Charles Stross

Universo Distorto

A Washington tutti lo sanno, ma non parlano. Il generale Gagarin, impegnato in una missione dove nessuno è mai stato prima, lo sta per scoprire. E sul confine di un antico deserto, sotto le stelle di un'altra galassia, Maddy sta per incontrare faccia a faccia la peggiore paura dell'umanità...
In questo straordinario romanzo di storia alternativa, Charles Stross prende le tradizionali tensioni della Guerra Fredda e le stiracchia e distorce per adattarle a una Terra Piatta dove l'emergere di nuovi continenti spinge a un colonialismo competitivo. Quando i coloni si imbattono in rovine radioattive vecchie di mille anni e creature velenose simili alle termiti che dimostrano straordinari livelli di intelligenza, la vera natura di questo mondo modificato lentamente emerge alla luce.

E' il momento magico di Charles Stross, per l'editoria italiana di SF. Dopo Accelerando e L'Alba del Disastro (Iron Sunrise) di cui parlero' il mese prossimo, ecco un racconto lungo che ha ricevuto il Premio Locus nel 2007.
Se per Accelerando le mie perplessita' derivavano sostanzialmente dall'abuso di linguaggio "inventivo", nel senso che Stross si e' letteralmente inventato un gran numero di parole sia per esprimere concetti "nuovi", ma anche semplicemente per "stupire" il lettore, anche nel caso di questo Universo distorto, dove i neologismi si possono contare sulle dita di una sola mano, mi rimane una sensazione di "inadeguatezza" che e' pero' dovuta questa volta alla brevita' della narrazione. Stross riesce mirabilmente a "far entrare" il lettore nella logica del racconto in modo rapido, con poche scene distaccate che illustrano diversi aspetti fondamentali degli avvenimenti trattati, ma la struttura che c'e' alle spalle e' troppo ricca per un semplice racconto, seppure lungo. Spiegare cosa significa ritrovarsi, in piena Guerra Fredda che assomiglia moltissimo a quella che abbiamo vissuto noi, ma non e' proprio uguale, ad essere una frazione minuscola di un enorme mondo-disco, in un'altra galassia, e riuscire a farlo in poche parole, costruendo nello stesso tempo una storia, e' certamente difficile. Ma Stross ci riesce benissimo, anche se quasi nessuna delle domande che i personaggi, e di concerto il lettore, si pongono riescono a trovare risposta.
E' la ragione principale per cui non amo molto i racconti: o si limitano allo sviluppo di una singola idea, o riescono a farne nascere molte che pero' inevitabilmente rimangono inconcluse. E' quello che succedeva anche a Vernor Vinge nei suoi racconti prima che si decidesse a passare alle dimensioni di un polposo romanzo, e lui era anche convinto di non avere la capacita' di gestire la lunghezza richiesta da un romanzo, finendo invece per ottenere i suoi piu' grandi successi proprio attraverso questo mezzo.
La stessa sensazione di incompletezza mi e' lasciata da questo racconto di Stross, molto brillante per diversi aspetti, estremamente diverso da Accelerando, anche se qualcosa in comune si puo' anche trovare, se questa o quella idea venisse sviluppata in un certo modo. Ma il racconto finisce e noi rimaniamo con tante domande e tante possibilita' aperte, ed il pessimismo di un finale che sembrerebbe non lasciare speranze per l'umanita'.
Chissa' se, come succede spesso, questo racconto verra' ripreso da Stross e sviluppato nella dimensione, nella complessita' e nella completezza di un romanzo.
Credo che lo meriterebbe.

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