Jonathan Stroud

La Triologia di Bartimeus
L'Amuleto di Samarcanda
L'occhio del Golem
La Porta di Tolomeo

Il millenario jinn Bartimeus viene improvvisamente richiamato dal mondo degli spiriti ed evocato a Londra. La sua missione è tra le più difficili e pericolose: rubare il prezioso Amuleto di Samarcanda a Simon Lovelace, mago senza scrupoli e membro del Parlamento. Ma il vero problema è che a chiamarlo è stato un ragazzetto di dodici anni, che non sembra affatto in grado di governarlo...
Jonathan Stroud crea una Londra alternativa, in cui si mescolano atmosfere dickensiane e personaggi da mille e una notte. Un mondo apparentemente molto diverso dal nostro, ma agitato dagli stessi intrighi e dalle stesse brame, prima tra tutte quella per il potere. Un potere solo apparente, poiché ottenuto grazie a forze che non vedono l'ora di ribellarsi a chi le ha assoggettate, geniale metafora delle umane ambizioni. Ricercato, ricco di suspense, sapientemente costruito e divertentissimo, L’Amuleto di Samarcanda è un capolavoro della fantasy: sovverte brillantemente le regole, presentandoci un mondo magico 'al negativo', dove gli umani – generalmente meschini, invidiosi e senza scrupoli – sono contrapposti agli spiriti ben più potenti, ingegnosi e astuti di loro.

Sono passati quasi tre anni dalla vicenda dell’Amuleto di Samarcanda, e Nathaniel si è confermato il mago più giovane e intraprendente di tutto il Ministero. Niente di strano, quindi, che venga convocato per risolvere un mistero inquietante: una specie mostro, enorme, invisibile, circondato di oscurità, getta Londra nel panico e fa strage di cose e persone.
Il primo ministro è convinto che sia colpa della Resistenza, un gruppo di londinesi privi di poteri magici che si oppone alla classe dominante dei maghi; ma le indagini di Nathaniel si rivelano infruttuose, come i tentativi di infiltrarsi nel gruppo. Messo alle strette, circondato dall’invidia e dall’odio degli altri membri del Parlamento, Nathaniel deve andare a Praga alla ricerca del colpevole, ed evoca il jinn Bartimeus che già l’aveva aiutato tre anni prima. Ma stavolta Bartimeus non è affatto d’accordo...

Tre anni dopo gli eventi narrati nell’Occhio del golem, il potere dei maghi di Londra vacilla: scoppiano disordini, i cittadini si ribellano, gli spiriti si danno battaglia nelle strade. John Mandrake, divenuto ministro dell’Informazione, è al culmine della notorietà e del potere; ma non può più contare sull’aiuto di Bartimeus, il jinn che sin dall’inizio è stato al suo fianco, perché la lunga permanenza sulla Terra lo ha indebolito quasi mortalmente. Eppure Mandrake si rifiuta di lasciarlo andare: per paura che altri si servano di lui, o forse perché Bartimeus è l’unico legame con la propria infanzia, quando John era ancora Nathaniel. Ma il giovane e ambizioso ministro sta per pagare cara la sua strategia: qualcuno infatti evoca Bartimeus per coinvolgerlo in un pericolosissimo piano che vedrà spiriti e umani uniti contro il potere dei maghi...
In questo spettacolare ultimo atto della trilogia di Jonathan Stroud, ogni elemento e ogni trama trovano significato e conclusione. I destini di Nathaniel, Kitty e Bartimeus si intrecciano in un finale epico e commovente, dove la magia usata dal potere per conservare se stesso si ritorcerà contro la casta dominante e l’unica scelta possibile sarà rinunciarvi a favore di una forma di magia ben più alta e difficile: la democrazia.

Credo sia impossibile leggere questa triologia e non pensare ad Harry Potter e fare dei paragoni. Anche questi tre romanzi sono stati scritti sostanzialmente per ragazzi, ma hanno una omogeneità di narrazione che manca completamente nella saga di Harry Potter, dove i primi romanzi sono quasi per bambini, e poi il livello di indirizzo si innalza forse troppo, quasi a diventare dei romanzi per adulti. Nella triologia di Bartimeus la dicotomia tra persone "normali" e i maghi non è risolta con l'esistenza di due mondi separati in cui i "normali" sono di fatto inconsapevoli dell'esistenza della realtà parallela del mondo dei maghi, ma attraverso una coesistenza in cui i rapporti di forza relativi formano la struttura della società, in cui quindi i maghi comandano e i "normali" subiscono. E i maghi non sono affatto buoni e compassionevoli, a parte le "mele marce" come in Harry Potter, ma sono per la maggior parte egoisti, ambiziosi e del tutto immorali. Per di più la loro "magia" consiste semplicemente nella capacità di evocare nel nostro mondo, e costringere al proprio volere, delle "entità" che esistono in un mondo parallelo e molto diverso. Sono questi esseri ad avere capacità sovrannaturali, e i maghi li usano per aumentare il proprio potere, per difendersi dagli altri maghi e per arricchirsi.
Un aspetto divertente di questi romanzi è anche la rivisitazione della storia umana alla luce di questa "realtà" della classe dei maghi che domina la storia e attraversa periodi di gloria a periodi di decadenza, quando i "normali" diventano sempre più coscienti delle azioni dei maghi e reagiscono violentemente abbattendo il loro predominio. Gli "spiriti" che vengono evocati e legati al volere dei maghi appaiono al confronto molto più onesti e di buoni sentimenti, anche se non mancano certo anche tra di loro faide ed inimicizie millenarie.
Tutto sommato una visione molto originale di temi classici, e una storia che seppure leggera e di facile interpretazione, essendo diretta sopratutto ai giovani, non manca di osservazioni acute, di un fine umorismo e di una morale finale molto salda.
Una bella e divertente lettura.

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