F. Pohl, J. Williamson

Le Scogliere dello Spazio

ed. Nord 1977 (The Reefs of Space-1963, Starchild-1965, Rogue Star-1969)

Due "grandi maestri" della fantascienza, Frederik Pohl e Jack Williamson, hanno unito il proprio talento per darci in Scogliere dello Spazio l'affascinante ritratto di un possibile universo.
L'universo delle "Scogliere" è quello dello stato stazionario di Fred Hoyle, in cui la materia viene continuamente creata negli spazi interstellari. Poi, nello spazio, i microscopici fusori trasformano gli atomi leggeri in atomi più pesanti, e costituiscono le Scogliere dello Spazio, molto al di là del pianeta Plutone, abitate da straordinarie forme viventi.
Pohl e Williamson delineano in tutto il suo fascino questa vita che pulsa negli spazi invece che sui pianeti, e contrappongono ad essa la condizione della Terra totalmente irrigimentata e pianificata, con la Banca dei Corpi e i collari esplosivi per i sospettati di tradimento.

Tre romanzi apparsi in tempi diversi, con i primi due a distanza di circa un anno, e il terzo dopo cinque anni dal secondo. Apparsi come al solito prima a puntate su rivista, e in forma ridotta, almeno gli ultimi due, e poi riproposti in una versione rielaborata in volumi interi, anche se separati. Niente di strano, dato che era la trafila comune di tutti i romanzi di fantascienza dell'epoca, ma spiega il perchè la versione finale risulta più omogenea delle varie versioni iniziali.
In Italia i primi due romanzi erano stati pubblicati da Urania circa un anno dopo la loro edizione americana, mentre il terzo appare in questa edizione per la prima volta.
Ovviamente i primi due romanzi, che non sono affatto i volumetti di quattro puntate su rivista, ma sono dei racconti sufficientemente complessi ed articolati, presentano una omogeneità maggiore, anche se non sono affatto il seguito uno dell'altro, mentre il terzo sembra, come ovviamente è, un'aggiunta posteriore e un poco separata come spirito generale. Ma questo è normalmente vero per quasi tutte le continuazioni scritte dopo un certo tempo dalle opere iniziali.
Come avevo già detto presentando Il Ciclo degli Heechee,
Pohl era diventato famoso per aver dato vita, specialmente nei romanzi scritti con Kornbluth, alla fantascienza sociologica, il cui emblema principale è sicuramente I Mercanti dello Spazio. Williamson, di cui ho già presentato Il Millennio dell'Antimateria, era uno scrittore che evitava la pubblicità, e che solo dopo raggiunta una discreta fama aveva completato il proprio curriculum accademico, dedicandosi poi totalmente all'insegnamento universitario, dove per primo ha introdotto la fantascienza come argomento ufficiale. Pur non essendo uno scienziato ed avendo della scienza solo un'infarinatura superficiale, ha spesso affrontato argomenti molto "caldi" scientificamente, alla frontiera della conoscenza del tempo.
Dalla loro collaborazione sono nati alcuni romanzi, i cui più famosi sono indubbiamente questi delle
Scogliere dello Spazio. Dall'esame delle loro opere precedenti sembrerebbe facile identificare gli aspetti principali apportati da ciascuno dei due alla vicenda, con Williamson più interessato alla scienza di punta e Pohl ai problemi sociali, aspetti entrambi fortemente presenti in questi romanzi. Ma alla luce dei romanzi scritti poi da Pohl dopo il periodo passato solo a dirigere riviste, la cosa non è poi tanto scontata, perchè anche lui dimostra una buona passione e competenza scientifica. L'idea di base di questi romanzi è l'ipotesi dell'universo stazionario fatta da Fred Hoyle nel 1948 e non del tutto scomparsa anche oggi, nonostante che la preferenza generale vada verso una evoluzione da un Big Bang. Questi romanzi sono gli unici che io conosca in cui viene esaminata questa ipotesi in chiave fantascientifica, e la soluzione che ne viene data è davvero affascinante, con il formarsi, nel vuoto interstellare dove la tensione dello spazio produce la formazione di nuova materia in forma di protoni, e quindi idrogeno, di strutture solide di elementi pesanti ottenuti a partire dall'idrogeno stesso dall'azione di microesseri chiamati fusori, proprio perchè operano un processo di fusione di atomi leggeri per ottenere quelli più pesanti. Queste strutture, le Scogliere dello Spazio, nonostante il lungo tempo necessario per essere prodotte sono antiche come lo spazio stesso, che nell'ipotesi dell'universo stazionario non ha un tempo di inizio. Quindi si sono potute evolvere forme di vita di estrema complessità, formando un ecosistema più stabile di quello che si può avere sui pianeti dalla vita troppo breve. A questo scenario di spazi infiniti fa da contraltare la società terrestre, che ha sì conolizzato il sistema solare, ma per evitare di autodistruggersi si è consegnata totalmente nelle mani di una "macchina" elettronica che conosce ogni ato di ognuno e prende tutte le decisioni importanti. Una società gerarchicamente molto rigida dove non mancano le lotte di potere, dove chi è anche solo sospettato di poter avere un comportamento autonomo è costretto a sottomettersi fisicamente, indossando un collare esplosivo comandabile remotamente e dove la tecnologia dei trapianti di organi è in grado di ricostruire quasi qualunque individuo malato o reduce da un incidente, ma per questo ha bisogno di un continuo rifornimento di organi, e quindi il destino di ogni "ribelle" è quello di finire a fornire il proprio corpo, un pezzo alla volta, per ripararne altri. Nonostante l'anticipazione dello sviluppo tecnologico sia molto povera, con le telescriventi e i nastrini come unico modo di comunicazione con la macchina ed il transistor come aspetto più avanzato di elettronica, il che richiede un gigantismo della macchina stessa che renderebbe difficile la sua stessa velocità di elaborazione, la società che ne deriva è ben descritta e giustificata, e il contrasto tra l'immensità degli spazi liberi ma irragiungibili al di fuori del sistema solare e l'oppressione ossessiva della società terrestre è reso adeguatamente.
La macchina si rende poi conto che un sistema così chiuso come quello che lei stessa impone non può avere stimoli allo sviluppo, e decide quindi di costruire una propria copia che, inviata sulle scogliere, possa funzionare da avversario e stimolare la necessità di evolvere e svilupparsi per la società umana e per se stessa. Il progetto non può però completarsi per l'apparizione sulla scena di enormi entità intelligenti e quasi onnipotenti, e cioè le stelle stesse, che sconvolgono i piani di entrambe le macchine e finiscono per confrontarsi direttamente con l'umanità, ascesa, un po' misteriosamente, ad un livello di consapevolezza superiore.
Anche per le intelligenze diffuse
Pohl e Williamson devono molto ad Hoyle e alla sua Nuvola Nera, apparso qualche anno prima.
Il terzo romanzo sfrutta solo le idee e l'ambientazione dei precedenti, con una storia piacevole da leggere ma che non aggiunge nulla di nuovo.
In conclusione, un esempio particolarmente ben riuscito di commistione tra motivi scientifici e sociologici, scritto da due tra i migliori scrittori che la fantascienza possa annoverare, e del tutto godibile anche a distanza di 50 anni, nonostante in questo settore l'invecchiamento delle idee sia generalmente piuttosto rapido.

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