Gwynet Jones

Pazienza Divina

Pubblicato  originariamente in Gran Bretagna nel 1984, questo romanzo anticipa molte delle tematiche trattate dalla fantascienza più recente, dalla bioetica all’alta tecnologia, a partire dalla coraggiosa scelta di due protagoniste non umane.
Il mondo è stato distrutto, devastato da una catastrofe dopo aver raggiunto enormi traguardi scientifici e tecnologici. In un angolo della penisola malese, due esseri artificiali decidono di mettersi in cerca di una civiltà umana che possa garantire un posto anche per loro. La loro ricerca, però, si scontrerà con i pregiudizi sociali, con le devastazioni e con i sentimenti.
Pazienza Divina è una gatta-robot di avanzatissima concezione oltre che dotata di poteri sbalorditivi, ormai impossibili da ricreare; l’accompagna una ragazzina adolescente, una «ginoide metagenetica» risultato della bioingegneria, prodotta per fare da compagna al suo possessore umano. Ma nessuna delle due ha intenzione di vivere puramente al servizio di altri. Viaggiando per trovare il fratello gemello della ragazza, attraversano un mondo bizzarro e snaturato, imparando a conoscerlo e a fare i conti con i propri desideri e le proprie speranze, incontrando le varie comunità sopravvissute all’olocausto: un’occasione per riscoprire l’umanità. Sarà il rapporto con la tecnologia incarnata dalle visitatrici a mettere alla prova le reali possibilità di sopravvivenza degli esseri umani.

Una scrittrice se non famosa, almeno molto considerata nel mondo anglosassone, ma mai pubblicata in Italia. Questo è il suo primo romanzo che vede la luce nel nostro paese. Onestamente, dopo averlo letto, sono molto perplesso sul giudizio da darne.
Principalmente per lo stile narrativo, che mi è poco gradevole (ma è solo la mia sensibilità a giudicare, non è certo una valutazione oggettiva) poichè le informazioni sul mondo in cui si svolge la vicenda vengono fornite a spizzichi e bocconi, insieme allo svolgimento della vicenda stessa, di modo che non si sa mai perchè certe cose accadono. Ma questo aspetto è troppo esasperato, finendo per non riuscire a trasmettere una informazione sufficiente di quel mondo. Non so se è una cosa voluta, ma in ogni caso a me non piace, e non mi piace per niente.
In pratica si arriva alla fine del racconto senza aver capito nulla, perchè nulla è stato detto, della storia passata che ha prodotto un mondo così complesso, di cui, tra l'altro, si capisce solo la complessità globale, ma non i dettagli che la determinano. E fin troppo spesso anche i vari personaggi, compresi i principali, pagano un forte pegno a questa scelta stilistica, apparendo sempre come oggetti conosciuti solo parzialmente, di cui si capisce esista altro, ma un altro che non si riesce a conoscere. Alla fine rimangono costrutti artificiali di cui forse solo l'autrice ha una idea di cosa siano in realtà. Peccato che non ce lo comunichi mai.
La storia in se stessa è molto stimolante, con potenzialità di sviluppo estremamente ampie, e c'è da sperare che qualcosa la Jones sia riuscita a fare negli altri romanzi ambientati nello stesso mondo. Un futuro così lontano per cui anche le risorse della Terra sono ormai esaurite, un declino della civiltà umana che non si capisce se dovuta ad un salto verso un livello superiore o semplicemente un collasso su se stessa. Residui di un passato avanzatissimo che ancora sopravvivono e vengono in contrasto con una realtà molto diversa e incapace di capirli. Tantissimi spunti interessanti, uno sforzo di costruzione di un mondo complesso e autocoerente veramente encomiabile. Se però devo basare il giudizio esclusivamente su questo romanzo, devo dire che vi è tanta fantasia, tanta capacità di invenzione del tutto sprecata.
Questo, da solo, non è un romanzo che mi sento di consigliare.

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