Le sue opinioni

(Le interviste)

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le stelline rosse indicano i nuovi articoli inseriti di recente

Mia Martini e l'omosessualità

Babilonia 1989

Mia Martini e la superstizione - alcune interviste dal 1982 al 1995

Cioè 83
Epoca '89
Gente '83
Il Venerdì di Repubblica '95
Radiocorriere tv '92
Visto '82

La pagina dei "Misteri"

Mia Martini e gli uomini (quelli che non cambiano....)

Novella 2000 '92

Mia Martini e l'enogastronomia

Civiltà del bere '90

Mia Martini e le automobili

Chorus giugno 1990

Mia Martini e le sue arrabbiature

L'Indipendente 8 Ottobre 1994

Alla radio

Radio Kiss Kiss Italia

 

Presentazione del tour “Per aspera ad astra”
una lunga intervista rilasciata a Patrizia Alò per telefono il 29 Marzo 1992

(Nota: nel testo ci sono vari collegamenti ad articoli a cui si fa riferimento nell'intervista)

P.A. - (…) Siccome domani non ci posso essere su, noi tra l’altro ci siamo viste anche a Sanremo, ho fatto un pezzo che è uscito su vari giornali poi ho fatto delle cose sulle vendite, quella precisazione su quella polemica su “sorrisi e canzoni”
MIMI’ - “Sorrisi e canzoni…
P.A. - Te lo ha detto Eraldo
MIMI’ - Si, si, si
P.A. - Ecco quindi niente, volevo fare un’intervista di accompagnamento a questa presentazione della tournee
MIMI’ - Si
P.A. - Ecco, dunque, partendo un po’ da quelle domande che hai già visto (le domande furono inviate a Mimì via fax con due settimane di anticipo su richiesta dei discografici n.d.r.), cioè diciamo che mi ha colpito abbastanza questo discorso del video che, non so, realizzerete effettivamente?
MIMI’ - Si, si, si, certo, adesso ci sono naturalmente vari problemi tecnici, perché pare che costi molto, eccetera, ma noi vogliamo farlo lo stesso, quindi questi problemi si risolveranno strada facendo, il video voglio farlo perché mi è venuto in mente…. tu c’eri alla conferenza stampa del 28 febbraio lì a Sanremo?
P.A. - Si!
MIMI’ - Ecco ti ricordi quando Fegiz mi ha fatto quella domanda….
P.A. - Si
MIMI’ - Cos’è questo fischio.. cos’è un fax
P.A. - No, no è collegato con la segreteria
MIMI’ - Ah!
P.A. - Niente di grave
MIMI’ - Ehm…niente di grave (ride) e allora niente questa domanda mi ha fatto venire in mente, mentre rispondevo a Fegiz, mi è venuta in mente proprio l’idea del.. di fare proprio una, di rispondere anche musicalmente con un concerto in teatro a (balbetta) ai fans o a chi mi amava e mi conosceva da prima a chi mi vuole conoscere adesso, di fare questa, specie di, di ritratto itinerante dell’artista e della donna anche, perché poi a Sanremo è venuto fuori tutto insieme, quando sono inciampata su “donna sola” che mi è venuto da ridere perché ho pensato “dico Madonna non sto dicendo il titolo di una mia canzone, sto parlando di me” per cui la risata di Lucio Salvini che è questa costante nella mia vita, lui è stato il mio primo discografico cioè con la Ricordi il primo disco d’oro “piccolo uomo” “donna sola” l’avevamo fatta insieme e abbiamo vinto la “gondola d’oro” di Venezia, questo fatto che mi ha chiesto lui di tornare a cantare se me lo avesse chiesto qualsiasi altra persona avrei detto di no cioè è l’unica persona al mondo
P.A. - Che potevi ascoltare…
MIMI’ - Che poteva darmi un minimo di fiducia perché a chiunque altro.. non.. cioè io avrei avuto una gran paura di ricominciare, per cui mi è intanto mi è venuto da ridere perché ho pensato “vuoi vedè che oh gira gira poi non me so mossa di un millimetro?”
P.A. Beh! insomma dai sei cresciuta..
MIMI’ - Ma dove so andata? Questa cosa di donna sola mi ha, mi ha, colpito per cui da lì è nata questa idea, allora l’idea eh.. si è tramutata immedia.. siccome dovevo fare abbiamo pensato di fare una tournee teatrale subito dopo e non avevo voglia, non avevo voglia di fare dei soliti concerti e vabbeh! Tante canzoni si le cose vecchie le cose nuove le cose del disco nuovo, ma, il solito concerto che più o meno la gente si può aspettare da me e che comunque ho già fatto in questi tre anni ho già fatto una tournee teatrale altre due tournee normali questa tournee di jazz questa estate per cui volevo fare una cosa.. dare qualcosa di più qualcosa di diverso al pubblico e così è nato “per aspera ad astra”
P.A. - Ecco come nasce questo titolo questa massima latina virgiliana
MIMI’ - Questa massima latina nasce da una frase che abitualmente mi dice mio padre che ormai è diventato uno slogan, adesso non ho capito se lo fa per crearsi un look di grande saggio nei miei confronti così per affascinarmi perché è un.. una grande mignotta mio padre, oppure, (ride) due (ride) potrebbe anche essere una maniera di togliersi il problema del mio problema, perché io ogni volta che io gli dico papà sai c’ho una cosa so o molto difficile o molto importante o che comunque mi preoccupa, delle cose molto pre…., (balbetta) mio padre mi attacca il telefono e mi dice “figlia ricorda per aspera ad astra” e così, e io rimango con i miei problemi e lui s’è tolto l’impiccio.
P.A. - Quindi un omaggio a tuo padre praticamente?
MIMI’ - Eh! Si è un omaggio, ma lo derubo anche (ride) gli rubo questa frase che tanto lui già l’ha rubata che non è sua lo sappiamo bene da che fonte, e allora io gliela rubo ci intitolo la mia videocassetta e non gli do nemmeno i diritti d’autore, tanto me pare che in Italia sia perfettamente legale avere un paradiso così e allora cambio padre
P.A. - E infatti se senti lo smac non fanno altro che fare battaglie per questo argomento..
MIMI’ - E infatti io sono dell’Associazione SIAE, per cui abbiamo grossi problemi anche con Berlusconi, per cui voglio dì se po’ non vedo perché no, non posso derubare mio padre.
P.A. - Certamente, oh! Ma in che maniera ti ricollegherai a questi tuoi trascorsi diciamo
