Michael Scott Rohan

Allan Scott

L'Impero degli Incanti

ed. Nord 1995 (A Spell of Empire - 1992)

Dimenticatevi per un attimo l'Europa che avete sempre conosciuto: quella di ogni giorno e quella che avete studiato sui libri di scuola, e provate a immaginare che i Nibelunghi cantati dalle saghe abbino creato un impero che si estende dai mari della Scandinavia a tutta la parte settentrionale del continente. Provate a immaginare che Roma, signora del mondo, abbia ceduto il passo a un grande impero del Sud, una rivisitazione dello storico reame bizantino. Provate a immaginare - infine - che in questa Europa immaginaria la magia sia di casa: quella buona e quella maligna, quella bianca e quella nera. Ecco, in una Europa del genere, se vi ritrovaste nei panni di Volker Seefried, musicista e apprendista mago, potrebbe capitare anche a voi di dover fuggire in piena notte e a rotta di collo dalla città di Worms perché lo stregone per cui lavorate ha sbagliato un incatesimo, distruggendo se stesso e mezza città.
E se vi trovaste in fuga senza una lira, potreste anche voi trovare allettante l'offerta di un ricco mercante di accompagnarlo in un viaggio, dopo avere ingaggiato per suo conto qualche bravaccio o avventuriero, che faccia da scorta. Il rischio allora sarebbe, anche per voi, di scoprire troppo tardi che il viaggio che vi aspetta è pieno di pericoli e insidie, minacce e imboscate, lame nel buio e neri sortilgi, fughe a cavallo e risse nelle taverne. Be', in questo caso augurtevi di avere anche voi al fianco i tre straordinari avventurieri - una donna guerriero, un nobile spaccone e un barbaro del nord forte come un toro - che Volker ingaggia per conto del mercante. Potrebbe andarne della vostra vita.

Michael Scott Rohan, lo straordinario creatore del Ciclo dei Mondi Incrociati, questa volta ha lavorato a quattro mani con uno dei maggiori giovani talenti della fantasy avventurosa per raccontarci una storia mozzafiato, che rivisita con ironia e scoppiettante dinamismo l'indimenticabile I tre moschettieri di Alexandre Dumas

Un romanzo picaresco in un mondo di fantasia ma con molti richiami al nostro mondo reale. Volendo, si possono trovare moltissimi riferimenti alla letteratura cosiddetta "maggiore", ma non e' nello scopo di queste mie piccole presentazioni. Nella introduzione della seconda edizione, che e' quella che ho io, si fa esplicito riferimento alle storie di Fafhard and the Grey Mouser di Fritz Leiber. Richiamo indubbiamente corretto per l'ironia disincantata con cui sono narrate le vicende piu' improbabili. Ma il paragone finisce qui, perche' Leiber ha uno stile di scrittura piu' scorrevole e richiami culturali ai miti nordici piu' espliciti. Qui la narrazione e' piu' spumeggiante, l'azione piu' veloce, le considerazioni diciamo filosofiche piu' nascoste. I miti si accatastano uno sull'altro, si incontrano/scontrano indipendentemente dalla loro terra o periodo di origine. In un'Europa geograficamente riconoscibile, ma popolata da creature sviluppatesi da ogni tipo di mito o leggenda, con una storia comune con l'umanita' alle spalle, e con l'eterno contrasto tra il Bene e il Male, riconoscibile qui anche dall'odore, si svolge una storia divertente tra maghi piu' o meno sobri, spadaccini e belle ragazze. L'idea che la magia piu' potente possa estrinsecarsi attraverso le forme della musica non e' nuova, ma e' qui' ben sviluppata.
In ogni caso, l'ironia rimane l'elemento principale di questo romanzo, sia quando affronta l'avventura piu' spensierata, che quando scava nelle paure ancestrali, nel profondo dei miti del male. Nulla e' mai preso troppo sul serio, e i personaggi principali sembrano divertirsi quanto il lettore nel seguire le loro storie, nei momenti felici come in quelli drammatici.
Una lettura spensierata, da farsi tutto di un fiato, per ritemprarsi dalle fatiche delle feste appena passate.

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