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LE VERITA' NASCOSTE E LE MISURE INUTILI E CONTROPRODUCENTI !
da: blog.striscialanotizia.fabbricadigitale.it/

Redazione - 13 Novembre 2007
In questo lunedì 12 novembre di pausa forzata - ma sacrosanta - ho avuto modo di riflettere e sono giunto ad una conclusione definitiva: noi non siamo un paese normale.
Nel ricostruire la vicenda del povero tifoso laziale (mi vengono i brividi a pensare alle decine di volte che sono passato da quei due autogrill) sono state date e/o messe in circolo le seguenti versioni in rigoroso ordine di apparizione:
1)lo hanno ucciso dei tifosi rivali in una rissa
2)aveva dei precedenti penali specifici e forse era diffidato (come se fosse un’attenuante eventuale per l’omicida e un’infamia per il morto)
3)sono stati sparati due colpi in aria
4)il primo in aria, poi mentre l’agente correva gli è sfuggito il secondo
5)forse l’agente ha sparato alle gomme
6)(ma c’è voluto un testimone e 30 ore) l’agente ha sparato a braccia tese
Trenta ore così, a cercare di capire se trattavasi di mira eccellente o di tragicosmica sfortuna. O una via di mezzo, ci mancherebbe.
Trenta ore tuttavia sono poche rispetto ai decenni da cui pendono tanti misteri italiani irrisolti: io cerco di trovare (quasi) sempre il lato positivo della cosa.
Magari fossero bastate un pugno di ore per sapere la verità sul caso di Raciti.
No perché, se qualcuno se ne fosse dimenticato, ancora “non si sa chi è stato e comincio a credere che non si saprà mai. La realtà è che due famiglie hanno da piangere un morto che non doveva morire così”. E non lo dico io, lo ha scritto Gianni Mura su Repubblica di oggi.
Nove ore sono ancora meno di trenta, ma sono state troppe per decidere se rinviare o meno Roma-Cagliari.
La verità – la “loro” verità – la sapevano evidentemente già tutti i sepolcri imbiancati che, a partire dai Tg dell’ora di pranzo fino a notte inoltrata, hanno rovesciato luoghi comuni e sentenze nelle case italiane.
A Buona domenica c’era, scusate il termine, Luciano Moggi. Si è arrivati a chiedergli (a lui) come si salva il calcio.
Ha detto: “i violenti vanno allontanati, ma non per pochi anni, per sempre”. Proprio come i dirigenti che stabilivano le griglie degli arbitri prima dei designatori.
Servirà vietare le trasferte e inasprire ancora di più misure e pene innalzando tensione e livello dello scontro? No. Non servirà. Vietare le trasferte dopo ciò che è accaduto ieri, sarà ne più ne meno come vietare i tamburi e gli striscioni dopo i fatti di Catania: illogico e sostanzialmente inutile.
Queste misure sono il contrario di quello che diceva Mao – colpirne uno per educarne cento. Dal marzo dell’anno scorso la logica è evidentemente colpirne cento per educarne uno.
A Cagliari un bischero tira un petardo a un proprio giocatore? Chiusa tutta la curva.
A San Siro appaiono 4 striscioni che si commentano da soli? Ottomila persone costrette a traslocare.
A Genova nel 1995 un delinquente ammazza un genoano? Dodici anni dopo – l’omicida è fuori con l’indulto – e nessun milanista può andare a Genova.
Tutto ciò è libertà? E’ civile? E’ democratico? E’ sicuro? E’ costituzionale? E’ migliorativo? E’ giusto? Ma soprattutto è CREDIBILE?
Perché questo – a mio personalissimo avviso – è il discorso. Sconsigliabile prendere provvedimenti sempre più duri se non si ha prima dalla propria la dovuta credibilità.
Ma:
Se si convocano i giornalisti come ieri, ma senza consentire loro domande.
Se si dà il grado di rischio 4 a Udinese-Torino e il rischio 3 a Roma-Lazio.
Se davanti ai pestaggi di Roma-Manchester si è negata anche l’evidenza (chiedere al Trio Medusa).
Se nel derby di Roma del 2004 lo stadio intero ha creduto a tre invasori di campo anziché alle autorità.
Beh, allora qualche dubbio mi viene.
Dev’essere un vizio di famiglia. All’ingresso della nostra redazione, del resto, c’è una frase appesa al muro, è un modus pensandi e operandi: il dubbio è il padre di Striscia. E non dovremmo essere i soli ad averne.

Cristiano Militello
 
{TESTO}
{CGI}