Mike Resnick

I Ribelli e l'Astronave

Ed. Urania Mondadori 2015
 

Nell'anno 1968 dell'Era Galattica il governo della Repubblica, in guerra con la Federazione Teroni, vuole riappropriarsi a tutti i costi della Theodore Roosevelt, la nave comandata da Wilson Cole. Già ricercato per ammutinamento e pirateria, Cole ha tentato di dimostrare più volte che si tratta di false accuse: tutto inutile. Ora, a capo di cinquanta unità, è considerato un pericolo autentico, ma fosse per lui non combatterebbe ancora. In fondo, contro le sue cinquanta astronavi la Repubblica può schierarne milioni... Quando scoppiano le ostilità, tuttavia, Cole è costretto ad accettare la sfida, anche a costo di allearsi con antichi rivali. E l'ultima parola spetterà alla Teddy R., l'astronave che ha già combattuto nei cieli più infuocati.

Quarto capitolo di questa serie di cinque che, seppure inserita nella lunghissiva vicenda della Storia Futura, è una storia a sè. Avevo commentato, non proprio positivamente, i primi tre volumi: 1, 2, 3. Con questo quarto capitolo Resnick raggiunge però il suo livello minimo della serie, perché Wilson Cole non solo non è più il genio strategico iniziale, ma ormai commette errori su errori, solo che per caso, gli va sempre bene. Nonostante i timidi consigli dei suoi ufficiali, va ad infilarsi in situazioni indifendibili per ragioni strategicamente non giustificate, ma solo per orgoglio personale. Quando la situazione si rivela, ovviamente, totalmente avversa, il Fato interviene facendogli incontrare persone che diventano subito sue sostenitrici, permettendogli di superare controlli di sicurezza che diventano improvvisamente di pappamolla, trovando alleati a destra e a manca proprio nel momento del bisogno.
E bisogna lasciar perdere situazioni ridicole come quella della segretezza del rifugio principale della sua flotta, conosciuto da migliaia di persone, del fatto che lui riesce sempre a decrittare i messaggi degli altri, mentre i suoi rimangono sempre segreti, e altre amenità del genere.
Un altro elemento comico è che si parla spesso dei milioni o più di astronavi possedute dalla Repubblica, ma poi si vedono solo pianeti poco popolati, con difese minime, e i numeri che poi entrano effettivamente in gioco sono ben più piccoli, diciamo anche più ragionevoli. Stupido errore di traduzione o numeri da bar sport?
Che dire poi dello scontro finale intorno a Stazione Singapore? Posso solo dire che non ho mai letto una descrizione di uno scontro tra flotte spaziali più ridicola di questa.
Con questo romanzo non siamo più nell'ambito del divertimento leggero, con oggettivi difetti ma tutto sommato leggibile, con cui avevo etichettato i volumi precedenti. Qui siamo davvero al limite della stupidità.
Ho continuato a dare tre stelle su aNobii e Goodreads, ma si tratta del limite inferiore delle tre stelle, e per me due stelle significano la schifezza totale. Probabilmente leggerò anche il quinto volume, giusto per completare il sacrificio, ma non credo che il mio giudizio cambierà molto.

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