Jon C. Grimwood

Effendi

Ed. Zona 42 2015

 

 

 

Nella metropoli nordafricana di El Iskandryia, paralizzata da una serie di esplosioni, le infrastrutture locali si stanno sgretolando e le strade sono nel caos, mentre Ashraf Bey, appena nominato procuratore capo, è alle prese con il suo primo caso: l’uomo più ricco della città è accusato di un crimine tanto orrendo che nemmeno il suo status potrà proteggerlo.
Mescolando in maniera magistrale fantascienza e noir, Jon Courtenay Grimwood immerge il lettore in un mondo e in una città simili ai nostri, eppure diversi. Un mondo dove un esercito di bambini è pronto a bruciare quel che resta della civiltà, e una città in cui una serie di omicidi rituali rischia di risvegliare una storia che nessuno vuole ricordare.
Muovendosi come in un gioco di specchi, tra corruzione e segreti, Ashraf Bey dovrà arrivare al cuore di un mistero rimasto sepolto per decenni, e dovrà farlo cercando di non perdere tutto ciò a cui tiene di più.
In Effendi Jon Courtenay Grimwood trascina il lettore nel bel mezzo dell’azione, mettendo in scena un mosaico di eventi che lungi dal disperdere la vicenda, la concentra nei suoi punti nodali, conferendo un ritmo esaltante agli avvenimenti narrati. La miscela di storia alternativa e mistero crea un’atmosfera drammatica unica che insieme al racconto delle vicissitudini dei personaggi si fonde in un romanzo che non lascia scampo al lettore.

Secondo volume della trilogia Arabesk. Avevo già presentato il primo volume, Pasharaze, nella mia rubrica mensile di consigli di lettura, perché mi era piaciuto molto. Questo secondo volume della trilogia è sicuramente allo stesso livello, ma l'impressione che mi ha lasciato non è equivalente. In parte, ma solo marginalmente, è dovuto all'essere un secondo volume, con i personaggi principali ormai delineati, sostanzialmente ben conosciuti, e quindi senza più l'effetto sorpresa che una storia nuova, con la sua ambientazione originale, inevitabilmente comporta. Questa volta questo effetto è particolarmente ridotto perché non solo Ashraf Bey continua ad essere un essere sostanzialmente misterioso come lo era nel primo volume, per quanto lo si continui a capire meglio, ma anche perché la storia sposta decisamente il piano di interesse, sembra divergere verso una direzione completamente diversa. Grimwood ha detto di considerare questo episodio della sua storia quello che gli piace di più, in cui ha inserito molti spunti sociali e politici. È vero, ma a me sembra che sia stato anche a detrimento della storia e della sua originalità e piacevolezza di lettura.
Di bambini arruolati, di forza o per forza, in qualche esercito africano ci sono purtroppo esempi reali contemporanei, per cui non è il fatto in sè che mi ha lasciato perplesso in Effendi, ma la presentazione che ne fa Grimwood mi sembra talmente esagerata da suscitarmi l'effetto opposto a quello desiderato dall'autore, cioè a farmela sembrare irreale, una chiara finzione letteraria, e perdere così buona parte dell'impatto emotivo.
Gli altri aspetti del romanzo sono invece completamente soddisfacenti: la trama è sufficentemente intrigante e con un adeguato livello di tensione. I personaggi continuano ad essere ben delineati e Ashraf Bey sta poco alla volta scoprendo la sua vera natura e ha riconquistato la presenza della misteriosa volpe che lo consiglia e lo informa direttamente nella sua mente.
Un buon secondo passo di una trilogia, che forse non doveva essere così appesantito dall'eccessivo carico emotivo della guerra dei bambini. Credo ci potesse essere modo di presentare lo stesso argomento in modo probabilmente più efficace e meno soffocante per la storia.
Ma questa è solo la mia opinione, e rimango in ogni caso in attesa del capitolo conclusivo.

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