Paul Di Filippo

Un Anno nella Citta' Lineare

Diego Patchen, un autore di narrativa cosmogonica, vive nell'isolato 10.394.850 di Broadway, l'unica strada della città di Gritsavage in uno strano mondo illuminato da due soli. Lungo tutta la città, per quanto essa sia lunga, corre una linea della metropolitana: ogni isolato è separato da un un vicolo, lungo soltanto come la larghezza dell'isolato. Poi, da una parte c'è un fiume e dall'altra una ferrovia. Oltre questi confini ci sono dei mondi paralleli, equivalenti dell'inferno e del paradiso: il "Lato Sbagliato del Sentiero" e "l'Altra Sponda", perché in questo mondo c'è la certezza di quello che avviene dopo la morte. Questo è particolarmente rilevante per Diego, perché suo padre che sta morendo è amaramente orgoglioso di immaginare quanti Tori Alati si stiano radunando per portarlo sul Lato Sbagliato (infatti è convinto di non aver vissuto in modo abbastanza virtuoso da essere condotto dalle Sirene Alate all'Altra Sponda).

Paul Di Filippo e' uno scrittore di notevole spessore, con una tendenza al cyberpunk ma con una capacita' di affrontare temi anche molto diversi, e praticamente sconosciuto in Italia perche' ha scritto praticamente solo racconti che, a parte poche eccezioni in antologie o raccolte varie, la mancanza cronica di riviste di fantascienza ne rendono la diffusione nel nostro paese estremamente povera.
Personalmente non amo molto i racconti, perche' difficilmente permettono lo sviluppo completo delle potenzialita' di una idea, a meno che non si tratti di una battuta fulminante, come nei racconti di Brown, o di un'idea brillante un po' fine a se' stessa. Devo pero' riconoscere che Di Filippo, in questo racconto lungo, riesce a creare una atmosfera completa di questa citta' assolutamente irrealistica, a darne le sensazioni vere che si possono provare nel viverci, e e a costruirci anche una storia che ha una sua logica e una sua conclusione, seppure completamente aperta ad ogni possibile sviluppo. La sua capacita' piu' importante mi sembra quella di rendere "sensibile" al lettore un ambiente estremamente complesso in un modo estremamente semplice e breve, presentando contemporaneamente i personaggi che agiranno nella storia. Riesce quindi a concentrare in un numero ridotto di pagine la parte descrittiva che in casi del genere e' assolutamente predominante, e senza perdere complessita' anche se deve fidarsi molto nella capacita' di estrapolazione e di immedesimazione del lettore.
Per me, che avevo letto di Di Filippo solo un altro racconto che non mi aveva lasciato impressioni particolari, questo e' stata una sorpresa estremamente positiva, anche se mi rimane la domanda di cosa saprebbe fare sulla lunghezza di un romanzo, visto che la sua capacita' di immaginazione e' in grado di creare scenari strani, complessi ma credibili. Puo' riuscire a costruire una storia altrettanto complessa e realistica dello scenario?
E se si', cosa aspetta a farlo?

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