Terry Brooks

Il Ciclo di Shannara

Le Quattro Terre, un mondo in cui l'equilibrio imposto dall'ordine del Bene vive sotto la costante minaccia di antiche forze demoniache, deve lottare a ogni generazione per preservarsi dall'invasione del Male. A vegliare su di esse, attraverso i tempi, il druido Allanon, ultimo rappresentante di una stirpe di custodi della magia, e la famiglia Ohmsford, erede di una nobiltà ormai dimenticata. Quando il Signore degli inganni torna dal passato, sarà Shea, primo erede della famiglia, a dover riscoprire la propria origine, e con essa il potere che questa le conferisce. Impugnerà così la mitica Spada di Shannara per arginare le forze dell'oscurità. Una generazione più tardi sarà Will l'erede della magia degli Ohmsford, e per questo riceverà da Allanon l'incarico di difendere e rinnovare, grazie alla potenza delle Pietre Magiche, la vita dell'Eterea, la mitica pianta che mantiene il Divieto contro il ritorno dei demoni sulle Quattro Terre. Infine quando l'Illidatch, il libro che raccoglie e dà vita alla Magia Nera, tornerà a minacciare ancora una volta l'equilibrio del Bene, saranno la giovane Brin Ohmsford e il fratello Jair a intraprendere, con l'aiuto dell'ultimo druido, un viaggio disperato fino alla sorgente del Male, prima che sia troppo tardi. Con questa trilogia, alla fine degli anni Settanta Terry Brooks si impose come un maestro del fantasy moderno, creando un mondo vivissimo, di grande potenza immaginativa, e personaggi indimenticabili per i milioni di appassionati che ha oggi nel mondo. Raccolto per la prima volta in un unico volume, "Il ciclo di Shannara" è, semplicemente, una saga che nessun lettore che si definisca un appassionato di fantasy può dire di non aver letto.

Ho detto altrove in questi commenti, che se anche leggo fantascienza dai primi anni sessanta, mi sono avvicinato alla fantasy solo più tardi, negli anni ottanta. Questo perchè non mi piaceva la sword-and-sorcery, ma non mi piacevano nemmeno maghi, folletti, gnomi etc, specialmente in versione fiabistica. Certo ho avuto anche io i miei Conan il Cimmero, e non mi è mancato Elric di Melnibonè, ma ho incominciato a leggere con più sistematicità fantasy con l'Eddings dei Belgariad e il Turtledove della Legione Perduta. Ho letto Il Signore degli Anelli solo dopo aver visto il film, e solo dopo tre o quattro tentativi falliti di superare quelle tremende prime cento pagine, di una noia assoluta. Non ho una grande opinione di Tolkien, che mi sembra solo un dotto professore che ha scritto un buon libro, uno solo perchè il resto è poca cosa, lontano però dal riuscire ad appassionarmi anche a parte l'assurdità dell'inizio. Al seguito del film non solo è diventato un caso letterario di massa, ma per moltissime persone, specialmente giovani, il fantasy è solo "quella cosa là", e sono incominciate le imitazioni, tutte di bassissima qualità, anche le più propagandate come la Licia Troisi o la Chiara Strazzulla, per rimanere a quelle che riempiono oggi le librerie. Si è cioè sviluppata la moda del baby fantasy, romanzi nel miglior caso ingenui scritti da bambini inesperti per altri bambini altrettanto sprovveduti, moda d'altronde molto redditizia e cavalcata con grandi grancasse mediatiche anche dalle case editrici maggiori.
Mi sono allora chiesto se magari
Brooks, che avevo fino ad ora evitato nonostante l'invasione dei suoi romanzi nei settori specializzati delle librerie perchè le presentazioni rendevano chiaro che si trattava pur sempre di "quella cosa là", scrivendo in epoche non sospette, ed essendo riuscito a ricavare da vivere dallo scrivere, non potesse offrire qualcosa di gradevole, magari per ammazzare il tempo aspettando il prossimo volume di Martin, di cui si è persa traccia, o il seguito di Rothfuss, un altro Mieville, per non parlare di Erikson, che almeno scrive e pubblica a velocità costante. Di fantasy di altissimo livello ce ne è ora abbastanza, ed è facile evitare i Salvatore e le tante fotocopie prese dai giochi di ruolo.
Approfittando dell'uscita di questo volume che comprende l'intera prima triologia di
Shannara, ho deciso di concedere a Brooks un tentativo, visto che l'avevo concesso anche alla Troisi, rimasto ovviamente unico.
Non c'è dubbio che
Brooks scriva infinitamente meglio delle nostre miracolose (o meglio miracolate) ragazzine, e abbia idee chiare su come dare un poco di spessore ai personaggi, come far scorrere il racconto, alternando azione a descrizione. In più, anche rimanendo nello strettissimo ambito di "quella cosa là", riesce ad introdurre una sufficiente quantità di novità da permettere al lettore un minimo di curiosità per lo sviluppo della storia, almeno per alcuni aspetti secondari, perchè ovviamente, essendo sempre "quella cosa là", lo sviluppo generale è ovvio fin dall'inizio.
Purtroppo questo vale solo per il primo dei tre romanzi della cosiddetta triologia, perchè gli altri due non sono un proseguimento della storia, ma una banale ripetizione della stessa, identica a parte il cambio del nome di alcuni dei personaggi principali, ma nemmeno tutti. Ogni tema, ogni spunto viene fedelmente ripetuto per tre volte, con quelle minime variazioni che, ad un lettore distratto o troppo appassionato, possono sembrare cambiare la storia, che invece è sempre identica.
E' quindi chiaro che a questo punto per quanto mi riguarda tutte le altre triologie scritte da
Brooks per guadagnarsi la pagnotta possono rimanere dove sono.
Una sola ultima considerazione: la lettura di questi vecchi romanzi di
Brooks mi ha fatto scoprire ulteriori fonti di scopiazzatura per le nostre brillanti scrittrici moderne... e non ho nemmeno letto tutto.

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