James Morrow

L'Ultimo Viaggio di Dio

Ed. Saggiatore (1996)

Il libro parla della morte di Dio, ma non si tratta di un paradosso mitologico: il cadavere, alto tre chilometri, precipita in mare,nell'Atlantico, al largo delle coste africane. L'arcangelo Raffaele scende sulla terra e incarica il capitano della superpetroliera Valparaiso, il cinquantenne Anthony Van Horn, di trainare l'immenso corpo verso l'Artico, dove gli angeli hanno scavato in un iceberg una degna sepoltura. Nel corso dell'impresa, Van Horn dovrà fare i conti con una fidanzata militante ecologista, il padre che si rifiuta di rivolgergli la parola, sabotaggi di vario genere, una ciurma sempre sull'orlo dell'ammutinamento, e, soprattutto, con i dubbi che lo tormentano fino all'apocalittico finale.

L'inizio è veramente di alta qualità, colpisce fortemente il lettore e lo lascia leggermente frastornato in attesa del seguito. Seguito che però, pur essendo ben fatto, non mi sembra all'altezza delle aspettative.
Il personaggio principale, psicologicamente strapazzato da piccolo da un padre sadico che ancora lo perseguita, ossessionato da un incubo ecologico per un incidente di cui ritiene di avere la responsabilità, cerca di redimersi trascinando attraverso tutto l'Atlantico, e verso un'improbabile tomba di ghiaccio al Polo Nord, il cadavere galleggiante lungo tre chilometri di Dio, il vero e proprio Dio cristiano nella sua classica rappresentazione, con accompagnamento di angeli ed arcangeli. E' un personaggio un po' troppo sopra le righe, nonostante sia molto ben caratterizzato e complesso il necessario, ansioso di portare a termine il compito che l'Arcangelo Raffaele gli ha affidato, di salvare almeno qualche neurone di un Dio in cui non ha mai creduto e in cui, tutto sommato, continua a non credere. La storia comprende poi un gesuita scienziato in cui fede e scienza riescono tranquillamente a convivere perchè si ignorano reciprocamente nei momenti importanti, ma che riesce ad essere un vero essere umano razionale ed empatico quando davvero serve. Si aggiunge poi una naufraga fanatica femminista e atea razionale che, di fronte al cadavere di Dio, decide che è meglio farlo scomparire definitivamente, in modo da non dare alimento alla propaganda religiosa e maschilista, per cui chiede aiuto al suo "spasimante" multimiliardario e nullafacente, presidente di una autoreferente società razionalista che, per cercare di conquistare il cuore della dubbiosa fanciulla, assolda una compagnia di "fuori di testa" dediti alla riproposizione, con armi vere, delle battaglie della seconda guerra mondiale. Convincendoli che si tratta di una infiltrazione nipponica nella civiltà americana, guida un vero e proprio attacco militare al cadavere, nel tentativo di affondarlo in una fossa atlantica. Bisogna poi affrontare un'isola che sorge improvvisamente dalle profondità oceaniche, spiaggiando la superpetroliera che trascina il cadavere, su cui sono rimasti ben conservati i simboli della vecchia civiltà pagana precedente le religioni monoteiste, con nefaste influenze sul morale dell'equipaggio.
Tutto in questo romanzo è abbastanza esagerato, come d'altronde si conviene per esaltare l'aspetto ironico che ne è alla base, ma qualcosa nella ricetta non funziona del tutto, e l'amalgama finale non è perfetto, lasciando un "sapore" non del tutto gradevole.
Il finale risolleva nuovamente il livello, specialmente in quella che è la necessaria morale del romanzo: la morte di Dio è un regalo che Dio stesso fa all'umanità, per liberarla della sua condizionante presenza. Ma l'umanità, o perlomeno quella parte estremamente minoritaria che è chiamata a decidere per tutti, non ritiene di essere all'altezza di accettare il dono, e preferisce continuare facendo finta di niente.

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