James S.A. Corey

Babylon's ashes
Il Destino

Ed. Fanucci 2017 (Babylon's ashes - 2016)

 

Le navi militari della Marina Libera hanno messo in ginocchio la Terra, dando inizio a una campagna di pirateria e violenze che coinvolge i pianeti esterni. Le navi dei coloni, dirette verso le migliaia di nuovi mondi al lato opposto dell’anello dei portali, sono facili prede e nessuna marina, da sola, è in grado di proteggerle. James Holden e la flotta della Rocinante conoscono meglio di chiunque altro i punti di forza e le debolezze di questo gruppo ribelle. Per questo motivo, ciò che resta della vecchia forza politica ormai sotto attacco si riunisce in una comune task force e chiede loro di intraprendere un’ardua missione per raggiungere la Stazione di Medina, nel cuore della rete dei portali. Ma le nuove alleanze sembrano essere più deboli delle antiche e la lotta per il potere è appena iniziata. In un clima di crescente disordine, una misteriosa forza aliena sta accrescendo i propri poteri e flotte pirata, ammutinamenti e tradimenti potrebbero rivelarsi un problema minore per la Rocinante. Nei misteriosi spazi oltre l’anello dei portali, le scelte di pochi, oltraggiati e disperati, potrebbero determinare il destino dell’intera umanità. Una rivoluzione iniziata col fuoco terminerà nel sangue... Il sesto avvincente capitolo della serie The Expanse.

Sesto capitolo di questa serie che sta avendo successo sia per le sue proprietà narrative ma anche (e forse in Italia sopratutto) per la serie TV che ne è stata ricavata. Alcuni dicono addirittura che la struttura narrativa stessa è stata pensata direttamente per una serie TV. Se anche fosse vero, sarebbe un punto in più per gli autori, ma a me sembra che nello scrivere i romanzi questo aspetto abbia pesato tanto poco da essere sostanzialmente inavvertibile.
Ho letto da qualche parte, ma non mi ricordo dove, che gli autori hanno dichiarato che la serie sarebbe composta da tre duologie e una trilogia. È possibile che i primi quattro romanzi si possano suddividere in due coppie per l'argomento principale che trattano, ma non c'è alcun dubbio che il quinto e questo sesto siano di fatto una stessa narrazione divisa in due, per cui a chi non è piaciuto il quinto, e sono molti, continuerà a non piacere il sesto, ammesso che siano disposti a leggerlo. A me però sono piaciuti entrambi, e le ragioni sono sempre quelle che avevo esposto nel presentare Nemesis Games L'esodo. In quella presentazione avevo parlato di "verosimiglianza" come un aspetto positivo dei romanzi di James S.A. Corey, e parlando di questo sesto episodio non posso che riaffermare con maggiore forza la stessa considerazione. Se avete dei dubbi, confrontate un qualunque scontro spaziale tra astronavi che avviene, e avviene spesso, in questo Babylon's Ashes con quelli descritti da Alastair Reynolds nella sua serie Revelation Space. Armi incredibili nascoste dietro paroloni scientifici con in realtà significati veri ben diversi, gigantismo esasperato, con una post-singolarità che cerca anche di rimediare a qualche strappo alle leggi fisiche conosciute oggi non proprio ben giustificato, e Reynolds è stato uno scienziato professionista e sa bene di cosa parla. Ma troppo spesso la Space Opera non è altro che un western con le astronavi invece dei cavalli, e per trovare qualcosa di davvero innovativo dobbiamo arrivare al molto compianto Ian M. Banks.
In The Expanse la verosimiglianza scientifica è molto alta, e anche le estrapolazioni più estreme, come i "portali", sono perlomeno teoricamente possibili secondo le nostre attuali conoscenze. Gli scontri tra astronavi seguono bene le leggi della meccanica classica, e se ogni tanto viene presa qualche libertà, passa facilmente inosservata.
Ma il tema centrale del romanzo, che come ho detto è la continuazione diretta del precedente, è un misto di sociologia politica e di scontro di poteri, con uno spruzzo di psicologia di massa. Che il campo di azione sia l'intero sistema solare amplia il panorama e permette un allargamento di obiettivi e una maggiore intensità dei problemi che devono essere affrontati che non sarebbe stato possibile rimanendo confinati sul nostro pianeta, che diventa invece solo uno degli elementi critici, magari il più importante, ma non certo l'unico.
Come avevo già detto per il romanzo precedente, a me questo aspetto piace molto, perché affronta in modo "fantascientifico" dei problemi reali già al momento attuale, ma, proiettandoli in un futuro in cui certe tensioni si sono acuite, li rende più evidenti.
L'insostenibilità della crescita continua, specialmente quella demografica, diventa addirittura eclatante in una situazione estremizzata, e la necessità di una alternativa alla troppo semplicistica idea di una necessaria decrescita può essere ben illustrata in un romanzo di fantascienza. Non è uno dei temi dominanti del romanzo, ma è in ogni caso presente, come sono presenti altri aspetti di economia politica sociale che siamo ormai costretti ad affrontare.
Due altri argomenti mi sono piaciuti in particolare: l'obiettivo di una completa terraformazione di Marte, che ha fatto dei suoi cittadini una struttura solida e ben organizzata militarmente, con un'invidiabile capacità di sviluppo scientifico e tecnologico, viene improvvisamente a perdere la sua forza di fronte alla possibilità di trasferirsi su uno qualsiasi di migliaia di mondi già preparati alle condizioni terrestri. Anche se, come è ben illustrato nel quarto romanzo della serie, molte possibili sorprese negative possono essere sempre presenti, questo non ha mai storicamente fermato l'istinto espansivo dell'essere umano.
Il secondo elemento che mi è sembrato davvero ben costruito, con tutti i suoi pro e contro, e senza al momento una soluzione decisa è quello del ruolo degli abitanti della fascia. Ormai inadatti a vivere in un "pozzo gravitazionale" di un pianeta, sono stati oggetto, nei primi volumi della serie, di un eccesso di imperialismo da parte delle forze dominanti di Terra e Marte, portando verso di loro la naturale simpatia dei lettori. In questi due volumi invece la situazione si capovolge almeno in parte, perché la disponibilità praticamente illimitata di spazio su pianeti rende totalmente inutile la loro specializzazione di abitanti di zone a "gravità zero", e ne causa la reazione violenta. Reazione che è anche comprensibile, e magari anche tanto, ma che nelle forme in cui si realizza fa perdere molta della simpatia dei lettori. Marco Inaros è un personaggio per me perfettamente costruito: il lucido stratega di una guerra per la sopravvivenza degli abitanti della fascia che appena lo sviluppo del conflitto diventa sfavorevole si dimostra in realtà un grosso egoista incapace di cogliere il significato vero dell'interesse generale, e di personaggi del genere ne abbiamo avuto storicamente tanti esempi. Non sappiamo ancora come andrà a finire la storia, ma a me sembra un personaggio da tragedia greca.
Holden e gli altri della Rozinante acquistano qui una maggiore consapevolezza del loro ruolo, e una maturità che non avevano prima.
L'unico personaggio che mi è piaciuto poco è Filip, che avrà sicuramente un ruolo importante nel futuro, ma che al momento mi è sembrato troppo "costruito", poco naturale, fatto apposta per fare quello che doveva fare ed essere quello che la storia richiederà di essere.
Vedremo se mi sbaglio, ma intanto rimane una serie che per me merita assolutamente di essere letta.

 

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