Dario Tonani

Cronache di Mondo9

Ed. Urania Millemondi 2015

 

È un pianeta desertico, letale, una sconfinata distesa di sabbie velenose. Nel corso dell'evoluzione i suoi abitanti si sono applicati a una sola arte, la meccanica, rendendolo il regno delle macchine, del metallo e della ruggine. Eppure Mondo9 vive su una fiorente attività di commerci: titanici veicoli a ruote, grandi come bastimenti e governati da decine di uomini, solcano i deserti tra una città e l'altra. Perché c'è una guerra in corso: macchine contro macchine, metallo contro metallo. E mille pericoli attendono le loro prede acquattati sotto le dune: un misterioso morbo che trasforma la carne in ottone, fiori giganteschi che si nutrono di ruggine... Per la prima volta in un solo volume, il romanzo originario Mondo9 e quello nuovo, Mechardionica, inedito in edizione cartacea. Con tutti i tasselli mancanti a completare uno dei cicli più avventurosi della fantascienza internazionale.

Avevo letto il primo racconto di questa raccolta, Cardianica, diversi anni fa, e l'ambientazione mi aveva affascinato. Enormi navi metalliche su ruote che vagavano attraverso un mondo desertico e sabbioso, con una sabbia tossica che costringeva gli umani a stare a bordo delle navi, navi che si muovevano massicce da un insediamento umano ad un altro ma in continua guerra tra di loro. Un mondo davvero splendido, pieno di possibilità di storie ed avventure. Quando è stato annunciato questo numero di Millemondi Urania con tutti i racconti di Mondo9 riuniti in un unico volume l'ho aspettato con una certa impazienza, pensando di aver finalmente trovato della fantascienza italiana degna di essere letta.
Mi sbagliavo.
Non perché non sia scritto bene, anzi. Dario Tonani sa davvero scrivere e la sua narrazione scorre piacevole, con solo qualche piccolo difetto che non vale nemmeno la pena evidenziare. Semplicemente non è fantascienza. È un horror con aspetti sovrannaturali
e ambientazione decisamente fantastica, con qualche spruzzata splatter. Un concentrato di quelle parti della letteratura fantastica che a me piacciono di meno.
Nemmeno l'aspetto steampunk, che molti richiamano, è davvero presente, perché è vero che le navi a ruote che solcano i deserti, ma non solo i deserti, di Mondo9 sono alimentate da caldaie a vapore, ma non si hanno mai ulteriori dettagli e non è un argomento che entri nel gioco narrativo.
In realtà l'aspetto horror è decisamente più dominante nei primi racconti, quelli originali che hanno fatto nascere l'idea di base. In quei quattri racconti lo splatter mi sembra predominare, con poca, se non pochissima, attenzione a strutturare un vero mondo completo delle sue logiche e spiegazioni. È proprio in questi racconti che ho avuto la mia massima delusione nel non trovare quella completezza e quella logica che ad esempio hanno fatto di Dune un classico universale. Non voglio accusare Tonani di non aver saputo replicare Dune, ma insomma, almeno qualcosa che si avvicinasse a quel tipo di costruzione di un mondo me lo aspettavo, date le ottime premesse.
In realtà Tonani non ha ancora completato la costruzione di questo mondo nella sua stessa testa, mi sembra... perché anche se la seconda parte di racconti formano una struttura decisamente più omogenea, con personaggi che si ritrovano nei diversi racconti, e un certo tentativo di dare una logica al tutto, siamo decisamente ancora lontani da una descrizione completa di un mondo. Siamo ancora ad episodi individuali, a comportamenti che hanno solo una giustificazione occasionale per dare struttura a questo o quel racconto, senza ancora una visione generale.
Niente si sa del perché queste gigantesche navi inglobino le "anime" del loro equipaggio e solo da queste traggono la spinta a muoversi, e perché, pur essendo state costruite da umani, debbano comportarsi in questo modo. Anche della loro costruzione si sa poco, dei suoi scopi, dei suoi limiti, addirittura di dove è la base di costruzione.
Anche gli aspetti di vita delle navi, con la loro simbiosi con gli uccelli, e le loro uova come produzione di pezzi di ricambio, sembrano solo invenzioni per dare tono e impressione a questo o quel racconto, ma senza una logica comune, senza una vera visione di un mondo nella sua complessità. Per non parlare dei protagonisti principali della seconda parte: i Mechardionici, esseri umani trasformati completamente in metallo che sopravvivono grazie al cuore di altri esseri umani, di cui vanno a caccia. Un "morbo" di cui non viene data alcuna spiegazione, e che secondo me contribuisce seriamente ad escludere questi racconti dall'ambito fantascientifico.
A di là della delusione per qualcosa che avrebbe potuto essere e non è stato, pur in presenza di una capacità di scrittura molto buona, mi viene da pensare del perché gli scrittori italiani, anche quelli che hanno capacità narrative, e forse in particolare proprio quelli che hanno capacità narrative reali, non siano in grado di scrivere, o non vogliano scrivere, dei romanzi di vera fantascienza, in cui predominino gli aspetti di avventura, di scoperta di mondi nuovi, di piacere nello sviluppo della scienza... in cui ci sia insomma quel "sense of wonder" che la vera base della fantascienza. Devono invece sempre mescolare, spesso in modo preponderante, aspetti di mistery, o di horror... a meno che non si tratti di ucronie, che quelle invece le sanno scrivere... forse proprio perché nelle ucronie non c'è il "sense of wonder" e predomina normalmente il pessimismo.
Credo davvero che siamo diventati una società con una classe intellettuale umanista del tutto ignorante del significato della scienza e sostanzialmente pessimista.

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