MIMI’ - E nella stessa maniera in cui mi è stata posta la domanda a Sanremo e nella stessa maniera in cui io mi sono, cioè prima che Fegiz mi facesse questa domanda, che mi ha costretto per rispondere a una riflessione molto profonda e molto sintetica naturalmente eh, io avevo già fatto questo itinerario, l’avevo fatto sei mesi fa quando ho ascoltato “gli uomini non cambiano” per interpretare la canzone, per entrarci dentro, per capirla fino in fondo perché all’inizio non mi convinceva, quindi e ho notato che questi viaggi che mi sono fatta, prima per lo studio e l’approfondimento de “gli uomini non cambiano” me li sono fatta per conto mio naturalmente in chiave molto più musicale e in chiave naturalmente molto più umana, perché per interpretare ho dovuto tirar fuori dalle viscere il dolore quello che avevo già provato, per Fegiz naturalmente è stata una cosa più cronologica però il discorso non era così diverso
P.A. - Quando ti ha detto di dividerti in fasi praticamente
MIMI’ - E esattamente e io così mi sono divisa quando, quando…
P.A. - E infatti non so se ti ricordi quando ti ho definito la donna che visse tre volte tra altro quel titolo ha fatto il giro d’Italia
MIMI’ - Si infatti non è molto distante dalla verità
P.A. - E quindi…
MIMI’ - E così mi sono appunto…
P.A. - Ma presenterai effettivamente tutte le fasi della tua vita?
MIMI’ - Allora io parto da, prima c’è una sigla strumentale che sto scrivendo e che si chiama Bagnara è un po’, è un po’ per farti capire questa sarà registrata, un po’ tipo l’apertura dello spettacolo di De Adrè le nuvole, questa naturalmente non è le nuvole questa sarà una musica molto etnica sulla quale ci sarà un commento parlato e dopo questa sigla strumentale che io esco e canto “gli uomini non cambiano” parto proprio da adesso….
P.A. - Parti dalla fine
MIMI’ - E dalla fine faccio gli uomini non cambiano e da gli uomini non cambiano per far capire come sono arrivata a dire un discorso così importante e anche così pericoloso e che non è poi così definitivo perché significa tante cose, tante storie gli uomini sono anche le donne che non cambiano tra l’altro, e parto da padre davvero, padre davvero che è praticamente il primo album oltre la collina ed è la ricerca di mio padre ecc., poi attraverso tutte le varie fasi piccolo uomo, donna sola, tirerò fuori alcune cose, che sono cose preziose di alcuni album che hanno un senso logico, e pezzi che non hanno avuto successo immediato ti dirò che ancora oggi la gente i miei amatori mi chiedono
P.A. - Tipo?
MIMI’ - Tipo dove il cielo va a finire tipo volesse il cielo, tipo veni sonne della muntagnella, dall’album Danza che ho fatto con Ivano di tanto amore, canto alla luna, l’album che ho fatto io come autrice Mimì eccetera e chiuderò…
P.A. - Amanti no eh?
MIMI’ - Eh? No, no, no “amanti” non se ne parla perché è una bellissima canzone ma, non ha un senso preciso nella mia storia è un bellissimo brano, stupendo però adesso voglio fare proprio.. anche perché sennò devo cantà na settimana (ride) è durissima già non sai che lavoro quanti pezzi na roba pazzesca…
P.A. - Ma li riarrangi chiaramente
MIMI’ - E chiaramente, certo e allora chiuderò il primo tempo esattamente con quello che è stato il saluto all, prima all.. diciamo la.. ho già iniziato da molto tempo a pensare di smettere di cantare e non finisce mica il cielo eccetera ci sono state diverse fasi ma la chiusura definitiva è stata dopo l’esclusione di spaccami il cuore di Paolo Conte da Sanremo (Sanremo del 1985 n.d.r.) tra l’altro fatta ad opera di Red Ronnie che era nella giuria di Sanremo che è stato l’ultimo 45 giri che io ho inciso e che ho inciso perché dovevo ancora per contratto dare alla DDD un paio di album, ci siamo messi d’accordo con il buon Galanti che è una persona stupenda gli ho detto invece de datte degli album te do un 45 giri e chiudiamo il discorso, e con un brano che era la chiusura dell’album dal vivo che ho fatto al Ciak “miei compagni di viaggio” che era il vero saluto invece al pubblico, “spaccami il cuore” è stato il saluto ai discografici, “ed ora dico sul serio” è stato il saluto ai miei.. al mio pubblico. Aprirò il secondo tempo con “almeno tu nell’universo” E poi entrerà Enzo Gragnaniello che sarà mio ospite fisso nello spettacolo faremo delle cose insieme che riguardano sempre questo mio cammino dall’89 in poi, questa volta tipo “donna” le cose che abbiamo fatto insieme… e poi ci sarà, in qualche concerto ci sarà Murolo e quando non ci sarà Murolo il pezzo che io ho inciso con Murolo che è di Enzo Gragnaniello quella meraviglia che si chiama “cu’mme” lo farò con Enzo chiuderò con “scenne l’argiento” che è il brano che chiude l’album “Lacrime” e chiuderò saluterò il mio ospite Gragnaniello, e dopo di che rimarrò sola, adesso stiamo studiando l’arrangiamento eccetera, e chiuderò tutto il “Per aspera ad astra” con “la costruzione di un amore” perché il senso di tutto è questo, gli uomini non cambiano si costruisce un amore per cercare anche di cambiare insieme naturalmente.
P.A. - Quindi insomma è stato un po’ il tornare sui tuoi passi anche nel senso che in genere tu non amavi molto riproporre la tua immagine passata diciamo
MIMI’ - Infatti non è più una questione di immagine anche perché la mia immagine è stata riproposta e riproposta e spezzettata in miliardi di compilation delle cose, ma, non c’è stata una volta in cui è stata presentata nella maniera cioè vera quella nella quale io l’ho interpretata, per cui ci possono essere anche degli equivoci cose che il pubblico non ha capito, anche perché la mia immagine è sempre stata imposta, intanto questa storia della cantautrice che non è mai è stata messa in risalto invece io ho scritto un sacco di cose, e poi il fatto che io sono sempre stata sempre presentata come la cantante l’interprete, mentre io mi considero un’artista completamente diversa più una musicista, più una…io studio, studio non soltanto musica ma voglio dire, tradizioni, cose, le radici, la gente, delle cose, la cultura, per cui nella mia vita ho fatto talmente tante di quelle ricerche che poi puntualmente ogni tanto ho anche documentato con delle registrazioni, però l’immagine che i discografici hanno sempre dato di me anche perché loro hanno sempre venduto queste compilation proventi dei quali io non ho mai preso una lira perché perdendo la causa con la Ricordi, sai son passata da una casa all’altra per cui mi vedo pubblicare pezzi di “Danza” dalla CGD cose della WEA, cioè naturalmente tutte con un immagine molto, molto plastica diciamo, una confezione un pochino standard dell’evergreen della cosa mentre io la mia vita di artista l’ho interpretata in un’altra maniera ed è per quello che sono poi incorsa in tante, in tante cose che il mio pubblico non capisce ci sono come delle specie di buchi neri, e perché, perché io sono sempre stata proiettata verso un discorso mentre la mia immagine data alla gente è sempre stata completamente diversa è per questo, che non, non è che non amo proporre le cose vecchie non amo che si continui ancora a fare della distorsione su tutto questo.
