economia si vanta di aver partorito una finanziaria triennale in modo che ogni anno non vi sia più il tormentone di fine d'anno della finanziaria. Tutti ricorderanno il suo largo sorriso quando disse che la finanziaria fu approvata dal governo in nove minuti.
Ebbene, è la seconda volta che il parlamento è bloccato per mesi sul decreto milleproroghe che attua la finanziaria.

Vorrei continuare, ma non intendo annoiare.
Chiedo ai centrodestristi: ma ci credete ancora in questo progetto e in queste persone? Ci credete ancora in questo capo del governo che parla, parla, parla, ma non sa concludere nulla?
E poi...avete pensato che Berlusconi "porta male"?
Nel 1994, come arrivò al governo, accadde il disastro in Piemonte.
Quel governo durò poco, ma quando riprese il potere ci fu il disastro delle torri gemelle.
Dopo la parentesi di Prodi, Berlusconi riprese il timone e ci trovammo, tutte in fila, le crisi finanziarie nazionali ed internazionali, il terremoto a L'Aquila e a Gampilieri...
Non sono superstizioso, ma...
SOLIDARIZZO CON...
(23.2.11)

-...Fabrizio Cicchitto: vendette il cervello a Craxi e fece strada. Quando il "cinghialone" crollò e scappò ad Hammamet eludendo la giustizia italiana, si defilò fino a quando credette di trovare in Berlusconi un nuovo padrone da servire. Adesso...poverino! S'arrampica sui vetri per difendere l'indifendibile! Che gli succederà e soprattutto dove finirà adesso che la sua stella politica di cui vive di luce riflessa si sta spegnendo?
-...Gianfranco Fini. Fece il gran salto sposando politicamente Berlusconi. Ne ha compiuto recentemente un altro (di gran salto) divorziando politicamente da Berlusconi. Siede sulla terza poltrona della repubblica, ma si comporta come un tribuno di partito.
Che gli succederà quando fra poco tutto crollerà?
-...Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Guido Capezzone...e tutti quei tipetti così bravi a parlare di nulla per ore, argomentando con tesi che fanno ridere i polli su temi da pollaio o da bordello. Che faranno, quando il regime crollerà?

Sì, solidarizzo con tutti quegli uomini e quelle donne del sottobosco politico di quella roba che ipocritamente ci si ostina a chiamare destra, sinistra, centrodestra, centrosinistra che si stanno vedendo crollare attorno il loro piccolo mondo . Si troveranno senza padre, senza padrino, senza padrone, senza, insomma, qualcuno che dica loro quel che devono fare e dire per avere un posto garantito che consenta loro di vivere questa vita incassando mensilmente un bel po' di soldi e gli applausi quando tagliano il nastro della sede della pro loco di Vattelapesca.
Credo che la sera, dopo feste e festini, quando si lavano i denti, dopo aver fatto la pipì, prima di andare a letto, davanti allo specchio del bagno si guardino e sfuggano il proprio sguardo perchè hanno pietà di se stessi. Solo quando sono soli gettano la maschera e scoprono il loro volto rugoso e sfatto. E non hanno il coraggio di guardarsi sul serio. Fuggono a letto dopo aver inghiottito una pillola di sonnifero, per riposare quelle poche ore e ritemprarsi per la giornata che verrà dove dovranno ancora recitare la parte che si sono scelta per sentirsi vivi ed importanti.
Consiglio loro un libro che non è molto da comodino, ma che può aiutarli a cercare un percorso di autenticità: Heirich Boll, Le opinioni di un clown.

NON SEMPRE BUSINNES IST BUSINNES
(22.2.11)

Le notizie che giungono dalla Libia stanno facendo tremare politici ed imprenditori italiani.
I politici tremano perchè tutti furono pronubi verso Gheddafi. Da Andreotti fino a Berlusconi, non c'è politico della prima o della seconda repubblica che non abbia compiuto la visita di dovere adattandosi alla tenda del colonnello-dittatore libico che, forte solo del petrolio che la Provvidenza gli ha fatto trovare nel sottosuolo del paese che governa vessando ed inculcando ogni libertà da oltre trent'anni, ha costretto capi di governo e ministri a tour de force nel deserto per incontrarlo ed a godere spettacoli di becero gusto beduino.
E' inutile che l'opposizione, adesso, sbraiti che abbiamo concesso troppo a Gheddafi. Si dovrebbe ricordare (D'Alema in testa) che quando fu siglato l'ultimo accordo strozzino dal governo Berlusconi, molti membri dell'opposizione s'affrettarono a sottolineare che l'accordo era frutto di lunghe trattative in cui loro furono protagonisti. Invece di prendere le distanze da questo istrione sanguinario che ordina ai suoi cecchini personali di sparare sulla folla, maggioranza ed opposizione, per una volta bipartisan (e anche questa volta sbagliando), si sono affrettati a riconoscere in Gheddafi un leader di spessore. Berlusconi ha fatto di più, com'è suo solito: s'è commosso quando, arrivando a Tripoli, ha trovato all'aeroporto uno striscione lungo trenta metri con la sua foto che stringe la mano a Gheddafi ed ha sottolineato (siamo nel 2009) che è una piccola soddisfazione personale essere così altamente considerato, cosa che non è mai successa con nessun capo di governo. La cosa l'ha talmente commosso che s'è impegnato a baciare le mani del dittatore sanguinario quando venne a Roma con il seguito di trenta cavalli berberi e pretese alloggio nel parco di Villa Dora Pamphili che, per l'occasione, fu restaurata con la modica spesa di 994.000 euro.
Sono certo che Berlusconi elogiò in Gheddafi un leader non per ragioni politiche, ma per affari che avrà combinato in occasione delle visite di stato. Nessuno mi toglie dalla testa che egli sia al governo per fare gli affari suoi (non solo giudiziari) e che per questo sia particolarmente amico di gente che ha potere assoluto (Gheddafi, Putin, emiri arabi vari) : forse dedica cinque minuti a discorsi politici e il resto ad affare personali. Se così non fosse, non si spiegherebbe la ragione per cui solo quando è al potere politico le sue aziende prosperano alla grande.
Ed ecco chi altri sta tremando: gli imprenditori. Come si sa gli imprenditori non seguono più un'etica perchè obbediscono ad un solo principio: business ist businnes.
Non importa con chi fanno affari, l'importante è fare gli affari (e, conseguentemente, i soldi).
Adesso tremano perchè hanno investito capitali in Libia e perchè hanno coinvolto i libici gheddafiani in istituti, enti e società italiani.
E bravi!
Hanno voluto far soldi con un beduino sanguinario? Bene! Adesso pagano.
Non sapevano che ogni dittatura muore? Non sanno un po' di storia passata e recente? Non ricordano che Cesare fu accoltellato, Mussolini mitragliato, Ceausescu ucciso e Saddam Hussein impiccato?
"Gli affari sono affari", rispondono i nostri imprenditori che si sentono granduomini perchè hanno quattro sporchi soldi in banca, si possono comprare automobili da centinaia di migliaia di euro e sono riveriti nelle piazze perchè siedono in consigli di amministrazione di banche e grosse società immobiliari.
Male!
Ecco dove portano gli affari fatti solo per essere fine a se stessi e produrre soldi!
MEDIOCRITA' AL POTERE
(14.2.11)

