Era nata così, un
bocciolo completamente candido, in un roseto dai molti colori.
Semplicemente una
mattina il contadino aveva aperto le sue finestre sul suo amatissimo roseto e
l'aveva vista. Lì in mezzo alle altre, così diversa, e proprio per questo così
speciale.
Era corso in
giardino e l'aveva accarezzata, dolcemente, aveva sorriso a quel bocciolo
completamente bianco. E così ogni mattina il contadino scendeva nel suo roseto
per accudire la sua rosa bianca. Lei lo osservava timorosa e molto felice. Anzi
attendeva quel momento, nel quale il suo papà scendeva da lei e le parlava.
Ma un roseto può
essere così bello da vedere quanto cattivo d'animo e vanesio. Ed è proprio la
vanità insita in ogni rosa che può scatenare la cattiveria dell'intero roseto.
E così un giorno
una rosa completamente gialla, bellissima nel suo manto che brillava ai raggi
del sole iniziò a ingelosirsi delle attenzioni che il contadino dedicava ogni
giorno alla sua sorella del color della neve. E più passavano i giorni e più la
rabbia cresceva. "Ma che avrà quella che io non ho?" Si chiedeva
acida "in fondo è grazie a me che il roseto brilla al sole."
E così un bel dì
parlò alla sua amica rosa arancione, di certo più sfortunata, visto che il suo
arancione era opaco. Ma quella sorella era conscia della sua sfortuna e per
questo sapeva stare al suo posto, così la rosa gialla le concedeva l'onore di
passare la giornata con lei, di potersi beare del suo bellissimo colore
brillante.
"Dimmi
Arancilla, cos'ho che non va?"
"Non capisco
Giallina, sei splendida come sempre."
"E allora
come mai mio padre non mi degna di uno sguardo e perde le sue giornate con
Neve? Che ha lei più di me?" con malcelato odio.
Ma Arancilla
sorrise: "Ma non ha nulla più di te, io direi che ha meno, non vedi? Le
manca il colore, è nata sfortunata." e sullo sfortunata si accarezzò i
suoi petali, finalmente poteva non essere più lei quella brutta.
"Che vuoi
dire?"
"Che nostro
padre è un buon padre e ovviamente mette più attenzione nelle rose più
sfortunate. Lei è sempre pallida, malaticcia e forse non vivrà a lungo e così
le dà tutto l'amore che può."
E così Arancilla
lo disse a Viola, un'altra rosa tanto bella quanto vanitosa. Le due erano state
in lite per molto tempo per chi doveva essere la più bella, ma poi a mettere le
cose apposto era giunta Rossana, una stupenda rosa rossa, e loro avevano rinfoderato
le armi e avevano iniziato ad ignorarsi. Almeno fino ad ora. Ora avevano
qualcosa che le univa e da rivali, con la facilità con la quale si piegava un
fuscello al vento, divennero alleate.
E così insieme
iniziarono a spargere la voce:
"Si è malata,
probabilmente qualcosa alla linfa, manca completamente di colore è
pallidissima."
"Madmoiselle
Bluette, ve lo assicuro, l'ho sentito io il nostro amato contadino che la
rassicurava, che buon cuore, farà qualsiasi cosa e proverà qualsiasi medicina
per ridarle colore."
"Si, si, si,
signora Rosina, pare che non abbia che qualche settimana di vita."
Ormai il roseto
era un via vai di voci, si inseguivano si cambiavano, ma tutte davano ormai per
spacciata la povera Neve, fino a che a Viola non venne in mente la domanda
giusta: "E se fosse contagiosa?"
Oddio, poteva
essere... chi rassicurava loro che non lo fosse?
Ed in fondo la
povera Arancilla ultimemante era stata poco bene e il suo color arancio, mai
stato brillante a dire il vero, ma ora era schiarito. Bisognava immediatamente
allontanare quella rosa da lì!
E così con un
ghigno di intesa Viola e Giallina affrontarono la situazione, lo facevano per
il bene di tutto il roseto e fors'anche per il bene di Neve stessa. furono
affabili, fintamente preoccupate e Viola riuscì anche a versare una lacrima
lungo i suoi petali che brillavano di rugiada. Ma purtroppo la soluzione era
una sola, Neve doveva andare a stare in disparte, là vicino al muro, dove il
nutrimento era poco e dove il sole batteva per poche ore nel pomeriggio.
E Neve se ne
convinse, era malata, e suo padre le stava solo rendendo più accettabili i suoi
ultimi giorni.
La bellissima
rosa bianca lasciò il centro del roseto, lì dov'era nata e si spostò sotto il
muraglione, sotto gli occhi terrorizzati di qualcuna, i ghigni soddisfatti di
altre, i mugulii e i commenti. "Finalmente, era ora!"
E così Viola e
Giallina, soddisfatte del buon lavoro ripresero il posto che spettava loro, le
più belle. Ovviamente dopo la splendida Rossana.
