Tanith Lee

Nata dal vulcano

ed Libra 1978 (The Birthgrave - 1975)

Svegliarsi nel cuore di un vulcano, dopo aver riposato per ere immemorabili, e scoprirsi l'unica erede di una civiltà perduta. Emergere in un mondo alieno, dalle strane usanze e dai costumi ancora più strani e scoprirsi dotata di poteri che sembrano magia, ma che forse sono gli attributi di una sconosciuta eredità stellare... Chi è la donna nata dal vulcano? E qual è il mondo nel quale si è destata? Un mondo dai costumi barbari, dagli splendidi templi, dalle incredibili battaglie, con un cielo dove brillano costellazioni straniere, tra le quali sono in viaggio astronavi sconosciute.

Un Consiglio di Lettura molto particolare, questo mese. Perché è un consiglio a scopo didattico, più che per il divertimento della lettura. Un consiglio per cercare di capire quello che si legge, saper valutare come è scritto, entrare un poco più in profondità nel giudizio dello stile di scrittura rispetto a seguire la trama solo per vedere come va a finire.
Perché lo faccio? Non lo so. Solo che riordinando le migliaia di ebook in mio possesso, sono capitato su quelli di
Tanith Lee, scrittrice fantasy di tanti anni fa di cui la mia biblioteca cartacea ospita diversi romanzi che mi avevano lasciato un ricordo piuttosto ambiguo. Diciamo che nonostante i tanti elogi che questa scrittrice riceveva, a me non era mai piaciuta troppo. Un po' incuriosito da questi ricordi, ho deciso di rileggere il suo primo romanzo, una via di mezzo tra uno sword and sorcery e un dark fantasy. Queste sono definizioni che hanno acquisito un significato preciso solo molto dopo che sono apparse opere usate poi come esempi per definire le definizioni stesse. Inizialmente c'era molta confusione tra i generi e non si sottilizzava poi troppo, gli scrittori non si ponevano il problema di quale sottogenere sarebbe stato inventato per classificare i loro romanzi.
Rileggendo questo romanzo dopo circa 35 anni dalla prima lettura, essendo, credo, maturato anche come lettore, più consapevole di quali siano i pregi e i difetti di un romanzo, specialmente di un romanzo di genere, non posso che rilevare i suoi molti punti deboli, l'ingenuità di molte scelte, la debolezza generale della trama, ma sopratutto il pessimo stile di scrittura, che a suo tempo mi aveva solo portato a non gradire molto questa opera.
Iniziando a leggere
Nata dal Vulcano la prima osservazione che si può fare è sull'eccesso di aggettivi ed avverbi. Ogni frase è appesantita da un abuso di aggettivi aggiunti quasi ad ogni sostantivo, nel tentativo di generare nel lettore emozioni e sensazioni che la debolezza della narrazione non è in grado di fornire. E' il tipico errore dello scrittore alle prime armi, quando non ha ancora capito che le emozioni le deve rendere la capacità di presentazione della scena, la descrizione di quanto avviene. Se la descrizione è carente, se non c'è capacità di presentare i fatti nella loro dinamica reale, e sopratutto se gli avvenimenti non sono di per sè emozionanti, l'aggiunta di una manata di aggettivi e di avverbi non aiuta affatto a rendere la scena più emotivamente sentita, anzi.
La trama di
Nata dal Vulcano non brilla certo per originalità, anche tenendo conto dell'anno di pubblicazione, basata com'è sulla classica situazione del protagonista che non ricorda niente di se stesso, e deve riscoprire il suo passato mentre riconquista i suoi poteri. La descrizione del Mondo in cui la storia si svolge, il World Building, è in questi casi un elemento fondamentale, ma qui è svolto in maniera impacciata, anche se con molto impegno. Molti aspetti rimangono oscuri, il che non sarebbe di per se stesso un male, ma solo perché la spiegazione che ne viene data è limitata, qualche volta illogica, spesso banalmente carente, e sempre con un largo abuso di aggettivi ed avverbi che dovrebbero fare le veci di una descrizione più consapevole.
La
Lee cerca poi di costruire un personaggio protagonista molto problematico, con contorsioni psicologiche che dovrebbero derivare da complessi di colpa dovuti ad eventi della propria fanciullezza, e che ne condizionano tutto il comportamento fino alla catarsi finale. Purtroppo per buona parte del romanzo questo aspetto è molto poco apparente, sommerso letteralmente dall'illogicità di comportamento della protagonista che però non porta a sospettare alcunché di profondo, fino a quando, come il classico Deus ex Machina, l'incontro con degli alieni le permette finalmente di capire la natura del suo conflitto interno. Il finale è quindi estremamente povero, perché rende esplicito che non vi era una storia davvero interessante da scoprire per giustificare il comportamento illogico e molto infantile della protagonista.
Letto con la mia consapevolezza di oggi, è un romanzo banale, scritto molto male, del tutto deludente. Eppure ha avuto un discreto successo ai suoi tempi, e la
Lee è stata considerata per un po' di tempo una autrice originale nel campo fantasy (forse per qualche tocco di sessualità esplicita che qui è appena accennata ma è più forte nei suoi romanzi successivi).
Dopo una ventina d'anni non è stata più in grado di pubblicare altri romanzi, nessun editore ne ha più accettati. Forse anche nel campo fantasy stava facendosi largo un concetto di qualità di scrittura che tagliava fuori gli scrittori da questo punto di vista più deboli.
Ma questo solo nel mondo anglosassone, perché in Italia la pubblicazione di opere al limite dell'illeggibile, e qualche volta anche oltre, è tranquillamente proseguita fino ai giorni attuali, e rappresenta forse la maggior parte delle pubblicazioni di autori italiani.

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