Lucius Shepard

Piste di Guerra

È una guerra sporca quella che deve combattere il soldato David Mingolla nella giungla dell'America Centrale. Una guerra combattuta con armi insidiose che da anni si trascina fra droga, sesso e Rock'n Roll. David è un semplice soldato il cui unico desiderio è quello di salvare la pelle a ogni costo perché non si aspetta niente di buono da quel conflitto.
Poi un giorno incontra la misteriosa Debora. Parrebbe una conoscenza destinata a finire nel giro di pochi giorni, come tante altre, invece dà origine a conseguenze inaspettate, grazie alle quali Mingola prende coscienza di non essere un semplice militare come tutti i suoi commilitoni, ma di possedere caratteristiche che gli faranno affrontare il conflitto in cui è coinvolto con una diversa consapevolezza.

Proseguendo nella politica di pescare nel serbatoio praticamente senza fondo dei racconti, racconti lunghi e/o romanzi brevi che hanno ricevuto premi e riconoscimenti ufficiali negli Stati Uniti, categorie narrative che vedono una produzione abbondantissima negli USA e che trovano il loro spazio naturale sulle riviste, mentre sono del tutto sconosciuti in Italia, se non attraverso occasionali pubblicazioni di antologie o raccolte, la Delos presenta questo racconto di Lucius Shepard del 1986 che ha vinto il Premio Nebula di quello stesso anno.
Shepard ha poi inserito questo racconto come parte di un romanzo, ma la dimensione del romanzo non e' ancora stata alla sua portata. E' infatti conosciuto quasi esclusivamente per i suoi racconti.
Questo racconto, nonostante il premio ricevuto, non mi ha entusiasmato troppo. Anzi, tenendo conto dell'aspettativa derivante dalla presentazione, mi ha molto deluso.
E' scritto bene e la lettura scorre mirabilmente.... ma alla fine si rimane con un dubbio fondamentale: cosa voleva dire Shepard con questo racconto?
Io non sono un amante della letteratura solo per la sua possibile qualita' estetica della narrazione, io ho bisogno assoluto della presenza di contenuti significativi, e meglio se sono esposti con competenza stilistica e capacita' narrativa. Ma se debbo proprio scegliere, preferisco un robusto contenuto espresso magari male ad una evanescente ed inconcludente capacita' espressiva.
In questo caso lo stile non manca, ma il contenuto approfitta troppo di stereotipi del tutto banali. Forse, e dico forse, questo mio giudizio e' condizionato dai troppi anni trascorsi dalla sua pubblicazione. Forse nel 1986 il problema bellico per la sensibilita' ameriaca era diverso di quello che sentiamo ora noi in Italia. Forse questo racconto, di una guerra incomprensibile, senza apparente giustificazione e senza apparente fine, nelle giungle del centro america, aveva di per se' stesso un senso che ora non riusciamo a cogliere piu'.
Ma altri romanzi di fantascienza dello stesso periodo sono stati esempi mirabili della sensazione lacerante della impossibilita' di conciliare l'aspirazione ad un controllo sociale del mondo con un minimo di senso morale.
Questo racconto sembrerebbe inserirsi in questo filone, quello che si pone domande forti sulla logica e sulla necessita' della guerra, ma poi propone possibili letture in termini di poteri extrasensoriali, di controlli mentali attraverso droghe, di una incapacita' di fondo di accettare la realta'..... e alla fine niente di tutto questo trova una sua logica, una sua spiegazione....
Sembra piu' un esercizio stilistico che il tentativo di comunicare qualcosa.
Tutto sommato non mi e' piaciuto molto.

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