Antoine Rouaud

La Via della Collera

Ed. BUR 2015

 

 

Sembra una notte come le altre, a Masalia. Un uomo sta bevendo in una taverna, solo, nascosto da un mondo che non gli appartiene più. Il suo nome è Dun-Cadal, è stato un generale, ha combattuto per l’Impero e lo ha visto cadere, sprofondando a sua volta: il suo unico scopo ora è cancellare dalla memoria quella lunga successione di battaglie che è stata la sua vita. Ma quella notte, la giovane Viola, Storica del Gran Collegio appartenente alla Repubblica, giunge da Emeris scortata da un Selvaggio tatuato in volto per cercare Eraëd, la spada dell’Imperatore, sterminatrice di draghi, la lama incantata degli eroi. Pare che sia stato proprio Dun-Cadal a impugnarla per ultimo. E ora che i suoi vecchi compagni stanno morendo uno dopo l’altro per mano di un misterioso assassino in cerca di vendetta, per lui è giunto il momento di ripercorrere l’oscuro passato di quel regno perduto che nasconde ancora molti, troppi segreti. Romanzo rivelazione che ha conquistato migliaia di lettori nel mondo, il primo volume della trilogia Il Libro e la Spada è un viaggio sorprendente in una terra sconosciuta, dove nulla è come appare e ogni pagina trascina il lettore alla scoperta di una verità tanto amara quanto stupefacente.

Un fantasy di provenienza non anglosassone è abbastanza raro, nonostante alcune saghe tedesche, di ispirazione classica con nani, elfi e tutte quelle cose, e il polacco Sapkowski, ma addirittura francese per me è una novità. Anche l'editore non è un tradizionale editore di romanzi fantasy, e il romanzo è presentato come un successo internazionale. Non so se sia vero, anche se è stato pubblicato quasi contemporaneamente in francese, sua lingua originale, inglese e tedesco, e al momento sarebbe pubblicato in quindici lingue, ma io l'ho letto con l'attenzione che pongo sempre nel leggere ogni romanzo che attira la mia attenzione, e l'impressione che ne ho avuta non è poi tanto positiva. È di fatto, a mio parere, un romanzo rigonfio di difetti e con qualche pregio, pochi per farlo diventare un bestseller internazionale. Credo sia stato più la capacità di un buon agente ben inserito nel mondo editoriale europeo a cui un autore esordiente ma attivo nell'ambiente ha potuto accedere.
Vediamo un po' di giustificare quello che ho detto.
Gli aspetti positivi sono pochi e abbastanza evidenti: una storia ben costruita e complessa il giusto, pur coi limiti di essere il primo capitolo di una trilogia, per cui rimane appesa senza una conclusione e non si può dire niente dello sviluppo successivo, insieme ad un linguaggio evocativo a volte molto coinvolgente, anche se, per le stesse ragioni, risulta a volte invece davvero irritante.
Gli aspetti negativi sono invece un'enormità, quasi da far pensare che l'autore ignori del tutto le "regole basi" della narrativa di genere, che poi non sono "regole" da non violare, come quelle di una buona sintassi, ma semplicemente indicazioni di buon senso per catturare l'attenzione del lettore e tenerla ben legata alla narrazione. Sono "regole" che si possono violare senza problemi, se si sa quello che si fa e ben coscienti che normalmente è un errore che si paga. E Ruoud lo paga anche pesantemente, perché ignora del tutto cosa significa la stabilità del Punto di Vista (PoV), cioè da quale osservatore è descritta una scena, e passa frequentemente dalla mente di un personaggio a quella di un altro senza alcuna interruzione. Spesso la cosa avviene praticamente nella stessa frase, e anche il lettore meno "acculturato" non può che provare fastidio nell'accorgersi che se stava seguendo i pensieri di un personaggio della storia, nel seguito si trova invece nella testa di un personaggio diverso. Penserà magari semplicemente che è una narrazione poco scorrevole, mentre è invece uno degli errori narrativi più stupidi, e normalmente ormai abbastanza evitato.
Le scene di azione sono molto ben descritte nella prima parte del romanzo, e la cosa mi aveva molto colpito positivamente, ma nella seconda parte, specialmente nel finale, tutto diventa estremamente più pesante, con l'ideologia dell'azione che predomina sull'azione stessa.
I personaggi sono normalmente ben descritti, almeno quelli principali, anche se le vere motivazioni che li guidano non sempre appaiono chiaramente, e c'è qualche confusione e incomprensione. La suddivisione in due parti in cui, nella seconda, si ripercorrono le vicende della prima parte da un diverso punto di vista ha molti aspetti positivi, ma spesso è resa in un modo insoddisfacente, con ripetizioni che sono praticamente solo ripetizioni, con nessun valore aggiunto, e quindi estremamente noiose. Poi si arriva al finale, che è a mio parere la parte più deludente dell'intero romanzo, perché a questo punto c'è una tesi da dimostrare, e la si vuole dimostrare forzando la storia e l'azione dei personaggi per far emergere questa tesi. I personaggi perdono ogni spontaneità e diventano semplici marionette nelle mani dell'autore che vuole raggiungere un fine che si è prefisso, indipendentemente dalla logica della storia.
Onestamente a me il finale non solo non è piaciuto, ma mi ha anche riconfermato l'pinione che l'autore non abbia mai avuto consapevolezza di come si scrive davvero un romanzo fantasy, ma sia solo un dilettante con qualche talento e tante conoscenze importanti che lo hanno imposto all'editoria internazionale. L'ovvia conseguenza sull'editoria internazionale la lascio trarre a chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui.

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