Antonio Lanzetta

Ulthemar la Forgia della Vita

Ed. GDS 2013

 

La Forgia della Vita si è destata. La torre nell’abisso di Norandur è pervasa dal suo calore. L’energia sprigionata dal nucleo del pianeta pulsa, i forni sono pronti e attendono impazienti i frammenti di quell’astronave precipitata per forgiare l’armatura del Campione. Il tempo dell’Avvento è giunto. Mai le stelle sono state più minacciose per gli abitanti delle Terre Libere. Nelle vene di Saemon e Jan scorre il sangue di quell’antico popolo venuto dallo spazio e dal quale si sono generati gli Arcani, la cui setta intende sfruttare il Portale delle Stelle, costruito da Ulthemar, per invadere il pianeta. Ma i due giovani e i loro compagni, Steev e Sleitan Ven, risponderanno alla chiamata del Re Bianco e uniranno le loro forze in una corsa contro il tempo, alla scoperta del passato, per salvare il mondo. Gli uomini impugneranno l’acciaio per fronteggiare la discesa dalle Terre del Ghiaccio di Thorenthar e dei suoi Arcani in quella che sarà la più grande battaglia per la sopravvivenza.

Mi sembra di aver capito si tratti del primo romanzo pubblicato da questo autore. L'ho letto del tutto per caso, perché una occasionale amicizia su Facebook mi ha portato, direi inevitabilmente, a dare un'occhiata alle sue opere. Ho trovato questo suo primo lavoro e l'ho letto con interesse.
Il romanzo dimostra prima di tutto una grande ingenuità narrativa, essendo in pratica una raccolta di tutti i cliché tipici del fantasy epico classico, quello di Tolkien e di Brooks, a cui Lanzetta dedica esplicitamente un ringraziamento. Nel leggerlo si ripassano tutti gli stereotipi tipici del genere: il predestinato a salvare il mondo che scopre poco alla volta a cosa è destinato dalla sua eredità di sangue, i nani che vivono nelle miniere sepolte e sono formidabili guerrieri, nonostante siano bassi e larghi. E hanno come armi micidiali le "asce bipenne", mai esistite nel mondo reale e tecnicamente quasi impossibili da maneggiare, ma ormai parte indiscutibile dell'immaginario del fantasy più banale. Qualche spunto originale si può ovviamente cogliere, non è una semplice copia di Brooks che è una copia di Tolkien, perché Lanzetta ha cercato di metterci qualche cosa di suo.
Ma la trama, tutto sommato, rimane ampiamente nell'ambito del fantasy riciclato più e più volte, gli spunti originali non riescono a far emergere la storia dal mare di quelle lette infinite volte.
Ma allora, un autore italiano, una storia banale, perché ha superato la soglia della mia attenzione?
Per un piccolo ma sostanziale elemento: il ritmo della narrazione.
Antonio Lanzetta ha scritto con questo romanzo una storia tutto sommato molto standard, senza grandi novità, o senza quasi novità
, ma ha saputo scrivere una storia che ha un ritmo narrativo coinvolgente, che si fa leggere con piacere perché la scrittura accompagna molto bene l'immagine che il lettore si fa della storia.
Questo aspetto, e solo questo, giustifica le tre stelle che ho dato a questo romanzo sia su Anobii che su Goodreads. Lanzetta possiede il giusto ritmo della narrazione per un'eroic fantasy, deve solo cercare di trovare nella sua fantasia una trama più originale.
Cercherò di leggere le sue opere successive, sperando di vedere concretizzate queste mie speranze.

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