P.A. - Ho capito dunque questo discorso di a proposito della recensione di Velvet appunto ti soddisfa realmente più una cosa del genere
MIMI’ - E’ bellissima…
P.A. - Puttosto che un disco in più venduto del pezzo di Sanremo
MIMI’ - Un disco in più venduto del pezzo di Sanremo non ha nessuna importanza, cioè è chiaro che, che per poter continuare a fare, a fare musica nella maniera in cui io la faccio, e quindi in una maniera molto costosa perché sai meglio di me quello che costa fare esperimenti, cose, tecnologie, dat, perché poi io sono una pazzesca me compro… me so comprata il 24 piste le cose, passo le notti a studiarmi degli echi, a studiare le cose, per cui ci vogliono dei miliardi poi fare le tournee in maniera veramente importante e seria da poter, insomma in maniera che il pubblico possa avere una cosa veramente grossa e ci vogliono tanti soldi perché i musicisti costano, e le strutture per le grandi tournee sono carissime, per cui io ho bisogno di vendere questi dischi perché ho voglia di continuare a lavorare sempre meglio è quello che mi interessa, perché fino ad ora l’ho fatto a mie spese, lo sanno tutti che non c’ho una lira (ride) per cui voglio dire è diventato pesante, vendere dei dischi è importantissimo e se Sanremo è un mezzo per raggiungere lo scopo ben venga, dico sarebbe stupendo! certo poi quando nel corso del mio.. dei miei viaggi così faticosi io mi ritrovo di fronte ad una recenzione come quella di Velvet Hunderground (Mimì continua a chiamare il giornale Velvet Hunderground mentre il titolo esatto è soltanto "Velvet" n.d.r.) è chiaro che quello per me è una gratificazione enorme, cioè io me fermo un attimo e faccio un respiro lungo un chilometro perché, perché, non perché qualcuno ha detto delle cose belle di me, ma, perché qualcuno mi ha, non mi ha abbandonato durante questo mio viaggio, cioè è chiaro che qualcuno mi è stato vicino anche se io non l’ho visto e mi ha.. e non mi ha perso d’occhio hai capito cioè è importante, cioè non è andato perduto, cioè non è stata una cosa solo mia, perché i discografici non la pubblicizzano o perché non gliene frega niente de vende i dischi del jazz è stata una cosa che ha dato, che ha seminato qualcosa perché qualcuno ha raccolto e il fatto che sia una recenzione così bella anche professionalmente e artisticamente questo mi da veramente una… mi ha emozionato mi ha emozionato molto perché io nel corso di questi viaggi non guardo non sono attenta a quello che può essere la mia immagine di musicista, di artista, di jazzista, di cantante cioè tecnicamente parlando perché sono talmente protesa a cercare di capire eh… io sono ignorantissima per quanto riguarda me per cui il fatto che qualcuno dica anche che bello come ha fatto Velvet addirittura mi ha quasi paragonato a Billie Holliday cioè una cosa che m’è preso un colpo quando ho letto cioè mi fa impazzire non pensavo che sarebbe piaciuto così, anche se magari a pochissime persone e però è bellissimo è bellissimo….
P.A. - Senti a proposito del look
MIMI’ - Si
P.A.- Ecco diciamo questa infatuazione recente per Armani
MIMI’- No è una infatuazione è un grande amore
P.A. - E’ un grande amore vabbeh!
MIMI’ - E’ una grandissima anteprima che non è recente io amo follemente Armani da quando ho ricominciato a cantare dall’89 soltanto che prima non era possibile avere un rapporto così, così vicino a lui, chiaramente lui è sempre stato stupendo con me, disponibile, gentilissimo con tutte le sue pubbliche relazioni uffici stampa eccetera per cui ogni volta che io ho avuto bisogno di avere degli abiti, delle cose non c’è stato nessun problema, però avere solo degli abiti e basta così senza avere un rapporto proprio personale sempre perché la moda è una cosa talmente.. cioè fatta come la fa Armani è una grande arte ed anche lì io sono ignorantissima, per cercare di capire ed entrare veramente in fondo come le partiture, la partitura di una musica su questa cosa io avevo bisogno proprio di un contatto molto più vicino a lui, stavolta con questo Sanremo c’è stato gliel’ho chiesto io, gliel’ho chiesto io mesi fa quando gli ho portato il provino de “gli uomini non cambiano” e quando lui ha accettato di di, di, starmi, di, di, di occuparsi un pochino più in particolare di me io non ci potevo credere che fosse successa una cosa del genere è stato bellissimo, perché tra l’altro a contatto con tutto il suo staff gente di un professionismo, di una bravura fanno paura, ti assicuro che fanno paura veramente e lo staff creativo e lo staff dell’uffico stampa e le ragazze che prendono le misure quella che cuciono, quelle che pensano lo studio di una copertina, di una cosa, cioè è una cosa pazzesca e affascinante perché oltretutto mi ha fatto mi ha anche, mi ha anche ingrandito parecchio la panoramica che io avevo sulla musica che prima era molto limitata se vogliamo perché io pensavo che (balbetta) se che fosse una cosa che parte da dentro.. io canto ad occhi chiusi per cui tutto quello che c’è, che c’è fuori non mi interessa anzi mi da persino fastidio l’idea di essere… di avere un look che possa distrarre la gente è sempre stata una cosa molto intima molto viscerale, e invece sbagliavo, sbagliavo perché mi sono resa conto che è musica anche quella perché la musica prosegue, prosegue, non soltanto, cioè una volta che sei riuscita a tirarla fuori da dentro e si tramuta poi in colori si tramuta in immagini si tramuta in giochi, in, in ironia in, in, passione, tristezza è tutto questo è anche una cosa visiva è anche una cosa fisica che si può quasi vedere si può palpare proprio con le mani non è soltanto una.. un’idea hai capito?
