Diego Bortolozzo

Capitan Low

Ed. Narcissus 2013

 

La corvetta Lacrima della Notte naviga nella galassia fuggendo la Federazione.
È una nave pirata, perché pirati vengono chiamati gli equipaggi che non lavorano per il governo legittimo, che si rifiutano di piegarsi alle flotte militari federali.
Il ritrovamento di uno strano oggetto cambierà le vite del capitano Low e dei suoi uomini. E della galassia intera. Un manufatto che corsari e federali cercheranno di rubare ai pirati, loro malgrado invischiati in una guerra cui non vogliono partecipare.
Una space opera d’altri tempi, ricca di battaglie, astronavi, scontri tra corsari e pirati, con un filo narrativo che terrà il lettore col fiato sospeso e che lo proietterà al fianco dei protagonisti di questa avventura.
L’autore, appassionato di storia militare e space opera, ci regala un romanzo reale, classico quanto innovativo, originale e coinvolgente.

A pochi mesi dalla mia decisione di chiudere temporaneamente questa rubrica, mi vedo costretto a riaprirla di fretta. La ragione che mi avevano portato alla decisione della chiusura era sostanzialmente la carenza di materiale per alimentare con continuità la mia rubrica mensile di consigli di lettura. Avevo quindi deciso di passare alla rubrica mensile anche letture che ricevevano un giudizio non proprio positivo, ma sopratutto i volumi intermedi delle infinite serie, specialmente fantasy, che prima consideravo quasi solo in questa rubrica, lasciando solo l'inizio e la fine della serie per la rubrica mensile, e qualche volta anche solo una di quelle. Ora è successo che, grazie ad una estate tranquilla, ad un buon e-reader, e a molta voglia di leggere che mi è improvvisamente tornata, ho già messo da parte tanto materiale da aver schedulato le uscite mensili fino a Gennaio 2015, e di trovarmi con diversi libri appena letti che non mi sento proprio di inserire in quella che rimane ancora una rubrica di consigli di lettura. Ho quindi deciso di riaprire questa rubrica, in cui per il momento ci figureranno solo romanzi che ho reputato di livello medio-basso, poi vedremo. In fin dei conti è da poco più di dieci anni che va avanti questa storia, e cambiare ogni tanto è quasi indispensabile...
Torniamo a questo Capitan Low che ha causato, insieme ai prossimi libri che illustrerò, la riapertura di questa rubrica. L'ho comperato attratto un poco dalla trama, dall'essere un romanzo completo e non il solito racconto lungo tipico degli autopubblicati ed anche dal fatto che l'autore è un po' dell'ambiente e gestisce una collana di autopubblicazione. Ovviamente il prezzo molto basso ha avuto il suo ruolo per questo mio azzardo. Quello che ho letto è in realtà un brutto romanzo, che potrebbe essere stato scritto da un ignorante di cosa significhi scrivere, di cosa dovrebbe essere una narrazione avvincente, non da uno che per mestiere e hobby dovrebbe saper giudicare il lavoro di altri.
Dal punto di vista stilistico è appena appena superiore a Epopea della Colonizzazione - Fase Uno di cui ho parlato in questa rubrica prima della sua chiusura. La capacità descrittiva di Bortolozzo è un poco superiore a quella di Ottavian, e anche la gestione dei dialoghi è migliore, seppur di un minimo. Anche in questo caso leggendo il romanzo la prima impressione che si ha è quella di una ingenuità totale che avvolge ogni aspetto. Banalità nei vocaboli e nelle situazioni, dialoghi dilettanteschi con qualche tentativo di ironia del tutto scontata. La trama tenta di introdurre qualche aspetto originale, e qui e là ci riesce anche, ma è sostanzialmente una ripetizione di vecchi cliché, ma non di fantascienza, genere cui pretenderebbe di appartenere questo romanzo, bensì cliché dei romanzi western, di cappa e spada, ma sopratutto delle avventure dei pirati. Come ha osservato qualche altro lettore, sembra di leggere Salgari (però gli ha dato ugualmente 4 stellette di apprezzamento su 5, come molti altri che forse non hanno nemmeno letto il libro).
Quello che dico non è un'esagerazione, perché Bortolozzo tratta le battaglie spaziali come fossero scontri tra vecchi galeoni o assalti dei prahos di Mompracem, basti pensare che la sua astronave ha dei lunghi rostri con cui lui letteralmente sperona gli avversari ma, essendo tecnologico e parlando di un futuro remoto, li danneggia con scariche elettriche. Anche sulle altre armi e sulle difese da queste c'è grande confusione e qualche volta non si riesce bene a capire se si tratti di cannoni tradizionali, armi ad energia indefinita o altro. In ogni caso tutte le battaglie spaziali si svolgono come se le astronavi si muovessero in una piscina olimpica, come se lo spazio non fosse misurabile in parsec, ma al massimo in centinaia di metri, ed in almeno un caso usa esplicitamente il termine "affondare" per intendere di distruggere un'astronave. Anche la forma di una categoria di astronavi è detta aver conservato l'aereodinamica di quando solcavano i mari, con la dinamica nello spazio libero e l'inerzia di masse di migliaia di tonnellate concetti non pervenuti. Poiché non ho colto alcun aspetto che potesse far pensare ad una comicità voluta, ad una consapevole presa in giro del lettore, ma tutto sembra detto con totale sicurezza di stare raccontando una storia spaziale, non posso che scuotere il capo e ritenere di aver sprecato i pochi spiccioli che il romanzo mi è costato.
Potrei dilungarmi su altre debolezze della trama, su situazioni intricate che si risolvono con estrema semplicità per il giusto concatenarsi di eventi improbabili, sui personaggi che sembrano burattini, ma credo basti così. Il mondo degli autopubblicati è purtroppo fatto per la maggior parte da opere di questo livello.

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