Pippo Abrami

L1L0

Ed. Antonio Tombolini (2014)

L1L0 è un automa, un bollitore con tre cervelli di scimmia e l'aspetto di un coniglio. Se non fosse per il Witz, il tipico umorismo ebraico alla base della sua personalità, si sarebbe già suicidato. L1L0 però è anche una macchina da guerra, la più avanzata in circolazione, e ha una missione: salvare la figlia del proprio creatore.

Un racconto steampunk presentato a un concorso che aveva anche vinto ma senza che si riuscisse a pubblicare le opere dei vincitori in versione adeguata, mentre ora, dopo un grosso lavoro di editing, esce nella collana Vaporteppa di Tombolini come ebook gratuito. Mi era già abbastanza piaciuto nella sua versione originale, ma ora è proprio un bel racconto, che non ha niente da invidiare a quelli che appaiono sulle riviste anglosassoni.
Al di là del contenuto del racconto, di cui dirò qualcosa alla fine, questa vicenda mi porta a due riflessioni di un certo interesse.
La prima riguarda l'importanza di un editing serio, professionale, per ogni narrazione specialmente se scritta da un autore ancora alla ricerca di un proprio stile o di una consapevolezza di cosa significa coinvolgere il lettore nella propria storia. Il racconto era già piacevole nella sua prima versione, ma era evidente l'origine per così dire dilettantesca. Niente di chiaramente sbagliato, senza grossi errori di sintassi, con una narrazione scorrevole, ma si coglieva subito, da tanti piccoli dettagli, che era scritto da un esordiente, e qui e là la lettura incespicava. Basta leggerlo ora e confrontarlo con la prima versione, vedere l'effetto di piccole variazioni, di tagli di frasi superflue, di aggiunta di scene di azione che rendono evidente quello che prima era sottinteso o spiegato, per capire cosa significa un buon editing. Ora rimane un racconto divertente, senza significati profondi, ma un ottimo esempio di steampunk scritto da un professionista. Questo caso dovrebbe far molto pensare tutti quegli autori che si autoproducono i loro ebook e che normalmente vedono come massimo livello di editing la lettura preventiva da parte di un amico. L'editor vero, oltre che essere competente, deve invece essere anche una specie di controparte dell'autore, avere degli interessi in parziale conflitto, in modo da poter pretendere dei cambiamenti, ovviamente ben giustificati, con la fermezza che spesso un rapporto di amicizia impedisce di avere. E un vero ed ampio lavoro di editing può davvero cambiare la sostanza dell'opera, come questo esempio dimostra. Nel caso poi di romanzi di maggior respiro, in cui non è solo l'aspetto narrativo e formale che importa, ma anche e forse sopratutto lo sviluppo della storia, la sua chiarezza di esposizione, con i possibili salti logici che rischiano sempre di nascondersi nei dettagli, un serio editing è ancora più importante, come dimostra il livello medio delle opere autoprodotte che ho presentato negli ultimi mesi, e che non sono le peggiori che ho letto.
La seconda considerazione che mi viene da fare è in parte personale e (minimamente) polemica nei riguardi di quegli autori, ed alcuni solo aspiranti tali, che criticano, a volte fortemente, i lettori che danno giudizi formali sul loro stile di scrittura. Non nego che a volte ci siano esagerazioni, ma un lettore non può essere assolutamente un beota che si deve semplicemente assorbire la storia datagli dallo scrittore di turno e limitarsi a dire se gli è piaciuta o meno, senza nemmeno capire perché. Esistono lettori che sono in grado di giudicare la qualità dello scritto molto meglio di tanti presunti scrittori, ed è bene che lo facciano esplicitamente, e specialmente quando lo scritto è pessimo, in modo che lo scrittore ne possa trarre beneficio, imparare dai suoi errori e magari cambiare mestiere, per il bene dell'umanità che legge.
Fatto questo sfogo, vediamo perché è collegato a questo racconto: il curatore della collana Vaporteppa, e probabile editor di L1L0 che lo ha portato a questa versione finale, è Marco Carrara, conosciuto in rete come il Duca di Baionette, dal nome del suo blog. Il Duca, come è generalmente chiamato, ha le idee molto chiare su come deve essere una buona scrittura per la letteratura di genere, e le esprime con fermezza, competenza e un discreto folclore. Per questo è uno dei bersagli preferiti da parte di chi invece rifiuta l'idea di mettere troppe briglie all'ispirazione dell'autore e stigmatizza i giudizi negativi basati su tali regole, che poi non sono regole formali ma solo consigli a volte di puro buonsenso ben diffusi nel mondo anglosassone. L'esempio di questo racconto è la prova che certe cosiddette regole, quando applicate con la giusta visione globale, danno risultati ottimi, anche quando ad applicarle è un talebano come il Duca di Baionette in persona.
Credo sia il caso di dire anche qualcosa sul racconto da cui tutto questo sproloquio è partito. È un racconto divertente, ironico, steampunk che più non si può, e, rispettando una delle condizioni del concorso cui era stato presentato, accenna deliberatamente ai conigli (passione ufficiale del Duca). Non porta novità di alcun genere, si limita a raccontare la storia di un essere senziente costruito assemblando in uno scafandro di profondità tre cervelli di scimmia a gestire le varie operazioni, con una coscienza basata sulla conoscenza totale del Compendio Enciclopedico Imperiale volumi dal primo al nono (tranne il settimo) ed un umorismo tipicamente ebraico. Alimentato da una caldaia a carbone, è anche una macchina da guerra estremamente efficace. La storia è semplice e lineare, e il suo pregio maggiore è proprio la scioltezza della narrazione, che scorre senza impacci, senza più le incertezze precedenti, fino alla sua logica conclusione. Un racconto davvero godibile nei suoi limiti che sono ovvi e dichiarati.

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