Robert Charles Wilson

Julian l'Eretico

A seguito di un collasso tecnologico globale, nel 2176 gli Stati Uniti sono regrediti a un'epoca pre-industriale di limitate cognizioni scientifiche e di costumi puritani. Ogni ricordo del passato viene considerato una pericolosa eresia.
Il tessuto sociale è composto da tre categorie di persone: gli aristoi; la classe intermedia dei mercanti e quella dei lavoratori a contratto. I Sessanta Stati dell'Unione sono governati dalla coalizione delle Chiese del Dominio, guidata dal presidente autocrate Deklan Comstock, che solo formalmente viene rieletto ogni quattro anni.
In questo contesto si svolge la storia di Julian, nipote del presidente e figlio di un generale che, in disaccordo con il governo, viene giustiziato come traditore.
Il presidente considera il ragazzo un rischio, vedendo in lui colui che potrebbe destituirlo. E le idee di Julian, impaziente di far avanzare verso il domani una società che ha paura del futuro, lo rendono ancora più pericoloso.

Non avevo letto ancora niente di questo autore, perche' le sue opere apparse in Italia precedentemente, pur essendo le sue migliori, non mi "odoravano" giusto.... mi sembravano dei romanzi poco fantascientifici, piu' "costruzioni psicologiche" che analisi della realta'. Spostamenti temporali e/o spaziali, accompagnati da regimi oppressivi sono lo standard dei romanzi che mi sono rifiutato di leggere, perche' nonostante la carenza di pubblicazioni di fantascienza in Italia, non sono ancora in crisi di astinenza, e poi non mi sembravano molto vera fantascienza.
Forse rivedro' questo giudizio, specialmente se appariranno in Italia le sue opere successive, che rappresentano anche una svolta decisa verso una fantascienza piu' coerente con il suo nome.
Per il momento ho apprezzato questo
Julian l'Eretico, anche se mentre nella sua presentazione si fa un vago accenno a Davy l'Eretico di Edgar Pangborn, a me la somiglianza tematica e stilistica sembra estremamente forte, ad incominciare dalle parole di esordio del racconto che, prima ancora di leggere il riferimento nell'introduzione, mi hanno fatto balzare alla mente proprio Davy, di cui sembravano ricalcare l'inizio e la fine. Anche al curatore la somiglianza deve essere sembrata molto forte, al di la' delle poche parole usate nella citazione, poiche' gli ha dato un titolo praticamente identico, modificando del tutto l'originale: Julian: A Christmas Tale.
Devo ammettere che, nel confronto con Pangborn, Wilson perde ampiamente, ma il livello stilistico e il contenuto emotivo di Davy che, ancora oggi a tanti anni di distanza dalla sua ultima lettura, mi rimane estremamente impresso, sono un risultato difficilmente avvicinabile. Specialmente per un racconto lungo, che non ha il tempo e lo spazio per svilupparsi completamente.
Al di la' della forte correlazione con il suo predecessore, questo Julian e' in ogni caso un ottimo esempio di letteratura, che puo' essere ampiamente apprezzato anche da chi non ama molto l'aspetto "predittivo" della fantascienza, ma preferisce l'aspetto emozionale di una storia ben raccontata.

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