Catherine Asaro

La Rosa Quantica

In un universo dominato da viaggi interplanetari e modificazioni genetiche, nanotecnologie e reti informatiche, anche l'amore si trasforma, pur rimanendo al centro dei rapporti umani. Nel XXIII secolo, in una galassia segnata da una lunga storia di viaggi e colonie spaziali, il lettore segue le vicende dell'Impero Skoliano, con i suoi conflitti e le sue alleanze. La protagonista del romanzo" la giovane Kamoj Argali, leader di una provincia povera di un mondo arretrato, è costretta ad accettare le profferte di matrimonio da parte di Jax Ironbridge, brutale governante di una provincia decisamente ricca. Prima del matrimonio, però, si presenta un misterioso straniero, proveniente da un altro mondo; l'attrazione che manifesta per Kamoj sarà fonte di disordine per tutto il pianeta.

Questo e' il primo vero romanzo di Catherine Asaro che appare in Italia, dopo il racconto lungo Il Ponte sull'Abisso. E anche questo, ad una lettura superficiale, sembra un romanzetto d'amore. Questa volta c'e' il classico "triangolo", e la soluzione finale sembra scontata fin dalle prime pagine.
In realta' non e' proprio cosi', anche se l'ardito paragone con l'interazione quantistica tra particelle, che viene illustrato ampiamente in appendice perche' altrimenti nessuno l'avrebbe colto, e' troppo ambizioso e di fatto rimane piu' nelle intenzioni dell'autrice che nella realizzazione pratica del romanzo.
Ma c'e' un aspetto, un significato della vicenda narrata che, almeno secondo me, predomina su tutto, e fa di questa storia un vero romanzo di fantascienza. I personaggi della vicenda sanno, o vengono a sapere molto presto, di essere delle costruzioni genetiche particolari sviluppate dai loro antichi antenati possessori di conoscenze e competenze ormai per lo piu' perse. Sviluppi genetici tesi a scopi a volte parzialmente comprensibili, a volte del tutto ignoti, in cui sono stati modificati sia gli aspetti fisici ma sopratutto quelli caratteriali, fino ad un controllo delle emozioni. Sono quindi consapevoli che i loro comportamenti, le loro sensazioni, le loro interazioni sono in parte guidate, e talvolta dominate, dalla loro eredita' genetica artificiale. E questo pesa molto nella consapevolezza di se' stessi, ma tutto sommato non gli impedisce di accettarsi quali sono e di considerarsi del tutto umani. Il sapere che le loro azioni, le loro emozioni sono in gran parte il risultato di una pianificazione voluta non gli impedisce di considerare quelle stesse emozioni come spontanee e quelle azioni come determinate solo dalla propria volonta'.
Il messaggio che io colgo, ed e' un messaggio importante, e' che ogni persona e' in fin dei conti un "prodotto genetico" di un qualche progetto con un qualche scopo, sicuramente almeno di quello che riteniamo "naturale" dell'adattamento all'ambiente e della sopravvivenza, ma questo non impedisce di essere individui con la propria personalita' e la propria responsabilita', che e' "propria", e non un semplice tassello di uno schema voluto da qualcosa o qualcuno al di sopra di noi. E' insomma una dichiarazione di fiducia all'individuo e alla sua capacita' di gestire anche la parte di se' che e' fortemente guidata dalla struttura genetica.
Tutto sommato un romanzo che vale la pena di leggere, anche se il non conoscere tutti gli antefatti lascia sempre un senso di mancanza di informazioni. Nell'introduzione viene detto che la vicenda e' abbastanza indipendente dal filone principale dei romanzi della Asaro, ma i richiami continui a personaggi che dovrebbero essere conosciuti, e di cui si dovrebbe sapere molto, rimangono spesso senza "risonanza" (volendo parafrasare uno dei temi principali del romanzo) nel lettore che si avvicina per la prima volta all'Impero Skoliano.

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