Uno degli slogans tanto cari ai sessantottini che scendevano in piazza, o col pugno chiuso o con indici e pollici di entrambe le mani uniti, era: "Utopia al potere". Gli esegeti di Russel o di Freud e i sociologi di sinistra, hanno versato su questi slogans fiumi di inchiostro.
A questa opposizione confusa sugli obiettivi ed incerta sulla strada maestra da intraprendere per il bene del paese, consiglio uno slogan:"Mediocrità al potere".
Non intendo fare dell'ironia e mi spiego.
Riflettendo sul motivo per cui Berlusconi nonostante non stia governando, nonostante gli scandali personali di tipo finanziario e di disinvolta gestione dei propri appetiti carnali, nonostante le pendenze giudiziarie di varie entità di presunti reati che gli pendono sul capo è ancora saldo in sella e, stando ai suoi sondaggi, gode ancora di un discreto consenso presso l'opinione pubblica mi sono confermato nell'opinione che sia un mediocre che possiede al massimo grado una virtù che tutti sentono di possedere, ma che non osano confessare apertamente: la mediocrità.
Qualcuno si interrogherà sorpreso: "Ma come?, da quando la mediocrità è una virtù?"
Abituati come siamo alla ricerca ascetica dell'eccellenza in ogni cosa, educati a dare sempre il meglio di noi stessi, coltivati in un perbenismo borghese per cui vizietti innominabili si consumano lontano da occhi indiscreti e si confessano a Pasqua in cattedrale da un prete che non ci conosce, abbiamo individuato nella mediocrità non una virtù e neppure un vizio, ma uno stato di vita da aborrire.
Dobbiamo riconoscere che siamo mediocri. La perfezione non appartiene al genere umano e, quindi, secondo il vecchio sillogismo, essendo noi appartenenti al genere umano, non possiamo essere perfetti. Possiamo tendere alla perfezione, ma il cammino di tensione verso quella meta è immerso nel pantano della mediocrità.
Berlusconi è riuscito prima negli affari e poi in politica ad erigere la mediocrità ad eccellente virtù, facendo intuire a tutti coloro che l'apprezzano e lo votano che lui non è il perfetto, il massimo, ma è uno di loro che si è scrollato il complesso della mediocrità da dosso.
La cosa l'ha intuita anche Bossi ed è per questo motivo che questi due mediocri signori, con alterne vicende d'amore ed odio personale e sgambetti reciproci ripresi da cene in cui si ripropongono fedeltà politica fino alla morte, sono sullo scranno del nostro paese da oltre 20 anni.
L'opposizione si canta e si suona una musica comprensibile solo alle proprie categorie culturali. Mentre Bersani, Casini e Di Pietro continuano a parlare di mercato del lavoro e di PIL, di sanità che non funziona e di disoccupazione, Berlusconi recita la parte della vittima giudiziaria (e ci riesce benissimo!) e Bossi gira col dito medio alzato o facendo il gesto dell'ombrello. Entrambi mietono consensi.
Rifletto: quale italiano non si sente un po' vessato dalla giustizia lunga ed inconcludente volendo la ragione da un giudice che l'obbliga a pagare una multa per sosta vietata conclamata? O quale italiano non infiora il proprio argomentare invocando organi sessuali maschili e femminili e conclude il discorso con un bel "tiè!" facendo il gesto dell'ombrello?
Il potere è dei mediocri, signori! Fatevene una ragione e, se volete prendere il potere (naturalmente inteso come tale e non come servizio), erigete la mediocrità a sistema.
Come?
Semplicemente copiando gli attuali uomini di potere o i vecchi democristiani che, al di là delle teorie di Sturzo e di De Gasperi, hanno governato per quasi quarant'anni su due principi andreottiani:"Il potere logora chi non ce l'ha" e "In Italia, prima o poi, tutto s'aggiusta".
E' deludente arrivare a queste conclusioni, ma è molto realistico.
Questo paese ha mandato al macello fisico o politico chi ha indicato mete ideali e predicato standard di vita affascinanti, ma inaccessibili e continua a premiare i mediocri. In ogni campo: in politica, nel mondo del lavoro, nel mondo della scuola e nella società civile.
Sissignori! La mediocrità è una virtù e per questo merita il potere!
Obiezione ovvia: ma chi tende al meglio, con sacrificio ed impegno è destinato a soccombere?
A livello di scala sociale, sì.
Obiezione sconsolata: ma lei è pessimista!
Sì!
"Vergine luna, tale è la vita dell'uomo mortale!" (Leopardi, Canto notturno di un pastore errante nell'Asia).
SILENZIO, PER FAVORE! SILENZIO!
(10.2.11)

Non se ne può più. Siamo bombardati da notizie inutili e guardone. Mentre tiriamo la carretta ogni giorno, i giornali schierati e non (difficile anche qui capire chi è schierato e non) ci tormentano con gli sms di Sara Tomasi e i ricorsi contro lo stato da parte del presidente del consiglio dello stesso stato.
Possiamo avere un po' di silenzio?
Possiamo mettere la sordina al chiasso indiavolato che da mesi ci sta tormentando il cervello?
Personalmente non credo che i magistrati vogliano scalzare per via giudiziaria Berlusconi dal seggio di inutile presidente del consiglio e personalmente non credo neppure a tutto quanto si va favoleggiando su bunga bunga, festini a luci rosse, sms di ogni tipo, coinvolgimenti di ministri, starlette, onorevoli e altra gente di sottobosco culturalsessuale. Qualcosa ci sarà stato (poco o tanto che sia), ma a noi non deve interessare.
Lo debbono capire tutti i manipolatori dell'informazione pubblica.
Dopo un bel po' di tempo mi sono deciso a rivedere Anno Zero perchè ho saputo che si sarebbe parlato di tasse.
Mi sono dovuto sorbire l'ennesima fiction su Ruby e il Cavaliere. Parole vuote, tempo sprecato, soldi dei contribuenti al canone Rai spesi per queste stupidissime quisquilie di letti presidenziali e festini nei vari centri di Arcore, Roma, Sardegna ecc.
Gente che non vale nulla, ma proprio nulla, sale alla ribalta della cronaca perchè ha inviato un sms a Tizio, ha parlato con Caio e s'è spogliata per Sempronio. Con la conseguente smentita dei vari Tizio, Caio e Sempronio.
Silenzio, per favore!
Parlateci di come va il nostro PIL, di come funzionano la nostra Sanità e la nostra Scuola, di disoccupazione e di problemi di gente over 40 che sta impazzendo perchè non trova lavoro e non sa dove andare a parare per mantenere la famiglia.
Indicateci strade positive per crescere, per impegnarci, per acculturarci, per amare il nostro paese e il nostro ambiente.
Illustrateci come non essere imbrogliati da persone che cavalcano le mode del momento quali il risparmio energetico, la bioedilizia, la medicina naturale e il benessere in generale.
Ci sono tante cose che ci interessano che non hanno bisogno di titoloni urlati e che lasciano l'ometto di Arcore a morire avvitato su se stesso.
Silenzio!
Lasciamo che la magistratura indaghi senza essere tirata per la giacca e che il Cavaliere governi senza essere distratto dai suoi festini serali che gli organizzano i suoi scherani o le sue fedelissime.
Non se ne può più di essere messi al corrente di ogni mossa sessualpresidenziale e di ogni smentita di donne che mettono in mostra il proprio corpo offrendolo per avere qualche mese di notorietà.
Silenzio!
NON C'E' BISOGNO...
(1.2.11)

Non c'è bisogno...
- che il ministro Maroni dichiari che se giovedì prossimo non passa il federalismo, si va alle elezioni. I cittadini moderati che tirano la carretta tutti i giorni, sanno da tempo che la classe politica è fatta di persone che sgomitano per arrivare ai posti di potere per difendere il proprio "particulare". La Lega Nord è al potere a livello locale e nazionale da oltre 20 anni e non è mai riuscita a fare quello per cui arringa le piazze nei comizi elettorali. Minacciare che se non si approva il federalismo, si va a votare, è assoluta mancanza di senso civico.
- ... che Pierluigi Bersani risponda a Berlusconi su "Il Corriere" che tutto è possibile se "fa un passo indietro". Bersani non sa che per Berlusconi fare un passo indietro, significherebbe finire nel burrone? Chi lo farebbe? Solo una persona responsabile, cioè una persona che è al governo per il bene del paese e non per il proprio "particulare".
- ...che i partiti di opposizione e la terza gamba del potere politico si sgolino per dirci che stiamo navigando a vista. I cittadini moderati che tirano la carretta tutti i giorni, se ne sono accorti da tempo,cioè da quando Berlusconi è al potere dopo che il cecchino Mastella impallinò Prodi.
-...che l'opposizione parli di patrimoniale sui ricchi per siglare la crescita e la ripresa economica. La ripresa economica si attua cominciando a fare economia (cioè a risparmiare) e ad impedire l'evasione fiscale che lo scorso anno, è stata di 50 milardi di euro.
Vorrei continuare a ricordare di cosa non abbiamo bisogno, ma il lungo elenco non interessa a Berlusconi, Bossi, Bersani, Casini, Fini e nanetti a seguire.
A Berlusconi vorrei solo dire che abbiamo bisogno di non occuparci dei suoi processi e delle sue notti brave. Ci piacerebbe occuparci ed essere coinvolti in cose serie che riguardano la nostra scuola, il nostro lavoro, la possibilità di risparmiare qualche soldo alla fine dell'anno per avere da parte qualcosa per i nostri figli.
Ma...a Berlusconi interessa?
LA TOLDA DEL TITANIC
(25.1.11)

Mentre tutti i media sono presi dall'inseguire le vicende di Ruby e sorelle per scovare il piccante delle notti di Arcore, ci sono un po' di cose che vanno avanti sulla barca "Italia".
Pochi si sono accorti che Gheddafi ha acquistato il 2% dell'Unicredit, quota che, unita a quella della Fiat e ad altre partecipazioni azionarie che il dittatore libico detiene nel nostro Paese, fa di quest'ultimo un riferimento sempre più importante non solo a livello politico, ma anche finanziario. E Dio sa se abbiamo bisogno d'avere un compagno di viaggio politico e finanziario così poco affidabile.
Il livello di disoccupazione è aumentato e, quel che più preoccupa, l'Istat ci informa che i giovani dai 25 ai 35 anni se cercano lavoro non lo trovano e quindi smettono di cercarlo.
Anche qui: Dio sa se abbiamo bisogno di giovani demotivati e perdigiorno che inseguono i miti televisivi del Grande Fratello pensando che così possono affermarsi nella vita.
La macchina industriale non gira. Emma Marcegaglia ha recentemente rimproverato il governo dalle pagine di uno dei più autorevoli quotidiani italiani, accusandolo di inefficienza. Per tutta risposta il capo del governo ha sottolineato che la Dc ha fatto 5 riforme in 40 anni ed a lui si chiedono riforme ogni 5 mesi. Non è vero, ma la frase è d'effetto e seppellisce il problema. E Dio sa se abbiamo bisogno che i problemi siano seppelliti sotto il tappeto, piuttosto che risolti.
Come accadeva sulla tolda del Titanic i musicisti continuavano a suonare per distrarre i passeggeri destinati ad essere inghiottiti dalle nere e profonde onde dell'oceano.
I musicisti (politici di maggioranza e di minoranza, giornalisti ed uomini che padroneggiano i media in genere) si sono dati l'obiettivo di distrarci dai problemi reali e di orientarci verso quelli fittizi. La gente non discute di Gheddafi, di occupazione, di mancata crescita del PIL, ma di competenza delle procure sul caso Berlusconi-Ruby e di privacy del premier.
Gli stessi vescovi, riuniti in assemblea plenaria, ritengono giusto aprire la seduta commentando le vicende personali di un signore malato non solo di sessuomania, ma di megalomania e narcisismo al massimo grado, piuttosto che commentare lo stato di degrado progressivo che sta portando la nostra barca ad affondare in quanto si trova "...sanza nocchier in gran tempesta".
Non so se posso iniettare una dose di ottimismo ai miei pochi lettori, ma vorrei ricordare che noi siamo meglio di loro. Tu artigiano che stamattina carichi i pennelli sulla tua macchina e parti per imbiancare una casa; tu mamma che svegli i tuoi figli e li motivi per andare a scuola; tu manager che sei in ufficio a compulsare i numeri e a studiare strategie per aumentare il fatturato; tu prete che celebri la messa e preghi per il tuo popolo che sai affranto e preoccupato; tu autista del TIR che sei imprigionato in colonna perchè la strada è piena di buche ed un'auto s'è spaccata il giunto; tu studente che ti prepari agli esami universitari...tu...tu..tu...noi...siamo meglio di tutti loro. Li abbiamo votati (più corretto sarebbe dire che ci hanno costretto a votarli), ma non sono meglio di noi. Noi siamo quelli che continuano a remare disperatamente perchè la barca "Italia" non affondi e ce ne freghiamo della musica che ci suonano per narcotizzarci perchè noi che remiamo tutti i giorni abbiamo il senso del Paese, della Patria, dello Stato più di chi si riempie la bocca di queste altisonanti parole.
Un invito: lasciamoli suonare la loro musica di morte e noi pensiamo alla nostra vita che è quella del nostro Paese.

