Note di Socio-Politica

(08/12/2008)

Ho deciso di dare un po' di ordine a questa sezione. Cerchero' di aggiungere via via delle note seguendo il filo logico di un discorso che ho solo vagamente in testa nelle sue linee generali, ma che ha ancora bisogno di essere precisato in molti aspetti, e nel fare questo, puo' essere che anche la linea generale possa cambiare. E' un lavoro realmente in evoluzione, ed io insieme a lui.

Il progetto, forse un po' cervellotico, ma sicuramente molto, probabilmente troppo, ambizioso, e' di riuscire a dare qualche valutazione, utilizzando articoli, libri e qualunque sorgente di informazioni che offra spunti anche a meditazioni personali, su cosa sta diventando il mondo, su dove sta andando, e su quello che possiamo fare noi per, magari, cercare di guidare questa evoluzione. Elemento fondamentale e' sicuramente riuscire a stabilire chi siamo "noi", che interessi ci identificano e quali ci separano eventualmente da altri, ma anche capire in che direzione vorremmo guidare il mondo, e se il mondo e' disposto a farsi guidare in quella direzione. Ovviamente non potra' essere un discorso omogeneo, e nemmeno continuo, perche' non ne ho le competenze e le capacita'. Sara' un "collage" di note, con questa pagina a cercare di dare un senso di unita' al tutto.

Ho da tempo raccolto qui alcuni scritti di Immanuel Wallerstein, e ne ho recentemente aggiunti altri. Ho scritto un breve riassunto del modello di Wallerstein sullo sviluppo del capitalismo, cosa che avevo promesso di fare da tempo, aggiungendo alcune considerazioni personali, ma e' anche un preludio al problema piu' importante che vorrei affrontare, e cioe' il significato, oggi, dei vecchi stati-nazione che hanno fatto la storia del mondo occidentale. E' un tema che ho incominciato ad analizzare nelle poche considerazioni , stimolate dalla lettura del libro "Riformisti senza Riforme" di Colajanni e Villari. Ma e' un tema molto piu' vasto, e sto raccogliendo della documentazione sul dibattito che si sta svolgendo internazionalmente, perche' e' strettamente connesso al fenomeno chiamato Globalizzazione. Magari mettero' qui qualche selezione di questi documenti. Ora, stimolato da una considerazione sulla differenza spesso non completamente colta tra Rivoluzione e Rivolta, sto rileggendomi il dove, come, quando e perche' la struttura medioevale si e' trasformata nel moderno mondo capitalista. L'obiettivo e' di capire sopratutto come si e' sviluppato, e quanto, nel farlo, e' cambiato, il capitalismo stesso. Volevo quindi scrivere una nota sul Medioevo e la nascita del Capitalismo, ma, strada facendo, questo lavoro si e' dimostrato piu' impegnativo del previsto, perche' mi sono dovuto andare a vedere anche come si era evoluto il Medioevo a partire dall'Impero romano, per cui ho deciso di dividere questo discorso in tre parti, la prima delle quali e' appunto Il Crollo dell'Impero Romano e la Nascita del Medioevo, cui sono riuscito finalmente a far seguire la seconda parte, cioe' Lo sviluppo del Medioevo ed i primi vagiti del Capitalismo, che mi e' costata un grosso sforzo di sintesi per l'ampiezza e la dinamicita' del periodo trattato, e che si completera', chissa' quando, con La Fine del Medioevo ed il Trionfo del Capitalismo Coloniale.

Il passo successivo sara' cercare di capire in che direzione si sta muovendo realmente questo mondo, quali sono le diverse forze in gioco e come si stanno evolvendo. Quale politica puo' essere perseguita dalla sinistra, ma ancor prima, che cos'e' la sinistra, cioe' quali interessi difende. Avevo gia' scritto una nota su come penso si stiano evolvendo le nuove classi sociali, che era in realta' un post sul forum di Newtopia, ed era abbasta provocatoria, perche' volevo iniziare una discussione. Discussione che e' stata molto scarsa, o perche' quello che ho detto e' completamente sballato, o perche' e' ancora molto difficile ragionare in termini nuovi. Ma dovro' riprendere il tema in modo piu' consapevole e documentato.

Dalla lettura del libretto "Scienza e Politica" di Roger A. Pielke Jr. ho preso spunto per una breve nota, Informazione e Politica, sia sul ruolo dell'informazione nell'assumere decisioni che su una analogia tra sviluppo della societa' umana e evoluzione della vita che mi sembra interessante.

