Jo Walton

The Just City

Ed. Tor Books 2015

 

Created as an experiment by the time-traveling goddess Pallas Athene, the Just City is a planned community, populated by over ten thousand children and a few hundred adult teachers from all eras of history, along with some handy robots from the far human future—all set down together on a Mediterranean island in the distant past.
The student Simmea, born an Egyptian farmer's daughter sometime between 500 and 1000 A.D, is a brilliant child, eager for knowledge, ready to strive to be her best self. The teacher Maia was once Ethel, a young Victorian lady of much learning and few prospects, who prayed to Pallas Athene in an unguarded moment during a trip to Rome—and, in an instant, found herself in the Just City with grey-eyed Athene standing unmistakably before her.
Meanwhile, Apollo—stunned by the realization...

Un romanzo scritto, almeno spero, con l'idea di sviluppare un esercizio divertente, una specie di "vediamo cosa potrebbere davvero succedere se facessimo...", e senza prendersi troppo sul serio. Magari incentrando il discorso su qualche aspetto particolare che possa portare ad una discussione filosofica non banale, inventando una cornice narrativa capace di accompagnare questo nocciolo con qualche storia di contorno sufficientemente interessante da mantenere attivo l'interesse del lettore. Perché onestamente le falle logiche di questo romanzo sono davvero enormi, se dovesse essere preso alla lettera come romanzo di fantascienza, talmente evidenti e dominanti che non voglio nemmeno incominciare ad elencarle. Va preso per quello che spero sia stato inteso essere: un divertimento intellettuale senza troppe pretese. Ma anche un po' pesante da leggere, perché è tutto basato su questa idea di creare artificialmente una città basata sulle regole della Repubblica di Platone, e quindi si dilunga molto in discussioni riguardo alla maggiore o minore attinenza alle idee di Platone dei vari accadimenti reali.
Che poi sia un indispettito Socrate, trasportato contro la sua volontà in questa nuova realtà alla soglia della sua morte reale (come per molti degli altri "filosofi" recuperati nel corso del tempo), a mettere in seria discussione la ragionevolezza dell'idea, teoricamente basata su i suoi convincimenti, è forse l'aspetto più divertente e solido dell'intero romanzo. La presenza di una dea in pieno possesso dei suoi potere, Atena, e di un dio "umanizzato", Apollo, rende forse ancora più ridicolo il panteon degli dei greci e le loro diatribe, ma è un discorso molto marginale rispetto al tema centrale.
Per il resto, i personaggi storici sono del tutto stereotipicizzati, e quelli di fantasia solo strumentali alla tesi di fondo. Una vera storia non esiste, nonostante alcuni sforzi malriusciti dell'autrice. Un buon conoscitore della storia della filosofia occidentale, e di quella greca in particolare, potrà sicuramente trovarci qualche spunto interessante, perché la Walton ci ha messo in discreto impegno, ma per un lettore normale credo sia un mattone di difficile digestione.
Onestamente lo considero un divertimento personale, la cui traduzione in una storia degna di essere pubblicata e letta da altri non può considerarsi davvero ben riuscita.
Esiste anche un seguito, The Philosopher Kings, ma non credo che lo leggerò mai.

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