P.A. - Ecco invece i tuoi look precedenti, erano casuali oppure comunque corrispondevano ad un tuo modo di essere in quel momento, parlo de periodo hippi del periodo freak queste cose qua..
MIMI’ - No, no, no io sono sempre stata esattamente quello che mi è… che mi hanno visto da fuori…..
P.A. - Ma perché?
MIMI’ - Naturalmente in un’altra dimensione con un altro tipo di riflessione un altro tipo di maturità
P.A. - Ecco ma…
MIMI’ - Ecco io sono nata… è nato dal gioco è nato dalla trasgressione, poi c’era dei figli dei fiori, poi c’era la bombetta e poi c’era il gioco della zingara
P.A. - Ma era solo un gioco o qualcosa di più?
MIMI’ - No sono sempre stati dei giochi
P.A. - Invece oggi è una cosa più seria
MIMI’ - Oggi si, oggi non è un gioco è una cosa affascinante è una cosa da studiare è una cosa che mi, che mi coinvolge molto, perché mi rendo conto, sto scoprendo l’importanza proprio, l’iportanza del costume perché qui quando si parla di Armani non si può parlare di look perché qui insomma… Armani ci vuole il passaporto siamo in un altro pianeta si parla proprio di, di classe di mania di farsi di, di, di (balbetta) farsi seguire da chi ti ama senza dare dei pugni nell’ occhio senza infastidire e con grande delicatezza ecco delicatezza sia nel porgersi all’esterno e delicatezza anche dell’interpretazione di Armani di quella che può essere la femminilità di un’artista poi così, così introversa e strana come me perché oltretutto voglio dire io ad Armani dico beh! devo essere vestita in maniera che mi devo dimenticare completamente di avere un abito, se c’è qualcosa che me lo ricorda, una pence.. una cosa che.. mi… vuol dire che mi da fastidio io devo fare un concerto di due ore in teatro per cui i tacchi diventa un problema gli orecchini d’oro diventa un problema, per cui hai capito non è facile voglio dire tirare fuori da una che poi è una musicista che quando suona.. io quando sono in concerto voglio essere esattamente come quando mi creo gli arrangiamenti mi studio delle cose a casa sola quindi sto in ciabatte con la tuta perché cado.. inciampo nei cavi, perché non vedo un cazzo perché sono diventata cieca come una talpa e perché ho bisogno di non essere infastidita da nulla perché se sono concentrata sull’interpretazione, una cosa, qualsiasi cosa mi da fastidio perché mi è come una nota stonata nell’orchestra hai capito?
P.A. - Come dici in stelle
MIMI’ - Esatto, esatto, per cui voglio dire non è nemmeno facile riuscire a rendere perfino presentabile e quasi con la parvenza di essere una femminuccia un personaggio stranissimo come me hai capito? Beh! Armani è un artista pazzesco perché cioè, certe volte mi vedo su cose registrate aoh! Quasi quasi so pure una figa (ride) non ci posso credere alla bella età de 44 anni eh! Amore e non è facile cioè è veramente, ci vuole veramente un genio (ride)
P.A. - Senti questo recupero della canzone di autore di cui è stato parlato anche a Sanremo da Aragozzini no? Questo affidarsi da molti interpreti come la Mannoia solamente a grossi autori eccetera tu lo condividi, e appunto puoi fare un confronto…
MIMI’ - Non è stato scoperto adesso, io lo faccio…da quando sono nata…
P.A. - Da una vita
MIMI’ - Da quando sono nata il primo disco come Mia Martini l’ho fatto con Claudio Baglioni era sconosciuto allora però era un autore o no?
P.A. - Si
MIMI’ - Eh! Giusto
P.A. - Coggio, anche..
MIMI’ - No vabbeh! ma le cose erano di Claudio cioè Oltre la collina, Gesù è mio fratello, cose.. io ho sempre fatto le, le, le, la canzone d’autore e adesso questo fatto che sia stata riscoperta no perché ha sempre, ha sempre avuto ed avrà sempre un grande fascino naturalmente, per cui ehm! Diciamo che, diciamo che a certi tipi di cantanti dà più sicurezza, perché forse hanno paura di buttarsi in interpretazioni su cose che non, che non hanno, che non hanno la firma capito per cui c’è gente che si affida a.... non so la Mannoia voglio dire è bravissima non, ehm! però secondo.. cioè io mi ricordo la Mannoia tra l’altro l’avevo consigliata anch’io perché l’avevo incontrata anni fa in un autogrill in autostrada con Lavezzi quando la produceva Lavezzi e io le avevo consigliato appunto di provare a fare delle cose non so di gente come Fossati ecco, la Mannoia ha avuto la fortuna di incontrare uno stilista, un grande stilista come Ivano Fossati che anche se gli uomini non cambiano purtroppo devo ammettere che lo trovo sempre molto più affascinante di Romeo Gigli.
P.A. - Ho capito senti invece…
MIMI’ - Hai capito?
P.A. - Certo, e quello il periodo della Ricordi no, anche lì c’hai avuto comunque un clan con cui hai interagito come…
MIMI’ - Certo, certo ho avuto un clan con cui ho interagito che erano… tra l’altro dei artisti che poi sono venuti fuori alla grande come Maurizio Fabrizio non è un cantautore ma scrive musiche bellissime e tra l’altro quando scrive testi scrive dei testi stupendi solo che non c’ha voglia de fa un cazzo è pigrissimo per cui vabbeh! Poi è diventato un grande arrangiatore eccetera, i fratelli La Bionda e Maurizio Piccoli e le prime cose di Antonello Venditti e Vinicius De Morhaes e cioè io proprio con la Ricordi ha fatto delle cose bellissime mi ricordo ancora Baglioni, ancora… adesso il periodo esattamente non lo ricordo cose come quelle di Emauel Serrat “Signora”, cioè, “Amanti” che è un pezzo… che non è un pezzo d’autore come dici tu e come dice la gente perché il testo è di Albertelli pensa te che ha scritto delle cose orribili e la musica è di Maurizio Fabrizio ecco è una canzone che sfida proprio gli anni perché tra 40 anni sarà ancora una splendita canzone, no perché l’ho cantata io ma perché è una grande canzone!
P.A. - Ma anche domani
MIMI’ - Eh! Certo!
P.A. - Però quella i tuoi fans ti rimprovano di non cantarla più
MIMI’ - Io ho sempre contestato i miei fans (ride)
P.A. - No però li appoggi un po’ so che hai un rapporto discreto con loro
MIMI’ - Ho un rapporto tempestoso con loro
P.A. - Odio amore
