Kurt Vonnegut

Distruggete le Macchine

ed. Nord 1979 (Player Piano - 1952)

Distruggete le Macchine è uno dei migliori romanzi antiutopistici mai creati dalla fantascienza. Kurt Vonnegut, stilista tra i migliori di questo genere letterario e giustamente famoso anche al di fuori del genere, ci ha dato con quest'opera un ritratto approfondito e pieno di sensibilità di un'America in cui regna un apparente benessere. La visione delle macchine che hannorimpiazzato l'uomo e lo hanno così svuotato di ogni interesse per la vita è intelligente ed agghiacciante: il benessere materiale è stato totalmente conseguito grazie all'impiego massiccio della meccanizzazione, le macchine hanno sostituito gli uomini in ogni attività manuale e nche in gran parte di quelle intellettuali. Il cittadino medio americano, pur fornito di ogni confort possibile, è però confinato in ghetti nettamente separati dalle cittadelle dove le macchine e i loro signori, i tecnocrati, dominano incontrastati. E in questi ghetti la sua vita si svolge nella miseria intellettuale più completa e, pur di far qualcosa, egli è costretto a compiere lavori degradanti e perfino inutili.

Kurt Vonnegut è spesso non considerato uno scrittore di fantascienza, ma sostanzialmente perchè molti dei suoi romanzi sono pubblicati in collane che non sono specializzate in fantascienza, e anche perchè il livello narrativo è particolarmente alto. Ma questo è semplicemente l'esempio pratico del solito snobismo verso una letteratura che, nata come visionaria e positivista, si era poi evolta in una specializzazione avventurosa con un pubblico per lo più giovanile. Quando sono emerse le nuove tendenze di una letteratura adulta, cosciente dei problemi della società umana, formalmente sempre meno distinguibile dal mainstream, c'è voluto in ogni caso un po' di tempo per il loro riconoscimento. Vonnegut è difatto l'esempio dell'errore inverso, cioè di un autore pienamente coinvolto nella narrazione fantascientifica e considerato invece un esempio, magari al limite del fantastico, di autore mainstream. Però questo è stato vero sopratutto per Le Sirene di Titano, Giaccio-Nove e Mattatoio 5, romanzi pubblicati spesso da editori ed in collane del tutto estranee alla fantascienza, mentre lo è stato molto meno per questo Distruggete le Macchine, nonostante sia forse il romanzo di Vonnegut in cui è minore il risvolto fantascientifico. Sarà magari anche per il pessimo titolo italiano, questo romanzo ha avuto meno riscontro al di fuori del settore specialistico, anche se è uno dei migliori romanzi di antiutopia che mi sia mai capitato di leggere, con un'attenzione concentrata sugli aspetti sociali e psicologici e con poca o nulla estrapolazione scientifica e tecnologica. I circuiti elettronici che controllano le macchine che fanno tutto il lavoro degli uomini di una volta sono ancora a valvole e comandate da schede perforate. Le loro prestazioni oggettivamente non potrebbero ottenere i risultati che vengono descritti, e non vi è alcuna anticipazione delle capacità dell'elettronica moderna. Accettato però l'ipotesi di una possibile automazione produttiva globale, il discorso di Vonnecut acquista consistenza reale. Poco importa se l'automazione, nella realtà storica e anche in presenza di un enorme sviluppo dell'elettronica e dell'intelligenza artificiale, non ha mai raggiunto i livelli paventati in Distruggete le Macchine, perchè molte delle conseguenze che sono presentate nel romanzo sono state di fatto ben avvertite anche nel mondo reale. Se lo Stato pianificatore che si occupa del benessere fisico di ogni cittadino e gli toglie ogni libertà è un chiaro richiamo all'Unione Sovietica, noi oggi, caduto il Muro e molte delle illusioni che racchiudeva, siamo in grado di capire meglio l'inevitabilità della nascita di quella classe sociale di "gestori", spesso incompetenti, che vengono ad occupare i vertici e ne godono i privilegi, nonchè della necessità della forza e della violenza per mantenere in vita un sistema del genere, e questo non solo in una società che voglia perseguire l'utopia comunista, dato che si sta sviluppando oggi anche nella nostra società ultraliberista.
Se l'automazione estrema non è avvenuta, se la riduzione dell'intera popolazione degli Stati Uniti ad una massa pasciuta ma inutile non si è concretizzata, non per questo molte delle conseguenze ipotizzate nel romanzo di
Vonnegut non si stanno realizzando, e forse in modo anche peggiore. Lo sviluppo dell'elettronica e delle comunicazioni ha causato inizialmente una estrema facilità di interconnessione mondiale, la possibilità di scambio di informazioni in tempo reale tra qualunque parte del mondo. Questo ha favorito la mobilità totale della finanza, ma poi, grazie alla forte riduzione dei costi dei trasporti, anche la mobilità della produzione e quindi del lavoro. Ora è possibile pianificare un obiettivo produttivo utilizzando l'intero pianeta come scacchiera dove delocalizzare le singole produzioni elementari, principalmente seguendo il criterio del costo più basso, non molto differentemente dalle logiche che guidavano i "gestori" della civiltà automatizzata prevista da Vonnegut. Ovviamente anche le conseguenze sono analoghe, con una disoccupazione in grande aumento nei paesi che erano considerati industrializzati, una corsa verso la dequalificazione del lavoro, sempre meno pagato e a maggiore intensità di sfruttamento. Una evidente chiusura dei livelli elevati, con ingresso sempre più esclusivamente per cooptazione, e quindi per diritto ereditario, indipendentemente dalle reali qualità personali, che sono sempre meno necessarie.
Tutto questo in assenza di uno stato assistenziale come quello previsto da
Vonnegut, per cui l'esclusione dal lavoro comporta sicuramente anche una reale difficoltà di sopravvivenza, e non solo un problema psicologico di adattamento ad una vita inutile. D'altra parte nel Vonnegut di Distruggete le Macchine manca del tutto la sensazione della crescita esponenziale della popolazione, perchè era troppo presto per poter avvertire questo problema.
Queste semplici osservazioni, perchè una analisi approfondita di questo romanzo comparato alla realtà di oggi richiederebbe spazi molto maggiori di questa pagina, fanno già capire che a rileggere a distanza di 60 anni dei buoni autori di fantascienza si possono cogliere aspetti di anticipazione della realtà che erano del tutto ignoti ed incomprensibili per i lettori originali. E anche che nemmeno il più pessimista scrittore di fantascienza è in grado di prevedere quanti guai possono succedere nel mondo umano.

Torna a: elenco mesi - SF&Fantasy - Home Page