Da un breve scambio di commenti ad un post su un blog di un amico, in cui veniva affermato che il Socialismo, cioe' l'ideale di una societa' di persone uguali, e' una struttura sociale che funziona meglio, ha avuto origine la decisione di mettere per iscritto alcune considerazioni che ormai ho in testa da un po' di tempo, e che avevano gia' trovato il modo di trasparire qua e la', ma mai in maniera organica. Le potete leggere nel breve articolo L'Etica, l'Azione Politica ed il Fiume della Vita. Poiche' non ho scritto un trattato, ma solo qualche paginetta, anche in questo caso molte cose rimangono solo accennate, o mascherate dalla metafora del fiume, ma spero che almeno il nocciolo del mio discorso appaia chiaro. Se non facciamo uno sforzo per imparare quali sono le leggi socioeconomiche di sviluppo del mondo, ogni tentativo di indirizzarlo nella direzione che ci piace di piu' si risolvera' normalmente in un disastro.
Alla fine dell'estate del 2007 il dibattito politico tra i partiti della sinistra si e' concentrato sulla possibilita' o la necessita' di eliminare il precariato lavorativo che sta diventando la normalita' per troppi giovani. Precariato che si e' sostituito a quella che doveva essere solo una maggiore flessibilita' in entrata nel mondo del lavoro. La discussione, come sempre, si fossilizza su alcuni elementi di scontro, e non sempre le possibilita' oggettive, e le vere soluzioni a lungo termine vengono colte. Ho riassunto il mio pensiero nell'articolo Flessibilita' o Precariato?, che non chiarisce del tutto quello che penso, ma e', credo, un buon punto di partenza per continuare la discussione. A questo articolo ha poi fatto seguito un più recente commento ad un libro appena letto, Luciano Gallino: Contro la Flessibilità, in cui pur apprezzando l'analisi che ne fa Gallino, non posso concordare sulla sua proposta di soluzione, perchè del tutto illusoria.
Un argomento su cui avevo incominciato a raccogliere della documentazione, e che è di fatto molto legato al precedente, è l'attuale difficolta' degli Stati Nazione di fronte alla globalizzazione finanziaria e allo strapotere di aziente multinazionali con bilanci ben piu' grossi di quello di uno Stato. E' un argomento che ritengo fondamentale per capire qualcosa delle tendenze di sviluppo odierne della nostra societa', ma su cui non ho ancora le idee abbastanza chiare. Approfittando pero' della dichiarazione di indipendenza del Kosovo accettata da alcune nazioni europee ma avversata da altre, ho scritto una breve nota, La Crisi degli Stati Nazione e le Indipendenze Regionali, in cui cerco di far vedere i legami tra le difficolta' dei vecchi Stati e la nascita delle esigenze di autonomie locali piu' forti.

Le elezioni politiche del 2008, con il suo risultato di eliminare dalla presenza nel Parlamento italiano di tutti i partiti di sinistra-sinistra, insieme ad un evidente spostamento del voto operaio del Nord Italia verso la Lega, ha dato maggiore spazio ad una discussione che era presente da tempo. E cioe' se esistesse ancora, nel mondo capitalistico attuale, la forma di lotta di classe che aveva rappresentato il centro dello scontro sociale per quasi duecento anni.
Per incominciare a rispondere a questo quesito, ho scritto un primo articolo, Cosa rimane della lotta di classe? che si rifa' anche molto al mio vecchio articolo sulla nuova natura delle classi sociali.
Subito dopo ho cercato anche di dare una spiegazione del successo della Lega Nord tra i ceti operai settentrionali ne La Lega e lo spirito contadino, in cui ipotizzo che il riflusso verso l'interesse privato, la riduzione del "raggio di empatia" a dimensioni puramente locali siano un istintivo ritorno ai meccanismi di difesa sociale del mondo contadino, ancora forti in una popolazione diventata operaia da troppo poco. E la proposta politica della Lega si adatta meglio a questa "sensazione" sociale, cosa che e' allo stesso tempo la sua forza e la sua debolezza.
La lettura di due libretti di Carlo Carboni,
Elite e Classi Sociali e Societa' Cinica mi ha fatto tornare al tema del possibile sviluppo di nuove classi sociali nella nostra societa', con una classe dirigente piu' dedicata al consenso e alla gestione, una versione capitalistica della burocrazia sovietica, nella nota Elite, Classi Dirigenti e Classi Sociali.

Via via che mi riuscira' di scrivere quello che penso, che riusciro' a leggere quello che mi riprometto di leggere, anche questa pagina subira' delle modifiche, cercando di dare un senso piu' unito a quelle che, inevitabilmente, saranno idee separate. E' anche ovvio che, col proseguire delle mie letture, possa aver bisogno di ritoccare qualcosa gia' scritta. Revisioni profonde verranno ovviamente presentate come tali, ma piccole modifiche verranno documentate solo dalla data di scrittura.

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