VATICANO E BERLUSCONI
(22.1.11)

Così il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone: “La Santa Sede segue con preoccupazione le vicende italiane”. “La chiesa condivide il “turbamento” espresso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per quanto pubblicato dai media riguardo alle accuse mosse al premier. “La Santa Sede – ha scandito ancora il cardinale – segue con attenzione e in particolare con preoccupazione queste vicende italiane, alimentando la consapevolezza di una grande responsabilità soprattutto di fronte alle famiglie, alle nuove generazioni”.
“La chiesa spinge e invita tutti, soprattutto coloro che hanno una responsabilità pubblica in qualunque settore amministrativo, politico e giudiziario, ad avere e ad assumere l’impegno di una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalità”.
Bertone è uscito un poco dal suo algido opportunismo politico e si è sbilanciato comunicando di non approvare quel che sta succedendo in Italia.
E' già un passo avanti.
Segretari di stato come Gasparri o Tardini (cioè gente che aveva la spina dorsale) non sarebbero andati a ricevimenti dove era certa la presenza di questo presidente del consiglio ed avrebbero lasciato al nunzio apostolico l'onore di fare gli onori di casa vaticana.
Troppe le foto con i due seduti l'uno accanto all'altro e, errore degli errori, fu quello di partecipare alla "cena di casa Vespa".
Non si tiri in ballo, per favore, il discorso della missione pastorale di un prete (e quindi anche di un cardinale) di essere sempre pastore anche per la pecorella più lontana perchè anche uno sprovveduto capirebbe che a Berlusconi non gliene frega niente della chiesa e di Dio, ma gliene frega molto accreditarsi come uomo apprezzato dalla chiesa cattolica.
Un segretario di stato con la spina dorsale comincerebbe a muovere i primi passi decisi anche se diplomatici, per una messa in discussione del Concordato portando una motivazione: vi sono elementi nella società attuale italiana che non sono più rispondenti alle norme concordatarie.
Quali?
Il matrimonio concordatario, l'insegnamento della religione cattolica e l'otto per mille, tanto per citarne solo tre.
Da qui partirebbero quei distinguo importanti per fare della chiesa una libera realtà, sciolta da ogni vincolo con lo stato che la ospita, ma soprattutto da uomini indegni che rappresentano questo stato.

FASCISMO IN CAMICIA VERDE
(20.01.11)

E' un po' che ci penso e se prima temevo Berlusconi come politico, mi accorgo che è da un po' di tempo che temo Bossi.
Su Berlusconi ho già scritto quel che penso e ritengo che ci abbia danneggiato fin da prima che scendesse in campo, come dice lui, abituandoci al degrado culturale con i media da lui posseduti, ma Bossi fa di peggio.
Quando Berlusconi sarà del tutto bollito (non credo che manchi molto), tutto il castello crollerà e di Bonaiuti, Bondi, Gasparri, Capezzone ecc.ecc. ce ne disferemo senza troppi rimpianti, salvo a rivederceli in altra versione riveduta e corretta. Ma non fanno grandi danni: sanno solo chiacchierare.
Bossi non cadrà, neanche quando morirà.
Sta creando il nuovo fascismo che ha sostituito la camicia nera con quella verde.
Ha saputo muovere le corde di un popolo stanco di anni di malgoverno democristiano e socialista puntando su cose nuove e presentandole come valori : il federalismo, le tasse onerose, le devozioni "diverse" (riti celtici) non sapendo neppure lui bene dove finissero e dove cominciassero le sue intuizioni e sapendosi appoggiare ad intellettuali (Miglio, Tremonti) che in lui hanno trovato spazi che l'intellighenzia democristiano-socialista ha negato.
Non solo: Bossi ha cavalcato il senso di volgarità presente nella gente comune erigendolo a liceità e sfruttando per questo i media che gli corrono appresso alla ricerca di espressioni e gesti volgari che egli, sapiente istrione, concede quando decide di farlo.
Bossi sa di avere il potere e, questo è un suo vantaggio, non si ubriaca di esso.
Cerca alleanze opportunistiche per mantenersi a galla ed accrescere il suo potere, ma come un abile commerciante, baratta appoggi e voti in cambio di qualcosa che gli stupidi che lo cooptano ritengono sempre di importanza secondaria rispetto ai loro meschini interesse. E cos', di gradino in gradino, è arrivato ad avere un mezzo popolo al parlamento (i suoi leghisti continuano ad urlare Roma ladrona, ma non riescono a coglierne l'incoerenza), due regioni da governare (i suoi non ricordano quando con Miglio diceva che le regioni andavano abolite per creare tre macroregioni); un'infinità di provincie e di comuni retti da esponenti leghisti ed una presenza sempre pretesa in enti pubblici. Sta tirando la stoccata finale: vuole essere in una banca.
Gli stupidi gli concederanno anche questo perchè penseranno quello che hanno pensato altre volte: buzzurri come sono i leghisti non capiranno nulla e noi, intanto, continueremo a farci i fatti nostri.
Invece, no.
La camicia verde ha sostituito la camicia nera e non so perchè, ma quando vedo Calderoli è da un po' di tempo che penso a Bombacci.
Gli esponenti del Carroccio non sono tutti da buttare. Ho scritto altre volte che conosco persone serie e che voterei se non fossero della Lega. Ma il dubbio che il latente fascismo verde stia preparandosi a marciare su Roma ladrona mi attanaglia da un po' di temp
POVERO CENTENARIO ITALIANO!
(18.01.2011)

"E' un'indecenza che in un paese democratico il presidente del consiglio sia sotto tutela dei giudici" (un industriale a Villa Gerbetto, ieri sera).
"Un ordine dello stato ha deciso di fare guerra ad un potere dello stato" (Silvio Berlusconi sulle ultime accuse).
Io dico che è un'indecenza che oggi, 18 gennaio 2011, i maggiori quotidiani italiani dedichino pagine e pagine alle storie private del premier. E' un'indecenza che qualche industriale pronube alle sirene di Berlusconi definisca indecenti giudici che d'ufficio debbono procedere ad accuse che emergono. E' un'indecenza che da anni gli italiani siano sottoposti alla tortura mediatica di un premier e dei suoi avvocati ed accoliti che irridono la magistratura nella sua attività e la bollino come comunista perchè si deve occupare di faccende che riguardano Silvio Berlusconi.
Ho già scritto che nel nostro paese, da 150 anni a questa parte, non c'è mai stato un impegno della magistratura così serrato nei confronti di un uomo di governo e, se c'è, qualche motivo deve pur esserci.
Basta con la storia della persecuzione giudiziaria!
Lo stesso Berlusconi ha più volte dichiarato che se non avesse avuto tutti i soldi che ha, non sarebbe uscito illeso dai processi numerosi che si sono svolti a suo carico per i più svariati motivi. E l'ha detto senza vergognarsi, anzi...avendo come eco un Emilio Fede che, quando Montanelli aveva 79 anni, lo invitò pubblicamente ad andarsene da "Il Giornale" perchè non la pensava come il capo (adesso lui ne ha 79, ma rimane saldo in sella a sparare notizie proberlusconiane).
Ma l'indecenza più grave, mentre ci apprestiamo a celebrare fiaccamente e retoricamente il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia, è che ci viene presentato un paese fatto di governanti e di uomini d'affari e di potere che a parole bandiscono la prostituzione, difendono la dignità della donna, creano ministeri ad hoc per questo e, sotto, sotto, pagano decine di migliaia di euro per prestazioni erotiche nelle loro case private, senza non solo pensare a chi è povero, a chi non arriva alla fine del mese, ma anche al riscontro negativo che tale giro di squillo ha sull'educazione dei giovani.
Mi ha fatto pena leggere che una squillo ha detto alla sua amica che in una serata ha guadagnato quello che un operaio guadagna in sette mesi. Mi ha fatto pena non solo perchè ho pensato che allora i soldi quella gente li ha (magari li ha evasi dalle tasse e le squillo potrebbero dare un contributo alle casse dello stato!), ma anche perchè è una secchiata di letame in faccia a chi lavora duramente, paga le tasse fino all'ultimo cent e non ha per la testa di incontrare Ruby, Noemi, Daddario et similia, ma di mantenere la propria famiglia ed educare i propri figli al senso della famiglia, del lavoro, dello stato, della fede.
In 150 anni non siamo riusciti proprio per nulla ad essere italiani: dalla nostra patria è partita Roma che ha dominato (purtroppo anche col ferro e col fuoco) il mondo allora conosciuto lasciando impronte positive; dall'Italia è partita una rinascita culturale (con l'Umanesimo ed il Rinascimento) che ha invaso l'Europa. Siamo stati il paese della poesia, dell'arte, della musica, della moda, del buon gusto, della buona tavola, dei buoni film e adesso siamo ridotti ad essere il paese che fa parlare di sè per giri di squillo, alto tasso di disoccupazione, evasione delle tasse, degrado del patrimonio culturale, affitto del cervello musicale e creativo in genere a improvvisati artisti che cavalcano l'onda surfista e muoiono con essa.
Tutto questo mentre qualcuno (ma proprio solo qualcuno) pensa a celebrare l'unificazione del nostro paese che molti improvvisati tribuni giunti al governo vogliono scorporare, dividere, smembrare, demolendo la scuola, non finanziando la cultura e la ricerca, sperperando nella sanità, irridendo la magistratura e le forze dell'ordine (che hanno lasciato sul campo molti cadaveri, infinitamente di più dei politici).
Forse sarebbe bene che industrialetti brianzoli o lombardi che s'inchinano al Grande Industriale Brianzolo ritenendosi privilegiati se invitati a villa Gerbetto, prima di usare le parole, consultassero il Devoto Oli ed imparassero che indecenza ha un preciso significato che andrebbe applicato dalle loro parti. Ma a questa gente, piena "de danèè" e con la testa infilata nel seno della squillo di turno, il vocabolario italiano non interessa: la cultura non da soldi.
10 ASSOLUZIONI E 13 PRESCRIZIONI
(14.01.2011)

