Andrzej Sapkowski

Il Sangue degli Elfi

Ed. Nord (2012)

Il regno di Cintra è caduto. Dopo quattro giorni d'assedio, le truppe di Nilfgaard irrompono nel castello e massacrano l'intera famiglia reale. La principessa Ciri è l'unica che riesce a fuggire ma, all'improvviso, un cavaliere nemico le si para davanti e avanza minaccioso, brandendo un pugnale insanguinato...
Ciri non ricorda cosa sia successo. Sa solo che ora è sana e salva, protetta dalla spada di Geralt di Rivia e dalle possenti mura di Kaer Morhen, la fortezza in cui si addestrano i giovani strighi, gli assassini di mostri. Anche Ciri vorrebbe diventare una di loro, così, se tornasse il cavaliere di Nilfgaard, lei non avrebbe più paura, anzi sarebbe pronta a combattere. Una sera, però, al termine di un'estenuante giornata di allenamento, la ragazza dimostra di possedere straordinarie capacità psichiche, così dirompenti da non lasciare adito a dubbi: è lei la Fiamma di Cintra di cui parlano le profezie, la forza che salverà i popoli del mondo dalla rovina. Il suo destino è quindi segnato: deve partire subito per Ellander, dove una maga le insegnerà a controllare quell'immenso potere. Tuttavia, durante il viaggio, Ciri e Geralt dovranno stare molto attenti. Perché un sicario è già sulle loro tracce, disposto a tutto pur di eliminare la Fiamma di Cintra e scatenare il caos...

Come avevo detto nel mio invito alla lettura de La Spada del Destino, la seconda raccolta di racconti dopo Il Guardiano degli Innocenti dedicati allo strigo Geralt di Rivia, gli ultimi due racconti rappresentavano la reale introduzione alla saga vera e propria, che inizia con questo Il Sangue degli Elfi.
La differenza rispetto ai volumi precedenti è netta, anche se siamo molto distanti da un buon romanzo. Perlomeno stiamo parlando di un romanzo, di una storia unica, con i diversi episodi connessi logicamente e temporalmente. Anche lo stile di scrittura è leggermente migliorato, sempre eccellente nelle scene d'azione, incomincia ad essere credibile anche nelle parti di introspezione dei personaggi, forse perchè ora c'è un obiettivo ben preciso da raggiungere. Il Punto di Vista continua ad essere un poco ballerino nelle scene di dialoghi con più di due personaggi, e il Narratore Onnisciente fa capolino fin troppo spesso, anche quando sarebbe meglio evitarlo.
Un po' a sorpresa, quello che alla fine mi è apparso il punto più debole di questo romanzo è invece proprio la storia, il contenuto narrativo. Scarno e debole più di quanto ci sarebbe da aspettarsi da quello che è sì il primo capitolo di una saga, ma che era stato preparato da molti racconti precedenti. In più di 300 pagine succede veramente poco, oltre all'introduzione all'addestramento di Ciri sia alle arti strighe che a quelle magiche. Ma cosa sia in realtà
Ciri, e cosa rappresenti per il conflitto in atto, non se ne sa ancora niente. Onestamente per il primo libro di una saga è veramente poco. Se poi si considera che per chi non ha letto le raccolte di racconti precedenti l'impatto con questo romanzo dovrebbe essere il primo contatto con la saga, la carenza narrativa, di presentazione dei personaggi, di illustrazione dell'ambiente diventa ancora più evidente.
Anche l'aspetto di intrigo politico è molto confuso, e la confusione è aumentata dai nomi di stati e di re difficili da memorizzare, difficili da distinguere uno dall'altro, anche perchè di loro se ne parla spesso, ma non se ne dà mai, o quasi, una descrizione che lasci qualche segno nella memoria del lettore.
La mancanza di una mappa rende poi ogni descrizione di regni, di difese comuni, di possibilità e/o difficoltà di attacchi e difese, del tutto incomprensibile. E non ci voleva poi troppo a produrla.

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