Patrick Rothfuss

Il Nome del Vento

ed. Fanucci 2008 (The Name of the Wind - 2007)

“Ho sottratto principesse a re dormienti nei tumuli. Ho ridotto in cenere la città di Trebon. Ho passato la notte con Felurian e me ne sono andato sia con la vita, sia con la sanità mentale. Sono stato espulso dall’Accademia a un’età inferiore a quella in cui la maggior parte della gente viene ammessa. Ho percorso alla luce della luna sentieri di cui altri temono di parlare durante il giorno. Ho parlato a dèi, amato donne e scritto canzoni che fanno commuovere i menestrelli. Potresti aver sentito parlare di me.”

La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L’uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l’eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l’attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio non privo di pericoli e avventure riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia. Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che, nonostante le malevole credenze popolari, si rifanno a ideali nobili e tengono in gran conto arte e cultura. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall’arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all’Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui egli apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell’amore, ma dovrà anche fare i conti con l’ostilità di alcuni maestri, l’invidia di altri studenti e l'assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l’abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende.

Uno splendido romanzo di un autore al suo esordio, che si merita sicuramente di essere consigliato per la lettura in questa rubrica dove normalmente presento romanzi piu' vecchi, su di cui il giudizio ed il gradimento hanno avuto tempo di maturare e di consolidarsi. Mi ricordo solo di due altre occasioni in cui mi sono sentito sicuro di poter raccomandare un romanzo subito dopo averlo letto, ed e' stato principalmente per Perdido Street Station, di Mieville, un'opera di cui si continua a parlare ed e' sempre piu' apprezzata, insieme al suo terzo romanzo, Il Treno degli Dei, mentre La Citta' delle Navi mi ero limitato a presentarlo, positivamente, come una recente lettura nella rubrica Cosaleggo. Il secondo caso e' stata la triologia sull'Ecumene Dorato di John C. Wright, che ha anche il merito di essere Fantascienza, e non Fantasy, in un periodo in cui la Fantascienza sembra stentare a produrre opere di livello, mentre sta esplodendo la Fantasy, anche se fin troppo spesso con pura spazzatura ripetitiva.
Il Nome del Vento e' il primo romanzo di una trilogia, che l'autore afferma di avere gia' completato. Questo primo capitolo e' veramente impressionante per la sua carica emotiva, per l'equilibrio tra azione e introspezione, tra analisi dell'individuo e rapporti tra individui. E' sostanzialmente il racconto di come si crea la leggenda di un eroe, di come fatti forse banali possano venire distorti e diventare metafore di un ideale, ma e' anche il racconto di come un individuo duramente colpito dalle avversita' possa trovare in se' stesso la forza ed il coraggio per risollevarsi ed emergere come un esempio per altri, anche se non sempre in senso positivo.
Il mondo che vi viene descritto, pur nella sua fantasia e con le sue stranezze, e' un mondo completamente reale, come sono reali i personaggi che lo popolano. Personaggi del tutto credibili nelle loro emozioni e nelle loro azioni, descritti con accuratezza, perfettamente inseriti nella logica del loro mondo tanto da essere credibili e naturali anche quando invocano "il nome del vento" ed il vento accorre.
Se proprio devo trovare un appunto da fare a questo romanzo, posso solo osservare che 800 pagine potevano sembrare essere sufficienti a descrivere la vita di un individuo, per quanto eccezionale potesse essere, ma invece, al termine delle 800 e piu' pagine di questo primo volume, siamo solo alla sua adolescenza. Sicuramente vi sono momenti in cui la vicenda si svolge con lentezza, in cui ogni attimo e' descritto con estrema cura, ma nella logica globale il lettore non sembra accorgersene, perche' certi dettagli appaiono fondamentali per capire il perche' ed il come il carattere e la volonta' di Kvothe si sono formati.
Se l'affermazione dell'autore di aver gia' finito l'intera triologia corrisponde a verita', allora si puo' sperare che non ci siano ulteriori e maggiori rallentamenti nel seguito, come e' invece succede molto, troppo, frequentemente nelle saghe lunghe e quasi senza fine di cui la Fantasy moderna sembra non poter fare a meno. Se cosi' sara', all'apparire del prossimo capitolo di questo racconto, la cui pubblicazione e' gia' programmata negli USA, saro' qui a raccomandarne nuovamente la lettura.

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