La Consulta si è pronunciata: il leggittimo impedimento c'è e non c'è.
I soloni togati del Palazzo - rigorosamente divisi equamente fra designati dall'area di destra e di sinistra - hanno sentenziato pilatescamente che tocca ai loro colleghi sul campo decidere se una delle quattro cariche dello stato possa o meno intervenire in un processo in cui è imputata.
Grazie.
Li paghiamo per questo cerchiobottismo noioso e salomonico. Li rispettiamo per questo menefreghismo sapiente e spocchioso.
Lorsignori togati sapevano bene che l'argomento del contendere non aveva un carattere universale, ma molto, molto particolare: si trattava di quella persona che adesso è presidente del consiglio e che - chi l'ha votato non lo dimentichi - da quando è in politica ha solo cercato di proteggere se stesso (un po' meno i suoi, si veda Cesare Previti) dai processi a suo carico insultando i giudici, definendo comunista la magistratura e sfornando lodi uno sull'altro.
Berlusconi ha attraversato oltre 100 processi in cui è stato direttamente o indirettamente coinvolto. Ha avuto 10 assoluzioni per mancanza di prove e tredici prescrizioni di reato. Non c'è un uomo al governo in tutto il mondo che sia così inquisito. Gli mancano ancora i processi Mills, Mediatrade, Ruby e non so quanti altri, ma si sa che per qualche processo si arriverà alla prescrizione.
Ai togati questo non doveva sfuggire e invece è sfuggito: hanno chiamato i servi con la brocca ed il catino e si sono lavati le mani. Si sentono innocenti del sangue degli italiani.
Sarebbe stato sufficiente che avessero dichiarato che non deve esistere leggitimo impedimento alcuno, per nessuno, mai. Avrebbero potuto accompagnare al voto una nota di consiglio (e sarebbe stato un autorevole consiglio!) per la formulazione di una legge in cui nessuna persona indagata o condannata avrebbe potuto candidarsi al parlamento della nazione e che le quattro cariche dello stato e tutti gli uomini di governo, appreso di indagini a loro carico, sarebbero stati immuni da ogni processo fino alla scadenza del mandato.
Non l'hanno fatto.
Eh, già! Per far questo bisogna avere la spina dorsale e soprattutto non si deve arrivare a quella poltrona perchè indicati dal centrodestra o dal centrosinistra, ma solo per specchiata ed adamantina carriera e cultura.
La metà dei giudici di centrodestra non ha neppure solidarizzato con i colleghi del centrosinistra quando Berlusconi ha detto testualmente che non si aspettava granchè dal verdetto della Corte perchè la metà dei giudici sono di sinistra.
Dopo 10 assoluzioni e 13 prescrizioni, il nostro presidente del consiglio, con simili garanti, può continuare a fare quello che vuole. Anche a far scarcerare Ruby perchè, tanto, il processo per corruzione di minore ecc. ecc., è in atto, si farà, ma...un giudice si trasferisce e si deve ricominciare daccapo, Ghedini trova qualche cavillo capzioso e si deve rimandare il processo, qualche giudice (che questa volta sarà giudicato sereno ed imparziale) accetterà che proprio quel giorno Berlusconi non può presenziare perchè è impegnato a ricevere la segretaria del sultano del Brunei...arriverà la prescrizione e...
LA DIFFICILE RIPRESA
(11.1.11)

Riparte veramente da oggi il nuovo anno, perchè è da oggi che tutte le attività riprendono a marciare al solito ritmo.
Mi chiedo anzitutto se vacanze così lunghe abbiano giovato a chi le ha potute, volute o è stato costretto a farle. Sì, perchè c'è chi ha potuto e chi ha voluto fare le vacanze (dal 23 dicembre ad ieri) e chi è stato costretto a fare vacanza. Chi ha potuto e voluto mettersi a riposo (lavoratori dipendenti ed autonomi) si sarà organizzato per riprendere forze e programmare l'attività del 2011; chi è stato costretto (dipendenti che l'azienda ha messo in ferie a causa del poco lavoro) ritorna sul posto di lavoro con la grande incognita di come sarà il 2011, interrogandosi se, a fine anno, sarà ancora in questo posto di lavoro. In ogni caso penso che vacanze così lunghe non abbiano giovato a nessuno.
I dipendenti delle scuole (e quindi gli alunni) dopo un così lungo periodo di vacanza sono arrugginiti e ci vorrà un'altra settimana per iniziare a carburare. Idem dicasi per tutti coloro che sono rimasti fermi 17 giorni senza pensare al lavoro. Tutto questo non giova alle persone, prima che al lavoro ed all'economia. Il tema andrebbe affrontato in modo brutale: le ferie sono un diritto, ma non un dovere. Perchè nella riforma scolastica non si sono affrontati i temi delle vacanze? Se i nostri ragazzi avessero ripreso la scuola il 28,29 e 30 dicembre e il 4 e 5 gennaio, avrebbero avuto qualche nocumento? Gli insegnanti non si sarebbero riposati a sufficienza?
In sostanza: se si fosse lavorato in questo periodo o si potesse lavorare nel sacro periodo ferragostano senza bloccare inutilmente i normali ritmi in nome di miti intoccabili come quello dello ferie, cambierebbe qualcosa?
No. Non cambierebbe nulla. Le ferie si spalmerebbero durante l'anno e tutti ci abitueremmo ad essere più attenti al nostro modo di vita che, prima che festaiolo, deve essere festivo.
La rirpesa è difficile, ma non solo per le lunghe vacanze.
E' difficile per l'economia che anche quest'anno non girerà. Anche Tremonti ha dovuto ammettere che non siamo in ripresa. Del resto i facili ottimismi governativi berlusconiani si scontrano con chi ogni giorno sempre più riesce difficilmente a mettere assieme pranzo con cena.
Non sarà un anno facile. I crediti si riducono sempre di più. I saldi di fine stagione non stanno dando soddisfazione ai commercianti e la gente si sta rifugiando in un solo bene: il ristorante. Fra poco cederanno il passo anche i ristoranti a favore dei bar che si stanno sempre più organizzando con gli aperitivi "happy hour". Ma anche qui...sarà difficile reperire 5 euro per l'aperitivo.
Che fare?
Tornare all'austerità di un vivere rispettoso dell'ambiente, dei consumi e, quindi, di se stessi.
Inutile cambiare la TV se non serve, superfluo cambiare l'auto per essere alla moda, inutile cambiare la cucina e superfluo prendere le scarpe all'ultima moda. L'elenco potrebbe continuare ed ognuno può esemplificare secondo la propria esperienza.
Il concetto è che il consumismo ci ha portato a questo punto arricchendo chi ha saputo sfruttarci creandoci necessità che ci hanno solo svuotato il portafogli.
ESTRADARE...NON ESTRADARE...
(6.01.11)

