Harry Turtledove

Basil Argyros
Agente dell'Impero di Bisanzio

I nemici di Bisanzio premevano all'interno e ai confini dell'Impero, ma un uomo vegliava per contrastare le loro mire.

 Se il mondo non avesse conosciuto la grande espansione araba che si estese dalle coste dell'Atlantico alle frontiere della Cina, l'impero Bizantino non sarebbe mai stato costretto a cedere territori agli invasori, né a difendere Costantinopoli dall'assedio che sarebbe stato il principio della sua rovina. Anzi, senza più alcuna pressione a oriente, Bisanzio avrebbe potuto giocare un ruolo decisivo nel mondo occidentale.
Però anche la Persia avrebbe acquisito una diversa forza politica: anch'essa, priva della pressione araba, sarebbe diventata l'unica potenza in grado di contrastare l'Impero e fomentare al suo interno disordini per destabilizzarlo. È in questo mondo che agisce Basil Argyros, soldato, spia e agente dell'Impero, chiamato a contrastare le mire espansionistiche dello Stato nemico. Apparentemente il suo ruolo deve svolgersi in un contesto privo di cambiamenti radicali, ma ben presto Argyros impara a sue spese che le tensioni politiche possono essere più drammatiche di una guerra aperta.

Che Turtledove sia specializzato in "storia alternativa" l'avevo gia' detto presentando la mia lettura di una delle sue opere piu' lunghe: Invasione. Devo confessare che ancora non ho finito l'intera serie, perche' la storia perde un po' di mordente e la lunghezza e' davvero eccessiva, non riuscendo a mantenere alta l'attenzione del lettore. Sono ormai molti gli inviti rivolti a Turtledove a tornate allo stile della Legione Perduta, che lo ha reso famoso, cioe' a storie con un inizio ed una fine, raggiungibile in una vita umana, e con idee originali, non solo variazioni sul tema.
Questo romanzo poteva essere una cosa del genere, perche' Turtledove e' un vero esperto di storia bizantina, e l'idea alla base del romanzo, la conversione di Maometto al cristianesimo, e quindi la mancanza dell'espansione araba, poteva essere fonte di sviluppi interessanti. Le due potenze egemoni, Bisanzio e la Persia, non vedrebbero ridotta la loro forza, e continuerebbero il loro confronto in un panorama piu' generale, quasi mondiale.
Purtroppo le analisi socioeconomiche di questa situazione sono estremamente scarse nel romanzo, concentrato sostanzialmente nella storia di Basil Argyros, nelle sue avventure come agente semisegreto, che risolve i problemi piu' gravi dell'impero con la sua intuizione e, cosa questa abbastanza sorprendente, la sua cultura teologica.
Si fosse trattato di una serie, si poteva pensare che, dopo aver introdotto l'ambientazione generale ed i personaggi principali, l'autore avrebbe potuto dedicarsi di piu' a sfruttare l'idea di base, ad analizzarne meglio le conseguenze. Ma non sembra sia cosi', perche' sono passati piu' di dieci anni dall'apparizione di questo romanzo, e nessun seguito ha avuto luogo. Il romanzo e' piacevole da leggere, ma alla fine si rimane un po' insoddisfatti perche' di quel mondo non si riesce a sapere nulla, e anche perche' Turtledove affastella uno dietro l'altro troppi "fatti straordinari" per giustificare e rendere appetibili le avventure di Basil. Pero' non puo' sembrare proprio normale che in un mondo in cui la scienza, nella nostra accezione moderna, non ha fatto ancora la sua comparsa, e la tecnologia sembra progredire con il passo lento di un impero millenario, nel giro di una decina d'anni si scoprano il canocchiale, e quindi l'ottica, la polvere da sparo e la stampa. E il tutto passi attraverso lo stesso uomo.
Quindi un romanzo da leggere senza impegno, per rilassarsi un momento, con la sicurezza che alcuni degli aspetti piu' tipici di quella antica societa', che daranno origine al termine "bizantinismo", sono ben descritti da un esperto in materia.

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