Anna F. Dal Dan

Senza un Cemento di Sangue

Ed. DelosBooks 2017

 

Il pugno di ferro dei Say stringeva i pianeti esterni senza pietà. Ma chi decideva di aderire alla Resistenza poteva davvero permettersi di essere più umano di loro?
Sono finiti i tempi in cui i Pianeti Esterni erano culla di democrazia e di cultura. Da anni l'impero di Tyros impone la propria dura legge, censura ogni tentativo di libera espressione, schiaccia ogni ribellione nel sangue. Ma la resistenza, come la speranza, non molla, anche se il costo di sangue è altissimo. Ma è proprio con un cemento di sangue che devono essere erette le mura della libertà.

Qualche anno fa avevo avuto una specie di rigurgito di senso di colpa, dovuto al fatto che per anni avevo evitato accuratamente di leggere autori italiani di fantascienza (e fantasy), e quindi avevo cercato di capire se invece esisteva qualche autore che meritasse una lettura. Ho anche cercato di indagare il fangoso mondo degli autopubblicati, dato che la tecnologia moderna è in grado di permettere a chiunque di sfuggire la necessità di essere accettato da un editore ufficiale, con le sue fisime dei potenziali di vendita, e proporre a tutto il pubblico universale il proprio "capolavoro". Devo dire onestamente che ho trovato degli autori con una discreta qualità di scrittura e una buona inventiva per la trama della storia, ma quasi mai per la fantascienza vera. Gli autori italiani che si cimentano con la letteratura di genere riescono molto bene nei settori mistery (su cui però dirò qualche cosa dopo) e nell'ucronia, cioè storie in una realtà parallela che si è separata dalla nostra per qualche episodio storico che non si è evoluto come lo conosciamo noi,e che è sì parte della fantascienza, ma è una parte piuttosto separata. Quello che proprio manca, almeno a livello qualitativo accettabile, perché di pubblicazioni sostanzialmente amatoriali ne esistono molte, è la fantascienza nella sua accezione più classica, a partire dalla space opera a quella più sociologica. La mia impressione generale, fatte salve sempre le possibili eccezioni, è che agli scrittori italiani manchi totalmente qualunque visione positiva del futuro, e in particolare del ruolo della scienza, che è una grande sconosciuta e quasi sempre vista solo come sorgente di disastri.
Certo che esistono le eccezioni, specialmente tra gli autori di molti decenni fa, ma questa è la sensazione media che le mie letture mi hanno lasciato. Alcune di queste letture le ho anche commentate, nel bene e nel male, in queste mie pagine, ma non ne do il link diretto perché non ne voglio fare argomento di polemica. L'ultima opera di un autore italiano che ho letto è stata Cronache di Mondo 9 di Dario Tonani, che non è certo paragonabile agli autopubblicati, ma mi ha comunque lasciato qualche perplessità.
La recente pubblicazione di questo Senza un Cemento di Sangue di Anna F. Dal Dan, finalista del Premio Urania 2000 (2000 è l'anno del bando del premio, assegnato l'anno successivo) e non vittorioso con non poche polemiche, mi ha riportato a riconsiderare la possibilità di tornare a leggere qualcosa di italiano nel vero settore della fantascienza.
Indubbiamente l'idea di "ripescare" qualche romanzo finalista del Premio Urania, che ha dei criteri di valutazione finali in cui la qualità del romanzo non è necessariamente l'aspetto principale, magari rivedendolo un po' alla luce della mancanza dei vincoli precedenti, e pubblicarlo in una collana digitale presenta molti aspetti positivi, quindi per tutte queste ragioni ho letto Senza un Cemento di Sangue con discrete speranze, che purtroppo non si sono completamente realizzate.
Il romanzo presenta un'ambientazione da Space Opera davvero molto complesso ed affascinante, anche se è difficile da capire completamente e non solo all'inizio, poiché lascia molti aspetti oscuri o solo accennati anche alla sua conclusione. La storia dei personaggi principali, che ne determina l'azione che viene presentata, non è chiarita, per cui spesso non si capiscono le ragioni, che si intuiscono esistere, per il loro attuale comportamento. È chiaramente un tentativo di far scoprire l'ambientazione e il carattere dei personaggi un poco alla volta, mantenendo il lettore in uno stato di ignoranza che dovrebbe venire superata molto lentamente, ma onestamente mi sembra un tentativo non ben riuscito, che mi ha dato più irritazione che aspettativa.
Il problema più grosso di questo romanzo è però che poche scene di azione sono presentate direttamente, ma molto spesso sono raccontate da qualcuno che le ha vissute direttamente, ma sono sistematicamente annegate in un'enorme quantità di pensieri di introspezione, di considerazioni morali o moraleggianti, un mare di considerazioni tra cui poco alla volta, ma con molta fatica, si riesce anche a capire come si svolge la storia. Nelle non molte occasioni in cui questo aspetto viene meno il romanzo acquista una solidità davvero notevole, ad esempio le scene di tortura sono davvero molto efficaci, estremamente esplicite e logicamente conseguenti. Ma situazioni del genere sono troppo poche nell'oceano delle introspezioni, nell'analisi dei sensi di colpa, nel rimuginare il passato cui si aggiunge il problema che spesso non si può capire bene questi stati d'animo, perché non si conosce completamente la storia precedente del personaggio in questione.
Io credo che in occasione di questa pubblicazione non sia stato fatto un serio lavoro di revisione, e magari proprio per niente, dato che almeno in un paio di occasioni ho trovato delle ripetizioni di parole a brevissima distanza che mi hanno fatto stridere i denti, e la possibilità di modificare la ripetizione non era solo facile, ma anche molto più coerente con il significato della frase, e sia invece rimasto il romanzo che non aveva vinto il Premio Urania.
La mia opinione è che data la limitatezza oggettiva degli eventi che rappresentano la storia, se si fosse eliminata gran parte delle introspezioni e rimuginazioni dei vari personaggi, e ridotto la narrazione alle dimensioni di una novella, si sarebbe giustificata anche la mancanza di spiegazioni esplicite per molti aspetti di questo universo
, e il risultato sarebbe stato decisamente più piacevole.
Nella forma attuale è un romanzo faticoso da leggere e non molto appassionante.

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