J.G. Ballard

Millennium People

Quando all’aeroporto di Heathrow scoppia una bomba, lo psicologo David Markham pensa che sia un atto casuale di violenza insensata. Ma quando scopre che tra le vittime c’è anche la sua ex moglie Laura, decide di condurre una sua indagine. Seguendo le piste della polizia, si infiltra in un gruppo di cospiratori che ha la propria base a Chelsea Marina, un confortevole quartiere di Londra sulle sponde del Tamigi. Lo scopo del movimento, guidato dal carismatico Robert Gould, sembra essere quello di sollevare la docile middle class, per liberarla da una condizione che, in nome del consumismo, del benessere e della responsabilità civica, toglie ogni significato all’esistenza. Mentre cerca la verità che si nasconde dietro l’attentato, David cade inesorabilmente in una spirale che sconvolge la sua vita. Intanto vacillano le certezze della pacifica società inglese e un panico incontrollabile si insinua in tutta la città.

“Era in atto una piccola rivoluzione, così discreta e perbene che non se n’era accorto quasi nessuno.”

Un amico mi ha passato questo libro, chiedendomi di dare il mio parere. E' un romanzo uscito nel 2003, quindi precedente a Regno a Venire, di cui ho consigliato la lettura per il mese di Marzo di quest'anno. Il tema e' pero' molto simile, poiche' entrambi analizzano aspetti diversi delle inquietudini e tensioni che si stanno accumulando nella odierna civilta' occidentale nel cuore stesso della classe borghese.
In questo caso il centro della vicenda e' l'apparentemente incomprensibile rivolta degli abitanti di un quartiere elegante di Londra, che si accorgono, sotto lo stimolo di alcune persone che hanno pero' obiettivi diversi, di come la loro vita, ufficialmente agiata, stia lentamente scivolando verso una situazione di indigenza. Lo scoprirsi incapaci di mantenere lo stesso tenore di vita, l'insicurezza sul futuro, la comprensione dell'inutilita' di ogni sforzo per risolvere la situazione portano poco alla volta ad una vera e propria rivolta sociale. Rivolta del tutto borghese, che deve prima di tutto lottare contro la predisposizione quasi genetica della borghesia al rispetto dell'ordine costituito, proprio in quanto ordine borghese, che poi, quando diventa collettiva, riesce ad essere violenta, ma impacciata per l'incapacita' tipica della media borghesia di usare con efficienza la violenza, e pronta a rientrare negli argini del solito tran tran appena qualche alleggerimento delle difficolta' viene concesso o anche solo promesso. Ballard coglie sicuramente un aspetto importante della societa' occidentale di oggi, vede il malessere che cresce, i problemi che aumentano mentre le possibilita' di risolverli diminuiscono. Il nascere di separazioni sempre piu' profonde tra diversi ceti sociali prima piu' omogenei, la mancanza di una visione generale di quello che sta succedendo e quindi dei mezzi per poterne modificare la dinamica. Anche perche' l'individualismo e' una caratteristica originale della borghesia, e non e' facile costruire dal nulla i rapporti di solidarieta' sociale che diventano improvvisamente importanti se non fondamentali nei momenti di difficolta'. Tutto questo si coglie appena, nel romanzo, perche' Ballard stesso sembra, come sempre nei suoi libri, piu' interessato all'individuo, alle sue emozioni e sentimenti, che agli aspetti sociologici generali.
Ma Ballard pone l'accento anche su un altro aspetto, che forse e' quello principale del romanzo. E' la reazione che singole persone, particolarmente sensibili, emotivamente deboli o con esperienze passate che hanno lasciato traumi irrisolti, possono avere di fronte a situazioni di palesi ingiustizie, siano esse di origine sociale o naturale. A volte la reazione puo' diventare lucida determinazione di abbattere questo mondo, con l'intelligenza di capire che il mondo non si abbatte affrontandolo apertamente, ma si deve cercare di destabilizzarlo dall'interno, alimentando le paure diffuse, incrementando le insicurezze, agendo per aumentare le instabilita' che ogni societa' ha al suo interno. E questo con una spietata insensibilita' alle conseguenze, perche' la determinazione verso l'obiettivo finale e' molto piu' forte di qualunque valore etico. Ballard riprende un concetto ben conosciuto, per cui le paure sociali sono piu' forti quando gli avvenimenti tragici non hanno una motivazione evidente, ma sembrano colpire casualmente. Questo perche' non esiste una difesa verso cio' che non si capisce, e ognuno diventa conscio della sua vulnerabilita'. Da qui la teorizzazione dell'importanza di attentati terroristici del tutto casuali, con obiettivi apparentemente scollegati e senza alcuna logica apparente che occupa una larga parte del romanzo. Anche se, nonostante le tante parole che vengono usate, Ballard non riesce, o non vuole, spiegare del tutto le motivazioni che portano a queste scelte. Non vi e' alcun dubbio pero' che la nostra societa' e' estremamente vulnerabile ad azioni del genere, praticamente senza possibilita' di difesa, la piu' efficace delle quali sembra essere ancora quella di soffocare le notizie e non lasciarle diffondere. Oltre a quella standard di inventarsi una giustificazione ed uno scopo per tali azioni. Ma qui siamo nel pieno di un'analisi sociologica della nostra societa', che non e' lo scopo di Ballard, che infatti risolve la situazione in modo fin troppo semplicistico ed individualistico.
Tutto sommato un romanzo che fa fatica ad essere inquadrato nel genere fantascientifico, anche nella categoria della fantascienza sociologica. Perche' il mondo che descrive non e' un mondo estrapolato, ma e' per filo e per segno il mondo di oggi, con i suoi problemi e le sue miserie della vita quotidiana che noi stessi stiamo vivendo. L'unica differenza e' che nella realta' i fatti descritti nel romanzo non succedono.... non ancora.

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