James Tiptree Jr.

E Sarà la Luce

ed Mondadori 1986 (Brightness Falls from the Air 1985)

Dopo un silenzio durato sette anni, James Tiptree torna al romanzo con un avvincente tour de force narrativo concentrato nell'ambito di quasi una sola giornata. Su Damiem, un piccolo e sperduto pianeta ai margini della Via Lattea e ultimo avamposto della Federazione contro i Mondi Oscuri, la vita degli alati ed indifesi Dameii cerca di scordare le sanguinose e crudeli violenze perpetrate per il possesso delle Lacrime di Stella, grazie anche alla sorveglianza della Federazione e dei tre Guardiani dislocati sul pianeta. Ma ora che si avvicina la notte in cui saranno visibili le meraviglie del fronte di nova provocato dalla Stella Assassinata, altre dodici persone si trovano ospitate insieme ai Guardiani. Lo spettacolare passaggio dei turbini luminosi e temporali causati dalla distruzione di un intero mondo è così destinato a inondare della sua incredibile luce un improvviso divampare di conflitti inaspettati. Nel corso di una sola notte, le esistenze delle quindici persone radunate nella Stazione di Damiem verranno stravolte da una spietata gara di intrighi e di violenze destinata a culminare con uccisioni, tradimenti, eroismi e sacrifici, e solo al termine della notte della Stella Assassinata i superstiti potranno riemergere da un autentico incubo di bramosia e di vendetta.

Nel gruppo Romanzi di Fantascienza su Facebook qualche tempo fa è stato ricordato questo romanzo, con giudizi generalmente ottimi. Poiché la mia lettura risaliva alla sua prima apparizione in Italia, quasi trenta anni fa, mi ricordavo molto poco della trama, anche se mi aveva lasciato una impressione sostanzialmente positiva, per cui ho deciso di rileggerlo. La conseguenza è questo consiglio di lettura.
James Tiptree Jr. è lo pseudonimo con cui ha pubblicato per quasi tutta la sua carriera la scrittrice Alice Bradley Sheldon. Al di là della questione molto discussa all'epoca della sua "emersione" se l'uso di uno pseudonimo maschile era servito solo per non farsi riconoscere nel proprio ambiente di lavoro o perché invece un nome femminile poteva sembrare fuori posto come autore di fantascienza, rimane il fatto che le scrittrici di questo particolare genere letterario erano a quel tempo estremamente poche. La Sheldon ha svolto un ruolo importante, forse proprio perché nascosta da uno pseudonimo maschile, e quindi con una certa ambiguità, anche nel dibattito femminista dell'epoca.
Ma non voglio parlare di questi aspetti, anche se nella valutazione complessiva dell'opera della Sheldon sono sicuramente importanti, voglio limitarmi ad una analisi di questo romanzo, che è stato il secondo, ed ultimo, che la Sheldon ha scritto perché la sua produzione è stata quasi esclusivamente concentrata sui racconti.
Non mi ricordo bene l'effetto avuto alla mia prima lettura, quando ero ancora un lettore indiscriminato e poco attento alla qualità di quello che leggevo, ma tutto concentrato sullo sviluppo della storia, sicuramente letto oggi mi ha posto qualche problema, almeno inizialmente. Ma andiamo con ordine.
La vicenda si svolge completamente in poco più di una giornata, e questo implica una certa accelerazione, se non proprio frenesia, di avvenimenti, e quindi una discreta difficoltà a presentare contemporaneamente il panorama generale di un mondo molto particolare, con alieni empaticamente accattivanti e con una storia atroce alle spalle, in uno scenario già di per sè unico: il passaggio della fase più acuta dell'onda di radiazioni di una supernova. La stessa origine della supernova è una storia nella storia e ha importanza fondamentale per i personaggi principali della vicenda.

Il romanzo è scritto in terza persona con il tempo presente. L'uso del presente non è molto abituale, oggi, e non è particolarmente adatto a delle descrizioni generali, per cui la lettura risulta inizialmente difficoltosa proprio perché nella prima parte abbondano, a volte anche troppo, le descrizioni e gli info-dump. In questa parte anche il punto di vista non è ben controllato e fa la sua apparizione fin troppo spesso il Narratore Onnisciente. Nel procedere del romanzo, con le scene d'azione sempre più frequenti cui il tempo presente ben si adatta e il punto di vista che si stabilizza alternandosi su pochi dei personaggi principali, la lettura diventa più scorrevole.
I personaggi sono molto ben caratterizzati, tutti quelli che partecipano alla notte in cui si ha il passaggio del fronte di radiazioni prodotto dalla trasformazione in nova della Stella Assassinata. Alcuni aspetti sono forse drammatizzati troppo, e ci si può anche chiedere come possano essersi concentrati tanti drammi diversi in un unico posto e tra una dozzina di persone, ma se si ci lascia trascinare dal crescendo di tensione, di violenza, di emozioni, non si ha nemmeno il tempo di pensare troppo.
La trama è abbastanza semplice, ma la sua struttura di triller richiede che se ne esponga il meno possibile. Preferisco accennare ad un aspetto sottolineato da molti commentatori: il senso della morte accompagna molta della produzione letteraria della Sheldon, ed è particolarmente forte qui, in cui è strettamente legato all'espiazione di una colpa, volontaria o meno, reale o immaginaria. Legare queste sensazioni forti alla vita stessa dell'autrice, che si è suicidata dopo aver ucciso il suo ultimo anziano marito, è quasi obbligatorio.
Ci sarebbero ancora tantissime cose da dire su questo romanzo e sulla sua autrice, ma questo mio scritto non vuole essere una recensione completa nè un saggio su Alice Sheldon. E' solo un forte invito a leggere questo romanzo.

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