Harry Harrison

Largo! Largo!

ed. Nord 1972 (Make Room! Make Room! - 1966)

Scritto nel 1966, quando la parola "ecologia" era nota solo agli studiosi di scienze naturali, Largo! Largo! ha anticipato nettamente l'allarme che oggi sentiamo sempre più vivamente per una situazione in cui si uniscono incremento demografico, disoccupazione tecnologica, esaurimento delle risorse naturali, inquinamento dell'ambiente. Da questo romanzo di Harrison emerge nel modo più chiaro il ritratto della situazione generale e delle sue ripercussioni sul singolo individuo, sulla vita di tutti i giorni, in tutta la sua irreparabilità

Avevo già parlato di Harrison consigliando la lettura de Il Pianeta dei Dannati, un volume che contiene due romanzi scritti a distanza di 20 anni e che sono il tipico esempio della produzione "normale" di Harrison. Racconti avventurosi di situazioni estreme, sempre ben pensati e mai banali, pubblicati su Astounding, la rivista del suo amico Campbell totalmente dedicata all'avventura spaziale.
Avevo anche già detto che però Harrison era diventato famoso per un paio di romanzi in cui affrontava l'aspetto allora del tutto innovativo della fantascienza sociologica, non pubblicati su Astounding, tra cui questo
Largo! Largo!. Harrison non è stato il primo a spostare l'accento dallo spazio alla Terra e al suo futuro, e non è stato nemmeno il più importante, ma ha avuto sicuramente il merito di aver affrontato il tema in modo probabilmente più accettabile per l'epoca, tanto che il suo successo è stato quasi immediato. Non il primo ma sicuramente tra i primi, con una capacità di "sentire" i problemi con un certo anticipo, e abbastanza coraggio da rompere una tradizione di scrittura che gli dava una ragionevole popolarità. Ma i temi sociali, e tra questi quello del sovrapopolamento, stavano emergendo nella società occidentale di allora con notevole impeto.
Largo! Largo! è del 1966, due anni dopo Brunner scriverà Tutti a Zanzibar e Peccei fonderà il Club di Roma il cui primo rapporto scritto, I Limiti dello Sviluppo, porterà il tema della crescita demografica e della limitazione delle materie prime alla ribalta internazionale.
Harrison non è uno scrittore inferiore a Brunner, ma ha affrontato il tema in modo più tradizionale, presentando una situazione esasperata, entrando nei dettagli, facendo di un caso particolare un esempio generale, ma il racconto rimane sul caso particolare, per quanto si possa capire che i problemi non sono limitati alla stuazione descritta. Brunner invece inventa una tecnica narrativa, usata solo per tre romanzi, che riesce a dare l'idea della globalità della situazione descritta come se fosse una cronaca giornalistica, ma senza perdere la capacità di approfondire le situazioni particolari. Due modi molto diversi di porre il lettore di fronte ad un problema sentito come essenziale, con Brunner che forse predomina per la capità di generalizzare la situazione. Ma Harrison non solo è stato il primo a porre il problema, ma è stato anche capace di estremizzarlo maggiormente, anche se limitatamente ad una situazione particolare, rendendo più evidente il degrado sociale che ci si può aspettare.
Molti hanno recentemente osservato che i pericoli annunciati dal Club di Roma nei suoi rapporti non si sono in realtà avverati, ma c'è invece da osservare che, a parte una migliore utilizzazione della risorsa petrolio, dovuta al fatto che abbiamo attraversato due profonde crisi di approvvigionamento che hanno spinto il prezzo in alto e quindi forzato un più attento utilizzo, la crisi prevista dal Club di Roma è posizionata a metà dell'attuale secolo. E non ci sono controindicazioni serie a riguardo di questa previsione.
E' quindi altamente probabile che questi romanzi degli anni 60/70, di cui Harrison è stato uno dei progenitori, torneranno prepotentemente di attualità.

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