Ian McDonald

Desolation Road

Ed. Zona 42 2014

 

 

Desolation Road non dovrebbe esistere: una fermata non prevista lungo i binari della Ferrovia Bethlehem Ares, nata per errore, cresciuta ostinata come i suoi abitanti. È una parentesi nella Storia, nell’attesa che si compia il suo destino.A Desolation Road non conta il passato e il presente è un’incognita polverosa: che si viaggi nel tempo all’inseguimento del futuro o si percorrano le sue strade a bordo di un risciò.A Desolation Road ci sono solo due regole: si bussa prima di entrare e non si disturba durante la siesta.Tra angeli meccanici e locomotive nucleari, matrimoni poliamorosi e spettacoli itineranti, gli abitanti di Desolation Road nascono, crescono, si innamorano, muoiono.Uccidono, a volte.Desolation Road è una storia di frontiera in cui le suggestioni marziane di Ray Bradbury si fondono con il senso del magico e dell’ineluttabilità del destino di Gabriel García Márquez – mescolate con una buona dose d’ironia pop - per creare un tessuto narrativo fatto di personaggi, storie e luoghi che si intrecciano, si perdono e si ritrovano, dando vita a un romanzo indimenticabile.

Di Ian McDonald avevo letto solo il racconto Forbice vince carta vince pietra, che mi aveva davvero colpito molto in senso positivo. Per questo avevo deciso di leggere anche i romanzi scritti da questo autore che è ormai discretamente famoso e ha ricevuto molti riconoscimenti ufficiali, non stiamo certo parlando di un esordiente. Non sapendo da dove cominciare, perché la mia ignoranza è grande e Ian McDonald ha già scritto molto, ho deciso di incominciare dall'inizio, dal suo primo romanzo, Desolation Road, approfittando del fatto che era stato tradotto in italiano recentemente dalla solita piccolissima casa editrice, anzi era stato proprio la loro prima pubblicazione, anche se io me lo sono preso dopo altri loro romanzi.
Devo dire che credo di aver sbagliato scelta, perché sostanzialmente questo Desolation Road non mi è piaciuto. Riconosco che la gran parte di questa mia affermazione è dovuta al mio gusto personale, per cui è del tutto soggettiva, ma credo di aver identificato anche delle ragioni oggettive per questo mio giudizio.
Mi è in parte sembrato il classico "romanzo d'esordio" in cui l'autore cerca di inserire tutto quello che si è accumulato nella sua testa nel corso degli anni in cui cercava di capire se poteva permettersi di scrivere romanzi o era meglio lasciar perdere, e che risultano sistematicamente esagerati in una qualche forma. E Desolation Road è sicuramente esagerato. È però una esagerazione che a qualcuno può piacere e ad altri no. A me no.
Si svolge su un pianeta Marte quasi completamente terraformato anche se con ancora ampi spazi selvaggi, ma la cosa è del tutto inessenziale perché potrebbe essere qualunque luogo di fantasia che possa alternare luoghi desolati e quasi invivibili a concentrazioni di vita umana densa e variegata, in cui ogni città possa essere una specie di cultura indipendente. Un luogo in cui le città sono collegate tra di loro da poderosi treni con motori a fusione, ma che fischiano e vaporeggiano come vecchie locomotive a vapore, in cui una vita sostanzialmente rurale possa coabitare con avanzatissimi veicoli aerei, ascensori spaziali, armi tachioniche e chi più ne ha più ne metta, e in cui anche il tempo può essere controllato.
La prima metà del romanzo è composta da tanti episodi praticamente indipendenti in cui vengono presentati i vari personaggi che finiranno per raccogliersi nel villaggio di Desolation Road, nel mezzo del deserto e che non avrebbe mai dovuto esistere e nemmeno chiamarsi così. Sono tutti personaggi irrealistici, esagerati, delle vere maschere simbolo dei problemi umani che McDonald vuole portare alla luce, ma le loro vicende allucinate, esasperate e alla fine nemmeno divertenti sono per me quanto di più lontano da una satira sociale accettabile ci possa essere.
La seconda metà del romanzo è più coerente, se di coerenza si può parlare nelle vicende di Desolation Road, e narra dello scontro, alla fine anche armato, tra il Partito del Mondo Intero controllato da Arnie Tenebrae e il Nuovo Partito di Marya Quinsana per il controllo del pianeta, entrambi i partiti nati dalle ossessioni personali dei loro creatori, ma in qualche modo paradigmi universali delle ideologie politiche. Anche in questa parte più lineare il racconto rimane surreale e del tutto inverosimile, e il tema principale che dovrebbe essere, almeno credo, una allegoria delle ideologie umane e della loro intrinseca inutilità mi è sembrato troppo distaccato dal suo oggetto per lasciare una qualche impronta, almeno a me.
A parte il mio gradimento personale, devo riconoscere che lo stile di scrittura di McDonald è anche qui davvero di alto livello, estremamente evocativo, quasi onirico a volte, che ben accompagna il racconto delle avventure bislacche, spesso assurde, sempre imprevedibili di questa stramba umanità che abita questo mondo improponibile. Anche la traduzione è stata questa volta all'altezza della situazione.
Il finale cerca di chiudere il cerchio temporale, sia quello reale che accompagna buona parte della vicenda, sia quello implicito nel destino di alcuni dei personaggi principali. È davvero un finale ben preparato che, nonostante il fastidio provato per quasi tutta la vicenda, mi ha un po' riconsolato verso il romanzo.
Per chi ama la buona scrittura e apprezza le narrazioni fantasiose e pirotecniche può essere davvero una lettura estremamente piacevole.

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