Robert Jordan
Brandon Sanderson

Le Torri di Mezzanotte
La Ruota del Tempo XIII

Ed. Fanucci (2012)

Rand al'Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell'Ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe. Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all'interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell'Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un'impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai'don.

Ci si avvicina alla fine di questa saga, ma sempre lentamente, molto lentamente. Sicuramente Sanderson sta tenendo fede alla sua promessa di chiudere la vicenda lasciata incompiuta dalla morte di Jordan con solo altri tre romanzi, di cui questo è il secondo, e la differenza con gli ultimi capitoli scritti da Jordan è molto evidente, dato che in quelli succedeva molto poco, e si era sommersi sopratutto da una enormità di descrizioni che si ripetevano ormai da più di 10000 pagine, più o meno sempre uguali. Ne avevo parlato nella mia recensione dell'intera parte scritta da Jordan. Ora i vari personaggi incominciano a perdere l'aspetto di macchiette ripetitive, e lentamente sembrano convergere verso quello scontro finale tra il bene e il male che era dato per imminente fino dal primo volume. Ovviamente Sanderson deve adeguarsi allo stile di Jordan, e quindi tutto avviene in modo estremamente lento, con la solita abbondanza di descrizioni, anche se non in dosi così massicce come in precedenza. Il numero di vicende in cui si era attorcigliato Jordan per evitare di portare avanti la storia principale è in ogni caso un vero problema anche per Sanderson, e sarà divertente vedere come riuscirà a sbrogliarle tutte nell'ultimo capitolo che gli è rimasto a disposizione, o magari si limiterà a dimenticarne un qualche numero, per pura disperazione.
Si tratta in ogni caso di un buon romanzo, in cui lo stile narrativo di
Sanderson prevale sul tentativo di imitazione di quello di Jordan, e questo è un bene. La storia finalmente si muove verso il suo finale e i caratteri dei vari personaggi prendono un aspetto più realistico.
La fine si avvicina.

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