Licia Troisi

Cronache del Mondo Emerso:

III - Il Talismano del Potere

Mentre l'esercito delle Terre ancora libere dal potere del Tiranno crolla sotto l'avanzata delle truppe nemiche e degli agghiaccianti schieramenti dei fantasmi, Nihal, l'ultimo mezzelfo del Mondo Emerso, è in viaggio con il giovane mago Sennar per una missione disperata: recuperare le otto pietre di un talismano dai poteri infiniti, capace di porre fine alla guerra. Ciascuna delle otto Terre del Mondo Emerso nasconde all'interno di un santuario una delle pietre dedicate agli Spiriti della natura: Acqua, Luce, Mare, Tempo, Fuoco, Terra, Oscurità, Aria. Se Nihal riuscirà a raggiungere tutti i santuari e a riunire le pietre nel talismano, potrà chiamare a raccolta gli Spiriti e annullare ogni forma di magia, comprese le terribili armi del Tiranno.
Nella Terra dell'Acqua, intanto, il maestro di Nihal, lo gnomo Ido, scopre di avere un nuovo e temibile nemico che rischia di trascinarlo verso un passato da cui sembra impossibile riscattarsi...

E' il terzo e conclusivo volume delle Cronache del Mondo Emerso di una giovane scrittrice esordiente italiana, di cultura scientifica, anche se non si vede molto in questo romanzo.

E' un po' inquietante il fatto che ultimamente mi sia successo di leggere in maggioranza scrittrici esordienti....

Tutto sommato, questo romanzo, nei suoi tre capitoli, non mi e' poi dispiaciuto. Temo sara' difficile spiegare il perche' nelle poche righe che generalmente dedico a questi commenti. In effetti i difetti sono tanti ed evidenti, e li riassumerei, almeno quelli principali, in una sola parola: ingenuita'. E' molto ingenua la trama complessiva, per lo piu' un assemblaggio di temi abbastanza classici, ed e' assolutamente ingenuo il linguaggio, estremamente semplice e sempre alla ricerca del giusto bilanciamento tra descrizione ed azione, ma che rimane molto lontano da un equilibrio accettabile. I personaggi, anche quelli principali, nonostante gli sforzi dell'autrice e la lunghezza della narrazione, rimangono imprecisati, pur se sommersi dai loro problemi, quasi dei personaggi di fumetti, in cui l'apparenza e' tutto. Aggiungere problemi ed introspezione non serve a rendere tridimensionale un personaggio, se gli elementi semplicemente si aggiungono uno all'altro, senza diventare un tutto reale. L'intera trama si svolge in schemi precisi: otto terre, distinte una dall'altra, per caratteristiche fisiche e distinzioni di popoli, non si sa bene perche'. Otto dei che ci sono e non ci sono. Otto gemme da cercare per rigenerare il mondo. Uno schema semplice e mai ben giustificato. Come e' apparentemente semplice, per buona parte della narrazione, la distinzione tra buoni e cattivi, nonostante qualche elemento di dubbio spunti qui e li'.

Perche' allora un giudizio non completamente negativo? Per prima cosa proprio perche' ho appena letto molti romanzi di esordienti, ultimamente, e questo non e' tra i peggiori. Perche' la trama, nella sua semplicita' e schematismo, ha una logica che riesce ad essere conservata fino alla fine, cosa non tanto frequente nella Fantasy. Inoltre lo schematismo, unito ad una insopportabile ripetitivita' di situazioni, e' un difetto molto diffuso anche tra autori ben affermati, e non puo', da solo, decretare il fallimento di un romanzo, dal momento che trovare idee originali nella Fantasy e' piu' raro che trovare un politico che pensi al bene comune. Ma quello che piu' ho apprezzato e' stato il fatto che vengano posti dei dilemmi sulla natura degli esseri viventi, sulla loro intrinseca incapacita' di convivere. Temi non ben sviluppati, spesso ingenui, ma anche piu' complessi di quanto ci si aspetti da una persona giovane e che mi fanno ben sperare per uno sviluppo piu' maturo nel futuro. Anche il linguaggio segue stereotipi giovanili, ma giovane e' sicuramente l'autrice, e probabilmente scrive come sente e ragiona la sua generazione. Dobbiamo darle il tempo di crescere sia fisicamente che emotivamente, sperando che conservi la freschezza e la fantasia in fin dei conti mostrati nel suo romanzo di esordio. Se poi perdesse la visione fumettistica di come si racconta una storia, sarebbe ancora meglio.

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