MIMI’ Li appoggio perché, li appoggio perché chiaramente gli voglio bene, però cerco di, di, di, schiaffeggiarli di svegliarli da questo torpore perché si innamorano di fotografie, hai capito? E invece la vita è dinamica, la vita non si ferma un attimo la fotografia nell’attimo stesso in cui è stata scattata è già è morta non è più nemmeno una verità è un ex verità pensa te è allucinante questo è il limte dell’immagine e meno male che c’è un limite a questa immagine sennò con le televisioni saremmo veramente fregati
P.A. - Quindi tu non sopporti chiaramente tutte quelle trasmissioni revival in cui vengono riproposti i cantanti com’eravo 10 anni fa 20 anni fa…
MIMI’ - Uhm! No.. può essere interessante, può essere divertente, no può essere carino, anzi sarebbe piacevole anche averli in casa invece che una discoteca proprio una videoteca di queste cose che per gli amatori sono interessanti no, assolutamente no io contesto proprio il, questo, questa ormai dittatura che ha l’immagine, l’immagine nella nostra società in tutto il mondo cioè addirittura qui ci si costringe a fare delle guerre per una questione di immagine, cioè il povero Bush mo se non avessero inventato Saddam Hussein dove andrebbe scusa, c’hanno bisogno di tirarlo fuori un attimo perché mi sa che qua sta andando giù di brutto, cioè l’immagine intesa in questo senso capito, ormai l’immagine è diventata, è diventata veramente la soluzione di tutto perfino la politica è immagine e si fa una grande confusione perché diventa immagine anche il… perfino l’impegno sociale, l’impegno sociale va…. ci sono delle cose che va.. l’immagine va sfruttata, va sfruttata e utilizzata ma, nel senso proprio psicologico e fantasioso della parola non va… non va imposta come un modo… un modo di vivere perché ci so’ delle cose che non si possono etichettare come fai ad etichettare l’impegno sociale! cioè mica.. mica è una roba che vesti non è una cosa che è fisica quella è un senso.. è responsabilità, è dovere non ha solo i colori di bianco rosso verde e nero chi l’ha detto! non si può avere la tessera per l’impegno sociale, l’impegno sociale è una questione proprio di, di, di, di onestà e di sentirsi delle persone che vivono in una società…
P.A. - Ma tu te lo senti questo
MIMI’ - Questa, questa è una cosa che non puoi vestire, hai capito è quello è quello che io contesto dell’immagine perché invece con le televisioni ormai con questa veramente dittatura mondiale della televisione è diventato tutto molto… molto nevrotico e molto finto, la gente si sta confondendo veramente le idee.
P.A. - Senti ma tu pensi che esistano delle prime donne della canzone in Italia?
MIMI’ - Delle prime donne? E Vabbeh! Quelle che ancora sono legate a queste cose secondo me sanno di naftalina perché le prime donne cioè è una cosa polverosa che ormai appartiene al passato io non credo che abbia nessun senso l’esistenza della prima la prima donna, la prima donna si vabbeh! no che era la.... (bisbiglia qualcosa di indecifrabile n.d.r.) no Wanda Osiris a me viene in mente le grandi cantanti, le grandi cantanti di una volta la Fritzgerald vabbeh! E’ stupendo ma per quei personaggi grandissimi vecchi ormai che ai quali va, e cioè è dovuto un grande rispetto, però chi nasce ora con l’idea della prima donna secondo me è fuori dal mondo perché non ha nessun senso….
P.A. - Ma diciamo personaggi rappresentativi tra le interpreti femminili che possono costituire un po’ un simbolo di questa epoca.
MIMI’ - In questo momento non ce ne sono tante abbiamo avuto dei grandi personaggi, come Mina e come Gabriella Ferri un’altra, un altro personaggio femminile che secondo me è molto rappresentativo dell’immagine della canzone italiana dell’immagine dell’artista donna in Italia ma adesso in questo momento non vedo questi grandi… a suo modo anche Loredana è stata è stata ed è una immagine importante però lì andiamo un attimino fuori dalla questione musicale e artistica lì è una questione proprio di personaggio hai capito è un po’ un po’ diverso ma non.. non vedo grossi personaggi così…
P.A. - Senti come mai in Italia non riescono a sfondare le rockstar secondo te
MIMI’ - L e rockstar…
P.A. - Italiane eh!
MIMI’ - Italiane? Uhm! Non lo so
P.A. - Non è collegato con la tradizione artistica Italiana che è abbastanza melodica
MIMI’ - Non.. non lo so anche la Nannini è se vogliamo come, come cantante rock è abbastanza melodica è abbastanza Italiana…
P.A. - Ultimamente si
MIMI’ - Con tutte le sue trasgressioni con tutti i suoi atteggiamenti, atteggiamenti così, così da maschio però alla fine tenera pure lei hai capito, non la vedo.. non so forse o non c’è il coraggio in Italia oppure ci sono esistono ma, ma la discografia non le.. le mette in ombra non le fa risaltare sai abbiamo anche dei grossi problemi ormai delle multinazionali per cui ormai siamo in mano cioè la CBS è ormai diventata la Sony la Wea le cose per cui hanno queste grandissime multinazionali hanno un grande interesse a vendere il loro prodotti perché ormai si sta amalgamando tutto in tutto il pianeta per cui non so i dischi che compriamo qui sono gli stessi che comprano in Giappone cioè tra un po’ le classifiche saranno uguali dappertutto, è come vedere una partita, cioè e io sfiderei chiunque a riconoscere uno stadio non so e dire quello è Tokio quella è Parigi quella è Roma, cioè ormai le pubblicità so tutte uguali le Philips la Sony le cose, per cui è tutto talmente uguale dappertutto anche i personaggi politici ormai sono diventati a noi molto, ma molto famigliari per cui anche gli artisti e per la musica il discorso è identico e penso che per un artista rock siccome il rock viene da fuori non credo che sarà permesso a molti italiani di… se ci sono non ce ne saranno tanti ma se ce né qualcuno dovrà fare un bel po’ di fatica prima di venire fuori.
P.A. - Di venire fuori… senti riguardo ai giovanissimi paragonandolo con il momento in cui tu sei nata tu la prima volta dal punto di vista artistico, pensi che oggi un giovane può scegliere più liberamente cosa cantare e come atteggiarsi o c’è lo stesso problema di doversi rifare a clichè imposti?
MIMI’ -