La vicenda di Battisti ci lascia l'amaro in bocca.
Il 4 gennaio il nostro presidente del consiglio ha fatto la sua ultima stupidissma uscita: ha detto che saremo duri nel chiedere l'estradizione di Battisti, ma che i rapporti con il governo brasiliano sono saldi e che l'amicizia deve durare. Gli ha fatto eco il suo ministro della difesa La Russa il quale, facendo una cronistoria ad usum delphini, ha chiosato che il Brasile, essendo comunista, ha dato asilo politico ad un terrorista rosso, mostrando così di non capire nulla di elezioni democratiche (in Brasile ha vinto il partito dei lavoratori con elezioni democratiche) e di leggi internazionali.
Il mio parere è che Battisti debba essere estradato e giudicato e condannato in Italia. Il Brasile farebbe un gesto di alto spessore politico se non s'opponesse all'estradizione. Mostrerebbe rispetto verso una nazione democratica che ha delle leggi democraticamente approvate; sancirebbe il principio per cui nessuno può considerarsi perseguitato politico da un paese democratico; lancerebbe un messaggio di pace internazionale perchè chi delinque uccidendo per ragioni politiche (che personalmente può considerare nobili) deve sapere che non può trovare asilo da nessuna parte.
Ma per fare queste cose bisognerebbe che gli uomini politici fossero statisti e non mi sembra che Berlusconi, La Russa e Lula lo siano. Tutti costoro debbono tenere buono il proprio elettorato per mantenere il potere. Lula ha bisogno di consenso (e il consenso gli viene anche da chi simpatizza per il terrorismo di sinistra), Berlusconi prima che alla politica guarda gli affari. Suoi e dei suoi elettori che in Brasile hanno interessi economici e con il Brasile stanno intessendo rapporti d'affari.
Battisti, quindi, è solo una pedina di uno scacchiere ben più grande (non per questo importante).
Qualche giornalista ha ipotizzato che adesso ci buttano in pasto Battisti come prima ci hanno buttato in pasto Boffo, Montecarlo, le escort ecc.ecc. così parliamo di questo e non ci accorgiamo che l'economia va a rotoli.
Mi sembra una baggianata: non credo che gli italiani si scannino per far rientrare o lasciare Battisti dove si trova. Chi lo fa sono quei quattro gatti capitanati dalla Santanchè che non perde occasione per mettersi in mostra e governati da quattro sinistri che non perdono occasione per dire che il governo deve cadere.
Il resto degli italiani rimane con l'amaro in bocca per una vicenda che ha segnato pesantemente e cruentemente il nostro paese e che non accenna a chiudersi definitivamente.
UN BUON ANNO? SPERIAMO!
(5.01.11)

I botti di fine ed inizio d'anno sono finiti, ma non finiranno quest'anno altri botti che ci accompagneranno per dodici mesi.
Il primo botto è quello della politica. La maggioranza è divisa in almeno tre comparti: quel che resta del PdL, quel che resta dei nanetti del PdL e le colombe del FlI. Quel che resta del PdL cerca ossigeno per sopravvivere fino a fine legislatura, i nanetti si danno da fare per procurare ossigeno e i moderati finiani non sanno che pesci pigliare. Il botto arriverà con la Lega. A Bossi non interessa il bene del paese, ma il suo giocattolo che ha chiamato federalismo. Non sa nemmeno bene neppure lui come funzioni il giocattolo, ma, come un bambino capriccioso, lo vuole a tutti i costi e quindi, approvata la legge, insisterà per il ricorso alle urne. E il botto sarà forte: Berlusconi arriverà all'appuntamento come un leone ferito e, pur non avendo vita facile, ce la farà ancora non tanto per merito suo quanto per l'imperizia dei cacciatori.
Il secondo botto è quello dell'economia. Una bella notizia (lo so che canto fuori dal coro) è che l'inflazione sta salendo. Non è una bella cosa, ma è indizio di ripresa economica. Meglio l'inflazione della deflazione o della stagnazione. Ma l'economia è una macchina complicata: è fatta di denaro, di investimenti, di mercato del lavoro, di pagamenti puntuali, di ricerche di mercato. Tutte cose che un po' ci sono e un po' non ci sono in questo nostro paese e, quando ci sono, spesso sono gestite male.
Il terzo botto verrà dai giovani. Studenti universitari e giovani lavoratori hanno capito due cose: il loro futuro è nelle loro mani (per fortuna che l'hanno capito) e che la loro protesta può essere ascoltata. Non essendo più disposti a delegare agli altri il loro futuro, i giovani saranno una forza che potrebbe essere positiva se ben gestita, ma potrebbe essere espolosiva se lasciata a se stessa. Il mio parere è che i giovani non saranno coinvolti e quindi diventeranno più che un botto, una bomba.
Il quarto botto ce lo daranno i "non dipendenti". Artigiani, piccoli commercianti, lavoratori autonomi non ne possono più da un bel po' di tempo. Sono vessati da leggi, leggine e norme che li stritolano e che cambiano con la rapidità con cui il tempo dal brutto volge al bello e sono stanchi. Ieri un artigiano mi confidava che se le cose vanno avanti così, chiude e lavorerà in nero. I "non dipendenti" non faranno le barricate, semplicemente si faranno i fatti loro, fregandosene degli altri e di una politica che li lascia, da sempre, soli.
Sarà un buon anno?
Speriamolo!
Indice 2010

- Noi moderati...e un paese artificiale (28.12.10)
- I tre re magi al parlamento (22.12.10)
- Gli auguri di un italiano (21.12.10)
- Silvio: meno male che non ci sarà 13.12
- Natale nei palazzi 11.12
- Tremonti in Eurolandia 7.12
- Universitas studiorum 5.12
- La cultura e il suo prezzo 1.6
- Democrazia vo cercando 30.5
- Due uomini diversi 16.5
- il benefattore di Adro 17.4
- Le piaghe della chiesa 11.4
- Muoiono gli artigiani 6.4
- O con me o...27.3
- Il teatro delle elezioni 24.3
- PDL,ovvero..partito del predellino 2.3
- Una scuola riformata 2.2
- Il bicchiere mezzo pieno 9.2
- Peregrinatio ad Hammamet 1.2.
- Cattolici e politica
- Ipocrisia e diplomazia
- Diritto di replica
- Criminale è bello 23.11
- Ma è davvero alla frutta? 20.11
- Non siamo al regicidio 16.11
- Destra e sinistra...15.11
- Rottamazione al potere 8.11
- Dalle etère alle escort 4.11
- Squilla il telefono...1.11
- BBT, la banda dei tre 25.10
- Ancora...25.10
- Presto e bene 23.10
- Tifoseria informatica 22.10
- Demenza senile 7.9
- Addio...6.9
- Iprovvisazione al potere 2.9
- Sto con Marchionne 27.8
- La lingua italiana?
- Brancher...Brancher 3.7
- Otto per mille...8.6
- La cultura e il suo prezzo 1.6
- Democrazia vo cercando 30.5
- Due uomini diversi 16.5
- il benefattore di Adro 17.4
- Le piaghe della chiesa 11.4
- Muoiono gli artigiani 6.4
- O con me o...27.3
- Il teatro delle elezioni 24.3
- PDL,ovvero..partito del predellino 2.3
- Una scuola riformata 2.2
- Il bicchiere mezzo pieno 9.2
- Peregrinatio ad Hammamet 1.2.



NOI MODERATI E...UN PAESE ARTIFICIALE
(28.12.10)

Noi (pochi) moderati pensiamo che il nostro Paese sia lo specchio del suo Premier il quale, ultrasettantenne, ama presentarsi fresco e giovane come un quarantenne. Come il nostro Presidente del Consiglio, schiere di uomini e donne si sottopongono a trattamenti di lifting a tutte le parti del corpo, illudendosi di acquistare così una giovinezza che ogni anno, inesorabilmente, marcia verso la vecchiaia. Come il nostro Premier pensiamo più all'immagine che alla sostanza e così legioni di uomini e donne d'azienda o che comunque vivono le relazioni sociali, pensano che l'auto di grossa cilindrata, il doppiopetto, le vacanze esotiche, la villa superaccessoriata e via dicendo debbano essere elementi fondamentali per essere qualcuno in società. Non solo: schiere di persone si valutano reciprocamente per quello che hanno, dimenticandosi di quello che sono.
Come il nostro Presidente del Consiglio il nostro paese vive artificialmente. C'è un terremoto? Non c'è problema: in pochi mesi saranno date le case a tutti. C'è una città che ha problemi di rifiuti? Non c'è problema: in pochi giorni i rifiuti saranno spazzati. C'è un convegno internazionale? Non c'è problema: in poco tempo si ricrea quella parte di città come succede nelle scenografie dei film. Chi verificherà poi se i terremotati avranno davvero la casa, le città saranno ripulite dai rifiuti...cioè: chi verificherà che i problemi saranno davvero risolti in modo stabile e duraturo? Nessuno.
Importante è l'immagine, fare bella figura, presentare le cose come fatte e fatte presto e bene, anche se...presto e bene raro avviene.
Ciò che è artificiale, non è reale proprio perchè è frutto di un artificio.
E' come un'automobile senza benzina: si può spingere fino alla discesa e, in discesa, l'auto sembra che vada, ma...la discesa ha una fine e, alla fine, si riproporrà il problema della benzina.
Noi (pochi) moderati pensiamo che nel nostro paese da troppi anni manchi il carburante, cioè quel propellente che consente ad un auto di mettersi in strada e percorrere chilometri e chilometri senza fermarsi.
Servono a poco gli stanziamenti immediati (i veneti, provati dall'alluvione, non hanno aspettato la manna da Roma), servono a nulla le troupes televisive che catturano immagini di miracoli compiuti in poco tempo: serve il carburante.
E il carburante non è solo il denaro, ma è un progetto.
In questo paese artificiale, manca un progetto Italia che sia reale. Non è il progetto dell'amore di Berlusconi e non è il progetto fumoso delle opposizioni.
Il progetto reale è un progetto di lungo respiro che guardi oltre il contigente e si proietti nel futuro.
Un solo esempio: ricordate gli slogan del primo governo Berlusconi? Ricordate le tre "I" (Inglese, Internet, Impresa) per la scuola? O "Aiutare chi è rimasto indietro"? Ricordate (per par condicio) lo slogan dei sindacati "Lavorare meno, lavorare tutti?"
Artifici! Solo artifici per catturare voti e farsi comodamente i fatti propri una volta seduti sulla poltrona.
La scuola è rimasta quelle che era, chi era indigente è rimasto tale, chi era senza lavoro è rimasto senza lavoro.
Con gli artifici, gli slogan, le immagini di facciata, non si costruisce il futuro di un paese e di una società civile.
Ma noi (pochi) moderati non siamo ascoltati dai potenti che corrono verso il potere.







