Tim Powers

Mari Stregati

ed. Fanucci 2011 (On Stranger Tides-1987)

Il giovane burattinaio John Chandagnac sta attraversando il Mar dei Caraibi alla ricerca di uno zio che non ha mai incontrato, apparentemente responsabile della morte di suo padre e fuggito con l’eredità di famiglia. Poco prima di giungere a destinazione, la nave su cui John e i suoi compagni di viaggio – la bellissima Beth Hurwood e suo padre Benjamin, un pensatore folle – sono imbarcati viene attaccata dai pirati che uccidono il capitano e costringono Chandagnac a unirsi alla loro ciurma. Chandagnac, ribattezzato Jack Shandy, scopre così la terrificante storia di Benjamin Hurwood e della sua defunta moglie, e soprattutto ciò che si nasconde dietro i piani dell’uomo per riportarla in vita. Jack dovrà cercare in ogni modo di frenare i folli propositi di Benjamin Hurwood, e potrà farlo solo assumendo il controllo della nave su cui viaggiano. E tra emozionanti e incredibili avventure, la sua strada incrocerà anche il cammino del celebre pirata Barbanera.
Col consueto piglio e la consueta freschezza, sorretto da una grande inventiva, e imbastendo un’avventura che farebbe invidia a Indiana Jones... uno straordinario romanzo di Tim Powers, che si conferma come uno dei maggiori autori contemporanei di letteratura fantastica, al di là di ogni etichetta.

La sceneggiatura del quarto episodio de I Pirati dei Caraibi della Walt Disney è basata sulla trama di questo romanzo di Tim Powers, pubblicato in Italia da Fanucci nel 1994. L'imminente uscita del film è la causa della recente ristampa del romanzo, con una nuova copertina che non lascia dubbi a cosa strizza l'occhio.
Non ho idea della qualità del film e di quanto del romanzo vi possa essere, ma non posso che essere contento di un evento, del tutto casuale, che ha permesso la riapparizione di un romanzo di buona qualità, passato non dico inosservato ma sicuramente senza grandi successi alla sua prima apparizione, e che reputo assolutamente degno di una maggiore considerazione.
Non è certamente facile definire esattamente il genere di appartenenza di
Mari Stregati. Come quasi tutti i romanzi di Powers, parte da una situazione reale, con alcuni personaggi veramente esistiti, ma, senza modificare i fatti storicamente conosciuti, lascia ampio spazio all'intervento di forze sovrannaturali di vario genere che pilotano la vicenda in contorsioni imprevedibili tra i paletti fissi dei dati storici.
In
Mari Stregati però la vicenda si svolge in luoghi e tempi in cui spesso la leggenda ed il mito si mescolano completamente con i fatti accertati, e per una persona normale è difficile separarli. Il periodo finale della pirateria nei mari dei Caraibi, prima che la razionalità europea prendesse definitivo controllo di quel mondo in cui la magia, o meglio le magie indigene si erano incontrate, scontrate e rinforzate con le magie africane arrivate insieme ai carichi umani destinati alle piantagioni sempre più ampie per sostituire una popolazione indigena praticamente eliminata da malattie e sfruttamento, non è un periodo storico di cui un lettore occidentale medio sappia facilmente elencare i fatti veri e distinguerli dalle leggende. E corre il rischio di considerare fin troppo spesso dei fatti veri come delle semplici leggende, anche molto fantastiche.
Voglio dire che, a differenza di altri romanzi di
Powers, questa volta può risultare difficile capire dove il racconto si scosta dalla realtà, perchè la cultura dei riti magici caraibici, il vudù con tutte le sue varianti, insieme con i riti animistici indigeni è ormai considerata puro folclore, e non si riesce più a cogliere la forte immedesimazione che una larga parte della popolazione aveva all'epoca con queste credenze. Può risultare quindi facile considerare Mari Stregati come un romanzo di totale fantasia, e non riuscire a cogliere quale era la realtà in quei luoghi ed in quei tempi.
Sicuramente i morti non potevano rinascere, ma i pirati erano quelli che erano, hanno fatto cose esattamente come descritte nel romanzo, anche se magari senza ciurme di spiriti da navi affondate il secolo prima, e la società per bene viveva esattamente in quel modo, con abbondanti mani in pasta con gli affari illeciti dei pirati, e la magia, forte o debole che fosse, reale o immaginaria, permeava fortemente la vita di molti.
Mari Stregati descrive molto bene tutto questo, intrecciandolo con una realtà magica che poteva anche essere considerata concreta da tanti cittadini a diverso titolo di quella vasta e turbolenta regione. I personaggi sono estremamente ben caratterizzati, senza esagerazioni macchiettistiche come certe situazioni avrebbero potuto facilmente causare. La loro evoluzione con lo scorrere della vicenda è molto logica, del tutto giustificata dagli eventi e dalla esperienza che via via accumulano. Non ci sono forzature maggiori di quelle richiesta dalla realtà magica del vudù e dei suoi incantesimi, che sicuramente gioca un ruolo predominante.
La lettura scorre facilmente, e le immagini delle abbondanti scene d'azione sono vivide ed immediate.
Powers potrebbe essere preso come esempio di tecnica narrativa per come riesce a far vedere in modo diretto quasi tutto quello che racconta.
La storia non presenta sorprese o aspetti originali particolari, ma ha una sua logica stringente e si sviluppa senza contraddizioni e/o incongruenze, e per questo tipo di racconti è di per se stesso un merito notevole. Tutto sommato credo possa a buon titolo essere considerato un antesignano del
new weird, scritto qualche anno prima che VanderMeer ne codificasse (piuttosto arbitrariamente) il genere.
Ho letto con molto piacere
Mari Stregati, e mi sento di raccomandarlo con fiducia anche a chi, come me, ha perplessità per storie di pirati e di magia nera. La qualità di scrittura riesce a far superare molte diffidenze.

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