Oggi è molto più facile, molto più facile perché le case discografiche non fanno più direzione artistica, ormai le case discografiche sono delle semplici distributrici, per cui ogni artista può.. ha.. può scegliere, può avere un produttore una produzione sua avere una produzione avere una produzione è molto meno dispersivo di essere.. che essere in una casa discografica per cui è chiaro che si può benissimo… c’è molto più spazio c’è molta più libertà ci sono molte più possibilità perché anche questo fatto de questo fatto dell’europa della CEE delle dogane che ormai non esistono più eccetera per chi cominciava prima come dicevamo prima è un grosso handicap, ma, per chi… comincia adesso… chi comincia adesso può approfittare di questa cosa non ci sono più frontiere per cui nessuno vieta ad un artista che viene da Viterbo da Caltanissetta di andarsene a Monaco ad Amburgo a Parigi o a Londra e avere una produzione internazionale, cioè come possono farlo gli altri con noi possiamo benissimo farlo anche noi
P.A. - Quindi tu dici che i giovani oggi sono più liberi
MIMI’ - Molto più liberi, perché adesso cioè non si nasce sotto un’etichetta sotto la bandiera Italiana per chi è nato prima che era già sul contratto ehm! Il discorso diventa molto diverso poi riproporsi in un’altra maniera è molto complicato, ma, per chi nasce adesso voglio dire sarebbe bene che si svegliassero un po’, ma, si sono già svegliati abbiamo già delle grosse produzioni italiane che lavorano in America che fanno cose grossissime in tutto il mondo, se tu vedi Bologna, Bologna insegna…
P.A. - Tu vedi qualcosa di buono tra questi nuovi
MIMI’ - Certo, ma secondo me si, secondo me si perché i giovani sono più, molto meno, hanno molto meno tabù di quelli che avevamo noi una volta cioè il danno che può aver fatto che possono aver fatto le televisioni nella realtà poi ha anche un rovescio della medaglia perché ehm… tutta questa pubblicità le cose questa imposizione di immagine ha smitizzato tutto per cui i giovani si sono svegliati non c’è più nulla di sacro capito nemmeno, nemmeno il Presidente della Repubblica
P.A. - Ma voglio dire gente tipo Masini, Ramazzotti che fa presa sui giovanissimi no
MIMI’ - Ecco…
P.A. - Come lo interpreti come fenomeno?
MIMI’ - Lo interpreto in maniera molto, molto positiva molto importante..Vasco Rossi cioè la cosa di questa estate con la richiesta dei Rolling Stones di fare il concerto con Vasco Rossi e il rifiuto dei Rolling.. il rifiuto scusa di Vasco è sintomatico no? Cioè noi abbiamo degli artisti che possono riempire gli stadi con centomila persone e ci sono i Rolling Stones che potrebbero avere bisogno di qualcuno di noi… non è male ci dispiace a noi per niente tesoro, Zucchero a Mosca ci sono delle cose che si stanno muovendo e che una volta nessuno avrebbe potuto immaginare.
P.A. - Puoi definire un attimo quale è stato il tuo momento critico e il tuo momento magico?
MIMI’ - Il mio momento critico il mio momento magico (ride) il mio momento critico e ce ne ho continuamente… tu dici quelli definitivi?
P.A. - Si
MIMI’ - Non c’è un momento definitivo ci sono lunghe riflessioni e decisioni che non abbiamo il coraggio di prendere che ci trasciniamo per anni prendendoci per il culo da soli poi ad un certo punto succede una cosa che, che ti fa capire che andare avanti sarebbe veramente da stupidi e allora lì uno decide una cosa che avrebbe già dovuto decidere prima, ma non c’è un momento magico e un momento drammatico
P.A. - C’è un qualcosa che ricordi in particolare proprio come….
MIMI’ - Beh! ci sono chiaramente delle tappe precise si certo il fatto dell’esclusione da Sanremo di “spaccami il cuore” il fatto che mentre ricevevo questa delusione questo colpo che per me allora era atroce e io stavo andando a registrare questa cosa, c’è stata la strage, era Natale mi ricordo c’è stata la strage di Bologna sul treno i morti il sangue le cose, per cui… e poi la.. la morte di un mio carissimo amico (Pierre Premoli n.d.r.) cioè ci sono delle cose che ad un certo punto ti fanno ridimensionare tutto molto in fretta per cui tutto questo mi ricordo questo momento drammatico ehm.. tra miei compagni di viaggio e spaccami il cuore e la decisione cioè tra tutto questo sangue la decisione imm… proprio ormai definitiva di lasciar perdere tutto
P.A. - Senti questo ritorno al folk che è stato dimostrato anche dal premio della critica alla Nuova compagnia di canto popolare
MIMI’ - Si
P.A. - Immagino che tu lo appoggi in pieno visto questo tuo…
MIMI’ - Beh! io cioè nel 45 giri che era spaccami il cuore sul retro c’era un pezzo che avevo scritto io e che si chiama Lucy e che ho scritto nell’antico dialetto di Bagnara ed è un pezzo dedicato al mio paese e Fabrizio De Andrè ha fatto questo capolavoro che è "Creusa de ma" già da diverso tempo e io con Gragnaniello a Napoli con la canzone napoletana eccetera, c’è Pino Daniele voglio dire non è un ritorno, un ritorno finalmente c’è prima c’erano…
P.A. - Una riscoperta
MIMI’ - Si è una conferma, ormai è stato scoperto prima però adesso se ne sta appropriando proprio la massa finalmente sta entrando perché non era un discorso così facile in tutto questo devo dire che gioca anche un po’ di paura da parte della gente, paura di perdere la propria identità paura di non sapere più da che parte stiamo andando anche per questo fatto degli Albanesi extracomunitari questo razzismo che si sta svegliando in tutto il mondo il crollo del muro di Berlino quello che è successo in Russia eccetera, quindi la gente adesso ha un po’ di paura e cosa succede? Succede che l’unica cosa alla quale si possono attaccare sono le loro radici per cui si stanno rinnamorando dei loro dialetti e questo è importantissimo…
P.A. - Fa anche un po’ tendenza però questo
MIMI’ - Fa tendenza perché c’è un filino appena appena di nevrosi in tutto questo ma il razzismo scusa che cos’è? E’ una.. è un risvolto violento di questa paura
P.A. - Senti c’è qualche disco dei tuoi passati che bruceresti?
MIMI’ - (ride) Bha! ne avrei bruciati tanti però poi alla fine mentre preparavo proprio la scaletta e sceglievo le cose di per aspera ad astra (sospira) mi sono resa conto che anche i dischi che ho odiato poi poverini loro non c’entravano niente cioè fanno parte, fanno parte della mia, della mia ossatura e che devo fa e se c’ho qualche cicatrice da qualche parte aho! E me piaccio lo stesso….