I TRE RE MAGI AL PARLAMENTO
(22.12.10)

Passerò per dissacratore, ma ho sempre pensato che Gaspare, Melchiorre e Baldassarre non hanno portato fortuna a Gesù. Si sono recati alla grotta in pompa magna e gli hanno portato oro (simbolo di corruzione), incenso (che si usava nei templi per soffocare il puzzo di chi non si lavava), mirra (prodotto per imbalsamare i cadaveri). E Gesù, pur in fasce, si sarà preoccupato d'illuminare i suoi genitori consigliandoli di disfarsi al più presto di quei regali ingombranti: il Vangelo, infatti, tace sull'uso che fece la Sacra Famiglia degli omaggi dei re magi.
Se si recassero al Parlamento Italiano (che per l'occasione si lustrerebbe a festa e sarebbe colmo come quando vi si recò il papa) potrebbero, i nostri uomini d'Oriente, ricollocare opportunamente i loro regali. Sono certo che i nostri uomini di governo, parlamentari di maggioranza e minoranza, dissenzienti, consenzienti, tranfughi e via dicendo, apprezzerebbero l'oro (e non spiego il motivo). Dell'incenso cambierebbero destinazione d'uso: servirebbe per turibolare il potente di turno perchè ne possa derivare qualche favore. Della mirra se ne sbarazzerebbero buttandola dalla finestra, ma sotto ci sarebbe subito un Renzi della situazione che l'afferrebbe al volo per imbalsamare i cadaveri di tutti quelli che vuole rottamare.
Vorrei davvero che la stella conducesse i tre saggi orientali in piazza Colonna: sono certo che sarebbero ricevuti in pompa magna. Non sarebbe neppure necessario stanziare fondi straordinari per l'occasione: si possono riciclare le tende allestite per l'ultima visita di Gheddafi. Se chiedessero a Fini la strada per la "mangiatoia" questi li indirizzerebbe a Montecarlo; Berlusconi (notando giovani odalische nel seguito) li riceverebbe a Villa Certosa; Bersani sarebbe incerto, non riuscendo a trovare D'Alema al telefonino; Bossi li indirizzerebbe ad una banca del Nord; Di Pietro non perderebbe occasione per denunciare la corruzione che sta assumendo proporzioni bibliche; Scilipoti guarderebbe, ammiccando, il prezioso tessuto del cammello facendo capire che se avesse quel tessuto saprebbe indicare la strada; Casini e Rutelli, non sapendo che altro dire, li manderebbero in Vaticano.
I nostri saggi ascolterebbero tutti e chiederebbero il permesso di poter sostare per la notte in piazza Colonna. Dopo un salto a Trevi e piazza Navona arrivati al ponte di Castel Sant'Angelo, un angelo si materializzerebbe e, come accadde 20 secoli fa, i nostri "per aliam viam" tornerebbero alle loro case.
Gaspare chiederebbe ai compagni:" Ma non è cambiato proprio nulla dopo tutti questi anni?"
Storace, essendo nei pressi ed udendo la domanda, interverrebbe:" Ecchecè de cambia'? E' sempre stato tutta 'na mangiatoia!"
Auguri!







GLI AUGURI DI UN ITALIANO
(21 dicembre 2010)

Oggi è il solstizio d'inverno, cioè il giorno in cui il sole è al suo punto più basso dell'eclittica, il Nadir. Anticamente questa giornata veniva celebrata nel nostro emisfero boreale come la giornata più fausta dell'anno perchè da oggi il sole ricomincia a crescere e crescerà fino ad arrivare al suo punto più alto, lo Zenith.
E' su questo solco, lo scrivo en passant, che la tradizione cristiana ha inserito il giorno 25 dicembre come il "dies Natalis Domini" configurando Gesù Cristo come il sole di Dio che illumina l'umanità che cammina nelle tenebre.
In questo giorno i popoli antichi ritrovavano energia, voglia di fare, speranza di vita. Sapevano che l'inverno sarebbe stato ancora lungo, ma sapevano anche che le giornate avrebbero cominciato ad allungarsi e che l'effetto benefico del sole avrebbe ricominciato a produrre i suoi risultati.
E' il mio augurio natalizio alla nostra Patria che fra pochi giorni chiude un anno disastroso ed un decennio penoso.
In questo anno disastroso molti moderati appassionati di politica si sono sentiti non solo soli, non solo smarriti, ma persino senza bussola. In questo anno disastrosi molti lavoratori dipendenti hanno perso il posto di lavoro e molti lavoratori autonomi hanno seriamente cominciato a chiedersi se valga la pena essere onesti e pagare le tasse fino all'ultimo centesimo. In questo anni disastroso molti credenti nel Dio di Cristo si sono interrogati sul senso di un'appartenenza ad una chiesa istituzionale che sembra adagiarsi sul tranquillo prato di uno statu quo continuando a predicare un messaggio senza viverlo appieno.
Auguri alla nostra Patria martoriata e randellata da una classe politica che gioca alle chiacchiere partecipando a tutti i talk show possibili, senza volersi per nulla sporcare le mani fra la vita della gente: il "sole invitto" illumini il cervello ibernato di qualcuno e lo riscaldi al punto da fargli venire una sola brillante idea, quella di fare qualcosa, davvero, per la gente.
Auguri ai lavoratori italiani, dipendenti ed autonomi, che sono la maggioranza del nostro Paese e che pensano a lavorare per mantenere la propria famiglia, pagare le tasse avendo in cambio solo parolone e disservizi: il "sole che rinasce" faccia loro ritrovare energia e voglia di fare assistendo da lontano allo scannarsi dei poli di destra, di sinistra e di centro.
Auguri, infine, alla chiesa, alla mia chiesa cattolica che amo nonostante continui a vederla sempre più "meretrix" e sempre meno "casta": Cristo, "sol Domini" l'aiuti a ritrovare quell'autenticità che ha cominciato a perdere da quando ha voluto mischiarsi col mondo tradendo il monito del suo Fondatore.
Lo so: i miei sono auguri amari, ma sono convinti.
Sono stanco delle convenzioni augurali natalizie, del buonismo che accompagna i più dall'antivigilia fino al giorno di Natale. Vorrei più autenticità e più forza di vita, più grinta e più energia; vorrei potermi sentire vivo in una società che mi sembra sempre più precipitante in un progressivo processo di necrosi delle sue cellule più vitali.
Auguri.







SILVIO:MENO MALE CHE NON CI SARA'
(13 dicembre 2010)

Oggi è santa Lucia, il giorno più corto che sia per tutti. Per tutti, ma non per Silvio Berlusconi che s'appresta a mettere la firma al suo declino politico ed a quello della sua creatura politica, il PdL che nacque già aborto, partorito da una madre già vecchia, Forza Italia.
Sì, comunque andrà domani, i moderati (cioè noi pochissimi che da oltre 20 anni assistiamo ai giochi parolai di losrsignori) sanno che Silvio non ci sarà più. Anche se dovesse vincere di misura perchè qualcuno si assenta per malattia o per gravidanza o perchè non ha il coraggio di mettere la sua siglia alla fine di un sogno fatuo che è durato anche troppo, Silvio non ci sarà più.
In altri editoriali ho paragonato questa forza in declino che si definisce di centrodestra al declino del partito nazionale fascista. Qui ribadisco il mio pensiero di moderato: anche se aveva numeri bulgari e se con la legge elettorale firmata da un leghista (legge elettorale molto simile a quella che nel ventennio fece di Mussolini un dittatore indiscusso) ha potuto fare il pieno per ben due tornate elettorali, Silvio non ci sarà più.
Se per tre o quattro voti il PdL avrà ancora la maggioranza, Silvio sarà comunque sotto ricatto; se per tre o quattro voti non ci sarà più questa maggioranza Silvio dovrà sperimentare l'amara delusione della solitudine.
A noi (pochi) moderati la cosa non può che far piacere per una serie di motivi che provo a sintetizzare.
1. Silvio "scese in campo" vent'anni fa con il piglio del piazzista che deve collocare la merce. Convinse moltissimi italiani che era lui la soluzione ai loro problemi facendo leva su un'idea: o lui o i comunisti. I comunisti, la sinistra, i sinistri...questi cattivi italiani che vogliono il male del paese e che hanno portato il paese al declino, non potevano avere la fiducia di un popolo serio, lavoratore, imprenditore, sognante un avvenire per i propri figli intriso di benessere e di successo. Ha avuto il merito di mandare in crisi di identità i comunisti, ma non aveva un progetto politico. Se ne accorse Bossi che lo scaricò sei mesi dopo. I pochi moderati di allora puntarono con molta convinzione su Prodi, ma con poca sicurezza sull'accozzaglia di partiti e partitini che lo sostenevano. Prodi aveva un progetto derivato da una seria cultura politica, ma i suoi sostenitori no.
2. Silvio naufragherà miseramente (sempre politicamente parlando) e con lui cadranno i castelli di sabbia di un movimento politico costruito il riva ad un fiume, senza tener conto che avrebbe potuto esserci il pericolo di una piena. Chi ha creduto in FI e poi nel PdL, in buona fede (e sono tanti), ha creduto in un sogno presentato sulla carta. Ma i sogni, muoiono all'alba.
3. Silvio sarà solo (con quattro fedelissimi e pochi nostalgici) e non saprà rialzarsi. Perchè la politica non è imprenditoria. Un imprenditore che crolla per ragioni indipendenti dalla sua volontà o per errori commessi, ritrova nuova energia e riparte. Non è il caso di Silvio Berlusconi che come imprenditore sta già bene di suo e come politico non sa nulla, non capisce nulla, sa solo puntare sull'immagine.
4. A noi moderati (sempre pochi), infine, non può che far piacere la solitudine di quest'uomo perchè lascerà spazio a moderati della sua area che fino ad ora ha tenuto sotto sorveglianza e impedito che emergessero per paura che facessero ombra al suo sole. Queste persone potranno - se lo vorranno - rimettersi con pazienza a ricostuire i cocci di una realtà politica che comunque c'è e che potrà darsi un volto ed uno spessore culturale che non sia fatto di slogans.
Da domani sapremo se Silvio ci sarà ancora (traballante) o se non ci sarà più. Già fin d'ora, però, una certezza l'abbiamo: è finita - per fortuna - un'era politica della nostra storia patria che fra qualche decennio nei libri di storia sarà ricordata con le quattro righe che adesso si dedicano al partito dell'uomo qualunque di Giannini.
Come andranno le cose in futuro è molto difficile prevederlo, vista la confusione che hanno in testa tutte le persone che popolano il parlamento italiano. Sarebbe bello che qualche persona seria, autorevole, si facesse carico di riprendere il paese in mano e di traghettarlo verso lidi sicuri, verso un futuro in cui si ritorni a valori dimenticati o irrisi, si ritrovi il senso dello stato, si affondino le proprie radici nell'humus fecondo che fece del nostro paese il faro della cultura, dell'imprenditoria e della finanza nel Rinascimento e ci desse il senso di appartenenza che ci spinse a sentirci uniti nel Risorgimento e nella Resistenza.







