Neal Stephenson

Snow Crash

ed. Rizzoli 2007 (Snow Crash - 1992)

In un'America futuribile, dove l'economia capitalistica è saltata e il governo ha demandato a privati i suoi poteri, "Snow crash" è un virus informatico capace d'intaccare anche il cervello degli hacker. Uno di questi è Hiro Protagonist, che è anche spadaccino ed ex fattorino-lampo di pizze. Oltre a Hiro, indagano sul virus la sua ragazza, un bizzarro reverendo, un bibliotecario, un capo mercenario, un capomafia... Ma il vero protagonista è il Metaverso, rete mondiale in fibra ottica attraverso la quale la diffusione del virus sarà rapidissima. Il XXI secolo nella fantasia bizzarra, ma anche profetica, di un tecno-giallo dell'informazione.

Torno a parlare di Neal Stephenson, dopo Argento Vivo e Confusione, presentando quello che e' stato il suo primo vero successo che lo ha portato alla ribalta internazionale.
E' sicuramente un romanzo
cyberpunk, ma, quasi 10 anni dopo la nascita ufficiale di questo filone fantascientifico, e' indubbiamente molto di piu' e di meglio. Di meglio perche' non perde mai il filo logico della vicenda, non si attorciglia in fantasticherie di identita' che scivolano all'interno di memorie elettroniche, per giustificare la qual cosa non c'e' altra soluzione che aumentare a dismisura la velocita' dell'azione, rendendo il tutto quasi incomprensibile. Di piu' perche' c'e' un'analisi sociale che, nella sua esagerazione, riesce a cogliere con estrema chiarezza quali possono essere le origini odierne di quel mondo futuro.
C'e' sicuramente molta azione, e a volte qualche esagerazione sfugge ad uno Stephenson praticamente esordiente, che voleva fare di questa storia il primo romanzo grafico, per fortuna abbandonando l'idea per la sua difficolta' intrinseca, ma lasciando qua e la' delle evidenti tracce. Un romanzo ricco di spunti e di immaginazione, con qualche ingenuita' che scompariranno nelle sue opere successive. La sua idea del Metaverso, cioe' la realta' virtuale in cui puoi vivere una vita indipendente e' solo pochi passi piu' avanti della moderna Second Life, ed il termine Avatar, da lui inventato per indicare la rappresentazione virtuale di ogni persona, e' oggi universalmente usato nel mondo dei forum, delle chat e ovunque si voglia indicare il simbolo identificativo di una persona. Ma il Metaverso e' qualcosa di comprensibile, di ragionevole anche se ancora lontano dalla sua possibile realizzazione, e le sue leggi, i suoi limiti, i suoi pericoli sono identificati con estrema esattezza da Stephenson. Anche se fra qualche anno la sua concretizzazione sara', come sempre succede, apparentemente molto diversa, la struttura di base non potra' differenziarsi poi troppo dall'idea proposta in Snow Crash.
Anche la societa' americana, e per estrapolazione quella di tutto il mondo, che viene rappresentata nel romanzo ha dei fortissimi agganci a situazioni attualmente ben visibili, e che possono/potrebbero evolvere nella direzione di totale anarchia capitalistica descritta in
Snow Crash, in cui tutto e' privatizzato e lottizzato, anche il governo degli Stati Uniti, che diventa una societa' privata come tutte le altre, e nemmeno delle piu' potenti.
Ho gia detto che vi sono molte ingenuita' in questo poderoso romanzo di piu' di 500 pagine, ma il sapere che e' praticamente l'opera prima di un autore che sapra' dare dimostrazione di se' in modo molto piu' completo dovrebbe aiutare ad accettarle come incidenti di percorso, situazioni di maturazione, e poi non sono cosi' forti da influenzare lo scorrere della narrazione. Il mondo virtuale che viene creato per la prima volta in questo romanzo e' ovviamente cosi' simile a quello che ci aspettiamo di avere domani da nascondere lo sforzo creativo, l'intuzione che e' stata necessaria per pensare tutto questo 15 anni fa.
Basterebbe che ognuno pensasse concretamente cosa era per lui l'informatica in quel tempo, per capire la potenza induttiva di Stephenson.

Pero' Argento Vivo e Confusione rimangono su un livello troppo piu' alto, in attesa della loro conclusione.

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