P.A. - E’ vero che hai un odio particolare per per amarti
MIMI’ - No non è vero
P.A. - L’hanno messa in giro questa voce
MIMI’ - No non è vero, non è vero assolutamente
P.A. - Anche perché tutto sommato è un bel disco
MIMI’ - E’ un bel pezz.. c’è e per amarti c’è nel, nel in per asera ad astra
P.A. - Bene e quello che hai amato di più?
MIMI’ - Il disco che ho amato di più? Mha! Quelli che ho amato di più sono, diciamo i più quelli che… i più dolorosi Danza, Mimì ehm.. Miei compagni di viaggio e Quante volte ho contato le stelle…
P.A. - Più dolorosi per come sono stati realizzati o perché ti ricordano…
MIMI’ - Più dolorosi…. erano disperati ed erano senza speranza perché dovevo già, avevo già delle imposizioni dovevo già dilaniarmi e scegliere tra l’artista e la donna e il mio uomo e la… e capire perché insomma provavo a conquistarlo e non gline fregava un cazzo provavo a cambiarlo e non e non.. era peggio che mai per cui cioè proprio dolorosi perché fatti… cioè quando facevamo Danza con Ivano ehm.. cioè lui era talmente geloso che non voleva nemmeno che io andassi a fare le tournee le serate eccetera sai che m’ha fatto m’ha spaccato m’ha tagliato tutte e quattro le gomme della macchina e m’ha chiuso dentro casa a chiave….
P.A. - Una cosa tranquilla però
MIMI’ - Cioè io me dovevo buttà dalla finestra per andà in sala a cantà la costruzione di un amore (ride)
P.A. - Un rapporto libero
MIMI’ - Come lo vedi? Stupendo
P.A. - Si
MIMI’ - Ecco per questo dico dolorosi, capito, per cui….
P.A. - Ho capito
MIMI’ - Hai capito
P.A. - E quelli che ti hanno dato il premio della critica?
MIMI’ - Il premio della critica l’ho avuto con il primo album con la Ricordi…
P.A. - Nel mondo una cosa
MIMI’ - E si nel mondo una cosa
P.A. - Che continua che però continuate a dire che è del 71 quando è stato realizzato nel settembre 72… io gliel’ho detto a Eraldo
MIMI’ - No, no è stato realizzato nel 71 soltanto che poi la Ricordi lo ha stampato, io quando dico nel 71 intendo la fase di realizzazione poi passano sempre un po’ de mesi per stampare i dischi quindi la Ricordi mette la data che ha nel momento della stampa ma quando io ho stampato un disco son già due mesi tre mesi che è pronto
P.A. - Si però il premio della critica te l’hanno dato nel ‘72
MIMI’ - Il premio della critica me lo hanno dato nel ’72 ma il disco era uscito appunto…
P.A. - Si lo so però è che…
MIMI’ - Il premio della critica te lo danno un anno dopo scusa
P.A. - Si l’ho detto a Eraldo che bisogna che corregge le biografie
MIMI’ - E le deve correggere perché ci sono delle date.. ho visto anch’io adesso facendo questo lavoro del della tournee ho visto che si sono delle date allucinanti…
P.A. - Ma già gli ho mandato un una errata corrige
MIMI’ - Il il premio della critica lo danno un anno dopo, ci vuole un anno perché un disco venga premiato dalla critica come fanno a mette ‘72 quando io il premio l’ho preso nel ‘72
P.A. - Ma appunto, ma, anche del festival bar ci sono delle date sbagliate (una delle quali è quella del 1979 con "Danza", al quale festivalbar, Mimì non ha mai partecipato anche se poi la cosa uscì su vari giornali dell'epoca riportando il pezzo in classifica come partecipante al festivalbar e riportato erroneamente in tutte le biografie anche più recenti - n.d.r.)
MIMI’ - E infatti, infatti
P.A. - Ci daremo da fare e senti un’altra cosa quale pensi che sia il tuo pubblico in assoluto cioè piaci anche ai più giovani no? Mi sembra, cosa ti chiedono in particolare?
MIMI’ - E’ quello… è il pubblico che mi ama il pubblico che mi segue e che voglio dire che mi rimprovera anche quando, quando è il caso io vorrei che il mio pubblico fosse gente come quella che ha scritto la recensione su Velvet hunderground, questo sarebbe stupendo.. e però sono piena di tenerezza anche verso il pubblico nuovo che ha voglia di conoscermi e ha e sono quelli innamorati come te sono quasi un ideale che non c’è hai capito? Quelli sono che hanno voglia anche di, di cambiare pur di capire
P.A. - E i giovanissimi cosa ti chiedono?
MIMI’ - Sono meravigliosi i giovanissimi…
P.A. - Che pezzi ti chiedono?
MIMI’ - I giovanissimi non me chiedono niente qualsiasi cosa glie canto glie va bene..
P.A. - Un rapporto passivo…
MIMI’ - Un rapporto bellissimo chiedono solo che io stia un po’ con loro che io glie canti... gli racconti qualche cosa
P.A. - Senti la scelta dei musicisti e la scenografia di questo tour…
MIMI’ - La scenografia la sta curando Pepi Morgia, la scelta dei musicisti
P.A. - E ma sarà particolare questa scenografia c’è qualcosa di…
MIMI’ - Ma questo ancora non lo so perché oggi provava, io ho chiesto a Pepi alcune cose molto, molto semplici però adesso vedremo che cosa avrà tirato fuori voglio solo una specie di schermo rotondo che rappresenti la cipolla dell’album…
P.A. - Ah! da Lacrime
MIMI’ - Però deve diventare solo con le luci, sempre attraverso le luci nelle varie fasi del concerto qualsiasi cosa deve diventare un sole deve diventare una luna deve diventare una grotta “vecchio sole di pietra” una caverna deve diventare un, un, un (balbetta) un utero, una placenta, deve diventà la macchina del tempo cioè... (scenografia che poi non fu realizzata per gli alti costi economici - n.d.r.)
P.A. - Ah! Bello!
MIMI’ - Sempre ed esclusivamente con le luci un gioco di luci, fatto a spirale quindi dovrebbe essere abbastanza semplice come gioco
P.A. - Quanto dovrebbe durare tutto lo spettacolo?
MIMI’ - Na tragedia due ore!
P.A. - Eh! E il video invece
MIMI’ - E’ uguale
P.A. - E’uguale e quando pensi che sia messo in circolazione?
MIMI’ - Debbuttiamo…Ah! Il video? Il video prima dell’inverno prossimo è impossibile (doveva uscire nell’innverno del 1992 invece uscì un anno dopo la sua morte nel 1996 - n.d.r. )
P.A. - Inverno
MIMI’ - E si
P.A. - L o realizzate voi come…
MIMI’ - Ma adesso vediamo alla fine
P.A. - Si deciderà
MIMI’ - Si vedrà cosa succederà
P.A. - Ho capito! Benissimo! Io i dati sui musicisti ce l’ho, le date ce l’ho, ti ringrazio moltissimo
MIMI’ - Prego
P.A. - In bocca al lupo per la tournee
MIMI’ - Ciao
P.A. - Ciao grazie
MIMI’ - Ci vediamo allora...
P.A. - Si ciao.

