Robert Heinlein

Universo

ed. Urania 1977 (Orphan of the Sky-1963)

Scale, botole, oscuri passaggi, corridoi fiocamente illuminati che si allungano per chilometri, porte chiuse su locali segreti, alter porte che s’aprono su uffici e stanze di abitazione, improvvisi spiazzi con illuminazione più intense dove s’incrociano correnti di traffico pedonale. Ma soprattutto scale e corridoi, corridoi e scale, su centinaia di piani sovrapposti e senza che mai una porta, una finestra, un’apertura qualsiasi permetta di guardare “fuori”… Ma esiste un “fuori” per chi è nato e cresciuto in questo labirintico e sbarrato Universo, di cui nessuno conosce le origini nè lo scopo? Chi cerca di spingersi verso gli estremi piani superiori o inferiori, traversa dapprima vaste zone abbandonate, silenziose, deserte; poi è improvvisamente aggredito e ricacciato, o divorato da esseri mostruosi…

Heinlein è senza alcun dubbio uno degli autori che hanno fatto la Fantascienza. E' anche un autore estremamente controverso, che nella schematizzazione ideologica del primo dopoguerra non poteva che essere posizionato tra i militaristi e quindi inevitabilmente di destra. Che Heinlein fosse tutto sommato un conservatore non credo ci siano dubbi, anche se fu un attivista del partito socialista, e questo aspetto è molto visibile nelle sue opere. Oggi si può anche capire questa difficoltà di etichettatura alla luce delle peculiarità della società americana rispetto a quella europea, in cui hanno avuto origine le classificazioni politiche ma dove avevano ben altro significato. Heinlein ha iniziato una carriera militare, interrotta da problemi di salute, e i valori militari sono sempre stati presenti nelle sue opere letterarie, quasi sempre in senso positivo ma non privo di una critica attenta. La sua militanza politica è visibile nell'approccio sociale, se non proprio sociologico, di quasi tutte le sue storie, antesignano di un filone della fantascienza che avrà origine dopo un paio di decenni, ma sempre attraverso la sua visione in cui l'ordine, la gerarchia e la responsabilità personale avevano la preminenza.
Il romanzo che presento questo mese, e di cui ovviamente raccomando la lettura a chiunque riuscisse a trovarlo, non e' certo il piu' famoso tra quelli di Heinlein, ma a me sembra estremamente rappresentativo del suo modo di pensare, una specie di presentazione della sua futura produzione narrativa, tanto da farmelo scegliere come prima proposta di lettura per questo autore ormai divenuto un classico.
In questa sua forma finale, Universo e' apparso nel 1963, ma la sua origine sono due racconti separati apparsi a puntate nel 1941, e questa e' la data da tener presente nel valutare i contenuti del romanzo.
La gigantesca astronave che va in lenta deriva nello spazio, senza propulsione, e con l'equipaggio che ha perso la visione concreta della propria funzione, finendo per considerare la nave come l'intero ed unico universo esistente, e i suoi scopi iniziali niente altro che miti ancestrali da reinterpretare alla luce delle "conoscenze" attuali e' ovviamente una rappresentazione di come l'umanita' costruisce i suoi miti e i suoi dei. Di come la brevita' della vita umana fa predominare gli interessi immediati e dimenticare facilmente antichi obiettivi, insieme alle ragioni di ben precisi pericoli i cui segnali vengono poi ignorati. La formazione di una gerarchia, di una stratificazione sociale rigida e' rappresentata da Heinlein in modo forse troppo ingenuo, ma ricordando sempre l'anno di origine di questa narrazione, si e' pur sempre trattato di una rottura dei vecchi schemi della fantascienza avventurosa verso una maggiore consapevolezza sociale della scienza.
Heinlein e' in ogni caso un autore troppo complesso per potersi limitare ad un solo romanzo, e credo che dovro' tornare a parlarne presto.

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