NATALE NEI PALAZZI
(11 dicembre 2010)

Credo che Berlusconi mangerà il panettone a palazzo Chigi perchè ritengo la fatidica data politica del 14 dicembre 2010 solo una farsa, una squallida farsa di una piéce da teatro di periferia i cui attori sono poveri tritagonisti rifiutati dalle grandi scene e costretti, per vivere, a recitare una parte che poveri scrittori senza pathos e senza cultura scribacchiano sull'incalzare degli eventi che subiscono non sapendoli dominare.
Liquidata così la prossima giornata che molti ritengono fatidica per la politica italiana, preferisco pensare al Natale dei palazzi romani.
Le luci della città un tempo caput mundi ed ora solo "caput escort" (in tutti i sensi) illuminano un Natale povero e vuoto come quello dell'avaro Scrooge della mai dimenticata favola.
Politici, ecclesiastici, imprenditori di carriera si scambieranno i soliti ipocriti auguri riempiendo con fatui regali un vuoto interiore che li macera dentro quando, spente le luci del consumismo natalizio, si trovano soli con se stessi.
Agli uomini dell'effimero potere contemporaneo, sprofondati nelle comode poltrone dei loro caldi e dorati palazzi, vorrei comunque far pervenire il mio augurio: cerca l'autenticità.
Politico incapace che ti vendi per mantenere il potere, ecclesiastico che hai dimenticato il senso del servizio, uomo d'affari che cerchi relazioni per sentirti importante...ti auguro di cercare l'autenticità.
Sarai solo la sera di Natale ed avrai ancora un'occasione che spesso hai sprecato: rientra in te stesso e chiediti se sei veramente quello che gli altri credono che tu sia o non piuttosto un poveruomo che non ha saputo fare altro che uscire da se stesso per autocompiacersi.
Se avrai il coraggio di cercare l'autenticità della vita, della tua vita, e la troverai, non avere timore d'abbandonare un ruolo che non è mai stato tuo e di lasciare che le luci si spengano, i vestiti firmati e le croci pettorali dorate rimangano chiuse negli armadi per trovare una vita che valga la pena d'essere vissuta per gli anni che Dio vorrà ancora concederti.
Lo so qual'è la tua paura se accetterai il mio augurio: sarai considerato un perdente, un inetto e, di punto in bianco, sarai un nessuno, un quidam de populo come i tanti che guardi con sdegno dalle finestre del tuo palazzo.
Anche per i politici e gli ecclesiastici del tempo Gesù era un perdente: non nacque in un palazzo dorato, non visse arrampicandosi sulla scala sociale, non fondò imperi finanziari, non fu mai cercato dai potenti del tempo, ma fu un uomo autentico che seppe contagiare gli uomini che camminavano sulla sua strada e divenne...beh..lo sai chi divenne.
Lascia che le luci natalizie del consumismo moderno brillino per tener vivo un effimero che muore sapendo di dover morire ed abbi il coraggio di accendere la tua luce interiore. Sarai più tu e ti sentirai più tuo.
Auguri.







TREMONTI IN EUROLANDIA
(7 dicembre 2010)

I miei lettori sanno che non capisco molto di economia: le mie nozioni scolastiche si fermano ad un esame di economia politica quando frequentai Scienze Politiche, ma devo dire che Tremonti mi fa tremare.
Non so se i nostri conti pubblici siano a posto, siano sotto controllo e via discorrendo, ma temo per i nostri soldi e, di conseguenza, per i soldi di Eurolandia.
La notizia di oggi ci dovrebbe far tremare i polsi: Tremonti, in Europa, ha proposto con altri colleghi, delle specie di Euro Bond (sul tipo dei Tremonti bond italiani che non hanno avuto per nulla successo) per finanziare il debito dei paesi di Eurolandia che sforano i bilanci e mettono in pericolo la stabilità dell'euro (vedi Grecia ed Irlanda). Alla sua proposta s'è opposta fermamente la Cancelliera tedesca Angela Merkel (unico vero uomo in quel consesso) la quale ha risposto seccata che la Germania non ci pensa proprio a prendere in considerazione simili proposte.
Giusto. E' il momento di fare soldi con i soldi e non con finanziamenti di debiti creando altri debiti.
Con quell'aria un po' saccente e con quel suo dire un po' sprezzante infarcito di erre moscie, il nostro ministro dell'Economia si sente un superuomo della finanza. Ha una buona (anzi, ottima) cultura generale che sa sfruttare adeguatamente nei dibattiti ai quali partecipa come un barone universitario che fa calare il brodo del suo sapere nelle orecchie di noi, poveri mortali, che tiriamo ogni giorno la carretta per pagare sempre più tasse ad uno stato governato da chi ci aveva promesso che le avrebbe diminuite.
Con le sue frasi-slogans (non metteremo le mani nelle tasche degli italiani, la Robin Hood tax) e le sue trovate geniali (cartolarizzazioni, tessera famiglia, ecc.) che non hanno mai successo, ma che sono sbandierate ai quattro venti come elementi di buongoverno, ci affama sempre di più e ci affoga.
In Europa ne avranno piene le tasche di noi italiani che, fra presidenti del consiglio che promettono mari e monti (ponti sugli stretti, Alitalia, alta velocità, politiche dei rifiuti, termovalorizzatori e via elencando) e non sanno far altro che dilettarsi fra cortigiani pronubi al cenno del capo; ministri degli esteri che sembrano belle statuine e ministri dell'economia che sdottorano operando alchimie finanziarie, ma non producendo nulla di buono, stiamo diventando sempre più una palla al piede dell'intero sistema.
Non credo che il governo cadrà il prossimo 14 dicembre, e mi auguro che non accada perchè, se dovesse accadere, c'è un rischio: Tremonti presidente del consiglio.
Allora sì che sarà un brutto Natale e un nuovo anno da paura con il nostro ministro che ogni giorno si contemplerà allo specchio come presidente del consiglio, felice d'essere arrivato dove ha sempre sperato d'arrivare.