Il Corriere dei Supporters

Mia Martini e le radio private

(Articolo tratto da Nuovo Sound (Sopi Editrice) n° 9/77)

In occasione del concerto torinese di Charles Aznavour avevamo già conosciuto Mia Martini, ma data l'importanza dell'incontro con il cantautore francese la cantante italiana era stata messa in secondo piano.
Abbiamo ora avuto la possibilità di rivederla come attrazione finale di una serata al Palasport torinese, per il Palio Musicale delle Regioni.
Nel corso dell'intervista, o meglio dell'incontro, non si è parlato molto di Mia Martini cantante, bensì di radio private ed il risultato è stato assai interessante, per cui ci è sembrato utile trascrivere solo quella parte dell'incontro.
E' il secondo incontro che abbiamo nello spazio di due mesi e in un certo senso si può dire Mia Martini capitolo II. Prima della tua esibizione ci hai fatto intendere che hai il dente avvelenato con le Radio Libere italiane. Cos'hai da dirci a questo proposito? Anche se è molto chiaro il motivo?
“Secondo te perchè è così chiaro?”
Beh! Di solito quando gli intervistatoti incontrano un personaggio sembrano accanirsi contro di lui per smontarlo.
“No, non è così, o meglio, non è questa la ragione. A me la critica sta benissimo, anzi ne sono contenta per cui non è quello che mi preoccupa o mi dà fastidio. Quello che invece non sopporto nelle radio cosiddette libere è la loro mancanza di professionalità; sono tutti dilettanti. Avrebbero dovuto aver creato un'alternativa alla RAI, ma spiegatemi un po' qua’è l'alternativa che offrono. Dicono tutte le stesse cose, e senza il telefono sarebbero finite, non so cosa potrebbero fare, le radio sono fatte solo con il telefono. Ti puoi immaginare con che risultato! L'esistenza delle radio libere nuoce moltissimo a tutto il mondo della musca leggera, all'industria discografica, ai cantanti ed agli autori, ai compositori, a tutti, insomma, quelli che lavorano nel mondo della musica leggera, e sono tanti a comporlo è un’ industria enorme quanto lo può essere la FIAT. E come è grave il problema dell'operaio dsoccupato, altrettanto grave è quello di chi lavora nell’industria discografica ed è disoccupato. Disoccupato per colpa delle radio private e dei faIsificatori di cassette,(all’epoca si falsificavano soltanto le cassette perché non esisteva ancora il mondo del digitale e i cd attuali n.d.r.) ma le radio private sono sullo stesso livello dei napoletani (a Napoli nell’epoca di cui si tratta c’era il più grosso giro di affari legato alla pirateria della musica n.d.r.) che fanno le cassette false perchè non esiste il mandare in onda i dischi interi senza parlarci sopra, senza fare sfumature, invitando addirittura gli ascoltatori a registrare. C'è stato un calo pauroso di dischi e le emittenti private sono tutte abusive, non pagano la SIAE e chi salvaguardia i diritti d'autore? chi salvaguardia quei poveracci che vivono solo sulle canzoni? Non parlo di me che canto, ma di quelli che ogni 6 mesi aspettano l'assegno dalla SIAE, e sono tanti gli autori in questa situazione. Con l'invasione delle radio libere la RAI ha quasi smesso di trasmettere musica leggera e fa solo GR, inchieste speciali e dibattiti. Le radio libere tolgono il pane di bocca alla gente che lavora”.
Questo è appunto quanto ha detto Mia Martini, accusando chiaramente le radio di aver sconvolto i bilanci delle Case Discografiche. A questo punto ho ritenuto interessante interpellare un rappresentante di una radio privata, per vedere di controbattere le affermazioni “accuse” di Mia Martini.
poiché la serata torinese era patrocinata da Radio Torino Centrale, una delle più affermate tra le emittenti locali, ho avvicinato in seguito il Sig. Franco Ivaldi, Amministratore Unico della stessa, che aveva seguito tutto il discorso. Quindi la parola alla “difesa”;
“I discorsi toccati dalla Sig. na Martini sono sostanzialmente tre: il dilettantismo, il problema SIAE e la crisi dell'industria discografica imputabili alle radio private. Vorrei innanzitutto premettere che le considerazioni fatte da Mia Martini mi sono sembrate piuttosto generalizzate e semplicistiche, forse perchè la Martini non conosce a fondo il problema. Dilettantismo: è vero, sono molte le radio estremamente dilettantistiche, non dimentichiamo che in Italia ci sono circa 1500 radio private. E' chiaro che su di un numero del genere bisogna aspettarsi una certa percentuale di emittenti dilettantesche. C'è un altro motivo di fondo. La motrice delle radio private, in genere, è stata ed è tutt'ora di tipo goliardco. Cioè è un insieme di ragazzi, per lo più studenti, giovani che danno vita a questo fenomeno. E' logico che in una situazione simile non si può pretendere un grosso “taglio” professionale. Malgrado que- sta mancanza di professionalità, in molte, ma non in tutte, occorre ricordare che c'è tanto entusiasmo ed una grossa disponibilità da parte di chi collabora. E' una grossa esperienza. Vrrei precisare che la definizione che spesso si dà alle radio private di alternativa alla RAI non è esatta, semmai complementare. Sarebbe una presunzione. Problema SIAE: direi che la posizione delle radio private serie sia chiara. Nessuno contesta il dovere che le radio private debbano pagare i diritti d'autore, com'è giusto che la SIAE li riceva. Però è la quantificazione del denaro da pagarsi che va stabilita, in modo equo e giusto per entrambi, valido insomma. A questo proposito insieme ad altre emittenti torinesi stiamo portando avanti un discorso con la sede SIAE Regionale, su basi molto franche ed aperte. E' però un discorso complesso e delicato e noi speriamo, come tutte le radio serie lo sperano, che questo problema spinoso venga presto risolto. Quanto detto dalla Sig.na Martini, mi ha fatto piacere, in quanto mi ha dato la possibilità tramite Nuovo Sound di spiegare che dietro alle Radio Private non c'è quello che può sembrare dilettantismo, bensì una chiara volontà di fare le cose bene ed in modo legale”.
Un sintomo, questo, che si riscontra anche dall'aiuto dato da alcune emittenti torinesi ai tecnici dell' aereoporto torinese di Caselle nel ricercare la stazione che ha disturbato le frequenze di radio assistenza agli aerei in volo, causando tra l'altro la chiusura temporanea dell’ aereoporto torinese.Il dibattito sulle radio libere continua quindi. Ringraziamo Mia Martini qua- le “Pubblico Ministero” e il Sig. Ivaldi di RTC quale “difensore”. Sono chiamati quindi a sfilare i testi, cioè i lettori di Nuovo Sound.

Bruno Vaglienti Supporters. n° 2055 Torino

 

 

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