Neve soffrì di
questo cambiamento, nessuna delle sorelle la degnava di uno sguardo,
semplicemente per il roseto non esisteva più. E così iniziò ad ammalarsi sul
serio, e il contadino non capiva il perchè, e ben presto si rassegnò a dover
perdere la sua rosa così speciale. Ed ora si poneva un problema. Neve avrebbe
dovuto partecipare al concorso per la più bella rosa della contea, ma ora con
quelle macchie marroni sui petali non sarebbe più stato possibile. E così il
contadino iniziò a pensare che avrebbe scelto tra Rossana e tra Viola e
Giallina che da un po' di tempo a questa parte avevano preso un vigore nuovo. Più
rigogliose che mai e del resto Rossana era un po' in là con l'età, quindi la
scelta era tutt'altro che fatta.
E la stessa aria
tirava anche nel roseto, le due arpie erano viste come le salvatrici e poi il
contadino, aveva iniziato a prendersi cura di loro. Ma Rossana com'era nel suo
carattere non se nè curò. In fondo non era stata lei a proporsi come la più
bella, quando era arrivata nel roseto, ma erano state le altre a dirlo. Invece
guardava quell'angolo solitario del giardino dove Neve si leccava le ferite lì
nell'ombra.
E così un bel
giorno si avvicinò alla sorella così sfortunata e iniziarono a parlare. Fino a
che un giorno la convinse a tornare al centro del roseto. E così insieme si
piazzarono vicino a Giallina e Viola. Rossana si prese cura di Neve che piano
piano si riprese. Il suo candore era incredibile, così bianca che le si poteva
leggere dentro tra i petali. Nessuno però aveva il coraggio di opporsi alla
regina delle rose, anche se le voci del roseto iniziavano a dubitare su questo
fatto. Ma Rossana continuava ad ignorare le voci e si preoccupava di Neve e del
suo candore che l'affascinava.
Neve tornò
finalmente a splendere e il contadino rivalutò le sue scelte, le due rose
insieme erano davvero belle, bianco e rosso, una splendida e l'altra davvero
candida. Sembravano fatte una per l'altra. E questo fece scoppiare d'invidia
sia Viola che Giallina che persero in brillantezza.
E le cose erano
tornate al loro posto e si poteva quasi dire che tutti vissero felici e sereni,
ma non era così. Rossana era tornata la padrona incontrastata del roseto e
quella goffa rosa bianca iniziava a pesare, sempre dietro, sempre alle
calcagna, quando lei era abituata ad essere libera.
E così una sera
le disse: "Neve tu senza di me non sei nessuno, quello che sei lo devi a
me, ti ho insegnato a vivere, ti ho portato al centro del roseto e tu come mi
ripaghi? Standomi col fiato sul collo... dimostrando che senza di me sei persa,
non sei nessuno! Mi stai incatenando al tuo squallore Neve e io non lo voglio
più!"
E così Neve se ne
andò ai bordi del roseto e questa volta di sua spontanea volontà. Una nullità,
che non era riuscita a mantenere ciò che Rossana era riuscita a fare per lei,
meritava quella fine.
Rossana vinse la
gara della rosa più bella della contea e tutto il roseto impazziva per lei, Neve
invece si leccava le ferite, lì ai bordi della comunità.
Ma un giorno si
avvicinò al roseto una gattina col manto tigrato, guardò la piccola rosa bianca
che aveva di fronte: "Oh ma sei una bellissima rosa, che ci fai lì tutta
sola in disparte?"
"No ti
sbagli, ho fallito, avevo un posto in mezzo al roseto, avevo una rosa che mi
aveva dato tutto e l'ho persa... ho perso tutto e forse merito di stare dove
sto." e così raccontò la sua storia.
"Ma non dire
sciocchezze" disse la gatta "tu sei una rosa favolosa, quello che
cerchi è dentro di te... tutto ciò che di bello hai è dentro di te ed è per
questo che le altre rose hanno cercato di distruggerlo o di farti credere che
tu non lo avessi."
La rosa era
attonita da quelle parole, e così la gattina ridendo: "Tutto ciò che gli
altri hanno di bello causa invidie ed anche paura. Quindi molti cercano di
distruggerlo, magari dopo averlo usato. Non era Rossana a darti i tuoi doni, i
tuoi dono sono sempre stati dentro di te, lei se n'è solo accorta e li ha usati
per raggiungere quello che desiderava."
Neve ci pensò un
po' su e decise che il posto in mezzo al roseto nessuno aveva il diritto di
concederglielo, perchè semplicemente le spettava. E così fu, tornò giusto al
centro della comunità di rose, di fronte a Rossana che da quel giorno non le
tolse più gli occhi di dosso, ma Neve era occupata a coltivare le cose belle
che possedeva e a condividerle con la sua nuova amica, la gattina dal pelo
tigrato.