UNIVERSITAS STUDIORUM
(5 dicembre 2010)

Bene o male (più male che bene) è passata anche la tanto proclamata, vituperata e, soprattutto inutile, riforma universitaria.
Il governo del fare ha ancora una volta preferito il fare all'essere, il concreto all'astratto, il seguire al precedere.
La riforma universitaria nota come legge Gelmini ha, a mio avviso, un solo merito, quello di ridurre gli atenei, razionalizzare i corsi di laurea, controllare costi e sprechi.
Il resto è fufa e inutilità.
Le ragioni per cui questa riforma è inutile sono diverse.
La prima è che non è figlia di un progetto culturale, ma di voglia di fare in fretta per far vedere che si fa. Altre volte (e non solo riferendomi a questo governo) ho scritto che la scuola è una cosa seria e che un governo che voglia riformare la scuola deve lasciar perdere gli slogans (tipo Inglese, Internet, Impresa) e le fregole dell'appuntarsi medaglie sul petto, ma avere un progetto culturale. Progetto che non mi sembra abbiano avuto i governi democristiani e neppure quelli della seconda repubblica. Un progetto culturale si affida a persone di cultura e non a funzionari ministeriali che si sa benissimo che non sono quasi mai lì per merito e ad un ministro che ha scelto di fare il concorso per avvocato a Catanzaro (essendo di Brescia). Mussolini (che non era laureato, ma una sua cultura l'aveva), volendo lasciare l'impronta fascista al mondo scolastico, affidò il progetto ad un signore che si chiamava Giovanni Gentile. Quel progetto ha formato intere generazioni fino ai nostri giorni (noi 55enni siamo ancora stati formati secondo quello schema) e ha avuto un senso. Gentile ha impiegato sei anni per studiare e progettare e ha chiamato a collaborare anche persone dell'opposizione. La cosa ha funzionato fino al 1968, poi sono cominciate le contestazioni e francobolli di riforma che hanno solo disorientato insegnanti, allievi e genitori e non hanno formato nessuno. Il progetto culturale guarda avanti e sulla base del futuro programma la scuola dell'oggi. Siccome i politici guardano l'adesso e non il futuro, continuano a sprecare energie, tempo e denaro pubblico per rincorrere l'oggi. Del resto: qualcuno vede qualche persona adatta a capire il futuro fra i nostri parlamentari?
La seconda ragione per cui la riforma Gelmini è inutile è l'incapacità di aver creato una università che sappia finanziarsi. La legge prevede solo aggiustamenti e restrizioni e non prevede che le nostre università siano enti tipo "fondazioni" che in parte siano finanziate da denaro pubblico e in parte sappiano autofinanziarsi. Sarebbe bastato buttare uno sguardo all'estero e vedere come funzionano le cose in Francia o in Inghilterra e ci si sarebbe resi conto che i soldi là ci sono e sono spesi bene perchè sono bene amministrati.
La terza ragione per cui s'è perso tempo e s'è prodotto fufa è che il progetto universitario si presenta ancora autoreferenziale: la nostra è un'università che contempla il proprio ombelico, come è successo sinora. Non è, quindi, una "universitas studiorum", ma una "particularitas studiorum ad usum trotae", cioè un centro di studi superiori frazionatissimo (anche se le frazioni sono state ridotte) rivolto ad un mondo del lavoro che guarda con sospetto ogni laureato che bussa alla porta, ma che gratifica quei genitori ignoranti che s'appagano e s'autocompiacciono di avere un figlio "dottore", titolo che il rampollo conquista dopo appena tre anni di frequenza.
Se riflettiamo bene siamo davanti ad una delle assurdità più strane: la patria della cultura che fondò le università, si trova a riformare in peggio quel che tutta l'Europa medioevale e rinascimentale copiò con invidia.
Fummo noi a chiamare questo tipo di scuola "universitas studiorum" ed adesso non sappiamo gestire il nostro patrimonio.
Per forza! Per farlo ci vuole cultura e un progetto culturale!
Com'è noto nel nostro parlamento e nel governo sono insediati i luminari della cultura di ogni genere dello scibile: danno di dito medio alzato, di escort, di bidè, di ombrelli con gesti annessi, conoscono un'universitas barzellettarum ecc.ecc.







CATTOLICI E POLITICA
(29 novembre 2010)

E' antipatico aver ragione "dopo" ed è ancor più antipatico dover scrivere che "l'avevo scritto": sa di saputelli da primi della classe, ma questa volta ci vuole: avevo ragione e l'avevo scritto.
Avevo ragione quando scrivevo che l'armata brancaleone del centro destra e del centro sinistra non poteva imbrancare cattolici che volevano impegnarsi in politica. Le Rosi Bindi ed i Maurizio Lupi (tanto per citarne due) si sono sgolati per dirci che si poteva fare. Adesso si legge che cattolici che militano da una parte e dall'altra si stanno organizzando per trovare un percorso diverso.
Quanto siano o possano essere credibili, non lo so; convinto come sono che si siano annacquati in una partitocrazia bipolaristica che ormai è entrata nel loro DNA, ma la notizia che si stanno organizzando fa ben sperare per il futuro.
Un futuro lontano, s'intende, non certo il futuro immediato delle prossime elezioni (se ci saranno).
Ripeto qualche idea di un solitario lupo della steppa, quale mi sento, in merito alla presenza ed alla necessità dell'impegno politico di un credente nel Dio di Cristo, militante nella chiesa cattolica.

1.Il cattolico che fa politica non è un politico cattolico. Sembra un gioco di parole, ma non è così. Abituati come siamo (purtroppo ancora nel terzo millennio) ad ossequiare quasi genuflessi vescovi e preti, il rischio che siano questi a dettarci l'agenda politica c'è ed è un rischio grave. Il ruinismo (nel senso del pensiero politico del card. Ruini) è un virus che possiede molti soggetti che s'impegnano in politica. Il cattolico che fa politica sta ritto davanti al gerarca ecclesiastico e non fa nulla per cercare l'approvazione di quest'ultimo perchè è certo che il consenso lo deve trovare nella propria coscienza cristiana e nei propri elettori.

2. Il cattolico che fa politica ha ben chiara la dottrina sociale della chiesa, ma ha ancor più chiara la luce che gli viene dal Vangelo e sa che prima di tutto deve cercare il bene comune, anche se coloro che s'arrogano il diritto di essere interpreti autentici del vangelo lo scomunicano. Forte del principio laico cavourriano "libera chiesa in libero stato", il cattolico sa come deve comportarsi in materia di leggi che affrontano argomenti che scottano quali il divorzio, l'aborto, la convivenza, l'omosessualità o come proporre leggi che riformino la giustizia, la scuola, la sanità, il mondo del lavoro e la tutela dell'ambiente.

3.Al cattolico che s'impegna in politica non interesserà cercar voti nell'oratorio, nella parrocchia, nel movimento ciellino o di A.C., ma si proporrà a tutti perchè è convinto che il messaggio cristiano sia un valore anche per chi non crede in Dio o ha abbandonato la fede (ma forse qualcuno ha abbandonato la chiesa, non la fede).

4. La politica, per questo cattolico, non sarà l'arte del possibile e del tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia (come diceva il vecchio cattolico Andreotti), ma la scelta etica di agire nella polis avendo in una mano il Vangelo e nell'altra la Costituzione.

Guardo con sospetto le aggregazioni dei Formigoni e dei Lupi (questi ciellini hanno tutti cognomi che richiamano la zoologia, chissà perchè!) e dei Fioroni e Binetti perchè, pur partendo da un afflato positivo e condivisibile, stanno sondandosi in vista delle paventate elezioni. Il rischio è che, nel nome del comune ideale evangelico, raffazzonino un qualcosa che assomiglia ad una coalizione cattolica che raccoglierà una percentuale di voti da mettere in vendita al primo offerente con congrua richiesta di contropartita. Voti ne avranno (soprattutto i ciellini che sono abituati alla politica del gregge), ma non avranno un senso in politica perchè non si sono dati un codice che affonda le radici nel pensiero di Sturzo, De Gasperi, Adenauer che troppo rapidamente, maldestramente, spocchiosamente hanno relegato fra i grandi vecchi da venerare a parole e smentire coi fatti.







IPOCRISIA E DIPLOMAZIA
(29 novembre 2010)

Hanno tutti messo le mani avanti quando è cominciata a girare la notizia che wikileaks avrebbe pubblicato mails delle ambasciate USA di tutto il mondo, ma non è servito.
I dispacci riservati hanno evidenziato due cose: la falsità della diplomazia e la fragilità degli uomini che reggono le sorti politiche dei paesi.
Oddio, non è che non la falsità della diplomazia e le fragilità dei potenti le abbiamo scoperte dopo che in rete sono circolati dispacci diplomatici poco "diplomatici", ma il servizio reso questi hackers ha richiamato alla realtà ed al realismo molti che ne avevano perso il senso e le dimensioni.
Mi fermo al primo ministro italiano.
Le dichiarazioni ufficiali (le ricordate?) ci hanno sempre presentato il Silvio nazionale come una grande amico degli USA, una persona amica sulla quale poter sempre contare, un uomo del fare (Obama lo disse lo scorso anno a L'Aquila) pragmatico ed affidabile. In realtà il nostro presidente del consiglio è visto come la longa manus di Putin in occidente e descritto come un vanesio sul piano personale ed un inconcludente su quello politico.
Che è la verità, o, meglio, quello che moltissimi di noi (cioè quel 49% che non l'ha votato) pensa e dice da almeno 15 anni.
Sugli aggettivi vanesio ed inconcludente non mi soffermo: è da una vita che lo dico e, se qualcuno è ancora convinto del contrario basta che recuperi i giornali da 30 giorni in qua e li legga con un minimo di senso critico.
Allargo, invece, il giudizio sul suo rapporto con Putin. Berlusconi non è solo la longa manus di Putin perchè a Berlusconi non gliene frega nulla dell'ex capo del KBG riciclatosi capo di quel che resta della Russia. A Berlusconi interessano gli affari con Putin. Da uomo d'affari, prima che di governo, ha fiutato il mercato dell'Est e le frequenti visite alla dacia personale del presidente russo, ricambiate da questi in Italia (con lettone a disposizione a palazzo Grazioli) ho sempre pensato che hanno avuto poco a che fare con la politica e molto con gli affari. Questo non lo dicono i dispacci compromettenti, ma gli americani (e non solo loro) lo pensano e lo temono. Lo temono non solo a livello diplomatico, ma anche gli uomini d'affari europei che guardano con preoccupazione il crescente fatturato delle aziende berlusconiane che, guarda caso, vanno bene quando lui è al governo.
E allora...quando lo si vede così attaccato alla poltrona presidenziale per il bene degli italiani, come dice lui, qualche sospetto viene. O no?







DIRITTO DI REPLICA
(27 novembre 2010)