David Brin

Existence

Ed. Tor Books 2012

 

Gerald Livingston is an orbital garbage collector. For a hundred years, people have been abandoning things in space, and someone has to clean it up. But there’s something spinning a little bit higher than he expects, something that isn’t on the decades’ old orbital maps. An hour after he grabs it and brings it in, rumors fill Earth’s infomesh about an “alien artifact.”
Thrown into the maelstrom of worldwide shared experience, the Artifact is a game-changer. A message in a bottle; an alien capsule that wants to communicate. The world reacts as humans always do: with fear and hope and selfishness and love and violence. And insatiable curiosity.

David Brin è uno dei miei autori preferiti, e il suo romanzo Terra! è stato uno dei primi presentati in questa rubrica, quando ancora si trattava di un puro invito alla lettura, senza alcuna ambizione di fare una recensione, anche se nell'occasione avevo detto qualche parola in più. Ho poi anche presentato positivamente i due principali romanzi di quella che è chiamata The Uplift Saga, l'opera forse più famosa di Brin. Ho anche presentato un romanzo molto particolare come Effetto Anomalia, forse un juveniles, o forse una satira non particolarmente riuscita, ma comunque un'opera minore di Brin. Non ho mai parlato di altri romanzi che avrebbero sicuramente meritato un invito alla lettura, come L'Anno della Rinascita (conosciuto anche come L'Uomo del Giorno Dopo (The Postman)) da cui è stato anche ricavato un film non banale. O Nel Cuore della Cometa, scritto con Gregory Benford, o anche The Glory Road, un romanzo che mi è piaciuto molto, ma che ho in effetti del tutto trascurato.
Dopo questi romanzi non avevo letto più niente di Brin, anche perché non ha scritto molto di più e niente è stato tradotto in italiano. Alla fine mi sono deciso a leggere questa sua ultima opera, ormai di diversi anni fa, e che ha avuto giudizi davvero molto contrastanti. Guardando le valutazioni su Goodreads, le due-tre stellette sostanzialmente si equivalgono con le quattro-cinque, a dimostrazione di una considerazione davvero ad ampio spettro, con il numero di persone a cui non è piaciuto, anche per niente, del tutto equivalente a quello a cui è piaciuto, e anche molto.
Io appartengo al gruppo di chi ha apprezzato il romanzo, anche se condivido molte delle ragioni di chi lo critica, ma io sono uno a cui gli aspetti positivi del romanzo piacciono davvero tanto, da farli ritenere del tutto prevalenti su quelli negativi, che pur ci sono.
Iniziando a leggere Existence sembra di leggere una continuazione di Terra!, una visione della società umana qualche decina di anni dopo, con tutti i problemi ecologici sempre presenti, ma con le maggiori tensioni sociali tenute sotto precario controllo da una specie di patto sociale che ha cristallizzato i rapporti di classe, definendo limiti e diritti delle dieci classi sociali in cui si è stabilita divisa la società umana, ma di fatto non ponendo limiti alla differenza di qualità di vita, stressata oltre ogni limite dall'esplosione demografica e dal riscaldamento globale che innalzando il livello del mare ha reso inabitabili ampissime zone costiere. Continuando la lettura, sembra invece di leggere un romanzo propedeutico alla Uplift Saga, con una descrizione dettagliata dei problemi derivati dal primo contatto con gli alieni. Ma in realtà non è così, perché Existence, pur riproponendo molte delle idee di Brin presentate nei suoi libri precedenti, ha una sua logica interna originale, e si propone obiettivi molto diversi, sostanzialmente riassunti nel titolo: perché una civiltà organica può continuare ad esistere.
La struttura del romanzo, con i brevi capitoli intermedi dedicati a stralci di altre opere, a visioni personali di qualche personaggio, a opinioni generali di gruppi di interesse, può assomigliare molto a quella dei classici di John Brunner Tutti a Zanzibar e Il Gregge Alza la Testa, e questo è un aspetto che me lo ha fatto apprezzare. Come quelli di Brunner, Existence è un romanzo corale, in cui quello che conta è lo sviluppo dell'intero sistema, non i singoli personaggi che sono solo uno strumento, sicuramente efficace, per rappresentare la logica dell'insieme.
Però i critici di questo romanzo non hanno tutti i torti: vi sono lunghi periodi puramente descrittivi, in cui Brin racconta l'evoluzione di alcuni aspetti della società terrestre in modo troppo didascalico, ci sono alcuni degli intermezzi di cui si fa fatica ad accettarne la reale necessità, e il fatto che i personaggi seguiti in modo particolare nella prima parte del romanzo non sono tutti seguiti nella parte finale è effettivamente reale. Anche se non al livello di certe accuse, secondo le quali di alcuni di questi personaggi "non si sa più niente", perché un poco si viene a sapere, il minimo per capire lo sviluppo finale della loro vita. Certamente per i lettori per cui una narrazione ruota solo intorno ai personaggi, questo romanzo ha grossi limiti, ma non per me e molti altri che apprezzano invece l'aspetto globale, di una storia complessiva.
Non che non siano presenti difetti anche secondo me, però, perché alcuni legami logici mi sembrano stiracchiati, alcuni avvenimenti mi sono sembrati troppo "occasionalmente perfetti", e onestamente il finale mi sembra un po' debole, a meno che sia io a non averlo capito completamente.
Ma, e non voglio spoilerare troppo, le discussioni su i tanti possibili modi in cui l'umanità potrebbe suicidarsi, o essere cancellata, o essere ridotta alla pura sopravvivenza sono momenti davvero ricchi di contenuto, insieme alle soluzioni che il romanzo propone come un possibile passo avanti, un ulteriore momento di salvezza temporanea, una pausa di respiro prima della prossima crisi. In particolare i problemi più vicini alla nostra realtà mi sono sembrati ben analizzati, seppure con la logica di un romanzo che deve raccontare una storia.
In conclusione un romanzo che ho molto apprezzato e che consiglio ampiamente, con l'unica avvertenza che non può piacere a tutti... e forse nemmeno a molti.
 

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