Alessandro Girola

Maciste contro Freud

Ed. Kindle 2013

Maciste è l'eroe che viaggia attraverso il tempo, ridestato da forze misteriose, oltre le porte di Morfeo, quando qualche innocente viene minacciato da preponderanti presenze maligne.
Questo è ciò che gli è stato rivelato dalla Pizia di Delfi.
Questo è il suo destino.
1900, Selva Viennese.
Una creatura famelica e sconosciuta semina morte e terrore nell'isolato borgo di Vandorf. Gli indizi fanno pensare che potrebbe trattarsi di un mostro, di qualcosa che non appartiene all'ordine naturale delle cose.
Maciste si trova coinvolto nelle indagini, che sembrano portare alla magione del conte von Max, dove è ospitato un insigne professore della capitale, il neurologo Sigmund Freud...

Ancora un autopubblicato, e ancora Alessandro Girola, di cui avevo già presentato I Robot di Lamarmora e I Mecha di Napoleone III, e, purtroppo, ancora un racconto piuttosto corto. Questa di pubblicare solo opere più o meno brevi, ma mai romanzi pieni, è una scelta precisa di Girola, ma secondo me dovrebbe assolutamente cercare di fare lo sforzo di affrontare una storia completa e ben sviluppata.
Questo racconto è il primo di una serie che vede l'eroe mitico Maciste come protagonista, ed ha intenzionalmente una ambientazione dark, privilegiando atmosfere cupe e argomenti misteriosi e decisamente sovrannaturali. Essendo il primo della serie, deve fungere da introduzione, da presentazione non solo del personaggio fisso, ma anche della logica che unirà i diversi episodi. In questo riesce piuttosto bene, anche se la brevità non permette certo uno sviluppo del personaggio Maciste più che in alcuni elementi base. C'è da sperare che qualcosa cambi nel seguito, o che la continuità riesca a dare spessore psicologico a quello che al momento è solo un prototipo di personaggio.
La storia è tutto sommato ragionevole, anche se forse troppo banale, quasi scontata nel suo sviluppo, così come i personaggi di contorno.
Un aspetto che però mi ha colpito negativamente, e non è la prima volta nei racconti di Girola, è l'uso in alcune situazioni di un linguaggio tendenzialmente ampolloso, che in questo caso credo voglia simulare il linguaggio dei classici greci, specialmente nella parte iniziale che si svolge effettivamente nell'antica Grecia.
Ho già detto più volte che secondo me questo è un grosso errore, perché quando io leggo certe frasi costruite artificialmente con gli aggettivi sistematicamente anteposti ai relativi sostantivi, rimango colpito sfavorevolmente. Devo rileggere per essere sicuro di aver colto davvero il significato della frase, che di fatto non mi suona bene e sembra eccessivamente "amplificata".
Non è un problema solo di Girola, che in questo caso si limita praticamente alla prima pagina (anche se proprio per questo è più irritante), ma è un vizio che coinvolge molti degli autori nostrani. Dovrebbero invece capire che scrivono oggi per i lettori di oggi, e se è ammissibile che in un dialogo si voglia far risaltare una differenza di linguaggio tra diversi personaggi, la cosa deve essere sempre usata con adeguata cautela, e sempre e solo quando c'è una differenza effettiva che si vuole (e si deve) evidenziare. Altrimenti linguaggi elaborati vanno del tutto evitati. (Ovviamente se Girola pensa che io sia praticamente l'unico a notare questo problema, può semplicemente ignorare l'appunto e continuare a farmi stridere i denti).
In ogni caso, complessivamente il racconto è gradevole, si legge bene (superati gli stridori della prima pagina), ha un ottimo ritmo narrativo, ma come ho detto, ha anche un contenuto piuttosto ridotto.
Mi aspetto di meglio dagli episodi successivi, e magari, finalmente, una storia complessa che meriti le dimensioni di un romanzo.

Torna a: elenco mesi - SF&Fantasy - Home Page