Marco Siena

DD1 Ignizione

Kindle Edition (2013)

Primo capitolo della serie Doppia D, trilogia steampunk horror che ha per protagonisti due amici, cacciatori di taglie in cerca delle tracce di Colui-che-striscia-sotto-alla-neve, misterioso nome che sentono mormorare fin da bambini. Tra sparatorie, bicchieri di brandy e battute affilate, i due si avvicineranno sempre di più al loro obiettivo

Avevo detto che avrei dedicato un po' di attenzione al mondo degli autopubblicati, cercando di trovare qualche gemma in mezzo al tanto letame che ne è la composizione base. Tra le cose che superano un livello minimo di accettabilità c'è sicuramente questo romanzo di Marco Siena. Si tratta del primo romanzo di una trilogia steampunk-horror, il che unisce la novità dello steampunk, novità ormai per modo di dire, al tradizionale horror normalmente ben accetto dai lettori italiani, a differenza della fantascienza di cui lo steampunk ucronico fa però indubbiamente parte.
In questo caso, a differenza della maggior parte delle opere autopubblicate, si tratta di un vero e proprio romanzo, di dimensioni adeguate a dare respiro alla narrazione, e non autoconclusivo. Un vero primo capitolo di una trilogia, che è però ancora da scrivere, se ho capito bene.
Le ragioni, sostanzialmente economiche ma anche di visibilità, che spingono molti degli autori autopubblicati a limitarsi a dimensioni del racconto o al massimo del romanzo breve, sono comprensibili, ma non condivisibili, almeno per me. Troppo spesso il ricorso a narrazioni brevi nasconde l'incapacità di strutturare completamente una storia, di saperla gestire nella sua complessità con personaggi completi e complessi. Un racconto breve può troppo facilmente risolversi nella singola idea che ne è alla base, senza possibilità di dare consistenza e pienezza alla trama, anche quando si scrivono dei racconti seriali, perché ogni racconto deve comunque avere un'autoconclusione di qualche tipo. Non è sempre così, non sempre il ricorso alla narrativa breve sottointende l'incapacità di affrontare una storia complessa, ma è spesso vero.
Il romanzo che presento oggi è invece veramente un romanzo completo, e di questo rendo merito all'autore. Non è privo di difetti, ma è scritto in modo scorrevole, con un linguaggio decisamente dignitoso, dialoghi che davvero fanno sembrare di assistere alla scena reale e una trama che si sviluppa progressivamente, con una tensione via via maggiore, verso un finale che fa solo aver voglia di leggere il seguito. I personaggi principali sono ben delineati e il loro comportamento perfettamente coerente con il carattere descritto. E' stata in definitiva una lettura molto soddisfacente.
Un'Italia ottocentesca post unificazione, in un'Europa in cui lo sviluppo scientifico ha avuto una straordinaria accelerazione per l'opera di uno scienziato geniale, ma che forse ha trovato informazioni archeologiche di antiche conoscenze. Antiche forze oscure che cercano di ritornare a riprendere il potere. Un misto di ucronia e di horror, con un abbondante spruzzo di fantasy. Una mescolanza che sembra di moda tra gli autopubblicati, credo per l'oggettivo riscontro di vendite.
Questo romanzo ha però, come ho detto, anche dei punti deboli, dei difetti che non possono passare inosservati.
Il principale, e il primo che mi ha colpito, potrebbe sembrare un problema di gusto personale, cioè in questo caso una mia specifica antipatia, e mi riferisco all'uso di un linguaggio che definirei "antiquato", che sembrerebbe richiesto dal fatto che si tratta di un racconto che si svolge più di un secolo fa, anche se in una derivazione temporale diversa. Io ritengo invece questo "vezzo" del tutto sbagliato e controproducente. Ne avevo già fatto cenno commentando I Robot di Lamarmora di Alessandro Giliola, dove questo aspetto di un linguaggio artificialmente antiquato era poi quasi del tutto abbandonato nel seguito. La ragione della mia "antipatia" per questa soluzione stilistica si basa su una semplice osservazione: il racconto/romanzo è scritto in realtà oggi per lettori di oggi. Non è presente la scoperta di un vecchio manoscritto che venga presentato così com'è, e quindi il linguaggio base, quello delle descrizioni generali, deve essere quello attuale, perché non vi è ragione dichiarata che richieda qualcosa di diverso. In un dialogo è ragionevole far risultare un personaggio sgrammaticato, o con accento dialettale, o con un linguaggio particolarmente forbito, se si vuole rimarcare una differenza, che probabilmente ha un significato nella storia narrata. Ma così come non ha senso scrivere un romanzo in francese solo perchè si svolge in Francia, non ha senso usare un linguaggio ottocentesco solo perché la vicenda si svolge nell'ottocento. E se si fosse svolta in epoca romana? E magari nella Gallia celtica?
Il problema di questa scelta è che ha un effetto negativo sullo svolgimento della narrazione, l'appesantisce, rende meno scorrevole la lettura e più difficile l'immedesimazione da parte del lettore. Intanto perché non è che l'autore padroneggi completamente questo linguaggio, e oscilla tra un suo uso più marcato e una quasi mancanza totale, poi anche per il lettore diventa faticoso districarsi tra parole obsolete e strutture grammaticali arcaiche, finendo col perdere la scorrevolezza della lettura. Inoltre, forse proprio per lo sforzo necessario a mantenere questa struttura linguistica non naturale nemmeno per l'autore, la narrazione scorre a volte a fatica, e perde di freschezza.
Come ho detto prima, i personaggi principali sono descritti con una discreta completezza, ma potrebbe essere fatto di meglio, perché è evidente una certa rigidità nel definire i caratteri, nel descrivere le azioni che di quei caratteri sono la base (forse sempre per l'ambizione di voler raccontare in stile ottocentesco?), e non sempre le loro azioni sono ben giustificate. Peccati di gioventù, verrebbe da dire, e spero sia così e di vedere i seguiti molto più scorrevoli e basati su una logica più evidente.
La parte più debole è però il finale, che è molto, per così dire, "accelerato". Mentre in tutto il romanzo passavano i capitoli senza che in sostanza succedesse quasi niente, con la lenta presentazione dei personaggi e della base della vicenda, nel finale succede tutto di colpo e si susseguono avvenimenti con grosse discontinuità con i precedenti. I caratteri dei protagonisti sembrano cambiare sotto gli occhi, diventare più sicuri e più spietati, ma senza una ragionevole presentazione del perché. Sembra quasi di leggere una storia diversa.
Un'ultima osservazione sull'aspetto horror, che è quello che a me piace di meno e quindi posso sicuramente risultare prevenuto. In questo primo romanzo non si riesce assolutamente a capire la natura di questo "orrore" che sta giungendo, e i personaggi implicati non sono nemmeno ben definiti, anche per la difficoltà di identificarli per la confusione che si fa con la loro identità. Spero ci sia di meglio nel seguito, che certamente vorrei leggere.

Torna a: elenco mesi - SF&Fantasy - Home Page